{"id":2723,"date":"2016-12-30T01:03:23","date_gmt":"2016-12-30T01:03:23","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2723"},"modified":"2017-06-29T07:00:43","modified_gmt":"2017-06-29T07:00:43","slug":"giovanni-boraccesi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2723","title":{"rendered":"Giovanni Boraccesi"},"content":{"rendered":"<p>g.boraccesi@libero.it<\/p>\n<h3>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di\u00a0 Tinos: le chiese di Agapi, Kechros e Potamia<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV14082016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di inoltrarmi in una nuova analisi degli argenti liturgici dell\u2019isola di Tinos<sup><a href=\"#footnote_0_2723\" id=\"identifier_0_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; Idem, A Levante di Palermo. Argenti con l&rsquo;aquila a volo alto nell&rsquo;isola greca di Tinos, in &laquo;OADI&raquo;, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi, in &laquo;OADI&raquo;, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Chatzir&agrave;dos, Koum&agrave;ros, Kr&ograve;kos e Steni, in &laquo;OADI&raquo;, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile, in &laquo;OADI&raquo;, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">1<\/a><\/sup> \u2013 in particolare quelli conservati nei villaggi cattolici di Agapi, di Kechros e di Potamia \u2013 anche al fine di comprendere meglio le dinamiche delle committenze e le origini di tali oggetti, \u00e8 opportuno tenere sempre a mente la tradizione storico-religiosa di questo arcipelago delle Cicladi, da secoli amministrato dalle attuali diocesi latine di Tinos e di Siros.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa di Agapi, riedificata tra il 1828 e il 1830 su un pi\u00f9 antico tempio mariano, dal 1830 \u00e8 dedicata a Sant\u2019Agapito da Palestrina, decapitato il 18 agosto del 274<sup><a href=\"#footnote_1_2723\" id=\"identifier_1_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Russo, Sant&rsquo;Agapito Martire, http:\/\/www.santiebeati.it.\">2<\/a><\/sup>; da questo martire cristiano il nostro villaggio prende il nome. Oltre agli argenti di questa chiesa, ho pure analizzato quelli dell\u2019annesso Museo Parrocchiale, piccolo ma dignitoso<sup><a href=\"#footnote_2_2723\" id=\"identifier_2_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. &Phi;\u03ce&sigma;&kappa;&omicron;&lambda;&omicron;s, &Tau;&omicron; &Alpha;&gamma;\u03ac&pi;&iota;, &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&sigmaf; 2008.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 nell\u2019area di ricognizione da me finora compiuta in Grecia (Corf\u00f9, Naxos, Tinos e Rodi), anche questo gruppo di reperti documenta la predominante presenza di argenti veneziani \u00a0dei secoli XVI-XIX, seguita da quella turca e francese, essenzialmente di epoca ottocentesca, per non dire di quella greca, pi\u00f9 povera certo, ma non meno importante. A tal proposito, ricordo che la citt\u00e0 epirota di Kalarrytes fu un rinomato centro manifatturiero che risent\u00ec, oltre al prevalere della cultura bizantina, anche l\u2019influsso di quella veneziana per il tramite delle citt\u00e0 rivierasche e delle isole ionie di Corf\u00f9, Cefalonia e Zante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Introduco qui una <em>Croce processionale<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Argentiere veneziano monogrammato IM, &lt;i&gt;Croce processionale&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor01.jpg\">Fig. 1<\/a>), il pi\u00f9 antico argento recuperato ad Agapi, ove non mancano richiami di solida cultura veneziana, certo non una novit\u00e0 in virt\u00f9 delle profonde relazioni tra Tinos e la Serenissima Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su un nodo a pera, traboccante di foglie d\u2019acanto disposte in maniera speculare, si erge la croce bordata di minute foglioline e con le terminazioni decorate da motivi a volute ricorrenti di gusto <em>rocaille<\/em>; qui sono sbalzate le figure degli evangelisti con i propri simboli di riconoscimento. All\u2019incrocio dei bracci \u00e8 fissato il Crocifisso, gi\u00e0 in asse con il perduto teschio di Adamo come testimonia il foro sotto i suoi piedi. Identica decorazione si ritrova nel rovescio della croce, qui per\u00f2 con le testine angeliche nelle terminazioni e la figura dell\u2019Assunta nel mezzo, chiaro riferimento al pi\u00f9 antico titolo della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla croce, databile alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, ho rilevato un punzone di forma rettangolare con le lettere IM, ovverosia il simbolo di riconoscimento dell\u2019argentiere; la mancanza, per\u00f2, di pi\u00f9 precisi riscontri impone di mantenerlo per il momento nell\u2019anonimato, pur se l\u2019evidente adesione ai prodotti veneziani di et\u00e0 barocca e i caratteri latini del punzone suggerirebbero di assegnarlo a un maestro della Serenissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lista degli argenti di Agapi continua con un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 2. Argentiere veneziano (?) e argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo e primi decenni del XIX secolo. Agapi, Museo Parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor02.jpg\">Fig. 2<\/a>), oggi nel Museo Parrocchiale, che parrebbe il risultato di due pezzi disomogenei sia sul piano cronologico che stilistico. La superficie del piede, bordata da un orlo liscio, dispiega un repertorio di foglie d\u2019acanto e di volute affrontate. Privo di ornati \u00e8 il fusto con nodo a balaustro contenuto entro collarini. Questa parte del calice andrebbe assegnata a un maestro veneziano della seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Il sottocoppa invece, attribuibile a un argentiere greco o turco dei primi decenni del XIX secolo, presenta una decorazione a traforo di teste di cherubini alternati a steli floreali. Per quest\u2019ultimo elemento si veda l\u2019analogo repertorio che connota il calice del 1834 della chiesa ortodossa di Kardiani<sup><a href=\"#footnote_3_2723\" id=\"identifier_3_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Iota;. &Gamma;&kappa;&epsilon;&rho;\u03ad&kappa;&omicron;&sigmaf;, &Sigma;&kappa;&epsilon;\u03cd&eta; &iota;&epsilon;&rho;\u03ac &tau;&omega; &Theta;&epsilon;\u03ce &alpha;&nu;&alpha;&tau;&epsilon;&theta;&epsilon;&iota;&mu;\u03ad&nu;&alpha;, T\u03aevo&sigmaf; 2010, p. 28.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al 1813 va datata una <em>Coperta di immagine sacra<\/em> (<a title=\"Fig. 3. Argentiere greco (?), &lt;i&gt;Coperta di immagine sacra&lt;\/i&gt;, 1813. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor03.jpg\">Fig. 3<\/a>),<em> <\/em>nella fattispecie l\u2019icona di Santa Giuliana di Nicomedia vergine e martire<sup><a href=\"#footnote_4_2723\" id=\"identifier_4_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J-M. Sauget, Santa Giuliana di Nicomedia vergine e martire, http:\/\/www.santiebeati.it.\">5<\/a><\/sup>. Questo genere di suppellettile \u00e8 abbastanza frequente nelle chiese \u2013 ancor pi\u00f9 in quelle di rito ortodosso \u2013 poich\u00e9 la preziosit\u00e0 della lamina argentea ne arricchisce la sottostante figura, spesso evidenziata dal solo volto. L\u2019iscrizione incisa appare pasticciata e \u00a0grossolanamente corretta, giacch\u00e9 alla primitiva stesura di <em>S. ELENA\/1813<\/em> venne in seguito sovrapposta, forse per un iniziale errore del maestro argentiere, quella di <em>S. JULIANA\/1813<\/em>. Del resto, conviene annotarlo, l\u2019iconografia di Sant\u2019Elena imperatrice, madre di Costantino, non prevede la presenza della palma e della corona di fiori che, come si sa, sono simboli del martirio. L\u2019oggetto va probabilmente assegnato a un argentiere greco attivo a Smirne o a Costantinopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una seconda <em>Croce processionale<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Argentiere greco (?), &lt;i&gt;Croce processionale&lt;\/i&gt;, 1817. Agapi, Museo Parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor04.jpg\">Fig. 4<\/a>), conservata nel Museo, pervenne ad Agapi nel 1817 come attesta l\u2019iscrizione in greco ma con caratteri latini \u2013 siamo dinanzi alla fragkochiotica, una lingua in uso tra i cattolici europei e greci di Costantinopoli e Smirne come gentilmente mi suggerisce padre Marco Foscolo \u2013 incisa sul nodo col riferimento al costo e alla data di acquisto: ECOSTEPSE O STAUROS GHROSIA 2425 AGHAPISTIS 28 FLEVARIVIS 1817<sup><a href=\"#footnote_5_2723\" id=\"identifier_5_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il grosio, o piastra, fu l&rsquo;unit&agrave; monetaria utilizzata durante l&rsquo;impero Ottomano dagli abitanti greci di Costantinopoli, di Smirne e di Cipro.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le croci da me rinvenute a Tinos e nelle isole dell\u2019Egeo, questa in esame si connota non tanto per la foggia, ancora una volta riconducibile ai canoni del barocco veneziano, quanto piuttosto per le ridondanti decorazioni e l\u2019uso eccessivo del traforo. Se sulla facciata principale \u00e8 quanto mai consueta la presenza di Cristo e degli evangelisti nelle terminazioni; al contrario, insolite sono le figure dei profeti che popolano le terminazioni della facciata secondaria, ove pure compare, nel mezzo, una sinuosa Madonna col Bambino, il cui modello \u00e8 facilmente rinvenibile in molte croci venete e friulane. Sono dell\u2019avviso perci\u00f2 di assegnare la croce a un argentiere greco attivo in una delle due citt\u00e0 turche sopra citate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla \u00e8 dato sapere sull\u2019origine e sul nome dell\u2019artista che realizz\u00f2 lo <em>Sportello di tabernacolo<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Argentiere greco (?), &lt;i&gt;Sportello di tabernacolo&lt;\/i&gt;, circa 1828-1830. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor05.jpg\">Fig. 5<\/a>) dell\u2019altare maggiore della chiesa di Sant\u2019Agapito, lo ricordo riedificata tra il 1828 e il 1830. Per tale ragione, appare plausibile datare lo sportello subito dopo questo biennio e attribuirlo forse a un maestro greco attivo a Costantinopoli o a Smirne. La morfologia della croce qui sbalzata, affiancata da due angeli in adorazione, richiama le croci processionali di manifattura veneziana o di derivazione, diffuse nelle chiese di Tinos; si veda, a tal proposito, la croce processionale prima descritta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso torno di tempo pervenne una <em>Navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Argentiere greco (?), &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor06.jpg\">Fig. 6<\/a>), la cui forma e ancor pi\u00f9 i decori di natura vegetale si rifanno sostanzialmente al gusto neoclassico di matrice occidentale. La base circolare \u00e8 ravvivata da fasce di foglie mentre il fusto, con nodo a sfera schiacciata, presenta una grossolana saldatura, frutto di una caduta accidentale. Il corpo \u00e8 decorato da baccellature rigonfie alternate ad altre piatte, dall\u2019incisione di fiori recisi e dalla riproposizione delle fasce vegetali gi\u00e0 osservate sul piede. Il coperchio, con sportello incernierato nel mezzo, \u00e8 decorato da due cartigli circondati da un fitto e movimentato repertorio naturalistico, di sapore ancora tardo rococ\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navicella andrebbe assegnata alla mano di un argentiere greco dei primi decenni del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esame dell\u2019argenteria religiosa continua con un <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 7. Argentiere  greco (?) monogrammato N M, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor07.jpg\">Fig. 7<\/a>), databile ai primi decenni del XIX secolo, particolarmente bello per la forma e per la finezza esecutiva dei decori. Su un piede esagonale liscio, cui si salda un fusto tubolare altrettanto liscio, si erge la coppa impreziosita da elementi vegetali, da festoni floreali e da nappe pendule originate da mascheroni; un motivo quest\u2019ultimo di origine ellenistica e romana largamente utilizzato in Italia nel periodo manierista e barocco. Il coperchio, lavorato a traforo con un\u2019alternanza di lunghi steli fogliacei, \u00e8 bordato da palmette (anth\u00e9mion), da cespi floreali e da piccole torri circolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punzone, impresso sull\u2019orlo del coperchio, \u00e8 connotato dalle lettere N e M divise da un quadrifoglio, che potremmo interpretare come \u03bd e \u03bc dell\u2019alfabeto greco. Difficile dunque, per il momento, individuare il nome dell\u2019argentiere e la citt\u00e0 di produzione del turibolo che potrebbe ipoteticamente localizzarsi sul territorio greco oppure su quello turco, in particolare a Costantinopoli o a Smirne, ove risiedevano, come detto, diverse comunit\u00e0 greche di religione cattolica e ortodossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rinvenimento di questo inedito punzone \u00e8 importante perch\u00e9 se davvero di pertinenza di un argentiere greco ne attesteremmo intanto la sua attivit\u00e0 e secondariamente quella di una eventuale corporazione, di cui non conosciamo nulla. Se fosse cos\u00ec, a questo punzone andrebbe allora aggiunto quello con le lettere greche \u03c6 e \u03c7 impresso sull\u2019elegantissimo secchiello della cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_6_2723\" id=\"identifier_6_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo&hellip;, 2011, p. 141.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ragione dei decori che caratterizzano la coppa di questo turibolo, i mascheroni e le ghirlande floreali in particolare, un confronto e possibile con l\u2019esemplare da me visto sia nella chiesa dell\u2019Annunciazione a Myrsini<sup><a href=\"#footnote_7_2723\" id=\"identifier_7_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Iota;. &Gamma;&kappa;&epsilon;&rho;\u03ad&kappa;&omicron;&sigmaf;, &Sigma;&kappa;&epsilon;\u03cd&eta; &iota;&epsilon;&rho;\u03ac &tau;&omega; &Theta;&epsilon;\u03ce &alpha;&nu;&alpha;&tau;&epsilon;&theta;&epsilon;&iota;&mu;\u03ad&nu;&alpha;, T\u03aevo&sigmaf; 2010, p. 40.\">8<\/a><\/sup>, sia nella chiesa della Nativit\u00e0 di Maria a Volax, entrambi a Tinos e che presenter\u00f2 meglio in un prossimo futuro. A loro volta questi ultimi, del tipo architettonico, sono in relazione ai prototipi aulici realizzati nell\u2019Italia centro-meridionale: si veda, per esempio, il turibolo della chiesa di San Giovanni Battista ad Appignano, oggi nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino<sup><a href=\"#footnote_8_2723\" id=\"identifier_8_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, Tra Quattro e Cinquecento, in G. Barucca &ndash; B. Montevecchi, Atlante dei Beni Culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni Artistici Oreficerie, Cinisello Balsamo 2006, pp. 155-156.\">9<\/a><\/sup> e il turibolo del 1577 di Pasturo (Lecco), eseguito da un argentiere siciliano<sup><a href=\"#footnote_9_2723\" id=\"identifier_9_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Zastrow, Antichi e unici argenti siciliani in Valsassina. La confutazione di errati giudizi storico-artistici sugli argenti di Pasturo, in &laquo;Archivi di Lecco e della Provincia&raquo;. A. XXVIII, aprile giugno 2005, p. 45.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1845 \u00e8 un <em>Piatto da comunione<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Argentiere turco, &lt;i&gt;Piatto da comunione&lt;\/i&gt;, 1845. Agapi, Museo Parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor08.jpg\">Fig. 8<\/a>), oggi nel Museo di Agapi, la cui forma \u201ca mezzaluna\u201d, avulsa da qualsiasi decoro, \u00e8 stata da me riscontrata in altre chiese cattoliche di Tinos, di Rodi<sup><a href=\"#footnote_10_2723\" id=\"identifier_10_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Argenti della liturgia cattolica nella cattedrale di Rodi, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 879, 2013, p. 445. Simili reperti sono stati da me analizzati anche nel Museo della Custodia Francescana di Terra Santa a Gerusalemme.\">11<\/a><\/sup> e perfino della Terra Santa. A eseguire il piatto in esame fu un argentiere turco, come certifica il punzone con il tughra, il sigillo dei sultani ottomani, in uso dal 1844 al 1923<sup><a href=\"#footnote_11_2723\" id=\"identifier_11_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Divis I marchi negli oggetti d&rsquo;argento, La Spezia 1989, p. 234 n. 1982; Tardy, Poin&ccedil;ons d&rsquo;argent, Paris, p. 407.\">12<\/a><\/sup>, a cui si accompagna un altro indecifrabile, forse riferito alla citt\u00e0 di produzione, ovvero Smirne o Costantinopoli. L\u2019oggetto fu donato da tal Giorgio Sigala, un devoto cattolico di origine graca, come riferisce l\u2019iscrizione: \u0391\u03c6\u03b9\u03ad\u03c1\u03c9\u03bc\u03b1 \u0393\u03b5\u03c9\u03c1\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u03a3\u03b7\u03b3\u03ac\u03bb\u03b1 <em>1845<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre il Museo di Agapi custodisce un ennesimo <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 9. Argentiere greco (?) e argentiere italiano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima e seconda met\u00e0 del XIX secolo. Agapi, Museo Parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor09.jpg\">Fig. 9<\/a>), in cui \u00e8 chiaramente ravvisabile lo stile eclettico; va probabilmente restituito a un argentiere italiano della seconda met\u00e0 del XIX secolo affascinato dalle produzioni artistiche del passato. Ridondante \u00e8 l\u2019ornato che investe questo manufatto, in specie la raggiera arricchita da numerosi interventi plastici (angeli in adorazione) e dall\u2019inserimento di false gemme. Tale ricchezza di ornamentazioni connota anche l\u2019ostensorio di Steni<sup><a href=\"#footnote_12_2723\" id=\"identifier_12_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2016.\">13<\/a><\/sup>. Tuttavia la base, in argento sbalzato e finemente cesellato, parrebbe pi\u00f9 antica (prima met\u00e0 del XIX secolo?) forse da assegnare a un argentiere greco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Placide Poussielgue Rusand, attivo a Parigi dal 1847 al 1891<sup><a href=\"#footnote_13_2723\" id=\"identifier_13_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, Dictionnaire des poin&ccedil;ons de fabricants d&rsquo;ouvrages d&rsquo;or et d&rsquo;argent de Paris et de la Seine, t. II, 1838-1875, Paris 1994, p. 321 n. 3550.\">14<\/a><\/sup>, fu l\u2019autore del <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 10. Placide Poussielgue Rusand, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1847. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor10.jpg\">Fig. 10<\/a>), tipico prodotto francese del XIX secolo molto diffuso. Le diverse suppellettili liturgiche realizzate in Francia (ostensori, patene, pissidi, croci d\u2019altare, ecc.) affluirono copiose in Grecia all\u2019indomani della sua liberazione dal dominio dell\u2019impero ottomano (1832), a cui fece seguito una pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di culto e un conseguente arrivo di ordini religiosi, d\u2019oltralpe in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base del calice, oltre ai consueti decori vegetali e ai simboli eucaristici dell\u2019uva e del grano, sono presenti tre medaglioni con le raffigurazioni dell\u2019Immacolata, dell\u2019Ecce Homo e del Crocifisso. Ulteriori medaglioni, con la raffigurazione delle tre Virt\u00f9 Teologali, decorano l\u2019elegante sottocoppa a traforo. Al punzone di garanzia con la testa di Minerva, in uso dal 9 maggio 1838 fino al 1919, si accompagna, come detto, quello dell\u2019autore siglato PP\/R.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa temperie culturale appartiene anche un <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Argentiere francese, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIX secolo. Agapi, Museo Parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor11.jpg\">Fig. 11<\/a>), oggi nel Museo Parrocchiale. La base rettangolare, poggiante su quattro protomi angeliche, \u00e8 abbellita da elementi vegetali e da una piastra con la raffigurazione dell\u2019Agnello accovacciato sul libro con i sette sigilli. Il fusto cilindrico \u00e8 decorato da elementi vegetali, da un cuore infiammato e da due teste angeliche. L\u2019ampia raggiera in bronzo dorato presenta una teca centrale circondata da nubi e da testine di cherubini. Sul retro dell\u2019ostensorio \u00e8 riportata la scritta OUVRE APOSTOLICHE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale tipologia, assai consueta in Francia, si rinviene anche nelle chiese isolane di Tinos: cito, per esempio, l\u2019ostensorio del villaggio di Kechros (vedi pi\u00f9 avanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai caratteri neogotici francesi s\u2019ispira la successiva <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 12. Eug\u00e8ne Chevron e Jules Jamain, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, post 1865. Agapi, Chiesa di Sant\u2019Agapito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor12.jpg\">Fig. 12<\/a>) di evidente finezza esecutiva sia per l\u2019uso della doratura, sia per gli smalti policromi. La base polilobata bordata di perline si arricchisce di tre quadrilobi a rilievo con figure smaltate, di pigne affiancate da pampini e di due corolle floreali; un motivo, questo, che torna a decorare il sottocoppa traforato sul cui coperchio insiste una croce apicale. Il fusto presenta un nodo a sfera schiacciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punzone di garanzia con la testa di Minerva obbliga a datare il manufatto dopo il 1838, mentre il marchio a losanga con la scritta CHEVRON permette di assegnarlo all\u2019atelier degli argentieri Eug\u00e8ne Chevron e Jules Jamain attivi a Parigi dal 1865 al 1879<sup><a href=\"#footnote_14_2723\" id=\"identifier_14_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, Dictionnaire des poin&ccedil;ons de fabricants d&rsquo;ouvrages d&rsquo;or et d&rsquo;argent de Paris et de la Seine, t. II, 1838-1875, Paris 1994.\">15<\/a><\/sup> e, dunque, a restringerne l\u2019esecuzione entro quest\u2019arco cronologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando alla raccolta degli argenti liturgici della chiesa di Kechros, dedicata alla Madonna della Misericordia, questa si apre con due calici in bronzo e argento, interessanti modelli di produzione veneziana elaborati a cavallo fra il Cinque e il Seicento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 13. Argentieri veneziani, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVI secolo e seconda met\u00e0 del XVII secolo. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor13.jpg\">Fig. 13<\/a>), presenta una base gradinata, movimentata da filettature e da cornicette vegetali. La decorazione del piede, come quella del nodo ovale ed entrambi in bronzo fuso e dorato, \u00e8 costituita da motivi ad arabeschi, in particolare nastri intrecciati includenti singole foglie stilizzate; un gusto, questo, che affascin\u00f2 i laboratori orafi dell\u2019Occidente. A voler solo considerare l\u2019area delle Cicladi, un confronto stilistico \u00e8 possibile con il calice della chiesa di Karkados<sup><a href=\"#footnote_15_2723\" id=\"identifier_15_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2016.\">16<\/a><\/sup> e con l\u2019altro della cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_16_2723\" id=\"identifier_16_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo&hellip;, 2011, p. 132.\">17<\/a><\/sup>. Il semplice sottocoppa, invece, dorato al mercurio e probabilmente di recupero, accoglie la coppa svasata che daterei alla seconda met\u00e0 del XVII secolo. Qui ho rilevato il punzone di San Marco con la testa del leone alato e quello dell\u2019argentiere, purtroppo indistinguibile a causa della consunzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Argentiere veneziano all\u2019insegna della \u201cCroze\u201d, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, fine del XVI-inizio del XVII secolo. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor14.jpg\">Fig. 14<\/a>), in ragione della morfologia e dei decori che connotano la base e il nodo, richiama quello prima analizzato. Il sottocoppa \u00e8 raccordato alla coppa da una serie di foglie frastagliate e traforate realizzate con particolare cura. Sulla coppa \u00e8 impresso il punzone di Venezia, ovverosia il leone di San Marco, e quello della bottega posta all\u2019insegna della \u201cCroze\u201d, in cui per lungo tempo operarono diversi maestri argentieri<sup><a href=\"#footnote_17_2723\" id=\"identifier_17_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I punzoni dell&rsquo;argenteria veneta, Venezia 1992, p. 163, n. 543, p. 222.\">18<\/a><\/sup>. Il motivo delle foglie che ingentilisce il sottocoppa contraddistingue anche il calice del duomo di Cologna Veneta<sup><a href=\"#footnote_18_2723\" id=\"identifier_18_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Mariacher, scheda n. 25, in Oggetti sacri del secolo XVI nella diocesi di Vicenza, catalogo della mostra (Vicenza, 29 agosto-9 novembre 1980 ), a cura di T. Motterle, Vicenza 1980, p. 27.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Merita una particolare sottolineatura un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 15. Giovacchino Grazioli, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, fine del XVIII-inizio del XIX secolo. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor15.jpg\">Fig. 15<\/a>) di neoclassica raffinatezza che il romano Giovacchino Grazioli (1755-1826), figlio dell\u2019argentiere Giuseppe (1717-1792)<sup><a href=\"#footnote_19_2723\" id=\"identifier_19_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bulgari Calissoni, Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987,&nbsp; pp. 239-240.\">20<\/a><\/sup>, realizz\u00f2 tra la fine del Settecento e i primi anni dell\u2019Ottocento. Esso \u00e8 marchiato con il punzone camerale di Roma (le chiavi incrociate sotto l\u2019ombrellino) e con quello dell\u2019autore evidenziato dalle lettere GG in campo ovale, lo stesso utilizzato dal padre fin dal 1749. Il calice si sviluppa su una base gradinata decorata da una fascia di foglie lanceolate e da un\u2019altra di foglie orizzontali intrecciate a un nastro. La superficie del piede \u00e8 guarnita da festoni penduli eseguiti a sbalzo. Il nodo a vaso \u00e8 decorato da elementi ornamentali fin qui descritti e dal classico motivo del \u201ccane corrente\u201d. Questo medesimo ornato si ritrova nel sottocoppa. Il calice \u00e8 molto simile all\u2019esemplare della chiesa di San Carlo ai Catinari a Roma, eseguito tra il 1799 e il 1801<sup><a href=\"#footnote_20_2723\" id=\"identifier_20_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010, p. 116.\">21<\/a><\/sup>, e, lo anticipo in questa sede, a quello conservato nel Museo del Vescovado a Xinara (Tinos).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una particolare tipologia di <em>Navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 16. Argentiere turco, &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor16.jpg\">Fig. 16<\/a>), forse desunta da esemplari aulici di matrice veneziana che certo non mancarono in quest\u2019area della Grecia, prese il sopravvento nei primi decenni del XIX secolo grazie all\u2019attivit\u00e0 di maestri autoctoni o turchi operanti nelle pi\u00f9 ricche citt\u00e0 dell\u2019impero ottomano, vale a dire Costantinopoli e Smirne. La navicella, estremamente lineare, \u00e8 molto simile all\u2019esemplare conservata nella chiesa di San Nicola di Bari del capoluogo Tinos<sup><a href=\"#footnote_21_2723\" id=\"identifier_21_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2016.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 rilevato, un consistente incremento di argenti liturgici di manifattura francese destinati ad arredare le chiese cattoliche di Grecia si ebbe per tutto l\u2019Ottocento. Ne \u00e8 nuova testimonianza questo ragguardevole <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 17. Joseph-Philippe-Adolphe Dejean, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1847-1865. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor17.jpg\">Fig. 17<\/a>) come certifica il punzone di garanzia con la testa di Minerva affiancato a quello dell\u2019argentiere Joseph-Philippe-Adolphe Dejean, operante a Parigi tra il 1846 e il 1865 al numero 24 Parvis Notre-Dame<sup><a href=\"#footnote_22_2723\" id=\"identifier_22_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, Dictionnaire des poin&ccedil;ons&hellip;, 1994.\">23<\/a><\/sup>. Di tipo analogo sono gli altri suoi ostensori diffusi in Francia e resi noti dalla compulsazione degli inventari del Ministero della Cultura<sup><a href=\"#footnote_23_2723\" id=\"identifier_23_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.culture.gouv.fr\/public\/mistral\/palissy_fr?.\">24<\/a><\/sup>. Sulle due facciate principali della base, sorretta da volute, si individua da un lato il triangolo radiato con l\u2019occhio dell\u2019Onniveggente, dall\u2019altro l\u2019Agnello accovacciato sul libro con i sette sigilli. Sulla sommit\u00e0 del nodo, arricchito da due teste di angeli, si erge la ricca raggiera, il cui ricettacolo \u00e8 circondato dai simboli eucaristici. Un simile ostensorio \u00e8 nel Museo di Agapi (vedi sopra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il susseguente <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 18. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, circa 1865-1870. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor18.jpg\">Fig. 18<\/a>) \u00e8 il frutto dell\u2019assemblaggio di pi\u00f9 pezzi databili al XIX secolo, qualcuno di reimpiego forse a seguito di un intervento di \u201crestauro\u201d. La base, l\u2019unica interessata da ornamentazioni, presenta una fascia di minuti baccelli mentre la superficie \u00e8 decorata da un repertorio di piante vegetali stilizzate. Sotto il piede \u00e8 incisa la seguente iscrizione: P. I<sup>O<\/sup>AN(N)ES CARICHIOP(OULO)S. CAP.<sup>LIS<\/sup> CHIE. Da quando mi comunica padre Marco Foscolo che ringrazio, Giovanni Charikiopoulos fu segretario capitolare tra il 1865 e il 1870 nonch\u00e9 parroco di entrambe le chiese di Kechros e Steni; forse in quest\u2019ultima localit\u00e0, che peraltro diede i natali al nostro ecclesiastico, fu destinato il calice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo argento di questa chiesa mariana \u00e8 una semplice <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 19. Argentiere italiano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XIX secolo. Kechros, Chiesa Madonna della Misericordia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor19.jpg\">Fig. 19<\/a>), di produzione ormai seriale e connotata da decorazioni a stampo. Va assegnata a una manifattura italiana di fine Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dedicata alla Madonna del Carmelo la chiesa del villaggio interno di Potamia; tutta l\u2019argenteria qui rinvenuta \u00e8 databile al XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo reperto \u00e8 riferito a una <em>Navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 20. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, primo ventennio del XIX secolo. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor20.jpg\">Fig. 20<\/a>) costituita da una base circolare bordata di perline. Il fusto, dalla struttura movimentata, regge la coppa decorata da piccole foglie lanceolate e da perline. Lo sportello, decorato da vari elementi fitomorfi di gusto <em>rocaille<\/em>, \u00e8 sovrastato da una croce greca a giorno; all\u2019estremit\u00e0 \u00e8 saldata una piccola colomba a fusione che in principio serviva ad agganciare la catenella, oggi ridotta a pochi anelli, fissata sul sottostante bordo della coppa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera \u00e8 frutto della committenza di un aristocratico locale poich\u00e9 qui \u00e8 inciso uno stemma coronato e inquartato: in alto a sinistra una bilancia, a destra un animale rampante; in basso a sinistra un altro animale rampante, a destra un giglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tipologia di questo manufatto \u00e8 comune a quelli prodotti a Venezia in et\u00e0 barocca, a cui evidentemente si ispirarono gli argentieri levantini; difatti diversi esemplari sono stati a oggi rinvenuti a Steni, a Kechros, ad Agapi, a S. Nicola di Tinos. Dei tre punzoni impressi sulla navicella in argomento, probabilmente da assegnare a un argentiere veneziano del primo ventennio dell\u2019Ottocento, non tutti sono di facile lettura: una sigla MA, un animale andante verso destra (leone?), forse una lettera Z. Il cucchiaino in dotazione alla navicella, ragionevolmente di recupero, \u00e8 di manifattura turca come attesta il punzone del tughra in uso dal 1844 al 1923.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successivo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 21. Argentiere greco, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor21.jpg\">Fig. 21<\/a>) \u00e8 connotato da un orlo polilobato e da una fila di perline che cinge la parte inferiore del collo. Movimentato \u00e8 il fusto con nodo a pera mentre il sottocoppa \u00e8 decorato da un elegante motivo a palmette lanciformi e dall\u2019iterazione di ciuffi di volute nel bordo superiore. Per via dell\u2019assenza dei punzoni, l\u2019oggetto non \u00e8 di facile classificazione, tuttavia sono propenso a datarlo alla prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento e ad assegnarlo a un maestro greco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 22. Argentiere francese, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1838. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor22.jpg\">Fig. 22<\/a>), provvisto di patena, fu realizzato in Francia dopo il 9 maggio 1838 come attestano i punzoni di garanzia con la testa di Minerva e quello con la figura del granchio (<em>crabe<\/em>) valido per i dipartimenti<sup><a href=\"#footnote_24_2723\" id=\"identifier_24_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Divis I marchi negli oggetti&hellip;, 1989, p. 171 n. 1340.\">25<\/a><\/sup>; purtroppo non \u00e8 impresso il punzone dell\u2019argentiere. Sulla base, fra decori vegetali, sono sbalzati tre medaglioni ovali che rappresentano la Lavanda dei piedi, Ges\u00f9 nel Getzemani e la Crocifissione; nel sottocoppa, altri tre medaglioni con le teste di Ges\u00f9, di Pietro e di Paol<em>o<\/em>. Numerosi ormai sono gli esemplari analoghi da me rinvenuti sul territorio ellenico, in modo particolare nella cattedrale di Naxos e nelle diverse chiese dell\u2019isola di Tinos; anche la chiesa dell\u2019Immacolata Concezione di Volos ne conserva alcuni, ma questi li esporr\u00f2 in altra occasione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur mancando qualsiasi appiglio documentario, come pure le punzonature, questo <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 23. Argentiere turco, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, ante 1844?. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor23.jpg\">Fig. 23<\/a>), assieme alle tre lampade pensili descritte pi\u00f9 innanzi, va stilisticamente assegnato alla mano di un argentiere turco del primo Ottocento (ante 1844?); in questo manufatto si riconoscono i caratteri peculiari della fantasia decorativa sei-settecentesca dei laboratori veneziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su una base circolare e baccellata si erge il braciere decorato da cartelle ovali includenti singoli steli di fiori. Analogo decoro contraddistingue la cupola traforata. Il sapore orientaleggiante del pezzo si percepisce ancor pi\u00f9 nel cupolino apicale sovrastato da crocetta. Tale manufatto \u00e8 analogo a quello conservato nella chiesa di San Giovanni a Komi (Tinos), come avr\u00f2 modo di evidenziare in un prossimo futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pressappoco di tipo analogo sono i motivi naturalistici che connotano le successive <em>Lampade pensili <\/em>(<a title=\"Fig. 24. Argentiere turco, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1844?. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor24.jpg\">Figg. 24<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 25. Argentiere turco, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, ante 1844?. Potamia, Chiesa Madonna del Carmelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bor25.jpg\">25<\/a>), peraltro stilisticamente prossime a quelle di Chatzir\u00e0dos<sup><a href=\"#footnote_25_2723\" id=\"identifier_25_2723\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2016. Non mi &egrave; stato possibile verificare l&rsquo;esistenza di punzoni sulla terza lampada perch&eacute; sospesa sull&rsquo;altare maggiore.\">26<\/a><\/sup> e ad altre disseminate negli edifici di culto di Tinos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo mio ennesimo contributo termina un altro viaggio inedito di storia e di cultura, nella fattispecie quello concernente queste tre piccole comunit\u00e0 cattoliche, da secoli sedimentate nel proprio territorio isolano.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; Idem, <em>A Levante di Palermo. Argenti con l\u2019aquila a volo alto nell\u2019isola greca di Tinos<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos:<\/em> <em>la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2723\" class=\"footnote\">L. Russo, <em>Sant\u2019Agapito Martire<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\">http:\/\/www.santiebeati.it<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2723\" class=\"footnote\">M. \u03a6\u03ce\u03c3\u03ba\u03bf\u03bb\u03bfs, <em>\u03a4\u03bf<\/em> <em>\u0391\u03b3\u03ac\u03c0\u03b9<\/em>, \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c2 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2723\" class=\"footnote\">\u0399. \u0393\u03ba\u03b5\u03c1\u03ad\u03ba\u03bf\u03c2,<strong> <\/strong><em>\u03a3\u03ba\u03b5\u03cd\u03b7 \u03b9\u03b5\u03c1\u03ac \u03c4\u03c9 \u0398\u03b5\u03ce \u03b1\u03bd\u03b1\u03c4\u03b5\u03b8\u03b5\u03b9\u03bc\u03ad\u03bd\u03b1<\/em>, T\u03aevo\u03c2 2010, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2723\" class=\"footnote\">J-M. Sauget, <em>Santa Giuliana di Nicomedia vergine e martire<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\">http:\/\/www.santiebeati.it<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2723\" class=\"footnote\">Il grosio, o piastra, fu l\u2019unit\u00e0 monetaria utilizzata durante l\u2019impero Ottomano dagli abitanti greci di Costantinopoli, di Smirne e di Cipro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo<\/em>&#8230;, 2011, p. 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2723\" class=\"footnote\">\u0399. \u0393\u03ba\u03b5\u03c1\u03ad\u03ba\u03bf\u03c2,<strong> <\/strong><em>\u03a3\u03ba\u03b5\u03cd\u03b7 \u03b9\u03b5\u03c1\u03ac \u03c4\u03c9 \u0398\u03b5\u03ce \u03b1\u03bd\u03b1\u03c4\u03b5\u03b8\u03b5\u03b9\u03bc\u03ad\u03bd\u03b1<\/em>, T\u03aevo\u03c2 2010, p. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2723\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>Tra Quattro e Cinquecento<\/em>, in G. Barucca &#8211; B. Montevecchi, <em>Atlante dei Beni Culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni Artistici Oreficerie<\/em>, Cinisello Balsamo 2006, pp. 155-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2723\" class=\"footnote\">O. Zastrow, <em>Antichi e unici argenti siciliani in Valsassina. La confutazione di errati giudizi storico-artistici sugli argenti di Pasturo<\/em>, in \u00abArchivi di Lecco e della Provincia\u00bb. A. XXVIII, aprile giugno 2005, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Argenti della liturgia cattolica nella cattedrale di Rodi<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 879, 2013, p. 445. Simili reperti sono stati da me analizzati anche nel Museo della Custodia Francescana di Terra Santa a Gerusalemme.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2723\" class=\"footnote\">J. Divis <em>I marchi negli oggetti d\u2019argento<\/em>, La Spezia 1989, p. 234 n. 1982; Tardy, <em>Poin\u00e7ons d\u2019argent<\/em>, Paris, p. 407.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2723\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, <em>Dictionnaire des poin\u00e7ons de fabricants d\u2019ouvrages d\u2019or et d\u2019argent de Paris et de la Seine<\/em>, t. II, 1838-1875, Paris 1994, p. 321 n. 3550.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2723\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, <em>Dictionnaire des poin\u00e7ons de fabricants d\u2019ouvrages d\u2019or et d\u2019argent de Paris et de la Seine<\/em>, t. II, 1838-1875, Paris 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo<\/em>&#8230;, 2011, p. 132.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2723\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>I punzoni dell\u2019argenteria veneta<\/em>, Venezia 1992, p. 163, n. 543, p. 222.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2723\" class=\"footnote\">G. Mariacher, scheda n. 25, in <em>Oggetti sacri del secolo XVI nella diocesi di Vicenza<\/em>, catalogo della mostra (Vicenza, 29 agosto-9 novembre 1980 ), a cura di T. Motterle, Vicenza 1980, p. 27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2723\" class=\"footnote\">A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987,\u00a0 pp. 239-240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2723\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010, p. 116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2723\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, <em>Dictionnaire des poin\u00e7ons<\/em>\u2026, 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2723\" class=\"footnote\">http:\/\/www.culture.gouv.fr\/public\/mistral\/palissy_fr?.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2723\" class=\"footnote\">J. Divis <em>I marchi negli oggetti<\/em>&#8230;, 1989, p. 171 n. 1340.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2723\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2016. Non mi \u00e8 stato possibile verificare l\u2019esistenza di punzoni sulla terza lampada perch\u00e9 sospesa sull\u2019altare maggiore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2723\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>g.boraccesi@libero.it Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di\u00a0 Tinos: le chiese di Agapi, Kechros e Potamia DOI: 10.7431\/RIV14082016 Prima di inoltrarmi in una nuova analisi degli <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2723\" title=\"Giovanni Boraccesi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2800,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2723"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2723"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2723\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2813,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2723\/revisions\/2813"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2723"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}