{"id":3132,"date":"2018-06-29T20:35:18","date_gmt":"2018-06-29T20:35:18","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3132"},"modified":"2018-12-29T20:20:50","modified_gmt":"2018-12-29T20:20:50","slug":"ivana-bruno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3132","title":{"rendered":"Ivana Bruno"},"content":{"rendered":"<p>i.bruno@unicas.it<\/p>\n<h3>Il leggio in bronzo del Museo Pepoli di Trapani e la sua fortuna critica nell\u2019Ottocento<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17052018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNel mezzo del coro si vede un leggio di bronzo di getto, co\u2019 tali fogliami incerfogliato, che reca astio alle catedrali d&#8217;Italia, per non hauerne elleno un altro consimile\u00bb. Cos\u00ec Vincenzo Nobile nel 1698, descrivendo \/\/ <em>Tesoro nascosto&#8230; cio\u00e8 le gratie, glorie e eccellenze del Religiosissimo Santuario di nostra Signora di Trapani<\/em>, ricorda l&#8217;opera alla quale si deve la fama del fonditore Annibale Scudaniglio, che sulla base di essa realizz\u00f2 il proprio ritratto con il compasso in mano e iscrisse il suo nome e la data 1582<sup><a href=\"#footnote_0_3132\" id=\"identifier_0_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Nobile, Il Tesoro nascosto riscoperto a&lsquo; tempi nostri dalla consecrata penna di D. Vincenzo Nobile Trapanese, cio&egrave; le gratie, glorie e eccellen&shy;ze del Religiosissimo Santuario di Nostra Signora di Trapani, ignorate &nbsp;fin&rsquo;hora da tutti, all&rsquo;orbe battezzato fedelmente si palesano, Palermo 1698, p. 205. Sullo studioso trapanese e sugli altri scritti riguardanti le arti decorative a Trapani cfr. M.C. Di Natale, Gli studi sulle arti decorative a Trapani dal XVII al XX secolo, in &laquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti decorative in Italia&raquo;, n. 6, Dicembre 2012, pp. 131-148.\">1<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Leggio, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA.Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA.Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Leggio, particolare dell\u2019autoritratto di Annibale Scudaniglio e dell\u2019iscrizione, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA.Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA.Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru02.jpg\">2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monumentale leggio in bronzo, che era stato commissionato dai padri carmelitani per il coro del Santuario dell\u2019Annunziata di Trapani, dopo la legge di soppressione degli ordini religiosi del 7 luglio 1866 segu\u00ec le sorti di tutti i preziosi doni offerti alla Madonna di Trapani, presi in consegna nel 1870 dal Comune della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_1_3132\" id=\"identifier_1_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In esecuzione della legge del 7 luglio 1866, n. 3036, i beni del Santuario dell&rsquo;Annunziata di Trapani che appartenevano all&rsquo;ordine carmelitano furono incamerati e nel 1870 presi in consegna dal Comune di Trapani. A tal proposito cfr. Cfr. M.C. Di Natale, I gioielli della Madonna di Trapani, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 63. Sulla tutela del patrimonio nazionale dopo la legge di soppressione degli ordini religiosi si veda: A. Gioli, Monumenti e oggetti d&rsquo;arte nel Regno d&rsquo;Italia. Il patrimonio artistico degli enti religiosi soppressi tra riuso, tutela e dispersione. Inventario dei &ldquo;Beni delle corporazioni religiose&rdquo; 1860-1890, Roma 1997.\">2<\/a><\/sup>. Passato nel 1907 in deposito temporaneo al <em>Museo<\/em><em> <\/em>trapanese &#8220;Agostino<em> <\/em><em>Pepoli<\/em><em>&#8220;<\/em><em>,<\/em> nel 1909 fu definitivamente ceduto al Museo, dove ancora oggi \u00e8 esposto<sup><a href=\"#footnote_2_3132\" id=\"identifier_2_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il leggio fa parte del primo nucleo delle collezioni del Museo Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo;. Sull&rsquo;opera cfr. I. Bruno, scheda III.1, in Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 2 dicembre 1995-3 marzo 1996) a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 241-244 (con bibliografia precedente); M.C. Di Natale, Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani, in Trapani. Museo Pepoli, Palermo stampa 1992 (copyright 1991), pp. 60-119.\nIl Museo Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo;, che ha sede nei locali dell&rsquo;ex convento dei Padri Carmelitani, nato come museo civico, divenne nel 1925 Regio Museo e nel 1946 Museo Nazionale. Dal 1977 istituto regionale, nel 2010, in seguito all&rsquo;accorpamento di altre strutture museali del territorio, ha assunto la nuova denominazione di Museo Interdisciplinare Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo;. Per una breve storia della collezione cfr. L. Novara, D. Scandariato, P. Li Vigni (a cura di), Il Museo Interdisciplinare Agostino Pepoli, Trapani 2013.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annibale Scudaniglio nacque nella seconda met\u00e0 del Cinquecento a Trapani, dove inizialmente tenne un\u2019attiva bottega nel quartiere di S. Nicola e, dal 16 ottobre 1600, prese in affitto casa e officina dal maestro Nicola Di Blasi, in contrada S. Lorenzo<sup><a href=\"#footnote_3_3132\" id=\"identifier_3_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, p. 125; V. Zori\u0107, Scudaniglio Annibale, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. III. Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, p. 229, ad vocem.\">4<\/a><\/sup>. Ad eccezione del leggio e delle notizie documentarie su alcune campane e su altri lavori di nessun rilievo artistico, come una \u00abpignata di metallo\u00bb realizzata per la badessa della Badia Nuova di Trapani<sup><a href=\"#footnote_4_3132\" id=\"identifier_4_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, Trapani&hellip;, 1968, pp. 125-126.\">5<\/a><\/sup>, non si hanno ulteriori testimonianze della sua attivit\u00e0 di fonditore, n\u00e9 sempre attendibile appare quanto scrivono i biografi dell&#8217;Ottocento<sup><a href=\"#footnote_5_3132\" id=\"identifier_5_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gallo, Lavoro di Agostino Gallo sopra l&rsquo;arte dell&rsquo;incisione delle monete in Sicilia dall&rsquo;epoca Araba fino alla Castigliana, ms. XIX sec., BCRS, XV H 15, cc. 203v-294r; G.M. Fogalli, Memorie biografiche degli illustri Trapanesi per santit&agrave;, nobilt&agrave;, dignit&agrave;, dottrina ed arte (1840), ms. XIX sec., MRP, 14 C 8, p. 715; M. Di Ferro, Biografie degli uomini illustri trapanesi dall&rsquo;epoca normanna sino al corrente secolo, Trapani 1830-1850, rist. anast., 4 voll., Sala Bolognese 1973, pp. 255-258; G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche per l&rsquo;abbate Gioacchino Di Marzo, Palermo 1883-84, v. I, p. 633.\">6<\/a><\/sup>. Gi\u00e0 Antonio Sorrentino notava infatti che inesatta era la notizia di un suo <em>Crocifisso<\/em> in bronzo di propriet\u00e0 della famiglia del cav. Di Ferro<sup><a href=\"#footnote_6_3132\" id=\"identifier_6_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Sorrentino, Opere d&rsquo;arte inedite del Museo Pepoli di Trapani, in &laquo;Bollettino d&rsquo;Arte&raquo;, 1915, p. 333.\">7<\/a><\/sup>, opera invero ritenuta di Agostino Diotivolsi<sup><a href=\"#footnote_7_3132\" id=\"identifier_7_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mondello, Bozzetti biografici di artisti trapanesi dei secoli XVII, XVIII e XIX, Trapani 1883, p. 13; F. Pipitone, Diotivolsi Agostino, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, 1994, v. III, p. 108.\">8<\/a><\/sup>. Alquanto fantasiosa sembra anche l\u2019ipotesi di un suo definitivo trasferimento a Londra nel 1592 su invito di un lord inglese, affermazione peraltro smentita dall&#8217;analisi documentaria. Dai libri contabili del convento dell&#8217;Annunziata \u2212 come rilevava Sorrentino<sup><a href=\"#footnote_8_3132\" id=\"identifier_8_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Sorrentino, Opere&hellip;, 1915, p. 334.\">9<\/a><\/sup> \u2212 risulta infatti che Scudaniglio ricevette il pagamento del leggio in bronzo in diverse annualit\u00e0 a partire dal 1581 e che, nel 1615, l\u2019intero conto non gli era stato ancora saldato, tanto che intent\u00f2 al priore del convento una lite che ebbe termine soltanto il 2 febbraio del 1615<sup><a href=\"#footnote_9_3132\" id=\"identifier_9_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I documenti sono riportati da A. Sorrentino, Opere&hellip;, 1915, pp. 342-344.\">10<\/a><\/sup>. Un atto del 27 novembre 1610 del notaio Melchiorre Castiglione documenta, inoltre, che in quella data lo scultore si trovava a Trapani avendo ricevuto l&#8217;incarico di \u00abfacere et fundere campana\u00bb per la chiesa dell\u2019Annunziata<sup><a href=\"#footnote_10_3132\" id=\"identifier_10_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, 1968, pp. 125-126; cfr. anche V. Zori\u0107, Scudaniglio Annibale, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, 1994, p. 299.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro errore in cui sono caduti gli storiografi dell&#8217;Ottocento<sup><a href=\"#footnote_11_3132\" id=\"identifier_11_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. Di Ferro, Biografia&hellip;, 1830-50. v. III, rist. an. 1973. pp. 255-258; A. Gallo, Sopra l&rsquo;arte&hellip;, ms. XIX sec., cc. 203v-294r; G.M. Fogalli, Memorie&hellip;, ms. XIX sec., p. 715; G. Di Marzo, I Gagini&hellip;, 1883-84. v. I. p. 633.\">12<\/a><\/sup>, tratti in inganno dall\u2019iscrizione \u00abANNIBAL SCVDANIGLIO DREPANENSIS 1582\u00bb che appare sulla base del leggio, \u00e8 stato quello di considerare lo scultore non soltanto l&#8217;esecutore materiale, ma anche l\u2019\u00abinventore\u00bb dell&#8217;opera in bronzo<sup><a href=\"#footnote_12_3132\" id=\"identifier_12_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. Di Ferro, Biografia&hellip;, 1830-31, t. III, rist. an. 1973, p. 255.\">13<\/a><\/sup>. Un pagamento del 22 gennaio 1582 \u2212 annotato nel <em>Libro d&#8217;Esito<\/em> della fabbrica del convento dell&#8217;Annunziata, attualmente custodito al Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d<sup><a href=\"#footnote_13_3132\" id=\"identifier_13_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MRP, Libro d&rsquo;Esito della fabbrica del convento dell&rsquo;Annunziata, v. 11, 1558-1603, foglio non numerato, passim.\">14<\/a><\/sup> \u2212 \u00aballo s.ri lacobo Salemi per li disigni dello ligio di bronzo\u00bb chiarisce, invece \u2212 come per primo mise in rilievo Vincenzo Scuderi \u2212 che il vero ruolo di Scudaniglio dovette limitarsi esclusivamente a quello di fonditore<sup><a href=\"#footnote_14_3132\" id=\"identifier_14_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Scuderi, Il Museo Nazionale Pepoli in Trapani, 2 ed., Roma 1965, p. 20.\">15<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dall&#8217;atto di allogazione del 3 gennaio 1581, segnalato da Claudia Guastella, con cui lo scultore si obbligava \u00abR(everen)do p(at)ri m(agis)tro Egidio honesti Sacre theo(logie) do(ctori) ordinis carmelitani priori conventus S(anc)te m(ari)e e an(nuntia)te huius c(ivitatis) d(repani)\u00bb a fondere un leggio in bronzo da collocare nel coro della chiesa del Convento<sup><a href=\"#footnote_15_3132\" id=\"identifier_15_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AST, Notaio Francesco Antonio de Martino, 1580-1581, vol. 9500, parte II, cc. 202-203v, citato da C. Guastella, Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento, in Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale fra la fine del XVI e gli inizi del XVIII secolo, Atti della giornata di studio su Pietro d&rsquo;Asaro (Racalmuto 15 febbraio 1985), Palermo 1985, p. 78, nota 79.\">16<\/a><\/sup>. Testimoni dell&#8217;atto erano Antonio Ferraro e \u00abJacobo di Salemi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_3132\" id=\"identifier_16_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">17<\/a><\/sup>. La presenza di quest&#8217;ultimo avvalorerebbe l&#8217;ipotesi, gi\u00e0 avanzata da Scuderi, che la paternit\u00e0 del disegno del leggio possa riferirsi a lui o al famoso Nibilio Gagini, della cui cerchia faceva parte<sup><a href=\"#footnote_17_3132\" id=\"identifier_17_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Scuderi, Il Museo..., 1965, p. 20.\">18<\/a><\/sup>. Il nome di Nibilio, per una datazione anteriore del disegno del leggio rispetto agli inizi dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019argentiere, fu immediatamente scartato da Maria Accascina, che propose invece quelli di Antonio Cochula e Scipione Di Blasi<sup><a href=\"#footnote_18_3132\" id=\"identifier_18_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 461, nota 151.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base delle caratteristiche stilistiche appare pi\u00f9 verosimile, per\u00f2, l&#8217;attribuzione del\u00a0 disegno all\u2019architetto e scultore Jacopino da Salemi che, contrariamente a Scipione Di Blasi, diede del manierismo di derivazione michelangiolesca \u00abuna versione pi\u00f9 polita e classicistica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_3132\" id=\"identifier_19_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Guastella, Attivit&agrave; orafa&hellip;, 1982, p. 259.\">20<\/a><\/sup>. Quest\u2019artista va identificato con quel \u00abGiacomo Pino\u00bb, marmoraro di Salemi e abitante a Palermo, menzionato nel 1883 da Gioacchino Di Marzo per essersi obbligato l&#8217;8 novembre 1577 a realizzare una cappella in marmo nella chiesa madre di Alcamo<sup><a href=\"#footnote_20_3132\" id=\"identifier_20_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Di Marzo, I Gagini&hellip;, 1883-84, v. I, p. 598 e v. II, p. 313. Cfr. anche V. Di Piazza, Pino Giacomo, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, 1994, v. III, p. 265.\">21<\/a><\/sup>, e con quel Jacopo Pino da Salemi pi\u00f9 volte nominato nei documenti dell\u2019archivio della chiesa madre di Enna<sup><a href=\"#footnote_21_3132\" id=\"identifier_21_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Di Marzo, I Gagini&hellip;, 1883-84, v. I, p. 598 e v. II, p. 313; A. Ragona, Arte&hellip;, 1974, pp. 8-9; M.C. Ruggieri Tricoli, Salemi Jacopino, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, 1993, v. I, p. 381.\">22<\/a><\/sup>. Da questi documenti si ricava che costui fu l\u2019architetto che progett\u00f2 la sistemazione cinquecentesca della chiesa madre di Enna e che ne disegn\u00f2 nel 1570 il portale meridionale, per poi scolpirlo personalmente entro il 1574, periodo in cui l&#8217;argentiere Scipione Di Blasi eseguiva per gli stessi committenti il braccio reliquiario di S. Antonio<sup><a href=\"#footnote_22_3132\" id=\"identifier_22_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Guastella, Attivit&agrave; orafa nella seconda met&agrave; del secolo XV a Napoli e Palermo, in Scritti in onore di Ottavio Morisani, Catania 1982, p. 259 e nota 26.\">23<\/a><\/sup>. Lo scultore peraltro era gi\u00e0 presente a Trapani presso il convento dell&#8217;Annunziata dal 1579, come attestano le numerose note di pagamento registrate nel <em>Libro d&#8217;Esito<\/em> della fabbrica<sup><a href=\"#footnote_23_3132\" id=\"identifier_23_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MRP, Libro d&rsquo;Esito della fabbrica del convento dell&rsquo;Annunziata, vol, 11, 1558-1603, carte non numerate, 2 febbraio 1979 e passim, cit. in C. Guastella, Ricerche&hellip;,1985, p. 78, nota 79.\">24<\/a><\/sup> e l&#8217;atto con cui si obbligava ad eseguire, insieme agli intagliatori Lorenzo ed Agostino, una custodia marmorea<sup><a href=\"#footnote_24_3132\" id=\"identifier_24_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AST, Notaio Francesco Antonio de Martino, registro 1578-1579, vol. 9847, carta non numerata, 16 giugno 1579, cit. in C. Guastella, Ricerche&hellip;, 1985, p. 78, nota 79.\">25<\/a><\/sup>. Faceva infatti parte di quel gruppo di artisti, artigiani e maestranze, che il priore dei carmelitani Egidio Onesti aveva reclutato dalla vicina Palermo<sup><a href=\"#footnote_25_3132\" id=\"identifier_25_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla figura di Egidio Onesti cfr. V. Scuderi, La&nbsp; Madonna di Trapani e il suo Santuario, momenti, opere e culture artistiche, Trapani 2011, pp. 97-99.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 certo dunque che l&#8217;autore del disegno preparatorio vada rintracciato nell&#8217;ambito della fiorente bottega gaginesca rappresentata dal noto argentiere Nibilio Gagini, che lavor\u00f2 attivamente dal 1564 al 1607, dimostrandosi \u2013 come ha messo in rilievo Maria Concetta Di Natale che ne ricostruisce l\u2019attivit\u00e0 \u2013 \u00abdegno rampollo di una famosa famiglia di scultori che aveva sparso nel corso di due secoli le proprie opere per tutta la Sicilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_3132\" id=\"identifier_26_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gli argenti&hellip;, in Ori&hellip;,1989, p. 143; per una approfondita e puntuale analisi storico-critica dell&rsquo;attivit&agrave; di Nibilio Gagini si vedano: Eadem, Gli argenti&hellip;, in Ori&hellip;, 1989, pp. 143-146 e schede II.34-36-37-38-39, e ancora, Eadem, in Arti decorative in Sicilia &ndash; Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, I, pp. 266-267, ad vocem.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La profusione di elementi decorativi, quali mascheroni, sfingi alate, grottesche, cariatidi, che non rifugge dalle arditezze dell\u2019ornamentazione profana invalsa anche negli arredi ecclesiastici, caratterizza numerose suppellettili del periodo, attribuibili a Nibilio Gagini e ad altri argentieri a lui vicini (<a title=\"Fig. 3. Leggio, particolari dei dettagli decorativi, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Leggio, particolari dei dettagli decorativi, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru04.jpg\">4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Leggio, particolari dei dettagli decorativi, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru05.jpg\">5<\/a>). Si pensi, ad esempio, al gi\u00e0 menzionato braccio reliquiario di Sant&#8217;Antonio, realizzato negli anni 1573-1577 dall&#8217;argentiere Scipione Di Blasi per la chiesa madre di Enna<sup><a href=\"#footnote_27_3132\" id=\"identifier_27_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, scheda II.23, in Ori&hellip;,1989, pp. 195-196. Su Scipione Di Blasi cfr. M.C. Di Natale, in Arti decorative&hellip;, 2014, I, p. 198, ad vocem.\">28<\/a><\/sup>, la cui novit\u00e0 della base venne ripresa nel leggio di Trapani<sup><a href=\"#footnote_28_3132\" id=\"identifier_28_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gli argenti&hellip;, in Ori&hellip;,1989, p. 143; Eadem, Arti decorative&hellip;, 1991, p. 102.\">29<\/a><\/sup> e successivamente nei sei candelieri d&#8217;argento del tesoro della stessa chiesa madre di Enna, oggi al Museo Alessi, quattro di Nibilio Gagini e due di Pietro Rizzo<sup><a href=\"#footnote_29_3132\" id=\"identifier_29_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Ragona. Arte e artisti nel Duomo di Enna, Caltagirone 1974, p. 15; M.C. Di Natale, Gli argenti&hellip;, in Ori&hellip;,1989, p. 143; Eadem, Gagini Nibilio, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p. 267, ad vocem.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il motivo della sfinge alata (<a title=\"Fig. 6. Leggio, particolare della sfinge alata, bronzo, 1582, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d (inv. n. 604). Foto: Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, Marcello Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru06.jpg\">Fig. 6<\/a>), che caratterizza la parte superiore del leggio, si ritrova invece nel manico della brocca della Galleria Regionale della Sicilia proveniente dal Monastero di Santa Maria di Valverde di Palermo<sup><a href=\"#footnote_30_3132\" id=\"identifier_30_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Abbate, scheda II. 41, in Ori&hellip;, 1989, pp. 214-216; Idem, scheda n. 74, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale (&nbsp;Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000 &ndash; 30 aprile 2001), Milano 2001, pp. 408-09; S. Barraja, La brocca Valverde. Un capolavoro d&rsquo;argenteria di Augsburg nel Museo di Palazzo Abatellis di Palermo, in &laquo;Archivio Storico Siciliano&raquo;, serie IV, vol. 30, 2004, pp. 325-335. Su Pietro Chiaula (Ciaula) cfr. S. Barraja, in L. Sarullo, Dizionario &hellip;., IV,&nbsp; 2014, p. 129, ad vocem.\">31<\/a><\/sup>. Del resto, questo repertorio figurativo tipico del manierismo, supportato da disegni e stampe ancora nei decenni a venire \u2013 come rileva Vincenzo Abbate \u2013 \u00abdovette trovare particolare fortuna nelle botteghe, non esclusa quella del Gagini, sulla scia della grande tradizione orafa tosco-romana attraverso i contatti Caradosso-Cellini e gli incontri avvenuti a Roma alle corti papali\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3132\" id=\"identifier_31_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, scheda II. 41, in Ori&hellip;,1989, p. 216.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019opera, che gi\u00e0 alla fine del Seicento aveva spinto gli storiografi a considerarla un <em>unicum<\/em> nel panorama nazionale, fu ulteriormente messa in risalto nell\u2019Ottocento quando fu scelta a rappresentare le arti decorative siciliane nell\u2019ambito della celebre Esposizione Nazionale organizzata a Palermo nel 1891<sup><a href=\"#footnote_32_3132\" id=\"identifier_32_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AA.VV., in &laquo;Nuove Effemeridi&raquo;, a. IV, n. 16, 1991; Dall&rsquo;artigianato all&rsquo;industria. L&rsquo;esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. Ganci e M. Giuffr&egrave;, Palermo 1994.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apprezzato dagli storiografi siciliani contemporanei che lo menzionarono nei loro studi<sup><a href=\"#footnote_33_3132\" id=\"identifier_33_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. Di Ferro,&nbsp;Delle Belle Arti dissertazioni del Cavaliere Di Ferro, 2 voll., Palermo, 1807-08, p. 63, nota 1; G.M.&nbsp;Di Ferro, Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani,&nbsp;Trapani 1825, rist. an. 1977, p. 283; G.M. Di Ferro, Biografie degli uomini illustri trapanesi dall&rsquo;epoca normanna sino al corrente secolo, 4 voll., Trapani&nbsp;1830-50, rist. an. Palermo 1973, p. 256; A. Gallo, Notizie de&rsquo; figularj degli scultori e fonditori e cesellatori siciliani ed esteri che son fioriti in Sicilia da pi&ugrave; antichi tempi fino al 1846&hellip;, ms. del XIX sec. (1846 ca.), BCRS, ai segni ms. XV.H.15 e 16, ed. a cura di C. Pastena, trascrizione e note di A. Anselmo e M.C. Zimmardi, Palermo 2004; V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, tradotto dal latino e annotato da G. Di Marzo, Palermo 1855-56, rist. an. 1975, v. IL p, 624; G. Di Marzo, Delle belle arti in Sicilia dai Normanni sino alla fine del sec. XIV, 3 voll., Palermo&nbsp;1858-62, v. I, p. 50; F. Mondello, Bibliografia trapanese divisa in due parti, Trapani 1877, p. 462; F. Mondello, La Madonna di Trapani, memorie patrio-storico artistiche, Palermo 1878, p. 41; F. Mondello, Breve guida artistica di Trapani, Trapani 1883, p. 283; G. Di Marzo, I Gagini&hellip;, 1883-84, v. I, pp. 633-635; S. Lanza di Trabia, Novissima guida del viaggiatore in Sicilia, Palermo 1884, p. 54; G. Filangieri, Indice degli artefici delle arti maggiori e minori, Napoli 1891, v. II, p. 438. In particolare Di Ferro, nella sua Guida per gli stranieri in Trapani (1825, rist. an. 1977, p. 283) : &laquo;Il Trapanese Annibale Scudaniglio &egrave; l&rsquo;autore di quest&rsquo;opera gaja, ed ammirevole. Quest&rsquo;artefice, che avea studiato le bellezze dell&rsquo;antichit&agrave;, non tard&ograve; a farle passare ne&rsquo; suoi lavori. Ricco negli ornati, vari nei visi, espressivo nelle attitudini, e con una immaginazione copiosa, franca, risoluta, ed animatrice de&rsquo; suoi pensieri, fregi&ograve; la patria di quest&rsquo;opera, che pu&ograve; firmare l&rsquo;attenzione anche dei pi&ugrave; illuminati nelle arti belle, ed ingenue. La correzione del disegno, gli andamenti facili, la leggerezza dei fiori, e le graziosissime figure degli angeli, ci richiamano con forza predominante ad osservare, quanto avesse egli saputo dar di sentimento al metallo. Ei vi deline&ograve; all&rsquo;ingi&ugrave; il proprio ritratto, con un compasso in mano, e vi appose all&rsquo;interno questa epigrafe. ANNIBAL SCUDANIGLIO DREPANENSIS, 1582. Ci fece leggere finalmente in quel nastro, che si attorciglia nel frusto superiore, l&rsquo;antifona AVE REG. COEL&raquo;.\">34<\/a><\/sup>, il leggio fu riprodotto fedelmente in un\u2019incisione di Andrea Terzi nel volume su <em>I Gagini<\/em> pubblicato da Gioacchino di Marzo nel 1883 (<a title=\"Fig. 7. Andrea Terzi, Leggio, in G. Di Marzo, &lt;i&gt;I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche per l\u2019abbate Gioacchino Di Marzo&lt;\/i&gt;, Palermo 1883-84, vol. II, tav. XXXIII.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru07.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_34_3132\" id=\"identifier_34_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Di Marzo, I Gagini&hellip;, 1883-84, v. II, tav. XXXIII.\">35<\/a><\/sup>. E dovette essere proprio Di Marzo, il quale emergeva nel panorama siciliano come figura di studioso che aveva piena coscienza della egua\u00adglianza tra le cosiddette arti maggiori e minori, a volere che fosse realizzato il calco in gesso da esporre alla mostra palermitana<sup><a href=\"#footnote_35_3132\" id=\"identifier_35_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un supporto fondamentale per chiunque voglia accostarsi alla figura di Gioacchino Di Marzo, per tanto tempo trascurata dagli studi, costituiscono oggi i recenti contributi di Simonetta La Barbera sulla critica d&rsquo;arte dell&rsquo;Ottocento a Palermo. Tra questi cfr. S. La Barbera, Gioacchino Di Marzo e la nascita della critica, in La critica d&rsquo;arte in Sicilia nell&rsquo;Ottocento, a cura di S. La Barbera, Palermo 2003, pp. 31-82, al quale si rimanda per la precedente bibliografia su Di Marzo.\">36<\/a><\/sup>. Il noto critico palermitano ricopriva infatti, nell\u2019ambito dell\u2019Esposizione del 1891, il ruolo di presidente della Commissione Ordinatrice e, insieme ad Antonino Salinas, direttore del Museo direttore del Museo Nazionale di Palermo, si occup\u00f2 della cosiddetta \u00absezione monumentale e pittoresca\u00bb, che costitu\u00ec un padiglione a s\u00e9 stante all\u2019interno del Palazzo delle Belle Arti<sup><a href=\"#footnote_36_3132\" id=\"identifier_36_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla mostra cfr. I. Bruno, Gioacchino Di Marzo e il clima culturale e artistico palermitano nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, in Gioacchino Di Marzo e la Critica d&rsquo;Arte nell&rsquo;Ottocento in Italia, atti del convegno internazionale di studio (Palermo, Palazzo Steri-Palazzo dei Normanni-Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia, 15-17 aprile 2003) a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 263-279.\">37<\/a><\/sup>. \u00a0Secondo i due studiosi, i quali scelsero con attenzione i contenuti della rassegna, questa sezione avrebbe dovuto far conoscere l\u2019intero patrimonio storico-artistico dell\u2019Isola. A tradurre le loro idee in un percorso espositivo pens\u00f2 l\u2019ingegnere Vittorio La Farina, incaricato anche di fare da segretario della Commissione Ordinatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere, suddivise in tre diversi gruppi (il primo con i calchi in gesso e gli archetipi in legno, il secondo con vedute ad olio o ad acquarello dei luoghi pi\u00f9 suggestivi dell\u2019Isola, il terzo con fotografie realizzate dagli Interguglielmi e dagli Incorpora), proponevano, in un\u2019ideale visita della Sicilia monumentale e pittoresca, le scelte e le preferenze dei due ideatori e curatori della mostra, l\u2019uno storico delle \u00abBelle Arti\u00bb dell\u2019Isola e dei Gagini, l\u2019altro appassionato studioso delle antichit\u00e0 greche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calco del monumentale leggio fu esposto al centro della sezione, intitolata \u00abBellezze di Sicilia\u00bb, come si pu\u00f2 notare in una delle illustrazioni realizzate dai Fratelli Treves di Milano e pubblicate sul giornale dell\u2019esposizione da loro edito (<a title=\"Fig. 8. \u00abPalermo e l\u2019Esposizione nazionale del 1891\/1892. Cronaca illustrata\u00bb, Milano 1891-92, p. 112.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru08.jpg\">Fig. 8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_37_3132\" id=\"identifier_37_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Palermo e l&rsquo;Esposizione nazionale del 1891\/1892. Cronaca illustrata&raquo;, Milano 1891-92, pp. 112-115. Il periodico, uscito in fascicoli, si trova, rilegato in un unico volume, nelle principali biblioteche italiane. Cfr. anche Catalogo generale dell&rsquo;Esposizione Nazionale in Palermo, Palermo 1892, rist. an. 1991, p. 554, n. 85; L&rsquo;Esposizione Nazionale a Palermo, in &laquo;Illustrazione Italiana&raquo;, a. XIX, n. 15, 10 aprile 1892, p. 239.\">38<\/a><\/sup>. Tra le opere d\u2019arte decorativa figura inoltre il calco del piatto di parata, opera dell\u2019argentiere Elias Lencker di Norimberga, allora attribuito a Benvenuto Cellini, anch\u2019esso proveniente dal Santuario dell\u2019Annunziata di Trapani e confluito nelle collezioni del Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d di Trapani<sup><a href=\"#footnote_38_3132\" id=\"identifier_38_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;opera cfr. V. Sola, scheda II.3, in Il Tesoro &hellip;, 1995, pp. 186-190. Nel 1891, il piatto, attribuito a Benvenuto Cellini, del quale si credeva riconoscere lo stile nella resa di uno dei mascheroni, doveva godere di particolare fama in Sicilia, come conferma lo spazio dell&rsquo;illustrazione occupato nell&rsquo;Album di fotografie di monumenti di antichit&agrave; e d&rsquo;arte di Trapani ed Erice (Monte S. Giuliano) realizzato a Trapani in quell&rsquo;anno.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai documenti conservati presso l\u2019Archivio Centrale dello Stato di Roma si ricava che il calco del leggio in bronzo e gli altri esposti, in consegna al Comune di Palermo, furono donati dal Comitato direttivo dell\u2019esposizione del 1891 al Museo Nazionale della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_39_3132\" id=\"identifier_39_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, AABBAA, Esposizioni, congressi, mostre 1860-1892, b. 5. La &ldquo;Galleria della Sicilia Monumentale&rdquo; competeva alla Divisione XII, che si occupava delle Arti figurative, la cui sezione era pure situata nello stesso palazzo. Per la planimetria generale dell&rsquo;esposizione disegnata da Ernesto Basile cfr. E. Sessa, Ernesto Basile. Dall&rsquo;eclettismo classicista al modernismo, Palermo 2002, p. 88.\">40<\/a><\/sup>. Il direttore Salinas attribu\u00ec ad essi, cos\u00ec come alle copie e alle riproduzioni di vario genere, notevole importanza in quanto efficaci strumenti didattici<sup><a href=\"#footnote_40_3132\" id=\"identifier_40_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Salinas, Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire, in Scritti scelti, Palermo 1977, I, p. 56.\">41<\/a><\/sup>. Successivamente, e precisamente nel 1896 secondo quanto risulta dal giornale di entrata dell\u2019Accademia di Belle Arti di Palermo, furono acquisiti dalla stessa Accademia per donazione del Ministero dell\u2019istruzione, dove ancora sono in gran parte conservati ed esposti (<a title=\"Fig. 9 Leggio, calco in gesso, 1891, Palermo, Palermo, Accademia Belle Arti, Palazzo Fernandez, primo piano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bru09.jpg\">Fig. 9<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_41_3132\" id=\"identifier_41_3132\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A tal proposito Gipsoteca dell&rsquo;Accademia di Palermo. Conoscenza, Conservazione e divulgazione scientifica, a cura di G. Cipolla, Accademia di Belle Arti di Palermo, Palermo 2012, e in particolare sulla copia in gesso del leggio: I. Bruno, Copia in gesso del Leggio di Annibale Scudaniglio, in Gipsoteca &hellip;, 2012, pp. 118-119.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Abbreviazioni archivi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BCRS Palermo, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MRP Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA.Pepoli\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ACS, AABBAA Roma, Archivio Centrale dello Stato, Direzione Antichit\u00e0 e Belle Arti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">AST Archivio Statale di Trapani<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3132\" class=\"footnote\">V. Nobile, <em>Il<\/em> <em>Tesoro nascosto riscoperto a\u2018 tempi nostri dalla consecrata penna di D. Vincenzo Nobile Trapanese, cio\u00e8 le gratie, glorie e eccellen\u00adze del Religiosissimo Santuario di Nostra Signora di Trapani, ignorate \u00a0fin\u2019hora da tutti, all\u2019orbe battezzato fedelmente si palesano,<\/em> Palermo 1698, p. 205. Sullo studioso trapanese e sugli altri scritti riguardanti le arti decorative a Trapani cfr. M.C. Di Natale, <em>Gli studi sulle arti decorative a Trapani dal XVII al XX secolo<\/em>, in \u00abOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti decorative in Italia\u00bb, n. 6, Dicembre 2012, pp. 131-148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3132\" class=\"footnote\">In esecuzione della legge del 7 luglio 1866, n. 3036, i beni del Santuario dell\u2019Annunziata di Trapani che appartenevano all\u2019ordine carmelitano furono incamerati e nel 1870 presi in consegna dal Comune di Trapani. A tal proposito cfr. Cfr. M.C. Di Natale, <em>I gioielli della Madonna di Trapani<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 63. Sulla tutela del patrimonio nazionale dopo la legge di soppressione degli ordini religiosi si veda: A. Gioli, <em>Monumenti e oggetti d\u2019arte nel Regno d\u2019Italia. Il patrimonio artistico degli enti religiosi soppressi tra riuso, tutela e dispersione. Inventario dei \u201cBeni delle corporazioni religiose\u201d 1860-1890<\/em>, Roma 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3132\" class=\"footnote\">Il leggio fa parte del primo nucleo delle collezioni del Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d. Sull\u2019opera cfr. I. Bruno, scheda III.1, in <em>Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 2 dicembre 1995-3 marzo 1996) a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 241-244 (con bibliografia precedente); M.C. Di Natale, <em>Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani<\/em>, in <em>Trapani. Museo Pepoli<\/em>, Palermo stampa 1992 (copyright 1991), pp. 60-119.<br \/>\nIl Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d, che ha sede nei locali dell\u2019ex convento dei Padri Carmelitani, nato come museo civico, divenne nel 1925 Regio Museo e nel 1946 Museo Nazionale. Dal 1977 istituto regionale, nel 2010, in seguito all\u2019accorpamento di altre strutture museali del territorio, ha assunto la nuova denominazione di Museo Interdisciplinare Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d. Per una breve storia della collezione cfr. L. Novara, D. Scandariato, P. Li Vigni (a cura di)<em>, Il Museo Interdisciplinare Agostino Pepoli<\/em>, Trapani 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3132\" class=\"footnote\">M. Serraino, <em>Trapani nella vita civile e religiosa<\/em>, Trapani 1968, p. 125; V. Zori\u0107, <em>Scudaniglio Annibale<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. III. Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, Palermo 1994, p. 229, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3132\" class=\"footnote\">M. Serraino, <em>Trapani&#8230;<\/em>, 1968, pp. 125-126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3132\" class=\"footnote\">A. Gallo, <em>Lavoro di Agostino Gallo sopra l\u2019arte dell\u2019incisione delle monete in Sicilia dall\u2019epoca Araba fino alla Castigliana<\/em>, ms. XIX sec., BCRS, XV H 15, cc. 203v-294r; G.M. Fogalli, <em>Memorie biografiche degli illustri Trapanesi per santit\u00e0, nobilt\u00e0, dignit\u00e0, dottrina ed arte<\/em> (1840), ms. XIX sec., MRP, 14 C 8, p. 715; M. Di Ferro, <em>Biografie degli uomini illustri trapanesi dall\u2019epoca normanna sino al corrente secolo<\/em>, Trapani 1830-1850, rist. anast., 4 voll.,<em> <\/em>Sala Bolognese 1973, pp. 255-258; G. Di Marzo, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche per l\u2019abbate Gioacchino Di Marzo<\/em>, Palermo 1883-84, v. I, p. 633.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3132\" class=\"footnote\">A. Sorrentino, <em>Opere d\u2019arte inedite del Museo Pepoli di Trapani<\/em>, in <strong>\u00ab<\/strong>Bollettino d\u2019Arte<strong>\u00bb<\/strong>, 1915, p. 333.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3132\" class=\"footnote\">F. Mondello, <em>Bozzetti biografici di artisti trapanesi dei secoli XVII, XVIII e XIX<\/em>, Trapani 1883, p. 13; F. Pipitone, <em>Diotivolsi Agostino<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario\u2026, <\/em>1994, v. III, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3132\" class=\"footnote\">A. Sorrentino, <em>Opere&#8230;<\/em>, 1915, p. 334.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3132\" class=\"footnote\">I documenti sono riportati da A. Sorrentino, <em>Opere&#8230;<\/em>, 1915, pp. 342-344.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3132\" class=\"footnote\">M. Serraino, 1968, pp. 125-126; cfr. anche V. Zori\u0107, <em>Scudaniglio Annibale<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario&#8230;<\/em>, 1994, p. 299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3132\" class=\"footnote\">G.M. Di Ferro, <em>Biografia&#8230;, <\/em>1830-50. v. III, rist. an. 1973. pp. 255-258; A. Gallo, <em>Sopra l&#8217;arte&#8230;<\/em>, ms. XIX sec., cc. 203v-294r; G.M. Fogalli, <em>Memorie<\/em>\u2026, ms. XIX sec., p. 715; G. Di Marzo, <em>I Gagini&#8230;<\/em>, 1883-84. v. I. p. 633.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3132\" class=\"footnote\">G.M. Di Ferro, <em>Biografia&#8230;<\/em>, 1830-31, t. III, rist. an. 1973, p. 255.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3132\" class=\"footnote\">MRP, <em>Libro d&#8217;Esito della fabbrica del convento dell&#8217;Annunziata<\/em>, v. 11, 1558-1603, foglio non numerato, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3132\" class=\"footnote\">V. Scuderi, <em>Il Museo Nazionale Pepoli in Trapani<\/em>, 2 ed., Roma 1965, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3132\" class=\"footnote\">AST, Notaio Francesco Antonio de Martino, 1580-1581, vol. 9500, parte II, cc. 202-203v, citato da C. Guastella, <em>Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento, <\/em>in <em>Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale fra la fine del XVI e gli inizi del XVIII secolo<\/em>, Atti della giornata di studio su Pietro d\u2019Asaro (Racalmuto 15 febbraio 1985), Palermo 1985, p. 78, nota 79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3132\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3132\" class=\"footnote\">V. Scuderi, <em>Il Museo..<\/em>., 1965, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3132\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, p. 461, nota 151.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3132\" class=\"footnote\">C. Guastella, <em>Attivit\u00e0 orafa&#8230;<\/em>, 1982, p. 259.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3132\" class=\"footnote\">G. Di Marzo, <em>I Gagini&#8230;<\/em>, 1883-84, v. I, p. 598 e v. II, p. 313. Cfr. anche V. Di Piazza, <em>Pino Giacomo<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario&#8230;<\/em>, 1994, v. III, p. 265.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3132\" class=\"footnote\">G. Di Marzo, <em>I Gagini&#8230;<\/em>, 1883-84, v. I, p. 598 e v. II, p. 313; A. Ragona, <em>Arte&#8230;<\/em>, 1974, pp. 8-9; M.C. Ruggieri Tricoli, <em>Salemi Jacopino<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1993, v. I, p. 381.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3132\" class=\"footnote\">C. Guastella, <em>Attivit\u00e0 orafa nella seconda met\u00e0 del secolo XV a Napoli e Palermo<\/em>, in <em>Scritti in onore di Ottavio Morisani<\/em>, Catania 1982, p. 259 e nota 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3132\" class=\"footnote\">MRP, <em>Libro d&#8217;Esito della fabbrica del convento dell&#8217;Annunziata<\/em>, vol, 11, 1558-1603, carte non numerate, 2 febbraio 1979 e passim, cit. in C. Guastella, <em>Ricerche&#8230;<\/em>,1985, p. 78, nota 79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3132\" class=\"footnote\">AST, Notaio Francesco Antonio de Martino, registro 1578-1579, vol. 9847, carta non numerata, 16 giugno 1579, cit. in C. Guastella, <em>Ricerche&#8230;<\/em>, 1985, p. 78, nota 79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3132\" class=\"footnote\">Sulla figura di Egidio Onesti cfr. V. Scuderi, <em>La\u00a0 Madonna di Trapani e il suo Santuario, momenti, opere e culture artistiche<\/em>, Trapani 2011, pp. 97-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3132\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gli argenti&#8230;<\/em>, in <em>Ori\u2026,<\/em>1989, p. 143; per una approfondita e puntuale analisi storico-critica dell&#8217;attivit\u00e0 di Nibilio Gagini si vedano: Eadem, <em>Gli argenti&#8230;<\/em>, in <em>Ori&#8230;<\/em>, 1989, pp. 143-146 e schede II.34-36-37-38-39, e ancora, Eadem, in <em>Arti decorative in Sicilia &#8211; Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, I, pp. 266-267, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3132\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, scheda II.23, in <em>Ori&#8230;<\/em>,1989, pp. 195-196. Su Scipione Di Blasi cfr. M.C. Di Natale, in <em>Arti decorative\u2026,<\/em> 2014, I, p. 198, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3132\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gli argenti&#8230;<\/em>, in <em>Ori&#8230;<\/em>,1989, p. 143; Eadem, <em>Arti decorative&#8230;, <\/em>1991, p. 102.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3132\" class=\"footnote\">A. Ragona. <em>Arte e artisti nel Duomo di Enna<\/em>, Caltagirone 1974, p. 15; M.C. Di Natale, <em>Gli argenti&#8230;<\/em>, in <em>Ori\u2026,<\/em>1989, p. 143; Eadem, Gagini Nibilio, in <em>Arti Decorative<\/em>&#8230;, 2014, I, p. 267, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3132\" class=\"footnote\">Cfr. V. Abbate, scheda II. 41, in <em>Ori&#8230;<\/em>, 1989, pp. 214-216; Idem, scheda n. 74, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, <\/em>catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale (\u00a0Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000 &#8211; 30 aprile 2001), Milano<em> <\/em>2001, pp. 408-09; S. Barraja, <em>La brocca Valverde. Un capolavoro d\u2019argenteria di Augsburg nel Museo di Palazzo Abatellis di Palermo<\/em>, in <strong>\u00ab<\/strong>Archivio Storico Siciliano<strong>\u00bb<\/strong>, serie IV, vol. 30, 2004, pp. 325-335. Su Pietro Chiaula (Ciaula) cfr. S. Barraja, in L. Sarullo, <em>Dizionario \u2026.<\/em>, IV,\u00a0 2014, p. 129, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3132\" class=\"footnote\">V. Abbate, scheda II. 41, in <em>Ori&#8230;,<\/em>1989, p. 216.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3132\" class=\"footnote\">AA.VV., in <strong>\u00ab<\/strong>Nuove Effemeridi<strong>\u00bb<\/strong>, a. IV, n. 16, 1991<em>; Dall\u2019artigianato all\u2019industria. L\u2019esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892<\/em>, a cura di M. Ganci e M. Giuffr\u00e8, Palermo 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3132\" class=\"footnote\">G.M. Di Ferro,\u00a0<em>Delle Belle Arti dissertazioni del Cavaliere Di Ferro<\/em>, 2 voll., Palermo, 1807-08, p. 63, nota 1; G.M.\u00a0<em>Di Ferro<\/em>, <em>Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani<\/em>,\u00a0Trapani <em>1825<\/em>, rist. an. 1977, p. 283; <em>G.M. Di Ferro<\/em>, <em>Biografie degli uomini illustri trapanesi dall&#8217;epoca normanna sino al corrente secolo<\/em>, 4 voll., Trapani\u00a0<em>1830-50<\/em>, rist. an. Palermo 1973, p. 256; A. Gallo, <em>Notizie de\u2019 figularj degli scultori e fonditori e cesellatori siciliani ed esteri che son fioriti in Sicilia da pi\u00f9 antichi tempi fino al 1846\u2026<\/em>, ms. del XIX sec. (1846 ca.), BCRS, ai segni ms. XV.H.15 e 16, ed. a cura di C. Pastena, trascrizione e note di A. Anselmo e M.C. Zimmardi, Palermo 2004; V. Amico, <em>Dizionario topografico della Sicilia, tradotto dal latino e annotato da G. Di Marzo<\/em>, Palermo 1855-56, rist. an. 1975, v. IL p, 624; G. Di Marzo, <em>Delle belle arti in Sicilia dai Normanni sino alla fine del sec. XIV,<\/em> 3 voll., Palermo\u00a01858-62, v. I, p. 50; F. Mondello, <em>Bibliografia trapanese divisa in due parti<\/em>, Trapani 1877, p. 462; F. Mondello, <em>La Madonna di Trapani, memorie patrio-storico artistiche<\/em>, Palermo 1878, p. 41; F. Mondello, <em>Breve guida artistica di Trapani<\/em>, Trapani 1883, p. 283; G. Di Marzo, <em>I<\/em> <em>Gagini\u2026,<\/em> 1883-84, v. I, pp. 633-635; S. Lanza di Trabia, <em>Novissima guida del viaggiatore in Sicilia<\/em>, Palermo 1884, p. 54; G. Filangieri, <em>Indice degli artefici delle arti maggiori e minori<\/em>, Napoli 1891, v. II, p. 438. In particolare Di Ferro, nella sua <em>Guida per gli stranieri in Trapani<\/em> (<em>1825<\/em>, rist. an. 1977, p. 283) : \u00abIl Trapanese Annibale Scudaniglio \u00e8 l\u2019autore di quest\u2019opera gaja, ed ammirevole. Quest\u2019artefice, che avea studiato le bellezze dell\u2019antichit\u00e0, non tard\u00f2 a farle passare ne\u2019 suoi lavori. Ricco negli ornati, vari nei visi, espressivo nelle attitudini, e con una immaginazione copiosa, franca, risoluta, ed animatrice de\u2019 suoi pensieri, fregi\u00f2 la patria di quest\u2019opera, che pu\u00f2 firmare l\u2019attenzione anche dei pi\u00f9 illuminati nelle arti belle, ed ingenue. La correzione del disegno, gli andamenti facili, la leggerezza dei fiori, e le graziosissime figure degli angeli, ci richiamano con forza predominante ad osservare, quanto avesse egli saputo dar di sentimento al metallo. Ei vi deline\u00f2 all\u2019ingi\u00f9 il proprio ritratto, con un compasso in mano, e vi appose all\u2019interno questa epigrafe. ANNIBAL SCUDANIGLIO DREPANENSIS, 1582. Ci fece leggere finalmente in quel nastro, che si attorciglia nel frusto superiore, l\u2019antifona AVE REG. COEL\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3132\" class=\"footnote\">G. Di Marzo, <em>I<\/em> <em>Gagini\u2026,<\/em> 1883-84, v. II, tav. XXXIII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3132\" class=\"footnote\">Un supporto fondamentale per chiunque voglia accostarsi alla figura di Gioacchino Di Marzo, per tanto tempo trascurata dagli studi, costituiscono oggi i recenti contributi di Simonetta La Barbera sulla critica d\u2019arte dell\u2019Ottocento a Palermo. Tra questi cfr. S. La Barbera, <em>Gioacchino Di Marzo e la nascita della critica<\/em>, in <em>La critica d\u2019arte in Sicilia nell\u2019Ottocento<\/em>, a cura di S. La Barbera, Palermo 2003, pp. 31-82, al quale si rimanda per la precedente bibliografia su Di Marzo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3132\" class=\"footnote\">Sulla mostra cfr. I. Bruno, <em>Gioacchino Di Marzo e il clima culturale e artistico palermitano nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, <\/em>in <em>Gioacchino Di Marzo e la Critica d\u2019Arte nell\u2019Ottocento in Italia<\/em>, atti del convegno internazionale di studio (Palermo, Palazzo Steri-Palazzo dei Normanni-Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, 15-17 aprile 2003) a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 263-279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3132\" class=\"footnote\">\u00abPalermo e l\u2019Esposizione nazionale del 1891\/1892. Cronaca illustrata\u00bb, Milano 1891-92, pp. 112-115. Il periodico, uscito in fascicoli, si trova, rilegato in un unico volume, nelle principali biblioteche italiane. Cfr. anche <em>Catalogo generale dell\u2019Esposizione Nazionale in Palermo<\/em>, Palermo 1892, rist. an. 1991, p. 554, n. 85; <em>L\u2019Esposizione Nazionale a Palermo<\/em>, in \u00abIllustrazione Italiana\u00bb, a. XIX, n. 15, 10 aprile 1892, p. 239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3132\" class=\"footnote\">Sull\u2019opera cfr. V. Sola, scheda II.3, in <em>Il Tesoro \u2026,<\/em> 1995, pp. 186-190. Nel 1891, il piatto, attribuito a Benvenuto Cellini, del quale si credeva riconoscere lo stile nella resa di uno dei mascheroni, doveva godere di particolare fama in Sicilia, come conferma lo spazio dell\u2019illustrazione occupato nell\u2019<em>Album di fotografie di monumenti di antichit\u00e0 e d\u2019arte di Trapani ed Erice (Monte S. Giuliano<\/em>) realizzato a Trapani in quell\u2019anno.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3132\" class=\"footnote\">ACS, AABBAA, Esposizioni, congressi, mostre 1860-1892, b. 5. La \u201cGalleria della Sicilia Monumentale\u201d competeva alla Divisione XII, che si occupava delle Arti figurative, la cui sezione era pure situata nello stesso palazzo. Per la planimetria generale dell\u2019esposizione disegnata da Ernesto Basile cfr. E. Sessa, <em>Ernesto Basile. Dall&#8217;eclettismo classicista al modernismo, <\/em>Palermo 2002, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3132\" class=\"footnote\">Cfr. A. Salinas, <em>Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire<\/em>, in <em>Scritti scelti,<\/em> Palermo 1977, I, p. 56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3132\" class=\"footnote\">Cfr. A tal proposito <em>Gipsoteca dell\u2019Accademia di Palermo. Conoscenza, Conservazione e divulgazione scientifica<\/em>, a cura di G. Cipolla, Accademia di Belle Arti di Palermo, Palermo 2012, e in particolare sulla copia in gesso del leggio: I. Bruno, <em>Copia in gesso del Leggio di Annibale Scudaniglio<\/em>, in <em>Gipsoteca \u2026,<\/em> 2012, pp. 118-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3132\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>i.bruno@unicas.it Il leggio in bronzo del Museo Pepoli di Trapani e la sua fortuna critica nell\u2019Ottocento DOI: 10.7431\/RIV17052018 \u00abNel mezzo del coro si vede un <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3132\" title=\"Ivana Bruno\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3132"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3132"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3132\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3302,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3132\/revisions\/3302"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3132"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}