{"id":3013,"date":"2017-12-28T14:25:27","date_gmt":"2017-12-28T14:25:27","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3013"},"modified":"2018-06-29T19:40:25","modified_gmt":"2018-06-29T19:40:25","slug":"salvatore-squillante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3013","title":{"rendered":"Salvatore Squillante"},"content":{"rendered":"<p>s.squillante91@tiscali.it<\/p>\n<h2>Un momento di collaborazione tra botteghe napoletane: la statua di San Ferdinando d\u2019Aragona per l\u2019Annunziata di Dragoni<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV16072017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra fine Seicento e inizio Settecento a Napoli ci fu un notevole sviluppo della statuaria lignea e delle botteghe che la producevano. Statue policrome di diversa grandezza, sia di carattere religioso che profano, erano molto richieste nel Viceregno e in Spagna anche per uso ornamentale. Si era molto arricchita e perfezionata, inoltre, l\u2019arte dei presepi che si andavano popolando di nuovi personaggi di diverse dimensioni. Tra le botteghe che operarono a Napoli nella seconda met\u00e0 del Seicento ci fu quella di Pietro Ceraso e dei gemelli Perrone. In questo contesto si inserisce la figura dello scultore Pietro Rocco Patalano (1664-1737?) che, insieme a quella del pi\u00f9 noto fratello Gaetano, contribuirono allo sviluppo della statuaria lignea. La prima indicazione biografica su tali artisti si trova nella guida della citt\u00e0 di Napoli del Parrino il quale, descrivendo la chiesa del Rosario<sup><a href=\"#footnote_0_3013\" id=\"identifier_0_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La chiesa, ricostruita nel corso del XVIII sec., sub&igrave; gravi dissesti per i terremoti del 1828 e del 1881 e fu, poi, completamente distrutta da quello del 28 luglio 1883.\">1<\/a><\/sup> di Lacco, sull\u2019isola d\u2019Ischia, afferma che vi era una \u00abVergine Assunta ed un Crocifisso molto belli di legno coloriti di Gaetano Patalano stimabile scoltore in legno di detto paese\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3013\" id=\"identifier_1_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D.A. Parrino, Della moderna descrizione di Napoli e il suo cratero&hellip;, vol. II, Napoli 1704, p. 136. Le due sculture citate dal Parrino erano scomparse gi&agrave; nel corso del XVIII, poich&eacute; in un inventario delle suppellettili della chiesa del 10 luglio 1765, non vi &egrave; alcun cenno delle opere.\">2<\/a><\/sup>. Qualche decennio dopo il De Dominici scrivendo degli scultori Aniello e Michele Perrone, afferma che essi \u00abebbero vari discepoli, ma i migliori furono Gaetano e Pietro Patalano, de\u2019 quali Gaetano fu il migliore, bench\u00e9 Pietro fusse ancor egli buono scultore e varie opere per la Spagna egli fece unite a quelle di Gaetano, per varie chiese del Regno mandarono loro lavori [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_3013\" id=\"identifier_2_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. De Dominici, Vite de&rsquo; Pittori, Scultori e Architetti napoletani, tomo III, Napoli 1742, p. 391.\">3<\/a><\/sup>. Fondamentale nel tracciare le fila della loro vicenda critica \u00e8 il rapporto con la Spagna, in particolare con Cadice dove ancora oggi si pu\u00f2 ammirare il gruppo scultoreo dell\u2019<em>Incoronazione della Vergine<\/em>. La fortuna delle loro opere nella penisola iberica \u00e8 attestata gi\u00e0 nel corso del Settecento dagli studi di eruditi quali Pons, De Urrutis, Peman, Pasco e Lopez Jimenez<sup><a href=\"#footnote_3_3013\" id=\"identifier_3_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pons, Viage de Esapna, tomo XVII, carta septima, Madrid 1796, p. 345; J. De Urrutis, Description historico-artistica de la Catedral de Cadiz, Cadiz 1843, p. 221; F. Pasco, Historia artistica de Cadiz, Cadice 1853, p. 73; J.C. Lopez Jimenez, Escultura Mediterranea, Murcia 1966, p. 39.\">4<\/a><\/sup>. Il Giannone nota che i due fratelli \u00aboperarono a Napoli, ove a quei tempi s\u2019usavano de scrittoj con vetri, e dentro statue di Santi e cristalli avanti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3013\" id=\"identifier_4_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Giannone, Giunte sulle vite de&rsquo; pittori napoletani, a cura di O. Morisani, Napoli 1941, p. 160.\">5<\/a><\/sup>, lasciando supporre che i Patalano, come altri scultori, si dedicassero anche alla plastica di piccolo formato. Di particolare importanza \u00e8 il testo di G. Borrelli che costituisce il primo contributo sulla personalit\u00e0 artistica dei Patalano e contiene un regesto completo delle opere e un loro profilo biografico<sup><a href=\"#footnote_5_3013\" id=\"identifier_5_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Borrelli, Il presepe napoletano, Roma 1970, p. 153.\">6<\/a><\/sup>. Il catalogo del fratello minore Pietro, si incrementa nel 1985 di documenti inediti presentati dal Rizzo, relativi alla produzione di alcuni scultori lignei napoletani del tempo<sup><a href=\"#footnote_6_3013\" id=\"identifier_6_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Rizzo, Scultori napoletani tre Sei e Settecento. Documenti e personalit&agrave; inedite, in &laquo;Antologia di Belle Arti&raquo;, n. 25-26, 1985, pp. 22-34.\">7<\/a><\/sup>. Ad Agostino Di Lustro si deve la prima e unica monografia dedicata interamente all\u2019attivit\u00e0 di Gaetano e Pietro Patalano, corredata dal contribuito di G. Borrelli sull\u2019interrelazione tra la famiglia Patalano e Perrone. Il Di Lustro, inoltre, pubblica anche una serie di documenti relativi a opere non ancora rintracciate con certezza<sup><a href=\"#footnote_7_3013\" id=\"identifier_7_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Di Lustro, Gli scultori Gaetano e Pietro Patalano tra Napoli e Cadice, Napoli 1993.\">8<\/a><\/sup>. Alcune novit\u00e0 emergono nel volume di G.G. Borrelli dove lo studioso trattando di scultura menziona anche Pietro, conferendo all\u2019artista l\u2019inedita <em>Annunciazione<\/em> di Roccanova<sup><a href=\"#footnote_8_3013\" id=\"identifier_8_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.G. Borrelli, Sculture in legno d&rsquo;et&agrave; barocca in Basilicata, Napoli 2005, pp. 28-29.\">9<\/a><\/sup>. Anche nel catalogo della mostra <em>Sculture di et\u00e0 barocca tra Terra d\u2019Otranto, Napoli e la Spagna <\/em>si trova un\u2019ampia trattazione della statuaria lignea. Le opere presenti in Puglia relative alla fine del Sei e l\u2019inizio del Settecento, come \u00e8 noto, sono prevalentemente di produzione napoletana e pi\u00f9 precisamente appartenenti alle botteghe del Patalano, del Fumo e del Colombo che operarono a Napoli in quegli anni<sup><a href=\"#footnote_9_3013\" id=\"identifier_9_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Casciaro, Napoli vista da fuori: sculture di et&agrave; barocca in Terra d&rsquo;Otranto e oltre, in Sculture di et&agrave; barocca tra Terra d&rsquo;Otranto, Napoli e la Spagna, a cura di R. Casciaro e A. Cassiano, Roma 2007, pp. 49-74.\">10<\/a><\/sup>. Altre novit\u00e0 emergono dal testo pubblicato dalla Di Liddo dove la studiosa, prima di presentare i casi inediti emersi su Gaetano, dedica un capitolo ai fratelli Patalano inserendoli tra i discepoli di Aniello Perrone, e fa un <em>excursus<\/em> delle opere documentate, quelle esistenti e quelle attribuite<sup><a href=\"#footnote_10_3013\" id=\"identifier_10_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Di Liddo, La circolazione della scultura lignea barocca nel Mediterraneo. Napoli, la Puglia e la Spagna. Una indagine comparata sul ruolo delle botteghe: Nicola Salzillo, Roma 2008, pp. 94-149.\">11<\/a><\/sup>. Se dalle ricerche della Di Liddo non emergono notizie sull\u2019attivit\u00e0 di Pietro Patalano, dal catalogo della mostra <em>Sculture in legno in Calabria dal Medioevo al Settecento<\/em> si possono riscontrare novit\u00e0 in ambito calabro, in particolare a Spezzano Piccolo dove Pietro, in et\u00e0 avanzata, realizza l\u2019<em>Assunta<\/em> e il busto della <em>S. Teresa<\/em><sup><a href=\"#footnote_11_3013\" id=\"identifier_11_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.G. Borelli, Sculture barocche e tardobarocche in Calabria. Un percorso accidentato, in Sculture in legno in Calabria dal Medioevo al Settecento, catalogo della mostra, a cura di P. L. de Castris, Napoli 2009, pp. 63-77; cit. p. 70.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli apporti precedenti hanno consentito di definire i profili biografici dei due fratelli. Originari di Lacco Ameno sono stati entrambi a bottega dai Perrone amici e parenti dei Patalano<sup><a href=\"#footnote_12_3013\" id=\"identifier_12_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Di Lustro, Gli scultori&hellip;, 1993, p. 40; doc. pp. 56-57; A. Di Lustro, Il Casale del Lacco nel secolo XVII crocevia di artisti tra Napoli e l&rsquo;isola d&rsquo;Ischia, in &laquo;La Rassegna d&rsquo;Ischia&raquo;, n. 5\/2010, pp. 33-36.\">13<\/a><\/sup>. Gaetano, di nove anni pi\u00f9 grande di Pietro, apr\u00ec una propria bottega nei pressi del Regio Palazzo Vecchio, vicino al Maschio Angioino, dove sicuramente lavor\u00f2 anche Pietro<sup><a href=\"#footnote_13_3013\" id=\"identifier_13_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. I. Di Liddo, La circolazione della scultura&hellip;, 2008, p. 128; doc. n. 4, pp. 45-46.\">14<\/a><\/sup>. Al periodo della loro attivit\u00e0 risalgono i rapporti con altri scultori in particolare l\u2019Ardia e il De Simone<sup><a href=\"#footnote_14_3013\" id=\"identifier_14_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 137; doc. n. 26, p. 64.\">15<\/a><\/sup>. Successivamente, alla prematura scomparsa di Gaetano, \u00e8 molto probabile che Pietro abbia ereditato la bottega continuandone l\u2019attivit\u00e0. La produzione artistica di quest\u2019ultimo trova riscontro oltre che in Spagna, in tutto il Viceregno e in particolare in Terra di Lavoro<sup><a href=\"#footnote_15_3013\" id=\"identifier_15_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Di Lustro, Scoperto a Cadice un Bambino dello scultore Pietro Patalano, in &laquo;La Rassegna d&rsquo;Ischia&raquo;, 1, 1990, pp. 16-17; A. Di Lustro, Gli scultori&hellip;, 1993, pp. 54-55; A. Di Lustro, Un San Giovannino di Pietro Patalano scoperto a Cadice, in &laquo;La Rassegna d&rsquo;Ischia&raquo;, 3, 1995, pp. 18-20; Splendori di Sicilia: arti decorative dal Rinascimento al Barocco, a cura di M.C. Di Natale, catalogo della mostra, Palermo 2001, p. 541; G. G. Borrelli, Sculture in legno&hellip;, 2005, pp. 28-29, figg. 70-71, 74, tavv. X-XI; G.G. Borelli, Sculture barocche e tardobarocche&hellip;, 2009, scheda relativa a Pietro Patalano, n. 43, pp. 224-225.\">16<\/a><\/sup>. Al 1716 risalgono due polizze che prevedono l\u2019esecuzione, per il prezzo di sessanta ducati, di un <em>San Ferdinando d\u2019Aragona<\/em> a mezzo busto commissionato da Francesco Di Grazia per la citt\u00e0 di Dragoni<sup><a href=\"#footnote_16_3013\" id=\"identifier_16_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Rizzo, Scultori napoletani&hellip;, 1985, p. 32, doc. n. 80; A. Di Lustro, Gli scultori&hellip;, 1993, p. 61.\">17<\/a><\/sup>. Queste polizze forniscono dati interessanti sulle dimensioni e le altre caratteristiche dell\u2019opera: il <em>Santo<\/em> doveva essere alto quattro palmi ca., con la base e il pastorale ma senza la testa, le mani e il reliquiario (da sistemarsi sul petto) dovevano essere in argento ed erano \u00abin potere di detto Pietro a chi sono state consegnate da esso Francesco a fine di doversi fare detta statua a proportione [\u2026] secondo la forma del disegno sottoscritto da detto Pietro che da esso si conserva\u00bb e \u00abquale statua e pedagna dover\u00e0 consegnarla colorita, et indorata, e fiorata cio\u00e8 panneggiamento piviale con fascia indorata a modo di rigamo, e stola e pastorale tutta indorata il camise miniato arricciata con la baretta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_3013\" id=\"identifier_17_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Di Lustro, Gli scultori&hellip;, 1993, pp. 61.\">18<\/a><\/sup>. Il <em>Santo<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Pietro Patalano, 1716, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, Dragoni, chiesa della SS.ma Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Pietro Patalano, 1716, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, Dragoni, chiesa della SS.ma Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ02.jpg\">2<\/a>) \u00e8 stato individuato nella seconda cappella a sinistra nella chiesa della SS.ma Annunziata di Dragoni. L\u2019opera corrisponde perfettamente alle indicazioni contenute nei documenti (<a title=\"Fig. 3. Pietro Patalano, 1716, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, particolare busto ligneo, Dragoni, chiesa della SS.ma Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Il <em>San Ferdinando<\/em> si mostra in atto benedicente, con il pastorale nella mano sinistra e la mitra, tipici attributi della sua carica vescovile. Ha il volto e le mani in cartapesta rivestita da foglia d\u2019argento mentre la mitra, anch\u2019essa in cartapesta, \u00e8 solo dipinta (<a title=\"Fig. 4. Autore ignoto, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, particolari in cartapesta, Dragoni, chiesa della SS.ma Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Gli stessi non sono da considerarsi inerenti a quelli menzionati nel documento del 1716 ma legati ad una commissione successiva avvenuta probabilmente in seguito ad un tentativo di furto. In realt\u00e0, lo stesso reliquiario, che doveva essere in argento, \u00e8 compromesso da rifacimenti novecenteschi e si presenta oggi in legno dipinto sovrapposto a un pezzo di multistrato (<a title=\"Fig. 5. Autore ignoto, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, particolare reliquiario, Dragoni, chiesa della SS.ma Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ05.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_18_3013\" id=\"identifier_18_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Colgo l&rsquo;occasione per ringraziare il parroco della chiesa della SS.ma Annunziata di Dragoni, Don Davide Ortega, per avermi dato la possibilit&agrave; di fotografare la statua.\">19<\/a><\/sup>. I pezzi originari in argento (<a title=\"Fig. 6. Francesco Cangiani, 1711, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, pezzi in argento, Piedimonte Matese, Diocesi di Alife-Caiazzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ06.jpg\">Fig. 6<\/a>) sono stati rintracciati presso la sede della diocesi \u00a0di Alife-Caiazzo di Dragoni, con sede a Piedimonte Matese, dove essi vengono custoditi in cassaforte e resi fruibili soltanto una volta all\u2019anno in occasione della processione del Santo. L\u2019individuazione dei manufatti argentei aggiunge ulteriori elementi alla commissione. I pezzi, di buona fattura e in ottimo stato di conservazione (<a title=\"Fig. 7. Francesco Cangiani, 1711, S. Ferdinando d\u2019Aragona, particolare testa, Piedimonte Matese, Diocesi di Alife-Caiazzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Francesco Cangiani, 1711, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, particolari mani, Piedimonte Matese, Diocesi di Alife-Caiazzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ08.jpg\">8<\/a>), recano ciascuno i seguenti marchi: bollo dell\u2019argentiere (F+C), bollo della corporazione o dell\u2019arte (NAP coronato\/ 711) e bollo consolare (F\u00b7C\/\u00b7C\u00b7) (<a title=\"Fig. 9. Francesco Cangiani, 1711, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, particolari punzonature testa, mano destra e sinistra, Piedimonte Matese, Diocesi di Alife-Caiazzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ09.jpg\">Fig. 9<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_19_3013\" id=\"identifier_19_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio la Diocesi di Alife-Caiazzo, in particolare Sig. Luigi Arrigo per l&rsquo;immensa disponibilit&agrave; e per avermi permesso di fotografare i pezzi in argento.\">20<\/a><\/sup>. La loro identificazione ha permesso di risalire, non solo alla data, ma soprattutto all\u2019esecutore materiale. Si tratta dell\u2019artista Francesco Cangiani, appartenente ad una nota famiglia di argentieri, di cui fanno parte Giuseppe, Nicola e Luca. Francesco, come specificano le punzonature sulla testa e le mani, realizz\u00f2 le opere nel 1711 e nello stesso anno fu anche console<sup><a href=\"#footnote_20_3013\" id=\"identifier_20_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;I consoli (rappresentanti dell&rsquo;arte) in numero di quattro, due per l&rsquo;oro e due per l&rsquo;argento, inizialmente venivano proposti da quelli uscenti e soltanto in seguito eletti per votazione dagli iscritti alla corporazione. Il loro compito consisteva nell&rsquo;apporre su tutti gli oggetti il bollo della citt&agrave; e nel garantire con il proprio punzone che la bont&agrave; del metallo risultasse, dopo il saggio, quella prescritta dalla legge. I consoli dovevano anche effettuare controlli nelle botteghe degli argentieri che, fin dal Medioevo, erano concentrate nella &ldquo;Piazza degli Orefici&rdquo; e infliggere pene pecuniarie ai maestri inadempienti, devolvendo il ricavato ai poveri della &ldquo;Piazza&rdquo;&raquo;. D. Catello, Tesori in luce: gli argenti della basilica cattedrale e del Museo diocesano di Pozzuoli, Napoli 2005, p. 12.\">21<\/a><\/sup>. Sulla sua attivit\u00e0, documentata dai Catello, non abbiamo molte informazioni e non conosciamo nemmeno quale scultore o pittore esegu\u00ec i disegni e i modelli in creta per la realizzazione dei tre pezzi. Sappiamo che fu console anche in altri anni, tra il 1692 e il 1718, e il suo bollo \u00e8 stato rilevato su alcune opere in raccolta privata ad Andria, Genova e Milano, su un ostensorio nella Cattedrale di Teano, su una navicella a Firenze in raccolta privata, su un frammento nella Cattedrale di Capua, su una coppia di candelieri sempre in raccolta privata e su un calice nella collezione \u201cDe Ciccio\u201d del Museo Nazionale di Capodimonte<sup><a href=\"#footnote_21_3013\" id=\"identifier_21_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Idem, p. 135; E. e C. Catello, Argenti napoletani dal XV al XIX secolo, Napoli 1973, p. 97; C. Catello, Tre secoli di argenti napoletani, Napoli 1988, p. 46; E. e C. Catello, I marchi dell&rsquo;argenteria napoletana dal XV al XIX secolo, Sorrento 1996, pp. 29-66; C. Catello, Argenti antichi: tecnologia restauro conservazione rifacimenti e falsificazioni, Sorrento 2000, pp. 150-151.\">22<\/a><\/sup>. \u00c8 interessante sottolineare come altre effigi del Santo, simili alla statua del 1716 del <em>S. Ferdinando d\u2019Aragona<\/em> realizzata da Pietro Patalano in collaborazione con l\u2019argentiere Francesco Cangiani, si trovino in paesi vicini, realizzate da artisti diversi. Ad Alvignano, la statua (<a title=\"Fig. 10. Autore ignoto, XIX sec., &lt;i&gt;San Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, Alvignano, chiesa di S. Sebastiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ10.jpg\">Fig. 10<\/a>), collocata nella chiesa di S. Sebastiano, risale ad un periodo successivo, a Caiazzo, il mezzo busto del santo (<a title=\"Fig. 11. Matteo Treglia, 1706, &lt;i&gt;S. Ferdinando d\u2019Aragona&lt;\/i&gt;, Caiazzo, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ11.jpg\">Fig. 11<\/a>), collocato nella Cattedrale, fu realizzato interamente in argento dall\u2019orafo Matteo Treglia<sup><a href=\"#footnote_22_3013\" id=\"identifier_22_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1712 Matteo Treglia realizz&ograve; la mitra per la statua di S. Gennaro. L&rsquo;opera, valutata a quei tempi 20.000 ducati, &egrave; ricca di 3694 pietre preziose: 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini. Cfr. F. Strazzullo, La real cappella del tesoro di S. Gennaro: documenti inediti, Napoli 1978, pp. 28-29\/ 124-127.\">23<\/a><\/sup> nel 1706<sup><a href=\"#footnote_23_3013\" id=\"identifier_23_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sempre per la cattedrale di Caiazzo nel 1689 venne conseguito dal padre di Matteo, Aniello Treglia, il mezzo busto in argento di Santo Stefano vescovo, il quale sul retro reca lo stemma della citt&agrave; di Caiazzo: una croce fra quattro gigli sormontata da una corona. Cfr. E. e C. Catello, Scultura in argento nel Sei e Settecento a Napoli, Sorrento 2000, pp. 80-81, 157. Il San Ferdinando d&rsquo;Aragona, vescovo di Caiazzo e protettore dei paesi di Dragoni ed Alvignano, &egrave; ricordato il 27 giugno di ogni anno quando di buon&rsquo;ora parte una processione sia dalla chiesa di San Sebastiano ad Alvignano, con la statua e le reliquie del Santo, sia dalla chiesa della SS.ma Annunziata di Dragoni per raggiungere la chiesa di San Ferdinando d&rsquo;Aragona che si trova presso il cimitero comunale di Alvignano. Questa tradizione, ricordata dal Fabrizio, ormai in uso da secoli, ha lo scopo di ricordare la morte del Santo avvenuta proprio in quest&rsquo;area nel 1082. Cfr. M. Fabrizio, San Ferdinando d&rsquo;Aragona Vescovo di Caiazzo e protettore di Dragoni ed Alvignano, in Dragoni: il territorio &ndash; la storia &ndash; le tradizioni, vol. II, Piedimonte Matese 1989, pp. 84-87.\">24<\/a><\/sup>. Queste due effigi reggono nella mano sinistra, oltre il pastorale, anche il libro (altro attributo della carica vescovile del santo). In quella realizzata dal Patalano, invece, la mano \u00e8 predisposta a reggere solo il pastorale senza il libro. \u00c8 possibile ipotizzare che Pietro, nel costruire la statua, si sia dovuto adattare ai pezzi che gli erano stati consegnati dal committente e cio\u00e8 quelli realizzati dall\u2019argentiere Francesco Cangiani. L\u2019opera oltre a inserirsi tra quelle non documentate dell\u2019artista, \u00e8 testimone della collaborazione tra scultori lignei e argentieri che molto successo riscosse nel corso del Settecento. \u00c8 il caso di fare qualche confronto con alcune sculture dello stesso tipo cio\u00e8 busti che venivano utilizzati prevalentemente nei riti processionali. Tra tali opere va segnalato il busto di <em>S. Teresa<\/em> dello stesso Pietro realizzato nel 1724 per la chiesa madre di Spezzano Piccolo e quelle del fratello maggiore realizzate nel 1694 ca. per la cattedrale di Lecce: il <em>San Fortunato<\/em> (<a title=\"Fig. 12. Gaetano Patalano (attr.), 1694 ca., &lt;i&gt;S. Fortunato&lt;\/i&gt;, Lecce, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ12.jpg\">Fig. 12<\/a>) e il <em>San Giusto<\/em> (<a title=\"Fig. 13. Gaetano Patalano (attr.), 1694 ca., &lt;i&gt;S. Giusto&lt;\/i&gt;, Lecce, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ13.jpg\">Fig. 13<\/a>) che Pietro avr\u00e0 senz\u2019altro visto nella bottega di Gaetano dove anch\u2019egli lavorava<sup><a href=\"#footnote_24_3013\" id=\"identifier_24_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;opera di Pietro cfr. G.G. Borelli, Sculture barocche e tardobarocche&hellip;, 2009, pp. 63-77. Per le opere di Gaetano Patalano a Lecce cfr. G. Borrelli, Il presepe napoletano, 1970, p. 223; M. P. Ferrara, Arte napoletana in Puglia dal XVI al XVIII secolo, Fasano 1983, pp. 223-224; doc. n. 158 pp. 315-316; A. Di Lustro, Gli scultori&hellip;, 1993, p. 59; R. Casciaro, La scultura, in Il Barocco a Lecce e nel Salento, catalogo della mostra, a cura di A. Cassiano, Roma 1995, p. 153; M. Cesari, scheda n. 44, in Sculture di et&agrave; barocca&hellip;, 2007, pp. 252-253; I. Di Liddo, La circolazione della scultura&hellip;, 2008, pp. 128-131; p. 64 doc. n. 25.\">25<\/a><\/sup>. Dei due santi, realizzati da Gaetano in legno dipinto e argentato, il <em>San Fortunato<\/em> \u00e8 quello stilisticamente pi\u00f9 vicino al <em>San Ferdinando<\/em> <em>d\u2019Aragona<\/em>: le stesse posture della mano destra in atto benedicente e della sinistra che regge il libro e il pastorale, quest\u2019ultimo ripreso fedelmente da Pietro nel suo <em>San Ferdinando<\/em>. Si pu\u00f2 notare anche la stessa morbidezza del panneggio specialmente nella parte che ricade sulla base delle due statue. \u00c8 possibile fare un altro confronto con il busto di <em>San Donato<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Nicola Fumo, 1680 ca., &lt;i&gt;S. Donato&lt;\/i&gt;, Salandra, chiesa del convento di Sant\u2019Antonio da Padova.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/squ14.jpg\">Fig. 14<\/a>) di Nicola Fumo che questi realizza per la chiesa del convento di Sant\u2019Antonio a Salandra molti anni prima rispetto alle opere poc\u2019anzi citate<sup><a href=\"#footnote_25_3013\" id=\"identifier_25_3013\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il l&rsquo;opera di Nicola Fumo cfr. G.G. Borrelli, Sculture in legno&hellip;, 2005, p. 19, fig. 24; Splendori del barocco&hellip;, 2009, p. 154.\">26<\/a><\/sup>. Pietro avr\u00e0 sicuramente tenuto presente il <em>San Donato<\/em> con il pastorale nella mano destra, vestito con gli stessi paramenti: il camice, il piviale e la stola. Il piviale, annodato sul petto, presenta le stesse soffici pieghe che ricadono sulle braccia e cos\u00ec anche il camice bianco presenta le stesse fitte ondulazioni. Una importante differenza \u00e8 nella posizione della stola che nel <em>San Donato<\/em> scende libera sopra il camice fermato in vita da una corda mentre nel <em>San Ferdinando<\/em> anche la stola viene stretta con il camice dalla corda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le evidenti affinit\u00e0 con sculture di altri artisti suoi contemporanei ci fa ritenere che Pietro doveva conoscere le loro opere o per lo meno i modelli che le avevano ispirate. Non c\u2019\u00e8 nessun documento che attesti la presenza di Pietro in botteghe diverse da quella del fratello ma \u00e8 molto probabile che egli abbia conosciuto e avuto rapporti con le maestranze delle numerose attivit\u00e0 che in quel periodo erano attive a Napoli, capitale del Viceregno. Allo stato attuale delle ricerche \u00e8 documentato solo il rapporto di collaborazione tra Pietro e l\u2019argentiere Francesco Cangiani. Non \u00e8 escluso che il prosieguo delle ricerche faccia emergere documenti che comprovino l\u2019esistenza di altri scambi tra gli artisti del tempo.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3013\" class=\"footnote\">La chiesa, ricostruita nel corso del XVIII sec., sub\u00ec gravi dissesti per i terremoti del 1828 e del 1881 e fu, poi, completamente distrutta da quello del 28 luglio 1883.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3013\" class=\"footnote\">D.A. Parrino, <em>Della moderna descrizione di Napoli e il suo cratero\u2026<\/em>, vol. II, Napoli 1704, p. 136. Le due sculture citate dal Parrino erano scomparse gi\u00e0 nel corso del XVIII, poich\u00e9 in un inventario delle suppellettili della chiesa del 10 luglio 1765, non vi \u00e8 alcun cenno delle opere.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3013\" class=\"footnote\">B. De Dominici, <em>Vite de\u2019 Pittori, Scultori e Architetti napoletani<\/em>, tomo III, Napoli 1742, p. 391.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3013\" class=\"footnote\">A. Pons, <em>Viage de Esapna<\/em>, tomo XVII, carta septima, Madrid 1796, p. 345; J. De Urrutis, <em>Description historico-artistica de la Catedral de Cadiz<\/em>, Cadiz 1843, p. 221; F. Pasco, <em>Historia artistica de Cadiz<\/em>, Cadice 1853, p. 73; J.C. Lopez Jimenez, <em>Escultura Mediterranea<\/em>, Murcia 1966, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3013\" class=\"footnote\">O. Giannone, <em>Giunte sulle vite de\u2019 pittori napoletani<\/em>, a cura di O. Morisani, Napoli 1941, p. 160.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3013\" class=\"footnote\">G. Borrelli, <em>Il presepe napoletano<\/em>, Roma 1970, p. 153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3013\" class=\"footnote\">V. Rizzo, <em>Scultori napoletani tre Sei e Settecento. Documenti e personalit\u00e0 inedite<\/em>, in \u00abAntologia di Belle Arti\u00bb, n. 25-26, 1985, pp. 22-34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3013\" class=\"footnote\">A. Di Lustro, <em>Gli scultori Gaetano e Pietro Patalano tra Napoli e Cadice<\/em>, Napoli 1993.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3013\" class=\"footnote\">G.G. Borrelli, <em>Sculture in legno d\u2019et\u00e0 barocca in Basilicata<\/em>, Napoli 2005, pp. 28-29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3013\" class=\"footnote\">R. Casciaro, <em>Napoli vista da fuori: sculture di et\u00e0 barocca in Terra d\u2019Otranto e oltre<\/em>, in <em>Sculture di et\u00e0 barocca tra Terra d\u2019Otranto, Napoli e la Spagna<\/em>, a cura di R. Casciaro e A. Cassiano, Roma 2007, pp. 49-74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3013\" class=\"footnote\">I. Di Liddo, <em>La circolazione della scultura lignea barocca nel Mediterraneo. Napoli, la Puglia e la Spagna. Una indagine comparata sul ruolo delle botteghe: Nicola Salzillo<\/em>, Roma 2008, pp. 94-149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3013\" class=\"footnote\">G.G. Borelli, <em>Sculture barocche e tardobarocche in Calabria. Un percorso accidentato<\/em>, in <em>Sculture in legno in Calabria dal Medioevo al Settecento<\/em>, catalogo della mostra, a cura di P. L. de Castris, Napoli 2009, pp. 63-77; cit. p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3013\" class=\"footnote\">Cfr. A. Di Lustro, <em>Gli scultori\u2026<\/em>, 1993, p. 40; doc. pp. 56-57; A. Di Lustro, <em>Il Casale del Lacco nel secolo XVII crocevia di artisti tra Napoli e l\u2019isola d\u2019Ischia<\/em>, in \u00abLa Rassegna d\u2019Ischia\u00bb, n. 5\/2010, pp. 33-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3013\" class=\"footnote\">Cfr. I. Di Liddo, <em>La circolazione della scultura\u2026<\/em>, 2008, p. 128; doc. n. 4, pp. 45-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3013\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 137; doc. n. 26, p. 64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3013\" class=\"footnote\">Cfr. A. Di Lustro, <em>Scoperto a Cadice un Bambino dello scultore Pietro Patalano<\/em>, in \u00abLa Rassegna d\u2019Ischia\u00bb, 1, 1990, pp. 16-17; A. Di Lustro, <em>Gli scultori\u2026<\/em>, 1993, pp. 54-55; A. Di Lustro, <em>Un San Giovannino di Pietro Patalano scoperto a Cadice<\/em>, in \u00abLa Rassegna d\u2019Ischia\u00bb, 3, 1995, pp. 18-20;<em> Splendori di Sicilia: arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, catalogo della mostra, Palermo 2001, p. 541; G. G. Borrelli, <em>Sculture in legno\u2026<\/em>, 2005, pp. 28-29, figg. 70-71, 74, tavv. X-XI; G.G. Borelli, <em>Sculture barocche e tardobarocche\u2026<\/em>, 2009, scheda relativa a Pietro Patalano, n. 43, pp. 224-225.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3013\" class=\"footnote\">Cfr. V. Rizzo, <em>Scultori napoletani\u2026<\/em>, 1985, p. 32, doc. n. 80; A. Di Lustro, <em>Gli scultori\u2026<\/em>, 1993, p. 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3013\" class=\"footnote\">A. Di Lustro, <em>Gli scultori\u2026<\/em>, 1993, pp. 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3013\" class=\"footnote\">Colgo l\u2019occasione per ringraziare il parroco della chiesa della SS.ma Annunziata di Dragoni, Don Davide Ortega, per avermi dato la possibilit\u00e0 di fotografare la statua.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3013\" class=\"footnote\">Ringrazio la Diocesi di Alife-Caiazzo, in particolare Sig. Luigi Arrigo per l\u2019immensa disponibilit\u00e0 e per avermi permesso di fotografare i pezzi in argento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3013\" class=\"footnote\">\u00abI consoli (rappresentanti dell\u2019arte) in numero di quattro, due per l\u2019oro e due per l\u2019argento, inizialmente venivano proposti da quelli uscenti e soltanto in seguito eletti per votazione dagli iscritti alla corporazione. Il loro compito consisteva nell\u2019apporre su tutti gli oggetti il bollo della citt\u00e0 e nel garantire con il proprio punzone che la bont\u00e0 del metallo risultasse, dopo il saggio, quella prescritta dalla legge. I consoli dovevano anche effettuare controlli nelle botteghe degli argentieri che, fin dal Medioevo, erano concentrate nella \u201cPiazza degli Orefici\u201d e infliggere pene pecuniarie ai maestri inadempienti, devolvendo il ricavato ai poveri della \u201cPiazza\u201d\u00bb. D. Catello, <em>Tesori in luce: gli argenti della basilica cattedrale e del Museo diocesano di Pozzuoli<\/em>, Napoli 2005, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3013\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Idem<\/em>, p. 135; E. e C. Catello, <em>Argenti napoletani dal XV al XIX secolo<\/em>, Napoli 1973, p. 97; C. Catello, <em>Tre secoli di argenti napoletani<\/em>, Napoli 1988, p. 46; E. e C. Catello, <em>I marchi dell\u2019argenteria napoletana dal XV al XIX secolo<\/em>, Sorrento 1996, pp. 29-66; C. Catello, <em>Argenti antichi: tecnologia restauro conservazione rifacimenti e falsificazioni<\/em>, Sorrento 2000, pp. 150-151.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3013\" class=\"footnote\">Nel 1712 Matteo Treglia realizz\u00f2 la mitra per la statua di S. Gennaro. L\u2019opera, valutata a quei tempi 20.000 ducati, \u00e8 ricca di 3694 pietre preziose: 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini. Cfr. F. Strazzullo, <em>La real cappella del tesoro di S. Gennaro: documenti inediti<\/em>, Napoli 1978, pp. 28-29\/ 124-127.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3013\" class=\"footnote\">Sempre per la cattedrale di Caiazzo nel 1689 venne conseguito dal padre di Matteo, Aniello Treglia, il mezzo busto in argento di <em>Santo Stefano<\/em> vescovo, il quale sul retro reca lo stemma della citt\u00e0 di Caiazzo: una croce fra quattro gigli sormontata da una corona. Cfr. E. e C. Catello, <em>Scultura in argento nel Sei e Settecento a Napoli<\/em>, Sorrento 2000, pp. 80-81, 157. Il <em>San Ferdinando d\u2019Aragona<\/em>, vescovo di Caiazzo e protettore dei paesi di Dragoni ed Alvignano, \u00e8 ricordato il 27 giugno di ogni anno quando di buon\u2019ora parte una processione sia dalla chiesa di San Sebastiano ad Alvignano, con la statua e le reliquie del Santo, sia dalla chiesa della SS.ma Annunziata di Dragoni per raggiungere la chiesa di San Ferdinando d\u2019Aragona che si trova presso il cimitero comunale di Alvignano. Questa tradizione, ricordata dal Fabrizio, ormai in uso da secoli, ha lo scopo di ricordare la morte del Santo avvenuta proprio in quest\u2019area nel 1082. Cfr. M. Fabrizio, <em>San Ferdinando d\u2019Aragona Vescovo di Caiazzo e protettore di Dragoni ed Alvignano<\/em>, in <em>Dragoni: il territorio \u2013 la storia \u2013 le tradizioni<\/em>, vol. II, Piedimonte Matese 1989, pp. 84-87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3013\" class=\"footnote\">Per l\u2019opera di Pietro cfr. G.G. Borelli, <em>Sculture barocche e tardobarocche<\/em>\u2026, 2009, pp. 63-77. Per le opere di Gaetano Patalano a Lecce cfr. G. Borrelli, <em>Il presepe napoletano<\/em>, 1970, p. 223; M. P. Ferrara, <em>Arte napoletana in Puglia dal XVI al XVIII secolo<\/em>, Fasano 1983, pp. 223-224; doc. n. 158 pp. 315-316; A. Di Lustro, <em>Gli scultori\u2026<\/em>, 1993, p. 59; R. Casciaro, <em>La scultura<\/em>, in <em>Il Barocco a Lecce e nel Salento<\/em>, catalogo della mostra, a cura di A. Cassiano, Roma 1995, p. 153; M. Cesari, <em>scheda<\/em> n. 44, in <em>Sculture di et\u00e0 barocca\u2026<\/em>, 2007, pp. 252-253; I. Di Liddo, <em>La circolazione della scultura\u2026<\/em>, 2008, pp. 128-131; p. 64 doc. n. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3013\" class=\"footnote\">Per il l\u2019opera di Nicola Fumo cfr. G.G. Borrelli, <em>Sculture in legno\u2026<\/em>, 2005, p. 19, fig. 24; <em>Splendori del barocco\u2026<\/em>, 2009, p. 154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3013\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>s.squillante91@tiscali.it Un momento di collaborazione tra botteghe napoletane: la statua di San Ferdinando d\u2019Aragona per l\u2019Annunziata di Dragoni DOI: 10.7431\/RIV16072017 Tra fine Seicento e inizio <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3013\" title=\"Salvatore Squillante\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3096,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3013"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3013"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3013\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3057,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3013\/revisions\/3057"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3013"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}