{"id":2720,"date":"2016-12-30T00:58:57","date_gmt":"2016-12-30T00:58:57","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2720"},"modified":"2017-06-29T07:00:28","modified_gmt":"2017-06-29T07:00:28","slug":"elvira-damico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2720","title":{"rendered":"Elvira D&#8217;Amico"},"content":{"rendered":"<p>elvi.damico@alice.it<\/p>\n<h3>Un inedito stendardo ricamato siciliano del secolo XVIII (1741)<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV14072016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul mercato antiquario di Palermo \u00e8 transitata, una quindicina di anni or sono, una straordinaria opera che ebbi appena il tempo di fotografare, prima che se ne perdessero le tracce. Le tre sole foto che potei fare (<a title=\"Fig. 1. Manifattura siciliana sec. XVIII (1741), &lt;i&gt;Stendardo processionale&lt;\/i&gt;, seta con ricami in filati d\u2019oro, argento e seta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/dam01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Particolare dello stendardo, con medaglione raffigurante la Madonna col Bambino che concede a San Francesco l\u2019indulgenza plenaria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/dam02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Particolare dello stendardo, con iscrizione sul pendone: PAX A.D. 1741.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/dam03.jpg\">3<\/a>), di mediocre qualit\u00e0 -che quindi ho avuto finora qualche riserva a rendere note- danno per\u00f2 un\u2019idea dell\u2019interesse e dell\u2019alta qualit\u00e0 del manufatto in questione, uno straordinario stendardo, costituendo pur sempre una preziosa documentazione di esso<sup><a href=\"#footnote_0_2720\" id=\"identifier_0_2720\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sugli stendardi siciliani appartenenti alle confraternite, si cfr. Le confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo.Storia e Arte,a cura di M.C.Di Natale,Palermo 1993, pp.69-110.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di una precisa data poi -il 1741- su uno dei pendoni , sovrastata dallo stemma benedettino (<a title=\"Fig. 3. Particolare dello stendardo, con iscrizione sul pendone: PAX A.D. 1741.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/dam03.jpg\">Fig. 3<\/a>), nonch\u00e9 la peculiarit\u00e0 dell\u2019 iconografia, riescono a collocare l\u2019opera in un determinato contesto storico-artistico, testimoniandoci come unica fosse la matrice culturale di opere dell\u2019arte colta e prodotti delle arti applicate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stendardo infatti si attesta come uno tra i pi\u00f9 pregiati manufatti nel campo del ricamo settecentesco siciliano, ispirato certo a un\u2019opera pittorica, che ripropone un tema iconografico in auge nel periodo. Eseguito su tessuto di seta rosso, con ricami in oro argento e seta, esso raffigura al centro <em> La Madonna col Bambino che concede a San Francesco l\u2019indulgenza plenaria<\/em>, entro un ovale circondato da eleganti volute in oro. La finezza dell\u2019 esecuzione della scena centrale, ricamata con filo di seta con un punto di resa naturalistica (punto raso-pittoresco?), \u00e8 solo pari a quella del corpo dello stendardo, tutto ricamato in filo d\u2019oro a punto steso-posato, con fogliame stilizzato di stile \u00a0barocchetto, che risente di quel gusto per l\u2019esotico che ha nei tessuti e nei ricami del periodo una delle espressioni pi\u00f9 elevate. Ma ovviamente l\u2019attenzione si concentra sul medaglione centrale, ai fini anche di una collocazione del pezzo in un preciso contesto storico-artistico. L\u2019iconografia infatti, vicina a quella della Porziuncola, \u00e8 diffusa, anche nell\u2019Isola, precipuamente in ambito francescano. Essa \u00e8 presente, ad esempio, nell\u2019affresco della volta dell\u2019Oratorio dei Terziari francescani di Palermo, annesso alla chiesa della Gancia, databile alla prima met\u00e0 del secolo XVIII. Un altro simile affresco si ritrova nel Convento dei Cappuccini di Palermo (un tempo la Selva del Convento), opera di Olivio Sozzi, che lo esegu\u00ec negli anni 1741-43<sup><a href=\"#footnote_1_2720\" id=\"identifier_1_2720\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Siracusano, La pittura del Settecento in Sicilia, Roma 1986, p. 223\">2<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Olivio Sozzi, &lt;i&gt;La Madonna col Bambino che concede a San Francesco. l\u2019indulgenza plenaria&lt;\/i&gt;, affresco 1741-43, Palermo, Convento dei Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/dam04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Esso raffigura la Vergine di tre quarti, che porge la pergamena al Santo, inginocchiato con mani incrociate sul petto e sguardo rivolto verso di Lei, mentre il Bambino \u00e8 intento a raccogliere rose da una cesta portagli dall\u2019angelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso entourage culturale sembra appartenere il manufatto ricamato, che reca la Vergine assisa su una nuvola, col manto bianco drappeggiato sulle ginocchia, il viso rotondo e minuto, il Bambino con braccia aperte, il Santo inginocchiato di profilo con braccia tese verso di Lei. La  Vergine e il Bambino guardano per\u00f2 verso lo spettatore e la scena sacra \u00e8 calata in un contesto squisitamente naturalistico, come si evince dalla presenza del prato in primo piano, disseminato di sassi, vegetazione, alberi, \u00a0e dal \u00a0brano paesaggistico riportato sul fondo: in un porto protetto da una lingua di terra si erge una fortezza bastionata con una arcata centrale, e dietro ad essa si staglia un alto monte innevato. In esso sembrerebbe riconoscersi uno scorcio della Catania del primo Settecento, rappresentata dai due <em>topoi<\/em> di Porta d\u2019Uzeda e dell\u2019Etna. Un simile paesaggio con un alto monte innevato appare pure sull\u2019affresco del Convento dei Cappuccini del pittore catanese: si tratta di un omaggio del Sozzi alla sua citt\u00e0 natale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 immagine dello stendardo processionale quindi, destinata ad un uso popolare e devozionale per eccellenza, risulta di pi\u00f9 immediato impatto visivo, grazie al marcato decorativismo dell\u2019esecuzione, all\u2019acceso contrasto cromatico rosso-oro del fondo, ai preziosi \u00a0virtuosismi della tecnica del ricamo. Riguardo alla manifattura, \u00e8 plausibile pensare ad una trasposizione da parte del ricamatore del soggetto in questione, forse da una stampa relativa, oppure ad un disegno fornito dallo stesso pittore catanese, di poco differente dal bozzetto o disegno realizzato per l\u2019affresco<sup><a href=\"#footnote_2_2720\" id=\"identifier_2_2720\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Spesso le immagini figurate ricamate sui parati sacri siciliani erano affidate a ricamatori specialisti diversi da quelli che eseguivano il resto del parato, cfr. E. D&rsquo;Amico, Arti applicate nella chiesa di S. Domenico a Palermo, in &ldquo;Antologia di belle arti&rdquo;, diretta da Alvar Gonzales Palacios, Nuova serie, nn. 55-58, 1998. Studi sul Settecento, pp. 30-35. In altri casi il disegno veniva fornito direttamente da pittori, cfr. E. D&rsquo;Amico, I paramenti sacri, collana &ldquo;Collezioni&rdquo; di Palazzo Abatellis, diretta da V.Abbate, Palermo 1997, pp. 24-27\">3<\/a><\/sup>. La presenza dello stemma benedettino poi, unitamente al paesaggio etneo di cui s\u2019\u00e8 detto, testimoniano un interesse per il tema iconografico anche in ambito benedettino ed una probabile committenza dell\u2019opera da parte di una confraternita o monastero del catanese.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2720\" class=\"footnote\">Sugli stendardi siciliani appartenenti alle confraternite, si cfr.<em> Le<\/em> <em>confraternite dell\u2019Arcidiocesi di Palermo.Storia e Arte<\/em>,a cura di M.C.Di Natale,Palermo 1993, pp.69-110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2720\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2720\" class=\"footnote\">C. Siracusano, <em>La pittura del Settecento in Sicilia<\/em>, Roma 1986, p. 223<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2720\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2720\" class=\"footnote\">Spesso le immagini figurate ricamate sui parati sacri siciliani erano affidate a ricamatori specialisti diversi da quelli che eseguivano il resto del parato, cfr. E. D\u2019Amico, <em>Arti applicate nella chiesa di S. Domenico a Palermo<\/em>, in \u201cAntologia di belle arti\u201d, diretta da Alvar Gonzales Palacios, Nuova serie, nn. 55-58, 1998. <em>Studi sul Settecento<\/em>, pp. 30-35. In altri casi il disegno veniva fornito direttamente da pittori, cfr. E. D\u2019Amico, <em>I paramenti sacri<\/em>, collana \u201cCollezioni\u201d di Palazzo Abatellis, diretta da V.Abbate, Palermo 1997, pp. 24-27<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2720\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>elvi.damico@alice.it Un inedito stendardo ricamato siciliano del secolo XVIII (1741) DOI: 10.7431\/RIV14072016 Sul mercato antiquario di Palermo \u00e8 transitata, una quindicina di anni or sono, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2720\" title=\"Elvira D&#8217;Amico\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2800,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2720"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2720"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2720\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2812,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2720\/revisions\/2812"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}