{"id":2842,"date":"2017-06-29T07:55:26","date_gmt":"2017-06-29T07:55:26","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2842"},"modified":"2017-12-28T13:23:08","modified_gmt":"2017-12-28T13:23:08","slug":"giovanni-boraccesi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2842","title":{"rendered":"Giovanni Boraccesi"},"content":{"rendered":"<p>g.boraccesi@libero.it<\/p>\n<h2><strong>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di\u00a0 Tinos:<\/strong><strong> le chiese di Komi, Taramb\u00e0dos e Volax<\/strong><\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV15102017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli argenti sacri qui studiati sono stati rinvenuti nelle chiese cattoliche di Komi, di Tarambados e di Volax, tre villaggi dell&#8217;isola greca di Tinos; la loro consistenza va a infoltire il gi\u00e0 nutrito numero di simili reperti fin qui censiti nel territorio dell\u2019arcidiocesi di Naxos-Andros-Tinos-Mikonos<sup><a href=\"#footnote_0_2842\" id=\"identifier_0_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; Idem, A Levante di Palermo. Argenti con l&rsquo;aquila a volo alto nell&rsquo;isola greca di Tinos, in &laquo;OADI&raquo;, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi, in &laquo;OADI&raquo;, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Chatzir&agrave;dos, Koum&agrave;ros, Kr&ograve;kos e Steni, in &laquo;OADI&raquo;, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile, in &laquo;OADI&raquo;, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Agapi, Kerchros e Potamia, in &laquo;OADI&raquo;, n. 14,dicembre 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, T&alpha; &alpha;&rho;&gamma;&upsilon;&rho;\u03ac &tau;&omicron;&upsilon; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&eta;&sigmaf; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, in \u038c&rho;&mu;&omicron;&sigmaf; &omicron; &Gamma;&alpha;&lambda;&eta;&nu;\u03cc&tau;&alpha;&tau;&omicron;&sigmaf;. &Eta; &Epsilon;&nu;&omicron;&rho;\u03af&alpha; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&omega;&nu; &Kappa;&alpha;&theta;&omicron;&lambda;&iota;&kappa;\u03ce&nu; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, a cura di Marcos Foscolos, &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&sigmaf; 2016,&nbsp;pp. 321-332.\">1<\/a><\/sup>. Come gi\u00e0 rilevato altrove, nessuna informazione archivistica \u00e8 emersa sulla genesi di tali opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piccolo villaggio di Komi si caratterizza per essere sede di due chiese dedicate rispettivamente alla Santa Vergine e a San Giovanni Battista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli argenti di pertinenza della chiesa della Santa Vergine, quasi tutti di produzione parigina della prima met\u00e0 del XIX secolo, si distinguono in buona parte per essere stati donati dai fratelli Mugetti, una famiglia cattolica di Costantinopoli e di Smirne (come mi suggerisce padre Marco Foscolo che ringrazio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Mutius-Scaevol Joly, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, 1819-1838. Komi, Chiesa della Santa Vergine. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor01.jpg\">Fig. 1<\/a>) \u00e8, come ripetutamente detto in altre occasioni, un interessante documento della diffusione di argenti francesi in Grecia. Fin dai primi decenni dell\u2019Ottocento, infatti, col consolidarsi della libert\u00e0 di questa nazione dopo il lungo dominio turco, le opere francesi inondano le cattedrali, le chiese parrocchiali e quelle di campagna, anche in ragione del fatto che qui si trasferiscono taluni ordini religiosi d\u2019oltralpe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il turibolo in argomento fu confezionato nella Parigi del primo Ottocento, come attesta il punzone con la Testa di Cerere e quello, forse, con la Testa di Socrate, entrambi in uso dal 16 agosto 1819 al 9 maggio 1838. Il terzo punzone \u00e8 contraddistinto dalle lettere MJ in campo rettangolare; esso va riconosciuto, come mi riferisce Anne Dion conservatrice del Museo del Louvre, in quello personale di Mutius-Scaevol Joly. La tipologia e i decori di gusto vegetale che contraddistinguono il manufatto in esame si attengono a quelli largamente usati nei laboratori orafi francesi di questo periodo. Al riguardo, un confronto \u00e8 istituibile con il pi\u00f9 tardo turibolo della chiesa della Trasfigurazione a Karkados, eseguito tra il 1865 e il 1870 dall\u2019atelier di Martin &amp; Lebas<sup><a href=\"#footnote_1_2842\" id=\"identifier_1_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 2. Louis-Nicolas Alban Roquelin (?), &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, 1843. Komi, Chiesa della Santa Vergine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor02.jpg\">Fig. 2<\/a>) presenta un piede caratterizzato da motivi vegetali e simboli eucaristici inframezzati da tre medaglioni con le effigi delle Virt\u00f9 Teologali; sulla coppa, invece, sono raffigurate le teste della Madonna, di San Giuseppe e di Ges\u00f9. Sull\u2019orlo del piede \u00e8 incisa un\u2019iscrizione con il nome dell\u2019offerente: <em>Obblazione di Carlo Mugetti<\/em>. In virt\u00f9 della data e dell\u2019iscrizione riportata sul successivo calice, un dono di due membri della famiglia Mugetti, si pu\u00f2 ragionevolmente fissare al 1843 la realizzazione della pisside in argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I punzoni qui rilevati sono due: quello di garanzia con la testa di Minerva, in uso dal 9 maggio 1838 fino al 1919, e l\u2019altro spettante a un probabile argentiere parigino, contraddistinto dalle lettere RA (Luois-Nicolas Alban Roquelin?)<sup><a href=\"#footnote_2_2842\" id=\"identifier_2_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,&nbsp;Dictionnaire des poin&ccedil;ons de fabricants d&rsquo;ouvrages d&rsquo;or et d&rsquo;argent de Paris et de la Seine, t. II, 1838-1875, Paris 1994, p. 324 n. 03586.\">3<\/a><\/sup>, inserite in una losanga e divise tra loro da un simbolo non meglio identificato. La tipologia e i decori che caratterizzano la pisside in esame, e in generale di gran parte degli argenti francesi del XIX secolo da me sinora rintracciati in Grecia, furono spesso rubricati, con qualche minima variante, dai numerosi ateliers parigini, dunque in linea con la moda imperante. A voler rimanere nella nostra isola cicladica, confronti in tal senso si possono instaurare con i gi\u00e0 esaminati esemplari di Smardakito e di Karkados<sup><a href=\"#footnote_3_2842\" id=\"identifier_3_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la committenza del successivo <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 3. Louis-Nicolas Alban Roquelin (?), &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1843. Komi, Chiesa della Santa Vergine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor03.jpg\">Fig. 3<\/a>) vide coinvolto Carlo Mugetti, come si evince dall\u2019iscrizione incisa: <em>Obblazione di Carlo Mugetti<\/em>. Il manufatto si sviluppa su una base trapezoidale sostenuta da quattro volute fitomorfe; com\u2019\u00e8 consuetudine per gli ostensori francesi di quest\u2019epoca, la facciata principale si arricchisce di una placchetta raffigurante l\u2019Agnello accovacciato sul libro con i sette sigilli. Il fusto ha un nodo a vaso dal quale aggettano testine di cherubini; dalla teca circolare, perimetrata da nuvole e da angeli, si diparte una fitta raggiera sormontata da una croce mentre in basso compaiono i simboli eucaristici dell\u2019uva e del grano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene privo del punzone dell\u2019artefice \u2013 \u00e8 impresso solo quello di garanzia con la testa di Minerva \u2013 e in virt\u00f9 del fatto che dietro questo dono v\u2019\u00e8 lo stesso committente della precedente pisside, tutto lascia supporre che anche quest\u2019opera sia da ricondurre alla mano dell\u2019ignoto argentiere parigino siglato RA (Luois-Nicolas Alban Roquelin?). Nelle localit\u00e0 finora investigate della diocesi di Tinos non mancano esemplari simili: ad Agapi, a Kechros e a Naxos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso punzone RA \u00e8 impresso su un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Louis-Nicolas Alban Roquelin (?), &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1843. Komi, Chiesa della Santa Vergine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor04.jpg\">Fig. 4<\/a>) in argento dorato (vermeil), anche questo offerto dalla famiglia Mugetti, come riferisce l\u2019iscrizione sull\u2019orlo del piede: OBBLAZIONE ALLA SANTISSIMA VERGINE\/FRATELLI MUGETTI 1843. I motivi decorativi sbalzati sul nostro calice, e in generale anche sulle pissidi, furono largamente utilizzati nella Francia del XIX secolo: elementi vegetali frammisti ai simboli del grano, dell\u2019uva e delle canne d\u2019acqua. Questi stessi elementi tornano a decorare il sottocoppa, qui per\u00f2 intervallati da tre medaglioni con le Virt\u00f9 Teologali. Analoghi esemplari si sono rinvenuti nella cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_4_2842\" id=\"identifier_4_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia&hellip;, 2011, pp. 140-142.\">5<\/a><\/sup> e negli edifici di Tinos<sup><a href=\"#footnote_5_2842\" id=\"identifier_5_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Una sinfonia di argenti&hellip;, giugno e dicembre 2016.\">6<\/a><\/sup>, in particolare nel palazzo vescovile e nelle chiese dei villaggi di Agapi, Potamia e Volax (vedi oltre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di manifattura genuinamente turca \u00e8, invece, una <em>Lampada pensile<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Argentiere turco, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIX secolo. Komi, Chiesa della Santa Vergine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor05.jpg\">Fig. 5<\/a>) databile al medio Ottocento, una delle tante da me rinvenute a Tinos e in altre isole dell\u2019Egeo. Gli esuberanti motivi decorativi, prevalentemente di natura fitomorfa, sono quelli che generalmente contraddistinguono questo genere di arredo liturgico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la qualit\u00e0 della manifattura e per l\u2019alta perizia tecnica, particolare rilievo riveste un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1625. Komi, Chiesa di San Giovanni Battista.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor06.jpg\">Fig. 6<\/a>) in argento fuso, di per s\u00e9 il pezzo pi\u00f9 antico rinvenuto nella chiesa di San Giovanni Battista sempre a Komi. Qui pervenne nel 1625 per volont\u00e0 di monsignor Nicol\u00f2 Righi (1619-1653), all\u2019epoca vescovo di Tinos e Mikonos, come attesta l\u2019iscrizione sotto il piede: NICOLAUS RIGUS EP.<sup>S<\/sup> TINEN ET MICONEN A MDCXXV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fitto ed elegantissimo decoro a motivi vegetali inframmezzato a testine di cherubini investe l\u2019intero corpo del manufatto: la base circolare, il fusto con nodo ovoidale e il sottocoppa traforato. La consunzione del punzone, di forma circolare (leone in moleca?), non permette di acquisire dati certi sulla sua genesi, esso tuttavia riprende una tipologia diffusa in area veneziana. Si confronti, per citare solo due esempi, il calice (1609) del duomo di Pordenone<sup><a href=\"#footnote_6_2842\" id=\"identifier_6_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Tesoro del Duomo di Pordenone, catalogo della mostra (Pordenone, 13 dicembre 1986-30 gennaio 1987) a cura di G. Ganzer, Pordenone 1987, p. 38.\">7<\/a><\/sup> e quello della sacrestia della basilica di Sant\u2019Antonio a Padova<sup><a href=\"#footnote_7_2842\" id=\"identifier_7_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Rigoni, cat.6, in M. Collareta-G. Mariani Canova-A. M. Spiazzi (a cura di), Basilica del Santo. Le oreficerie, Padova, 1995, p. 195.\">8<\/a><\/sup>. Per rimanere nell\u2019isola di Tinos, un calice stilisticamente prossimo \u00e8 quello del Museo di Xinara, esposto nella mostra del 2010<sup><a href=\"#footnote_8_2842\" id=\"identifier_8_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Iota;. &Gamma;&kappa;&epsilon;&rho;\u03ad&kappa;&omicron;&sigmaf;, &Sigma;&kappa;&epsilon;\u03cd&eta; &iota;&epsilon;&rho;\u03ac &tau;&omega; &Theta;&epsilon;\u03ce &alpha;&nu;&alpha;&tau;&epsilon;&theta;&epsilon;&iota;&mu;\u03ad&nu;&alpha;, T\u03aevo&sigmaf; 2010, p. 31.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La corrente ottocentesca \u00e8 qui rappresentata da tre reperti di produzione eterogenea. Il primo \u00e8 un <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 7. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, primi anni del XIX secolo. Komi, Chiesa di San Giovanni Battista.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor07.jpg\">Fig. 7<\/a>), contraddistinto da una base circolare decorata da una larga fascia di baccellature oblique; nella parte pi\u00f9 centrale della superficie metallica sono incise delle foglie appuntite e frastagliate. Il movimentato fusto presenta un nodo a vaso con tre teste di angeli. La sfarzosa raggiera \u00e8 composta di una teca circolare bordata da perline, da raggi lanciformi e da false pietre preziose, che impreziosiscono anche la crocetta apicale. L\u2019ostensorio in esame, ispirato a prodotti occidentali, potrebbe essere opera di un argentiere turco o greco a servizio delle tante comunit\u00e0 cristiane (cattoliche e ortodosse) di quest\u2019area della Grecia e di quelle presenti nelle citt\u00e0 turche di Costantinopoli e di Smirne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano puramente stilistico assegnerei il <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Argentiere turco, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIX secolo. Komi, Chiesa di San Giovanni Battista.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor08.jpg\">Fig. 8<\/a>), per me databile alla met\u00e0 del XIX, a una manifattura turca, in particolare a un argentiere attivo a Costantinopoli o a Smirne. Nella produzione ormai seriale di tali reperti, rinvenuti in maniera considerevole a Tinos e nelle altre isole dell\u2019Egeo gi\u00e0 sotto il dominio dell\u2019impero ottomano, un confronto \u00e8 istituibile, per esempio, con il turibolo della chiesa del Carmine a Potamia<sup><a href=\"#footnote_9_2842\" id=\"identifier_9_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, dicembre 2016.\">10<\/a><\/sup> e con l\u2019altro di San Michele a Tarambados (vedi pi\u00f9 innanzi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Improntato a un gusto storicistico \u00e8 il successivo <em>Calice <\/em>(<a title=\"Fig. 9. Fabbrica Fraget di Varsavia, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1896. Komi, Chiesa di San Giovanni Battista.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor09.jpg\">Fig. 9<\/a>), confezionato nella lontana Polonia. La base circolare e gradinata presenta un\u2019ampia fascia decorata da foglie di vite e grappoli d\u2019uva. Il fusto, piuttosto elegante, \u00e8 sovrastato dalla coppa con il sottocoppa traforato e decorato da foglie e spighe di grano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punzone qui impresso, FRAGET \/ WARSZAWIE accompagnato dalla scritta PLATER \/ 2, ci dice che il manufatto fu realizzato attorno al 1896 dalla nota fabbrica Fraget di Varsavia, l\u00ec fondata nel 1824 dai fratelli francesi Alphonse e Joseph Fraget<sup><a href=\"#footnote_10_2842\" id=\"identifier_10_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D.N. Nikogosyan, Marks of European Silver Plate: XII Fraghet, Russia\/Poland, in www.ascasonline. Org\/windowAGOS99html.\">11<\/a><\/sup>. A questo punzone \u00e8 affiancato quello con l\u2019Aquila bicipite, di pertinenza dell\u2019impero Russo che a quell\u2019epoca dominava la Polonia. Se non direttamente dalla capitale polacca, il calice potrebbe anche essere stato acquistato in uno dei tanti negozi di articoli religiosi presenti a Roma e da qui, poi, giunto nella chiesa di San Giovanni Battista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi degli argenti della chiesa di San Michele a Tarambados inizia con un ragguardevole <em>Calice <\/em>(<a title=\"Fig. 10. Argentiere romano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVII secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor10.jpg\">Fig. 10<\/a>) costituito da una base e da un fusto in rame fuso. Qui prevale un\u2019ornamentazione di gusto naturalistico da cui non si sottrae il sottocoppa in argento, nello specifico caratterizzato dall\u2019accostamento di larghe foglie di acanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale modello di calice prese per lo pi\u00f9 il sopravvento nell\u2019Italia centrale, in particolare nei laboratori orafi della Toscana e dello Stato Pontificio. Proprio a un artista di Roma assegnerei il manufatto in esame che va datato alla seconda met\u00e0 del XVII secolo. A sostegno di questa ipotesi, confronti si possono istituire con il calice del santuario della Madonna della Misericordia a Macerata<sup><a href=\"#footnote_11_2842\" id=\"identifier_11_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Barucca, Il tesoro del Santuario della Madonna della Misericordia di Macerata, in Sub Tuum P&gt;raesidium. Il Santuario della Madonna della Misericordia a Macerata, Azzano San Paolo 2008, p. 192.\">12<\/a><\/sup> e con quello della chiesa di San Bartolomeo a San Bartolomeo in Galdo (BN)<sup><a href=\"#footnote_12_2842\" id=\"identifier_12_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Gli argenti della sede episcopale di Volturara, in G. Boraccesi &ndash;M. Pia Pettinau Vescina, Il Tesoro della Cattedrale di Volturara e della sua &lsquo;Chiesa Badiale&rsquo; di San Bartolomeo in Galdo, Foggia 2002, p. 15.\">13<\/a><\/sup>. Si apparenta a questa morfologia della base e del fusto anche la pisside della cattedrale di Naxos, da me assegnata a una manifattura romana<sup><a href=\"#footnote_13_2842\" id=\"identifier_13_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia&hellip;, 2011, p. 133: nella relativa didascalia la pisside &egrave; erroneamente indicata come di argentiere parigino.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1776, come da data incisa, \u00e8 una <em>Croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, 1776. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor11.jpg\">Fig. 11<\/a>), il cui rinvenimento va a infoltire il gi\u00e0 cospicuo gruppo di esemplari simili finora rintracciati sull\u2019isola cicladica. Il fondo della croce \u00e8 decorato da foglie sinuose e accartocciate mentre il suo bordo era in origine percorso da una serie di motivi vegetali a giorno (ne restano pochi elementi). Sul <em>recto<\/em>, al centro, \u00e8 il Cristo in argento fuso; in alto \u00e8 rappresentato il Padre Eterno; a sinistra, la Vergine; a destra, San Giovanni Evangelista; in basso, la Maddalena. Sul <em>verso<\/em>, al centro, trovava posto una perduta figura (una Madonna?), mentre le formelle delle terminazioni accolgono ancora gli Evangelisti: in alto, San Giovanni; a sinistra, San Marco; a destra, San Matteo; in basso, San Luca. La croce \u00e8 infilata in un sostegno (macolla), caratterizzato dall\u2019alternanza di parti concave e convesse decorate da variegati motivi vegetali; elementi fogliacei incisi avvolgono anche la superficie dell\u2019asta tubolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una palese ingenuit\u00e0 nella trattazione delle figure menzionate, la croce di Tarambados, priva di punzoni, pur rifacendosi a modelli aulici largamente diffusi a Venezia e nei territori controllati dalla Serenissima, \u00e8 probabilmente opera di un modesto argentiere veneziano, lo lo stesso che licenzi\u00f2 quella gemella e pressoch\u00e9 coeva della chiesa della Trasfigurazione a Koumaros<sup><a href=\"#footnote_14_2842\" id=\"identifier_14_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, giugno 2016.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pressappoco coeva o di poco oltre \u00e8 una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 12. Argentiere romano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, ultimo quarto del XVIII secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor12.jpg\">Fig. 12<\/a>) con base e fusto in bronzo; il piede \u00e8 decorato da ovoli e da foglie. Il sottocoppa, costituito da un serto di lunghe foglie d\u2019acanto, \u00e8 stato malamente rimontato all\u2019ingi\u00f9, giacch\u00e9 la sua consueta superficie concava \u00e8 destinata ad accogliere la sovrastante coppa argentea. Essa \u00e8 a sua volta provvista di un coperchio bombato con croce sommitale, distintamente decorato a motivi di ovoli e foglie. Al di sotto del piede \u00e8 incisa un\u2019iscrizione che ci ragguaglia sul fatto che tale opera sia dono: SAG(R)A CONG(REGAZION)E PROPAG(AND)A FIDE, come si sa con sede a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talune analogie mi portano ad accostare il nostro esemplare con le due Pissidi conservate nella chiesa di San Lorenzo in Lucina<sup><a href=\"#footnote_15_2842\" id=\"identifier_15_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010, pp. 82-83.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una <em>Coperta<\/em> <em>di immagine sacra<\/em> (<a title=\"Fig. 13. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Coperta di immagine sacra&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor13.jpg\">Fig. 13<\/a>), nello specifico quella della perduta icona della Madonna col Bambino (Odegitria), \u00e8 conservata su una parete della sagrestia della chiesa San Michele. Si trattava di una copia della Madonna di Vryssi, immagine assai cara alla comunit\u00e0 cattolica di Tinos, il cui santuario era alle dipendenze della parrocchia di Tarambados. Realizzata da C. Poli all\u2019inizio del XIX secolo \u2013 come mi suggerisce padre Marco Foscolo<sup><a href=\"#footnote_16_2842\" id=\"identifier_16_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Foscolo, La Madonna di Vryssi, storia, leggenda, devozione, Tinos 1981.\">17<\/a><\/sup> \u2013, riproduce a sbalzo il mezzobusto della menzionata figura mariana, secondo il tipico gusto bizantino; la lamina argentea, decorata da sontuose vesti a fiorami e da elementi naturalistici, \u00e8 ritagliata nel mezzo a mostrare i volti della sottostante Madonna col Bambino. Alcune mancanze s\u2019individuano lungo i bordi perimetrali della coperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oggetto va probabilmente assegnato a un argentiere greco o turco dei primi decenni del XIX secolo attivo a Smirne o a Costantinopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Argentiere romano (?), &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor14.jpg\">Fig. 14<\/a>) presenta una base circolare e gradinata bordata di due fasce: la prima a perline, la seconda a treccia. Elegantissimo \u00e8 il nodo del fusto, con la parte superiore decorata da minute foglie lanceolate e da una treccina. Un motivo a palmette impreziosisce il bordo della coppa su cui si adagia il semplice coperchio, forse in sostituzione di quello originale, sovrastato da sfera e da crocetta apicale. La fattura di quest\u2019arredo liturgico \u00e8 in sostanza assai gradevole e per di pi\u00f9 aggiornato allo stile neoclassico di quell\u2019epoca. L\u2019autore \u00e8 forse un argentiere di Roma che lo realizz\u00f2 nei primi decenni del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano stilistico, a una manifattura turca o greca andr\u00e0 probabilmente ascritta l\u2019esecuzione di un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 15. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo.Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor15.jpg\">Fig. 15<\/a>) di linea molto semplice e pressoch\u00e9 privo di decori, ad eccezione del sottocoppa in argento dorato con un bel lavoro a sbalzo di cornucopie, alquanto insolite, frammiste a volute e serti fogliacei. Il manufatto \u00e8 databile alla prima met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I segni dell\u2019influenza ottomana si ravvisano ancora in un <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 16. Argentiere turco, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor16.jpg\">Fig. 16<\/a>), uno dei tanti da me rinvenuti sull\u2019isola (Kalloni, Komi, Potamia, Steni). Curatissimi, come sempre, sono i decori a baccelli e, soprattutto, a motivi vegetali sbalzati e incisi sul braciere e sul coperchio traforato con crocetta sommitale. Il manufatto va datato alla prima met\u00e0 del XIX secolo e assegnato a un argentiere attivo a Costantinopoli o a Smirne, entrambi fiorenti centri dell\u2019impero ottomano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima opera esaminata in questa chiesa di Tarambados riguarda una <em>Coppia di candelieri <\/em>(<a title=\"Fig. 17. Manifattura inglese (?), &lt;i&gt;Coppia di candelieri&lt;\/i&gt;, fine del XIX-inizi del XX secolo. Tarambados, Chiesa di San Michele.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor17.jpg\">Fig. 17<\/a>) di gusto storicistico, dunque cronologicamente situabile tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Motivi naturalistici connotano in particolare la base mistilinea, mentre pi\u00f9 sobri sono quelli del fusto e del bocciolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro differenti punzoni sono tra loro affiancati e impressi sull\u2019orlo: un cavallo andante, una croce greca inscritta in un ottagono, la sigla MB, la sigla &amp;S (forse pertinenti a una manifattura inglese?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suggestivo scenario \u201cdi rocce lunari\u201d della campagna di Volax, un autentico capriccio della natura, si erge la chiesa della Nativit\u00e0 di Maria, al cui interno si conserva un interessante nucleo di preziose suppellettili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando, negli anni, gli argenti delle comunit\u00e0 cattoliche di Tinos, di Naxos e di Corf\u00f9, ho pi\u00f9 volte fatto cenno al lungo dominio della Serenissima su alcune aree della Grecia, in particolare le isole Ionie ed Egee e qualche citt\u00e0 rivierasca di terraferma. A questa felice congiuntura storico-artistica appartiene un discreto <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 18. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVII secolo. Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor18.jpg\">Fig. 18<\/a>) in bronzo e argento dorato. Pur privo di punzoni, esso va indiscutibilmente assegnato a un laboratorio orafo di Venezia della prima met\u00e0 del XVII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base circolare e gradinata, come pure il fusto con nodo ovale, sono interessato da un minuzioso e raffinato decoro fitomorfo di gusto tardorinascimentale. La raggiera, con un\u2019alternanza di raggi lanciformi e fiammeggianti, ha la teca circolare circondata da una fascia di foglie di quercia. Il manufatto \u00e8 assimilabile all\u2019ostensorio della chiesa di Chatzirados<sup><a href=\"#footnote_17_2842\" id=\"identifier_17_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2015.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019origine di una ragguardevole <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 19. Argentiere romano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo.Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor19.jpg\">Fig. 19<\/a>) di fine fattura va indiscutibilmente ricondotta all\u2019ambito romano, confermando cos\u00ec, ancora una volta, la particolare diffusione nelle sedi vescovili cattoliche di Grecia di molti manufatti confezionati nell\u2019Urbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oggetto, databile alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, \u00e8 un autentico esempio del rococ\u00f2 romano. La base mistilinea \u00e8 scompartita da costoloni che delimitano una superficie sovraccaricata di volute e di motivi vegetali includenti alcuni simboli della Passione: i chiodi, i dadi e la veste. Il movimentato nodo del fusto \u00e8 arricchito da tre raffigurazioni cristologiche: l\u2019Agnello posato sul libro dei sette sigilli, il Mandylion e il Pellicano. Gli elementi ornativi gi\u00e0 visti nella base sono replicati anche nel sottocoppa e nel coperchio sormontato da crocetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pisside in esame \u00e8 paragonabile a quella conservata nella chiesa di San Nicola del capoluogo isolano<sup><a href=\"#footnote_18_2842\" id=\"identifier_18_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, giugno 2016.\">19<\/a><\/sup> e all\u2019altra realizzata da Giovanni Battista Sabatini per la chiesa di San Bartolomeo all\u2019isola Tiberina a Roma<sup><a href=\"#footnote_19_2842\" id=\"identifier_19_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri&hellip;, 2010, p. 108.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo dell\u2019arredo sacro finora ispezionato a Tinos e in altre comunit\u00e0 cattoliche di Grecia (Naxos, Corf\u00f9, Rodi, Volos), un oggetto del tutto inconsueto e unico del suo genere \u00e8 rappresentato da un <em>Reliquiario a dittico<\/em> polimaterico (<a title=\"Fig. 20. Manifattura romana, &lt;i&gt;Reliquiario a dittico&lt;\/i&gt;, XVIII secolo. Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor20.jpg\">Fig. 20<\/a>). La custodia in ottone \u00e8 costituita da due valve centinate e incernierate nel mezzo; sulle superfici esterne sono incisi dei motivi vegetali che contornano, da un lato, il monogramma della Vergine (AM) e, dall\u2019altro, il trigramma di Cristo (IHS). Nella parte interna del contenitore, al di l\u00e0 di un vetro, sono sistemati una serie di ricettacoli con le reliquie di diversi santi, che a loro volta contornano, a sinistra, il Crocifisso (oggi distaccato e caduto in basso) e la sottostante Piet\u00e0 (forse entrambi in avorio o in osso), a destra, l\u2019<em>Agnus Dei<\/em>,<em> <\/em>di forma ovale e realizzato in cera. Attorno all\u2019Agnello eucaristico gira un\u2019iscrizione poco leggibile (<em>Ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi<\/em>?); altrettanto illeggibile quella posta sotto il libro che sorregge l\u2019Agnello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo cattolico, gli <em>Agnus Dei<\/em> \u00aberano confezionati dai cistercensi di S. Croce in Roma con i resti del cero pasquale delle basiliche romane e con i ceri offerti al papa il giorno della Candelora (2 febbraio), festivit\u00e0 dedicata alla benedizione delle candele\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_2842\" id=\"identifier_20_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi-S. Vasco Rocca, Dizionari terminologici. Suppellettile ecclesiastica, Firenze 1988, pp. 408-409.\">21<\/a><\/sup>. A mio parere, il manufatto in esame va datato al XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 21. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, 1798. Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor21.jpg\">Fig. 21<\/a>) che si presenta, rientra fra le tipologie d\u2019arredo sovente rinvenibili in ogni chiesa di Tinos. Qui l\u2019argentiere si rese interprete fedele di un modello, nel nostro caso di gusto rococ\u00f2, imperante nella citt\u00e0 di Venezia e nei suoi domini di Terraferma e d\u2019Oltremare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, a suo tempo perimetrata da elementi vegetali a traforo (ne sopravvive un solo esemplare) e da quattro raggi all\u2019incrocio dei bracci (oggi ridotti a due), \u00e8 del 1798: tale data \u00e8 incisa sul montante del <em>verso<\/em>, esattamente sopra l\u2019evangelista Matteo. Nel <em>recto<\/em>, \u00e8 presente il Crocifisso e nelle terminazioni il Padre Eterno, in alto; la Vergine, a sinistra; San Giovanni Evangelista, a destra; la Maddalena, in basso. Nel <em>verso<\/em> compare l\u2019Assunta e nelle terminazioni i quattro Evangelisti. Il nodo ove s\u2019innesta la croce, \u00e8 di forma movimentata decorata da baccelli lisci e bombati e da elementi naturalistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per certe caratteristiche tipologiche e stilistiche la croce di Volax, probabilmente opera di un argentiere greco o turco attivo a Costantinopoli o a Smirne, pu\u00f2 accostarsi a quella di Tarambados (1776) sopra descritta e all\u2019altra della chiesa di Sant\u2019Antonio da Padova di Smardakito<sup><a href=\"#footnote_21_2842\" id=\"identifier_21_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla cultura romana rinvia pure un <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 22. Argentiere romano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor22.jpg\">Fig. 22<\/a>) di chiaro stile neoclassico, la cui tipologia fu largamente adottata a Roma e nello Stato Pontificio. Il reperto \u00e8 realizzato in bronzo e argento. Tre zampe leonine sostengono la base circolare sulla quale posano le statuine allegoriche della Fede, della Speranza e della Carit\u00e0. Dal centro s\u2019innalza un plinto di colonna decorato da un bassorilievo con scena sacra e, pi\u00f9 in alto, un globo su cui insiste un angelo alato e panneggiato che sostiene la raggiera. La teca \u00e8 circondata da un nuvolario popolato da coppie di testine di cherubini e, pi\u00f9 internamente, da cristalli colorati; il tutto \u00e8 sovrastato da una crocetta raggiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La circolazione di opere romane in questi territori non \u00e8 una novit\u00e0, in ragione dei frequenti contatti istituzionali tra la locale sede vescovile e la Curia papale, dei diversi doni pervenuti dalla Congregatio de Propagande Fide e dal fatto che proprio nell\u2019isola di Tinos aveva sede un vice Consolato Pontificio<sup><a href=\"#footnote_22_2842\" id=\"identifier_22_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"\u038c&rho;&mu;&omicron;&sigmaf; &omicron; &Gamma;&alpha;&lambda;&eta;&nu;\u03cc&tau;&alpha;&tau;&omicron;&sigmaf;&hellip;, 2016, p. 97.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esemplare coevo e stilisticamente affine all\u2019ostensorio di Volax, da me assegnato a Vincenzo II Belli, \u00e8 nella cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_23_2842\" id=\"identifier_23_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia&hellip;, 2011, pp. 137-139.\">24<\/a><\/sup>. Altri ostensori simili, per fare ancora due esempi, sono conservati a Roma: il primo, nella chiesa di San Giovanni Calibita, opera di Antonio Cappelletti (circa 1815-1838) il secondo, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, opera eseguita nel 1847 da Stefabo II Sciolet<sup><a href=\"#footnote_24_2842\" id=\"identifier_24_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri&hellip;, 2010, pp. 137, 140.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori tracce di oreficeria francese nell\u2019isola di Tinos si ravvisano in quest\u2019ottocentesco <em>Calice <\/em>(<a title=\"Fig. 23. Fratelli Favier, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1838. Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor23.jpg\">Fig. 23<\/a>), purtroppo privo del sottocoppa. La superficie del piede circolare \u00e8 suddivisa da sezioni triangolari decorate da palmette intervallate dai simboli eucaristici dell\u2019uva, del grano e della croce sul Golgota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice, tipologicamente affine a molti altri presenti in Francia e in altri paesi d\u2019Europa, \u00e8 punzonato con il bollo di garanzia della testa di Minerva, valido dal 1838, e con quello della celebre casa dei Fratelli Favier di Lione, in altre parole una losanga che racchiude le lettere F\u263cF<sup><a href=\"#footnote_25_2842\" id=\"identifier_25_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Aliquot, Un point de g&eacute;n&eacute;alogie sur deux orf&egrave;vres parisiens du XIXe si&egrave;cle: les &laquo;&nbsp;Favier&nbsp;&raquo; orf&egrave;vres parisiens de grosserie, in http:\/\/insitu.revues.org\/6616; M. Chalabi-M. R. Jaze-Charvolin, Poin&ccedil;ons des fabricants d&rsquo;ouvrages d&rsquo;or et d&rsquo;argent-Lyon-1798-1940, Paris 1993, p. 146.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella collezione della chiesa di Volax riveste un certo interesse questo <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 24. Ignoto argentiere, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo.Volax, Chiesa della Nativit\u00e0 di Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/bor24.jpg\">Fig. 24<\/a>) che, assieme a quello gi\u00e0 noto di Agapi<sup><a href=\"#footnote_26_2842\" id=\"identifier_26_2842\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, dicembre 2016.\">27<\/a><\/sup>, presenta una straordinaria omogeneit\u00e0 stilistica (all\u2019infuori del cupolino traforato), con spunti derivanti da modelli aulici italiani. Entrambi, tuttavia, sono opera di due distinti maestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la presenza di ben quattro punzoni accostati tra loro, in altre parole una \u201cG\u201d in campo ottagonale, una \u201ca\u201d in campo ottagonale, una testa coronata di uomo barbuto in campo ovale, una testa di uomo con elmo in campo ottagonale, non sono in grado di redimere la loro identificazione e rimane cronologicamente oscura pure la genesi di tale manufatto, la cui cronologia \u00e8 restringibile entro i primi decenni dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l\u2019opacit\u00e0 che caratterizza la superficie del turibolo in questione e, soprattutto, la raffinata esecuzione degli elementi decorativi (festoni penduli e motivi fitomorfi) si ritrovano su taluni oggetti liturgici coevi prodotti in Grecia o in Turchia: penso in particolare alle due lampade pensili della chiesa di Kalloni e al secchiello per l\u2019acqua benedetta della cattedrale di Naxos, tanto da far pensare di trovarci dinanzi alla produzione di un argentiere occidentale attivo nei domini dell\u2019impero ottomano.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; Idem, <em>A Levante di Palermo. Argenti con l\u2019aquila a volo alto nell\u2019isola greca di Tinos<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos:<\/em> <em>la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Agapi, Kerchros e Potamia<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 14,dicembre 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>T\u03b1 \u03b1\u03c1\u03b3\u03c5\u03c1\u03ac \u03c4\u03bf\u03c5 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03b7\u03c2 \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, in <em>\u038c\u03c1\u03bc\u03bf\u03c2 \u03bf \u0393\u03b1\u03bb\u03b7\u03bd\u03cc\u03c4\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2. \u0397 \u0395\u03bd\u03bf\u03c1\u03af\u03b1 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03c9\u03bd \u039a\u03b1\u03b8\u03bf\u03bb\u03b9\u03ba\u03ce\u03bd \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, a cura di Marcos Foscolos, \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c2 2016,\u00a0pp. 321-332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2842\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,\u00a0<em>Dictionnaire des poin\u00e7ons de fabricants d\u2019ouvrages d\u2019or et d\u2019argent de Paris et de la Seine<\/em>, t. II, 1838-1875, Paris 1994, p. 324 n. 03586.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia<\/em>&#8230;, 2011, pp. 140-142. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2842\" class=\"footnote\">Idem, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, giugno e dicembre 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2842\" class=\"footnote\"><em>Il Tesoro del Duomo di Pordenone<\/em>, catalogo della mostra (Pordenone, 13 dicembre 1986-30 gennaio 1987) a cura di G. Ganzer, Pordenone 1987, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2842\" class=\"footnote\">C. Rigoni, cat.6, in M. Collareta-G. Mariani Canova-A. M. Spiazzi (a cura di), <em>Basilica del Santo. Le oreficerie<\/em>, Padova, 1995, p. 195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2842\" class=\"footnote\">\u0399. \u0393\u03ba\u03b5\u03c1\u03ad\u03ba\u03bf\u03c2,<strong> <\/strong><em>\u03a3\u03ba\u03b5\u03cd\u03b7 \u03b9\u03b5\u03c1\u03ac \u03c4\u03c9 \u0398\u03b5\u03ce \u03b1\u03bd\u03b1\u03c4\u03b5\u03b8\u03b5\u03b9\u03bc\u03ad\u03bd\u03b1<\/em>, T\u03aevo\u03c2 2010, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, dicembre 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2842\" class=\"footnote\">D.N. Nikogosyan, <em>Marks of European Silver Plate: XII Fraghet, Russia\/Poland<\/em>, in <a href=\"http:\/\/www.ascasonline\">www.ascasonline<\/a>. Org\/windowAGOS99html.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2842\" class=\"footnote\">G. Barucca, <em>Il tesoro del Santuario della Madonna della Misericordia di Macerata<\/em>, in <em>Sub Tuum P&gt;raesidium. Il Santuario della Madonna della Misericordia a Macerata<\/em>, Azzano San Paolo 2008, p. 192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Gli argenti della sede episcopale di Volturara<\/em>, in G. Boraccesi \u2013M. Pia Pettinau Vescina, <em>Il Tesoro della Cattedrale di Volturara e della sua \u2018Chiesa Badiale\u2019 di San Bartolomeo in Galdo, <\/em>Foggia 2002, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia<\/em>&#8230;, 2011, p. 133: nella relativa didascalia la pisside \u00e8 erroneamente indicata come di argentiere parigino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, giugno 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2842\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010, pp. 82-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2842\" class=\"footnote\">M. Foscolo, <em>La Madonna di Vryssi, storia, leggenda, devozione<\/em>, Tinos 1981.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, giugno 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2842\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri<\/em>&#8230;, 2010, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2842\" class=\"footnote\">B. Montevecchi-S. Vasco Rocca, <em>Dizionari terminologici. Suppellettile ecclesiastica<\/em>, Firenze 1988, pp. 408-409.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2842\" class=\"footnote\"><em>\u038c\u03c1\u03bc\u03bf\u03c2 \u03bf \u0393\u03b1\u03bb\u03b7\u03bd\u03cc\u03c4\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2<\/em>&#8230;, 2016, p. 97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia<\/em>&#8230;, 2011, pp. 137-139.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2842\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri<\/em>&#8230;, 2010, pp. 137, 140.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2842\" class=\"footnote\">C. Aliquot, <em>Un point de g\u00e9n\u00e9alogie sur deux orf\u00e8vres parisiens du XIXe si\u00e8cle: les \u00ab\u00a0Favier\u00a0\u00bb orf\u00e8vres parisiens de grosserie<\/em>, in http:\/\/insitu.revues.org\/6616; M. Chalabi-M. R. Jaze-Charvolin, <em>Poin\u00e7ons des fabricants d\u2019ouvrages d\u2019or et d\u2019argent-Lyon-1798-1940<\/em>, Paris 1993, p. 146.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2842\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, dicembre 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2842\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>g.boraccesi@libero.it Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di\u00a0 Tinos: le chiese di Komi, Taramb\u00e0dos e Volax DOI: 10.7431\/RIV15102017 Gli argenti sacri qui studiati sono stati rinvenuti <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2842\" title=\"Giovanni Boraccesi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2954,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2842"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2842"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2970,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2842\/revisions\/2970"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}