{"id":2827,"date":"2017-06-29T07:33:47","date_gmt":"2017-06-29T07:33:47","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2827"},"modified":"2017-12-28T13:24:36","modified_gmt":"2017-12-28T13:24:36","slug":"giulia-menato","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2827","title":{"rendered":"Giulia Menato"},"content":{"rendered":"<p>giuliamenato@libero.it<\/p>\n<h2>Le braccia dei santi al servizio di Dio: i reliquiari a braccio<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV15032017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra tutte le affascinanti tipologie di reliquiari antropomorfi<sup><a href=\"#footnote_0_2827\" id=\"identifier_0_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una loro definizione e classificazione si veda B. Montevecchi, I vasi sacri, in Dizionari terminologici, a cura di B. Montevecchi-S. Vasco Rocca, vol. IV: Suppellettile ecclesiastica, Firenze 1988, pp. 190-200, 205\">1<\/a><\/sup>, quella dei reliquiari a braccio \u00e8 una delle pi\u00f9 comuni ma allo stesso tempo anche assai singolare, poich\u00e9 essi, esplicitamente espressivi, vanno ben oltre la funzione di vasi sacri cui sono adibiti. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla loro forma che riproduce un braccio, o pi\u00f9 precisamente, un avambraccio con la relativa mano, la quale pu\u00f2 effettuare un gesto e comunicare cos\u00ec, in modo analogo a un\u2019immagine, un messaggio a chi li osserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale peculiarit\u00e0 ha fornito lo spunto a questo studio<sup><a href=\"#footnote_1_2827\" id=\"identifier_1_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fondamentale punto di riferimento per esso &egrave; stato, con la relativa bibliografia, C. Hahn The voices of the saints: speaking reliquaries, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 20-29, ripubblicato con alcune variazioni in C. Hahn, Strange beauty: issues in the making and meaning of reliquaries, 400-circa 1204, University Park 2012, pp. 135-141\">2<\/a><\/sup>, volto a una maggiore conoscenza e comprensione dei reliquiari a braccio relativamente al periodo basso medievale, ovvero quello in cui essi comparvero per la prima volta, e dovettero principalmente conoscere anche una notevole diffusione. Bench\u00e9 infatti i primi esemplari siano stati documentati a partire dall\u2019XI secolo e la loro produzione si sia protratta fino al XIX<sup><a href=\"#footnote_2_2827\" id=\"identifier_2_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, I vasi&hellip;, in Dizionari&hellip;, vol. IV, 1988, p. 190\">3<\/a><\/sup>, \u00abin the twelfth and thirteenth century there was a veritable rage in reliquary arms\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_2827\" id=\"identifier_3_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. H. van Os, The way to heaven: relic veneration in the Middle Ages, exhibition catalogue edited by H. van Os with contributions by K. van Kooij-C. Staal, research assistant T. Tromp, Amsterdam, Nieuwe Kerk, Utrecht, Museum Catharijneconvent, 16 December 2000-22 April 2001, Baarn 2000, p. 136\">4<\/a><\/sup>. Dal punto di vista geografico invece, la realizzazione di questi vasi sacri, come del resto quella di tutti i reliquiari antropomorfi, fu propriamente occidentale, e sembra essersi concentrata soprattutto nelle aree francese, tedesca, italiana e croata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impostazione figurativa dei reliquiari a braccio, nonostante si sia conformata ai cambiamenti stilistici dell\u2019arte nel tempo, \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata nei secoli: un avambraccio vestito con delle maniche, e la mano guantata o meno, i quali possono altrimenti indossare, nel caso le reliquie contenute siano di un santo guerriero, rispettivamente un bracciale e un guanto d\u2019armatura<sup><a href=\"#footnote_4_2827\" id=\"identifier_4_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, I vasi&hellip;, in Dizionari&hellip;, vol. IV, 1988, p. 190\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea con i reliquiari antropomorfi, essi poi perseguono una rappresentazione realistica<sup><a href=\"#footnote_5_2827\" id=\"identifier_5_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies, observation on body-part reliquaries, in Observation in romanesque art and thought in the twelfth century: essay in honor of Walter Cahn, edited by C. Hourihane, Princeton 2008, p. 100 .\">6<\/a><\/sup>, traducibile sia nel dettaglio anatomico, ovvero il modellato naturale delle mani su cui sono ben marcate le caratteristiche osteoarticolari, le unghie e le pieghe delle dita, che attraverso l\u2019imitazione delle maniche delle vesti liturgiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solitamente, da quelle ampie delle dalmatiche, il cui numero e la forma possono variare, fuoriescono quelle pi\u00f9 strette delle camicie sottostanti, ma le braccia possono essere vestite anche con un&#8217;unica manica aderente. In ogni caso comunque, applicazioni di filigrana, smalti, pietre dure, gemme vitree e antiche, e varie tecniche di lavorazione effettuate sulla superficie in lamina d\u2019argento, ossia il principale materiale con cui i reliquiari a braccio del basso Medioevo furono realizzati, riproducono i ricami, le pieghe e gli ornamenti dei tessuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel fine realistico stesso \u00e8 tuttavia insito un paradosso perch\u00e9, come osserva Reudenbach, stando alla disposizione verticale in cui di solito oggi questi manufatti si trovano, le maniche pi\u00f9 ampie dovrebbero scendere verso il basso lungo l\u2019arto, afflosciandosi. Invece rimangono ben erette, come se esso fosse disteso in orizzontale o comunque con la mano verso il basso<sup><a href=\"#footnote_6_2827\" id=\"identifier_6_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, p. 96\">7<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 potrebbe implicare che in origine questi vasi sacri furono concepiti dagli artisti proprio con tale orientamento<sup><a href=\"#footnote_7_2827\" id=\"identifier_7_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, Strange beauty&hellip;, 2012, p. 140\">8<\/a><\/sup>, relazionabile, ipotizzo, alle loro modalit\u00e0 d\u2019utilizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne l\u2019aspetto strutturale, i reliquiari a braccio eseguiti fra l\u2019XI e il XIII secolo generalmente recano un\u2019anima in legno posta sotto la lamina metallica. Ma esistono casi particolari, dei quali un esempio pu\u00f2 essere fornito dal reliquiario di San Luca (<a title=\"Fig. 1. Orefice veneto, met\u00e0 XIII secolo (braccio), orefice veneto, 1600 circa (base), Reliquiario a braccio di San Luca, Venezia, tesoro della basilica di San Marco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men01.jpg\">Fig. 1<\/a>) appartenente al tesoro veneziano di San Marco<sup><a href=\"#footnote_8_2827\" id=\"identifier_8_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. R. Hahnloser, Il tesoro di San Marco, vol. II: Il tesoro e il museo, Firenze 1971, catalogo n. 147, pp. 147-148\">9<\/a><\/sup>, che presentano l\u2019anima solo sull\u2019avambraccio, mentre le mani ne sono prive. Inoltre, sempre dal XIII secolo, essi furono dotati anche di una base d\u2019appoggio, pi\u00f9 o meno articolata ed eventualmente sostenuta da piedini a forma d\u2019animale o zampa<sup><a href=\"#footnote_9_2827\" id=\"identifier_9_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, I vasi&hellip;, in Dizionari&hellip;, vol. IV, 1988, p. 190\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura lignea venne per\u00f2 abbandonata nei secoli XIV e XV, cos\u00ec i reliquiari a forma di arto, internamente vuoti, furono realizzati totalmente in lamina di metallo. E a partire dal Trecento iniziarono a essere muniti anche di aperture lungo il braccio, chiuse da sportelli apribili o vetri, per mostrare la reliquia conservata e fino ad allora solitamente non visibile<sup><a href=\"#footnote_10_2827\" id=\"identifier_10_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">11<\/a><\/sup>. Piuttosto singolari sono invece gli esemplari di San Ludovico di Tolosa (<a title=\"Fig. 2. Lando di Pietro (?), 1337-1338, Reliquiario a braccio di San Ludovico di Tolosa, Parigi, Mus\u00e9e du Louvre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men02.jpg\">Fig. 2<\/a>) e San Luca evangelista (<a title=\"Fig. 3. Lando di Pietro (?), 1337-1338, Reliquiario a braccio di San Luca evangelista, Parigi, Mus\u00e9e du Louvre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men03.jpg\">Fig. 3<\/a>) oggi al Louvre<sup><a href=\"#footnote_11_2827\" id=\"identifier_11_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui reliquiari: P. Leone De Castris, Une attribution &agrave; Lando di Pietro: le bras-reliquaire de saint Louis de Toulouse, in &ldquo;La revue du Louvre et des mus&eacute;es de France&rdquo;, XXX, 1980, II, pp. 71-76; D. Gaborith-Chopin, Le bras-reliquaire de Saint Luc au musee du Louvre, in &ldquo;Antologia di belle arti&rdquo;, XXVII-XXVIII, 1985, pp. 5-18\">12<\/a><\/sup>, nei quali l\u2019arto, essendo realizzato mediante un recipiente in cristallo di rocca, \u00e8 completamente trasparente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La particolare foggia dei reliquiari a braccio implica per\u00f2 pure degli aspetti inattesi e delle problematiche, alle quali non si riesce sempre a dare spiegazioni certe o appropriate, a causa anche della scarsit\u00e0 di documentazione relativa a tali manufatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I reliquiari antropomorfi in genere vengono detti anche reliquiari \u201cparlanti\u201d in quanto rivelano, \u201cparlando\u201d attraverso la loro forma, la reliquia corporea che racchiudono, stabilendo in tal modo un rapporto mimetico fra contenuto e contenitore<sup><a href=\"#footnote_12_2827\" id=\"identifier_12_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un approccio alla questione si veda, con le relative bibliografie: C. Walker Bynum-P. Gerson, Body-part reliquaries and body parts in the Middle Ages, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 4-7; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 20-21; B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, p. 96\">13<\/a><\/sup>. Tuttavia tale concezione non \u00e8 necessariamente vera, e ci\u00f2 vale pure per quelli a forma di arto<sup><a href=\"#footnote_13_2827\" id=\"identifier_13_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non sempre per&ograve; &egrave; stato possibile identificare il contenuto degli esemplari giunti fino a noi. O perch&eacute; vuoti e privi di iscrizioni relative a esso, oppure perch&eacute; analizzato in maniera incompleta. C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 21\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono reliquiari a braccio, come per esempio quello di San Silvestro I papa (<a title=\"Fig. 4. Giuliano da Bologna, 1372, Reliquiario a braccio di San Silvestro I papa, Nonantola, tesoro dell\u2019abbazia di San Silvestro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men04.jpg\">Fig. 4<\/a>) del tesoro dell\u2019omonima abbazia nonantolana<sup><a href=\"#footnote_14_2827\" id=\"identifier_14_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Caselgrandi, Il tesoro dell&rsquo;abbazia di San Silvestro di Nonantola, Nonantola 1998, pp. 88-91\">15<\/a><\/sup>, che custodiscono esattamente ossa di braccia, oppure di mano o dita del santo cui sono intitolati, ma anche quelli contenenti un insieme di reliquie, per lo pi\u00f9 frammenti, dove non si trovano solo quelle degli arti, e addirittura di pi\u00f9 santi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario di San Giacomo (<a title=\"Fig. 5. Godefroid de Huy (?), 1150-1160 circa, Reliquiario a braccio di San Giacomo, Binche collegiata di Saint-Ursmer.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men05.jpg\">Fig. 5<\/a>), della collegiata di Saint-Ursmer a Binche, conserva parte del suo braccio, capelli di Maria e di San Pietro, frammenti della testa di San Tommaso, del braccio di San Dionigi e di altri martiri<sup><a href=\"#footnote_15_2827\" id=\"identifier_15_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Didier, catalogo n. H.58, in Ornamenta ecclesiae: Kunst und K&uuml;nstler der Romanik, Katalog zur Ausstellung des Schn&uuml;tgen-Museums in der Josef Haubrich Kunsthalle, herausgegeben von A. Legner, vol. III, Cologne 1985, pp. 153-154; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 21; H. van Os, The way&hellip;, 2000, p. 136\">16<\/a><\/sup>, mentre quello di Santo Stefano (<a title=\"Fig. 6. Bottega orafa di Halberstadt, 1125, Reliquiario a braccio di Santo Stefano, Halberstadt, tesoro della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men06.jpg\">Fig. 6<\/a>), del tesoro della cattedrale di Halberstadt, contiene pezzi del braccio e della testa del santo<sup><a href=\"#footnote_16_2827\" id=\"identifier_16_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. B&auml;nsch-F. Niehoff, catalogo n. H*2, in Ornamenta ecclesiae&hellip;, vol. III, 1985, pp. 133-136; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 21\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addirittura il braccio reliquiario di San Pietro (<a title=\"Fig. 7. Hugo di Oignies (?), 1230 circa, Reliquiario a braccio di San Pietro, Binche, collegiata di Saint-Ursmer.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men07.jpg\">Fig. 7<\/a>), anch\u2019esso a Binche, custodisce un osso della gamba dell\u2019apostolo<sup><a href=\"#footnote_17_2827\" id=\"identifier_17_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Didier, catalogo n. H.59, in Ornamenta ecclesiae&hellip;, vol. III, 1985, p. 154; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 21; H. van Os, The way&hellip;, 2000, p. 136\">18<\/a><\/sup>, e quello di Sant\u2019Orso (<a title=\"Fig. 8. Bottega orafa di Aosta (?), fine XII secolo-terzo decennio del XIII (?), Reliquiario a braccio di Sant\u2019Orso, Aosta, collegiata dei Ss. Pietro e Orso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men08.jpg\">Fig. 8<\/a>), della collegiata dei Ss. Pietro e Orso ad Aosta, oltre che frammenti non specificati del santo titolare, San Giovanni Battista, San Maurizio e San Grato ne racchiude anche uno della Santa Croce, quindi non corporeo<sup><a href=\"#footnote_18_2827\" id=\"identifier_18_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Thurre, L&rsquo;atelier roman d&rsquo;orf&egrave;vrerie de l&rsquo;abbaye de Saint-Maurice, Sierre 1992, catalogo IV.1.b, p. 235; E. Rossetti Brezzi, Le vie del gotico in Valle d&rsquo;Aosta, in Gotico in Piemonte, a cura di G. Romano, Torino 1992, nota n. 36, pp. 299-301\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi esempi adducono chiaramente alla mancanza di un\u2019esclusiva corrispondenza fra contenitore e contenuto oltre che al carattere piuttosto vario di quest\u2019ultimo, aspetto che, come fa notare Hahn, sembra caratterizzare soprattutto i primi reliquiari a braccio in quanto, rispetto a quelli pi\u00f9 tardi nei quali si trovano braccia o ossa di esse, spesso contengono molteplici frammenti di reliquie<sup><a href=\"#footnote_19_2827\" id=\"identifier_19_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, Strange beauty&hellip;, 2012, p. 136\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali vasi sacri potrebbero per\u00f2 a tutti gli effetti avere custodito inizialmente ci\u00f2 che la loro foggia rappresenta<sup><a href=\"#footnote_20_2827\" id=\"identifier_20_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Per Hahn quelli a braccio pi&ugrave; di ogni altro reliquiario antropomorfo potrebbero essere stati pensati con questo scopo. In tal senso la storia risalente al VI secolo dell&rsquo;apostolo d&rsquo;Irlanda San Ninnidh, viene intesa dalla studiosa come un mito della creazione di questi manufatti. Il santo dopo aver somministrato il viatico a Santa Brigida morente, preserv&ograve; da ogni contaminazione la mano che era stata a contatto con ella ricoprendola con del metallo, e fu cos&igrave; soprannominato &ldquo;Ninnidh dalla mano pulita&rdquo;.\">21<\/a><\/sup>. Personalmente, infatti, credo non sia cos\u00ec scontato supporre che, durante il lungo arco temporale da essi attraversato nel giungere fino a noi, il contenuto si sia conservato indenne, sia dai furti delle reliquie, molto frequenti nel Medioevo, ma anche da vicende che ne abbiano portato alla perdita o alla distruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza allora a tali manomissioni, le vestigia originali potrebbero essere state sostituite con altre la cui tipologia non era pi\u00f9 fondamentale, dato che un reliquiario, in genere, per la funzione di custode delle reliquie che svolge, finisce per diventare esso stesso una reliquia. Ossia da elemento esterno necessario al fine di attivare la potenza e fornire una corretta identificazione e autenticazione di questa, si trasforma in oggetto di venerazione<sup><a href=\"#footnote_21_2827\" id=\"identifier_21_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. J. Geary, Furta sacra: la trafugazione delle reliquie nel Medioevo, secoli IX-XI, Milano 2000, pp. 9-11\">22<\/a><\/sup>, come se del suo contenuto ne acquisisse addirittura il potere miracoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hahn propone anche l\u2019ipotesi di reliquie intercambiabili a seconda delle occasioni. Il braccio di San Lorenzo (<a title=\"Fig. 9. Hildesheim (?), 1170-1180 circa, Reliquiario a braccio di San Lorenzo, Berlino, Staatliche Museen.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men09.jpg\">Fig. 9<\/a>) dello Staatliche Museen attualmente contiene una reliquia del santo titolare, ma sembra venne realizzato per custodire dei resti di San Bartolomeo, in seguito trasferiti in un altro reliquiario<sup><a href=\"#footnote_22_2827\" id=\"identifier_22_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 22; P. Lasko, Ars sacra: 800-1200, New Haven 1994, p. 215\">23<\/a><\/sup>. E qualcosa di simile potrebbe essere avvenuto pure nel caso del braccio, oggi vuoto, di San Bernardo (<a title=\"Fig. 10. Atelier di Saint Maurice (?), 1165-1180, Reliquiario a braccio di San Bernardo, Saint-Maurice, tesoro dell\u2019abbazia di Saint-Maurice d\u2019Agaune.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men10.jpg\">Fig. 10<\/a>), appartenente al tesoro dell\u2019abbazia svizzera di Saint-Maurice d\u2019Agaune. Sebbene infatti secondo un inventario del 1730 esso dovette conservare frammenti rispettivamente del mento, del costato e della stola del santo, Mariaux ipotizza che inizialmente contenesse una diversa reliquia, forse di San Candido<sup><a href=\"#footnote_23_2827\" id=\"identifier_23_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. A. Mariaux, catalogo n. 22, in Le tr&egrave;sor de l&rsquo;abbaye de Saint-Maurice d&rsquo;Agaune, catalogue de l&rsquo;exposition sous la direction &Eacute;. Antoine-K&ouml;nig, avec la collaboration de P. A. Mariaux, assist&eacute;s de M. C. Bardoz, Paris, Mus&eacute;e du Louvre, 14 mars-16 juin 2014, Paris 2014, pp. 90-91\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando per\u00f2 a un documento scritto nel XII secolo, in occasione della traslazione di alcune vestigia del corpo di San Mamete a Langres, si pu\u00f2 desumere che nel Medioevo ai sacri resti venissero attribuite anche valenze funzionali ben precise<sup><a href=\"#footnote_24_2827\" id=\"identifier_24_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 20-21\">25<\/a><\/sup>: \u00ab<em>Primo missa est oschia colli, iuxta quod, mediantibus arteriis, transit quod cogitatum est in corde, ur, modulante lingua, in vocem prorumpar; secundo brachium, per quod operatio intelligitur; tertio os longum, quod de tibia vel de femore esse videtur [\u2026] quarto &amp; ultimo, venit caput, qualsi diceret, si cogitatione, locutione &amp; opere, que per oschiam &amp; brachium significantur<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_2827\" id=\"identifier_25_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. Exuviae sacrae constantinopolitanae, &eacute;dit&eacute; par comte P. Riant, vol. I, Genevae 1877, pp. 33-34\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel passo citato, fra le varie parti corporee di cui si fa menzione, compare anche il braccio, considerato come un luogo di lavoro o azione<sup><a href=\"#footnote_26_2827\" id=\"identifier_26_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 21\">27<\/a><\/sup>. Ma \u00e8 bene ricordare che un santo non agiva in modo prodigioso per mezzo degli arti solamente nella vita terrena, poteva infatti continuare a farlo ancora dopo la morte attraverso le loro reliquie, in quanto intrise del potere miracoloso che egli aveva: la <em>virtus<\/em><sup><a href=\"#footnote_27_2827\" id=\"identifier_27_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 26; sulla virtus si veda M. Stelladoro, Significato, ruolo, potere e culto delle reliquie, in Reliques et saintet&eacute; dans l&rsquo;espace m&eacute;di&eacute;val, &eacute;dition J. L. Deuffic, avant-propos par A. Vauchez, Saint-Denis 2006, pp. 71-74\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le braccia dei santi, in qualit\u00e0 di membra attive del loro corpo, goderono perci\u00f2 di notevole prestigio, e tale concezione potrebbe trovare implicazione nel rapporto fra i reliquiari a braccio e le relative reliquie. In essi, infatti, piuttosto di un\u2019univoca corrispondenza fra contenitore e contenuto, sembra che i resti degli arti fossero necessari al fine di supportare concretamente l\u2019affascinante e desiderabile foggia assunta dal reliquiario. Il quale a sua volta traduce visivamente, attraverso l\u2019atteggiamento della mano, la potenza dell\u2019arto attivo del santo<sup><a href=\"#footnote_28_2827\" id=\"identifier_28_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 22\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli esemplari di questo tipo, effettivamente, l\u2019estremit\u00e0 compie determinati gesti, a meno che non trattenga un oggetto simbolico, la palma o uno strumento del martirio legati al santo. Come per esempio avviene in quelli di San Biagio (<a title=\"Fig. 11. Bottega di Francesco di Grillo (?), XV secolo, Reliquiario a braccio di San Biagio, Lucca, tesoro della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_29_2827\" id=\"identifier_29_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mano, benedicente, sorregge il pettine con cui il santo fu martirizzato. Sul reliquiario A. R. Calderoni Masetti, Oreficerie e smalti traslucidi nell&rsquo;antica diocesi di Lucca, &ldquo;serie maestri e marchi dell&rsquo;oreficeria italiana&rdquo;, vol. II, Firenze 1986, p. 232\">30<\/a><\/sup> e San Luca evangelista<sup><a href=\"#footnote_30_2827\" id=\"identifier_30_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda fig. 3. In questo caso la mano tiene una penna, alludendo al ruolo che il santo ebbe nella scrittura del vangelo. Sul reliquiario D. Gaborith-Chopin, Le bras-reliquaire&hellip;, in &ldquo;Antologia di belle arti&rdquo;, XXVII-XXVIII, 1985, pp. 5-18\">31<\/a><\/sup>, custoditi rispettivamente a Lucca nel tesoro della cattedrale e al Louvre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 comune \u00e8 quello della benedizione latina, tuttavia ci sono anche casi di mani benedicenti alla greca. Scelta, questa, che, vista la tipologia prettamente occidentale di tali sacri contenitori, reputo appaia piuttosto singolare. Per l\u2019esemplare di San Marciano (<a title=\"Fig. 12. Orefice siciliano (?), seconda met\u00e0 del XII secolo, Reliquiario a braccio di San Marciano, Messina, Museo del Tesoro del Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men12.jpg\">Fig. 12<\/a>), del Museo del Tesoro del Duomo di Messina e realizzato proprio in Sicilia, ipotizzerei o una provenienza orientale dell\u2019orefice, sebbene di egli non si conosce nulla, oppure l\u2019influenza del retaggio artistico che sopravvisse alla dominazione bizantina cui l\u2019isola fu soggetta. In quanto il fregio a racemi delle bande situate lungo la manica del braccio, secondo Mauceri sembra riprendere le decorazioni delle cassettine bizantine in avorio<sup><a href=\"#footnote_31_2827\" id=\"identifier_31_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Mauceri, Il tesoro del duomo di Messina, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;arte&rdquo;, III, 1923-1924, p. 7; si veda anche M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, pp. 63-64\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la mano analogamente atteggiata del braccio reliquiario di San Giovanni Battista (<a title=\"Fig. 13. Orefice veneziano (?), secoli XIV-XV, Reliquiario a braccio di San Giovanni Battista, Istanbul, Topkapi Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men13.jpg\">Fig. 13<\/a>), conservato al Topkapi Museum di Istanbul, penso potrebbe aver risentito del lascito dell\u2019arte bizantina, ma in questo caso a Venezia, poich\u00e9 esso, che presenta anche delle iscrizioni in greco, fu realizzato nella citt\u00e0 lagunare. Il gesto, osserva per\u00f2 Kalavrezou, oltre che alla benedizione \u00e8 riconducibile al cenno che nelle raffigurazioni della prima tradizione cristiana Giovanni utilizza quando indica Cristo come l\u2019agnello, e con cui invece dalla fine del VII secolo indica Cristo stesso<sup><a href=\"#footnote_32_2827\" id=\"identifier_32_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Kalavrezou, Helping hands for the empire: imperial ceremonies and the cult of relics at the byzantine court, in Byzantine court culture from 825 to 1204, edited by H. Maguire, Washington 1997, pp.&nbsp; 67-70\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tuttavia il gesto della benedizione \u00e8 immediatamente identificabile e interpretabile alla vista, ci\u00f2 non \u00e8 altrettanto vero a proposito di altri due atteggiamenti della mano, ovvero, quello in cui essa si presenta aperta con il palmo rivolto verso il fedele, e quello nel quale reca le dita piegate su s\u00e9 stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo al secondo bisogna sottolineare che esso \u00e8 effettuato da un solo reliquiario di questo tipo a me noto, cio\u00e8 il braccio di San Lachtin (<a title=\"Fig. 14. Donaghmore (Cork), primo quarto del XII secolo, Reliquiario a braccio di San Lachtin, Dublino, National Museum of Ireland.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men14.jpg\">Fig. 14<\/a>) del National Museum of Ireland<sup><a href=\"#footnote_33_2827\" id=\"identifier_33_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. F. Mitchell, The cap of St Lachtin&rsquo;s arm, in &ldquo;The journal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland&rdquo;, CXIV, 1984, pp. 139-140; H. van Os, The way&hellip;, 2000, pp. 141-142\">34<\/a><\/sup>. In genere tale cenno della mano viene ritenuto una sorta di pugno, ma questo gesto era raro nell\u2019iconografia medievale, e inoltre colpire sarebbe l\u2019unica sua possibile azione<sup><a href=\"#footnote_34_2827\" id=\"identifier_34_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Garnier, Le langage de l&rsquo;image au Moyen Age, vol. I: Signification et symbolique, Paris 1982, p. 161\">35<\/a><\/sup>. Nonostante ci\u00f2, sembra essere in linea con questa chiave d\u2019interpretazione l\u2019ipotesi formulata, seppure con esitazione, da Micheli, secondo la quale il gesto sarebbe stato appropriato per un utilizzo del reliquiario nei combattimenti<sup><a href=\"#footnote_35_2827\" id=\"identifier_35_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;ipotesi &egrave; riportata da C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 29, nota n. 23\">36<\/a><\/sup>. Per\u00f2 van Os riferisce che il braccio attorno al 1120 fu adoperato per prestare giuramento, allo scopo di risolvere una controversia dinastica. Mentre ciascuno dei tre giuratori pronunciava le parole, il manufatto veniva proteso in sua direzione come un segno di benedizione sul patto, e tale impiego avvenne poi anche successivamente, nel primo quarto del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_36_2827\" id=\"identifier_36_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. van Os, The way&hellip;, 2000, p. 142\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A diverse interpretazioni, delle quali non si conosce con esattezza la pi\u00f9 appropriata, si pu\u00f2 altres\u00ec prestare l\u2019altro gesto menzionato, cio\u00e8 quello della mano aperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019estremit\u00e0 cos\u00ec disposta, come prolungamento dell\u2019avambraccio pi\u00f9 o meno teso, non ruotato e privo di movimento del polso, sta ad indicare la direzione seguita o che si deve seguire<sup><a href=\"#footnote_37_2827\" id=\"identifier_37_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Garnier, Le langage&hellip;, vol. I, 1982, p. 171\">38<\/a><\/sup>, la quale, nel caso dei reliquiari a braccio, ritengo potrebbe plausibilmente essere il cielo, ovvero il regno di Dio, viste le dita protese verso l\u2019alto. Tuttavia una mano aperta con il palmo rivolto verso l\u2019esterno simboleggia anche una disposizione all\u2019accoglienza, all\u2019accettazione e all\u2019adesione<sup><a href=\"#footnote_38_2827\" id=\"identifier_38_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Garnier, Le langage&hellip;, vol. I, 1982, p. 174\">39<\/a><\/sup>. Oppure tutela e deferenza, come sostiene Gauthier. Aggiungendo che se tale segno viene compiuto con due mani pu\u00f2 diventare quello cristiano dell\u2019orante, ma se attribuito come in questo caso a un braccio reliquiario di un santo, sembra \u00ab\u00e9voque la pri\u00e9re d\u2019intercession que celui-ci pr\u00e9sentait au Seigneur en faveur du fid\u00e8le\u00bb, e allo stesso tempo \u00abil r\u00e9it\u00e9rait en le perp\u00e9tuant, un autre geste cultuel que le donateur, personnage eccl\u00e9siastique, accomplissait \u00e0 l\u2019autel, \u00e0 la m\u00e9moire de ce saint, pour en obtenir l\u2019intervention. Il est donc dirig\u00e9 du fid\u00e8le au saint et du saint vers le Seigneur\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_2827\" id=\"identifier_39_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. M. M. Gauthier, Un saint du pays de Li&egrave;ge au bras long, in Etudes d&rsquo;art medieval offertes a Louis Grodecki, reunies par S. Mc. K. Crosby-A. Chastel-A. Prache-A. Chatelet, Paris 1981, p. 110\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mano aperta talvolta presentata da tali manufatti rimanda per\u00f2 anche a quello che \u00e8 il primo e pi\u00f9 importante gesto liturgico, ossia l\u2019imposizione delle mani<sup><a href=\"#footnote_40_2827\" id=\"identifier_40_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Righetti, Manuale di storia liturgica, vol. I: Introduzione generale, Milano 1998, pp. 363-365\">41<\/a><\/sup>, il quale reputo possa anche esserne l\u2019interpretazione maggiormente appropriata. Nella Chiesa antica esso fu fondamentale nella confermazione e nell\u2019ordine, e annesso ausiliarmente pure alla celebrazione eucaristica, alla preparazione dei catecumeni, al battesimo, alla riconciliazione dei penitenti e all\u2019unzione degli infermi. Ma le funzioni sacre e i sacramenti non furono il suo campo d\u2019impiego esclusivo, interess\u00f2 anche i riti extra-sacramentali quali la consacrazione delle vergini, gli esorcismi, il canone della messa e molte benedizioni fra cui quella degli abati e delle badesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato simbolico di tale gesto, che non deve necessariamente essere eseguito con entrambe le mani ma anche solo con la destra, \u00e8 variabile in base al rito, e perci\u00f2 di volta in volta determinato da delle formule d\u2019accompagnamento<sup><a href=\"#footnote_41_2827\" id=\"identifier_41_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">42<\/a><\/sup>. Inoltre \u00e8 assai presente sia nell\u2019Antico che nel Nuovo Testamento. In particolare, in quest\u2019ultimo, oltre a essere utilizzato per donare lo Spirito Santo e conferire un ministero viene effettuato da Ges\u00f9 per benedire o guarire i malati<sup><a href=\"#footnote_42_2827\" id=\"identifier_42_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Cipriani, Imposizione delle mani, in Nuovo dizionario di teologia biblica, a cura di P. Rossano, G. Ravasi, A. Girlanda, Cinisello Balsamo 1988, pp. 736-740\">43<\/a><\/sup>. Ovvero azioni che coincidono anche con gli impieghi attestati per alcuni reliquiari a braccio, ma con ogni probabilit\u00e0 comuni a tutta la tipologia, la quale, tra l\u2019altro, in genere rappresenta giusto l\u2019avambraccio destro, e quindi di conseguenza pure la relativa estremit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel cercare di decifrare opportunamente cosa voglia significare questo atteggiamento della loro mano, credo infatti possa essere d\u2019aiuto considerare anche gli usi che di essi venivano fatti, quali situazioni contestuali in cui il gesto isolato che compiono dovette acquisire un ruolo ben preciso, ed esprimere appieno il suo senso simbolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Ordinari di monasteri e abbazie testimoniano frequentemente l\u2019utilizzo dei reliquiari a braccio per benedire<sup><a href=\"#footnote_43_2827\" id=\"identifier_43_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 22\">44<\/a><\/sup>. Per esempio, quello del tesoro della cattedrale di Essen intitolato a San Basilio (<a title=\"Fig. 15. Essen (?), seconda met\u00e0 dell\u2019XI secolo, Reliquiario a braccio di San Basilio, Essen, tesoro della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men15.jpg\">Fig. 15<\/a>), che tra l\u2019altro reca la mano aperta, il giorno della festa del santo veniva collocato sopra l\u2019altare maggiore, e al termine della messa il celebrante lo impugnava per benedire la congregazione, muovendolo a forma di croce<sup><a href=\"#footnote_44_2827\" id=\"identifier_44_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Kroos, Vom Umgang mit Reliquien, in Ornamenta ecclesiae&hellip;, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273; M. Junghans, catalogo n. 145 in Krone und Schleier: Kunst aus mittelalterlichen Frauenklostern, katalogkoordination J. Frings-J. Gerchow, Ruhrlandmuseum: Die fruhen Kloster und Stifte, 500-1200, Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland: Die Zeit der Orden, 1200-1500; eine Austellung der Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland, Bonn, in Kooperation mit dem Ruhrlandmuseum Essen, vom 19. M&auml;rz bis 3. Juli 2005, Munchen 2005, pp. 144-145\">45<\/a><\/sup>. La <em>Vita Gauzlini<\/em>, datata all\u2019XI secolo, menziona un pregiato braccio reliquiario contenente delle reliquie del sudario di Cristo con cui annualmente, alla processione nel giorno dell\u2019Ascensione del Signore, anche in questo caso veniva benedetta la folla che vi partecipava<sup><a href=\"#footnote_45_2827\" id=\"identifier_45_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. De Fleury, Vie de Gauzlin abb&eacute; de Fleury, texte &eacute;dit&eacute;, traduit et annot&eacute; par R-H. Bautier-G. Labory, Paris 1969, pp. 60-63\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tali vasi sacri potevano trovare impiego anche al di fuori dell\u2019ambito liturgico. Il monaco Guiberto di Nogent vissuto nel XII secolo, racconta che un suo cugino gravemente malato guar\u00ec miracolosamente, dopo che su pi\u00f9 parti del corpo dell\u2019uomo venne premuto il prezioso braccio di Sant\u2019Arnolfo<sup><a href=\"#footnote_46_2827\" id=\"identifier_46_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.F. Benton, Self and society in Medieval France: the memoirs of abbot Guibert of Nogent, &ldquo; serie Medieval Academy reprints for teaching&rdquo;, vol. XV, Toronto 1994, pp. 226-227\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E similmente, quello di Sant\u2019Antonio eremita (<a title=\"Fig. 16. Bottega orafa toscana (?), primi decenni del XIII secolo, Reliquiario a braccio di Sant\u2019Antonio eremita, Lucca, tesoro della chiesa di San Paolino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men16.jpg\">Fig. 16<\/a>) custodito nel tesoro della chiesa di San Paolino a Lucca, che presenta la mano aperta ed \u00e8 disposto in orizzontale, secondo una supposizione di Gauthier, la quale spiegherebbe perci\u00f2 la sua insolita posizione, esso \u00abaurait pu \u00eatre impos\u00e9 au fid\u00e8le, en une paraliturgie thaumaturgique\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_2827\" id=\"identifier_47_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. M. M. Gauthier, Un saint&hellip;, in Etudes&hellip;, 1981, p. 110; Eadem, L&rsquo;art de l&rsquo;&eacute;mail champlev&eacute; en Italie &agrave; l&rsquo;&eacute;poque primitive du gothique in Il gotico a Pistoia nei suoi rapporti con l&rsquo;arte gotica italiana, atti del II convegno internazionale di studi, Pistoia 24-30 aprile 1966, Pistoia 1972, pp. 286-287; M. Collareta, D&rsquo;oltremare e d&rsquo;oltralpe. Esempi d&rsquo;arte straniera a Lucca e dintorni, in Scoperta armonia: arte medievale a Lucca, a cura di C. Bozzoli-M. T. Filieri, Lucca 2014, p. 290\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per il braccio di San Pantaleone (<a title=\"Fig. 17. Orefice bizantino (Dalmazia?), secoli XIII-XIV (braccio), orefice veneto (?), 1500 circa (base), Reliquiario a braccio di San Pantaleone, Venezia, tesoro della basilica di San Marco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men17.jpg\">Fig. 17<\/a>) del tesoro di San Marco presupporrei verosimilmente un impiego del genere. Nonostante esso sia posto in verticale ha la mano aperta, e il santo titolare di cui custodisce la reliquia fu un medico noto per poteri taumaturgici. Doti a cui si riferiva pure un\u2019iscrizione in greco sulla superficie del braccio, scomparsa in seguito a un restauro<sup><a href=\"#footnote_48_2827\" id=\"identifier_48_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul reliquiario: H. R. Hahnloser, Il tesoro&hellip;, vol. II, 1971, scheda n. 145, pp. 145-146; A. Guillou, Recueil des inscriptions grecques m&eacute;di&eacute;vales d&rsquo;Italie, Rome 1996, n. 100, p. 101; sulla figura di San Pantaleone J. M. Sauget-A. M. Raggi, Pantaleone, in Bibliotheca sanctorum, vol. X, Roma 1968, pp. 108-118\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, avendo qui formulato un\u2019ipotesi, non \u00e8 da escludere che questo specifico atteggiamento della mano volesse in realt\u00e0 comunicare o significare qualcos\u2019altro. Esso e la benedizione latina poi, sono le gestualit\u00e0 pi\u00f9 comuni che i vasi sacri a forma di arto presentano, e Hahn a riguardo, considerando anch\u2019ella la prima come un\u2019imposizione, ritiene siano contestualizzabili come due parti di un ulteriore gesto liturgico, cio\u00e8 quello del segno della croce<sup><a href=\"#footnote_49_2827\" id=\"identifier_49_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 23\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo in cui la mano si presenta deve per\u00f2 essere inteso quale sua interpretazione, non il segno vero e proprio, in quanto prevedendo questo un movimento della mano destra per eseguirlo, ai fini di tradurlo in immagine l\u2019orefice deve condensarlo in un suo singolo ed eloquente cenno. Quello della mano benedicente o quella imposta appunto, che erano nient\u2019altro che le due parti in cui veniva amministrato, durante la cerimonia liturgica, il <em>signaculum crucis <\/em><sup><a href=\"#footnote_50_2827\" id=\"identifier_50_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La studiosa, inoltre, prendendo in considerazione i codici miniati delle vite dei santi, in particolar modo quelle dei vescovi, dove la rappresentazione di un gesto non \u00e8 isolata ma si colloca in un contesto ben preciso, giunge a un\u2019interessante chiave interpretativa dei reliquiari a braccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserva, infatti, che nelle miniature che accompagnano il testo, raffiguranti i santi che compiono azioni miracolose, il vero punto focale della scena \u00e8 costituito dal cenno effettuato dalla loro mano destra, in genere quello della benedizione e descritto nella narrazione del prodigio come il segno della croce. Viene cos\u00ec messa in risalto l\u2019importanza che essa e l\u2019arto rivestivano nell\u2019agire di un santo poich\u00e8 \u00abfunctions as a locus of power\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_2827\" id=\"identifier_51_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. Ibidem\">52<\/a><\/sup>. Potenza che tuttavia \u00e8 considerata di origine divina. Infatti, come in genere succede in tali raffigurazioni, la mano destra di Dio emerge a legittimarla da un angolo della scena. Per Hahn il santo si pone allora come un intermediario fra il popolo e Dio, del quale, trasmettendo la potenza, ne esegue le volont\u00e0. E tale concezione ritiene sia sottesa anche ai reliquiari a braccio. Il santo, cio\u00e8 la reliquia, con il suo braccio destro, ovvero il reliquiario, agisce a servizio di Dio, somma fonte del potere che detiene, attraverso il gesto che compie la mano. Infatti alcune iscrizioni di vari esemplari di reliquiari a braccio sembrano alludere a ci\u00f2<sup><a href=\"#footnote_52_2827\" id=\"identifier_52_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 25-26. Nell&rsquo;articolo vengono proposti alcuni interessanti confronti fra miniature, nelle quali le mani dei santi sono atteggiate nei gesti della benedizione e dell&rsquo;imposizione.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>DEXTERA DOMINI FECIT VIRTUTEM<\/em>\u00bb, recita quella sul braccio reliquiario del Danmarks Nationalmuseet di Copenaghen<sup><a href=\"#footnote_53_2827\" id=\"identifier_53_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il reliquiario, oggi privo di mano, &egrave; datato tra l&rsquo;ultimo quarto del XII secolo e il primo quarto del XIII. A. Trivellone, catalogo n. 195, in Romei e giubilei: il pellegrinaggio medievale a San Pietro (350-1350), catalogo della mostra a cura di M. D&rsquo;Onofrio, Roma, Palazzo Venezia 29 ottobre 1999-26 febbraio 2000, Milano 1999, p. 398; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 25\">54<\/a><\/sup>, e simile a essa \u00e8 l\u2019incisione \u00ab<em>DEXTERA DEI<\/em>\u00bb su quello di San Basilio a Essen, che ne reca per\u00f2 anche una seconda \u00ab<em>SERVE DEI VIVI\/BENEDIC NOS SANCTE BASILI<\/em>\u00bb, nella quale il santo vescovo viene appunto designato come servo vivente di Dio<sup><a href=\"#footnote_54_2827\" id=\"identifier_54_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda fig. 15. C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 25, 27; R. Kroos, Vom Umgang&hellip;, in Ornamenta ecclesiae&hellip;, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273; M. Junghans, catalogo n. 145 in Krone und Schleier&hellip;, 2005, pp. 144-145\">55<\/a><\/sup>; \u00ab<em>GAUDIA LAETA FERT MANUS ISTA, SINDONE CHRISTI PLENA REFULGENS<\/em>\u00bb \u00e8 invece la scritta del braccio reliquiario menzionato nella <em>Vita Gauzlini <\/em><sup><a href=\"#footnote_55_2827\" id=\"identifier_55_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. De Fleury, Vie de Gauzlin&hellip;, 1969, p. 62; C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 25\">56<\/a><\/sup>. Iscrizioni di questo genere comunque non si trovano in ogni reliquiario a braccio, ma considerando che, come precedentemente accennato, essi di solito rappresentano un arto destro, ogni esemplare allude anche alla <em>Dextera Dei <\/em><sup><a href=\"#footnote_56_2827\" id=\"identifier_56_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, p. 104\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo ai santi cui sono intitolati questi contenitori per reliquie a forma di arto, essi possono essere sia laici, che appartenenti alla Chiesa istituzionale, sebbene prevalga la seconda tipologia e con una netta dominanza di reliquiari a braccio di vescovi<sup><a href=\"#footnote_57_2827\" id=\"identifier_57_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 26\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il motivo potrebbe essere dovuto al fatto che, per mezzo dei rituali liturgici che questi svolgevano in vita, le loro mani erano sacralizzate in modo diverso. Qualit\u00e0 che mettevano poi opportunamente in risalto indossando guanti preziosamente ornati durante le cerimonie. E cos\u00ec, analogamente, le mani dei reliquiari a braccio intitolati a vescovi talvolta possono calzare un guanto, oppure in alternativa indossare uno o pi\u00f9 anelli episcopali<sup><a href=\"#footnote_58_2827\" id=\"identifier_58_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 26-27\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna tenere conto, inoltre, che la benedizione dei vescovi era fortemente desiderata dalla congregazione, ma vietata ai sacerdoti, i quali con il tempo arrivarono comunque a impartirla, bench\u00e9 non direttamente ma utilizzando un pezzo della Vera Croce o una croce, la patena, il corporale, oppure le reliquie sopra l\u2019altare. Posto in cui anche i reliquiari a braccio venivano collocati<sup><a href=\"#footnote_59_2827\" id=\"identifier_59_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 27\">60<\/a><\/sup>, se non stabilmente almeno nelle festivit\u00e0. Infatti uno dei primi documenti che fa riferimento a un contenitore per sacre vestigia di questo tipo e risalente all\u2019XI secolo, menziona che il braccio di San Pantaleone, acquistato per l\u2019abbazia di Saint Vanne a Verdun dall\u2019abate Riccardo, risiedeva sopra di esso: \u00ab<em>Super ipsum altare brachium s. Pantaleonis ponitur<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_60_2827\" id=\"identifier_60_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. J. Braun, Die Reliquiare des christlichen Kultes und ihre Entwicklung, Freiburg in Breisgau 1940, p. 388\">61<\/a><\/sup>. Anche quello di San Basilio della cattedrale di Essen, che tra l\u2019altro in vita fu vescovo, come si \u00e8 visto il giorno della festa del santo veniva collocato sopra l\u2019altare maggiore e poi utilizzato dal celebrante per benedire<sup><a href=\"#footnote_61_2827\" id=\"identifier_61_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda fig. 15. R. Kroos, Vom Umgang&hellip;, in Ornamenta ecclesiae&hellip;, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273\">62<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ipotizzerei perci\u00f2, che la prevalente realizzazione di reliquiari a braccio dei vescovi fosse per certi versi condizionata anche da tale esigenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vescovo in tal modo avrebbe cos\u00ec potuto continuare a dispensare nella liturgia, anche se non pi\u00f9 in vita, il potere della benedizione, perch\u00e9 la sua presenza fisica era garantita dalle reliquie contenute nel reliquiario. E la relativa potenza, per il quale quest\u2019ultimo funzionava da trasmettitore, come detto in precedenza veniva manifestata nella sua pienezza attraverso il gesto della mano<sup><a href=\"#footnote_62_2827\" id=\"identifier_62_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 27\">63<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordando inoltre che il gesto occup\u00f2 un posto di rilievo nella letteratura religiosa medievale, la quale ne enfatizzava la perfezione e la raffinatezza specie in riferimento agli uomini santi e le loro azioni virtuose, \u00abthus an arm reliquary could reproduce the perfect gesture of the saint and exemplary teacher as well as auspiciously extend the \u201creach\u201d of the bishop or clergyman who commissioned it\u00bb<sup><a href=\"#footnote_63_2827\" id=\"identifier_63_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. C. Hahn, The spectacle of the charismatic body: patrons, artists and body-part reliquaries, in Treasures of heaven: saints, relics, and devotion in medieval Europe, exhibition catalogue edited by M. Bagnoli-H. A. Klein-C. Griffith Mann-J. Robinson, Cleveland, The Cleveland Museum of art, 17 October 2010-17 January 2011, Baltimora, The Walters Art Museum, 13 February-15 May 2011, Londra, The British Museum, 23 June-9 October 2011, New Haven and London 2010, p. 166\">64<\/a><\/sup>. Ma allo stesso tempo permetteva al celebrante che lo utilizzava, in modo teatrale sollevandolo per impartire la benedizione, di magnificare ed accrescere il proprio gesto e il proprio potere per mezzo di quello compiuto dalla mano del santo<sup><a href=\"#footnote_64_2827\" id=\"identifier_64_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The spectacle&hellip;, in Treasures&hellip;, 2010, pp. 166-167\">65<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro considerevole aspetto dei reliquiari a braccio \u00e8 la loro interpretazione in senso metaforico, a cui Hahn allude affermando che \u00abthe potency of the saint and his relic is brought by means of the reliquary to visible and functional power as an \u201carm\u201d of the body of Church\u00bb<sup><a href=\"#footnote_65_2827\" id=\"identifier_65_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 27\">66<\/a><\/sup>. Qui la studiosa fa riferimento al concetto neo testamentario del corpo mistico di Cristo, cio\u00e8 la Chiesa. Quel corpo universale di cui Cristo \u00e8 il capo, e le membra che ne effettuano le volont\u00e0 sono tutti coloro che fanno parte della Chiesa celeste e di quella pellegrina. Insieme nel quale sono compresi anche i santi<sup><a href=\"#footnote_66_2827\" id=\"identifier_66_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I Cor. 12:12-27\">67<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario allora, riproducendo per mezzo della sua foggia un arto isolato raffigura una parte di un intero qual \u00e8 il corpo del santo, e sembra allo stesso tempo riproporre all\u2019esterno il carattere di frammento di ci\u00f2 che contiene seppure con una nuova integrit\u00e0, perch\u00e9 a confronto con la reliquia esso ne \u00e8 una rappresentazione pi\u00f9 completa<sup><a href=\"#footnote_67_2827\" id=\"identifier_67_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, p. 100\">68<\/a><\/sup>. Inoltre, stando alle parole di Hahn, \u00e8 come se attraverso la concreta riproduzione del braccio di un santo, tali vasi sacri, in una trasposizione metaforica visiva, alludano ai santi stessi come arti. Vale a dire con il ruolo di membra attive del corpo collettivo e universale della Chiesa di cui fanno parte<sup><a href=\"#footnote_68_2827\" id=\"identifier_68_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, pp. 104-105\">69<\/a><\/sup>. Il braccio reliquiario perci\u00f2, attraverso la sua frammentariet\u00e0, \u00abevoke a whole beyond the individual\u00bb<sup><a href=\"#footnote_69_2827\" id=\"identifier_69_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 28\">70<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di santa comunione per\u00f2, \u00abcan also be gathered in the hand of the reliquary\u00bb<sup><a href=\"#footnote_70_2827\" id=\"identifier_70_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citaz. B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, p. 105\">71<\/a><\/sup>. \u00c8 questo il caso dei reliquiari a braccio il cui contenuto riunisce molteplici frammenti di reliquie appartenenti a santi diversi. Nei quali secondo Hahn, il concetto viene chiaramente esplicitato qualora i contenitori raffigurino sulle loro superfici esterne i santi di cui custodiscono le reliquie<sup><a href=\"#footnote_71_2827\" id=\"identifier_71_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 28\">72<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 potrebbe essere stato il caso anche del braccio reliquiario degli apostoli (<a title=\"Fig. 18. Bassa Sassonia, fine XII secolo, Reliquiario a braccio degli apostoli, Cleveland, The Cleveland Museum of Art.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men18.jpg\">Fig. 18<\/a>) del The Cleveland Museum of Art, in quanto reca intagliati sulla lamina della manica i mezzibusti dei dodici santi, e sebbene oggi conservi un solo osso, presumibilmente di un apostolo, non \u00e8 escluso che in origine avesse racchiuso altri loro resti<sup><a href=\"#footnote_72_2827\" id=\"identifier_72_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. M. De Winter, The sacral Treasure of the Guelphs, in &ldquo;The Bulletin of the Cleveland Museum of Art&rdquo;, LXXII, 1985, I, pp. 87-88; H. A. Klein, catalogo n. 40, in Treasures of heaven&hellip;, 2010, pp. 83-84\">73<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ritengo che la medesima idea possa altres\u00ec manifestarsi attraverso quelle iscrizioni che talvolta i reliquiari presentano e sempre indicanti ciascuno dei santi le cui vestigia si trovano al loro interno. Come, per esempio, le scritte nel piedistallo del braccio aostano di Sant\u2019Orso<sup><a href=\"#footnote_73_2827\" id=\"identifier_73_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda fig. 8. D. Thurre, L&rsquo;atelier roman&hellip;, 1992, catalogo n. IV.1.b, p. 235; E. Rossetti Brezzi, Le vie&hellip;, in Gotico&hellip;, 1992, nota n. 36, pp. 299-301\">74<\/a><\/sup>, e nella manica di quello di San Zeno (<a title=\"Fig. 19. Henri Blandin, 1369, Reliquiario a braccio di San Zeno, Pistoia, tesoro della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men19.jpg\">Fig. 19<\/a>) del tesoro della cattedrale di Pistoia<sup><a href=\"#footnote_74_2827\" id=\"identifier_74_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Gai, Note per i rapporti commerciali e artistici di Pistoia con la Provenza nella seconda met&agrave; del &lsquo;300. Il braccio reliquiario di S. Zeno nel tesoro della cattedrale di Pistoia, in &ldquo;Bullettino storico pistoiese&rdquo;, III, 1973, I-II, pp. 3-29\">75<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario di San Ludovico di Tolosa del Louvre, invece, traduce letteralmente la concezione che il potere non \u00e8 quello del singolo ma della Chiesa nel suo insieme, attraverso la struttura e l\u2019aspetto del contenitore. Esso, di forma cilindrica e piuttosto slanciata somiglia a un pilastro di una cattedrale in stile gotico, rappresentante perci\u00f2 la Chiesa, dalla quale si protende la mano del santo<sup><a href=\"#footnote_75_2827\" id=\"identifier_75_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda fig. 2. C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, p. 28; sul reliquiario P. Leone De Castris, Une attribution&hellip;, in &ldquo;La revue du Louvre et des mus&eacute;es de France&rdquo;, XXX, 1980, II, pp. 71-76\">76<\/a><\/sup>. Tra l\u2019altro nel Medioevo, stando alle connotazioni simboliche che permeavano la costruzione degli edifici sacri, i pilastri spesso erano paragonati ai santi e agli apostoli, per l\u2019importanza e il ruolo che questi ebbero nell\u2019istituzione della Chiesa<sup><a href=\"#footnote_76_2827\" id=\"identifier_76_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Bagnoli, The stuff of heaven: materials and craftsmanship in medieval reliquaries, in Treasures of heaven&hellip;, 2010, p. 141\">77<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simbologia che, tuttavia, trovo possa anch\u2019essa a sua volta essere trasposta figurativamente in un reliquiario a braccio a me noto, ossia quello che si presume avesse custodito le reliquie di San Cosma (<a title=\"Fig. 20. Renania, inizio XIII secolo, rinnovato all\u2019inizio del XIV secolo (Colonia?), Reliquiario a braccio di San Cosma (?), Essen, tesoro della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/men20.jpg\">Fig. 20<\/a>) e conservato nel tesoro della cattedrale di Essen. La mano infatti sorregge un modellino di un\u2019architettura religiosa, aggiunta in un secondo momento alla realizzazione del manufatto, di cui non si conosce per\u00f2 il vero significato<sup><a href=\"#footnote_77_2827\" id=\"identifier_77_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Kuppers-P. Mikat, Der essener Munsterschatz, Essen 1966, pp. 78-80; J. M. Fritz, Goldschmiedekunst der gotik in mitteleuropa, Monaco 1982, catalogo n. 93,94, p. 198; H. van Os, The way&hellip;, 2000, pp. 138, 140\">78<\/a><\/sup>. Pertanto, il concetto del santo che ha contribuito a costituire la Chiesa di cui fa parte, potrebbe essere plausibilmente adatto come chiave interpretativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che \u00e8 chiaro allora dei reliquiari a braccio, \u00e8 che non sono delle mere rappresentazioni del loro contenuto e al quale equivalgono, poich\u00e9 grazie al gesto che la loro mano compie possono essere interpretati innanzitutto come dei segni potenti e attivi. Ed essi funzionano come trasmettitori del potere della reliquia, che non \u00e8 per\u00f2 insito nel corpo fisico del santo ma ha origine in Dio, il cui regno \u00e8 anche la dimora del santo non pi\u00f9 vivente e parallela alla terra in cui agisce<sup><a href=\"#footnote_78_2827\" id=\"identifier_78_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Hahn, The voices&hellip;, in &ldquo;Gesta&rdquo;, XXXVI, 1997, I, pp. 27-28\">79<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arto riprodotto dal reliquiario deve quindi essere inteso come il braccio attivo dello splendente e trascendente corpo gloriosamente risorto del santo, identico nel suo aspetto a quello terreno, e trasfigurato dalla grazia e dalla volont\u00e0 divina. A favorire la ricezione del braccio in questo senso contribuiscono la preziosa e splendente materialit\u00e0 data dai metalli, gli smalti e le gemme con cui sono realizzati questi manufatti<sup><a href=\"#footnote_79_2827\" id=\"identifier_79_2827\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Reudenbach, Visualizing holy bodies&hellip;, in Observation&hellip;, 2008, pp. 101-103; C. Walker Bynum, The resurrection of the body in western christianity, 200-1336, New York 1995, pp. 209-212\">80<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Fig. 1: <a href=\"http:\/\/www.meravigliedivenezia.it\/fr\/objets-virtuels\/CAT_147.html\">http:\/\/www.meravigliedivenezia.it\/fr\/objets-virtuels\/CAT_147.html<\/a><\/p>\n<p>Fig. 2: <a href=\"http:\/\/www.louvre.fr\/oeuvre-notices\/bras-reliquaire-de-saint-louis-de-toulouse\">http:\/\/www.louvre.fr\/oeuvre-notices\/bras-reliquaire-de-saint-louis-de-toulouse<\/a><\/p>\n<p>Fig. 3: <a href=\"http:\/\/art.rmngp.fr\/fr\/library\/artworks\/bras-reliquaire-de-saint-luc-de-toulouse_argent-metal_email-champleve_cristal-de-roche_orfevrerie-technique_gemme_dore\">http:\/\/art.rmngp.fr\/fr\/library\/artworks\/bras-reliquaire-de-saint-luc-de-toulouse_argent-metal_email-champleve_cristal-de-roche_orfevrerie-technique_gemme_dore<\/a><\/p>\n<p>Fig. 4: <a href=\"http:\/\/www.tvqui.it\/news\/archivio-2013\/123063\/L-Arcidiocesi-si-ritrova-per-celebrare.html\">http:\/\/www.tvqui.it\/news\/archivio-2013\/123063\/L-Arcidiocesi-si-ritrova-per-celebrare.html<\/a><\/p>\n<p>Fig. 5: foto tratta da <em>The way to heaven: relic veneration in the Middle Ages<\/em>, exhibition catalogue edited by H. van Os<em> <\/em>with contributions by K. van Kooij-C. Staal, research assistant T. Tromp, Amsterdam, Nieuwe Kerk, Utrecht, Museum Catharijneconvent, 16 December 2000-22 April 2001, Baarn 2000<\/p>\n<p>Fig. 6: <a href=\"http:\/\/www.raymond-faure.com\/Halberstadt\/Halberstadt_Dom_St_Stephanus_Domschatz.html\">http:\/\/www.raymond-faure.com\/Halberstadt\/Halberstadt_Dom_St_Stephanus_Domschatz.html<\/a><\/p>\n<p>Fig. 7: foto tratta da <em>The way to heaven: relic veneration in the Middle Ages<\/em>, exhibition catalogue edited by H. van Os<em> <\/em>with contributions by K. van Kooij-C. Staal, research assistant T. Tromp, Amsterdam, Nieuwe Kerk, Utrecht, Museum Catharijneconvent, 16 December 2000-22 April 2001, Baarn 2000<\/p>\n<p>Fig. 8: foto tratta da <em>Gotico in Piemonte<\/em>, a cura di G. Romano, Torino 1992<\/p>\n<p>Fig. 9: <a href=\"http:\/\/www.medievalhistories.com\/highlights-from-the-guelph-treasure-welfenschatz-self-treasure\/\">http:\/\/www.medievalhistories.com\/highlights-from-the-guelph-treasure-welfenschatz-self-treasure\/<\/a><\/p>\n<p>Fig. 10: <a href=\"http:\/\/abbaye-stmaurice.ch\/page.php?id=fr67\">http:\/\/abbaye-stmaurice.ch\/page.php?id=fr67<\/a><\/p>\n<p>Fig. 11: <a href=\"http:\/\/www.beweb.chiesacattolica.it\/benistorici\/bene\/6512891\/Bott.+lucchese+sec.+XV%2C+Reliquiario+a+braccio+in+argento+con+pettine+nella+mano#locale=it&amp;ambito=CEIOA&amp;action=CERCAOA&amp;domini=1&amp;regione_ecc_facc=TOSCANA&amp;da=71&amp;frase=braccio+reliquiario\">http:\/\/www.beweb.chiesacattolica.it\/benistorici\/bene\/6512891\/Bott.+lucchese+sec.+XV%2C+Reliquiario+a+braccio+in+argento+con+pettine+nella+mano#locale=it&amp;ambito=CEIOA&amp;action=CERCAOA&amp;domini=1&amp;regione_ecc_facc=TOSCANA&amp;da=71&amp;frase=braccio+reliquiario<\/a><\/p>\n<p>Fig. 12: <a href=\"http:\/\/www.messinarte.it\/tesoro-del-duomo-di-messina\/sala-i\/\">http:\/\/www.messinarte.it\/tesoro-del-duomo-di-messina\/sala-i\/<\/a><\/p>\n<p>Fig. 13: <a href=\"http:\/\/www.peraair.com\/christian-highlights-of-turkey-1\">http:\/\/www.peraair.com\/christian-highlights-of-turkey-1<\/a><\/p>\n<p>Fig. 14: <a href=\"http:\/\/irelandmay2012.blogspot.it\/2012\/06\/national-museum-of-ireland.html\">http:\/\/irelandmay2012.blogspot.it\/2012\/06\/national-museum-of-ireland.html<\/a><\/p>\n<p>Fig. 15: foto tratta da<em> Krone und Schleier: Kunst aus mittelalterlichen Frauenklostern<\/em>;<em> <\/em>Ruhrlandmuseum: Die fruhen Kloster und Stifte, 500-1200, Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland: Die Zeit der Orden, 1200-1500; eine Austellung der Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland, Bonn, in Kooperation mit dem Ruhrlandmuseum Essen, vom 19. M\u00e4rz bis 3. Juli 2005, katalogkoordination J. Frings, J. Gerchow, Munchen 2005<\/p>\n<p>Fig. 16: foto tratta da <em>Scoperta armonia: arte medievale a Lucca<\/em>, a cura di C. Bozzoli, M. T. Filieri, Lucca 2014<\/p>\n<p>Fig. 17: foto tratta da <em>Il tesoro di San Marco<\/em>, opera diretta da H. R. Hahnloser, vol. II: <em>Il tesoro e il museo<\/em>, Firenze 1971<\/p>\n<p>Fig. 18: <a href=\"http:\/\/www.learn.columbia.edu\/treasuresofheaven\/relics\/Arm-Reliquary-of-the-Apostles.php\">http:\/\/www.learn.columbia.edu\/treasuresofheaven\/relics\/Arm-Reliquary-of-the-Apostles.php<\/a><\/p>\n<p>Fig. 19: foto tratta da <em>Storia dell&#8217;oreficeria e dell&#8217;arte tessile in Toscana: dal Medioevo all&#8217;et\u00e0 moderna<\/em>, Giuseppe Cantelli, Firenze 1996<\/p>\n<p>Fig. 20: <a href=\"https:\/\/www.uni-muenster.de\/Religion-und-Politik\/aktuelles\/2012\/apr\/News_Armreliquiar_der_Heiligen_Cosmas_und_Damian.html\">https:\/\/www.uni-muenster.de\/Religion-und-Politik\/aktuelles\/2012\/apr\/News_Armreliquiar_der_Heiligen_Cosmas_und_Damian.html<\/a><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2827\" class=\"footnote\">Per una loro definizione e classificazione si veda B. Montevecchi, <em>I vasi sacri<\/em>, in <em>Dizionari terminologici<\/em>, a cura di B. Montevecchi-S. Vasco Rocca, vol. IV: <em>Suppellettile ecclesiastica<\/em>, Firenze 1988, pp. 190-200, 205<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2827\" class=\"footnote\">Fondamentale punto di riferimento per esso \u00e8 stato, con la relativa bibliografia, C. Hahn<em> The voices of the saints: speaking reliquaries<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 20-29, ripubblicato con alcune variazioni in C. Hahn, <em>Strange beauty: issues in the making and meaning of reliquaries, 400-circa 1204<\/em>, University Park 2012, pp. 135-141<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2827\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>I vasi<\/em>\u2026, in <em>Dizionari<\/em>\u2026, vol. IV, 1988, p. 190<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2827\" class=\"footnote\">Citaz. H. van Os, <em>The way to heaven: relic veneration in the Middle Ages<\/em>, exhibition catalogue edited by H. van Os<strong><em> <\/em><\/strong>with contributions by K. van Kooij-C. Staal, research assistant T. Tromp, Amsterdam, Nieuwe Kerk, Utrecht, Museum Catharijneconvent, 16 December 2000-22 April 2001, Baarn 2000, p. 136<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2827\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>I vasi<\/em>\u2026, in <em>Dizionari\u2026<\/em>, vol. IV, 1988, p. 190<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies, observation on body-part reliquaries<\/em>, in <em>Observation in romanesque art and thought in the twelfth century: essay in honor of Walter Cahn<\/em>, edited by C. Hourihane, Princeton 2008, p. 100 .<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies\u2026<\/em>, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, p. 96<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>Strange beauty\u2026<\/em>, 2012, p. 140<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2827\" class=\"footnote\">H. R. Hahnloser, <em>Il tesoro di San Marco<\/em>, vol. II: <em>Il tesoro e il museo<\/em>, Firenze 1971, catalogo n. 147, pp. 147-148<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2827\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>I vasi<\/em>\u2026, in <em>Dizionari<\/em>\u2026, vol. IV, 1988, p. 190<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2827\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2827\" class=\"footnote\">Sui reliquiari: P. Leone De Castris, <em>Une attribution \u00e0 Lando di Pietro: le bras-reliquaire de saint Louis de Toulouse<\/em>, in \u201cLa revue du Louvre et des mus\u00e9es de France\u201d, XXX, 1980, II, pp. 71-76; D. Gaborith-Chopin, <em>Le bras-reliquaire de Saint Luc au musee du Louvre<\/em>, in \u201cAntologia di belle arti\u201d, XXVII-XXVIII, 1985, pp. 5-18<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2827\" class=\"footnote\">Per un approccio alla questione si veda, con le relative bibliografie: C. Walker Bynum-P. Gerson, <em>Body-part reliquaries and body parts in the Middle Ages<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 4-7; C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 20-21; B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies\u2026<\/em>, in <em>Observation\u2026<\/em>, 2008, p. 96<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2827\" class=\"footnote\">Non sempre per\u00f2 \u00e8 stato possibile identificare il contenuto degli esemplari giunti fino a noi. O perch\u00e9 vuoti e privi di iscrizioni relative a esso, oppure perch\u00e9 analizzato in maniera incompleta. C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 21<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2827\" class=\"footnote\">G. Caselgrandi, <em>Il tesoro dell\u2019abbazia di San Silvestro di Nonantola<\/em>, Nonantola 1998, pp. 88-91<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2827\" class=\"footnote\">R. Didier, catalogo n. H.58, in <em>Ornamenta ecclesiae: Kunst und K\u00fcnstler der Romanik<\/em>, Katalog zur Ausstellung des Schn\u00fctgen-Museums in der Josef Haubrich Kunsthalle, herausgegeben von A. Legner, vol. III, Cologne 1985, pp. 153-154; C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 21; H. van Os, <em>The way<\/em>\u2026, 2000, p. 136<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2827\" class=\"footnote\">B. B\u00e4nsch-F. Niehoff, catalogo n. H*2, in <em>Ornamenta ecclesiae\u2026<\/em>, vol. III, 1985, pp. 133-136; C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 21<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2827\" class=\"footnote\">R. Didier, catalogo n. H.59, in <em>Ornamenta ecclesiae<\/em>\u2026, vol. III, 1985, p. 154; C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 21; H. van Os, <em>The way<\/em>\u2026, 2000, p. 136<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2827\" class=\"footnote\">D. Thurre, <em>L\u2019atelier roman d\u2019orf\u00e8vrerie de l\u2019abbaye de Saint-Maurice<\/em>, Sierre 1992, catalogo IV.1.b, p. 235; E. Rossetti Brezzi, <em>Le vie del gotico in Valle d\u2019Aosta<\/em>, in <em>Gotico in Piemonte<\/em>, a cura di G. Romano, Torino 1992, nota n. 36, pp. 299-301<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>Strange beauty\u2026<\/em>, 2012, p. 136<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2827\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Per Hahn quelli a braccio pi\u00f9 di ogni altro reliquiario antropomorfo potrebbero essere stati pensati con questo scopo. In tal senso la storia risalente al VI secolo dell\u2019apostolo d\u2019Irlanda San Ninnidh, viene intesa dalla studiosa come un mito della creazione di questi manufatti. Il santo dopo aver somministrato il viatico a Santa Brigida morente, preserv\u00f2 da ogni contaminazione la mano che era stata a contatto con ella ricoprendola con del metallo, e fu cos\u00ec soprannominato \u201cNinnidh dalla mano pulita\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2827\" class=\"footnote\">P. J. Geary, <em>Furta sacra: la trafugazione delle reliquie nel Medioevo, secoli IX-XI<\/em>, Milano 2000, pp. 9-11<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 22; P. Lasko, <em>Ars sacra: 800-1200<\/em>, New Haven 1994, p. 215<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2827\" class=\"footnote\">P. A. Mariaux, catalogo n. 22, in <em>Le tr\u00e8sor de l\u2019abbaye de Saint-Maurice d\u2019Agaune<\/em>, catalogue de l\u2019exposition sous la direction \u00c9. Antoine-K\u00f6nig, avec la collaboration de P. A. Mariaux, assist\u00e9s de M. C. Bardoz, Paris, Mus\u00e9e du Louvre, 14 mars-16 juin 2014, Paris 2014, pp. 90-91<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 20-21<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2827\" class=\"footnote\">Citaz. <em>Exuviae sacrae constantinopolitanae<\/em>, \u00e9dit\u00e9 par comte P. Riant, vol. I, Genevae 1877, pp. 33-34<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 21<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 26; sulla <em>virtus<\/em> si veda M. Stelladoro, <em>Significato, ruolo, potere e culto delle reliquie<\/em>, in <em>Reliques et saintet\u00e9 dans l\u2019espace m\u00e9di\u00e9val<\/em>, \u00e9dition J. L. Deuffic, avant-propos par A. Vauchez, Saint-Denis 2006, pp. 71-74<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 22<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2827\" class=\"footnote\">La mano, benedicente, sorregge il pettine con cui il santo fu martirizzato. Sul reliquiario A. R. Calderoni Masetti, <em>Oreficerie e smalti traslucidi nell\u2019antica diocesi di Lucca<\/em>, \u201cserie maestri e marchi dell\u2019oreficeria italiana\u201d, vol. II, Firenze 1986, p. 232<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2827\" class=\"footnote\">Si veda fig. 3. In questo caso la mano tiene una penna, alludendo al ruolo che il santo ebbe nella scrittura del vangelo. Sul reliquiario D. Gaborith-Chopin, <em>Le bras-reliquaire\u2026<\/em>, in \u201cAntologia di belle arti\u201d, XXVII-XXVIII, 1985, pp. 5-18<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2827\" class=\"footnote\">E. Mauceri, <em>Il tesoro del duomo di Messina<\/em>, in \u201cBollettino d\u2019arte\u201d, III, 1923-1924, p. 7; si veda anche M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, pp. 63-64<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2827\" class=\"footnote\">I. Kalavrezou, <em>Helping hands for the empire: imperial ceremonies and the cult of relics at the byzantine court<\/em>, in <em>Byzantine court culture from 825 to 1204<\/em>, edited by H. Maguire, Washington 1997, pp.\u00a0 67-70<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2827\" class=\"footnote\">G. F. Mitchell, <em>The cap of St Lachtin\u2019s arm<\/em>, in \u201cThe journal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland\u201d, CXIV, 1984, pp. 139-140; H. van Os, <em>The way<\/em>\u2026, 2000, pp. 141-142<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2827\" class=\"footnote\">F. Garnier, <em>Le langage de l\u2019image au Moyen Age<\/em>, vol. I: <em>Signification et symbolique<\/em>, Paris 1982, p. 161<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2827\" class=\"footnote\">L\u2019ipotesi \u00e8 riportata da C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 29, nota n. 23<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2827\" class=\"footnote\">H. van Os, <em>The way\u2026<\/em>, 2000, p. 142<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2827\" class=\"footnote\">F. Garnier, <em>Le langage\u2026<\/em>, vol. I, 1982, p. 171<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2827\" class=\"footnote\">F. Garnier, <em>Le langage<\/em>\u2026, vol. I, 1982, p. 174<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2827\" class=\"footnote\">Citaz. M. M. Gauthier, <em>Un saint du pays de Li\u00e8ge au bras long<\/em>, in <em>Etudes d&#8217;art medieval offertes a Louis Grodecki<\/em>, reunies par S. Mc. K. Crosby-A. Chastel-A. Prache-A. Chatelet, Paris 1981, p. 110<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2827\" class=\"footnote\">M. Righetti, <em>Manuale di storia liturgica<\/em>, vol. I: <em>Introduzione generale<\/em>, Milano 1998, pp. 363-365<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2827\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2827\" class=\"footnote\">S. Cipriani, <em>Imposizione delle mani<\/em>, in <em>Nuovo dizionario di teologia biblica<\/em>, a cura di P. Rossano, G. Ravasi, A. Girlanda, Cinisello Balsamo 1988, pp. 736-740<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 22<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2827\" class=\"footnote\">R. Kroos, <em>Vom Umgang mit Reliquien<\/em>, in <em>Ornamenta ecclesiae<\/em>\u2026, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273; M. Junghans, catalogo n. 145 in <em>Krone und Schleier: Kunst aus mittelalterlichen Frauenklostern<\/em>, katalogkoordination J. Frings-J. Gerchow,<em> <\/em>Ruhrlandmuseum: Die fruhen Kloster und Stifte, 500-1200, Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland: Die Zeit der Orden, 1200-1500; eine Austellung der Kunst-und Austellungshalle der Bundesrepublik Deutschland, Bonn, in Kooperation mit dem Ruhrlandmuseum Essen, vom 19. M\u00e4rz bis 3. Juli 2005, Munchen 2005, pp. 144-145<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_2827\" class=\"footnote\">A. De Fleury, <em>Vie de Gauzlin abb\u00e9 de Fleury<\/em>, texte \u00e9dit\u00e9, traduit et annot\u00e9 par R-H. Bautier-G. Labory, Paris 1969, pp. 60-63<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_2827\" class=\"footnote\">J.F. Benton, <em>Self and society in Medieval France: the memoirs of abbot Guibert of Nogent<\/em>, \u201c serie Medieval Academy reprints for teaching\u201d, vol. XV, Toronto 1994, pp. 226-227<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_2827\" class=\"footnote\">Citaz. M. M. Gauthier, <em>Un saint<\/em>\u2026, in <em>Etudes<\/em>\u2026, 1981, p. 110; Eadem, <em>L\u2019art de l\u2019\u00e9mail champlev\u00e9 en Italie \u00e0 l\u2019\u00e9poque primitive du gothique<\/em> in <em>Il gotico a Pistoia nei suoi rapporti con l&#8217;arte gotica italiana<\/em>, atti del II convegno internazionale di studi, Pistoia 24-30 aprile 1966, Pistoia 1972, pp. 286-287; M. Collareta, <em>D\u2019oltremare e d\u2019oltralpe. Esempi d\u2019arte straniera a Lucca e dintorni<\/em>, in <em>Scoperta armonia: arte medievale a Lucca<\/em>, a cura di C. Bozzoli-M. T. Filieri, Lucca 2014, p. 290<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_2827\" class=\"footnote\">Sul reliquiario: H. R. Hahnloser, <em>Il tesoro<\/em>\u2026, vol. II, 1971, scheda n. 145, pp. 145-146; A. Guillou, <em>Recueil des inscriptions grecques m\u00e9di\u00e9vales d\u2019Italie<\/em>, Rome 1996, n. 100, p. 101; sulla figura di San Pantaleone J. M. Sauget-A. M. Raggi, <em>Pantaleone<\/em>, in <em>Bibliotheca sanctorum<\/em>, vol. X, Roma 1968, pp. 108-118<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 23<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_2827\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_2827\" class=\"footnote\">Citaz. <em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 25-26. Nell\u2019articolo vengono proposti alcuni interessanti confronti fra miniature, nelle quali le mani dei santi sono atteggiate nei gesti della benedizione e dell\u2019imposizione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_2827\" class=\"footnote\">Il reliquiario, oggi privo di mano, \u00e8 datato tra l\u2019ultimo quarto del XII secolo e il primo quarto del XIII. A. Trivellone, catalogo n. 195, in <em>Romei e giubilei: il pellegrinaggio medievale a San Pietro (350-1350)<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. D\u2019Onofrio, Roma, Palazzo Venezia 29 ottobre 1999-26 febbraio 2000, Milano 1999, p. 398; C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 25<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_2827\" class=\"footnote\">Si veda fig. 15. C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 25, 27; R. Kroos, <em>Vom Umgang<\/em>\u2026, in <em>Ornamenta ecclesiae<\/em>\u2026, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273; M. Junghans, catalogo n. 145 in <em>Krone und Schleier<\/em>\u2026, 2005, pp. 144-145<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_2827\" class=\"footnote\">A. De Fleury, <em>Vie de Gauzlin<\/em>\u2026, 1969, p. 62; C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 25<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies<\/em>\u2026, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, p. 104<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 26<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 26-27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_2827\" class=\"footnote\">Citaz. J. Braun, <em>Die Reliquiare des christlichen Kultes und ihre Entwicklung<\/em>, Freiburg in Breisgau 1940, p. 388<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_2827\" class=\"footnote\">Si veda fig. 15. R. Kroos, <em>Vom Umgang<\/em>\u2026, in <em>Ornamenta ecclesiae<\/em>\u2026, vol. III, 1985, pp. 38, 48 nota n. 273<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_2827\" class=\"footnote\">Citaz. C. Hahn, <em>The spectacle of the charismatic body: patrons, artists and body-part reliquaries<\/em>, in <em>Treasures of heaven: saints, relics, and devotion in medieval Europe<\/em>, exhibition catalogue edited by M. Bagnoli-H. A. Klein-C. Griffith Mann-J. Robinson, Cleveland, The Cleveland Museum of art, 17 October 2010-17 January 2011, Baltimora, The Walters Art Museum, 13 February-15 May 2011, Londra, The British Museum, 23 June-9 October 2011, New Haven and London 2010, p. 166<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The spectacle<\/em>\u2026, in <em>Treasures<\/em>\u2026, 2010, pp. 166-167<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_2827\" class=\"footnote\">Citaz. C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_2827\" class=\"footnote\">I Cor. 12:12-27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies<\/em>\u2026, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, p. 100<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies<\/em>\u2026, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, pp. 104-105<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_2827\" class=\"footnote\">Citaz. C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 28<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_2827\" class=\"footnote\">Citaz. B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies<\/em>\u2026, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, p. 105<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 28<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_2827\" class=\"footnote\">P. M. De Winter, <em>The sacral Treasure of the Guelphs<\/em>, in \u201cThe Bulletin of the Cleveland Museum of Art\u201d, LXXII, 1985, I, pp. 87-88; H. A. Klein, catalogo n. 40, in <em>Treasures of heaven<\/em>\u2026, 2010, pp. 83-84<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_2827\" class=\"footnote\">Si veda fig. 8. D. Thurre, <em>L\u2019atelier roman<\/em>\u2026, 1992, catalogo n. IV.1.b, p. 235; E. Rossetti Brezzi, <em>Le vie<\/em>\u2026, in <em>Gotico<\/em>\u2026, 1992, nota n. 36, pp. 299-301<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_2827\" class=\"footnote\">L. Gai, <em>Note per i rapporti commerciali e artistici di Pistoia con la Provenza nella seconda met\u00e0 del \u2018300. Il braccio reliquiario di S. Zeno nel tesoro della cattedrale di Pistoia<\/em>, in \u201cBullettino storico pistoiese\u201d, III, 1973, I-II, pp. 3-29<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_2827\" class=\"footnote\">Si veda fig. 2. C. Hahn, <em>The voices<\/em>\u2026, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, p. 28; sul reliquiario P. Leone De Castris, <em>Une attribution<\/em>\u2026, in \u201cLa revue du Louvre et des mus\u00e9es de France\u201d, XXX, 1980, II, pp. 71-76<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_2827\" class=\"footnote\">M. Bagnoli, <em>The stuff of heaven: materials and craftsmanship in medieval reliquaries<\/em>, in <em>Treasures of heaven\u2026<\/em>, 2010, p. 141<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_2827\" class=\"footnote\">L. Kuppers-P. Mikat, <em>Der essener Munsterschatz<\/em>, Essen 1966, pp. 78-80; J. M. Fritz, <em>Goldschmiedekunst der gotik in mitteleuropa<\/em>, Monaco 1982, catalogo n. 93,94, p. 198; H. van Os, <em>The way\u2026<\/em>, 2000, pp. 138, 140<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_2827\" class=\"footnote\">C. Hahn, <em>The voices\u2026<\/em>, in \u201cGesta\u201d, XXXVI, 1997, I, pp. 27-28<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_2827\" class=\"footnote\">B. Reudenbach, <em>Visualizing holy bodies<\/em>\u2026, in <em>Observation<\/em>\u2026, 2008, pp. 101-103; C. Walker Bynum, <em>The resurrection of the body in western christianity, 200-1336<\/em>, New York 1995, pp. 209-212<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_2827\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giuliamenato@libero.it Le braccia dei santi al servizio di Dio: i reliquiari a braccio DOI: 10.7431\/RIV15032017 Tra tutte le affascinanti tipologie di reliquiari antropomorfi1, quella dei <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2827\" title=\"Giulia Menato\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2954,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2827"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2827"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2827\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2973,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2827\/revisions\/2973"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2827"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}