{"id":3144,"date":"2018-06-29T20:53:02","date_gmt":"2018-06-29T20:53:02","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3144"},"modified":"2018-12-29T20:21:30","modified_gmt":"2018-12-29T20:21:30","slug":"annamaria-alaimo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3144","title":{"rendered":"Anna Maria Alaimo"},"content":{"rendered":"<p>anna_alaimo@live.it<\/p>\n<h3>Un mecenate-collezionista nella Sicilia del XVIII secolo: don Agesilao Bonanno Joppolo, duca di Castellana<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17082018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il collezionismo privato in Sicilia ha nei secoli consentito la creazione di preziose raccolte spesso confluite in prestigiose istituzioni museali<sup><a href=\"#footnote_0_3144\" id=\"identifier_0_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul tema del collezionismo e della committenza artistica in Sicilia, ambito di grande interesse, negli ultimi anni si &egrave; molto scritto. Fondamentale si &egrave; rivelato l&rsquo;apporto di studiosi quali Maria Concetta Di Natale e Vincenzo Abbate: in proposito si veda Artificia Siciliae, Arti decorative siciliane nel collezionismo europeo, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2016, cui si rimanda anche per l&rsquo;accurata bibliografia sul tema.\">1<\/a><\/sup>. Le potenti famiglie delle <em>\u00e9lites <\/em>isolane, protese ad esplicitare rango e ruolo sociale per il tramite di oggetti e beni di lusso, animavano un vivace mercato. Grande interesse hanno da sempre destato le potenti dinastie: famiglie quali i Ventimiglia, i Branciforte, i Moncada, i Colonna sono state oggetto di studi approfonditi. Ma tra le pieghe della storia si celano innumerevoli altre vicende che si svelano grazie alla ricerca d&#8217;archivio. Le carte, secondo l&#8217;opinione di Vincenzo Abbate \u00ab[&#8230;] corrose s\u00ec ma preziose \u2013 [&#8230;] continuano a dipanare e rendere pi\u00f9 nitida l&#8217;immagine di realt\u00e0 ormai perdute per sempre\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3144\" id=\"identifier_1_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, Premessa, in Artificia&hellip;, 2016.\">2<\/a><\/sup>. In molte occasioni eminenti studiosi hanno ribadito l&#8217;importanza della ricerca archivistica: Maria Concetta Di Natale, nel lamentare \u00abla mancanza quasi totale di opere superstiti per il XV e XVI secolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_3144\" id=\"identifier_2_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Le vie dell&rsquo;oro: dalla dispersione alla collezione, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale &ldquo;Agostino Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 24.\">3<\/a><\/sup>\u00a0 ad esempio, giunge alla conclusione che \u00abla ricchezza delle case nobili siciliane \u00e8 anche documentata da taluni inventari di beni dotali del periodo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_3144\" id=\"identifier_3_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">4<\/a><\/sup>. D&#8217;altronde, ancora Vincenzo Abbate osserva che \u00abL&#8217;ininterrotta ricerca d&#8217;archivio condotta [\u2026] sulle fonti pi\u00f9 disparate ha portato negli anni a un giro sempre pi\u00f9 vasto di conoscenze e di approfondimenti di cui si sono avvalsi gli studi di storia delle arti in Sicilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3144\" id=\"identifier_4_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, Premessa, in Artificia&hellip;, 2016.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le carte possiedono mirabili capacit\u00e0 evocative: dinamiche famigliari e contesti sociali si esplicitano tramite la descrizione degli oggetti. Dipinti, suppellettili, intrecci aurei e trame argentee ci parlano di potere e di prestigio spesso perduti. Ori, argenti, perle, smalti, coralli, pietre preziose, ricami, fogge particolari ed elaborate: tutto concorre a ricreare virtualmente un patrimonio non pi\u00f9 esistente, fornendo allo stesso tempo informazioni puntuali e attendibili circa le reali risorse economiche dei protagonisti e la loro cultura materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personaggi appartenenti a famiglie un tempo prestigiose, ormai irrimediabilmente cadute nell&#8217;oblio, si raccontano attraverso i documenti, lasciando trapelare dinamiche socio-economiche complesse e inaspettate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Agesilao Bonanno Grisafi Ioppolo Gianguercio e Spadafora, erede e illustre esponente di una dinastia di alto lignaggio, rientra a pieno titolo nella casistica citata<sup><a href=\"#footnote_5_3144\" id=\"identifier_5_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle famiglie Bonanno e Joppolo si veda F. Mugnos, Teatro genologico delle famiglie del regno di Sicilia ultra e citra, Palermo 1670, ris. an. Sala Bolognese 2004; F.M. Emanuele e Gaetani, Della Sicilia Nobile, Palermo 1754, Sala Bolognese 2002; F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai giorni nostri (1923-25), Palermo 1924; V. Palizzolo Gravina, Il Blasone in Sicilia, Palermo 2000; A Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Palermo 1912. Un Tommaso Joppolo, maestro segreto del Regno, vantava una &laquo;interessante quadreria, che accoglieva ben centottanta opere&raquo; come rileva R. F. Margiotta in Dizionario per il collezionismo in Sicilia, in Artificia Siciliae&hellip;, p. 321. Il presente studio contribuisce a chiarire dinamiche famigliari sinora poco note o inedite.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Il ruolo sociale del duca di Castellana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato nel 1711 da Melchiorre Bonanno Afflitto, Duca di Castellana, e da Antonina Joppolo Spadafora<sup><a href=\"#footnote_6_3144\" id=\"identifier_6_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli inediti capitoli matrimoniali di essi, redatti il 25-01-1708, in Archivio di Stato di Palermo (da ora in poi ASPa), Fondo notai defunti, Mottola P., Stanza VI, ff. 821-831; Donna Antonina Joppolo Spadafora ebbe una dote davvero consistente; tra i beni figurava anche &laquo;un loco grande alla nuci&raquo;. Cfr.  Regesto documentario, Doc. 1, infra.\">7<\/a><\/sup>, don Agesilao fu particolarmente longevo: secondo quanto riporta Biagio Alessi, infatti, il duca mor\u00ec \u00ab[&#8230;] a Palermo il 13 gennaio 1795, a 84 anni di et\u00e0; fu sepolto nella chiesa di San Giuseppe dei Padri Teatini ai quattro Canti di Citt\u00e0, dove viveva suo fratello Antonino sacerdote che aveva abbracciato la regola di San Gaetano da Thiene\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3144\" id=\"identifier_7_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Don Biagio Alessi &egrave; stato un appassionato ricostruttore di storia locale e fine connoisseur. Molte le sue pubblicazioni con le quali ha contribuito a ricomporre piccole e grandi vicende legate al ricco patrimonio artistico disseminato nelle chiese della provincia di Agrigento. Una sintetica biografia di don Agesilao Bonanno &egrave; contenuta in B. Alessi, Agesilao Bonanno principe illuminato della Terra di san Biagio. 1768-1795, in San Biagio ricerche e materiali su un centro feudale siciliano di et&agrave; moderna, in Carbone C.-Costantino G.-Parello G. (a cura di), Palermo 2002, pp. 27-31. Il presente studio contribuisce a ricostruire pi&ugrave; compiutamente la storia personale e il ruolo sociale del duca di Castellana, grazie ai numerosi, inediti documenti qui riportati; cfr. Regesto documentario, infra.\">8<\/a><\/sup>.<em> <\/em>Lo stesso Alessi sostiene che il Bonanno \u00abappartenne all&#8217;aristocrazia siciliana illuminata del Settecento fortemente arricchitasi per le favorevoli condizioni economiche del tempo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3144\" id=\"identifier_8_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, 2002, p. 28.\">9<\/a><\/sup>. L&#8217;eminente personaggio fu Grande di Spagna, Principe di Sant&#8217;Antonino, Duca di San Biagio, Duca di Castellana<sup><a href=\"#footnote_9_3144\" id=\"identifier_9_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il sempre puntuale Marchese di Villabianca riportava che &laquo;In aprile 1769 Il Duca di Castellana, oggi principe di Sant&rsquo;Antonino, Agesilao Bonanni, ebbe il diploma della concessione ossia conferma della medesima grand&egrave;a di Spagna di prima classe, che tenea il fu Duca di san Blasi, suo cugino carnale, morto senza figli et ab intestato, fattagli dalla maest&agrave; del re cattolico Carlo III di Borbone&raquo;; cfr. F.M. Emanuele e Gaetani, Diari della citt&agrave; di Palermo dal secolo XVI al XIX, pubblicati su manoscritti della Biblioteca Comunale, preceduti da prefazioni e corredati di note a cura di G. Di Marzo, vol XIV, p. 162.\">10<\/a><\/sup>. Rivest\u00ec molte prestigiose cariche, tra le quali, si segnalano le pi\u00f9 significative: nel 1737 fu Governatore della Compagnia della Pace; svariate volte fu Governatore del Monte di Piet\u00e0; nel 1760-1761 venne nominato Capitano di Giustizia; fu Pretore della citt\u00e0 e Rettore titolare del Grande Ospedale<sup><a href=\"#footnote_10_3144\" id=\"identifier_10_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi&hellip;, 1924, vol. 6, Q. 867.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cronache dell&#8217;epoca riferiscono fatti che contribuiscono a delineare personalit\u00e0, peso, prestigio politico e culturale del personaggio. Accadeva, ad esempio, che la reinvestitura del vicer\u00e9 marchese Fogliani nel 1761, venisse fastosamente celebrata dalle <em>\u00e9lites <\/em>gentilizie<sup><a href=\"#footnote_11_3144\" id=\"identifier_11_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giovanni Fogliani Sforza d&rsquo;Aragona marchese di Pellegrino fu un discusso vicer&egrave; rimasto in carica dal 1755 al 1773, anno in cui una violenta rivolta causata dalla carestia lo allontanava dalla citt&agrave; di Palermo e dal furore del popolo.\">12<\/a><\/sup> e che il diligente marchese di Villabianca riferisse che, in tale occasione, \u00abIl pretore duca di Pratoameno e il capitano duca di Castellana, sotto li 30 luglio e 7 agosto 1761, han tenute in di lui ossequio serate molto splendide e feste in loro case coll&#8217;intervento di tutta la nobilt\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3144\" id=\"identifier_12_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F.M. Emanuele e Gaetani, Diari della citt&agrave; di Palermo&hellip; vol. XIII, p. 73.\">13<\/a><\/sup><em>. <\/em>A riprova delle sue doti di buon amministratore della cosa pubblica, ad esempio, ancora il Villabianca riportava che \u00abebbe il piacere<em> <\/em>il pretore duca di Castellana di lasciare nel fine del suo governo, nel 1771, onze cinquemila nella cassa della colonna frumentaria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_3144\" id=\"identifier_13_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Diari della citt&agrave; di Palermo&hellip; vol. XIII, p. 222.\">14<\/a><\/sup>. Rapporti cordiali dovettero correre tra il duca di Castellana e il bey di Tunisi se la medesima fonte riferiva uno scambio di particolari, esotici doni tra i due personaggi; \u00abIn aprile 1771. Capitarono al Senato 72 giovenchi di Tunisi, e con essi il regalo fatto dal bey di Tunisi al duca di Castellana, pretor di Palermo, di un cavallo barbaro, di una pecora barbaresca con una coda larghissima, uno stallone e una gazzella, ossia spezie di cerva, e finalmente un addrizzo di cavallo di velluto nero, trinato e ricamato d&#8217;oro. Tal regalo fu un compenso delli due mulaccioni di carrozza, che avea regalato detto duca di Castellana al detto bey di Tunisi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3144\" id=\"identifier_14_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F.M. Emanuele e Gaetani, Diari della citt&agrave; di Palermo&hellip;, vol. XIV, p. 278. Il ricco dono veniva citato nell&rsquo;inventario dei beni stilato in seguito alla morte del duca.\">15<\/a><\/sup>. A Gaspare Palermo dobbiamo infine la notizia secondo la quale una piccola statua di Santa Rosalia, esistente nell&#8217;Aula Senatoria del Palazzo Pretorio a Palermo, veniva \u00abristorata nel 1769, trovandosi Pretore D. Agesilao Bonanno, Duca di Castellana, come il tutto ricavasi dalla iscrizione, che vi \u00e8 sotto scolpita\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_3144\" id=\"identifier_15_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere tutte le magnificenze della citt&agrave; di Palermo, vol. 2, Palermo 1816, p. 147. A tal proposito ancora l&rsquo;Alessi rileva che &laquo;Un piccolo accenno al Pretore Agesilao Bonanno si trova in una lapide posta sotto una statua dell&rsquo;Immacolata collocata nella camera dei congressi del palazzo comunale di Palermo&raquo;; cfr. B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, 2002, p. 28.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo sociale del duca di Castellana \u00e8 ulteriormente attestato da un interessante, inedito carteggio nel quale don Antonino Montaperto, duca di Santa Elisabetta, affidava la gestione dei suo beni proprio a don Agesilao Bonanno, nel quale apertamente riponeva tutta la sua fiducia<sup><a href=\"#footnote_16_3144\" id=\"identifier_16_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Magliocco F.M., Stanza VI, vol. 12958, ff. 290-301; cfr. Regesto documentario, Doc. 5, infra. Il corposo carteggio, redatto in parte anche in lingua francese, evidenzia la fiducia e la stima del Montaperto nei confronti di don Agesilao Bonnano. Il Montaperto era anche cognato del duca di Castellana in quanto nato dal precedente matrimonio di donna Rosalia Massa e Galletti, madre della duchessa Antonia Massa Bonanno di Castellana, con don Ottavio Montaperto. Una biografia dell&rsquo;interessante personaggio online su http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/santa-elisabetta-antonino-montaperto-e-massa-duca-di_%28Dizionario-Biografico%29\/.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La famiglia, gli affetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 aprile 1739 venivano redatti i Capitoli matrimoniali di donna Antonia Massa, Caccamo, e Branciforti di anni 18, figlia di Don Cristoforo Massa e Galletti Duca di Castel di Iaci, conte di san Giovanni la Punta, e di donna Rosalia Massa, Caccamo e Branciforti Duchessa di Castel di Iaci, e Don Agesilao Bonanno, e Joppulo, duca di Castellana figlio del <em>quondam<\/em> don Melchiorre Bonanno e di donna Antonina Bonanno Joppulo<sup><a href=\"#footnote_17_3144\" id=\"identifier_17_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Lionti F., Stanza VI, vol. 5472, ff. 3438-3498.\">18<\/a><\/sup>. I lunghi capitoli, adeguatamente corredati da ricchi inventari di lussuosi beni che avrebbero consentito agli sposi di vivere una vita agiata nelle sale del palazzo Castellana, sono rivelatori del forte ruolo economico delle prestigiose famiglie coinvolte<sup><a href=\"#footnote_18_3144\" id=\"identifier_18_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli inventari in oggetto rivelano sfarzo e opulenza; cfr. Regesto documentario, Doc 4, infra.\">19<\/a><\/sup>. Dal matrimonio con donna Antonia Massa e Branciforti sarebbero nate tre figlie: la primogenita, Maria, avrebbe sposato don Giovanni Gioeni e Valguarnera duca d&#8217;Angi\u00f2 e principe della Petrulla; la secondogenita, Rosalia, si sarebbe unita in matrimonio con Lucio Denti e Lucchese duca di Pirajno; la terza figlia di Agesilao Bonanno, donna Giuseppa, avrebbe sposato Carlo Cottone principe di Castelnuovo<sup><a href=\"#footnote_19_3144\" id=\"identifier_19_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le notizie qui riportate sono tratte dall&rsquo;inedito testamento di don Agesilao Bonanno e Joppolo la cui lettura ha consentito la ricostruzione del contesto familiare e dei legami affettivi del signore feudale duca di Castellana, sinora poco noti o inesatti. Il corposo documento, datato 18-01-1795, in ASPa, Fondo notai defunti, Iacopelli D.S., Stanza IV, vol. 7868, ff. numero illeggibile per corrosione del supporto cartaceo; cfr. Regesto documentario, Doc. 20, infra.\">20<\/a><\/sup>. Dal matrimonio della figlia Maria con il duca d&#8217;Angi\u00f2 nasceva un sospirato erede maschio, chiamato \u2013 in onore del potente nonno \u2013 Agesilao, destinato sin dalla nascita a subentrare nei titoli e nei feudi. Il duca di Castellana, infatti, nominava proprio il nipote Agesilao suo erede universale e, nel malaugurato caso di una morte prematura dell&#8217;erede designato, istituiva erede universale il suo <em>\u00ab<\/em>dilettissimo Nipote Don Vincenzo Denti, e Bonanno Duca di Pirajno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_3144\" id=\"identifier_20_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Regesto documentario, Doc. 20, infra.\">21<\/a><\/sup>.<em> <\/em>Colpiscono le frasi utilizzate, usuali a quel tempo, che chiariscono quanto fossero stringenti le regole cui il ceto nobiliare doveva sottostare e quanto soffocanti fossero certi vincoli. Ricordiamo che la nobilt\u00e0 del tempo era ancora fortemente soggiogata dal sistema di trasmissione dei beni mobili e immobili, regolata dal fedecommesso primogeniale agnatizio. Il fedecommesso, ovvero la disposizione testamentaria per la quale l&#8217;erede ha l&#8217;obbligo di conservare, mantenere e trasferire integralmente il patrimonio ereditato, aveva una sua logica dal momento in cui, cos\u00ec facendo, si pensava di mantenere la potenza economica e il prestigio socio-politico del casato. Al fedecommesso si aggiungeva il maggiorascato, ovvero l&#8217;obbligo di trasmettere il patrimonio all&#8217;erede maschio pi\u00f9 prossimo in linea di discendenza. Secondo Simona Laudani, questo sistema di trasmissione dei beni aveva come conseguenza quella di produrre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abcontraddizioni tra la linea di primogenitura e le linee collaterali, tra gli interessi paterni e quelli dell&#8217;erede, tra le convenienze della propriet\u00e0 feudale e quelle del credito e del mercato. Una doppia natura regolatrice per un verso e destabilizzatrice dall&#8217;altro, insomma, che rispecchiava lo scarto tra istituto giuridico e realt\u00e0 fattuale, tra rappresentazione di status e dinamiche familiari\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3144\" id=\"identifier_21_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Laudani, Fedecommessi, strategie patrimoniali e riforme: i beni feudali in Sicilia tra Sette e Ottocento, in Les M&eacute;langes de l&rsquo;&Eacute;cole fran&ccedil;aise de Rome &ndash; Italie et M&eacute;diterran&eacute;e modernes et contemporaines, rivista&nbsp; online su https:\/\/mefrim.revues.org\/932\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio per le stringenti, soffocanti regole in vigore, il duca di Castellana designava come suo erede universale, nel tragico caso in cui tutti i figli nati dalle proprie figlie femmine fossero drammaticamente premorti, don Francesco Bonanno e Borromei duca della Cattolica. Il Nostro aveva parole d&#8217;affetto anche per la nipote donna Antonia Denti e Bonanno, figlia della secondogenita donna Rosalia, monaca professa nel monastero del Cancelliere con il nome di suor Lucia Rosa Denti e Bonanno. Dal testamento si evince che due nipoti del duca, don Vincenzo Denti e Bonanno, figlio della secondogenita Rosalia e donna Isabella Gioeni e Bonanno, figlia della primogenita Maria, avevano contratto matrimonio. Don Agesilao istituiva legati per il proprio fratello, definito \u00abamatissimo\u00bb, Don Antonio Bonanno Teatino, cui legava trenta onze annuali e per la propria sorella monaca professa in Santa Caterina, cui ne legava venti<sup><a href=\"#footnote_22_3144\" id=\"identifier_22_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stranamente il nome della sorella monaca non viene citato mentre vengono nominati tuttti i fratelli maschi, anche quelli premorti.\">23<\/a><\/sup>. Nel testamento venivano citati i due generi, mariti delle figlie, al tempo viventi, cui il Nostro legava doni preziosi. Al marito della primogenita premorta donna Maria ovvero a don Giovanni Gioeni duca d&#8217;Angi\u00f2 e Valguarnera il duca assegnava \u00abil Bastone con pomo d&#8217;oro, e brillanti ed orologio in detto pomo, qualora non premorisse\u00bb; al marito della terzogenita donna Giuseppa ovvero don Carlo Cottone principe di Castelnuovo e Villarmosa, definito \u00abmio carissimo genero\u00bb una Scatola \u00ab\u00f2 sia Tabacchera d&#8217;oro\u00bb; infine, al nipote duca di Pirajno, Don Vincenzo Denti, e Bonanno, figlio della secondogenita donna Rosalia, il cui marito don Lucio Pirajno era premorto, spettava \u00abuna Scatola d&#8217;oro \u00f2 sia Tabacchera ed uno Stuccio di Diamanti\u00bb.<strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il duca di Castellana, mecenate e patrono<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desta interesse il rapporto che don Agesilao Bonanno ebbe con artisti del tempo quali il pittore-letterato padre Fedele da San Biagio e l&#8217;incisore-architetto corleonese Giuseppe Vasi<sup><a href=\"#footnote_23_3144\" id=\"identifier_23_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Padre Fedele da San Biagio, pittore-letterato, artista davvero prolifico cfr. G. Barbera, Fedele da&nbsp; San Biagio, ad vocem in Dizionario biografico degli italiani, Roma 1991, pp. 561-563: anche online su http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/fedele-da-san-biagio_(Dizionario-Biografico)\/.; inoltre G. Costantino, Padre Fedele da San Biagio, pittore del Settecento, in Padre Fedele da S. Biagio fra letteratura artistica e pittura, Catalogo della mostra a cura di G. Costantino, Caltanissetta 2002; D. Malignaggi, I &ldquo;Dialoghi familiari sopra la pittura&rdquo; di Padre Fedele Tirrito da San Biagio, in Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, Palermo 1986;  R. Cina&rsquo;, Conoscitori nella Sicilia del Settecento. Padre Fedele da San Biagio, in La critica d&rsquo;arte in Sicilia nell&rsquo;Ottocento, a cura di S. La Barbera, Palermo 2003. Padre Fedele da San Biagio, predicatore cappuccino, dedicava al signore feudale Don Agesilao Bonanno un componimento poetico di tipo encomiastico intitolato Lu Giuvini Addottrinatu pri nun attaccarisi a li Vanita di stu Munnu; In Versu Ottenariu, ed in Lingua Siciliana. Cu l&rsquo;Aggiunta di multi Proverbij, uniformi a chiddi di la Sagra Scrittura. Da lu P. Fidili di S. Brasi Predicaturi Capuccinu. Profittevuli ancora ad ogni sorti di Pirsuni, pubblicato nel 1774. Un esemplare del piccolo volume da me consultato reca una controcopertina in carta dipinta con vivaci e ancora brillanti motivi nastriformi nei toni del verde-giallo-rosa. Da questo volume ho desunto l&rsquo;immagine del ritratto del duca di Castellana, un&rsquo;incisione fuori testo (cm 12,5) ad opera di Giuseppe Garofalo, gi&agrave; pubblicata in B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, p. 26. La pagina seguente del volumetto contiene una lunga intestazione dedicatoria: &laquo;Alla grandezza del signor D. Agesilao Bonanni Grisafi, Joppulo, Gianguercio e Spadafora Principe e duca di San Biagio, di S. Antonino, e di Castellana. Signore delle Baronie, Stati, Terre e Feudi di S. Biagio, Cianciana, Regattano, Gualdonieri e della Masseria e Territori di Quaranta, Tagliavia, S. Giorgio e della Noce&raquo;; vedi Figg. 1 -2, infra. La riconoscenza di padre Fedele verso i mecenati di casa Bonanno di Castellana si esprimeva in altre due pubblicazioni: a Donna Antonina Bonanno Joppolo, madre del Nostro, veniva dedicata l&rsquo;opera del 1753 La costanza fra perigli Epilogata nella schiavit&ugrave; del Servo di Dio P. Ludovico d&rsquo;Alcamo, Sacerdote Capuccino della Provincia di Palermo Opera sagro-comica del Padre Fedele Palermo, da S. Biagio del medesimo ordine, e Provincia fra gl&rsquo;Arcadi romani Cleorindo Elimiano. Dedicata alla grandezza della Sig. Duchessa di Castellana D. Antonina Bonanno ec.ec.ec. A don Giovanni Gioeni e Valguarnera, duca d&rsquo;Angi&ograve;, genero di don Agesilao Bonanno, veniva dedicata l&rsquo;opera del 1793 Dialoghi familiari sopra la Pittura difesa, ed esaltata dal P. Fedele da S. Biagio Pittore Cappuccino col sig. Avvocato D. Pio Onorato Palermitano Alla presenza d&egrave; suoi Allievi nella bell&rsquo;Arte Disposti in quindici giornate. \nGiuseppe Vasi fu un architetto e incisore; cfr. A. Petrucci, Dizionario biografico degli italiani illustri, 1937, ad vocem; anche online su http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-vasi_%28Enciclopedia-Italiana%29\/.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultimo godeva di chiara fama gi\u00e0 presso i suoi contemporanei. Proprio Padre Fedele da San Biagio elogiava nella sua opera il \u00abCavalier D. Giuseppe Vasi Siciliano della Citt\u00e0 di Corleone, Pittore, Incisore ed Architetto, che fece sempre onore alla Nazione, coll&#8217;opere sue incise di architettura, specialmente colli dieci libri di roma, espressati e descritti con erudizione [&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_3144\" id=\"identifier_24_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Fedele da San Biagio, Dialoghi familiari sopra la pittura difesa, ed esaltata dal P. Fedele da S. Biagio Pittore Cappuccino col sig. Avvocato D. Pio Onorato Palermitano Alla presenza d&egrave; suoi Allievi nella bell&rsquo;Arte Disposti in quindici giornate., a cura e con introduzione di D. Malignaggi, Palermo 2002, rist. an., p. 253. La Malignaggi dir&agrave; (p. 11) che &laquo;Il trattato di Padre Fedele &egrave; stato il primo coerente elaborato teorico che la cultura siciliana ha generato sul tema dell&rsquo;arte figurativa [&hellip;]&raquo;.\">25<\/a><\/sup>. Il marchese di Villabianca riportava la notizia che \u00abCorrendo fra le opere incise del cavaliere Giuseppe Vasi due gran carte, una della veduta della basilica di S. Maria Maggiore, e l&#8217;altra del corso del Tevere nella citt\u00e0 di Roma, quella della basilica si vede dedicata al nostro senato di Palermo di questa sede della IV Ind. 1770 e 1771, e l&#8217;altra del Tevere \u00e8 consacrata al solo Agesilao Bonanni, duca di Castellana, grande di Spagna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_3144\" id=\"identifier_25_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.&nbsp; F.M. Emanuele e Gaetani, Diari della citt&agrave; di Palermo&hellip;, vol. XIV, p. 221.\nL&rsquo;iscrizione cos&igrave; recita &laquo;A Sua Eccellenza il Sig. D. Agesilao Bonanni Grisafi Ioppolo Gianquercio e Spadafora\nPrincipe di S. Antonino Duca di Castellana &amp; Pretore e Capo del Senato di Palermo, Grande di Spagna di prima Classe&nbsp; La veduta della Basilica di S. Paolo fuori delle Mura ed adiacenze dal Monte Aventino e dal Fiume Tevere L&rsquo;umilissimo divotissimo ed obbligatissimo Servo Giuseppe Vasi Conte Palatino e Cavaliere dell&rsquo;Aula Lateranense l&rsquo;anno 1771&raquo;. Le incisioni di Giuseppe Vasi sono oggetto di grande interesse sul mercato antiquario. A titolo esemplificativo cfr. https:\/\/www.bonhams.com\/auctions\/21602\/lot\/8\/. La Getty Foundation di Los Angeles, l&rsquo;organizzazione che ha tra i suoi obiettivi la comprensione e la conservazione delle arti visive, ha reso possibile, grazie ad una generosa donazione, la creazione di un progetto online di grande respiro, il Giuseppe Vasi&rsquo;s Grand Tour. un geo-database e sito web che documenta accuratamente l&rsquo;opera dell&rsquo;incisore corleonese. Il sito web del database cos&igrave; presenta l&rsquo;iniziativa: &ldquo;Giuseppe Vasi&rsquo;s Grand Tour presents an innovative geo-database (geographic database) and website that references the work of two 18th century masters of Roman topography: Giambattista Nolli (1701-1756), who published the first accurate map of Rome (La Pianta Grande di Roma, 1748); and his contemporary Giuseppe Vasi (1710-1782), whose comprehensive documentation of the city and its monuments, especially in Delle Magnificenze di Roma antica e moderna, published from 1747-1761, establishes him as one of Rome&rsquo;s great topographers. Both Nolli and Vasi excelled at describing Rome in geo-spatial terms, one through scientific measurements and the ichnographic plan, the other through careful observation within a pictorial tradition that relied on mathematical perspective&rdquo;.&nbsp; Online su:  http:\/\/vasi.uoregon.edu\/index.htm\">26<\/a><\/sup>. Nella lunga dedica il Vasi lasciava trapelare rispetto e gratitudine per il signore feudale, ricordato con dovizia di titoli: \u00ab<em>A Sua Eccellenza il Sig. D. Agesilao Bonanni Grisafi Ioppolo Gianguercio e Spadafora Principe di S. Antonino Duca di Castellana &amp; Pretore e Capo del Senato di Palermo, Grande di Spagna di prima Classe. L&#8217;umilissimo divotissimo ed obbligatissimo Servo Giuseppe Vasi Conte Palatino e Cavaliere dell&#8217;Aula Lateranense l&#8217;anno 1771\u00bb<\/em><em>. <\/em><em>La qui ricordata dedica conferma quanto espresso da Martine Boiteux, secondo la cui opinione \u00abGiuseppe Vasi, con le diverse e numerose attivit\u00e0, sembra essere tutto romano, ma pur vivendo da anni a Roma, non dimentica le sue origini siciliane e mantiene i contatti con la Sicilia, sia sul piano umano che professionale<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_3144\" id=\"identifier_26_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Boiteux, L&rsquo;effimero e il servizio del principe. Giuseppe Vasi: Palermo-Napoli-Roma, in Il Settecento e il suo doppio. Rococ&ograve; e Neoclassicismo, stili e tendenze europee nella Sicilia dei Vicer&egrave;, a cura di M. Guttilla, Palermo 2008, p. 392.\">27<\/a><\/sup>. Giuseppe Vasi, anche se ormai lontano dalla nat\u00eca Corleone, ricordava con riconoscenza la figura del duca di Castellana, suo pi\u00f9 che probabile mecenate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo e documentato \u00e8 il legame tra il duca di Castellana e il pittore-letterato cappuccino padre Fedele da san Biagio, al secolo Matteo Sebastiano Palermo Tirrito. Lo stesso padre Fedele chiarisce i suoi rapporti con il duca di Castellana: nella sua opera <em>Dialoghi sopra la Pittura difesa ed esaltata dal p. Fedele da S. Biagio pittore cappuccino col sig. avvocato D. Pio Onorato Palermitano Alla presenza d\u00e8 suoi Allievi nella bell&#8217;Arte disposti in quindici giornate,<\/em> data alle stampe a Palermo nel 1788,<em> <\/em>utilizzando lo stile retorico e ampolloso che lo contraddistingue, nella lunga dedica a don Giovanni Gioeni e Valguarnera, esprimeva la sua riconoscenza con queste parole: \u00absembrandomi [\u2026] che arrida al mio innocente pensiero nella scelta del mecenate un altro Signore d\u00e8 pi\u00f9 saggi, e zelanti Baroni del nostro Regno colla di lui sagace Consorte, qual&#8217;\u00e8 per appunto il mio amabilissimo Principe, Duca di Castellana, S. Biagio, e S. Antonino&#8230;cui da gran tempo consegrai un altro mio Libretto per l&#8217;immensi beneficj da lui ricevuti<sup><a href=\"#footnote_27_3144\" id=\"identifier_27_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta del citato componimento poetico Lu Giuvini addottrinatu&hellip;\">28<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Frontespizio del libro di padre Fedele da San Biagio &lt;i&gt;Lu giuvini addottrinatu&lt;\/i&gt;.., dedicato a don Agesilao Bonanno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. G. Garofalo, &lt;i&gt;Ritratto di D. Agesilao Bonanni Duca di Castellana&lt;\/i&gt;, incisione pubblicata nel libro di padre Fedele nel 1774.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala02.jpg\">2<\/a>); e mi lusingo nel caso presente, che Egli pi\u00f9 di ogni altro mostrer\u00e0 benignamente piacere, vedendo, che io ad altro Personaggio non mi rivolgo, che al dilettissimo suo Genero, che gode il possesso della pi\u00f9 amabile Consorte nella saggia, virtuosa, e primogenita sua Figlia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_3144\" id=\"identifier_28_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Fedele da San Biagio, Dialoghi sopra la pittura&hellip;, 1788.\">29<\/a><\/sup>. Padre Fedele ammetteva dunque di aver avuto sostegno e patronato sia da don Agesilao Bonanno \u2013 definito <em>mecenate \u2013 <\/em>sia<em> <\/em>dal genero di costui, don Giovanni Gioeni e Valguarnera, duca D&#8217;Angi\u00f2 \u2013 definito <em>Protettore delle arti \u2013 <\/em>e di questo si dimostrava profondamente grato. A parlare del<em> <\/em>legame tra padre Fedele e il duca di Castellana \u00e8 anche il citato Biagio Alessi<sup><a href=\"#footnote_29_3144\" id=\"identifier_29_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, 2002, pp. 29-31.\">30<\/a><\/sup>. Lo studioso afferma che Don Agesilao Bonanno \u00abpossedeva una ricca e interessante quadreria con tele di grandi autori tra cui Mattia Stomer, il palermitano e poco noto Datini, Pietro D&#8217;asaro e altri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_3144\" id=\"identifier_30_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, 2002, pp. 28-29.\">31<\/a><\/sup>. Una lettura scrupolosa dell&#8217;opera del frate cappuccino sambiagese ci consente di entrare ancora pi\u00f9 nel dettaglio di quella che dovette essere la quadreria del duca di Castellana, ben nota a padre Fedele che, in tutta evidenza, frequentava e dunque conosceva le dimore e gli spazi privati di don Agesilao. Parlando dei dipinti del pittore Pietro d&#8217;Asaro, infatti, padre Fedele, rivolgendosi a don Pio, riferiva che \u00abIn due Anticamere del Sig. Duca di Castellana, e di S. Biagio, Principe di S. Antonino &amp; c. ne trovarete molti di buon gusto: ma oscurati ancora, sopra le Portiere ristretti, ed accomodati[&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3144\" id=\"identifier_31_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Fedele da San Biagio, Dialoghi sopra la pittura&hellip;, 1788, p. 207.\">32<\/a><\/sup>. E ancora, in riferimento al nipote del Calandrucci, il pittore Datini, il frate sambiagese ricordava di avere visto un suo quadro \u00abin un Anticamera del Signor Duca, e Principe di Castellana,\u00a0 S. Biagio, e S. Antonino, che rappresenta la Samaritana, che parla col Nazareno vicino al pozzo[&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_3144\" id=\"identifier_32_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Fedele da San Biagio, Dialoghi sopra la pittura&hellip;, 1788, p. 233.\">33<\/a><\/sup>. Alcuni inediti documenti consentono, ancor meglio delle pur scrupolose descrizioni del frate sambiagese, di far luce sulla dispersa quadreria del signore feudale don Agesilao Bonanno-Castellana. Lo studio dei fondi archivistici dei notai delle famiglie a vario titolo legate al Duca di Castellana, nell&#8217;arco temporale che va dal 1704 al 1795, ha prodotto una mole di carte di alto valore storico quali capitoli matrimoniali, patti dotali, testamenti che quasi sempre sono ben corredati da inventari spesso dettagliati, minuziosi, che descrivono puntigliosamente ogni singolo oggetto, dal pi\u00f9 prezioso al pi\u00f9 umile e nell&#8217;ambiente in cui esso si trova, un censimento dei beni posseduti, in definitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;opinione di Giuseppe Cantelli \u00abIl censimento dei beni culturali di un<em> <\/em>territorio \u00e8 l&#8217;unico mezzo reale per comprenderne lo spessore storico ed economico\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_3144\" id=\"identifier_33_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Cantelli,&nbsp; La cultura delle apparenze nella Sicilia centro meridionale: il censimento dell&rsquo;arte tessile in questo territorio e ragionamenti sopra ogni sorta di motivi decorativi, in Magnificencia i extravag&agrave;ncia europea en l&rsquo;art t&egrave;xtil a Sic&igrave;lia, a cura di G. Cantelli -S. Rizzo, vol. I, Palermo 2003, p. 385.\">34<\/a><\/sup>. Lo stesso metodo \u00e8 applicabile anche nel momento in cui si vogliano delineare i contorni patrimoniali di un casato patrizio. Nel nostro caso di studio, la dispersione del patrimonio riconducibile ai Bonanno-Castellana \u00e8 stata pressoch\u00e8 totale<sup><a href=\"#footnote_34_3144\" id=\"identifier_34_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad Agesilao Bonanno appartenne un consistente patrimonio immobiliare che nel XVIII secolo, nella sola citt&agrave; di Palermo, comprendeva la Domus Magna alla Conceria, la Casina del Santissimo Crocifisso di Perpignano nel luogo nominato di Bonriposo (distrutta per la costruzione dell&rsquo;aeroporto militare di Boccadifalco, insieme a molte altre ville nobiliari suburbane), la casina alla Noce (acquistata dal principe Giuseppe Emmanuele Ventimiglia e Cottone e&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; riconfigurata in chiave neoclassica) e una non ancora identificata &laquo;Casina a mare di questa citt&agrave;, ove abitava il fu&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Illustrissimo Signor duca di Castellana&raquo;: per le molte, inedite notizie relative a queste dimore e alle altre propriet&agrave; feudali vedi infra.\">35<\/a><\/sup>. In un saggio dedicato alla dimora di una importante famiglia nobile siciliana Giovanni Travagliato spiega che \u00abNon si pu\u00f2 studiare l&#8217;evoluzione di una fabbrica ed il formarsi di collezioni d&#8217;arte prescindendo dalla conoscenza [&#8230;] della storia politica economica sociale da una parte, umana e familiare (committenze, matrimoni, testamenti, compravendite, cambiamenti di residenza, di gusto, di destinazione d&#8217;uso, di condizione economica&#8230;) dall&#8217;altra\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_3144\" id=\"identifier_35_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Travagliato, Il Palazzo dei principi Alliata di Villafranca a Palermo: per secoli monumento e documento di vita quotidiana in Abitare l&rsquo;arte in Sicilia. Esperienze in Et&agrave; Moderna e Contemporanea, a cura di M.C. Di Natale-P.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Palazzotto, Palermo 2012, p. 23.\">36<\/a><\/sup>. Di fatto, i documenti ufficiali che, nei secoli, hanno segnato le tappe fondamentali nella vita quotidiana dei nobili \u2013 in questo caso specifico dei Bonanno di Castellana \u2012 recano tracce indelebili delle loro esistenze: capitoli matrimoniali e testamenti offrono uno spaccato di vita vissuta, una testimonianza densa e intensa del pensiero e della cultura egemone<sup><a href=\"#footnote_36_3144\" id=\"identifier_36_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul ruolo culturale del ceto elitario come classe egemonica cfr. A.M. Cirese, Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo 2006, pp. 15-24.\">37<\/a><\/sup>. Come gi\u00e0 premesso l&#8217;unica maniera di tracciare almeno i contorni di ci\u00f2 che \u00e8 stato il patrimonio di Agesilao Bonanno \u00e8 la ricerca documentaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei citati Capitoli matrimoniali stilati il 29 aprile 1739, a suggello dell&#8217;unione tra donna Antonia Massa, Caccamo, e Branciforti e il nostro don Agesilao Bonanno, e Joppulo, duca di Castellana, veniva scrupolosamente annotato un ragguardevole patrimonio di beni mobili e immobili<sup><a href=\"#footnote_37_3144\" id=\"identifier_37_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, not. Lionti F., Stanza VI, vol. 5472, ff. 3426-3460.\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricchezza del patrimonio portato in dote a don Agesilao dalla sua illustre sposa, era tale da essere stato stimato da periti del calibro di Rosario Interguglielmi ed Olivio Sozzi, per quanto atteneva ai numerosi dipinti e a Francesco Sidoti, Antonino Augusta e Pietro Matta per quanto riguardava gli altri beni mobili<sup><a href=\"#footnote_38_3144\" id=\"identifier_38_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stima dei quadri veniva effettuata dai due noti artisti in data antecedente alle nozze, ovvero il 1 agosto 1736. Interessante rilevare che dipinti e suppellettili provenivano dalle doti restituite a donna Rosalia Caccamo e Branciforte madre di donna Antonia Massa, dal defunto marito don Cristoforo Massa e Galletti. La dettagliata relazione in ASPa, Fondo notai defunti, Lionti F., vol. 5232, ff. nn. non leggibile. Maria Concetta Di Natale osserva che &laquo;Dai documenti d&rsquo;archivio si rileva, anche che gli inventari ora dotali ora testamentari, venivano affidati a specialisti dei vari settori per la valutazione dei beni&raquo;; cfr. M.C. Di Natale, Ostentazione e nobilt&agrave;, in M. Giarrizzo-A. Rotolo, Il mobile siciliano, Palermo 2004, p. 16; l&rsquo;inventario dei dipinti stimati dal Sozzi e dall&rsquo;Interguglielmi in&nbsp; Regesto documentario, Doc. 3, infra.\">39<\/a><\/sup>. La relazione del Sozzi e dell&#8217;Interguglielmi si rivela preziosa per comprendere la ricchezza e le dimensioni della quadreria del duca di Castellana, che si rivela essere ben pi\u00f9 vasta di quella cui accennava il nostro Padre Fedele da San Biagio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Collezioni e dimore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricca galleria di dipinti che nel 1739 andava ad impreziosire le sale del palazzo Castellana si caratterizza per la variet\u00e0 dei soggetti rappresentati. I dipinti a soggetto sacro manifestano temi cari alla Controriforma; tra questi va senz&#8217;altro annoverato il \u00abquadro dell&#8217;esaltazione della Croce con cornice piccola nera ed oro\u00bb che Olivio Sozzi e Rosario Interguglielmi stimavano per onze tre e tar\u00ec ventiquattro. Altro tema molto caro era quello della Nativit\u00e0, presente in un quadro con cornice piccola nera ed oro. Tra i santi rappresentati l&#8217;immancabile Santa Rosalia, ma anche San Giovanni, la Sacra Famiglia, \u00abli santi tre Re immagi\u00bb, due quadri con L&#8217;Immacolata Concezione. I due artisti-stimatori ci danno una preziosa informazione per quanto riguarda alcuni quadri in particolare; troviamo infatti la stima di<em> \u00ab<\/em>dui quadri, cio\u00e8 uno di S. Bartolomeo, e l&#8217;altro la Coronazione per la sua arte, e perizia l&#8217;hanno apprezzato valere per onze quindeci con cornice dorati\u00bb. In questo caso non vengono forniti elementi per individuare gli esecutori, anche se viene sottolineata l&#8217;importanza delle opere. In un caso, tuttavia, il Sozzi e l&#8217;Interguglielmi non si limitano ad una mera valutazione e forniscono preziose informazioni circa l&#8217;autore delle opere stesse. Infatti, troviamo la descrizione di \u00abdue quadri cio\u00e8 uno di San Francesco di Paula, e l&#8217;altro di San Francesco Saverio con cornice ordinaria addorata mano del Morrialese per onze trentacinque\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_3144\" id=\"identifier_39_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Doveva trattarsi del pittore monrealese Pietro Novelli, definito spesso &ldquo;Morrialese&rdquo; nei documenti. I due stimatori sembrano non aver dubbi circa la paternit&agrave; delle due opere in oggetto e utilizzano la chiara terminologia &laquo;mano del Morrialese&raquo; per dare un&rsquo;attribuzione certa.\">40<\/a><\/sup>. Alcuni soggetti rivelano interesse storico come il quadro \u00abdell&#8217;assedio di Vienna con cornice addorata\u00bb; altri rivelano l&#8217;aderenza al gusto della pittura di genere come i \u00abnumero sei quadri di paisaggi con cornice piccola addorate di otto e sei\u00bb, il \u00abquadro lungo sopra porta di paisaggi con cornice addorata all&#8217;antica\u00bb, e ancora \u00abun quadro di frutti di quattro e cinque con cornice d&#8217;oro liscia\u00ab. Desta interesse anche il \u00abquadro di prospettiva di dieci, e sei con cornice addorata\u00bb, con tutta evidenza una grande opera che doveva, da sola, adornare la parete di un camerone. Non potevano mancare i soggetti adeguati alle alcove e infatti troviamo la descrizione di \u00abun quadro di transito di vergini di otto, e sei senza cornice\u00bb e di un accattivante \u00abintrigo di pottini per sopra arcova con cornice addorata\u00bb. Andavano molto di moda i sovraporta e la futura duchessa di Castellana ne portava alcuni in dote: ritroviamo infatti le descrizioni di \u00abdue sopraporti sperlonghi con cornice ordinaria addorati\u00bb e ancora \u00abdui sopraporti con cornice bianchi per onze tre\u00bb. A completare questa interessante quadreria si aggiungevano un \u00abquadro della Maddalena di quattro e cinque con cornice addorata\u00bb, \u00abdue quadri di Florinda, e Tancredi con cornice addorata\u00bb e \u00abdui quadri, cio\u00e8 uno di Seneca svenuto, e l&#8217;altro di Mutio Scevola con cornice addorata di duodeci, e novi per onze quindeci\u00bb. A perfezionare l&#8217;arredo dei saloni di palazzo Castellana si aggiungevano una serie di preziose suppellettili, stimate da Francesco Sidoti, Pietro Matta e Antonino Augusta. Ricordiamo i \u00abdui specchi grandi con Imposti di oro con lumi di quattro quarti e menzo l&#8217;uno per onze sedeci\u00bb; e ancora \u00abaltri due specchi pi\u00f9 grandi con lume di cinque quarti, e menzo l&#8217;uno con cornici ed imposti di oro per onze ventiquattro\u00bb e infine \u00abaltri due specchi con lume di quattro quarti e mezzo l&#8217;uno con\u00a0 cornici di cristallo per onze duodeci\u00bb. Imprenscindibili elementi d&#8217;arredo del tempo erano proprio specchiere e lumiere: i <em>Cammaroni <\/em>dei palazzi dovevano sfolgorare di lucenti specchi, come quelli che Don Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Statella, principe di Belmonte, commissionava agli intagliatori Girolamo Carretto e Giuseppe Marabitti e all&#8217;indoratore Giuseppe Erbicella, che si assumevano l&#8217;incarico di eseguire per il citato Principe \u00abquattro cornici di specchi cio\u00e8 due grandi di quarti sei ai quali debbano mettersi due gionte di specchi di cinque quarti cio\u00e8 una per ogni una e due altre gionte di specchi di quarti quattro nella cimasa, e tutti li bordi di specchi laterali con il fondo di sotto con farci l&#8217;intagli a tenore del disegno controsignato dal principe, ed indorarli con oro zecchino alla veneziana ed altre due simili meno un quarto cio\u00e8 li lumi meno menzo quarto [&#8230;] e consegnarli per tutti li 20 dicembre 1755 i grandi<em> <\/em>e il 15 gennaio 1756 i piccoli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_3144\" id=\"identifier_40_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Mancuso G.M., stanza IV, vol. 8016; l&rsquo;inedita notizia &egrave; ripresa dalla tesi di laurea triennale di chi scrive, Arti decorative a Belmonte Mezzagno, a.a. 2013-2014, relatrice prof.ssa M. C.Di Natale.\">41<\/a><\/sup>. La quadreria del duca di Castellana \u00e8 ancora documentata al momento della morte del signore feudale. I lunghi inventari redatti in tale occasione documentavano la presenza di ben 67 quadri in pittura tra grandi e piccoli. Venivano inventariati anche \u00abun quadretto con l&#8217;Immagine di Ges\u00f9, Maria, e Giuseppe in lanna d&#8217;argento\u00bb, \u00abnumero 14 quadretti di Pietra con sua cornice tonda\u00bb e \u00abnumero 4 quadretti piccoli di cristallo con figure\u00bb. Il Duca di Castellana, dunque, si rivela mecenate e protagonista del collezionismo privato in Sicilia. L&#8217;Alessi ha ipotizzato che la quadreria del Duca di Castellana potesse essere allocata alla Noce, \u00abnella casena con \u201cnobil podere\u201d, della prima met\u00e0 del Settecento, la stessa che in seguito venne trasformata in villa residenziale da Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_3144\" id=\"identifier_41_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, p. 30. Lo stesso padre Fedele da San Biagio, d&rsquo;altronde, nei suoi Dialoghi Familiari sopra la pittura ricordava di aver visto quadri nella casina alla Noce del duca di Castellana.\">42<\/a><\/sup>. In questa sede avanziamo l&#8217;ipotesi che la perduta quadreria del Duca di Castellana potesse, anche e pi\u00f9 probabilmente, trovare posto nel palazzo avito sito nell&#8217;attuale salita Castellana, dimora che il nobile faceva ammodernare nella met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_42_3144\" id=\"identifier_42_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Da ricordare il fervore edilizio che caratterizza Palermo nel XVIII secolo, complici i due eventi sismici del 1726 e del 1751, ampiamente ricordati dagli storici del tempo. Le ristrutturazioni di molti palazzi nobiliari rientravano, secondo Angheli Zalap&igrave; &laquo;in un fenomeno di trasformazioni edilizie diffuso a Palermo durante la seconda met&agrave; del Settecento che, stimolato con tutta probabilit&agrave; dalla necessit&agrave; di far fronte ai danni provocati dal terremoto del 1751, si trasform&ograve; in una gara di ostentazione di magnificenza tra i rappresentanti di spicco dell&rsquo;aristocrazia&raquo;; cfr. A. Zalap&igrave;, Dimore di Sicilia, Verona 1998, p. 166. Il vasto fenomeno di costruzione, ammodernamento e riconfigurazione delle dimore nobiliari a Palermo nel XVIII secolo &egrave; stato ampiamente analizzato in S. Piazza,&nbsp; Architettura e nobilt&agrave;. I palazzi del Settecento a Palermo, Palermo 2005. Il Villabianca riportava che Agesilao Bonanno, duca di Castellana &laquo;ha casa propria nel piccolo piano della badia delle Vergini, sopra Porta Oscura, quartiere Loggia. Trojano d&rsquo;Afflitto anticamente fu padrone di detta casa&raquo;; cfr. F. M. Emanuele e Gaetani, Palermo d&rsquo;oggigiorno, in G. Di Marzo, Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, Palermo 1873, p. 119. Per notizie sui recenti restauri del Palazzo Bonanno-Castellana cfr. la scheda online su http:\/\/www.aamp.it\/index.php?pagina=visualizza&amp;id=25 che riporta una galleria di interessanti immagini anche degli affreschi tuttora presenti nei saloni del piano nobile.\">43<\/a><\/sup>. Tra le molte, inedite notizie relative alla riconfigurazione della dimora magnatizia di Don Agesilao Bonanno Ioppolo in questa sede ci limitiamo a segnalare che il primo febbraio 1755 Don Carlo de Luca <em>Pictor <\/em>e mastro Salvatore Calandra falegname si impegnavano con Agesilao Bonanno \u00aba fornire centosettantadue cassettine di legno di tiglio uguali alla mostra torchina con pittura\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_3144\" id=\"identifier_43_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 450. Le &ldquo;cassettine di tiglio&rdquo; dipinte dovevano, verosimilmente, formare un soffitto a cassettoni.\">44<\/a><\/sup>. Ancora il 22 agosto 1755 Don Antonino Interguglielmo Ingegniero sottoscriveva la \u00abRelazione misura e stima delle opere di mastro d&#8217;ascia fatti da Gaspare Anfuso, per servizio delle Case e Botteghe possessi dal Eccmo sig Duca di Castellana, site e poste in questa citta di Palermo nella strada maestra della Conciaria\u00bb;<em> <\/em>questi lavori venivano stimati per onze 13.8.17<sup><a href=\"#footnote_44_3144\" id=\"identifier_44_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9104, f. 264.\">45<\/a><\/sup>. Nella medesima data il Duca affidava opere per \u00abserviggio della nova camera d&#8217;inverno fatta nel palazzo dell&#8217;Ecc.mo signor Duca di Castellana esistente in questa citt\u00e0 di Palermo nel quartiero di S. Margherita e nel piano del Monasterio delli Vergini\u00bb<em>. <\/em>Stavolta le opere dovevano essere eseguite \u00ab\u00e0 tenore delli Capitoli fatti dal Reverendo Sacerdote Don Nicol\u00f2 Palma\u00bb<em> <\/em>e venivano sottoscritte dall&#8217;ingegnere Antonino Interguglielmo<sup><a href=\"#footnote_45_3144\" id=\"identifier_45_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9104, f. 823. Don Nicol&ograve; Palma &egrave; stato un importante ingegnere-architetto del senato palermitano. Cfr. E. Mauro, in Sarullo L. Dizionario degli artisti siciliani, Vol. I Architettura, ad vocem; La relazione del Palma con il duca di Castellana &egrave; ampiamente attestata da numerosi, inediti documenti, molti dei quali vengono argomentati in questa sede. Ci sembra interessante sottolineare anche il rapporto del detto architetto con l&rsquo;incisore Giuseppe Vasi (del cui legame con il duca di Castellana abbiamo parlato; cfr. nota&nbsp; 24, infra): secondo Aldo Gerbino, don Nicol&ograve; Palma fu infatti il &laquo;maestro e precettore&raquo; dell&rsquo;artista corleonese poi trapiantato a Roma; si veda A. Gerbino, La corruzione e l&rsquo;ombra Civilt&agrave; figurativa siciliana, Palermo 1990, p. 65.&nbsp; Il 16 luglio 1755 Don Antonino Interguglielmo stimava altre opere eseguite dal mastro muratore Simone Cancilla &laquo;alias Montaquila&raquo; per le case del Duca di Castellana esistenti nel piano della Conceria: ancora una volta le opere erano state eseguite &laquo;&agrave; tenore delli Capitoli fatti dal Sacerdote Don Nicol&ograve; Palma&nbsp; Ingegniero della Citt&agrave;&raquo;. L&rsquo;inedita notizia in ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., vol. 9105, ff. 236-239.\nPer notizie su Antonino Interguglielmi cfr. P. Palazzotto, in Sarullo L., Dizionario degli artisti siciliani, Vol. I, Architettura, ad vocem.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine desta interesse il documento nel quale il 12 settembre 1757 il duca Agesilao Bonanno\u00a0 e l&#8217;intagliatore Giuseppe\u00a0 Marabitti si impegnavano per \u00abdue trem\u00f2 in tavolatura e d&#8217;intaglio di altezza palmi diciassette e larghezza palmi sei e mezzo con le sue cinte di ferro\u00a0 per servizio del camerone del duca a tenore del disegno fatto dal Crocifero Reverendo Padre Lombardo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_46_3144\" id=\"identifier_46_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9111, f. 143. L&rsquo;intagliatore Giuseppe Marabitti appartenne alla celebre famiglia di architetti e scultori attivi tra XVII e XVIII secolo; cfr. M.C. Ruggieri Tricoli-B. De Marco Spata&nbsp; in Arti decorative in Sicilia Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, ad vocem. L&rsquo;architetto crocifero padre Lombardo &egrave; attivo a Palermo, secondo Eliana Mauro, tra gli anni 1746 e il 1764, anno della sua morte; cfr. E. Mauro, in Sarullo L. Dizionario degli artisti siciliani, Vol. I, Architettura, ad vocem. Una ulteriore, inedita notizia relativa all&rsquo;attivit&agrave; di questo poco noto architetto &egrave; la &laquo;Relazione, Misura e Stima dell&rsquo;Opere di Mastro Muratore ferraro e Mastro d&rsquo;Ascia fatte da Mastro Angelo Porcello Muratore stimate ed apprezzate da me sottoscritto Ferdinando Lombardo Chierico Regolare Crucifero Architetto Ingegnero nella Casa dell&rsquo;Illustre Marchese di San Giacinto Alli Tre R&egrave;&raquo;; in ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9098, ff. 494-498.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non abbiamo al momento notizie sul destino delle opere possedute dal duca Di Castellana. Si aprono, tuttavia, ipotetici e suggestivi scenari legati ai rapporti famigliari che il Nostro aveva con due personaggi che, pochi anni dopo la morte di don Agesilao, avrebbero consentito, grazie alle loro generose donazioni, la creazione del Museo della Regia Universit\u00e0 di Palermo<sup><a href=\"#footnote_47_3144\" id=\"identifier_47_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le molte pubblicazioni sul tema cfr. Il Museo dell&rsquo;Universit&agrave; dalla Pinacoteca della Regia Universit&agrave; di Palermo alla Galleria di Palazzo Abatellis, a cura di G. Barbera-M.C. Di Natale, Palermo 2016, con bibliografia specifica.\">48<\/a><\/sup>. Ci riferiamo a Carlo Cottone principe di Castelnuovo e a don Giuseppe Emmanuele Ventimiglia e Cottone, principe di Belmonte, zio materno del primo. Il legame tra don Agesilao e il principe di Castelnuovo \u00e8 molto forte, avendo quest&#8217;ultimo contratto matrimonio con la terzogenita figlia del Nostro, donna Giuseppa Bonanno e Massa<sup><a href=\"#footnote_48_3144\" id=\"identifier_48_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel suo testamento don Agesilao si riferiva al Cottone definendolo &laquo;Illustre Principe di Villarmosa mio stimatissimo Genero&raquo;; cfr. Regesto documentario, Doc. 20.\">49<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 evanescente sembra essere il legame con il principe di Belmonte, zio del principe di Castelnuovo. Tuttavia, sebbene poco documentato, un legame esisteva: il principe di Belmonte aveva infatti acquistato la casina alla Noce da don Agesilao Gioeni e Bonanno, figlio del duca d&#8217;Angi\u00f2-Valguarnera e nipote, nonch\u00e9 erede universale,\u00a0 dell&#8217;illustre nonno duca di Castellana<sup><a href=\"#footnote_49_3144\" id=\"identifier_49_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo quanto riportato da B. Alessi, Agesilao Bonanno&hellip;, p. 30; cfr. inoltre nota 42, infra.\">50<\/a><\/sup>. Vale la pena ricordare le parole di padre Fedele da san Biagio che, parlando del pittore Mattia Stomer all&#8217;incalzante domanda del suo interlocutore don Pio, che voleva sapere quali altre opere del famoso artista <em>Stomma <\/em>esistessero a Palermo rispondeva che \u00abdi questo famoso autore ne trovarete altri due in Casa del sig. Conte Federico, che sono originali, cio\u00e8, <em>Seneca svenato<\/em>, e <em>Catone ucciso<\/em>, delli quali vi sono molte copie, in Palermo in varie Case di Signori, che credono essere originali. Intanto il mio parere sarebbe d&#8217;essere certamente originali, quelli che hanno tanto il Sig. Duca di Castellana, e S. Biagio nella sua Villa della noce, quanto il Sig. Barone Maria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_50_3144\" id=\"identifier_50_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Fedele da San Biagio, Dialoghi&hellip;, p. 171. Ricordiamo che tra le opere del duca di Castellana inventariate nel 1739 e stimate dal Sozzi e dall&rsquo;Interguglielmi figurava un Seneca svenuto mentre il nostro padre Fedele aveva visto un Seneca svenato: ci piace pensare che potesse trattarsi della medesima opera.\">51<\/a><\/sup>. Non sembra del tutto infondata l&#8217;ipotesi che qualche opera della perduta quadreria Bonanno-Castellana possa esser confluita nelle collezioni del principe di Belmonte e del principe di Castelnuovo per poi esser donata, con spirito evergetico, alla pubblica fruizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Arazzi, coralli, argenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inedito inventario testamentario del duca di Castellana presenta, oltre alla citata quadreria, una ricca galleria di argenti, opere d&#8217;arte decorativa e sfarzosi apparati tessili con ricami che diventavano i mezzi per dimostrare il proprio peso economico e il proprio rango, dei veri e propri <em>status simbol. <\/em>Nella opulenta dote non mancavano arazzi e altri manufatti tessili: Elvira D&#8217;Amico ribadisce che \u00abl&#8217;uso di tappezzerie nasce generalmente da un&#8217;esigenza di confort e calore, oltre che di esibizione di fasto e agiatezza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_3144\" id=\"identifier_51_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Amico Del Rosso, Appunti per una storia del ricamo palermitano in et&agrave; barocca. La committenza nobiliare, in Splendori di Sicilia Arti decorative dal Rinascimento al barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri,10 dicembre 2000-30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 205.\">52<\/a><\/sup>. Prezioso doveva essere il parato inventariato a palazzo Castellana ovvero \u00abnella Casa alle Vergini\u00bb rappresentato come un \u00abTosello buono riccamato di figure con la sua frinza di corallo nel friscio, e nella caduta della spalliera\/ Due risparti ricamati ugualmente al Tosello\u00bb. Si trattava, in tutta evidenza, del medesimo ricco cortinaggio stimato nel 1739 in occasione del\u00a0 matrimonio di don Agesilao e donna Antonia. I ricami in corallo sono una caratteristica della manifattura aulica: come nota Maria Concetta Di Natale \u00abL&#8217;esplosione barocca, consona alla terra di Sicilia e alla sua gente, aveva trovato l&#8217;arte del corallo pronta a esprimere nel nuovo stile le proprie capacit\u00e0 espressive [\u2026] con prodotti di poliedrica ricchezza ed esuberanza. Di gusto barocco sono diversi paliotti d&#8217;altare ricamati in corallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_52_3144\" id=\"identifier_52_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Ad laborandum curallum, in I grandi capolavori del corallo I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, a cura di V.P. Li Vigni-M.C. Di Natale-V. Abbate, p. 49.\">53<\/a><\/sup>. Ancora preziosi ricami <em>alla moda <\/em>dovevano presentare il \u00abGrappo buono ricamato d&#8217;oro, ed argento\u00bb, le \u00abFalde di lama celeste numero quattordeci\u00bb e il \u00abLetto grande di lama celeste riccamato d&#8217;oro ed argento a fiori naturali\u00bb. Rimarchevole la presenza di un \u00abTosello di Damasco cremisi con Ritratto di S.R.M\u00bb.<em> <\/em>Costituiva<em> <\/em>infine un tenero richiamo al mondo dell&#8217;infanzia il \u00abguarnimento per Battizzare fanciulli di molla ondiata celeste guarnita d&#8217;argento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ragguardevole risultava l&#8217;argenteria posseduta dal duca di Castellana: il peso totale ammontava a \u00ablibre quattrocento novanta cinque oncie dieci\u00bb. L&#8217;inedito inventario dei beni del <em>quondam <\/em>transitati agli eredi presenta, tra le molte suppellettili da tavola, anche manufatti squisitamente ascrivibili all&#8217;universo delle arti decorative come \u00abil deser d&#8217;argento colle Figure di porcellana\u00bb che veniva corredato dalle relative \u00abposate d&#8217;argento indorate per lo deser\u00bb; ancora venivano inventariati gli immancabili \u00abmazzetti di fiori alla naturale d&#8217;argento pello deser e numero due mazzetti come sopra pi\u00f9 grandi d&#8217;argento\u00bb. Sollecita l&#8217;immaginazione la descrizione di una suppellettile d&#8217;arte decorativa che ipotizziamo potesse essere un pezzo forte dell&#8217;arredo del <em>Cammarone <\/em>del palazzo Castellana, nonch\u00e9 motivo di vanto ed orgoglio dei proprietari: all&#8217;interno di \u00abuna Cassotta\u00bb veniva inventariata \u00abuna Fontana d&#8217;argento\u00bb che si componeva di \u00abnumero 20 pezzi di palaustrata d&#8217;argento\u00bb, e ancora \u00abnumero 4 pilastri con sue colonne d&#8217;argento\u00bb, \u00abun&#8217;incerchiata che va a posare sopra li quattro pilastri d&#8217;Argento\u00bb e infine, a completare il tutto, \u00abuna stella che va sopra detta incerchiata d&#8217;argento\u00bb. Ancora argenti preziosi erano quelli esclusivamente dedicati al benessere quotidiano del Nostro; lunga \u00e8 infatti la \u00abNota d&#8217;argento pella Barba del signor Duca di Castellana\/ Una Palangana con suo bucale, e suo Collaro d&#8217;argento [\u2026] altra Palangana con suo bucale\/ una scotella pella saponata\/ una Saponiera con suo coperchio\/ un Marzapano con suo coperchio\/ altro Marzapano con suo<em> <\/em>coperchio ovato\/ un bicchiere con suo piattino ovato\/ Due piccoli scotellini con suo coperchio\/ Una Sponziera con suo coperchio traforato\/ un scatolino piatto che forma due candilieri\/ una Buggia\/ un pajo di speroni\/ un Fanale [&#8230;] una Candela con suo paralume tutto d&#8217;argento a due lumi con tre catene per il smeccatore, molla, e suo caccia meccio, ed astuta lume\/ una calamariera con suo calamajo renaloro con suo commoglio, ed ostiera, e senza campanello\/ una piccola campanella con sigillo\/ due scatolini grandi\u00bb. Tra gli argenti sacri figuravano<em> \u00ab<\/em>Un reliquiario con cornice ed intaglio di rame dorato con l&#8217;Immagine della Nativit\u00e0 di Nostro Signore\u00bb, \u00abUn ostensorio d&#8217;argento girato con diversi fiori di filagrana\u00bb, \u00abun calice d&#8217;argento e Patena con piede di rame\u00bb. Inoltre erano presenti \u00abdue Sicchitelli per il Capizzale per acqua santa\u00bb. La presenza nell&#8217;inventario in esame di \u00abdue piccoli fiaschi per acqua di odore\u00bb<em> <\/em>richiama<em> <\/em>a una particolare suppellettile ovvero la \u00abprofumiera\u00bb. I manufatti dovevano essere simili al \u00abVasetto per acqua profumata\u00bb in argento, di collezione privata<sup><a href=\"#footnote_53_3144\" id=\"identifier_53_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, scheda II, 73, in Ori e argenti&hellip;, Milano 1989, p. 237.\">54<\/a><\/sup>. La Di Natale sottolinea che \u00abla fiaschetta d&#8217;argento per acqua profumata [&#8230;] \u00e8 un&#8217;opera molto rara tra quelle, gi\u00e0 di per s\u00e9 di difficile reperimento, di uso profano\u00bb. Inoltre ribadisce che \u00absuppellettili come questa erano [&#8230;] presenti nelle case nobili della Sicilia del XVII secolo\u00bb e infine \u00absi ha dunque [\u2026] sentore di quanto fossero diffuse le \u201cprofumiere\u201d d&#8217;argento nelle nobili famiglie siciliane, di cui quella in esame \u00e8 indubbiamente interessante anche per la sua originalissima forma a fiaschetto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_3144\" id=\"identifier_54_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">55<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;universo delle arti decorative appartenevano ancora alcune suppellettili evocative di quel gusto collezionistico legato alle <em>wunderkammern<\/em> e agli oggetti ricercati, particolari e spesso curiosamente bizzarri. Preziosi per i materiali impiegati erano \u00abUna Santa Rosalia d&#8217;ambra con piedestallo di Madreperla\u00bb, \u00abUn San Sebastiano di corallo con suo Pedestallo\u00bb, \u00abun San Francesco di corallo con piedestallo simile\u00bb, \u00abUn Ssmo Crocifisso di avolio e sua Croce di Tartaruca con suoi imposti\u00bb e \u00abaltro Piedestallo di rame dorato girato di corallo\u00bb. Si inseriva nel filone delle estrosit\u00e0 naturalistiche la \u00abNoce Indiana legata in argento\u00bb. Preziose suppellettili infine, dovevano essere \u00abl&#8217;Assunzione di Maria Vergine d&#8217;avorio\u00bb, \u00abun carretto e due rami\u00bb, e \u00abla Fontana di Madreperla\u00bb<sup><a href=\"#footnote_55_3144\" id=\"identifier_55_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Preziose suppellettili di arte decorativa sono spesso documentate negli inventari nobiliari; tra i tanti, cfr. S. Anselmo, Le opere d&rsquo;arte decorative nell&rsquo;inventario dei beni ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte, in Cinquantacinque racconti per i dieci anni. Scritti di Storia dell&rsquo;Arte, a cura del Centro Studi sulla civilt&agrave; artistica dell&rsquo;Italia meridionale &acute;Giovanni Previtali`, Soveria Mannelli 2013, pp. 373-381.\">56<\/a><\/sup>. Non mancavano le <em>\u00ab<\/em>scaffarate\u00bb, suppellettili molto comuni a quel tempo. All&#8217;interno di teche di legno e cristallo venivano ricomposte scene, quasi sempre d&#8217;ispirazione sacra: Nativit\u00e0, Annunciazioni, Adorazioni; un vero tripudio di bambinelli, Madonne e santi che, in un mix ben riuscito di devozione e ostentazione, venivano inseriti in contesti miniaturizzati, dove trionfavano filigrana d&#8217;argento, coralli e pietre preziose. Tra i gioielli destano interesse \u00abuna Paranza di fibbij di oro di piedi e giarrittieri\u00bb, \u00abun pajo di bottoncini di cammicia d&#8217;oro\u00bb, gli immancabili \u00abfila di corallo ed una Manuzza\u00bb ma anche \u00abtre Agnus Dei mezzani altri 5 piccoli\u00bb e \u00abcinque rosette di smalto e Pietre\u00bb. Infine \u00e8 significativa la presenza di \u00abuna spada d&#8217;oro\u00bb, prezioso oggetto da parata e di una<em> \u00ab<\/em>sella l&#8217;istessa rimessa dal bey di Tunisi riccamata d&#8217;oro, ed argento\u00bb: si trattava del prezioso dono ricevuto dal Nostro nel lontano aprile 1771, come aveva riportato il marchese di Villabianca<sup><a href=\"#footnote_56_3144\" id=\"identifier_56_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. nota 15, infra.\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Le committenze per la morte dell&#8217;arcivescovo Bonanno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Duca di Castellana si rivelava un committente particolarmente munifico in una particolare occasione: la morte di don Giacomo Bonanno, arcivescovo di Monreale e Inquisitore, suo zio paterno. L&#8217;alto prelato giungeva nella cittadina normanna nel 1753, dopo aver rivestito la medesima carica nella sede vescovile di Patti ed essere stato eletto Inquisitore Generale del Sant&#8217;Uffizio. La Sciortino ritiene il Bonanno un \u00abdiscussissimo arcivescovo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_57_3144\" id=\"identifier_57_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte la Committenza degli arcivescovi, Palermo 2011, p. 125.\">58<\/a><\/sup>. Inoltre, la studiosa giunge alla conclusione che l&#8217;arcivescovo Bonanno \u00abnei pochissimi mesi del proprio mandato riusc\u00ec a creare solo scompiglio e malumori a Monreale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_58_3144\" id=\"identifier_58_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 125., pp. 125-126.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 giugno 1754 veniva aperto il testamento di Don Giacomo Bonanno. L&#8217;alto prelato affidava il compito di eseguire le sue disposizioni testamentarie al nipote<em> \u00ab<\/em>signor Don Agesilao Bonanno Duca di Castellana, della di cui puntualit\u00e0, onoratezza, e coscienza sono cos\u00ec sicuro, che non voglio che abbia a rendere conto a chichesia, fidando tutto in lui[&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_59_3144\" id=\"identifier_59_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Magliocco F.M., Stanza VI, vol. 12957, ff. 161-167; cfr. Regesto documentario, Doc. 20, infra.\">60<\/a><\/sup>. Ottemperando alle precise disposizioni\u00a0 dell&#8217;arcivescovo che ordinava <em>\u00ab<\/em>tutto il mio mobbile s&#8217;abbia intieramente a vendere\u00bb, il nipote don Agesilao metteva in atto una serie di procedure di alienazione dei beni appartenuti al <em>quondam, <\/em>il cui ricavato sarebbe andato alla chiesa e diocesi di Patti<em>,<\/em> a persone di fiducia da lui stesso designate ovvero il canonico Arciprete Don Salvador Pisani, il canonico Don Domenico Licari ed il canonico Don Antonino Dissidomino<sup><a href=\"#footnote_60_3144\" id=\"identifier_60_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i numerosi atti di vendita dei beni di don Giacomo Bonanno cfr. Regesto documentario, Docc. nn. 10-11-14-17, infra.\">61<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi, inediti documenti ci dimostrano che il Nostro non si attenne perfettamente a certe altre disposizioni dello zio arcivescovo che chiedeva espressamente \u00abvoglio, che il mio Cadavere s&#8217;abbia ad interrare nella mia chiesa di Monreale in quel luogo che designer\u00e0 il Padre Abbate, e Capitolo di quella mia Cattedrale con una pompa decente, e niente eccedente; sopra di che ordino, e raccomando al mio Fidecommissario, che eseguisca puntualmente questa mia intenzione, e disposizione, di voler solamente nel mio interro, e sepoltura una semplice decenza, risparmiando quanto si pu\u00f2 a favore d\u00e8 Poveri, e delle Opere pie\u00bb. Il nipote, piuttosto che obbedire al desiderio di rigore e semplicit\u00e0 dell&#8217;Inquisitore, si affrettava ad ordinare solenni e dispendiose esequie. Il 22 gennaio 1754 i paratori Cosma Caracappa e Aloisio Amato ricevevano dal Duca di Castellana onze 104 \u00abin aver apparato lo talamo e la chiesa tutta di lutto nella Madrice Chiesa di Morreale come per l&#8217;infrascritta lista controsignata dal reverendo Don Niccol\u00f2 Palma Ingegniero\u00bb<em>. <\/em>Proprio la dettagliata relazione di don Nicol\u00f2 Palma, ingegnere-architetto del Senato di Palermo, ci chiarisce lo sfarzo di una veglia funebre che, nelle intenzioni del defunto arcivescovo, doveva essere ben pi\u00f9 morigerata. Il documento rivela un uso smodato di velluti, galloni nuovi, bastoni e \u00abcrocchioli d&#8217;oro\u00bb, di specchi, di \u00abfaldi nigri\u00ab\u00bb per parare \u00abtutta la Madrice chiesa di Monreale con suoj colonni, tosellone, choro, e talamo\u00bb e tanta \u00abrobba d&#8217;oro [\u2026] faldetti bastoni guarnazione, brindoli, brachettoni\u00bb che serv\u00ec a parare \u00abli colonni della chiesa, e l&#8217;ali di detta chiesa, choro, letterini, e talamo con sua banconata\u00bb<sup><a href=\"#footnote_61_3144\" id=\"identifier_61_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Regesto documentario, Doc. 6, infra.\">62<\/a><\/sup>. Sappiamo inoltre che il duomo di Monreale rimaneva parato a lutto per almeno undici giorni, stante la notizia secondo la quale il 30 gennaio 1754 sempre il Paratore Cosma Caracappa riceveva una onza e tar\u00ec quindici per \u00ablojero di numero 82 faldi nigri per lo spazio di giorni undeci\u00bb<sup><a href=\"#footnote_62_3144\" id=\"identifier_62_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Regesto documentario, Doc. 9, infra.\">63<\/a><\/sup>.<em> <\/em>Altre spese venivano sostenute dal Nostro per trasportare il defunto zio, evidentemente deceduto altrove, a Monreale; veniva infatti organizzato un corteo formato da \u00abUna Carrozza a sei per Anti Guardia\/ Una Carrozza a sei per la Parrochia\/ Una Carrozza \u00e0 otto per il cadavere\/ Una carrozza \u00e0 sei per li Parrini\/ Numero due carrozzini a quattro\u00a0 per li Paggi, e li gentiluomini\u00bb; inoltre il Cocchiere Maggiore di casa Bonanno-Castellana, Joseph di Noto, riceveva dal duca onze 2 e tar\u00ec 18 \u00abper riconoscenza delle Fattighe prestate tanto dal detto di Noto come Cocchiero Maggiore come dall&#8217;altri Cocchieri Maggiori e Cavalcanti per aver trasportato sino a Monreale il Cadavere del detto f\u00f9 Monsignore colle carrozze[&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_63_3144\" id=\"identifier_63_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Regesto documentario, Doc. 13, infra.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A poco pi\u00f9 di un anno dalla morte dell&#8217;esimio zio arcivescovo e inquisitore, il 12 febbraio 1755, Don\u00a0 Agesilao Bonanno ordinava infine di \u00abfare il mausoleo \u00f2 sia tumolo di marmo della felice recordanza del f\u00f9 Illustrissimo, e Reverendissimo Monsignor Don Giacomo Bonanno Vescovo che f\u00f9 di Patti, e per divina Misericordia Arcivescovo di Monreale, ed Inquisitor Generale della Suprema Inquisizione del Tribunale del Santo Ufficio di questo Regno di Sicilia da situarsi nella Venerabile Metropolitana Chiesa della Citt\u00e0 di Monreale in quel luogo designando dalli RR. PP.<em> <\/em>Benedittini d&#8217;essa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_64_3144\" id=\"identifier_64_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 487; cfr. Regesto documentario, Doc., 19, infra.\">65<\/a><\/sup>. Il monumento sepolcrale, nel documento definito \u00abmausoleo \u00f2 sia tumolo di marmo della felice recordanza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_65_3144\" id=\"identifier_65_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Ringrazio don Nicola Gaglio, arciprete della Cattedrale di Monreale, per avermi dato il permesso di fotografare il monumento Bonanno.\">66<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala03.jpg\">Fig. 3<\/a>), veniva commissionato a Vincenzo Vitagliano e Carmelo Rizzo, ambedue scultori palermitani, appartenenti a prestigiose famiglie di marmorari dalla lunga e documentata tradizione<sup><a href=\"#footnote_66_3144\" id=\"identifier_66_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vincenzo Vitagliano era figlio di Gioacchino e della seconda moglie di questi, Teresa Serpotta (sorella di Giacomo Serpotta), e padre di Gioacchino Junior, pure lui scultore. Per notizie sull&rsquo;artista cfr. V. Scavone, Vincenzo Vitagliano, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, vol. I, Architettura, Palermo 1993, ad vocem.\">67<\/a><\/sup>, i quali si obbligavano a fornire il manufatto \u00ab\u00e0 tutto loro attratto e mastria\u00bb. La dettagliata apoca notarile continua con l&#8217;interessante notizia secondo la quale il suddetto monumento funerario doveva rigorosamente essere eseguito<em> \u00ab<\/em>in tutto, e per tutto giusta la forma del disegno formato dal Signor Don Alessandro Vanni che resta conservato in potere di detto Signor Duca, e giusta la forma del modello che resta conservato in potere di detti obliganti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_67_3144\" id=\"identifier_67_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, c. 487.\">68<\/a><\/sup><em>. <\/em>Don Alessandro Vanni, principe di San Vincenzo, \u00e8 una interessante figura di architetto non ancora pienamente delineata. Eliana Mauro afferma che l&#8217;opera del Vanni \u00absi svolge in quel periodo di transizione teso ad accogliere i princ\u00ecpi del nuovo classicismo, e di ci\u00f2 egli si fa interprete\u00bb<sup><a href=\"#footnote_68_3144\" id=\"identifier_68_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Mauro, Alessandro Vanni, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, vol. I, Architettura, Palermo 1993, ad vocem.\">69<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel documento si faceva esplicito riferimento alla tipologia dei marmi da utilizzare: infatti si chiariva che \u00able pietre del qual mausoleo, \u00f2 sia tumulo debbano essere dell&#8217;infrascritta cio\u00e8 la banconata di pietra di Castellazzo del Signor Marchese Lungarini\u00bb<sup><a href=\"#footnote_69_3144\" id=\"identifier_69_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il marchese Vincenzo Ignazio Abbate di Lungarini aveva acquistato nel 1737 un feudo chiamato &ldquo;Castellazzo&rdquo; per 2400 onze. Il marmo di Casteldaccia, un rosso ammonitico nodulare, nei documenti appellato anche pietra di Castellazzo o pietra di Castellaccio, verr&agrave; ampiamente utilizzato nell&rsquo;edilizia nobiliare locale. Nel 1760 l&rsquo;architetto Andrea Gigante lo preferir&agrave; per la realizzazione della scala a doppia rampa di Palazzo Valguarnera-Gangi, eseguita a partire dal 1760. Il medesimo architetto utilizzer&agrave; invece il marmo rosso di Castellammare per il camino del camerone. A tal proposito si veda S. Piazza, Il palazzo Valguarnera-Gangi a Palermo, Palermo 2005, p. 64; l&rsquo;architetto Salvatore Attinelli nel 1766 far&agrave; eseguire al Palazzo Sant&rsquo;Isidoro alla Guilla, per conto del marchese Don Didaco del Castillo, &laquo;sogli posti nelli vani d&rsquo;apertura di pietra di castellaccio palmi 280.8 per onze 28.12&raquo; al marmoraro mastro Emanuele di Gabriele; l&rsquo;inedita notizia in A.M. Alaimo, Collezionismo e committenza dei Marchesi di Sant&rsquo;Isidoro, Tesi di Laurea Magistrale, A.A. 2015-2016, relatore prof.ssa M.C. Di Natale.\">70<\/a><\/sup>; veniva richiesto di apporre l&#8217;immancabile blasone ovvero \u00abla Tabella coll&#8217;armi di detto Signor Duca di Castellana ingastati in detta Tabella a seconda li colori che l&#8217;armi sudetti richiedono\u00bb<sup><a href=\"#footnote_70_3144\" id=\"identifier_70_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul monumento funebre dell&rsquo;Arcivescovo monrealese il&nbsp; blasone della Casa Bonanno-gatto nero passante su campo d&rsquo;oro-&egrave; vividamente reso con l&rsquo;impiego di marmi&nbsp; mischi. Per un approfondimento sull&rsquo;uso e la tipologia dei marmi e delle pietre locali in architettura si veda G. Montana, V. Gagliardo Briuccia, I marmi e i diaspri del Barocco&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; siciliano. Rassegna dei materiali lapidei di pregio utilizzati per la decorazione ad intarsio, Palermo 1998; R. Alaimo, R. Giarrusso, G. Montana, I materiali lapidei dell&rsquo;edilizia storica di Palermo. Conoscenza storica per il restauro, Enna 2008.\">71<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4 V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala04.jpg\">Figg. 4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, particolare del blasone, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala05.jpg\">5<\/a>). La cura nel dettaglio e la ricercatezza nel volere marmi pregiati proseguiva con la richiesta di eseguire \u00abil fondo della cassa di pietra Saravezza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_71_3144\" id=\"identifier_71_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Seravezza, antico borgo toscano sito nella provincia di Lucca, tra il mar Tirreno e le Alpi Apuane, deve la sua fama alle cave di marmo pregiato. Il &ldquo;marmo di Seravezza&rdquo;, rinomata pietra ornamentale, &egrave; detta anche Breccia Medicea: fu Cosimo d&egrave; Medici ad iniziare lo sfruttamento intensivo delle cave del monte Altissimo. Molto usata per rivestimenti e decorazioni, &egrave; una pietra particolarmente ricca di venature.\">72<\/a><\/sup>. E ancora si sottolineava l&#8217;esigenza di inserire il bacolo di<em> \u00ab<\/em>legname dorata dove si richiede e veniva definito il resto dell&#8217;opera, dovendosi eseguire la scultura, e tutto il rimanente dell&#8217;architettura di marmo bianco con che la statua di detto f\u00f9 Monsignor Bonanno vestita alla vescovile (<a title=\"Fig. 6. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala06.jpg\">Figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, dettaglio veste, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala07.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, dettaglio veste, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala08.jpg\">8<\/a>) si debba situare \u00f2 \u00e0 sedere, \u00f2 in ginocchio secondo si vorr\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_72_3144\" id=\"identifier_72_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 487.\">73<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala09.jpg\">Fig. 9<\/a>)<em>. <\/em>L&#8217;elegante monumento funerario dell&#8217;arcivescovo Bonanno si trova all&#8217;interno della cappella di San Benedetto, situata nell&#8217;angolo tra il braccio destro del transetto e la navata destra del Duomo di Monreale. Tale cappella, secondo quanto ci riferisce Wolfgang Kr\u00f6nig, \u00abin antico [\u2026] costituiva la cappella di San Cataldo di cui si sconosce la data di fondazione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_73_3144\" id=\"identifier_73_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. Kr&ouml;nig, Il Duomo di Monreale e l&rsquo;architettura normanna in Sicilia, Palermo 1965, p. 131.\">74<\/a><\/sup><em>.<\/em> Nel descrivere il mausoleo del Bonanno, il Kr\u00f6nig si sofferma sulla \u00abfigura in marmo dell&#8217;arcivescovo, rappresentata in ginocchio su un cuscino poggiato sul sarcofago, (<a title=\"Fig. 10. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, dettaglio cuscino, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala10.jpg\">Fig. 10<\/a>) col viso sereno e raccolto [\u2026] rivolta interamente verso l&#8217;altare con le mani giunte sul petto in gesto di preghiera\u00bb<sup><a href=\"#footnote_74_3144\" id=\"identifier_74_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. Kr&ouml;nig, Il Duomo di Monreale&hellip;, 1965, p. 134. Lo studioso, pur descrivendo accuratamente l&rsquo;opera in questione, non avanza ipotesi attributive.\">75<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 11. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. V. Vitagliano e C. Rizzo su disegno di Alessandro Vanni, &lt;i&gt;Monumento funebre dell'arcivescovo Bonanno&lt;\/i&gt;, Monreale, Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nova, Cappella di San Benedetto, 1755.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ala12.jpg\">12<\/a>). Al Marabitti \u00e8 senz&#8217;altro da ascrivere la <em>Gloria di San Benedetto, <\/em>il grande rilievo in marmo sull&#8217;altare della cappella che, secondo il Kronig, \u00e8 \u00abcommissionato gi\u00e0 dal 1760 e portato a termine solo nel 1776\u00bb<sup><a href=\"#footnote_75_3144\" id=\"identifier_75_3144\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. Kr&ouml;nig, Il Duomo di Monreale&hellip;, p. 131.\">76<\/a><\/sup>, mentre, come dimostrato dai documenti citati, il monumento Bonanno \u00e8 opera del Vitagliano e del Rizzo su disegno di Alessandro Vanni.<\/p>\n<p>REGESTO DOCUMENTARIO*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Vengono qui presentati tutti gli inediti documenti che riguardano, a vario titolo, il personaggio don Agesilao Bonanno-Castellana. Tali documenti, disposti in ordine cronologico e rintracciati da chi scrive, sono tratti dai fondi conservati presso l&#8217;Archivio di Stato di Palermo. Per i criteri metodologici adottati nella trascrizione: D. Ruffino, G. Travagliato, <em>Gli archivi per le Arti Decorative in Sicilia dal Rinascimento al Barocco<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, <\/em>catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 742.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1708 gennaio 25, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capitoli matrimoniali di <em>Donna Antonina Joppulo Gianguercio Spadafora e Mastrilli donzella vergine d&#8217;et\u00e0 d&#8217;anni sedeci in circa figlia legitima, e naturale del quondam Illustre Don Pietro Joppulo Gianguercio, e Bologna, e dell&#8217;Illustre Donna Agata Joppulo Spadafora Lo Bianco, e Mastrilli vivente Duca, e Duchessa di San Biaggio olim jugali sposa da una parte, e l&#8217;illustre Don Melchiorre Bonanno Crisafi, Afflitto e Gaetano Duca di Castellana figlio legitimo e naturale del\u00a0 quondam Illustre Don Agesilao Bonanno, e dell&#8217;illustre Donna Isabella Bonanno vivente Duca e Duchessa di Castellana olim jugali sposo dall&#8217;altra parte[&#8230;]. <\/em>Tali capitoli venivano stipulati con l&#8217;autorit\u00e0 e il consenso di <em>Don Antonino Giuseppe Joppulo Principe di Sant&#8217;Antonino Duca di San Biaggio del Consiglio di Sua Cattolica maest\u00e0 e suo Maestro rationale nel Tribunale del Real Patrimonio in questo regno di Sicilia avo paterno di essa illustre sposa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo documento viene citato il luogo alla Noce che dunque perviene al duca Bonanno di Castellana in questo momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di pi\u00f9 per contemplatione e decoro del presente matrimonio detto Illustre Principe di Sant&#8217;Antonino per esso e suoi eredi e familiari in perpetuo oltre le dette doti come sopra dotate da detta donna Antonina sposa, ha dotato e dota [&#8230;] alla detta signora Antonina sposa sua nipote, e per essa al detto signor duca di Castellana [&#8230;] tutto ed integro il suo loco grande chiamato della nuci con quella quantit\u00e0 d&#8217;acqua del fiume Gabriele al detto loco spettante, con vigne, giardini alberi stanze, casino magaseni, ed altri in detto loco esistenti, nec non tutto il mobile [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si chiarisce, inoltre che detto<em> loco grande chiamato della nuci <\/em>perviene al principe di Sant&#8217;Antonino in quanto assegnatario della <em>quondam Illustre Donna Maria Gianguercio[&#8230;] per l&#8217;atti di notaio Francesco Formica di Palermo fatti li 8 aprile 15 ind. 1676<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa<em>, Fondo notai defunti, <\/em>Paolo<em> <\/em>Mottola<em>, <\/em>St. VI, vol. 2046, ff. 821-831.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1714 aprile 14, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dotali di Donna Rosalia Caccamo e Branciforte figlia di don Bartolomeo Caccamo e Orioles e donna Antonia Caccamo e Branciforte, Principe e Principessa di Castelforte, e Don Cristoforo Massa e Galletti Duca di Castro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Carlo Magliocco, vol. 2339<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1739 aprile 28, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Donna Rosalia Caccamo e Branciforte figlia di don Bartolomeo Caccamo e Orioles e donna Antonia Caccamo e Branciforte, Principe e Principessa di Castelforte, e Don Cristoforo Massa e Galletti Duca di Castro vengono restituite le doti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In primis dui quadri, cio\u00e8 uno di S. Bartolomeo, e l&#8217;altro la Coronazione per la sua arte, e perizia l&#8217;hanno apprezzato valere per onze quindeci con cornice dorati &lt;15<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di San Giovanne per onza una &lt;1<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro dell&#8217;esaltazione della Croce con cornice piccola nera ed oro per onze tre e tar\u00ec ventiquattro&lt;3.24<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro della Nativit\u00e0 con cornice ordinaria addorata per onze due e tar\u00ec ventiquattro &lt;2.24<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di Ges\u00f9 e Maria e Giuseppe con cornice nera e mistura per onze due &lt;2<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro lungo sopra porta di paisaggi con cornice addorata all&#8217;antica per onze quattro &lt;4<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro con li santi tre Re immaggi con cornice ordinaria addorata per onze cinque &lt;5<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item due quadri cio\u00e8 uno di San Francesco di Paula, e l&#8217;altro di San Francesco Saverio con cornice ordinaria addorata mano del Morrialese per onze trentacinque &lt;35<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item due quadri di Florinda, e Tancredi con cornice addorata per onze otto &lt;8<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item due sopraporti sperlonghi con cornice ordinaria addorai per onza una e tar\u00ec sei &lt;1.6<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro dell&#8217;assedio di Vienna con cornice addorata per onza una &lt;1<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item numero sei quadri di paisaggi con cornice piccola addorate di otto e sei per onze dieci e tar\u00ec ventiquattro &lt;10.24<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item dui quadri, cio\u00e8 uno di Seneca svenuto, e l&#8217;altro di Mutio Scevola con cornice addorata di duodeci, e novi per onze quindeci &gt;15<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di prospettiva di dieci, e sei con cornice addorata per onze novi &lt;9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un intrigo di pottini per sopra arcova con cornice addorata per onze cinque &lt;5<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item dui sopraporti con cornice bianchi per onze tre &lt;3<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro della Maddalena di quattro e cinque con cornice addorata per onze quattro &lt;4<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di frutti di quattro e cinque con cornice d&#8217;oro liscia per onze due e tar\u00ec quindeci &lt;2.15<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di quattro e sei con l&#8217;Immagine dell&#8217;Immaculata Signora senza cornice per tar\u00ec diecisette &lt;__17<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di Santa Rosalia di quattro senza cornice per tar\u00ec ventiquattro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro dell&#8217;Immaculata Signora di otto, e cinque con cornice bianca per onze tre e tar\u00ec quindeci <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item un quadro di transito di vergini di otto, e sei senza cornice per onze tre &lt;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item dui specchi grandi con Imposti di oro con lumi di quattro quarti e menzo l&#8217;uno per onze sedeci &lt;16<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item altri due specchi pi\u00f9 grandi con lume di cinque quarti, e menzo l&#8217;uno con cornici ed imposti di oro per onze ventiquattro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Item altri due specchi con lume di quattro quarti e mezzo l&#8217;uno con\u00a0 cornici di cristalo per onze duodeci[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>item un paro di scrittorij d&#8217;ebbano nero\u00a0 e tartuca fina senza piedi per onze quattordeci &lt;14<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[\u2026] item due scrittorij d&#8217;osso di tartuca ed ebbano con suoi piedi di mustura[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Filippo Lionti, vol. 5472, ff.\u00a0 3426-3430<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1739 aprile 29, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Capitoli del matrimonio tra donna Antonia Massa, Caccamo, e Branciforti di anni 18, figlia di Don Cristoforo Massa e Galletti Duca di Castel di Iaci, e conte di san Giovanni la Punta, e di Donna Rosalia Massa, Caccamo e Branciforti Duchessa di Castel di Iaci, e Contessa di San Giovanni La Punta, sposa da una parte, e l&#8217;Illustre Don Agesilao Bonanno, e<\/em> <em>Joppulo, duca di Castellana figlio del quondam Don Melchiorre Bonanno e della vivente Donna Antonia Bonanno Joppulo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La duchessa Rosalia Caccamo e Branciforte, madre della sposa donna Antonia Massa, dona alla figlia le stesse doti restituitele dal marito Duca di Castel di Iaci nel precedente atto datato 28 aprile 1739.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunt<\/em>i<em>, <\/em>Filippo Lionti, Stanza VI, vol. 5472, ff. 3438-3498<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1752 dicembre 23, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>don Antonino Monteaperto Duca di santa Elisabetta, Ministro plenipotenziario di S M. il Re delle due Sicilie, dimorante ordinariamente \u00e0 Dresda, essendo al presente in Parigi alloggiato all&#8217;albergo di Spagna[&#8230;] di sua volont\u00e0 ave constituito, fatto, creato, e sollennemente ordinato, ed ordina in suo vero certo, ed indubitato procuratore, Attore, Fattore l&#8217;Eccellentissimo Signore Don Agesilao Bonnanno Duca di Castellana degente nella felice e fidelissima citt\u00e0 di Palermo del Regno di Sicilia[&#8230;] allo scopo di regere, governare, ed amministrare tutti, e singoli beni del detto <\/em>Eccellentissimo Signor Constituente[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza 6, vol. 12958, ff. 290-301<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 gennaio 22, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paratori Cosma Caracappa e Aloisio Amato ricevono dal Duca di Castellana onze 104 <em>in aver apparato lo talamo e la chiesa tutta di lutto nella Madrice Chiesa di Morreale come per l&#8217;infrascritta lista controsignata dal reverendo Don Niccol\u00f2 Palma Ingegniero<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue la relazione firmata <em>Sac. D. Niccol\u00f2 Palma Ingegniero<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Habito fatto per l&#8217;Eccellentissimo Monsignore Bonanno Acivescovo di Monreale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per haver fatto un tosello di velluto carmisino e suo talamo [\u2026] per haver parato tutta la capella di San Castrenzio di velluto [\u2026] per lojero di numero 300 pezzi di galloni nuovi [\u2026] per haver guarnito tutto il talamo, e tosellame di bastoni d&#8217;oro, e crocchioli d&#8217;oro [\u2026] per haver parato tutta la Madrice chiesa di Monreale con suoj colonni, tosellone, choro, e talamo di faldi nigri [\u2026] per haver guarnito di robba d&#8217;oro cio\u00e8 di faldetti bastoni guarnazione, brindoli, brachettoni, li colonni della chiesa, e l&#8217;ali di detta chiesa, choro, letterini, e talamo con su banconata [\u2026] per lojero di 12 colonni di specchi per serviggio di detto talamo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 211.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 gennaio 22, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pittore Gaspare Giattino riceve dal duca di Castellana, in quanto Fiduciario del defunto arcivescovo Bonanno, onze otto e tar\u00ec 20 per attratto e mastria <em>in aver dipinto le Tabelle colle armi della casa Bonanno, del S. Officio, Della Citt\u00e0 di Patti, e di Monreale per il talamo di detto fu Monsignore [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue la relazione delle opere eseguite, controsiglata dal Giattino e da don Nicol\u00f2 Palma<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fattiga fatta di Pittura di molte tabelle per l&#8217;armi diversi consistenti di quattro quarti cio\u00e8 il primo l<\/em><em>a casa Bonanno, secondo del tribunale del Sant&#8217;Offficio, terzo della citt\u00e0 di Patti con l&#8217;aquila, quarto della citt\u00e0 di Monreale, per il talamo funebre fatto nella Cattedrale di Monreale per l&#8217;occasione della Morte dell&#8217;Eccellentissimo Signor Arcivescovo Bonanno\/ Primieramente per haver fatto di Pittura sopra carta Reale numero 10 tabelloni con l&#8217;armi diversi come sopra, con suoi ornati consistenti, un Scudo con Cappello allacciato e Croce arcivescovile ed altri onze 2_20\/ E pi\u00f9 per haver dipinto altri numero 10 tabbelli pi\u00f9 piccoli sopra detta carta Reale con l&#8217;armi diversi come sopra onze 2\/ E pi\u00f9 per haver dipinto numero 16 Tabbelli senza ornati con l&#8217;armi diversi come sopra ch\u00e8 si posero dentro i Tabbelloni d&#8217;oro delli Paratori onze 2_4\/ e pi\u00f9 per haver dipinto \u00e0 sughi d&#8217;erbi numero 16 Tabbelloni con l&#8217;armi diverse come sopra sopra carta d&#8217;Argento matta ch\u00e8 furono di bisogno portione per il Bagullo, portione per la Cassa, e portione per li ventagli onze 1_18\/ E pi\u00f9 per haver dipinto numero 3 tabbelloni alti palmi 9 e larghi palmi 6 per ogn&#8217;uno con iscrittioni dentro sopra carta Reale onze 8_12\/ cio\u00e8 numero 2 che furono di bisogno per innanti la porta Maggiore, uno al lato destro, e l&#8217;altro al sinistro, e il terzo per il Talamo onze 1_15\/ <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, ff. 222-223<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 8<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 gennaio 22, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Matteo Calandra riceve onze 60 e tar\u00ec 5_4 <em>per aver fatto la Cassa e lo Baullo<\/em> per la sepoltura dell&#8217;arcivescovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, ff. 222-223<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 gennaio 30<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Paratore Cosma Caracappa riceve onze 1.15\u00a0 per <em>lojero di numero 82 faldi nigri per lo spazio di giorni undeci.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, ff. 299.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 10<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 febbraio 4, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Duca di Castellana, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie dello zio Giacomo Bonanno arcivescovo di Monreale, procede alla vendita dei suoi beni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a Joseph Sidoti <em>un abito vescovile lungo usato [\u2026] color violaceo, e mantelletta dell&#8217;istesso colore pro pretio onze sex[&#8230;]<\/em>inoltre a <em>Don Joseph Masi[&#8230;] due mezzi bur\u00f2 d&#8217;aciaro ed oliva nuovi\u00a0 pro pretio onze novem [\u2026] Antonio Alajmo [\u2026] due cantarani d&#8217;aciaro ed oliva pro pretio onzeocto et tar\u00ec quindecimi [\u2026] Antonino Barbarotto [\u2026] quattro boffettoni d&#8217;ebbano uno con tre cassoni uno grande, e due picoli pro pretio onze trium et tar\u00ec novem<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti,<\/em> Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 353.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 11<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 febbraio 9, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joseph Sidoti si aggiudica <em>una sedia di riposo con fodera di damasco<\/em> per onze 2-13-10 e ancora <em>un orologgio di capizzo con cordino con coperta di tartaruca, piancie di rame dorato pro pretio onze duadecim et tar\u00ec viginti, <\/em>beni appartenuti all&#8217;arcivescovo Bonanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 422.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 12<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 febbraio 11, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Santo Morale riceve dal duca onze 2_2 per <em>loero [&#8230;] mule servite per trasporto dell&#8217;altre carrozze, che accompagnarono sino in Monreale il cadavere di detto f\u00f9 Monsignor Bonanno [\u2026] <\/em>inoltre si pagavano tar\u00ec 8<em> per loero di una sedia volante per servizio del sacerdote don Nicol\u00f2 Palma Ingegniero, et di Don Tommaso Failla aggiutante del medesimo saliti in Morreale per assistere a perfezionare il catafalco.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 441.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 13<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 febbraio 11, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joseph di Noto riceve da Don Agesilao Bonanno onze 2_18 <em>[\u2026]<\/em> <em>per riconoscenza delle Fattighe prestate tanto dal detto di Noto come Cocchiero Maggiore come dall&#8217;altri Cocchieri Maggiori e Cavalcanti per aver trasportato sino a Monreale il Cadavere del detto f\u00f9 Monsignore colle carrozze[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Carrozzi che servirono per portare il Cadavere a Monte Regale\/ Una Carrozza a sei per Anti Guardia [&#8230;]\/ Una Carrozza a sei per la Parrochia [&#8230;]\/ Una Carrozza \u00e0 otto per il cadavere [&#8230;]\/ Una carrozza \u00e0 sei per li Parrini [&#8230;]\/ Numero due carrozzini a quattro\u00a0 per li Paggi, e\u00a0 gentiluomini [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 443.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 14<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 febbraio 14, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Agesilao Bonanno vende a don Joseph Cipolla <em>numero 21 pezzi di quadri, e paesaggi tra grandi e piccoli con cornice o senza pro pretio onze undecim et tar\u00ec\u00a0 8. <\/em>Inoltre, Joseph Sidoti acquista <em>un quadretto con figura della Vergine SS.ma di lana lavorato ad uso D&#8217;arazzo con suo cristallo, e cornice d&#8217;ebbano <\/em>onze 2_17 e <em>quattro croci di Santo Officio riccamati d&#8217;oro e d&#8217;argento pro pretio onze 1_12_10<\/em>; ancora una volta si tratta di beni appartenuti all&#8217;arcivescovo Bonanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 479.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 15<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 giugno 17, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apertura del testamento di don Giacomo Bonanno, arcivescovo di Monreale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel Nome di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, in cui \u00e8 la Salute, Vita, e Resurrezione Nostra Amen\/ Io Giacomo Bonanno gi\u00e0 vescovo di Patti, e per divina misericordia Arcivescovo di Monreale, ed Inquisitore Generale della Suprema di questo Regno di Sicilia, trovandomi sano di corpo, mente, senzo, intelletto, e della mia propia raggione ben composto[&#8230;] <\/em>disponeva dei suoi beni materiali e ordinava che\u00a0 sua erede fosse chiesa e diocesi di Patti. Esecutore delle sue disposizioni sarebbe stato <em>mio Nipote il signor Don Agesilao Bonanno Duca di Castellana, della di cui puntualit\u00e0, onoratezza, e coscienza sono cos\u00ec sicuro, che non voglio che abbia a rendere conto a chichesia, fidando tutto in lui, ed in mancanza di lui, il che non credo, eleggo i miei due\u00a0 Nepoti Don Pietro e Don Gaetano Bonanno conjunctim, et non divisim[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Primariamente voglio, che il mio Cadavere s&#8217;abbia ad interrare nella mia chiesa di Monreale in quel luogo che designer\u00e0 il Padre Abbate, e Capitolo di quella mia Cattedrale con una pompa decente, e niente eccedente; sopra di che ordino, e raccomando al mio Fidecommissario, che <\/em><em>eseguisca puntualmente questa mia intenzione, e <\/em><em>disposizione, di voler solamente nel mio interro,e sepoltura una semplice decenza, risprmiando quanto si pu\u00f2 a favore d\u00e8 Poveri, e delle Opere pie. Di pi\u00f9 ordino, e voglio, che il mio Cadavere non si abbia punto a sparare, ne imbalsamare, imponendo, ed incaricando ci\u00f2 al mio Fidecommisario, sotto la pena di commettere Furto contra li Poveri, e le opere pie, alle quali si detrae quella somma, che si spenderebbe ad imbalsamare il putrido, e miseria del nostro corpo; onde voglio, ed espressamente comando, che il cadavere si riponga in una cassa foderata di Landa, o di piombo, bene impiciata, per non penetrare il malo odore in quei giorni, che dovr\u00e0 stare esposto, dispenzando in ci\u00f2 a quella formalit\u00e0 di stare il cadavere alla vista del Popolo, sul riflesso che meno importa tale formalit\u00e0 di quello, che giova l&#8217;erogare a poveri, ed alle opere pie la spesa della imbalsamazione; oltre che lo sparare il cadavere non \u00e8 operazione che molto si adatta al nostro senzo comune.[&#8230;] Di pi\u00f9 ordino che tutto il mio mobbile s&#8217;abbia intieramente a vendere[&#8230;] Voglio ancora che tutte le pianete, camici, e palio non si abbiano da vendere, ma tali quali si abbiano a mandare alla mia chiesa Cattedrale di Patti per uso, e serviggio della medesima[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957 ff. 161<em>&#8211;<\/em>167<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 16<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 luglio 11, Monreale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sac. Antonino Colonna, vice tesoriere della Chiesa Metropolitana Santa Maria la Nuova di Monreale, redige la lista delle vesti e dei giogali con i quali l&#8217;arcivescovo Giacomo Bonanno era stato sepolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Faccio fede Infrascritto Canonico Tesoriero di questa Maggiore Metropolitana Chiesa a chi spetta veder la presente qualmente l&#8217;eccellentissimo, Reverendissimo f\u00f9 Monsignor Don Giacomo Bonanni Arcivescovo fu sepolto con le seguenti vesti suoi propri: cio\u00e8 Amitto proprio\/ Rocchetto proprio\/ Cammice proprio\/ Cingolo d&#8217;oro della sudetta Chiesa\/ Due tonicelle di terzanello color violacee proprie\/ Pianeta, Stola , e Manipolo di lama violacea proprii con Gallone d&#8217;oro di francia\/ Croce gemmata falsa propria\/ Anello pastorale falso proprio\/ Guanti violacei di sudetta Chiesa\/ Mitra bianca di sudetta Chiesa\/ Bacolo di sudetta chiesa\/ Onde in fede del Vescovo ho fatto la presente\/ Oggi Monreale 11 Luglio 1754\/ sac. Antonino Canonico Colonna Vice Tesoriero <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12959 f. 137<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 17<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 agosto 21, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Agesilao Bonanno vende per onze 17_7 <em>una sedia portatile con il di fuori di tela e pittura ed il didentro ed il sopracielo di velluto cremisi riccamati di punto di Spagna d&#8217;argento<\/em>, appartenuta all&#8217;arcivescovo Bonanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12957, f. 731.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 18<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1754 settembre 4, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lista di beni appartenuti all&#8217;arcivescovo Bonanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quattro pianete ricamate d&#8217;oro di quattro differenti colori; cio\u00e8 bianco, rosso, verde e pavonazzo; con quattro gremmiali pure ricamati della medesima maniera, correspondenti a sudetti 4 colori\/ Sei delle otto Tonicelle di terzanello, corrispondenti alli sopradetti colori; con un picciolo perfilo d&#8217;oro nell&#8217;orlo, stante le due tonicelle negre, osieno state pavonazze, essersi sepellite col Cadavere del sudetto fu Monsignor Bonanni\/ Quattro altre pianete delle cinque di lama d&#8217;argento, guarniti di gallone di Francia, corrispondenti a\u00a0 diffferenti colori, bianco, rosso, verde, pavonazzo, e nero; stante la pianeta nera, o sia stata pavonazza, essersi sepellita col Cadavere\/ Una Pianeta di drappo di Francia Fiorato con gallone d&#8217;argento, ed un palio d&#8217;altare del medesimo drappo, che servivano nella cappella del Prelato con sua borsa corrispondente con gallone d&#8217;oro\/ [\u2026] Due dei tre camici con guarnizione fina, uno con guarnizione alta un palmo, e mezzo circa; e l&#8217;altra con guarnizione di due terzi; stante il camice migliore con guarnizione di Fiandra essersi sepellito col cadavere\/ Pi\u00f9 un calice con sua patena d&#8217;argento indorato, sei candelieri d&#8217;argento cisillati di peso come nella donazione\/ quattro vasi d&#8217;argento per l&#8217;altare di peso come nella donazione [\u2026] che li sopradetti giogali mancanti sieno stati sepelliti consta dalla lista qui annessa fatta fare dal vicetesoriero del Capitolo di Monreale <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Francesco Maria Magliocco, Stanza VI, vol. 12959, ff. 134-136<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 19<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1755 febbraio 12, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il duca di Castellana commissiona a Vincenzo Vitagliano e Carmelo Rizzo il monumento funebre dello zio arcivescovo Giacomo Bonanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Die duodecimo februarii tertia inditioniis millesimo septegentesimo quinquagesimo quinto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vincentius Vitagliano, et Carmelus Rizzo\u00a0 m.n.c.c.n. [\u2026] <\/em>si obbligano con <em>Domino Don Agesilao Bonanno Duci Castellana [\u2026] \u00e0 tutto loro attratto e mastria [&#8230;] fare il mausoleo, \u00f2 sia tumolo di marmo della felice recordanza del f\u00f9 Illustrissimo, e Reverendissimo Monsignor Don Giacomo Bonanno Vescovo che f\u00f9 di Patti, e per divina Misericordia Arcivescovo di Monreale, ed Inquisitor Generale della Suprema Inquisizion del Tribunale del Santo Ufficio di questo Regno di Sicilia da situarsi nella Venerabile Metropolitana Chiesa della Citt\u00e0 di Monreale in quel luogo designando dalli RR. PP. Benedittini d&#8217;essa, e questo in tutto, e per tutto giusta la forma del disegno formato dal Signor Don Alessandro Vanni che resta conservato in potere di detto Signor Duca, e giusta la forma del modello che resta conservato in potere di detti obliganti, le pietre del qual mausoleo, \u00f2 sia tumulo debbano essere dell&#8217;infrascritta cio\u00e8 la banconata di pietra di Castellazzo del Signor Marchese Lungarini, la Tabella coll&#8217;armi di detto\u00a0 Signor Duca di Castellana ingastati in detta Tabella a seconda li colori che l&#8217;armi sudetti richiedono, il fondo della cassa di pietra Saravezza, il cappello con suoi fiocchi, lacci, e giombi di landa verde, il bacolo di legname dorata dove si richiede, la scultura, e tutto il rimanente dell&#8217;architettura di marmo bianco con che la statua di detto f\u00f9 Monsignor Bonanno vestita alla vescovile si debba situare \u00f2 \u00e0 sedere , \u00f2 in ginocchio secondo si vorr\u00e0, quali tutte le sopradette opere suddetti obbliganti in solidum come sopra[\u2026] promettono, e s&#8217;obligano \u00e0 detto Signor Duca di Castellana stipulante terminarle, e di sbrigarle di tutto punto bene , e magistribilmente secondo richiede l&#8217;arte benviste per\u00f2 \u00e0 detto Signor Don Alessandro Vanni, e quelle \u00e0 loro spese trasportare sino alla detta Metropolitana Chiesa di Morreale, ed assettarle \u00e0 quel sito che li sar\u00e0 ordinato, e benvisto \u00e0 detto signor Don Alessandro, e questo fuori dell&#8217;opera di muratore cio\u00e8 riguardo alla banconata nella Settimana Santa di questo anno 1755, e tutto il resto di suddetto mausoleo nell&#8217;ultimi d&#8217;agosto venturo 1755 [\u2026] et hoc pro pretio mercede attratto magisterio, [\u2026] in totum onze ottuaginta quinque&#8230;[&#8230;] facendosi la scultura, e l&#8217;architettura, seu banconata meno di qtti palmi stabiliti nel disegno, che in tal caso dalle sudette onze 85 prezzo convenuto \u00e0 tenore di detto disegno, si debba difalcare quanto sar\u00e0 determinato da detto signor Don Alessandro Vanni, alla cui determinazione sudetti contraenti promettono, e s&#8217;obligano \u00e0 loro medesimi stare, ed acconsentire e quella non impugnare[&#8230;] Pi\u00f9 che non essendo l&#8217;opera sudetta benvista \u00e0 detto\u00a0 Signor Don Alessandro, \u00f2 pure benvista non consegnandosi nei tempi di sopra prescritti che in tal caso fosse lecito \u00e0 detto Signor Duca stipulante[&#8230;] li sudetti obliganti in solidum come sopra donano, e concedono [\u2026] tutta l&#8217;ampia autorit\u00e0 potest\u00e0 e facolt\u00e0 \u00e0 detto Duca stipulante di far rifare l&#8217;opere sudette o farle perfezionare secondo accader\u00e0 da altri maestri con tutta la possibile celerit\u00e0, e questo \u00e0 tutti danni spese ed interessi di detti obliganti in solidum alli quali danni sudetti obliganti in solidum vogliono, e promettono voler esser tenuti di loro propria volont\u00e0 [\u2026] promettono, e s&#8217;obligano in solidum per li danni sudetti stare al solo semplice detto di detto Signor Duca stipulante poich\u00e9 coss\u00ec di loro propria volont\u00e0 vogliono, e non altrimenti[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Pietro Timpanaro, Stanza I, vol. 9103, ff. 487-489<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doc. n. 20<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1795 gennaio 18, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;inedito testamento del duca di Castellana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;]voglio che il mio corpo divenuto cadavere si esponga nella casa in terra vestito coll&#8217;abito d\u00e8 Padri Cappuccini senza pompa alcuna, ma con sole quattro torcie di cera, e doppo portarsi sepellire nella venerabile Chiesa dei Rev. Padri Teatini di San Giuseppe di questa citt\u00e0 di Palermo, o pure nella Madrice Chiesa della mia Terra di San Biaggio, \u00f2 nella venerabile Chiesa del convento di Sant&#8217;Antonino della mia terra di Cianciana a disposizione della Signora Duchessa mia moglie nel caso vi sia ostacolo di sepellirsi in detta chiesa di San Giuseppe, e ci\u00f2 senza alcuna pompa funerale[&#8230;] voglio ed ordino che nelle suddette mie terre di San Biaggio e di Cianciana si celebrassero dopo la mia morte tutte le messe,che si possano celebrare per un mese[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel caso in cui s&#8217;estinguesse tutta la discendenza di detta mia figlia Primogenita premorta Donna Maria Gioeni, e Bonanno Duchessa &#8216;Angi\u00f2, in maniera che della medesima non vi restasse verun maschio, ne femmina allora instituisco, e sostituisco mio Erede Universale il mio dilettissimo Nipote Don Vincenzo Denti, e Bonanno Duca di Pirajno, figlio legittimo e naturale\u00a0 della f\u00f9 mia dilettissima figlia\u00a0 secondogenita Donna Rosa Denti, e Bonanno un tempo moglie del fu\u00a0 Sig. Duca\u00a0\u00a0 di Pirajno mio genero, e dopo la sua morte\u00a0 li di lui figli, Nepoti, Pronepoti[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel caso in cui s&#8217;estinguesse tutta la discendenza di detta mia figlia Secondogenita premorta Donna Rosa Denti, e Bonanno un tempo moglie del fu\u00a0 Sig. Duca\u00a0\u00a0 di Pirajno mio genero in maniera che della medesima non vi restasse verun maschio, ne femmina allora instituisco, e sostituisco mia<\/em> <em>Erede Universale la Signora Donna Giuseppa Cottone e Bonanno, mia dilettissima figlia Terzagenita moglie dell&#8217;Ill. Principe di Villarmosa mio stimatissimo Genero, e doppo la sua morte li di lei figli [&#8230;] collo stesso fidecommesso perpetuo [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASPa,<em> Fondo notai defunti, <\/em>Domenico Stanislao Iacopelli, Stanza IV., vol. 7868 f. n. illeggibile.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3144\" class=\"footnote\">Sul tema del collezionismo e della committenza artistica in Sicilia, ambito di grande interesse, negli ultimi anni si \u00e8 molto scritto. Fondamentale si \u00e8 rivelato l&#8217;apporto di studiosi quali Maria Concetta Di Natale e Vincenzo Abbate: in proposito si veda <em>Artificia Siciliae, Arti decorative siciliane nel collezionismo europeo<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2016, cui si rimanda anche per l&#8217;accurata bibliografia sul tema.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3144\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>Premessa<\/em>, in <em>Artificia&#8230;<\/em>, 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3144\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Le vie dell&#8217;oro: dalla dispersione alla collezione<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, <\/em>catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3144\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3144\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>Premessa<\/em>, in <em>Artificia&#8230;, <\/em>2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3144\" class=\"footnote\">Sulle famiglie Bonanno e Joppolo si veda F. Mugnos, <em>Teatro genologico delle famiglie del regno di Sicilia ultra e citra<\/em>,<em> <\/em>Palermo 1670, ris. an. Sala Bolognese 2004; F.M. Emanuele e Gaetani, <em>Della Sicilia Nobile<\/em>, Palermo 1754, Sala Bolognese 2002; F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai giorni nostri (1923-25<\/em>), Palermo 1924; V. Palizzolo Gravina, <em>Il Blasone in Sicilia<\/em>, Palermo 2000; A Mango di Casalgerardo, <em>Nobiliario di Sicilia<\/em>, Palermo 1912. Un Tommaso Joppolo, maestro segreto del Regno, vantava una \u00abinteressante quadreria, che accoglieva ben centottanta opere\u00bb<em> <\/em>come rileva R. F. Margiotta in <em>Dizionario per il collezionismo in Sicilia<\/em>, in <em>Artificia Siciliae&#8230;, <\/em>p. 321. Il presente studio contribuisce a chiarire dinamiche famigliari sinora poco note o inedite.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3144\" class=\"footnote\">Gli inediti capitoli matrimoniali di essi, redatti il 25-01-1708, in Archivio di Stato di Palermo (da ora in poi ASPa), <em>Fondo notai defunti<\/em>, Mottola P., Stanza VI, ff. 821-831; Donna Antonina Joppolo Spadafora ebbe una dote davvero consistente; tra i beni figurava anche \u00abun loco grande alla nuci\u00bb<em>. <\/em>Cfr. <em> Regesto documentario<\/em>, Doc. 1, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3144\" class=\"footnote\">Don Biagio Alessi \u00e8 stato un appassionato ricostruttore di storia locale e fine <em>connoisseur<\/em>. Molte le sue pubblicazioni con le quali ha contribuito a ricomporre piccole e grandi vicende legate al ricco patrimonio artistico disseminato nelle chiese della provincia di Agrigento. Una sintetica biografia di don Agesilao Bonanno \u00e8 contenuta in B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno principe illuminato della Terra di san Biagio. 1768-1795<\/em>, in <em>San Biagio ricerche e materiali su un centro feudale siciliano di et\u00e0 moderna<\/em>, in Carbone C.-Costantino G.-Parello G. (a cura di), Palermo 2002, pp. 27-31. Il presente studio contribuisce a ricostruire pi\u00f9 compiutamente la storia personale e il ruolo sociale del duca di Castellana, grazie ai numerosi, inediti documenti qui riportati; cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3144\" class=\"footnote\">Cfr. B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno<\/em>&#8230;, 2002,<em> <\/em>p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3144\" class=\"footnote\">Il sempre puntuale Marchese di Villabianca riportava che \u00abIn aprile 1769 Il Duca di Castellana, oggi principe di Sant&#8217;Antonino, Agesilao Bonanni, ebbe il diploma della concessione ossia conferma della medesima grand\u00e8a di Spagna di prima classe, che tenea il fu Duca di san Blasi, suo cugino carnale, morto senza figli et ab intestato, fattagli dalla maest\u00e0 del re cattolico Carlo III di Borbone\u00bb; cfr. F.M. Emanuele e Gaetani, <em>Diari della citt\u00e0 di Palermo dal secolo XVI al XIX, pubblicati su manoscritti della Biblioteca Comunale, preceduti da prefazioni e corredati di note <\/em>a cura di G. Di Marzo, vol XIV, p. 162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3144\" class=\"footnote\">Cfr. F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi<\/em>&#8230;, 1924, vol. 6, Q. 867.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3144\" class=\"footnote\">Giovanni Fogliani Sforza d&#8217;Aragona marchese di Pellegrino fu un discusso vicer\u00e8 rimasto in carica dal 1755 al 1773, anno in cui una violenta rivolta causata dalla carestia lo allontanava dalla citt\u00e0 di Palermo e dal furore del popolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3144\" class=\"footnote\">Cfr. F.M. Emanuele e Gaetani<em>, Diari della citt\u00e0 di Palermo&#8230; <\/em>vol. XIII, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3144\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Diari della citt\u00e0 di Palermo&#8230; <\/em>vol. XIII, p. 222.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3144\" class=\"footnote\">Cfr. F.M. Emanuele e Gaetani, <em>Diari della citt\u00e0 di Palermo&#8230;, <\/em>vol. XIV, p. 278. Il ricco dono veniva citato nell&#8217;inventario dei beni stilato in seguito alla morte del duca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3144\" class=\"footnote\">Cfr. G. Palermo, <em>Guida istruttiva per potersi conoscere tutte le magnificenze della citt\u00e0 di Palermo<\/em>, vol. 2, Palermo 1816, p. 147. A tal proposito ancora l&#8217;Alessi rileva che \u00abUn piccolo accenno al Pretore Agesilao Bonanno si trova in una lapide posta sotto una statua dell&#8217;Immacolata collocata nella camera dei congressi del palazzo comunale di Palermo\u00bb; cfr. B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno&#8230;<\/em>, 2002, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Magliocco F.M., Stanza VI, vol. 12958, ff. 290-301; cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 5, <em>infra<\/em>. Il corposo carteggio, redatto in parte anche in lingua francese, evidenzia la fiducia e la stima del Montaperto nei confronti di don Agesilao Bonnano. Il Montaperto era anche cognato del duca di Castellana in quanto nato dal precedente matrimonio di donna Rosalia Massa e Galletti, madre della duchessa Antonia Massa Bonanno di Castellana, con don Ottavio Montaperto. Una biografia dell&#8217;interessante personaggio online su <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/santa-elisabetta-antonino-montaperto-e-massa-duca-di_%28Dizionario-Biografico%29\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/santa-elisabetta-antonino-montaperto-e-massa-duca-di_%28Dizionario-Biografico%29\/<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3144\" class=\"footnote\">ASPa,<em> Fondo notai defunti<\/em>, Lionti F., Stanza VI, vol. 5472, ff. 3438-3498.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3144\" class=\"footnote\">Gli inventari in oggetto rivelano sfarzo e opulenza; cfr. <em>Regesto documentario, <\/em>Doc 4, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3144\" class=\"footnote\">Le notizie qui riportate sono tratte dall&#8217;inedito testamento di don Agesilao Bonanno e Joppolo la cui lettura ha consentito la ricostruzione del contesto familiare e dei legami affettivi del signore feudale duca di Castellana, sinora poco noti o inesatti. Il corposo documento, datato 18-01-1795, in ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Iacopelli D.S., Stanza IV, vol. 7868, ff. numero illeggibile per corrosione del supporto cartaceo; cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 20, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3144\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 20, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3144\" class=\"footnote\">S. Laudani, <em>Fedecommessi, strategie patrimoniali e riforme: i beni feudali in Sicilia tra Sette e Ottocento<\/em>, in <em>Les M\u00e9langes de l&#8217;\u00c9cole fran\u00e7aise de Rome \u2013 Italie et M\u00e9diterran\u00e9e modernes et contemporaines<\/em>, rivista\u00a0 online su <a href=\"https:\/\/mefrim.revues.org\/932\">https:\/\/mefrim.revues.org\/932<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3144\" class=\"footnote\">Stranamente il nome della sorella monaca non viene citato mentre vengono nominati tuttti i fratelli maschi, anche quelli premorti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3144\" class=\"footnote\">Su Padre Fedele da San Biagio, pittore-letterato, artista davvero prolifico cfr. G. Barbera, <em>Fedele da\u00a0 San Biagio<\/em>, <em>ad vocem<\/em> in <em>Dizionario biografico degli italiani, <\/em>Roma 1991, pp. 561-563: anche online su <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/fedele-da-san-biagio_(Dizionario-Biografico)\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/fedele-da-san-biagio_(Dizionario-Biografico)\/<\/a>.; inoltre G. Costantino, <em>Padre Fedele da San Biagio, pittore del Settecento<\/em>, in <em>Padre Fedele da S. Biagio fra letteratura artistica e pittura<\/em>, Catalogo della mostra a cura di G. Costantino, Caltanissetta 2002; D. Malignaggi, <em>I \u201cDialoghi familiari sopra la pittura\u201d di Padre Fedele Tirrito da San Biagio, <\/em>in <em>Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina<\/em>, Palermo 1986; <em> <\/em>R. Cina&#8217;, <em>Conoscitori nella Sicilia del Settecento. Padre Fedele da San Biagio<\/em>, in <em>La critica d\u2019arte in Sicilia nell\u2019Ottocento<\/em>, a cura di S. La Barbera, Palermo 2003. Padre Fedele da San Biagio, predicatore cappuccino, dedicava al signore feudale Don Agesilao Bonanno un componimento poetico di tipo encomiastico intitolato <em>Lu Giuvini Addottrinatu pri nun attaccarisi a li Vanita di stu Munnu; In Versu Ottenariu, ed in Lingua Siciliana. Cu l&#8217;Aggiunta di multi Proverbij, uniformi a chiddi di la Sagra Scrittura. Da lu P. Fidili di S. Brasi Predicaturi Capuccinu. Profittevuli ancora ad ogni sorti di Pirsuni,<\/em> pubblicato nel 1774. Un esemplare del piccolo volume da me consultato reca una controcopertina in carta dipinta con vivaci e ancora brillanti motivi nastriformi nei toni del verde-giallo-rosa. Da questo volume ho desunto l&#8217;immagine del ritratto del duca di Castellana, un&#8217;incisione fuori testo (cm 12,5) ad opera di Giuseppe Garofalo, gi\u00e0 pubblicata in B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno&#8230;<\/em>, p. 26. La pagina seguente del volumetto contiene una lunga intestazione dedicatoria: \u00abAlla grandezza del signor D. Agesilao Bonanni Grisafi, Joppulo, Gianguercio e Spadafora Principe e duca di San Biagio, di S. Antonino, e di Castellana. Signore delle Baronie, Stati, Terre e Feudi di S. Biagio, Cianciana, Regattano, Gualdonieri e della Masseria e Territori di Quaranta, Tagliavia, S. Giorgio e della Noce\u00bb; vedi Figg. 1 -2, <em>infra<\/em>.<em> <\/em>La riconoscenza di padre Fedele verso i mecenati di casa Bonanno di Castellana si esprimeva in altre due pubblicazioni: a Donna Antonina Bonanno Joppolo, madre del Nostro, veniva dedicata l&#8217;opera del 1753 <em>La costanza fra perigli Epilogata nella schiavit\u00f9 del Servo di Dio P. Ludovico d&#8217;Alcamo, Sacerdote Capuccino della Provincia di Palermo Opera sagro-comica<\/em> <em>del Padre Fedele Palermo, da S. Biagio del medesimo ordine, e Provincia fra gl&#8217;Arcadi romani Cleorindo Elimiano. Dedicata alla grandezza della Sig. Duchessa di Castellana D. Antonina Bonanno ec.ec.ec. <\/em>A don Giovanni Gioeni e Valguarnera, duca d&#8217;Angi\u00f2, genero di don Agesilao Bonanno, veniva dedicata l&#8217;opera del 1793<em> Dialoghi familiari sopra la Pittura difesa, ed esaltata dal P. Fedele da S. Biagio Pittore Cappuccino col sig. Avvocato D. Pio Onorato Palermitano Alla presenza d\u00e8 suoi Allievi nella bell&#8217;Arte Disposti in quindici giornate. <\/em><br \/>\nGiuseppe Vasi fu un architetto e incisore; cfr. A. Petrucci, Dizionario biografico degli italiani illustri, 1937, ad vocem; anche online su <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-vasi_%28Enciclopedia-Italiana%29\/\"><em>http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-vasi_%28Enciclopedia-Italiana%29\/<\/em><\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3144\" class=\"footnote\">Padre Fedele da San Biagio, <em>Dialoghi familiari sopra la pittura difesa, ed esaltata dal P. Fedele da S. Biagio Pittore Cappuccino col sig. Avvocato D. Pio Onorato Palermitano Alla presenza d\u00e8 suoi Allievi nella bell&#8217;Arte Disposti in quindici giornate.<\/em>, a cura e con introduzione di D. Malignaggi, Palermo 2002, rist. an., p. 253. La Malignaggi dir\u00e0 (p. 11) che \u00abIl trattato di Padre Fedele \u00e8 stato il primo coerente elaborato teorico che la cultura siciliana ha generato sul tema dell&#8217;arte figurativa [&#8230;]\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3144\" class=\"footnote\">Cfr.\u00a0 F.M. Emanuele e Gaetani, <em>Diari della citt\u00e0 di Palermo&#8230;, <\/em>vol. XIV, p. 221.<br \/>\nL&#8217;iscrizione cos\u00ec recita<em> \u00ab<\/em><em>A Sua Eccellenza il Sig. D. Agesilao Bonanni Grisafi Ioppolo Gianquercio e Spadafora<br \/>\nPrincipe di S. Antonino Duca di Castellana &amp; Pretore e Capo del Senato di Palermo, Grande di Spagna di prima Classe\u00a0 La veduta della Basilica di S. Paolo fuori delle Mura ed adiacenze dal Monte Aventino e dal Fiume Tevere L&#8217;umilissimo divotissimo ed obbligatissimo Servo Giuseppe Vasi Conte Palatino e Cavaliere dell&#8217;Aula Lateranense l&#8217;anno 1771\u00bb<\/em>. Le incisioni di Giuseppe Vasi sono oggetto di grande interesse sul mercato antiquario. A titolo esemplificativo cfr. <a href=\"https:\/\/www.bonhams.com\/auctions\/21602\/lot\/8\/\">https:\/\/www.bonhams.com\/auctions\/21602\/lot\/8\/<\/a>. La Getty Foundation di Los Angeles, l&#8217;organizzazione che ha tra i suoi obiettivi la comprensione e la conservazione delle arti visive, ha reso possibile, grazie ad una generosa donazione, la creazione di un progetto online di grande respiro, il <em>Giuseppe Vasi&#8217;s Grand Tour. <\/em>un geo-database e sito web che documenta accuratamente l&#8217;opera dell&#8217;incisore corleonese. Il sito web del database cos\u00ec presenta l&#8217;iniziativa: \u201c<strong>Giuseppe Vasi\u2019s Grand Tour<\/strong> presents an innovative geo-database (geographic database) and website that references the work of two 18th century masters of Roman topography: Giambattista Nolli (1701-1756), who published the first accurate map of Rome (La Pianta Grande di Roma, 1748); and his contemporary Giuseppe Vasi (1710-1782), whose comprehensive documentation of the city and its monuments, especially in Delle Magnificenze di Roma antica e moderna, published from 1747-1761, establishes him as one of Rome\u2019s great topographers. Both Nolli and Vasi excelled at describing Rome in geo-spatial terms, one through scientific measurements and the ichnographic plan, the other through careful observation within a pictorial tradition that relied on mathematical perspective\u201d.\u00a0 Online su:<em> <\/em> <a href=\"http:\/\/vasi.uoregon.edu\/index.htm\">http:\/\/vasi.uoregon.edu\/index.htm<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3144\" class=\"footnote\">M. Boiteux, <em>L&#8217;effimero e il servizio del principe. Giuseppe Vasi: Palermo-Napoli-Roma<\/em>, in <em>Il Settecento e il suo doppio. Rococ\u00f2 e Neoclassicismo, stili e tendenze europee nella Sicilia dei Vicer\u00e8, <\/em>a cura di M. Guttilla, Palermo 2008, p. 392.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3144\" class=\"footnote\">Si tratta del citato componimento poetico <em>Lu Giuvini addottrinatu<\/em>&#8230;<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3144\" class=\"footnote\">Padre Fedele da San Biagio, <em>Dialoghi sopra la pittura&#8230;<\/em>, 1788.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3144\" class=\"footnote\">B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno<\/em>&#8230;, 2002, pp. 29-31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3144\" class=\"footnote\">B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno<\/em>&#8230;, 2002, pp. 28-29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3144\" class=\"footnote\">Padre Fedele da San Biagio, <em>Dialoghi sopra la pittura&#8230;<\/em>, 1788, p. 207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3144\" class=\"footnote\">Padre Fedele da San Biagio, <em>Dialoghi sopra la pittura&#8230;<\/em>, 1788, p. 233.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3144\" class=\"footnote\">G. Cantelli,\u00a0 <em>La cultura delle apparenze nella Sicilia centro meridionale: il censimento dell&#8217;arte tessile in questo territorio e ragionamenti sopra ogni sorta di motivi decorativi<\/em>, in <em>Magnificencia i extravag\u00e0ncia europea en l&#8217;art t\u00e8xtil a Sic\u00eclia<\/em>, a cura di G. Cantelli -S. Rizzo, vol. I, Palermo 2003, p. 385.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3144\" class=\"footnote\">Ad Agesilao Bonanno appartenne un consistente patrimonio immobiliare che nel XVIII secolo, nella sola citt\u00e0 di Palermo, comprendeva la <em>Domus Magna <\/em>alla Conceria, la Casina del Santissimo Crocifisso di Perpignano nel luogo nominato di Bonriposo (distrutta per la costruzione dell&#8217;aeroporto militare di Boccadifalco, insieme a molte altre ville nobiliari suburbane), la casina alla Noce (acquistata dal principe Giuseppe Emmanuele Ventimiglia e Cottone e\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 riconfigurata in chiave neoclassica) e una non ancora identificata \u00abCasina a mare di questa citt\u00e0,<em> <\/em>ove abitava il fu\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Illustrissimo Signor duca di Castellana\u00bb: per le molte, inedite notizie relative a queste dimore e alle altre propriet\u00e0 feudali vedi <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3144\" class=\"footnote\">G. Travagliato, <em>Il Palazzo dei principi Alliata di Villafranca a Palermo: per secoli monumento e documento di vita quotidiana <\/em>in A<em>bitare l&#8217;arte in Sicilia. Esperienze in Et\u00e0 Moderna e Contemporanea<\/em>, a cura di M.C. Di Natale-P.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Palazzotto, Palermo 2012, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3144\" class=\"footnote\">Sul ruolo culturale del ceto elitario come classe egemonica cfr. A.M. Cirese, <em>Cultura egemonica e culture subalterne, <\/em>Palermo 2006, pp. 15-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, not. Lionti F., Stanza VI, vol. 5472, ff. 3426-3460.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3144\" class=\"footnote\">La stima dei quadri veniva effettuata dai due noti artisti in data antecedente alle nozze, ovvero il 1 agosto 1736. Interessante rilevare che dipinti e suppellettili provenivano dalle doti restituite a donna Rosalia Caccamo e Branciforte madre di donna Antonia Massa, dal defunto marito don Cristoforo Massa e Galletti. La dettagliata relazione in ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Lionti F., vol. 5232, ff. nn. non leggibile. Maria Concetta Di Natale osserva che \u00abDai documenti d&#8217;archivio si rileva, anche che gli inventari ora dotali ora testamentari, venivano affidati a specialisti dei vari settori per la valutazione dei beni\u00bb; cfr. M.C. Di Natale, <em>Ostentazione e nobilt\u00e0<\/em>, in M. Giarrizzo-A. Rotolo, <em>Il mobile siciliano<\/em>, Palermo 2004, p. 16; l&#8217;inventario dei dipinti stimati dal Sozzi e dall&#8217;Interguglielmi in\u00a0 <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 3, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3144\" class=\"footnote\">Doveva trattarsi del pittore monrealese Pietro Novelli, definito spesso \u201cMorrialese\u201d nei documenti. I due stimatori sembrano non aver dubbi circa la paternit\u00e0 delle due opere in oggetto e utilizzano la chiara terminologia \u00abmano del Morrialese\u00bb per dare un&#8217;attribuzione certa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti, <\/em>Mancuso G.M., stanza IV, vol. 8016; l&#8217;inedita notizia \u00e8 ripresa dalla tesi di laurea triennale di chi scrive, <em>Arti decorative a Belmonte Mezzagno, <\/em>a.a. 2013-2014, relatrice prof.ssa M. C.Di Natale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3144\" class=\"footnote\">B. Alessi<em>, Agesilao Bonanno&#8230;<\/em>, p. 30. Lo stesso padre Fedele da San Biagio, d&#8217;altronde, nei suoi <em>Dialoghi Familiari sopra la pittura <\/em>ricordava di aver visto quadri nella casina alla Noce del duca di Castellana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3144\" class=\"footnote\">Da ricordare il fervore edilizio che caratterizza Palermo nel XVIII secolo, complici i due eventi sismici del 1726 e del 1751, ampiamente ricordati dagli storici del tempo. Le ristrutturazioni di molti palazzi nobiliari rientravano, secondo Angheli Zalap\u00ec \u00abin un fenomeno di trasformazioni edilizie diffuso a Palermo durante la seconda met\u00e0 del Settecento che, stimolato con tutta probabilit\u00e0 dalla necessit\u00e0 di far fronte ai danni provocati dal terremoto del 1751, si trasform\u00f2 in una gara di ostentazione di magnificenza tra i rappresentanti di spicco dell&#8217;aristocrazia\u00bb; cfr. A. Zalap\u00ec, <em>Dimore di Sicilia<\/em>, Verona 1998, p. 166. Il vasto fenomeno di costruzione, ammodernamento e riconfigurazione delle dimore nobiliari a Palermo nel XVIII secolo \u00e8 stato ampiamente analizzato in S. Piazza,\u00a0 <em>Architettura e nobilt\u00e0. I palazzi del Settecento a Palermo<\/em>, Palermo 2005. Il Villabianca riportava che Agesilao Bonanno, duca di Castellana \u00abha casa propria nel piccolo piano della badia delle Vergini, sopra Porta Oscura, quartiere Loggia. Trojano d&#8217;Afflitto anticamente fu padrone di detta casa\u00bb; cfr. F. M. Emanuele e Gaetani, <em>Palermo d&#8217;oggigiorno<\/em>, in G. Di Marzo, <em>Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, <\/em>Palermo 1873, p. 119. Per notizie sui recenti restauri del Palazzo Bonanno-Castellana cfr. la scheda online su <a href=\"http:\/\/www.aamp.it\/index.php?pagina=visualizza&amp;id=25\">http:\/\/www.aamp.it\/index.php?pagina=visualizza&amp;id=25<\/a> che riporta una galleria di interessanti immagini anche degli affreschi tuttora presenti nei saloni del piano nobile.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3144\" class=\"footnote\">ASPa,<em> Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 450. Le \u201ccassettine di tiglio\u201d dipinte dovevano, verosimilmente, formare un soffitto a cassettoni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9104, f. 264.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9104, f. 823. Don Nicol\u00f2 Palma \u00e8 stato un importante ingegnere-architetto del senato palermitano. Cfr. E. Mauro, in Sarullo L. <em>Dizionario degli artisti siciliani, <\/em>Vol. I<em> Architettura<\/em>, ad vocem; La relazione del Palma con il duca di Castellana \u00e8 ampiamente attestata da numerosi, inediti documenti, molti dei quali vengono argomentati in questa sede. Ci sembra interessante sottolineare anche il rapporto del detto architetto con l&#8217;incisore Giuseppe Vasi (del cui legame con il duca di Castellana abbiamo parlato; cfr. nota\u00a0 24, <em>infra<\/em>): secondo Aldo Gerbino, don Nicol\u00f2 Palma fu infatti il \u00abmaestro e precettore\u00bb dell&#8217;artista corleonese poi trapiantato a Roma;<em> <\/em>si veda A. Gerbino, <em>La corruzione e l&#8217;ombra Civilt\u00e0 figurativa siciliana, <\/em>Palermo<em> <\/em>1990, p. 65.\u00a0 Il 16 luglio 1755 Don Antonino Interguglielmo stimava altre opere eseguite dal mastro muratore Simone Cancilla \u00abalias Montaquila\u00bb<em> <\/em>per le case del Duca di Castellana esistenti nel piano della Conceria: ancora una volta le opere erano state eseguite \u00ab\u00e0 tenore delli Capitoli fatti dal Sacerdote Don Nicol\u00f2 Palma\u00a0 Ingegniero della Citt\u00e0\u00bb<em>. <\/em>L&#8217;inedita notizia in ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., vol. 9105, ff. 236-239.<br \/>\nPer notizie su Antonino Interguglielmi cfr. P. Palazzotto, in Sarullo L., <em>Dizionario degli artisti siciliani, <\/em>Vol. I,<em> Architettura<\/em>, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>,<em> <\/em>Timpanaro P., Stanza I, vol. 9111, f. 143. L&#8217;intagliatore Giuseppe Marabitti appartenne alla celebre famiglia di architetti e scultori attivi tra XVII e XVIII secolo; cfr. M.C. Ruggieri Tricoli-B. De Marco Spata\u00a0 in <em>Arti decorative in Sicilia Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, ad vocem<em>.<\/em> L&#8217;architetto crocifero padre Lombardo \u00e8 attivo a Palermo, secondo Eliana Mauro, tra gli anni 1746 e il 1764, anno della sua morte; cfr. E. Mauro, in Sarullo L. <em>Dizionario degli artisti siciliani, <\/em>Vol. I,<em> Architettura<\/em>, ad vocem. Una ulteriore, inedita notizia relativa all&#8217;attivit\u00e0 di questo poco noto architetto \u00e8 la \u00abRelazione, Misura e Stima dell&#8217;Opere di Mastro Muratore ferraro e Mastro d&#8217;Ascia fatte da Mastro Angelo Porcello Muratore stimate ed apprezzate da me sottoscritto Ferdinando Lombardo Chierico Regolare Crucifero Architetto Ingegnero nella Casa dell&#8217;Illustre Marchese di San Giacinto Alli Tre R\u00e8\u00bb; in ASPa,<em> Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9098, ff. 494-498.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3144\" class=\"footnote\">Tra le molte pubblicazioni sul tema cfr. <em>Il Museo dell&#8217;Universit\u00e0 dalla Pinacoteca della Regia Universit\u00e0 di Palermo alla Galleria di Palazzo Abatellis<\/em>, a cura di G. Barbera-M.C. Di Natale, Palermo 2016, con bibliografia specifica.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3144\" class=\"footnote\">Nel suo testamento don Agesilao si riferiva al Cottone definendolo \u00abIllustre Principe di Villarmosa mio stimatissimo Genero\u00bb; cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3144\" class=\"footnote\">Secondo quanto riportato da B. Alessi, <em>Agesilao Bonanno<\/em>&#8230;, p. 30; cfr. inoltre nota 42, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3144\" class=\"footnote\">Padre Fedele da San Biagio, <em>Dialoghi<\/em>&#8230;, p. 171. Ricordiamo che tra le opere del duca di Castellana inventariate nel 1739 e stimate dal Sozzi e dall&#8217;Interguglielmi figurava un <em>Seneca svenuto <\/em>mentre il nostro padre Fedele aveva visto un <em>Seneca svenato<\/em>: ci piace pensare che potesse trattarsi della medesima opera.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3144\" class=\"footnote\">E. D&#8217;Amico Del Rosso, <em>Appunti per una storia del ricamo palermitano in et\u00e0 barocca. La committenza nobiliare<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia Arti decorative dal Rinascimento al barocco<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri,10 dicembre 2000-30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 205.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3144\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Ad laborandum curallum<\/em>, in <em>I grandi capolavori del corallo I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, a cura di V.P. Li Vigni-M.C. Di Natale-V. Abbate, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3144\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, scheda II, 73, in <em>Ori e argenti&#8230;, <\/em>Milano 1989, p. 237.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3144\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3144\" class=\"footnote\">Preziose suppellettili di arte decorativa sono spesso documentate negli inventari nobiliari; tra i tanti, cfr. S. Anselmo, <em>Le opere d&#8217;arte decorative nell&#8217;inventario dei beni ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte<\/em>, in <em>Cinquantacinque racconti per i dieci anni. Scritti di Storia dell&#8217;Arte, <\/em>a cura del Centro Studi sulla civilt\u00e0 artistica dell&#8217;Italia meridionale \u00b4Giovanni Previtali`, Soveria Mannelli 2013, pp. 373-381.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3144\" class=\"footnote\">Cfr. nota 15, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3144\" class=\"footnote\">L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l&#8217;arte la Committenza degli arcivescovi<\/em>, Palermo 2011,<em> <\/em>p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3144\" class=\"footnote\">L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l&#8217;arte<\/em>&#8230;, 2011,<em> <\/em>p. 125., pp. 125-126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>,<em> <\/em>Magliocco F.M., Stanza VI, vol. 12957, ff. 161-167; cfr. <em>Regesto documentario, <\/em>Doc. 20, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3144\" class=\"footnote\">Per i numerosi atti di vendita dei beni di don Giacomo Bonanno cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Docc. nn. 10-11-14-17, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3144\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 6, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3144\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 9, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3144\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc. 13, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 487; cfr. <em>Regesto documentario<\/em>, Doc., 19, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3144\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Ringrazio don Nicola Gaglio, arciprete della Cattedrale di Monreale, per avermi dato il permesso di fotografare il monumento Bonanno.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3144\" class=\"footnote\">Vincenzo Vitagliano era figlio di Gioacchino e della seconda moglie di questi, Teresa Serpotta (sorella di Giacomo Serpotta), e padre di Gioacchino Junior, pure lui scultore. Per notizie sull&#8217;artista cfr. V. Scavone, <em>Vincenzo Vitagliano<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. I, <em>Architettura<\/em>, Palermo 1993, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, c. 487.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3144\" class=\"footnote\">Cfr. E. Mauro, <em>Alessandro Vanni<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. I, <em>Architettura<\/em>, Palermo 1993, <em>ad vocem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3144\" class=\"footnote\">Il marchese Vincenzo Ignazio Abbate di Lungarini aveva acquistato nel 1737 un feudo chiamato \u201cCastellazzo\u201d per 2400 onze. Il marmo di Casteldaccia, un rosso ammonitico nodulare, nei documenti appellato anche <em>pietra di Castellazzo <\/em>o <em>pietra di Castellaccio<\/em>,<em> <\/em>verr\u00e0 ampiamente utilizzato nell&#8217;edilizia nobiliare locale. Nel 1760 l&#8217;architetto Andrea Gigante lo preferir\u00e0 per la realizzazione della scala a doppia rampa di Palazzo Valguarnera-Gangi, eseguita a partire dal 1760. Il medesimo architetto utilizzer\u00e0 invece il marmo <em>rosso di Castellammare <\/em>per il camino del camerone. A tal proposito si veda S. Piazza, <em>Il palazzo Valguarnera-Gangi a Palermo<\/em>, Palermo 2005, p. 64; l&#8217;architetto Salvatore Attinelli nel 1766 far\u00e0 eseguire al Palazzo Sant&#8217;Isidoro alla Guilla, per conto del marchese Don Didaco del Castillo, \u00absogli posti nelli vani d&#8217;apertura di pietra di castellaccio palmi 280.8 per onze 28.12\u00bb al marmoraro mastro Emanuele di Gabriele; l&#8217;inedita notizia in A.M. Alaimo, <em>Collezionismo e committenza dei Marchesi di Sant&#8217;Isidoro<\/em>, Tesi di Laurea Magistrale, A.A. 2015-2016, relatore prof.ssa M.C. Di Natale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3144\" class=\"footnote\">Sul monumento funebre dell&#8217;Arcivescovo monrealese il\u00a0 blasone della Casa Bonanno-gatto nero passante su campo d&#8217;oro-\u00e8 vividamente reso con l&#8217;impiego di marmi\u00a0 mischi. Per un approfondimento sull&#8217;uso e la tipologia dei marmi e delle pietre locali in architettura si veda G. Montana, V. Gagliardo Briuccia, <em>I marmi e i diaspri del Barocco\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 siciliano. Rassegna dei materiali lapidei di pregio utilizzati per la decorazione ad intarsio<\/em>, Palermo 1998; R. Alaimo, R. Giarrusso, G. Montana, <em>I materiali lapidei dell&#8217;edilizia storica di Palermo. Conoscenza storica per il restauro<\/em>, Enna 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3144\" class=\"footnote\">Seravezza, antico borgo toscano sito nella provincia di Lucca, tra il mar Tirreno e le Alpi Apuane, deve la sua fama alle cave di marmo pregiato. Il \u201cmarmo di Seravezza\u201d, rinomata pietra ornamentale, \u00e8 detta anche <em>Breccia Medicea<\/em>: fu Cosimo d\u00e8 Medici ad iniziare lo sfruttamento intensivo delle cave del monte Altissimo. Molto usata per rivestimenti e decorazioni, \u00e8 una pietra particolarmente ricca di venature.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3144\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo notai defunti<\/em>, Timpanaro P., Stanza I, vol. 9103, f. 487.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3144\" class=\"footnote\">W. Kr\u00f6nig, <em>Il Duomo di Monreale e l&#8217;architettura normanna in Sicilia<\/em>, Palermo 1965, p. 131.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_3144\" class=\"footnote\">W. Kr\u00f6nig, <em>Il Duomo di Monreale<\/em>&#8230;, 1965, p. 134. Lo studioso, pur descrivendo accuratamente l&#8217;opera in questione, non avanza ipotesi attributive.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_3144\" class=\"footnote\">W. Kr\u00f6nig, <em>Il Duomo di Monreale<\/em>&#8230;, p. 131.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_3144\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>anna_alaimo@live.it Un mecenate-collezionista nella Sicilia del XVIII secolo: don Agesilao Bonanno Joppolo, duca di Castellana DOI: 10.7431\/RIV17082018 Il collezionismo privato in Sicilia ha nei secoli <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3144\" title=\"Anna Maria Alaimo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3144"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3144"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3144\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3156,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3144\/revisions\/3156"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}