{"id":3009,"date":"2017-12-28T14:20:24","date_gmt":"2017-12-28T14:20:24","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3009"},"modified":"2018-06-29T19:39:59","modified_gmt":"2018-06-29T19:39:59","slug":"fabrizio-tola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3009","title":{"rendered":"Fabrizio Tola"},"content":{"rendered":"<p>fabrizio12tola@gmail.com<\/p>\n<h2>Rosalia di Palermo: arte e devozione in Sardegna<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV16062017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le varie devozioni giunte in Sardegna nel XVII secolo un posto particolare occupa quella verso S. Rosalia, estranea alla realt\u00e0 locale e propria di un\u2019altra isola, quasi immagine stessa della capitale di un altro Regno, che faceva anch\u2019esso parte della grande monarchia degli Asburgo di Spagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comune appartenenza alla medesima Corona fu elemento importante nei reciproci scambi culturali e commerciali tra le due grandi isole del Mediterraneo: ne costituisce testimonianza l\u2019importazione di diversi manufatti di grande pregio, tra la Sicilia e la Sardegna, di cui un bell\u2019esempio \u00e8 il grande tabernacolo argenteo della cattedrale di Cagliari, commissionato dai Consiglieri di Citt\u00e0 ad una bottega palermitana e concluso nel 1610<sup><a href=\"#footnote_0_3009\" id=\"identifier_0_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Viene proposta la realizzazione nella bottega dell&rsquo;argentiere Nibilio Gagini (1564-1607) in: A. Pasolini, Oreficeria siciliana in Sardegna e la Hermandad de los Cicilianos a Cagliari, in &laquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&raquo;, dicembre (2016), p. 48; con bibliografia sull&rsquo;argomento nota 15, p. 60.\">1<\/a><\/sup>. Da non sottovalutare \u00e8 anche la circolazione di uomini che ricoprirono ruoli di spicco all\u2019interno del sistema di governo nelle due isole, come \u00e8 stato gi\u00e0 evidenziato per il siciliano Luigi Guglielmo de Moncada y Castro (1614-1672), vicer\u00e9 prima di Sicilia e poi di Sardegna, promotore di diverse opere d\u2019arte<sup><a href=\"#footnote_1_3009\" id=\"identifier_1_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Manfr&egrave;, I. Mauro, &laquo;Las obras superfluas&raquo; di Luigi Gigliemo de Moncada. La rappresentazione del potere vicereale a Cagliari nella &ldquo;crisi&rdquo; degli anni Quaranta del Seicento, in Cagliari and Valencia during the baroque age, a cura di R. Pilo, A. Pasolini, Valencia 2016, pp. 183-214; per una bibliografia sul Vicer&eacute; de Moncada nota 8, p. 185.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diffusione di culti legati a precisi ambiti territoriali \u00e8 espressione stessa della circolazione di uomini, idee e anche opere d\u2019arte tra domini uniti dalla medesima cultura. Sovente la diffusione della devozione ad un santo \u201cstraniero\u201d pu\u00f2 essere imputata a diverse cause<sup><a href=\"#footnote_2_3009\" id=\"identifier_2_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Boesch Gajano, L. Sebastiani (a cura di), Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in et&agrave; preindustriale, L&rsquo;Aquila-Roma, 1984. Per una visione generale sulla santit&agrave; nell&rsquo;epoca moderna rimando a: M. Gotar, Chiesa e santit&agrave; nell&rsquo;Italia moderna, Roma-Bari 2004.\">3<\/a><\/sup>. Un ruolo importante in questa mobilit\u00e0 fu garantito dagli ordini religiosi, soliti promuovere alla devozione dei fedeli i propri confratelli, con chiari intenti di proselitismo. Giunge cos\u00ec in Sardegna, ad esempio, la devozione a Maria Maddalena de\u2019 Pazzi (1566-1607), fiorentina dalla straordinaria esperienza mistica, esaltata dai Carmelitani, la cui figura troneggiava nella tela firmata da Francesco Massa (1789) per l\u2019altare maggiore dell\u2019antica chiesa della Madonna del Carmine di Cagliari<sup><a href=\"#footnote_3_3009\" id=\"identifier_3_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Spano, Guida alla Citt&agrave; e dintorni di Cagliari, Cagliari 1861, p. 164. La devozione per questa Santa &egrave; attestata anche nelle altre chiese carmelitane della Sardegna. A Sassari, nella chiesa della Madonna del Carmine, a Maria Maddalena de&rsquo; Pazzi &egrave; dedicato un altare laterale ornato da una tela firmata dal pittore genovese Bartolomeo Augusto, 1716 (M.G. Scano, Pittura e scultura del &lsquo;600 e del &lsquo;700, Nuoro 1991, p. 231). Ad Alghero, nella chiesa del Carmine, l&rsquo;altare della Santa &egrave; ornato da una tela con il Matrimonio Mistico di S. Maria Maddalena de&rsquo; Pazzi, attribuito al pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (A. Serra, Museo d&rsquo;arte sacra di Alghero. Catalogo, Sestu 2000, p. 119). A Oristano, nella chiesa settecentesca del Carmine, si conserva un bel simulacro della Santa, come anche a Bosa, posto a coronamento di un altare ligneo.\">4<\/a><\/sup>. Non da meno furono i Francescani, che promossero nell\u2019isola il culto per Rosa da Viterbo (1233-1251), Bernardino da Siena (1380-1444), Giacomo della Marca (1393-1476), nonch\u00e9 del siciliano Benedetto il Moro (1524-1589).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa circolazione di modelli di santit\u00e0, un posto particolare occupa S. Rosalia, per la quale le fonti scritte e iconografiche attestano come nel XVII-XVIII secolo la devozione in Sardegna non fosse limitata alla chiesa di Cagliari a lei dedicata, gestita dalla <em>Hermandad de los Cicilianos<\/em>, ma diffusa in diverse altre chiese della citt\u00e0 e dell\u2019intera isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>S. Rosalia a Cagliari nel XVII secolo<\/strong><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dobbiamo prestar fede a quanto afferma il canonico cagliaritano Giovanni Spano nella <em>Guida alla citt\u00e0 di Cagliari<\/em> (1861), la chiesa cittadina dedicata alla patrona di Palermo sarebbe stata fondata per voto del Municipio gi\u00e0 nel XV secolo<sup><a href=\"#footnote_4_3009\" id=\"identifier_4_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Spano, Guida&hellip;, 1861, p. 251.\">5<\/a><\/sup>. Sebbene esistano fonti documentarie certe di un culto per Rosalia, in Sicilia, ben pi\u00f9 antico del 1624, anno in cui fu rinvenuto il suo corpo sul Monte Pellegrino, appare poco probabile che la devozione sia arrivata cos\u00ec precocemente a Cagliari e che proprio a questa santa, ancora poco conosciuta, i Consiglieri della Citt\u00e0 avessero eretto una chiesa in ringraziamento per la fine di una pestilenza. Occorre osservare che ancor prima della sua proclamazione a patrona di Palermo, quale liberatrice dalla peste (1625), il nome di Rosalia era gi\u00e0 associato a questo morbo, ma si trattava di un culto non istituzionalizzato, pi\u00f9 che altro locale, limitato alla zona del Monte Pellegrino, vicino Palermo, e a quella di Quisquina, nei pressi di Bivona, luoghi secondo la leggenda in cui Rosalia si sarebbe ritirata a vita eremitica<sup><a href=\"#footnote_5_3009\" id=\"identifier_5_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Amore, voce &lsquo;Rosalia, santa&rsquo;, in &laquo;Bibliotheca Sancotrum&raquo;, XI, Roma 1982, coll. 427-433.\">6<\/a><\/sup>. Sia il suo eremitaggio, sia la morte, collocata nella seconda met\u00e0 del XII secolo, sono gli unici elementi concordi delle varie versioni leggendarie della sua vita, poi uniformata dopo il ritrovamento dei resti mortali dal gesuita Giordano Cascini, che scrisse la prima biografia della Santa, <em>Vita et inventione Sanctae Rosaliae Virginis Panormitanae <\/em>(Roma, 1627; Palermo 1631)<sup><a href=\"#footnote_6_3009\" id=\"identifier_6_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Petrarca, Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et&agrave; spagnola, Palermo 2008; con ampia appendice documentaria, pp. 57-254. Ma anche: S. Cabibbo, Santa Rosalia tra terra e cielo. Storia, rituali, linguaggi di un culto barocco, Palermo 2004.\">7<\/a><\/sup>. Le diverse tradizioni sulla vita di Rosalia confluirono nel testo sapientemente organizzato dal Cascini, che diede coerenza e sviluppo ai diversi momenti della vita di Rosalia, che divennero canonici nella sua iconografia dagli anni Venti del \u2018600: le sue origini aristocratiche, il rifiuto del mondo, il desiderio di solitudine e privazione, la consacrazione della verginit\u00e0 a Dio e il dono della vita per il prossimo nella preghiera e nella mortificazione sono i caratteri distintivi della sua santit\u00e0. A questi si un\u00ec la sua potente intercessione contro la peste e la protezione che esercit\u00f2 sulla citt\u00e0 di Palermo (di cui si sottoline\u00f2 la sua cittadinanza). Tutto ci\u00f2 fece di Rosalia un nome diffuso non solo in Sicilia, ma in diverse altre zone, da Genova a Cagliari e anche in Spagna<sup><a href=\"#footnote_7_3009\" id=\"identifier_7_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Franchini Guelfi, Santa Rosalia in Liguria. Una devozione venuta dal mare, in &laquo;La Casana. Speciale Sicilia&raquo;, n. 1 (2001), pp. 22-29; L. Parodi, La grande peste di Genova (1656\\57) nelle testimonianze figurative, in URBS, XXIV, 1 marzo 2011, pp. 14-22. S. Rosalia fu inserita nel Martirologio Romano nel 1630, che celebr&ograve; il 15 luglio come giorno dell&rsquo;inventio, e il 4 settembre come giorno del dies natalis. Nel 1666 Alessandro VII eman&ograve; un breve con il quale estendeva l&rsquo;Ufficio della Santa a tutta la Sicilia. Nel 1685, tale Ufficio fu permesso anche in tutto i territori europei appartenenti alla corona spagnola e nel 1693 anche ai possedimenti coloniali. Cfr. S. Cabibbo, S. Rosalia&hellip;, 2004, p. 233.\">8<\/a><\/sup>. L\u2019opera del Cascini \u00e8 fondamentale nello sviluppo dell\u2019iconografia della Santa<sup><a href=\"#footnote_8_3009\" id=\"identifier_8_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;iconografia di S. Rosalia cfr.: P. Collura, S. Rosalia nella storia dell&rsquo;arte, Palermo 1977; V. Abbate, Il &lsquo;600. Rosalia nella rappresentazione pittorica, in La rosa dell&rsquo;Ercta 1196-1991. Rosalia Sinibaldi: Sacralit&agrave;, linguaggi e rappresentazione, a cura di A. Gerbino, Palermo 1991, pp. 91-107; M. Guttilla,&nbsp;Dalla grotta agli altari. Riflessi della gloria di S. Rosalia nella pittura del Settecento, in&nbsp;La rosa dell&rsquo;Ercta&hellip;, 1991, pp. 109-132; M.C. Di Natale, Santa Rosalia. Simboli e immagini, in La rosa dell&rsquo;Ercta&hellip;, 1991, pp. 151-176; Id, S. Rosalia nelle arti decorative in Sicilia, Archivio fotografico delle arti minori in Sicilia, Palermo 1991; G. Travagliato, Ex tabula omnium antiquissima&hellip; Alle radici dell&rsquo;iconografia di Santa Rosalia, in G. Travagliato, M. Sebastianelli, Il restauro della tavola antiquissima di Santa Rosalia del Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2012, pp. 15-43.\">9<\/a><\/sup>; la sua figura di penitente, in vesti benedettine o francescane, si codifica proprio nel XVII secolo, e i fatti narrati nella <em>Vita<\/em> furono rappresentati gi\u00e0 negli specchi della seconda vara d\u2019argento destinata ad accogliere le reliquie della Santa, realizzata da maestranze siciliane tra il 1631 e il 1637<sup><a href=\"#footnote_9_3009\" id=\"identifier_9_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera fu realizzata dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro, con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo, sulla base del disegno dell&rsquo;architetto del Senato della citt&agrave; Mariano Smiriglio. M.C. Di Natale, L&rsquo;arca d&rsquo;argento, in S. Rosaliae Patriae Servatrici, consultato online su http:\/\/www.oadi.it\/larca-dargento. Si veda anche M.C. Di Natale, I disegni dei maestri orafi e argentieri in Sicilia e nella Penisola Iberica tra Manierismo e Barocco, in Dibujos y ornamentos. Trazas y dibujos de artes decorativas entre Portugual, Espa\u0144a, Italia, Malta y Grecia, a cura di S. de Cavi, Roma 2014, pp. 429-441.\">10<\/a><\/sup>. Le medesime scene funsero da corredo all\u2019edizione in toscano della <em>Vita<\/em> del Cascini, edita postuma nel 1651<sup><a href=\"#footnote_10_3009\" id=\"identifier_10_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Cascini, Di S. Rosalia vergine palermitana libri tre composti dal r. p. Giordano Cascini della Compagnia di Ges&ugrave; [&hellip;]. Dedicati all&rsquo;illustrissimo Senato di Palermo, in Palermo appresso i Cirilli, 1651.\">11<\/a><\/sup>, incluse poi nell\u2019ampia trattazione del volume degli <em>Acta Sanctorum<\/em> curato dal gesuita Joanne Stiling (1748)<sup><a href=\"#footnote_11_3009\" id=\"identifier_11_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Acta Sanctorum, Septembris, Tomus II, Anturpiae 1748, pp. 120-547.\">12<\/a><\/sup>. I Gesuiti ebbero un grande peso nella codificazione del culto di Rosalia a Palermo e ancor di pi\u00f9 nella sua diffusione. Proprio negli <em>Acta Sanctorum<\/em>, a differenza di molti altri santi trattati, a Rosalia fu dedicato un ampio lavoro critico della numerosa documentazione sorta intorno alla sua figura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa devozione divenne rappresentativa della citt\u00e0 di Palermo dopo i moti rivoluzionari del 1647-1648, grazie alla sapiente azione della classe governativa che propose, attraverso il Festino di S. Rosalia, l\u2019affermazione della grandezza della Santa insieme a quella della citt\u00e0 e del popolo palermitano, attraverso il sapiente ricorso ai riti della festa barocca con apparati effimeri, fuochi d\u2019artificio e giostre<sup><a href=\"#footnote_12_3009\" id=\"identifier_12_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Paruta, Relatione delle feste fatte in Palermo per il trionfo delle gloriose reliquie di Santa Rosalia (&hellip;), per Pietro Coppola, Palermo 1651; M. Vitella, Il primo festino, in S. Rosalia nelle arti decorative&hellip;, 19991, pp. 83-117. Per una dettagliata descrizione del Festino di S. Rosalia nel XVII secolo si veda, tra le tante, la relazione del 1686, corredata da numerose illustrazioni che testimoniano il particolare uso degli strumenti persuasivi della festa barocca. Michele del Giudice casinense, Palermo magnifico nel trionfo delll&rsquo;anno 1686, rinovando le feste dell&rsquo;inventione della Gloriosa sua Cittadina S. Rosalia, in Palermo per Tomaso Rummulo, 1686. Inoltre: G. Isgr&ograve;, Feste barocche a Palermo, Palermo 1981; G. Fiume, Rosalia, la peste e il trionfo, in Palermo e santa Rosalia, a cura di F. Roiter, Venezia 1999, pp. 11-29; V. Petrarca, Genesi di una tradizione&hellip;, 2008, pp. 38-44; N. Bazzano, Palermo fastosissima. Cerimonie cittadine in et&agrave; spagnola, Palermo 2016, pp. 77-80.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare quindi pi\u00f9 probabile che la devozione verso S. Rosalia sia giunta in Sardegna dopo il ritrovamento delle reliquie, nel terzo-quarto decennio del XVII secolo. Abbraccia questa ipotesi il sacerdote palermitano Antonio Anastasi, sacrista maggiore della cappella reale di S. Pietro in Palazzo a Palermo, che assistette ai solenni festeggiamenti che la citt\u00e0 di Cagliari dedicava a S. Rosalia ogni 4 settembre, lasciandoci un\u2019accurata descrizione<sup><a href=\"#footnote_13_3009\" id=\"identifier_13_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Relatione della sollennit&agrave; e pompe festive di S. Rosalia p(atron)a Pal(ermitana)a, che si celebrano ogn&rsquo;anno &agrave; d&igrave; 4. settembre nella Citt&agrave; di Cagliari Capitale del Regno di Sardegna del Rev.o Antonio Anastasi Sacerdote Palermitano e Sacrista Maggiore della Real Basilica di S. Pietro in Palazzo. Vedi Appedice documentaria.\">14<\/a><\/sup>. La relazione, priva di indicazione cronologica, pare possa datarsi ai primi decenni del XVIII secolo. In essa il sacerdote sostiene che la chiesa di S. Rosalia di Cagliari fu fondata per volere dei Consiglieri della Citt\u00e0 nel 1640, a seguito di un voto emesso durante una grave pestilenza, pur senza poterne citare la fonte diretta. Nonostante questa incertezza sulla precisa data di fondazione, \u00e8 sicuro invece il legame istituzionale della citt\u00e0 di Cagliari, nella persona dei suoi Consiglieri, con la Santa. Fu proprio la Municipalit\u00e0 infatti, a donare con atto notarile del 1693 la chiesa alla Congregazione dei Siciliani, che aveva nella cappella della Vergine di Trapani la propria sede<sup><a href=\"#footnote_14_3009\" id=\"identifier_14_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pasolini, Oreficeria siciliana&hellip;, 2016, p. 53.\">15<\/a><\/sup>. Fu poi la stessa Congregazione, nel 1740, a concederla ai Francescani Osservanti, promuovendo la costruzione della nuova chiesa nelle forme tardo-barocche sotto la direzione dell\u2019ingegnere militare Augusto de la Vallea (1734-1744)<sup><a href=\"#footnote_15_3009\" id=\"identifier_15_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Naitza, Architettura dal tardo &lsquo;600 al classicismo purista, Nuoro 1992, p. 90.\">16<\/a><\/sup>. La stessa relazione sottolinea il rapporto istituzionale tra la Citt\u00e0 e la Santa, quando per la sua festa i Consiglieri assistevano al mattino alla messa cantata e alla predica, e alla sera partecipavano alla processione a cui si dava la massima solennit\u00e0. Era presieduta dai canonici e beneficiati cagliaritani, assistiti dal clero regolare, tra cui i Cappuccini che portavano in processione il ligneo simulacro, con grande concorso di popolo. Tale legame era illustrato nella pala d\u2019altare che ornava il presbiterio della chiesa, vista dallo Spano del 1861, e oggi non pi\u00f9 esistente<sup><a href=\"#footnote_16_3009\" id=\"identifier_16_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il quadro in questione potrebbe essere quello annotato nell&rsquo;inventario del 1756-1757 come: &laquo;[&hellip;] un quadro grande de la Muy illustre Ciudad de Caller&raquo; che in quel momento era presso la bottega del pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (documentato dal 1698 al 1762) &laquo;para hazer otro de nuevo&raquo;. A. Pasolini, Oreficeria siciliana&hellip;, 2016, p. 55.\">17<\/a><\/sup>. Viene descritta come una grande tela, con al centro la Santa venerata dai cinque Consiglieri della citt\u00e0, in una composizione analoga a quella dell<em>\u2019Immacolata venerata dai Consiglieri<\/em> del Palazzo Civico di Cagliari o della <em>Vergine del Rosario e i Santi Lucifero e Domenico<\/em> <em>venerati dai cinque Consiglieri<\/em>, della chiesa di S. Lucifero, edificata tra il 1646 e il 1682<sup><a href=\"#footnote_17_3009\" id=\"identifier_17_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Martorelli, Il culto dei santi nella Sardegna medievale. Progetto per un nuovo dizionario storico-archeologico, in M&eacute;langes de l&rsquo;Ecole fran&ccedil;aise de Rome. &Acirc;ge MEFRM, 118-1, 2006, p. 32, in particolare la nota 65. Ancora nel XIX secolo i rappresentati del Municipio di Cagliari partecipavano alla festa della Vergine del Rimedio della chiesa di S. Lucifero, celebrata la seconda domenica di novembre, in ossequio ad un voto fatto nel 1708, quando la Vergine liber&ograve; la citt&agrave; da una violenta epidemia. G. Spano, Guida&hellip;, 1861, pp. 290-294.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo quanto esposto dal reverendo Anastasi la chiesa che sorge oggi nel quartiere della Marina, accanto all\u2019antica porta Villanova, sarebbe la seconda chiesa costruita a Cagliari in onore di Rosalia di Palermo. La prima infatti, sorgeva l\u00ec accanto, nel quartiere di Villanova e apparteneva alla giurisdizione della parrocchia di S. Giacomo. Per una questione non indicata, che oppose quest\u2019ultima alla comunit\u00e0 francescana degli Osservanti (presumibilmente di S. Maria di Ges\u00f9), la chiesa fu distrutta e la Municipalit\u00e0 volle edificare quella attuale. Questa notizia, di cui non si hanno altre fonti pi\u00f9 attendibili, pare trovar riscontro nella descrizione della chiesa di S. Giacomo, redatta durante la visita pastorale del 1659. Sappiamo che nella cappella di S. Sebastiano era conservata una statua lignea di S. Rosalia con la sua pedana, intagliata e dorata. Di questa immagine, aggiunge il relatore: \u00ab<em>no se fa festa per digue y se te notissia que es la que era en la Iglesia fundada por lo Sicilians en la present appendissi<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_3009\" id=\"identifier_18_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Storico Diocesi di Cagliari (d&rsquo;ora in poi ASDC), Inventari, Vol. 2\\7, 1659, cc. 17r-18 (S. Giacomo). &laquo;Item en una capelletta a costat de lo altar a ma dretta li es una Santa Rosolia Panormitana de bulto de tres pams grans y novablement pintada ab una cap de mort y tres lilis a la ma esquerra ab sa piagna daurada en las varas y un lletier negre en camp blanch, platiat sobre de altre piagna en obtangulo blanch sgrafit en or en lo qual li son dos angeles rodillass que sostentan la piagna qui posa la piagna on esta de peu la Santa&raquo;.\">19<\/a><\/sup>. Ora, come gi\u00e0 detto, la chiesa odierna sorge nel quartiere della Marina, e non in Villanova, di conseguenza la statua in questione apparteneva non all\u2019odierna chiesa ma ad un&#8217;altra che dipendeva, come riferisce anche il reverendo Anastasi, alla parrocchiale di S. Giacomo, dove fu conservata la statua della titolare dopo la sua distruzione<sup><a href=\"#footnote_19_3009\" id=\"identifier_19_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In sostanza possiamo ipotizzare che il primo edificio di culto in onore di S. Rosalia sia stato edificato dai mercanti siciliani attivi a Cagliari, in una data poco successiva al ritrovamento delle reliquie a Palermo nel 1624, forse entro il 1630. Questa prima chiesa, forse un semplice oratorio, sorgeva nel quartiere di Villanova, non molto lontano dalla parrocchiale di S. Giacomo, da cui dipendeva, e fu demolito prima del 1659. Probabile quindi che i Consiglieri di Cagliari si siano appellati alla Santa per una qualche epidemia scoppiata tra gli anni trenta e cinquanta del &lsquo;600, prima cio&egrave; della grande ondata di peste del 1655-56, perch&eacute; nei documenti ufficiali di quegli anni, tra i santi invocati, non viene nominata S. Rosalia. La nuova chiesa, edificata questa volta per volere della Citt&agrave;, come detto, fu donata alla Congregazione dei Siciliani nel 1693, e da questi concessa agli Osservanti nel 1740.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019antica devozione alla santa rimane oggi, nella sua chiesa, ben poco. A seguito delle leggi ottocentesche di soppressione degli ordini religiosi ci fu una generale dispersione degli arredi, di cui abbiamo conoscenza attraverso le fonti archivistiche<sup><a href=\"#footnote_20_3009\" id=\"identifier_20_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In particolare l&rsquo;inventario pubblicato in A. Pasolini, Oreficeria siciliana &hellip;, 2016, pp. 54-57.\">21<\/a><\/sup>. Rimane la bella statua di S. Rosalia, gi\u00e0 esistente nel 1687<sup><a href=\"#footnote_21_3009\" id=\"identifier_21_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, nota 66, p. 63.\">22<\/a><\/sup>, custodita nel suo marmoreo altare, un tempo quello maggiore, ora collocato nella prima cappella destra affianco al presbiterio. La santa, dall\u2019aggraziata posa barocca e dal volto che ispira devozione, indossa l\u2019abito di penitenza simile a quello dei Francescani riformati (collettini) o dei Cappuccini, con mantella sulle spalle che li distingue dagli altri membri dell\u2019ordine serafico. Con la sinistra solleva un crocifisso, mentre con la destra stringe a se un teschio, in riferimento alla sua vita da penitente. Non rimane pi\u00f9 nulla invece delle altre immagini della santa citate nell\u2019inventario del 1756-1757: un secondo piccolo simulacro della Santa, da vestire, diversi quadri che la rappresentavano, e il prezioso reliquiario argenteo donato alla chiesa dal nobile Antonio Maria Coppola nel 1752<sup><a href=\"#footnote_22_3009\" id=\"identifier_22_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">23<\/a><\/sup>. Oltre alla diffusione di questa tipologia di oggetti cultuali non \u00e8 da sottovalutare quella delle immagini devozionali di piccolo formato, destinate al culto privato. Nella chiesa della B. V. della Grazie di Iglesias, annessa nel 1620 ad un monastero di Clarisse, si conservano due statuette in alabastro della Vergine di Trapani e una di S. Rosalia. Opere di sicura provenienza siciliana s\u2019inseriscono in quel filone d\u2019importazione di pregevoli oggetti di lusso documentato, ad esempio, per alcuni gioielli e crocifissi, venduti a Cagliari dallo scultore trapanese Antonio Francesco Brusca nel 1665 e nel 1668<sup><a href=\"#footnote_23_3009\" id=\"identifier_23_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi della terra e del mare nell&rsquo;arte trapanese della Sicilia occidentale tra il XVII e il XIX secolo, catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 32.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Santa Rosalia tra peste e arte nella Sardegna del XVII secolo<\/strong><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistette dunque una grande devozione per questa Santa a Cagliari nel XVII secolo, perorata dalla stessa Municipalit\u00e0 ma anche espressione della Nazione Siciliana, e probabilmente sostenuta anche dai Gesuiti che ne sollecitarono il culto soprattutto come antidoto alla peste<sup><a href=\"#footnote_24_3009\" id=\"identifier_24_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non &egrave; da sottovalutare un possibile diretto intervento di Luigi Guglielmo de Moncada, vicer&eacute; di Sardegna dal 1644 al 1649, nella diffusione del culto di S. Rosalia a Cagliari. Non solo perch&eacute; egli era siciliano, ma ancor di pi&ugrave; perch&eacute; tra i suoi numerosi possedimenti vi era anche il ducato di Bivona, in cui, nella zona della Quisquina, nell&rsquo;agosto del 1624 era stata ritrovata in una grotta un&rsquo;iscrizione, che si diceva incisa dalla stessa Santa, che ne accertava la permanenza e la sua nobile discendenza. La citt&agrave; di Bivona elesse come sua patrona Rosalia, riaffermando un culto ancora pi&ugrave; antico, sicuro ancor prima del ritrovamento delle reliquie nel luglio del 1624. Allo scultore bivonese Ruggero Valenti, infatti, nel 1601, fu commissionata una statua lignea della santa, dorata e policromata, assieme ad un artistico fercolo. tutt&rsquo;ora esistenti. S. Tornantore, Il culto di S. Rosalia a Bivona. La chiesa e il fercolo, Bivona 2009.\">25<\/a><\/sup>. Lo stesso fecero anche a Napoli, durante la grande ondata di peste del 1657, quando furono commissionate a Mattia Preti le immagini votive poste a difesa delle quattro porte d\u2019acceso alla citt\u00e0. Furono i Gesuiti a studiarne l\u2019iconografia, di cui oggi per\u00f2 ci rimangono solo i bozzetti preparatori, conservati nel Museo di Capodimonte. Il programma iconografico proponeva l\u2019immagine dell\u2019Immacolata, pura da ogni macchia di peccato e ogni male, invocata dai patroni cittadini, assieme a S. Rosalia, contro l\u2019epidemia che devastava la citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_25_3009\" id=\"identifier_25_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Porzio, Immagini della peste del 1656, in Civilt&agrave; del Seicento a Napoli, II, Napoli 1984, pp. 51-57.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Sardegna questo fu un carattere importante per il culto di Rosalia, diffuso anche grazie ai testi a stampa che ne esaltavano il carattere taumaturgo, come nel volume del padre Manuel Calasibeta, <em>La rosa de Palermo, antidoto de la peste, y de todo mal contagioso <\/em>(1668), un tempo nella biblioteca dei Gesuiti di Cagliari<sup><a href=\"#footnote_26_3009\" id=\"identifier_26_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Manuel Calasibeta, La rosa de Palermo, antidoto de la peste, y de todo mal contagioso. Santa Rosalia, Virgen esclarecida, [&hellip;]. Su celestial vida la escrive (si no con elegant estilo, con devoto zelo), el R. P. D. Manuel Calasibeta. En Madrid, por Bernardo de Villa Diego, 1668 (Biblioteca Universitaria di Cagliari, d&rsquo;opera in poi BUC). La diffusione del culto verso la Santa, le vicende della sua vita e il miracoloso ritrovamento del suo corpo circolarono anche in Sardegna attraverso il testo a stampa, di cui diverse opere si conservano ancora nell&rsquo;isola, tra cui: Giordano Cascini, De vita et inventione S. Rosaliae, Panormi, apud Decium Cyrillum, 1631 (BUC); Iuan Formento, Vida milagros y invencion del sagrado cuerpo de la real aguila panormitana Santa Rosalia [&hellip;]. Palermo, per Andrea Colicchia, 1663 (Biblioteca Universitaria di Sassari, d&rsquo;opera in poi BUSS); Antonio Ignazio Mancusi, Istoria di S. Rosalia detta l&rsquo;ammirabile Vergine taumaturga palermitana. Divisa in cinque parti per il p. Antonio Ignazio Mancusi della Compagnia di Gies&ugrave;, I-II, in Palermo, per Francesco Amato 1721-1722 (Biblioteca S. Tommaso d&rsquo;Aquino, Domenicani, Cagliari); Divinae sapientiae arcana in sacratissimis Jesu, Mariae, Joseph nec con seraphici patris Francisci ac divae Rosaliae virginis panormitanae [&hellip;] Panormi, ex typographia Francisci Ferrer, 1760 (Biblioteca Francescani conventuali, Sassari). A Cagliari fu stampato anche: Francesco Maria Vintimilla, Rosa panormitana escogida entre la fragancias de los flores en el campo del Evangelio. Sermon en la iglesia de Santa Rosalia de Caller, combento de la Virgen Santissima de Buenayre, 1713 (Cfr. F. E. de Tejada, Cerde&ntilde;a hispanica, Siviglia 1960, p. 206).\">27<\/a><\/sup>. Sebbene i documenti ufficiali degli anni 1652-1656 in cui la Sardegna fu devastata da una grande ondata epidemica (e per la quale la citt\u00e0 di Cagliari fu salvata, secondo tradizione, per l\u2019intercessione di S. Efisio) non citino Rosalia tra i santi invocati contro la peste, un suo culto dev\u2019essere sicuramente esistito<sup><a href=\"#footnote_27_3009\" id=\"identifier_27_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Corda, Sardae Patronus Insuale. Il culto di S. Efisio attraverso i secoli, Cagliari 2005. Recentemente &egrave; stato pubblicato un documento dell&rsquo;Archivio diocesano di Cagliari, datato 15 gennaio 1564, con il quale il Capitolo metropolita di Cagliari s&rsquo;impegnava, ogni 15 gennaio festa liturgica del santo, a discendere processionalmente alla sua chiesa per officiare con solennit&agrave; alle sacre funzioni. R. Porr&agrave;, N. Settembre, Il mercante Bartolomeo Fores e l&rsquo;istituzione della prima processione in onore di S. Efisio a Cagliari (15 gennaio 1564), in &laquo;Theologica et Historica&raquo;, XXV (2016), pp. 389-419. In una maniera simile a quello che veniva fatto nel &lsquo;700 per la festa di S. Rosalia, e ancora nell&rsquo;800 per la Commemorazione dei defunti, il 26 novembre, presso la chiesa del S. Sepolcro di Cagliari, sede dell&rsquo;Arciconfraternita dell&rsquo;orazione e della morte e ancora presso la chiesa di S. Giorgio di Suelli. A questa scomparsa chiesa cagliaritana il Capitolo si recava processionalmente due volte l&rsquo;anno: la prima il 23 aprile, giorno liturgico del santo, la seconda il 17 febbraio in adempimento ad un voto fatto nel XVII secolo per una gravosa siccit&agrave; (G. Spano, Guida&hellip;, 1861, p. 134, 222).\">28<\/a><\/sup>. Nella relazione del gi\u00e0 citato sacerdote palermitano Antonio Anastasi leggiamo dell\u2019esistenza nella chiesa di S. Efisio di una cappella dedicata alla Santa. Il culto per Rosalia proprio in quella chiesa, dedicata al santo taumaturgo per eccellenza contro la peste, non sembra causale. Descrivendo la cappella egli la ricorda ricchissima di \u201cgioie\u201d, doni votivi, in argento e oro, donati alla santa in <em>tempore pestis<\/em><sup><a href=\"#footnote_28_3009\" id=\"identifier_28_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una cappella dedicata a S. Rosalia nella chiesa di S. Efisio di Cagliari esisteva ancora nel 1780, quando fu elencata tra quelle esistenti nella chiesa durante la visita pastorale del vescovo Vittorio Filippo Melano. Dalla relazione, stilata prima dei lavori che trasformarono la chiesa in stile tardo-barocco, e che secondo il canonico Spano (Guida, 1861, p. 140) iniziarono proprio nel 1780, esistevano rispettivamente le cappelle di S. Efisio, S. Bartolomeo, S. Cosma, quelle di S. Rosalia, S. Priamo e delle Vergine del Riscatto. ASDC, Visite Pastorali, vol. 10, cc. 14v-14r, &laquo;Visita de la Paroquia y demas Iglesias de Estampachi Hecha por el Ill.mo, y R.mo Se&ntilde;or Arzobispo Don Fr. Vittorio Felippo Melano en el a&ntilde;o 1780, S. Efisio. Martes dicto dia 25 de Abril a esso de las sinco lleg&ograve; Monse&ntilde;or a la Iglesia de San Efisio [&hellip;]. Levantase despues y visit&ograve; todas las capillas empezando de dito altar mayor, y successivamente las demas de las capillas de Sant Efis, San Bartolomeo, San Cosme, la Virgen del Rescate, San Priamo, y santa Rosolea, y tambien visit&ograve; el Confessionario, dexando al ultimo la sacristia y mando se notasen las cosas siguientes [&hellip;]&raquo;.\">29<\/a><\/sup>. Esisteva quindi una correlazione stretta tra i due santi, speciali intermediari presso Dio contro la peste, tra cui per\u00f2 prese il sopravvento Efisio, maggiormente legato alla Sardegna rispetto a Rosalia<sup><a href=\"#footnote_29_3009\" id=\"identifier_29_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su questo particolare aspetto: N. Bazzano, Efisio martire: un santo contro la peste nella Cagliari del Seicento, in &laquo;Chronica Nova. Revista de Historia de la Universidad de Granada&raquo;, 43, 2017, pp. 85-109 (in corso di stampa).\">30<\/a><\/sup>. La speciale intercessione in tempo di peste \u00e8 rappresentata anche in una tela votiva della parrocchiale di N. S. delle Grazie di Sanluri, centro agricolo non lontano da Cagliari. Proveniente dalla succursale chiesa di S. Martino rappresenta la Vergine in trono tra i santi Martino, Rocco e Rosalia, e le Anime del Purgatorio. Un devoto, inginocchiato davanti alla Vergine, sicuramente il committente, implora il soccorso divino contro la peste i cui nefasti effetti sono descritti nell\u2019angolo destro del quadro. Opera popolareggiante, consona per\u00f2 ad esprime la devozione verso il divino in un momento di crisi come quello epidemico, in cui non manc\u00f2 l\u2019affidarsi a S. Rosalia<sup><a href=\"#footnote_30_3009\" id=\"identifier_30_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Mocci, Testimonianze artistiche nella Sanluri medievale e moderna. Architettura sacra dal XIII al XVII secolo, Oristano 2002, p. 14.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutt\u2019altra qualit\u00e0, invece, \u00e8 la tela con <em>S. Rosalia in preghiera<\/em> della cattedrale di Sassari, datata al secondo quarto del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_31_3009\" id=\"identifier_31_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Casula, Santa Rosalia intercede per Palermo, Monogrammista GDAP, sec. XVII (secondo quarto), in Tesori Riscoperti. Opere d&rsquo;arte restaurate delle cattedrali di Sassari e Alghero, a cura di A. Casula, Muros 2012, pp. 62-67.\">32<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. XVII secolo, Monogrammista GDAP, secondo quarto del XVII secolo, &lt;i&gt;S. Rosalia in preghiera&lt;\/i&gt;, Sassari, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tol02.jpg\">Fig. 1<\/a>). La Santa, all\u2019interno del suo romitaggio sul Monte Pellegrino, \u00e8 rappresentata nella consueta iconografia con abito da penitenza e coronata di rose, con ai piedi il libro aperto e il teschio, quasi disturbata nella sua preghiera rivolta al crocifisso dagli angeli che le porgono un serto di rose. La scena, seppur con qualche differenza, riprende una composizione presente anche nella Vara argentea del 1631 e illustrata nella <em>Vita<\/em> del Cascini nell\u2019edizione del 1651 (<a title=\"Fig. 2. &lt;i&gt;S. Rosalia in preghiera&lt;\/i&gt;, illustrazione tratta dall\u2019opera di Giordano Cascini &lt;i&gt;Di Santa Rosalia vergine palermitana&lt;\/i&gt; (\u2026).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tol03.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Sassari il culto per la Vergine palermitana pare assai diffuso nel XVII secolo. Ne sono testimonianza infatti, anche altre due tele custodite nella chiesa della SS.ma Trinit\u00e0: una rappresenta <em>S.<\/em> <em>Rosalia incoronata dal Bambino Ges\u00f9<\/em> seduto in braccio a Maria, desunta anch\u2019essa dalla definizione iconografica della Vita del Cascini (1651), attribuita a scuola romana della fine del \u2018600 primi del \u2018700; la seconda invece \u00e8 una <em>Comunione di S. Rosalia<\/em><sup><a href=\"#footnote_32_3009\" id=\"identifier_32_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Casula, Santa Rosalia&hellip;, 2012, pp. 62-67.\">33<\/a><\/sup>. Questi quadri votivi, forse provenienti da contesti privati, accertano comunque la diffusione della devozione in citt\u00e0, che ritroviamo nella centrale chiesa di S. Andrea, edificata da don Andrea Vico Guidoni, morto nel 1648<sup><a href=\"#footnote_33_3009\" id=\"identifier_33_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Naitza, Architettura del tardo &lsquo;600&hellip;, 1992, p. 143.\">34<\/a><\/sup>. La chiesa sorse come oratorio della Confraternita del SS. Sacramento, composta in un primo tempo da commercianti forestieri, per cui non meraviglia che probabili mercanti siciliani vollero dedicare un altare a S. Rosalia, con una bella tela del suo <em>Matrimonio Mistico<\/em>. Il tema, caro all\u2019agiografia cattolica in riferimento soprattutto a S. Caterina d\u2019Alessandria, si diffuse anche per altre sante vergine, tra cui Rosalia. La grande tela presenta la santa tra una schiera di angeli inginocchiata davanti alla Vergine in trono tra i santi Rocco e Biagio, mentre il Bambino Ges\u00f9 le offre l\u2019anello nuziale. La fondazione della chiesa alla met\u00e0 del XVII secolo, come pure l\u2019analisi stilistica, riconducono l\u2019opera alla seconda met\u00e0 del Seicento, forse successiva alla grande ondata di peste di met\u00e0 secolo. Ancora nel \u2018600 fu fondata la chiesa di S. Rosalia nel paese di Benetutti, in provincia di Sassari, quando nel 1689 il vescovo di Alghero, Jer\u00f3nimo de Velasco y Mendosa (1686-1692), dava licenza per fondare un luogo di culto dedicato alla Santa<sup><a href=\"#footnote_34_3009\" id=\"identifier_34_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Farina, Benetutti. Appunti per una storia, [s.l.] 1993.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il culto nel XVIII secolo<\/strong><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai primi del XVIII secolo fu costruita la chiesa di S. Antonio Abate di Cagliari, consacrata nelle strutture odierne nel 1723<sup><a href=\"#footnote_35_3009\" id=\"identifier_35_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella chiesa si conserva la lapide dedicatoria: Hanc Ecclesiam divo Antonio Abbati dicatam solemni ritu et magno populi concursu consecravit Illustrissimus Dominus Don Antonius Sellent Episcopus suffraganeus caralitanus dominica prima et die 2 mesis maj anno domini 1723.\">36<\/a><\/sup>; qui, il primo altare laterale accanto al presbiterio era dedicato a S. Rosalia. La sua esistenza \u00e8 sicura ancora nel 1780, quando viene attentamente descritto nella relazione della visita pastorale del vescovo Vittorio Filippo Melano (1779-1797). Da questa fonte vieniamo a sapere che l\u2019altare era in legno dipinto, ornato da una tela con la Santa, mentre nella stessa cappella, all\u2019interno di una nicchia, era custodito un suo simulacro ligneo da vestire<sup><a href=\"#footnote_36_3009\" id=\"identifier_36_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Mas otro altar de Sancta Rosalea con sus gradas y altar de leno con su ara con retablo pintado en la pared y en medio un quadro de dicha santa\/ Un nicho de lena pintado a azul sin vidriera al contorno entallado dentro del qual esta el busto de Santa Rosolea vestida de ropa&raquo;. Pubblicato in A. Pasolini, Don Francisco Genov&eacute;s e gli argenti dell&rsquo;Arciconfraternita d&rsquo;Itria a Cagliari, in &laquo;ArcheoArte&raquo; Rivista di Archeologia e Arte, Supplemento 2012 al n. 1, pp. 703-724.\">37<\/a><\/sup>. Nel 1861, quando il canonico Spano visit\u00f2 la chiesa di S. Antonio la dedica dell\u2019altare laterale a S. Rosalia era gi\u00e0 stata sostituita con quella alla Vergine della Salute, il cui grande quadro, opera del pittore cagliaritano Antonio Caboni (1786-1874), si trova ancora sull\u2019altare<sup><a href=\"#footnote_37_3009\" id=\"identifier_37_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Spano, Guida&hellip;, 1861, p. 234.\">38<\/a><\/sup>. La tela dell\u2019antico altare di S. Rosalia potrebbe essere quella collocata all\u2019interno dell\u2019Ospedale Civile di Cagliari, costruito in sostituzione dell\u2019antico presidio gestito dagli Ospedalieri di S. Giovanni di Dio, che avevano in cura anche la chiesa di S. Antonio, dopo il loro definitivo abbandono nel 1858. La tela, una bella <em>Comunione di S. Rosalia <\/em>(<a title=\"Fig. 3. Fig. 4. Giacomo Colombo (attr.), primo quarto del XVIII secolo, &lt;i&gt;S. Rosalia comunicata da Cristo&lt;\/i&gt;, olio su tela, Cagliari, Ospedale Civile (foto archivio Ilisso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tol04.jpg\">Fig. 3<\/a>), viene attribuita da Maria Grazia Scano (1991) al pittore romano Giacomo Altomonte, documentato in Sardegna dai primi decenni al primo quarto del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_38_3009\" id=\"identifier_38_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. Scano, Pittura e scultura&hellip;, 1991, p. 227. Su Giacomo Altomonte: M. G. Scano, Il maestro dell&rsquo;affresco. G. Altomonte, in &laquo;Almanacco di Cagliari&raquo;, 1983; Id, Pittura e scultura&hellip;, 1991, pp. 226-227, 229-232; Id, La pala della Vergine della Mercede, in Vergine della Mercede. Il restauro, Cagliari 1993, p. 5; G. Cavallo, I maestri della sagrestia della chiesa di S. Michele a Cagliari, in Ricerche di storia dell&rsquo;architettura della Sardegna, Dolianova 2007, pp. 7-38; A. Pasolini, Sul monte il Signore provvede. Un&rsquo;inconsueta iconografia dell&rsquo;arcangelo Michele a Cagliari, in Divina quae pulchra. Scritti di estetica e teologia offerti ad Antioco Piseddu, a cura di I. Ferreli, PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 193-228.\">39<\/a><\/sup>. La stessa attribuzione all\u2019Altomonte avvicina la tela alla chiesa di S. Antonio Abate, un tempo ricchissima di opere del pittore. Firmata e datata, era la tela dell\u2019altare del SS. Salvatore (non pi\u00f9 esistente), assieme a quella di <em>S. Giovanni di Dio che riceve il Bambino dalla Vergine<\/em>, gi\u00e0 attribuitagli dallo Spano e criticamente poi dalla Scano (1991), assieme alla <em>Vergine della Speranza<\/em> e alle <em>Tentazioni di S. Antonio Abate<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il culto per S. Rosalia risulta ancora diffuso nel XVIII secolo anche nella cattedrale cagliaritana, dove vi era una tela che la rappresentava, e di cui oggi non si ha pi\u00f9 traccia<sup><a href=\"#footnote_39_3009\" id=\"identifier_39_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Devo la notizia alla Prof.ssa Alessandra Pasolini. Il documento che ne attesta l&rsquo;esistenza &egrave; in corso di pubblicazione.\">40<\/a><\/sup>. Diversi altri centri sardi la festeggiano ancora. A Pirri, un tempo comune autonomo ora inglobato nella citt\u00e0 di Cagliari, le fu dedicata una piccola chiesa, eretta nel 1756 a spese del reverendo Girolamo Simoni (+1766)<sup><a href=\"#footnote_40_3009\" id=\"identifier_40_3009\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.R. Lai, La parrocchiale di San Pietro Apostolo in Pirri e la filiale di Santa Rosalia, Cagliari 2014.\">41<\/a><\/sup>. Attraverso il suo lascito testamentario, amministrato dal procuratore Antonio Locci, la devozione pot\u00e9 continuare anche se gi\u00e0 nei primi dell\u2019Ottocento la chiesa versava in uno stato precario. Ricostruita integralmente negli anni ottanta del \u2018900 conserva la suo interno un ligneo simulacro, probabilmente acquistato dal Simoni tra il secondo e il terzo decennio della seconda met\u00e0 del \u2018700 (<a title=\"Fig. 4. Secondo o terzo decennio della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;S. Rosalia&lt;\/i&gt;, legno intagliato e policromato, Pirri (Cagliari), chiesa di S. Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tol06.jpg\">Fig. 4<\/a>). L\u2019impostazione della figura stante, con la consueta postura tardo barocca del corpo (gamba destra portante, sinistra flessa e indietreggiata, leggera torsione del busto), il fine intaglio del viso espressivo e dal tenue incarnato la riconducono alla produzione napoletana della seconda met\u00e0 del \u2018700. Infine a Baressa (Or), nella parrocchiale di S. Giorgio si conserva una settecentesca statua di S. Rosalia, che ripete l\u2019iconografia gi\u00e0 stabilita della prima met\u00e0 del \u2018600, con abito francescano, croce in mano, teschio e lunghi capelli sciolti che incorniciano il viso dall\u2019espressione devota (<a title=\"Fig. 5. XVIII secolo, &lt;i&gt;S. Rosalia&lt;\/i&gt;, legno intagliato e policromato, Baressa, chiesa di S. Giorgio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tol07.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi scarni elementi, emersi da una ricerca ancora da approfondire, attestano comunque la diffusione nella Sardegna del XVII e XVIII secolo di una radicata venerazione per la Vergine palermitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Appendice documentaria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Relatione della sollennit\u00e0 e pompe festive di S. Rosalia p(atron)a Pal(ermitan)a, che si celebrano ogn\u2019anno \u00e0 d\u00ec 4. settembre nella Citt\u00e0 di Cagliari Capitale del Regno di Sardegna del Rev.o Antonio Anastasi Sacerdote Palermitano e Sacrista Maggiore della Real Basilica di S. Pietro in Palazzo (Sec. XVIII).<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Biblioteca Comunale Palermo, Qq F 17 [n.18, ff. nn. 57r-61r]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella citt\u00e0 di Cagliari, metr\u00f3poli del Regno di Sardegna si celebra con gran festa e devotione il giorno natalicio di Santa Rosalia a 4 settembre nell\u2019istessa sua Chiesa, intitolata la di Santa Rosalia, che viene situata nel quartiere della Marina vicino alla Porta di Villanova, ed \u00e8 della giurisdizione della parrocchia di Santa Catalina dell\u2019istesso quartiere della Marina. Il suo festivo giorno, dunque vi assiste il Senato di la, che in suo lenguagio dicono al Senato la Citta, son Consiglieri, che sono cinque ed il primo chiamasi il giurato, son consiglieri in capo questi giurati dunque si trovano al tempo della messa cantata e della predica e dalla sera accompagnano la processione tutti cinque e qualche anno suole associarlo un solo giurato. La dessa citt\u00e0 viene al concorso della festa al voto facto anno 1640 bench\u00e8 non mi sovviene la specie di detto anno, solo per illazione: perch\u00e8 detto voto <em>fuit emisso in tempora quo omij Sardinia<\/em> (<em>civitate verio Bosa eiusdem Provincis excepta<\/em>) que erat infecta: de uno male contagioso decembrat anno 1640. Dunque necesariamente havenia stato fatto anno 1640. A pi\u00f9 del voto del accompagnaiare la processione e della assistenza della messa nel suo giorno natalizio gli fece per voto un bellissimo tempio a sue spese nell\u2019istesso luogo il Senato vicino la Porta di Villanova, ch\u2019essa gran posso conveniente della citt\u00e0 di Cagliari e doppo la regal\u00f2 e consegn\u00f2 alla Nazione Siciliana, di poter essere padroni di detta Chiesa con far la festa a suo piacimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi resta da dire che la detta festa dura nove giorni per la gran devozione del popolo, bench\u00e8 in una che dogni festa di la duri nove giorni. Al tempo di cantari il vespro assiste quasi tutta la parrocchia della Marina coi suoi beneficiati che passano il numero di 16 e ques [***] saranno 30 alla marina assistono beneficiati quattro con sua cappe magne bianche, e la messa viene cantata da istesso beneficiato di detta parrocchia, ed alla sera associano la processione duoi assistenti con la cappa magna ch\u2019\u00e8 lo stesso bianca con suoi diacono e suddiacono con la dalmatica bianca, e anche un di loro stessi beneficiati vi sono altri quattro beneficiati con suoi cappe magne de ognuno con un baccolo d\u2019argento, alcuni secondo l\u2019uso de suoi paesi benche dessa parrocchia viene per paga di quattro ducati di quella moneta, e vi \u00e8 per mantenersi cos\u00ec dessa parrocchia con l\u2019accompagnamento de processini e morti e amministrazione de sacramenti. Vengono gratij per essere cambidare dalla Natione Siciliana due compagnie dell\u2019istesso quartiere della Marina, una chiamata la compagnia del Santo Sepolcro di Christo sotto titolo della Madonna della Piet\u00e0 e l\u2019altra di Santa Lucia. Del Santo Sepolcro vestita di tela sfina nera, e la di Santa Lucia con il mantello rosso. Vengono ancora il convento dei padri Cappuccini, e quattro di loro padri per veneratione, sacerdoti, son ordinari almeno in sacrij portano l\u2019immagine della gloriosa Santa, viene ancor il convento de Padri di San Francesco delle piaghe, e qualche anno suole venire il convento de Paulini e del Carmine, e de St. Agostino e su que fossero combidati dalla Natione Siciliana. Doppo vengono molti secolari con le torce accese <em>iam per voto<\/em> <em>iam per devotionem<\/em>, e questi sogliono essere e sardi, e forestieri; fra i quali va anchessa con suoi torce la Natione Sicliana accompagnando la processione per le pi\u00f9 pubbliche strade della Marina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Olim la Chiesa di Santa Rosalia detta dei Siciliani era situata fuori la porta di Villanova in faccia di detta porta, in cui luogo vi e la[\u2026] pubblica della citt\u00e0 ed era della giurisdizione della parrocchia di San Giacomo Apostolo e per oppositione de padri de San Francesco della Osservanza fu tolta la Chiesa, e la citt\u00e0 vedendo nel conflitto della festa gli fece sopraccennato chiesa nella Marina. In detta parrocchia di San Gioacomo si conserva oggi l\u2019immagine di detta Santa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa dell\u2019arciconfraternita del Gonfalone di Roma detta Madonna del Riscatto sotto il titolo di S. Efisio Martire Calaritano vi \u00e8 un altra cappella di S. Rosalia e vi fan festa ogn\u2019anno. Desta chiesa chiama ancora la compagnia di sant Efisio, e son vestiti da tela della spina di color ***; in un tempo dunque si faceva gran festa et era una cappella ricchissima da gioie oro et argento, che per voto havevano dato alla Santa <em>in tempore pestij<\/em> ma adesso <em>muta temporij conditione<\/em>, non vi si trova pi\u00f9 nulla di detta ricchezza. Detta compagnia dunque di Sant Efisio e fabbricata nel quartiere di Stampace, ed \u00e8 della giurisdizione della parrocchia di Sant Anna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa di sant Antonio Abbate, ch\u2019\u00e8 e delli Padri di San Giovanni di Dio, a man sinistra vicino all\u2019altare maggiore in faccia della cappella di San Giovanni di Dio, vi \u00e8 una bellissima cappella di Santa Rosalia, e dogn\u2019anno si fa gran festa in suo onore, con gioco di fuoco, e panegirico e messa cantata.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3009\" class=\"footnote\">Viene proposta la realizzazione nella bottega dell\u2019argentiere Nibilio Gagini (1564-1607) in: A. Pasolini, <em>Oreficeria siciliana in Sardegna e la Hermandad de los Cicilianos a Cagliari<\/em>, in \u00abOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u00bb, dicembre (2016), p. 48; con bibliografia sull\u2019argomento nota 15, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3009\" class=\"footnote\">V. Manfr\u00e8, I. Mauro, <em>\u00abLas obras superfluas\u00bb di Luigi Gigliemo de Moncada. La rappresentazione del potere vicereale a Cagliari nella \u201ccrisi\u201d degli anni Quaranta del Seicento<\/em>, in <em>Cagliari and Valencia during the baroque age<\/em>, a cura di R. Pilo, A. Pasolini, Valencia 2016, pp. 183-214; per una bibliografia sul Vicer\u00e9 de Moncada nota 8, p. 185.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3009\" class=\"footnote\">Cfr. S. Boesch Gajano, L. Sebastiani (a cura di), <em>Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in et\u00e0 preindustriale<\/em>, L\u2019Aquila-Roma, 1984. Per una visione generale sulla santit\u00e0 nell\u2019epoca moderna rimando a: M. Gotar, <em>Chiesa e santit\u00e0 nell\u2019Italia moderna<\/em>, Roma-Bari 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3009\" class=\"footnote\">G. Spano, <em>Guida alla Citt\u00e0 e dintorni di Cagliari<\/em>, Cagliari 1861, p. 164. La devozione per questa Santa \u00e8 attestata anche nelle altre chiese carmelitane della Sardegna. A Sassari, nella chiesa della Madonna del Carmine, a Maria Maddalena de\u2019 Pazzi \u00e8 dedicato un altare laterale ornato da una tela firmata dal pittore genovese Bartolomeo Augusto, 1716 (M.G. Scano, <em>Pittura e scultura del \u2018600 e del \u2018700<\/em>, Nuoro 1991, p. 231). Ad Alghero, nella chiesa del Carmine, l\u2019altare della Santa \u00e8 ornato da una tela con il <em>Matrimonio Mistico di S. Maria Maddalena de\u2019 Pazzi<\/em>, attribuito al pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (A. Serra, <em>Museo d\u2019arte sacra di Alghero. Catalogo<\/em>, Sestu 2000, p. 119). A Oristano, nella chiesa settecentesca del Carmine, si conserva un bel simulacro della Santa, come anche a Bosa, posto a coronamento di un altare ligneo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3009\" class=\"footnote\">G. Spano, <em>Guida<\/em>\u2026, 1861, p. 251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3009\" class=\"footnote\">A. Amore, voce \u2018<em>Rosalia, santa<\/em>\u2019, in \u00abBibliotheca Sancotrum\u00bb, XI, Roma 1982, coll. 427-433.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3009\" class=\"footnote\">V. Petrarca, <em>Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et\u00e0 spagnola<\/em>, Palermo 2008; con ampia appendice documentaria, pp. 57-254. Ma anche: S. Cabibbo, <em>Santa Rosalia tra terra e cielo. Storia, rituali, linguaggi di un culto barocco<\/em>, Palermo 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3009\" class=\"footnote\">F. Franchini Guelfi, <em>Santa Rosalia in Liguria. Una devozione venuta dal mare<\/em>, in \u00abLa Casana. Speciale Sicilia\u00bb, n. 1 (2001), pp. 22-29; L. Parodi, <em>La grande peste di Genova (1656\\57) nelle testimonianze figurative<\/em>, in URBS, XXIV, 1 marzo 2011, pp. 14-22. S. Rosalia fu inserita nel Martirologio Romano nel 1630, che celebr\u00f2 il 15 luglio come giorno dell\u2019<em>inventio<\/em>, e il 4 settembre come giorno del <em>dies natalis<\/em>. Nel 1666 Alessandro VII eman\u00f2 un breve con il quale estendeva l\u2019Ufficio della Santa a tutta la Sicilia. Nel 1685, tale Ufficio fu permesso anche in tutto i territori europei appartenenti alla corona spagnola e nel 1693 anche ai possedimenti coloniali. Cfr. S. Cabibbo, <em>S. Rosalia<\/em>\u2026, 2004, p. 233.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3009\" class=\"footnote\">Sull\u2019iconografia di S. Rosalia cfr.: P. Collura, <em>S. Rosalia nella storia dell\u2019arte<\/em>, Palermo 1977; V. Abbate, <em>Il \u2018600. Rosalia nella rappresentazione pittorica<\/em>, in <em>La rosa dell&#8217;Ercta 1196-1991. Rosalia Sinibaldi:<\/em> <em>Sacralit\u00e0, linguaggi e rappresentazione,<\/em> a cura di A. Gerbino, Palermo 1991, pp. 91-107; M. Guttilla,\u00a0<em>Dalla grotta agli altari. Riflessi della gloria di S. Rosalia nella pittura del Settecento,<\/em> in\u00a0<em>La rosa dell&#8217;Ercta\u2026,<\/em> 1991, pp. 109-132; M.C. Di Natale, <em>Santa Rosalia. Simboli e immagini<\/em>, in <em>La rosa dell&#8217;Ercta\u2026,<\/em> 1991, pp. 151-176; Id, <em>S. Rosalia nelle arti decorative in Sicilia<\/em>, Archivio fotografico delle arti minori in Sicilia, Palermo 1991; G. Travagliato, <em>Ex tabula omnium antiquissima\u2026 Alle radici dell\u2019iconografia di Santa Rosalia, <\/em>in G. Travagliato, M. Sebastianelli<em>, Il restauro della tavola antiquissima di Santa Rosalia del Museo Diocesano di Palermo<\/em>, Palermo 2012, pp. 15-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3009\" class=\"footnote\">L\u2019opera fu realizzata dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro, con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo, sulla base del disegno dell\u2019architetto del Senato della citt\u00e0 Mariano Smiriglio. M.C. Di Natale, <em>L\u2019arca d\u2019argento<\/em>, in <em>S. Rosaliae Patriae Servatrici<\/em>, consultato online su <a href=\"http:\/\/www.oadi.it\/larca-dargento\">http:\/\/www.oadi.it\/larca-dargento<\/a>. Si veda anche M.C. Di Natale, <em>I disegni dei maestri orafi e argentieri in Sicilia e nella Penisola Iberica tra Manierismo e Barocco<\/em>, in <em>Dibujos y ornamentos. Trazas y dibujos de artes decorativas entre Portugual, Espa\u0144a, Italia, Malta y Grecia<\/em>, a cura di S. de Cavi, Roma 2014, pp. 429-441.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3009\" class=\"footnote\">G. Cascini, <em>Di S. Rosalia vergine palermitana libri tre composti dal r. p. Giordano Cascini della Compagnia di Ges\u00f9<\/em> [\u2026]. <em>Dedicati all\u2019illustrissimo Senato di Palermo<\/em>, in Palermo appresso i Cirilli, 1651.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3009\" class=\"footnote\"><em>Acta Sanctorum<\/em>, Septembris, Tomus II, Anturpiae 1748, pp. 120-547.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3009\" class=\"footnote\">P. Paruta, <em>Relatione delle feste fatte in Palermo per il trionfo delle gloriose reliquie di Santa Rosalia<\/em> (\u2026), per Pietro Coppola, Palermo 1651; M. Vitella, <em>Il primo festino<\/em>, in <em>S. Rosalia nelle arti decorative<\/em>\u2026, 19991, pp. 83-117.<em> <\/em>Per una dettagliata descrizione del Festino di S. Rosalia nel XVII secolo si veda, tra le tante, la relazione del 1686, corredata da numerose illustrazioni che testimoniano il particolare uso degli strumenti persuasivi della festa barocca. Michele del Giudice casinense, <em>Palermo magnifico nel trionfo delll\u2019anno 1686<\/em>, <em>rinovando le feste dell\u2019inventione della Gloriosa sua Cittadina S. Rosalia<\/em>, in Palermo per Tomaso Rummulo, 1686. Inoltre: G. Isgr\u00f2, <em>Feste barocche a Palermo<\/em>, Palermo 1981; G. Fiume, <em>Rosalia, la peste e il trionfo<\/em>, in<em> Palermo e santa Rosalia<\/em>, a cura di F. Roiter, Venezia 1999, pp. 11-29; V. Petrarca, <em>Genesi di una tradizione<\/em>\u2026, 2008, pp. 38-44; N. Bazzano, <em>Palermo fastosissima. Cerimonie cittadine in et\u00e0 spagnola<\/em>, Palermo 2016, pp. 77-80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3009\" class=\"footnote\"><em>Relatione della sollennit\u00e0 e pompe festive di S. Rosalia p(atron)a Pal(ermitana)a, che si celebrano ogn\u2019anno \u00e0 d\u00ec 4. settembre nella Citt\u00e0 di Cagliari Capitale del Regno di Sardegna del Rev.o Antonio Anastasi Sacerdote Palermitano e Sacrista Maggiore della Real Basilica di S. Pietro in Palazzo<\/em>. Vedi Appedice documentaria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3009\" class=\"footnote\">A. Pasolini, <em>Oreficeria siciliana<\/em>\u2026, 2016, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3009\" class=\"footnote\">S. Naitza, <em>Architettura dal tardo \u2018600 al classicismo purista<\/em>, Nuoro 1992, p. 90.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3009\" class=\"footnote\">Il quadro in questione potrebbe essere quello annotato nell\u2019inventario del 1756-1757 come: \u00ab[\u2026] <em>un quadro grande de la Muy illustre Ciudad de Caller<\/em>\u00bb che in quel momento era presso la bottega del pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (documentato dal 1698 al 1762) \u00ab<em>para hazer otro de nuevo<\/em>\u00bb. A. Pasolini, <em>Oreficeria siciliana<\/em>\u2026, 2016, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3009\" class=\"footnote\">R. Martorelli, <em>Il culto dei santi nella Sardegna medievale. Progetto per un nuovo dizionario storico-archeologico<\/em>, in <em>M\u00e9langes de l\u2019Ecole fran\u00e7aise de Rome. \u00c2ge MEFRM<\/em>, 118-1, 2006, p. 32, in particolare la nota 65. Ancora nel XIX secolo i rappresentati del Municipio di Cagliari partecipavano alla festa della Vergine del Rimedio della chiesa di S. Lucifero, celebrata la seconda domenica di novembre, in ossequio ad un voto fatto nel 1708, quando la Vergine liber\u00f2 la citt\u00e0 da una violenta epidemia. G. Spano, <em>Guida<\/em>\u2026, 1861, pp. 290-294.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3009\" class=\"footnote\">Archivio Storico Diocesi di Cagliari (d\u2019ora in poi ASDC), <em>Inventari<\/em>, Vol. 2\\7, 1659, cc. 17r-18 (S. Giacomo). \u00ab<em>Item en una capelletta a costat de lo altar a ma dretta li es una Santa Rosolia Panormitana de bulto de tres pams grans y novablement pintada ab una cap de mort y tres lilis a la ma esquerra ab sa piagna daurada en las varas y un lletier negre en camp blanch, platiat sobre de altre piagna en obtangulo blanch sgrafit en or en lo qual li son dos angeles rodillass que sostentan la piagna qui posa la piagna on esta de peu la Santa<\/em>\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3009\" class=\"footnote\">In sostanza possiamo ipotizzare che il primo edificio di culto in onore di S. Rosalia sia stato edificato dai mercanti siciliani attivi a Cagliari, in una data poco successiva al ritrovamento delle reliquie a Palermo nel 1624, forse entro il 1630. Questa prima chiesa, forse un semplice oratorio, sorgeva nel quartiere di Villanova, non molto lontano dalla parrocchiale di S. Giacomo, da cui dipendeva, e fu demolito prima del 1659. Probabile quindi che i Consiglieri di Cagliari si siano appellati alla Santa per una qualche epidemia scoppiata tra gli anni trenta e cinquanta del \u2018600, prima cio\u00e8 della grande ondata di peste del 1655-56, perch\u00e9 nei documenti ufficiali di quegli anni, tra i santi invocati, non viene nominata S. Rosalia. La nuova chiesa, edificata questa volta per volere della Citt\u00e0, come detto, fu donata alla Congregazione dei Siciliani nel 1693, e da questi concessa agli Osservanti nel 1740.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3009\" class=\"footnote\">In particolare l\u2019inventario pubblicato in A. Pasolini, <em>Oreficeria siciliana <\/em>\u2026, 2016, pp. 54-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3009\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, nota 66, p. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3009\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3009\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo<\/em>, in <em>Materiali preziosi della terra e del mare nell\u2019arte trapanese della Sicilia occidentale tra il XVII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3009\" class=\"footnote\">Non \u00e8 da sottovalutare un possibile diretto intervento di Luigi Guglielmo de Moncada, vicer\u00e9 di Sardegna dal 1644 al 1649, nella diffusione del culto di S. Rosalia a Cagliari. Non solo perch\u00e9 egli era siciliano, ma ancor di pi\u00f9 perch\u00e9 tra i suoi numerosi possedimenti vi era anche il ducato di Bivona, in cui, nella zona della Quisquina, nell\u2019agosto del 1624 era stata ritrovata in una grotta un\u2019iscrizione, che si diceva incisa dalla stessa Santa, che ne accertava la permanenza e la sua nobile discendenza. La citt\u00e0 di Bivona elesse come sua patrona Rosalia, riaffermando un culto ancora pi\u00f9 antico, sicuro ancor prima del ritrovamento delle reliquie nel luglio del 1624. Allo scultore bivonese Ruggero Valenti, infatti, nel 1601, fu commissionata una statua lignea della santa, dorata e policromata, assieme ad un artistico fercolo. tutt\u2019ora esistenti. S. Tornantore, <em>Il culto di S. Rosalia a Bivona. La chiesa e il fercolo<\/em>, Bivona 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3009\" class=\"footnote\">A. Porzio, <em>Immagini della peste del 1656<\/em>, in <em>Civilt\u00e0 del Seicento a Napoli<\/em>, II, Napoli 1984, pp. 51-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3009\" class=\"footnote\">Manuel Calasibeta, <em>La rosa de Palermo, antidoto de la peste, y de todo mal contagioso. Santa Rosalia, Virgen esclarecida<\/em>, [\u2026]. <em>Su celestial vida la escrive (si no con elegant estilo, con devoto zelo), el R. P. D. Manuel Calasibeta<\/em>. En Madrid, por Bernardo de Villa Diego, 1668 (Biblioteca Universitaria di Cagliari, d\u2019opera in poi BUC). La diffusione del culto verso la Santa, le vicende della sua vita e il miracoloso ritrovamento del suo corpo circolarono anche in Sardegna attraverso il testo a stampa, di cui diverse opere si conservano ancora nell\u2019isola, tra cui: Giordano Cascini, <em>De vita et inventione S. Rosaliae<\/em>, Panormi, apud Decium Cyrillum, 1631 (BUC); Iuan Formento, <em>Vida milagros y invencion del sagrado cuerpo de la real aguila panormitana Santa Rosalia <\/em>[\u2026].<em> <\/em>Palermo, per Andrea Colicchia, 1663 (Biblioteca Universitaria di Sassari, d\u2019opera in poi BUSS); Antonio Ignazio Mancusi, <em>Istoria di S. Rosalia detta l\u2019ammirabile Vergine taumaturga palermitana. Divisa in cinque parti per il p. Antonio Ignazio Mancusi della Compagnia di Gies\u00f9<\/em>, I-II, in Palermo, per Francesco Amato 1721-1722 (Biblioteca S. Tommaso d\u2019Aquino, Domenicani, Cagliari); <em>Divinae sapientiae arcana in sacratissimis Jesu, Mariae, Joseph nec con seraphici patris Francisci ac divae Rosaliae virginis panormitanae<\/em> [&#8230;] Panormi, ex typographia Francisci Ferrer, 1760 (Biblioteca Francescani conventuali, Sassari). A Cagliari fu stampato anche: Francesco Maria Vintimilla, <em>Rosa panormitana escogida entre la fragancias de los flores en el campo del Evangelio. Sermon en la iglesia de Santa Rosalia de Caller<\/em>, combento de la Virgen Santissima de Buenayre, 1713 (Cfr. F. E. de Tejada, <em>Cerde\u00f1a hispanica<\/em>, Siviglia 1960, p. 206).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3009\" class=\"footnote\">M. Corda, <em>Sardae Patronus Insuale. Il culto di S. Efisio attraverso i secoli<\/em>, Cagliari 2005. Recentemente \u00e8 stato pubblicato un documento dell\u2019Archivio diocesano di Cagliari, datato 15 gennaio 1564, con il quale il Capitolo metropolita di Cagliari s\u2019impegnava, ogni 15 gennaio festa liturgica del santo, a discendere processionalmente alla sua chiesa per officiare con solennit\u00e0 alle sacre funzioni. R. Porr\u00e0, N. Settembre, <em>Il mercante Bartolomeo Fores e l\u2019istituzione della prima processione in onore di S. Efisio a Cagliari (15 gennaio 1564)<\/em>, in \u00abTheologica et Historica\u00bb, XXV (2016), pp. 389-419. In una maniera simile a quello che veniva fatto nel \u2018700 per la festa di S. Rosalia, e ancora nell\u2019800 per la Commemorazione dei defunti, il 26 novembre, presso la chiesa del S. Sepolcro di Cagliari, sede dell\u2019Arciconfraternita dell\u2019orazione e della morte e ancora presso la chiesa di S. Giorgio di Suelli. A questa scomparsa chiesa cagliaritana il Capitolo si recava processionalmente due volte l\u2019anno: la prima il 23 aprile, giorno liturgico del santo, la seconda il 17 febbraio in adempimento ad un voto fatto nel XVII secolo per una gravosa siccit\u00e0 (G. Spano, <em>Guida<\/em>\u2026, 1861, p. 134, 222).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3009\" class=\"footnote\">Una cappella dedicata a S. Rosalia nella chiesa di S. Efisio di Cagliari esisteva ancora nel 1780, quando fu elencata tra quelle esistenti nella chiesa durante la visita pastorale del vescovo Vittorio Filippo Melano. Dalla relazione, stilata prima dei lavori che trasformarono la chiesa in stile tardo-barocco, e che secondo il canonico Spano (<em>Guida<\/em>, 1861, p. 140) iniziarono proprio nel 1780, esistevano rispettivamente le cappelle di S. Efisio, S. Bartolomeo, S. Cosma, quelle di S. Rosalia, S. Priamo e delle Vergine del Riscatto. ASDC, <em>Visite Pastorali<\/em>, vol. 10, cc. 14v-14r, \u00ab<em>Visita de la Paroquia y demas Iglesias de Estampachi Hecha por el Ill.mo, y R.mo Se\u00f1or Arzobispo Don Fr. Vittorio Felippo Melano en el a\u00f1o 1780, S. Efisio. Martes dicto dia 25 de Abril a esso de las sinco lleg\u00f2 Monse\u00f1or a la Iglesia de San Efisio<\/em> [\u2026]. <em>Levantase<\/em> <em>despues y visit\u00f2 todas las capillas empezando de dito altar mayor, y successivamente las demas de las capillas de Sant Efis, San Bartolomeo, San Cosme, la Virgen del Rescate, San Priamo, y santa Rosolea, y tambien visit\u00f2 el Confessionario, dexando al ultimo la sacristia y mando se notasen las cosas siguientes<\/em> [\u2026]\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3009\" class=\"footnote\">Su questo particolare aspetto: N. Bazzano, <em>Efisio martire: un santo contro la peste nella Cagliari del Seicento<\/em>, in \u00abChronica Nova. Revista de Historia de la Universidad de Granada\u00bb, 43, 2017, pp. 85-109 (in corso di stampa).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3009\" class=\"footnote\">L. Mocci, <em>Testimonianze artistiche nella Sanluri medievale e moderna. Architettura sacra dal XIII al XVII secolo<\/em>, Oristano 2002, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3009\" class=\"footnote\">A. Casula, <em>Santa Rosalia intercede per Palermo<\/em>, Monogrammista GDAP, sec. XVII (secondo quarto), in <em>Tesori Riscoperti. Opere d\u2019arte restaurate delle cattedrali di Sassari e Alghero<\/em>, a cura di A. Casula, Muros 2012, pp. 62-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3009\" class=\"footnote\">A. Casula, <em>Santa Rosalia<\/em>\u2026, 2012, pp. 62-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3009\" class=\"footnote\">S. Naitza, <em>Architettura del tardo \u2018600<\/em>\u2026, 1992, p. 143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3009\" class=\"footnote\">G. Farina, <em>Benetutti. Appunti per una storia<\/em>, [s.l.] 1993.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3009\" class=\"footnote\">Nella chiesa si conserva la lapide dedicatoria: Hanc Ecclesiam divo Antonio Abbati dicatam solemni ritu et magno populi concursu consecravit Illustrissimus Dominus Don Antonius Sellent Episcopus suffraganeus caralitanus dominica prima et die 2 mesis maj anno domini 1723.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3009\" class=\"footnote\">\u00ab<em>Mas otro altar de Sancta Rosalea con sus gradas y altar de leno con su ara con retablo pintado en la pared y en medio un quadro de dicha santa\/ Un nicho de lena pintado a azul sin vidriera al contorno entallado dentro del qual esta el busto de Santa Rosolea vestida de ropa<\/em>\u00bb. Pubblicato in A. Pasolini, <em>Don Francisco Genov\u00e9s e gli argenti dell\u2019Arciconfraternita d\u2019Itria a Cagliari<\/em>, in \u00abArcheoArte\u00bb Rivista di Archeologia e Arte, Supplemento 2012 al n. 1, pp. 703-724.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3009\" class=\"footnote\">G. Spano, <em>Guida<\/em>\u2026, 1861, p. 234.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3009\" class=\"footnote\">M.G. Scano, <em>Pittura e scultura<\/em>\u2026, 1991, p. 227. Su Giacomo Altomonte: M. G. Scano, <em>Il maestro dell\u2019affresco. G. Altomonte<\/em>, in \u00abAlmanacco di Cagliari\u00bb, 1983; Id, <em>Pittura e scultura<\/em>\u2026, 1991, pp. 226-227, 229-232; Id, <em>La pala della Vergine della Mercede<\/em>, in <em>Vergine della Mercede. Il restauro<\/em>, Cagliari 1993, p. 5; G. Cavallo, <em>I maestri della sagrestia della chiesa di S. Michele a Cagliari<\/em>, in <em>Ricerche di storia dell\u2019architettura della Sardegna<\/em>, Dolianova 2007, pp. 7-38; A. Pasolini, <em>Sul monte il Signore provvede. Un\u2019inconsueta iconografia dell\u2019arcangelo Michele a Cagliari<\/em>, in <em>Divina quae pulchra. Scritti di estetica e teologia offerti ad Antioco Piseddu<\/em>, a cura di I. Ferreli, PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 193-228.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3009\" class=\"footnote\">Devo la notizia alla Prof.ssa Alessandra Pasolini. Il documento che ne attesta l\u2019esistenza \u00e8 in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3009\" class=\"footnote\">M.R. Lai, <em>La parrocchiale di San Pietro Apostolo in Pirri e la filiale di Santa Rosalia<\/em>, Cagliari 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3009\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>fabrizio12tola@gmail.com Rosalia di Palermo: arte e devozione in Sardegna DOI: 10.7431\/RIV16062017 Tra le varie devozioni giunte in Sardegna nel XVII secolo un posto particolare occupa <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3009\" title=\"Fabrizio Tola\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3096,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3009"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3009"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3009\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3011,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3009\/revisions\/3011"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}