{"id":2716,"date":"2016-12-30T00:54:16","date_gmt":"2016-12-30T00:54:16","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2716"},"modified":"2017-06-29T07:00:14","modified_gmt":"2017-06-29T07:00:14","slug":"roberta-cruciata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2716","title":{"rendered":"Roberta Cruciata"},"content":{"rendered":"<p>robertacruciata@gmail.com<\/p>\n<h3>Appunti sui paramenti sacri siciliani a Malta<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV14062016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importazione a Malta di tessuti e manufatti serici provenienti dalla Sicilia rimane un campo ancora da esplorare. Siamo portati a ritenere che, nel corso dei secoli, soltanto una parte di essi siano stati realizzati in territorio siciliano. Numerosi, infatti, furono verosimilmente quelli non di produzione locale soltanto acquistati nel mercato siculo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019argomento qui trattato, con una ridotta ma interessante campionatura di paramenti sacri, documenta per lo pi\u00f9 un patrimonio databile al XVIII secolo prodotto in ambito messinese in grado di rievocare intensi traffici commerciali e al contempo i fasti dell\u2019arte della seta della citt\u00e0 peloritana. Tali manufatti sono da inquadrare nel pi\u00f9 ampio contesto storico-artistico maltese dell\u2019epoca che, al pari di quanto avveniva per le altri arti, privilegiava opere di provenienza francese e romana in primo luogo, ma anche genovese e veneziana, mentre per quanto riguarda i tessili ascrivibili al XVII secolo numerosi sono quelli di manifattura fiorentina, napoletana e spagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione serica messinese sottoposta a una ferrea legislazione fin dal 1530, allorch\u00e9 l\u2019imperatore Carlo V d\u2019Asburgo firm\u00f2 i \u201cCapitoli dell\u2019arte della seta\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_2716\" id=\"identifier_0_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. Ciolino Maugeri, Documenti inediti per una storia degli argenti e delle manifatture seriche nella Messina del Seicento, in Cultura, Arte e Societ&agrave; a Messina nel Seicento, atti del convegno (Messina-Gesso 29-30 ottobre 1983), Messina 1984, p. 98.\">1<\/a><\/sup>, trovava estimatori in tutta Europa anche per merito della fiera annuale che ivi si svolgeva e del fiorente porto cittadino. Nel periodo compreso tra il 1695 e il 1707 sono registrate cinque presenze straniere tra i membri del Consolato dell\u2019Arte della seta \u00abche risultano per\u00f2 cittadini messinesi \u201cper habitationem\u201d\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_2716\" id=\"identifier_1_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ciolino Maugeri, Attivit&agrave; serica a Messina dal 1674 al 1754, in Lusso e devozione. Tessuti serici a Messina nella prima met&agrave; del &lsquo;700, catalogo della mostra (Taormina &ndash; Palazzo Corvaja 5 novembre 1984-15 gennaio 1985) a cura di C. Ciolino Maugeri, Messina 1984, p. 31.\">2<\/a><\/sup>. Tra di essi \u00abun tessitore d\u2019opera piana, melitensis di anni 35\u00bb, documentato il 12 dicembre 1701<sup><a href=\"#footnote_2_2716\" id=\"identifier_2_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">3<\/a><\/sup>, la cui presenza in Sicilia non fa che confermare quanto gi\u00e0 abbiamo avuto modo di affermare circa gli scambi artistico-culturali bidirezionali tra le due isole, testimoniati proprio dagli artisti e dalle opere melitensi finora attestate in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_3_2716\" id=\"identifier_3_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi Arti Decorative Siciliane a Malta 1565-1798, prefazione di M.C. Di Natale, premessa di M. Buhagiar, saggio introduttivo di M. Vitella, &ldquo;Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina&rdquo;, 5, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2016, in part. pp. 50-51.\">4<\/a><\/sup>. Si ricordano, a proposito del XVIII secolo, Carmelo Camilleri, autore nel 1748 del <em>coro ligneo <\/em>della chiesa di Santa Maria della Scala a Noto (Siracusa) e dell\u2019<em>armadio <\/em>in legno intarsiato che si trova nella sagrestia dello stesso edificio; Francesco Calluto, <em>faber lignarius <\/em>residente ad Avola (Siracusa); Giovanni De Mech, intagliatore documentato nel 1787 a Modica (Ragusa) dove collaborava con Bartolomeo Scarso di Scicli (Ragusa) alla modifica degli <em>stalli corali<\/em> del duomo di San Giorgio, opera del 1760 di Vincenzo Lazzara<sup><a href=\"#footnote_4_2716\" id=\"identifier_4_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 50.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Degna di nota \u00e8 poi la notizia che nel 1741, due anni prima l\u2019epidemia di peste del febbraio 1743 che caus\u00f2 l\u2019arresto dell\u2019industria serica a causa dell\u2019alta mortalit\u00e0 tra tessitori, tintori e altri lavoranti del settore, in conseguenza della quale molti dei sopravvissuti si sarebbero trasferiti a Catania e ad Acireale, si verific\u00f2 a Messina una pesante fuga di setaioli \u00abper l\u2019isola di Malta dove si era aperta una fabbrica di drappi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_2716\" id=\"identifier_5_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ciolino Maugeri, Attivit&agrave; serica a Messina &hellip;, in Lusso e devozione&hellip;, 1984, p. 38.\">6<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 potrebbe significare dunque che taluni manufatti \u201calla messinese\u201d alla met\u00e0 del XVIII secolo poterono essere realizzati da artisti siciliani anche a Malta, e non esclusivamente esportati dall\u2019isola pi\u00f9 grande alla pi\u00f9 piccola. In ogni caso \u00able spedizioni dei drappi siciliani di cui si faceva grande commercio ancora nel 1781 in molti paesi e specialmente in Trieste, Malta, Lisbona, Marocco e le Isole Canarie, avvenivano da tutte e tre le citt\u00e0 dell\u2019isola\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_2716\" id=\"identifier_6_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ciolino, Per la storia della seta in Sicilia: il Valdemone, in Splendori di Sicilia Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000-30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 250.\">7<\/a><\/sup> sede di consolato<sup><a href=\"#footnote_7_2716\" id=\"identifier_7_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Messina aveva ottenuto il Consolato dell&rsquo;Arte della Seta nel 1530, Palermo nel 1534 e Catania soltanto nel 1644.\">8<\/a><\/sup>; \u00abMessina era la pi\u00f9 famosa per le manifatture prodotte con sete fini, realizzate con perfezione e rese caratteristiche per la lucentezza, finezza, arte nel tessere, nel dare i colori e fare le tinte; Catania si distingueva per i velluti e Palermo per le scomiglie e i lustrini\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_2716\" id=\"identifier_8_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ciolino, Per la storia della seta &hellip;, in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, p. 250.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti degli orafi e argentieri siciliani documentati a Malta tra la seconda met\u00e0 del XVI e la met\u00e0 del XVII secolo, peraltro, erano attivi anche nel commercio di tessuti, come ad esempio il siracusano Bernardino Gallego (Galleco, Galego, Galeo) (doc. dal 1573 al 30 ottobre 1610), al quale in data 6 maggio 1598 il napoletano Giovanni de Piombino si impegnava a pagare dodici ducati \u00ab<em>pro pretio et valore Rotulonum Decem et octo cuttoni filati<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_2716\" id=\"identifier_9_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 38.\">10<\/a><\/sup>. Anche l\u2019orafo Giovanni Moneglia (Moniglia) (doc. dal 16 agosto 1595, giorno in cui spos\u00f2 a Vittoriosa la maltese Marietta Xuereb<sup><a href=\"#footnote_10_2716\" id=\"identifier_10_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Notizia gentilmente fornitami da Denis Muniglia, che ringrazio. Anche Agostino Moneglia, fratello di Giovanni e allo stesso modo orafo, &egrave; documentato a Malta tra il 1596, per cui cfr. R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 43, e il 1602, per cui cfr. A. Brogini, Malte et l&rsquo;&oelig;uvre hospitali&egrave;re de Saint-Jean de J&eacute;rusalem &agrave; l&rsquo;&eacute;poque moderne (XVIe-XVIIe si&egrave;cle), in &ldquo;M&eacute;langes de l&rsquo;Ecole fran&ccedil;aise de Rome: Italie et M&eacute;diterran&eacute;e&rdquo;, vol. 118\/1, 2006, p. 93.\">11<\/a><\/sup>, al 2 agosto 1610), con molta probabilit\u00e0 allo stesso modo originario di Siracusa, \u00e8 ricordato in numerose occasioni negli anni tra il 1597 e il 1599 per l\u2019acquisto di stoffe<sup><a href=\"#footnote_11_2716\" id=\"identifier_11_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata, Intrecci preziosi &hellip;, 2016, p. 45.\">12<\/a><\/sup>.<strong> <\/strong>Risalgono gi\u00e0 alla prima met\u00e0 del Cinquecento cospicue testimonianze documentarie relative alla presenza di tessuti e paramenti sacri provenienti dalla Sicilia, da inquadrare nell\u2019ambito dei pi\u00f9 ampi scambi di artisti e di opere d\u2019arte decorativa verificatisi tra il XV e il XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_12_2716\" id=\"identifier_12_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip;, 2016. Cfr. pure Eadem, Note sulle arti decorative a Malta. Inediti argenti siciliani di inizio XIX secolo, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, a. 6 n. 11, giugno 2015 (http:\/\/oadiriv.unipa.it\/).\">13<\/a><\/sup>. Nel marzo 1520 il Magnifico Alessandro Catagnano, tramite gli agenti Andrea Manduca e Ambrogio Falsone, comprava a Palermo per la cattedrale un <em>parato<\/em> in broccato (\u00abcapella di bruccato\u00bb) costituito tra le altre cose da un piviale (\u00abcappa\u00bb) e due tonacelle (\u00abdunicelli cum loru frixi et guarnimenti\u00bb), versando la considerevole somma di quasi trecento onze<sup><a href=\"#footnote_13_2716\" id=\"identifier_13_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 56, con bibliografia precedente.\">14<\/a><\/sup>. Il 17 agosto 1525 acquistava per ventitr\u00e9 onze \u00abvelluto ad opu di trj tunichellj et casubli et loru infurra, sita per li loru frisi, oru filatu per rasterrial(?), bordatura, per tila blanca per li amicti, per loru cappi et portatura di Palermo a Malta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_2716\" id=\"identifier_14_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, pp. 56-57, con bibliografia precedente.\">15<\/a><\/sup>. Doveva trattarsi di un congiunto dell\u2019allora vescovo di Malta Bonifacio Catagnano (1520-1523), successore, nonch\u00e9 parente, di Bernardo Catagnano, a sua volta vescovo dal 1516 al 1520. Nel maggio 1535, ugualmente, damaschi e velluti del valore di circa settanta ducati giungevano dal capoluogo siciliano per la cattedrale di San Paolo tramite gli agenti Paulo de Naso e Antoni de Armanya<sup><a href=\"#footnote_15_2716\" id=\"identifier_15_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 57, con bibliografia precedente.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Gesuiti di La Valletta il 14 luglio 1650 inviavano quindici scudi e tre tar\u00ec \u00abin Messina in complemento del palio bianco dell\u2019altare magiore\u00bb, opera non identificabile con nessun paliotto di quelli ancora oggi custoditi nella sagrestia della loro chiesa nella capitale maltese<sup><a href=\"#footnote_16_2716\" id=\"identifier_16_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 70.\">17<\/a><\/sup>. A proposito degli anni centrali del XVII secolo rimangono anche numerosi documenti a testimoniare l\u2019importante mole di tessuti che i Gesuiti maltesi ricevevano dalla citt\u00e0 di Messina. Il 30 novembre 1658 dietro pagamento di ottantasei scudi, sessantasette tar\u00ec e quarantacinque grani giungevano \u00abdoi pezzi di saia\u00bb, \u00abcanne cinque di saia di costa\u00bb, \u00abuna canna di rascia\u00bb, \u00abuna canna di cerrito\u00bb, \u00abun rotulo di filo nero\u00bb, \u00abuna canna e mezza di sangallo\u00bb, \u00abuna libra di seta nera\u00bb, \u00abdoicento crocchetti\u00bb e \u00abcanne quattro di panno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_2716\" id=\"identifier_17_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACM Archivum Cathedralis Melitae Gesuiti, Giornale e Maggiore, Lettera F, 1646-1661, f. 427.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerose opere ancora esistenti in collezioni dell\u2019Isola rivelano una decisa appartenenza a quel gusto che potremmo definire mediterraneo, e in taluni casi anche precipue caratteristiche tecniche e stilistico-compositive strettamente raffrontabili con quelle di certa produzione tessile siciliana e spagnola d\u2019et\u00e0 moderna. \u00c8 il caso del <em>parato liturgico <\/em>con lo stemma del vescovo spagnolo Fra\u2019 Michele Giovanni Balaguer y Camarasa<em> <\/em>(1635-1663)<em> <\/em>custodito presso la cattedrale di Mdina<em> <\/em>che reca delle affinit\u00e0 con la <em>dalmatica <\/em>in damasco presente nella chiesa di San Martino a Randazzo (Catania), datata all\u2019ultimo quarto del XVI secolo e attribuita a manifattura siciliana o spagnola<sup><a href=\"#footnote_18_2716\" id=\"identifier_18_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;opera di Randazzo cfr. La Seta e la Sicilia, catalogo della mostra (Messina, Teatro Vittorio Emanuele 9 febbraio-15 marzo 2002) a cura di C. Ciolino, Messina 2002, p. 143.\">19<\/a><\/sup>. Si ricorda che si deve al vescovo Balaguer y Camarasa il <em>crocifisso<\/em> di frate Innocenzo da Petralia collocato nell\u2019omonima cappella della cattedrale maltese, alla destra dell\u2019altare maggiore, che fu donato il 4 maggio 1648, data che pertanto diviene il termine <em>ante quem <\/em>per la sua realizzazione<sup><a href=\"#footnote_19_2716\" id=\"identifier_19_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 70.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em>Il disegno del damasco del <em>paliotto<\/em> con lo stemma del Gran Maestro Fra\u2019 Nicolas Cotoner (1663-1680) che si trova nel Palazzo dell\u2019Inquisitore a Vittoriosa, gi\u00e0 nella chiesa della Madonna della Vittoria a La Valletta, e quello della <em>pianeta<\/em> dal medesimo tessuto operato recante lo stemma del Gran Maestro Fra\u2019 Adrien de Wignacourt\u00a0(1690-1697) custodita al Museo Wignacourt di Rabat, proveniente dalla Grotta di San Paolo, similmente, sono accostabili ai disegni che caratterizzano numerose opere del XVII secolo presenti in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_20_2716\" id=\"identifier_20_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. La Seta e la Sicilia &hellip;, 2002, pp. 46, 98, 147.\">21<\/a><\/sup>. \u00c8 il caso anche della <em>pianeta <\/em>in damasco della fine del XVII secolo custodita nel Palazzo dell\u2019Inquisitore a Vittoriosa, gi\u00e0 nella chiesa della Madonna della Vittoria a La Valletta, e di quella conservata presso la chiesa di Santa Barbara della Lingua di Provenza a La Valletta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 aprile 1725 un<em> paliotto<\/em> in broccato d\u2019oro era donato dal trapanese don Giovanni Ferro, padre del cavaliere Fra\u2019 Alessio Ferro, ricevuto ancora in minore et\u00e0 nell\u2019Ordine di Malta, alla chiesa di Santa Caterina della Lingua d\u2019Italia a La Valletta, mentre nel 1733 il Bal\u00ec Fra\u2019 Andrea Minutolo di Messina donava \u00abcanne quattro di drappo con sua fodera per due pianete\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_2716\" id=\"identifier_21_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Baluci, Liturgical vestments for the Order of St John in Malta, unpublished&nbsp; M. A. thesis, Institute of Baroque Studies, University of Malta, September 2005, p. 44.\">22<\/a><\/sup>. Proprio quest\u2019ultimo \u00e8 il destinatario di numerose epistole scritte dal Gran Maestro Fra\u2019 Antonio Manoel de Vilhena (1722-1736) con l\u2019intento di far giungere a Malta dalla Sicilia pregiati tessuti per confezionare paramenti e arredi liturgici, alcuni dei quali verosimilmente destinati alla co-cattedrale di San Giovanni Battista<sup><a href=\"#footnote_22_2716\" id=\"identifier_22_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 58.\">23<\/a><\/sup>. Il 17 novembre 1722 il Gran Maestro richiedeva una \u00abprovvista di canne dieci e mezza di damaschello bianco [\u2026] Il medesimo deve servire per un apparato da altare, onde dovrete regolarvi in scegliere quello che \u00e8 pi\u00f9 proprio non tanto per l\u2019opera quanto per la qualit\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_2716\" id=\"identifier_23_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">24<\/a><\/sup>. Il 22 gennaio 1724 lo informava che \u00aboccorrendoci canne dodici damasco Cremisi di nove oncie di peso la Canna, appoggiamo a voi la commissione di provvedercelo quando pi\u00f9 presto vi sar\u00e0 possibile, e di mandarcelo subito per via di qualche sicuro bastimento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_2716\" id=\"identifier_24_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">25<\/a><\/sup>, che sarebbe poi stato consegnato il 26 febbraio<sup><a href=\"#footnote_25_2716\" id=\"identifier_25_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AOM Archivum Ordinis Melitae 1485, Lettere, ff. 86-87.\">26<\/a><\/sup>. Contestualmente sono documentati anche acquisti di argento, come accadeva il 3 febbraio dello stesso anno: \u00abcirca alla partita d\u2019argento dorato, questi periti ci hanno detto, non convenire all\u2019uso, che dobbiamo farne, onde vi contenterete astenervi dal comprarlo, non tanto in questa congiuntura, ma in qualsivoglia altra, vi sene presentasse provvedendoci solamente Argento semplice della qualit\u00e0, ed ai prezzi prescrittivi colle antecedenti, alle quali ci riportiamo, attendendo dunque in ci\u00f2 nuovi attestati della vostra attivit\u00e0, preghiamo perch\u00e9 ci occorre la provvista di libbre quattro seta torta cremisi, ed altre libbre due di seta parimenti torta color d\u2019Isabella, come pure di para cinque calzette di capicciola color d\u2019oro [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_2716\" id=\"identifier_26_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AOM 1485 &hellip;, ff. 66v-67.\">27<\/a><\/sup>. I tessuti commissionati giungevano a Malta il 13 marzo 1724<sup><a href=\"#footnote_27_2716\" id=\"identifier_27_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AOM 1485 &hellip;, ff. 114-115.\">28<\/a><\/sup>. Il 1 maggio il Gran Maestro richiedeva al procuratore Minutolo \u00abLibbre trenta seta della qualit\u00e0, e colori, che denotano le mostre annesse all\u2019ingiunta nota, a cui ci riportiamo, ed anche Canne dieci terzanello verde di buona qualit\u00e0 [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_2716\" id=\"identifier_28_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AOM 1485 &hellip;, ff. 157v-158.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2 settembre 1751 al prezzo di sessantatr\u00e9 scudi anche la cattedrale di Mdina acquistava \u00abFrangia, e Galloni di diversi colori lavorati in Messina\u00bb per realizzare delle pianete<sup><a href=\"#footnote_29_2716\" id=\"identifier_29_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, p. 58.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paramenti sacri di manifattura messinese ascrivibili al XVIII secolo finora individuati si possono considerare uno specchio fedele del tempo in cui furono realizzati, quando alla ricerca di plasticit\u00e0 si sostitu\u00ec progressivamente un disegno pi\u00f9 decorativo in linea con la moda internazionale che \u00a0imponeva decorazioni floreali grandi ed esotiche<sup><a href=\"#footnote_30_2716\" id=\"identifier_30_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la produzione siciliana del XVIII secolo cfr. Lusso e devozione &hellip;, 1984; E. D&rsquo;Amico Del Rosso, I paramenti sacri, presentazione di V. Abbate, introduzione di R. Orsi Landini, Palermo 1997;&nbsp; M.C. Di Natale, M. Vitella, Ori e stoffe della Maggior Chiesa di termini Imerese, &ldquo;La memoria del tempo. Percorsi d&rsquo;arte nella Maggior Chiesa di Termini Imerese&rdquo;, 2, Termini Imerese 1997; Luce e colore della festa Parati liturgici secc. XVII-XX, catalogo della mostra (Isnello, chiesa di Santa Maria Maggiore 1 agosto-15 settembre 1998) a cura di G. Dav&igrave;, introduzione di V. Abbate, Palermo 1998; M. Vitella, I tessili nel Museo Diocesano di Palermo, in Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo Dalla citt&agrave; al museo dal museo alla citt&agrave;, catalogo della mostra (Palermo, Salone Filangieri del Palazzo Arcivescovile 29 ottobre-8 dicembre 1999) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1999, pp. 124-134; M. Vitella, Tradizione manuale e continuit&agrave; iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro, in Arte e spiritualit&agrave; nella Terra dei Tomasi di Lampedusa Il Monastero Benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro, catalogo della mostra (Palma di Montechiaro, Monastero del Rosario 13 novembre-13 dicembre 1999) a cura di M.C. Di Natale, F. Messina Cicchetti, Palermo 1999, pp. 178-198; Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro-meridionale Ricami, sete e broccati delle Diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina, catalogo della mostra (Caltanissetta 1998-1999) a cura di G. Cantelli, con la collaborazione di E. D&rsquo;Amico, Catania 2000; C. Ciolino, Per la storia della seta &hellip;, in Splendori di Sicilia &hellip; 2001, pp. 248-253; La Seta e la Sicilia &hellip;, 2002; Magnific&egrave;ncia i extravag&agrave;ncia europea en l&rsquo;art t&egrave;xtil a Sic&iacute;lia \/ Magnificenza e bizzarria europea nell&rsquo;arte tessile in Sicilia, catalogo della mostra (&nbsp;Barcellona, Museu Dioces&agrave; 7-22 luglio 2003) a cura di G. Cantelli, S. Rizzo, II voll., Palermo 2003.\">31<\/a><\/sup>. Essi evidenziano la predilezione tardo barocca per i girali di acanto e per il simbolico ornato fitomorfo<sup><a href=\"#footnote_31_2716\" id=\"identifier_31_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. M. Levi D&rsquo;Ancona, The garden of the Reinassance: botanical symbolism in Italian painting, Firenze 1977.\">32<\/a><\/sup>, in particolare per i tulipani, fiore amatissimo e molto usato a partire dalla fine del XVI secolo, nonch\u00e9 per le rose, alle quali si sarebbero aggiunti in seguito fiori rari noti per mezzo delle illustrazioni dei libri di botanica circolanti a quel tempo. Il nuovo orientamento, com\u2019\u00e8 noto, ebbe origine in Francia, nazione arrivata negli ultimi decenni del Seicento alla conquista della <em>leadership <\/em>nel settore tessile e in quello della moda. Tali manufatti rappresentano, inoltre, un\u2019ulteriore conferma del fatto che Messina nel corso del XVIII secolo ebbe un ruolo privilegiato negli scambi di opere d\u2019arte decorativa con Malta, come suggerivano gi\u00e0 gli argenti siciliani settecenteschi \u201criscoperti\u201d sull\u2019Isola<sup><a href=\"#footnote_32_2716\" id=\"identifier_32_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, pp. &nbsp;81-82.\">33<\/a><\/sup>: parecchi, infatti, sono i calici in collezioni ecclesiastiche e conventuali che testimoniano l\u2019evoluzione dello stile imperante all\u2019epoca nella produzione dei maestri argentieri della citt\u00e0 dello Stretto, e per estensione dell\u2019intera Sicilia, dal tardobarocco al pieno rococ\u00f2, fino ai nuovi innesti neoclassici. Un emblematico esempio \u00e8 rappresentato dal <em>paliotto architettonico<\/em> in argento e argento dorato sbalzato, cesellato e inciso dell\u2019altare della confraternita della Beata Vergine della Carit\u00e0 nella chiesa di San Paolo Naufrago a La Valletta, che palesemente aderisce alla nascente sensibilit\u00e0 neoclassica, opera dell\u2019argentiere Onofrio Lancella datata 1792, come rivelano i marchi<sup><a href=\"#footnote_33_2716\" id=\"identifier_33_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, pp. &nbsp;81-82, 131-133.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il museo della cattedrale di Mdina custodisce quattro <em>pianete <\/em>inedite, di cui due parte del percorso espositivo, realizzate con tessuti \u201c<em>bizarre<\/em>\u201d riconducibili a manifattura messinese della prima met\u00e0 del Settecento, che si trovavano in precedenza nella chiesa dei Gesuiti di La Valletta (<a title=\"Fig. 1. Maestranze messinesi, prima met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Maestranze messinesi, prima met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru02.jpg\">2<\/a>). I motivi decorativi sono elaborati con un gusto fantastico che confina, soprattutto in alcuni, con l\u2019astrazione. Inedite opere siciliane sono anche due <em>palle<\/em> (<a title=\"Fig. 3. Maestranze siciliane, fine XVII-inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Palla&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Maestranze siciliane, fine XVII-inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Palla&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru04.jpg\">4<\/a>) e due <em>veli da calice<\/em> custoditi nei depositi del museo, che ugualmente provengono dalla chiesa gesuita della capitale maltese. Degno di nota \u00e8 il velo recante centralmente il mezzobusto di Sant\u2019Ignazio di Loyola (1491-1556), opera della fine del Seicento-inizi del Settecento, il cui incarnato \u00e8 ottenuto con l\u2019applicazione di porzioni di tessuto in seta sagomato e dipinto ad acquarello (<a title=\"Fig. 5. Maestranze siciliane, fine XVII-inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Velo da calice&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>), cos\u00ec come avviene nel paliotto ricamato raffigurante <em>Il trionfo della fede di San Francesco Saverio e Sant\u2019Ignazio di Loyola <\/em>del museo della chiesa del Ges\u00f9 di Casa Professa a Palermo attribuito a maestranze siciliane della seconda met\u00e0 del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_34_2716\" id=\"identifier_34_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Civiletto, Il prezioso corpus di paliotti ricamati nella chiesa di Ges&ugrave; di Casa Professa a Palermo, in Magnific&egrave;ncia i extravag&agrave;ncia &hellip;, 2003, I, pp. 456-457.\">35<\/a><\/sup>. Il coevo velo con il mezzobusto di San Francesco di Sales (1567-1622), realizzato con la stessa tecnica, poteva far parte in origine degli arredi della cappella di San Carlo Borromeo (<a title=\"Fig. 6. Maestranze siciliane, fine XVII-inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Velo da calice&lt;\/i&gt;, Mdina, museo della cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>): il vescovo e Dottore della Chiesa francese figura, infatti, nella pala d\u2019altare del pittore Stefano Erardi (1630-1716) insieme al Santo titolare e in una delle due lunette realizzate dallo stesso pittore maltese. Nella cappella di San Carlo si trova pure la tomba della famiglia Sagnani, dove \u00e8 seppellito quel don Giovanni Battista Sagnani, gesuita, che fu a capo della chiesa parrocchiale di Casal Zebbugi dal 1705 al 1740<sup><a href=\"#footnote_35_2716\" id=\"identifier_35_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Galea, The Jesuit Churc in Valletta, Malta 2004, p. 26.\">36<\/a><\/sup>, il cui nome \u00e8 legato, come si dir\u00e0 a breve, ad alcune opere d\u2019arte decorativa siciliana della locale chiesa di San Filippo d\u2019Agira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verosimilmente riferibile a maestranze messinesi di fine XVII-inizi del XVIII secolo \u00e8 l\u2019inedito <em>parato liturgico<\/em> composto da pianeta, stola e velo da calice custodito nel convento dei Domenicani a Rabat (<a title=\"Fig. 7. Maestranze messinesi, fine XVII-inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Rabat, convento dei Domenicani.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il tessuto operato di tali manufatti appartiene alla tipologia definita \u201ca isolotti\u201d o \u201ca zolla\u201d, con piccole architetture disposte simmetricamente tra loro e intervallate nell\u2019iterazione in verticale da grandi fiori, entrambi tracciati con una delicata gamma cromatica. La raffigurazione di elementi architettonici o anche etnografici, retaggio della cultura iberico-orientale, \u00e8 una caratteristica propria di diversi tessuti siciliani della prima met\u00e0 del XVIII secolo. Le opere trovano immediati riscontri con una <em>pianeta <\/em>in broccato custodita a Enna<sup><a href=\"#footnote_36_2716\" id=\"identifier_36_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. D&rsquo;Amico, Alcune ipotesi di tessuti palermitani del periodo barocco. Il &ldquo;revel&rdquo; siciliano, in Magnific&egrave;ncia i extravag&agrave;ncia &hellip;, 2003, I, p. 423.\">37<\/a><\/sup>, con la <em>dalmatica <\/em>in lampasso con figurazioni architettoniche, floreali e animali presente ad Isnello (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_37_2716\" id=\"identifier_37_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Dav&igrave;, Manufatti tessili a Isnello dal XVII al XX secolo, in Luce e colore &hellip;, 1998, p. 19.\">38<\/a><\/sup> e con il <em>parato <\/em>composto da due pianete e sei tonacelle della chiesa Madre dell\u2019Assunta di Castroreale (Messina)<sup><a href=\"#footnote_38_2716\" id=\"identifier_38_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &nbsp;G. Dav&igrave;, Manufatti tessili a Isnello &hellip;, in Luce e colore &hellip;, 1998, pp. 18-19.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella sagrestia della cattedrale dedicata a San Paolo Apostolo si conservano inediti paramenti sacri verosimilmente messinesi, soprattutto <em>pianete<\/em>, come quella dai caratteristici disegni a grande rapporto e dalle fantasiose composizioni floreali di derivazione francese che rientra nella produzione di tali maestranze della prima met\u00e0 del XVIII secolo (<a title=\"Fig. 8. Maestranze messinesi, prima met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Mdina, cattedrale di San Paolo, part.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<em> <\/em>Due galloni in fili d\u2019oro lavorati a catena dividono il manufatto in tre campi, riempiti sapientemente da varie tipologie floreali dai colori tenui disposte secondo la struttura compositiva \u201ca isolotti\u201d. Grandi motivi dorati a foglie svolazzanti completano la decorazione, fuoriuscendo dai ricami a punto canestro.<em> <\/em>Manufatti dal medesimo gusto appartengono alla confraternita di Maria SS. della Mercede di via Maqueda, nella chiesa dell\u2019Assunta, a Palermo<sup><a href=\"#footnote_39_2716\" id=\"identifier_39_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, Scheda VI.7., in Le confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo Storia e Arte, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 285, tav. 66.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le collezioni del museo dei Cappuccini di Floriana comprendono un\u2019inedita <em>pianeta <\/em>messinese in broccato realizzata con la tecnica del \u201c<em>point rentr\u00e9<\/em>\u201d, ascrivibile al secondo quarto del XVIII secolo. La sua decorazione \u00e8 ricca, il disegno ricercato e la policromia appare armonica ma al contempo esuberante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <em>parato liturgico<\/em> composto da piviale, pianeta, due tonacelle, coprileggio e due paliotti mobili in buono stato di conservazione, giunto da Messina negli anni 1728-1729, si trova nella chiesa parrocchiale di San Filippo d\u2019Agira a Casal Zebbugi (<a title=\"Figg. 9-11. Maestranze messinesi, terzo decennio XVIII secolo (1728-1729), &lt;i&gt;Parato liturgico&lt;\/i&gt;, Casal Zebbugi, chiesa parrocchiale di San Filippo d\u2019Agira, in part. piviale, pianeta e tonacella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 9-11. Maestranze messinesi, terzo decennio XVIII secolo (1728-1729), &lt;i&gt;Parato liturgico&lt;\/i&gt;, Casal Zebbugi, chiesa parrocchiale di San Filippo d\u2019Agira, in part. piviale, pianeta e tonacella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru10.jpg\">10<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 9-11. Maestranze messinesi, terzo decennio XVIII secolo (1728-1729), &lt;i&gt;Parato liturgico&lt;\/i&gt;, Casal Zebbugi, chiesa parrocchiale di San Filippo d\u2019Agira, in part. piviale, pianeta e tonacella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru11.jpg\">11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_40_2716\" id=\"identifier_40_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;opera cfr. L. Vella, Storja ta&rsquo; Ha\u017c-\u017bebbu\u0121, Malta 1986, pp. 103-108; T. Terribile, Treasures in Maltese Churches. Te\u017cori fil-Knejjes Maltin. Is-Si\u0121\u0121iewi (Si\u0121\u0121iewi) \u0126a\u017c-\u017bebbu\u0121 (\u017bebbu\u0121), Malta 2004, pp. 140-141, 172-173; D.S. Caruana, Il-Parro\u010b\u010ba ta&rsquo; Ha\u017c-\u017bebbu\u0121 \u0120abra ta&rsquo; Kitbi\u0117t, Malta 2010, pp. 75-77.\">41<\/a><\/sup>. Utilizzato in occasione della festa in onore del Santo, che si svolge annualmente la seconda domenica di giugno, fu pagato mille scudi, duecento dei quali versati dalla confraternita della Morte su interessamento del gesuita Pietro Aquilina mentre era parroco don Giovanni Battista Sagnani<sup><a href=\"#footnote_41_2716\" id=\"identifier_41_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D.S. Caruana, Il-Parro\u010b\u010ba &hellip;, 2010, p. 75.\">42<\/a><\/sup>. Il nome di quest\u2019ultimo \u00e8 legato, insieme a quello del Gran Maestro portoghese Fra\u2019 Antonio Manoel de Vilhena, soprattutto alla trattativa che port\u00f2 da Agira (Enna) a Malta una reliquia di San Filippo per la fervente comunit\u00e0 di Casal Zebbugi, contenuta nel <em>reliquiario del braccio del Santo <\/em>custodito oggi nella stessa chiesa, opera di argentiere palermitano del 1723 saggiata dal console Francesco Burgarello (1674-1740) in carica quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_42_2716\" id=\"identifier_42_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Cruciata,&nbsp; Intrecci preziosi &hellip; 2016, pp. 79-81 e 123-124.\">43<\/a><\/sup>. Il reliquiario giunse da Palermo il 25 ottobre, e il 23 novembre dello stesso anno fu donato dal Gran Maestro Vilhena alla cittadina maltese, come confermano il suo stemma e l\u2019iscrizione commemorativa sul retro della teca<sup><a href=\"#footnote_43_2716\" id=\"identifier_43_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando al parato messinese contribuirono economicamente alla sua realizzazione anche le confraternite del Sacramento, della Carit\u00e0, della Madonna del Rosario e quella della Madonna della Cintura. La provenienza dei manufatti, in tessuto ricamato con elementi che riprendono i disegni stilizzati delle stoffe definite <em>bizarre<\/em>, d\u2019altra parte, \u00e8 esplicitata dalla squillante policromia dei filati e dai decori fitomorfi e fogliformi aurei tipici di molti ricami siciliani che, se da un lato sembrano seguire i fantasiosi sviluppi di memoria tardobarocca, sono gi\u00e0 proiettati verso la nuova sensibilit\u00e0 <em>rocaille<\/em>. Schemi compositivi e decorativi analoghi si trovano nel <em>parato<\/em> costituito da una pianeta e una stola, e da quello formato da una pianeta e due tonacelle, riferiti rispettivamente agli anni centrali e alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, che si trovano nella chiesa madre di Termini Imerese (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_44_2716\" id=\"identifier_44_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, Scheda n. 12 e Scheda n. 16, in M.C. Di Natale, M. Vitella, Ori e stoffe &hellip;, 1997, pp. 76-77 e 84-85.\">45<\/a><\/sup>. Si possono citare anche le tre <em>pianete<\/em> della chiesa Madre di Caccamo (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_45_2716\" id=\"identifier_45_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, Scheda VI, 5., in Le Confraternite &hellip;, 1993, p. 285, tavv. 72-74.\">46<\/a><\/sup>, la <em>pianeta<\/em> in raso ricamato dell\u2019abbazia di San Martino delle Scale (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_46_2716\" id=\"identifier_46_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Civiletto, S. Lanuzza, Scheda 21, in L&rsquo;eredit&agrave; di Angelo Sinisio L&rsquo;Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo, catalogo della mostra (Abbazia di San Martino delle Scale 23 novembre 1997- 13 gennaio 1998) a cura di M.C. Di Natale e F. Messina Cicchetti, Palermo 1997, pp. 222-223.\">47<\/a><\/sup> e i <em>parati <\/em>composti da pianeta, stola e manipolo della prima met\u00e0 del Settecento custoditi nella chiesa di San Nicol\u00f2 di Bari a Nicosia (Enna)<sup><a href=\"#footnote_47_2716\" id=\"identifier_47_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, Scheda 91 e Scheda 93,&nbsp; in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, pp. 619-620 e 621-622.\">48<\/a><\/sup>. Anche a Palermo negli stessi anni si realizzavano paramenti dal medesimo gusto, come dimostra quello in terzo ricamato con fili di seta policromi e fili d\u2019oro e d\u2019argento composto da pianeta, due dalmatiche, una tonacella, tre stole, manipoli, borsa e palla, commissionato nel 1724 dalla Maramma e oggi custodito nel tesoro della cattedrale<sup><a href=\"#footnote_48_2716\" id=\"identifier_48_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, I manufatti tessili della Cattedrale di Palermo, in M.C. Di Natale, M. Vitella, Il Tesoro della Cattedrale di Palermo, saggio introduttivo di L. Bellanca e G. Meli, &ldquo;Musei&rdquo;, 2, collana diretta da M.C. Di Natale, 2010, pp. 130-131.\">49<\/a><\/sup>; la <em>tonacella<\/em> in <em>gros de Tours <\/em>ricamato, ugualmente patrimonio della cattedrale, datata al primo ventennio del Settecento<sup><a href=\"#footnote_49_2716\" id=\"identifier_49_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, I manufatti tessili &hellip;, in M.C. Di Natale, M. Vitella, Il Tesoro della Cattedrale &hellip;, 2010, p. 131.\">50<\/a><\/sup>; oppure taluni manufatti coevi che si trovano a Palazzo Abatellis, provenienti dal Museo Nazionale e ancor prima dal Collegio gesuitico<sup><a href=\"#footnote_50_2716\" id=\"identifier_50_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. D&rsquo;Amico Del Rosso, I paramenti sacri &hellip;, 1997, pp. 60-62, 152.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente raffrontabile con i paramenti sacri di Casal Zebbugi sia da un punto di vista tecnico che stilistico-compositivo \u00e8 il <em>parato liturgico<\/em> in tessuto ricamato composto da una pianeta e due tonacelle custodito nella chiesa collegiata della Vergine Maria a Senglea (<a title=\"Fig. 12. Maestranze messinesi, terzo decennio XVIII secolo, &lt;i&gt;Parato liturgico&lt;\/i&gt;, Senglea, chiesa collegiata della Vergine Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru12.jpg\">Fig. 12<\/a>), a tal punto che pare possibile ipotizzare una loro provenienza dalla medesima bottega messinese. D\u2019altra parte \u00e8 ormai risaputa l\u2019esistenza di cartoni preparatori che, con piccole varianti decorative, venivano applicati indifferentemente a diversi manufatti. Le opere provengono dalla chiesa di San Filippo Neri di Senglea dove, peraltro, si conservano ancora un <em>paliotto <\/em>e un <em>conopeo <\/em>parte in origine<em> <\/em>del medesimo corredo. Il ricamo \u00e8 caratterizzato da un motivo a impostazione verticale con andamento sinusoidale e speculare, una fitta successione di simbolici garofani, tulipani e dalie che si intrecciano con stilizzati girali vegetali e motivi di ispirazione esotica color oro. Le strutture interne e il perimetro sono ugualmente delimitati da un motivo a fascia dorato. L\u2019inserimento dei variopinti tulipani, inoltre, attesta il perdurare nelle arti decorative di Sicilia della moda seicentesca europea conosciuta come \u201ctulipanomania\u201d<sup><a href=\"#footnote_51_2716\" id=\"identifier_51_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. E. Steingraber, L&rsquo;arte del gioiello in Europa dal Medioevo al Liberty, Firenze 1965, p. 118.\">52<\/a><\/sup>. Simili espressioni dell\u2019esuberante cultura barocca della prima met\u00e0 del Settecento siciliano, non immuni da coeve influenze extra-isolane e internazionali, sono le <em>pianete<\/em> della chiesa dell\u2019Annunziata di Caccamo (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_52_2716\" id=\"identifier_52_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale,&nbsp; in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, p. 238, con bibliografia precedente.\">53<\/a><\/sup> e del Museo Diocesano di Monreale (Palermo)<sup><a href=\"#footnote_53_2716\" id=\"identifier_53_2716\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, schede n. 92 e 94,&nbsp; in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, pp. 620-622.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un simile impianto compositivo contraddistinto da filati serici dall\u2019intenso cromatismo, tendenti per\u00f2 ad assumere un movimento maggiormente astratto e stilizzato, si ritrova anche in altri <em>paramenti liturgici<\/em> presenti in chiese dell\u2019arcipelago maltese, verosimilmente ascrivibili a maestri siciliani della prima met\u00e0 del Settecento. \u00c8 il caso dell\u2019inedito<em> parato<\/em> composto da una pianeta, due tonacelle, due stole e due manipoli custodito nella chiesa conventuale di San Marco degli Agostiniani di Rabat, il cui ricamo in tempi recenti \u00e8 stato riportato su nuovi tessuti (<a title=\"Fig. 13. Maestranze messinesi, prima met\u00e0 XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Rabat, chiesa conventuale di San Marco (Agostiniani).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cru13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2716\" class=\"footnote\">Cfr. C. Ciolino Maugeri, <em>Documenti inediti per una storia degli argenti e delle manifatture seriche nella Messina del Seicento<\/em>, in <em>Cultura, Arte e Societ\u00e0 a Messina nel Seicento<\/em>, atti del convegno<em> <\/em>(Messina-Gesso 29-30 ottobre 1983), Messina 1984, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2716\" class=\"footnote\">C. Ciolino Maugeri, <em>Attivit\u00e0 serica a Messina dal 1674 al 1754<\/em>, in <em>Lusso e devozione. Tessuti serici a Messina nella prima met\u00e0 del \u2018700<\/em>, catalogo della mostra (Taormina &#8211; Palazzo Corvaja 5 novembre 1984-15 gennaio 1985) a cura di C. Ciolino Maugeri, Messina 1984, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2716\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi Arti Decorative Siciliane a Malta 1565-1798<\/em>, prefazione di M.C. Di Natale, premessa di M. Buhagiar, saggio introduttivo di M. Vitella, \u201cQuaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina\u201d, 5, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2016, in part. pp. 50-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2716\" class=\"footnote\">C. Ciolino Maugeri, <em>Attivit\u00e0 serica a Messina \u2026<\/em>, in <em>Lusso e devozione\u2026<\/em>, 1984, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2716\" class=\"footnote\">C. Ciolino, <em>Per la storia della seta in Sicilia: il Valdemone<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000-30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2716\" class=\"footnote\">Messina aveva ottenuto il Consolato dell\u2019Arte della Seta nel 1530, Palermo nel 1534 e Catania soltanto nel 1644.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2716\" class=\"footnote\">C. Ciolino, <em>Per la storia della seta \u2026<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia \u2026<\/em>, 2001, p. 250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2716\" class=\"footnote\">Notizia gentilmente fornitami da Denis Muniglia, che ringrazio. Anche Agostino Moneglia, fratello di Giovanni e allo stesso modo orafo, \u00e8 documentato a Malta tra il 1596, per cui cfr. R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 43, e il 1602, per cui cfr. A. Brogini, <em>Malte et l\u2019\u0153uvre hospitali\u00e8re de Saint-Jean de J\u00e9rusalem \u00e0 l\u2019\u00e9poque moderne (XVIe-XVIIe si\u00e8cle)<\/em>, in \u201cM\u00e9langes de l&#8217;Ecole fran\u00e7aise de Rome: Italie et M\u00e9diterran\u00e9e\u201d, vol. 118\/1, 2006, p. 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata, <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em>, 2016. Cfr. pure Eadem, <em>Note sulle arti decorative a Malta. Inediti argenti siciliani di inizio XIX secolo<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, a. 6 n. 11, giugno 2015 (<a href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/\">http:\/\/oadiriv.unipa.it\/<\/a>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 56, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, pp. 56-57, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 57, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2716\" class=\"footnote\">ACM Archivum Cathedralis Melitae <em>Gesuiti, Giornale e Maggiore<\/em>, Lettera F, 1646-1661, f. 427.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019opera di Randazzo cfr. <em>La Seta e la Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (Messina, Teatro Vittorio Emanuele 9 febbraio-15 marzo 2002) a cura di C. Ciolino, Messina 2002, p. 143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2716\" class=\"footnote\">Cfr. <em>La Seta e la Sicilia<\/em> <em>\u2026<\/em>, 2002, pp. 46, 98, 147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2716\" class=\"footnote\">E. Baluci, <em>Liturgical vestments for the Order of St John in Malta<\/em>, unpublished\u00a0 M. A. thesis, Institute of Baroque Studies, University of Malta, September 2005, p. 44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2716\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2716\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2716\" class=\"footnote\">AOM Archivum Ordinis Melitae 1485, <em>Lettere<\/em>, ff. 86-87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2716\" class=\"footnote\">AOM 1485 \u2026, ff. 66<sup>v<\/sup>-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2716\" class=\"footnote\">AOM 1485 \u2026, ff. 114-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2716\" class=\"footnote\">AOM 1485 \u2026, ff. 157<sup>v<\/sup>-158.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2716\" class=\"footnote\">Per la produzione siciliana del XVIII secolo cfr. <em>Lusso e devozione \u2026<\/em>, 1984; E. D\u2019Amico Del Rosso, <em>I paramenti sacri<\/em>, presentazione di V. Abbate, introduzione di R. Orsi Landini, Palermo 1997;\u00a0 M.C. Di Natale, M. Vitella, <em>Ori e stoffe della Maggior Chiesa di termini Imerese<\/em>, \u201cLa memoria del tempo. Percorsi d\u2019arte nella Maggior Chiesa di Termini Imerese\u201d, 2, Termini Imerese 1997; <em>Luce e colore della festa Parati liturgici secc. XVII-XX<\/em>, catalogo della mostra (Isnello, chiesa di Santa Maria Maggiore 1 agosto-15 settembre 1998) a cura di G. Dav\u00ec, introduzione di V. Abbate, Palermo 1998; M. Vitella, <em>I tessili<\/em> <em>nel Museo Diocesano di Palermo<\/em>, in <em>Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo Dalla citt\u00e0 al museo dal museo alla citt\u00e0<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Salone Filangieri del Palazzo Arcivescovile 29 ottobre-8 dicembre 1999) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1999, pp. 124-134; M. Vitella, <em>Tradizione manuale e continuit\u00e0 iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro<\/em>, in <em>Arte e spiritualit\u00e0 nella Terra dei Tomasi di Lampedusa Il Monastero Benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro<\/em>, catalogo della mostra (Palma di Montechiaro, Monastero del Rosario 13 novembre-13 dicembre 1999) a cura di M.C. Di Natale, F. Messina Cicchetti, Palermo 1999, pp. 178-198; <em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro-meridionale Ricami, sete e broccati delle Diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina<\/em>, catalogo della mostra (Caltanissetta 1998-1999) a cura di G. Cantelli, con la collaborazione di E. D\u2019Amico, Catania 2000; C. Ciolino, <em>Per la storia della seta \u2026<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia \u2026<\/em> 2001, pp. 248-253; La<em> Seta e la Sicilia<\/em> <em>\u2026<\/em>, 2002; Magnific\u00e8ncia<em> i extravag\u00e0ncia europea en l\u2019art t\u00e8xtil a Sic\u00edlia \/ Magnificenza e bizzarria europea nell\u2019arte tessile in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (\u00a0Barcellona, Museu Dioces\u00e0 7-22 luglio 2003) a cura di G. Cantelli, S. Rizzo, II voll., Palermo 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. M. Levi D\u2019Ancona, <em>The garden of the Reinassance: botanical symbolism in Italian painting<\/em>, Firenze 1977.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, pp. \u00a081-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, pp. \u00a081-82, 131-133.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2716\" class=\"footnote\">R. Civiletto, <em>Il prezioso corpus di paliotti ricamati nella chiesa di Ges\u00f9 di Casa Professa a Palermo<\/em>, in <em>Magnific\u00e8ncia i extravag\u00e0ncia \u2026<\/em>, 2003, I, pp. 456-457.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2716\" class=\"footnote\">M. Galea, <em>The Jesuit Churc in <\/em>Valletta, Malta 2004, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2716\" class=\"footnote\">Cfr. E. D\u2019Amico, <em>Alcune ipotesi di tessuti palermitani del periodo barocco. Il \u201crevel\u201d <\/em>siciliano, in <em>Magnific\u00e8ncia i extravag\u00e0ncia \u2026<\/em>, 2003, I, p. 423.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2716\" class=\"footnote\">Cfr. G. Dav\u00ec, <em>Manufatti tessili a Isnello dal XVII al XX <\/em>secolo, in <em>Luce e colore \u2026<\/em>, 1998, p. 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2716\" class=\"footnote\">Cfr. \u00a0G. Dav\u00ec, <em>Manufatti tessili a Isnello \u2026<\/em>, in <em>Luce e colore \u2026<\/em>, 1998, pp. 18-19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2716\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>Scheda VI.7.<\/em>, in <em>Le confraternite dell\u2019Arcidiocesi di Palermo Storia e Arte<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 285, tav. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019opera cfr. L. Vella, <em>Storja ta\u2019 Ha\u017c-\u017bebbu\u0121<\/em>, Malta 1986, pp. 103-108; T. Terribile, <em>Treasures in Maltese Churches. Te\u017cori fil-Knejjes Maltin. Is-Si\u0121\u0121iewi (Si\u0121\u0121iewi) \u0126a\u017c-\u017bebbu\u0121 (\u017bebbu\u0121)<\/em>, Malta 2004, pp. 140-141, 172-173; D.S. Caruana, <em>Il-Parro\u010b\u010ba ta\u2019 Ha\u017c-\u017bebbu\u0121 \u0120abra ta\u2019 Kitbi\u0117t<\/em>, Malta 2010, pp. 75-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2716\" class=\"footnote\">Cfr. D.S. Caruana, <em>Il-Parro\u010b\u010ba \u2026<\/em>, 2010, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2716\" class=\"footnote\">R. Cruciata,\u00a0 <em>Intrecci preziosi \u2026<\/em> 2016, pp. 79-81 e 123-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2716\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2716\" class=\"footnote\">Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, <em>Scheda n. 12<\/em> e <em>Scheda n. 16<\/em>, in M.C. Di Natale, M. Vitella, <em>Ori e stoffe \u2026<\/em>, 1997, pp. 76-77 e 84-85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_2716\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>Scheda VI, 5.<\/em>, in <em>Le Confraternite \u2026<\/em>, 1993, p. 285, tavv. 72-74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_2716\" class=\"footnote\">Cfr. R. Civiletto, S. Lanuzza, <em>Scheda 21<\/em>, in <em>L\u2019eredit\u00e0 di Angelo Sinisio L\u2019Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo<\/em>, catalogo della mostra (Abbazia di San Martino delle Scale 23 novembre 1997- 13 gennaio 1998) a cura di M.C. Di Natale e F. Messina Cicchetti, Palermo 1997, pp. 222-223.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_2716\" class=\"footnote\">Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, <em>Scheda 91 <\/em>e <em>Scheda 93<\/em>,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia \u2026<\/em>, 2001, pp. 619-620 e 621-622.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_2716\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>I manufatti tessili della Cattedrale di Palermo<\/em>, in M.C. Di Natale, M. Vitella, <em>Il Tesoro della Cattedrale di Palermo<\/em>, saggio introduttivo di L. Bellanca e G. Meli, \u201cMusei\u201d, 2, collana diretta da M.C. Di Natale, 2010, pp. 130-131.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_2716\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>I manufatti tessili \u2026<\/em>, in M.C. Di Natale, M. Vitella, <em>Il Tesoro della Cattedrale \u2026<\/em>, 2010, p. 131.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_2716\" class=\"footnote\">Cfr. E. D\u2019Amico Del Rosso, <em>I paramenti <\/em>sacri \u2026, 1997, pp. 60-62, 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_2716\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. E. Steingraber, <em>L\u2019arte del gioiello in Europa dal Medioevo al Liberty<\/em>, Firenze 1965, p. 118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_2716\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale<\/em>,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia \u2026<\/em>, 2001, p. 238, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_2716\" class=\"footnote\">Cfr. R. Civiletto, M. Vitella, schede n. 92<em> <\/em>e 94,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia \u2026<\/em>, 2001, pp. 620-622.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_2716\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>robertacruciata@gmail.com Appunti sui paramenti sacri siciliani a Malta DOI: 10.7431\/RIV14062016 L\u2019importazione a Malta di tessuti e manufatti serici provenienti dalla Sicilia rimane un campo ancora <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2716\" title=\"Roberta Cruciata\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2800,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2716"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2716"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2716\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2811,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2716\/revisions\/2811"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}