{"id":3136,"date":"2018-06-29T20:40:23","date_gmt":"2018-06-29T20:40:23","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3136"},"modified":"2018-12-29T20:21:03","modified_gmt":"2018-12-29T20:21:03","slug":"giuseppe-giugno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3136","title":{"rendered":"Giuseppe Giugno"},"content":{"rendered":"<p>giuseppegiugno_1@libero.it<\/p>\n<h3>Il segno della Santissima Croce nelle opere dei maestri crucifissari e nei repertori di beni artistici della Sicilia Centrale tra Quattro e Settecento<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17062018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Crocifisso \u00e8 uno dei motivi iconografici pi\u00f9 diffusi nella storia dell\u2019arte attraverso l\u2019operato di pittori e scultori. Da un primo e attento esame delle rappresentazioni che di esso sono state fornite nel tempo, rinvenibili nella Sicilia centrale, \u00e8 possibile intercettare alcune opere cinque e seicentesche che rimandano a scultori napoletani, palermitani e madoniti. Va osservato che la produzione di \u00abimmagini del Cristo, della Vergine madre di Dio e di tutti i santi\u00bb assume un valore strategico per la difesa della dottrina e ortodossia cattolica contro l\u2019eresia luterana in et\u00e0 post-tridentina. La necessit\u00e0 di disciplinare e normare la diffusione delle immagini sacre, \u00abnon perch\u00e9 si creda che in esse risiedano qualche divinit\u00e0 o energia che le rendano meritevoli di culto\u00bb, si fonda principalmente sul bisogno di evidenziare che \u00abl\u2019onore ad esse tributato va in realt\u00e0 ai modelli che esse raffigurano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_3136\" id=\"identifier_0_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento si rimanda a G. D. Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima Collectio, vol. XXXIII, Venezia 1788, 171.\">1<\/a><\/sup>. L\u2019arte assume, dunque, un importante significato e valore didascalico normato attraverso la codificazione di \u00abprecise tematiche e specifiche iconografie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3136\" id=\"identifier_1_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. C. Di Natale, Le croci dipinte in Sicilia, Palermo 1992, p. 111.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella produzione, diffusione e circolazione di opere d\u2019arte ha un ruolo determinante la figura del committente. Il riferimento va nello specifico &#8211; come attestato dai preziosi repertori di beni artistici &#8211; alla chiesa, all\u2019aristocrazia feudale e alle confraternite. Proprio quest\u2019ultime, all\u2019indomani del Concilio di Trento conoscono un sensibile incremento, svolgendo funzioni rilevanti sul piano dell\u2019assistenza ai poveri e malati e attendendo al decoro degli spazi liturgici loro affidati. A tal proposito occorre ricordare che le confraternite, assieme alle realt\u00e0 conventuali delle citt\u00e0 e ai privati, alimentano la produzione di opere d\u2019arte affidandone la fattura, per quanto attiene alla scultura lignea, ad artisti abili nell\u2019arte dell\u2019intaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, tra Cinque e Seicento, la committenza pone attenzione ai <em>maestri <\/em>che in un certo senso erano riusciti a specializzarsi nella scultura del legno ed in determinati generi iconografici, come accade con frate Umile da Petralia Soprana &#8211; al secolo Giovan Francesco Pintorno &#8211; e i frati di Petralia Sottana Innocenzo e Benedetto nella fattura di Crocifissi<sup><a href=\"#footnote_2_3136\" id=\"identifier_2_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;operato e la figura di frate Umile da Petralia Soprana si rimanda a P. Tognoletto, Vita del vener. Fr. Humile da Petralia Soprana laico scultore, in Paradiso Serafico del Regno di Sicilia, parte seconda, libro VII, cap. XXXIII, Palermo 1687, pp. 307-315; G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, vol. I, Palermo 1880, pp. 710-714; R. La Mattina-F. Dell&rsquo;Utri, Frate Umile da Petralia. L&rsquo;arte e il misticismo, Caltanissetta 1987, passim; G. Abbate-G. Fazio, Frate Umile a Petralia Soprana, Palermo 2015, pp. 29-55; Sempre sulla figura del frate si veda a A. Cuccia, La scultura lignea in Sicilia nei secoli XVII e XVIII, Tesi di Laurea, Relatore Prof. M. G. Paolini, Universit&agrave; degli Studi di Palermo, Facolt&agrave; di Magistero a.a. 1972-1973, pp. 48-63. Sullo scultore frate Benedetto si veda G. Abbate-G. Fazio, Frate Umile &hellip;, 2015, p. 53; G. Fazio, Inocentio Petroliensi Inferiori Laico de Minore Osservante Reformato. Revisione critica di frate Innocenzo da Petralia e del suo connubio artistico con frate Umile, in &ldquo;Paleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani&rdquo;, NS II, 3, settembre 2011, p. 42; S. Anselmo, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonie, Palermo 2009, p. 74; su frate Innocenzo si rimanda a G. Macaluso, Frate Innocenzo da Petralia Soprana emulo del Pintorno, in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, s. 3, XVIII, 1969, pp. 147-215; G. Fazio, Inocentio Petroliensi &hellip;, 2011, pp. 30-42.\">3<\/a><\/sup>. In alcuni casi gli scultori, noti per le immagini del Cristo alla croce, vengono anche indicati con la qualifica di <em>crucifissari, <\/em>come<em> <\/em>documentato per Salvatore Passalacqua, Simone de Lentini e Filippo Ribaudo<sup><a href=\"#footnote_3_3136\" id=\"identifier_3_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una visione pi&ugrave; ampia sull&rsquo;operato dei maestri crucifissari in Sicilia si veda G. Mendola, Maestri del legno a Palermo fra tardo Gotico e Barocco, in Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco, a cura di T. Pugliatti-S. Rizzo-P. Russo, Catania 2012, pp. 143-189; su Salvatore Passalacqua si veda L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani, Scultura, a cura di B. Patera, vol. III, Palermo 1994, p. 256. Su Simone de Lentini si veda Idem, Dizionario degli Artisti &hellip;,1994, p. 180.\">4<\/a><\/sup>. Il riferimento alle qualifiche professionali rimanda, inoltre, ai percorsi di formazione in uso nel Seicento che aspiranti intagliatori e scultori di legname dovevano compiere secondo quanto stabilito dai capitoli del Consolato dei <em>Maestri d\u2019Axia<\/em>. Di norma, come documentato a Caltanissetta, l\u2019apprendistato era esteso all\u2019arco di un intero quadriennio e culminava nell\u2019esecuzione materiale di una porta di legno. \u00c8 attestato, infatti, che nel 1635 un tale Raffaele Miraglia di Caltanissetta si impegna con Francesco Drago, uno dei falegnami del tempo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abad omnia servitia eius apotece fabri lignarij et ad omnia servitia urbana per quattro anni e hoc absque ulla mercede itaquod dictus Drago teneatur ei dare esum et potum et calzari et vestiri di lana cio\u00e8 calzi casacha et calzuni nec non et un paro di calzetti [\u2026] ci habbia di imparari la detta arti di maestro di ascia et allo fini di detti anni quatro ancora ci habbia di dari tutti quegli stigli che sonno di bisogno per fari una porta di ligno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3136\" id=\"identifier_4_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A Caltanissetta l&rsquo;esperienza formativa descritta compare gi&agrave; nel 1619 e si fonda su un periodo di tirocinio di cinque anni, durante il quale non differiscono rispetto al 1635 gli obblighi che tirocinante e maestro sono tenuti a rispettare. L&rsquo;unica differenza &egrave; rappresentata dall&rsquo;assenza dell&rsquo;esame finale. Per un approfondimento sull&rsquo;argomento si rimanda a G. Giugno, Il consolato dei maestri d&rsquo;axia e dei corvisieri a Caltanissetta nel Seicento, in &ldquo;Archivio Nisseno&rdquo;, n. 3, a. II, luglio-dicembre 2008, pp. 104-109, rivisto e pubblicato in G. Giugno, Appendice documentaria. La maestranza dei falegnami a Caltanissetta nel Seicento, in Manufacere et scolpire &hellip;, 2012, pp. 612-613.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era proprio l\u2019apprendistato presso la bottega del maestro scultore e intagliatore che consentiva agli allievi di imparare l\u2019arte del \u201cmanufacere et scolpire in lignamine<em>\u201d<\/em>. In alcuni casi per\u00f2 accanto a questo, come ben asserisce Giuseppe Fazio a proposito dei Crocifissi di frate Umile, la formazione doveva certamente avvenire attraverso l\u2019ascolto meditato di testi omeletici e libri ascetici come le <em>Rivelazioni <\/em>di Brigida di Svezia ed<em> <\/em>il <em>Trattato dell\u2019Oratione e della Meditatione per li giorni della settimana <\/em>di Luigi Granata, dai cui contenuti lo scultore avrebbe tratto le immagini plastiche connotanti la sua produzione artistica<sup><a href=\"#footnote_5_3136\" id=\"identifier_5_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Abbate-G. Fazio, Frate Umile &hellip;, 2015, p. 47.\">6<\/a><\/sup>.<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano iconografico, le raffigurazioni del Crocifisso tra Quattro e Seicento rimandano al modello del <em>Christus<\/em> <em>Patiens<\/em>, introdotto tra il X e l\u2019XI secolo come superamento dell\u2019influenza bizantina che aveva fino a quel momento indotto gli artisti a rappresentare sulla croce il Cristo non morto ma vivo. A Caltanissetta, tale modello trova valida esemplificazione nella sacra effige quattrocentesca del Santissimo Crocifisso detto \u201cSignore della Citt\u00e0\u201d, conservata oggi nell\u2019eponima chiesa, denominata nel Cinquecento di San Nicola di Bari. Intorno alla presenza del Crocifisso sorge nel tempio l\u2019eponima societ\u00e0 documentata nel 1603, alla quale si deve il merito di aver commissionato nel 1609 al fabbriciere Francesco Nicolosi la costruzione di una cappella con \u00absuo dammuso a gavita<em>\u00bb<\/em>, nella quale venne ricavata una nicchia<strong> <\/strong>per il<em> <\/em>simulacro<sup><a href=\"#footnote_6_3136\" id=\"identifier_6_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. V. La Rocca, reg. 940, f. 399r. Per un approfondimento sulla famiglia dei fabbricieri Nicolosi si rimanda a D. Vullo, I Nicolosi di Caltanissetta (Una famiglia di &ldquo;mastri&rdquo;), in &ldquo;Archivo Storico della Sicilia Centro Meridionale&rdquo;, vol. 1, n. 0 dicembre 1998, pp. 185-190; G. Giugno, Caltanissetta dei Moncada. Il progetto di citt&agrave; moderna, Caltanissetta 2012, pp. 63, 65-66.\">7<\/a><\/sup>. Assai interessante \u00e8 la devozione popolare che si sviluppa nei secoli intorno a questa sacra immagine (<a title=\"Fig. 1. Scultore siciliano, XV sec., crocifisso, Caltanissetta, chiesa del Signore della Citt\u00e0 (Fotografia di Danilo Riccobene).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu01.jpg\">Fig. 1<\/a>), molto venerata soprattutto durante il tempo quaresimale e la processione del venerd\u00ec santo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abadorasi la pi\u00f9 antica imagine del SS. Crocifisso da tutto il Popolo venerata specialmente in tutti li venerd\u00ec di marzo e venerd\u00ec santo in qual giorno dal Clero tutto, Compagnie e Regolari in abiti di penitenza processionalmente girasi tutta la citt\u00e0. Siccome pure una tale imagine viene venerata nei casi pi\u00f9 necessarij del popolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3136\" id=\"identifier_7_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Curia Juratoria I, reg. 55, f. 10r.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla societ\u00e0 del Santissimo Crocifisso, rifondata nel 1661, si deve anche la decisione di commissionare nel 1669 allo scultore Michele Ragona di Petralia Sottana la fattura di un fercolo ligneo, andato perduto, destinato alla processione e decorato dal pittore nisseno Giovanni Battista Laudato, finora non conosciuto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abfari una vara di ligniami di salacio et chiuppo d\u2019altezza di palmi octo giusta la forma dell\u2019disignio fatta per esso mastro innanti del vicario foraneo di questa citt\u00e0 quali bona magistribili et benvista a ditto vicario ipse de Ragona dare et consignare promisit seque sollemniter obligavit et obligat eidem gubernaturi stipulanti vel persona in ditta terra Petralie inferioris\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3136\" id=\"identifier_8_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. G. Falci, reg. 867, f. 454r. Sullo scultore Michele Ragona si veda R. Termotto, Sclafani Bagni. Profilo storico e attivit&agrave; artistica, Palermo 2009, pp. 39-40. Suscita interesse nel 1668 il riferimento all&rsquo;esistenza nella cittadina nissena di una fovea nella chiesa di Santa Maria Annunciata, fossa delli schiavi del Santissimo Crocifisso di detto venerabile Convento, destinata assai verosimilmente alla sepoltura dei membri dell&rsquo;omonima confraternita nella quale trova posta in quell&rsquo;anno un tale Blasio Petrantoni (ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 824, f. 471v).\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Databile sempre al Quattrocento \u00e8 il \u201cCrocifisso dello Staglio\u201d, proveniente dalla prima chiesa madre di Caltanissetta detta di Santa Maria la Vetere, oggi custodito nell\u2019abbazia di Santo Spirito. Si tratta di una croce dipinta su tavola sul modello del Crocifisso gotico diffuso nel XV secolo in Sicilia, nella quale, come scrive Felice Dell\u2019Utri, si possono ravvisare le caratteristiche della pittura spagnola quattrocentesca condensabili in \u00abuna visione del volto ieratica e stilizzata, dall\u2019espressione rude e burbera\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3136\" id=\"identifier_9_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Dell&rsquo;Utri, Abbazia normanna di Santo Spirito &laquo;Caltanissetta&raquo;, Caltanissetta 1986, pp. 68-73; si veda pure Idem, Il Crocifisso a Caltanissetta, in &ldquo;Notiziario&rdquo;, San Cataldo 2000, p. 22. Per un ulteriore approfondimento sull&rsquo;argomento si veda G. Dav&igrave;, La cultura figurativa nel nisseno fra Cinque e Seicento, in La pittura nel nisseno dal XVI al XVIII secolo, a cura di E. D&rsquo;Amico, Palermo 2001, pp. 41, 44. Sul Crocifisso dello Staglio si rimanda a Nisseno, a cura di S. Avveduto, Roma 1999, p. 54.\">10<\/a><\/sup>. Altro elemento caratterizzante l\u2019opera \u00e8 il bordo della croce segnato da un motivo frastagliato che rimanda a \u00abtipologie arcaiche di croci dipinte siciliane dai bordi animati da piccoli promontori a gradinata\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3136\" id=\"identifier_10_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. C. Di Natale, Le croci &hellip;, 1992, pp. 6-7.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra l\u2019opera e la piet\u00e0 popolare \u00e8 ben sintetizzato nella cronaca titolata <em>Mentilumifer<\/em>,<em> <\/em>nella quale viene raccontata la liberazione di una fanciulla dai malefici per la mediazione del Crocifisso<sup><a href=\"#footnote_11_3136\" id=\"identifier_11_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Mendolia Calella, Mentilumifer. Devozione popolare e tradizione francescana in un&rsquo;antica cronaca nissena, Caltanissetta 2012, pp. 55-57.\">12<\/a><\/sup>. Un interessante riferimento al manufatto emerge nel repertorio di beni ecclesiastici della chiesa di Santa Maria la Vetere, stilato nel 1560 su mandato del vicario generale della diocesi di Agrigento, don Raynaldo de Raynaldis. Nell\u2019elenco compaiono, \u00abduj tovaglj longhj dilo crucifixo et uno linczolo in dicto crucifixo\u00bb<em> <\/em>assieme al cenno ad una \u00abvara dilo corpo di Christo\u00bb, probabilmente impiegata per la processione del venerd\u00ec santo assieme al \u201cCrocifisso della Citt\u00e0\u201d\u00a0<sup><a href=\"#footnote_12_3136\" id=\"identifier_12_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. Baldassare Bruno, reg. 261, f. 756r. La trascrizione integrale del repertorio di beni della chiesa madre del 1560 &egrave; pubblicata in G. Giugno, Caltanissetta dei Moncada &hellip;, 2012, pp. 166-168.\">13<\/a><\/sup>\u00a0 (<a title=\"Fig. 2. Scultore siciliano, XV sec., crocifisso dello Staglio, Caltanissetta, chiesa di Santo Spirito (Fotografia di Danilo Riccobene).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu02.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri esempi di croci dipinte, ispirate a modelli tipici della tradizione iconografica del basso Medioevo ma risalenti all\u2019et\u00e0 post-tridentina, sono presenti nella vicina citt\u00e0 di Butera, antico centro feudale della famiglia Santapau Branciforti. Il riferimento va nello specifico alla croce della chiesa di San Francesco, datata 1631, attribuibile ad un ignoto scultore locale \u00ablanciato verso soluzioni pre-barocche, quali sono la teatrale gestualit\u00e0 della Maddalena e il dinamismo della linea serpentina\u00bb del corpo del Cristo<sup><a href=\"#footnote_13_3136\" id=\"identifier_13_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, La tradizione medievale diventa calore barocco, in Butera, &ldquo;Kal&ograve;s &ndash; Luoghi di Sicilia&rdquo;, n. 2, a. XI, 1999, p. 11.\">14<\/a><\/sup>. Accanto a questo modello si trova sempre a Butera nella chiesa madre di San Tommaso Apostolo un altro esempio di croce dipinta databile tra la fine del XV e la prima met\u00e0 del XVI secolo. Si tratta di un manufatto particolarmente interessante perch\u00e9 presenta un perimetro animato, cos\u00ec come \u00e8 stato gi\u00e0 evidenziato per il Crocifisso dello Staglio, dall\u2019innesto alla croce di brevi lobature che ne movimentano l\u2019andamento generale<sup><a href=\"#footnote_14_3136\" id=\"identifier_14_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Idem, La croce dai bordi animati, in Butera, &ldquo;Kal&ograve;s &ndash; Luoghi di Sicilia&rdquo;, n. 2, a. XI, 1999, p. 14.\">15<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Scultore siciliano, 1631, croce dipinta, Butera, Chiesa di San Francesco (Fotografia di Filippo M. Nicoletti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Scultore siciliano, fine XV - inizi XVI secolo, croce dipinta, Butera, chiesa madre di San &#9;&#9;Tommaso Apostolo (Fotografia di Filippo M. Nicoletti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu04.jpg\">4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella formazione di un\u2019opera d\u2019arte sacra assume un ruolo determinante la committenza, che non va esclusivamente identificata con la sfera ecclesiastica ma anche con quella del notabilato locale che finanzia con risorse private gli interventi volti a decorare gli altari e le cappelle di cui intende acquisire il diritto di patronato. Si legge, ad esempio, che nel 1588 il notabile nisseno Gaspare Di Forte ottiene dal priore del convento di San Domenico di Caltanissetta una cappella posta accanto al nuovo cappellone absidale per averne ampliato le dimensioni e rinnovato le strutture a sue spese. In quella circostanza i domenicani donano alla cappella menzionata il<em> <\/em>\u00abCrocifisso di ditta Ecclesia\u00bb, andato perduto, a condizione per\u00f2 che Di Forte sistemasse nel luogo un altare conforme a quello della cappella della Madonna del Rosario presente nella chiesa<sup><a href=\"#footnote_15_3136\" id=\"identifier_15_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Francesco Pulci afferma che dopo la soppressione delle Corporazioni Religiose nel 1866 il Crocifisso di San Domenico trov&ograve; posto presso la vicina chiesa di San Giovanni. Si veda F. Pulci, Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta, Caltanissetta 1977, p. 381.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra concessione riguarda nel 1647 la cappella del Santissimo Crocifisso nella chiesa madre di Santa Maria La Nova, il cui diritto di patronato viene conferito dall\u2019arciprete Geronimo La Mammana a Scipione Licari, per i numerosi interventi decorativi che erano stati da lui finanziati nel tempio e per i manufatti artistici donati<sup><a href=\"#footnote_16_3136\" id=\"identifier_16_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un maggior approfondimento sulle cappelle di patronato privato nella chiesa madre di Caltanissetta, oggi Cattedrale, si rimanda a G. Giugno, Caltanissetta, gli altari di Santa Maria la Nova. Nuove acquisizioni documentarie sugli altari appadronati della Cattedrale Nissena, in &ldquo;Agor&agrave;&rdquo;, Periodico di cultura siciliana, n. 52, a. XVI, 2015, pp. 24-27.\">17<\/a><\/sup>. Il riferimento va, nello specifico, al dipinto del <em>Battesimo di Cristo<\/em> attribuito da Francesco Pulci allo Spagnoletto, ma a parere dello studioso Felice Dell\u2019Utri inquadrabile tra le opere giovanili del pittore nisseno Vincenzo Roggeri, ed al Crocifisso ligneo. Assai controverse per l\u2019assenza di fondamento scientifico sono le attribuzioni di quest\u2019ultima opera proposte da Pulci ora ad uno degli esponenti della bottega del Gagini ora allo stesso frate Umile da Petralia Soprana<sup><a href=\"#footnote_17_3136\" id=\"identifier_17_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Pulci, Lavori sulla storia &hellip;, 1977, p. 305 e Idem, Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta e sua diocesi, Caltanissetta 1881, p. 121. Sul pittore Vincenzo Roggeri si veda F. Dell&rsquo;Utri, Vincenzo Roggeri Pittore siciliano del XVII secolo, Caltanissetta 2004.\">18<\/a><\/sup>. Interessante \u00e8 la descrizione che ne propone sempre Dell\u2019Utri, laddove evidenzia che il simulacro in legno policromo presenta un \u00abperizoma decorato con motivi floreali in oro riecheggiante le splendide sculture siciliane del XVI secolo interamente ricoperte da sfarzose dorature rifinite a bulino\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_3136\" id=\"identifier_18_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Dell&rsquo;Utri, Il Crocifisso a &hellip;, 2000, pp. 22-23.\">19<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Scultore siciliano, XVII sec., crocifisso, Caltanissetta, chiesa di Santa Maria la Nova (Fotografia di Danilo Riccobene).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito della committenza ecclesiastica suscita interesse il riferimento nel 1598 ad un Crocifisso ligneo per la chiesa di San Sebastiano, oggi andato perduto, commissionato ad uno scultore nuovo nel panorama artistico della cittadina nissena del quale viene esplicitato dalla fonte il solo riferimento al cognome <em>Rogeri<\/em>. L\u2019opera da lui iniziata verr\u00e0, tuttavia, portata a compimento dal pittore e scultore Nicola Saporito:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abcomplirci uno crucifissio quali havia principiato don Rogeri di lignami \/ quali restao incomplito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_3136\" id=\"identifier_19_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Mammana, reg. 352, f. 635v.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Crocifisso, riposizionato dopo il suo completamento in un nuovo altare della chiesa, come emerge nel 1599 quando viene concessa ad un tale Matteo Parla una fossa sepolcrale \u00abundi che havi stato il Crucifisso di ditta Ecclesia et al presenti ci \u00e8 uno altaro supra lu quali ci \u00e8 il quatro di Jo. Leonardo di Fortj\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_3136\" id=\"identifier_20_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Mammana, reg. 355, f. 134r.\">21<\/a><\/sup>, rimanda probabilmente allo scultore napoletano Giovanni de Rugeri o de Rogerio. Di questi \u00e8 nota, nel 1595, la partecipazione accanto allo scultore Paolo Pellegrino nella fattura di alcuni candelieri e nei primi anni del Seicento l\u2019operato in diverse chiese di Palermo, citt\u00e0 di cui aveva peraltro acquisito la cittadinanza<sup><a href=\"#footnote_21_3136\" id=\"identifier_21_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla figura dello scultore Giovanni de Rogerio si rinvia a G. Mendola, Maestri del legno &hellip;, in Manufacere et scolpire &hellip;, 2012, pp. 174-175; su Paolo Pellegrino si veda Ibidem; L. Sarullo, Dizionario degli Artisti &hellip;, 1994, p. 176.\">22<\/a><\/sup>. La figura di Nicola Saporito, ad oggi ancora poco conosciuta, viene documentata a Caltanissetta sin dal 1576 quando realizza assieme agli inediti scultori Signorello Saporito e ad <em>Antonuzio<\/em> de Angelo il simulacro di San Rocco. Pi\u00f9 avanti, il suo operato si legher\u00e0, perlopi\u00f9, alle confraternite della citt\u00e0 con specifico riferimento a quella di San Paolino<sup><a href=\"#footnote_22_3136\" id=\"identifier_22_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per comprendere meglio il rapporto del pittore Nicola Saporito con la confraternita di San Paolino si veda G. Giugno, Pittori e scultori nella chiesa di san Paolino a Caltanissetta tra Cinquecento e Seicento, in &ldquo;Agor&agrave;&rdquo;, Periodico di cultura siciliana, n. 47, a. XVI, 2014, pp. 16-19.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1615, anche i padri dell\u2019abbazia benedettina di Santa Flavia commissionano una <em>imagine del Crocefisso<\/em>, forse lignea, per il cui costo di appena<em> <\/em>20 grani si pu\u00f2 ritenere che servisse da Crocifisso da tavolo o d\u2019altare<sup><a href=\"#footnote_23_3136\" id=\"identifier_23_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, CC. RR. SS., Santa Flavia, reg. 222, f. 8v.\">24<\/a><\/sup>. Proviene dalla chiesa di Santa Croce &#8211; titolatura dovuta alla reliquia della croce custodita in una preziosa stauroteca d\u2019argento, donata a fine Cinquecento dai Moncada alle monache benedettine presenti in quel tempo in citt\u00e0 &#8211; un Crocifisso oggi conservato nella chiesa di San Pio X (<a title=\"Fig. 6. Scultore siciliano, XVII sec., crocifisso, Caltanissetta, chiesa di San Pio X (Fotografia di Danilo Riccobene).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto ai simulacri lignei, occorre arricchire la riflessione sull\u2019argomento attraverso i dati che emergono dai repertori di beni artistici stilati da abbazie, chiese madri, societ\u00e0 religiose e aristocrazia feudale. Numerosi sono, infatti, i riferimenti ad oggetti in rame, argento e legno, alcuni con valore sacramentale, sui quali compaiono immagini ispirate alla Passione del Cristo. Pare utile, a tal proposito, il rimando ai beni consegnati nel 1571 da donna Lucrezia Branciforti, contessa di Raccuja, al reverendo Giovanni Andrea Riccobene, priore dell\u2019abbazia di Santo Spirito, consistenti in una crocetta d\u2019argento e in due \u00abAgnus Dei\u00bb<em> <\/em>non in cera, come di solito accadeva, ma in metallo<sup><a href=\"#footnote_24_3136\" id=\"identifier_24_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di medaglioni &ldquo;sacramentali&rdquo; dalla tipica forma ovale che potevano essere montati in reliquiari da viaggio, indossati o sistemati in apparecchiature domestiche per proteggere le abitazioni dai malefici. Si veda I Papi della memoria. La storia di alcuni grandi pontefici che hanno segnato il cammino della Chiesa e dell&rsquo;Umanit&agrave; ed Opere recuperate dall&rsquo;Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, Roma 2012, p. 302.\">25<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abagnus Dej grandi di ramo cjo\u00e8 di l\u2019una partj cum lu sudario et di l\u2019altra partj la imaginj di San Bastiano cum soj tiramj. Item una cruchetta dj argento cum suo lazo di sita blanca et nigra. Item un altro agnus Dej di argento cjo\u00e8 di l\u2019una partj cum lo agnello et dj l\u2019altra cum la imaginj di Maria Virginj cum Cristo in bracza morto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_3136\" id=\"identifier_25_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. G. B. Maddalena, reg. 11, f. 996v.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai beni si aggiungono dalla lettura di una \u2018giuliana\u2019 dell\u2019abbazia, stilata nel 1618 durante il priorato di don Gabriele de Mancuso, \u00abun altro crucifisso per innanzi l\u2019altare della Madona di legno in argento con il suo pede e una croce grande di rame dorato con la sua asta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_3136\" id=\"identifier_26_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Cal&agrave;, reg. 336, f. 850r.\">27<\/a><\/sup>. Probabilmente il Crocifisso in rame dorato \u00e8 lo stesso che nel 1636 l\u2019abbate Gaspare Romano doner\u00e0 al Collegio dei Gesuiti della citt\u00e0, nella cui chiesa trover\u00e0 sepoltura ai piedi dell\u2019altare di Sant\u2019Ignazio di Loyola, come sottolineato nel suo testamento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abItem legavit ditto Collegio lo crucifisso di ramo supra dorato integro come sta una con lo supradicto \/ quatretto della Madonna et Santo Dominico con li cornici di ramo dorato supra expressato nella cappella di esso testatori et lo suo messali grandi novo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_3136\" id=\"identifier_27_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, CC. RR. SS., Gesuiti, reg. 36, f. 260r.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si aggiunge, inoltre, che nella stessa chiesa di Sant\u2019Agata viene ancor oggi custodito un prezioso Crocifisso ligneo, d\u2019autore ignoto, documentato in un inventario di beni del 1761, \u00abSantissimo Crocifisso grande di legname con tisello di drappo rosso vecchio\u00bb. Il simulacro \u00e8 racchiuso entro un reliquiario sistemato in una macchinetta d\u2019altare, il cui disegno va quasi certamente attribuito a Francesco Bonamici, impegnato nel 1644 nel progetto dell\u2019altare di Santa Maria Maggiore nella cappella Tamburino della stessa chiesa<sup><a href=\"#footnote_28_3136\" id=\"identifier_28_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, CC. RR. SS., Gesuiti, reg. 73, f. 3r. Si veda G. Giugno, Caltanissetta dei Moncada &hellip;, 2012, pp. 125-127, 228.\">29<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Scultore siciliano, XVII sec., crocifisso, Caltanissetta, chiesa di Sant\u2019Agata (Fotografia di Danilo Riccobene).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu07.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento ad \u00abuna cruchj grandj di argento cum so pumo grandj et XIX pumetj doratj<em>\u00bb <\/em>assieme ad \u00abuna cruchj di argento ructo<em>\u00bb <\/em>compare nel citato repertorio di beni della chiesa madre del 1560 nelle sue due sedi di Santa Maria la Vetere e Santa Maria la Nova. Qui, accanto agli oggetti in argento, il segno della croce compare anche su casule e amitti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abcasubula di jambillocto allionato cum la cruchj di domasco virdj, un altra casubula di tila blevj cum la cruchj nigra; [\u2026] \/ Item un altro amicto di raso russo et un altro ammicto di jambillocto russo cum trj cruchj di oro [\u2026] uno paro altaro di cordellato jalno cum sua cruchj russa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_3136\" id=\"identifier_29_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. B. Bruno, reg. 261, f. 756r.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il culto del Crocifisso trova radicamento nella vita di alcune confraternite e societ\u00e0 religiose come evidenziato dalla lettura delle titolature sacre. Infatti, oltre alla gi\u00e0 citata confraternita legata al \u201cSignore della Citt\u00e0\u201d, si ritrova anche nella vicina Delia dei Gravina di Palagonia una societ\u00e0 col titolo del Santissimo Crocifisso, unita dopo il 1759 alla confraternita dell\u2019Addolorata esistente nella chiesa madre di Santa Maria di Loreto. Interessante risulta, a tal proposito, l\u2019intervento commissionato nel 1817 dai suoi confrati allo scultore di legname Giuseppe Frattallone, personaggio dal profilo artistico inedito, consistente nella fattura di un altare ligneo per la cappella con<em> <\/em>\u00abfondi a colore di pietre diverse [\u2026] indorare tutte le cornici che decorano dicto altare a mistura formarci il tabernacolo e croce con fondi di pietra e cornici ed estremit\u00e0 indorate\u00bb<em> <\/em>e decori con simboli della passione di Cristo<sup><a href=\"#footnote_30_3136\" id=\"identifier_30_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Meo, reg. 217, f. 857r. Giuseppe Frattallone &egrave; probabilmente parente dell&rsquo;omonimo scultore nato a Caltanissetta nel 1832, per il quale si rimanda a L. Sarullo, Dizionario degli Artisti &hellip;, 1994, p. 126.\">31<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Giuseppe Frattallone, 1817, altare ligneo, Delia, chiesa madre di Santa Maria di Loreto (Fotografia di Enzo Brai).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/giu08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovi rimandi alle raffigurazioni del Crocifisso compaiono nel 1625 nel repertorio di beni della societ\u00e0 delle Anime Sante del Purgatorio, fondata nella chiesa di San Giovanni a Caltanissetta. Si tratta di \u00abdui Crucifissi con uno Giesus di rilevo Ecce Homo\u00bb, una \u00abcruci grandi\u00bb<em> <\/em>ed un \u00abquatro di Giesu alla colonna\u00bb,<em> <\/em>oggi non pi\u00f9 esistenti<sup><a href=\"#footnote_31_3136\" id=\"identifier_31_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Mammana, reg. 374, f. 555r.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro di analisi approntato si completa con la lettura degli inventari di beni artistici dell\u2019aristocrazia feudale. Assai significativo \u00e8 il repertorio di beni del 1567 trasmessi a Cesare Moncada, principe di Patern\u00f2, in occasione della morte del padre Francesco. Tra gli oggetti elencati compaiono: \u00abuna cruchecta di oro lavorata et smaltata\u00bb, un\u2019altra crocetta in argento, un\u2019altra ancora \u00abingastata di oro et vintiquatro partituri di oro\u00bb<em> <\/em>in una composizione con 127 coralli, una medaglia \u00abcum Christo in bronzo morto et un agnus Dei\u00bb ed una \u00abpachi di argento cum Christo in cruchi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_3136\" id=\"identifier_32_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 824, f. 471v.\">33<\/a><\/sup>. Nel 1584, Francesco II Moncada in occasione delle sue nozze dona alla moglie Maria Aragona La Cerda, figlia del duca di Montalto, diversi gioielli tra i quali anche una preziosa \u00abcroce di diamanti con tre perle grosse\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_3136\" id=\"identifier_33_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Moncada, reg. 114, f. 75r.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento alla croce cinquecentesca ricompare nel 1631 nelle volont\u00e0 testamentarie del principe Antonio Moncada, in quel tempo gesuita presso la Casa Professa di Napoli, dallo stesso prescelta come luogo della sua sepoltura. Antonio, nel disporre la vendita di tutti i suoi beni mobili, allodiali e burgensatici, finalizzata al pagamento dei debiti contratti dalla sua famiglia &#8211; dalla madre Maria e nonna Aloisia in particolare &#8211; ordina che qualora fosse rimasto denaro dopo l\u2019alienazione di quanto ordinato, questo sarebbe stato impiegato per riscattare la croce di diamanti e un prezioso anello anch\u2019esso di diamanti, forse quello nuziale dei genitori:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[\u2026] e di quello avanzasse se ne debba recattare la \/ crocetta di diamanti e l\u2019anello con sette diamanti di fondo [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_3136\" id=\"identifier_34_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Moncada, reg. 114, f. 169r. Per un approfondimento sulla figura del principe Antonio Moncada si rimanda a L. Scalisi-R. L. Foti, Il governo dei Moncada (1567-1672), in La Sicilia dei Moncada. Le corti, l&rsquo;arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, a cura di L. Scalisi, Catania 2006, pp. 41-43.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le indicazioni testamentarie del principe Antonio rinviano alla grave condizione debitoria dell\u2019aristocrazia nel Seicento, dovuta al peso delle soggiogazioni contratte per sostenere stili di vita al di sopra del gettito fiscale garantito dalle attivit\u00e0 produttive e dalle tassazioni degli \u2018Stati\u2019 feudali. Immediata conseguenza del malessere economico che caratterizza la nobilt\u00e0 \u00e8 il commissariamento dei patrimoni feudali mediante l\u2019istituto giuridico della Deputazione degli Stati. Gli unici beni sottratti al controllo della Deputazione erano quelli burgensatici e allodiali che potevano, pertanto, essere liberamente alienati o impegnati al Banco dei pegni per far fronte alle esigenze dei creditori. Quanto detto viene esemplificato nel caso del Moncada, come emerge nel riferimento agli oggetti preziosi che erano stati condotti al Banco di San Jacopo a Napoli \u00abin testa della signora Marchesa di Vico\u00bb, dei quali il principe chiede il riscatto mediante la vendita dei suoi beni, perch\u00e9 venissero restituiti alla moglie Giovanna La Cerda, in quel tempo monaca presso il monastero dell\u2019Assunta di Palermo col nome di suor Teresa. Questa, peraltro, avrebbe dovuto consegnare la crocetta e l\u2019anello alla figlia Anna Maria qualora avesse deciso di sposarsi: \u00abse si caser\u00e0 oltre la sua dote di pareggio seu leggitima\u00bb. Se invece la nobile fosse divenuta monaca, i gioielli sarebbero stati consegnati alla nuora Maria Afan de Ribera, moglie del figlio Luigi Guglielmo. L\u2019ultimo pensiero del principe va, infine, ad una croce &#8211; \u00abil segno della Santissima Croce che sta in Sicilia\u00bb &#8211;<strong><em> <\/em><\/strong>e ad un anello di rubini in possesso della nuora Maria, di cui si sottolinea la provenienza dalla casa d\u2019Aragona, per i quali Antonio afferma chiaramente che \u00abper qualsivoglia causa ancorch\u00e9 urgentissima sia non si possano alienare n\u00e9 donare\u00bb, ma debbono conservarsi perpetuamente per il primogenito del casato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto ai repertori di beni artistici dell\u2019aristocrazia d\u2019antico lignaggio destano attenzione anche gli inventari testamentari del notabilato locale. Si cita, a tal proposito, l\u2019elenco di beni e oggetti preziosi di Francesco Calafato, Barone di Friddani, imparentato con gli Starrabba, principi Delli Giardinelli. Si tratta di un personaggio allo stato attuale degli studi poco conosciuto ma molto abbiente che esercita, tra l\u2019altro, a Caltanissetta negli anni trenta del Settecento le funzioni di procuratore e sindaco apostolico del convento di Sant\u2019Antonino dei Minori Riformati. In un elenco di beni redatto nel 1741 dopo la sua morte, assai utile per conoscere il gusto e l\u2019interesse artistico del notabilato locale del tempo per il collezionismo e gli oggetti preziosi, compaiono numerose gioie in oro, argento, smeraldi e diamanti riproducenti la sacra immagine del Crocifisso. Tra gli oggetti descritti nel documento sono elencati: \u00abuna croce di petto d\u2019oro e diamanti [\u2026] una catena d\u2019oro con sua croce smaltata del Santo Officio [\u2026] una corona di granatino con sedeci partituri crocetta e conetta di filo grano d\u2019oro con le figure di Santo Antonino et Immacolata Conceptione\u00bb. A queste si aggiungono \u00abuna croce di San Giacomo tempestata di smeraldi\u00bb ed un capezzale di damasco verde <strong>\u00ab<\/strong>guarnito di guarnitione d\u2019argento con un Crocifisso di pietra con la croce di cristaldo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_3136\" id=\"identifier_35_3136\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. G. Bevilacqua, reg. 2291, f. 79r.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Legenda archivi e fondi archivistici<\/strong><\/p>\n<p>ASCl &#8211; Archivio di Stato di Caltanissetta<\/p>\n<p>CC. RR. SS. &#8211; Corporazioni Religiose Soppresse<\/p>\n<p>ASPa &#8211; Archivio di Stato di Palermo<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3136\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento si rimanda a G. D. Mansi, <em>Sacrorum Conciliorum nova et amplissima Collectio<\/em>, vol. XXXIII, Venezia 1788, 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3136\" class=\"footnote\">Cfr. M. C. Di Natale, <em>Le croci dipinte in Sicilia<\/em>, Palermo 1992, p. 111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3136\" class=\"footnote\">Sull\u2019operato e la figura di frate Umile da Petralia Soprana si rimanda a P. Tognoletto, <em>Vita del vener. Fr. Humile da Petralia Soprana laico scultore<\/em>, in <em>Paradiso Serafico del Regno di Sicilia<\/em>, parte seconda, libro VII, cap. XXXIII, Palermo 1687, pp. 307-315; G. Di Marzo, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti<\/em>, vol. I, Palermo 1880, pp. 710-714; R. La Mattina-F. Dell\u2019Utri, <em>Frate Umile da Petralia. L\u2019arte e il misticismo, <\/em>Caltanissetta 1987, <em>passim<\/em>; G. Abbate-G. Fazio<em>, Frate Umile a Petralia Soprana,<\/em> Palermo 2015, pp. 29-55; Sempre sulla figura del frate si veda a A. Cuccia, <em>La scultura lignea in Sicilia nei secoli XVII e XVIII<\/em>, Tesi di Laurea, Relatore Prof. M. G. Paolini, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, Facolt\u00e0 di Magistero a.a. 1972-1973, pp. 48-63. Sullo scultore frate Benedetto si veda G. Abbate-G. Fazio<em>, Frate Umile \u2026<\/em>, 2015, p. 53; G. Fazio, <em>Inocentio Petroliensi Inferiori Laico de Minore Osservante Reformato. Revisione critica di frate Innocenzo da Petralia e del suo connubio artistico con frate Umile<\/em>, in \u201cPaleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani\u201d, NS II, 3, settembre 2011, p. 42; S. Anselmo, <em>Pietro Bencivinni \u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonie<\/em>, Palermo 2009, p. 74; su frate Innocenzo si rimanda a G. Macaluso, <em>Frate Innocenzo da Petralia Soprana emulo del Pintorno<\/em>, in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, s. 3, XVIII, 1969, pp. 147-215; G. Fazio, <em>Inocentio Petroliensi \u2026<\/em>, 2011, pp. 30-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3136\" class=\"footnote\">Per una visione pi\u00f9 ampia sull\u2019operato dei maestri <em>crucifissari <\/em>in Sicilia si veda G. Mendola, <em>Maestri del legno a Palermo fra tardo Gotico e Barocco<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco<\/em>, a cura di T. Pugliatti-S. Rizzo-P. Russo, Catania 2012, pp. 143-189; su Salvatore Passalacqua si veda L. Sarullo, <em>Dizionario degli Artisti Siciliani, Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, vol. III, Palermo 1994, p. 256. Su Simone de Lentini si veda Idem, <em>Dizionario degli Artisti<\/em> \u2026,1994, p. 180.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3136\" class=\"footnote\">A Caltanissetta l\u2019esperienza formativa descritta compare gi\u00e0 nel 1619 e si fonda su un periodo di tirocinio di cinque anni, durante il quale non differiscono rispetto al 1635 gli obblighi che tirocinante e maestro sono tenuti a rispettare. L\u2019unica differenza \u00e8 rappresentata dall\u2019assenza dell\u2019esame finale. Per un approfondimento sull\u2019argomento si rimanda a G. Giugno, <em>Il consolato dei maestri d\u2019axia e dei corvisieri a Caltanissetta nel Seicento<\/em>, in<em> <\/em>\u201cArchivio Nisseno\u201d, n. 3, a. II, luglio-dicembre 2008, pp. 104-109, rivisto e pubblicato in G. Giugno, <em>Appendice documentaria. La maestranza dei falegnami a Caltanissetta nel Seicento<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire \u2026<\/em>, 2012, pp. 612-613.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3136\" class=\"footnote\">Cfr. G. Abbate-G. Fazio<em>, Frate Umile \u2026<\/em>, 2015, p. 47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. V. La Rocca, reg. 940, f. 399r. Per un approfondimento sulla famiglia dei fabbricieri Nicolosi si rimanda a D. Vullo, <em>I Nicolosi di Caltanissetta (Una famiglia di \u201cmastri\u201d)<\/em>, in \u201cArchivo Storico della Sicilia Centro Meridionale\u201d, vol. 1, n. 0 dicembre 1998, pp. 185-190; G. Giugno, <em>Caltanissetta dei Moncada. Il progetto di citt\u00e0 moderna<\/em>, Caltanissetta 2012, pp. 63, 65-66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Curia Juratoria I, reg. 55, f. 10r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. G. Falci, reg. 867, f. 454r. Sullo scultore Michele Ragona si veda R. Termotto, <em>Sclafani Bagni. Profilo storico e attivit\u00e0 artistica<\/em>, Palermo 2009, pp. 39-40. Suscita interesse nel 1668 il riferimento all\u2019esistenza nella cittadina nissena di una <em>fovea <\/em>nella chiesa di Santa Maria Annunciata, <em>fossa delli schiavi del Santissimo Crocifisso di detto venerabile Convento,<\/em> destinata assai verosimilmente alla sepoltura dei membri dell\u2019omonima confraternita nella quale trova posta in quell\u2019anno un tale Blasio Petrantoni (ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 824, f. 471v).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3136\" class=\"footnote\">Cfr. F. Dell\u2019Utri, <em>Abbazia normanna di Santo Spirito \u00abCaltanissetta\u00bb<\/em>, Caltanissetta 1986, pp. 68-73; si veda pure Idem, <em>Il Crocifisso a Caltanissetta<\/em>, in \u201cNotiziario\u201d, San Cataldo 2000, p. 22. Per un ulteriore approfondimento sull\u2019argomento si veda G. Dav\u00ec, <em>La cultura figurativa nel nisseno fra Cinque e Seicento<\/em>, in <em>La pittura nel nisseno dal XVI al XVIII secolo<\/em>, a cura di E. D\u2019Amico, Palermo 2001, pp. 41, 44. Sul Crocifisso dello Staglio si rimanda a <em>Nisseno, <\/em>a cura di S. Avveduto, Roma 1999, p. 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3136\" class=\"footnote\">Cfr. M. C. Di Natale, <em>Le croci \u2026<\/em>, 1992, pp. 6-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3136\" class=\"footnote\">Cfr. M. Mendolia Calella, <em>Mentilumifer. Devozione popolare e tradizione francescana in un\u2019antica cronaca nissena<\/em>, Caltanissetta 2012, pp. 55-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. Baldassare Bruno, reg. 261, f. 756r. La trascrizione integrale del repertorio di beni della chiesa madre del 1560 \u00e8 pubblicata in G. Giugno, <em>Caltanissetta dei Moncada \u2026<\/em>, 2012, pp. 166-168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3136\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>La tradizione medievale diventa calore barocco<\/em>, in <em>Butera<\/em>, \u201cKal\u00f2s \u2013 Luoghi di Sicilia\u201d, n. 2, a. XI, 1999, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3136\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Idem<\/em>, <em>La croce dai bordi animati<\/em>, in <em>Butera<\/em>, \u201cKal\u00f2s \u2013 Luoghi di Sicilia\u201d, n. 2, a. XI, 1999, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3136\" class=\"footnote\">Francesco Pulci afferma che dopo la soppressione delle Corporazioni Religiose nel 1866 il Crocifisso di San Domenico trov\u00f2 posto presso la vicina chiesa di San Giovanni. Si veda F. Pulci, <em>Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta<\/em>, Caltanissetta 1977, p. 381.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3136\" class=\"footnote\">Per un maggior approfondimento sulle cappelle di patronato privato nella chiesa madre di Caltanissetta, oggi Cattedrale, si rimanda a G. Giugno, <em>Caltanissetta<\/em>, <em>gli altari di Santa Maria la Nova. Nuove acquisizioni documentarie sugli altari appadronati della Cattedrale Nissena<\/em>, in \u201cAgor\u00e0\u201d, Periodico di cultura siciliana, n. 52, a. XVI, 2015, pp. 24-27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3136\" class=\"footnote\">Cfr. F. Pulci, <em>Lavori sulla storia \u2026<\/em>, 1977, p. 305 e Idem, <em>Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta e sua diocesi<\/em>, Caltanissetta 1881, p. 121. Sul pittore Vincenzo Roggeri si veda F. Dell\u2019Utri, <em>Vincenzo Roggeri Pittore siciliano del XVII secolo<\/em>, Caltanissetta 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3136\" class=\"footnote\">Cfr. F. Dell\u2019Utri, <em>Il Crocifisso a \u2026<\/em>, 2000, pp. 22-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Mammana, reg. 352, f. 635v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Mammana, reg. 355, f. 134r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3136\" class=\"footnote\">Sulla figura dello scultore Giovanni de Rogerio si rinvia a G. Mendola, <em>Maestri del legno \u2026<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire \u2026<\/em>, 2012, pp. 174-175; su Paolo Pellegrino si veda <em>Ibidem<\/em>; L. Sarullo, <em>Dizionario degli Artisti \u2026<\/em>, 1994, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3136\" class=\"footnote\">Per comprendere meglio il rapporto del pittore Nicola Saporito con la confraternita di San Paolino si veda G. Giugno, <em>Pittori e scultori nella chiesa di san Paolino a Caltanissetta tra Cinquecento e Seicento<\/em>, in \u201cAgor\u00e0\u201d, Periodico di cultura siciliana, n. 47, a. XVI, 2014, pp. 16-19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3136\" class=\"footnote\">ASCl, CC. RR. SS., Santa Flavia, reg. 222, f. 8v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3136\" class=\"footnote\">Si tratta di medaglioni \u201csacramentali\u201d dalla tipica forma ovale che potevano essere montati in reliquiari da viaggio, indossati o sistemati in apparecchiature domestiche per proteggere le abitazioni dai malefici. Si veda <em>I Papi della memoria. La storia di alcuni grandi pontefici che hanno segnato il cammino della Chiesa e dell\u2019Umanit\u00e0 ed Opere recuperate dall\u2019Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato<\/em>, Roma 2012, p. 302.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. G. B. Maddalena, reg. 11, f. 996v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Cal\u00e0, reg. 336, f. 850r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3136\" class=\"footnote\">ASCl, CC. RR. SS., Gesuiti, reg. 36, f. 260r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3136\" class=\"footnote\">ASCl, CC. RR. SS., Gesuiti, reg. 73, f. 3r. Si veda G. Giugno, <em>Caltanissetta dei Moncada \u2026<\/em>, 2012, pp. 125-127, 228.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. B. Bruno, reg. 261, f. 756r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Meo, reg. 217, f. 857r. Giuseppe Frattallone \u00e8 probabilmente parente dell\u2019omonimo scultore nato a Caltanissetta nel 1832, per il quale si rimanda a L. Sarullo, <em>Dizionario degli Artisti \u2026<\/em>, 1994, p. 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Mammana, reg. 374, f. 555r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 824, f. 471v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3136\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Moncada, reg. 114, f. 75r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3136\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Moncada, reg. 114, f. 169r. Per un approfondimento sulla figura del principe Antonio Moncada si rimanda a L. Scalisi-R. L. Foti, <em>Il governo dei Moncada (1567-1672)<\/em>, in <em>La Sicilia dei Moncada. Le corti, l\u2019arte e la cultura nei secoli XVI-XVII<\/em>, a cura di L. Scalisi, Catania 2006, pp. 41-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3136\" class=\"footnote\">ASCl, Not. G. Bevilacqua, reg. 2291, f. 79r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3136\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giuseppegiugno_1@libero.it Il segno della Santissima Croce nelle opere dei maestri crucifissari e nei repertori di beni artistici della Sicilia Centrale tra Quattro e Settecento DOI: <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3136\" title=\"Giuseppe Giugno\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3136"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3136"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3136\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3303,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3136\/revisions\/3303"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3136"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}