{"id":2838,"date":"2017-06-29T07:49:31","date_gmt":"2017-06-29T07:49:31","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2838"},"modified":"2017-12-28T13:22:42","modified_gmt":"2017-12-28T13:22:42","slug":"enrico-colle","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2838","title":{"rendered":"Enrico Colle"},"content":{"rendered":"<p>direzione@museostibbert.it<\/p>\n<h2>Tre mobili inediti provenienti dalle dimore reali italiane<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV15082017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio delle arti decorative in Italia \u00e8 cosa assai recente e il merito di averlo affrontato in modo sistematico e scientificamente corretto va a Cristina Piacenti, a Alvar Gonz\u00e0lez \u2013 Palacios e a Maria Accascina. Sono stati loro i primi studiosi in ambito italiano ad aver utilizzato, anche in questo campo della storia dell\u2019arte, quegli ormai indispensabili strumenti d\u2019indagine storica quali la documentazione d\u2019archivio e le fonti inventariali. L\u2019ulteriore approfondimento negli archivi delle regge italiane, condotto da che scrive negli anni passati, ha permesso di recuperare la storia di molti degli arredi ancora oggi presenti nelle ex dimore reali e di procedere alla loro ricollocazione nell\u2019ambito del riallestimento delle sale di alcuni di quei fastosi palazzi che i sovrani italiani avevano costruito e abbellito nel corso dei secoli<sup><a href=\"#footnote_0_2838\" id=\"identifier_0_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per ulteriori informazioni bibliografiche sugli inventari delle residenze di corte italiane e sulle loro vicende storiche si rimanda a E. Colle (a cura di),Gli inventari delle Corti. Le guardarobe reali in Italia dal XVI al XX secolo, Firenze 2004.\">1<\/a><\/sup>. Ogni arredo di provenienza reale infatti reca un marchio o dei numeri scritti a vernice di diversi colori che ne indica la provenienza e, attraverso la sua identificazione inventariale, la sua storia: \u00e8 cos\u00ec, che nel corso di questi ultimi decenni, siamo riusciti ad identificare e a studiare, oltre alla mobilia presente nei musei statali, anche parte di quegli oggetti che nel corso dei secoli erano stati alienati. Si e voluto quindi presentare in questo contributo tre mobili, oggi in collezione privata, ma in origine eseguiti rispettivamente per i granduchi lorenesi, per il duca di Modena e per gli arciduchi d\u2019Austria che, per la loro illustre provenienza, possono contribuire ad accrescere il catalogo delle opere commissionate dai citati sovrani e, allo stesso tempo, gettare nuova luce sull\u2019evoluzione del gusto negli Stati Italiani durante la seconda met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo arredo \u00e8 un mobile a due corpi<sup><a href=\"#footnote_1_2838\" id=\"identifier_1_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il mobile, in legno impiallacciato di radica d&rsquo;olmo e noce d&rsquo;India con&nbsp; bocchette per le serrature in ottone, misura 193 x 100 x 68 e reca sul retro le seguenti iscrizioni: il numero &ldquo;17251&rdquo; scritto con vernice celeste, e quindi riferito all&rsquo;Inventario dei Mobili di Palazzo Pitti redatto nel 1860; mentre con vernice di colore scuro furono riportati i numeri &ldquo;3831&rdquo; (Inventario dei Mobili della Guardaroba del 1815), &ldquo;2859&rdquo; (Inventario dei Mobili della Guardaroba del 1804),&nbsp; &ldquo;2905&rdquo; (Inventario dei Mobili della Guardaroba del 1796),&nbsp;&nbsp; &ldquo;7147&rdquo; (Inventario dei Mobili della Guardaroba del 1791),&nbsp; e &ldquo;29 &hellip; 6&rdquo; barrato di nero, frutto probabilmente di una correzione effettuata dai guardarobieri che nel 1796 confusero il nostro arredo con un altro mobile simile inventariato quell&rsquo;anno al n. 2906.\">2<\/a><\/sup> &#8211; costituito\u00a0 quindi da una parte inferiore,\u00a0 sostenuta da gambe\u00a0 leggermente ricurve con\u00a0 nove cassetti e un piano ribaltabile ad uso di scrittoio, e da una parte superiore con sportello centrale a vetri affiancato da altri due sportelli (<a title=\"Fig. 1. Manifattura fiorentina, mobile a due corpi, 1870 ca., collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col201.jpg\">Fig. 1<\/a>) \u2013 che fu in origine eseguito per le residenze di corte fiorentine intorno agli anni settanta del Settecento,<strong> <\/strong>per poi essere conservato nella Guardaroba Generale fino al 24 dicembre 1874 allorch\u00e9 esso venne consegnato, insieme ad altri arredi, al Magazziniere dell\u2019Ispezione Mobiliare e da questi ad uno dei funzionari della corte sabauda, il marchese Spinola, probabilmente per arredare le stanze a lui assegnate. Da questa data in poi del mobile non vi \u00e8 pi\u00f9 traccia nei seguenti inventari di corte (rispettivamente redatti nel 1872 e nel 1911) e neppure sul mobile compaiono numeri successivi a quello dell\u2019Inventario dei Mobili di Palazzo Pitti del 1860 dove esso \u00e8 registrato nella \u201cPalazzina presso l\u2019ingresso del Giardino di Boboli detto d\u2019Annalena\u201d allora in uso al Conservatore Generale dei Mobili<sup><a href=\"#footnote_2_2838\" id=\"identifier_2_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Docu 800.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In precedenza\u00a0 la \u201csegreteria\u201d &#8211; come veniva chiamato il nostro arredo nei documenti\u00a0 del Settecento e dell\u2019Ottocento<sup><a href=\"#footnote_3_2838\" id=\"identifier_3_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Docu 700.\">4<\/a><\/sup> \u2013 era stata sempre custodita nelle stanze della Guardaroba Generale che, fino all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, era sistemata nelle stanze del Palazzo della Signoria, insieme ad altri esemplari simili descritti nell\u2019inventario del 1791 anch\u2019essi impiallacciati di \u201cBarba d\u2019olmo\u201d (ad eccezione di uno in \u201cnoce d\u2019India\u201d) e\u00a0 contornati da intarsi in palissandro\u00a0 o in legni di diversa colorazione, secondo una moda che si era diffusa in Toscana fin dagli inizi del Settecento e poi, soprattutto, sotto il governo del nuovo Granduca Pietro Leopoldo, a Firenze dal 1765. Alcuni cassettoni e scrivanie, oggi divise tra Palazzo Pitti e la Villa del Poggio Imperiale, condividono infatti con il nostro esemplare la forma mossa delle gambe e l\u2019uso di riquadrare le superfici &#8211; sovente impiallacciate di radiche facilmente reperibili in Toscana, come quelle di noce,\u00a0 di ulivo,\u00a0 di olmo, o di acero &#8211; con cornicette di palissandro e di ebano, affidando cos\u00ec ai soli contrasti cromatici dei legni l\u2019abbellimento delle sagome dei mobili, escludendo del tutto le applicazioni in bronzi dorati allora di gran moda nel resto d\u2019Europa. Tale scelta di gusto risulta caratteristica, come si \u00e8 detto, del regno di Pietro Leopoldo che, all\u2019effimero lusso dei ridondanti ornamenti rococ\u00f2, prefer\u00ec sempre, sia in architettura che nel pi\u00f9 ristretto campo della mobilia, una sobria funzionalit\u00e0 ribadita ancora oggi dalle decorazioni degli ambienti da lui abitati<sup><a href=\"#footnote_4_2838\" id=\"identifier_4_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Colle, Il mobile rococ&ograve; in Italia, Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1738 al 1775, Milano 2003, pp. 187 &ndash; 198.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 stato finora possibile rintracciare\u00a0 ulteriori notizie circa le vicende dell\u2019arredo qui esaminato \u2013 da ritenersi una tra le pi\u00f9 importanti testimonianze dell\u2019evoluzione dello stile <em>rocaille<\/em> in Toscana &#8211; prima del 1795 quando esso risulta inserito in una partita di oggetti inviati alla Guardaroba Generale dopo la morte di Pietro Brisson, guardarobiere di Palazzo Pitti, avvenuta poco prima del 1793, allorch\u00e9 il suo posto fu assegnato a Gaspero Benassi.\u00a0 Nell\u2019inventario della reggia fiorentina, redatto nel 1791, non vi \u00e8 traccia del mobile, che per\u00f2 presenta alcune analogie con quella \u201csegreteria impiallacciata di Barba d\u2019acero, e fregettata di Noce, e Verzino, con cinque cassette per d\u2019avanti, e nel mezzo scavo piedi a biscia, e coperchio di stecche a tamburo da scorrere, e per di dentro diverse cassettine, e spartimenti, e piano tiratovi panno verde, toppe e chiavi\u201d registrata nel citato inventario al n. 3896, insieme ad un altro esemplare uguale<sup><a href=\"#footnote_5_2838\" id=\"identifier_5_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IRC 4638, cc. 687 e 689\">6<\/a><\/sup>; mentre nell\u2019inventario dei mobili della Guardaroba, stilato in quello stesso anno, al n. 3124 \u00e8 descritta una \u201cSegreteria impiallacciata di barba d\u2019olmo con striscie di ebano rosa, con cassette, ribalta, maniglie, toppe e chiave N: V: 7088\u201d<sup><a href=\"#footnote_6_2838\" id=\"identifier_6_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Firenze, Imperiale e Reale Corte 4354, c. 296.\">7<\/a><\/sup> che nel precedente inventario del 1786 si dice proveniente dal Palazzo della Crocetta. Sempre in questo inventario sotto il n. 571 \u00e8 inventariata pure \u201cuna segreteria impiallacciata di barbe d\u2019acero. E fregettata di ebano rosso, e nero con piano a leggio da aprirsi a ribalta \u2026\u201d<sup><a href=\"#footnote_7_2838\" id=\"identifier_7_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Firenze, Imperiale e Reale Corte 4353, c. 611.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto si pu\u00f2 per\u00f2 ragionevolmente supporre che la scrivania a ribalta, cos\u00ec come gli altri tre esemplari analoghi descritti negli inventari della<strong> <\/strong>Guardaroba del1791 e del 1796, sia stata realizzata intorno al 1770 da uno dei numerosi ebanisti attivi per la corte che proprio in quegli anni, per volere del nuovo sovrano, andava rifornendo le sale delle residenze granducali di nuovi arredi concepiti, al pari delle decorazioni murali, in linea col gusto rococ\u00f2. Scorrendo i conti degli artigiani conservati tra le carte dell\u2019amministrazione della Guardaroba<sup><a href=\"#footnote_8_2838\" id=\"identifier_8_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda a questo proposito il regesto riportato nel volume di E. Colle, I mobili di palazzo Pitti. Il primo periodo lorenese 1737 &ndash; 1799, Firenze 1992.\">9<\/a><\/sup> troviamo infatti\u00a0 che Gaetano Calvi, ebanista con bottega a Firenze sui lungarni, nel 1767 realizz\u00f2\u00a0 una\u201csegreteria\u201d per il palazzo di Siena; cos\u00ec Vincenzo Ferranti,\u00a0 il quale nel 1765 consegn\u00f2 diversi mobili tra i quali \u201cuna segreteria a sdrucciolo tutta impiallacciata a barbe di noce con tre cassette davanti intere\u201d e altre due pi\u00f9 piccole rivestite di noce e intarsiate con fregi in ulivo; e poi Giuseppe Dolfi,\u00a0 specializzato dal 1765 al 1799 nella costruzione di scrivanie e cassettoni in \u201cnoce nostrale\u201d ; Pietro Lascialfare, autore nel 1767 di \u201cuna segreteria di nocie fregettata di ebano violetto con finimento di ottone e toppe\u201d; Luigi Pomi di Pescia pagato nel 1771 per aver eseguito una \u201csegreteria a sdrucciolo\u201d; il pisano Angelo Nuti, che tra il 1770 e il 1771, consegn\u00f2 alla Guardaroba diversi \u201cbureaux\u201d centinati impiallacciati di noce ed intarsiati in olivo e giuggiolo, con piedi \u201ca biscia\u201d e con bocchette di ottone per le toppe delle chiavi; ed infine lo stipettaio Giovan Battista Paolesi,\u00a0 menzionato nei documenti della Guardaroba\u00a0 dal 1764 al 1773 per aver fornito in pi\u00f9 riprese arredi impiallacciati di noce \u201calla nuova moda\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi nomi bisogna aggiungere quelli degli ebanisti impiegati stabilmente nella Real Galleria, e tra questi si possono ricordare: Francesco Giorgi, che successe nel 1774 a Zanobi Magnolfi nel ruolo di \u201cprimo ebanista\u201d, seguito da Salvatore Landi, assunto nel 1763 insieme al suo maestro Bastiano Biagini e in questa veste fornitore della corte, insieme ai figli Pietro, Gaspero e Vincenzo,\u00a0 di diversi arredi impiallacciati e intarsiati. Ma sicuramente l\u2019artigiano che lavor\u00f2 con pi\u00f9 assiduit\u00e0 per la Guardaroba lorenese fu Giovanni Toussaint che, in un conto datato al 1747, si definisce \u201cMenusier a Florence\u201d. Toussaint &#8211; appartenente con tutta probabilit\u00e0 ad una famiglia originaria della Lorena e menzionato nelle carte dell\u2019amministrazione granducale fino al 1786 &#8211; \u00e8 in questi anni in prevalenza impegnato nella costruzione di sedili di vario tipo secondo il nuovo gusto Luigi XV, ma non disdegn\u00f2 neppure fabbricare mobili pi\u00f9 impegnativi quali appunto scrittoi come ad esempio quella \u201csegreteria all\u2019inghilese tutta di legno d\u2019albero impiallacciata di Legno di noce \u2026 con sua piccola portella e tre cassette grande, e due piccole e per di dentro le sue spartimenti, e due cassette con sei toppe, e finimenti d\u2019ottone\u201d, che gli fu pagata nel gennaio del 1766.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda invece il secondo mobile<sup><a href=\"#footnote_9_2838\" id=\"identifier_9_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La dormeuse, in legno di noce intagliato e dipinto, reca le seguenti iscrizioni: su etichetta di carta parzialmente abrasa &ldquo;N. 123&hellip; \/INVENTARIO GENERALE 1842\/Palaz&hellip; di Modena &rdquo;.\">10<\/a><\/sup>, una dormeuse in legno dipinto a cineserie (<a title=\"Fig. 2. Manifattura emiliana, dormeuse, 1773-1783, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col202.jpg\">Fig. 2<\/a>), come documenta l\u2019etichetta apposta sulla parte interna della struttura lignea, esso proviene dalle dimore estensi e in particolare dalla distrutta villa di Pentetorri\u00a0 i cui arredi furono inventariati nel 1842 insieme a quelli del palazzo Ducale. In questo inventario, conservato presso l\u2019Archivio di Stato di Modena, manca per\u00f2 la parte relativa alla citata residenza e quindi non \u00e8 stato possibile verificare la descrizione del nostro arredo fatta dai guardarobieri di corte. Esso per\u00f2 risulta puntualmente registrato in un documento di poco pi\u00f9 tardo e cio\u00e8 nell\u2019Inventario del Palazzo di Pentetorri terminato il 30 maggio 1848 e definitivamente chiuso il 7 maggio di quell\u2019anno quando &#8211;\u00a0 dopo aver trasferito nel palazzo di Modena tutti quegli oggetti che non appartenevano alla villa &#8211; furono fatte chiudere tutte le stanze \u201ccon catenacci interni \u2026 e serrature a chiave\u201d. La villa dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia pass\u00f2, al pari di molte altre residenze di corte italiane, in dotazione alla corona sabauda che di l\u00ec a poco la cedette all\u2019armatore Elia Rainusso che poi la don\u00f2 alla Fondazione Opera Pia Rainusso con sede a Santa Margherita Ligure dove gran parte della mobilia fu successivamente trasferita. Con la guerra d\u2019Etiopia l\u2019edificio fu adibito a Clinica Universitaria per le malattie tropicali e, infine, nel 1944 un bombardamento aereo arrec\u00f2 gravissimi danni\u00a0 all\u2019intero edificio che fu in seguito demolito<sup><a href=\"#footnote_10_2838\" id=\"identifier_10_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;inventario della villa di Pentetorri &egrave; conservato presso l&rsquo;Archivio di Stato di Modena, A.A.E., Economato Real Casa, b. 296, cartella 2.\">11<\/a><\/sup>. E\u2019 dunque assai probabile che il nostro arredo facesse parte di quei mobili acquisiti dalla Fondazione Rainusso\u00a0 e cos\u00ec salvati dalle distruzioni dell\u2019ultima guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura dell\u2019Inventario di Pentetorri del 1848 si ricava che nel piano nobile della villa erano stati allestiti ben due salotti di gusto cinese. Il primo \u2013 chiamato \u201cCamera a Ponente con apparato Chinese\u201d \u2013 era cos\u00ec arredato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c 1. Canap\u00e9 da sdraiarsi di noce verniciato nero sopra a quattro piedi torniti con appoggio e testiera imbottita di tozzi [sic] e crine con elastici coperti di stoffa lana a righi rossi e bianchi con fiori bordure nere e rosse con coperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. Sedie di noce verniciate nere piedi davanti torniti schienale intagliato e traforato cuscino stabile imbottito di tozzi [sic] e crine coperte di stoffa lana simile al canap\u00e9 sud.o e sue coperture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. Sedie di chiavari [una nota dice \u201ctrasportate a Modena\u201d] di legno giallo legate in salice bianco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Tavolino di noce verniciato nero sopra 4 mensole inarcate e sostenute da due pedane nel fondo con piccolo cassetto e pomello d\u2019ottone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Tavola rotonda di noce verniciato nero sopra 4 piedi torniti uno nel mezzo e tre triangolari sopra pedana simile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Tende di percal dipinto a trasparente diversi colori con cilindro e carrucola d\u2019ottone.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava con tutta evidenza di un salotto approntato durante gli anni trenta per l\u2019arciduca Francesco IV d\u2019Austria Este che, durante il suo regno, avvi\u00f2 consistenti lavori di miglioria e di abbellimento nella villa, seguendo quella moda per l\u2019esotismo ritornata in auge in Europa durante la Restaurazione. In molti dei palazzi reali italiani si allestirono infatti ambienti arredati in linea col gusto inglese per la cineseria: a Palermo, nel palazzo dei Normanni, Giovanni Patricolo, tra il 1834 e il 1835, affresc\u00f2 una sala con vedute e personaggi della Cina; mentre in Piemonte, proprio all\u2019indomani della caduta dell\u2019Impero napoleonico, e pi\u00f9 precisamente nel 1817, fu deciso di collocare nel castello di Moncalieri alcuni pannelli dipinti alla \u201cchinese\u201d provenienti da Venaria Reale, secondo una tendenza che sar\u00e0 continuata anche da Pelagio Palagi dopo il 1830, quando l\u2019artista fu nominato architetto di corte.\u00a0 A Firenze, infine, nel 1842 la granduchessa vedova Maria Ferdinanda d\u2019Asburgo Lorena si fece allestire un salotto nel Quartiere d\u2019Inverno di Palazzo Pitti arredato con mobili intagliati e dipinti in stile cinese<sup><a href=\"#footnote_11_2838\" id=\"identifier_11_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla moda per l&rsquo;esotismo durante il XIX secolo si veda E. Colle, Il mobile dell&rsquo;Ottocento. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1815 al 1900, Milano 2007, p. 109 e ss.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo ambiente della villa arredato all\u2019orientale era ubicato poco distante dal primo e\u00a0 vi si giungeva dopo aver attraversato un \u201cpiccolo quartiere di due camere a levante\u201d, adiacente alla Galleria posta sul lato sud dell\u2019edificio &#8211; dove si affacciava anche il precedente salotto &#8211; e prima della \u201cSala Nobile\u201d contigua alla \u201cGalleria a settentrione\u201d. E infatti, nell\u2019inventario, esso \u00e8 descritto come \u201cCamera Chinese a destra della Galleria a stucco lucido fondo bianco righe celeste lettere Egiziane dorate con vidalpo [sic] a fiori dipinti e vari uccelli\u201d. Qui l\u2019arredo era costituito da:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cN. 1 Canap\u00e8 alla chinese testiera su di 8 piedi inarcati con fondo nero e dipinto alla chinese cuscino imbottito di tozzi [sic] e crine coperto di percallo ad arabeschi a colori diversi coperta di tela grigia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Cadreghe di forma chinese coperta eguale al descritto sud.o<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. Tamburetti simili cuscino stabile e simili al sud.o canap\u00e8<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Tavolino a semicircolo di forma chinese su quattro piedi inarcati e dipinti come il canap\u00e9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Tavola piccola alla chinese su di un sol piede sostenuto da altre tre nel fondo formanti un triangolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Paracamino = anzi paralume alla chinese pedana triangolare sagomata con serpe all\u2019intorno di un bastone sormontato da ventaglio di penne alla chinese<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Paracamino di pielle [sic] colorito celeste con varie lettere egiziane dorate<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Tende di percal dipinte a trasparenti fiori ed uccelli a diversi colori con cilindro e carrucole d\u2019ottone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Candellieri di cristallo \u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle descrizioni riportate dai guardarobieri si pu\u00f2 dedurre che la foggia dei mobili, tra i quali si riconosce con tutta evidenza il nostro canap\u00e8, fosse pi\u00f9 antica di quella degli esemplari registrati nel precedente salotto. Si potrebbe quindi ipotizzare che i citati mobili facessero parte di un vecchio allestimento presente nella villa fin dai tempi di Ercole III il quale, tra il 1773 e il 1783, avvi\u00f2 consistenti lavori di abbellimento agli interni dell\u2019edificio; successivamente rimossi dal governo francese, ai cui mutati gusti non corrispondevano pi\u00f9 n\u00e9 per foggia n\u00e9, tanto meno, per decorazioni,\u00a0 essi furono poi riportati nella loro originaria sede all\u2019indomani della Restaurazione dei duchi d\u2019Este i quali li fecero collocare in una sala decorata, durante i primi anni dell\u2019Ottocento, in linea con la moda del revival\u00a0 dell\u2019arte dell\u2019antico Egitto e di cui rimanevano tracce negli ornati delle pareti e in quelli disposti sul paracamino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>chaise-longue<\/em> fortunosamente ritrovata \u00e8 dunque l\u2019unico esempio a noi noto dell\u2019arredamento di tale ambiente che doveva essere assai raffinato. La forma delle gambe, costituita da due volute contrapposte, e la particolare sagomatura dello schienale (<a title=\"Fig. 3. Manifattura emiliana, dormeuse, 1773-1783, collezione privata (particolare).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col203.jpg\">Fig. 3<\/a>) risultano vicini alla soluzione strutturale dei supporti di sinistra presenti in un progetto per console\u00a0 eseguito a Parma verso la met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_12_2838\" id=\"identifier_12_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il disegno &egrave; stato reso noto da&nbsp; G. Godi, G. Cirillo, Il mobile a Parma fra barocco e Romanticismo 1600 &ndash; 1800, Parma, 1983, p. 99, fig. 226.\">13<\/a><\/sup> e alla forma, ben pi\u00f9 elaborata, di un tavolo parietale a semicerchio, gi\u00e0 posseduto dai duchi ed ora conservato a Vienna. Proprio quest\u2019ultimo esemplare \u00e8 corredato da una coppia di piccoli gu\u00e9ridon<sup><a href=\"#footnote_13_2838\" id=\"identifier_13_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la console si veda A. Gonz&agrave;lez &ndash; Palacios, Il Tempio del gusto. Le arti decorative in Italia fra classicismi e barocco. Il Granducato di Toscana e gli Stati settentrionali, Milano 1986, p. 314, figg. 716-717; mentre la coppia di tavolini &egrave; stata pubblicata da E. Colle, Il mobile Rococ&ograve; in Italia. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1738 al 1775, Milano 2003, p. 334.\">14<\/a><\/sup> sul genere di quella \u201ctavola piccola alla chinese su di un sol piede sostenuto da altre tre nel fondo formanti un triangolo\u201d descritta nel menzionato inventario. Si tratta di mobili che, come mi comunica Vincenzo Vandelli, provenivano dal Castello del Cataio, vicino a Padova, ed entrati a far parte dei beni degli Asburgo d\u2019Este nel 1803 in seguito al lascito del marchese Tommaso Obizzi. Con tutta probabilit\u00e0 essi furono eseguiti a Venezia e potrebbero rientrare tra quei vari \u201cTavolini intagliati e dipinti alla Chinese\u201d inventariati nella villa proprio in quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_14_2838\" id=\"identifier_14_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Luppi, Note sugli arredi e la destinazione d&rsquo;uso degli spazi al Cataio, in E. Corradini (a cura di), Gli Estensi e il Cataio. Aspetti del collezionismo tra Sette e Ottocento, Milano 2007, pp. 127-128.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura del nostro arredo risulta quindi affine alla mobilia prodotta nel nord Italia durante gran parte della seconda met\u00e0 del Settecento e in particolare a quella veneziana, ma non si esclude neppure che esso possa essere stato eseguito da abili maestranze \u2013 per ora a noi sconosciute &#8211; attive in quel periodo in area padana visti l\u2019utilizzo del legno di noce per la costruzione del telaio, scarsamente impiegato dai mobilieri veneziani dell\u2019epoca, e l\u2019interesse dimostrato dai nobili committenti sia emiliani che lombardi per questo genere d\u2019ornato. Si pensi, ad esempio, agli interni parmensi &#8211; come i salotti della villa di Colorno, allestiti poco dopo la met\u00e0 del Settecento, o alla decorazione a motivo di figurine cinesi, draghi, scimmie e uccelli della volta di una delle sale di Palazzo Pallavicino<sup><a href=\"#footnote_15_2838\" id=\"identifier_15_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Morena, Cineseria. Evoluzioni del gusto per l&rsquo;Oriente in Italia dal XIV al XIX secolo, Firenze 2009, pp. 251 &ndash; 261.\">16<\/a><\/sup> &#8211; e al fatto che a Milano, tra i molti artigiani che avevano adottato la nuova moda, era attivo un tale Luigi Frattini il quale nel 1751 firm\u00f2 un mobile a doppio corpo, battuto dalla casa d\u2019aste Sotheby\u2019s\u00a0 (Milano 20 giugno 2006 lotto n. 322), caratterizzato da una decorazione a motivi cinesi in oro su fondo nero. La stessa che si nota su\u00a0 un cassettone a ribalta lombardo\u00a0 dipinto di nero e\u00a0 abbellito con ornati floreali e fantasiosi insetti assai simili alle stilizzate farfalle che si librano sui fondi bruni della chaise \u2013 longue qui esaminata<sup><a href=\"#footnote_16_2838\" id=\"identifier_16_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Colle, Il mobile rococ&ograve;&hellip;, 2003, p. 89.\">17<\/a><\/sup>. Si aggiunga infine che nel Palazzo ducale di Modena, cos\u00ec come nelle residenze di Reggio e di Mugnano<sup><a href=\"#footnote_17_2838\" id=\"identifier_17_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano a questo proposito l&rsquo;inventario del Palazzo ducale di Reggio Emilia del 1838 dove si trova descritto un gabinetto cinese arredato con mobili di gusto Restaurazione, ma con alle pareti un &ldquo;apparato chinese con cornice di legno dipinto bianco filettato bruno&rdquo;; e quello del Casino di Mugnano, fatto arredare verso la fine del Settecento da Ercole III, in cui vi era una &ldquo;Camera Chinese [&hellip;] tutta addobbata di ricami chinesi incorniciati di cornice velata con soffitta simile a palanca&rdquo; con tendaggi eseguiti con la stessa stoffa e mobili decorati con cineserie come quei due &ldquo;ventaroni verdi chinesi&rdquo; o quell&rsquo;&ldquo;ecran a paravento chinese&rdquo; (J. Bentini, P. Curti, Inventario ristretto di Mugnano, Modena 1994, pp. 57 -58).\">18<\/a><\/sup>, erano presenti arredi e fregi condotti seguendo tale gusto. L\u2019inventario della reggia modenese, stilato nel 1771, elenca infatti\u00a0 nella camera da letto del Duca una scansia di legno dipinta alla \u201cchinese\u201d, mentre in una stanza dei mezzanini era stata collocata una scrivania con analoghi decori con sopra un piccolo mobile che doveva servire da toilette, e nella guardaroba si conservavano due \u201cbancaletti\u201d, sempre dipinti di scuro e lumeggiati d\u2019oro,con fantasie tratte dal vasto repertorio pittorico di matrice orientale conosciuto dagli artigiani grazie alla diffusione di disegni e stampe<sup><a href=\"#footnote_18_2838\" id=\"identifier_18_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Valenti, P. Curti (a cura di), L&rsquo;inventario 1771 dell&rsquo;arredo del Palazzo Ducale di Modena, Modena 1986, pp. 71-72, 99. Patrizia Curti (Note sull&rsquo;arredo del Palazzo Ducale dal XVII al XIX secolo, in A. Biondi, a cura di, Il Palazzo Ducale di Modena sette secoli di uno spazio cittadino, Modena 1987, p. 259) riporta anche la notizia che nel palazzo, a quella data, vi erano tendaggi ricamati alla &ldquo;chinese&rdquo;.\">19<\/a><\/sup>. Ed \u00e8 proprio ad un\u2019incisione raffigurante la pagoda di Nanchino che il nostro anonimo decoratore si ispir\u00f2 per abbellire le superfici lignee della dormeuse intervallando, ad una stilizzata versione del celebre monumento cinese, fronde, fiori e farfalle dorate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dunque, da un lato, il presente arredo costituisce un\u2019importante testimonianza dell\u2019interesse per la moda della cineseria da parte della corte estense, dall\u2019altro esso rappresenta una precoce, e del tutto inedita, versione italiana delle poltrone da riposo introdotte in Francia nell\u2019arredamento delle camere da letto a partire dalla fine del XVII secolo e ulteriormente perfezionate durante il Settecento con la diffusione di esemplari sempre pi\u00f9 comodi, che presero il nome di duchesse bris\u00e9 (quelli costituiti da una poltrona dal sedile allungato che poteva congiungersi ad un ampio sgabello) o di chaise longue. Ed \u00e8 proprio da quest\u2019ultima tipologia &#8211; rielaborata, nel corso della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, dai mobilieri inglesi &#8211; che la nostra dormeuse riprende la sua forma allungata con lo schienale reclinato che venne per\u00f2 modificata dagli anonimi artigiani al servizio della corte estense con l\u2019eliminazione dei braccioli, rendendola cos\u00ec pi\u00f9 vicina alla forma di un canap\u00e8 da centro che non a quella di un letto da riposo e quindi pi\u00f9 consona a figurare in un salotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo arredo (<a title=\"Fig. 4. Manifattura lombarda, sedia, fine del XVIII secolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col204.jpg\">Figg. 4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Manifattura lombarda, sedia, fine del XVIII secolo (profilo).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col205.jpg\">5<\/a>) qui esaminato fa parte di una serie di otto sedie<sup><a href=\"#footnote_19_2838\" id=\"identifier_19_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le otto sedie furono eseguite in legno di noce intagliato ed hanno il sedile e la spalliera in canna d&rsquo;India intrecciata. Ciascun esemplare misura 89,15 x 48 x 43. Sul telaio del sedile compaiono le seguenti iscrizioni : marchio &ldquo;M R&rdquo;&nbsp; impresso a fuoco; a vernice scura sono stati scritti i numeri &ldquo;76, 75 (?), 80, 68 (?); su etichetta di carta bordata con un motivo decorativo&nbsp; a intreccio sono stati apposti i seguenti numeri&nbsp; &ldquo;83&rdquo; e &ldquo;88&rdquo;; altre etichette di carta bordate con un motivo a greca, risalenti all&rsquo;inventario del Palazzo Ducale di Mantova del 1812, recano le scritte &ldquo;&hellip; azzo Reale di Mant&hellip;\/Appart.o d. Guastala\/Camera N. II\/N. 276&rdquo;, &ldquo;&hellip; Reale di Mantova\/Salone degl&rsquo;Imperatori\/N. 262&rdquo;, &ldquo;&hellip; Mantova\/Salone dei Papi 7\/N. 580&rdquo; che si riferiscono agli inventari della reggia mantovana.\">20<\/a><\/sup> che rientrano in una fornitura d\u2019arredi commissionata dalla corte asburgica dopo il 1787 (data dell\u2019ultimo inventario settecentesco del Palazzo Ducale di Mantova dove esse non risultano descritte) per ammobiliare alcune delle sale di rappresentanza della reggia mantovana.\u00a0 I nostri sedili\u00a0 infatti sono elencati negli inventari del palazzo<sup><a href=\"#footnote_20_2838\" id=\"identifier_20_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli inventari consultati per la ricerca e citati nel corso del testo sono: Inventario generale di tutte le suppellettili&nbsp; esistenti nel Reale palazzo di Mantova 1810 (Archivio palazzo Ducale di Mantova); Inventario del Palazzo Reale di Mantova 1812 (Archivio palazzo Ducale di Mantova); Inventario degli effetti della Corona 1814 (Archivio palazzo Ducale di Mantova); Inventario degli I.I. R.R. Palazzi di Mantova 1828 (Archivio palazzo Ducale di Mantova); Inventario dei mobili ed effetti 1842 (Archivio palazzo Ducale di Mantova); Elenco degli effetti Mobili di Propriet&agrave; di S.A.I l&rsquo;Arciduca Ferdinando Massimiliano d&rsquo;Austria 1860 (Archivio palazzo Ducale di Mantova).\">21<\/a><\/sup> solo a partire dal 1810 quando risultano registrati, insieme ad altri esemplari uguali, nella \u201cSeconda Camera tapezzata di damasco cremice scolorito \u201d dell\u2019Appartamento Guastalla (\u201c16 Carreghini di noce coperti nel sedere, e schienale di Canna d\u2019India vecchi con cuscini coperti di damasco cremice\u201d, c. 2v.); nella \u201cSala dei Pappi\u201d (\u201c26 Carreghini di noce antichi coperti nel sedere di Canna d\u2019India\u201d, c. 7v.) e nella \u201cSala dei Fiumi dipinta a Bers\u00f2 corrispondente al Giardino Pensile\u201d dove\u00a0 allora erano presenti altri \u201c16 Carreghini in noce in tutto simili\u201d ai sei divani disposti lungo le pareti di questo ambiente e descritti come\u00a0 \u201c6 canap\u00e8 con fusto di noce intagliato antichi coperti di canna d\u2019India\u201d (c. 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel successivo inventario del 1814 \u2013 come riportano le etichette apposte sotto dei sedili &#8211; le sedie sono catalogate\u00a0 nella seconda camera dell\u2019Appartamento Guastalla (\u201c307 \u2013 16. Cadreghini simili con cuscini sopra\u201d e cio\u00e8 uguali al divano segnato al numero 306: \u201c1. Canap\u00e8 di noce moderno, con sedere, e schienale di canna d\u2019India, e cuscinone di lana coperto di Damasco cremise\u201d c. 10); nel \u201cSalone dei Pappi\u201d dell\u2019Appartamento degli Arazzi (\u201c638 \u2013 33. Cadreghe di noce con sedere e schienale di Canna d\u2019India e cuscino coperto di Damasco verde e filetto di seta gialla\u201d, c. 23); e nel Salone degli Imperatori (\u201cSala dei Paggi, detta degli Imperatori \/ 387 \u2013 24. Cadreghini di noce coperti di cana d\u2019India, con cuscini coperti di damasco verde\u201d e a fianco la notazione \u201cil damasco stato rittinto e scolorito\u201d. Alle sedie erano stati accompagnati cinque \u201ccanap\u00e8 di noce intagliato con sedere di cana con cuscinoni coperti come sopra\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la campagna di inventariazione degli arredi della reggia condotta nel 1828 parte delle sedie non figurano pi\u00f9 tra la mobilia della seconda Camera dell\u2019Appartamento Guastalla: risultano invece ancora in loco gli esemplari\u00a0 gi\u00e0 disposti nella Camera dei Papi nell\u2019Appartamento degli Arazzi (\u201cAppartamento degli Arazzi per S. M. L\u2019Imperatore Sala detta dei Papi \/ 800 \u2013 800 Trentatr\u00e8 Careghini di noce, coperti nel sedere, e schienale di canna d\u2019India, con cuscini imbottiti, e coperti di damasco verde ritinto, in istato mediocre\u201d) e quelli del Salone degli Imperatori\u00a0 (\u201cSala degli Imperatori \/ 536 \u2013 528 Ventiquattro Careghini di noce, coperti nel sedere e schienale di canna d\u2019India, con cuscini imbottiti di cavedella, e coperti di damasco verde in mediocre stato\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019inventario redatto entro il 14 luglio 1860 i nostri \u201ccadreghini\u201d risultano rimossi sia dall\u2019Appartamento Guastalla, sia dagli altri ambienti del palazzo. Nell\u2019ex Camera dei Papi dell\u2019Appartamento Arazzi\u00a0 essi furono sostituiti da ben \u201cquarantanove tamboretti di noce, a fondo bianco, con filetti ed intagli dorati, imbottiti nel sedere di cavedella e crina e coperti di raso cedrone contornato di passamano in seta\u201d (n. 695), mentre nella Sala degli Imperatori al loro posto furono collocati altri \u201cVentiquattro careghini di noce a lucido imbottiti nel sedere con elastico, e coperti di lampas di lana e seta color cremise con borchie d\u2019ottone attorno\u201d. Tali sostituzioni erano state operate quasi un ventennio prima dai funzionari di corte che, nel 1842, avevano trovato in cattivo stato di conservazione parte delle sedie gi\u00e0 nell\u2019Appartamento degli Arazzi (787 \u2013 783 Trentatr\u00e8 Careghini con fusto di noce, coperti nel sedere, e schienale di canna d\u2019India, con cuscini imbottiti di cavedella, e coperti di damasco verde ritinto. Scadenti\u201d) e nel Salone degli Imperatori (556 \u2013 537 Ventiquattro Careghini di noce, coperti nel sedere e schienale di canna d\u2019India, con cuscini movibili\u00a0 imbottiti di cavedella, e coperti di damasco verde \u2026\u201d con la scritta a lato \u201cId.\u201d che stava ad indicare il loro scadente stato di conservazione, come quello del precedente lampadario di cristallo). Proprio in quell\u2019anno infatti i Guardarobieri di corte\u00a0 trascrissero le loro ricognizioni sullo stato di conservazione della mobilia del palazzo in un apposito inventario, che successivamente serv\u00ec per operare la scelta della mobilia non pi\u00f9 ritenuta idonea all\u2019arredo della reggia per poi porla all\u2019incanto, come puntualmente avvenne per le nostre sedie di cui una parte fu venduta, mentre il restante venne disposto in ambienti meno prestigiosi del palazzo (\u201cL\u00ec 9 Settembre 1842 terminata oggi la ricognizione di tutti i mobili, attrezzi, effetti ecc. dettagliati nel presente si chiude con la firma degli inservienti \u2026\u201d, elenco contenuto nell\u2019Inventario delle Vendite all\u2019asta che si tennero da quella data fino al 1860 e conservato nell\u2019Archivio del Palazzo Ducale di Mantova).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto esposto le otto sedie ora in collezione privata, insieme agli otto esemplari ancora oggi presenti nel Palazzo Ducale<sup><a href=\"#footnote_21_2838\" id=\"identifier_21_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Ozzola, Il Museo Medievale di Mantova. Palazzo Ducale, Mantova 1949, fig. 254.\">22<\/a><\/sup>, sono quanto rimane di una serie che in origine doveva constare di ben settantatr\u00e9 pezzi disposti ad arredare i citati ambienti della reggia mantovana. Se dunque l\u2019appartenenza dei sedili alle collezioni degli arciduchi d\u2019Asburgo \u00e8 documentata dagli inventari di corte, per quanto riguarda la loro esecuzione non si sono rintracciati documenti in grado di far luce sugli eventuali autori:\u00a0 la particolare sagoma delle gambe anteriori, che nella parte alta si raccorda con la fascia del sedile mediante una piccola mensola, cos\u00ec come i profili ondulati dello schienale<sup><a href=\"#footnote_22_2838\" id=\"identifier_22_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Colle, Il mobile neoclassico in Italia. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1775 al 1800, Milano 2005, p. 350.\">23<\/a><\/sup>, farebbero pensare ad artigiani operosi a Milano, citt\u00e0, quest\u2019ultima, da cui proveniva gran parte dell\u2019arredamento del palazzo commissionato in pi\u00f9 riprese, dopo i restauri intrapresi a partire dal 1779, dai funzionari dell\u2019arciduca Ferdinando d\u2019Asburgo<sup><a href=\"#footnote_23_2838\" id=\"identifier_23_2838\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Colle, in Milano Neoclassica, Milano 2001, pp. 175 &ndash; 187.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2838\" class=\"footnote\">Per ulteriori informazioni bibliografiche sugli inventari delle residenze di corte italiane e sulle loro vicende storiche si rimanda a E. Colle (a cura di),<em>Gli inventari delle Corti. Le guardarobe reali in Italia dal XVI al XX secolo<\/em>, Firenze 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2838\" class=\"footnote\">Il mobile, in legno impiallacciato di radica d\u2019olmo e noce d\u2019India con\u00a0 bocchette per le serrature in ottone, misura 193 x 100 x 68 e reca sul retro le seguenti iscrizioni: il numero \u201c17251\u201d scritto con vernice celeste, e quindi riferito all\u2019<em>Inventario dei Mobili di Palazzo Pitti<\/em> redatto nel 1860; mentre con vernice di colore scuro furono riportati i numeri \u201c3831\u201d (<em>Inventario dei Mobili della Guardaroba<\/em> del 1815), \u201c2859\u201d (<em>Inventario dei Mobili della Guardaroba<\/em> del 1804),\u00a0 \u201c2905\u201d (<em>Inventario dei Mobili della Guardaroba<\/em> del 1796),\u00a0\u00a0 \u201c7147\u201d (<em>Inventario dei Mobili della Guardaroba<\/em> del 1791),\u00a0 e \u201c29 \u2026 6\u201d barrato di nero, frutto probabilmente di una correzione effettuata dai guardarobieri che nel 1796 confusero il nostro arredo con un altro mobile simile inventariato quell\u2019anno al n. 2906.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2838\" class=\"footnote\">Docu 800.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2838\" class=\"footnote\">Docu 700.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2838\" class=\"footnote\">E. Colle,<em> Il mobile rococ\u00f2 in Italia, Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1738 al 1775<\/em>, Milano 2003, pp. 187 \u2013 198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2838\" class=\"footnote\">IRC 4638, cc. 687 e 689<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2838\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Firenze, Imperiale e Reale Corte 4354, c. 296.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2838\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Firenze, Imperiale e Reale Corte 4353, c. 611.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2838\" class=\"footnote\">Si veda a questo proposito il regesto riportato nel volume di E. Colle,<em> I mobili di palazzo Pitti. Il primo periodo lorenese 1737 \u2013 1799<\/em>, Firenze 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2838\" class=\"footnote\">La dormeuse, in legno di noce intagliato e dipinto, reca le seguenti iscrizioni: su etichetta di carta parzialmente abrasa \u201cN. 123\u2026 \/INVENTARIO GENERALE 1842\/Palaz\u2026 di Modena \u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2838\" class=\"footnote\">L\u2019inventario della villa di Pentetorri \u00e8 conservato presso l\u2019Archivio di Stato di Modena, A.A.E., Economato Real Casa, b. 296, cartella 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2838\" class=\"footnote\">Sulla moda per l\u2019esotismo durante il XIX secolo si veda E. Colle, <em>Il mobile dell\u2019Ottocento. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1815 al 1900<\/em>, Milano 2007, p. 109 e ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2838\" class=\"footnote\">Il disegno \u00e8 stato reso noto da\u00a0 G. Godi, G. Cirillo, <em>Il mobile a Parma fra barocco e Romanticismo 1600 \u2013 1800<\/em>, Parma, 1983, p. 99, fig. 226.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2838\" class=\"footnote\">Per la console si veda A. Gonz\u00e0lez \u2013 Palacios, <em>Il Tempio del gusto. Le arti decorative in Italia fra classicismi e barocco. Il Granducato di Toscana e gli Stati settentrionali<\/em>, Milano 1986, p. 314, figg. 716-717; mentre la coppia di tavolini \u00e8 stata pubblicata da E. Colle, <em>Il mobile Rococ\u00f2 in Italia. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1738 al 1775<\/em>, Milano 2003, p. 334.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2838\" class=\"footnote\">Cfr. S. Luppi, <em>Note sugli arredi e la destinazione d\u2019uso degli spazi al Cataio<\/em>, in E. Corradini (a cura di), <em>Gli Estensi e il Cataio. Aspetti del collezionismo tra Sette e Ottocento<\/em>, Milano 2007, pp. 127-128.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2838\" class=\"footnote\">Cfr. F. Morena, <em>Cineseria. Evoluzioni del gusto per l\u2019Oriente in Italia dal XIV al XIX secolo<\/em>, Firenze 2009, pp. 251 \u2013 261.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2838\" class=\"footnote\">Cfr. E. Colle, <em>Il mobile rococ\u00f2<\/em>&#8230;, 2003, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2838\" class=\"footnote\">Si vedano a questo proposito l\u2019inventario del Palazzo ducale di Reggio Emilia del 1838 dove si trova descritto un gabinetto cinese arredato con mobili di gusto Restaurazione, ma con alle pareti un \u201capparato chinese con cornice di legno dipinto bianco filettato bruno\u201d; e quello del Casino di Mugnano, fatto arredare verso la fine del Settecento da Ercole III, in cui vi era una \u201cCamera Chinese [\u2026] tutta addobbata di ricami chinesi incorniciati di cornice velata con soffitta simile a palanca\u201d con tendaggi eseguiti con la stessa stoffa e mobili decorati con cineserie come quei due \u201cventaroni verdi chinesi\u201d o quell\u2019\u201cecran a paravento chinese\u201d (J. Bentini, P. Curti,<em> Inventario ristretto di Mugnano<\/em>, Modena 1994, pp. 57 -58).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2838\" class=\"footnote\">Cfr. F. Valenti, P. Curti (a cura di), <em>L\u2019inventario 1771 dell\u2019arredo del Palazzo Ducale di Modena<\/em>, Modena 1986, pp. 71-72, 99. Patrizia Curti (<em>Note sull\u2019arredo del Palazzo Ducale dal XVII al XIX secolo<\/em>, in A. Biondi, a cura di, <em>Il Palazzo Ducale di Modena sette secoli di uno spazio cittadino<\/em>, Modena 1987, p. 259) riporta anche la notizia che nel palazzo, a quella data, vi erano tendaggi ricamati alla \u201cchinese\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2838\" class=\"footnote\">Le otto sedie furono eseguite in legno di noce intagliato ed hanno il sedile e la spalliera in canna d\u2019India intrecciata. Ciascun esemplare misura 89,15 x 48 x 43. Sul telaio del sedile compaiono le seguenti iscrizioni : marchio \u201cM R\u201d\u00a0 impresso a fuoco; a vernice scura sono stati scritti i numeri \u201c76, 75 (?), 80, 68 (?); su etichetta di carta bordata con un motivo decorativo\u00a0 a intreccio sono stati apposti i seguenti numeri\u00a0 \u201c83\u201d e \u201c88\u201d; altre etichette di carta bordate con un motivo a greca, risalenti all\u2019inventario del Palazzo Ducale di Mantova del 1812, recano le scritte \u201c\u2026 azzo Reale di Mant\u2026\/Appart.o d. Guastala\/Camera N. II\/N. 276\u201d, \u201c\u2026 Reale di Mantova\/Salone degl\u2019Imperatori\/N. 262\u201d, \u201c\u2026 Mantova\/Salone dei Papi 7\/N. 580\u201d che si riferiscono agli inventari della reggia mantovana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2838\" class=\"footnote\">Gli inventari consultati per la ricerca e citati nel corso del testo sono: <em>Inventario generale di tutte le suppellettili\u00a0 esistenti nel Reale palazzo di Mantova 1810<\/em> (Archivio palazzo Ducale di Mantova); <em>Inventario del Palazzo Reale di Mantova 1812<\/em> (Archivio palazzo Ducale di Mantova); <em>Inventario degli effetti della Corona 1814<\/em> (Archivio palazzo Ducale di Mantova); <em>Inventario degli I.I. R.R. Palazzi di Mantova 1828<\/em> (Archivio palazzo Ducale di Mantova); <em>Inventario dei mobili ed effetti 1842<\/em> (Archivio palazzo Ducale di Mantova); <em>Elenco degli effetti Mobili di Propriet\u00e0 di <\/em><em>S.A.I l\u2019Arciduca Ferdinando Massimiliano d\u2019Austria 1860 <\/em>(Archivio palazzo Ducale di Mantova).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2838\" class=\"footnote\">L. Ozzola, <em>Il Museo Medievale di Mantova. Palazzo Ducale<\/em>, Mantova 1949, fig. 254.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2838\" class=\"footnote\">E. Colle, <em>Il mobile neoclassico in Italia. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1775 al 1800<\/em>, Milano 2005, p. 350.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2838\" class=\"footnote\">E. Colle, in <em>Milano Neoclassica<\/em>, Milano 2001, pp. 175 &#8211; 187.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2838\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>direzione@museostibbert.it Tre mobili inediti provenienti dalle dimore reali italiane DOI: 10.7431\/RIV15082017 Lo studio delle arti decorative in Italia \u00e8 cosa assai recente e il merito <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2838\" title=\"Enrico Colle\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2954,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2838"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2838"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2838\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2968,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2838\/revisions\/2968"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}