{"id":276,"date":"2010-06-22T20:56:49","date_gmt":"2010-06-22T20:56:49","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=276"},"modified":"2013-06-13T01:07:05","modified_gmt":"2013-06-13T01:07:05","slug":"m-c-di-natale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=276","title":{"rendered":"Maria Concetta Di Natale"},"content":{"rendered":"<p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it<\/p>\n<h3>&#8220;Cammini&#8221; mariani per i tesori di Sicilia &#8211; Parte I<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV01012010<\/p>\n<p>Il sottile filo che lega il cammino dei santuari mariani in Sicilia, oltre a segnare la via della devozione nell\u2019isola, svela anche raccolte di monili donati nei secoli come ex voto.<\/p>\n<p>Queste preziose collezioni, a lungo gelosamente custodite, hanno formato il nucleo principale dei gioielli che sono stati individuati per la ricostruzione della storia dell\u2019oreficeria siciliana. Dettagliati inventari, dove scrupolosamente venivano annotati i doni, hanno fornito elementi fondamentali per la conoscenza della produzione orafa siciliana: tra i tanti elementi che emergono dalla lettura dei repertori d\u2019archivio compare, ad esempio, l\u2019ambito cronologico, poich\u00e9 tale registrazione diventa immediatamente un termine <em>ante quem<\/em> per la realizzazione del monile<sup><a href=\"#footnote_0_276\" id=\"identifier_0_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano ad esempio gli inventari del tesoro della Madonna di Trapani in Il tesoro nascosto. Gioie e Argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra (Trapani &ndash; Museo Regionale Pepoli, 2 dicembre 1995 &ndash; 3 marzo 1996),&nbsp; a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 248-279.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>I documenti d\u2019archivio hanno rivelato inoltre nomi di donatori e committenti, fornito talora preziose informazioni sulle tecniche, sulle gemme, sulle tipologie e a volte riportato anche nomi di orafi e argentieri, raramente autori dei medesimi monili donati, pi\u00f9 spesso maestri chiamati per la loro stima.<\/p>\n<p>Attraverso coinvolgenti fonti, che tramandano emblematici messaggi di iconografia e iconologia, si propone un percorso d\u2019arte e devozione che diviene lo stesso \u201ccammino\u201d che ha svelato celati tesori di rari monili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema delle immagini mariane pi\u00f9 venerate in Sici\u00adlia ha la prima fondamentale trattazione generale da parte del Gesuita Ottavio Caietano, preziosa fonte che si sceglie come emblematica \u201cguida\u201d per questo simbolico \u201ccammino\u201d a ritroso nel tempo in cui passato e presente, mito pagano e fede cristiana si fondono trasformando vecchie e nuove tradizioni<sup><a href=\"#footnote_1_276\" id=\"identifier_1_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tale argomento cfr. anche M.C. DI NATALE, Ave Maria. La Madonna in Sicilia immagini e devozione, Palermo 2003, Edizione Flaccovio fuori commercio.\">2<\/a><\/sup>. Nel 1664 per i tipi di Andrea Colicchia viene pubblicato in Paler\u00admo il volumetto sui <em>Raguagli delli ritratti della San\u00adtissima Vergine Nostra Signora pi\u00f9 celebri, che si rive\u00adriscono in varie Chiese nell\u2019isola di Sicilia<\/em><sup><a href=\"#footnote_2_276\" id=\"identifier_2_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti della San&shy;tissima Vergine Nostra Signora pi&ugrave; celebri, che si rive&shy;riscono in varie Chiese nell&rsquo;isola di Sicilia. Aggiunta&shy;vi una breve relazione dell&rsquo;Origine e miracoli di quel&shy;li. Opera posthuma del R. P. Ottavio Caietano della Compagnia di Giesu. Trasportata nella lingua Volgare da un Devoto Servo della medesima Santissima Vergine. E cresciuta con alcune pie meditazioni sopra ciascun passo della vita della medesima, Palermo 1664, rist. anast. Palermo 1991.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottavio Caietano della famiglia dei Marchesi di Sortino e dei Principi di Cassaro, \u201cuomo dotto ed eru\u00addito\u201d, come commenta Rosario La Duca, nella pre\u00adsentazione dell\u2019opera di cui la Facolt\u00e0  Teologica di Sicilia ha curato la ristampa anastatica nel 1991, na\u00adsceva a Siracusa nel 1566, nel 1602 entrava a far par\u00adte della Compagnia di Ges\u00f9 e moriva nel 1620<sup><a href=\"#footnote_3_276\" id=\"identifier_3_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. LA DUCA, Presentazione,&nbsp; in O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. V-VI.\">4<\/a><\/sup>. \u00c8 nel 1664 che, per volere di Tommaso Tamburino da Caltanissetta, l\u2019opera veniva edita con alcune inci\u00adsioni dovute a Giovanni Federico Greuter, attivo a Roma, e altre a Giuseppe Lentini, della Congrega\u00adzione dell\u2019Oratorio di San Filippo Neri all\u2019Olivella di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cataldo Naro, nella stessa presentazione dell\u2019opera, sottolinea come \u201cil frutto della prima diffusione del\u00adla devozione mariana in Sicilia \u00e8 stato, secondo il no\u00adstro autore, di avere scacciato <em>lo scelerato culto della falsa deit<\/em><em>\u00e0<\/em>\u201d<em>,<\/em> \u201cnon \u00e8, perci\u00f2, un caso se la devozione a Maria risale agli inizi della storia del cristianesimo in Sicilia e poi si \u00e8 sempre pi\u00f9 incrementata\u201d \u201ce si de\u00adve a questa devozione&#8230; se la Madre della Miseri\u00adcordia <em>mossa da cotanta piet\u00e0<\/em> del popolo siciliano lo liber\u00f2 dalla dominazione mussulmana. Lo straordi\u00adnario incremento della devozione mariana del se\u00adcondo millennio sarebbe stata la risposta di gratitu\u00addine della Sicilia alla Madre di Dio\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_276\" id=\"identifier_4_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. NARO, Presentazione, in O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. VI-VII.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosi il Caietano, attivo rappresentante della profon\u00adda azione operata dai Padri Gesuiti nel mettere in opera i dettami della Controriforma anche in Sicilia, raccoglie tutte le immagini pi\u00f9 venerate dell\u2019isola in una sorta di progressione cronologica, riferita al pri\u00admo miracolo, con l\u2019intento da un lato di una rinno\u00advata diffusione delle antiche devozioni mariane, con l\u2019auspicio dall\u2019altro della nascita di nuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ritrovano peraltro in Sicilia, spigolando tra le im\u00admagini di Maria, le pi\u00f9 svariate iconografie mariane, testimoniate anche nel variare attraverso i tempi. La controriforma con le sue indicazioni anche rela\u00adtive all\u2019iconografia delle opere d\u2019arte sacra si viene a porre come un punto di cesura, definendo alcune ti\u00adpologie e tematiche, mutandone altre e favorendone alcune, piuttosto che altre<sup><a href=\"#footnote_5_276\" id=\"identifier_5_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un significativo esempio in Sicilia cfr. V. ABBATE, &ldquo;Ad aliquid sanctum significandum&rdquo;. Immagine della Purissima Reina tra Cinque e Seicento, in Bella come la luna pura come il sole. L&rsquo;immacolata nell&rsquo;arte in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale e M. Vitella, Palermo 2004, pp. 30-47.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano inizia ricordando <em>Nostra Signora di Valverde a Mongibello presso a Iaci,<\/em> la cui origine fa risalire al 1040, quando la Madonna apparve a Dionigi, un soldato sceso in Sicilia con i Normanni e per discordie divenuto un malfattore dedito a \u201cfare scor\u00adrerie e ladronecci\u201d, in soccorso di un suo devoto. A Dionigi pentito apparve poi la  Vergine \u201ccircondata da chiara luce, pi\u00f9 che di sole di mezzo giorno, ac\u00adcompagnata da gran frequenza d\u2019Angeli\u201d e gli chie\u00adse di \u201cfabbricare in questo medesimo luogo un tem\u00adpio\u201d e di invitare \u201cil Clero, e gli Officiali, perch\u00e9 ven\u00adgano con solenne processione in questa stessa valle, e dove vedranno una schiera di gru, che volando for\u00admino una rotanda corona, ivi dovrassi fabbricare il nostro tempio\u201d. Cos\u00ec Dionigi fece e fu costruito il Santuario dove \u201ccomparve\u201d \u201cuna bellissima imagine della Santissima Vergine, e parve dipinta di mano Greca. Essa sedeva vestita di manto azzurro ricama\u00adto a punti d\u2019oro: dalla parte destra stringeva in brac\u00adcio il suo caro pegno, il quale con la mano alquanto innalzata pareva, che ad altri desse benedittione. Te\u00adneva in oltre la Vergine colla mano sinistra una Gru, e due Angiolini dell\u2019uno, e l\u2019altro lato le coronavano con tre corone d\u2019oro il capo. Con quanta divotione, e meraviglia, fosse stata accolta tal celeste pittura, e con qual frequenza da indi innanzi riverita, spiegar\u00adlo difficilmente il potrei\u201d<sup><a href=\"#footnote_6_276\" id=\"identifier_6_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 17-20.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrizione del Caietano corrisponde all\u2019incisio\u00adne di Giovanni Federico Greuter che illustra il volu\u00adme (<a title=\"Fig. 1. Giovanni Federico Greuter, Nostra Signora di Valverde a Mongibello, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din1.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affresco raffigurante l\u2019Incoronazione della Madonna con il Bambino, detta Madonna di Valverde, si trova oggi nel nuovo Santuario di Valverde, fortemente ri\u00addipinto attraverso i secoli. Venne liberato intatto con il vetro che lo proteggeva dalle rovine del Santuario, crollato nel terremoto del 1693, e oggi si presenta con alcune lacune dovute allo strappo da parte di ladri nel 1970 di taluni monili ex voto che l\u2019ornavano e che dovevano verosimilmente costituire l\u2019ultimo residuo di un \u201ctesoro\u201d ormai perduto<sup><a href=\"#footnote_7_276\" id=\"identifier_7_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Ave Maria&hellip;, 2003, p. 12.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano passa poi a ricordare <em>Nostra Signora di Piazza Stendardo del Conte Ruggiero<\/em> (<a title=\"Fig. 2.  Giovanni Federico Greuter, Nostra Signora di Piazza Stendardo del Conte Ruggero, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din2.jpg\">Fig. 2<\/a>)<em>,<\/em> riportando la da\u00adta 1165 che si riferisce al primo miracolo, \u201cquella Ban\u00addiera, nella quale era dipinta l\u2019immagine della Santis\u00adsima Vergine, adoperata dall\u2019invittissimo, e degno di eterna memoria, il Conte Ruggiero nelle battaglie, col\u00adle quali vinse e cacci\u00f2 dall\u2019isola i Saraceni, fu, dopo la compita vittoria riposta nella citt\u00e0 di Piazza, dove, qual vittoriosa Insegna, conservossi riverita da\u2019 Fe\u00addeli\u201d. Quando per una ribellione contro Guglielmo il Malo la citt\u00e0 di Piazza venne rasa al suolo lo sten\u00addardo venne nascosto sotto terra e vi rimase fino al 1345, quando, nella nuova citt\u00e0 di Piazza imperver\u00adsava una pestilenza e la Madonna apparve in sogno ad \u201cun Sacerdote di vita innocente\u201d e gli mostr\u00f2 il luo\u00adgo dove era nascosto lo stendardo. Quivi recatisi in \u201csolenne processione\u201d \u201ctruovarono la Santa Imagine, dipinta in tela di lino, o, come ad altri appare, di seta cruda ed incollata sopra una tavola: ed era cos\u00ec inte\u00adra e senza nessuna macchia\u201d<sup><a href=\"#footnote_8_276\" id=\"identifier_8_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 23-24.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei temi ricorren\u00adti nelle apparizioni della Madonna, cos\u00ec come vengo\u00adno tramandate per tradizione, \u00e8 il riferimento a fede\u00adli \u201cdi vita innocente\u201d, semplice, quei \u201cpoveri di spiri\u00adto\u201d, beati, \u201cperch\u00e9 di essi \u00e8 il Regno dei Cieli\u201d (Matteo, 5,3). La  Madonna del Vessillo di Piazza Armerina, ancor oggi venerata nella Cattedrale della citt\u00e0, non solo liber\u00f2 i suoi devoti da quella pestilenza, e da un\u2019altra del 1479, ma anche da diverse siccit\u00e0, essen\u00addo appunto, definita \u201cSaccara\u201d cio\u00e8 \u201cApportatrice di acqua\u201d. Ci\u00f2 avvenne anche per quel miracolo della pioggia del 1628, che, non pot\u00e9 ricordare il Caietano, morto nel 1620, quando piovve la sera prima che la Madonna fosse portata in processione. Fu in quell\u2019occasione che venne commissionata all\u2019abile orafo smaltatore sici\u00adliano Don Camillo Barbavara la <em>manta<\/em> d\u2019oro, smalti e gemme per la tavola della Madonna del Vessillo (<a title=\"Fig. 3. Don Camillo Barbavara, Manta della Madonna del Vessillo, 1632, oro, smalto e gemme, Piazza Armerina, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din3.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_9_276\" id=\"identifier_9_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I monili della Madonna della Visitazione di Enna, nota introduttiva di T. Pugliatti, con un contributo di S. Barraja, Appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996. Cfr. pure M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, II ed. 2008. M.C. DI NATALE, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 22-69; M.C. DI NATALE, Montalbano, Barbavara e la produzione orafa a Palermo nella prima met&agrave; del Seicento, in La sfera d&rsquo;oro. Il recupero di un capolavoro dell&rsquo;oreficeria siciliana, a cura di V. Abbate &ndash; C. Innocenti, Napoli 2003; M.C. DI NATALE, Le comte Roger et la Madonna &agrave; l&rsquo;&eacute;tendard dans l&rsquo;art sicilien, in Les Normands en Sicile. Histoire et L&egrave;gendes (XI-XXI si&egrave;cls), Milano-Caen 2006, pp. 84-89, 173; M.C. DI NATALE, Don Camillo Barbavara e gli orafi e smaltatori nella Sicilia barocca e G. TRAVAGLIATO, Nuovi documenti a completamento della biografia di don Camillo Barbavara, in La  Madonna delle Vittorie a Piazza Armerina dal Gran Conte Ruggero al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.K. Guida, Napoli 2009, pp. 123-132. Della tavola di Piazza Armerina si &egrave; occupata Maria Andaloro, cfr. scheda V.III.18, in &ldquo;Nobiles Officinae&rdquo;. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Catania 2006, vol. I, pp. 555-556. Si veda anche G. TRAVAGLIATO, Icona graece, latine imago dicitur: culture figurative a confronto in Sicilia (secc. XII-XIX), in Tracce d&rsquo;Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, p. 43 e pi&ugrave; recentemente M.K. GUIDA, Madonna delle Vittorie, in La Madonna delle Vittorie&hellip;, 2009, pp. 53-55, che riporta la precedente bibliografia.\">10<\/a><\/sup>. L\u2019opera, consegnata nel 1632, costitu\u00ec uno dei capolavori dell\u2019oreficeria si\u00adciliana del XVII secolo, tutta rilucente di smalti e gem\u00adme policrome secondo le caratteristiche dei monili barocchi nell\u2019isola, e recava in basso tre medaglioni: quello centrale con il miracolo della pioggia, e quelli laterali, da un lato con il Conte Ruggero che sconfigge i Musulmani sventolando in mano il vessillo della Madonna, e dall\u2019altro con una veduta della citt\u00e0 di Piazza Armerina che \u00e8 posta sotto la protezione del\u00adla Madonna. La tavola databile tra la fine del XII &#8211; inizi \u00a0del XIII se\u00adcolo \u00e8 custodita in luogo riservato e ne viene esposta una copia. Dopo un primo furto nella seconda met\u00e0 del secolo scorso che ha privato la manta di tutti i preziosi monili che le erano stati donati e che la ricoprivano quasi totalmente, costituendo un incredibile tesoro, di cui resta solo testimonianza fotografica (<a title=\"Fig. 4. Don Camillo Barbavara, Manta della Madonna del Vessillo, 1632, oro, smalto e gemme, Piazza Armerina, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din4.jpg\">Fig. 4<\/a>), anche la preziosissima copertina di immagine sacra capolavoro dell\u2019oreficeria siciliana \u00e8 stata rubata e solo pochi frammenti sono stati recuperati, triste segno dello smembramento dell\u2019opera<sup><a href=\"#footnote_10_276\" id=\"identifier_10_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">11<\/a><\/sup>. Per la diffusione della devozione nei con\u00adfronti dell\u2019immagine \u00e8 significativo ricordare anche opere come il raro gruppo equestre in argento e bron\u00adzo dorato, raffigurante Ruggero a cavallo che scon\u00adfigge i Saraceni con in mano il vessillo della Madon\u00adna su cui riluce uno smalto dipinto raffigurante, ap\u00adpunto, la Madonna della Vittoria di Piazza Armerina, opera di abile argentiere siciliano del 1703, custodita nel tesoro della Cattedrale della citt\u00e0 (<a title=\"Fig. 5. Argentiere siciliano, Gruppo equestre con Ruggero a cavallo che sconfigge i Saraceni, 1703, argento, bronzo dorato e smalto, Piazza Armerina, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din5.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_11_276\" id=\"identifier_11_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, scheda n. II,110, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 260-261; M.C. Di Natale, Le comte Roger&hellip;, in Les Normands&hellip;, 2006, pp. 84-89; M.C. DI NATALE, Ruggero vittorioso sui saraceni, in La  Madonna delle Vittorie&hellip;, 2009, pp. 166-167.\">12<\/a><\/sup>. In Ruggero vie\u00adne esaltata la funzione di baluardo della fede. \u00c8 l\u2019em\u00adblematica rappresentazione della vittoria del bene sul male, lo stereotipo che analogamente si riscontra nell\u2019iconografia di San Giorgio<sup><a href=\"#footnote_12_276\" id=\"identifier_12_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la diffusione dell&rsquo;iconografia di San Giorgio in Sicilia cfr. M.C. DI NATALE, San Giorgio nella cultura artistica siciliana, in R. CEDRINI &ndash; M.C. DI NATALE, Il Santo e il drago, Caccamo 1993, pp. 46-154.\">13<\/a><\/sup>: l\u2019eroe vincitore che so\u00advrasta il malvagio sconfitto, mentre una vergine ispi\u00adratrice assiste il cavaliere. Il tema traslato adombra l\u2019intento religioso, anche se trae spunto da un perso\u00adnaggio storico sacralizzato e non direttamente dalla tradizione mistica. Il drago \u00e8 qui il Saraceno, fonte pa\u00adgana delle ostilit\u00e0 e delle avversit\u00e0, che tuttavia l\u2019eroe, secondo reminiscenze mitologiche, assistito dal\u00adla sfera divina, dalla Vergine Maria, riesce, sempre in virt\u00f9 della superiorit\u00e0 morale, a sconfiggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gioacchino Di Marzo nelle <em>Belle Arti in Sicilia<\/em> (1858-1862), sottolinea l\u2019importante funzione di divulga\u00adzione del Cristianesimo svolta dalle diverse immagi\u00adni su tavola dopo la conquista Normanna, mentre pri\u00adma era maggiormente diffuso l\u2019affresco<sup><a href=\"#footnote_13_276\" id=\"identifier_13_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, Delle Belle Arti in Sicilia, III voll., Palermo 1858-1862.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passa poi il Caietano a trattare di <em>Santa Maria di Ravenosa<\/em>, narrando come nell\u2019anno 1080 la Vergine ap\u00adparve al Conte Ruggero ancora una volta campione della fede cristiana, indicandogli dove avrebbe trovato acqua per le sue truppe mentre era impegnato nell\u2019assalto alla citt\u00e0, allora saracena, di Licata. \u201cIl grato Capitano per memoria del favore ricevuto, edi\u00adfic\u00f2 nel medesimo luogo un Tempio, e alla Vergine il consagr\u00f2, con far dipingere tutto il fatto nella mede\u00adsima Chiesa, la qual dipintura poi, per l\u2019antichit\u00e0, non poco scolorita, si rifece per non perdersi del tutto con l\u2019ingiuria del tempo\u201d<sup><a href=\"#footnote_14_276\" id=\"identifier_14_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 27.\">15<\/a><\/sup>. L\u2019inesorabile scorrere del tem\u00adpo distrugge anche i simboli pi\u00f9 significativi e pi\u00f9 importanti per la vita spirituale di diverse generazio\u00adni; l\u2019affresco con la Visione del Conte Ruggero \u00e8 an\u00addato perduto insieme alla Chiesa del Monastero del\u00adla Madonna del Fico, negli anni quaranta dell\u2019Otto\u00adcento, tuttavia, ancora oggi grazie agli studiosi del passato, se ne pu\u00f2 conservare la memoria e l\u2019imma\u00adgine attraverso l\u2019incisione, del volume del Caietano, di Giovanni Federico Greuter (<a title=\"Fig. 6. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria di Ravenosa, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din6.jpg\">Fig. 6<\/a>), ma non si ha pi\u00f9 traccia del tesoro che l\u00ec si era verosimilmente raccolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora ad un altro episodio della conquista normanna si le\u00adga poi la <em>Madonna<\/em><em> della Vittoria di Palermo,<\/em> che guid\u00f2 l\u2019esercito di Ruggero entro la citt\u00e0 attraverso la<strong> <\/strong>porta della Vittoria. Quivi fu edificata una Chiesa, e, co\u00adme narra il Caietano, vi si colloc\u00f2 \u201cl\u2019imagine della medesima Signora che stringe lo stendardo nelle ma\u00adni\u201d con un\u2019iscrizione che ricorda il miracoloso acca\u00adduto<sup><a href=\"#footnote_15_276\" id=\"identifier_15_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664. rist. anast. Palermo 1991, p. 29.\">16<\/a><\/sup>. Cos\u00ec la propone l\u2019incisione del libro del Caie\u00adtano (<a title=\"Fig. 7. Giuseppe Lentini, Madonna della Vittoria di Palermo, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din7.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il Mongitore nel suo <em>Palermo Divoto di Maria Vergine<\/em> e <em>Maria Vergine protettrice di Palermo, <\/em>fondamentale testo edito nel 1719, che testimonia la devozione mariana a Palermo, continuando la tradi\u00adzione degli analoghi scritti del XVII secolo, ritiene che quella della Vergine della Vittoria sia la prima im\u00admagine della Madonna venerata a Palermo<sup><a href=\"#footnote_16_276\" id=\"identifier_16_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo, II voll., Palermo 1719-1720.\">17<\/a><\/sup>. L\u2019affre\u00adsco, gi\u00e0 ritenuto perduto, \u00e8 stato recentemente recu\u00adperato e ci giunge frammentario, ridipinto nei seco\u00adli e fortemente ripreso nel Settecento, privato del suo originario aspetto. Si tratta della lunetta sita al di sopra della porta lignea da cui pass\u00f2 Ruggero, oggi at\u00adtigua ai locali dell\u2019Oratorio dei Bianchi, che \u00e8 stato restaurato dalla competente Soprintendenza e adibito ad ulteriore sede espositiva della Galleria Regionale del\u00adla Sicilia di Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_17_276\" id=\"identifier_17_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ave Maria&hellip;, 2003, p. 15.\">18<\/a><\/sup>. Anche per quest\u2019opera si \u00e8 perduta la memoria di eventuali monili donati nei secoli. Al Museo Diocesano di Palermo \u00e8 una tela di Antonino Manno raffigu\u00adrante la Madonna della Vittoria, gi\u00e0 nell\u2019omonima Chiesa di Palermo<sup><a href=\"#footnote_18_276\" id=\"identifier_18_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. SIRACUSANO, La pittura del Settecento in Sicilia, saggio introduttivo di A. Marabottini, Roma 1986, pp. 345, 348, 351, tav LXXXVI, Fig. 4.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di <em>Nostra Signora del Tindaro <\/em>(<a title=\"Fig. 8. Giovanni Federico Greuter, Nostra Signora del Tindaro, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din7a.jpg\">Fig. 8<\/a>)<em>,<\/em> il Caietano narra come il simulacro si trovasse sopra una na\u00adve e passando da quel sito, malgrado i venti favore\u00advoli, l\u2019imbarcazione non potesse pi\u00f9 muoversi finch\u00e9 non venne scesa la statua, che lasci\u00f2 impressa nella terra toccata una miracolosa impronta che fu con\u00adservata, \u201cincastrata in una tavoletta di marmo\u201d<sup><a href=\"#footnote_19_276\" id=\"identifier_19_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 31.\">20<\/a><\/sup>. La statua, posta nella Chiesa sul colle, era stata spostata pi\u00f9 volte nel nuovo oratorio appositamente rea\u00adlizzato, ma vi si ferm\u00f2 stabilmente solo quando vi fu portata con \u201cuna solenne processione\u201d. Il tema del\u00adle solenni processioni alla presenza ufficiale dell\u2019alto Clero e delle autorit\u00e0 cittadine, \u00e8 una significativa co\u00adstante che tende a rafforzare la credibilit\u00e0 delle tra\u00addizioni tramandate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano parla di una \u201cstatua di marmo\u201d della \u201cRe\u00adgina degli Angeli\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_276\" id=\"identifier_20_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">21<\/a><\/sup>, si tratta invece di una scultura li\u00adgnea databile tra l\u2019XI e il XII secolo, che \u00e8 stata re\u00adcentemente restaurata<sup><a href=\"#footnote_21_276\" id=\"identifier_21_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Nigra sum sed formosa. Madonna di Tindari. Iter di un restauro, a cura di G. Bonanno, Tindari 1996.\">22<\/a><\/sup>, non risultando pi\u00f9 nera, co\u00adme si riteneva fosse, anche in riferimento al <em>Cantico dei Cantici, (1, 6) Nigra sum,<\/em> ma che con rinnovata luce accoglie ancora i suoi fedeli (<a title=\"Fig. 9. Ignoto intagliatore, Madonna in trono con Bambino, XII - XIII sec., legno policromo, Tindari, Santuario.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din8.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricorda poi <em>Santa Maria di Nova Luce in Trapani, <\/em>(1211), sita gi\u00e0 sul muro di una porta della citt\u00e0 di Trapani, poi portata nella Chiesetta che da Lei pre\u00adse il nome della Madonna della Porta<sup><a href=\"#footnote_22_276\" id=\"identifier_22_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 33; O. CAIETANO, Vitae sanctorum siculorum, Panormi 1657, tomo II, p. 287; G.M. DI FERRO, Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani&nbsp; 1825, p. 256; V. FONTE, Storia della Chiesa di Maria SS. della Nuova Luce in Trapani, Trapani 1927, p. 72.\">23<\/a><\/sup>. Nel 1633 ven\u00adne trasferita nella Chiesa di San Giuliano, detta poi della Madonna di Nuova Luce, e oggi \u00e8 custodita nel vescovado di Trapani e considerata, dopo il recente restauro, opera degli inizi del XV secolo<sup><a href=\"#footnote_23_276\" id=\"identifier_23_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. NEGRI ARNOLDI, Museo Nazionale Pepoli. IV Mostra di opere restaurate, Trapani 1969, p. 7; V. SCUDERI, Arte medievale nel trapanese, Trapani 1978, p. 97.\">24<\/a><\/sup>. Nel volu\u00adme di Caietano \u00e8 illustrata da una incisione di Gio\u00advanni Federico Greuter (<a title=\"Fig. 10. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria di Nuova Luce in Trapani, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din9.jpg\">Fig. 10<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dilunga poi a trattare di <em>Nostra Signora di Trapani <\/em>(1250) (<a title=\"Fig. 11. Giovanni Federico Greuter, Nostra Signora di Trapani, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din9a.jpg\">Fig. 11<\/a>). Gi\u00e0 nel primo capitolo il Caietano aveva no\u00adtato come \u201cnel monte Erice, oggi detto Monte di Tra\u00adpani, antichissima Citt\u00e0 perch\u00e9 v\u2019era nella parte d\u2019O\u00adriente eretto gi\u00e0 ab antiquo un tempio a Venere Ericina, eressero i fedeli all\u2019incontro dalla parte d\u2019occi\u00addente una Chiesa alla purissima Vergine, accioch\u00e9 con la purit\u00e0 di questa, s\u2019andassero distaccando gli amatori dell\u2019impudicitia, da quello\u201d<sup><a href=\"#footnote_24_276\" id=\"identifier_24_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 11.\">25<\/a><\/sup>. La stessa tema\u00adtica viene ripresa da Vincenzo Nobile nel suo <em>Tesoro Nascoso<\/em> del 1698 che, a proposito della Madonna di Trapani, scrive: \u201cNella citt\u00e0 d\u2019Afrodisio trasse i suoi natali Venere, che per\u00f2 a lei fu consacrata l\u2019isola di Cipro\u201d, \u201chor in detta isola fu scolpita la divotissima immagine in un castello di nome Enditet\u201d, \u201cParte del\u00adla terra di Venere scolp\u00ec una Vergine per insegnarci che Dio dall\u2019incarnato del genere umano espresse una pi\u00f9 che Angela. Non istupisco pi\u00f9 di veder si bel\u00adla quest\u2019immagine, con sembrar idea di celeste pu\u00adrissima belt\u00e0, perch\u00e9 fu opposta alla falsa impura Dea di bellezza Venere da Gentili cotanto a Cipro vene\u00adrata. E se da Cipro si propag\u00f2 in Sicilia sul rinomato Monte Ericino la diabolica Venere&#8230; da Cipro an\u00adcora non tanto per accidente di fortuna, quanto per disegno del Cielo la sua origine riconobbe la sacro\u00adsanta Effigie che poi venne in Trapani dall\u2019orientali contrade, e dimorare volle a pie dell\u2019Erice a fine di abolire le vestigie di quell\u2019infame Nume de\u2019 Fedeli della Chiesa Romana, siccome fatto avea in quei del\u00adla Grecia. Elesse la Maestra dell\u2019Umilt\u00e0 il pie pi\u00f9 bas\u00adso del Monte per mostrar quanto odiasse la superbia, e le nebbie di quella maladorata sommit\u00e0\u201d<sup><a href=\"#footnote_25_276\" id=\"identifier_25_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso. Discoperto a&rsquo; tempi nostri dalla consacrata penna di D. Vincenzo Nobile trapanese. Cio&egrave; le gratie, glorie et eccellenze del Religiosissimo Santuario di Nostra Signora di Trapani, ignorate fin&rsquo; hora da tutti, all&rsquo;orbe battezzato fedelmente si palesano, Palermo 1698. Cfr. anche M.C. DI NATALE, &ldquo;Coll&rsquo;entrar di Maria entraron tutti i beni nella citt&agrave;&rdquo;, in Il tesoro nascosto&hellip;, 1995, pp. 12-45.\">26<\/a><\/sup>. Il Nobi\u00adle fa dunque riferimento all\u2019\u201cumilt\u00e0\u201d, attributo del\u00adla Madonna divenuto peraltro diffuso tema icono\u00adgrafico che trova, nella tavola della Madonna dell\u2019Umilt\u00e0 di Bartolomeo da Camogli del 1346 della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, proveniente dalla Basilica di San Francesco d\u2019Assisi di Palermo, significativo esempio<sup><a href=\"#footnote_26_276\" id=\"identifier_26_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. PAOLINI, Pittori genovesi in Sicilia: rapporti tra le culture ligure e siciliana, in Genova e i genovesi a Palermo, Atti delle manifestazioni culturali tenutesi a Genova (13 dicembre 1978\/13 gennaio 1979), Genova 1980.\">27<\/a><\/sup>. La Ma\u00addonna, dipinta dal pittore ligure alla fine del Trecento, si presenta seduta umilmente sul pavimento e non su ricchi cuscini o troni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua il Nobile a proposito delle origini della Ma\u00addonna di Trapani: \u201cL\u2019immagine rimase in Cipro ri\u00adverita dal 733, in quell\u2019anno fu scalpellata, fino al&#8230; 1130\u201d e \u201cda Cipro nel 1130 all\u2019incirca fu l\u2019Immagi\u00adne trasportata dalli templari nella Palestina\u201d<sup><a href=\"#footnote_27_276\" id=\"identifier_27_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">28<\/a><\/sup>, da do\u00adve la tradizione vuole che provenisse alla citt\u00e0 di Tra\u00adpani, dalla Terra Santa dopo la conquista del 1187 da parte del \u201cSaladino Soldano d\u2019Egitto\u201d, secondo quan\u00adto scrive nel 1634 Padre Giovanni Manno Carmeli\u00adtano della citt\u00e0 di Trapani, nella sua <em>Breve descrittione dell\u2019effigie della Gloriosissima sempre Vergine Ma\u00addre di Dio Signora Nostra<\/em><sup><a href=\"#footnote_28_276\" id=\"identifier_28_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. G. MANNO, Breve descrittione dell&rsquo;effigie della Gloriosissima sempre Vergine Ma&shy;dre di Dio Signora Nostra&hellip;, Palermo 1634.\">29<\/a><\/sup><em>.<\/em> Affine a quanto narra il Manno \u00e8 la tradizione riportata da Caietano che scri\u00adve: \u201cAdunque nel predetto tempo era nella Siria un Cavaliere Italiano dell\u2019Ordine dei Templari, il quale tenea il governo di una Chiesa, dove si riveriva quel\u00adla  Imagine o Statua della Regina de\u2019 Cieli&#8230; Questi si chiamava Guerregio\u2026 antivedendo le future vit\u00adtorie de\u2019 Saraceni, concep\u00ec ragionevolissimo timore, che la  Sacra Statua della Gloriosissima Vergine a lui raccomandata, fosse per venire in potest\u00e0 di quei ne\u00admici di Christo&#8230; e per\u00f2 volle toglierla dalle mani di quelli, e ponendola bene acconcia in cassa di tavole strettamente commesse, l\u2019invi\u00f2 verso paesi pi\u00f9 for\u00adtunati&#8230; verso Pisa citt\u00e0 nobile d\u2019Italia dove era na\u00adto il Cavaliere. Ma il Cielo e il mare, i venti, e maggiormente la medesima Regina, e Stella del Mare, e delle tempeste favorirono la nostra Isola di Sicilia&#8230; Rinforzando la medesima tempesta&#8230; fu mestiere&#8230; far getto delle mercantie&#8230; le quali&#8230; si scaricavano, non molto lungi dalla Citt\u00e0&#8230; Attendevano al predetto luogo alla pesca&#8230; alquanti pescatori, li quali ve\u00addendo venire a galla una cassa&#8230; la tirarono alla spiag\u00adgia&#8230; dove avendo trovato una bellissima Statua di marmo bianco della Regina de\u2019 Cieli, non \u00e8 credibi\u00adle con quanta letizia accolsero un tanto Tesoro, sti\u00admandosi, con tal dono venutogli dal Cielo, assai pi\u00f9 ricchi di quello, che avrebbero potuto sperare da qua\u00adlunque altra pretiosa mercantia\u201d<sup><a href=\"#footnote_29_276\" id=\"identifier_29_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 37-38.\">30<\/a><\/sup>. Viene qui dunque espresso il concetto di \u201ctesoro\u201d che per i Trapanesi fu quella Madonna, come sottolinea ancora Vincen\u00adzo Nobile: \u201cOspite gloriosa vi riceviamo tutti nel pet\u00adto, ogniun vi saluta de\u2019 Trapanesi, perch\u00e9 a tutti loro voi portate la salute, e tutti i tesori, cio\u00e8 voi medesi\u00adma, che siete quel tesoro fin hora nascoso, pi\u00f9 ricco di tutti i tesori della terra, che senza di voi nulla vagliono\u201d. E ancora il Nobile scrive, ribadendo i con\u00adcetti precedentemente espressi: \u201cIn questo mar di Trapani finser i Gentili esser nata Venere\u201d<sup><a href=\"#footnote_30_276\" id=\"identifier_30_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">31<\/a><\/sup>. Cos\u00ec Ma\u00adria, che viene a sostituire e a soppiantare il culto di Venere, fu poi assimilata, secondo la tradizione cri\u00adstiana, al Sole e alla Luna. Cos\u00ec Nobile: \u201cdisciusa la cassa o che tesoro rinvennero\u2026 una Luna s\u00ec vaga, un Sole s\u00ec bello\u201d<sup><a href=\"#footnote_31_276\" id=\"identifier_31_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">32<\/a><\/sup>. Gi\u00e0 peraltro, precedentemente, era\u00adno stati sottolineati dallo stesso Nobile altri titoli mariani: <em>Regina Coeli, Stella maris.<\/em> La stella compare sull\u2019omero della Madonna in numerose tavole tardo-trecentesche d\u2019importazione pisana, in Sicilia e a Pa\u00adlermo in particolare. Non a caso per quella repub\u00adblica marinara la Madonna era la guida delle lunghe rotte navali. Si ricorda, ad esempio, il trittico del\u00adla Madonna con il Bambino e Santi di Turino Vanni della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis della fine del Trecento<sup><a href=\"#footnote_32_276\" id=\"identifier_32_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, La pittura pisana del Trecento e dei primi del Quattrocento in Sicilia, in Immagini di Pisa a Palermo, Atti del convegno, Palermo 1983, pp. 267-334.\">33<\/a><\/sup>.\u00a0 Il racconto del Caietano sulla Madonna di Trapani cos\u00ec prosegue: \u201cessendosi divulgata per tutto la fama della ritrovata Imagine, corse a gara la frequenza de\u2019 popoli a riverirla, ne senza gran miracoli operati\u2026 Per\u00f2 i cittadini deliberarono di condurla dentro alla Citt\u00e0; onde posero all\u2019ordine un Carro, sul quale alcuni ve\u00adnerandi Sacerdoti&#8230; agiatamente la collocarono\u201d<sup><a href=\"#footnote_33_276\" id=\"identifier_33_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 39.\">34<\/a><\/sup>. Ri\u00adtorna sempre la solennit\u00e0 del trasporto di questi si\u00admulacri alla presenza del Clero ufficiale e in grande processione. \u201cIn arrivando al luogo, dove \u00e8 la Chie\u00adsa della Santissima Vergine sotto il titolo dell\u2019Annunziata, hoggi da tanto tempo in qua la posseggo\u00adno i Padri Carmelitani, s\u2019arrestarono i buoi che tira\u00advano la carretta, e in tal guisa fermarono i piedi nel suolo, che ne a forza di gridi ne di bastoni&#8230; potero\u00adno essere rimossi dal luogo. Si avvisarono all\u2019hora i Cittadini, che la Signora, di cui si portava l\u2019effigie\u2026 in quella Chiesa volesse albergare&#8230; nella predetta Chiesa divotamente l\u2019accomodarono, e arrivato in\u00adtanto a Trapani il padrone della nave, che portava la Santa Imagine per la citt\u00e0 di Pisa, uditi i maravigliosi prodigi accaduti, fu forzato a lasciarla nella prefata Chiesa dell\u2019Annunziata\u201d<sup><a href=\"#footnote_34_276\" id=\"identifier_34_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">35<\/a><\/sup>. Quest\u2019ultimo episodio \u00e8 riferito diversamente dal Nobile che narra come il Guerreggio rivendicasse a s\u00e9 la statua, ma la nave non riusciva a partire da Trapani fino a quando egli non decise di lasciarvi la statua per farla imbarcare su al\u00adtra nave. A Trapani si ebbe allora quasi una rivolta popolare cosicch\u00e9 il Senato affid\u00f2 la statua ad un car\u00adro di buoi, che non si diressero verso il mare, ma verso la campagna<sup><a href=\"#footnote_35_276\" id=\"identifier_35_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">36<\/a><\/sup>. Significativo \u00e8 ancora quanto il Nobile poeticamente scrive del carro di Maria: \u201cO simile all\u2019Orsa celeste, detta dagli astrologi comunemente carro stel\u00adlato. O simile al profetico carro d\u2019Ezechiello guida\u00adto da quattro animali, o simile al carro solare, dentro cui sta la Vergine, regendo a guisa d\u2019un Santificato Fetonte, potendosi quella campagna, per dove pas\u00adsava intitolar un nuovo epiciclo, giacch\u00e9 ivi si vide stazionario col suo carro il Sole\u201d<sup><a href=\"#footnote_36_276\" id=\"identifier_36_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">37<\/a><\/sup>. Ancora una volta, mondo pagano e cristiano si fondono ponendosi l\u2019u\u00adno come \u201csantificata\u201d continuazione dell\u2019altro. No\u00adbile peraltro conosce bene le simili narrazioni, rela\u00adtive ad altre miracolose immagini, e ricorda ad esem\u00adpio quanto riporta il \u201cSamperio\u201d<sup><a href=\"#footnote_37_276\" id=\"identifier_37_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. SAMPERI, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina divisa in cinque li&shy;bri, ove si ragiona delle imagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Tempii, e Cappelle pi&ugrave; famose della citt&agrave; di Messina, delle loro Origini, fondazioni e sin&shy;golari avvenimenti con alcune digressioni sulle perso&shy;ne segnalate nelle virt&ugrave; appartenenti a quel luogo, di cui si fa menzione, Messina 1644.\">38<\/a><\/sup> a proposito dell\u2019immagine della Vergine del Monastero di Santa Ma\u00adria La Scala di Messina, che verr\u00e0 ricordata pure dal Caietano. A proposito poi della scelta della Chiesa dell\u2019Annunziata, Nobile sottolinea \u201cquanto ama Ma\u00adria i Carmelitani\u201d, predisponendo \u201cche venisser pri\u00adma di lei dall\u2019istessa Terra Santa, dove ancor ella si ritrovava, per apparecchiare i figli alla Madre il luo\u00adgo. E fu convenevole, che si gran gioia ad altri non si consegnasse che alli Carmelitani, per la loro religio\u00adne \u00e8 stata sempre fidelissima, depositarla delle im\u00admagini pi\u00f9 miracolose di Maria\u201d<sup><a href=\"#footnote_38_276\" id=\"identifier_38_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">39<\/a><\/sup>. Il Nobile parago\u00adna poi ancora Maria ad un\u2019altra Dea pagana, Diana, riproponendo peraltro il riferimento alla luna, cos\u00ec come aveva gi\u00e0 fatto per il sole, entrambi ricordati attributi mariani: \u201csiccome Diana sedendo nei bivij drizzava coloro, che passavan per col\u00e0, per qual delli due sentieri incaminar si dovessero per non errare, cos\u00ec vi metteste voi nella pubblica strada per istra\u00addarci al Paradiso\u201d<sup><a href=\"#footnote_39_276\" id=\"identifier_39_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fede, devozione, leggenda e tradizione si legano sem\u00adpre ai culti dei grandi Santuari e quello della Ma\u00addonna di Trapani, attraverso i secoli, diviene fulcro di circolazione di fede e cultura, simbolico elemen\u00adto catalizzatore di pellegrinaggi, indubbiamente tra l\u2019altro favorendo artigianato e commercio, significa\u00adtiva fonte di ricchezza per la citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notava, infatti, il Nobile come \u201cnon viene in Trapa\u00adni forestiero che non riporti seco alla patria qualche statuetta o di corallo o d\u2019alabastro di Nostra Signo\u00adra per provvedere alla devotione sua e de\u2019 paesani. Vi \u00e8 perci\u00f2 un\u2019honoratissima maestranza d\u2019eccel\u00adlentissimi scultori&#8230; insigni nel lavoro dell\u2019arte loro, cio\u00e8 di scarpellare coralli\u201d<sup><a href=\"#footnote_40_276\" id=\"identifier_40_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. NOBILE, Il tesoro nascoso&hellip;, 1698.\">41<\/a><\/sup>. Emblematico \u00e8 a tal pro\u00adposito il capezzale con al centro la  Madonna di Tra\u00adpani in corallo del Museo Regionale Pepoli (<a title=\"Fig. 12. Maestranze trapanesi, Capezzale con Madonna di Trapani, inizi sec. XVIII, rame dorato, corallo, argento, madreperla, Trapani, Museo Pepoli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din10.jpg\">Fig. 12<\/a>). Verosimilmente \u00e8 l\u2019opera che venne donata a Vittorio Amedeo di Savoia nel 1713, in oc\u00adcasione della sua incoronazione a Re di Sicilia nella Cattedrale di Palermo, ideata da Paolo o Giacomo Amato, architetti del Senato palermitano<sup><a href=\"#footnote_41_276\" id=\"identifier_41_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, scheda n. 55, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 509-510, che riporta la precedente bibliografia.\">42<\/a><\/sup>. Innume\u00adrevole \u00e8 poi il numero delle copie della Madonna di Trapani, di dimensioni diverse sia in marmo, sia in alabastro, sia in avorio, presenti non solo in Sicilia, ma anche ben oltre i confini dell\u2019isola<sup><a href=\"#footnote_42_276\" id=\"identifier_42_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CASSATA, Le copie &ldquo;piccole e preziose: della Madonna di Trapani&rdquo;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra (Trapani &ndash; Museo Regionale &ldquo;A. Pepoli&rdquo;, 15 febbraio &ndash; 30 settembre 2003),&nbsp; a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, pp. 109-114, che riporta la precedente bibliografia. Si veda anche B. MONTEVECCHI, Note su alcune opere trapanesi nelle Marche, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento: un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, Atti del Convegno Internazionale di Studi, a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 253-260.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei diversi racconti, appare pressoch\u00e9 costante del\u00adla tradizione il rapporto con la citt\u00e0 di Pisa, lasciando supporre che anche la scultura della Madonna di Trapani s\u2019inserisca nel flusso migratorio d\u2019importa\u00adzione di opere richieste dai committenti pisani, che avevano i loro centri commerciali nella Sicilia occi\u00addentale e che a Palermo, come a Trapani, facevano giungere non solo mercanzie, ma anche opere d\u2019ar\u00adte. Gi\u00e0 quel grande studioso d\u2019arte siciliana che fu Gioacchino Di Marzo notava a proposito del simu\u00adlacro che \u201cdicesi col\u00e0 venuto su nave pisana nel 1291, ond\u2019\u00e8 pi\u00f9 agevolmente a tenerlo siccome opera di pi\u00adsana scultura\u201d<sup><a href=\"#footnote_43_276\" id=\"identifier_43_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, Palermo 1880-1883.\">44<\/a><\/sup>. La statua dovette giungere a Trapani tra il 1332, data della costruzione della Chiesa tre\u00adcentesca dell\u2019Annunziata, e il 1363, anno in cui Federico III d\u2019Aragona concesse alla Chiesa un privi\u00adlegio<sup><a href=\"#footnote_44_276\" id=\"identifier_44_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. SCUDERI, La Madonna di Trapani, in Il tesoro nascosto&hellip;, 1995, pp. 46-60.\">45<\/a><\/sup>. L\u2019opera \u00e8 ormai concordemente attribuita a Ni\u00adno Pisano che muore nel 1368 (<a title=\"Fig. 13. Nino Pisano, Statua della Madonna, Trapani, Santuario dell\u2019Annunziata. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din11.jpg\">Fig. 13<\/a>). Nei secoli si \u00e8 raccolto intorno alla Madonna di Trapani un vero tesoro di gioielli donati da re, vicer\u00e9, regine, vicere\u00adgine, cardinali, vescovi, alti prelati e ricchi borghesi,\u00a0 gi\u00e0 in parte segnalati dal Nobile, che costituiscono non solo testimonianza significativa della fede e della devozione del popolo siciliano, ma sono segno tangibile anche dell\u2019alto livello artistico raggiunto dai mae\u00adstri orafi isolani (<a title=\"Fig. 14. Incisore trapanese della prima met\u00e0 del XIX secolo, la Madonna di Trapani ornata con gioielli donati dai fedeli, Palermo, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din12.jpg\">Fig. 14<\/a>). Proprio il tesoro della Madonna di Trapani ha costituito, infatti, uno dei tasselli fondamentali per la ricostruzione dell\u2019oreficeria siciliana<sup><a href=\"#footnote_45_276\" id=\"identifier_45_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I gioielli della Madonna di Trapani, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 63-82; Il tesoro nascosto&hellip;, 1995, passim. Cfr. pure M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, 2000, II ed. 2008.\">46<\/a><\/sup>. Il Tesoro \u00e8 diviso tra il Museo Regionale Pepoli, dove \u00e8 rimasto in esposizione permanente dopo la mostra del 1995, e il santuario dei Padri Carmelitani, che conserva solo una piccola parte celata alla confisca dovuta alle leggi sulla soppressione dei beni degli ordini monastici del 1866 e che fu esposto solo in occasione della ricordata mostra. Certo i monili sopravvissuti sono solo una parte molto esigua del ricchissimo tesoro della Madonna di Trapani di cui forniscono dettagliate notizie gli inventari minuziosamente redatti dai Padri Carmelitani<sup><a href=\"#footnote_46_276\" id=\"identifier_46_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Il tesoro nascosto&hellip;,&nbsp; 1995, pp. 248-279.\">47<\/a><\/sup>. La raccolta presenta tuttavia numerosi preziosi gioielli dal XVI al XIX secolo dalle pi\u00f9 svariate tipologie (catene, bracciali, pendenti, collane, <em>agnus dei<\/em>, pietre stregonie etc.), tra cui emergono quelli ornati con coralli e smalti policromi affini all\u2019analoga produzione dei maestri corallari del XVI e XVII secolo. Le caratteristiche della lavorazione dello smalto nelle cornici di rame dorato dei capezzali in corallo realizzati dalla maestranza trapanese sono state, infatti, un punto di riferimento fondamentale per l\u2019analoga produzione in oro smalto e corallo degli orafi trapanesi. Le tipologie tecniche e stilistiche della lavorazione delle prime non solo hanno consentito di individuare le realizzazioni degli altri, ma anche di evidenziare elementi comuni in tutta l\u2019oreficeria siciliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1693 fu fatta realizzare un\u2019immagine della citt\u00e0 di Trapani in argento da Don Marcello Sieripepoli e Carafa, destinata ad essere posta alla base della sta\u00adtua della Madonna (<a title=\"Fig. 15. Argentiere siciliano, La citt\u00e0 di Trapani (part.), 1693, Trapani, Santuario dell\u2019Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din13.jpg\">Fig. 15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_47_276\" id=\"identifier_47_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda II,20, in Il Tesoro nascosto&hellip;, 1995, pp. 215-216.\">48<\/a><\/sup>. Si evidenzia cos\u00ec da un lato la de\u00advozione dei cittadini, cui corrispondeva dall\u2019altro la particolare protezione della Vergine. Immagini del\u00adla Madonna con il Bambino, che sovrastano la citt\u00e0 che proteggono, sono diffuse in Sicilia, come ad esem\u00adpio, la  Madonna e Santi con la veduta di Palermo, ta\u00advola dipinta da Mario di Laurito oggi al Museo Dio\u00adcesano<sup><a href=\"#footnote_48_276\" id=\"identifier_48_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2006, II ed. 2010.\">49<\/a><\/sup>. L\u2019opera, che venne commissionata dal Senato della citt\u00e0 come ex voto perch\u00e9 Palermo era stata risparmiata dall\u2019epidemia che aveva colpito Messina e altri centri dell\u2019Isola, presenta intorno al\u00adla Vergine con il Bambino Santi patroni e protettori contro la peste e fu portata solennemente nella chie\u00adsa di Santa Venera il 26 luglio 1530, come informa il Manganante nel suo <em>Sacro Teatro palermitano,<\/em> mano\u00adscritto della prima met\u00e0 del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_49_276\" id=\"identifier_49_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. MANGANANTI, Sacro teatro palermitano cio&egrave; notizie delle chiese tanto dentro tanto fuori le porte della citt&agrave; come anco delle antiche distrutte, co&rsquo; loro tumoli, tabelle, iscrizioni ed alcune lapidi sepolcrali, parte raccolte da diversi scrittori, e parte osservate, (1693 ca.), ms. del XVII sec. della Biblioteca Comunale di Palermo ai segni QqD12.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano accenna anche alla <em>Madonna della Visitazione di Enna<\/em> che si pone a sostituzione del culto della Dea pagana Cerere (<a title=\"Fig. 16. Giovanni Federico Greuter, Cerere, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din14.jpg\">Fig. 16<\/a>). Scrive in proposito: \u201cDi pi\u00f9 in Enna, ora detta Castrogiovanni, citt\u00e0 molto no\u00adbile, e famosa, v\u2019era un celebre tempio dedicato alla favolosa Dea Cerere, inventrice, come si crede, del tormento, le cui rovine giacciono nella Montagna ver\u00adso Levante. Hor li novelli Christiani ivi, per contra foco, fabricarono un ampio Oratorio alla Gran Ma\u00addre del Mistico tormento: e pure con tal rimedio non cadde del tutto estinta la superstizione. Restava an\u00adcora nelle insegne della citt\u00e0 dipinta Cerere col soli\u00adto adornamento di sue spighe. Di pi\u00f9 l\u2019avanzo di quell\u2019antico tempio, quantunque distrutto, sollecitava gli animi de\u2019 mal fondati nella Fede, e si celebrava da al\u00adtri nel mese di Luglio la costumata festa a Cerere. E perci\u00f2 il Clero, gli Officiali della Citt\u00e0 rivolti alla no\u00advella Cerere, che porse il pane del Cielo, le istituiro\u00adno solennissima festa da celebrarsi ogni anno nel se\u00adcondo giorno di Luglio, accresciuta da una divota, e pomposa processione, nella quale si conducesse la  Statua della Santissima Vergine dalla Chiesa Mag\u00adgiore alla Chiesa di Portosalvo, quella situata nella parte estrema della Citt\u00e0 verso Levante, questa nel\u00adl\u2019opposta parte verso ponente. Oltre a ci\u00f2 scancella\u00adrono la falsa Dea dalle insegne, riponendoci invece di quella, l\u2019Imagine della Vergine, e in tal guisa spen\u00adsero affatto la superstitione, onde si fattamente<strong> <\/strong>era fomentata l\u2019idolatria\u201d<sup><a href=\"#footnote_50_276\" id=\"identifier_50_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 11.\">51<\/a><\/sup>. Scrive in proposito il Littara nel suo manoscritto <em>Hennensis Historiae<\/em> del 1588: \u201cun tempo ad Enna si fu soliti coniare monete che mostravano sul recto l\u2019effigie di Cerere e sul verso una spiga di grano&#8230; Queste monete erano denomi\u00adnate ennesi&#8230; proprio da esse sin dai tempi antichi, si ricavarono le insegne della citt\u00e0 e&#8230; esse rappre\u00adsentano appunto Cerere vicino la base del castello fornito di tre torri (con cui si allude ai tre Valli dell\u2019isola) sovrastate in cima dall\u2019immagine della gloriosa Vergine, affinch\u00e9, come &#8230; Enna si diceva sacra a Ce\u00adrere, cos\u00ec essa, subentrata la religione cristiana, vota\u00adta ad uno stato pi\u00f9 felice, si mostrasse dedicata alla Vergine Madre di Dio\u201d<sup><a href=\"#footnote_51_276\" id=\"identifier_51_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. LITTARA, Hennensis Historiae libri duo, ms. del 1588 della Biblioteca Comunale di Enna ai segni&nbsp; En 1-2-99 si riporta la trascrizione di R. Lombardo. Esiste un&rsquo;altra copia manoscritta presso la Biblioteca Comunale di Palermo Historia Hennensis ai segni QqD66f.\">52<\/a><\/sup>. Il pi\u00f9 antico stemma citta\u00addino divenne anche il simbolo della Collegiata di En\u00adna. Cos\u00ec, mentre in alcune suppellettili liturgiche, co\u00adme l\u2019ostensorio architettonico di Paolo Gili (1534), compaiono separatamente in tre scudi diversi il Ca\u00adstello di Enna, le tre spighe e la Madonna, in altre successive si pu\u00f2 vedere la Madonna raffigurata sul Castello turrito nell\u2019atto di reggere in mano tre spi\u00adghe, elemento primario dell\u2019iconografia di Cerere, come ad esempio nella Croce reliquiaria (<a title=\"Fig. 17. Scipione Di Blasi, 1573-77, base della Croce reliquiaria, argento sbalzato e cesellato, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din15.jpg\">Fig. 17<\/a>) e nel Reli\u00adquiario a braccio di San Martino di Scipione di Blasi (1573-1577) (<a title=\"Fig. 18. Scipione Di Blasi, 1573-77, Reliquiario a braccio di San Martino (part.), argento sbalzato e cesellato, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din16.jpg\">Fig. 18<\/a>), nella mazza del capitolo (<a title=\"Fig. 19. Argentiere siciliano, Mazza del capitolo con la Madonna della Visitazione, XVII sec., argento sbalzato e cesellato, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din17.jpg\">Fig. 19<\/a>) e nella pace d\u2019argento del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_52_276\" id=\"identifier_52_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I monili della Madonna&hellip;, 1996, pp. 13-31, che riporta la precedente bibliografia.\">53<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 20. Argentiere siciliano, Pace, XVII sec., argento sbalzato e cesellato, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din18.jpg\">Fig. 20<\/a>). Significativa com\u00adpresenza poi in una stessa opera dell\u2019immagine del\u00adla  Madonna con il Bambino sul Castello, con le spi\u00adghe in mano, e di Cerere con spighe e cornucopia, offrono i candelieri di Nibilio Gagini del 1596 (<a title=\"Fig. 21. Nibilio Gagini, Candeliere (part.), argento sbalzato e cesellato, 1596, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din19.jpg\">Figg. 21<\/a> e <a title=\"Fig. 22. Nibilio Gagini, Candeliere (part.), argento sbalzato e cesellato, 1596, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din20.jpg\">22<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_53_276\" id=\"identifier_53_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">54<\/a><\/sup>. Ecco dunque trionfalmente effigiate, entro ghirlande, in opere d\u2019arte sacra, destinate ad ornare l\u2019altare cri\u00adstiano, le figure della dea pagana Cerere e della Ver\u00adgine Maria che simbolicamente le subentra nel cul\u00adto. Significativa appare in proposito la statuina della Vergine con il Bambino e la cornucopia, che rappre\u00adsenta la Provvidenza, della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, che ripropone proprio quel simbolo di abbondanza legato alla Dea pagana<sup><a href=\"#footnote_54_276\" id=\"identifier_54_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. GUTTILLA, Monumenti e mito. Cultura antiquariale, restauri e simbologie in Sicilia dalla seconda met&agrave; del &lsquo;500 alla fine del &lsquo;700 , in &ldquo;Restauro e societ&agrave;&rdquo;, n. 4, Palermo 1982, p. 22.\">55<\/a><\/sup>. Sulle vicende della devozione nei confronti della Ma\u00addonna della Visitazione di Enna \u00e8 esplicito Vincen\u00adzo Petroso che scrive nel 1795 le <em>Meditazioni per l\u2019Ottavario che si celebra in onore di Maria Santissima sot\u00adto il titolo della Visitazione<\/em> in occasione dell\u2019incoronazio\u00adne del simulacro della Madonna da parte del Capi\u00adtolo vaticano. Egli nota che \u201ccome facevano in onore di Cerere altre feste in luglio per esser ne\u2019 tempi della messe; cos\u00ec i lor nipoti adoratori del vero Dio scelsero il d\u00ec due Luglio dedicato alla gran Vergine vera apportatrice del celeste pane; qual \u00e8 il Divin Ver\u00adbo fatt\u2019Uomo\u201d<sup><a href=\"#footnote_55_276\" id=\"identifier_55_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PETROSO, Meditazioni per l&rsquo;Ottavario che si celebra in onore di Maria Santissima sotto il titolo della Visitazione nella Chiesa Collegiata di Castrogiovanni coronata dal R.mo Capitolo di S. Pietro in Vaticano in quest&rsquo;anno&hellip;, Roma 1795.\">56<\/a><\/sup>. Si ribadisce cos\u00ec lo stesso concetto gi\u00e0 espresso dal Caietano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Singolare \u00e8 il fatto che anche la statua della Madon\u00adna della Visitazione, pur dovendo raggiungere il cen\u00adtro della Sicilia pervenisse ad Enna attraverso i flut\u00adti del mare, quasi a simboleggiare la nascita di un nuovo credo o la rinascita spirituale di una gente, per l\u2019azione vitalizzante e purificatrice dell\u2019acqua. Fu co\u00ads\u00ec che nel 1412 una delegazione di notabili, religiosi e <em>mastri<\/em> si partirono da Enna alla ricerca di un si\u00admulacro degno della devozione dei cittadini. Secon\u00addo la tradizione essi lo trovarono a Venezia nella bot\u00adtega del maestro Alvise Gennazin, in Campo dei Frari, ne disposero l\u2019invio in Sicilia e tornarono, per al\u00adtra via, a dare la notizia del prossimo arrivo. La na\u00adve che doveva portare ad Enna la statua per una tem\u00adpesta affond\u00f2 e la cassa con la scultura si aren\u00f2 sul litorale di Messina, dove, raccolta da alcuni marinai, venne riposta nei depositi del porto. Giunse intanto ad Enna la notizia di tal straordinario ritrovamento e alcuni cittadini si recarono a Messina e, ricono\u00adsciuto il simulacro, lo riportarono nella loro citt\u00e0 in trionfo. La sacra immagine fu dunque, secondo la tradizione, posta su un carro trainato da giovenche alla volta di Enna. Non \u00e8 certo casuale che proprio ad Enna la statua di Cerere fosse portata in proces\u00adsione su bianche giovenche. Sempre in tema con l\u2019u\u00adsanza di trasformare eventi pagani in tradizioni di va\u00adlenze cristiane, \u00e8 ancora da notare come, in occasio\u00adne dell\u2019arrivo della statua ad Enna, non fossero riu\u00adsciti i notabili e gli alti prelati a sostenere il peso del sacro fercolo. Sopraggiunsero quindi i contadini del luogo, addetti in quel periodo alla mietitura delle messi, coperti solo da una camiciola leggera e bian\u00adca e con i piedi scalzi. Il nuovo simulacro venne cos\u00ec portato a spalla da quei giovani mietitori, detti, \u201cnudi\u201d, la cui presenza \u00e8 ancora oggi insostituibile nell\u2019annuale rievocazione dell\u2019ingresso in citt\u00e0, in oc\u00adcasione della festivit\u00e0 patronale<sup><a href=\"#footnote_56_276\" id=\"identifier_56_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I monili della Madonna&hellip;, 1996, p. 21.\">57<\/a><\/sup>. Cos\u00ec narra Vincen\u00adzo Petroso l\u2019episodio: \u201csi rese questa di peso enormissimo a\u2019 Nobili del pari, che Ecclesiastici, i quali l\u2019onore ambivano di portarla sulle spalle loro, e leggerissima a Villani. Per lo che rimasero questi sin d\u2019al\u00adlora in possesso di tanto onore, essendo ad ogniun di loro assegnato il posto per portarla nelle anzidette processioni, e passa da padre in figlio per eredit\u00e0 pi\u00f9 che un tesoro\u201d<sup><a href=\"#footnote_57_276\" id=\"identifier_57_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PETROSO, Meditazioni per l&rsquo;ottavario&hellip;, 1795.\">58<\/a><\/sup>. Ecco ritornare il concetto di \u201cte\u00adsoro\u201d riferito a simulacri mariani oggetto di grande devozione. I \u201cnudi\u201d vengono rifocillati ancora oggi in questa ricorrenza con i tipici \u201cmustazzola\u201d, parti\u00adcolari dolci che venivano distribuiti in occasioni del\u00adle festivit\u00e0 pagane dei <em>Cerealia.<\/em> Pi\u00f9 che i rappresen\u00adtanti della nobilt\u00e0 e del clero sono i lavoratori dei campi di grano, la cui coltivazione \u00e8 dovuta agli in\u00adsegnamenti della dea pagana, a farsi portatori del carro-fercolo, non pi\u00f9 di Cerere, ma di Maria, trasfe\u00adrendo a questa ormai la devozione, rendendo palese il grato assoggettamento della gente di Cerere, alla nuova Cerere, Maria, dispensatrice del salvifico nu\u00adtrimento spirituale. A proposito dei nudi scrive il Pe\u00adtroso: \u201cVann\u2019eglino vestiti d\u2019abito talare bianco di li\u00adno, di merletti guarnito, e di fettuccie, co\u2019 piedi ignu\u00addi, e con una santa allegrezza, che muove a tenera di\u00advozione. E qui si rifletta, che essendovi stata pria la superstiziosa statua di Cerere, con in mano un si\u00admulacro della Vittoria\u2026quegli onori, che facevansi gi\u00e0 pe\u2019 loro Antenati infedeli a quella Deit\u00e0 falsa, a Maria da lor si fanno vera Madre di Dio, lor Padro\u00adna, con in braccio non gi\u00e0 la falsa Vittoria, ma il ve\u00adro Vincitore della morte, del peccato e dell\u2019inferno\u201d<sup><a href=\"#footnote_58_276\" id=\"identifier_58_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PETROSO, Meditazioni per l&rsquo;ottavario&hellip;, 1795.\">59<\/a><\/sup>. E cos\u00ec non solo collegato il culto di Cerere a quello di Maria, ma si considera l\u2019immagine di Cristo, co\u00adme quella dell\u2019unica e vera vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come le tavole delle venerate Madonne erano spes\u00adso ricoperte di <em>mante<\/em> d\u2019argento e talora persino d\u2019o\u00adro, smalti e gemme, reminescenza delle preziose \u201crize\u201d che rivestivano le icone bizantine, come la gi\u00e0 ri\u00adcordata Madonna del Vessillo di Piazza Armerina, cos\u00ec le statue venivano incoronate da preziose coro\u00adne. La scultura lignea della Madonna della Visitazione di Enna (<a title=\"Fig. 23. Madonna della Visitazione, scultura lignea policroma, Enna, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din21.jpg\">Fig. 23<\/a>) fu ornata nel 1653 da una splendida corona di smalti e gemme policrome, massimo esempio dello sfarzo cromatico dell\u2019oreficeria sici\u00adliana barocca, realizzata ad Enna dagli orafi paler\u00admitani Leonardo e Giuseppe Montalbano e Miche\u00adle Castellani (<a title=\"Fig. 24. Leonardo e Giuseppe Montalbano e Michele Castellani, 1653, corona della Madonna della Visitazione, oro, smalti e gemme, Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din22.jpg\">Fig. 24<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_59_276\" id=\"identifier_59_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I monili della Madonna&hellip;, 1996, pp. 39-46.\">60<\/a><\/sup>. Vincenzo Petroso cos\u00ec la descrive: \u201csu\u00adperba corona di oro di tanti castoni composta, quan\u00adti sono i di lei Misteri, espressi tutti in vivaci smalti, e contornati ed adorni di grossi brillanti, e d\u2019altre pie\u00adtre rare e preziose\u201d<sup><a href=\"#footnote_60_276\" id=\"identifier_60_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PETROSO, Meditazioni per l&rsquo;ottavario&hellip;, 1795.\">61<\/a><\/sup>. La corona reca infatti in smalti raffigurate scene dei Misteri gaudiosi e gloriosi: l\u2019An\u00adnunciazione, la  Visitazione, l\u2019Adorazione dei Pasto\u00adri, l\u2019Adorazione dei Magi, la Disputa con i Dottori e la Resurrezione, accompagnati da altrettanti puttini alati, smaltati di bianco con la legenda della relativa scena (<a title=\"Fig. 25. Leonardo e Giuseppe Montalbano e Michele Castellani, 1653, corona (part. Annunciazione), Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din23.jpg\">Figg. 25<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 26. Leonardo e Giuseppe Montalbano e Michele Castellani, 1653, corona (part. Adorazione dei Pastori), Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din24.jpg\">26<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 27. Leonardo e Giuseppe Montalbano e Michele Castellani, 1653, corona (part. Adorazione dei Magi), Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din25.jpg\">27<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 28. Leonardo e Giuseppe Montalbano e Michele Castellani, 1653, corona (part. Disputa con i Dottori), Enna, Tesoro della Chiesa Madre, Museo Alessi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din26.jpg\">28<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_61_276\" id=\"identifier_61_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la corona della Madonna della Visitazione di Enna cfr. E. MAUCERI, Le oreficerie della Chiesa Madre di Castrogiovanni, in &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, anno XVII, 1914, pp. 379-81; M. ACCASCINA, Oreficeria&hellip;, in &ldquo;Dedalo&rdquo;, fasc. III, a. XI, agosto 1930; C. SCARLATA, Le oreficerie della Chiesa Madre di Enna, tesi di laurea, relatore prof. S. Bottari, Universit&agrave; degli studi di Catania, anno acc. 1952-53; M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974; M.C. DI NATALE, Le vie dell&rsquo;oro dalla dispersione alla collezione, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 22-44; M.C. DI NATALE, I monili della Madonna&hellip;, 1996, pp. 39-46; M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, 2000, II ed. 2009, pp. 133, 135.\">62<\/a><\/sup>. Oltre alla emblematica corona la Madonna della Visitazione di Enna ha raccolto nei secoli e conserva ancora in significativa parte un tesoro di monili, come lo splendido pellicano ornato dai caratteristici smalti siciliani e dalle screziature auree esposto al Museo Alessi e tanti altri importanti gioielli ancora gelosamente custoditi in banca, ma non negati alla indagine degli studiosi<sup><a href=\"#footnote_62_276\" id=\"identifier_62_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i gioielli della Madonna della Visitazione di Enna cfr. M. ACCASCINA, Oreficeria siciliana. Il tesoro di Enna, in &ldquo;Dedalo&rdquo;, fasc. III, anno XI, agosto 1930. Cfr. pure M.C. DI NATALE, I monili della Madonna&hellip;, 1996, che riporta la precedente bibliografia; Eadem, Gioielli&hellip;, 2000, II ed. 2008.\">63<\/a><\/sup>. Un&#8217;antica immagine fotografica mostra la statua ricoperta di tutti i monili donati dai fedeli nei secoli come ex voto (<a title=\"Fig. 29. La Madonna della Visitazione con i gioielli ex voto, Enna, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din27.jpg\">Fig. 29<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano peraltro tralascia di trattare \u201cdi altre mol\u00adte Chiese dedicate alla Vergine, a fine di scacciare dall\u2019isola lo scelerato culto della falsa Deit\u00e0\u201d, attestan\u00addone per contro la loro numerosa esistenza<sup><a href=\"#footnote_63_276\" id=\"identifier_63_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 12.\">64<\/a><\/sup>. Cos\u00ec ad esempio a Palermo si ha la sovrapposizione alla festa di Cerere di quella dell\u2019Assunzione di Maria, quan\u00addo, ancora nel XVII secolo, la processione dei devo\u00adti usava spingersi fino alla fonte di Mare Dolce, e cio\u00e8 in quello stesso sito, dove si celebrava la festivit\u00e0 di Cerere<sup><a href=\"#footnote_64_276\" id=\"identifier_64_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. CIACERI, Culti e miti nella storia dell&rsquo;antica Sicilia, Catania 1911, rist. anast. Catania 1993, p. 212.\">65<\/a><\/sup>. Una chiesa dedicata alla Vergine sostitu\u00ec a Bitalemi, alla foce del fiume Gela, in et\u00e0 cristiana il cul\u00adto delle divinit\u00e0 ctonie Demetra e Kore, mantenen\u00addo singolari analogie rituali<sup><a href=\"#footnote_65_276\" id=\"identifier_65_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. ORLANDINI, Lo scavo del tesmophorion di Bitalemi e il culto delle divinit&agrave; ctomie a Gela, in &ldquo;Kokalos&rdquo;, a. XII, 1966, pp. 8-35.\">66<\/a><\/sup>. La religione cristiana ten\u00adde sin dalle origini ad assimilare e trasformare, adattandoli alle nuove esigenze, culti cari alle genti del pas\u00adsato. Cos\u00ec proprio all\u2019immagine della Dea Egiziana Iside con in grembo il figlio Oro, che in area medi\u00adterranea continuer\u00e0 a sopravvivere anche dopo l\u2019av\u00advento della fede cristiana, si ispirano le prime raffi\u00adgurazioni della Madonna con il Bambino<sup><a href=\"#footnote_66_276\" id=\"identifier_66_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. LA MONICA, Sicilia misterica. Fondazioni e restauri di monumenti tra Rinascimento e Barocco, Palermo 1982.\">67<\/a><\/sup>. Ulteriore esempio fornisce lo stemma di Termini Imerese nel medaglione dell\u2019urna reliquiaria di Santa Basilla del\u00adla Chiesa Madre della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_67_276\" id=\"identifier_67_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I gioielli dell&rsquo;Immacolata segni di arte e devozione, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Ori e stoffe della Maggior Chiesa di Termini Imerese, Palermo 1997, pp. 13-38.\">68<\/a><\/sup>. Qui viene accompagnata la fi\u00adgura dell\u2019Immacolata a quella di San Calogero, che caratterizza lo stemma civico di Termini Imerese, in\u00adsieme al poeta Stesicoro con un libro in mano e a Ce\u00adrere con la cornucopia ricolma di spighe (<a title=\"Fig. 30. Didaco Russo, Urna di Santa Basilla, part. dello stemma con l\u2019Immacolata, 1720, argento sbalzato e cesellato, Termini Imerese, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din28.jpg\">Fig. 30<\/a>). Ec\u00adco cos\u00ec, ancora insieme, l\u2019Immacolata e Cerere. Il profondo sentimento religioso nei confronti dell\u2019Immacolata a Termini Imerese resta segnato dalla tappa fondamentale del 1624, ancora oggi ricordata non a caso da una lapide della Chiesa Madre, dove la cittadinanza apertamente dichiara \u201cperpetua de\u00advozione\u201d \u201call\u2019Immacolata Concezione di Maria\u201d<sup><a href=\"#footnote_68_276\" id=\"identifier_68_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">69<\/a><\/sup>. Dei primi anni del Seicento \u00e8 peraltro la statua marmo\u00adrea dell\u2019Immacolata, tutta avvolta in un ricco manto aureo, scosso da un palese fremito di arte barocca, inserita in un altare che altres\u00ec esprime le peculiari caratteristiche dell\u2019epoca nei suoi marmi <em>mischi,<\/em> ti\u00adpicamente siciliani, e nello scenografico paliotto dall\u2019esplicita simbologia mariana. Oggi oggetto di viva devozione \u00e8 l\u2019altra Immacolata della stessa Chiesa, la scultura lignea di Filippo Quattrocchi del 1799, ope\u00adra recentemente restaurata, ricca di doni ex voto, co\u00adme nella tradizione dei miracolosi simulacri mariani (<a title=\"Fig. 31. Filippo Quattrocchi, Immacolata, 1799, legno policromo, Termini Imerese, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din29.jpg\">Fig. 31<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_69_276\" id=\"identifier_69_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Cfr. pure A. CUCCIA, scheda III, 33, in Le Confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo. Storia e arte, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 1994, pp. 212-214.\">70<\/a><\/sup>. I monili del XVIII e XIX secolo offerti all\u2019Immacolata sono stati riuniti in pannelli destinati all\u2019esposizione nel Museo della Chiesa Madre di prossima apertura<sup><a href=\"#footnote_70_276\" id=\"identifier_70_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I gioielli&hellip;, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Ori e stoffe&hellip;, 1997, pp. 13-38.\">71<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le principali Cattedrali siciliane ove viene riveri\u00adta la  Santissima Vergine, Caietano ricorda ancora <em>Nostra Signora Santa Maria nella Chiesa Metropolitana di Palermo<\/em> (<a title=\"Fig. 32. Giovanni Federico Greuter, Nostra Signora Santa Maria nella Chiesa Metropolitana di Palermo, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din30.jpg\">Fig. 32<\/a>)<em>.<\/em> In proposito scrive: \u201cNell\u2019anno di nostra salute 1219 si conservava in Alessandria nella Chie\u00adsa di S. Giovanni Battista con altre Sacre reliquie una piccola Imagine della Gloriosa Madre di Dio dipin\u00adta da S. Luca, per molta e divota istanza fattagli da S. Teda discepola dell\u2019Apostolo S. Paolo. E nel mede\u00adsimo anno, che appunto fu poco prima che Alessandria fosse da\u2019 Barbari desolata, habitava S. Angelo honore e gloria della Religione de\u2019 Carmelitani\u2026 Hor a questo apparve\u2026 Christo Signor Nostro\u2026 e gli comand\u00f2 che indi partito, si conducesse infino a Si\u00adcilia a predicare il Santo Evangelio&#8230; Gli aggiunse in oltre, volendo senz\u2019altro provedere alla gloria di sua benedetta Madre, e de\u2019 suoi Santi, che prima portasse in Roma alcune Sacre Reliquie, le quali gliel\u2019havrebbe consegnato Atanasio Patriarca d\u2019Alessandria e fra quelle vi sarebbe un\u2019Immagine della Santissima Ver\u00adgine\u2026Obed\u00ec\u2026Atanasio e diede ad Angelo quel ricco e sacro tesoro: il quale felicemente arrivato a Roma, espose al Sommo Pontefice, che era Honorio Secondo, l\u2019ambasciata datagli dal cielo, e gli porse le Sacre Reliquie. Si ritrovava allora in Roma Federico, fratello del detto Patriarca, e erano amendue della citt\u00e0 di Palermo, il quale percioch\u00e9 era molto confi\u00addente del Papa, impetr\u00f2 da lui che la  Santa Imagine si rendesse ad Angelo, per portarla in Palermo in do\u00adno pretioso alla sua Patria. Cos\u00ec si fece, e ella hora<strong> <\/strong>si conserva fra le altre gioie pi\u00f9 pretiose nella Chiesa Catedrale, e con gran riverenza si suole nelle solenni processioni esporre alla devotione del Popolo\u201d<sup><a href=\"#footnote_71_276\" id=\"identifier_71_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 35-36.\">72<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una piccola icona con una Madonna bizantineggiante, oggi esposta nel tesoro della Catte\u00addrale di Palermo, che reca una coperta d\u2019argento del XII secolo, dovuta a orafo bizantino, caratterizzata da quegli elementi cuoriformi che dal re\u00adpertorio decorativo bizantino passarono a quello nor\u00admanno<sup><a href=\"#footnote_72_276\" id=\"identifier_72_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il tesoro della Cattedrale di Palermo dal Rinascimento al Neoclassicismo, Prolusione all&rsquo;Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti gi&agrave; del Buon Gusto di Palermo, inaugurazione dell&rsquo;anno accademico 2001-2002, Palermo 2001, p. 6. Cfr. pure G. TRAVAGLIATO, Icona graece&hellip;, in Tracce d&rsquo;Oriente&hellip;, 2007, p. 44.\">73<\/a><\/sup>. L\u2019opera fu trasformata in pace alla fine del XVI secolo da un argentiere siciliano che trasse ispi\u00adrazione da modelli gaginiani<sup><a href=\"#footnote_73_276\" id=\"identifier_73_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">74<\/a><\/sup>. Il Canonico Antonino Mongitore, nel suo manoscritto sulla <em>Cattedrale di Palermo<\/em> della prima met\u00e0 del XVIII secolo, a pro\u00adposito dell\u2019opera scrive: \u201cSi conserva l\u2019immagine del\u00adla SS. Vergine dipinta da S. Luca\u2026 sopra tavola a forma greca\u201d<sup><a href=\"#footnote_74_276\" id=\"identifier_74_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, La Cattedrale di Palermo, ms. della prima met&agrave; del XVIII secolo della Biblioteca Comunale di Palermo ai segni QqE3, cap. 61, c. 581r.\">75<\/a><\/sup>, riportando la tradizione, gi\u00e0 narrata dal Caietano, relativa alla visione di Sant\u2019Angelo e al\u00adl\u2019intervento dei palermitani Atanasio e Federico Chia\u00adramonte. Aggiunge inoltre: \u201cOgn\u2019anno alla Dome\u00adnica in Albis e giorni seguenti sta esposta per un\u2019in\u00adtiera novena sopra l\u2019aitar maggiore, celebrandosi la novena ordinata da Re Filippo IV con sue lettere a 30 maggio 1643 per impetrar dalla celeste Regina la pace ai suoi regni. Ogni giorno in questa novena si porta processionalmente ai pie della Vergine un de\u00adgli Ordini Regolari che per la strada va cantando la litania della gran Regina, portando sotto ricco bal\u00addacchino un\u2019immagine della Vergine. Mattina e sera v\u2019ha sermone delle lodi della Sovrana Signora: ter\u00admina la novena con solenne processione, portando\u00adsi la sacratissima immagine per la citt\u00e0 accompagna\u00adta dagli Ordini Regolari, clero e Capitolo della Cat\u00adtedrale, seguita dal Senato. Con questa immagine si dava prima la pace nelle messe solenni agli arcive\u00adscovi e nelle processioni si portava in petto dell\u2019Ar\u00adcivescovo, come s\u2019ha dalla lettera spedita dall\u2019Arci\u00advescovo D. Diego Haedo per la Corte Arcivescovile al 13 marzo 1595 da D. Giovanni La  Rosa nella vita di S. Angelo Carmelitano\u201d<sup><a href=\"#footnote_75_276\" id=\"identifier_75_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">76<\/a><\/sup>. Questa data 1595 si po\u00adne dunque come termine <em>ante quem<\/em> per la trasfor\u00admazione dell\u2019icona in pace. L\u2019ispirazione gaginiana bene si accorda con tale periodo di realizzazione del\u00adla cornice esterna dell\u2019opera che reca alla base due aquile bicipiti, simbolo della \u201cMaramma\u201d, la Fab\u00adbriceria della Cattedrale di Palermo (<a title=\"Fig. 33. Pittore e argentiere del XIII sec., argentiere del XVI sec., Pace con Madonna orante, tempera su tavola, argento cesellato sbalzato e parti fuse, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din31.jpg\">Fig. 33<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_76_276\" id=\"identifier_76_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, p. 6.\">77<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gioacchino Di Marzo, nelle <em>Belle Arti in Sicilia,<\/em> rela\u00adtivamente alla tradizione risalente al Canonico<strong> <\/strong>Giovan Battista La Rosa Spatafora, secondo il quale tale opera, come diverse altre, era stata dipinta da San Luca, tende, come altri studiosi, a sfatare questa opi\u00adnione, dando significativo segno della sua maturit\u00e0 di colto religioso rispetto ai tempi<sup><a href=\"#footnote_77_276\" id=\"identifier_77_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, Delle Belle Arti&hellip;,&nbsp; 1858-1862.\">78<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Messina il Caietano ricorda poi <em>Santa Maria del\u00adl\u2019Alto<\/em> (1294) (<a title=\"Fig. 34. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria dell\u2019Alto, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din32.jpg\">Fig. 34<\/a>), cui il luogo e l\u2019ampiezza del Tempio vennero indicate da una colomba bianca inviata dal\u00adla Vergine<sup><a href=\"#footnote_78_276\" id=\"identifier_78_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 45.\">79<\/a><\/sup>. Placido Samperi, anche lui Gesuita, trat\u00adta delle immagini della Madonna pi\u00f9 venerate a Mes\u00adsina nella sua <em>Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina divisa in cinque li\u00adbri,<\/em> edita nel 1644<sup><a href=\"#footnote_79_276\" id=\"identifier_79_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. SAMPERI, Iconologia della gloriosa Vergine&hellip;, 1644.\">80<\/a><\/sup>. Quest\u2019opera, dun\u00adque, si inserisce nella trattatistica prodotta dalla stes\u00adsa temperie culturale del volume del Caietano. Que\u00adsti narra che la tavola con la Madonna dell\u2019Alto, ne\u00adra, giunse da una nave orientale a Messina e la con\u00adsidera antichissima. Il Santuario fu affidato alle suo\u00adre cistercensi. La tavola della Madonna detta di Montalto, finita sotto le macerie del terremoto del 1908, un tempo protetta dalla manta d\u2019argento riferita a Pietro Juvara, \u00e8 sta\u00adta recentemente restaurata<sup><a href=\"#footnote_80_276\" id=\"identifier_80_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ave Maria&hellip;, 2003.\">81<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tavola si trova al Museo Regionale di Messina, men\u00adtre nel Santuario, ricostruito nel 1915 \u00e8 una copia in tela proveniente da una Chiesa della Madonna di Montalto in Ortoliuzzo, frazione di Gesso, in pro\u00advincia di Messina<sup><a href=\"#footnote_81_276\" id=\"identifier_81_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;opera si veda M.P. PAVONE ALAJMO, scheda 13, in Orafi e argentieri al Monte di Piet&agrave;. Artefici e botteghe messinesi del sec. XVII, catalogo della mostra (Messina, Monte di Piet&agrave; 18 giugno &ndash; 18 luglio 1988) a cura di C. CIOLINO, Messina 1988, pp. 180-181; G. MUSOLINO, Argentieri messinesi tra XVII e XVIII secolo, Messina 2001, p. 90.\">82<\/a><\/sup>. La manta d\u2019argento che riveste la tela del santuario reca il marchio della citt\u00e0 di Messina (lo scudo con corona e le lettere MS, <em>Messanensis Senatus)<\/em> e quel\u00adlo dell\u2019argentiere Pietro Juvara<sup><a href=\"#footnote_82_276\" id=\"identifier_82_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">83<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano passa poi a narrare della <em>Santa Maria della Scala<\/em> (1220), la cui \u201cImagine della Regina de\u2019 Cieli dipinta in tavola\u201d era arrivata dalla Palestina su di una nave nel porto di Messina, che, malgrado venti favorevoli, non poteva pi\u00f9 ripartire dal porto<sup><a href=\"#footnote_83_276\" id=\"identifier_83_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 49.\">84<\/a><\/sup>. Com\u00admenta il Caietano: \u201cMa che pu\u00f2 la forza umana con\u00adtro al volere della potente Reina? In nessuna manie\u00adra poterono&#8230; rimuoverla dal porto. Il Piloto e gli al\u00adtri tutti stupefatti a si nuovo avvenimento, si avvisa\u00adrono, essere volont\u00e0 della Vergine, che l\u2019Imagine al\u00adtrove destinata rimanesse in Messina\u201d. \u201cNe diedero notizia all\u2019Arcivescovo, e questi il comunic\u00f2 col Re Federico&#8230; discesero tutti con gran pompa alla ma\u00adrina&#8230; condussero con somma devotione il dipinto quadro in terra cantando hinni e lodi alla Gran Ma\u00addre di Dio. Si tosto come la nave diede alla citt\u00e0 l\u2019im\u00admagine, cos\u00ec con histupore di tutti si vide spedita\u00admente far vela. Ne qui si fermano i prodigi\u201d, l\u2019opera infatti non si poteva \u201cindi rimuovere un passo\u201d. \u201cVen\u00adnero in deliberazione l\u2019Arcivescovo, il Re e i primi della citt\u00e0, d\u2019imitare quello che nelle sacre carte si leg\u00adge esssere stato fatto per l\u2019arca del Signore da\u2019 Fili\u00adstei. Si mise all\u2019ordine un carro adornato con pretiosissimi drappi, al quale si acconciarono un par di buoi, e collocarono l\u2019Imagine ivi sopra&#8230; abbando\u00adnando senza guida gli animali, acciocch\u00e9 essi facesse\u00adro quel cammino che a Dio e alla Santissima Vergine fosse venuto a grado. E nelle falde della Montagna, che si chiamava volgarmente Sanrizzo, una Chiesa de\u00addicata alla Madonna sotto nome di Santa Maria del\u00adla Valle, a cui era allora congionto un Monastero di Sacre Vergini osservanti la Regola di S. Benedetto. Qua dunque da loro medesimi si condussero i buoi, dove pervenuti si arrestarono\u201d e da allora quella Chie\u00adsa prese il nome di Santa Maria della Scala \u201cperch\u00e9 nel quadro v\u2019\u00e8 dipinta una scala, come significasse, che la Gloriosa Regina Nostra \u00e8 la vera scala, col mez\u00adzo di cui, salire possiamo sicuri al Paradiso\u201d<sup><a href=\"#footnote_84_276\" id=\"identifier_84_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 85.\">85<\/a><\/sup>. Ancora una volta, come per la Madonna di Trapani e per tan\u00adti altri simulacri, \u00e8 Maria stessa che guida simbolica\u00admente il carro con i buoi verso il luogo prescelto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sampieri nella sua <em>Iconologia<\/em> fa un\u2019analoga narra\u00adzione e aggiunge che per una pestilenza nel 1347 ven\u00adne portata per le strade di Messina e vi rest\u00f2 fino al\u00adla costruzione della nuova Chiesa di Santa Maria del\u00adla Scala<sup><a href=\"#footnote_85_276\" id=\"identifier_85_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. SAMPERI, Iconologia della gloriosa&hellip;, 1644.\">86<\/a><\/sup>. L\u2019opera \u00e8 andata perduta nel terremoto del 1908. Particolare importanza ha pertanto l\u2019incisione di Giovanni Federico Greuter del volume del Caietano (<a title=\"Fig. 35. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria della Scala di Messina, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din33.jpg\">Fig. 35<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra venerata immagine, non ricordata dal Caietano, che per tradizione indic\u00f2 il luogo ove deside\u00adrava fermarsi, affidata ancora una volta al carro dei buoi, fu la  Madonna con il Bambino di Lentini det\u00adta <em>Madonna del Castello.<\/em> Si tratta di un\u2019Odigitria a fi\u00adgura intera, opera della prima met\u00e0 del XIII secolo, della Chiesa dei SS. Maria e Alfio di Lentini (<a title=\"Fig. 36. Ignoto pittore, Madonna del Castello, prima met\u00e0 del XIII sec., tavola, Lentini, Chiesa dei Santi Maria e Alfio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din34.jpg\">Fig. 36<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_86_276\" id=\"identifier_86_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. BARBERA, scheda n. 119, in Federico e la Sicilia. Le arti figurative e le arti suntuarie, vol. II,&nbsp; a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 453-456.\">87<\/a><\/sup>. La tavola venne ritrovata, infatti, secondo la tradizio\u00adne, sulla spiaggia di Agnone da alcuni marinai di Len\u00adtini e di Catania. Per dirimere la discordia nata tra i due gruppi l\u2019immagine venne affidata ad un carro ti\u00adrato da buoi che si diresse a Lentini, dove nel 1240 venne conservata nel Castello che sorgeva sul monte Latina, oggi Tirone, e prese il titolo di Santa Maria Maggiore del Castello, da dove scendeva per le so\u00adlenni processioni annuali e in occasioni di grandi ca\u00adlamit\u00e0. Dalla Chiesa di Santa Maria della Cava, la pri\u00adma Chiesa Madre di Lentini, pass\u00f2 dopo il terremo\u00adto del 1693 alla nuova Matrice dei SS. Maria e Alfio, dove nel XVIII secolo venne ricoperta da una man\u00adta d\u2019argento. Il dipinto ha subito diversi restauri. In quello del 1665 venne fuori la scritta <em>Lucas ad Leontinos,<\/em> non originale, che voleva attestare l\u2019antichit\u00e0 della tavola che San Luca stesso avrebbe dipinto per i Lentinesi<sup><a href=\"#footnote_87_276\" id=\"identifier_87_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">88<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al testo del Caietano, questi passa a trattare di <em>Santa Maria del Soccorso in S. Agostino <\/em>a Palermo (<a title=\"Fig. 37. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria del Soccorso in Sant\u2019Agostino di Palermo, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din34a.jpg\">Fig. 37<\/a>). Nel 1306 \u201cun Padre Teologo, e eccellente predicatore chiamato Nicol\u00f2 Bruno Priore del Convento di Sant\u2019Agostino in Palermo, essendo tormentato da gravissimi dolori spesse volte si raccomandava ad una Imagine della Santissima Vergine\u2026 e la pregava che in quel disperato male la soccorresse. Una notte si compiacque la Madre della Piet\u00e0 comparire in sogno all\u2019afflitto Priore e rendendogli la sanit\u00e0, cos\u00ec gl\u2019impose\u2026 voglio che insegni li fedeli che invochino me per l\u2019innanzi, in questa medesima Imagine, sotto il nome del Soccorso\u201d<sup><a href=\"#footnote_88_276\" id=\"identifier_88_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 51.\">89<\/a><\/sup>. L\u2019opera, una tela su tavola, viene tradizionalmente riferita a pittore siculo-bizantino del XIII secolo (<a title=\"Fig. 38. Ignoto pittore, Santa Maria del Soccorso, XIII sec., tavola, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Agostino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din35.jpg\">Fig. 38<\/a>). La Madonna del Soccorso era la patrona degli Agostiniani e il Mongitore narra che \u201cin ossequio della Madonna del Soccorso in questa cappella fu prima del 1484 fondata una Confraternita, che dal generale dell\u2019Ordine\u2026 fu aggregata all\u2019Arciconfraternita della Madonna della Consolazione di Bologna\u201d<sup><a href=\"#footnote_89_276\" id=\"identifier_89_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, Palermo divoto&hellip;, 1719-1720.\">90<\/a><\/sup>. La Confraternita si riuniva in una cappella sul lato sinistro della Chiesa di Sant\u2019Agostino prima della famiglia Maida, poi dei Bellavisi, quindi passata ai Landolina<sup><a href=\"#footnote_90_276\" id=\"identifier_90_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ave Maria&hellip;, 2003.\">91<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caietano ricorda tra i miracoli della Vergine quello con cui scacci\u00f2 il Diavolo con la mazza liberando un bambino, \u201cil che fu cagione poi che i devoti dipingessero nella detta Imagine dalla parte sinistra il Demonio e dalla destra il fanciullo appresso le falde del vestimento della Gloriosa Santa Maria del Soccorso\u201d<sup><a href=\"#footnote_91_276\" id=\"identifier_91_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 52.\">92<\/a><\/sup>. Dovrebbe trattarsi per tradizione di un affresco di artista siciliano del XIV secolo, che fu posto accanto all\u2019altra immagine della venerata Madonna, e restaurato nel 1992, risultando tuttavia privo dei citati attributi iconografici, compresa la mazza, tanto da far sospettare che non possa trattarsi dell\u2019originaria Madonna della Mazza, cos\u00ec come viene tramandata nell\u2019immagine del Caietano (<a title=\"Fig. 39. Giovanni Federico Greuter, Santa Maria del Soccorso in Sant\u2019Agostino di Palermo, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din36.jpg\">Fig. 39<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_92_276\" id=\"identifier_92_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ave Maria&hellip;, 2003.\">93<\/a><\/sup>. Questi cos\u00ec significativamente commenta l\u2019episodio: \u201cTemere non pu\u00f2 chi sotto la difesa della Torre di David si ricovera\u201d<sup><a href=\"#footnote_93_276\" id=\"identifier_93_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 52.\">94<\/a><\/sup>, facendo riferimento ad uno dei diversi attributi mariani tratti dal <em>Cantico dei Cantici <\/em>(4,4). Ricorda ancora il miracolo della cintura, avvenuto nel 1504, con cui la Madonna del Soccorso cinse una giovane inferma guarendola insieme ad un padre agostiniano malato che la sciolse. Cos\u00ec conclude la narrazione del miracolo: \u201cO meravigliosi incontri di varie vie, m\u00e0 ad accertato termine indirizzati dalla divina provvidenza. Renderono tutti alla Regina del cielo quelle grazie, quali seppero maggiori, si cant\u00f2 il <em>Te Deum laudamus<\/em>, si convocarono i fedeli a suono di campane, e la cintola si conserv\u00f2, e pur oggid\u00ec si conserva nel detto convento di S. Agostino\u201d<sup><a href=\"#footnote_94_276\" id=\"identifier_94_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. CAIETANO, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 53.\">95<\/a><\/sup>. Il Mongitore nel suo <em>Palermo divoto di Maria Vergine<\/em> annota come i Padri Agostiniani, non volendo che la cintura fosse custodita nella Cattedrale \u201cper non restarne privi, l\u2019occultarono, rimanendo per molto tempo come sepolta. Ma uno di loro cui doleva non poco che quella rimanesse nascosta senza il dovuto onore, celatamente la estrasse e seco la trasfer\u00ec a Venezia, dove la fe\u2019 incastrare in una nobilissima Croce di cristallo, e poscia la ritorn\u00f2 al suo Convento di Palermo. Dubitando per\u00f2 alcuni che il Religioso non fosse stato fedele in tal maneggio, volle la Santissima Vergine dissipare ogni sospetto con operare per mezzo di essa evidentissimi miracoli, giovando il suo salutifero tocco ad ogni sorta di infermi\u201d<sup><a href=\"#footnote_95_276\" id=\"identifier_95_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, Palermo divoto&hellip;, 1719-1720. Per la confraternita abolita nel XIX secolo cfr. F. LO PICCOLO, scheda VII, 39, in Le Confraternite&hellip;, 1994, p. 299.\">96<\/a><\/sup>. La croce di cristallo di rocca (<a title=\"Fig. 40. Ignoto maestro, Croce reliquiaria della Madonna del Soccorso, 1606, cristallo di rocca, argento, lamina d\u2019argento smaltata, rame dorato, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Agostino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din38.jpg\">Fig. 40<\/a>) \u00e8 ancora oggi custodita dai Padri del Convento di Sant\u2019Agostino e reca al centro due smalti dipinti raffiguranti uno la  Madonna della mazza con il bambino attaccato alla sua veste, la madre che prega e il diavolo che fugge e reca la data 1606 \u00a0(<a title=\"Fig. 41. Ignoto maestro, Miracolo della Madonna della Mazza, 1606, smalto dipinto, part. della croce reliquiaria, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Agostino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/din37.jpg\">Fig. 41<\/a>) e l\u2019altro proprio il miracolo della cintura. Uno scritto, datato 1711, conservato pure nella croce e ritrovato dal Padre Biagio Ministeri Agostiniano nel 1992, attesta, facendo riferimento a manoscritti del 1504, il miracolo del 1307 e che l\u2019argento della cintura venne trasformato in croce nel 1606<sup><a href=\"#footnote_96_276\" id=\"identifier_96_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. MINISTERI, La chiesa e il convento di Sant&rsquo;Agostino di Palermo, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1994, pp. 37-38.\">97<\/a><\/sup>. Che le parti in cristallo di rocca fossero d\u2019importazione veneziana, come parrebbe denunciare la caratteristica molatura, \u00e8 confermato anche da quanto \u00e8 narrato dal Mongitore. La lavorazione del cristallo di rocca era tuttavia diffusa anche in Sicilia dove nel XVII secolo \u00e8 documentata la presenza di orafi milanesi verosimilmente diffusori di tale arte<sup><a href=\"#footnote_97_276\" id=\"identifier_97_276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Oro, argento e corallo&hellip;, in&nbsp; Splendori&hellip;, 2001, pp. 41-42.\">98<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_276\" class=\"footnote\">Si vedano ad esempio gli inventari del tesoro della Madonna di Trapani in <em>Il tesoro nascosto. Gioie e Argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra (Trapani \u2013 Museo Regionale Pepoli, 2 dicembre 1995 \u2013 3 marzo 1996),\u00a0 a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 248-279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_276\" class=\"footnote\">Per tale argomento cfr. anche M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria. La Madonna in Sicilia immagini e devozione<\/em>, Palermo 2003, Edizione Flaccovio fuori commercio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti della San\u00adtissima Vergine Nostra Signora pi\u00f9 celebri, che si rive\u00adriscono in varie Chiese nell\u2019isola di Sicilia. Aggiunta\u00advi una breve relazione dell\u2019Origine e miracoli di quel\u00adli. Opera posthuma del R. P. Ottavio Caietano della Compagnia di Giesu. Trasportata nella lingua Volgare da un Devoto Servo della medesima Santissima Vergine. E cresciuta con alcune pie meditazioni sopra ciascun passo della vita della medesima<\/em>, Palermo 1664, rist. anast. Palermo 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_276\" class=\"footnote\">R. LA DUCA, <em>Presentazione<\/em>,\u00a0 in O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. V-VI.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_276\" class=\"footnote\">C. NARO, <em>Presentazione<\/em>, in O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. VI-VII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_276\" class=\"footnote\">Per un significativo esempio in Sicilia cfr. V. ABBATE, <em>\u201cAd aliquid sanctum significandum\u201d. Immagine della Purissima Reina tra Cinque e Seicento<\/em>, in <em>Bella come la luna pura come il sole. L\u2019immacolata nell\u2019arte in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale e M. Vitella, Palermo 2004, pp. 30-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 17-20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_276\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria<\/em>\u2026, 2003, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 23-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_276\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna della Visitazione di Enna<\/em>, nota introduttiva di T. Pugliatti, con un contributo di S. Barraja, Appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996. Cfr. pure M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, II ed. 2008. M.C. DI NATALE, <em>Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 22-69; M.C. DI NATALE, <em>Montalbano, Barbavara e la produzione orafa a Palermo nella prima met\u00e0 del Seicento<\/em>, in <em>La sfera d\u2019oro. Il recupero di un capolavoro dell\u2019oreficeria siciliana<\/em>, a cura di V. Abbate &#8211; C. Innocenti, Napoli 2003; M.C. DI NATALE, <em>Le comte Roger et la Madonna \u00e0 l\u2019\u00e9tendard dans l\u2019art sicilien<\/em>, in <em>Les Normands en Sicile. <\/em><em>Histoire et L\u00e8gendes (XI-XXI si\u00e8cls)<\/em>, Milano-Caen 2006, pp. 84-89, 173; M.C. DI NATALE, <em>Don Camillo Barbavara e gli orafi e smaltatori nella Sicilia barocca<\/em> e G. TRAVAGLIATO, <em>Nuovi documenti a completamento della biografia di don Camillo Barbavara<\/em>, in <em>La  Madonna<\/em><em> delle Vittorie a Piazza Armerina dal Gran Conte Ruggero al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.K. Guida, Napoli 2009, pp. 123-132. Della tavola di Piazza Armerina si \u00e8 occupata Maria Andaloro, cfr. scheda V.III.18, in <em>\u201cNobiles Officinae\u201d.<\/em> <em>Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Catania 2006, vol. I, pp. 555-556. Si veda anche G. TRAVAGLIATO, <em>Icona graece, latine imago dicitur: culture figurative a confronto in Sicilia (secc. XII-XIX)<\/em>, in <em>Tracce d\u2019Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, p. 43 e pi\u00f9 recentemente M.K. GUIDA, <em>Madonna delle Vittorie<\/em>, in <em>La Madonna<\/em><em> delle Vittorie<\/em>\u2026, 2009, pp. 53-55, che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, scheda n. II,110, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 260-261; M.C. Di Natale, <em>Le comte Roger<\/em>\u2026, in <em>Les Normands<\/em>\u2026, 2006, pp. 84-89; M.C. DI NATALE, <em>Ruggero vittorioso sui saraceni<\/em>, in <em>La  Madonna<\/em><em> delle Vittorie<\/em>\u2026, 2009, pp. 166-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_276\" class=\"footnote\">Per la diffusione dell\u2019iconografia di San Giorgio in Sicilia cfr. M.C. DI NATALE, <em>San Giorgio nella cultura artistica siciliana<\/em>, in R. CEDRINI \u2013 M.C. DI NATALE, <em>Il Santo e il drago<\/em>, Caccamo 1993, pp. 46-154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_276\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>Delle Belle Arti in Sicilia<\/em>, III voll., Palermo 1858-1862.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664. rist. anast. Palermo 1991, p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_276\" class=\"footnote\">A. MONGITORE, <em>Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo<\/em>, II voll., Palermo 1719-1720.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria<\/em>\u2026, 2003, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_276\" class=\"footnote\">C. SIRACUSANO, <em>La pittura del Settecento in Sicilia<\/em>, saggio introduttivo di A. Marabottini, Roma 1986, pp. 345, 348, 351, tav LXXXVI, Fig. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_276\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Nigra sum sed formosa. <\/em><em>Madonna di Tindari. Iter di un restauro<\/em>, a cura di G. Bonanno, Tindari 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 33; O. CAIETANO, <em>Vitae sanctorum siculorum<\/em>, Panormi 1657, tomo II, p. 287; G.M. DI FERRO, <em>Guida per gli stranieri in Trapani<\/em>, Trapani\u00a0 1825, p. 256; V. FONTE, <em>Storia della Chiesa di Maria SS. della Nuova Luce in Trapani<\/em>, Trapani 1927, p. 72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_276\" class=\"footnote\">F. NEGRI ARNOLDI, <em>Museo Nazionale Pepoli. IV Mostra di opere restaurate<\/em>, Trapani 1969, p. 7; V. SCUDERI, <em>Arte medievale nel trapanese<\/em>, Trapani 1978, p. 97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso. Discoperto a\u2019 tempi nostri dalla consacrata penna di D. Vincenzo Nobile trapanese. Cio\u00e8 le gratie, glorie et eccellenze del Religiosissimo Santuario di Nostra Signora di Trapani, ignorate fin\u2019 hora da tutti, all\u2019orbe battezzato fedelmente si palesano<\/em>, Palermo 1698. Cfr. anche M.C. DI NATALE, <em>\u201cColl\u2019entrar di Maria entraron tutti i beni nella citt\u00e0\u201d<\/em>, in <em>Il tesoro nascosto<\/em>\u2026, 1995, pp. 12-45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_276\" class=\"footnote\">M.G. PAOLINI, <em>Pittori genovesi in Sicilia: rapporti tra le culture ligure e siciliana<\/em>, in <em>Genova e i genovesi a Palermo<\/em>, Atti delle manifestazioni culturali tenutesi a Genova (13 dicembre 1978\/13 gennaio 1979), Genova 1980.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_276\" class=\"footnote\">P. G. MANNO, <em>Breve descrittione dell\u2019effigie della Gloriosissima sempre Vergine Ma\u00addre di Dio Signora Nostra<\/em>\u2026, Palermo 1634.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 37-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>La pittura pisana del Trecento e dei primi del Quattrocento in Sicilia<\/em>, in <em>Immagini di Pisa a Palermo<\/em>, Atti del convegno, Palermo 1983, pp. 267-334.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_276\" class=\"footnote\">P. SAMPERI, <em>Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina divisa in cinque li\u00adbri, ove si ragiona delle imagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Tempii, e Cappelle pi\u00f9 famose della citt\u00e0 di Messina, delle loro Origini, fondazioni e sin\u00adgolari avvenimenti con alcune digressioni sulle perso\u00adne segnalate nelle virt\u00f9 appartenenti a quel luogo, di cui si fa menzione<\/em>, Messina 1644.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_276\" class=\"footnote\">V. NOBILE, <em>Il tesoro nascoso<\/em>\u2026, 1698.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_276\" class=\"footnote\">V. ABBATE, scheda n. 55, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, pp. 509-510, che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_276\" class=\"footnote\">G. CASSATA, <em>Le copie \u201cpiccole e preziose: della Madonna di Trapani\u201d<\/em>, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra (Trapani \u2013 Museo Regionale \u201cA. Pepoli\u201d, 15 febbraio \u2013 30 settembre 2003),\u00a0 a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, pp. 109-114, che riporta la precedente bibliografia. Si veda anche B. MONTEVECCHI, <em>Note su alcune opere trapanesi nelle Marche<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento: un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale<\/em>, Atti del Convegno Internazionale di Studi, a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 253-260.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_276\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti<\/em>, Palermo 1880-1883.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_276\" class=\"footnote\">V. SCUDERI, <em>La Madonna<\/em><em> di Trapani<\/em>, in <em>Il tesoro nascosto<\/em>\u2026, 1995, pp. 46-60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>I gioielli della Madonna di Trapani<\/em>, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 63-82; <em>Il tesoro nascosto<\/em>\u2026, 1995, <em>passim<\/em>. Cfr. pure M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, 2000, II ed. 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_276\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Il tesoro nascosto<\/em>\u2026,\u00a0 1995, pp. 248-279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_276\" class=\"footnote\">M. VITELLA, scheda II,20, in <em>Il Tesoro nascosto<\/em>\u2026, 1995, pp. 215-216.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Museo Diocesano di Palermo<\/em>, Palermo 2006, II ed. 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_276\" class=\"footnote\">O. MANGANANTI, <em>Sacro teatro palermitano<\/em> <em>cio\u00e8 notizie delle chiese tanto dentro tanto fuori le porte della citt\u00e0 come anco delle antiche distrutte, co\u2019 loro tumoli, tabelle, iscrizioni ed alcune lapidi sepolcrali, parte raccolte da diversi scrittori, e parte osservate<\/em>, (1693 ca.), ms. del XVII sec. della Biblioteca Comunale di Palermo ai segni QqD12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_276\" class=\"footnote\">V. LITTARA, <em>Hennensis Historiae libri duo<\/em>, ms. del 1588 della Biblioteca Comunale di Enna ai segni\u00a0 En 1-2-99 si riporta la trascrizione di R. Lombardo. Esiste un\u2019altra copia manoscritta presso la Biblioteca Comunale di Palermo <em>Historia Hennensis<\/em> ai segni QqD66f.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna<\/em>\u2026, 1996, pp. 13-31, che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_276\" class=\"footnote\">M. GUTTILLA, <em>Monumenti e mito. Cultura antiquariale, restauri e simbologie in Sicilia dalla seconda met\u00e0 del \u2018500 alla fine del \u2018700<\/em> , in \u201cRestauro e societ\u00e0\u201d, n. 4, Palermo 1982, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_276\" class=\"footnote\">V. PETROSO, <em>Meditazioni per l\u2019Ottavario che si celebra in onore di Maria Santissima sotto il titolo della Visitazione nella Chiesa Collegiata di Castrogiovanni coronata dal R.mo Capitolo di S. Pietro in Vaticano in quest\u2019anno<\/em>\u2026, Roma 1795.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna<\/em>\u2026, 1996, p. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_276\" class=\"footnote\">V. PETROSO, <em>Meditazioni per l\u2019ottavario<\/em>\u2026, 1795.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_276\" class=\"footnote\">V. PETROSO, <em>Meditazioni per l\u2019ottavario<\/em>\u2026, 1795.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna<\/em>\u2026, 1996, pp. 39-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_276\" class=\"footnote\">V. PETROSO, <em>Meditazioni per l\u2019ottavario<\/em>\u2026, 1795.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_276\" class=\"footnote\">Per la corona della Madonna della Visitazione di Enna cfr. E. MAUCERI, <em>Le oreficerie della Chiesa Madre di Castrogiovanni<\/em>, in \u201cL\u2019Arte\u201d, anno XVII, 1914, pp. 379-81; M. ACCASCINA, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, in \u201cDedalo\u201d, fasc. III, a. XI, agosto 1930; C. SCARLATA, <em>Le oreficerie della Chiesa Madre di Enna<\/em>, tesi di laurea, relatore prof. S. Bottari, Universit\u00e0 degli studi di Catania, anno acc. 1952-53; M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974; M.C. DI NATALE<em>, Le vie dell\u2019oro dalla dispersione alla collezione<\/em>, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 22-44; M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna<\/em>\u2026, 1996, pp. 39-46; M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, 2000, II ed. 2009, pp. 133, 135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_276\" class=\"footnote\">Per i gioielli della Madonna della Visitazione di Enna cfr. M. ACCASCINA, <em>Oreficeria siciliana. Il tesoro di Enna<\/em>, in \u201cDedalo\u201d, fasc. III, anno XI, agosto 1930. Cfr. pure M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna<\/em>\u2026, 1996, che riporta la precedente bibliografia; Eadem, <em>Gioielli<\/em>\u2026, 2000, II ed. 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_276\" class=\"footnote\">E. CIACERI, <em>Culti e miti nella storia dell\u2019antica Sicilia<\/em>, Catania 1911, rist. anast. Catania 1993, p. 212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_276\" class=\"footnote\">P. ORLANDINI, <em>Lo scavo del tesmophorion di Bitalemi e il culto delle divinit\u00e0 ctomie a Gela<\/em>, in \u201cKokalos\u201d, a. XII, 1966, pp. 8-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_276\" class=\"footnote\">G. LA MONICA, <em>Sicilia misterica. Fondazioni e restauri di monumenti tra Rinascimento e Barocco<\/em>, Palermo 1982.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE<em>, I gioielli dell\u2019Immacolata segni di arte e devozione<\/em>, in M.C. DI NATALE \u2013 M. VITELLA, <em>Ori e stoffe della Maggior Chiesa di Termini Imerese<\/em>, Palermo 1997, pp. 13-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Cfr. pure A. CUCCIA, scheda III, 33, in <em>Le Confraternite dell\u2019Arcidiocesi di Palermo. Storia e arte<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 1994, pp. 212-214.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE<em>, I gioielli&#8230;<\/em>, in M.C. DI NATALE \u2013 M. VITELLA, <em>Ori e stoffe&#8230;<\/em>, 1997, pp. 13-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, pp. 35-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro della Cattedrale di Palermo dal Rinascimento al Neoclassicismo<\/em>, Prolusione all\u2019Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti gi\u00e0 del Buon Gusto di Palermo, inaugurazione dell\u2019anno accademico 2001-2002, Palermo 2001, p. 6. Cfr. pure G. TRAVAGLIATO, <em>Icona graece<\/em>\u2026, in <em>Tracce d\u2019Oriente<\/em>\u2026, 2007, p. 44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_276\" class=\"footnote\">A. MONGITORE, <em>La Cattedrale<\/em><em> di Palermo<\/em>, ms. della prima met\u00e0 del XVIII secolo della Biblioteca Comunale di Palermo ai segni QqE3, cap. 61, c. 581r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro della Cattedrale<\/em>\u2026, 2001, p. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_276\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>Delle Belle Arti<\/em>\u2026,\u00a0 1858-1862.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_276\" class=\"footnote\">P. SAMPERI, <em>Iconologia della gloriosa Vergine<\/em>\u2026, 1644.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria<\/em>\u2026, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_276\" class=\"footnote\">Per l\u2019opera si veda M.P. PAVONE ALAJMO, scheda 13, in <em>Orafi e argentieri al Monte di Piet\u00e0. Artefici e botteghe messinesi del sec. XVII<\/em>, catalogo della mostra (Messina, Monte di Piet\u00e0 18 giugno \u2013 18 luglio 1988) a cura di C. CIOLINO, Messina 1988, pp. 180-181; G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi tra XVII e XVIII secolo<\/em>, Messina 2001, p. 90.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_276\" class=\"footnote\">P. SAMPERI, <em>Iconologia della gloriosa<\/em>\u2026, 1644.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_276\" class=\"footnote\">G. BARBERA, scheda n. 119, in <em>Federico e la Sicilia. Le arti figurative e le arti suntuarie<\/em>, vol. II,\u00a0 a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 453-456.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_276\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_276\" class=\"footnote\">A. MONGITORE,<em> Palermo divoto<\/em>&#8230;, 1719-1720.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_90_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria<\/em>\u2026, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_90_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_91_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_91_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_92_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ave Maria<\/em>\u2026, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_92_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_93_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_93_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_94_276\" class=\"footnote\">O. CAIETANO, <em>Raguagli delli ritratti<\/em>\u2026, 1664, rist. anast. Palermo 1991, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_94_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_95_276\" class=\"footnote\">A. MONGITORE,<em> Palermo divoto<\/em>&#8230;, 1719-1720. Per la confraternita abolita nel XIX secolo cfr. F. LO PICCOLO, scheda VII, 39, in<em> Le Confraternite<\/em>\u2026, 1994, p. 299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_95_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_96_276\" class=\"footnote\">B. MINISTERI, <em>La chiesa e il convento di Sant\u2019Agostino di Palermo<\/em>, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1994, pp. 37-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_96_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_97_276\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Oro, argento e corallo<\/em>\u2026, in\u00a0 <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, pp. 41-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_97_276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it &#8220;Cammini&#8221; mariani per i tesori di Sicilia &#8211; Parte I DOI: 10.7431\/RIV01012010 Il sottile filo che lega il cammino dei santuari mariani in Sicilia, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=276\" title=\"Maria Concetta Di Natale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":616,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=276"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1502,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions\/1502"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/616"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}