{"id":2820,"date":"2017-06-29T07:25:34","date_gmt":"2017-06-29T07:25:34","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2820"},"modified":"2017-12-28T13:24:04","modified_gmt":"2017-12-28T13:24:04","slug":"il-museo-stibbert","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2820","title":{"rendered":"Il Museo Stibbert"},"content":{"rendered":"<p>di Enrico Colle &#8211; direzione@museostibbert.it<\/p>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV15012017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUna grande scuola d\u2019insegnamento artistico per le generazioni future\u201d con queste parole Alfredo Lensi, il primo direttore del Museo Stibbert (<a title=\"Fig. 1. Veduta del complesso del Museo Stibbert in una foto di fine Ottocento.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col01.jpg\">Fig. 1<\/a>), dopo la morte del suo fondatore nel 1906, concludeva un articolo, pubblicato sulla rivista <em>Emporium<\/em>, incentrato sulle ricche collezioni del nuovo museo fiorentino da poco aperto al pubblico<sup><a href=\"#footnote_0_2820\" id=\"identifier_0_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Lensi, Il Museo Stibbert a Firenze, in &lsquo;Emporium&rsquo;, XXXV, n. 208, p. 256.\">1<\/a><\/sup>. Nello scritto Lensi metteva giustamente in evidenza lo spirito che aveva animato Stibbert nella creazione delle sue raccolte d\u2019arte e degli ambienti che le avrebbero ospitate e cio\u00e8 di attuare a Firenze \u201cci\u00f2 che l\u2019Inghilterra aveva fatto col Museo di South Kensington e la Germania coi suoi musei d\u2019arte industriale\u201d. E in effetti il museo si presentava ai visitatori e agli studiosi d\u2019inizio secolo come un inesauribile repertorio di opere di pittura, scultura e arte decorativa esposte secondo l\u2019estro fantasioso e accattivante del suo fondatore il quale, mano a mano che acquistava gli oggetti che dovevano incrementare le collezioni, progettava contemporaneamente, insieme ai suoi architetti e decoratori di fiducia, anche la creazione e la decorazione degli spazi che avrebbero dovuto accoglierli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato del lavoro di Stibbert \u00e8 il museo che tutt\u2019ora ammiriamo, ma fino ad oggi non ci era noto con quale criterio il suo fondatore avesse proceduto nella realizzazione degli edifici destinati ad esporre tutti i settori delle raccolte. Se per le esposizioni delle armature le fonti artistiche sono state rese note da Lionello Boccia<sup><a href=\"#footnote_1_2820\" id=\"identifier_1_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L.G. Boccia, Un &ldquo;caso museale&rdquo;, lo Stibbert, in &lsquo;L&rsquo;ippogrifo&rsquo;, aprile 1988, I, pp. 99-107 e dello stesso autore La Cavalcata. Il Salone e i Guerrieri europei, Firenze, 1995. Altre informazioni bibliografiche si trovano in E. Colle, L&rsquo;armeria Stibbert. Fonti storiche e iconografiche per il suo allestimento, in Cavalieri Mamelucchi e Samurai, catalogo della mostra, Venaria Reale, 2014, pp. 11 &ndash; 17.\">2<\/a><\/sup>, tutto quello che riguarda l\u2019aspetto decorativo e arredativo della casa museo meritava un\u2019indagine pi\u00f9 accurata, supportata sia dalla lettura dei documenti conservati nell\u2019archivio di famiglia, sia dal confronto con analoghe esperienze europee e fiorentine poich\u00e9 durante gli anni trenta Alfredo Lensi modific\u00f2 in modo sostanziale le sale del museo di cui era divenuto direttore dopo la morte di Stibbert. Lensi infatti, per attuare il suo progetto di far divenire lo Stibbert un museo d\u2019arti decorative in grado di rivaleggiare con quelli del resto d\u2019Europa, privilegi\u00f2, secondo il gusto degli anni Trenta, le collezioni d\u2019armature, le opere del Rinascimento e la ricca collezione di arazzi rispetto agli arredi commissionati da Stibbert creando di fatto un \u201cnuovo\u201d museo dove tutta la mobilia ottocentesca fu tolta per lasciare spazio all\u2019esposizione delle armi, parte delle quali disposte entro nuove vetrine, e degli arazzi (<a title=\"Fig. 2. Salone delle feste in una foto del 1920 circa.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Quest\u2019ultimi vennero tolti dalle sale per le quali Stibbert li aveva acquistati e appositamente adattati per essere restaurati e reintegrati delle parti mancanti al fine di esporli nel grande salone da ballo (<a title=\"Fig. 3. Salone delle feste nell\u2019allestimento di Frederick Stibbert.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col03.jpg\">Fig. 3<\/a>) al posto dei dipinti e di parte del monumentale camino intagliato dal Gajani smontato e trasferito nei depositi insieme a gran parte della mobilia<sup><a href=\"#footnote_2_2820\" id=\"identifier_2_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A proposito del riallestimento del Salone delle Feste si vedano i contributi di vari autori raccolti in &lsquo;Museo Stibbert &ndash; Firenze&rsquo;, 10, 2006.\">3<\/a><\/sup>. Era quello che stava succedendo in quegli stessi anni nelle ex regge italiane il cui fastoso tono umbertino fu progressivamente cancellato a tutto favore di una pi\u00f9 asettica esposizione degli arredi provenienti dal collezionismo delle varie dinastie che si avvicendarono nel governo degli Stati della penisola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo Stibbert \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 affascinanti e inaspettati per tutti coloro i quali volessero affrontare il tema del collezionismo italiano di fine Ottocento e, insieme approfondire lo studio dei costumi civili e militari europei<sup><a href=\"#footnote_3_2820\" id=\"identifier_3_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella casa-museo progettata da Frederick Stibbert stesso, sono raccolte e disposte secondo un allestimento emozionante e ricco di scena, le eccezionali collezioni che egli ha lasciato alla sua morte alla citt&agrave;: in particolare la famosa collezione di armi, ma anche oggetti d&rsquo;arte e di vita quotidiana della civilt&agrave; europea, islamica ed estremo orientale, in particolare giapponese.&nbsp; Essa &egrave; la testimonianza del gusto e dell&rsquo;intelligenza di un individuo e insieme rappresenta la sintesi del pi&ugrave; alti valori culturali del secolo scorso: interesse per il passato, esaltazione dell&rsquo;arte e passione per l&rsquo;esotico.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato nel 1838 da un alto ufficiale inglese e da madre fiorentina<sup><a href=\"#footnote_4_2820\" id=\"identifier_4_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una approfondita ricostruzione della vicenda biografica del collezionista si rimanda a S. Di Marco, Frederick Stibbert. Vita di un collezionista, Torino, 2008.\">5<\/a><\/sup>, erede di una grande fortuna, Frederick Stibbert (<a title=\"Fig. 4. E. Gelli, &lt;i&gt;Ritratto di Frederick Stibbert&lt;\/i&gt;, 1904.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col04.jpg\">Fig. 4<\/a>) si dedic\u00f2 a studiare e raccogliere gli oggetti significativi del divenire storico, primi fra tutti le armi. Il clima culturale di Firenze, tutto rivolto alla celebrazione dei fasti antichi e in cui era attiva una numerosa colonia inglese, fu particolarmente consono agli interessi di Frederick, alle cui rievocazioni storiche non manc\u00f2 mai di partecipare. Ma i suoi interessi andarono ben oltre i limiti della cultura cittadina. Affascinato da civilt\u00e0 diverse e lontane, dal Medio Oriente all\u2019allora misterioso Giappone, mise a confronto i nostri con i loro diversi modi di combattere e di vivere, con intuizioni moderne e tuttora valide. Agenti che operavano in tutto il mondo gli permisero di scegliere gli oggetti pi\u00f9 belli, curiosi o interessanti e uno stuolo di artigiani fiorentini al suo servizio fu incaricato di restaurare e ridare vita ai pezzi pi\u00f9 significativi radunando cos\u00ec una collezione che, alla sua morte, nel 1906, fu valutata comprensivamente di ben 36.000 pezzi, gi\u00e0 disposti secondo percorsi didattici ed evocativi nella casa da lui disegnata e strutturata per questo scopo<sup><a href=\"#footnote_5_2820\" id=\"identifier_5_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dopo il pionieristico catalogo di Alfredo Lensi, Il Museo Stibbert. Catalogo delle sale delle armi europee, la complessa catalogazione delle collezioni del museo fu ripresa agli inizi degli anni Settanta con la pubblicazione dei cataloghi Electa curati da vari specialisti. Attualmente si sta procedendo all&rsquo;elaborazione di un catalogo digitale che comprenda, suddivise per categorie, tutte le opere d&rsquo;arte della collezione.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La villa che Stibbert possedeva alle pendici dei colli fiorentini fu infatti da lui stesso trasformata in parte secondo il gusto neogotico allora in auge in Toscana ed in parte seguendo i vari revival stilistici presenti in gran parte dell\u2019architettura e della decorazione d\u2019interni della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Le decorazioni ispirate al Medioevo servirono cos\u00ec da scenografico fondale alla collezione delle armi e armature europee (<a title=\"Fig. 5. Salone della Cavalcata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col05.jpg\">Fig. 5<\/a>) come quelle ricavate dagli ornati moreschi furono utilizzate per ambientare la collezione Islamica (<a title=\"Fig. 6. Sala islamica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Non meno suggestiva si presenta la sezione dedicata al Giappone (<a title=\"Fig. 7. Sala giapponese.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col07.jpg\">Fig. 7<\/a>), con i suoi guerrieri colorati e fantastici e l\u2019estrema eleganza delle vesti e degli arredi. Oltre alle armature, armi e bardature di cavalli, la collezione comprende bronzi, costumi, lacche tanto da farne, per la sua ricchezza e qualit\u00e0 dei pezzi, una delle pi\u00f9 importanti al mondo fuori dal Giappone<sup><a href=\"#footnote_6_2820\" id=\"identifier_6_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Becattini, L&rsquo;arte giapponese e Frederick Stibbert: un curioso caso di anglo-giapponismo, in Giapponismi italiani tra Otto e Novecento, atti del convegno a cura di V. Farinella e V. Martini, Pisa, 2015, pp. 33 &ndash; 46.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stibbert infatti am\u00f2 soprattutto collezionare ci\u00f2 che era attinente alla persona e ne formava l\u2019immagine come appunto le armature e le vesti<sup><a href=\"#footnote_7_2820\" id=\"identifier_7_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra i pezzi di abbigliamento se ne contano alcuni addirittura eccezionali, come indumenti e accessori del Cinquecento e l&rsquo;abito completo indossato da Napoleone per l&rsquo;incoronazione a re d&rsquo;Italia. Sulla formazione della collezione di costumi civili si rimanda a L&rsquo;abito per il corpo il corpo per l&rsquo;abito, catalogo della mostra, Firenze, 1998.\">8<\/a><\/sup>. Proprio a tal fine egli acquist\u00f2, oltre ad una cospicua raccolta di abiti antichi (<a title=\"Fig. 8. Abito europeo, 1805.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col08.jpg\">Fig. 8<\/a>), importanti dipinti che meglio illustrassero la storia del costume e delle armi. Anche gli arazzi (<a title=\"Fig. 9. Manifattura fiamminga su cartone di Giulio Romano, &lt;i&gt;Incontro di Scipione e Annibale&lt;\/i&gt;, arazzo, inizio sec. XVI, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col09.jpg\">Fig. 9<\/a>) che decorano le pareti della villa furono scelti con lo stesso criterio illustrativo, mentre la raccolta di cuoi seicenteschi impressi e dipinti, che Stibbert us\u00f2 per abbellire le pareti della sua casa museo (<a title=\"Fig. 10. Veduta del salotto di Giulia, con i rivestimenti in cuoio antico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col10.jpg\">Fig. 10<\/a>), i mobili, le maioliche, le stoffe, i parati sacri ed infine i libri<sup><a href=\"#footnote_8_2820\" id=\"identifier_8_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La biblioteca di Stibbert &egrave; certo, per i soggetti di armi e costumi, una delle pi&ugrave; vaste del tempo, e serv&igrave; al collezionista&nbsp; per redigere il suo volume intitolato Storia del Costume civile e militare, edito postumo nel 1914.&nbsp; La biblioteca &egrave; stata oggetto di una approfondita catalogazione condotta da L. Desideri e S. Di Marco, La libreria di&nbsp; Frederick Stibbert, Firenze-Milano, 1992.\">9<\/a><\/sup> possono essere intesi come una sintesi del suo intenso lavoro collezionistico di tutta una vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se quindi la cultura positivistica della prima met\u00e0 del secolo scorso aveva ribaltato le premesse storiografiche ed artistiche di Stibbert a tutto favore dell\u2019esposizione di una selezionata tipologia di opere d\u2019arte, a partire dagli anni Settanta si \u00e8 proceduto al riallestimento e al restauro delle sale seguendo lo stesso criterio allestitivo con cui furono rimontati i fastosi ambienti di Palazzo Pitti e cio\u00e8 ricorrendo alle indicazioni inventariali contenute nei documenti del ricco archivio Stibbert.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come era stato per \u00a0Pitti, anche per il museo Stibbert ci si trovava di fronte ad una realt\u00e0 unica in Italia dove arredi ed oggetti d\u2019arte si erano conservati di pari passo con la documentazione d\u2019archivio recentemente riordinato da\u00a0 Simona Di Marco e Martina Becattini la quale ha analizzato le fonti documentarie chiarendo cos\u00ec, in un volume dedicato alle vicende architettoniche e decorative della villa<sup><a href=\"#footnote_9_2820\" id=\"identifier_9_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Becattini, Villa Stibbert. Decorazione di interni e architettura, Livorno, 2014.\">10<\/a><\/sup>, la cronologia di tutti gli interventi che portarono l\u2019antica costruzione della famiglia Mezzeri, inizialmente acquistata dalla madre di Stibbert per trascorrevi la villeggiatura (<a title=\"Fig. 11. Anonimo, &lt;i&gt;Villa Stibbert&lt;\/i&gt;, 1848 circa.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/col11.jpg\">Fig. 11<\/a>), all\u2019attuale Museo. Non solo, la studiosa \u00e8 riuscita, grazie ad una attenta interpretazione dei documenti, anche a spiegare certe originali scelte decorative e arredative che a noi, a pi\u00f9 di in secolo di distanza dalla loro creazione, risultavano di difficile comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si \u00e8 detto, durante tutta la prima met\u00e0 del secolo scorso Alfredo Lensi, che nella sua biografia dice di aver trovato il Museo in un assoluto \u201cdisordine\u201d \u2013 e cio\u00e8 con quella particolare fisionomia da <em>wunderkammern<\/em> ottocentesca raggiunta da Stibbert in lunghi anni di studio -, port\u00f2 avanti un riordino delle collezioni a tutto discapito degli arredi ottocenteschi che vennero in gran parte collocati nei depositi o spostati in ambienti diversi da quelli per i quali Stibbert li aveva pensati. Sono, all\u2019incirca gli stessi anni in cui le sale di Palazzo Pitti e delle ex ville reali, dopo essere state donate dai Savoia allo Stato italiano, furono depredate della loro mobilia per essere trasportata a Roma nei ministeri degli Interni e degli Esteri per poi venire smistata presso ambasciate e prefetture o arredare le sedi di altri ministeri romani. Cos\u00ec svuotati &#8211; contravvenendo ad una precisa volont\u00e0 reale che tali ambienti fossero mantenuti intatti e destinati come sede di musei e raccolte d\u2019arte, in modo che conservassero la loro \u201cnobilt\u00e0 e dignit\u00e0\u201d, creando allo stesso tempo, con gli oggetti d\u2019arte in essi conservati, nuovi istituti \u201cin specie di arte applicata alle industrie tanto richiesti dai bisogni del nostro paese\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_2820\" id=\"identifier_10_2820\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Colle, Gli inventari delle corti. Le guardarobe reali in Italia dal XVI al XX secolo, Firenze, 2004.\">11<\/a><\/sup> \u2013 i maestosi interni delle regge italiane servirono per decenni come sede espositiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il Museo Stibbert segu\u00ec un destino analogo a tante residenze improntate, come gli ex palazzi reali italiani, al gusto ottocentesco messo al bando dalla critica durante la prima met\u00e0 del secolo scorso e per lunghi anni, sprovvisto di illuminazione e di sistemi d\u2019allarme, fu aperto parzialmente al pubblico e la \u201cgrande scuola d\u2019insegnamento artistico\u201d vagheggiata da Lensi non ebbe mai vera vita. Solo a partire da 1977, con la direzione di Lionello Boccia &#8211; succeduto alla amministrazione dell\u2019architetto Alfredo Cirri, in carica dal 1952, anno della morte di Lensi \u2013 il Museo fu riportato al centro degli interessi culturali cittadini. Boccia infatti lo dot\u00f2 di un moderno sistema di illuminazione e di allarme, di un nuovo percorso museale, pi\u00f9 rispettoso delle volont\u00e0 testamentarie di Stibbert, e delle aspirazioni di un gruppo di studiosi che, anche a livello internazionale, iniziarono a catalogare e studiare le opere d\u2019arte ponendo cos\u00ec le basi per trasformare il Museo in quel centro di studi che era stato nelle originarie intenzioni di Stibbert. Tale linea \u00e8 stata portata avanti in anni pi\u00f9 recenti da Cristina Piacenti, direttrice dal 1996 fino al 2012, la quale avvi\u00f2 una cospicua campagna di restauri ai numerosi edifici che costituiscono l\u2019attuale complesso museale. Ci\u00f2 comport\u00f2 un ulteriore approfondimento degli studi sulle strutture architettoniche e sulla originaria disposizione degli arredi delle sale. Anno dopo anno gli interni del Museo stanno infatti riprendendo, come \u00e8 accaduto negli Appartamenti reali di Pitti, la loro fisionomia restituendo un\u2019immagine del gusto internazionale del suo fondatore finora falsata da arbitrarie interpretazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec oggi per chi volesse studiare l\u2019evoluzione del gusto per la decorazione d\u2019interni a Firenze durante la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, sia le residenze di corte toscane che il Museo Stibbert, entrambi riallestiti secondo rigorose indicazioni inventariali, offrono ora una inestimabile fonte di notizie e ci restituiscono una visione corretta di quella cosmopolita cultura tipica delle grandi capitali della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, dove innovazione e storia passata convivevano in assoluta armonia.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2820\" class=\"footnote\">Cfr. A. Lensi, <em>Il Museo Stibbert a Firenze<\/em>, in \u2018Emporium\u2019, XXXV, n. 208, p. 256.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2820\" class=\"footnote\">Cfr. L.G. Boccia, <em>Un \u201ccaso museale\u201d, lo Stibbert<\/em>, in \u2018L\u2019ippogrifo\u2019, aprile 1988, I, pp. 99-107 e dello stesso autore <em>La Cavalcata. Il Salone e i Guerrieri europei<\/em>, Firenze, 1995. Altre informazioni bibliografiche si trovano in E. Colle,<em> L\u2019armeria Stibbert. Fonti storiche e iconografiche per il suo allestimento<\/em>, in <em>Cavalieri Mamelucchi e Samurai<\/em>, catalogo della mostra, Venaria Reale, 2014, pp. 11 &#8211; 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2820\" class=\"footnote\">A proposito del riallestimento del Salone delle Feste si vedano i contributi di vari autori raccolti in \u2018Museo Stibbert &#8211; Firenze\u2019, 10, 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2820\" class=\"footnote\">Nella casa-museo progettata da Frederick Stibbert stesso, sono raccolte e disposte secondo un allestimento emozionante e ricco di scena, le eccezionali collezioni che egli ha lasciato alla sua morte alla citt\u00e0: in particolare la famosa collezione di armi, ma anche oggetti d\u2019arte e di vita quotidiana della civilt\u00e0 europea, islamica ed estremo orientale, in particolare giapponese.\u00a0 Essa \u00e8 la testimonianza del gusto e dell\u2019intelligenza di un individuo e insieme rappresenta la sintesi del pi\u00f9 alti valori culturali del secolo scorso: interesse per il passato, esaltazione dell\u2019arte e passione per l\u2019esotico.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2820\" class=\"footnote\">Per una approfondita ricostruzione della vicenda biografica del collezionista si rimanda a S. Di Marco, <em>Frederick Stibbert. Vita di un collezionista<\/em>, Torino, 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2820\" class=\"footnote\">Dopo il pionieristico catalogo di Alfredo Lensi, <em>Il Museo Stibbert. Catalogo delle sale delle armi europee<\/em>, la complessa catalogazione delle collezioni del museo fu ripresa agli inizi degli anni Settanta con la pubblicazione dei cataloghi Electa curati da vari specialisti. Attualmente si sta procedendo all\u2019elaborazione di un catalogo digitale che comprenda, suddivise per categorie, tutte le opere d\u2019arte della collezione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2820\" class=\"footnote\">Cfr. M. Becattini, <em>L\u2019arte giapponese e Frederick Stibbert: un curioso caso di anglo-giapponismo<\/em>, in <em>Giapponismi italiani tra Otto e Novecento<\/em>, atti del convegno a cura di V. Farinella e V. Martini, Pisa, 2015, pp. 33 &#8211; 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2820\" class=\"footnote\">Tra i pezzi di abbigliamento se ne contano alcuni addirittura eccezionali, come indumenti e accessori del Cinquecento e l\u2019abito completo indossato da Napoleone per l\u2019incoronazione a re d\u2019Italia. Sulla formazione della collezione di costumi civili si rimanda a <em>L\u2019abito per il corpo il corpo per l\u2019abito<\/em>, catalogo della mostra, Firenze, 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2820\" class=\"footnote\">La biblioteca di Stibbert \u00e8 certo, per i soggetti di armi e costumi, una delle pi\u00f9 vaste del tempo, e serv\u00ec al collezionista\u00a0 per redigere il suo volume intitolato <em>Storia del Costume civile e militare<\/em>, edito postumo nel 1914.\u00a0 La biblioteca \u00e8 stata oggetto di una approfondita catalogazione condotta da L. Desideri e S. Di Marco, <em>La libreria di\u00a0 Frederick Stibbert<\/em>, Firenze-Milano, 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2820\" class=\"footnote\">Cfr. M. Becattini, <em>Villa Stibbert. Decorazione di interni e architettura<\/em>, Livorno, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2820\" class=\"footnote\">Cfr. E. Colle, <em>Gli inventari delle corti. Le guardarobe reali in Italia dal XVI al XX secolo<\/em>, Firenze, 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2820\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Enrico Colle &#8211; direzione@museostibbert.it DOI: 10.7431\/RIV15012017 \u201cUna grande scuola d\u2019insegnamento artistico per le generazioni future\u201d con queste parole Alfredo Lensi, il primo direttore del <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2820\" title=\"Il Museo Stibbert\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2954,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2820"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2820"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2971,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2820\/revisions\/2971"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}