{"id":3118,"date":"2018-06-29T20:09:05","date_gmt":"2018-06-29T20:09:05","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3118"},"modified":"2019-10-30T18:28:22","modified_gmt":"2019-10-30T18:28:22","slug":"chiara-francina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3118","title":{"rendered":"Francina Chiara"},"content":{"rendered":"<p>francina.chiara@gmail.com<\/p>\n<h3>Una <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> della Cattedrale di Como*<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17022018<\/p>\n<p><strong>Introduzione <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tesoro della Cattedrale di Como conserva un oggetto d&#8217;importanza particolare per la storia dell&#8217;arte orafa rinascimentale e del culto locale: si tratta di un&#8217;urna in argento sbalzato, eseguita da Gasparo Molo da Breglia nel 1586<sup><a href=\"#footnote_0_3118\" id=\"identifier_0_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Monti, Storia ed Arte nella Provincia ed antica Diocesi di Como, Como 1902, pp. 65-67; O. Zastrow, Capolavori di oreficeria sacra nel Comasco, Como 1984, pp. 119-121.\">1<\/a><\/sup>, commissionata dal vescovo Giovan Antonio Volpi per raccogliere le reliquie del tempio cittadino,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2009 la cassa \u00e8 stata aperta ed ispezionata, rivelando al suo interno, tra altri reperti, \u00a0una borsa (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, vista frontale Francia nord-orientale\/Fiandre\/regione mosana, terzo quarto del XIII secolo arazzo, lino, sete policrome e metallo filato. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra01.jpg\">Fig. 1<\/a>) confezionata con stoffe di natura differente; la parte anteriore (<a title=\"Fig. 2. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, vista frontale con pattella sollevata. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra02.jpg\">Fig. 2<\/a>) \u00e8 un tessuto a fine arazzo caratterizzato da scene del mondo cortese e realizzato con filati a pi\u00f9 colori compreso oro e argento, mentre il retro del manufatto (<a title=\"Fig. 3. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, retro taffetas di seta unito.  Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra03.jpg\">Fig. 3<\/a>) esibisce un taffetas unito rosaceo sotto cui s&#8217;intravede una fodera di tela grossolana nocciola. Il reperto, preservatosi in buone condizioni nell&#8217;ambiente protetto dell&#8217;urna, ha forma trapezoidale con bordo superiore arrotondato e misura all&#8217;incirca cm. 35 di base per un&#8217;altezza \u00a0massima di 32,5. \u00c8 dotato di una pattella\u00a0 che nasconde l&#8217;accesso circolare, a sua volta rinforzato da un anello rigido e contrassegnato da un lembo di stoffa di sicurezza che si chiude grazie a stringhe munite di bottoni. \u00a0Sollevando la pattella si accede a una serie di stemmi, a sinistra e a destra dell&#8217;invito. (<a title=\"Fig. 4. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, dettaglio della chiusura tessuto di seta unito, stringhe e bottoni. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo il perimetro della parte inferiore della borsa e della pattella sono cucite delle nappe a pon-pon, mentre un gancio smaltato \u00e8 posizionato al centro dell&#8217;arco descritto dalla\u00a0 sommit\u00e0 dell&#8217;oggetto. La sua fattura \u00e8 ulteriormente impreziosita dalla ribattuta in filato metallico che corre lungo il bordo; insieme all&#8217;impiego di fili sottili, che hanno conservato colore e lucentezza, questi dettagli costruttivi concorrono a definire l&#8217;alta qualit\u00e0 del manufatto. Le analisi condotte dalla Stazione Sperimentale per la Seta di Milano hanno confermato che l&#8217;intreccio ad arazzo del manufatto \u00e8 allestito con lino per l&#8217;ordito, seta e \u00a0metallo filato membranaceo &#8211; con avvolgimento della lamella su anima di lino &#8211; per la trama<sup><a href=\"#footnote_1_3118\" id=\"identifier_1_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si coglie l&rsquo;occasione per ringraziare Daniele Pescarmona, allora funzionario della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Milano che acconsent&igrave; nel 2011 al prelievo di micro campionature di materiale, Piera Antonelli che cur&ograve; il medesimo, Tullia Maifreni e Maria Romano e della Stazione sperimentale per la Seta di Milano che eseguirono le indagini merceologiche avvalendosi di: esame allo Stereomicroscopio, al Microscopio Ottico, al Microscopio Elettronico a Scansione e Microanalisi E.D.X.\">2<\/a><\/sup>. Le riduzioni al centimetro dell\u2019ordito e della trama dell\u2019arazzo sono rispettivamente di 15\/16 fili e 76\/84 trame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019uso delle <em>aum\u00f4ni\u00e8res <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto rinvenuto nell&#8217;urna Volpi si pu\u00f2 definire un\u2019<em>aum\u00f4niere<\/em>, denominazione tratta da fonti medievali cui la critica ha proposto di associare in generale una sacca riccamente decorata di stoffa o di pelle, usata in ambito aristocratico da entrambi i sessi a partire dal XII secolo<sup><a href=\"#footnote_2_3118\" id=\"identifier_2_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Rathbone Goddard, Women&rsquo;s costume in french texts of the eleventh and twelfth centuries, Paris 1927, pp. 35-36, H. Wentzel, Almosentasche in Reallexikon zur deutschen Kunstgeschichte, v. I A-Baubetrieb, Stuttgart, 1937, p. 394 e sgg.; Eva Lundquist, La mode et son vocabulaire, Goteborg 1950, pp. 74-75; Claire Wilcox, Bags, Londra 1999, p. 13; Dress Accessories 1150-1450, edited by Geof Egan-Frances Pritchard, London 2002, pp. 342-343, 348-350. Per citazioni di borse negli inventari, nei libri dei conti e nelle fonti letterarie, cfr. E. Lundquist, La mode&hellip;, 1950, pp. 75-77; R. Levy Pisetzky, Storia del costume in Italia,vol. II, Milano 1964, pp. 78-79; S. Farmer, Biffes, Tiretaines, and Aumoni&egrave;res: The Role of Paris in the International Textile Markets of the Thirteenth and Fourteenth Centuries, in Medieval Clothing and Textiles, edited by  R. Netherton, G. R. Owen-Crocker, Woodbridge 2006, pp. 87-89.\">3<\/a><\/sup>. (<a title=\"Fig. 5. Codice Manesse, Zurigo 1305-1340 ca., foglio 64r. \u00a9Biblioteca dell'Universit\u00e0 di Heidelberg, Codex Palatinus Germanicus 848.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra05.jpg\">Fig. 5<\/a>) Nel Medioevo la pratica dello scambio di doni nuziali tra la coppia riguardava anche le borse<sup><a href=\"#footnote_3_3118\" id=\"identifier_3_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Wilcox, Bags, 1999, p. 13; M. Camille, The Medieval Art of Love. Objects and Subjects of Desire, London 1998, pp. 63-65; C. Giorgetti, Un Sacco di Borse: come nasce una collezione, in Misteriosi scrigni. Borse della collezione Cristina Giorgetti dal XVII al XX secolo, a cura di C. Giorgetti, Prato 2001, p. 25.\">4<\/a><\/sup> e tale costume giustifica la loro ricorrente iconografia tratta dagli intrecci amorosi della letteratura cortese. Esse venivano indossate alla cintura, ai lati o al centro della vita, per mezzo di cordoni o ganci metallici, come testimoniano numerose referenze visive ed accade nel reperto comasco ornato da un raffinato fermaglio. (<a title=\"Fig. 6. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, dettaglio del gancio smaltato. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> rimanda alla originaria funzione di portamonete per l&#8217;elemosina, ma il contenuto delle borse poteva ampliarsi ad effetti personali di piccole dimensioni quali chiavi, spille, lavagnette da scrittura o medicinali. Nella letteratura medievale comica e triviale compare anche <em>bourse <\/em>che, secondo Jane Burns, potrebbe designare un portamonete di fattura pi\u00f9 semplice destinato a contadini, mercanti e persone implicate nel commercio<sup><a href=\"#footnote_4_3118\" id=\"identifier_4_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. J.Burs, A Cultural Performance in Silk. Sebelinn&Egrave;s aumosni&egrave;re in the Dit de l&rsquo;Empereur Constant, in Cultural performances in medieval France. Essays in honor of Nancy Freeman, edited by E.Dossy-Quinby, R. L. Krueger e E. J. Burns, Woodbridge-New York 2007, p. 75.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fare chiarezza sul lessico non \u00e8 tuttavia facile: nelle fonti, siano esse giuridiche o letterarie, accanto all\u2019uso di <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> e <em>bourse<\/em>, si trovano infatti anche <em>aloi\u00e8re, bouges, bougettes, tassette<\/em> o <em>tasse<\/em>, <em>gibeci\u00e8re<\/em> o <em>escarcelle<\/em>. Tale raffinata distinzione si pu\u00f2 rinvenire in un testo di Charles de Linas del 1862<sup><a href=\"#footnote_5_3118\" id=\"identifier_5_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. de Linas, Anciens v&ecirc;tements sacerdotaux et anciens tissus conserv&eacute;s en France. Deuxi&egrave;me s&eacute;rie, Paris 1862, pp. 25-41.\">6<\/a><\/sup>; dieci anni dopo L\u00e9on de Laborde cercava di sintetizzare la tassonomia, proponendo una divisione in due categorie: il portamonete (<em>aumosni\u00e8re<\/em>\/<em>escharcelle<\/em>, con la sottile differenza tra il gesto del dare associato alla prima e quello del conservare connesso alla seconda), e il contenitore di effetti personali (l&#8217;<em>allouy\u00e8re<\/em>\/<em>bourse<\/em>\/<em>gibeci\u00e8re<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_6_3118\" id=\"identifier_6_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. de Laborde, Glossaire francais du Moyen \u0202ge, Paris 1872, p. 127, 144, 266.\">7<\/a><\/sup>. Nel 1887 Foresti\u00e9 liquider\u00e0 la questione, sostenendo che nella lingua medievale <em>bourse<\/em> <em>a<\/em><em>um\u00f4ni\u00e8re<\/em> e <em>escarcelle<\/em> sarebbero stati sinonimi per indicare una sorta di moda universale riguardante \u00abtoutes les conditions, les hommes et les femmes, les veillards comme les enfants, les clercs comme les laics\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3118\" id=\"identifier_7_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Foresti&eacute;, Le v&ecirc;tement civil et &eacute;cclesiastique dans le sud-ouest de la France, Extrait du Bulletin de la Soci&eacute;t&eacute; Arch&eacute;ologique de Tar-et-Garonne, Montauban 1887, p. 121-122; lo stesso ripete V. Gay, Glossaire arch&eacute;ologique du Moyen Age et de la Renaissance, Tome Premier A-GUY, Paris 1887, pp. 84-85 e, nella letteratura pi&ugrave; recente, M. Blanc, Le sac du prestige au Moyen \u0202ge, in Le cas du sac, Histoire d&rsquo;une utopie portative, catalogo della mostra sous la direction de F. Chenoune, Paris 2004, p. 206.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la letteratura medievale, ricca di citazioni di difficile interpretazione e la copiosa storiografia contemporanea, sovente ripetitiva nei contenuti peraltro piuttosto generici, la temperie culturale ottocentesca di riscoperta del Medioevo e di applicazione del metodo archeologico alla storia ha regalato, oltre ai testi gi\u00e0 citati, alcuni preziosi dizionari che hanno avuto il pregio di analizzare reperti sopravvissuti. Particolarmente significativo per lo studio della borsa comasca \u00e8 il glossario di Viollet-le-Duc, che correda la voce <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> di illustrazioni sull&#8217;uso, sulla fattura e descrive tre item del tesoro della cattedrale di Troyes<sup><a href=\"#footnote_8_3118\" id=\"identifier_8_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonn&eacute; du mobilier fran&ccedil;ais de l&rsquo;&eacute;poque carlovingienne &agrave; la Renaissance,Tome Troisi&egrave;me, Paris 1874, pp. 26-31.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le affinit\u00e0 tra gli oggetti di Troyes, appartenuti ai conti di Champagne, e quello lariano sono parecchie; \u00a0l&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> detta \u00abdi Henry le Lib\u00e9ral\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3118\" id=\"identifier_9_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pubblicata in bianco e nero in M. Carlano, Embroidery, in&nbsp; French Textiles from the Middle Age through the Second Empire, edited by M. Carlano and L. Salmon, Hartford 1985, p. 79. Si ringrazia Christine Descatoire, conservatrice en chef incaricata delle collezioni di oreficeria e tessili occidentali del Mus&eacute;e de Cluny-Mus&eacute;e national du Moyen \u0202ge, che mi ha inviato per ragioni di studio immagini a colori della aum&ocirc;ni&egrave;re di Troyes e mi ha supportato durante la lunga ricerca.\">10<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; detta di Henri 1er de Champagne   Francia, met\u00e0 del XII secolo, ricamo. Troyes, tesoro della Cattedrale, da: M. Carlano, &lt;i&gt;French Textiles&lt;\/i&gt;..., 1985.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra07.jpg\">Fig. 7<\/a>) presenta una confezione analoga per dimensioni, formato trapeizodale\u00a0 e finiture di ghiande di passamaneria e bottoni. Secondo il pensiero di Viollet-le-Duc la forma e la fermatura sono criteri di attribuzione cronologica: la silhouette a trapezio e l&#8217;assenza di chiusure metalliche, qualit\u00e0 \u00a0riscontrabili nell&#8217;item comasco, si situerebbero tra la fine del \u00a0XII e il XIV secolo<sup><a href=\"#footnote_10_3118\" id=\"identifier_10_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem\/Eadem, pp. 26-28.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i temi del dibattito sulle borse medievali, accanto a quello appena esplorato della diversit\u00e0 tipologiche, riveste una particolare rilevanza la questione dell&#8217;uso in riferimento alle crociate e, pi\u00f9 in generale, al fenomeno dei pellegrinaggi. Gi\u00e0 puntualizzato da de Laborde, che aveva collegato la nascita della corporazione parigina dei \u00abFaiseuses d\u2019aum\u00f4ni\u00e8res sarrasinoises\u00bb sul finire del Duecento alla domanda di sacche da parte dei \u00a0crociati<sup><a href=\"#footnote_11_3118\" id=\"identifier_11_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. de Laborde, Glossaire&hellip;, 1872, voce aumosni&egrave;re, p. 144.\">12<\/a><\/sup>, la letteratura ottocentesca e la successiva hanno ripreso l&#8217;argomento, ponendo l&#8217;accento sul fascino esercitato dal costume mediorientale nell&#8217;equipaggiamento dei crociati e sul ruolo da loro svolto nella diffusione delle borse in altri contesti sociali<sup><a href=\"#footnote_12_3118\" id=\"identifier_12_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. F. Arnaud, Voyage arch&eacute;ologique et pittoresque dans le d&eacute;part&eacute;ment de l&rsquo;Aube et dans l&rsquo;ancien Dioc&egrave;se de Troyes, Troyes 1837, che riporta un aneddoto riguardante Philippe-Auguste &laquo; \u02c2il\u02c3 fit fabriquer des bourses pour le voyage de Palestine, afin d&rsquo;y renfermer les reliques qu&rsquo;il esp&eacute;rait y recueillir. Il se soumit lui-m&ecirc;me &agrave; cette r&egrave;gle et re&ccedil;ut, de mains de Hagues, abb&eacute; de Saint-Denis, avec l&rsquo;oriflamme, la sporta, sac du voyage [&hellip;] A son imitation les princes et le chevaliers qui se crois&egrave;rent, se firent fabriquer pour eux, qu&rsquo;ils enrichirent de leurs armes.&raquo;, p. 35, nota 1;&nbsp; V. Gay, Glossaire&hellip;, 1887, p. 85; M. Carlano, Embroidery&hellip;, 1985, p. 77; &nbsp;R. Levy Pisetzsky, Storia del costume&hellip;, 1964, riporta abbreviata la citazione di un cronista contemporaneo di Cola di Rienzo: &laquo;scarzelle a muodo [&hellip;] di pellegrino&raquo;, &nbsp;p. 78; S Farmer, Biffes&hellip;, p. 87, nota 92; P. Goretti, Pellegrini, gentiluomini, mercanti: le origini della borsa, in, Dalla testa ai piedi. Costume e moda in et&agrave; gotica, atti di convegno a cura di L. Dal Pr&agrave;, P. Peri, Trento 2006, pp. 582-591.\">13<\/a><\/sup>. \u00a0O ancora, a rinsaldare il binomio borsa pellegrinaggio, colpisce la similitudine, pur nella differenza di dimensioni e materiali,\u00a0 tra <em>aum\u00f4ni\u00e8res<\/em> e souvenirs\u00a0 metallici porta-reliquie, probabilmente gettati da viandanti riconoscenti per il ritorno dal viaggio insidioso in Terra Santa e rinvenuti in scavi presso il Tamigi<sup><a href=\"#footnote_13_3118\" id=\"identifier_13_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. L. Kessler, Camminare sui passi di Cristo, in Il medioevo in viaggio, catalogo di mostra a cura di B.Chiesi, I. Ciseri, B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2015, p. 69; &nbsp;B. Spencer, Pilgrim Souvenirs and Secular Badges, London 1998, p. 315. &Egrave; da tali manufatti che si originano plausibilmente i cosiddetti &laquo;brevi&raquo; o &laquo;brievi&raquo;: &laquo;piccolo involto entrovi reliquie, o orazioni, e portati al collo per divozione&rdquo;&raquo;, Vocabolario degli Accademici della Crusca. Edizione seconda veneta accresciuta di molte voci raccolte dagli Autori approvati dalla stessa Accademia, vol. I, Venezia 1763, p. 343.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consuetudine di allocare le reliquie in borse sia di metallo che di tessuto, di cui parla il canonico Reusans nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento<sup><a href=\"#footnote_14_3118\" id=\"identifier_14_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Chanoine Reusans, El&eacute;ments d&rsquo;Arch&eacute;ologie chr&eacute;tienne, tome deuxi&egrave;me, Paris 1890, pp. 392-394.\">15<\/a><\/sup>, era in ogni caso pi\u00f9 antica, come dimostrano alcune opere di oreficeria in collezioni museali<sup><a href=\"#footnote_15_3118\" id=\"identifier_15_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, S. Vasco Rocca, Suppellettile ecclesiastica, Firenze 1988, p. 157, con illustrazioni di borse medievali. Un esempio di borsa per reliquie in metallo, databile all&rsquo;VIII secolo e proveniente dalla Chiesa di san Dionigi di Enger,&nbsp; si trova al Kunstgewerbemuseum am Tiertgarten di Berlino (Inv. Nr. 1888,632).\">16<\/a><\/sup>; il perpetuarsi di questo costume \u00e8 testimoniato poi dall&#8217;abbondante corpus di sacchetti in tessuto disperso tra chiese e conventi europei<sup><a href=\"#footnote_16_3118\" id=\"identifier_16_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In un panorama ampio di testi su patrimoni ecclesiastici con citazione di borse di reliquie, rimane particolarmente significativo, per ricchezza di materiale e autorevolezza di schedatura, il lavoro sulle chiese e i conventi svizzeri di: B. Schmedding, Mittelalterliche Textilien in Kirchen und Klostern der Schweiz, Riggisberg 1978, catalogo nn. 11, 14, 91-92, 257-258, 264-265, 268-272.\">17<\/a><\/sup>.\u00a0 \u00c8 importante sottolineare la relazione tra borse e reliquie perch\u00e9 essa spiega la ragione del ritrovamento dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> comasca all&#8217;interno di uno scrigno reliquiario, nonch\u00e9 il suo stesso utilizzo per accogliere sacri resti, come si desume da un documento del 1586 negli archivi della Diocesi lariana. Si tratta dell&#8217;inventario delle reliquie redatto in occasione della loro\u00a0 raccolta nell&#8217;urna d&#8217;argento cui si \u00e8 accennato in avvio di saggio; l&#8217;elenco registra \u00ab\u00a0[\u2026] reliquie undecimi mille virginum, et sancti Fran.ci cum sacculo ubi sunt varie reliquie sine inscriptione [\u2026]\u00a0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_3118\" id=\"identifier_17_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio storico diocesano di Como, Curia Diocesana, Visita del Vescovo, cart. 4, fasc. 2, atto del 18 agosto 1586.\">18<\/a><\/sup>. La natura profana e il tema amoroso del programma iconografico dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> comasca inducono per\u00f2 a pensare che, in origine,\u00a0 essa dovette essere concepita come omaggio sponsale, \u00a0trasformandosi soltanto successivamente in involto, secondo una &#8220;rifunzionalizzazione&#8221; \u00a0perfettamente riconducibile, a pi\u00f9 livelli, alla mentalit\u00e0 medievale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al&#8217;atto notarile del 1586,\u00a0 l&#8217;associazione\u00a0 tra il \u00absacculo\u00bb \u00a0e \u00a0le reliquie delle undicimila vergini<sup><a href=\"#footnote_18_3118\" id=\"identifier_18_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P.George, Un import-export de reliques des onze mille vierges au XIII si&egrave;cle, in &ldquo;Bulletin de la Soci&eacute;t&eacute; Royale le Vieux-Li&egrave;ge&rdquo;, Tome XII, n. 252-253, Avril-Juin 1991, pp. 209-228.\">19<\/a><\/sup> costituisce un primo indizio per un&#8217;ambientazione fiamminga della fattura della borsa, supportata dalla scoperta di una stringente analogia tra il reperto lariano e un sacchetto di reliquie, di cui si discuter\u00e0 a breve, conservato a Saint Trond presso il Provinciaal Museum<sup><a href=\"#footnote_19_3118\" id=\"identifier_19_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citata in C. Wilcox, Bag&hellip;, 1999, p. 13. L&rsquo;oggetto era stato analizzato in occasione di una mostra dedicata al ritrovamento nel solaio dell&rsquo;abbazia di Saint Trond di una cassetta reliquiaria contenente dei crani e delle ossa. L&rsquo;apertura della cassetta aveva rivelato la presenza di lembi di stoffe, di cuffie, di borse utilizzati per avvolgere e ricoverare le reliquie, secondo una consuetudine che risale all&rsquo;alto Medioevo. Cfr. Stof Uit de Kist. De middeleeuwse textielschat uit de abdij van Sin Truiden, catalogo di mostra, Leuven 1991, pp. 292-295. Dei rapporti tra la borsa comasca e il &ldquo;breve&rdquo; limburghese si discuter&agrave; in seguito.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel panorama delle <em>aum\u00f4ni\u00e8res<\/em> conosciute l&#8217;oggetto lariano \u00e8 un unicum, sommando\u00a0 integrit\u00e0, tessitura ad arazzo (<a title=\"Fig. 8. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, dettaglio della tecnica ad arazzo. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra08.jpg\">Fig. 8<\/a>) e decoro figurato; quelle note di Xanten, Cluny, Troyes, Tongres, pur caratterizzate da\u00a0 rappresentazioni attinte dallo stesso mondo cavalleresco della borsa di Como, sono ricamate o in tessuto operato<sup><a href=\"#footnote_20_3118\" id=\"identifier_20_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Xanten e Cluny cfr. M. Schuette, S. M&uuml;ller-Christensen, Il ricamo nella storia e nell&rsquo;arte, Roma 1963, schede nn. 221-222, pp. 138-139 e il sito www.culture.fr.; per gli item di Tongres si rimanda al catalogo digitale BALaT (Belgian Art LInk and Tools) dell&rsquo;Institut Royal du Patrimoine artistique (IRPA).\">21<\/a><\/sup>; alcuni frammenti di un\u2019<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> in arazzo si trovano dispersi tra le collezioni del Schn\u03cbtgenmuseums\u00a0 di Cologna e il Cleveland Museum of Art<sup><a href=\"#footnote_21_3118\" id=\"identifier_21_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Witte, Die Liturgischen Gew&auml;nder und Kirchlichen Stickereien des Schn\u03cbtgenmuseums K&ouml;ln, Berlino, 1926, p. 17, Tafel 45\/5;&nbsp; 2000 Years of Tapestry Weaving. A Loan Exhibition, catalogo di mostra, Hartford [1952], p. 33, scheda n. 67 e R. Martin, Textiles in Daily Life in the Middle Ages, The Cleveland Museum of Art 1985, p. 27. Il numero d&rsquo;inventario del museo americano &eacute;:1939.37.\">22<\/a><\/sup>, mostrando tuttavia un &#8216;iconografia a stemmi che, insieme alla geometria, era piuttosto frequente nelle borse in generale. L&#8217;eccezionalit\u00e0 del manufatto lariano attiene inoltre anche alla storia della tessitura ad arazzo, che \u00e8 stata monopolizzata dai grandi pezzi istoriati per arredamento sacro e profano, \u00a0penalizzando invece gli studi diacronici su questa peculiare tecnica, con l&#8217;eccezione dei tessuti copti ampiamente diffusi in collezioni private e pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vedr\u00e0 nel prossimo paragrafo, l&#8217;esistenza del reperto comasco rimette dunque in moto la discussione relativa alla tipologia, la circolazione e la trasformazione della tessitura ad arazzo in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per una attribuzione del luogo di produzione del manufatto comasco: tecniche e materiali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assegnare un luogo di produzione alle <em>aum\u00f4ni\u00e8res<\/em> \u00e8 un nodo critico complesso: il <em>Livre des M\u00e9tiers d\u2019Etienne Boileau<\/em>, scritto nella seconda met\u00e0 del XIII secolo, ci rende edotti dell&#8217;esistenza a Parigi di una corporazione di \u00abFaiseuses d\u2019aum\u00f4ni\u00e8res sarrasinoises\u00bb<sup><a href=\"#footnote_22_3118\" id=\"identifier_22_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R&eacute;glements sur les arts et m&eacute;tiers de Paris redig&eacute;s au XIII si&egrave;cle et connus sous le nom du livre des m&eacute;tiers d&rsquo;Etienne Boileau, a cura di G. B. Depping, Paris 1837, p. 382-386.\">23<\/a><\/sup>\u00a0 e rappresenta il fondamento delle ricorrenti attribuzioni di borse a manifattura parigina.\u00a0 Tuttavia sulla questione gravano ancora molti dubbi, che nascono dalla difficolt\u00e0 di collegare il linguaggio delle fonti alla realt\u00e0 storica; la lettura dei regolamenti non consente infatti un&#8217; interpretazione univoca rispetto a materiali e forma. Basti pensare che nell\u2019edizione ottocentesca curata da Depping, ad esempio, i commenti critici parlano di tecnica del ricamo, liquidando l&#8217;aggettivo \u00absarrasinoises\u00bb nella generica derivazione delle borse europee da quelle medio-orientali, direttamente conosciute attraverso le crociate<sup><a href=\"#footnote_23_3118\" id=\"identifier_23_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem\/Eadem, pp. 382-383; anche de Laborde&nbsp; (Glossaire&hellip;, 1872, p. 144) ripete che la specializzazione parigina consisteva nella pratica dell&rsquo; l&rsquo;arte del ricamo in seta o in filo d&rsquo;oro. Giorgetti conferma l&rsquo;ambiguit&agrave; della situazione parlando di &laquo;iterazione di tipologie mediorientali gi&agrave; riprodotte da lavoratrici locali e tipizzate evidentemente attraverso una specifica caratteristica o merceologica o modellistica&raquo;, cfr. C. Giorgetti, in Misteriosi scrigni&hellip;, 2001, p. 28.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 numerosi studiosi successivi al Depping abbiano indugiato sul significato di \u00absarrasinoises\u00bb &#8211; che ricorre in taluni documenti anche accanto ai termini \u00abtapis\u00bb e \u00abtapissiers\u00bb &#8211; su questo versante si \u00e8 lontani da un&#8217;opinione condivisa. Ad oggi il dibattito \u00e8 tutt&#8217;altro che concluso<sup><a href=\"#footnote_24_3118\" id=\"identifier_24_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le diverse posizioni del dibattito in un approccio critico si rimanda a S. Cavallo, History of Tapestry Weaving in Europe during the Late Middle Ages, in S. Cavallo, Medieval Tapestries in the Metropolitan&nbsp; Museum of Art, New York 1993, pp. 57-81.\">25<\/a><\/sup>: spigolando tra le differenti voci si trova chi afferma che si tratterebbe di una peculiare tipologia d&#8217;arazzo caratterizzata dall&#8217;impiego di filati di seta e di metallo &#8211; come accade nell&#8217;oggetto comasco &#8211; importata in Europa da tessitori arabi e diffusa da costoro nel Nord Europa. \u00a0A riprova di questo assunto vengono citati documenti finanziari e inventariali che registrano la presenza di tessitori saraceni a Parigi e nei suoi dintorni, cos\u00ec come nelle Fiandre<sup><a href=\"#footnote_25_3118\" id=\"identifier_25_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cit. in R. Martin, Textiles in Daily Life&hellip;, pag. 27. &nbsp;Un accenno ai &laquo;tapissiers sarrasinoises&raquo; presenti a Bruges gi&agrave; agli inizi del Trecento si trova in Bruges et la tapisserie, a cura di G. Delmarcel, E. Duverger, Bruges-Mouscron 1987, p. 20.\">26<\/a><\/sup>. La partenza in questa area dell&#8217;arazzo sarebbe stata concomitante con la crisi della <em>draperie<\/em> maturata agli inizi del XIV secolo e, secondo la letteratura pi\u00f9 influente &#8211; alla ricerca delle origini dei grandi pezzi d&#8217;arredamento &#8211; spetterebbero ad Arras sia l&#8217;avvio della produzione, affermatasi in seguito anche a Douai, Tournai, Lille, Bruges, Bruxelles, che il vanto di una specializzazione legata ai fili metallici<sup><a href=\"#footnote_26_3118\" id=\"identifier_26_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Lestocquoy, Deux si&egrave;cles de l&rsquo;histoire de la tapisserie (1300-1500). Paris, Arras, Lille, Tournai, Bruxelles, M&eacute;moires de la Commision D&eacute;partementale des Monuments Historiques du Pas-de Calais, tome XIX, Arras 1978; S. Cavallo, History of Tapestry&hellip;, 1993, p. 64 per i filati metallici di Arras.\">27<\/a><\/sup>. \u00c8 per\u00f2 da sottolineare come il discorso dell&#8217;anticipo di uno o dell&#8217;altro centro sia di scarsa rilevanza, poich\u00e9 le affermazioni a favore di Arras si basano sulla cronologia delle uniche fonti documentali sopravvissute che parlano di questa tecnica in un contesto di difficile interpretazione<sup><a href=\"#footnote_27_3118\" id=\"identifier_27_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Cavallo, History of Tapestry&hellip;, 1993, p. 59 e sgg.\">28<\/a><\/sup>. L&#8217;esistenza di tessuti ad arazzo di piccole dimensioni che si sono preservati supporta poi ragionevolmente la considerazione che il circuito produttivo potesse includere altri attori, quali ad esempio i monasteri<sup><a href=\"#footnote_28_3118\" id=\"identifier_28_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cavallo supporta tale considerazione riportando l&rsquo;evidenza di un frammento ad arazzo della cattedrale di Bamberga che illustra due monache al lavoro davanti ad un telaio verticale, Idem\/Eadem, p. 75, p. 77 Fig. 85. L&rsquo;affermazione era gi&agrave; stata fatta da Jubinal alla met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, che aveva esposto casi di monasteri come l&rsquo;Abbeye de Saint Florent de Saumur, cfr. A. Jubinal, Recherches sur l&rsquo;usage et l&rsquo;origine des tapisseries &agrave; personnages dites histori&eacute;es, depuis l&rsquo;antiquit&eacute; jusq&rsquo;au 16. si&egrave;cle inclusivement, Paris 1840, p. 139.\">29<\/a><\/sup>. O ancora \u00e8 stato giustamente rilevato come il pregiudizio nazionalistico\/municipalistico alla base degli studi sull&#8217;arazzo, inteso quale manufatto di grandi dimensioni realizzato da artigiani specializzati, abbia impedito di prendere in considerazione l&#8217;ipotesi verosimile di una produzione articolata dispersa sul territorio<sup><a href=\"#footnote_29_3118\" id=\"identifier_29_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Chefs-d&rsquo;oeuvre de la tapisserie du XIVe au XVIe si&egrave;cle, catalogo di mostra, Paris 1973, pp. 12-13.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 accennato poc&#8217;anzi come il lavoro di ricerca sui pezzi confrontabili con il manufatto lariano abbia portato alla scoperta di una piccola borsa reliquiaria che si avvicina molto alla borsa lariana, nonostante il diverso formato e la confezione semplificata (un rettangolo di cm. 10 di base X 13,5 di altezza). Le similitudini tra i due oggetti sono serrate per quanto riguarda l\u2019intreccio tessile e lo stile della figurazione\u00a0: la stoffa della borsa limburghese \u00e8 stata realizzata con uguale tecnica ad arazzo<sup><a href=\"#footnote_30_3118\" id=\"identifier_30_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stof uit de kist&hellip;, 1991, pp. 292-295, 389. Il mio ringraziamento va a Betty Simon del Provinciaal Centrum voor Cultureel Erfgoed di Hasselt, che nel 2009 mi forn&igrave; utili informazioni bibliografiche ed agevol&ograve; la consultazione diretta dell&rsquo;oggetto a Saint Trond.\">31<\/a><\/sup>; i materiali usati nei due reperti sono pressoch\u00e9 identici nella natura, nonch\u00e9 simili nella morfologia: entrambi hanno ordito di lino, seta e metallo filato (lamina apposta su budella animale, accia di lino) in\u00a0 trama, la differenza consiste nella maggiore ricchezza nella borsa italiana, dove si riscontra il filo metallico nella duplice versione oro e argento<sup><a href=\"#footnote_31_3118\" id=\"identifier_31_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Risale al 2011 la corrispondenza con Fanny Van Cleven, allora chef del laboratorio di restauro tessile dell&rsquo; stemmi Institut royal du Patrimoine artistique di Bruxelles (IRPA) per acquisire informazioni aggiuntive sulla borsa di Saint Trond. Si coglie qui l&rsquo;occasione per ringraziarla della disponibilit&agrave;.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reperto limburghese esibisce su entrambe le facce una sola scena, che illustra il dono d&#8217;un oggetto circolare, forse un anello, tra due personaggi coronati\u00a0: un uomo abbigliato da menestrello, una donna che veste un abito dalle strette maniche e una sopravveste. Lo stile delle figure\u00a0 \u00e8 riconducibile al reperto di Como e vi \u00e8 un&#8217;ulteriore prossimit\u00e0 rappresentata dal fondo del tessuto, disseminato in entrambi di casi di rosette<sup><a href=\"#footnote_32_3118\" id=\"identifier_32_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Museo di Piconrue a Bastogne conserva una borsa reliquiaria realizzata con un tessuto ad arazzo. La superficie &egrave; ornata di scudi araldici e negli interstizi della decorazione vi sono analoghe rosette.&nbsp; Cit. in M. Fern&aacute;ndez &Aacute;lvarez, Reliquary bags, purses and pouches, in &ldquo;Datat&egrave;xtil&rdquo;, n. 30, 2014, p. 26, con l&rsquo;attribuzione a Colonia nel XIII secolo.\">33<\/a><\/sup>. Il manufatto belga, restaurato e schedato dall\u2019Institut royale du Patrimoine artistique di Bruxelles (IRPA) \u00e8 stato genericamente attribuito all&#8217;Europa occidentale dei secoli XIII-XIV, mentre per i personaggi illustrati si \u00e8 avanzata l&#8217;ipotesi dei protagonisti del romanzo cortese Iwein et Laudine, sulla base del paragone con gli arazzi di Malterer<sup><a href=\"#footnote_33_3118\" id=\"identifier_33_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stof Uit de Kist&hellip;, 1991, p. 294; per l&rsquo;arazzo di Malterer di Fribourg &agrave; Breisgau, datato 1310-1320 cfr. M. Schuette, S. M&uuml;ller-Christensen, Il ricamo&hellip;, 1963, p. 37 e relativa tavola.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ulteriore connessione tra i due manufatti riguarda la vicenda delle reliquie delle undicimila vergini; la borsa limburghese proviene infatti da uno scrigno, \u00a0rinvenuto nel 1986 nella soffitta del presbiterio della chiesa abbaziale di Saint Trond, contenente ossa e crani &#8211; avvolti e contenuti in stoffe di diverse provenienza &#8211;\u00a0 che la tradizione vuole siano resti delle undicimila vergini, \u00a0arrivati tra il 1270 e il 1272 da Colonia nella cittadina belga su richiesta dell&#8217;abate Guillaume de Rijckel<sup><a href=\"#footnote_34_3118\" id=\"identifier_34_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. George, Un import-export de relique&hellip;, 1991, pp. 209-228.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla comparazione tra l\u2019<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> comasca e il sacchetto di Saint Trond emerge dunque una relazione su pi\u00f9 livelli; se la prudenza invita alla cautela nell&#8217;affermare la realizzazione in uno stesso atelier, l\u2019evidente somiglianza induce tuttavia a pensare che entrambi siano stati concepiti nella medesima area, dove era possibile approvvigionarsi degli stessi materiali e vi erano artefici competenti nella struttura tessile ad arazzo. La geografia di manifattura a cui si pensa, con riferimento ai risultati delle indagini sui filati metallici<sup><a href=\"#footnote_35_3118\" id=\"identifier_35_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La storiografia sull&rsquo;arte tessile contiene informazioni erratiche e peraltro ripetitive sui metalli filati, mentre scarseggiano i testi monografici a tema e sono per lo pi&ugrave; basati su fonti inventariali e letterarie. Tra i contributi si segnalano F. Michel, Recherches sur le commerce, la fabrication et l&rsquo;usage des &eacute;toffes de soie, d&rsquo;or et d&rsquo;argent, et autres tissues pr&eacute;cieux en Occident, principalement en France, pendant le moyen &acirc;ge, vol. 1, Paris 1852, ris.an, 2011; e a questa situazione si aggiunge la difficolt&agrave; di reperire ulteriori informazioni che sono purtroppo erratiche L. Brenni, L&rsquo;arte del battiloro ed i filati d&rsquo;oro e d&rsquo;argento, Milano 1930, &nbsp;pp. 65-66; A.Coulin Weibel, Two Thousands Years of Textiles, New York 1952, p. 7 e sgg.; F.Lewis May, Silk Textiles of Spain, New York, 1957, p. 7; M. Braun-Ronsdorf, Les tissus d&rsquo;or et d&rsquo;argent du moyen &acirc;ge &agrave; l&rsquo;&eacute;poque moderne, in &ldquo;Cahier CIBA&rdquo;, Tissus lam&eacute;, 1961\/3, pp. 2-10. Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento la scarsa storiografia monografica sui filati metallici si &egrave; arricchita di una letteratura scientifica che parte da indagini di laboratorio: A questo proposito risultano di grande interesse M. J&aacute;r&oacute;, Gold Embroidery and Fabrics in Europe: XI &ndash;XIV Centuries, in &ldquo;Gold Bulletin&rdquo;, I. 2, Vol. 23(2), 1990, pp. 40-57.\">36<\/a><\/sup> del manufatto lariano e all&#8217;impiego della tecnica dell&#8217;arazzo, comprende le Fiandre e\/o la regione\u00a0 mosano-renana.\u00a0 Avvalendosi delle tavole comparative realizzate da M\u00e1rta J\u00e1r\u00f3 di filati metallici campionati da reperti medioevali di origine nota, la tipologia della lamina d&#8217;oro e d&#8217;argento dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> di Como coincide con quella riscontrata in reperti lucchesi o tedeschi, prodotta partendo da budella animale<sup><a href=\"#footnote_36_3118\" id=\"identifier_36_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J&aacute;r&oacute; constata come gli atelier italiani e tedeschi, a differenza di quelli orientali, siano accomunati dalla manifattura di metallo membranaceo da budella animale piuttosto che da cuoio, dalla pratica di simulazione dell&rsquo;oro attraverso la doratura della lamina d&rsquo;argento,&nbsp; dall&rsquo;avvolgimento della lamina striscia cos&igrave; ottenuta su un&rsquo;anima di lino per ottenere il metallo filato.&nbsp; I fili provenienti da stoffe attribuite a Lucca si differenziano dagli assaggi dei reperti tedeschi per una maggiore altezza della membrana di budello animale di partenza. Cfr.&nbsp; M. J&aacute;r&oacute;, Idem\/Eadem, table 3, pp. 52-55.\">37<\/a><\/sup>. La larghezza della lamina sembrerebbe tuttavia spostare l&#8217;ago della bilancia verso la citt\u00e0 toscana<sup><a href=\"#footnote_37_3118\" id=\"identifier_37_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla produzione di filati metallici a Lucca cfr. T. Bini, I lucchesi a Venezia. Alcuni studi sopra i secoli XIII e XIV, Lucca 1855, pp. 70-78, che riporta numerosi documenti attestanti che dimostrano il pieno svolgimento di questa particolare produzione nel secolo XIII, mentre la formalizzazione dello statuto corporativo dei battiloro risale al 1279. Peraltro gi&agrave; un codice miscellaneo datato fine ottavo-inizio nono secolo e conservato presso la Biblioteca Capitolare di Lucca raccoglie ricette per ricavare l&rsquo;oro filato, cit. in P. Mainoni, La seta in Italia tra XII e XIII secolo: migrazioni artigiane e tipologie seriche, in La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, atti di convegno a cura di L. Mol&agrave;, R. C. Mueller, C. Zanier, Venezia 2000, p. 373.\">38<\/a><\/sup>, aprendo un interrogativo sulle attivit\u00e0 commerciali dei mercanti di Lucca che, come \u00e8 noto, durante il Medioevo circolavano e risiedevano nelle Fiandre<sup><a href=\"#footnote_38_3118\" id=\"identifier_38_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Basti pensare a Bruges dove i lucchesi furono presenti dal Duecento fino alla fine del Quattrocento, cfr. L. Galoppini, Mercanti toscani e Bruges nel tardo Medioevo, Pisa 2009.\">39<\/a><\/sup>. I loro traffici con il Nord-Europa riguardavano solo i tessuti auro-serici<sup><a href=\"#footnote_39_3118\" id=\"identifier_39_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Devoti, La seta. Tesori di un&rsquo;arte lucchese. Produzione tessile a Lucca dal XIII al XVII secolo, catalogo di mostra, Lucca 1989, p. 19, dove si citano &laquo;sendati&raquo;, &laquo;diaspri&raquo; e &laquo;samiti&raquo;; F. Edler de Roover, Le sete lucchesi, Lucca 1993; fondamentali sulla materia I. Del Punta, Lucca e il commercio della seta nel Medioevo, Pisa 2010, pp.157-164, dedicate al nome e ai tipi di tessuti;&nbsp; D. Jacoby, La circolazione della seta e dei tessuti serici. L&rsquo;Italia e il Mediterraneo fra XII e XIV secolo, in Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento, catalogo di mostra a cura di C. Hollberg, Roma-Firenze, 2017, pp. 22-26. Per una ulteriore bibliografia sui tessuti lucchesi si rimanda a D. Digilio, La produzione di tessuti di seta nelle principali citt&agrave; mercantili e manifatturiere italiane tra tardo Medioevo e Rinascimento, in La collezione Gandini. Tessuti del Medioevo e del Rinascimento, catalogo della collezione del&nbsp; Museo Civico di Modena a cura di M. Cuoghi Costantini e I. Silvestri, Bologna, 2010, pp. 37-38, nota 17. Da questa autorevole bibliografia non emerge che i lucchesi lavorassero tessuti secondo la tecnica dell&rsquo;arazzo.\">40<\/a><\/sup>, per i quali erano noti,\u00a0 o anche i filati metallici che caratterizzavano una tessitura locale di eccellenza? Un singolo oggetto, come la borsa comasca, pu\u00f2 riaprire il dibattito nell&#8217;ambito della storia economica e del tessuto in riferimento alla tipologia delle merci scambiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per una attribuzione del luogo di produzione e di datazione del manufatto comasco: iconografia, stile, storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente dal&#8217;esemplare di Saint Trond, che reca una sola scena agita da due personaggi, l&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> lariana dispiega una narrazione cortese costituita da una serie di episodi ricorsivi in una composizione a bande orizzontali sovrapposte, separate da ranghi di teste. L&#8217;impiego della tecnica ad arazzo ha permesso all&#8217;artefice di sottrarsi alla regola del pattern &#8211; che, con differente tessitura, avrebbe obbligato alla ripetizione degli stessi motivi decorativi in una sequenza fissata &#8211; \u00a0e di comporre le tre scene in maggiore libert\u00e0 assecondando la forma finale del manufatto. Gli episodi che si susseguono nell&#8217;impaginato sono tre, cui va aggiunta una quarta scena presente una sola volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raffigurazione del reperto lariano \u00e8 correlata alla cultura cortese e vede impegnati due personaggi, l&#8217;uno maschile l&#8217;altro femminile. La loro identificazione non \u00e8 stata facile, poich\u00e9 le fisionomie e la descrizione dell\u2019abbigliamento risentono d&#8217;una semplificazione formale quasi na\u00efve,\u00a0 riconducibile\u00a0 a ragioni tecniche e forse alle convenzioni espressive in rapporto al tema narrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La donna \u00e8 sempre coronata ma diversamente vestita a seconda degli episodi: porta talvolta solo una lunga tunica dalle strette maniche, talaltra indossa veste e sopravveste. Due volte ricorre la scena della dama coronata in tenuta regale, che comprende il manto foderato di vaio, nell&#8217;atto di rimettere un elmo con cimiero all&#8217;uomo in abbigliamento da torneo. La donna \u00e8 coinvolta poi in due altre azioni: gioca a scacchi con il personaggio maschile, che le passa una coppa, e in un&#8217;altra, \u00a0solitaria &#8220;vignetta&#8221;, dona un oggetto circolare con la base ispessita a un menestrello dall&#8217;inequivocabili veste bipartita e cappello a orecchie. La scena maggiormente ripetuta nella decorazione concerne la figura maschile, con un uccello sul polso, che cavalca un cavallo pomellato sul quale \u00e8 accucciato un cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto la tecnica di realizzazione costituisca un limite alla libera espressione del gusto, la preferenza artistica che l&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> manifesta \u00e8 ancora romanica, dimostrata dal\u00a0 trattamento complessivo dell&#8217;illustrazione, che manca di profondit\u00e0 e punta su figure e oggetti in piena frontalit\u00e0 realizzati a colori piatti, ad eccezione della scacchiera in cui si accenna la prospettiva e del piumaggio a colori variegati dell&#8217;uccello. Anche Il dettaglio dei pomelli rossi dei visi s&#8217;iscrive nella temperie artistica romanica che ebbe una lunga vitalit\u00e0 dal XI al XII secolo, prolungando la sua influenza nel XIII secolo in talune aree geografiche come la Francia nord-orientale e l&#8217;area mosana. Tenendo conto del gioco delle interdipendenze tra le arti nel Medioevo e dell&#8217;importanza delle miniature come repertorio d&#8217;immagini cui ispirarsi, si \u00e8 cos\u00ec proceduto alla ricerca di documenti da comparare con il reperto della Cattedrale di Como, per sostenere le attribuzioni rispetto a luogo di manifattura, datazione e committenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile complessivo ha affinit\u00e0 con la produzione artistica \u00a0del terzo quarto del XIII secolo, un&#8217;ipotesi cronologica che trova conferma anche nell&#8217;analisi dell&#8217;abbigliamento dei personaggi. Certi dettagli quali l&#8217;abbigliamento militare del cavaliere inginocchiato &#8211; caratterizzato da cotta di maglia coperta da armatura con\u00a0 blasoni, guanti, calzari e \u00a0camaglio &#8211; l&#8217;aderenza delle maniche delle tuniche e la fodera di vaio delle cappe, depongono ulteriormente a favore di questa range cronologico<sup><a href=\"#footnote_40_3118\" id=\"identifier_40_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"All&rsquo;inizio del quarto decennio del XIV secolo l&rsquo;abbigliamento militare registra una serie di novit&agrave; &nbsp;rappresentate dall&rsquo;impiego di materiali rigidi adatti alle nuove armi, cfr. V. Gay, Glossaire arch&eacute;ologique&hellip;, 1887, voce Armes et Armures, p. 62. Per l&rsquo;analisi delle vesti profane il mio pensiero corre alla compianta storica del costume Grazietta Butazzi, cui avevo sottoposto le immagini della borsa in preparazione del Congresso CIETA 2009. In quella occasione Butazzi confermava che talune caratteristiche dell&rsquo;abbigliamento e la stessa semplificazione delle fogge, bench&eacute; in parte imputabile alla tecnica di tessitura, erano congruenti al Nord Europa e a una datazione alla seconda met&agrave; del XIII secolo.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si passano poi in rassegna le singole scene \u00e8 possibile ravvisare alcuni paralleli con la cultura figurativa legata a Federico II, ben diffusa oltre i confini del regno meridionale d&#8217;Italia. Si prenda, ad esempio, la scena apicale della pattella della borsa &#8211;\u00a0 che si ripete all&#8217;estremit\u00e0 sinistra dell&#8217;oggetto &#8211; in cui la figura della dama coronata sta rimettendo le armi a un cavaliere. Sebbene nel periodo il soggetto della Maest\u00e0 in trono si esprima con una certa convenzionalit\u00e0, il pensiero corre alle miniature di uguale tema del primo foglio del manoscritto vaticano del <em>De arte venandi cum avibus<\/em>, datato 1260<sup><a href=\"#footnote_41_3118\" id=\"identifier_41_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal Lat. 1071. Il codice tramanda il trattato di falconeria scritto dallo &ldquo;Stupor mundi&rdquo; nel quarto decennio del XIII secolo e&nbsp; venne fatto redigere da Manfredi, figlio dell&rsquo;imperatore, nel 1260, cfr. A.L. Trombetti Budriesi, De arte venandi cum avibus, in Federico II. Enciclopedia fridericiana, vol. Roma 2006, vol. I, pp. 466-471.\">42<\/a><\/sup>. In termini di esegesi dell&#8217;immagine, non pu\u00f2 sfuggire il valore politico di un richiamo a raffigurazioni dell&#8217;autorit\u00e0 imperiale, segno rivelatore di una committenza prestigiosa gi\u00e0 dichiarata dalla qualit\u00e0 di tessitura e fattura dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un secondo &#8220;fotogramma&#8221; della borsa esplora il tema cortese della caccia<sup><a href=\"#footnote_42_3118\" id=\"identifier_42_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Galloni, Il cervo e il lupo. Caccia e cultura nobiliare nel Medioevo, Bari 1993, pp. 21 e sgg; M. Vale, The Princely Court. Medieval Courts and Culture in North-West Europe 1270-1380, Oxford 2001, pp. 179-184; J. Bugnion, Les chasses m&eacute;di&eacute;vales. Le brachet, le l&eacute;vrier, l&rsquo;&eacute;pagneul, leur nomenclature, leur m&eacute;tiers, leur typologie, Gollion 2006), in particolare pp. 74-75 per il &laquo;brachet en croupe&raquo; (si ringrazia Baudouin Van den Abeele per la segnalazione bibliografica).\">43<\/a><\/sup>, (<a title=\"Fig. 9. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como,  Tristano con gli animali ausiliari della caccia; Isotta rimette le armi a Tristano. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra09.jpg\">Fig. 9<\/a>) dichiarato dall&#8217;evidenza di un uomo con gli animali ausiliari tipici dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria: cavallo (pomellato, la stessa tipologia dei cavalli del codice federiciano), sparviero e bracco, qui descritto nella peculiare posizione accucciata sul cavallo. Penetrata in Occidente verso il VI secolo dopo Cristo, l&#8217;arte della caccia e i relativi modelli iconografici sviluppatisi su premesse orientali, ebbero una circolazione europea grazie anche alla mediazione siciliana; le rappresentazioni venatorie medievali sono attestate da numerosi e diversificati esempi che riguardano le arti applicate nel loro complesso, tessuti compresi<sup><a href=\"#footnote_43_3118\" id=\"identifier_43_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In particolare coerenza con l&rsquo;immagine dell&rsquo;aum&ocirc;ni&egrave;re per l&rsquo;animale accucciato posteriormente sul cavallo &egrave; il frammento di sudario (arte ispano-islamica, 1007-1008) con figura di cavaliere del tesoro della cattedrale di San Lazzaro a Autun in Borgogna, cfr. V. Marcelli, C. Wallut, Le suaire de saint Lazare d&rsquo;Autun: une restoration plus importante que pr&eacute;vue, in &ldquo;CORE. Conservation et restauration du patrimoine culturel&rdquo;, n. 14,&nbsp; 2004, pp. 21-29, in particolare la bibliografia a p. 27.\">44<\/a><\/sup>. Sul piano stilistico, l&#8217;impianto e le singole figure sono coerenti con analoghe scene di cavalieri in codici miniati databili al terzo quarto del XIII secolo<sup><a href=\"#footnote_44_3118\" id=\"identifier_44_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio: Le mois de mai: noble chasseur et g&eacute;meux. Martyrologe de Saint Germain-des Pr&egrave;s, Paris, Biblioth&egrave;que nationale, lat. 12834, f. 49, datato 1270 circa.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giocare a scacchi, alla stregua di cavalcare e cacciare, era un altro intrattenimento della vita cortese: ai nobili, e specialmente ai membri di una casata reale, era richiesta tale abilit\u00e0, che faceva parte delle capacit\u00e0 da acquisire con l&#8217;educazione<sup><a href=\"#footnote_45_3118\" id=\"identifier_45_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vale, The Princely Court.., 2001, pp. 170-179 con relative note.\">46<\/a><\/sup>. Nell&#8217;arte medievale sono numerosi i documenti figurativi relativi al gioco degli scacchi; tra i riferimenti illustri bisogna considerare la decorazione del soffitto della Cappella Palatina di Palermo (1143 circa), piuttosto che il manoscritto monacense dei <em>Carmina Burana<\/em> datato al 1230<sup><a href=\"#footnote_46_3118\" id=\"identifier_46_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Carmina Burana, Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 4660.\">47<\/a><\/sup>, il cui foglio 92 recto reca una miniatura con due giocatori di scacchi, l&#8217;uno nell&#8217;atto di muovere un pezzo, l&#8217;altro di scongiurare l&#8217;influsso del maligno mentre un servitore a lato sta portando una coppa<sup><a href=\"#footnote_47_3118\" id=\"identifier_47_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. R. Constable, Chess and Courtly Culture in Medieval Castile: The Libro de ajadrez of Alfonso X, el Sabio, in &ldquo;Speculum&rdquo;, pp. 306 e 307 (Fig.3).\">48<\/a><\/sup>. Un oggetto simile \u00e8 invece il fulcro dell&#8217;azione dei giocatori di sesso opposto della borsa lariana, (<a title=\"Fig. 10. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, Tristano e Isotta giocano a scacchi. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra10.jpg\">Fig. 10<\/a>) \u00a0indirizzando la lettura dell&#8217;immagine verso un topos del romanzo di Tristano e Isotta\u00a0 e pi\u00f9 in generale verso il tema della schermaglia amorosa, secondo il significato emblematico degli scacchi nella cultura medievale<sup><a href=\"#footnote_48_3118\" id=\"identifier_48_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In diverse versioni di questo famosa storia d&rsquo;amore l&rsquo;innamoramento di Tristano insorge dopo aver bevuto da una coppa il filtro d&rsquo;amore ad altri destinato; per il significato del gioco degli scacchi in rapporto all&rsquo;ars amandi cfr. M. Camille, The Medieval Art of Love. Objects and Subjects of Desire, New York 1998.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa considerazione iconologica \u00e8 di particolare interesse per la comprensione della genesi della borsa lariana, probabilmente realizzata come dono sponsale; sorge cos\u00ec la curiosit\u00e0 su chi abbia commissionato l&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em>, scegliendo d&#8217;identificarsi in una delle pi\u00f9 famose coppie di amanti del Medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto \u00e8 in palese rapporto con la raffinata cultura cortese, non solo con il repertorio di abitudini in cui si essa si manifesta, ma anche con la sua produzione letteraria. \u00c8 un dato che non stupisce, poich\u00e9 \u00e8 risaputo che la prolifica letteratura cortese ha informato di s\u00e9 i differenti materiali &#8211; la carta e la pergamena, l\u2019avorio, il legno, la ceramica, la pietra, il cuoio e il tessuto &#8211; usati nelle arti applicate in auge nel Medioevo. Soffitti, codici, specchi, placchette, cofanetti, decorazioni pavimentali, mensole, accessori tessili d\u2019uso domestico e d\u2019abbigliamento hanno accolto e tradotto in immagini i protagonisti e le vicende delle numerose storie circolanti, veicolandole in contesti sia profani che clericali<sup><a href=\"#footnote_49_3118\" id=\"identifier_49_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla relazione tra letteratura cortese e arte rimane tuttora fondamentale il testo di R. Sherman Loomis, Arthurian Legends in Medieval Art, part. 2 in collaboration with Laura Hibbard, Millwood, reprint 1975, pp. 42-69, 92 per la materia tristaniana che &egrave; il soggetto specifico di S.C. Van D&rsquo;Elden, Tristan and Isolde. Medieval Illustrations of the Verse Romances, Turnhout 2016.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scene illustrate sulla borsa lariana non sembrano tuttavia essere focus isolati su \u00a0personaggi e situazioni tratte da differenti opere letterarie, come sovente accade in altri doni d&#8217;amore<sup><a href=\"#footnote_50_3118\" id=\"identifier_50_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Tomasi, &ldquo;Le fais des preudommes ausi com s&rsquo;il fussent present&rdquo;: gli avori cavallereschi tra romanzi e immagini, in Le stanze di Re Art&ugrave;. Gli affreschi di Frugarolo e l&rsquo;immaginario cavalleresco dell&rsquo;autunno del Medioevo, catalogo di mostra a cura di E. Castelnuovo, Milano 1999, pp. 128-137.\">51<\/a><\/sup>, ma piuttosto una sequenza d&#8217;immagini che restituiscono un racconto unitario, coerente con alcuni motivi ricorsivi dell\u2019intreccio tristaniano. Sono presenti infatti il rituale della rimessa dell&#8217;armatura nel torneo, la caccia con lo sparviero e il bracco, la partita a scacchi e il filtro d&#8217;amore, il travestimento di Tristano come menestrello. L&#8217;interpretazione di questo episodio in particolare\u00a0 &#8211;\u00a0 che si trova una sola volta nell&#8217;impaginato della borsa &#8211; si \u00e8 rivelata di cruciale importanza nella proposta di una associazione letteraria puntuale, pur difficile e comunque dubitativa poich\u00e9 la leggenda di Tristano e Isotta \u00e8 materia che \u00e9 stata rimaneggiata da pi\u00f9 autori nel corso di un ampio arco temporale<sup><a href=\"#footnote_51_3118\" id=\"identifier_51_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Punzi, Tristano.Storia di un mito, Roma 2009, 2a ristampa.\">52<\/a><\/sup>. Maria Luisa Meneghetti ha cos\u00ec suggerito di riconoscere nell&#8217;oggetto in mano alla donna un fermaglio semilunare (<a title=\"Fig. 11. &lt;i&gt;Aum\u00f4ni\u00e8re&lt;\/i&gt; della Cattedrale di Como, Tristano menestrello. Per gentile concessione dell'Ufficio di Arte Sacra della Diocesi di Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/fra11.jpg\">Fig. 11<\/a>) che si collegherebbe alla continuazione del Perceval\u00a0 di Gerbert de Montreuil, dove Tristano appare alla corte di re Art\u00f9<sup><a href=\"#footnote_52_3118\" id=\"identifier_52_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. L. Meneghetti, Storie al muro. Temi e personaggi della letteratura profana nell&rsquo;arte medievale, Torino 2015, pp. 315, 353 (nota 35), 377 (nota 86). Colgo l&rsquo;occasione per un ringraziamento particolare a Maria Luisa Meneghetti, Prof.ssa ordinaria di Filologia romanza all&rsquo;Universit&agrave; di Milano, alla quale devo la lettura dell&rsquo;iconografia dell&rsquo;aum&ocirc;ni&egrave;re in chiave tristaniana e un prezioso accompagnamento nella lunga ricerca.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di motivazioni desunte dalla fattura, dai materiali, dalla tessitura, da riflessioni stilistiche e iconografiche acquisisce scorrevolezza logica una committenza maturata alla fine del terzo quarto del XIII secolo nell&#8217;ambito della corte di Fiandra dei Dampierre. Prima famiglia di Francia ai tempi di San Luigi dopo la casata reale e i duchi di Borgogna, essi erano originari della Champagne e divennero conti di Fiandra dal 1251<sup><a href=\"#footnote_53_3118\" id=\"identifier_53_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. l&rsquo; Abb&eacute; Maistre, Histoire de la Maison Dampierre, Paris 1884, pp. 133-147.\">54<\/a><\/sup>. La loro corte si caratterizzava per una raffinata cultura letteraria, nutrita da una considerevole biblioteca<sup><a href=\"#footnote_54_3118\" id=\"identifier_54_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Histoire des biblioth&egrave;ques fran&ccedil;aises, sous la direction d&rsquo;A. Vernet vol. 1, Les biblioth&egrave;ques m&eacute;di&eacute;vales. Du VIe si&egrave;cle &agrave; 1530, Paris 1989, pp. 184, 188.\">55<\/a><\/sup>. Peraltro, pur nella consapevolezza che il leone rampante sia figura araldica diffusa, lo stemma del gancio smaltato della borsa \u00e8 compatibile con il riferimento fiammingo mentre, per contro, gli stemmi sottostanti alla pattella sarebbero collegati con l&#8217;araldica immaginaria oggetto degli studi di Pastoureau e della sua scuola<sup><a href=\"#footnote_55_3118\" id=\"identifier_55_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringraziano: Marco Foppoli, studioso di araldica per la consulenza sul gancio e Christiane Pantens del Centre International de Codicologie ASBL c\/o la Biblioth&egrave;que royale de Belgique che ha confrontato gli scudi della borsa lariana con un salterio di Gui de Dampierre (KBR ms. 10607) e un piccolo armoriale dell&rsquo;ultimo quarto del XIV secolo (KBR IV 1249) senza riuscire ad individuare corrispondenze ed ha per contro suggerito di approfondire il tema dell&rsquo;araldica di fantasia affrontato da M. Pastoureau, L&rsquo;art h&eacute;raldique au Moyen &Aacute;ge, Paris 2009, pp. 194 e sgg. Lo studioso scrive che tra i numerosi stemmi immaginari, il corpus pi&ugrave; significativo &egrave; costituito da quelli dei principali eroi delle leggende arturiane. &Egrave; curioso osservare che, nel testo di Gerbert de Montreuil, Tristano si spinge nel castello di Lancien, per cercare d&rsquo;incontrare Isotta, accompagnato da una decina di cavalieri della Tavola rotonda, cit. in M. L. Meneghetti, Storie al muro&hellip;, 2015, p. 377, nota 86.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile sottrarsi a una suggestione, che chi scrive sta ancora esplorando, riferita alla coppia Yolande de Bourgogne (1248-1280, figlia di Eudes de Bourgogne conte di Nevers, Auxerre e Tonnerre e di Mahaut de Bourbon-Dampierre) Robert de B\u00e9thune, della dinastia dei Dampierre (1249-1322, figlio di Gui, primo conte di Fiandra e di Matilde de B\u00e9thune) che contrassero matrimonio nel 1272, dopo che Yolande era rimasta vedova di Jean Tristan (figlio del re di Francia Luigi IX)<sup><a href=\"#footnote_56_3118\" id=\"identifier_56_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Foulet, Tristan, son of saint Louis in history and legend, in &ldquo;Romance philology&rdquo;, 12, 1959, pp. 235-240.\">57<\/a><\/sup>, cos\u00ec soprannominato per via delle difficili circostanze della sua nascita (Damietta, 1250 &#8211; Tunisi 1270). \u00a0Le vicende biografiche e il contesto che riguardano la coppia sono contrassegnate da singolari connessioni con l&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> tra le quali, solo per citarne alcune, la genealogia radicata in Champagne, il transito del celeberrimo codice di Federico II sull&#8217;arte venatoria nelle Fiandre attraverso Robert de B\u00e9thune<sup><a href=\"#footnote_57_3118\" id=\"identifier_57_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"France and the Holy Land, Frankish Culture at the End of the Crusades, edited by D. H. Weiss &amp; L. Mahoney,&nbsp; Baltimore &amp; London&nbsp; 2004, pp. 242-243.\">58<\/a><\/sup>, l&#8217;appellativo del primo marito di Jolanda e la ipotetica quanto convincente \u00a0&#8216;&#8221;incarnazione&#8221; del secondo nel Tristano nuovamente incontrato e riconosciuto, secondo l&#8217;episodio del fermaglio della vulgata di Gerbert de Montreuil. Accanto alle Fiandre la borsa lariana, per mezzo del sacchetto di reliquie di Saint Trond pi\u00f9 volte menzionato, si relaziona con il principato vescovile di Liegi, dove si consuma qualche secolo pi\u00f9 tardi parte della biografia del vescovo di Como Branda Castiglioni (Milano 1415- Roma 1487), canonico della cattedrale della cittadina belga in avvio di carriera ecclesiastica<sup><a href=\"#footnote_58_3118\" id=\"identifier_58_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Castiglioni, Branda, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 22, Roma 1979, consultato on-line.\">59<\/a><\/sup>. \u00a0Incarichi diplomatici per conto del Duca di Milano porteranno costui a interagire anche con i duchi di Borgogna, alla cui dinastia appartiene Jolanda di Nevers. Si carica cos\u00ec di significato il ragionamento che l&#8217;arrivo della <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> nella Cattedrale di Como avvenga per il tramite di Branda Castiglioni; ad oggi non \u00e8 stato rinvenuta alcuna prova documentale, se non la mancata menzione della borsa con le reliquie delle undicimila vergini in un inventario del tempio lariano del 1435<sup><a href=\"#footnote_59_3118\" id=\"identifier_59_3118\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio storico diocesano di Como, Capitolo della Cattedrale, cart .24, fasc.1, n. 1.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;augurio \u00e8 che la prosecuzione dell&#8217;indagine, ancora in corso da parte di chi scrive, possa regalare ulteriori pezze d&#8217;appoggio per confermare la suggestione verosimile appena illustrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Il contributo rielabora la relazione di chi scrive al congresso CIETA 2009 (C. Francina, <em>Une aum\u00f4ni\u00e8re in\u00e9dite de la Cath\u00e9drale de C\u00f4me<\/em>, 23\u00e8me Assembl\u00e9e G\u00e9n\u00e9rale du Centre International d&#8217;Etude des Textiles Anciens, Bruxelles 2009, 28 septembre &#8211; 1 octobre 2009).<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3118\" class=\"footnote\">S. Monti, <em>Storia ed Arte nella Provincia ed antica Diocesi di Como<\/em>, Como 1902, pp. 65-67; O. Zastrow, <em>Capolavori di oreficeria sacra nel Comasco<\/em>, Como 1984, pp. 119-121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3118\" class=\"footnote\">Si coglie l&#8217;occasione per ringraziare Daniele Pescarmona, allora funzionario della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Milano che acconsent\u00ec nel 2011 al prelievo di micro campionature di materiale, Piera Antonelli che cur\u00f2 il medesimo, Tullia Maifreni e Maria Romano e della Stazione sperimentale per la Seta di Milano che eseguirono le indagini merceologiche avvalendosi di: esame allo Stereomicroscopio, al Microscopio Ottico, al Microscopio Elettronico a Scansione e Microanalisi E.D.X.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3118\" class=\"footnote\">E. Rathbone Goddard, <em>Women&#8217;s costume in french texts of the eleventh and twelfth centuries<\/em>, Paris 1927, pp. 35-36, H. Wentzel, <em>Almosentasche<\/em> in R<em>eallexikon zur deutschen Kunstgeschichte<\/em>, v. I A-Baubetrieb, Stuttgart, 1937, p. 394 e sgg.; Eva Lundquist, <em>La mode et son vocabulaire<\/em>, Goteborg 1950, pp. 74-75; Claire Wilcox, <em>Bags<\/em>, Londra 1999, p. 13; <em>Dress Accessories 1150-1450<\/em>, edited by Geof Egan-Frances Pritchard, London 2002, pp. 342-343, 348-350. Per citazioni di borse negli inventari, nei libri dei conti e nelle fonti letterarie, cfr. E. Lundquist, <em>La mode<\/em><em>&#8230;<\/em>, 1950, pp. 75-77; R. Levy Pisetzky, <em>Storia del costume in Italia<\/em>,vol. II, Milano 1964, pp. 78-79; S. Farmer, <em>Biffes, Tiretaines, and Aumoni\u00e8res: The Role of Paris in the International Textile Markets of the Thirteenth and Fourteenth Centuries<\/em>, in <em>Medieval Clothing and Textiles<\/em>, edited by<em> <\/em> R. Netherton, G. R. Owen-Crocker, Woodbridge 2006, pp. 87-89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3118\" class=\"footnote\">C. Wilcox, <em>Bags<\/em>, 1999, p. 13; M. Camille, <em>The Medieval Art of Love. Objects and Subjects of Desire<\/em>, London 1998, pp. 63-65; C. Giorgetti, <em>Un Sacco di Borse: come nasce una collezione<\/em>, in <em>Misteriosi scrigni. Borse della collezione Cristina Giorgetti dal XVII al XX secolo<\/em>, a cura di C. Giorgetti, Prato 2001, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3118\" class=\"footnote\">E. J.Burs, <em>A Cultural Performance in Silk.<\/em> <em>Sebelinn\u00c8s aumosni\u00e8re in the Dit de l\u2019Empereur Constant<\/em>, in <em>Cultural performances in medieval France. <\/em><em>Essays in honor of Nancy Freeman<\/em>, edited by E.Dossy-Quinby, R. L. Krueger e E. J. Burns, Woodbridge-New York 2007, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3118\" class=\"footnote\">C. de Linas, <em>Anciens v\u00eatements sacerdotaux et anciens tissus conserv\u00e9s en France. Deuxi\u00e8me s\u00e9rie<\/em>, Paris 1862, pp. 25-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3118\" class=\"footnote\">L. de Laborde, <em>Glossaire francais du Moyen \u0202ge, <\/em>Paris 1872, p. 127, 144, 266.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3118\" class=\"footnote\">E. Foresti\u00e9, Le <em>v\u00eatement civil et \u00e9cclesiastique dans le sud-ouest de la France, <\/em>Extrait du Bulletin de la Soci\u00e9t\u00e9 Arch\u00e9ologique de Tar-et-Garonne, Montauban 1887, p. 121-122; lo stesso ripete V. Gay, <em>Glossaire arch\u00e9ologique du Moyen Age et de la Renaissance<\/em>, Tome Premier A-GUY, Paris 1887, pp. 84-85 e, nella letteratura pi\u00f9 recente, M. Blanc, <em>Le sac du prestige au Moyen \u0202ge<\/em>, in <em>Le cas du sac, Histoire d&#8217;une utopie portative<\/em>, catalogo della mostra sous la direction de F. Chenoune, Paris 2004, p. 206.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3118\" class=\"footnote\">M. Viollet-le-Duc, <em>Dictionnaire raisonn\u00e9 du mobilier fran\u00e7ais<\/em> <em>de l\u2019\u00e9poque carlovingienne \u00e0 la Renaissance<\/em>,Tome Troisi\u00e8me, Paris 1874, pp. 26-31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3118\" class=\"footnote\">Pubblicata in bianco e nero in M. Carlano, <em>Embroidery<\/em>, in\u00a0 <em>French Textiles from the Middle Age through the Second Empire<\/em>, edited by M. Carlano and L. Salmon, Hartford 1985, p. 79. Si ringrazia Christine Descatoire, <em>conservatrice en chef<\/em> incaricata delle collezioni di oreficeria e tessili occidentali del Mus\u00e9e de Cluny-Mus\u00e9e national du Moyen \u0202ge, che mi ha inviato per ragioni di studio immagini a colori della <em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> di Troyes e mi ha supportato durante la lunga ricerca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3118\" class=\"footnote\"><em>Idem\/Eadem<\/em>, pp. 26-28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3118\" class=\"footnote\">L. de Laborde, <em>Glossaire&#8230;<\/em>, 1872, voce <em>aumosni\u00e8re<\/em>, p. 144.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3118\" class=\"footnote\">A. F. Arnaud, <em>Voyage arch\u00e9ologique et pittoresque dans le d\u00e9part\u00e9ment de l&#8217;Aube et dans l&#8217;ancien Dioc\u00e8se de Troyes<\/em>, Troyes 1837, che riporta un aneddoto riguardante Philippe-Auguste \u00ab \u02c2il\u02c3 fit fabriquer des bourses pour le voyage de Palestine, afin d&#8217;y renfermer les reliques qu&#8217;il esp\u00e9rait y recueillir. Il se soumit lui-m\u00eame \u00e0 cette r\u00e8gle et re\u00e7ut, de mains de Hagues, abb\u00e9 de Saint-Denis, avec l&#8217;oriflamme, la <em>sporta<\/em>, sac du voyage [&#8230;] A son imitation les princes et le chevaliers qui se crois\u00e8rent, se firent fabriquer pour eux, qu&#8217;ils enrichirent de leurs armes.\u00bb, p. 35, nota 1;\u00a0 V. Gay, <em>Glossaire&#8230;<\/em>, 1887, p. 85; M. Carlano, <em>Embroidery<\/em>&#8230;, 1985, p. 77; \u00a0R. Levy Pisetzsky, <em>Storia del costume&#8230;, <\/em>1964, riporta abbreviata la citazione di un cronista contemporaneo di Cola di Rienzo: \u00abscarzelle a muodo [\u2026] di pellegrino\u00bb, \u00a0p. 78; S Farmer, <em>Biffes\u2026<\/em>, p. 87, nota 92; P. Goretti, <em>Pellegrini, gentiluomini, mercanti: le origini della borsa<\/em>, in, <em>Dalla testa ai piedi. Costume e moda in et\u00e0 gotica<\/em>, atti di convegno a cura di L. Dal Pr\u00e0, P. Peri, Trento 2006, pp. 582-591.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3118\" class=\"footnote\">H. L. Kessler, <em>Camminare sui passi di Cristo<\/em>, in <em>Il medioevo in viaggio<\/em>, catalogo di mostra a cura di B.Chiesi, I. Ciseri, B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2015, p. 69; \u00a0B. Spencer, <em>Pilgrim Souvenirs and Secular Badges<\/em>, London 1998, p. 315. \u00c8 da tali manufatti che si originano plausibilmente i cosiddetti \u00abbrevi\u00bb o \u00abbrievi\u00bb: \u00abpiccolo involto entrovi reliquie, o orazioni, e portati al collo per divozione&#8221;\u00bb, <em>Vocabolario degli Accademici della Crusca. Edizione seconda veneta accresciuta di molte voci raccolte dagli Autori approvati dalla stessa Accademia<\/em>, vol. I, Venezia 1763, p. 343.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3118\" class=\"footnote\">Chanoine Reusans, <em>El\u00e9ments d\u2019Arch\u00e9ologie chr\u00e9tienne<\/em>, tome deuxi\u00e8me, Paris 1890, pp. 392-394.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3118\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, S. Vasco Rocca, <em>Suppellettile ecclesiastica<\/em>, Firenze 1988, p. 157, con illustrazioni di borse medievali. Un esempio di borsa per reliquie in metallo, databile all&#8217;VIII secolo e proveniente dalla Chiesa di san Dionigi di Enger,\u00a0 si trova al Kunstgewerbemuseum am Tiertgarten di Berlino (Inv. Nr. 1888,632).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3118\" class=\"footnote\">In un panorama ampio di testi su patrimoni ecclesiastici con citazione di borse di reliquie, rimane particolarmente significativo, per ricchezza di materiale e autorevolezza di schedatura, il lavoro sulle chiese e i conventi svizzeri di: B. Schmedding, <em>Mittelalterliche Textilien in Kirchen und Klostern der Schweiz<\/em>, Riggisberg 1978, catalogo nn. 11, 14, 91-92, 257-258, 264-265, 268-272.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3118\" class=\"footnote\">Archivio storico diocesano di Como, Curia Diocesana, Visita del Vescovo, cart. 4, fasc. 2, atto del 18 agosto 1586.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3118\" class=\"footnote\">P.George, <em>Un import-export de reliques des onze mille vierges au XIII si\u00e8cle<\/em>, in \u201cBulletin de la Soci\u00e9t\u00e9 Royale le Vieux-Li\u00e8ge\u201d, Tome XII, n. 252-253, Avril-Juin 1991, pp. 209-228.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3118\" class=\"footnote\">Citata in C. Wilcox, <em>Bag&#8230;<\/em>, 1999, p. 13. L&#8217;oggetto era stato analizzato in occasione di una mostra dedicata al ritrovamento nel solaio dell&#8217;abbazia di Saint Trond di una cassetta reliquiaria contenente dei crani e delle ossa. L&#8217;apertura della cassetta aveva rivelato la presenza di lembi di stoffe, di cuffie, di borse utilizzati per avvolgere e ricoverare le reliquie, secondo una consuetudine che risale all&#8217;alto Medioevo. Cfr. <em>Stof Uit de Kist. De middeleeuwse textielschat uit de abdij van Sin Truiden<\/em>, catalogo di mostra, Leuven 1991, pp. 292-295. Dei rapporti tra la borsa comasca e il &#8220;breve&#8221; limburghese si discuter\u00e0 in seguito.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3118\" class=\"footnote\">Per Xanten e Cluny cfr. M. Schuette, S. M\u00fcller-Christensen, <em>Il ricamo nella storia e nell\u2019arte<\/em>, Roma 1963, schede nn. 221-222, pp. 138-139 e il sito www.culture.fr.; per gli item di Tongres si rimanda al catalogo digitale BALaT (Belgian Art LInk and Tools) dell&#8217;Institut Royal du Patrimoine artistique (IRPA).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3118\" class=\"footnote\">F. Witte, <em>Die Liturgischen Gew\u00e4nder und Kirchlichen Stickereien des Schn<\/em><em>\u03cb<\/em><em>tgenmuseums K\u00f6ln<\/em>, Berlino, 1926, p. 17, Tafel 45\/5;\u00a0 <em>2000 Years of Tapestry Weaving. A Loan Exhibition<\/em>, catalogo di mostra, Hartford [1952], p. 33, scheda n. 67 e R. Martin, <em>Textiles in Daily Life in the Middle Ages<\/em>, The Cleveland Museum of Art 1985, p. 27. Il numero d&#8217;inventario del museo americano \u00e9:1939.37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3118\" class=\"footnote\"><em>R\u00e9glements sur les arts et m\u00e9tiers de Paris redig\u00e9s au XIII si\u00e8cle et connus sous le nom du livre des m\u00e9tiers d\u2019Etienne Boileau<\/em>, a cura di G. B. Depping, Paris 1837, p. 382-386.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3118\" class=\"footnote\"><em>Idem\/Eadem<\/em>, pp. 382-383; anche de Laborde\u00a0 (<em>Glossaire&#8230;<\/em>, 1872, p. 144) ripete che la specializzazione parigina consisteva nella pratica dell&#8217; l&#8217;arte del ricamo in seta o in filo d&#8217;oro. Giorgetti conferma l&#8217;ambiguit\u00e0 della situazione parlando di \u00abiterazione di tipologie mediorientali gi\u00e0 riprodotte da lavoratrici locali e tipizzate evidentemente attraverso una specifica caratteristica o merceologica o modellistica\u00bb, cfr. C. Giorgetti, in <em>Misteriosi scrigni<\/em>&#8230;, 2001, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3118\" class=\"footnote\">Per le diverse posizioni del dibattito in un approccio critico si rimanda a S. Cavallo, <em>History of Tapestry Weaving in Europe during the Late Middle Ages<\/em>, in S. Cavallo, <em>Medieval Tapestries in the Metropolitan\u00a0 Museum of Art<\/em>, New York 1993, pp. 57-81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3118\" class=\"footnote\">Cit. in R. Martin, <em>Textiles in Daily Life<\/em>&#8230;, pag. 27. \u00a0Un accenno ai \u00abtapissiers sarrasinoises\u00bb presenti a Bruges gi\u00e0 agli inizi del Trecento si trova in <em>Bruges et la tapisserie<\/em>, a cura di G. Delmarcel, E. Duverger, Bruges-Mouscron 1987, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3118\" class=\"footnote\">J. Lestocquoy, <em>Deux si\u00e8cles de l&#8217;histoire de la tapisserie (1300-1500). Paris, Arras, Lille, Tournai, Bruxelles<\/em>, M\u00e9moires de la Commision D\u00e9partementale des Monuments Historiques du Pas-de Calais, tome XIX, Arras 1978; S. Cavallo, <em>History of Tapestry<\/em>&#8230;, 1993, p. 64 per i filati metallici di Arras.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3118\" class=\"footnote\">S. Cavallo, <em>History of Tapestry<\/em>&#8230;, 1993, p. 59 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3118\" class=\"footnote\">Cavallo supporta tale considerazione riportando l\u2019evidenza di un frammento ad arazzo della cattedrale di Bamberga che illustra due monache al lavoro davanti ad un telaio verticale, Idem\/Eadem, p. 75, p. 77 Fig. 85. L&#8217;affermazione era gi\u00e0 stata fatta da Jubinal alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento, che aveva esposto casi di monasteri come l\u2019Abbeye de Saint Florent de Saumur, cfr. A. Jubinal, <em>Recherches sur l\u2019usage et l\u2019origine des tapisseries \u00e0 personnages dites histori\u00e9es, depuis l\u2019antiquit\u00e9 jusq\u2019au 16. si\u00e8cle inclusivement<\/em>, Paris 1840, p. 139.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3118\" class=\"footnote\"><em>Chefs-d\u2019oeuvre de la tapisserie du XIV<sup>e<\/sup> au XVI<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, catalogo di mostra, Paris 1973, pp. 12-13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3118\" class=\"footnote\"><em>Stof uit de kist&#8230;<\/em>,<em> <\/em>1991, pp. 292-295, 389. Il mio ringraziamento va a Betty Simon del Provinciaal Centrum voor Cultureel Erfgoed di Hasselt, che nel 2009 mi forn\u00ec utili informazioni bibliografiche ed agevol\u00f2 la consultazione diretta dell\u2019oggetto a Saint Trond.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3118\" class=\"footnote\">Risale al 2011 la corrispondenza con Fanny Van Cleven, allora chef del laboratorio di restauro tessile dell&#8217; stemmi Institut royal du Patrimoine artistique di Bruxelles (IRPA) per acquisire informazioni aggiuntive sulla borsa di Saint Trond. Si coglie qui l&#8217;occasione per ringraziarla della disponibilit\u00e0.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3118\" class=\"footnote\">Il Museo di Piconrue a Bastogne conserva una borsa reliquiaria realizzata con un tessuto ad arazzo. La superficie \u00e8 ornata di scudi araldici e negli interstizi della decorazione vi sono analoghe rosette.\u00a0 Cit. in M. Fern\u00e1ndez \u00c1lvarez, <em>Reliquary bags, purses and pouches<\/em>, in &#8220;Datat\u00e8xtil&#8221;, n. 30, 2014, p. 26, con l&#8217;attribuzione a Colonia nel XIII secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3118\" class=\"footnote\"><em>Stof Uit de Kist<\/em>&#8230;, 1991, p. 294; per l\u2019arazzo di Malterer di Fribourg \u00e0 Breisgau, datato 1310-1320 cfr. M. Schuette, S. M\u00fcller-Christensen, <em>Il ricamo&#8230;<\/em>, 1963, p. 37 e relativa tavola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3118\" class=\"footnote\">P. George, <em>Un import-export de relique&#8230;<\/em>,<em> <\/em>1991, pp. 209-228.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3118\" class=\"footnote\">La storiografia sull\u2019arte tessile contiene informazioni erratiche e peraltro ripetitive sui metalli filati, mentre scarseggiano i testi monografici a tema e sono per lo pi\u00f9 basati su fonti inventariali e letterarie. Tra i contributi si segnalano F. Michel, <em>Recherches sur le commerce, la fabrication et l\u2019usage des \u00e9toffes de soie, d\u2019or et d\u2019argent, et autres tissues pr\u00e9cieux en Occident, principalement en France, pendant le moyen \u00e2ge<\/em>, vol. 1, Paris 1852, ris.an, 2011; e a questa situazione si aggiunge la difficolt\u00e0 di reperire ulteriori informazioni che sono purtroppo erratiche L. Brenni, <em>L\u2019arte del battiloro ed i filati d\u2019oro e d\u2019argento<\/em>, Milano 1930, \u00a0pp. 65-66; A.Coulin Weibel, <em>Two Thousands Years of Textiles<\/em>, New York 1952, p. 7 e sgg.; F.Lewis May, <em>Silk Textiles of Spain<\/em>, New York, 1957, p. 7; M. Braun-Ronsdorf, <em>Les tissus d&#8217;or et d&#8217;argent du moyen \u00e2ge \u00e0 l&#8217;\u00e9poque moderne<\/em>, in &#8220;Cahier CIBA&#8221;, <em>Tissus lam\u00e9<\/em>, 1961\/3, pp. 2-10. Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento la scarsa storiografia monografica sui filati metallici si \u00e8 arricchita di una letteratura scientifica che parte da indagini di laboratorio: A questo proposito risultano di grande interesse M. J\u00e1r\u00f3, <em>Gold Embroidery and Fabrics in Europe: XI \u2013XIV Centuries<\/em>, in \u201cGold Bulletin&#8221;, I. 2, Vol. 23(2), 1990, pp. 40-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3118\" class=\"footnote\">J\u00e1r\u00f3 constata come gli atelier italiani e tedeschi, a differenza di quelli orientali, siano accomunati dalla manifattura di metallo membranaceo da budella animale piuttosto che da cuoio, dalla pratica di simulazione dell\u2019oro attraverso la doratura della lamina d&#8217;argento,\u00a0 dall\u2019avvolgimento della lamina striscia cos\u00ec ottenuta su un\u2019anima di lino per ottenere il metallo filato.\u00a0 I fili provenienti da stoffe attribuite a Lucca si differenziano dagli assaggi dei reperti tedeschi per una maggiore altezza della membrana di budello animale di partenza. Cfr.\u00a0 M. J\u00e1r\u00f3, Idem\/Eadem, table 3, pp. 52-55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3118\" class=\"footnote\">Sulla produzione di filati metallici a Lucca cfr. T. Bini, <em>I lucchesi a Venezia. Alcuni studi sopra i secoli XIII e XIV, <\/em>Lucca 1855, pp. 70-78, che riporta numerosi documenti attestanti che dimostrano il pieno svolgimento di questa particolare produzione nel secolo XIII, mentre la formalizzazione dello statuto corporativo dei battiloro risale al 1279. Peraltro gi\u00e0 un codice miscellaneo datato fine ottavo-inizio nono secolo e conservato presso la Biblioteca Capitolare di Lucca raccoglie ricette per ricavare l&#8217;oro filato, cit. in P. Mainoni, <em>La seta in Italia tra XII e XIII secolo: migrazioni artigiane e tipologie seriche<\/em>, in <em>La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo<\/em>, atti di convegno a cura di L. Mol\u00e0, R. C. Mueller, C. Zanier, Venezia 2000, p. 373.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3118\" class=\"footnote\">Basti pensare a Bruges dove i lucchesi furono presenti dal Duecento fino alla fine del Quattrocento, cfr. L. Galoppini, <em>Mercanti toscani e Bruges nel tardo Medioevo<\/em>, Pisa 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3118\" class=\"footnote\">D. Devoti, <em>La seta. Tesori di un&#8217;arte lucchese. Produzione tessile a Lucca dal XIII al XVII secolo<\/em>, catalogo di mostra, Lucca 1989, p. 19, dove si citano \u00absendati\u00bb, \u00abdiaspri\u00bb e \u00absamiti\u00bb; F. Edler de Roover, <em>Le sete lucchesi<\/em>, Lucca 1993; fondamentali sulla materia I. Del Punta, Lucca e il commercio della seta nel Medioevo, Pisa 2010, pp.157-164, dedicate al nome e ai tipi di tessuti;\u00a0 D. Jacoby, <em>La circolazione della seta e dei tessuti serici. L&#8217;Italia e il Mediterraneo fra XII e XIV secolo<\/em>, in <em>Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento<\/em>, catalogo di mostra a cura di C. Hollberg, Roma-Firenze, 2017, pp. 22-26. Per una ulteriore bibliografia sui tessuti lucchesi si rimanda a D. Digilio<em>, La produzione di tessuti di seta nelle principali citt\u00e0 mercantili e manifatturiere italiane tra tardo Medioevo e Rinascimento<\/em>, in <em>La collezione Gandini. Tessuti del Medioevo e del Rinascimento<\/em>, catalogo della collezione del\u00a0 Museo Civico di Modena a cura di M. Cuoghi Costantini e I. Silvestri, Bologna, 2010, pp. 37-38, nota 17. Da questa autorevole bibliografia non emerge che i lucchesi lavorassero tessuti secondo la tecnica dell&#8217;arazzo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3118\" class=\"footnote\">All&#8217;inizio del quarto decennio del XIV secolo l&#8217;abbigliamento militare registra una serie di novit\u00e0 \u00a0rappresentate dall&#8217;impiego di materiali rigidi adatti alle nuove armi, cfr. V. Gay, <em>Glossaire arch\u00e9ologique&#8230;<\/em>, 1887, voce <em>Armes et Armures<\/em>, p. 62. Per l&#8217;analisi delle vesti profane il mio pensiero corre alla compianta storica del costume Grazietta Butazzi, cui avevo sottoposto le immagini della borsa in preparazione del Congresso CIETA 2009. In quella occasione Butazzi confermava che talune caratteristiche dell&#8217;abbigliamento e la stessa semplificazione delle fogge, bench\u00e9 in parte imputabile alla tecnica di tessitura, erano congruenti al Nord Europa e a una datazione alla seconda met\u00e0 del XIII secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3118\" class=\"footnote\">Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal Lat. 1071. Il codice tramanda il trattato di falconeria scritto dallo &#8220;Stupor mundi&#8221; nel quarto decennio del XIII secolo e\u00a0 venne fatto redigere da Manfredi, figlio dell&#8217;imperatore, nel 1260, cfr. A.L. Trombetti Budriesi, <em>De arte venandi cum avibus<\/em>, in <em>Federico II. Enciclopedia fridericiana<\/em>, vol. Roma 2006, vol. I, pp. 466-471.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3118\" class=\"footnote\">Cfr. P. Galloni, <em>Il cervo e il lupo. Caccia e cultura nobiliare nel Medioevo<\/em>, Bari 1993, pp. 21 e sgg; M. Vale, <em>The Princely Court. Medieval Courts and Culture in North-West Europe 1270-1380<\/em>, Oxford 2001, pp. 179-184; J. Bugnion<em>, Les chasses m\u00e9di\u00e9vales. Le brachet, le l\u00e9vrier, l&#8217;\u00e9pagneul, leur nomenclature, leur m\u00e9tiers, leur typologie<\/em>, Gollion 2006), in particolare pp. 74-75 per il \u00abbrachet en croupe\u00bb (si ringrazia Baudouin Van den Abeele per la segnalazione bibliografica).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3118\" class=\"footnote\">In particolare coerenza con l&#8217;immagine dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> per l&#8217;animale accucciato posteriormente sul cavallo \u00e8 il frammento di sudario (arte ispano-islamica, 1007-1008) con figura di cavaliere del tesoro della cattedrale di San Lazzaro a Autun in Borgogna, cfr. V. Marcelli, C. Wallut, <em>Le suaire de saint Lazare d&#8217;Autun: une restoration plus importante que pr\u00e9vue<\/em>, in &#8220;CORE. Conservation et restauration du patrimoine culturel&#8221;, n. 14,\u00a0 2004, pp. 21-29, in particolare la bibliografia a p. 27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3118\" class=\"footnote\">Ad esempio: <em>Le mois de mai: noble chasseur et g\u00e9meux. Martyrologe de Saint Germain-des Pr\u00e8s<\/em>, Paris, Biblioth\u00e8que nationale, lat. 12834, f. 49, datato 1270 circa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3118\" class=\"footnote\">M. Vale, <em>The Princely Court..<\/em>, 2001, pp. 170-179 con relative note.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3118\" class=\"footnote\"><em>Carmina Burana<\/em>, Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 4660.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3118\" class=\"footnote\">O. R. Constable, <em>Chess and Courtly Culture in Medieval Castile: The Libro de ajadrez of Alfonso X,<\/em> el Sabio, in &#8220;Speculum&#8221;, pp. 306 e 307 (Fig.3).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3118\" class=\"footnote\">In diverse versioni di questo famosa storia d&#8217;amore l&#8217;innamoramento di Tristano insorge dopo aver bevuto da una coppa il filtro d&#8217;amore ad altri destinato; per il significato del gioco degli scacchi in rapporto <em>all&#8217;ars amandi <\/em>cfr. M. Camille, <em>The Medieval Art of Love. Objects and Subjects of Desire<\/em>, New York 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3118\" class=\"footnote\">Sulla relazione tra letteratura cortese e arte rimane tuttora fondamentale il testo di R. Sherman Loomis, <em>Arthurian Legends in Medieval Art<\/em>, part. 2 in collaboration with Laura Hibbard, Millwood, reprint 1975, pp. 42-69, 92 per la materia tristaniana che \u00e8 il soggetto specifico di S.C<em>. Van D&#8217;Elden, Tristan and Isolde. Medieval Illustrations of the Verse Romance<\/em>s, Turnhout 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3118\" class=\"footnote\">Cfr. M. Tomasi, <em>&#8220;Le fais des preudommes ausi com s&#8217;il fussent present&#8221;: gli avori cavallereschi tra romanzi e immagini<\/em>, in <em>Le stanze di Re Art\u00f9. Gli affreschi di Frugarolo e l&#8217;immaginario cavalleresco dell&#8217;autunno del Medioevo<\/em>, catalogo di mostra a cura di E. Castelnuovo, Milano 1999, pp. 128-137.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3118\" class=\"footnote\">A. Punzi, <em>Tristano.Storia di un mito<\/em>, Roma 2009, 2<sup>a<\/sup> ristampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3118\" class=\"footnote\">M. L. Meneghetti, <em>Storie al muro. Temi e personaggi della letteratura profana nell&#8217;arte medievale<\/em>, Torino 2015, pp. 315, 353 (nota 35), 377 (nota 86). Colgo l&#8217;occasione per un ringraziamento particolare a Maria Luisa Meneghetti, Prof.ssa ordinaria di Filologia romanza all&#8217;Universit\u00e0 di Milano, alla quale devo la lettura dell&#8217;iconografia dell&#8217;<em>aum\u00f4ni\u00e8re<\/em> in chiave tristaniana e un prezioso accompagnamento nella lunga ricerca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3118\" class=\"footnote\">M. l&#8217; Abb\u00e9 Maistre, <em>Histoire de la Maison Dampierre<\/em>, Paris 1884, pp. 133-147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3118\" class=\"footnote\"><em>Histoire des biblioth\u00e8ques fran\u00e7aises<\/em>, sous la direction d&#8217;A. Vernet vol. 1, <em>Les biblioth\u00e8ques m\u00e9di\u00e9vales. Du VI<sup>e <\/sup>si\u00e8cle \u00e0 1530<\/em>, Paris 1989, pp. 184, 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3118\" class=\"footnote\">Si ringraziano: Marco Foppoli, studioso di araldica per la consulenza sul gancio e Christiane Pantens del Centre International de Codicologie ASBL c\/o la Biblioth\u00e8que royale de Belgique che ha confrontato gli scudi della borsa lariana con un salterio di Gui de Dampierre (KBR ms. 10607) e un piccolo armoriale dell&#8217;ultimo quarto del XIV secolo (KBR IV 1249) senza riuscire ad individuare corrispondenze ed ha per contro suggerito di approfondire il tema dell&#8217;araldica di fantasia affrontato da M. Pastoureau, <em>L&#8217;art h\u00e9raldique au Moyen \u00c1ge<\/em>, Paris 2009, pp. 194 e sgg. Lo studioso scrive che tra i numerosi stemmi immaginari, il corpus pi\u00f9 significativo \u00e8 costituito da quelli dei principali eroi delle leggende arturiane. \u00c8 curioso osservare che, nel testo di Gerbert de Montreuil, Tristano si spinge nel castello di Lancien, per cercare d&#8217;incontrare Isotta, accompagnato da una decina di cavalieri della Tavola rotonda, cit. in M. L. Meneghetti, <em>Storie al muro&#8230;, <\/em>2015, p. 377, nota 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3118\" class=\"footnote\">A. Foulet, <em>Tristan, son of saint Louis in history and legend<\/em>, in &#8220;Romance philology&#8221;, 12, 1959, pp. 235-240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3118\" class=\"footnote\"><em>France and the Holy Land, Frankish Culture at the End of the Crusades<\/em>, edited by D. H. Weiss &amp; L. Mahoney,\u00a0 Baltimore &amp; London\u00a0 2004, pp. 242-243.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3118\" class=\"footnote\"><em>Castiglioni, Branda<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. 22, Roma 1979, consultato on-line.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3118\" class=\"footnote\">Archivio storico diocesano di Como, Capitolo della Cattedrale, cart .24, fasc.1, n. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3118\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>francina.chiara@gmail.com Una aum\u00f4ni\u00e8re della Cattedrale di Como* DOI: 10.7431\/RIV17022018 Introduzione Il tesoro della Cattedrale di Como conserva un oggetto d&#8217;importanza particolare per la storia dell&#8217;arte <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3118\" title=\"Francina Chiara\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3118"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3118"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3118\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3571,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3118\/revisions\/3571"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}