{"id":2833,"date":"2017-06-29T07:42:47","date_gmt":"2017-06-29T07:42:47","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2833"},"modified":"2017-12-28T13:21:52","modified_gmt":"2017-12-28T13:21:52","slug":"roberta-cruciata-edgar-vella","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2833","title":{"rendered":"Roberta Cruciata &#8211; Edgar Vella"},"content":{"rendered":"<p>robertacruciata@gmail.com &#8211; revell8788@gmail.com<\/p>\n<h2><strong>Piccole meraviglie in alabastro, avorio e corallo: nuove aggiunte alle arti decorative siciliane a Malta<\/strong><\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV15062017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ricca collezione privata maltese custodisce alcune piccole inedite opere d\u2019arte decorativa realizzate in materiali di pregio che, per motivi sia tecnici che stilistico-compositivi, possono riconoscersi come manufatti siciliani del XVIII secolo. Essi, verosimilmente considerati dai collezionisti aristocratici e religiosi del tempo da esibire o conservare gelosamente alla stregua di moderni <em>status symbol<\/em>, non fanno che confermare la radicata presenza a Malta delle pi\u00f9 rappresentative e riconoscibili espressioni artistiche che resero celebri nei secoli in tutto il bacino mediterraneo i maestri di Sicilia, in particolar modo quelli trapanesi<sup><a href=\"#footnote_0_2833\" id=\"identifier_0_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. R. Cruciata, Intrecci preziosi Arti Decorative Siciliane a Malta 1565-1798, prefazione M.C. Di Natale, premessa M. Buhagiar, saggio introduttivo M. Vitella. &ldquo;Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina&rdquo;, 5, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2016.\">1<\/a><\/sup>. Si tratta di un <em>Cristo in croce <\/em>in alabastro rosa (\u201cpietra incarnata\u201d) dipinto, un <em>San Sebastiano<\/em> nello stesso materiale tipicamente trapanese dipinto e dorato e due composizioni raffiguranti l\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em>, la prima in avorio, la seconda in avorio, corallo, ceralacca, tela grezza, legno dorato e madreperla, che evidenziano come qualit\u00e0 peculiari una spensierata eleganza e una minuziosa leggiadria che sembrano anticipare il gusto rococ\u00f2 pur nella sacralit\u00e0 dei temi illustrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esile <em>Cristo morto<\/em> in alabastro rosa (<a title=\"Fig. 1. Maestranze trapanesi, met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Cristo in croce&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto J.P. BORG).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru01.jpg\">Fig. 1<\/a>) \u00e8 di un certo interesse in quanto conserva ancora la policromia originale: capelli e barba bruni, labbra rosse, cos\u00ec come le ferite su mani, piedi e costato, e perizoma bianco annodato sul fianco destro. Sono presenti i classici patetismi ravvisabili in altre opere similari, quali il capo reclinato, il viso smunto, gli occhi socchiusi e la bocca lievemente dischiusa, la barba bipartita sul mento, la particolare capigliatura con le due ciocche anteriori ondulate, che sembrano ancora stancamente riecheggiare i moduli classicisti-seicenteschi; ma il Cristo \u00e8 ormai raffigurato compostamente in posizione frontale con un evidente fine esemplificativo e didascalico nei confronti dei fedeli, che non lascia spazio a eventuali coinvolgimenti emotivi. Richiama alla memoria il piccolo <em>Cristo<\/em> in marmo alabastrino policromo e dorato mutilo delle braccia e delle gambe di collezione privata catanese<sup><a href=\"#footnote_1_2833\" id=\"identifier_1_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Travagliato, &ldquo;Scheda IV.23&rdquo;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra (Trapani, 15 febbraio-30 settembre 2003), a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, pp. 193-194.\">2<\/a><\/sup>, da considerare allo stesso modo opera di maestri attivi a Trapani alla met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello di <em>San Sebastiano<\/em> \u00e8 un soggetto tanto caro all\u2019arte e alla devozione trapanese, soprattutto in virt\u00f9 del suo essere considerato taumaturgo contro le epidemie, che fu scolpito dalle maestranze della citt\u00e0 falcata soprattutto in avorio e in alabastro rosa, materiale quest\u2019ultimo che si addice benissimo alla rappresentazione del suo corpo sfigurato dal martirio subito. Nell\u2019opera in esame (<a title=\"Fig. 2. Maestranze trapanesi, met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;San Sebastiano&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto J.P. BORG).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru02.jpg\">Fig. 2<\/a>), databile alla met\u00e0 del XVIII secolo, contrariamente a quanto accadeva nella tradizione della pittura italiana che era solita effigiare il Santo con le braccia conserte dietro la schiena, egli \u00e8 colto nel momento esatto in cui viene martirizzato con il lancio delle frecce (anche se poi sarebbe morto verberato) con il braccio destro arcuato levato al cielo secondo una consuetudine nordica. Vestito esclusivamente di un ricco perizoma drappeggiato, \u00e8 privo della colonna o dell\u2019albero a cui in origine doveva essere legato. Strette analogie sono ravvisabili con la statua di <em>San Sebastiano<\/em> in \u201cpietra incarnata\u201d dall\u2019impianto figurativo assai mosso, di dimensioni medie, parte delle collezioni del Museo Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, riferita a maestranze trapanesi della prima met\u00e0 del Settecento<sup><a href=\"#footnote_2_2833\" id=\"identifier_2_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Bongiovanni, &ldquo;Scheda V.10.2&rdquo;, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, p. 257.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza opera, l\u2019<em>Adorazione dei pastori <\/em>eburnea (<a title=\"Fig. 3. Maestranze trapanesi, prima met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Adorazione dei pastori&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto J.P. BORG).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru03.jpg\">Fig. 3<\/a>), espressione di una religiosit\u00e0 intima frutto delle teorie controriformate che privilegiarono un uso devozionale e cultuale dell\u2019arte sacra, si inserisce all\u2019interno di una produzione che di certo dovette accomunare numerosissime botteghe trapanesi nel corso del Settecento, tanto che pare lecito parlare di una vera e propria produzione seriale <em>ante litteram<\/em>. Il manufatto, raffrontabile da un punto di vista tecnico, stilistico-compositivo ma soprattutto iconografico con numerosi altri dal medesimo soggetto presenti in collezioni private maltesi<sup><a href=\"#footnote_3_2833\" id=\"identifier_3_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, pp. 169-172.\">4<\/a><\/sup>, \u00e8 ascrivibile a bottega attiva nella prima met\u00e0 del secolo. Secondo uno schema consolidato, infatti, in alto sta Dio Padre circondato da fitti raggi, in basso Maria, Giuseppe e Ges\u00f9 Bambino e tre pastorelli, che trovano spazio tra due quinte architettoniche in rovina secondo un gusto di derivazione piranesiana. Tutti i personaggi sono plasmati con dovizia di particolari e una grazia leziosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La composizione polimaterica che similmente rappresenta un\u2019<em>Adorazione dei pastori<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Maestranze trapanesi, met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Adorazione dei pastori&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto J.P. BORG).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru04.jpg\">Fig. 4<\/a>) sorge su un basamento con profili e piccoli piedi in legno dorato e specchiature in madreperla ornate centralmente da ovali lisci e rettangolini sfaccettati in corallo. Gli elementi di fondo sono realizzati in rosso corallo grezzo, su cui si stagliano le micro-sculture intagliate in avorio che nella loro candida compostezza di matrice neoclassica appaiono chiuse nella contemplazione dell\u2019evento prodigioso a cui hanno il privilegio di assistere. L\u2019impostazione generale della scena e i materiali utilizzati permettono di accostare il manufatto a produzione trapanese della met\u00e0 del XVIII secolo. Particolarmente calzanti appaiono i raffronti con il coevo gruppo in avorio, corallo, ceralacca, agata e legno dorato raffigurante la <em>Fuga in Egitto<\/em> che fa parte della Collezione Banca Popolare di Novara<sup><a href=\"#footnote_4_2833\" id=\"identifier_4_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Marino, &ldquo;Scheda 46&rdquo;, in Rosso Corallo Arti Preziose della Sicilia Barocca, catalogo della mostra (Torino, 29 luglio-28 settembre 2008), a cura di C. Arnaldi di Balme, S. Castronovo, Cinisello Balsamo 2008, pp. 186-187.\">5<\/a><\/sup>; e con i due, che in aggiunta hanno la madreperla, di collezioni private palermitane con <em>Scene della vita di Santa Rosalia<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_2833\" id=\"identifier_5_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. T. Crivello, &ldquo;Schede V.9.4 e V.9.5&rdquo;, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, pp. 250-251.\">6<\/a><\/sup>, entrambi attribuiti dubitativamente alla bottega di Andrea Tipa (<em>ante <\/em>1725-1766).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di corallo, durante tutto il Settecento numerose imbarcazioni siciliane continuarono a recarsi lungo le coste di Malta per praticarne la pesca<sup><a href=\"#footnote_6_2833\" id=\"identifier_6_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 59.\">7<\/a><\/sup>. Il prelievo dell\u2019\u201coro rosso\u201d sull\u2019Isola ha una tradizione antichissima, basti citare quanto scriveva il poeta romano Grazio Falisco (fine I secolo a.C.-<em>post<\/em> 8 d.C.)<em> <\/em>nel suo <em>Cynegeticon<\/em>, poema didascalico sulla caccia con i cani, quando a proposito dei rimedi contro la rabbia faceva riferimento all\u2019uso di allacciare intorno al collo del cane malato dei piccoli collari realizzati, oltre che con conchiglie sacre, pietra focaia ed erbe con l\u2019accompagnamento di incantesimi, anche con coralli maltesi (<em>Melitensia curalia<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_7_2833\" id=\"identifier_7_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Cassia, L&rsquo;arcipelago maltese sotto il dominio romano, in Malta in the Hybleans, the Hybleans in Malta, proc. int. conference (Catania, 30 september, Sliema 10 november 2006), eds. by A. Bonanno, P. Militello, Palermo 2008, p. 152.\">8<\/a><\/sup>. Un piccolo dipinto del XVII secolo di collezione privata palermitana pubblicato nel 1986 da Maria Concetta Di Natale mostra proprio \u00abun cagnolino, dalle movenze aggraziate, ornato di collanine di corallo rosso non solo al collo, ma in tutte le quattro zampe\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_2833\" id=\"identifier_8_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il corallo da mito a simbolo nelle espressioni pittoriche e decorative in Sicilia, in L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, catalogo della mostra (Trapani, 1 marzo-1 giugno 1986), a cura di C. Maltese, M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 97-99.\">9<\/a><\/sup>, a suffragare la conseguente diffusione nel tempo di tale usanza con evidente funzione profilattica e apotropaica. I coralli usati per i cani, non a caso, nel tempo continuarono a essere detti melitensi (<em>Ibidem<\/em>.)).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sculture descritte del <em>Cristo in croce<\/em> e del <em>San Sebastiano<\/em> facevano parte in origine della collezione Zammit Gauci di Casal Zebbugi (Malta). Si tratta di una nobile famiglia di Malta che dovette avere rapporti familiari o commerciali con la Sicilia, o comunque con l\u2019Italia meridionale, come palesano ancora oggi altre piccole sculture, una delle quali, un inedito <em>San Girolamo eremita <\/em>in marmo alabastrino databile al XIX secolo, \u00e8 custodito allo stesso modo nella collezione privata finora analizzata. Altre due, una <em>Madonna di Trapani<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Maestranze trapanesi, fine XVII secolo, &lt;i&gt;Madonna di Trapani&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto P.B. PARNIS).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>) in marmo alabastrino dipinto e dorato<sup><a href=\"#footnote_9_2833\" id=\"identifier_9_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 155.\">10<\/a><\/sup> e un inedito <em>San Michele Arcangelo<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Maestranze pugliesi, prima met\u00e0 XVII secolo, &lt;i&gt;San Michele Arcangelo&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto R. CRUCIATA).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>) in alabastro dipinto e dorato si trovano in un\u2019altra collezione privata di Musta (Malta). Un\u2019inedita <em>Annunciazione<\/em> in alabastro in origine di propriet\u00e0 degli Zammit Gauci fa parte oggi di una collezione privata di Tarscen (Malta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La citata <em>Madonna di Trapani<\/em> \u00e8 un manufatto ascrivibile a maestranze trapanesi della fine del XVII secolo, tipica espressione della cultura barocca siciliana e allo stesso tempo emblematico esempio della diffusione di tale culto, e di conseguenza delle piccole sculture in materiali pregiati che la ritraevano, anche a Malta<sup><a href=\"#footnote_10_2833\" id=\"identifier_10_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. R. Cruciata, Devozione per la Madonna di Trapani a Malta tra Sei e Settecento: la statua del convento di Santa Maria di Ges&ugrave; di Valletta e altre opere siciliane, in Scientia et Religio Studies in memory of Fr George Aquilina OFM (1939-2012). Scholar, Archivist and Franciscan Friar, ed. by M.J. Azzopardi, Malta 2014, pp. 275-293.\">11<\/a><\/sup>. Rientra tra le riproduzioni che, seppur rispettando nell\u2019insieme l\u2019iconografia del simulacro della <em>Madonna di Trapani<\/em> (1360 ca.) in marmo dipinto e dorato di Nino Pisano che si trova nella basilica-santuario trapanese di Maria Santissima Annunziata, se ne distaccano per taluni dettagli frutto di una pi\u00f9 libera interpretazione. \u00c8 l\u2019elaborata base a palesare soprattutto la sua provenienza, per l\u2019utilizzo a scopo decorativo di elementi tanto cari al repertorio ornamentale dei maestri della citt\u00e0 falcata, quali le volute laterali entro cui si inserisce lo scudo circondato da una cornice lavorata a traforo con volute acantiformi, completata in alto da una corona. Lo scudo, campito di rosso, riporta lo stemma della citt\u00e0, ovvero il ponte a tre arcate con le cinque torri (torre Pali, torre Vecchia, torre di Porta oscura, torre del Castello a mare, torre del Castello a terra) sormontato dalla falce dorata che allude alla forma del porto. La statuetta \u00e8 raffrontabile con la <em>Madonna di Trapani <\/em>in alabastro dipinto custodita nella chiesa dei Cappuccini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Caccamo (Palermo), datata alla met\u00e0 del Settecento, che tra l\u2019altro mostra un\u2019identica soluzione compositiva nel basamento<sup><a href=\"#footnote_11_2833\" id=\"identifier_11_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, &ldquo;Scheda I.9&rdquo;, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, p. 120.\">12<\/a><\/sup>. A Malta sono documentate molte altre minute statue di maestranze trapanesi che riproducono tale soggetto iconografico, tra le quali si ricordano quella in alabastro dipinto e dorato (fine XVII secolo) esposta al museo del convento di San Francesco a Rabat, quella in alabastro (inizi XVIII secolo) del museo Wignacourt di Rabat e la <em>Madonna di Trapani <\/em>in alabastro dorato (fine XVIII-inizi XIX secolo) di propriet\u00e0 dei Cappuccini di Floriana<sup><a href=\"#footnote_12_2833\" id=\"identifier_12_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, pp. 73-75, 154, 157, 163.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019inedito <em>San Michele <\/em>\u00e8 raffrontabile con quello di collezione privata di Palermo<sup><a href=\"#footnote_13_2833\" id=\"identifier_13_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Cin&agrave;, &ldquo;Scheda V.8.1&rdquo;, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 240.\">14<\/a><\/sup> e, similmente, riferibile a maestranze pugliesi della prima met\u00e0 del Seicento. Si tratta, infatti, di un\u2019opera che si ispira al celebre <em>San Michele Arcangelo<\/em> dell\u2019omonimo santuario di Monte Sant\u2019Angelo (Foggia), attribuito allo scultore fiesolano Andrea Ferrucci (1465 ca.-1526)<sup><a href=\"#footnote_14_2833\" id=\"identifier_14_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Naldi, Andrea Ferrucci Marmi gentili tra Toscana e Napoli, Napoli 2002.\">15<\/a><\/sup>. L&#8217;arcangelo-guerriero era gi\u00e0 considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo dell\u2019assistenza divina nei confronti di Israele (Daniele 10,13.21; 12,1). Nel Nuovo Testamento egli \u00e8 presentato come avversario del demonio, vincitore dell&#8217;ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori, che viene cos\u00ec descritta nell\u2019Apocalisse: \u00abScoppi\u00f2 quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu pi\u00f9 posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli\u00bb (Apocalisse 12, 7-9). La statua in esame ritrae il Santo in piedi come un combattente, con una corta spada sollevata nella mano destra e una lancia-stendardo a simboleggiare l\u2019unione tra cielo e terra nell\u2019altra, in un atteggiamento vittorioso ma compassato, al limite del distaccato, tant\u2019\u00e8 vero che \u00e8 assente sotto i suoi piedi il tipico attributo raffigurante il demonio bens\u00ec vi si trovano nuvole e cherubini alati. Indossa la tradizionale armatura che ricorda quella dei centurioni romani e gli alti calzari dalla foggia classica. La medesima consistenza eterea e trasparente dell&#8217;alabastro permette poi di riferire ugualmente a bottega pugliese l\u2019inedita Madonna con Bambino e Santa, verosimilmente la <em>Vergine della cintura con Santa Monica<\/em>, scolpita in un unico blocco di roccia sedimentaria, che fa parte della stessa collezione privata di Musta. Altre due statuette con <em>San Michele Arcangelo che scaccia i demoni<\/em>, rispettivamente in alabastro e in marmo alabastrino, attribuite a maestranze trapanesi attive nella prima met\u00e0\/met\u00e0 del Seicento si trovano al museo Wignacourt di Rabat e in una collezione privata dell\u2019Isola<sup><a href=\"#footnote_15_2833\" id=\"identifier_15_2833\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, pp. 158-159.\">16<\/a><\/sup>. Esse sono animate da ben altro <em>pathos<\/em>, dal momento che mostrano il Santo nell\u2019atto di sferrare l\u2019attacco finale all\u2019agonizzante demonio dalle sembianze umane che giace schiacciato sotto i suoi calzari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vincoli familiari e commerciali tra Sicilia e Malta si rivelano ancora una volta un forte tramite per la commissione di opere d\u2019arte e la circolazione di manufatti e maestranze tra i due territori, e ci\u00f2 che rimane dell\u2019originaria collezione Zammit Gauci di Casal Zebbugi ne \u00e8 un\u2019interessante riprova.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2833\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi Arti Decorative Siciliane a Malta 1565-1798<\/em>, prefazione M.C. Di Natale, premessa M. Buhagiar, saggio introduttivo M. Vitella. \u201cQuaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina\u201d, 5, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2833\" class=\"footnote\">Cfr. G. Travagliato, \u201cScheda IV.23\u201d, in <em>Materiali preziosi<\/em> <em>dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, 15 febbraio-30 settembre 2003), a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, pp. 193-194.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2833\" class=\"footnote\">Cfr. G. Bongiovanni, \u201cScheda V.10.2\u201d, in <em>Materiali preziosi<\/em> <em>\u2026<\/em>, 2003, p. 257.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, pp. 169-172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2833\" class=\"footnote\">Cfr. L. Marino, \u201cScheda 46\u201d, in <em>Rosso Corallo Arti Preziose della Sicilia Barocca<\/em>, catalogo della mostra (Torino,<em> <\/em>29 luglio-28 settembre 2008), a cura di C. Arnaldi<em> <\/em>di Balme, S. Castronovo, Cinisello Balsamo 2008, pp. 186-187.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2833\" class=\"footnote\">Cfr. T. Crivello, \u201cSchede V.9.4 e V.9.5\u201d, in <em>Materiali preziosi<\/em> <em>\u2026<\/em>, 2003, pp. 250-251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2833\" class=\"footnote\">M. Cassia, <em>L\u2019arcipelago maltese sotto il dominio romano<\/em>, in <em>Malta in the Hybleans, the Hybleans in Malta<\/em>, proc. int. conference (Catania, 30 september, Sliema 10 november 2006), eds. by A. Bonanno, P. Militello, Palermo 2008, p. 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2833\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Il corallo da mito a simbolo nelle espressioni pittoriche e decorative in Sicilia<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, 1 marzo-1 giugno 1986), a cura di C. Maltese, M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 97-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2833\" class=\"footnote\">R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 155.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2833\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. R. Cruciata, <em>Devozione per la Madonna di Trapani a Malta tra Sei e Settecento: la statua del convento di Santa Maria di Ges\u00f9 di Valletta e altre opere siciliane<\/em>, in <em>Scientia et Religio Studies in memory of Fr George Aquilina OFM (1939-2012). <\/em><em>Scholar, Archivist and Franciscan Friar<\/em>, ed. by M.J. Azzopardi, Malta 2014, pp. 275-293.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2833\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, \u201cScheda I.9\u201d, in <em>Materiali preziosi \u2026<\/em>, 2003, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, pp. 73-75, 154, 157, 163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Cin\u00e0, \u201cScheda V.8.1\u201d, in <em>Materiali preziosi\u2026<\/em>, 2003, p. 240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Naldi, <em>Andrea Ferrucci Marmi gentili tra Toscana e Napoli<\/em>, Napoli 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2833\" class=\"footnote\">Cfr. R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, pp. 158-159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2833\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>robertacruciata@gmail.com &#8211; revell8788@gmail.com Piccole meraviglie in alabastro, avorio e corallo: nuove aggiunte alle arti decorative siciliane a Malta DOI: 10.7431\/RIV15062017 Una ricca collezione privata maltese <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2833\" title=\"Roberta Cruciata &#8211; Edgar Vella\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2954,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2833"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2833"}],"version-history":[{"count":19,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2833\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2966,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2833\/revisions\/2966"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}