{"id":3123,"date":"2018-06-29T20:13:28","date_gmt":"2018-06-29T20:13:28","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3123"},"modified":"2018-12-29T20:19:49","modified_gmt":"2018-12-29T20:19:49","slug":"simone-picchianti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3123","title":{"rendered":"Simone Picchianti"},"content":{"rendered":"<p>picchianti.simone@gmail.com<\/p>\n<h3>Il lanciaio fiorentino nel Rinascimento e il cambiamento semantico della professione in Et\u00e0 Moderna<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17032018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La professione artigianale del <em>lanciaio<\/em> pu\u00f2 essere facilmente associata alla produzione di lance o, pi\u00f9 genericamente, di armi in asta ma tale deduzione potrebbe rivelarsi approssimativa, se non del tutto errata, per quanto riguarda la terminologia utilizzata nelle epoche passate, soprattutto per quanto concerne il caso fiorentino. Tale vocabolo infatti, come avremo modo di valutare mediante casi esemplificativi contenuti in fonti documentarie dal Quattrocento al Settecento, nel corso dei secoli ha assunto un significato diverso, o almeno in parte, da quello originario. Questo saggio cercher\u00e0 di dimostrare come solo uno studio attento della terminologia specifica utilizzata nel passato, possa aiutare lo storico e lo storico dell\u2019arte nelle ricerche non solo riguardanti le professioni artigianali ma anche le arti in genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rinascimento: Piero d\u2019Antonio di Naldo, lanciaio e scodellaio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di delineare quale fosse l\u2019attivit\u00e0 svolta da un lanciaio nel Rinascimento, verr\u00e0 analizzato l\u2019inventario di bottega di Piero d\u2019Antonio di Naldo, un facoltoso cittadino fiorentino <em>\u00abel quale mor\u00ec a di 18 di settembre 1430 alla chui anima Idio facia veracie perdono\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_0_3123\" id=\"identifier_0_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Firenze (ASFi), Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166, c.4r.\">1<\/a><\/sup>. Alla sua morte egli lascia cinque figli minorenni, Giovanna, Antonio, Caterina, Ludovico e Domenico dei quali, gli ultimi due, moriranno a poche settimane di distanza dal padre. Per via della presenza di questi orfani, intervengono gli ufficiali dei pupilli, rappresentanti della magistratura fiorentina appositamente creata per salvaguardare gli interessi dei minorenni, i quali procedono con il censimento e la stima di tutti i beni in possesso del padre al momento della morte<sup><a href=\"#footnote_1_3123\" id=\"identifier_1_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166, cc.4r-4v.\">2<\/a><\/sup>. Dalla sua Portata al Catasto del 1427, ovvero dalla sua dichiarazione fatta per il pagamento di questa specifica tassazione della Repubblica fiorentina, apprendiamo che viveva nel quartiere di San Giovanni, sotto il gonfalone Vaio e la sua abitazione era situata nel popolo di San Simone, mentre invece per quanto riguarda il luogo di lavoro, asserisce di avere una <em>\u00abbottegha di schodellaio e lance alla piazza de Signori\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_2_3123\" id=\"identifier_2_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Campioni delle portate al Catasto, 81, cc.356v-357r.\">3<\/a><\/sup>. Da questa sua affermazione apprendiamo dunque che la sua attivit\u00e0 lavorativa di produzione e commercio, si divideva tra armi in asta e contenitori in legno per la cucina. Questa informazione a prima vista pu\u00f2 apparire alquanto bizzarra ma trova una parziale spiegazione all\u2019interno degli statuti dell\u2019Arte dei Legnaioli, corporazione sotto la quale si riunivano la maggior parte dei produttori di manufatti lignei<sup><a href=\"#footnote_3_3123\" id=\"identifier_3_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Arte dei Legnaiuoli, 4, c.6r. &laquo;Questi sono li Statuti dell&rsquo;Arte e universit&agrave; de legnaioli grossi, Cassettai, Chofanai, Bottai e barlettai della citt&agrave; e distretto di Firenze e di qualunque altro s&rsquo;aspettasse e partenesse a detta arte, overo per vighore delli infrascritti statuti o d&rsquo;alchuno di quelli sotto detta arte e suoi consoli tenuti di giurare e di promettere, cio&egrave; venditori di legname e acconciatori di legname con ferro e venditori di lastre e facitori o venditori di chofani, forzieri, forzerini, casse, scrigni, lettiere, tavole, deschi, banche, arche, madie, selle da bestie, pale di legno, rastrelli da mondar grano, archi da battere, telai, gramole, asserelli, vanghini, botte, tini, bighonce, barili, cerchi, pavere e simile chose d&rsquo;alchuna di dette cose e chi segha detti legnami chon seghe grosse a telaio e chi tira detti legnami chon buoi e chi di dette chose o d&rsquo;alchuna di quelle facesse compra o vendita acconcime o facitura havendo e tenendo bottegha o luogho in citt&agrave; borgi (borghi) o sottoborghi o contado di Firenze&raquo;.\">4<\/a><\/sup>. \u00c8 infatti da sottolineare che a questa altezza cronologica la professione del lanciaio, perlomeno per quanto riguarda il caso fiorentino, si limitava alla fabbricazione dei soli elementi lignei che componevano le armi in asta, mentre i \u201cferri\u201d erano prodotti da una diversa manodopera specializzata, sottoposta all\u2019Arte dei Chiavaioli, Ferraioli e Calderai, come asserito nel loro statuto del XV secolo (<a title=\"Fig.1. 1504, Mendelschen Hausb\u00fcch, Amb. 317.2\u00b0 c. 120r (Mendel I), N\u00fcrnberg, Stadtbibliothek. In questa miniatura \u00e8 rappresentata la produzione di varie tipologie di ferri da arma in asta. Partendo da sinistra: scure d\u2019arme, lancia da fante, lancia da cavaliere, lancia per la giostra, scure, roncone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic01.jpg\">Fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_4_3123\" id=\"identifier_4_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel Capitolo 91, intitolato &laquo;Delle cose che possono tenere et fare quegli di questa arte&raquo;, troviamo tra i vari manufatti: &laquo;lance, spiedi, mannaie ronconi vecchi, ferri di lance&raquo;. ASFi, Arte dei Chiavaiuoli, Ferraioli e Calderai, 2, c.26r.\">5<\/a><\/sup>. Il lanciaio per\u00f2 non trovava posto nell\u2019Arte dei Legnaioli, visto che da una specifica rubrica all\u2019interno del loro statuto apprendiamo che <em>\u00abNel 1384 per li ufficiali approvatori delli statuti di tutte l\u2019arte di Firenze, messer Luigi Guicciardini e altri suoi collegi a di 29 dicembre, fu casso e rivocato <\/em>(revocato)<em> ogni e qualunque statuto e ordine di detta arte de legnaioli che obbligasse a dare a detta arte, balestra o palvese e qualunque altra generatione d\u2019arme per qualunque cagione o pretesto si <\/em>(ci)<em> sia\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_3123\" id=\"identifier_5_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Arte dei Legnaioli, 4, c.21v.\">6<\/a><\/sup>. Il perch\u00e9 di questa ritrosia da parte di tale corporazione nell\u2019accettazione di produttori di armamenti tra i propri iscritti, non \u00e8 meglio chiarita ma sappiamo che almeno per quanto riguarda i balestrieri, tale inaccessibilit\u00e0 veniva meno gi\u00e0 nel 1416, quando troviamo addirittura tra i consoli un balestriere<sup><a href=\"#footnote_6_3123\" id=\"identifier_6_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Arte dei Legnaioli, 4, c.6r, Taccio di Giovanni balestriere.\">7<\/a><\/sup>. All\u2019interno del libro dell\u2019Arte dedicato ai debitori e creditori dell\u2019anno 1422, si ha conferma del rientro nella corporazione dei balestrieri; tra le professioni citate troviamo infatti: legnaiolo, cassettaio, scodellaio, tornitore, balestriere, sellaio, forzerinaio, cerchiaio, cofanaio, filatoiaio, tavoliere, produttore di tegole, bastiere, bottaio, cestaio<sup><a href=\"#footnote_7_3123\" id=\"identifier_7_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Arte dei Legnaioli, 6.\">8<\/a><\/sup>. Come si \u00e8 potuto constatare i lanciai non vengono mai citati e lo stesso Piero d\u2019Antonio di Naldo che troviamo tra i debitori dell\u2019Arte, era infatti iscritto come scodellaio<sup><a href=\"#footnote_8_3123\" id=\"identifier_8_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Arte dei Legnaioli, 6, c.253v.\">9<\/a><\/sup>. \u00c8 inoltre da sottolineare che tra le portate al Catasto del 1427, non vi \u00e8 nessuno che dichiari di svolgere tale attivit\u00e0 commerciale<sup><a href=\"#footnote_9_3123\" id=\"identifier_9_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dallo spoglio completo di tutte le portate al Catasto non &egrave; stata individuata alcuna persona che dichiarasse di svolgere tale attivit&agrave;.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancata presenza di tali professionisti all\u2019interno delle Arti fiorentine risulta essere particolarmente insolita, visto che queste tipologie di armamenti erano tra quelle principalmente utilizzate non solo dalla milizia cittadina ma anche dalle compagnie mercenarie del periodo (<a title=\"Fig. 2. XV secolo, &lt;i&gt;Battaglia d\u2019Azincourt&lt;\/i&gt;, particolare, Abr\u00e9g\u00e9 de la Chronique d\u2019Enguerrand de Monstrelet, Parigi, Biblioth\u00e8que nationale de France (BnF), d\u00e9partement des Manuscrits. In questa esplicativa raffigurazione miniata di un campo di battaglia, si pu\u00f2 constatare la presenza in entrambi gli eserciti di un gran numero di armi in asta, sia per i fanti che per i cavalieri.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Tale armamento era infatti utilizzato non solo dalla cavalleria ma soprattutto dalle fanterie, le quali ne necessitavano conseguentemente di un numero molto elevato: a titolo esemplificativo dell\u2019ingente quantitativo di armi di cui poteva necessitare un esercito, ricordiamo che nello stesso anno in cui moriva Piero d\u2019Antonio di Naldo, Venezia schierava contro Milano oltre a 12.000 cavalieri e 8.000 fanti non professionisti del proprio contado, richiedenti perci\u00f2 oltre 20.000 armi in asta, per un solo schieramento<sup><a href=\"#footnote_10_3123\" id=\"identifier_10_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Osio, Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi, Milano 1872, doc. CCCXXXV, II\/464.\">11<\/a><\/sup>. Queste armi potevano essere di varie tipologie, soprattutto per le fanterie, le quali erano divise tra pesante e leggera, in funzione appunto del loro armamento. La fanteria pesante era caratterizzata da un\u2019uniformit\u00e0 di elementi difensivi ed offensivi, oltre ad una preparazione professionale per la guerra, cosa che gli permetteva di combattere in formazione ed essere in grado di contrastare gli assalti della cavalleria. La fanteria leggera invece combatteva in ordine sparso, con un armamento vario e senza una preparazione specifica, eccezione fatta per i tiratori, solitamente mercenari<sup><a href=\"#footnote_11_3123\" id=\"identifier_11_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Troso, Le armi in asta delle fanterie europee (1000-1500), Novara 1988, pp. 65-66. Per maggiori informazioni in merito all&rsquo;organizzazione dell&rsquo;esercito del periodo si rimanda M. E. Mallett &ndash; W. Caferro, Mercenaries and their Masters: Warfare in Renaissance Italy, Londra 1974; M. E. Mallett, Preparation for war in Florence and Venice in late fifteenth century: Comparison and Relations, Firenze 1979.\">12<\/a><\/sup>. La fanteria pesante utilizzava principalmente un\u2019arma di notevoli dimensioni per quanto riguarda la lunghezza, proprio per essere maggiormente offensiva contro le cariche di cavalleria: ci\u00f2 era possibile grazie a un\u2019organizzazione della formazione stretta e chiusa<sup><a href=\"#footnote_12_3123\" id=\"identifier_12_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Troso, Le armi in asta&hellip;, 1988, p.67.\">13<\/a><\/sup>. Va infine ricordato che come tipologie di armi, quelle in asta sono state maggiormente utilizzate nei campi di battaglia nel corso del tempo, partendo da epoche remote sino al pieno XVII secolo, per poi declinare sotto la manifesta preponderanza delle armi da fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando all\u2019analisi dell\u2019inventario di bottega, fatto dagli ufficiali dei pupilli per Piero d\u2019Antonio, apprendiamo come i suoi commerci fossero molto diversificati: spaziavano infatti da tutta una serie di utensili per la cucina, in legno e in metallo, alla produzione di manici per molti strumenti e aste per armi, oltre che alla vendita di armi complete, cosa che non ci sorprende essendosi dichiarato sia come scodellaio che come lanciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utensili in legno<sup><a href=\"#footnote_13_3123\" id=\"identifier_13_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">14<\/a><\/sup>: <em>\u00ab<\/em><em>XXI mestole di legnio forata e non forata<\/em>, <em>I saccho di cucchiai<\/em>; <em>XV pale nuove da forno<\/em>; <em>XLIIII pestelli grandi et piccoli nuovi<\/em>; <em>XX bigoncie di legnio usate<\/em><sup><a href=\"#footnote_14_3123\" id=\"identifier_14_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Recipiente utilizzato principalmente in viticoltura.\">15<\/a><\/sup>, <em>L zane vecchie triste<\/em><sup><a href=\"#footnote_15_3123\" id=\"identifier_15_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tipologia di catino.\">16<\/a><\/sup>, <em>XL zane nuove<\/em>, <em>LXXIIII catini di legnio nuovi<\/em>, <em>LXI catini di legnio<\/em>, <em>LXXXXVII catini da gelatina tra grandi et piccholi<\/em>; <em>XVIII taglieri da migliacci nuovi<\/em>, <em>240 taglieri da rizzare d\u2019acero<\/em>, <em>1072 taglieri d\u2019acero usati<\/em>, <em>2902 taglieri nuovi d\u2019acero<\/em>, <em>4440 taglieri di faggio nuovi<\/em>, <em>240 taglieri da rizzare d\u2019acero<\/em>, <em>1072 taglieri d\u2019acero usati<\/em>; <em>10 scodelle d\u2019acero da danari<\/em>, <em>78 scodellini<\/em>, <em>10 scodelle d\u2019acero <\/em>, <em>78 scodellini<\/em>, <em>1158 scodelle d\u2019acero nuove<\/em>, <em>440 scodelle<\/em>, <em>440 scodelle vecchie<\/em>, <em>900 scodelle nuove<\/em>, <em>420 scodelle nuove<\/em>, <em>480 scodelle nuove<\/em>, <em>84 scodelle mezane<\/em>;<em> XXXVIII schedoni di legnio usati<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_3123\" id=\"identifier_16_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Detto anche stidione o schidione, era un lungo spiedo nel quale venivano infilate le carni da arrostire.\">17<\/a><\/sup>; <em>5 manichi nuovi da spiedi da porci begli<\/em>, <em>6 manichi da spiedi salvatichi<\/em>; <em>26 manichi da vangha<\/em>, <em>4 mazzi d\u2019asti da torchio<\/em>; <em>5 carucholine di legnio<\/em>; <em>18 bordoni<\/em>, <em>30 pali da bordone<\/em>; <em>4 candelieri di legnio<\/em>, <em>2 fastella d\u2019asticciuole da candele\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa prima parte dell\u2019elenco dei beni presenti nei depositi della bottega, relativa agli utensili lignei, si viene a sapere che l\u2019attivit\u00e0 non si limitava alle sole scodelle ma era specifica di tutta la tipologia merceologica attinente non solo alla cucina ma anche ad altri lavori o attivit\u00e0, vista la presenza di manici di vanghe, bordoni ed altri oggetti utili per la fabbricazione di candele. L\u2019altro dato straordinario \u00e8 la quantit\u00e0 di oggetti presenti: 302 recipienti di grandi dimensioni, 4098 variet\u00e0 di scodelle e l\u2019incredibile numero di 9984 taglieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utensili in metallo<sup><a href=\"#footnote_17_3123\" id=\"identifier_17_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">18<\/a><\/sup>: <em>\u00abXVI calderotti di rame usati saldi di libbre 129<\/em>, <em>III calderotti nuovi di libbre 45<\/em>, <em>X caldaie tese di rame di libbre 324<\/em>, <em>VII caldaie grandi di rame di libbre 602 usate<\/em>; <em>XVI tegnie di rame da torte di libbre 165<\/em>, <em>II tegnie<\/em>; <em>III padelle di ferro di libbre 42<\/em>, <em>VIIII padelle di ferro co manichi<\/em>; <em>XX pezzi d\u2019alari di ferro d\u2019arrosti di libbre 264 usati<\/em>; <em>VII treppi\u00e8 di ferro di libbre 104<\/em>, <em>VIII treppi\u00e8 grandi cupi di ferro di libbre 174<\/em>; <em>IIII graticole<\/em>; <em>XIII schedoni di ferro tra grandi e piccoli di libbre 142<\/em>; <em>VII graffi di ferro co manichi da cavare la carne<\/em><sup><a href=\"#footnote_18_3123\" id=\"identifier_18_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uncini specifici per assolvere ad una determinata operazione.\">19<\/a><\/sup>; <em>I vagliuccio, VIII stacci<\/em>, <em>I staccio vecchio<\/em><sup><a href=\"#footnote_19_3123\" id=\"identifier_19_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Setacci di varie dimensioni.\">20<\/a><\/sup>; <em>X tegnami da lamprede<\/em>; <em>VII grattugie grandi<\/em>; <em>II ferri di spiedi nuovi di ferro begli<\/em>; <em>I catino di rame cum cenere<\/em>; <em>8 coltellacci<\/em>, <em>I coltellino da battere lardo<\/em>; <em>2 spiedi co ferri l\u2019uno salvaticho l\u2019altro lavorato<\/em>; <em>I bacino da danari di bronzo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche da questo elenco di prodotti possiamo constatare che vi era una grande quantit\u00e0 di strumenti per la cucina (<a title=\"Fig. 3. Bartolomeo Scappi, 1570, &lt;i&gt;Attrezzi per la cucina e il focolare&lt;\/i&gt;, in Opera, Venezia. Lo scritto dello Scappi, seppur successivo all\u2019inventario di bottega analizzato, bene illustra la variet\u00e0 di utensili utilizzati nelle cucine, sopperendo allo scarso numero di manufatti pervenutici.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Un dato interessante che si pu\u00f2 ricavare da alcuni di questi oggetti, sono i loro usi specifici per la preparazione di alimenti che oltre a riconsegnarci informazioni importanti riguardante la storia sociale, ci indicano anche a quale clientela erano rivolti questi beni. I <em>\u00abteghami da lamprede\u00bb<\/em>, ad esempio, erano specifici contenitori per la cottura della <em>Lampetra fluviatilis <\/em>una specie di pesce oggi in via d\u2019estinzione ma gi\u00e0 nel Quattrocento, tali pesci erano molto rari e costosi, come asserito dall\u2019erudito senese Ugo Benzi (1376-1439)<sup><a href=\"#footnote_20_3123\" id=\"identifier_20_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. Benzi, Tractato utilissimo circa la conservatione de la sanitade composto per il clarissimo et excellentissimo philosofo e doctore di medcina Messer Ugo Benzo di Siena, Milano 1481, p. 35.\">21<\/a><\/sup>. Tale animale assomiglia ad un\u2019anguilla e necessitava di particolari accorgimenti per la sua preparazione alla cottura: l\u2019Anonimo Napoletano (Ms. B\u00fchler 19, Pierpont Morgan Library, New York, fine del XV secolo) asseriva che occorreva annegare l\u2019animale nel vino bianco, al fine di facilitare l\u2019eliminazione della pelle; una volta eviscerato occorreva dissanguarlo per poi utilizzare successivamente il sangue per la preparazione di salse; infine veniva cotto con noci moscate intere, succo d\u2019arancia e menta<sup><a href=\"#footnote_21_3123\" id=\"identifier_21_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Carnevale Schianca, La cucina medievale. Lessico, storia, preparazione, Firenze 2011, pp. 330-332.\">22<\/a><\/sup>. Invece i <em>\u00abtaglieri da migliacci\u00bb<\/em> erano appositi utensili utilizzati per la presentazione di un dolce dal nome, appunto, di migliaccio. Secondo il manoscritto Urbinate Latino 1203 (Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma), scritto in Toscana tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, si tratterebbe di una torta a base di formaggio fresco, farina, albumi d\u2019uova e zucchero, cotta in padella da entrambi i lati e poi servita (sullo specifico tagliere citato) cosparso di zucchero e acqua di rosa<sup><a href=\"#footnote_22_3123\" id=\"identifier_22_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Carnevale Schianca, La cucina medievale&hellip;, 2011, p. 402.\">23<\/a><\/sup>. Infine i <em>\u00abchatini da gelatina\u00bb<\/em> erano contenitori peculiari per queste preparazioni. Dal ricettario dell\u2019Anonimo Fiorentino (Ms.1071, Biblioteca Riccardiana, Firenze, 1338-1339) apprendiamo che per la gelatina di pesce si procedeva lessando tre grossi pesci in una parte d\u2019aceto e sei parti d\u2019acqua, a questi si aggiungevano molte spezie e la cottura avveniva molto lentamente. Al termine della cottura, i pesci e le spezie venivano colati e posti in uno specifico recipiente (il catino citato), aggiungendo foglie d\u2019alloro sminuzzate; infine si faceva ritirare il brodo rimanente,\u00a0 e lo si colorava con zafferano per poi ricoprire i pesci<sup><a href=\"#footnote_23_3123\" id=\"identifier_23_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Carnevale Schianca, La cucina medievale&hellip;, 2011, p.273.\">24<\/a><\/sup>. Un simile procedimento lo propone anche l\u2019Anonimo Meridionale (Ms.1339, Fondation Biblioth\u00e8que International de Gastronimie, Lugano, fine XIV-inizio XV secolo) per la versione con carne. Questa era fatta lessare, dopodich\u00e9 si aggiungeva altra acqua e aceto e si ricuoceva il tutto fino a ridurre il volume della carne ad un terzo; infine, carne e brodo venivano riposti in un recipiente con le medesime spezie utilizzate per il pesce<sup><a href=\"#footnote_24_3123\" id=\"identifier_24_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Carnevale Schianca, La cucina medievale&hellip;, 2011, p.271.\">25<\/a><\/sup>. Questi tre utensili, oltre ad averci permesso di risalire a ricette specifiche di questo periodo in uso a Firenze, ci indicano chiaramente che tali preparazioni erano per cucine non certamente umili ma bens\u00ec per raffinate mense. Cos\u00ec possiamo giustificare la presenza, all\u2019interno del registro riguardante le entrate ed uscite del nostro lanciaio, di molti nomi illustri di cittadini fiorentini come gli Strozzi, i Peruzzi, i Bardi, i Rucellai ed altri ancora<sup><a href=\"#footnote_25_3123\" id=\"identifier_25_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166: Agniolo di messer Palla degli Strozzi, Lorenzo messer Palla degli Strozzi, c.11r; Berto di Bonifazio Peruzi, c.13r; Bernardo di Tommaso di Soldo degli Strozzi, 14v; Girolamo di Bernardo de Bardi, c.15r; Rinieri di Nicholo Peruzi, Lionardo di Bartolomeo de Bardi, c.15v; Pagholo Rucellai, Francescho Rucellai, c.17r; Agniolo Fratello di Ripriano Spinelli, Giusefo di Mariano degl&rsquo;Obizi, Bonachorso Pitti, Dardano di Michele Aciaiuoli, c.14v.\">26<\/a><\/sup>. La grandissima quantit\u00e0 di utensili poteva invece fare fronte alle ingenti richieste dei numerosissimi monasteri, conventi, badie di tutto il contado fiorentino che vengono citate nel documento<sup><a href=\"#footnote_26_3123\" id=\"identifier_26_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166: Massere Giovanni abate della badia di Ripoli, Messere Iachopo di Chele piovano di Chiareto, Chonvento delle monache di Montergli fuor della porta di San Piero Lotolini, c.10r; Le monache del monastero di san Donato in Polveno, Frate Alissandro di Nicholo churatore del chonvento, Messere Rinaldo abate, Messere Zanobi abate di Monte Picholai, Frate Antonio di Giovanni, L&rsquo;Opera di Santo Giovanni Batista, c.10v; Messere Antonio piovano della pieve dell&rsquo;Antella, c.11r; Messer Nicholo Gianfigliazi abate della badia di Perignano, Frate Bartolomeo di Lionardo churatore de frati di santa Maria Novella, c.11v; Frate Giovanni Cristofani abate della badia a Buonsollezo, Le dame del munestero fuori della porta a Banfiano, c.12r; Messer Benizo Federichi veschovo di Fiesole, Messere Giovanni piovano della pieve a Remole, c.12v; Prete Tomaso di Bertellescho rettore di Santo Stefano, c.13r; Ser Giovanni prete della chiesa di san Piero Ghattolini, c.13v; Monastero di Santa Felicita, c.14v; Chosimo di Marino prete, c.15r; Monache del Monastero di Sanpiero, Messer Bernardo chanonacho a Santa Riparata, 16r; Ser Pagholo priete a San Piero Ghettolini, Ser Bernardo cappellano delle monache di Santa Maria, c.16v; Bonardo d&rsquo;Antonio Monacho, c.17r.\">27<\/a><\/sup> o ancora agli specifici acquisti compiuti da molti cuochi professionisti per le loro attivit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_27_3123\" id=\"identifier_27_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166,: Iachopo di Giovanni chuocho di nostri Signori, Lucha di Iachopo fornaciaio di santa Maria in pianeta, c.11r; Rosa chuocha, c.12r; Neri di Giovanni chuocho, Antonio Nicholaio chuocho, c.13v; Mariano chuocho sta a Panicho, c.14r; Minuto di Christofano chuocho, c.14v; Nanni di Barnaba chuochi, Spinello chuocho, Papi chuocho, c.15r; Antonio di Nicholo chuocho, c.15v; Lapo di Giovanni chuocho, Amato di Stinchele chuocho, Bartolomeo di Giovanni chuocho, Giovanni di Piero chuocho a Panicho, c.16v.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo ora alla trattazione dell\u2019attivit\u00e0 specifica del lanciaio, ovvero la produzione e la vendita di armi in asta. Come abbiamo avuto gi\u00e0 modo di asserire, l\u2019attivit\u00e0 produttiva del lanciaio riguardava la fabbricazione dell\u2019elemento ligneo dell\u2019arma. Ci\u00f2 non sminuisce per nulla il suo ruolo nella produzione dell\u2019arma: l\u2019asta infatti doveva essere creata secondo specifiche caratteristiche, iniziando dalla selezione del legname, fino ad una sua specifica stagionatura in base a cosa si volesse fabbricare; potevano infatti servire aste resistenti per la guerra, o aste che facilmente potevano rompersi adatte per i tornei e inoltre non va sottovalutata la funzione offensiva a cui l\u2019asta poteva essere chiamata \u00a0in determinati casi (<a title=\"Fig. 4. Paolo Uccello, 1423-1425, &lt;i&gt;San Giorgio e il Drago&lt;\/i&gt;, particolare, Melbourne, National Gallery of Victoria. In questa eccezionale opera di Paolo Uccello, l\u2019artista molto attento a riprodurre fedelmente gli armamenti, bene ci illustra le armi utilizzate dai cavalieri ad inizio del XV secolo: scagliandosi a cavallo contro il drago, San Giorgio lo colpisce prima con una lancia che si spezza nel corpo della bestia, poi prende mano alla spada e dopo essere stato disarmato si getta in un feroce combattimento corpo a corpo con una daga a sezione quadrata (detta anche sfondagiaco), utilizzata di norma per penetrare nelle armature nemiche (principalmente cotte di maglia e corazze).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella bottega troviamo infatti, oltre ad armi complete, anche le sole aste o alcuni elementi metallici, pronti per essere inastati. Armi complete<sup><a href=\"#footnote_28_3123\" id=\"identifier_28_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei Pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">29<\/a><\/sup>: <em>\u00ab<\/em><em>8 lancie da cavallo vote<\/em><sup><a href=\"#footnote_29_3123\" id=\"identifier_29_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tipologia di lancia specifica per l&rsquo;uso a cavallo, probabilmente con una cuspide corta, molto acuminata e a forma di foglia con una costolonatura nella parte mediana. Per questa tipologia di lancia da guerra era preferibile un&rsquo;asta robusta ad esempio in frassino. C. De Vita, Armi bianche dal Medioevo all&rsquo;Et&agrave; Moderna, Firenze 1983, p. 28.\">30<\/a><\/sup>, <em>3 lancie da cavallo fornite di ferro et resta<\/em>, <em>158 lancie da cavallo quali col ferro<\/em>, <em>54 lancie da giostra concie et ad tarsie<\/em><sup><a href=\"#footnote_30_3123\" id=\"identifier_30_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si riferisce alla lancia cortese, l&rsquo;arma in asta utilizzata nel gioco guerresco a cavallo, caratterizzata da una lunghezza di oltre 4,00 metri ed il corpo centrale cavo, al fine di alleggerirla e renderla maggiormente fragile; nella parte terminale era montato un rocchio in metallo. Ibidem.\">31<\/a><\/sup>; <em>4 lancie da punta<\/em><sup><a href=\"#footnote_31_3123\" id=\"identifier_31_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questa tipologia potrebbe riferirsi al cosiddetto spiedo da guerra, un&rsquo;arma caratterizzata da un ferro a quadrello molto acuminato, in uso almeno fino al Cinquecento. C. De Vita, Armi bianche&hellip;, 1983, p. 30.\">32<\/a><\/sup>, <em>10 lancie da punta da stendardi<\/em>; <em>2 lancie da rettori dipinte<\/em>; <em>VIII chiaverine con ferri nuovi<\/em><sup><a href=\"#footnote_32_3123\" id=\"identifier_32_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tipologia di spiedo con una lama lunga e larga, avente due arresti all&rsquo;altezza della gorbia (punto in cui l&rsquo;elemento metallico viene inastato a quello ligneo), in uso fino alla met&agrave; del Quattrocento. Ibidem.\">33<\/a><\/sup>; <em>I lancia lungha da pi\u00e8<\/em><sup><a href=\"#footnote_33_3123\" id=\"identifier_33_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In questo caso potrebbe riferirsi alla lanzalonga, una lancia di lunghezza variabile tra i 4 ed i 7 metri, utilizzata nel XV secolo come arma per cavalieri appiedati in combattimenti in campo chiuso o alla barriera. C. De Vita, Armi bianche&hellip;, 1983, p. 28.\">34<\/a><\/sup>; <em>78 lancie da fantapi\u00e8 da posta<\/em>; <em>48 lanciotti dipinti da rettore<\/em>; <em>40 lancie da penone<\/em>; <em>2 fastella di lancie da rompere per armeggiare<\/em><sup><a href=\"#footnote_34_3123\" id=\"identifier_34_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;unica fastella citata nel testo indicante una quantit&agrave; &egrave; composta da 20 elementi; possiamo ipotizzare quindi che in questo caso siano dunque 40 lance.\">35<\/a><\/sup>; <em>8 mannaie dipinte da rettore<\/em>, \u00a0<em>I manaia a II mani fornita\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_35_3123\" id=\"identifier_35_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Potrebbe riferirsi alla cosidetta scure d&rsquo;arme, caratterizzata da un brocco, ovvero una punta acuminata, nella parte superiore e montata su di un corto manico. Solitamente veniva appesa alla sella del cavallo. C. De Vita, Armi bianche&hellip;, 1983, p. 26.\">36<\/a><\/sup>. Aste di armi<sup><a href=\"#footnote_36_3123\" id=\"identifier_36_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">37<\/a><\/sup>: <em>\u00ab72 aste d\u2019armeggiare<\/em>; <em>100 aste da chiaverina co lanci lunghe da fanti appi\u00e8<\/em>; <em>3 fastella d\u2019aste da cortina braccia 6 l\u2019una d.20 per fastello<\/em><sup><a href=\"#footnote_37_3123\" id=\"identifier_37_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il braccio era all&rsquo;incirca di 60 cm, per cui la lunghezza totale doveva essere di 3,60 metri.\">38<\/a><\/sup>, <em>I fastello di dette aste<\/em>; <em>23 fastella d\u2019aste da chiaverine di braccia 4 in 5<\/em><sup><a href=\"#footnote_38_3123\" id=\"identifier_38_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Approssimativamente tra i 2,40-3,00 metri.\">39<\/a><\/sup>, <em>124 aste da chiaverina<\/em>, <em>20 manichi da manaia\u00bb<\/em>. Ferri liberi<sup><a href=\"#footnote_39_3123\" id=\"identifier_39_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">40<\/a><\/sup>: <em>\u00ab<\/em>23<em> ferri da lancia nuovi<\/em>, <em>I ferro da chiaverina grande<\/em>, <em>6 ferri da chiaverina\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo notare subito, anche in questo caso, il grandissimo numero di pezzi presenti in bottega: 462 armi complete e 856 aste. Pure da questo punto di vista Piero d\u2019Antonio di Naldo risulta essere un venditore all\u2019ingrosso in questa categoria merceologica. Come possiamo constatare dal registro dei suoi debitori, non sorprende quindi trovare citati tre volte i Dieci di Bal\u00eca, la magistratura fiorentina preposta alle operazioni militari, o la Camera dell\u2019Arme, luogo adibito allo stoccaggio degli armamenti per la milizia cittadina, oltre ai Capitani di Parte Guelfa ed allo stesso Podest\u00e0 della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_40_3123\" id=\"identifier_40_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166: La Chamera dell&rsquo;Arme del Chomune di Firenze, c.10v, Antonio d&rsquo;Asti alla Chamera dell&rsquo;Arme, c.16v; E deci della Balia del Chomune di Firenze, c.11v; E dieci di Balia del Chomune di Firenze, c.12r, E dieci di Balia del Chomune di Firenze, Agnolo di Bartolo sta cho dieci di Balia, c.14r; Chapitani della parte guelfa, c.15r; Messer lo Podesta di Firenze, c.15v.\">41<\/a><\/sup>. Gli acquisti non erano per\u00f2 limitati alle grosse commesse ma anche a quelli di minore entit\u00e0 compiuti da soldati o cavalieri sia del comune che mercenari<sup><a href=\"#footnote_41_3123\" id=\"identifier_41_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166: Ridolfo degli Oddi da Perugia soldato, Fornarino di Difo da Bibiena soldato a chavallo, Antonio di Naldino da Sinalungha soldato, Nanni d&rsquo;Andrea da Chesano soldato del chomune, c.11v; Bartolomeo del Ghualdo soldato a chavallo, c.12r; Cristofano di Dellanello soldato, Taliano soldato a chavallo, c.12v; Giovanni Bindi soldato a chavallo, c.13v; Antonio Divennerdi soldato, Naldo del Pennacchio soldato, 16r.\">42<\/a><\/sup>. Le armi in asta, come testimoniato dalla variet\u00e0 tipologica presente, potevano assolvere a una moltitudine di compiti specifici, non solo semplicisticamente \u201cper cavalieri\u201d o \u201cper soldati\u201d (<a title=\"Fig. 5. Benozzo Gozzoli, 1459, &lt;i&gt;Cappella dei Magi&lt;\/i&gt;, particolare, Firenze, Palazzo Medici Riccardi. In questo particolare del corteo dei Magi, in primo piano troviamo le lance di due guardie appiedate e nello sfondo una scena di caccia, nella quale il cavaliere stringe in mano un\u2019arma da getto. Di queste armi \u00e8 possibile constatare non solo la diversa punta ma anche una differente tipologia di aste, dovendo infatti assolvere a due compiti differenti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic05.jpg\">Fig. 5<\/a>). A livello di utilizzo, tali armi possono infatti compiere due tipologie di azioni principali: quella di stocco, ovvero di punta e quella di fendente, quindi di taglio. Alla prima afferivano come effetti quelli perforanti (punta), aggancianti (mediante un eventuale gancio non tagliente parallelo al ferro e in direzione della punta), taglienti (fili convergenti dell\u2019arma); al secondo quelli fratturanti (dente dorsale, o becco di falco affilati), taglienti (filo dell\u2019arma) e strappante (ali affilate, rivolte verso l\u2019utilizzatore)<sup><a href=\"#footnote_42_3123\" id=\"identifier_42_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Troso, Le armi in asta&hellip;, 1988, pp. 21-23.\">43<\/a><\/sup>. La quasi totalit\u00e0 delle armi presenti nel deposito sono da riferirsi alla prima tipologia, ad eccezione delle <em>mannaie<\/em> o scure d\u2019armi. La terminologia approssimativa utilizzata dall\u2019ufficiale dei pupilli, con tutta probabilit\u00e0 non esperto di armamenti, sfortunatamente non ci permette di apprezzare appieno la grande variet\u00e0 tipologica presente nella bottega che lui indica, nella maggior parte dei casi, con il termine lancia ma che gi\u00e0 all\u2019epoca avevano una nomenclatura chiara e codificata, come si \u00e8 infatti cercato di chiarire in nota. Molto interessante \u00e8 per\u00f2 l\u2019indicazione in alcuni casi delle lunghezze di tali oggetti. Oggi infatti determinare i pesi e le dimensioni delle armi in asta presenti nelle raccolte museali, risulta essere particolarmente difficoltoso. In genere infatti \u00e8 molto raro trovare armi aventi le aste originali e, anche in questo caso, il trascorrere del tempo ha portato alla disidratazione del legno, riducendone il peso effettivo (<a title=\"Fig. 6. 1480, &lt;i&gt;Alabarda \u201calla svizzera\u201d&lt;\/i&gt;, particolari, Inv. J007, Brescia, Museo delle Armi \u201cLuigi Marzoli\u201d. In questi due particolari della medesima alabarda, \u00e8 possibile apprezzare nella prima il sistema di fissaggio all\u2019asta mediante bandelle e chiodi, nella seconda l\u2019elemento ligneo dell\u2019arma: questa asta risulta essere particolarmente interessante essendo uno dei pochi esemplari ritenuti originali del periodo di utilizzo; si noti inoltre il legno volutamente poco lavorato al fine di avere una migliore presa sull\u2019oggetto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Oltre a ci\u00f2, anche nel caso in cui l\u2019oggetto sia originale, occorrerebbe valutare se questo non abbia subito una riduzione della lunghezza per via di una modifica in periodo d\u2019uso, o se la parte terminante l\u2019estremit\u00e0 inferiore, il calzuolo, \u00e8 ancora presente o meno<sup><a href=\"#footnote_43_3123\" id=\"identifier_43_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Troso, Le armi in asta&hellip;, 1988, p. 74.\">44<\/a><\/sup>. Le informazioni contenute nel testo inerenti le lunghezze sono quindi preziose per lo studio di tale tipologia di armamento, il quale, a fronte della grande importanza che ha ricoperto sui campi di battaglia, ha avuto scarso successo per quanto riguarda gli studi specifici<sup><a href=\"#footnote_44_3123\" id=\"identifier_44_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo studio delle armi in asta, come detto, non ha mai riscontrato un grande successo tra gli studiosi di armi bianche. Tra le opere che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo delle nostre conoscenze in merito, oltre ai cataloghi delle armerie dei musei, citiamo: J. Hewitt, Ancient Armour and Weapons, Oxford-Londra 1860; A. Demmin, An illustrated History of Arms and Armour from the earliest period to the present time, Londra 1877; C. H. Ashdown, British and Continental Arms and Armour, Londra 1909; D. Bashford, On American Polearms, Especially Those in the Metropolitan Museum of Art, Metropolitan Museum Studies, New York 1928, pp.32-48; L.G. Boccia, L&rsquo;armamento quattrocentesco nell&rsquo;iconografia toscana, in Civilt&agrave; delle Arti Minori in Toscana, atti del convegno di Arezzo 1971, Firenze 1973. Tra i pochi contributi specifici sull&rsquo;argomento: L. G. Boccia, Nove secoli d&rsquo;armi da caccia, Firenze 1967; C. P. Enlart, Les Armes d&rsquo;hast de l&rsquo;homme &agrave; pied, in &laquo;Gazette des Armes&raquo;, 4, (1976), pp.31-41; N. Monelli, Roncole e Pennati, Firenze 1977; senza dimenticare ovviamente i preziosi contributi dello studioso che possiamo ritenere il massimo esperto sull&rsquo;argomento, ovvero Mario Troso, autore oltre a Le armi in asta delle fanterie europee (1000-1500), anche dell&rsquo;incredibile studio Alla ricerca del dardo, mistero e fascino di una antica arma da lancio, Mariano del Friuli 2014, inerente una particolare tipologia di arma in asta presente sui campi di battaglia dall&rsquo;antichit&agrave; sino alla prima et&agrave; moderna, della quale era per&ograve; andata perduta quasi totalmente la conoscenza, se non fosse stato per le innumerevoli rappresentazioni raccolte ed analizzate nel volume.\">45<\/a><\/sup>. Per concludere la parte di inventario inerente gli armamenti, troviamo ancora <em>\u00ab150 mazze da villano\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_45_3123\" id=\"identifier_45_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, c.251r, Potrebbe riferirsi alla mazza ferrata, un&rsquo;arma avente un corpo in legno e la parte superiore appesantita e rinforzata in metallo con vari spuntoni. C. De Vita, Armi bianche&hellip;, 1983, p. 25.\">46<\/a><\/sup>, arma da botta non meglio specificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ultimo aspetto su cui possiamo soffermarci \u00e8 relativo al reperimento degli elementi atti all\u2019offesa che costituiscono armi in asta. Tra le poche indicazioni ricavabili, analizzando i debitori citati da Piero d\u2019Antonio, apprendiamo dei suoi traffici con l\u2019area di Pistoia, non solo con la citt\u00e0 ma anche con\u00a0 il contado, in special modo nella zona montana<sup><a href=\"#footnote_46_3123\" id=\"identifier_46_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 166, Iachopo di Rato d&rsquo;Allenzano della Montagna di Pistoia, c.10r; Nicholaio del maestro Piero delle montagne di Pistoia, c.11r; Bicho de Toni lanciaio da Chutigliano (contado di Pistoia) c.11v; Maso di Maffeo fabbro di Pistoia, c. 17v.\">47<\/a><\/sup>. Tale dato non coglie di sorpresa: \u00e8 infatti risaputo come la montagna pistoiese, oltre ad essere luogo di produzione di acciaio era in questo periodo il fulcro di un florido commercio di semilavorati metallici. Dall\u2019importante studio di Herlihy sulle industrie artigiane presenti a Pistoia nel 1427, risulta infatti che tra le attivit\u00e0 economiche pi\u00f9 redditizie della citt\u00e0 spiccavano proprio queste. In tale studio viene citato, a titolo esemplificativo, il caso di Batista di Marco, uno dei pi\u00f9 facoltosi mercanti locali, che passa dalla sua attivit\u00e0 di commercio di tessuti del 1415 a quello di panni lana e ferro<sup><a href=\"#footnote_47_3123\" id=\"identifier_47_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Herlihy, Pistoia nel Medioevo e nel Rinascimento, 1200-1430, Firenze 1972, p. 199.\">48<\/a><\/sup>. Herlihy identifica poi 51 tra fabbri, coltellai, pentolai, ramai, ferrivecchi ed armaioli, ai quali apparteneva anche il mercante Iacopo di Ciata da Lizzano, uno degli uomini pi\u00f9 ricchi della Montagna pistoiese. Il mercato su cui operavano entrambe queste figure di spicco era quello fiorentino, come testimonia Batista di Marco nella sua portata al Catasto in cui dichiara di dover ricevere una certa quantit\u00e0 di denaro per la vendita di 2.000 lance da cavallo a Piero di Cintonio e ai suoi compagni lanciai<sup><a href=\"#footnote_48_3123\" id=\"identifier_48_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Herlihy, Pistoia nel Medioevo&hellip;, 1972, p. 200.\">49<\/a><\/sup>. Le informazioni forniteci da Piero d\u2019Antonio ci confermano quindi nuovamente come la realt\u00e0 pistoiese, per quanto concerne il commercio di armamenti semi lavorati con la citt\u00e0 di Firenze, in questo periodo doveva essere florido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere l\u2019analisi sulla bottega del lanciaio Quattrocentesco, passiamo ora agli strumenti di lavoro<sup><a href=\"#footnote_49_3123\" id=\"identifier_49_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Magistrato dei pupilli avanti il Principato, 49, cc.250r-251r.\">50<\/a><\/sup>: <em>\u00ab<\/em><em>XXII barletti di legnio<\/em><sup><a href=\"#footnote_50_3123\" id=\"identifier_50_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tipologie di morse.\">51<\/a><\/sup>; <em>L segha a due mani<\/em>, <em>I segha da mano<\/em>; <em>100 ghorbie di ferro<\/em><sup><a href=\"#footnote_51_3123\" id=\"identifier_51_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Scalpello con lama metallica sagomata in diverse fogge, per specifici compiti.\">52<\/a><\/sup>; <em>18 pialle et pialluccie<\/em>; <em>2 ferri da sottigliare lancie<\/em>; <em>I schuffina<\/em><sup><a href=\"#footnote_52_3123\" id=\"identifier_52_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lima piatta.\">53<\/a><\/sup>; <em>I paio di tenaglie<\/em>; <em>I ancudine piccola di ferro<\/em>; <em>II succhielli<\/em>, <em>I succhielli<\/em><sup><a href=\"#footnote_53_3123\" id=\"identifier_53_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Strumento atto alla perforazione.\">54<\/a><\/sup>; <em>II trespoli per ricciare lancie<\/em>; <em>I ascia di ferro\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali attrezzi non sorprendono molto essendo specifici per la fabbricazione di utensili lignei. Particolarmente interessante risultano essere le 100 sgorbie che con tutta probabilit\u00e0, avevano forme differenti proprio per essere adatte a lavorazioni peculiari, come ad esempio le tarsie sulle lance da cavaliere sopra citate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019analisi di questo documento abbiamo quindi potuto comprendere come la professione di lanciaio nel Quattrocento indicava a Firenze un produttore e commerciante di armi in asta. La doppia attivit\u00e0 di Piero d\u2019Antonio per\u00f2 risulter\u00e0 particolarmente utile per comprendere seppur parzialmente i cambiamenti semantici di tale professione nei periodi successivi, cosa che altrimenti sarebbe risultata difficoltosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Et\u00e0 Moderna: il cambiamento semantico della professione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il Cinquecento sfortunatamente non si \u00e8 individuato un inventario di bottega o almeno i traffici completi di un lanciaio del periodo. \u00c8 stato di conseguenza necessario rintracciare delle informazioni, seppur parziali, in altre tipologie di fonti, le quali potranno in una certa misura definire l\u2019attivit\u00e0 svolta da tale professionista in questo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo documento individuato \u00e8 una lettera scritta nel 1504 da parte del Capitano Antonio di Giacomino alla Signoria di Firenze <em>\u00absull\u2019impresa di Pisa\u00bb<\/em>. La citt\u00e0 infatti dal 1503 stava ottenendo aiuti da parte del papa Alessandro VI Borgia al fine di rendersi autonoma nei confronti di Firenze. Le mire papali sui territori fiorentini si erano gi\u00e0 manifestate due anni prima con la conquista del promontorio di Piombino e dell\u2019Isola d\u2019Elba. Nel 1504 a causa della morte del pontefice e delle avverse condizioni di salute del figlio, Cesare Borgia, Firenze organizzava un grande esercito con lo scopo di riprendersi definitivamente la citt\u00e0, evento che si pot\u00e8 realizzare solo nel 1509. In tale lettera il capitano Antonio Giacomino parla quindi delle spese per il reperimento di armamenti e, tra i vari produttori di armamenti citati, troviamo Bernardo lanciaio, confermandoci quindi come alla professione di lanciaio corrispondesse ancora la produzione di armi in asta (<a title=\"Fig. 7. Bernard van Orley (disegno) - Willem Van der Mojen (manifattura), 1528-1531, &lt;i&gt;Battaglia di Pavia&lt;\/i&gt;, particolare dell\u2019attacco alla gendarmeria francese, Napoli, Museo di Capodimonte. In questo magnifico arazzo possiamo constatare come nel Cinquecento i campi di battaglia diventino delle vere e proprie \u201cforeste\u201d di armi in asta, affiancate da un crescente utilizzo delle armi da fuoco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/pic07.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_54_3123\" id=\"identifier_54_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio storico italiano, Nuova serie, vol. XV, Firenze 1851, p. 285.\">55<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 del secolo le cose sembrerebbero per\u00f2 mutate. Per la costruzione della fontana progettata dal Gianbologna che sarebbe stata posta nell\u2019anfiteatro alle spalle di Palazzo Pitti, avveniva che nella primavera del 1576, <em>\u00abda un lanciaio al ponte vecchio venivano acquistate sedici stuoie, usate per turare le fiure della fontana che s\u2019avevono a ritoccare in opera sul prato de\u2019 Pitti\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_55_3123\" id=\"identifier_55_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Capecchi &ndash; M. G. Marzi &ndash; V. Saladino, I granduchi di Toscana e l&rsquo;antico, acquisti restauri, allestimenti, Firenze 2008, pp. 66-67.\">56<\/a><\/sup>. Tale informazione ci indica come venisse chiaramente identificato il lanciaio come colui che poteva vendere questo genere di articoli, ma sfortunatamente non ci chiarisce se vendesse anche armi in asta, svolgendo una doppia attivit\u00e0 come Piero d\u2019Antonio nel secolo precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mutamento nelle categorie merceologiche vendute da questi professionisti sembrerebbe per\u00f2 ormai in atto, come ci viene confermato in un documento datato dicembre 1597, contenuto nel libro di entrate e uscite dell\u2019Abate Alessandro Pucci, inerente la costruzione di un altare presso l\u2019oratorio Pucci. Tra le varie spese troviamo citate <em>\u00ablire 11.7.8 al lanciaio del vescovado per 40 embrici, 4 gronde, 60 tevolini et 28 mezzane campigiane per chiesa nella cappella\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_56_3123\" id=\"identifier_56_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Fabbri, La sistemazione seicentesca dell&rsquo;oratorio di San Sebastiano, in &laquo;Rivista d&rsquo;Arte&raquo;, XXXXIV, (1992), p.121.\">57<\/a><\/sup>. Questa informazione incrementa ulteriormente i beni che potevano essere commercializzati sotto il nome di lanciaio, lasciandoci per\u00f2 sempre nell\u2019incertezza che questi potesse svolgere pi\u00f9 attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne il Seicento \u00e8 stato possibile individuare un piccolo libro di conti, custodito presso l\u2019Archivio di Stato di Firenze, dal quale possiamo ricavare quali fossero i beni commercializzati da un lanciaio del periodo. Il documento riguardante le vendite fatte tra il 20 agosto 1635 e l\u201911 di marzo 1635 (anno fiorentino) di un commerciante con bottega a Leccio nel contado fiorentino, di nome Giovan Maria di Taddeo Ciosi<sup><a href=\"#footnote_57_3123\" id=\"identifier_57_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475, c.16r.\">58<\/a><\/sup>. Cosa particolare che apprendiamo dal testo \u00e8 che il proprietario era iscritto nell\u2019Arte dei Medici e Speziali di Firenze<sup><a href=\"#footnote_58_3123\" id=\"identifier_58_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475, c.5v. &laquo;A di 13 dicembre 1635 &ndash; Noi Arte de Medici e Speziali della citt&agrave; di Firenze haviamo ricevuto da Gio Maria di Taddei Ciosi soldi sei di acconto di sua matricola&raquo;.\">59<\/a><\/sup>. Scorrendo poi le pagine del volume possiamo constatare che le categorie merceologiche da lei vendute potevano suddividersi tra: vino<sup><a href=\"#footnote_59_3123\" id=\"identifier_59_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475: Vino biancho, vino pavese, vino di valle, c.1r; vino di montagna, c.22r; vino di Firenze, c.39v.\">60<\/a><\/sup>, alimenti vari<sup><a href=\"#footnote_60_3123\" id=\"identifier_60_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475: Cacio, pane, salsicciotti, c.1r; sale, caviale e acciughe, c.11r; capponi, 40v.\">61<\/a><\/sup>, legumi e farine<sup><a href=\"#footnote_61_3123\" id=\"identifier_61_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475: Vecciato, grano, fagioli, cicerchie, fave, c.5r; segale, c.14v; miglio, c.37r; farina, c.27v; grano, c.39r.\">62<\/a><\/sup>, olio<sup><a href=\"#footnote_62_3123\" id=\"identifier_62_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475, c.15v.\">63<\/a><\/sup>, tessuti<sup><a href=\"#footnote_63_3123\" id=\"identifier_63_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475: Accia e lana avuta dalla fiera dell&rsquo;Inpruneta a lire quattro la canna, c.18r; braccia sette di panno linio, c.35r; braccia sette di acciai lana, c.35v.\">64<\/a><\/sup> ed utensili vari<sup><a href=\"#footnote_64_3123\" id=\"identifier_64_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1475: chiodi, pale, corbelli (recipiente), c.11v. Baletta di penne, cinque a balla, c.36v.\">65<\/a><\/sup>. Questo prezioso documento ci indica conseguentemente che a questa altezza cronologica con il termine lanciaio poteva indicarsi un venditore che non necessariamente dovesse produrre armi in asta e che anzi in primo luogo si occupava di alimenti, utensili e tessuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale professione per\u00f2, almeno per il momento, aveva ancora una doppia connotazione. Da uno studio della met\u00e0 del XVII secolo ad opera dell\u2019accademico della Crusca Candido, ovvero Leopoldo de\u2019 Medici, troviamo citato un documento nel quale un artigiano dichiara: <em>\u00abIo maestro Piero di Michele Berti Lanciaio della Cavallerizza di Sua Altezza Serenissima Servitore Attuario scrivo il modo di tener Bottegha per far lancie e manipolazioni di altre cose per far feste\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_65_3123\" id=\"identifier_65_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Ventigenovi, Il monottongamento di uo a Firenze, in &laquo;Studi Linguistici italiani&raquo;, XIX, (1993), 2, pp. 194-196.\">66<\/a><\/sup>. Tale documento ci indica con chiarezza che ancora in questo periodo la professione del lanciaio poteva ancora indicare un produttore di armi in asta, essendo queste ancora in uso non solo in guerra. La cavallerizza era infatti un luogo di notevole estensione, dove venivano svolte varie esercitazioni equestri e dimostrazioni di abilit\u00e0 nell\u2019equitazione e nell\u2019uso della lancia da parte dei cavalieri. Essa era collocata dal 1528-1530 per volont\u00e0 di Lorenzo de Medici, futuro duca d\u2019Urbino, all\u2019interno delle mura cittadine nei pressi del complesso di San Marco assieme alle Stalle medicee<sup><a href=\"#footnote_66_3123\" id=\"identifier_66_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Ferretti, La Sapienza di Niccol&ograve; da Uzzano e le stalle di Lorenzo de Medici, in La Sapienza a Firenze. L&rsquo;universit&agrave; e l&rsquo;Istituto Geografico Militare a San Marco, A Belluzzi &ndash; E. Ferretti (a. c. di), Firenze 2009, p. 31.\">67<\/a><\/sup>. Gli edifici e la cavallerizza continuano ad essere utilizzati ed ampliati anche sotto il granducato lorenese, mantenendo la loro importanza capitale per l\u2019addestramento del cavaliere<sup><a href=\"#footnote_67_3123\" id=\"identifier_67_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Turrini, Le imperiali Scuderie di San Marco. Il quadrilatero e gli interventi lorenesi tardo settecenteschi, in La Sapienza a Firenze. L&rsquo;universit&agrave; e l&rsquo;Istituto Geografico Militare a San Marco, A Belluzzi &ndash; E. Ferretti (a. c. di), Firenze 2009, p. 149.\">68<\/a><\/sup>. Tale struttura oggi non \u00e8 pi\u00f9 visibile a causa della sua distruzione nel 1913, per lasciare il posto ad alcuni edifici dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze<sup><a href=\"#footnote_68_3123\" id=\"identifier_68_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Ferretti, La Sapienza di Niccol&ograve; da Uzzano: l&rsquo;istituzione e le sue tracce architettoniche nella Firenze Rinascimentale, in &laquo;Annali di Storia di Firenze, IV (2009), p. 116.\">69<\/a><\/sup>. \u00c8 infine da sottolineare che nel documento il lanciaio asserisce di far cose per le <em>\u00abfeste\u00bb<\/em> indicando un\u2019attivit\u00e0 equestre che poteva riferirsi ad una giostra o una caccia o altre dimostrazioni pubbliche di abilit\u00e0 con il cavallo<sup><a href=\"#footnote_69_3123\" id=\"identifier_69_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Propriamente giuoco, o festa, rappresentata pubblicamente, come giostre, cacce, e simili&raquo;. Vocabolario degli accademici della Crusca, I edizione, Firenze 1612, p. 832.\">70<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste due importanti testimonianze abbiamo quindi potuto constatare come nel Seicento si sia verificata una netta scissione di significato della stessa parola per indicare attivit\u00e0 lavorative totalmente differenti. Il lanciaio continua quindi ad essere il produttore e venditore di armi ma dall\u2019altro lato poteva essere un mercante iscritto all\u2019Arte dei Medici e Spaziali che si occupa di alimenti ed altri articoli vari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il Settecento fortunatamente abbiamo a disposizione due inventari di bottega che ben ci delineano quale dovesse essere l\u2019attivit\u00e0 svolta dal lanciaio fiorentino. Il primo \u00e8 quello di Lorenzo di Domenico Castelli, il quale fa scrivere il proprio testamento nel 1704, dato che come ci riferisce il notaio preposto alla scrittura di questo atto, <em>\u00abche li nostri giorni sono brevissimi, e passano come l\u2019ombra, e bene spesso la veemenza dell\u2019infermit\u00e0 corporale cui volge la mente dal sentiero della ragione di maniera che qualche volta l\u2019uomo non pu\u00f2 dispore, \u00f2\u00a0 provedere non solo delle cose temporali, ma ne anche a se steso, e all\u2019anima sua; Onde conviene a d\u2019ogni uomo star vigilante, a fine che quando venga il giorno, e l\u2019ora della morte la quale noi non possiamo sapere lo trovi d\u2019aver proveduto alla salute dell\u2019anima e la disposizione de beni temporali\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_70_3123\" id=\"identifier_70_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di famiglia, 1256, p.2. (Vengono indicate le pagine e non le carte essendo numerato come libro).\">71<\/a><\/sup>. Lorenzo di Domenico era proprietario di tre botteghe a Firenze: da fornaio, da bicchieraio e stovigliaio e da lanciaio. La prima attivit\u00e0 si trovava nella Piazza del Grano ed era stata data in gestione a terzi<sup><a href=\"#footnote_71_3123\" id=\"identifier_71_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di famiglia, 1256, p.15.\">72<\/a><\/sup>. Stessa cosa vale per la gestione e la collocazione della seconda bottega, entro la quale venivano venduti prodotti di vario genere e qualit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_72_3123\" id=\"identifier_72_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.32.\">73<\/a><\/sup>: maioliche e ceramiche da Savona, Montelupo e Pontormo, o tegami senesi<sup><a href=\"#footnote_73_3123\" id=\"identifier_73_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, pp.32-33.\">74<\/a><\/sup>; tutta una serie di prodotti vitrei come caraffe, <em>tazze da conserva<\/em>, campane, boccette, candelieri da feste, calamai o <em>\u00abbicchieri di mezzo cristallo\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_74_3123\" id=\"identifier_74_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, pp.34-35.\">75<\/a><\/sup>; o ancora una serie di recipienti per gli usi pi\u00f9 disparati come <em>\u00abvasi da mostra da speziali\u00bb<\/em>, <em>\u00abpadelle da ammalati\u00bb<\/em>, bacili da barba, sputacchiere di Siena<sup><a href=\"#footnote_75_3123\" id=\"identifier_75_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, pp.33, 36.\">76<\/a><\/sup>. La bottega di lanciaio si collocava invece sotto la volta dell\u2019Arcivescovado e come possiamo chiaramente verificare mediante l\u2019inventario dei suoi beni, tale mestiere si identificava con vendita di prodotti afferenti al settore dei filati<sup><a href=\"#footnote_76_3123\" id=\"identifier_76_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.97.\">77<\/a><\/sup>. Cosi troviamo: fustagni colorati, canovacci colorati, stoppe di filaticci e accia colorati, tela turchina, rigatini di lino<sup><a href=\"#footnote_77_3123\" id=\"identifier_77_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">78<\/a><\/sup>; fiammati di bambagia ripieni di canapa, nastri di filaticcio di pi\u00f9 colori, nastri di seta da drappi di pi\u00f9 colori, dammasco rosso cremisi da carrozza<sup><a href=\"#footnote_78_3123\" id=\"identifier_78_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.98.\">79<\/a><\/sup>; indiano di Persia, tela sangalla stampata, panno di canapa, panno lino di Prato<sup><a href=\"#footnote_79_3123\" id=\"identifier_79_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.99.\">80<\/a><\/sup>; accia di stoppa di canapa da bisaccie, spago da lettere<sup><a href=\"#footnote_80_3123\" id=\"identifier_80_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.100.\">81<\/a><\/sup>; una veste da camera d\u2019indiana di Persia grande da uomo, passamani vellutati rossi cremisi<sup><a href=\"#footnote_81_3123\" id=\"identifier_81_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1256, p.101.\">82<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda bottega riguarda un <em>\u00abInventario e stima fatta di tutte le mercanzie e masserizie trovate nel negozio di lanciaio e merciaio posto in Calimara <\/em>(Calimala)<em> Amministrato dal signor Benedetto Paoletti per interesse delle signore Teresa e Lucrezia Dei, come erede del signor Cosimo Dei lor padre; fatto da me Gaetano Conti infrascritto, in ordine al decreto del Magistrato dell\u2019Arte de Linaioli. 22 di marzo 1747\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_82_3123\" id=\"identifier_82_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1692, I pagina. Il volume non ha numerazione delle pagine, segue l&rsquo;ordine indicato dalle lettere a cui corrispondono le iniziali dei beni elencati.\">83<\/a><\/sup>. Tale <em>incipit<\/em> ci rende quindi consapevoli che il mestiere di lanciaio a questa altezza cronologica, era \u201cmigrato\u201d sotto l\u2019Arte dei Linaioli, confermandoci come a tale professione afferissero in special modo i venditori di tessuti. Il volume che raccoglie le mercanzie di Cosimo Dei \u00e8 suddiviso per lettere e ci elenca una grande quantit\u00e0 di oggetti molto vari. Troviamo ovviamente molti tessuti anche di grande pregio, i cosiddetti <em>\u00abindiani\u00bb<\/em> ma anche passamanerie, calze, bottoni, e tutto ci\u00f2 che occorreva per confezionare vesti, corpetti (<em>\u00abosso di balena\u00bb<\/em>) e cappelli. Vi sono poi utensili da cucina come padelle, forchettoni e mestoli, o altri per usi i pi\u00f9 disparati come luminelle, lime, trincetti, spazzolini, pennelli da imbianchino, fino ad arrivare alle corde per una cetra e ad una <em>\u00abtromba d\u2019ottone da guerra\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_83_3123\" id=\"identifier_83_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Libri di Commercio e di Famiglia, 1692. A: accia di lino, arpioncini ed anellini, aghi quadrelli, anchudine e martellino da punta; B: bottoni, bullette, banbagia, bande stagnate; C: calze da vino di panno lino, calze di bambagia, cordoncini di seta, corde da citara d&rsquo;ottone (cetra), cera gialla, colla gialla; D: drappo colorato, dobletto in scampoli; F: fustagni, federe, frange di bambagia, forbice, forbicine, forchettone d&rsquo;ottone da Milano; G: gangheri e gangherelle di ferro; I: indiane colorate; L: luminelli d&rsquo;ottone, lime, lino filato, lana cipriota; M: mestole; N: nastri a bastoncini, d&rsquo;accia colorata di Francia; O: oncini di ferro da conficcare, osso di balena di rifiuto, ottone in banda e in rottami; P: panni, passamano di seta, piombo, padelle nere, pennelli da imbianchino, palloncini di resina; S: saia all&rsquo;inglese, spazzole da panni, stagno in verghe, spago, solette d&rsquo;accia, seta da cucire di pi&ugrave; colori, spazzolini di canna; T: tele aquilone colorate, trincetti, tondi di tela da cappelli, tromba d&rsquo;ottone da guerra.\">84<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due preziosi documenti ci permettono quindi di affermare, con una discreta certezza, che nel Settecento alla professione di lanciaio era associato il significato di venditore di tessuti, bench\u00e9 ancora i prodotti da loro commercializzati rimanessero molto vari.<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conclusione di questa analisi inerente la professione del lanciaio nel Rinascimento e del suo cambiamento semantico nel corso dei secoli, possiamo ancora valutare cosa alcuni vocabolari della met\u00e0 del XIX secolo intendessero con tale termine. Cos\u00ec secondo il <em>Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche, e altre di uso comune<\/em>, stampato a Napoli, troviamo:<em> \u00abLanciaio o ferravecchi, cio\u00e8 venditor di sferre\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_84_3123\" id=\"identifier_84_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche, e altre di uso comune, Napoli 1854, p.8.\">85<\/a><\/sup>, dove con il termine <em>\u00absferre\u00bb<\/em> ci si riferisce ad un ferro rotto o vecchio<sup><a href=\"#footnote_85_3123\" id=\"identifier_85_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vocabolario degli accademici della Crusca, I edizione, Firenze, 1612, p.793.\">86<\/a><\/sup>. A Firenze, invece per il <em>Vocabolario italiano della lingua parlata compilata<\/em>: <em>\u00abDicesi di Colui che vende istrumenti propri di certi mestieri, come lesine, trincetti, lime, ed anche coltelli, forchette ecc\u00bb<\/em>, e sul finire della descrizione asserisce che<em> \u00ab\u00e8 voce che tende a uscir dell\u2019uso\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_86_3123\" id=\"identifier_86_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Appendice al vocabolario italiano della lingua parlata compilata per Giuseppe Riguttini, Firenze 1876. p.86.\">87<\/a><\/sup>. Infine il <em>Vocabolario degli Accademici della Crusca<\/em>, per la prima volta nella sua V edizione inseriva il termine lanciaio, indicandone come significato: <em>\u201cFabbricante o venditore di lance\u201d<\/em>, inoltre <em>\u00ab\u00c8 anche nome a colui che si diede in Firenze a Chi vendeva ogni sorta di ferramenti e ottomani, ed altres\u00ec certi oggetti che servono ai tappezzieri ed ai paratori\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_87_3123\" id=\"identifier_87_3123\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vocabolario degli accademici della Crusca, V edizione, vol. 9, Firenze 1863, p.60.\">88<\/a><\/sup>. Come possiamo constatare il mestiere del lanciaio non riusciva ancora a definire una specifica professione, vista la variet\u00e0 merceologica che lo caratterizza dal Quattrocento all\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa analisi ha quindi mostrato come con il termine lanciaio, nel corso dei secoli, si potessero intendere professioni assolutamente differenti, sicuramente per quanto riguarda il caso Fiorentino ed altres\u00ec afferenti ad associazioni di mestieri totalmente diverse: dai Legnaioli, ai Medici e Speziali fino ad arrivare ai Linaioli. Gli inventari di bottega, oltre a confermarsi come utili mezzi tramite i quali ricavare preziose informazioni riguardanti oggetti afferenti alle arti applicate, risultano essere fonti essenziali per lo studio sia della terminologia in uso in un determinato periodo storico, sia per comprendere concretamente in cosa consistesse una determinata attivit\u00e0 lavorativa e come si sia modificata nel trascorrere dei secoli.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3123\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Firenze (ASFi), <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166, c.4r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166, cc.4r-4v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Campioni<\/em> <em>delle portate al Catasto<\/em>, 81, cc.356v-357r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Arte dei Legnaiuoli<\/em>, 4, c.6r. <em>\u00abQuesti sono li Statuti dell\u2019Arte e universit\u00e0 de legnaioli grossi, Cassettai, Chofanai, Bottai e barlettai della citt\u00e0 e distretto di Firenze e di qualunque altro s\u2019aspettasse e partenesse a detta arte, overo per vighore delli infrascritti statuti o d\u2019alchuno di quelli sotto detta arte e suoi consoli tenuti di giurare e di promettere, cio\u00e8 venditori di legname e acconciatori di legname con ferro e venditori di lastre e facitori o venditori di chofani, forzieri, forzerini, casse, scrigni, lettiere, tavole, deschi, banche, arche, madie, selle da bestie, pale di legno, rastrelli da mondar grano, archi da battere, telai, gramole, asserelli, vanghini, botte, tini, bighonce, barili, cerchi, pavere e simile chose d\u2019alchuna di dette cose e chi segha detti legnami chon seghe grosse a telaio e chi tira detti legnami chon buoi e chi di dette chose o d\u2019alchuna di quelle facesse compra o vendita acconcime o facitura havendo e tenendo bottegha o luogho in citt\u00e0 borgi (borghi) o sottoborghi o contado di Firenze\u00bb<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3123\" class=\"footnote\">Nel Capitolo 91, intitolato <em>\u00abDelle cose che possono tenere et fare quegli di questa arte\u00bb<\/em>,<em> <\/em>troviamo tra i vari manufatti: <em>\u00ablance, spiedi, mannaie ronconi vecchi, ferri di lance\u00bb<\/em>. ASFi, <em>Arte dei Chiavaiuoli, Ferraioli e Calderai<\/em>, 2, c.26r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Arte dei Legnaioli<\/em>, 4, c.21v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Arte dei Legnaioli<\/em>, 4, c.6r, Taccio di Giovanni balestriere.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Arte dei Legnaioli<\/em>, 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Arte dei Legnaioli<\/em>, 6, c.253v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3123\" class=\"footnote\">Dallo spoglio completo di tutte le portate al Catasto non \u00e8 stata individuata alcuna persona che dichiarasse di svolgere tale attivit\u00e0.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3123\" class=\"footnote\">L. Osio, <em>Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi<\/em>, Milano 1872, doc. CCCXXXV, II\/464.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3123\" class=\"footnote\">M. Troso, <em>Le armi in asta delle fanterie europee (1000-1500)<\/em>, Novara 1988, pp. 65-66. Per maggiori informazioni in merito all\u2019organizzazione dell\u2019esercito del periodo si rimanda M. E. Mallett &#8211; W. Caferro, <em>Mercenaries and their Masters: Warfare in Renaissance Italy<\/em>, Londra 1974; M. E. Mallett, <em>Preparation for war in Florence and Venice in late fifteenth century: Comparison and Relations<\/em>, Firenze 1979.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3123\" class=\"footnote\">M. Troso, <em>Le<\/em> <em>armi in asta<\/em>&#8230;, 1988, p.67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3123\" class=\"footnote\">Recipiente utilizzato principalmente in viticoltura.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3123\" class=\"footnote\">Tipologia di catino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3123\" class=\"footnote\">Detto anche stidione o schidione, era un lungo spiedo nel quale venivano infilate le carni da arrostire.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3123\" class=\"footnote\">Uncini specifici per assolvere ad una determinata operazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3123\" class=\"footnote\">Setacci di varie dimensioni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3123\" class=\"footnote\">U. Benzi, <em>Tractato utilissimo circa la conservatione de la sanitade composto per il clarissimo et excellentissimo philosofo e doctore di medcina Messer Ugo Benzo di Siena<\/em>, Milano 1481, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3123\" class=\"footnote\">E. Carnevale Schianca, <em>La cucina medievale. Lessico, storia, preparazione<\/em>, Firenze 2011, pp. 330-332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3123\" class=\"footnote\">E. Carnevale Schianca, <em>La cucina medievale<\/em>&#8230;, 2011, p. 402.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3123\" class=\"footnote\">E. Carnevale Schianca, <em>La cucina medievale<\/em>&#8230;, 2011, p.273.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3123\" class=\"footnote\">E. Carnevale Schianca, <em>La cucina medievale<\/em>&#8230;, 2011, p.271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166: <em>Agniolo di messer Palla degli Strozzi<\/em>, <em>Lorenzo messer Palla degli Strozzi<\/em>, c.11r; <em>Berto di Bonifazio Peruzi<\/em>, c.13r; <em>Bernardo di Tommaso di Soldo degli Strozzi<\/em>, 14v; <em>Girolamo di Bernardo de Bardi<\/em>, c.15r; <em>Rinieri di Nicholo Peruzi<\/em>, <em>Lionardo di Bartolomeo de Bardi<\/em>, c.15v; <em>Pagholo Rucellai<\/em>, <em>Francescho Rucellai<\/em>, c.17r; <em>Agniolo Fratello di Ripriano Spinelli<\/em>, <em>Giusefo di Mariano degl\u2019Obizi<\/em>, <em>Bonachorso Pitti<\/em>, <em>Dardano di Michele Aciaiuoli<\/em>, c.14v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166: <em>Massere Giovanni abate della badia di Ripoli<\/em>, <em>Messere Iachopo di Chele piovano di Chiareto<\/em>, <em>Chonvento delle monache di Montergli fuor della porta di San Piero Lotolini<\/em>, c.10r; <em>Le monache del monastero di san Donato in Polveno<\/em>, <em>Frate Alissandro di Nicholo churatore del chonvento<\/em>, <em>Messere Rinaldo abate, Messere Zanobi abate di Monte Picholai<\/em>, <em>Frate Antonio di Giovanni, L\u2019Opera di Santo Giovanni Batista<\/em>, c.10v; <em>Messere Antonio piovano della pieve dell\u2019Antella<\/em>, c.11r; <em>Messer Nicholo Gianfigliazi abate della badia di Perignano<\/em>, F<em>rate Bartolomeo di Lionardo churatore de frati di santa Maria Novella<\/em>, c.11v; <em>Frate Giovanni Cristofani abate della badia a Buonsollezo<\/em>, <em>Le dame del munestero fuori della porta a Banfiano<\/em>, c.12r; <em>Messer Benizo Federichi veschovo di Fiesole<\/em>, <em>Messere Giovanni piovano della pieve a Remole<\/em>, c.12v; <em>Prete Tomaso di Bertellescho rettore di Santo Stefano<\/em>, c.13r; <em>Ser Giovanni prete della chiesa di san Piero Ghattolini<\/em>, c.13v; <em>Monastero di Santa Felicita<\/em>, c.14v; <em>Chosimo di Marino prete<\/em>, c.15r; <em>Monache del Monastero di Sanpiero<\/em>, <em>Messer Bernardo chanonacho a Santa Riparata<\/em>, 16r; <em>Ser Pagholo priete a San Piero Ghettolini<\/em>, <em>Ser Bernardo cappellano delle monache di Santa Maria<\/em>, c.16v; <em>Bonardo d\u2019Antonio Monacho<\/em>, c.17r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166,: <em>Iachopo di Giovanni chuocho di nostri Signori<\/em>, <em>Lucha di Iachopo fornaciaio di santa Maria in pianeta<\/em>, c.11r; <em>Rosa chuocha<\/em>, c.12r; <em>Neri di Giovanni chuocho<\/em>, <em>Antonio Nicholaio chuocho<\/em>, c.13v; <em>Mariano chuocho sta a Panicho<\/em>, c.14r; <em>Minuto di Christofano chuocho<\/em>, c.14v; <em>Nanni di Barnaba chuochi<\/em>, <em>Spinello chuocho<\/em>, <em>Papi chuocho<\/em>, c.15r; <em>Antonio di Nicholo chuocho<\/em>, c.15v; <em>Lapo di Giovanni chuocho<\/em>, <em>Amato di Stinchele chuocho<\/em>, <em>Bartolomeo di Giovanni chuocho<\/em>, <em>Giovanni di Piero chuocho a Panicho<\/em>, c.16v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei Pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3123\" class=\"footnote\">Tipologia di lancia specifica per l\u2019uso a cavallo, probabilmente con una cuspide corta, molto acuminata e a forma di foglia con una costolonatura nella parte mediana. Per questa tipologia di lancia da guerra era preferibile un\u2019asta robusta ad esempio in frassino. C. De Vita, <em>Armi bianche dal Medioevo all\u2019Et\u00e0 Moderna<\/em>, Firenze 1983, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3123\" class=\"footnote\">Si riferisce alla lancia cortese, l\u2019arma in asta utilizzata nel gioco guerresco a cavallo, caratterizzata da una lunghezza di oltre 4,00 metri ed il corpo centrale cavo, al fine di alleggerirla e renderla maggiormente fragile; nella parte terminale era montato un rocchio in metallo. <em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3123\" class=\"footnote\">Questa tipologia potrebbe riferirsi al cosiddetto spiedo da guerra, un\u2019arma caratterizzata da un ferro a quadrello molto acuminato, in uso almeno fino al Cinquecento. C. De Vita, <em>Armi bianche<\/em>&#8230;, 1983, p. 30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3123\" class=\"footnote\">Tipologia di spiedo con una lama lunga e larga, avente due arresti all\u2019altezza della gorbia (punto in cui l\u2019elemento metallico viene inastato a quello ligneo), in uso fino alla met\u00e0 del Quattrocento. <em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3123\" class=\"footnote\">In questo caso potrebbe riferirsi alla lanzalonga, una lancia di lunghezza variabile tra i 4 ed i 7 metri, utilizzata nel XV secolo come arma per cavalieri appiedati in combattimenti in campo chiuso o alla barriera. C. De Vita, <em>Armi bianche<\/em>&#8230;, 1983, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3123\" class=\"footnote\">L\u2019unica <em>fastella<\/em> citata nel testo indicante una quantit\u00e0 \u00e8 composta da 20 elementi; possiamo ipotizzare quindi che in questo caso siano dunque 40 lance.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3123\" class=\"footnote\">Potrebbe riferirsi alla cosidetta scure d\u2019arme, caratterizzata da un brocco, ovvero una punta acuminata, nella parte superiore e montata su di un corto manico. Solitamente veniva appesa alla sella del cavallo. C. De Vita, <em>Armi bianche<\/em>&#8230;, 1983, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3123\" class=\"footnote\">Il braccio era all\u2019incirca di 60 cm, per cui la lunghezza totale doveva essere di 3,60 metri.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3123\" class=\"footnote\">Approssimativamente tra i 2,40-3,00 metri.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166: <em>La Chamera dell\u2019Arme del Chomune di Firenze<\/em>, c.10v,<em> Antonio d\u2019Asti alla Chamera dell\u2019Arme<\/em>, c.16v; <em>E deci della Balia del Chomune di Firenze<\/em>, c.11v; <em>E dieci di Balia del Chomune di Firenze<\/em>, c.12r, <em>E dieci di Balia del Chomune di Firenze<\/em>, <em>Agnolo di Bartolo sta cho dieci di Balia<\/em>, c.14r; <em>Chapitani della parte guelfa<\/em>, c.15r; <em>Messer lo Podesta di Firenze<\/em>, c.15v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166: <em>Ridolfo degli Oddi da Perugia soldato<\/em>, <em>Fornarino di Difo da Bibiena soldato a chavallo<\/em>, <em>Antonio di Naldino da Sinalungha soldato<\/em>, <em>Nanni<\/em> <em>d\u2019Andrea da Chesano soldato del chomune<\/em>, c.11v; <em>Bartolomeo del Ghualdo soldato a chavallo<\/em>, c.12r; <em>Cristofano di Dellanello soldato<\/em>, <em>Taliano soldato a chavallo<\/em>, c.12v; <em>Giovanni Bindi soldato a chavallo<\/em>, c.13v; <em>Antonio Divennerdi soldato<\/em>, <em>Naldo del Pennacchio soldato<\/em>, 16r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3123\" class=\"footnote\">M. Troso, <em>Le<\/em> <em>armi in asta<\/em>&#8230;, 1988, pp. 21-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3123\" class=\"footnote\">M. Troso, <em>Le<\/em> <em>armi in asta<\/em>&#8230;, 1988, p. 74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3123\" class=\"footnote\">Lo studio delle armi in asta, come detto, non ha mai riscontrato un grande successo tra gli studiosi di armi bianche. Tra le opere che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo delle nostre conoscenze in merito, oltre ai cataloghi delle armerie dei musei, citiamo: J. Hewitt, <em>Ancient Armour and Weapons<\/em>, Oxford-Londra 1860; A. Demmin, <em>An illustrated History of Arms and Armour from the earliest period to the present time<\/em>, Londra 1877; C. H. Ashdown, <em>British and Continental Arms and Armour<\/em>, Londra 1909; D. Bashford, <em>On American Polearms, Especially Those in the Metropolitan Museum of Art<\/em>, Metropolitan Museum Studies, New York 1928, pp.32-48; L.G. Boccia, <em>L\u2019armamento quattrocentesco nell\u2019iconografia toscana, in Civilt\u00e0 delle Arti Minori in Toscana, atti del convegno di Arezzo 1971<\/em>, Firenze 1973. Tra i pochi contributi specifici sull\u2019argomento: L. G. Boccia, <em>Nove secoli d\u2019armi da caccia<\/em>, Firenze 1967; C. P. Enlart, <em>Les Armes d\u2019hast de l\u2019homme \u00e0 pied<\/em>, in \u00abGazette des Armes\u00bb, 4, (1976), pp.31-41; N. Monelli, <em>Roncole e Pennati<\/em>, Firenze 1977; senza dimenticare ovviamente i preziosi contributi dello studioso che possiamo ritenere il massimo esperto sull\u2019argomento, ovvero Mario Troso, autore oltre a <em>Le armi in asta delle fanterie europee (1000-1500)<\/em>, anche dell\u2019incredibile studio <em>Alla ricerca del dardo, mistero e fascino di una antica arma da lancio<\/em>, Mariano del Friuli 2014, inerente una particolare tipologia di arma in asta presente sui campi di battaglia dall\u2019antichit\u00e0 sino alla prima et\u00e0 moderna, della quale era per\u00f2 andata perduta quasi totalmente la conoscenza, se non fosse stato per le innumerevoli rappresentazioni raccolte ed analizzate nel volume.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, c.251r, Potrebbe riferirsi alla mazza ferrata, un\u2019arma avente un corpo in legno e la parte superiore appesantita e rinforzata in metallo con vari spuntoni. C. De Vita, <em>Armi bianche<\/em>&#8230;, 1983, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 166, <em>Iachopo di Rato d\u2019Allenzano della Montagna di Pistoia<\/em>, c.10r; <em>Nicholaio del maestro Piero delle montagne di Pistoia<\/em>, c.11r; <em>Bicho de Toni lanciaio da Chutigliano<\/em> (contado di Pistoia) c.11v; <em>Maso di Maffeo fabbro di Pistoia, <\/em>c. 17v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3123\" class=\"footnote\">D. Herlihy, <em>Pistoia nel Medioevo e nel Rinascimento, 1200-1430<\/em>, Firenze 1972, p. 199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3123\" class=\"footnote\">D. Herlihy, <em>Pistoia nel Medioevo<\/em>&#8230;, 1972, p. 200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Magistrato dei pupilli avanti il Principato<\/em>, 49, cc.250r-251r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3123\" class=\"footnote\">Tipologie di morse.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3123\" class=\"footnote\">Scalpello con lama metallica sagomata in diverse fogge, per specifici compiti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3123\" class=\"footnote\">Lima piatta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3123\" class=\"footnote\">Strumento atto alla perforazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3123\" class=\"footnote\"><em>Archivio storico italiano, Nuova serie<\/em>, vol. XV, Firenze 1851, p. 285.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3123\" class=\"footnote\">G. Capecchi &#8211; M. G. Marzi &#8211; V. Saladino, <em>I granduchi di Toscana e l\u2019antico, acquisti restauri, allestimenti<\/em>, Firenze 2008, pp. 66-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3123\" class=\"footnote\">M. C. Fabbri, <em>La sistemazione seicentesca dell\u2019oratorio di San Sebastiano<\/em>, in \u00abRivista d\u2019Arte\u00bb, XXXXIV, (1992), p.121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475, c.16r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475, c.5v. <em>\u00abA di 13 dicembre 1635 \u2013 Noi Arte de Medici e Speziali della citt\u00e0 di Firenze haviamo ricevuto da Gio Maria di Taddei Ciosi soldi sei di acconto di sua matricola\u00bb<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475: <em>Vino biancho<\/em>, <em>vino pavese<\/em>, <em>vino di valle<\/em>, c.1r; <em>vino di montagna<\/em>, c.22r; <em>vino di Firenze<\/em>, c.39v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475: <em>Cacio<\/em>, <em>pane<\/em>, <em>salsicciotti<\/em>, c.1r; <em>sale<\/em>, <em>caviale e acciughe<\/em>, c.11r; <em>capponi<\/em>, 40v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475: <em>Vecciato<\/em>, <em>grano<\/em>, <em>fagioli<\/em>, <em>cicerchie<\/em>, <em>fave<\/em>, c.5r; <em>segale<\/em>, c.14v; <em>miglio<\/em>, c.37r; <em>farina<\/em>, c.27v; <em>grano<\/em>, c.39r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475, c.15v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475: <em>Accia e lana avuta dalla fiera dell\u2019Inpruneta a lire quattro la canna<\/em>, c.18r; <em>braccia sette di panno linio<\/em>, c.35r; <em>braccia sette di acciai lana<\/em>, c.35v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1475: <em>chiodi, pale, corbelli<\/em> (recipiente), c.11v. <em>Baletta di penne, cinque a balla<\/em>, c.36v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3123\" class=\"footnote\">A. Ventigenovi, <em>Il monottongamento di uo a Firenze<\/em>, in \u00abStudi Linguistici italiani\u00bb, XIX, (1993), 2, pp. 194-196.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3123\" class=\"footnote\">E. Ferretti, <em>La Sapienza di Niccol\u00f2 da Uzzano e le stalle di Lorenzo de Medici<\/em>, in <em>La Sapienza a Firenze. L\u2019universit\u00e0 e l\u2019Istituto Geografico Militare a San Marco<\/em>, A Belluzzi \u2013 E. Ferretti (a. c. di), Firenze 2009, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3123\" class=\"footnote\">D. Turrini, <em>Le imperiali Scuderie di San Marco. Il quadrilatero e gli interventi lorenesi tardo settecenteschi<\/em>, in <em>La Sapienza a Firenze. L\u2019universit\u00e0 e l\u2019Istituto Geografico Militare a San Marco<\/em>, A Belluzzi \u2013 E. Ferretti (a. c. di), Firenze 2009, p. 149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3123\" class=\"footnote\">E. Ferretti, <em>La Sapienza di Niccol\u00f2 da Uzzano: l\u2019istituzione e le sue tracce architettoniche nella Firenze Rinascimentale<\/em>, in \u00abAnnali di Storia di Firenze, IV (2009), p. 116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3123\" class=\"footnote\"><em>\u00abPropriamente giuoco, o festa, rappresentata pubblicamente, come giostre, cacce, e simili\u00bb<\/em>. <em>Vocabolario degli accademici della Crusca<\/em>, I edizione, Firenze 1612, p. 832.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di famiglia<\/em>, 1256, p.2. (Vengono indicate le pagine e non le carte essendo numerato come libro).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di famiglia<\/em>, 1256, p.15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, pp.32-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, pp.34-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, pp.33, 36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_3123\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1256, p.101.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1692, I pagina. Il volume non ha numerazione delle pagine, segue l\u2019ordine indicato dalle lettere a cui corrispondono le iniziali dei beni elencati.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_3123\" class=\"footnote\">ASFi, <em>Libri di Commercio e di Famiglia<\/em>, 1692. A: <em>accia di lino<\/em>, <em>arpioncini ed anellini<\/em>, <em>aghi quadrelli<\/em>, <em>anchudine e martellino da punta<\/em>; B: <em>bottoni<\/em>, <em>bullette<\/em>, <em>banbagia<\/em>, <em>bande stagnate<\/em>; C: <em>calze da vino di panno lino<\/em>, <em>calze di bambagia<\/em>, <em>cordoncini di seta<\/em>, <em>corde da citara d\u2019ottone<\/em> (cetra), <em>cera gialla<\/em>, <em>colla gialla<\/em>; D: <em>drappo colorato<\/em>, <em>dobletto in scampoli<\/em>; F: <em>fustagni<\/em>, <em>federe<\/em>, <em>frange di bambagia<\/em>, <em>forbice<\/em>, <em>forbicine<\/em>, <em>forchettone d\u2019ottone da Milano<\/em>; G: <em>gangheri e gangherelle di ferro<\/em>; I: <em>indiane colorate<\/em>; L: <em>luminelli d\u2019ottone<\/em>, <em>lime<\/em>, <em>lino filato<\/em>, <em>lana cipriota<\/em>; M: <em>mestole<\/em>; N: <em>nastri a bastoncini<\/em>, <em>d\u2019accia colorata di Francia<\/em>; O: <em>oncini di ferro da conficcare<\/em>, <em>osso di balena di rifiuto<\/em>, <em>ottone in banda e in rottami<\/em>; P: <em>panni, passamano di seta<\/em>, <em>piombo<\/em>, <em>padelle nere<\/em>, <em>pennelli da imbianchino<\/em>, <em>palloncini di resina<\/em>; S: <em>saia all\u2019inglese<\/em>, <em>spazzole da panni<\/em>, <em>stagno in verghe<\/em>, <em>spago<\/em>, <em>solette d\u2019accia<\/em>, <em>seta da cucire di pi\u00f9 colori<\/em>, <em>spazzolini di canna<\/em>; T: <em>tele aquilone colorate<\/em>, <em>trincetti<\/em>, <em>tondi di tela da cappelli<\/em>, <em>tromba d\u2019ottone da guerra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_3123\" class=\"footnote\"><em>Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche, e altre di uso comune<\/em>, Napoli 1854, p.8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_3123\" class=\"footnote\"><em>Vocabolario degli accademici della Crusca<\/em>, I edizione, Firenze, 1612, p.793.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_3123\" class=\"footnote\"><em>Appendice al vocabolario italiano della lingua parlata compilata per Giuseppe Riguttini<\/em>, Firenze 1876. p.86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_3123\" class=\"footnote\"><em>Vocabolario degli accademici della Crusca<\/em>, V edizione, vol. 9, Firenze 1863, p.60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_3123\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>picchianti.simone@gmail.com Il lanciaio fiorentino nel Rinascimento e il cambiamento semantico della professione in Et\u00e0 Moderna DOI: 10.7431\/RIV17032018 La professione artigianale del lanciaio pu\u00f2 essere facilmente <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3123\" title=\"Simone Picchianti\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3123"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3123"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3123\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3300,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3123\/revisions\/3300"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}