{"id":3141,"date":"2018-06-29T20:46:37","date_gmt":"2018-06-29T20:46:37","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3141"},"modified":"2018-12-29T20:21:17","modified_gmt":"2018-12-29T20:21:17","slug":"rita-pellegrini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3141","title":{"rendered":"Rita Pellegrini"},"content":{"rendered":"<p>ritapellegrini@alice.it<\/p>\n<h3>Anelli a tavola ottagonale del XVII e XVIII secolo in Alto Lario (CO) ed emigrazione in Sicilia<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17072018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019emigrazione che si svilupp\u00f2 dall\u2019Alto Lario Occidentale verso Palermo e altri centri della Sicilia<sup><a href=\"#footnote_0_3141\" id=\"identifier_0_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Zecchinelli, Le Tre Pievi. Gravedona Dongo Sorico, Milano 1951, pp. 159-163; B. Caizzi, Il comasco sotto il dominio spagnolo, Como 1955, pp. 141-169; R. Pellegrini, Dongo. Oltre il conosciuto. Mille anni di storia, Villa Guardia 2012, pp. 28-33, 336-337; M. Longatti, Ricerche e documenti sull&rsquo;emigrazione dalle Tre Pievi nei secoli XV e XVI, in &ldquo;Altolariana&rdquo;, 4, 2014; R. Pellegrini, Emigrazione dall&rsquo;Alto Lario Occidentale tra XV e XIX secolo. Dati acquisiti, criticit&agrave;, prospettive, in atti del convegno &ldquo;Emigrazione lombarda. Una storia da riscoprire&rdquo; (Cuggiono, 13-14 novembre 2015), Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, in c.d.s.\">1<\/a><\/sup> tra XV e XIX secolo, comport\u00f2 la traduzione in patria di varie opere d\u2019arte sacra di produzione siciliana (quadri, statue, reliquiari, suppellettili) destinate alle chiese locali, opere che sono state fatte oggetto di svariati studi<sup><a href=\"#footnote_1_3141\" id=\"identifier_1_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Zecchinelli, Arte e folclore siciliani sui monti dell&rsquo;Alto Lario nei secoli XVI-XVIII, in &ldquo;Rivista Archeologica Comense&rdquo;, 131-132, Como 1951, passim; O. Zastrow, Capolavori di oreficeria sacra nel Comasco, Como 1984, passim; A. M. Boca, Rapporti con la Sicilia di artisti e maestranze delle Valli lombarde, in I Lombardi e la Sicilia, a cura di R. Bossaglia, Pavia 1995, pp. 90-92, 98-99; G. Conca Muschialli-G. Monti, Parole d&rsquo;argento, Gravedona 2001, passim; L. Vigan&ograve;, Argenti sul Lario, in &ldquo;Quaderni della Biblioteca del Convento francescano di Dongo&rdquo;, 34, 2013; R. Pellegrini, Tra noc e sass. Storia della comunit&agrave; di Stazzona, Gravedona 2004, pp. 83-84; R. Pellegrini, Gioielli storici dell&rsquo;Alto Lario. Cultura del prezioso nel periodo dell&rsquo;emigrazione a Palermo, Como 2009, pp. 38-45; R. Pellegrini, Di alcune suppellettili d&rsquo;argento donate dagli emigrati, in &ldquo;Quaderni della Biblioteca del Convento francescano di Dongo&rdquo;, 70, 2013; P. Albonico Comalini-N. Spelzini, Sulle tracce di antichi &ldquo;argenti&rdquo;, dono degli emigranti, in &ldquo;Altolariana&rdquo;, 3, 2013; P. Albonico Comalini-N. Spelzini, Altri antichi &ldquo;argenti&rdquo;, dono degli emigranti, in &ldquo;Altolariana&rdquo;, 4, 2014.\">2<\/a><\/sup>. La ricerca \u00e8 rimasta invece sino ad ora molto circoscritta per quanto concerne l\u2019oggettistica di uso privato, risultando i manufatti difficilmente reperibili ed essendo la documentazione pi\u00f9 scarna, poich\u00e9 limitata ad alcune sparute annotazioni lasciate da solerti notai o da scrupolosi compilatori di inventari o ad espressioni contenute nei pochi epistolari familiari conservatisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che gli emigrati provvedessero non solo importanti opere d\u2019arte sacra ma anche minuterie \u00e8 testimoniato nelle chiese stesse, ove si conservano piccoli oggetti di tipo devozionale provenienti dalla Sicilia. Nella chiesa della Ss. Annunziata di Dosso Liro per esempio si annoverano, fra alcuni ex voto in argento anatomici, due esemplari con punzoni consolari palermitani del 1721 e del 1739<sup><a href=\"#footnote_2_3141\" id=\"identifier_2_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di due oggetti inediti: un ex voto a forma di occhi, con il marchio cittadino dell&rsquo;Aquila e l&rsquo;incuso [GC]A39 impresso dal console Giovanni Costanza nel 1739, e uno a forma di gamba con il punzone dell&rsquo;Aquila, quello consolare GO721 del console Iacinto Omodei e quello dell&rsquo;argentiere C&middot;G. Per i marchi consolari cfr. S. Barraja, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo, Milano 1996, pp. 73, 75.\">3<\/a><\/sup>. Nella chiesa di S. Sebastiano di C\u00e0ino (comune di Vercana) \u00e8 custodito un piccolo medaglione in argento con una Nativit\u00e0 in avorio ascrivibile a bottega trapanese<sup><a href=\"#footnote_3_3141\" id=\"identifier_3_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Microscultura trapanese in Alto Lario, in &ldquo;Il Settimanale della Diocesi di Como&rdquo;, 48\/49, 2016.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Palermo si inviavano o si portavano in patria vari beni di uso domestico, quali lenzuola<sup><a href=\"#footnote_4_3141\" id=\"identifier_4_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli atti nominano semplici lenzuola o lenzuola &laquo;di tela&raquo; o &laquo;con guarnitione&raquo;. Archivio di Stato di Como (ASCo), Notai, Felice Peracca, 3482 (atto del 1722 aprile 17, Peglio); Felice Peracca, 3483 (atto del 1723 ottobre 29, Dosso Liro); Francesco Riella, 4151 (atto del 1772 gennaio 3, Livo); Francesco Riella, 4153 (atto del 1776 febbraio 9, Livo); Francesco Riella, 4155 (atto del 1781 marzo 24, Peglio); Francesco M. Cassera, 4615 (atto del 1769 giugno 4, Livo).\">5<\/a><\/sup>, coperte<sup><a href=\"#footnote_5_3141\" id=\"identifier_5_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;una cotra o sia coperta di banbacio groppada nova di Palermo&raquo;. ASCo, Notai, Felice Peracca, 3483 (atto del 1724 maggio 6, Peglio).\">6<\/a><\/sup>, scarpe<sup><a href=\"#footnote_6_3141\" id=\"identifier_6_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Felice Peracca, 3483 (atto del 1723 ottobre 29, Dosso Liro).\">7<\/a><\/sup>, fazzoletti per il capo<sup><a href=\"#footnote_7_3141\" id=\"identifier_7_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Sugacapo di Palermo&raquo; in ASCo, Notai, Felice Peracca, 3485 (atto del 1735 luglio 29, Dosso Liro).\">8<\/a><\/sup>. L\u2019idea di come si facessero pervenire certi particolari oggetti alla famiglia ci viene da una lettera scritta il 21 ottobre 1757 dall\u2019emigrato Martino Caraccioli, che a Palermo era commerciante di vino<sup><a href=\"#footnote_8_3141\" id=\"identifier_8_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Il pittore A. M. Caraccioli da Vercana e la sua famiglia: un esempio di emigrazione a Palermo nel secolo decimottavo, in &ldquo;Iubilantes-Annuario&rdquo;, 2007, p. 188.\">9<\/a><\/sup>, al figlio rientrato a Vercana, suo paese natale: \u00ab[\u2026] con il cugino Giuseppe Astrico vi mando la tabachera d\u2019argento, quale vi sono sculpite le nostre arme, e della corona di granatino che avisavo il detto di Astrico non si \u00e0 potuto trovare, ma in apresso se Iddio mi provede, suplir\u00f2 quanto \u00e8 il mio genio. Con il cugino Sebastiano Mallone li \u00f2 dato una dopia di 4 di Spagna per dare a voi per spendio di casa, e due para di fibii dargento per li figli e due berrette per detti figli, quale li mandano li vostri fratelli, e due fazoleti di seta, uno per vostra moglie e uno per vostra sorella Colomba; [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3141\" id=\"identifier_9_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Privato Vercana.\">10<\/a><\/sup>. Il 6 settembre 1759, lo stesso Martino scriveva: \u00ab[\u2026] vi mando due donzane di forbicini, acci\u00f2 di levarvi qualche obligatione che avete, e per la semenza de brocoli ne \u00e0 portato un poco Sebastiano, che poi in apresso ne mander\u00f2 [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3141\" id=\"identifier_10_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Parrocchiale Vercana (APV), Carte Sparse. &laquo;Forbicini&raquo; (o &laquo;forbicine&raquo;) venivano utilizzati per la remunerazione di servizi oppure venduti all&rsquo;asta per la chiesa. Nell&rsquo;agosto 1716 un canonico intervenuto a celebrar messa presso il santuario della Madonna della Neve di Vercana venne retribuito con un fazzoletto di seta, una forbicina e un temperino. APV, Registro delle spese della fabbrica del Santuario della Madonna della Neve. Il 2 febbraio 1805 si vendettero sulla piazza pubblica bindelli e forbicine per 11.14 lire a favore del santuario. APV, Libro de&rsquo; Conti della Venerabile Fabrica della B. M. V. ad Nives detta della Carate di Vercana.\">11<\/a><\/sup>. Richieste specifiche provenivano anche da casa. Il 26 aprile 1776 Anna Maria Oreggia, moglie del pittore Antonio Maria Caraccioli, che, dopo essersi formato a Palermo, vi aveva fatto ritorno<sup><a href=\"#footnote_11_3141\" id=\"identifier_11_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Il pittore A. M. Caraccioli&hellip;, 2007, p. 191.\">12<\/a><\/sup>, gli scrisse: \u00abLe figlie attendono ancora li coralli promessi. La Crestina vorrebbe un paro di calzette di filosello di color celeste, ed il Carlino vorrebbe una beretta e fibbie d&#8217; argento, se potete procurate di contentare vostri figli, per adesso altro non mi occorre\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3141\" id=\"identifier_12_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APV, Carte Sparse.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto anticipato introduce gi\u00e0 un concetto importante, e cio\u00e8 che, accanto a beni di primo consumo quali calze, scarpe, lenzuola, coperte, berretti o addirittura sementi, gli emigranti portavano presso le proprie case anche oggetti di maggior valore, come fibbie e tabacchiere in argento, corone da rosario in granato, collane in corallo. Effettivamente anche gli atti notarili testimoniano questo tipo di consuetudine, comprovando come, ad esempio, anche suppellettili di uso domestico provenissero da Palermo. Un\u2019indagine materiale su questo tipo di oggettistica non \u00e8 stata ancora impostata e si rivela piuttosto ardua da eseguire, considerate le dispersioni, dovute anche ai numerosi trasferimenti di residenza, verificatisi negli ultimi cinquant\u2019anni, dai paesi delle vallate altolariane. Le uniche suppellettili ad ora reperite e pubblicate sono alcune posate settecentesche in argento con punzoni palermitani<sup><a href=\"#footnote_13_3141\" id=\"identifier_13_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Di alcune suppellettili&hellip;, 2013, pp. 60-61.\">14<\/a><\/sup>. I documenti riferiscono per\u00f2 vari esempi di posateria palermitana presente nelle case altolariane tra Sei e Settecento: \u00abcortelli di Palermo con [\u2026] forchine d\u2019argento\u00bb sono elencati in un testamento di Gravedona del 7 gennaio 1667<sup><a href=\"#footnote_14_3141\" id=\"identifier_14_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giovanni Curti Pettarda, 2485.\">15<\/a><\/sup>; una nota di beni del 12 ottobre 1668 del comune di Stazzona nomina \u00abun cugiaro d\u2019argento di Palermo\u00bb; \u00abuna \u00abcoltelera con suoi trincianti venuta di Palermo con un cortello con il manico d\u2019argiento\u00bb \u00e8 citata in un atto di tutela di Peglio del 6 maggio 1724<sup><a href=\"#footnote_15_3141\" id=\"identifier_15_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Felice Peracca, 3483.\">16<\/a><\/sup>. In un inventario gravedonese del 7 maggio 1729, fra vari oggetti in argento, si annoveravano due tazze di Palermo, sei cucchiai e sei forchette di Palermo e \u00abuna scatolla d\u2019argento piccola di Palermo fatta a fiorame\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_3141\" id=\"identifier_16_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giovanni M. Curti Pettarda, 3555.\">17<\/a><\/sup>. Ancora: \u00abn. due forcine, e due chuchiari d\u2019argento di Palermo usati\u00bb sono nominati nell\u2019inventario dei beni di Francesco Lampugnani di Domaso del 23 luglio 1765<sup><a href=\"#footnote_17_3141\" id=\"identifier_17_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giuseppe Felolo, 3970.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per le suppellettili i ritrovamenti <em>in loco <\/em>non sono stati ancora fruttuosi, un\u2019indagine specifica ha invece consentito di mettere in luce come sul territorio si siano conservati, in seno alle famiglie locali, alcuni gioielli provenienti dall\u2019emigrazione a Palermo<sup><a href=\"#footnote_18_3141\" id=\"identifier_18_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, passim.\">19<\/a><\/sup>. Fra questi, vogliamo evidenziare una certa tipologia di anelli che la tradizione orale vuole provenienti dalla Sicilia, testimonianza che l\u2019esame dei punzoni suggerisce di valutare con attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo con il riferire un paio di dati documentari significativi, proprio sugli anelli di provenienza palermitana. Il 28 marzo 1643 Giacomo Raise, procuratore a Palermo di Andrea Baraglia di C\u00e0ino e ivi residente, il quale in passato era emigrato a Palermo ed aveva ricoperto l\u2019incarico di capo della comunit\u00e0 del proprio paese di origine<sup><a href=\"#footnote_19_3141\" id=\"identifier_19_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Belloni Zecchinelli, L&rsquo;emigrazione popolare dalle terre dell&rsquo;Alto Lario attraverso documenti arte e folclore, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, Serie IX, Vol. I, 1961, p. 31. Andrea Baraglia compare in vari atti del notaio Michele Pianca di Vercana (conservati presso l&rsquo;Archivio di Stato di Como), che testimoniano i suoi costanti contatti economici con Palermo dopo il rientro in patria.\">20<\/a><\/sup>, acquist\u00f2 un anello d\u2019oro da inviare al Baraglia stesso attraverso il compaesano Giovanni Battista Cassera<sup><a href=\"#footnote_20_3141\" id=\"identifier_20_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Michele Pianca, 1892 (atto del 1644 luglio 22).\">21<\/a><\/sup>. Abbiamo gi\u00e0 detto delle spese effettuate per l\u2019acquisto di monili come collane in corallo o corone da rosario: questo documento per\u00f2 anticipa di un secolo quanto innanzi riferito. Pi\u00f9 curioso risulta un legato contenuto nei codicilli testamentari del 13 marzo 1773 di tale Domenica Tarchina vedova Caggio di Dosso Liro, la quale cos\u00ec si espresse: \u00abdichiara detta codicillante che quando si \u00e8 maritato Lorenzo Caggio suo figlio con Antonia Basa, non avendo anello con cui sposarla, a preghiere di detto Lorenzo suo figlio, [ella] ha imprestato al medesimo il suo annello d\u2019oro, con che per\u00f2 andando lo stesso a Palermo rimetesse alla detta codicillante un altro anello, o a detta sua moglie, e restituisse alla medesima codicillante quello da lei imprestatole. Il che non fu mai dallo lui adempito, e per\u00f2 aggrava il medesimo suo figlio far celebrare n. 30 messe in suffraggio della di lei anima entro il termine d\u2019un anno doppo seguita la di lui morte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3141\" id=\"identifier_21_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Francesco Riella, 4152.\">22<\/a><\/sup>. La formulazione del legato lascia emergere l\u2019impressione che acquistare un anello a Palermo fosse in fondo quasi una consuetudine: perch\u00e9 infatti, nel caso specifico, attendere di recarsi in Sicilia per comprare un anello con cui ricambiare il prestito fatto dalla madre? Certamente in tale usanza non manc\u00f2 di aver rilievo il fatto che presso la zona in cui risiedevano i Lombardi a Palermo vi fossero le botteghe degli orafi e argentieri, tanto che alcuni membri di famiglie altolariane finirono per dedicarsi a tale attivit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_22_3141\" id=\"identifier_22_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Belloni Zecchinelli, L&rsquo;emigrazione popolare&hellip;, 1961, p. 11; R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, p. 43; S. Barraja, Barraja.Orafi e argentieri, Palermo.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo agli anelli ancora custoditi nelle case del territorio, la tipologia pi\u00f9 frequente nella zona \u00e8 quella riconducibile ad esemplari piuttosto tozzi e massicci, caratterizzati da tavola ottagonale, che nel dialetto locale vengono denominati con espressioni che riconducono all\u2019idea di <em>anello a tavolo<\/em>\/<em>tavolino<\/em>. Ne sono stati rinvenuti tre modelli: 1) con sigillo, 2) con croce di Malta, 3) di Santa Rosalia<sup><a href=\"#footnote_23_3141\" id=\"identifier_23_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una prima notizia di questi anelli si trova in M. Zecchinelli, Arte e folclore&hellip;, 1951, p. 67: &laquo;Ai nostri giorni giunsero anche pesanti anelli d&rsquo;oro con incisa la effigie di Santa Rosalia od una croce di Malta a smalto bianco nella placca superiore (Vercana, Gravedona)&raquo;. Uno studio &egrave; in R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, passim.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli inventari sei- e settecenteschi delle famiglie locali sono variamente citati anelli \u00abcon sigillo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_3141\" id=\"identifier_24_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, passim.\">25<\/a><\/sup>. Un esemplare rinvenuto <em>in loco<\/em>, e precisamente a Livo,<em> <\/em>durante le ricerche effettuate, \u00e8 un manufatto in oro rosa 18 carati, avente gambo quasi completamente sfaccettato e decorato a smalto nero, su cui, attraverso un sistema a piramide gradinata capovolta, disposta su tre livelli<em>, <\/em>\u00e8 ricavata una tavola ottagonale con sigillo costituito dall\u2019emblema di San Giacomo entro cornice dentellata. La decorazione geometrica del gambo \u00e8 costituita da triangoli alternati a losanghe; entro ciascuna di queste ultime \u00e8 raffigurata una stellina a otto punte (<a title=\"Fig. 1. Anello a sigillo in oro rosa e smalto nero (tavola: 14,0x15,0 mm). Provenienza: Livo (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Significativo \u00e8 il fatto che il paese in cui l\u2019oggetto \u00e8 stato reperito abbia una parrocchia dedicata S. Giacomo. Ai tempi dell\u2019emigrazione, la comunit\u00e0 di Livo aveva in Palermo una scuola di emigranti intitolata proprio a S. Giacomo, la quale nel 1760 si diede dei capitoli che vennero redatti rivestiti da copertina in cuoio e con frontespizio a tempera raffigurante il Santo protettore in trono<sup><a href=\"#footnote_25_3141\" id=\"identifier_25_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Milano (ASMi), Culto Parte Moderna, 1318.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo modello di anello \u00e8 costruito in modo del tutto simile ad altri molto comuni sul territorio, sia per diffusione geografica che per frequenza di distribuzione<sup><a href=\"#footnote_26_3141\" id=\"identifier_26_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ne sono stati esaminati una trentina.\">27<\/a><\/sup>. Si tratta degli anelli raffiguranti a smalto la croce di Malta. Nel dialetto locale di Livo, paese della valle in cui se ne sono ritrovati in maggior numero, vengono chiamati <em>an\u00e9i dal t\u00e0ur<\/em> e cio\u00e8 <em>anelli a tavolo<\/em>, ma anche semplicemente <em>taul\u00ecn <\/em>ossia <em>tavolini.<\/em> Sono tutti in oro giallo 18 carati e pesano in media 20 g ca. Come l\u2019anello a sigillo sopra considerato, presentano un gambo con lavorazione geometrica sfaccettata e decorazione a smalto con stelline ottagone, che pu\u00f2 rivestire parzialmente o quasi completamente il cerchio. La tavola superiore ottagonale si collega alla base mediante &#8211; di nuovo &#8211; una lavorazione a piramide gradinata capovolta, sviluppata su tre o quattro livelli a superficie decrescente, ed \u00e8 decorata a smalto con una croce di Malta, eventualmente arricchita da quattro stelline a otto punte. In alcuni casi tutto il pezzo \u00e8 stato ottenuto da un\u2019unica fusione; in altri mediante due fusioni distinte, saldando al cerchio la parte superiore. Un esemplare rappresentativo \u00e8 quello di <a title=\"Fig. 2. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 15,0 mm). Provenienza: Livo (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel02.jpg\">Fig. 2<\/a>: la croce bianca di Malta, al centro di un ottagono equilatero, presenta agli angoli quattro stelline nere a otto punte. La tavola \u00e8 incorniciata da una linea nera e il gambo \u00e8 decorato in bianco e nero. Sul modello esistono una serie di varianti: con stelline bianche; con smalto nero sostituito da smalto verde scuro; con decorazione del gambo tutta in nero o tutta in verde scuro. In alcuni casi una stereotipata e leziosa decorazione con stelline a cinque punte lascerebbe presagire una fattura pi\u00f9 recente (<a title=\"Fig. 3. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 18,0 mm). Provenienza: Vercana (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Una singolare variante ci riporta al modello di anello a sigillo di S. Giacomo pi\u00f9 sopra considerato: la croce di Malta bianca \u00e8 smaltata su una piccola tavola ottagonale, il cui bordo \u00e8 formato da una cornicetta a dentelli che potrebbe fungere da impronta per un sigillo (<a title=\"Fig. 4. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 12,6 mm). Provenienza: Peglio (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Tale caso richiama un anello elencato in un inventario dotale del 15 maggio 1691, nel quale si cita, fra i beni di Caterina Travelli di Giovanni Pietro, \u00abuno anello sigillo di orro lavorato di nero con croce di biancho et verda preciato L. 48\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_3141\" id=\"identifier_27_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giovanni Battista Curti Pettarda, 2875, (atto del 1703 febbraio 17).\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla categoria di anelli a tavola pi\u00f9 semplice ne appartiene uno, con croce bianca e decorazioni verdi, che presenta punzonatura palermitana: su di esso sono chiaramente riconoscibili l\u2019Aquila (simbolo della citt\u00e0 di Palermo), il bollo SC77, appartenente al Console degli Orafi del 1777, Salvatore Castronovo<sup><a href=\"#footnote_28_3141\" id=\"identifier_28_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, I marchi&hellip;, 1996, p. 80.\">29<\/a><\/sup>, e un marchio dell\u2019artefice PC, che potrebbe corrispondere a un orafo o argentiere quale Placido Carini o Pasquale Cipolla o Paolo Cristadoro, tutti attivi in quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_29_3141\" id=\"identifier_29_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Indice degli orefici e argentieri di Palermo, a cura di L. Bertolino, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, pp. 399-400.\">30<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Orafo palermitano (PC), 1777, anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 16,0x17,0 mm). Provenienza: Vercana (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ad esemplari molto simili a quelli citati, \u00e8 stato visionato un anello particolarmente vistoso, del peso di 33 g, la cui tavola presenta dimensioni maggiori rispetto alla media ed \u00e8 bordata da due linee nere fra le quali corre un giro di dischetti bianchi (<a title=\"Fig. 6. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 20,0 mm). Provenienza: Livo (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anelli con croce di Malta sono diffusi in tutto il territorio dell\u2019Alto Lario Occidentale, con speciale riguardo ai monti di Gravedona, a quelli di Domaso e di Sorico. Minor frequenza si riscontra nella cosiddetta Valle dell\u2019Albano, che fa capo al paese di Dongo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I proprietari di questi anelli non sanno specificare se si tratti di monili di uso maschile o femminile, bench\u00e9 la maggior parte di quelli esaminati abbia una misura decisamente abbondante, che lascerebbe presumere si tratti per lo pi\u00f9 di anelli da uomo. Un\u2019indicazione importante ci viene per\u00f2 da un testamento del 23 aprile 1724, quello di Giuseppe Peracca fu Andrea di Peglio, il quale lasci\u00f2 in eredit\u00e0 alla nuora \u00abannulum unum aureum smaltatum da dona smaltato con croce di Malta biancha\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_3141\" id=\"identifier_30_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Felice Peracca, 3483.\">31<\/a><\/sup><em>.<\/em> La specificazione, insieme all\u2019osservazione sulle dimensioni degli esemplari studiati, permette di concludere che questo tipo di anelli potesse essere destinato ad entrambi i sessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anelli con croce di Malta venivano fabbricati gi\u00e0 nel XVII secolo, come in parte desumibile dal documento surriferito del 1691, ma come esplicitamente testimoniato da un inventario dei beni mobili della chiesa dei SS. Eusebio e Vittore di Peglio del 1699, che annovera un \u00abanello d\u2019oro con la crocie di Malta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3141\" id=\"identifier_31_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Storico Diocesano di Como (ASDC), Visite Pastorali, 87\/1, Bonesana.\">32<\/a><\/sup>. Altre citazioni documentarie risalgono al Settecento. Il testamento del 6 aprile 1741 di Maddalena Peracca fu Giovanni Andrea di Peglio prevedeva il legato di \u00abanulum unum aureum cum vulgo la croce di Malta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_3141\" id=\"identifier_32_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Felice Peracca, 3486.\">33<\/a><\/sup>. Nel testamento di Maddalena Carcia fu Giovanni di Livo del 9 febbraio 1776<sup><a href=\"#footnote_33_3141\" id=\"identifier_33_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Francesco Riella, 4153.\">34<\/a><\/sup> \u00e8 nominato un \u00abannello d\u2019oro con croce bianca\u00bb. Cambiando vallata, e venendo alla terra di Aurogna, nei monti di Sorico, un riferimento \u00e8 contenuto nel testamento dell\u201911 gennaio 1789 di Giovanna Terza Faccina fu Bernardo, che legava alla figlia Maddalena \u00abun anello d\u2019oro smaltato con croce bianca\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_3141\" id=\"identifier_34_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Francesco M. Cassera, 4620.\">35<\/a><\/sup>. Infine, ancora a Peglio, nell\u2019inventario dei beni di Tomaso Peracca De Pari fu Filippo del 13 aprile 1808 figurava \u00abun anello d\u2019oro con croce bianca smaltata di circa un\u2019oncia\u00bb, dato in uso, anche in questo caso, a una donna<sup><a href=\"#footnote_35_3141\" id=\"identifier_35_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Melchiorre Del Pero, 5644.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, i documenti, quando lo specificano, qualificano la croce come \u00abbianca\u00bb. Qualcuno degli anelli esaminati \u00e8 invece caratterizzato da colori differenti. Ne vengono qui presentati due esemplari, provenienti da Livo. Il primo \u00e8 effigiato da una croce di Malta rossa e mostra rifiniture in bianco e blu (<a title=\"Fig. 7. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 15,5 mm). Provenienza: Livo (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il secondo ha la croce in azzurro e decorazioni in bianco e azzurro; inoltre l\u2019ottagono non \u00e8 equilatero, ma presenta due lati pi\u00f9 lunghi (<a title=\"Fig. 8. Anello in oro giallo e smalti con croce di Malta (tavola: 17,0x20,0 mm). Provenienza: Livo (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Si pu\u00f2 presumere che questi due anelli siano pi\u00f9 recenti dei precedenti, rispetto ai quali si presentano in generale meno tozzi, specialmente per quanto concerne il rapporto dimensionale tavola\/gambo<sup><a href=\"#footnote_36_3141\" id=\"identifier_36_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un singolare caso di convergenza storico-artistica potrebbe essere quello, citato dal Buttitta, degli anelli &laquo;dei pastori della Cecoslovacchia centrale: di fattura molto elementare, constano, oltre che del cerchio, di una parte superiore costituita da una superficie piana di forma generalmente ottagonale, con croce e cerchi incisi e riempiti di colore blu o rosso&raquo;. A. Buttitta, Oreficeria popolare, in Enciclopedia Universale dell&rsquo;Arte, Firenze 1963, Vol. X, p. 172.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena specificare che sovente si ritrovano, nei documenti sei- e settecenteschi della zona, riferimenti a generici \u00abanelli\u00bb senza alcuna connotazione particolare, ma che, a parte quelli ornati da pietre, gli anelli decorati a smalto dovevano essere abbastanza diffusi, tanto che in un testamento del 27 marzo 1766, la testatrice, residente a C\u00e0ino, leg\u00f2 due anelli d\u2019oro che si preoccup\u00f2 di definire \u00absenza smalto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_3141\" id=\"identifier_37_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giuseppe Felolo, 3970.\">38<\/a><\/sup>. Fra gli anelli smaltati di un certo interesse, ma diversi da quelli in oggetto, evidenziamo quelli che Gregorio Balloni di C\u00e0ino lasciava alla figlia Rosalia con testamento del 6 luglio 1768: \u00abdue annelli d\u2019oro con smalto, uno con l\u2019impronto rilevato dell\u2019effigie di S. Antonio e l\u2019altro con una gemma grande fusca contornata di varie gemette verdi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_3141\" id=\"identifier_38_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giuseppe Felolo, 3971.\">39<\/a><\/sup>. Ancor pi\u00f9 significativo per\u00f2, specie per il rimando alla tradizione devozionale palermitana, \u00e8 il riferimento contenuto in un inventario del 22 novembre 1781, concernente l\u2019eredit\u00e0 di Bartolomeo Noghera di Trezzone. In una \u00abscatoletta\u00bb, contenente corone da rosario in argento con granato, corallo e giaietto, fibbie in argento di vario tipo, bottoni, medaglie e un piccolo reliquiario d\u2019argento, nonch\u00e9 una maninfede in oro quasi distrutta, erano presenti anche \u00abn. 3 anelli smaltati, uno con la croce di Malta bianca e due con l\u2019impronto di S.ta Rosalia, in peso del doblone di Spagna, della doppia semplice di Spagna e della doppia di Milano meno cinque grani\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_3141\" id=\"identifier_39_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giuseppe Felolo, 3977.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dedica a S. Rosalia ci introduce all\u2019ultimo modello di anello a tavola ottagonale, molto meno diffuso rispetto a quelli con croce di Malta, ma la cui presenza \u00e8 riscontrabile in alcuni paesi che in passato hanno avuto un\u2019importante emigrazione verso la Sicilia. Si tratta del cosiddetto anello \u00abdi S. Rosalia\u00bb, che a livello locale viene denominato o con un\u2019espressione che rimanda alla Santuzza (<em>an\u00e9ll de Santa Rusal\u00eca<\/em>) o con un richiamo generico agli anelli a tavola ottagonale (<em>an\u00e9ll del taul\u00ecn<\/em> e cio\u00e8 <em>anello a tavolino<\/em>). Fabbricati in oro giallo 18 carati, tali pezzi presentano caratteristiche strutturali analoghe a quelle degli anelli ottagonali fin qui considerati, ma in questo caso la tavola \u00e8 lavorata a rilievo e mostra un\u2019immagine di difficile interpretazione a motivo dell\u2019attuale consunzione (<a title=\"Fig. 9. Anello in oro giallo e smalti \u00abdi S. Rosalia\u00bb (tavola: 16,0 mm). Provenienza: Vercana (CO).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel09.jpg\">Fig. 9<\/a>): sono evidenti nella parte superiore del disegno due figure convergenti di angeli (forse incoronanti), mentre in quella inferiore si riconosce il profilo di una croce. La tavola \u00e8 sorretta dal solito sistema a piramide capovolta, ma la lavorazione \u00e8 pi\u00f9 massiccia in quanto i due strati superiori hanno egual superficie. Il gambo si presenta identico a quello degli anelli pi\u00f9 sopra considerati, con smaltatura in nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio comparato degli anelli ottagonali e dei documenti ad essi relativi consente di datarli ad un\u2019epoca estesa tra XVII e XVIII secolo. Come detto, un modello cronologicamente pi\u00f9 avanzato potrebbe essere rappresentato dagli anelli con croce di Malta colorata e da quelli in cui le stelline ottagone decorative sono state sostituite da motivi pi\u00f9 manierati. Un solo esemplare fra quelli visionati presenta punzonatura palermitana, risalente al 1777. Ci\u00f2 potrebbe sembrare in apparenza poco significativo, ma risulta invece rilevante alla luce del fatto che nell\u2019oreficeria palermitana \u00abprima del 1758 non \u00e8 dato trovare oggetti in oro con il relativo marchio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_3141\" id=\"identifier_40_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, I marchi&hellip;, 1996, p. 48.\">41<\/a><\/sup>. Pertanto, in buona parte dell\u2019epoca di produzione di tali anelli, essi non sarebbero stati passibili di punzonatura. Se a ci\u00f2 aggiungiamo la documentata abitudine degli emigrati altolariani a portare in patria oggetti preziosi dalla Sicilia, si accresce la probabilit\u00e0 di una provenienza palermitana di questi anelli, attestata peraltro dalla tradizione. Ci\u00f2 non esclude una possibile produzione, magari tarda e per emulazione, anche in territorio comasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una questione curiosa \u00e8 quella dell\u2019aspetto di questi monili. L\u2019ottagono, come \u00e8 noto, \u00e8 una forma geometrica che ha un valore intermedio tra il quadrato (la Terra) e il cerchio (il Cielo), che evoca la vita eterna e che si correla naturalmente con il significato attribuito al numero otto, concepito come il numero dell\u2019\u00abequilibrio universale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_3141\" id=\"identifier_41_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Paris 1982, pp. 589, 793.\">42<\/a><\/sup>. Gli anelli con croce di Malta aggiungono alla forma ottagonale il particolare della croce ottagona ad essa inscritta. Tutti gli anelli considerati in questo studio inoltre presentano, almeno sul cerchio, alcune decorazioni costituite da stelline in smalto a otto punte. Se tale simbologia possa avere valenza esoterica o cristiana non \u00e8 al momento comprensibile, ma che un valore simbolico debba sussistere appare innegabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Problema irrisolto \u00e8 quello legato allo scopo al quale potevano esser destinati tali anelli, la cui conformazione <em>a scalini<\/em> della parte inferiore della tavola indurrebbe a ipotizzare un possibile utilizzo a scopo di sigillo, limitabile per\u00f2 di fatto soltanto a due dei casi qui presentati: l\u2019anello di S. Giacomo e quello con la croce di Malta bordata da cornice a dentelli. L\u2019anello di S. Rosalia invece lascerebbe s\u00ec un\u2019impronta, ma in negativo: l\u2019ipotesi non pare pertanto percorribile in questo caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all\u2019appartenenza, \u00e8 ipotizzabile che tali anelli fossero collegati a qualche vincolo confraternale, considerata l\u2019abitudine degli emigrati di riunirsi in \u00abscolae\u00bb di impronta devozionale, normate da specifici capitoli<sup><a href=\"#footnote_42_3141\" id=\"identifier_42_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Zecchinelli, Arte e folclore&hellip;, 1951, pp. 72, 114-115; R. Pellegrini, Tra noc e sass&hellip;, 2004, pp. 33-34; R. Pellegrini, Dongo&hellip;, 2012, pp. 235, 242; ASMi, Culto Parte Moderna, 1318.\">43<\/a><\/sup>. L\u2019ipotesi si attaglia bene all\u2019anello con l\u2019emblema di S. Giacomo rinvenuto a Livo, paese, come si \u00e8 detto, caratterizzato dal culto per il santo apostolo; pu\u00f2 in qualche modo adattarsi anche agli anelli di S. Rosalia, reperiti a Trezzone, paese in cui ancor oggi si celebra la festa della santa il 4 settembre, e a Vercana, ove, presso la locale chiesa di S. Sebastiano, la festa si celebr\u00f2 fino al 1977 ed ove si custodisce una statua lignea barocca proveniente da Palermo<sup><a href=\"#footnote_43_3141\" id=\"identifier_43_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Le devozioni alla Madonna del Carmine e a Santa Rosalia a C&agrave;ino, in M. Fois-R. Pellegrini, Opere ritrovate a Vercana, Vercana 2017, pp. 6-7.\">44<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 difficile \u00e8 stabilire un legame rispetto agli anelli con croce di Malta, a meno di non escludere qualche forma di affiliazione rispetto all\u2019ordine ospitaliero. Il che peraltro \u00e8 gi\u00e0 stato ipotizzato per alcuni anelli di fattura simile, se non talora identica, a quella qui discussa. Il riferimento \u00e8 in particolare ad un anello in oro e smalti della collezione Thyssen-Bornemisza con scudo ottagonale ornato da croce di Malta bianca e cerchio smaltato a rombi neri con stelline bianche, per il quale \u00e8 stata ipotizzata una datazione compresa tra tardo XVII e primo XVIII secolo. Secondo le ipotesi formulate, tali anelli sarebbero stati fabbricati soprattutto nel tardo Settecento e destinati ad essere indossati non solo dai cavalieri, ma anche dalle loro dame e dai paggi<sup><a href=\"#footnote_44_3141\" id=\"identifier_44_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Somers Cocks-C. Truman, The Thyssen-Bornemisza Collection. Renaissance jewels gold boxes and objects de vertu, Londra 1984, pp. 144-145; Fondazione Thyssen-Bornemisza, Gold and Silver Treasures from the Thyssen-Bornemisza Collection, Milano 1989, p. 37.\">45<\/a><\/sup>. Nel caso degli emigrati altolariani a Palermo, la cui attivit\u00e0 principale era legata soprattutto alla gestione di forni, di botteghe di generi alimentari e di commercio di vino, nonch\u00e9 al facchinaggio<sup><a href=\"#footnote_45_3141\" id=\"identifier_45_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, pp. 53-55.\">46<\/a><\/sup> (eccezion fatta per nobili, professionisti, sacerdoti e religiosi<sup><a href=\"#footnote_46_3141\" id=\"identifier_46_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Zecchinelli, Le Tre Pievi&hellip;, 1951, p. 167; R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, pp. 52, 54.\">47<\/a><\/sup>), l\u2019idea dell\u2019appartenenza all\u2019ordine ospitaliero non \u00e8 fino ad ora suffragata da alcuna testimonianza documentaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativo \u00e8 anche un anello della Collezione Fortnum dell\u2019Ashmolean Museum di Oxford, in cui la croce di Malta bianca \u00e8 contornata da quattro stelline a otto punte e la decorazione dei bordi e del cerchio \u00e8 in smalto verde scuro. Il pezzo, datato con riserva al XVII secolo, venne acquistato a Roma<sup><a href=\"#footnote_47_3141\" id=\"identifier_47_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;anello &egrave; citato in A. Somers Cocks-C. Truman, The Thyssen-Bornemisza&hellip;, 1984, p. 144. Pu&ograve; essere visualizzato nella Finger Ring Collection di https:\/\/www.ashmolean.org\/legacy-ashmolean-sites con la chiave: &laquo;Maltese cross&raquo; (consultazione del 25 maggio 2018).\">48<\/a><\/sup>. Se tale acquisto significasse anche una produzione romana dell\u2019oggetto, il dato acquisterebbe comunque rilevanza per il presente studio, poich\u00e9, da molti dei paesi altolariani dai quali nel Sei- e Settecento si emigrava a Palermo, esisteva un flusso emigratorio importante anche verso Roma<sup><a href=\"#footnote_48_3141\" id=\"identifier_48_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Pellegrini, Gioielli storici&hellip;, 2009, pp. 29-32.\">49<\/a><\/sup>, citt\u00e0 che in epoca moderna \u00abrichiama un\u2019immigrazione di ogni tipo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_49_3141\" id=\"identifier_49_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Canepari, Immigrati, spazi urbani e reti sociali nell&rsquo;Italia d&rsquo;antico regime, in Storia d&rsquo;Italia. Migrazioni, a cura di P. Corti-M. Sanfilippo, Torino 2009, p. 57.\">50<\/a><\/sup>. Talora anzi uno stesso emigrante trovava meta in entrambe le citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_50_3141\" id=\"identifier_50_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Boca, Il pittore Antonio Maria Caracciolo da Vercana e i suoi rapporti con la Sicilia nella seconda met&agrave; del Settecento, in Artisti lombardi e centri di produzione italiani nel Settecento, a cura di G. C. Sciolla-V. Terraroli, Bergamo 1995; p. 99; R. Pellegrini, Il pittore A. M. Caraccioli&hellip;, 2007, pp. 188-189. Naturalmente il ventaglio delle ipotesi si allara, ma in mancanza di una base documentaria solida non sono possibili conclusioni univoche.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri anelli in oro, oppure in argento, con croce di Malta, ma modellatura differente, sono conservati in altri Musei europei<sup><a href=\"#footnote_51_3141\" id=\"identifier_51_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Somers Cocks-C. Truman, The Thyssen-Bornemisza&hellip;, 1984, p. 144.\">52<\/a><\/sup>. La prerogativa di quelli qui discussi \u00e8 di trovarsi all\u2019interno del contesto storico-territoriale originario di pertinenza, tramandati di generazione in generazione nelle famiglie e di essere corredati da attestazioni documentarie che, se non ne spiegano (almeno per ora) la funzione, convalidano tuttavia la relazione geografica (superficialmente circoscritta) e storica di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi di Maria Concetta Di Natale hanno evidenziato come il XVII e XVIII secolo siano stati prolifici nella produzione orafa di croci di Malta di vario tipo, destinate a divenire ex voto in vari santuari siciliani<sup><a href=\"#footnote_52_3141\" id=\"identifier_52_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, La croce dei Cavalieri di Malta, emblema-gioiello, nell&rsquo;area mediterranea, in Vanity, Profanity &amp; Worship: Jewellery from the Maltese Islands, catalogo della mostra, Malta 2013, passim.\">53<\/a><\/sup>. Per il territorio altolariano, fra i numerosi atti notarili esaminati, si \u00e8 ritrovata una sola testimonianza di croce di Malta a pendente, compresa nell\u2019inventario del 5 settembre 1622 dei beni di Martino Rasella di Giovanni, abitante a Brenzio, paese a forte emigrazione verso Palermo: fra i vari oggetti si cita una \u00abcroseta d\u2019ora di Malta da portare al collo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_53_3141\" id=\"identifier_53_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCo, Notai, Giulio Scanagatta, 1222.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Peglio, in frazione Argesio, esistono i resti di un edificio diroccato sulle cui pareti esterne sono affrescate varie croci di Malta (il particolare di una facciata in <a title=\"Fig. 10. Peglio (CO), frazione Argesio: rustico decorato con croci di Malta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Su di esso sono incise le date 1576 e 1595, insieme al monogramma di Cristo, ma non sappiamo purtroppo quale fosse la destinazione dello stabile, per il quale le prime notizie ad ora disponibili sono quelle legate al Catasto Teresiano, secondo un cui registro del 1755 l\u2019edificio corrispondeva a casa di uso privato<sup><a href=\"#footnote_54_3141\" id=\"identifier_54_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I numeri di mappale della Mappa Teresiana corrispondenti allo stabile in questione sono il 328 e 329. Secondo la Tavola del Nuovo Estimo approvata dalla Real Giunta per il Censimento in data 10 novembre 1755, il n. 328 era &laquo;casa di proprio uso&raquo; di Giacomo Antonio Bellamo quondam Pietro Antonio e di Giuseppe Pelolo quondam Francesco, mentre il 329 corrispondeva a &laquo;casa di proprio uso&raquo; di Pietro Toja quondam Adamo e di Carlo Pisolo quondam Carlo. ASCo, Ufficio Distrettuale Imposte Dirette Menaggio, Peglio, Registri Catasto Teresiano, Tavole Censuarie dei Possessori, 49.\">55<\/a><\/sup>. Nelle vicinanze, sempre ad Argesio, si trova un affresco seicentesco della Madonna del Rosario con S. Carlo Borromeo e S. Caterina d\u2019Alessandria, attribuito a Giovanni Mauro Della Rovere detto il Fiammenghino<sup><a href=\"#footnote_55_3141\" id=\"identifier_55_3141\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Tenchio, L&rsquo;opera del Fiammenghino nelle Tre Pievi Altolariane, Menaggio 2000, p. 63; M. Zecchinelli, Cappelle e dipinti votivi nelle &ldquo;Tre Pievi&rdquo; Altolariane, Menaggio 2002, p. 95.\">56<\/a><\/sup>, in cui la Vergine regge due corone con crocette forgiate a croce di Malta (<a title=\"Fig. 11. Peglio (CO), frazione Argesio: affresco votivo della Madonna del Rosario tra S. Carlo Borromeo e S. Caterina d\u2019Alessandria (XVII sec.).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pel11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Il simbolo veniva dunque impiegato nella zona in studio, sebbene ad ora le ricerche non abbiano ancora rivelato a quale scopo.<\/p>\n<p><strong>Abbreviazioni<\/strong><\/p>\n<p>ASCo: Archivio di Stato di Como<\/p>\n<p>ASDC: Archivio Storico Diocesano di Como<\/p>\n<p>ASMi: Archivio di Stato di Milano<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3141\" class=\"footnote\">M. Zecchinelli, <em>Le Tre Pievi. Gravedona Dongo Sorico, <\/em>Milano 1951, pp. 159-163; B. Caizzi, <em>Il comasco sotto il dominio spagnolo<\/em>, Como 1955, pp. 141-169; R. Pellegrini, <em>Dongo. Oltre il conosciuto. Mille anni di storia<\/em>, Villa Guardia 2012, pp. 28-33, 336-337; M. Longatti, <em>Ricerche e documenti sull\u2019emigrazione dalle Tre Pievi nei secoli XV e XVI, <\/em>in \u201cAltolariana\u201d, 4, 2014; R. Pellegrini, <em>Emigrazione dall\u2019Alto Lario Occidentale tra XV e XIX secolo. Dati acquisiti, criticit\u00e0, prospettive, <\/em>in atti del convegno \u201cEmigrazione lombarda. Una storia da riscoprire\u201d (Cuggiono, 13-14 novembre 2015), Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, in c.d.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3141\" class=\"footnote\">M. Zecchinelli, <em>Arte e folclore siciliani sui monti dell\u2019Alto Lario nei secoli XVI-XVIII<\/em>, in \u201cRivista Archeologica Comense\u201d, 131-132, Como 1951, passim; O. Zastrow, <em>Capolavori di oreficeria sacra nel Comasco<\/em>, Como 1984, passim; A. M. Boca, <em>Rapporti con la Sicilia di artisti e maestranze delle Valli lombarde<\/em>, in <em>I Lombardi e la Sicilia, <\/em>a cura di R. Bossaglia, Pavia 1995, pp. 90-92, 98-99;<em> <\/em>G. Conca Muschialli-G. Monti, <em>Parole d\u2019argento<\/em>, Gravedona 2001, passim; L. Vigan\u00f2, <em>Argenti sul Lario, <\/em>in \u201cQuaderni della Biblioteca del Convento francescano di Dongo\u201d, 34, 2013; R. Pellegrini, <em>Tra noc e sass. Storia della comunit\u00e0 di Stazzona<\/em>, Gravedona 2004, pp. 83-84; R. Pellegrini, <em>Gioielli storici dell\u2019Alto Lario. Cultura del prezioso nel periodo dell\u2019emigrazione a Palermo<\/em>, Como 2009, pp. 38-45; R. Pellegrini, <em>Di alcune suppellettili d\u2019argento donate dagli emigrati, <\/em>in \u201cQuaderni della Biblioteca del Convento francescano di Dongo\u201d, 70, 2013; P. Albonico Comalini-N. Spelzini, <em>Sulle tracce di antichi \u201cargenti\u201d, dono degli emigranti, <\/em>in \u201cAltolariana\u201d, 3, 2013; P. Albonico Comalini-N. Spelzini, <em>Altri antichi \u201cargenti\u201d, dono degli emigranti, <\/em>in \u201cAltolariana\u201d, 4, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3141\" class=\"footnote\">Si tratta di due oggetti inediti: un ex voto a forma di occhi, con il marchio cittadino dell\u2019Aquila e l\u2019incuso [GC]A39 impresso dal console Giovanni Costanza nel 1739, e uno a forma di gamba con il punzone dell\u2019Aquila, quello consolare GO721 del console Iacinto Omodei e quello dell\u2019argentiere C\u00b7G. Per i marchi consolari cfr. S. Barraja, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo<\/em>, Milano 1996, pp. 73, 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Microscultura trapanese in Alto Lario, <\/em>in \u201cIl Settimanale della Diocesi di Como\u201d, 48\/49, 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3141\" class=\"footnote\">Gli atti nominano semplici lenzuola o lenzuola \u00abdi tela\u00bb o \u00abcon guarnitione\u00bb. Archivio di Stato di Como (ASCo), <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3482 (atto del 1722 aprile 17, Peglio); Felice Peracca, 3483 (atto del 1723 ottobre 29, Dosso Liro); Francesco Riella, 4151 (atto del 1772 gennaio 3, Livo); Francesco Riella, 4153 (atto del 1776 febbraio 9, Livo); Francesco Riella, 4155 (atto del 1781 marzo 24, Peglio); Francesco M. Cassera, 4615 (atto del 1769 giugno 4, Livo).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3141\" class=\"footnote\">\u00abuna cotra o sia coperta di banbacio groppada nova di Palermo\u00bb. ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3483 (atto del 1724 maggio 6, Peglio).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3483 (atto del 1723 ottobre 29, Dosso Liro).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3141\" class=\"footnote\">\u00abSugacapo di Palermo\u00bb in ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3485 (atto del 1735 luglio 29, Dosso Liro).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Il pittore A. M. Caraccioli da Vercana e la sua famiglia: un esempio di emigrazione a Palermo nel secolo decimottavo, <\/em>in \u201cIubilantes-Annuario\u201d, 2007, p. 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3141\" class=\"footnote\">Archivio Privato Vercana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3141\" class=\"footnote\">Archivio Parrocchiale Vercana (APV), <em>Carte Sparse<\/em>. \u00abForbicini\u00bb (o \u00abforbicine\u00bb) venivano utilizzati per la remunerazione di servizi oppure venduti all\u2019asta per la chiesa. Nell\u2019agosto 1716 un canonico intervenuto a celebrar messa presso il santuario della Madonna della Neve di Vercana venne retribuito con un fazzoletto di seta, una forbicina e un temperino. APV,<em> Registro delle spese della fabbrica del Santuario della Madonna della Neve<\/em>. Il 2 febbraio 1805 si vendettero sulla piazza pubblica bindelli e forbicine per 11.14 lire a favore del santuario. APV, <em>Libro de\u2019 Conti della Venerabile Fabrica della B. M. V. ad Nives detta della Carate di Vercana<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Il pittore A. M. Caraccioli\u2026,<\/em> 2007, p. 191.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3141\" class=\"footnote\">APV, <em>Carte Sparse<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Di alcune suppellettili\u2026,<\/em> 2013, pp. 60-61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giovanni Curti Pettarda, 2485.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3483.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai,<\/em> Giovanni M. Curti Pettarda,<em> <\/em>3555.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giuseppe Felolo, 3970.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3141\" class=\"footnote\">M. Belloni Zecchinelli, <em>L\u2019emigrazione popolare dalle terre dell\u2019Alto Lario attraverso documenti arte e folclore<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, Serie IX, Vol. I, 1961, p. 31. Andrea Baraglia compare in vari atti del notaio Michele Pianca di Vercana (conservati presso l\u2019Archivio di Stato di Como), che testimoniano i suoi costanti contatti economici con Palermo dopo il rientro in patria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Michele Pianca, 1892 (atto del 1644 luglio 22).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai,<\/em> Francesco Riella, 4152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3141\" class=\"footnote\">M. Belloni Zecchinelli, <em>L\u2019emigrazione popolare\u2026, <\/em>1961, p. 11;<em> <\/em>R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, p. 43; S. Barraja, <em>Barraja.Orafi e argentieri<\/em>, Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3141\" class=\"footnote\">Una prima notizia di questi anelli si trova in M. Zecchinelli, <em>Arte e folclore\u2026, <\/em>1951, p. 67: \u00abAi nostri giorni giunsero anche pesanti anelli d\u2019oro con incisa la effigie di Santa Rosalia od una croce di Malta a smalto bianco nella placca superiore (Vercana, Gravedona)\u00bb. Uno studio \u00e8 in R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3141\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Milano (ASMi), <em>Culto Parte Moderna<\/em>, 1318.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3141\" class=\"footnote\">Ne sono stati esaminati una trentina.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giovanni Battista Curti Pettarda, 2875, (atto del 1703 febbraio 17).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3141\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>I marchi\u2026, <\/em>1996, p. 80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3141\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Indice degli orefici e argentieri di Palermo, <\/em>a cura di L. Bertolino, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, <\/em>a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, pp. 399-400.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3483.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3141\" class=\"footnote\">Archivio Storico Diocesano di Como (ASDC), <em>Visite Pastorali, <\/em>87\/1, Bonesana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Felice Peracca, 3486.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Francesco Riella, 4153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Francesco M. Cassera, 4620.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Melchiorre Del Pero, 5644.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3141\" class=\"footnote\">Un singolare caso di convergenza storico-artistica potrebbe essere quello, citato dal Buttitta, degli anelli \u00abdei pastori della Cecoslovacchia centrale: di fattura molto elementare, constano, oltre che del cerchio, di una parte superiore costituita da una superficie piana di forma generalmente ottagonale, con croce e cerchi incisi e riempiti di colore blu o rosso\u00bb. A. Buttitta, <em>Oreficeria popolare, <\/em>in <em>Enciclopedia Universale dell\u2019Arte<\/em>, Firenze 1963, Vol. X, p. 172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giuseppe Felolo, 3970.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giuseppe Felolo, 3971.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giuseppe Felolo, 3977.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3141\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>I marchi\u2026, <\/em>1996, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3141\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire des Symboles, <\/em>Paris 1982, pp. 589, 793.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3141\" class=\"footnote\">M. Zecchinelli, <em>Arte e folclore\u2026, <\/em>1951, pp. 72, 114-115; R. Pellegrini, <em>Tra noc e sass\u2026, <\/em>2004, pp. 33-34; R. Pellegrini, <em>Dongo&#8230;, <\/em>2012, pp. 235, 242; ASMi, <em>Culto Parte Moderna<\/em>, 1318.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Le devozioni alla Madonna del Carmine e a Santa Rosalia a C\u00e0ino, <\/em>in M. Fois-R. Pellegrini, <em>Opere ritrovate a Vercana, <\/em>Vercana 2017, pp. 6-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3141\" class=\"footnote\">A. Somers Cocks-C. Truman, <em>The Thyssen-Bornemisza Collection. Renaissance jewels gold boxes and objects de vertu, <\/em>Londra 1984, pp. 144-145; Fondazione Thyssen-Bornemisza, <em>Gold and Silver Treasures from the Thyssen-Bornemisza Collection, <\/em>Milano 1989, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, pp. 53-55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3141\" class=\"footnote\">M. Zecchinelli, <em>Le Tre Pievi\u2026, <\/em>1951, p. 167; R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, pp. 52, 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3141\" class=\"footnote\">L\u2019anello \u00e8 citato in A. Somers Cocks-C. Truman, <em>The Thyssen-Bornemisza\u2026, <\/em>1984, p. 144. Pu\u00f2 essere visualizzato nella Finger Ring Collection di <a href=\"https:\/\/www.ashmolean.org\/legacy-ashmolean-sites\">https:\/\/www.ashmolean.org\/legacy-ashmolean-sites<\/a> con la chiave: \u00abMaltese cross\u00bb (consultazione del 25 maggio 2018).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3141\" class=\"footnote\">R. Pellegrini, <em>Gioielli storici\u2026, <\/em>2009, pp. 29-32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3141\" class=\"footnote\">E. Canepari, <em>Immigrati, spazi urbani e reti sociali nell\u2019Italia d\u2019antico regime, <\/em>in <em>Storia d\u2019Italia. Migrazioni, <\/em>a cura di P. Corti-M. Sanfilippo, Torino 2009, p. 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3141\" class=\"footnote\">A.M. Boca, <em>Il pittore Antonio Maria Caracciolo da Vercana e i suoi rapporti con la Sicilia nella seconda met\u00e0 del Settecento, <\/em>in <em>Artisti lombardi e centri di produzione italiani nel Settecento, <\/em>a cura di G. C. Sciolla-V. Terraroli, Bergamo 1995; p. 99; R. Pellegrini, <em>Il pittore A. M. Caraccioli\u2026, <\/em>2007, pp. 188-189. Naturalmente il ventaglio delle ipotesi si allara, ma in mancanza di una base documentaria solida non sono possibili conclusioni univoche.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3141\" class=\"footnote\">A. Somers Cocks-C. Truman, <em>The Thyssen-Bornemisza\u2026, <\/em>1984, p. 144.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3141\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>La croce dei Cavalieri di Malta, emblema-gioiello, nell\u2019area mediterranea, <\/em>in <em>Vanity, Profanity &amp; Worship: Jewellery from the Maltese Islands, <\/em>catalogo della mostra, Malta 2013, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3141\" class=\"footnote\">ASCo, <em>Notai, <\/em>Giulio Scanagatta, 1222.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3141\" class=\"footnote\">I numeri di mappale della Mappa Teresiana corrispondenti allo stabile in questione sono il 328 e 329. Secondo la Tavola del Nuovo Estimo approvata dalla Real Giunta per il Censimento in data 10 novembre 1755, il n. 328 era \u00abcasa di proprio uso\u00bb di Giacomo Antonio Bellamo quondam Pietro Antonio e di Giuseppe Pelolo quondam Francesco, mentre il 329 corrispondeva a \u00abcasa di proprio uso\u00bb di Pietro Toja quondam Adamo e di Carlo Pisolo quondam Carlo. ASCo, <em>Ufficio Distrettuale Imposte Dirette Menaggio, <\/em>Peglio, Registri Catasto Teresiano, Tavole Censuarie dei Possessori, 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3141\" class=\"footnote\">P. Tenchio, <em>L\u2019opera del Fiammenghino nelle Tre Pievi Altolariane, <\/em>Menaggio 2000, p. 63; M. Zecchinelli, <em>Cappelle e dipinti votivi nelle \u201cTre Pievi\u201d Altolariane, <\/em>Menaggio 2002, p. 95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3141\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ritapellegrini@alice.it Anelli a tavola ottagonale del XVII e XVIII secolo in Alto Lario (CO) ed emigrazione in Sicilia DOI: 10.7431\/RIV17072018 L\u2019emigrazione che si svilupp\u00f2 dall\u2019Alto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3141\" title=\"Rita Pellegrini\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3141"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3141"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3141\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3304,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3141\/revisions\/3304"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}