{"id":3115,"date":"2018-06-29T19:53:32","date_gmt":"2018-06-29T19:53:32","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3115"},"modified":"2018-12-29T20:19:22","modified_gmt":"2018-12-29T20:19:22","slug":"giovanni-cardamone","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3115","title":{"rendered":"Giovanni Cardamone"},"content":{"rendered":"<p>gianni_cardamone@virgilio.it<\/p>\n<h3>Affreschi dimenticati nel monastero della Martorana<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17012018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oggetto di questo breve contributo<sup><a href=\"#footnote_0_3115\" id=\"identifier_0_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Comunicazione letta in occasione della Giornata di Studio in onore del prof. Mario Giorgianni (Palermo 1945 &ndash; 2011), Palermo, 10 dicembre 2014, Aula Basile, Facolt&agrave; di Ingegneria. In ragione dell&rsquo;argomento trattato, questo contributo &egrave; dedicato anche al professore Camillo Filangeri, deceduto nell&rsquo;aprile del 2013, i cui tratti umani e di studioso particolarmente attento ai temi dell&rsquo;architettura medievale e di alcuni ambiti territoriali siciliani sono stati ricordati nell&rsquo;Aula Magna della Facolt&agrave; di Architettura il 14 novembre 2014 su iniziativa dell&rsquo;Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo.\">1<\/a><\/sup> \u00e8 costituito da tre fotografie inedite relative ad alcune pitture casualmente rinvenute negli anni settanta all\u2019interno della vecchia sede della Facolt\u00e0 di Architettura di Palermo (gi\u00e0 monastero della Martorana), foto che avrebbero dovuto arricchire il corredo iconografico del mio libro dedicato alla Scuola di Architettura di Palermo<sup><a href=\"#footnote_1_3115\" id=\"identifier_1_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Cardamone, L a Scuola di Architettura di Palermo nella Casa Martorana, Palermo 2012.\">2<\/a><\/sup>, edito dalla Casa editrice Sellerio nel dicembre del 2012 ma che, con mio grande rammarico, non furono pubblicate. Interpretando quello che sarebbe stato il desiderio del mio caro amico e collega Mario Giorgianni, che aveva seguito costantemente l\u2019<em>iter<\/em> della mia ricerca sulla \u201cCasa Martorana\u201d, e quello del professor Camillo Filangeri, che mi aveva fatto dono delle fotografie, l\u2019occasione del presente articolo mi \u00e8 particolarmente gradita, non solo per colmare quella lacuna ma, soprattutto, per portare alla ribalta i preziosi reperti storici che mi accingo ad illustrare, e ci\u00f2, nell\u2019ottica di un loro auspicabile recupero e valorizzazione<sup><a href=\"#footnote_2_3115\" id=\"identifier_2_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le riprese fotografiche sono state eseguite dal professor Filangeri il 16 gennaio 1975, durante i lavori di consolidamento e ristrutturazione di quel formidabile palinsesto di architetture che costituisce l&rsquo;ex monastero della Martorana, lavori che sono stati espletati in massima parte tra il 1975 e il 1978. Ringrazio la Prof. Maria Concetta Di Natale per avermi offerto la possibilit&agrave; di pubblicare il presente articolo.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizier\u00f2 la mia esposizione dalle immagini relative a due \u201cquadroni\u201d a fresco, o pi\u00f9 verosimilmente a tempera, rinvenuti al di sotto del pavimento dell\u2019odierna aula 16, cui si accede dal corridoio del secondo piano dell\u2019edificio in questione (<a title=\"Fig. 1. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Pianta del 2\u00b0 piano (1974) con indicazione delle odierne aule 12 (in blu) e 16 (in rosso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Tali due dipinti, databili intorno alla prima met\u00e0 del XVII secolo, decoravano in origine la parete che separava il Refettorio dall\u2019Aula Capitolare dell\u2019antico monastero benedettino (<a title=\"Fig. 2. Palermo. L\u2019assetto del 1\u00b0 piano del Monastero della Martorana nel 1865. In evidenza, la parete est del Parlatorio dove si trovano i due quadroni a fresco (ricostruzione storica dell\u2019Autore).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car02.jpg\">Fig. 2<\/a>, riquadro in rosso). Negli anni trenta dell\u2019Ottocento furono occultati da una elegante volta policentrica a sesto ribassato, del tipo \u201ca incannucciata\u201d; e poich\u00e9 tale struttura voltata venne a sua volta nascosta negli anni sessanta del secolo scorso da un controsoffitto in gesso, si pu\u00f2 affermare con certezza che tali \u201cquadroni\u201d, al tempo del loro rinvenimento, erano rimasti occultati per circa un secolo e mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una terza immagine riguarda una porzione di fregio pittorico che in origine decorava l\u2019ex Refettorio, oggi parzialmente corrispondente all\u2019aula 3 di Giurisprudenza, ma un tempo ben pi\u00f9 ampio (<a title=\"Fig. 3. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Pianta del 1\u00b0 piano (rilievo del 1974). Estensione originaria dell\u2019antico Refettorio (in blu) e porzione della volta controsoffittata (in rosso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car03.jpg\">Fig. 3<\/a>, riquadro blu), fregio anch\u2019esso \u201cdimenticato\u201d dagli anni trenta dell\u2019Ottocento, allorch\u00e9 venne occultato dalla volta prima descritta. Riteniamo che tali dipinti, da noi pi\u00f9 avanti descritti, siano stati gravemente danneggiati durante i lavori di sostituzione del vetusto solaio ligneo esistente, ormai prossimo al collasso, con un nuovo solaio ordito con travi di acciaio e tavelloni di laterizio. In tale operazione, che interess\u00f2 buona parte dell\u2019Istituto di Urbanistica, la volta \u201ca incannucciata\u201d, di cui si \u00e8 detto, fu giudiziosamente mantenuta, anche se rimase parzialmente nascosta da un controsoffitto in gesso in corrispondenza della stanzetta e del corridoio sottostanti (<a title=\"Fig. 3. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Pianta del 1\u00b0 piano (rilievo del 1974). Estensione originaria dell\u2019antico Refettorio (in blu) e porzione della volta controsoffittata (in rosso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car03.jpg\">Fig. 3<\/a>, riquadro in rosso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;immagine successiva (<a title=\"Fig. 4. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Angolo sud-est del vano sottostante l\u2019aula 16.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car04.jpg\">Fig. 4<\/a>) mostra l\u2019angolo sud-est del vano sottostante all\u2019aula 16 che, fino al 2011, era destinata, insieme ad altri locali attigui, alla conservazione della Dotazione Basile e di una parte dell\u2019Archivio Ducrot. Nella parete che delimita ad est tale vano si notano le tracce residuali di un dipinto con due figure virili, ambedue con aureola, mantello e pastorale vescovile. Difficile argomentare al momento sulla identit\u00e0 dei soggetti raffigurati, dei quali si propone anche un ingrandimento parziale (<a title=\"Fig. 5. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Particolare del dipinto che decora la parete est del vano sottostante l\u2019aula 16.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Dalla stessa fotografia si rilevano inoltre altri elementi di un certo interesse, quali, una trave lignea trecentesca con suo dormiente intagliato, del tipo simile a quelli che si rinvengono nell\u2019aula 12, intitolata a Walter Gropius (<a title=\"Fig. 6. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Mensole trecentesche provenienti dal solaio dismesso del Refettorio (aula 3) e ricollocate sotto le capriate dell\u2019aula Gropius (aula 12).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car06.jpg\">Figg. 6<\/a> e <a title=\"Fig. 7. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Mensole trecentesche provenienti dal solaio dismesso del Refettorio (aula 3) e ricollocate sotto le capriate dell\u2019aula Gropius (aula 12).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car07.jpg\">7<\/a>), o agli altri conservati in una stanza dell\u2019ex Presidenza (<a title=\"Fig. 8. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Altre mensole trecentesche recuperate durante i lavori di ristrutturazione degli anni settanta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car08.jpg\">Figg. 8<\/a> e <a title=\"Fig. 9. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Altre mensole trecentesche recuperate durante i lavori di ristrutturazione degli anni settanta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car09.jpg\">9<\/a>), ed ancora, l\u2019ossatura portante della citata volta ottocentesca, costituita dalle consuete centine di tavole di pioppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia n. 2 riguarda l\u2019angolo nord-est dello stesso ambiente (<a title=\"Fig. 10. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Angolo nord-est del vano sottostante l\u2019aula 16. Dipinto con abbadessa e trave lignea medievale con suo dormiente intagliato.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car10.jpg\">Fig. 10<\/a>), riconoscibile da alcuni particolari. Anche qui, al di l\u00e0 della trave lignea poggiante su un dormiente intagliato e consolidata, come l\u2019altra estremit\u00e0, da un puntello appostovi probabilmente nel corso del Settecento, e comunque prima della costruzione della volta \u201ca incannucciata\u201d, si nota un quadrone raffigurante una abbadessa in primo piano, ed ancora, due figure (in alto a destra), un grande vaso e altri particolari indecifrabili, nonostante l\u2019ingrandimento fotografico da noi tentato (<a title=\"Fig. 11. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Angolo nord-est del vano sottostante l\u2019aula 16. Dipinto con abbadessa e altre figure muliebri (in alto a destra). Particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car11.jpg\">Fig. 11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia n. 3, come si \u00e8 detto, riprende un particolare del fregio che correva lungo l\u2019intradosso dell\u2019originario solaio dell\u2019ex Refettorio (<a title=\"Fig. 12. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Fregio pittorico ritrovato sotto il solaio dell\u2019Aula Gropius.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car12.jpg\">Fig. 12<\/a>), un ambiente di epoca medievale che, a nostro parere, va identificato con quella chiesetta di S. Simone che Pagano de Parisio, conte di Avellino e di Butera, nel 1195 aveva donato alle monache della Martorana affinch\u00e9 potessero ampliare il loro piccolo monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il professore Filangeri, con il quale ho avuto modo di soffermarmi sulla datazione di tale fregio, esso potrebbe risalire alla fine del XIII secolo. I soggetti raffigurati, dalle linee alquanto stilizzate e densi di contenuti simbolici, lo rendono di gran lunga pi\u00f9 interessante dei due quadroni prima descritti. Le figure, di colore chiaro, pressoch\u00e9 uniforme, su fondo scuro (forse di colore azzurro) riproducono due grifoni rampanti contrapposti con al centro l\u2019Albero della Vita, due pavoni, anch\u2019essi affrontati, con al centro la sacra Fonte della Vita, e un piccolo drago, simbolo ricorrente di Satana. Infine, al di sopra del pavone di destra si intravede un frammento di un\u2019altra figura, troppo piccolo per\u00f2 per tentare di identificarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente il programma iconografico di tale ambiente non era circoscritto a queste poche immagini; infatti, come mi fu riferito dallo stesso Filangeri, egli avrebbe proseguito le riprese fotografiche se quel giorno non avesse esaurito la pellicola a sua disposizione. N\u00e9, tanto meno, pot\u00e8 mettere in atto il suo proposito il giorno seguente perch\u00e9, quando ritorn\u00f2 sul posto, era ormai troppo tardi a causa dei lavori che si stavano apprestando in quella zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sarebbe piaciuto approfondire il simbolismo di tali figure con lui, nella sua qualit\u00e0 di studioso particolarmente attento all\u2019architettura e alle altre manifestazioni artistiche del Medioevo; gli avevo manifestato tale mio intendimento nel corso di una telefonata avvenuta all\u2019inizio del 2013, nel corso della quale mi confess\u00f2 la sua delusione per la mancata pubblicazione delle fotografie in discorso. Ci eravamo ripromessi di incontrarci presto per commentarle insieme, ma poi, purtroppo, non c\u2019\u00e8 stato pi\u00f9 il tempo per farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desidero ora ritornare brevemente sul significato di tali raffigurazioni simboliche, argomento sul quale esiste una copiosa letteratura e sul quale ritengo non sia prudente addentrarmi data la complessit\u00e0 della materia; mi sembra tuttavia opportuno richiamare in questa sede alcune nozioni basilari a tal riguardo, tralasciando di riferire sulle remote origini e sui significati via via assunti nel tempo dai temi iconografici prima richiamati presso vari popoli e culture<sup><a href=\"#footnote_3_3115\" id=\"identifier_3_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la mia breve disamina simbologica di tali raffigurazioni pittoriche mi sono avvalso prevalentemente del noto testo di Louis Charbonneau Lassay, Il bestiario del Cristo. La misteriosa emblematica di Ges&ugrave; Cristo, Bruges 1940, 2 voll., rist. Roma 1994 e del Dizionario dei simboli cristiani di Edouard Urech, Roma 1995.\">4<\/a><\/sup>, e ci\u00f2, al fine di sottolineare la grande importanza delle pitture documentate dalla foto n. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I Pavoni <\/em>(<a title=\"Fig. 13. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Particolare del fregio rinvenuto sotto il solaio dell\u2019Aula Gropius. Pavoni che si dissetano alla Fonte della Vita.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car13.jpg\">Fig. 13<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi sono i significati attribuiti alla figura del pavone sin dai primi tempi della Cristianit\u00e0; spesso \u00e8 stato assunto ad emblema del Cristo Salvatore, conduttore e pastore di anime verso la vita eterna, altre volte, a simbolo di Giustizia, del Giusto, del Buon Consigliere, della Primavera. Non mancano per\u00f2 le attribuzioni negative, quali l\u2019Orgoglio, la Vanit\u00e0 e la Falsit\u00e0 del giudizio, ma si tratta di casi sporadici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In antico si credeva che la carne del pavone fosse incorruttibile e, per tale ragione, esso fu l\u2019emblema dell\u2019incorruttibilit\u00e0 pi\u00f9 assoluta. Louis Charbonneau Lassay scrive in proposito: \u00abQuesta leggendaria incorruttibilit\u00e0 del pavone, alla quale i romani dell\u2019epoca di sant\u2019Agostino credevano, ha portato come naturale conseguenza a far s\u00ec che i simbolisti cristiani prendessero questo uccello come simbolo dell\u2019immortalit\u00e0, a cui si giunge attraverso la resurrezione, nonch\u00e9, l\u2019emblema di questa restaurazione dopo la morte. In effetti &#8211; precisa meglio Charbonneau &#8211; \u00absant\u2019Agostino<sup><a href=\"#footnote_4_3115\" id=\"identifier_4_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si riferisce alla celebre opera De Civitate Dei, scritta da S. Agostino d&rsquo;Ippona tra il 413 e il 426. Tra le numerose edizioni a stampa si segnala La Citt&agrave; di Dio, traduz. di D. Marafioti, voll. 2, Milano 2011, XXI 4, 1 e 7, 2.\">5<\/a><\/sup> ricorda che la credenza dell\u2019incorruttibilit\u00e0 del pavone viene semplicemente proposta come l\u2019emblema dell\u2019immortalit\u00e0; questo concetto per\u00f2, dal momento che si applica all\u2019essere umano, corpo ed anima, comporta implicitamente l\u2019idea preliminare di resurrezione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_3115\" id=\"identifier_5_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Charbonneau Lassay, Il bestiario del Cristo&hellip;, 1940, II, pp. 207-208.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Marius Schneider (1903-1982) il pavone \u00e8 simbolo dell\u2019eterno susseguirsi del giorno e della notte, della nascita e della morte, che si esprime con la muta annuale del suo piumaggio, dunque egli \u00abviene a costituire l\u2019emblema della immortalit\u00e0, la quale \u00e8 dovuta alla presenza continua dei pavoni nella fonte sacra o al piede dell\u2019albero della vita\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_3115\" id=\"identifier_6_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Schneider, Gli animali simbolici e la loro origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche, trad. dallo spagnolo di G. Chiappini, Milano 1986, pp. 100-103.\">7<\/a><\/sup>. In un altro passo del suo formidabile saggio di musicologia comparata, lo Schneider, che accosta la figura del pavone all\u2019angelo, ma anche a Mercurio, per via del fatto che nelle sue ore mistiche si colloca tra il giorno e la notte e, nello spazio, tra il cielo e la terra, sostiene che, proprio a causa di tale significato simbolico, si trova spesso raffigurato in atteggiamento di veglia nelle catacombe di viale Manzoni a Roma, sul sarcofago di Teodoro nella chiesa di S. Apollinare in Classe, nonch\u00e9 nelle rappresentazioni pi\u00f9 antiche dei miracoli di salvazione (storia di No\u00e8, Giona, Lazzaro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo ora al tema cui si richiama la nostra raffigurazione, che \u00e8 quello dell\u2019Eucarestia. Numerose opere d\u2019arte ci mostrano uno o due pavoni nell\u2019atto di bere, o di avere appena bevuto, dalla coppa eucaristica. In questo caso, il pavone riveste il carattere di doppio emblema di incorruttibilit\u00e0 e di immortalit\u00e0; \u00abi due pavoni che si nutrono al calice, al ciborio, sono il simbolo dell\u2019aspirazione alla vita eterna, speranza suprema del cristiano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3115\" id=\"identifier_7_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Charbonneau Lassay, Il bestiario del Cristo&hellip;, 1940, II, p. 214.\">8<\/a><\/sup>.\u00a0 Stesso significato assumono i due pavoni che piluccano i frutti dell\u2019Albero della vita, i quali ultimi evocano probabilmente anch\u2019essi l\u2019Eucarestia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marco Miosi, antropologo culturale, interpreta l\u2019immagine dei due pavoni messi uno di fronte all\u2019altro che si dissetano ad una fonte, come il simbolo delle anime dei fedeli che bevono dalla Fontana della vita, emblema di coppa dell\u2019immortalit\u00e0 e di rinascita spirituale, come anche di calice eucaristico. A suo dire, i due pavoni \u00absono mediatori fra il cielo e la terra. Mai abbandonano la fonte sacra della vita. Uno di essi presiede alla nascita, alla luce e alla venuta dell\u2019essere umano in questo mondo; mentre l\u2019altro simboleggia la morte, l\u2019oscurit\u00e0 e il passaggio all\u2019altro mondo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3115\" id=\"identifier_8_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.scianet.it\/ciapuglia\/svl\/documentiRead?doc_id=15394&amp;tpl_id=7&amp;tpl=1&amp;prim=http%3A%2F%2Fwww.scianet.it%2Fciapuglia%2Fsvl%2FsrcDoc%3F%26amp%3Bquery%3Duva%2Bda%2Btavola\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Edouard Urech<sup><a href=\"#footnote_9_3115\" id=\"identifier_9_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Urech, Dizionario dei simboli&hellip;, 1995, p. 202.\">10<\/a><\/sup>, infine, il simbolo cristiano del pavone non si incontra pi\u00f9 in Occidente a partire dal XIII secolo e due secoli dopo in Oriente. Tale affermazione, che andrebbe attentamente verificata, nel caso in cui si dovesse rivelare attendibile, oltre che confermare l\u2019antichit\u00e0 delle raffigurazioni della Martorana, ci indurrebbe ad anticipare la loro datazione alla fine del XII secolo, il che ci porterebbe a concludere che tali pitture adornavano di gi\u00e0 la chiesetta di S. Simone quando questa fu donata alle monache della Martorana nel 1195.<\/p>\n<p><em>I \u00a0Grifoni <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Limitandoci sempre alla chiave interpretativa cristiana, il grifone \u00e8 portatore di una doppia simbologia; infatti, le sue due nature, felina e volatile, alludono alla terra e al cielo, dunque alla fusione tra due essenze. Per tale motivo il grifone si presta a essere interpretato in senso cristologico, come simbolo delle due nature di Cristo: quella umana e quella divina. In ragione della sua doppia natura il grifone divenne anche l\u2019immagine emblematica dei Santi. Essi infatti, come riferisce lo Charbonneau, \u00absono aquile per la regione elevata dove dimorarono ordinariamente i loro pensieri e i loro sentimenti, e leoni per il coraggio morale di cui hanno dato prova, durante la loro vita, nella lotta incessante del Bene contro il Male, in loro e intorno a loro\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3115\" id=\"identifier_10_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Charbonneau Lassay, Il bestiario del Cristo&hellip;, 1940, I, p. 535.\">11<\/a><\/sup>. In definitiva, i due grifoni (<a title=\"Fig. 14. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Particolare del fregio rinvenuto sotto il solaio dell\u2019Aula Gropius. Grifoni che si nutrono all\u2019Albero della Vita.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car14.jpg\">Fig. 14<\/a>) rappresenterebbero le anime sante che partecipano alle delizie del cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio parere, \u00e8 proprio questa la lettura interpretativa che bisogna attribuire alla scena dipinta nel fregio della sala della Martorana: due grifoni, ossia due Santi, che si nutrono all\u2019Albero della vita. Quest\u2019ultimo, come afferma Antonio Iacobini, \u00e8 \u00ab \u2026l\u2019asse centrale, il pilastro, che unisce la terra e il cielo, assicurando la coesione dell\u2019Universo\u00bb, e che, in altri termini, \u00abrappresenta la <em>vis universalis <\/em>cui attingono gli esseri viventi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3115\" id=\"identifier_11_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Iacobini, L&rsquo;albero della vita nell&rsquo;immaginario medievale: Bisanzio e l&rsquo;Occidente, in L&rsquo;architettura medievale in Sicilia: la Cattedrale di Palermo, a cura di A.M. Romanini e A. Cadei, Roma 1994, pp. 241-290.\">12<\/a><\/sup>. In proposito Charbonneau ci ricorda che questo stesso tema iconografico si rinviene nell\u2019antica cattedrale bizantina di Atene, dove, egli dice, i maestri decoratori, verso il IX o il X secolo, posero sulla facciata due grifoni che si nutrono dei frutti dell\u2019albero della Vita (<a title=\"Fig. 15. Atene. Cattedrale antica. Formella scultorea del prospetto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car15.jpg\">Fig. 15<\/a>). \u00abE sappiamo &#8211; aggiunge &#8211; che questo albero ed i suoi frutti sono riservati ai santi, secondo il testo che la Chiesa ha fatto suo: <em>A colui che vincer\u00e0, io dar\u00f2 i frutti dell\u2019albero della Vita, che cresce nel paradiso del mio Dio <\/em>(S. Giovanni, <em>Apocalisse<\/em>, II, 7)\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3115\" id=\"identifier_12_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Charbonneau Lassay, Il bestiario del Cristo&hellip;, 1940, I, p. 536.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che esiste anche una variante di tale tema iconografico, la quale si ispira a motivi religiosi orientali, estranei al Cristianesimo, riproducente la scena di due grifoni che bevono in una coppa. In questo caso essi simboleggiano le anime sante che chiedono al sacramento del sangue eucaristico di Cristo la grazia necessaria nella vita terrestre.<\/p>\n<p><em>Il Drago <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza figura allegorica, posta tra le prime due, a breve distanza dall\u2019originario alloggiamento della trave lignea dismessa, sembrerebbe un drago o un serpente alato (<a title=\"Fig. 16. Palermo. Ex Facolt\u00e0 di Architettura. Particolare del fregio rinvenuto sotto il solaio dell\u2019Aula Gropius. Drago.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/car16.jpg\">Fig. 16<\/a>). Per via della sua pessima reputazione nelle mitologie di tutti i popoli, tale creatura favolosa fu considerata dai cristiani una potenza demoniaca. Essa rappresenta quasi sempre Satana, il principe dei demoni che Maria calpesta secondo la profezia fatta a Eva: <em>La Donna ti schiaccer\u00e0 la testa, e tu le insidierai il calcagno&#8230; <\/em>(<em>Genesi,<\/em> III, 15). La sua presenza tra le raffigurazioni prima descritte potrebbe spiegarsi probabilmente come il tentativo di rappresentare l\u2019insidia del maligno lungo il percorso dell\u2019uomo verso la salvezza dell\u2019anima, oppure la creatura che nell\u2019eterna disputa tra il Bene e il Male viene vinta dalla potenza di Cristo e dei Santi. Bisogna infine ricordare che nella simbologia cristiana i draghi raffigurano anche i falsi Dei del Paganesimo, tuttavia, in questo caso, propenderei per una delle ipotesi precedenti<sup><a href=\"#footnote_13_3115\" id=\"identifier_13_3115\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con rincrescimento devo lamentare la scarsa attenzione posta a suo tempo nei confronti di queste importanti testimonianze storiche-artistiche dalla Direzione lavori; ricordo in proposito che le modalit&agrave; operative da questa adottate e le altre problematiche di carattere tecnico-amministrativo emerse nel corso dei lavori, provocarono nel 1978 le dimissioni irrevocabili dell&rsquo;intero gruppo di progettazione capeggiato dal professore Gino Pollini. I ritrovamenti di cui si &egrave; detto &ndash; com&rsquo;era invece avvenuto in un&rsquo;altra circostanza (alludo ai ritrovamenti archeologici del luglio 1976, mentre si apprestava la costruzione della odierna scala Culotta-Leone), andavano quanto meno documentati e, invece, di loro non ci rimangono che queste poche immagini &ldquo;catturate&rdquo;, in maniera del tutto fortuita, dalla fotocamera del professore Filangeri. Sulle numerose perdite e danneggiamenti occorsi nel tempo al patrimonio storico-artistico del monastero della Martorana, cfr. G. Cardamone, La Scuola di Architettura&hellip;, 2012, pp. 74, 86-87, 89-90, 94, 98, 100, 104, 107, 115, 120, 183, 361-362.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludo questa mia relazione con l\u2019auspicio che gli importanti reperti storici qui presentati possano promuovere presso le sedi istituzionalmente competenti idonee iniziative di carattere operativo al fine di accertare la loro eventuale permanenza e, in tal caso, tentarne il recupero per valorizzarli nel quadro di un restauro complessivo dell\u2019ex monastero della Martorana; ci\u00f2 sarebbe il modo migliore per onorare la memoria dei professori Mario Giorgianni e Camillo Filangeri che, con zelo e passione, insieme ad altri componenti della nostra Facolt\u00e0, in pi\u00f9 circostanze, si sono adoperati affinch\u00e9 tale complesso architettonico ricevesse l\u2019attenzione che merita e un dignitoso futuro.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3115\" class=\"footnote\">Comunicazione letta in occasione della Giornata di Studio in onore del prof. Mario Giorgianni (Palermo 1945 &#8211; 2011)<strong>, <\/strong>Palermo, 10 dicembre 2014, Aula Basile, Facolt\u00e0 di Ingegneria. In ragione dell\u2019argomento trattato, questo contributo \u00e8 dedicato anche al professore Camillo Filangeri, deceduto nell\u2019aprile del 2013, i cui tratti umani e di studioso particolarmente attento ai temi dell\u2019architettura medievale e di alcuni ambiti territoriali siciliani sono stati ricordati nell\u2019Aula Magna della Facolt\u00e0 di Architettura il 14 novembre 2014 su iniziativa dell\u2019Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3115\" class=\"footnote\">Cfr. G. Cardamone, <em>L a Scuola di Architettura di Palermo nella Casa Martorana<\/em>, Palermo 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3115\" class=\"footnote\">Le riprese fotografiche sono state eseguite dal professor Filangeri il 16 gennaio 1975, durante i lavori di consolidamento e ristrutturazione di quel formidabile palinsesto di architetture che costituisce l\u2019ex monastero della Martorana, lavori che sono stati espletati in massima parte tra il 1975 e il 1978. Ringrazio la Prof. Maria Concetta Di Natale per avermi offerto la possibilit\u00e0 di pubblicare il presente articolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3115\" class=\"footnote\">Per la mia breve disamina simbologica di tali raffigurazioni pittoriche mi sono avvalso prevalentemente del noto testo di Louis Charbonneau Lassay, <em>Il bestiario del Cristo. La misteriosa emblematica di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, Bruges 1940, 2 voll., rist. Roma 1994 e del <em>Dizionario dei simboli cristiani <\/em>di Edouard Urech, Roma 1995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3115\" class=\"footnote\">Si riferisce alla celebre opera <em>De Civitate Dei<\/em>, scritta da S. Agostino d\u2019Ippona tra il 413 e il 426. Tra le numerose edizioni a stampa si segnala <em>La Citt\u00e0 di Dio<\/em>, traduz. di D. Marafioti, voll. 2, Milano 2011, XXI 4, 1 e 7, 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3115\" class=\"footnote\">L. Charbonneau Lassay, <em>Il bestiario del Cristo\u2026<\/em>, 1940, II, pp. 207-208.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3115\" class=\"footnote\">M. Schneider, <em>Gli animali simbolici e la loro origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche<\/em>, trad. dallo spagnolo di G. Chiappini, Milano 1986, pp. 100-103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3115\" class=\"footnote\">L. Charbonneau Lassay, <em>Il bestiario del Cristo\u2026<\/em>, 1940, II, p. 214.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3115\" class=\"footnote\"><a href=\"http:\/\/www.scianet.it\/ciapuglia\/svl\/documentiRead?doc_id=15394&amp;tpl_id=7&amp;tpl=1&amp;prim=http%3A%2F%2Fwww.scianet.it%2Fciapuglia%2Fsvl%2FsrcDoc%3F%26amp%3Bquery%3Duva%2Bda%2Btavola\">http:\/\/www.scianet.it\/ciapuglia\/svl\/documentiRead?doc_id=15394&amp;tpl_id=7&amp;tpl=1&amp;prim=http%3A%2F%2Fwww.scianet.it%2Fciapuglia%2Fsvl%2FsrcDoc%3F%26amp%3Bquery%3Duva%2Bda%2Btavola<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3115\" class=\"footnote\">E. Urech, <em>Dizionario dei simboli\u2026<\/em>, 1995, p. 202.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3115\" class=\"footnote\">L. Charbonneau Lassay, <em>Il bestiario del Cristo\u2026<\/em>, 1940, I, p. 535.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3115\" class=\"footnote\">A. Iacobini, <em>L\u2019albero della vita nell\u2019immaginario medievale: Bisanzio e l\u2019Occidente<\/em>, in <em>L\u2019architettura medievale in Sicilia: la Cattedrale di Palermo<\/em>, a cura di A.M. Romanini e A. Cadei, Roma 1994, pp. 241-290.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3115\" class=\"footnote\">L. Charbonneau Lassay, <em>Il bestiario del Cristo\u2026<\/em>, 1940, I, p. 536.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3115\" class=\"footnote\">Con rincrescimento devo lamentare la scarsa attenzione posta a suo tempo nei confronti di queste importanti testimonianze storiche-artistiche dalla Direzione lavori; ricordo in proposito che le modalit\u00e0 operative da questa adottate e le altre problematiche di carattere tecnico-amministrativo emerse nel corso dei lavori, provocarono nel 1978 le dimissioni irrevocabili dell\u2019intero gruppo di progettazione capeggiato dal professore Gino Pollini. I ritrovamenti di cui si \u00e8 detto &#8211; com\u2019era invece avvenuto in un\u2019altra circostanza (alludo ai ritrovamenti archeologici del luglio 1976, mentre si apprestava la costruzione della odierna scala Culotta-Leone), andavano quanto meno documentati e, invece, di loro non ci rimangono che queste poche immagini \u201ccatturate\u201d, in maniera del tutto fortuita, dalla fotocamera del professore Filangeri. Sulle numerose perdite e danneggiamenti occorsi nel tempo al patrimonio storico-artistico del monastero della Martorana, cfr. G. Cardamone, <em>La Scuola di Architettura\u2026<\/em>, 2012, pp. 74, 86-87, 89-90, 94, 98, 100, 104, 107, 115, 120, 183, 361-362.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3115\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>gianni_cardamone@virgilio.it Affreschi dimenticati nel monastero della Martorana DOI: 10.7431\/RIV17012018 L\u2019oggetto di questo breve contributo1 \u00e8 costituito da tre fotografie inedite relative ad alcune pitture casualmente <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3115\" title=\"Giovanni Cardamone\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3115"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3115"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3115\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3298,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3115\/revisions\/3298"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}