{"id":2697,"date":"2016-12-30T00:26:12","date_gmt":"2016-12-30T00:26:12","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2697"},"modified":"2017-06-29T06:58:24","modified_gmt":"2017-06-29T06:58:24","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2697","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@tin.it<\/p>\n<h3>Mantova 1340. Il quadruplice matrimonio Gonzaga: vesti, cinture, manufatti per le mense<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV14012016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Composto da 18 fogli (r-v) e redatto da un ignoto notaio, il <em>Liber magne nobilissime et notabilissime curie <\/em>attiene alle quadruplici nozze Gonzaga avvenute il 2 febbraio 1340 a Mantova, citt\u00e0 da dodici anni governata da questa dinastia<sup><a href=\"#footnote_0_2697\" id=\"identifier_0_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASMn, AG, b. 393, D.XII.1, fascicolo fuori formato. Il documento &egrave; stato oggetto della tesi di laurea di Federico Arduini, Il &ldquo;Liber magne curie&rdquo; dell&rsquo;Archivio Gonzaga (1340). Edizione e studio introduttivo, Universit&agrave; degli Studi di Trento- Universit&agrave; di Verona, Corso di Laurea interateneo in Scienze Storiche, Relatore Prof. G. M. Varanini, Correlatore Prof. M. Bassetti, a. a. 2013-2014 (trascrizione del documento a cura di Daniela Ferrari: pp. 133-178). Nelle citazioni dal Liber ho rispettato volgarismi, mancate concordanze, ecc.\">1<\/a><\/sup>. Attuando una ben calcolata strategia matrimoniale, attraverso cui venivano ad allearsi importanti famiglie della penisola italiana centro- settentrionale<sup><a href=\"#footnote_1_2697\" id=\"identifier_1_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. almeno: I. Lazzarini, Prime osservazioni su finanze e fiscalit&agrave; in una signoria cittadina: i bilanci gonzagheschi tra Tre e Quattrocento, in Politiche finanziarie e fiscali nell&rsquo;Italia settentrionale (secoli XIII-XV), a cura di P. Mainoni, Milano 2001, pp. 87-124; G. M. Varanini, Aristocrazie e poteri nell&rsquo;Italia centro settentrionale dalla crisi comunale alle guerre d&rsquo;Italia, in G. M. Varanini- G. Castelnuovo- R. Bordone, Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato, Roma- Bari 2004, pp. 121-193; M. Romani, Tasselli di un mondo centripeto: la societ&agrave; urbana, in Storia di Mantova. L&rsquo;eredit&agrave; gonzaghesca. Secoli XII- XVIII, a cura di M. Romani, I, Mantova 2005, pp. 353-439; Signorie cittadine nell&rsquo;Italia comunale, a cura di J. C. Maire Vigueur, Roma 2013, pp. 19-44.\">2<\/a><\/sup>, in quel giorno si unirono in matrimonio Luigi I Gonzaga e Giovanna Novella Malaspina (sua terza moglie), il figlio Corrado con Margherita Beccaria di Pavia, e due nipoti dello stesso Luigi (nati da Guido, avuto dalla prima moglie): Ugolino con Verde della Scala (sorella di Mastino II) e Tommasina con Azzo da Correggio<sup><a href=\"#footnote_2_2697\" id=\"identifier_2_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Montecchi, Correggio, Azzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXIX, Roma 1983, online; G. M. Varanini, Della Scala, Mastino II, in Biografico degli Italiani, XXXVII, Roma 1989, online; I. Lazzarini, Gonzaga, Ugolino, in Dizionario Biografico degli Italiani, LVII, Roma 2001, online; I. Lazzarini, Gonzaga, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, LVIII, Roma 2001, online; F. Ragone, Malaspina, Spinetta, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXVII, Roma 2006, online; cfr. inoltre AA. VV., Guariento e la Padova carrarese, Venezia 2011.\">3<\/a><\/sup>. Alle nozze venne ad affiancarsi la non meno rilevante creazione da parte di Luchino Visconti, Mastino II della Scala e Obizzo III d\u2019Este di venticinque nuovi cavalieri, tra i quali ben undici esponenti Gonzaga. I festeggiamenti si protrassero per otto giorni, tra \u00abTorneri, Giostre, Bagordi [\u2026], Ballar, cantar\u00bb, come scrive nella sua <em>Cronica<\/em> Bonamente Aliprandi (1350 ca. &#8211; 1417), giurista e ambasciatore Gonzaga presso Urbano VI ad Avignone. I doni offerti agli sposi furono moltissimi: abiti, vasellame e altri pregiati oggetti, nonch\u00e9 18 splendidi cavalli, tutti meticolosamente elencati nel <em>Liber<\/em>, cos\u00ec come le spese affrontate dai Gonzaga per la buona riuscita dell\u2019evento<sup><a href=\"#footnote_3_2697\" id=\"identifier_3_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. B. Aliprando, Aliprandina sive Chronicon Mantuanum, in L. A. Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi, t. XVII, Aretii MDCCLXXX, capp. XXXV-XXXIX, coll. 337-349 (citazione: col. 349); per l&rsquo;autore, cfr. P. Torelli, Antonio Nerli e Bonamente Aliprandi cronisti mantovani (a proposito della nuova edizione delle loro opere), in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, s. IV, XV, 1911, pp. 209-230; G. Coniglio, s.v. in Dizionario Biografico degli Italiani, II, Roma 1960, online.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzabile inseguendo tematiche diverse, compresa quella della cultura materiale, il registro gonzaghesco pone subito in partenza una serie di problemi. Per potere identificare correttamente gli oggetti registrati e comprenderne la realt\u00e0 formale, infatti, servirebbero innanzi tutto griglie di decodificazioni lessicologiche che allo stato degli studi sono ben lontane dall\u2019essere salde, specie per argomenti insidiosi come quello dei colori<sup><a href=\"#footnote_4_2697\" id=\"identifier_4_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le problematiche (d&rsquo;origine documentaria, metodologica ed epistemologica) relative al colore nell&rsquo;Occidente medievale, cfr. M. Pastoureau, Vedere i colori del Medioevo, in Il Medioevo di Jacques Le Goff, a cura di D. Romagnoli, catalogo della mostra (Parma 2003-2004), Cinisello Balsamo 2003, pp. 371-377 (il colore &egrave; una &laquo;costruzione culturale&raquo;; molti autori preferiscono &laquo;giostrare con lo spazio e il tempo, alla ricerca di pretese verit&agrave; universali e archetipali del colore; verit&agrave; che per lo storico non esistono&raquo;, anche perch&eacute; &laquo;il colore degli oggetti consegnatoci della storia non &egrave; mai quello originale&raquo;; con il colore &laquo;tutti i problemi &ndash;materiali, tecnici, chimici, iconografici, artistici, legati alla simbologia- si accavallano contemporaneamente&raquo; e il ricercatore &laquo;davanti al pullulare di parametri [&hellip;] tende spesso a fermarsi a ci&ograve; che gli fa comodo per la sua dimostrazione&raquo;; i &laquo;documenti, scritti o figurati, prodotti dalle societ&agrave; medievali non sono mai neutri n&eacute; univoci. Ogni documento ha una propria specificit&agrave; e offre una propria interpretazione del reale&raquo;; spesso i ricercatori &laquo;invece di estrarre significati dalle immagini, vi sovrappongono ci&ograve; che hanno appreso altrove&raquo;. &laquo;L&rsquo;immagine medievale non &lsquo;fotografa&rsquo; mai la realt&agrave; [&hellip;], n&eacute; nel campo delle forme o delle strutture, n&eacute; in quello dei colori. Credere [&hellip;] che un vestito rosso in una miniatura del XIII secolo o in una vetrata del XV rappresenti un vero vestito, che &egrave; stato davvero rosso, &egrave; al tempo stesso ingenuo, anacronistico e falso. E in pi&ugrave; &egrave; un grave errore di metodo [&hellip;], ci&ograve; che vale per le immagini vale anche per i testi&raquo;); Idem, Blu, storia di un colore, Milano 2008; I ed. 2002); Idem, Verde, storia di un colore, Milano 2013. Bastino solo le ambiguit&agrave; del lemma scarlatto (cfr. nel Liber le paia di roba donate da Obizzo d&rsquo;Este, f.1r: sei &laquo;de scarlato et virido&raquo;, sei &laquo;de virido et de scarlata&raquo;), che non sta a indicare un colore, ma un tessuto prezioso, talora di un rosso intenso (F. Piponnier- P. Mane, Se v&ecirc;tir au Moyen &Acirc;ge, Paris 1995, p. 72). Le illustrazioni proposte a corredo di questo articolo, sono pertanto solo di carattere evocativo, non documentario.\">5<\/a><\/sup>, dei tessili e della moda (temi tra loro strettamente correlati), o del vasellame da tavola<sup><a href=\"#footnote_5_2697\" id=\"identifier_5_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. nel Liber, il termine garifonato (f.1v): &laquo;Gonelam, guarnaciam, mantelum et capucium de duobis mischis garifonati et scarlatini&raquo;; oppure: &laquo;robarum de garifonato et scacato&raquo;; &laquo;garofanatus&raquo; cio&egrave; &laquo;del colore del garofano&raquo; (in J. F., Vaucher-de- la- Croix, Le parole nell&rsquo;armadio: lessico della moda nella &ldquo;prammatica sulle vesti delle donne fiorentine&rdquo;, in AA. VV. Draghi Rossi e querce azzurre. Elenchi descrittivi di abiti di lusso. Firenze 1343-1345, Firenze 2013, p. CXLIV-CXLV, p. 538), ma quale tipo di garofano ? Oppure una tonalit&agrave; rinviante a quella dei chiodi di garofano ? Sui tessuti vergati e scaccati, e su quelli gialli e rossi, cfr. M. Pastoureau, L&rsquo;&eacute;toffe du Diable. Une histoire des rayure et des tissus ray&eacute;s, Paris 1991; P. Venturelli, &lsquo;Una bella inventione&rsquo;. Leonardo da Vinci, Milano e la moda, in &ldquo;Achademia Leonardi Vinci&rdquo;, X, 1997, pp. 78-94; H. Pleij, Colors Demonic and Divine: Shades of Meaning in the Middle Ages and After, New York 2004; P. Venturelli Abiti per la follia. Immagini e parole per Milano tra XV e XVII secolo, in Il vestito dell&rsquo;altro. Semiotica, arti, costume, Atti del convegno (Bologna-Rimini 2002), a cura di G. Franci, G. Muzzarelli, Milano 2005, pp. 233-246; esempi di abiti divisati raffigurati, in G. Z. Zanichelli, Miniatura a Mantova nell&rsquo;et&agrave; dei Bonacolsi e dei primi Gonzaga, in &ldquo;Artes&rdquo;, 5, 1997, pp. 36-71, figg. 14,16. Per tessili, indumenti e manufatti in metallo, cfr. almeno: A. Rossi, I nomi delle vesti in Toscana durante il Medioevo, in &ldquo;Studi di Lessicologia Italiana&rdquo;, XI, 1991, pp. 5-124; E. Hardouin&nbsp; Fugier- B. Berthod- M. Chavent Fusaro, Les stoffe. Dictionnaire historique, Paris 1994; D. Cardon, La draperie au Moyen Age, Paris 1999; Soieries m&eacute;di&eacute;vales, in &ldquo;Tecniques et Culture&rdquo;, 34, 1999; P. Venturelli, Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631), Firenze 1999; Cangrande della Scala. La morte e il corredo di un principe nel Medioevo europeo, catalogo della mostra (Verona 2004-2005), a cura di P. Marini- E. Napione- G. M. Varanini, Venezia 2004; P. Frattaroli, Cangrande I della Scala, I tessuti e le rappresentazioni scultoree. Significative discrepanze di un apparato funerario, in Dalla testa ai piedi. Costume e moda in et&agrave; gotica, Atti del convegno di studi (Trento 7-8 ottobre 2002), a cura di L. Dal Pra- P. Peri, Trento 2006, pp. 262-281; P. Venturelli, Gli inventari di Valentina e Gian Galeazzo Visconti. Tecniche, materiali, tipologie, in Eadem, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan, Venezia 2008, pp. 195-207; G. Baldissini Molli, D&rsquo;oro e d&rsquo;argento. Beni di lusso a Padova al tempo dei signori da Carrara, in Guariento&hellip;, 2011, pp. 105-117; L. Monnas, Some Medieval Colour Terms for Textiles, in &ldquo;Medieval Clothing and Textiles&rdquo;, ed. by R. Netherton, G. R. Owen-Crocker, 10, 2014, pp. 25-58; M. Keane, Material Culture and Queenship in 14th &ndash;century France. The testamenti of Blanche de Navarre, Brill 2016.\">6<\/a><\/sup>, anche perch\u00e9 la lingua italiana all\u2019epoca \u00e8 ancora un insieme di dialetti e di \u2018lingue\u2019 locali<sup><a href=\"#footnote_6_2697\" id=\"identifier_6_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Basti solo il confronto con inventari napoletani o palermitani: R. Bevere, Vestimenti e gioielli in uso nelle province napoletane dal XII al XVI secolo, in &ldquo;Archivio Storico per le Province Napoletane&rdquo;, XXII, 1897, pp. 312-341; G. Bresc- Nautier, H. Bresc, Les bijoux &agrave; Palerme (XIVe-XVe si&eacute;cle), in Storia critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 219-241; per le ambiguit&agrave; interpretative del termine smalto nelle fonti scritte del XIV sec., cfr. M. Collareta, Lo smalto traslucido nel pensiero trecentesco sull&rsquo;arte, in &ldquo;Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa&rdquo;, Classe di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 101-113.\">7<\/a><\/sup>. Nel caso del <em>Liber<\/em> poi, il traguardo appare ancora pi\u00f9 lontano data la carenza di trascrizioni di documenti trecenteschi mantovani, affiancata da una generale mancanza di letteratura sulla cultura materiale di quest\u2019area geografica<sup><a href=\"#footnote_7_2697\" id=\"identifier_7_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le fonti scritte mantovane; cfr. G. B. Borgogno, Studi linguistici su documenti trecenteschi dell&rsquo;Archivio Gonzaga di Mantova, in &ldquo;Atti e Memorie dell&rsquo;Accademia Virgiliana di Mantova&rdquo;, XL, 1972, pp. 27- 112; I. Lazzarini, Pratique d&rsquo;&eacute;critures et typologie textuelles: lettres et registres de cancellerie &agrave; Mantoue au bas Moyen &Acirc;ge (XIVe-XVe), in De part et d&rsquo;autres des Alpes.II. Chancelleries et chanceliers des princes aus bas Moyen &Acirc;ge, Chamb&eacute;rt 2011, pp. 77-110; per un quadro generale: P. Cammarosano, Italia medievale. Strutture e geografia delle fonti scritte, Roma 2012.\">8<\/a><\/sup>. Un ulteriore ostacolo \u00e8 costituito dal fatto che per gli anni intorno al 1340 risulta pressoch\u00e9 impossibile avere fermi termini di confronto con fonti oggettuali, essendo infatti gli scarsi manufatti sopravissuti al tempo assai raramente ancorabili cronologicamente e geograficamente. Quali elementi di controllo non soccorrono inoltre certo le attestazioni iconografiche: come \u00e8 stato pi\u00f9 volte sottolineato, non \u00e8 possibile verificare se ci\u00f2 che viene raffigurato sia esaltato ai fini della narrazione o se invece corrisponda a soluzioni oggettive<sup><a href=\"#footnote_8_2697\" id=\"identifier_8_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;errore ai fini della storia del sistema vestimentario di ritenere che i dipinti siano &lsquo;fotografie&rsquo; della moda, cfr. A. C. Quintavalle, Trascrizioni e scene della moda, in Il costume nell&rsquo;et&agrave; del Rinascimento, a cura di D. Liscia Bemporad, Firenze 1988, pp. 25-58.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo, qualche iniziale osservazione pu\u00f2 tuttavia qui essere avanzata, in attesa di auspicabili futuri reperimenti archivistici dal cui studio sistematico (diacronico e sincronico) si possano ricavare informazioni utili per gettare luce anche sull\u2019affascinante mondo che scaturisce dal <em>Liber magne nobilissime et notabilissime curie.<\/em><\/p>\n<p><em>1.Vesti e cinture<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento si apre con la sezione degli abiti regalati agli sposi (ff. 1r-2v), registrati nella tipologia, nella qualit\u00e0 dei tessuti e talvolta nei colori. Figura quasi sempre l\u2019insieme definito <em>roba<\/em> formato da tre capi: <em>gonnella,<\/em> <em>guarnacca<\/em> e mantello (per lo pi\u00f9 fornito di cappuccio)<sup><a href=\"#footnote_9_2697\" id=\"identifier_9_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno dei mantelli donati da Matteo Visconti (f.1r) presenta due cappucci. La gonnella (per la donna fluente fino ai piedi, con maniche strette e lunghe sino al polso, mentre per l&rsquo;uomo piuttosto lunga, con maniche e una cintura che la serra ai fianchi) &egrave; ritenuta veste di sotto, ma pu&ograve; essere indossata anche da sola; la guarnacca &egrave; una sopravveste ampia, pi&ugrave; corta, aperta ai lati, con o senza maniche, sopra la quale si indossa il mantello; cfr. in generale C. Merkel, Come vestivano gli uomini del Decamerone, Roma 1898 (spec. a pp. 37-42); R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia, Milano 1964, II, pp. 37- 50, 75- 93; B. Cecchetti, La vita dei veneziani nel 1300. Le vesti (ristampa anastatica dell&rsquo;edizione 1886), Bologna 1980; R. Levi Pisetzky, Come vestivano i milanesi alla fine del medioevo, in Storia di Milano, IV, Milano 1995, pp. 725-746; M. G. Muzzarelli, Guardaroba medievale. Vesti e societ&agrave; dal XIII al XVI secolo, Bologna 1999; i diversi saggi in Dalla testa ai piedi&hellip;, 2006; M. Scott, Medieval Dress and Fashion, London 2007; M. G. Muzzarelli, Uomini e donne nel Medioevo. Storia del genere (secolo XII-XV), Bologna 2014, pp. 78-88. Per l&rsquo;evolversi dell&rsquo;insieme detto roba, cfr. P. Venturelli, Vestire e apparire il sistema vestimentario femminile nella Milano spagnola (1539- 1679), Roma 1999, pp. 24-27.\">10<\/a><\/sup>; sono generalmente confezionati con la stessa stoffa e impreziositi dai medesimi ornamenti, presentando inoltre talvolta foderature di pelliccia. Solo nel caso di Azzo Malaspina (f. 1v), donatore di una <em>roba<\/em>, due <em>gonnelle<\/em>, una <em>guarnacca<\/em> e un mantello con cappuccio, si annota anche una \u00abcotarditam panni bruni cum capucio, laboratam ad vidalbis auri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_2697\" id=\"identifier_10_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sopraveste che lascia intravedere le maniche della gonnella sottostante, sia d&rsquo;uso maschile che femminile, cfr. J. F., Vaucher-de- la- Croix, Le parole nell&rsquo;armadio&hellip;, 2013, p. CXIV. Per lo schema decorativo ad folliagia (avvicinabile forse a quello &laquo;ad vidalbis&raquo;), cfr. B. Klesse, Seidenstoffe in der italiennischen Malerei des vierzehnten Jahrhunderts, Bern 1967, p. 283, cat. 185.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pi\u00f9 che sintetiche descrizioni offerte non contengono per\u00f2 alcuna notizia sul taglio sartoriale<sup><a href=\"#footnote_11_2697\" id=\"identifier_11_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla vaghezza delle descrizioni negli inventari europei di met&agrave; Trecento, cfr. F. Piponnier, La consommation des draps de laine dans quelques milieux fran&ccedil;ais &agrave; la fin di Moyen &Acirc;ge, in Produzione&nbsp; e consumo dei panni di lana nei secoli XII-XVIII, a cura di M. Spallanzani, Firenze 1976, pp. 423-434.\">12<\/a><\/sup>. Nessuna indicazione giunge quindi per le attillature e le lunghezze: perno delle novit\u00e0 che investono il costume medievale giusto intorno al 1340, specialmente maschile, dato che le trasformazioni avvenute alla met\u00e0 del XIV secolo riguardano poco la moda femminile. In questi anni la veste tradizionale lunga ed ampia dalla sagoma a T, viene infatti soppiantata da abiti che mettono in risalto il corpo, il nuovo protagonista di questo sistema vestimentario: l\u2019abito lo plasma e lo reinventa<sup><a href=\"#footnote_12_2697\" id=\"identifier_12_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Blanc, Parades et parures. L&rsquo;invention du corps de mode &agrave; la fin du Moyen Age, Paris 1997.\">13<\/a><\/sup>. Ritenuti di provenienza francese o catalana e attestati nel 1335 alla corte angioina di Napoli (dove \u00e8 forte l\u2019influsso francese)<sup><a href=\"#footnote_13_2697\" id=\"identifier_13_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1335 l&rsquo;editto di re Roberto proibisce ai giovani le vesti troppo corte (che arrivano sino alle natiche, cfr. R. Levi Pisetzky, Storia del costume&hellip;, 1964, pp. 10, 43; M. P. Pettinau Vescina, Esempi di costume gotico meridionale. Tra documenti e immagini, in Dalla testa ai piedi&hellip;, 2006, pp. 479-519, spec. pp. 493-495, e nota 71 p. 495).\">14<\/a><\/sup>, tali cambiamenti sono documentati da Galvano Fiamma (1283 ca. &#8211; post 1344) al tempo della signoria di Luchino Visconti (uno degli invitati ai matrimoni Gonzaga)<sup><a href=\"#footnote_14_2697\" id=\"identifier_14_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luchino Visconti (arrivato a Mantova con il nipote Matteo Visconti) era subentrato nel 1339 ad Azzone nella signoria viscontea; con il fratello Giovanni (nel 1342 nominato arcivescovo) &egrave; noto per le spese dedicate ai consumi di lusso (cfr. P. Mainoni, Un bilancio. Giovanni Visconti, arcivescovo e signore di Milano, in L&rsquo;et&agrave; dei Visconti. Il dominio di Milano fra XIII e XV secolo, a cura di L. Chiappa Mauri- L. De Angelis Cappabianca- P. Mainoni, Milano 1993, pp. 3-26).\">15<\/a><\/sup>, quando i milanesi avrebbero cominciato a imitare gli spagnoli usando vesti strette e corte, recuperando soluzioni sartoriali da \u00abFrancesi\u00bb e \u00abTedeschi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_2697\" id=\"identifier_15_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Fiamma, Opusculum de rebus gestis ab Azone, Luchino et Johannes Vicecomitibus ab anno MCCCXXVIII usque ad anno MCCXLII, parte IV, 1033. Per Galvano Fiamma, cfr. P. Tomea, in Dizionario Biografico degli Italiani, XLVII, Roma 1997, online.\">16<\/a><\/sup>; al 1342 risalirebbe invece in ambito fiorentino, secondo Giovanni Villani (1280-1348), la \u00absfortunata mutazione d\u2019habito, che ci recarono di nuovo i Franceschi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_2697\" id=\"identifier_16_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cio&egrave; dopo l&rsquo;arrivo a Firenze di Gautier de Brienne, nipote del re di Napoli Roberto d&rsquo;Angi&ograve;, mercenario che combatte nell&rsquo;esercito francese, nominato capitano del popolo nel 1342 e signore della citt&agrave; tra 1342 e1343, cfr. G. Villani, Nuova Cronica, a cura di G. Porta, Parma 1990-1991, t. III, l. XIII, r. IV, pp. 302-303.\">17<\/a><\/sup>. Nel registro gonzaghesco non si nominano neppure gli strascichi (le <em>code)<\/em>, dettaglio tipico delle vesti lussuose. Sottoposti alle proibizioni delle leggi suntuarie<sup><a href=\"#footnote_17_2697\" id=\"identifier_17_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. Davanzo Poli, Il sarto, in Storia d&rsquo;Italia. Annali 19. La moda, a cura di C. M. Belfanti, F. Giusberti, Torino 2003, pp. 523-560, a p. 527. Per le leggi suntuarie, cfr. in generale, O. Cavallar- J. Krishner, &ldquo;Licentia navigandi&hellip; prosperis ventibus aflantibus&rdquo;. L&rsquo;esenzione dei &ldquo;doctores&rdquo; e delle loro mogli da norma suntuarie, in AA. VV., A Ennio Cortese. Studi promossi da D. Maffei, Roma 2001, I, pp. 204-227; C. Kovesi Killerby, Sumptuary Law in Italy, 1200-1500, Oxford 2002; M. G. Muzzarelli, Disciplinare il lusso. La legislazione suntuaria in Italia e in Europa tra Medioevo ed et&agrave; moderna, a cura di Eadem- A Campanini, Roma 2003.\">18<\/a><\/sup>, sono citati anche negli <em>Statuti Bonacolsiani<\/em> -il <em>corpus<\/em> normativo pi\u00f9 antico della citt\u00e0 di Mantova, riferibile al 1313 o a una data immediatamente successiva-, nel capitolo \u00abDe caudis et aliis ornamentis mulierum et hominum non portandis\u00bb (Lib. I, 72). In esso si prescrive che \u00abad gonellam, guarnatiam, mantellum, \u00e7uppam, vel aliud vestimentum\u00bb la \u00abcauda\u00bb non dovr\u00e0 superare \u00abunius tercie quantitatem [\u2026] de brachiis in vestimentis fieri et portari et per terram trahi ad plus, et possit habere rebal\u00e7aturam ante, ita\u00a0 tamen quod\u00a0 longitudo vestium anterior postiorem longitudinem non excedat\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_2697\" id=\"identifier_18_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Statuti bonacolsiani, a cura di E. Dezza- A. M. Lorenzoni- M. Vaini, con un saggio inedito di P. Torelli, Mantova 2002, Libro I, 72, pp. 175-177 (citazione: p. 176; tali statuti sono utili anche per comprendere consistenze e rilevanza della florida realt&agrave; artigiana mantovana: l&rsquo;intero libro IV &egrave;, infatti, dedicato alle Arti); cfr. anche A. Portioli, Lo statuto dell&rsquo;Universit&agrave; dei mercanti di Mantova, Mantova 1887; M. Vaini, Gli statuti di Francesco Gonzaga IV capitano. Prime ricerche, in &ldquo;Accademia Nazionale Virgiliana, Atti e Memorie&rdquo;, nuova serie, LVI, 1988, p. 93; Radici storiche del rapporto tra economia, cultura e istituzioni mantovane, a cura di D. Ferrari, Mantova 1998. Offrono somme di denaro per le nozze Gonzaga (Liber, ff.3v-4r): i mercanti, i notai, i ritagliatori di panni, i drappieri, gli speziari, i pellicciai, i beccari, i merzadri, i calegari, gli orefici, i ferrari, i prestatori, i bombasari, i pateri, gli &laquo;sprocani&raquo;.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vestiti attillati venuti di moda intorno al 1340, composti da pezze assemblate, impongono vari tipi di allacciatura, anche nella forma dell\u2019abbottonatura<sup><a href=\"#footnote_19_2697\" id=\"identifier_19_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. L. Nevinson, Buttons and Buttonholes in the Fourteenth Century, in &ldquo;Costume&rdquo;, 11 , 1977, pp. 38-44; S. M. Newton, Fashion in the Age of the Black Prince. A Study of the Years 1340-1365, Woolbridge 1980, pp. 630; G. Egan- F. Pritchard, Dress Accessories 1150-1450, Wooldbridge 2010, pp. 281-290; C. Frugoni, Medioevo sul naso: occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Bari 2001, pp. 102-103; B. Read, Metal Buttons c. 900 BC- c. AD 1700, Somerset 2010; B. Bettoni, Da gioielli ad accessori alla moda. Tradizione e innovazione in Italia dal tardo Medioevo ad oggi, Venezia 2013, pp. 19-37.\">20<\/a><\/sup>, particolare caratterizzante pure le vesti regalate al quadruplice matrimonio Gonzaga, bench\u00e9 non descritto analiticamente<sup><a href=\"#footnote_20_2697\" id=\"identifier_20_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. tra i capi donati da Mastino II della Scala (f. 1r) le dodici paia di robe &laquo;de duobus misclis de mita, cum pelibus agninis et cum botonis argenti&raquo; e le altre dodici paia &laquo;robarum&raquo;, sei &laquo;veluti vermilii cum botonis auri, fodratarum de vayro frisato&raquo; e sei &laquo;de mita de duobus misclis francischis frisatarum, cum botonis auri, fodratarum de vayro&raquo;.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi sempre annoverati tra gli articoli di oreficeria, i bottoni si declinano in un\u2019ampia gamma di varianti formali: circolari, piatti, a forma di pera o di piccole sfere, con perle, gemme e smalti, costituendo un manufatto che interagisce con vari settori, dal tessile a quello della lavorazione dei metalli, dell\u2019arte smaltaria e naturalmente della sartoria. Una variet\u00e0 organizzata in senso gerarchico, con prodotti alla portata di tutti e altri destinati invece a una ristretta cerchia. Impiegati in modo costante tra il XIII e il XIV secolo e limitati, parrebbe, nella fase iniziale all\u2019allacciatura delle maniche, i bottoni vengono presto usati anche in senso decorativo in prossimit\u00e0 del collo e del petto<sup><a href=\"#footnote_21_2697\" id=\"identifier_21_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Bresc- Nautier- H. Bresc, Les bijoux &agrave; Palerme&hellip;, 2007, pp. 219-241 (spec.: pp. 222-224; p. 237, nota 45; nell&rsquo;inventario del 1347 di Antonius de Afflitto, si elencano diversi &laquo;buctoni [&hellip;] per antepectus&raquo;, che si definiscono &laquo;grossi&raquo; o &laquo;magni&raquo;).\">22<\/a><\/sup>. Costituendo indici di pregio insieme alle <em>frisature<\/em> e ai ricami in filati d\u2019oro o d\u2019argento, (anch\u2019essi confermanti il grande legame a lungo intercorso tra oreficeria e abbigliamento), sono naturalmente presi di mira dalle normative suntuarie<sup><a href=\"#footnote_22_2697\" id=\"identifier_22_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L.&nbsp; Marchant, Orli nastri, passamanerie e tessiture nelle vesti fiorentine del Trecento, in &ldquo;Archivio Storico Italiano&rdquo;, CLXIII, 2005, pp. 133-157; S. Moscher Stuard, Gilding the Market. Luxury and Fashion in Fourteenth- Century Italy, Philadelphia 2006, p. 39; M. T. Binaghi, Ricami nel Trecento: una proposta per studiare, in Moda Arte Storia Societ&agrave;- Omaggio a Grazietta Butazzi, Atti del Convegno (20 giugno 2014), a cura di E. Morini- M. Rizzini- M. Rosina, Como 2016, pp. 119-126; &egrave; in corso di pubblicazione (&ldquo;Bulletin de liason du CIETA&rdquo;) lo studio di Francina Chiara riguardante un prezioso tessuto della cattedrale di Como con le vicende di Tristano e Isotta (fine del terzo quarto del XIII sec.), da lei presentato nel 2009 al CIETA. Cfr., per es., gli statuti degli orafi (redazione del 1362) di Padova, includenti regole per la produzione di pianete (bottoni di forma appiattita) e bottoni (G. Chiarot, L&rsquo;Arte Orafa a Padova. Opere, tecniche e norme dal Medioevo al Rinascimento, Padova 2001, pp. 18-19, pp. 100-102).\">23<\/a><\/sup>, anche quelle mantovane: <em>frisature<\/em> e bottoni (\u00abad manicas autem gonnellarum et \u00e7uparum\u00bb) tornano infatti anche nel capitolo gi\u00e0 citato (Libr. I, 72) degli <em>Statuti Bonacolsiani<\/em><sup><a href=\"#footnote_23_2697\" id=\"identifier_23_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.: &laquo;ad capicium gonelle vel &ccedil;uppe [&hellip;] botonos xv tantum, denarios parvos xii ad plus valituros; ad manicas autem gonnellarum et &ccedil;uparum botonos xiii tantum pro manica dicte valentie botonorum et non plus&raquo; (Statuti bonacolsiani&hellip;, 2002, Libro I, 72, pp. 175-176).\">24<\/a><\/sup>. Altro importante elemento di differenziazione sono le foderature di pelliccia, a partire dal costoso vaio, specie se di questo animale si usano i dorsi, pi\u00f9 cari delle pance, come nel caso della <em>guarnacca<\/em> offerta da Paolo Aldigieri (f.1v)<sup><a href=\"#footnote_24_2697\" id=\"identifier_24_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Del vaio si usavano i dorsi o le pance, ed era riservato ai nobili e ai dottori, mentre l&rsquo;ermellino era esclusivo di re e imperatori, cfr. C. Merkel, Come vestivano gli uomini&hellip;, 1898, pp. 53-54; R. Levi Pisetzky, Storia del costume&hellip;, 1964, pp. 117-118; R. Delort, Le commerce des fourures en Occident &agrave; la fin du Moyen Age (vers 1300-vers 1450), 2 voll, Roma &ndash;Paris 1978, vol. I, pp. 350-365; D. Davanzo Poli, I mestieri della moda a Venezia nei secoli XIII- XVIII, Venezia 1984, II, pp. 187-188 (durante il XIV secolo, a Venezia i mantelli di vaio dovevano essere confezionati con un massimo 103 pelli, 140 per quelli femminili; le guarnacche da almeno 90 pance o 350 dorsi e non meno); P. Ventura, Cuoio e pellicce, in Storia d&rsquo;Italia&hellip;, 2003, pp. 441-482, a p. 456; per l&rsquo;area lombarda, cfr. M. Bortolotti- M. Valori, Ricerca tra le fonti dell&rsquo;Archivio di Stato di Milano. Per una storia della confezione pre- industriale, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, CXVIII, 1992, pp. 515-527; P. Mainoni, Pelli e pellicce nella Lombardia medievale, in La concia delle pelli in Toscana, a cura di S. Gensini, Pisa 2000, pp. 199-267.\">25<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Maestro lombardo, &lt;i&gt;Sant\u2019Elena e San Defendente&lt;\/i&gt;,  quarto decennio del XIV secolo, Lodi, chiesa di San Francesco\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bottoni, <em>frisature<\/em> e pellicce, costituiscono dettagli altamente significativi per esprimere la qualit\u00e0 del dono e il livello del donatore<sup><a href=\"#footnote_25_2697\" id=\"identifier_25_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il significato del dono, cfr. M. Fantoni, Feticci di prestigio: il dono alla corte medicea, in Rituale, cerimoniale, etichetta, a cura di S. Bertelli- G. Grif&ograve;, Milano 1985, pp. 141-161.\">26<\/a><\/sup>, insieme ovviamente alla quantit\u00e0 degli indumenti regalati. Dal punto di vista numerico primeggiano le venticinque paia di <em>robe<\/em> offerte da Luchino Visconti, foderate di pelli d\u2019agnellino ma prive di bottoni, seguite dalle ventiquattro paia portate da Mastino della Scala<sup><a href=\"#footnote_26_2697\" id=\"identifier_26_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Indumento a se stante, la fodera poteva essere portata con pi&ugrave; vestiti, cfr. J. F., Vaucher-de- la- Croix, Le parole nell&rsquo;armadio&hellip;, 2013, p. CXV.\">27<\/a><\/sup>, dodici delle quali con foderature d\u2019agnellino e bottoni d\u2019argento, le restanti con bottoni d\u2019oro e fodere di vaio, sei anche \u00abfrisato\u00bb. Subito dopo si pongono le ventuno paia di <em>robe<\/em> offerte dal nipote di Luchino, Matteo Visconti<sup><a href=\"#footnote_27_2697\" id=\"identifier_27_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Matteo II Visconti (1319-1355), figlio di Stefano, nel luglio 1340 congiura contro lo zio Luchino, insieme ai fratelli Galeazzo II e Bernab&ograve;; intorno al 1340 sposa Gigliola Gonzaga, figlia di Filippino (cfr. I. Lazzarini, Gonzaga, Gigliola, in Dizionario Biografico degli Italiani, XLVIII, Roma 2001, online).\">28<\/a><\/sup>, e dai suoi ambasciatori, cinque delle quali con vaio e bottoni d\u2019oro; anche sei paia delle dodici regalate dal marchese d\u2019Este hanno fodera di vaio, ma sono prive di bottoni. Il limite minimo \u00e8 costituito invece da doni formati solo da due capi d\u2019abbigliamento, come \u00e8 il caso di Corrado \u00abde Mare de Ianua\u00bb e di Pietro Pitati, entrambi donatori di una <em>gonnella<\/em> e di una <em>guarnacca<\/em> con fodere di pelliccia, prive di bottoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impiego di pelli e pellicce nell\u2019abbigliamento, aumentato vertiginosamente dal tardo XIII secolo, con il conseguente rialzo dei prezzi e il consolidarsi del ruolo e delle ricchezze dei pellicciai, figure professionali che si distinguevano dai sarti costituendone una specializzazione<sup><a href=\"#footnote_28_2697\" id=\"identifier_28_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Davanzo Poli, Il sarto&hellip;, 2003, pp. 523-560, p. 527; per Vercelli (con la presenza sin dal 1247 di una corporazione di pellicciai, cfr. B. Del Bo, Mercanti e artigiani a Vercelli nel Trecento: prime indagini, in Vercelli nel secolo XIV. Atti del V congresso storico vercellese, a cura di A. Barbero- R. Comba,Vercelli 2010, pp. 540-544 (a pp. 527-552).\">29<\/a><\/sup>, si presenta tra l\u2019altro come uno dei primi casi di abiti \u2018pronti\u2019. Lo attesta efficacemente il libro dei dazi milanesi per merci e generi commestibili compilato giusto nel 1340: i primi capi confezionati elencati risultano appunto di pelle, innanzi tutto le fodere (\u00abde agnello, de moretis, de vulpis, de cuxetis\u00bb, cio\u00e8 la donnola o la faina, \u00abde foynis\u00bb, vale a dire la martorella, \u00abde gatis, luporum\u00bb), poi le \u00abguarnazie\u00bb di volpe o \u00abde guris\u00bb (probabilmente il ghiro) e a seguire pellicce di peli diverse<sup><a href=\"#footnote_29_2697\" id=\"identifier_29_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Bortolotti, M. Valori, Ricerca tra le fonti&hellip;, 1992, pp. 516-517; Per i pattari e le figure che lavorano nel settore della rivendita degli abiti usati, cfr. P. Venturelli, Milano tra Sei e Settecento: persone, modalit&agrave;, luoghi per la diffusione dell&rsquo;abito preconfezionato, in AA VV, Per una storia della moda pronta, Atti del V Convegno Internazionale CISST (Milano 26-28 febbraio 1990), Firenze 1991, pp. 51-66.\">30<\/a><\/sup>. Il commercio di abiti pronti con fodere in pelliccia \u00e8 peraltro attestato a Verona -la citt\u00e0 scaligera- e nei centri vicini gi\u00e0 dall\u2019ultimo quarto del XIII secolo. A questo tipo di prodotto ricorse Alberto della Scala quando, per festeggiare nel 1294 la caduta di Este nelle sue mani con l\u2019aiuto degli alleati padovani, dona pi\u00f9 di 1500 paia \u00abvestimentorum novorum purpurae, scarlati, morelii, viridis, blaveti, et aliorum drapporum du Ultramonte et Yprie, et alterius manerii\u00bb tutti foderati di pelliccia; e altrettanto si fece nel 1298 offrendo per il matrimonio del figlio Alboino (padre di Verde della Scala, la sposa di Ugolino Gonzaga) \u00abplus quingenta paria vestium scarlati, viridis, virgati, Yprie\u00bb e altri tipi di stoffe, \u00abin fodratarum varium, vulpium, pellis agnelline\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_2697\" id=\"identifier_30_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Cipolla, Antiche cronache veronesi, Venezia 1890, citazioni: pp. 400, 401-402; A. Magnano, Il commercio di abiti &ldquo;pronti&rdquo; nella seconda evoluzione dell&rsquo;arte sartoria, in &ldquo;Economia e storia&rdquo;, fasc. 1, 1972, pp. 125-141 (a p. 130).\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche tra le spese gonzaghesche del 1340 fatte \u00abin robis et zupis cum earum guarnimento\u00bb si rileva l\u2019acquisto di pellicce preconfezionate. Ci imbattiamo, infatti, nell\u2019esborso (f. 6r) di \u00abMXVI florenos et medio\u00bb d\u2019oro per 76 <em>guarnacche<\/em> di vaio (56 \u00abdesgrisate\u00bb e 20 \u00abgrossas\u00bb) destinate ai nuovi cavalieri, acquistate a Venezia da Comunale de\u2019 Folenghi, l\u2019ufficiale del Comune e rettore delle gabelle a Mantova<sup><a href=\"#footnote_31_2697\" id=\"identifier_31_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. A. Portioli, Lo statuto&hellip;, 1887.\">32<\/a><\/sup>; altre tre <em>guarnacche<\/em> di vaio per 40 fiorini sono recuperate sia da \u00abZapirono paterio\u00bb -presumibilmente un <em>pattaro<\/em>, personaggio operante nell\u2019ambito del commercio dell\u2019usato- sia dal \u00abmerzadro\u00bb veronese Francesco, mentre Giovanni Bugno e Amoro Gondelmaro ne forniscoo 16, costate 216 fiorini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presumibilmente lavorano invece appositamente per l\u2019evento nuziale gonzaghesco il \u00abmagistro Bonefacino a vayris et sociis\u00bb, ricordati (f. 6v) per 35 \u00abguarnimentorum a vayris\u00bb e per fodere destinate \u00abad robas\u00bb (costate 42 \u00ablibras parvoum\u00bb), cos\u00ec come \u00abBorgino pelizario\u00bb e il collega \u00abRigutio\u00bb (ff. 16r). Gli ultimi due foderano ciascuno uno <em>zupparello <\/em>(una giubba) -il vero capo vestimentario del XIV secolo, ottenuto con stoffa pregiata e imbottiture, sopra cui si indossa la <em>gonnell<\/em>a e la <em>guarnacca-<\/em><sup><a href=\"#footnote_32_2697\" id=\"identifier_32_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Levi Pisetzky, Storia del costume..., 1964, pp. 32-37; O. Blanc, I manoscritti miniati come riviste di moda in Francia alla fine del Medioevo, in Dalla Testa ai piedi&hellip;, 2006, pp. 67-87, a p. 69 (un celebre zupparello in seta bianca imbottita &egrave; conservato al Museo del Tessuto di Lione; la tradizione lo attribuisce a Charles de Blois, nato ca. 1319 e morto nel 1364).\">33<\/a><\/sup>, lavorando il primo per Ugolino Gonzaga (pagato 5 \u00ablibras parvorum\u00bb), il secondo per Filippino Gonzaga, figlio di Luigi I (per 6 libre) (<a title=\"Fig. 2. &lt;i&gt;Zupparello&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIV sec., Mus\u00e9e Historique des Tissus\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per lo stesso capo d\u2019abbigliamento (che si dice destinato ai <em>milites<\/em>) risulta impegnato pure \u00abBatino a seta\u00bb (Betino) (f. 6v), ricevendo tra l\u2019altro 9 libre e 15 soldi per poco pi\u00f9 di 26 braccia di tessuto serico (\u00abcendali zalni et azurri et aliorum colorum\u00bb); si tratta forse del Batino \u00abde Florentia merzadro\u00bb (f.7v) dal quale si acquistano diverse braccia di \u00abzendali zalni et nigri\u00bb unitamente a \u00abpanni lini vermilii\u00bb e a diversi \u00abcordonis\u00bb. Ma confezionano <em>zupparelli<\/em> (ff. 6v, 18r) sia Giovannino \u00abzuponerio de Ferrara\u00bb (un artigiano evidentemente specializzato nella produzione di questo indumento, cos\u00ec come il collega \u00abBartolomeo zuponerio\u00bb, citato a f. 12r), sia \u00abGirado de Feraria\u00bb, il primo usando tessuto serico \u00abzalni et azuri, laboratorum ad fetas\u00bb. Quest\u2019ultimo figura anche per tre paia di calze e tre paia di guanti. Calze in panno sono peraltro procurate pure da Pietro \u00abCornaclario\u00bb, un artigiano di Modena (f.17v), mentre \u00abLappo Belinzono, scabizatori\u00bb (f. 6r) -che vende tagli di tessuti, inclusi \u00abscacati franceschi\u00bb, \u00abvergati garofanati fiorentini\u00bb, \u00abtrazetani bresanini\u00bb- per il medesimo indumento (che useranno i <em>militi<\/em>) si limita a procurare quantitativi di \u00abpanni albi, veronensis\u00bb e \u00abscarlatini\u00bb; per realizzare calze altre braccia di <em>scarlatino<\/em> sono provviste da Pietro Cornaclario. Altri artigiani ricordati nel <em>Liber<\/em> per la confezione di indumenti risultano (f. 8r)<strong> \u00ab<\/strong>Petrezolo Guarnazono\u00bb, con tutta probabilit\u00e0 un personaggio la cui attivit\u00e0 primaria erano i <em>guarnazzoni <\/em>(simili alla <em>guarnacche<\/em>, ma con maniche pi\u00f9 ampie e abbondanti), citato per l\u2019acquisto di stoffe seriche, nonch\u00e9 i due sarti Bertolino Nasello e Amadeo (ff.7v, 17v, 18r)<sup><a href=\"#footnote_33_2697\" id=\"identifier_33_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i sarti, cfr. D. Davanzo Poli, I mestieri della moda&hellip;, 1984, I, pp. 139-140; M. G. Muzzarelli, Gli inganni dell&rsquo;apparenza, Torino 1996, pp. 78-79 (a Bologna ci sono sette statuti della societ&agrave; dei sarti, dal 1244 al 1466, oltre a un tariffario forse delle met&agrave; del &lsquo;300; la fattura di una guarnacca maschile o di una veste da uomo con due paia di maniche costava 6 soldi, come &laquo;la paga giornaliera di chi zappava una tornatura di terra&raquo;); D. Davanzo Poli, Il sarto&hellip;, 2003; inoltre E. Tosi Brandi, Il sarto tra Medioevo e prima Et&agrave; moderna a Bologna e in altre citt&agrave; dell&rsquo;Emilia Romagna, Tesi di Dottorato, Rel. Prof. M. G. Muzzarelli, Universit&agrave; di Bologna, ciclo XXIV, 2012, in corso di pubblicazione.\">34<\/a><\/sup>, che ricevono 60 libre \u00abparvorum\u00bb per la realizzazione di 67 \u00abbanderiarum, totidem vestium et totidem copertarum de cendale factarum brigadis de Mantua, qui bagordaverunt ad festum milicie\u00bb; Amadeo \u00e8 menzionato pure per la fattura \u00a0\u00abcopertarum\u00bb dei tre cavalli donati rispettivamente a Luchino Visconti, al marchese d\u2019Este e a Mastino della Scala, nonch\u00e9 per otto \u00abpenonis trombe et trombete\u00bb, i cui materiali sono provvisti dal \u00abmerzadro\u00bb Batino<sup><a href=\"#footnote_34_2697\" id=\"identifier_34_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per queste tre coperte Pietro &laquo;Cornaclario de Mutina&raquo; (f. 17v), procura 15 braccia di saia &laquo;viride prelane&raquo; e panno bianco (per eseguire l&rsquo; &laquo;arma&raquo; dei tre signori &laquo;super dictis copertis&raquo;); il sarto Amadeo (f.18r) riceve per il suo lavoro 3 libre e 10 soldi.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un completamento importante del sistema vestimentario medievale \u00e8 costituito dalle cinture (<a title=\"Fig. 3. Mons de Bononia, &lt;\/i&gt;Storia di S. Giuliano Ospitaliere&lt;\/i&gt;, fine del quarto decennio del XIV secolo, Trento, Cattedrale di S. Vigilio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sezione dei donativi vengono inserite dopo le vesti e tra i manufatti metallici (ff. 2v, 3v). Sono infatti distinte da chiusure, terminali, passanti o altri elementi decorativi, in metallo prezioso (<a title=\"Fig. 4. Bottega francese (?), &lt;i&gt;Fibbia di cintura&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIV sec., Firenze, Museo dell\u2019\u2019Opera di S. Maria del Fiore\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>) (fibbia,<em> mazo<\/em>, <em>passetti<\/em>) e pertanto anch\u2019esse soggette alle normative sul lusso<sup><a href=\"#footnote_35_2697\" id=\"identifier_35_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Bevere, Vestimenti e gioielli&hellip;1897, s.v. Centura; P. Venturelli, Glossario e documenti&hellip;,1999, s. v.: fibbia, mazo, passetti; per le cinture visconteo &ndash; sforzesche, cfr. Eadem, Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630), Cinisello Balsamo 1986, pp. 183-190; Eadem, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on&hellip;, 2008, pp. 157-167; Eadem, &ldquo;Con bel smalto et oro&rdquo;. Oreficerie del Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, in Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficerie nel Ducato di Milano, catalogo della mostra, a cura di P. Venturelli, Milano 2011-2012, Cinisello Balsamo 2011, pp. 46-49, e schede nn. 35, 36, pp. 188-191; Eadem, From the Bride Valentina to Leonardo da Vinci, Enamels and Jewelry under the Viscontis and the Sforzas, in Artigianato e lusso. Manifatture preziose alle origini del Made in Italy, a cura di M. P. Bortolotti, Milano 2013, pp. 88-111; Eadem, &laquo;Lista de le cose se faranno per Madona Duchessa&raquo;, in Moda Arte Storia Soviet&agrave;&hellip; 2016, pp. 135-142; Eadem, Moda sforzesca. Leonardo da Vinci. Isabella, Beatrice, Bianca Maria, Cecilia e le altre (1482 -1500), in corso di pubblicazione (cap. Cinture sforzesche); in generale cfr. I. Fingerlin, G&uuml;rtel des hohen und sp&auml;ten Mittelalters, M&uuml;nich-Berlin 1971; R. Lightbown, Medieaeval European Jewellery, London 1992, pp. 306-341. Per leggi suntuarie alla met&agrave; del Trecento relative alle cinture, cfr. A. R. Calderoni Masetti, Una cintura nuziale con smalti, in &ldquo;Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa&rdquo;, Classe di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 249-251 (ma si veda quanto alla nota 9 supra).\">36<\/a><\/sup>. Accessorio perfetto per evidenziare il grande cambiamento avvenuto nel sistema vestimentario intorno al 1340 cui si \u00e8 accennato in apertura, negli anni in esame la cintura \u00e8 decisamente lunga (pu\u00f2 misurare anche due metri) e viene indossata seguendo la linea del bacino, ricadendo con le estremit\u00e0 in basso<sup><a href=\"#footnote_36_2697\" id=\"identifier_36_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;esemplare al Metropolitan Musem di New York (inv. 17.190.963), ritenuto veneziano, ca. 1350, con chiusura d&rsquo; argento dorato e smalti, ha il nastro in tessuto di cm. 176.5 (R. Lightbown, Medieaeval European&hellip;, 1992, fig. 183, pag. 330) (Fig. 5); misura cm 238 la cintura con placchette smaltate in cui compaiono figure che suonano conservata al Museum of Art di Clevelend (John Huntington Art and Polytechnic Trust 1930.742) (Fig. 6), cfr. per questi e altri esemplari intorno alla met&agrave; del Trecento: I. Fingerlin, G&uuml;rtel des hohen&hellip;, 1977, pp. 88-89, 92, 100, 124, 138, 310-311, 469-471, 477-478, nn. 12, 14, 537, 538, 547; J. M. Fritz, Goldschmiede Kunst der Gotik im Mitteleuropa, M&uuml;nchen 1982, p. 215, n. 224; cfr. anche J. De Luigi Pomori&scaron;ac, I gioielli di Mastino della Scala al Museo di Castelvecchio di Verona, in Gli Scaligeri 1277-1387, catalogo della mostra (Verona 1988), Verona 1988, pp. 365-368.\">37<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Italia, &lt;i&gt;Cintura&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIV sec. New York, Metropolitan Museum of Art\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven05.jpg\">Figg. 5<\/a> e <a title=\"Fig. 6. Ignota bottega, &lt;i&gt;Chiusura di cintura&lt;\/i&gt;, secondo quarto del XIV secolo, Cleveland, Cleveland Museum of Art\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven06.jpg\">6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esemplari regalati per i matrimoni Gonzaga risultano undici, offerti da cinque invitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte con il nastro in tessuto pregiato (\u00abde filo argenti\u00bb), presentano <em>passetti<\/em> smaltati e chiusure adorne di raffigurazioni, forse <em>a traslucido,<\/em> come l\u2019esemplare in argento e argento dorato ricondotto dalla Fingerlin alla met\u00e0 del XIV secolo, recuperato durante uno scavo compiuto a Verona e conservato nel Museo di Castelvecchio<sup><a href=\"#footnote_37_2697\" id=\"identifier_37_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Guidotti, Gli smalti in documenti fiorentini del XIV e XV secolo, in &ldquo;Annali della Scuola superiore di Pisa, Classe di lettere e Filosofia&rdquo;, XIV, 1984, pp. 621-688; cfr. in generale, M.-M. Gauthier, &Eacute;maux du moyen &acirc;ge, Fribourg 1972, pp. 205-277.\">38<\/a><\/sup>. Prevalgono i motivi delle scimmiette e quelli antropomorfi, motivi di cui ignoriamo purtroppo l\u2019impianto grafico- compositivo perch\u00e9 non dichiarati nel documento. Guglielmo di Castelbarco, rampollo di una nobile famiglia trentina<sup><a href=\"#footnote_38_2697\" id=\"identifier_38_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Guglielmo di Castelbarco, cfr. E. Occhipinti, s.v., in Dizionario Biografico degli Italiani, XXI, Roma 1978, online.\">39<\/a><\/sup>, ne regala sei, con puntale e fibbia lavorati: pesano in tutto 15 marche. La cintura pi\u00f9 pesante (un po\u2019 pi\u00f9 di quattro marche) giunge da Bonifacio e Cesio Carbonesi, caratterizzandosi per una chiusura con \u00abfiguris hominum\u00bb e con \u00abbaboinis\u00bb. Da Girardo, \u00abmonacus Sancti Benedicti\u00bb (nel basso mantovano), ne arriva un\u2019altra che pesa 18 once e un quarto; anche in questo caso la fibbia e il<em> mazo<\/em> mostrano rappresentazioni antropomorfe, mentre i <em>passetti<\/em> sono \u00abcum testis intus et cum foliis\u00bb cos\u00ec come quelli della cintura donata da Tommasino Schinardi, che \u00e8 munita di \u00abmaza denodata et fibula integra habentem in fine maze una glandem\u00bb (pesante 19 once). Simili del resto risultano gli esemplari offerti sia da Bartolomeo \u00abab Aureo\u00bb (\u00abin maza figuras hominimum et in fibula baboinos\u00bb; 15 once e 3 quarti di peso) sia da \u00abNicolaus de Cristofalo\u00bb (con \u00abfibula integra, cum baboynis et maza denodata ad figuras hominum in smaltis\u00bb, \u00e8 con \u00abpasetis [\u2026] raris, in quibus sunt folia et teste hominum\u00bb; pesa 21 once).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2.Vasellame e oggetti di lusso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gruppo dei doni includenti le cinture, troviamo anche il vasellame e la posateria, con altri oggetti metallici (ff. 2v-4v).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le tipologie dei contenitori predominano le coppe: in totale ventidue. Sono sempre regalate in un solo esemplare, ad eccezione del donativo di Petrozzano Gonzaga, composto da tre coppe (f. 2r), le uniche munite di coperchio<sup><a href=\"#footnote_39_2697\" id=\"identifier_39_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. L&rsquo;Occaso, Fonti archivistiche per le arti a Mantova tra Medioevo e Rinascimento (1382-1459), Mantova 2005, p. 166, nota 5 (cita questa la voce inventariale).\">40<\/a><\/sup>. Tutte presentano il sostegno (\u00abpede\u00bb) lavorato e ornato, salvo quella data da Gotefredo de Sessa, \u00absine ulo laborerio\u00bb. Sono inoltre d\u2019argento, anche dorato, ad esclusione delle due coppe d\u2019oro giunte rispettivamente da Giovannino Benfatti e da Matteo Odorici; con \u00abpede auri\u00bb \u00e8 invece quella portata dall\u2019orefice mantovano Bonaccorso da Crema (citt\u00e0 attualmente in provincia di Cremona)<sup><a href=\"#footnote_40_2697\" id=\"identifier_40_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Figlio di Guido da Crema (a sua volta figlio di Guidone), attestato all&rsquo;adunanza del 1310 degli orafi mantovani, cfr. P. Venturelli, in Gli statuti dell&rsquo;arte degli orefici di Mantova (1310-1694), a cura di D. Ferrari- P. Venturelli, Mantova 2008, p. 15.\">41<\/a><\/sup>. Quanto al \u00abpomo\u00bb, risulta \u00abrotondo\u00bb o \u00abcasamentato\u00bb, termine quest\u2019ultimo credo equivalente all\u2019odierna definizione di <em>architettonico<\/em>, cio\u00e8 con la riproduzione in piccole dimensione di edifici, o di loro dettagli, quali colonne, nicchie, finestre e portali; presenta la variante a \u00abtres cantones\u00bb, cio\u00e8 presumibilmente a sezione triangolare, la coppa dorata giunta da Palmerio de Sesso (di 35 once), personaggio appartenente a una delle pi\u00f9 importanti famiglie di Reggio, un esemplare che reca nel sostegno otto smalti, uno dei quali, \u00abmagno\u00bb, con \u00abfiguram unius regis\u00bb e altri sei \u00abcum figuris hominum\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_2697\" id=\"identifier_41_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la riproduzione di portali e sculture nelle oreficerie tra XIV e XV secolo, cfr. A. M. Spiazzi- V. Poletto, Note a margine all&rsquo;oreficeria in area adriatica in et&agrave; gotica e rinascimentale, in Histria- Opere d&rsquo;arte restaurate. Da Paolo Veneziano a Tiepolo, catalogo della mostra (Trieste, 2005-2006), a cura di F. Castellani- P. Casadio, Milano 2005, p. 58; di analogo tipo l&rsquo;impugnatura (&laquo;pomo ad pileria&raquo;) della grande confettiera d&rsquo;argento elencata nel gi&agrave; citato inventario dotale del 6 ottobre 1386 di Isabetta Gonzaga (S. L&rsquo; Occaso, Fonti&hellip;, 2005, p. 207 nota 199): cio&egrave; a &laquo;pilastri&raquo; (colonne), cfr. P. Sella, Glossario Latino Italiano. Stato della Chiesa- Veneto, Abruzzi, Citt&agrave; del Vaticano 1944, p. 435, s. v. &laquo;pilerius&raquo;. Per i da Sesso, cfr. A. Tincani, Grandi famiglie feudali e signorili del territorio reggiano, in Storia della Diocesi di Reggio Emilia, a cura di G. Costi- G. Giovanelli, II, Bresca 2012, pp. 94-97.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora lo smalto interviene per altri particolari delle figurazioni: zoomorfe o antropomorfe prevalentemente, ma ci sono anche ornamenti a soggetto vegetale (\u00abuna vidalba\u00bb), come nella coppa di \u00abBresaninus de Cerexariis\u00bb e talvolta scudetti con l\u2019 arma del donatore. Tra le rappresentazioni animalistiche emergono anche per le coppe le scimmiette, attestate in undici \u00a0casi; nel manufatto offerto da Niccol\u00f2 \u00abde Ravanis\u00bb , ornato da elementi fitomorfi rilevati sulla tazza, troviamo invece \u00ableonibus paonibus\u00bb e in altre quattro coppe ci sono dei volatili. Allude al donatore anche l\u2019immagine smaltata di <em>San Prospero<\/em> sul piede della coppa offerta<strong> <\/strong>dall\u2019\u00ababas\u00bb di San Prospero, la cattedrale di Reggio (f. 3r)<sup><a href=\"#footnote_42_2697\" id=\"identifier_42_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per dettagli figurati in smalti trecenteschi collegabili al traslucido: P. Leone de Castris, Oreficerie e smalti primo- trecenteschi nella Napoli angioina: evidenze documentarie e materiali, in &ldquo;Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa&rdquo;, Cl. di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 135-136.\">43<\/a><\/sup>. Come registrato per la citata coppa giunta da Niccol\u00f2 \u00abde Ravanis\u00bb, talvolta a caratterizzare i pezzi appaiono elementi ornamentali rilevati (\u00abscolpiti\u00bb), con ogni probabilit\u00e0 ottenuti a cesello e bulino<sup><a href=\"#footnote_43_2697\" id=\"identifier_43_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la definizione scolpiti, P. Venturelli, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on &hellip;, 2008, pp. 156-160.\">44<\/a><\/sup>. Ne \u00e8 distinto l\u2019esemplare (elencato per primo) regalato dal fiorentino Traverso degli Ubriachi, munito di piede smaltato \u00abad figuras hominum, cum figuris relevatis, laboratam in pede\u00bb e smalti nell\u2019impugnatura <em>casamentata<\/em> (f. 2v). Peraltro anche la coppa offerta da \u00abAntoniolus de Casalis\u00bb (\u00absine smaltis\u00bb) reca dettagli \u00abscolpiti\u00bb e con \u00abfiguris relevatis\u00bb sono pure le tre munite di coperchio e \u00abpomo casamentatis in pede\u00bb pervenute da Petrozzano Gonzaga, disitnte anche da smalti \u00abad armaturas dominorum et cum baboynis\u00bb. Altri particolari in rilievo figurano pure su quella giunta attraverso l\u2019orafo Bonaccorsio da Crema, probabile autore del pezzo. Pesa 12 once e mezza, ha il piede d\u2019oro munito di quattro \u00absmaltis equalibus cum avibus intus et tribus in pede ad similitudinem aliorum\u00bb, distinguendosi per l\u2019impugnatura di tipo architettonico \u00absine smaltis, cum vidalbis, avibus et baboinis scolpitis\u00bb (f. 3r). Con scudetti smaltati \u00abad armaturam dominorum\u00bb \u00e8 anche la coppa dorata pervenuta dai veronesi Bonifacio e Cesio Carbonesi (f.3v): pesa oltre 19 once, ha il \u00abpomo rotondo\u00bb e nel piede l\u2019immagine smaltata di \u00abhominis pulsantis unum liutum\u00bb<sup><a href=\"#footnote_44_2697\" id=\"identifier_44_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Aliprando, Aliprandina&hellip;,MDCCLXXX, col. 343 (la coppa di Bonifacio Carbonesi sarebbe con &laquo;dentro uno Sparviero&raquo;); per i Carbonesi, cfr. G. M. Varanin, La classe dirigente veronese e la congiura di Fregnano della Scala, in &ldquo;Studi Storici Veronesi&rdquo;, XXXIV, 1984, pp. 20-22.\">45<\/a><\/sup>. Dal punto di vista del peso invece emerge su tutte la menzionata coppa (un po\u2019 pi\u00f9 di quattro marche), regalata da Traverso degli Ubriachi, cui segue quella di Branchino Malosello (due marche e poco pi\u00f9 di tre once)<sup><a href=\"#footnote_45_2697\" id=\"identifier_45_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Branchino Malosello appartenne a un&rsquo;importante famiglia mercantile di Mantova impegnata nel commercio della lana (cfr. I. Lazzarini,&nbsp; Fra un principe e altri stati. Relazioni di potere e forme di servizio a mantova nell&rsquo;et&agrave; di Ludovico Gonzaga, Roma, pp. 270-276).\">46<\/a><\/sup>; questo secondo esemplare mostra cinque smalti nel sostegno, di cui uno \u00abmagno cum quodam iuvene intus\u00bb, quattro altri nel piede \u00abad vidalbas, cum avibus scolpitis\u00bb e impugnatura <em>casamentata<\/em> con \u00absmaltis ad folia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle coppe segue la sezione dei bacini: in tutto otto e d\u2019argento, sette dei quali con le armi del donatore, al centro o sulla tesa. L\u2019esemplare regalato da Minacio de\u2019 Minaci (nel 1341 massaro e soprastante alla zecca mantovana)<sup><a href=\"#footnote_46_2697\" id=\"identifier_46_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A Portioli, La Zecca di Mantova, Mondov&igrave; 1880.\">47<\/a><\/sup>, con parti dorate e pesante un po\u2019 pi\u00f9 di 6 marche, ha anche tre \u00abbaboynis\u00bb intorno all\u2019arma, mentre i quattro di Rodolfo \u00abde Petramala\u00bb (di Pietra Marina, nei pressi di Arezzo) l\u2019immagine di due leoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risultano invece sette i <em>bronzini<\/em>, cio\u00e8 gli acquamanili (o brocche), manufatti in genere appaiati ai bacini perch\u00e9 impiegati nell\u2019importante momento del lavacro delle mani che precede il pasto e ne intervalla le portate, la cui grande valenza simbolica \u00e8 sottolineata da materiali quale oro e cristallo<sup><a href=\"#footnote_47_2697\" id=\"identifier_47_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Acanfora, La tavola, in Rituale, cerimoniale, etichetta&hellip;, 1985, pp. 33-57.\">48<\/a><\/sup>. Quelli nel <em>Liber<\/em> sono d\u2019argento e tutti \u00abcum drociis\u00bb, termine di non chiaro significato. Due acquamanili giungono dal ricco commerciante mantovano Cagnone de\u2019 Mileti, menzionato anche tra i capitoli delle spese (f. 7r), quando risulta saldato per argento lavorato usato per due \u00abbacinis, una confetera et II broncinis smaltatis\u00bb. Dei restanti <em>bronzini,<\/em> due sono regalati da \u00abDon Franceschinus\u00bb, uno -il pi\u00f9 pesante (9 marche, 4 once, \u00abIII quartarum media\u00bb) &#8211; da Amadeo da Campitello, personaggio coinvolto nella zecca mantovana e cancelliere dei Gonzaga nel 1338, e gli ultimi due da Matteo \u00abGalus\u00bb. Stando alla <em>Cronica<\/em> di Aliprando due altri esemplari, \u00abben lavorati ad opre Damaschini\/ A strania foggia [\u2026] fabricati\u00bb, pesanti 9 marche, sarebbero stati donati da Blancoccio de\u2019 Nerli, ufficiale del comune e rettore delle gabelle di origine fiorentina, attivo nel commercio nel sale<sup><a href=\"#footnote_48_2697\" id=\"identifier_48_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Aliprando, Aliprandina&hellip;, MDCCLXXX, col. 345.\">49<\/a><\/sup>, citato nel <em>Liber<\/em> (f.7r) per avere ricevuto \u00abDCXII libris, XIIII soldis\u00bb per 27 marche e 3 once d\u2019argento smaltato \u00abin sex broncinis missis de Venetiis Mantuam per Iohannem Bugnum, in racione XVIIII venetorum grossorum pro onza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compare invece solo una volta un \u00abbochalerium\u00bb, che si descrive con \u00abbochia dorata in qua est scolpita quedam aquila coronata cum figuris hominum de osso, circum ipsam bochiam, et cum veluto intra ipsam bochalerium viridi, nigro et rubeo\u00bb; perviene da Enrico, \u00abdux lucanus\u00bb, insieme a una spada dorata in un fodero di velluto verde e \u00abfrisis\u00bb d\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unico nel genere \u00e8 anche l\u2019\u00abarborem deaurata cum linguis serpentinis, cum perlis et granatis in ramis, cum pede triangolato cum smaltis\u00bb; \u00e8 donata dal condottiero di ventura Fregnano da Sesso e pesa 73 once e mezzo. Arredi delle mense principesche in cui si mescolano <em>naturalia<\/em> e <em>mirabilia,<\/em> questi manufatti presentavano zanne fossili di pescecane (credute lingue di drago, cui si attribuiva la facolt\u00e0 di neutralizzare veleni nei cibi e nelle bevande) appese come frutti da un alberello<sup><a href=\"#footnote_49_2697\" id=\"identifier_49_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La letteratura &egrave; vasta, mi limito a segnalare: A. Lugli, Naturalia et Mirabilia. Il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d&rsquo;Europa, Milano 1983, pp. 11-24; J. von Schlosser, Raccolte d&rsquo;arte e di meraviglie del tardo Rinascimento, Firenze 2000 (la I ed. risale al 1908), pp. 22, 31; P. Venturelli, Il Tesoro. Dal Duomo al Museo del Duomo, in Il Museo del Duomo di Milano, a cura di G. Benati, Cinisello Balsamo 2016, pp.79-89.\">50<\/a><\/sup>. Rintracciabile tra i beni di papi e principi<sup><a href=\"#footnote_50_2697\" id=\"identifier_50_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. i numerosi oggetti di questo tipo censiti nell&rsquo;inventario (1352) dei beni di Clemente VI, in: R. Lentsch, La proba, l&rsquo;&eacute;preuve des poisons &agrave; la cour des papes d&rsquo;Avignon, in Le pr&eacute;lats, l&rsquo;&eacute;glise et la societ&eacute; (XI- XV si&egrave;cle), Bordeaux 1994, III, pp. 155-156; G. P. Marchi, Una fontana d&rsquo;argento per Cansignorio, in &ldquo;Atti e memorie dell&rsquo; Accademia di Agricoltura, Scienze, Lettere di Verona&rdquo;, XXXIX, 1990, pp. 273-284.\">51<\/a><\/sup>, tale tipologia risulta attestata anche negli inventari gonzagheschi. In quello steso nel 1381 (aggiornato sino al 1402), tra gli 840 pezzi registrati (per un totale di oltre 485 chilogrammi di argento) ne figurano infatti sei, tra grandi e piccoli, uno dei quali, d\u2019argento dorato, pesa ben 214  once (cio\u00e8 6285 grammi)<sup><a href=\"#footnote_51_2697\" id=\"identifier_51_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASMn, AG, b. 396, 1381 ad 1402 (Liber [&hellip;] Iocalia, Argenterias, et expensas magnifici Domini Ludovici de Gonzaga, c. 22v); stralci sono pubblicati in U. Bazzotti, Gli argenti nell&rsquo;inventario gonzaghesco del 1626-1627, in Gonzaga la Celeste Galeria. L&rsquo;esercizio del collezionismo, a cura di R Morselli, catalogo della mostra (Mantova 2002), Milano 2002, pp. 98-99.\">52<\/a><\/sup>. Ma ne troviamo due anche nel ricco elenco dotale di Isabetta Gonzaga, moglie di Carlo Malatesta e figlia di Ludovico I, nonch\u00e9 sorella di Francesco I Gonzaga, redatto il 6 ottobre 1386; il pi\u00f9 strabiliante e complesso reca l\u2019\u00abarma\u00bb di Ludovico I, pesa 303 once ed \u00e8 valutato 330 ducati, ha 20 rami \u00ablaboratis ad glandas smaltatas et ad linguas serpentinas\u00bb, mostrando alla sommit\u00e0 dell\u2019albero un corallo con diverse ramificazioni, portante altre lingue pi\u00f9 piccole e culminante in una \u00ablingua magna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_52_2697\" id=\"identifier_52_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. L&rsquo;Occaso, Fonti archivistiche&hellip;, 2005, p. 205.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i regali elencati nel <em>Liber<\/em> mantovano ci imbattiamo anche nelle posate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla tavola trecentesca, dove mancano oggetti individuali e vige la condivisione, imponendo quindi la gestione dei manufatti secondo norme di etichetta che cominciano proprio in questi anni ad essere codificate, il cucchiaio e il coltello sono per molto tempo le uniche posate in uso<sup><a href=\"#footnote_53_2697\" id=\"identifier_53_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il frate milanese Bovesin de la Riva, maestro di grammatica vissuto tra la met&agrave; del XIII secolo e il 1313\/1315, scrive un famoso testo di cortesie per la tavola, soffermandosi tra l&rsquo;altro sulla gestione delle coppe (&laquo;anche se non vuoi bere, se qualcuno ti porge la coppa, devi accettarla sempre; una volta presa, la puoi subito mettere via o passarla a qualcun altro che ti &egrave; vicino&raquo;; cfr. Bovesin de la Riva, De quinquaginta curialitatibus ad mensam, in Poeti del Duecento, a cura di C. Contini, Milano- Napoli 1960, Cortesia N. 13); cfr. D. Romagnoli, Cortesia nella citt&agrave;: un modello complesso. Note sull&rsquo;etica medievale delle buone maniere, in La citt&agrave; e la corte. Buone e cattive maniere tra medioevo e citt&agrave; moderna, a cura di D. Romagnoli, Milano 1991, pp. 21-70; Eadem, &ldquo;Guarda no sii vilan. &ldquo;Le buone maniere a tavola, in Storia dell&rsquo;alimentazione, a cura di J. Flandrin- M. Montanari, Roma- Bari 1997, pp. 396-407; D. Romagnoli, La cortesia nell&rsquo;Europa medievale, in Il medioevo di Jacques Le Goff&hellip;, 2003, pp. 363-369; in generale, cfr. Le forme del vivere civile tra medioevo e modernit&agrave;. Temi, fonti, storiografia, a cura di I. Botteri, D. Romagnoli, &ldquo;Cheiron&rdquo;, XIX, 38, 2002.\">54<\/a><\/sup>. Nei documenti del momento appare frequente la coppia di due coltelli uguali; sono per lo pi\u00f9 riservati al <em>trinciante<\/em> e da lui adoperati anche in senso spettacolare durante i banchetti, come quello di eseguire tagli tenendo il pezzo infilato nel coltello ben sollevato in aria. Al grande coltello si abbinano un\u2019adeguata forchetta, di identiche dimensioni e, talvolta, spatole per porgere le porzioni, mentre in altri casi \u00e8 la stessa lama del coltello ad assolvere tale funzione<sup><a href=\"#footnote_54_2697\" id=\"identifier_54_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boggiali, La posata, storia ed aneddoti dalle origini ai tempi nostri, Milano 1987; P. Marchese, L&rsquo;invenzione della forchetta, Soveria 1989; C. Benporat, Feste e banchetti. Convivialit&agrave; italiana fra Tre e Quattrocento, Firenze 2001, pp. 19-25; M. Montanari, Gusti del Medioevo, Bari 2012, pp. 238-244.\">55<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Maestro del \u2018Liber Pantheon\u2019, &lt;i&gt;Miniatura da un salterio e martirologio frammentario&lt;\/i&gt;, quarto decennio del XIV sec. (post 1331), Milano, Biblioteca Ambrosiana, ms. P. 165 suf., f. 21r\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven07.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indispensabile sulle mense e usato per i cibi liquidi, il cucchiaio risulta anche tra i doni per le nozze del 1340. Diciotto esemplari d\u2019argento, riposti entro una guaina parzialmente dorata, sono offerti da Francesco \u00abde Zambotis\u00bb, altri ventitre, sempre d\u2019argento, ma con \u00abbotonis\u00bb dorati all\u2019innesto della parte concava del cucchiaio, da Rolandino \u00aba Pisce de Regio\u00bb, mentre Benvenuto \u00abde Portu\u00bb ne omaggia venticinque d\u2019argento dorato. Anche Rolandino Boccanegra dona dei cucchiai: 24 in tutto e dorati, dodici dei quali privi di decori; vi aggiunge un altro cucchiaio e tre coltelli (due grandi) impreziositi da verette d\u2019argento dorato. Due coltelli grandi e con \u00abveretis\u00bb d\u2019argento, unitamente ad altri due pi\u00f9 piccoli, di cui uno con manico di corallo, nonch\u00e9 a due \u00abforzelas<strong> <\/strong>et duo cluclaria aurata\u00bb, costituiscono invece il regalo di \u00abCompater de Casali\u00bb: un insieme definito nella <em>Cronica aliprandina<\/em> \u00abcortelliera con cucchiai\u00bb<sup><a href=\"#footnote_55_2697\" id=\"identifier_55_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Aliprando, Aliprandina&hellip;, MDCCLXXX, col. 345: egli scrive che tra i doni ci furono tre &laquo;Cortellier&raquo;: il lemma compare sia in relazione a Rolandino Boccanegra che avrebbe dato 24 cucchiai d&rsquo;argento e &laquo;Cortelleria&raquo;, nonch&eacute; a &laquo;Compater de Casali&raquo; donatore di una &laquo;cortelliera con Cucchiai 12&raquo;; si pu&ograve; ipotizzare che il terzo caso sia costituito dalla posateria offerta da Francesco &laquo;de Zambotis&raquo; (diciotto cucchiai d&rsquo;argento &laquo;in una guayna&raquo;); in relazione alla posateria donata per le nozze Gonzaga, Aliprando aggiunge i venticinque cucchiai d&rsquo;argento di Antoniolo de Pezoni.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forchette comparse in quest\u2019ultimo caso non sono presumibilmente ancora posate individuali. Scarsamente ricordate nelle cronache, anche se attestate in qualche inventario del secondo Trecento<sup><a href=\"#footnote_56_2697\" id=\"identifier_56_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Mazzi, La mensa dei Priori nel sec. XIV, in &ldquo;Archivio Storico Italiano&rdquo;, XX, 208, 1897, pp. 355-357.\">57<\/a><\/sup>, vengono diffuse infatti solo alla fine del XV, e non senza resistenze. Solo dodici sono le forchette elencate nel gi\u00e0 citato inventario Gonzaga steso nel 1381 e aggiornato sino al 1402 (f. 17r), su ben centotrentacinque cucchiai<sup><a href=\"#footnote_57_2697\" id=\"identifier_57_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Benporat, Feste e banchetti &hellip;, 2001, p. 20; M. Montanari, Gusti del Medioevo&hellip;, 2012, pp. 238-244.\">58<\/a><\/sup>. Nella maggioranza dei casi le forchette servono peraltro unicamente per prendere cibi troppo caldi o appiccicosi. Per il resto si continua a usare le dita, ma con eleganza, seguendo precise norme di etichetta, utilizzando cio\u00e8 solo le punte del pollice, indice e medio e non l\u2019intera mano (\u00abcome soglion fare i contadini\u00bb), adoperando in alternativa strumenti appuntiti come il coltello. L\u2019 anonimo autore del ricettario trecentesco di Parigi (Biblioteca Nazionale, Ms. 9328), il <em>Liber de coquina<\/em>, per mangiare pasta \u00abdella grandezza di tre dita\u00bb, raccomanda un \u00abpunctorium ligneum\u00bb, da usarsi anche per i \u00abcroseti\u00bb, pasta della dimensione di un pollice, di forma rotonda e oblunga<sup><a href=\"#footnote_58_2697\" id=\"identifier_58_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Sada- B. Valente, Liber de coquina, Bari 1995, pp. 150-151; M. Montanari, Gusti del Medioevo&hellip;, 2012, p. 225.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel registro del 1340 figurano anche tazze e <em>taglieri<\/em> lignei, che risultano offerti (f. 3v) da Bascheria di Quistello (centro nel basso mantovano) in \u00abtanta quantitate\u00bb e stimati 32 libre<sup><a href=\"#footnote_59_2697\" id=\"identifier_59_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Aliprando, Aliprandina&hellip;, MDCCLXXX, col. 345: &laquo;Taglieri e Scudelle di legno tanti\/ Quanti a quella Corte bisognoe&raquo;.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di due tipologie di utensili che partecipano alla semplicit\u00e0 delle apparecchiature medievali, scarsamente sopravissuti al tempo data la loro deperibilit\u00e0 e adoperati non solo in ambito contadino, che tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento hanno cominciato a essere soppiantati da esemplari ceramici<sup><a href=\"#footnote_60_2697\" id=\"identifier_60_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Comba, Vasellame in legno e ceramica di uso domestico nel basso medioevo, in Idem, Contadini, signori e mercanti nel Piemonte medievale, Roma- Bari 1988, pp. 111-124; L. Baggio, &laquo;Boccalari&raquo;, Ceramisti, in Botteghe artigiane dal Medioevo all&rsquo;et&agrave; Moderna. Arti applicate e mestieri a Padova, a cura di G. Baldissini Molli, Padova 2000, p. 78; D. Alexandre- Bidon, Une arch&eacute;ologique du go&ucirc;t. C&eacute;ramique et&nbsp; consommation, Paris 2005.\">61<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Giorgio e Giacomo da Riva e pittori veronesi, &lt;i&gt;Ultima cena&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XIV sec., Prabi d\u2019Arco (Trento), Chiesa di S. Apollinare\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ven08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tavoletta lignea di forma quadrata, rettangolare o rotonda su cui si dispongono le portate da condurre alla mensa, il <em>tagliere<\/em> ben esprime quel senso comunitario che permea la cultura medievale<sup><a href=\"#footnote_61_2697\" id=\"identifier_61_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questi utensili sono soggetti alle normative suntuarie, cfr. B. Laurioux, Table et hi&eacute;rarchie sociale &agrave; la fin du Moyen &Acirc;ge, e O. Redon, La r&eacute;glementation des banquets par le lois sumptuaires dans le villes d&rsquo;Italie (XIIIe- XVe si&egrave;cles), in Du manuscrit &agrave; la table: essais sur la cuisine au&nbsp; Moyen &Acirc;ge et r&eacute;pertoire des manuscrits medievaux contenant des recettes culinaires, a cura di C. Lambert, Montr&eacute;al- Paris 1992, pp. 87-108, pp. 109-119; A. Campanini, La table sous contr&ocirc;le. Les banquettes et l&rsquo;exc&egrave;s alimentaire dans le cadre des lois somptuaries en Italie entre le Moyen &Acirc;ge et la Renaissance, in &laquo;Food and History&nbsp;&raquo;, 4, 2006, pp. 131-150.\">62<\/a><\/sup>. Come i recipienti per bere anche i supporti per mangiare non erano infatti pensati per un uso strettamente individuale, servendo almeno a due persone contemporaneamente: le coppe passavano da un commensale all\u2019altro e le scodelle (per i cibi liquidi) con i <em>taglieri<\/em> (per i cibi solidi) erano posti tra due convitati, spesso dando luogo a notevoli controversie per la precedenza d\u2019uso<sup><a href=\"#footnote_62_2697\" id=\"identifier_62_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Montanari, Convivio. Storia e cultura dei piaceri della tavola dall&rsquo;Antichit&agrave; al Medioevo, Roma- Bari 1989, pp. 191-192.\">63<\/a><\/sup>. Piatti usati singolarmente non sembra tuttavia tardino ad arrivare sulle tavole dei Gonzaga: nell\u2019inventario poco fa ricordato, iniziato nel 1381, tra gli argenti figurano numerosi \u00abincisoria\u00bb, cio\u00e8 i contenitori di vivande che chiamiamo piatti, distinti in fondine e piatti piani (<em>tondi<\/em> e <em>quadrati<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_63_2697\" id=\"identifier_63_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. U. Bazzotti,Gli argenti nell&rsquo;inventario&hellip;, 2002, pp. 98-99.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. <em>Spese, artigiani e attori sociali per i beni di lusso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Atre notizie sugli oggetti sin qui esaminati e sui personaggi implicati nella loro realizzazione o smercio, affiorano leggendo i diversi capitoli relativi alle spese affrontate dai Gonzaga per le quadruplici nozze.<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A riguardo dei bottoni in metalli preziosi e delle chiusure per cinture -manufatti di norma approntati dagli orefici<sup><a href=\"#footnote_64_2697\" id=\"identifier_64_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come attestano pure gli stessi Statuti bonacolsiani.., 2002, pp. 283-284 (Libro IV, 29 &laquo;De&nbsp; aurificibus&raquo;, in cui si danno indicazioni tra l&rsquo;altro per &laquo;botoni [&hellip;], ma&ccedil;e cingolorum&raquo;). Per gli orefici mantovani, cfr. P. Venturelli, &ldquo;Nell&rsquo;arte nostra delli oreffici&rdquo;, in Gli Statuti dell&rsquo;Arte degli orefici di Mantova&hellip;, 2008, pp. 13-63.\">65<\/a><\/sup>, settore artigiano che nella societ\u00e0 medievale gode di grande prestigio-<sup><a href=\"#footnote_65_2697\" id=\"identifier_65_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. Degrassi, L&rsquo;economia artigiana nell&rsquo;Italia medievale, Roma 1998, p. 100.\">66<\/a><\/sup>, \u00e8 attestato il gi\u00e0 ricordato maestro Bonaccorsio da Crema (ff. 6r, 7r). Per alcune <em>robe<\/em> destinate ai cavalieri egli esegue bottoni in argento dorato e traforato (venendo rimborsato con 217 libre e 10 soldi \u00abparvorum\u00bb per poco pi\u00f9 di 62 once d\u2019argento), mentre altri d\u2019oro (costati 61 libre e 10 soldi, per 20  once e tre quarti d\u2019oro) vanno a completare ventiquattro <em>zupparelli<\/em>. Per altri \u00abCXI botonis\u00bb viene (f.7r) ricordato anche \u00abGuidone auriffice\u00bb<sup><a href=\"#footnote_66_2697\" id=\"identifier_66_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non risulta chiaro chi sia l&rsquo;orafo Guidone menzionato (&laquo;Guidonis de Blandino&raquo; risulta quale Preposito degli orefici mantovani, la massima autorit&agrave;, nel 1312 e nel 1313, mentre l&rsquo;anno seguente figura &laquo;Guidonis de Crema&raquo;; nel 1323 compare &laquo;Guidonis domini Franceschini de Blandino&raquo; e nel 1324 sono citati &laquo;Guido&raquo;, figlio del defunto &laquo;Guidolini de Crema&raquo; con &laquo;Guido de Blandino&raquo; cfr. Gli Statuti dell&rsquo;arte degli Orefici di Mantova &hellip;, 2008, pp. 15, 29, 85, 86, 87, 89, 90, 91).\">67<\/a><\/sup>. Oltre a essere dorato \u00e8 anche smaltato l\u2019argento invece impiegato da Bonaccorsio (61 marche per poco pi\u00f9 di 1268 libre) per venti \u00abcenturis super texutis argenteis\u00bb realizzate per i <em>milites<\/em>; con argento smaltato, ma non dorato, realizza poi sia una cintura \u00absuper filis argenti\u00bb sia un \u00abcingolo\u00bb (ricevendo 38 libre e 14 soldi per 14 once e 13 quarti di materiale; con 138 libre e 6 soldi \u00abparvorum\u00bb per 44 once e 2 quarti), l\u2019accessorio del cavaliere, cui si porta appesa la spada. Anche il nobile Boracio dei Gangalandi, uno dei cavalieri ordinati per il quadruplice matrimonio, procura 200 bottoni d\u2019oro (f. 6r), costati 16 fiorini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per posate, completamenti di spade e coltelli figurano altri personaggi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si rimborsa all\u2019orafo Cabrino de Medicis (f. 6v) la spesa per l\u2019argento dorato usato nell\u2019eseguire otto cucchiai e otto forchette (163 libre, 8 soldi, 3 piccoli per poco pi\u00f9 di 50 once), nonch\u00e9 per \u00abargenti albi\u00bb adoperato per\u00a0 le guaine delle forchette e per la doratura di altre posate<sup><a href=\"#footnote_67_2697\" id=\"identifier_67_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Torna anche in relazione a 1309 bottoni, &laquo;diversarum manerierum&raquo;, per &laquo;fornimento diversarum robarum dominorum&raquo; (f. 6v); Cabrino &egrave; presente alle riunioni del paratico degli orefici mantovani del 1310 e del 1324 (Gli Statuti dell&rsquo;arte degli Orefici di Mantova&hellip;, 2008, pp. 86, 90).\">68<\/a><\/sup>. I colleghi \u00abNicolino et Cabrielo\u00bb sono invece ricordati (f. 8v) per l\u2019 argento lavorato in ventisei spade destinate ai<em> milites<\/em>, mentre per la fornitura di ventisei manici d\u2019avorio anch\u2019essi per la dotazione dei militi troviamo il <em>maestro<\/em> \u00abFrancescoto de Placentia a Guasta illorum de Ripa\u00bb (f. 9r)<sup><a href=\"#footnote_68_2697\" id=\"identifier_68_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un &laquo;Franciscus de Placentia&raquo; &egrave; ammesso nel 1318 nel paratico degli orafi mantovani (Gli Statuti dell&rsquo;arte degli Orefici di Mantova&hellip;, 2008, p. 88).\">69<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Somme per manici d\u2019avorio (riportate nel capitolo \u00abcutellorum, selarum et fornimentorum ab equis et aliorum diversorm\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_69_2697\" id=\"identifier_69_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I coltelli erano di norma realizzati da artigiani diversi da quelli che eseguivano i cucchiai e le forchette: gli armaioli o i coltellinai (cfr. L. G. Boccia, Dall&rsquo;avorio alla madreperla: alcuni naturalia animali nelle armi antiche, in Oggetti in avorio e osso nel Museo Nazionale di Ravenna sec. XV-XIX, a cura di L. Martini, Ravenna 1993, pp. 45-57; Posate, pugnali, coltelli da caccia- Museo Nazionale del Bargello, a cura di L. Salvatici, Firenze 1999).\">70<\/a><\/sup>, vanno anche (f. 8r) a Comunale de\u2019 Folenghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dagli esborsi annotati nel <em>Liber<\/em> (f. 13v) emergono anche notizie a riguardo delle scodelle, dei <em>taglieri<\/em> e dei manufatti vitrei (tutti di evidente produzione seriale), utili pure per dare l\u2019idea dell\u2019ingente numero di commensali presenti ai banchetti predisposti per questi festeggiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono annotati pagamenti per 6960 scodelle \u00abde fado et azere\u00bb (cio\u00e8 di faggio e<strong> <\/strong>di larice) e per altri 3360 <em>taglieri<\/em> di faggio, tutti recuperati tramite Silvestro \u00abde Verona\u00bb, pagato 14 soldi \u00abpro centenario scudelarum\u00bb se in faggio e 21, 25 e 30 soldi per centinaio se di larice, oltre a 21 soldi per un centinaio di <em>taglieri<\/em>. Altri 16.200 <em>taglieri<\/em> (non \u00e8 precisato il materiale) sono provvisti da Bartolomeo de Quistello, a 38 soldi e 6 piccoli a centinaio, con 6200 scodelle (17 soldi al centinaio), \u00abempitis per predictum in Sancto Persedonio, a Iacobo Parisii de Mutina a Guidone de Ferrara et a Blanchino de Pergamo\u00bb; tutta la merce arriva via nave a Mantova. Anche lo \u00abscudelario\u00bb mantovano Andrea (\u00abde contrata Sancti Iohannis\u00bb), \u00e8 coinvolto per l\u2019approvvigionamento di <em>taglieri<\/em> (in totale 1925, a 40 soldi al centinaio), oltre che per 6850 scodelle (che costano 20 soldi le centinaia), 100 \u00abbasiis\u00bb, cio\u00e8 piatti di grandi dimensioni (4 libre al centinaio) e per altre sei scodelle (a 24 soldi). Sono citati anche il collega \u00abUgoleto\u00bb, ricordato a proposito di 1000 scodelle (a 18 soldi al centinaio), con Andrea \u00abscudelario de Ruamazaria\u00bb (il medesimo artigiano menzionato poco fa ?) per altre 1000 scodelle (a 18 soldi al centinaio). Sono forse in metallo i 1000 <em>taglieri<\/em> prezzati 40 soldi al centinaio, acquistati dal milanese \u00abAntoniolo fabro\u00bb (f. 5r), fornitore pure di 8500 scodelle, costate 20 soldi a centinaio. Dal \u00abmoiolaro\u00bb Catello<sup><a href=\"#footnote_70_2697\" id=\"identifier_70_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Termine in uso nell&rsquo;Italia settentrionale (da miolli, cio&egrave; bicchieri) equivalente alla voce toscana bicchieraio, cfr. S. Ciappi, Maestri vetrai di Montaione. Presente e attivit&agrave; imprenditoriali in Italia tra XV e XIX secolo. Note per un aggiornamento, Firenze 2008, p. 19 (la forma pi&ugrave; diffusa dei manufatti di vetro &egrave; il bicchiere e non &egrave; un caso che le fonti medievali indichino con il vocabolo bicchierai i produttori e rivenditori di vasellame vitreo).\">71<\/a><\/sup> (f.13v) si comprano invece cospicui quantitativi di manufatti in vetro: <em>ingrestaroli<\/em>, anche \u00abab aqua\u00bb, \u00abfoioli bassis\u00bb e <em>cesedelli<\/em><sup><a href=\"#footnote_71_2697\" id=\"identifier_71_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ingrestarolo= una bottiglia dalla pancia tonda e dal collo lungo, da angastara; foioli bassis = fiale o ampolle di vetro; cesedello = lampade pensili allungate, cfr. G. Cantini Guidotti, Tre inventari di bicchierari toscani fra Cinque e Seicento, &ldquo;Quaderni degli Studi di Lessicografia Italiana pubblicati dall&rsquo;accademia della Crusca&rdquo;, 2, Firenze 1983, pp. 89, 163; A. Gasparetto, Dalla realt&agrave; archeologica a quella contemporanea, in R. Barovier Mentasti- A. Dorigato- A. Gasparetto- T. Toninato, Mille anni di vetro a Venezia, Venezia 1988, pp. 15-22; S. Ciappi, Bottiglie e bicchieri: il vetro d&rsquo;uso comune nell&rsquo;arte figurativa medievale, e G. Cantini Guidotti, Aggiunte e precisazioni sul lessico vetrario, e S. Nepoti, Dati sulla produzione medievale del vetro nell&rsquo;area padana centrale, in Archeologia e storia della produzione del vetro preindustriale, Atti del Convegno internazionale (Colle Val d&rsquo;Elsa- Gambassi Terme 1990), a cura di M. Mendera, Firenze 1991, rispettivamente a pp. 267-312, pp. 313-324, pp. 117-138; D. Stiaffini, Il vetro nel Medioevo. Tecniche. Strutture. Manufatti, Roma 2001; C. Moretti, Glossario del vetro veneziano. Dal Trecento al Novecento, Venezia 2002.\">72<\/a><\/sup>. Attestazioni di quella produzione ceramica che su larga scala decolla in molti centri dell\u2019Italia centro settentrionale nel corso del Duecento, risultano infine i manufatti \u00abde terra\u00bb procurati da \u00abIohannino bocalario a Piscaria\u00bb: ottantacinque boccali \u00abmagnis\u00bb, cinquantasei \u00abmezanis\u00bb e un \u00aburcio magno\u00bb (f. 16v)<sup><a href=\"#footnote_72_2697\" id=\"identifier_72_2697\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Pensare\/ Classificare. Studi e ricerche sulla ceramica medievale, a cura di S. Gelich- M. Badassarri, Firenze 2010; per Mantova, cfr. M. Palvarini Gobio Casali, La ceramica a Mantova, Mantova 1987; per l&rsquo;area veneta, cfr. F. Brunello, Arti e mestieri a Venezia nel Medioevo e nel Rinascimento, Vicenza 1981, pp. 31-34; La ceramica nel Veneto. La Terraferma dal XIII al XVIII secolo, a cura di G. Ericani- P. Marini, Verona 1990; L. Baggio, Boccalari e Ceramisti&hellip;, 2000, pp. 75-84.\">73<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho scritto questo contributo su richiesta (primavera 2015) di Daniela Ferrari (gi\u00e0 Direttrice dell\u2019Archivio di Stato di Mantova) che aveva pensato a una pubblicazione di carattere scientifico da lei curata, purtroppo non andata in porto. Ringrazio vivamente Maria Concetta di Natale. Inoltre: Francina Chiara, Roberta Orsi Landini, Margherita Rosina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La marca mantovana equivale a gr. 234.99; \u00e8 suddivisa in 8 once, dal peso di gr. 29.37 l\u2019una; 24 denari da gr 1.22 formano un\u2019oncia (cfr. A Martini<em>, Manuale di metrologia, ossia misure, pesi e monete in uso attualmente e anticamente presso tutti i popoli<\/em>, Torino 1883, pp. 336, 351).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASMn, <em>AG<\/em>= Archivio di Stato di Mantova, <em>Archivio Gonzaga<\/em><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2697\" class=\"footnote\">ASMn, <em>AG<\/em>, b. 393, D.XII.1, fascicolo fuori formato. Il documento \u00e8 stato oggetto della tesi di laurea di Federico Arduini, <em>Il \u201cLiber magne curie\u201d dell\u2019Archivio Gonzaga (1340). Edizione e studio introduttivo<\/em>, Universit\u00e0 degli Studi di Trento- Universit\u00e0 di Verona, Corso di Laurea interateneo in Scienze Storiche, Relatore Prof. G. M. Varanini, Correlatore Prof. M. Bassetti, a. a. 2013-2014 (trascrizione del documento a cura di Daniela Ferrari: pp. 133-178). Nelle citazioni dal <em>Liber<\/em> ho rispettato volgarismi, mancate concordanze, ecc.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2697\" class=\"footnote\">Cfr. almeno: I. Lazzarini, <em>Prime osservazioni su finanze e fiscalit\u00e0 in una signoria cittadina: i bilanci gonzagheschi tra Tre e Quattrocento<\/em>, in <em>Politiche finanziarie e fiscali nell\u2019Italia settentrionale (secoli XIII-XV)<\/em>, a cura di P. Mainoni, Milano 2001, pp. 87-124; G. M. Varanini, <em>Aristocrazie e poteri nell\u2019Italia centro settentrionale dalla crisi comunale alle guerre d\u2019Italia<\/em>, in G. M. Varanini- G. Castelnuovo- R. Bordone, <em>Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato<\/em>, Roma- Bari 2004, pp. 121-193; M. Romani, <em>Tasselli di un mondo centripeto: la societ\u00e0 urbana<\/em>, in <em>Storia di Mantova. L\u2019eredit\u00e0 gonzaghesca. Secoli XII- XVIII<\/em>, a cura di M. Romani, I, Mantova 2005, pp. 353-439; <em>S<\/em><em>ignorie cittadine nell\u2019Italia comunale<\/em>, a cura di J. C. Maire Vigueur, Roma 2013, pp. 19-44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2697\" class=\"footnote\">Cfr. G. Montecchi,<em> Correggio, Azzo<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, XXIX, Roma 1983, <em>online<\/em>; G. M. Varanini, <em>Della Scala, Mastino II<\/em>, in <em>Biografico degli Italiani<\/em>, XXXVII, Roma 1989, <em>online<\/em>; I. Lazzarini, <em>Gonzaga, Ugolino,<\/em> in <em>Dizionario<\/em> <em>Biografico degli Italiani<\/em>, LVII, Roma 2001, <em>online<\/em>; I. Lazzarini, <em>Gonzaga, Luigi<\/em>, in<em> Dizionario<\/em> <em>Biografico degli Italiani<\/em>, LVIII, Roma 2001, <em>online<\/em>; F. Ragone, <em>Malaspina, Spinetta<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, LXVII, Roma 2006, <em>online<\/em>; cfr. inoltre AA. VV., <em>Guariento e la Padova carrarese<\/em>, Venezia 2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2697\" class=\"footnote\">Cfr. B. Aliprando, <em>Aliprandina sive Chronicon Mantuanum, <\/em>in L. A. Muratori, <em>Antiquitates Italicae Medii Aevi<\/em>, t. XVII, Aretii MDCCLXXX, capp. XXXV-XXXIX, coll. 337-349 (citazione: col. 349); per l\u2019autore, cfr. P. Torelli,<em> Antonio Nerli e Bonamente Aliprandi cronisti mantovani (a proposito della nuova edizione delle loro opere)<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, s. IV, XV, 1911, pp. 209-230; G. Coniglio,<em> s.v.<\/em> in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, II, Roma 1960, <em>online<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2697\" class=\"footnote\">Per le problematiche (d\u2019origine documentaria, metodologica ed epistemologica) relative al colore nell\u2019Occidente medievale, cfr. M. Pastoureau, <em>Vedere i colori del Medioevo<\/em>, in <em>Il Medioevo di Jacques Le Goff<\/em>, a cura di D. Romagnoli, catalogo della mostra (Parma 2003-2004), Cinisello Balsamo 2003, pp. 371-377 (il colore \u00e8 una \u00abcostruzione culturale\u00bb; molti autori preferiscono \u00abgiostrare con lo spazio e il tempo, alla ricerca di pretese verit\u00e0 universali e archetipali del colore; verit\u00e0 che per lo storico non esistono\u00bb, anche perch\u00e9 \u00abil colore degli oggetti consegnatoci della storia non \u00e8 mai quello originale\u00bb; con il colore \u00abtutti i problemi \u2013materiali, tecnici, chimici, iconografici, artistici, legati alla simbologia- si accavallano contemporaneamente\u00bb e il ricercatore \u00abdavanti al pullulare di parametri [&#8230;] tende spesso a fermarsi a ci\u00f2 che gli fa comodo per la sua dimostrazione\u00bb; i \u00abdocumenti, scritti o figurati, prodotti dalle societ\u00e0 medievali non sono mai neutri n\u00e9 univoci. Ogni documento ha una propria specificit\u00e0 e offre una propria interpretazione del reale\u00bb; spesso i ricercatori \u00abinvece di estrarre significati dalle immagini, vi sovrappongono ci\u00f2 che hanno appreso altrove\u00bb. \u00abL\u2019immagine medievale non \u2018fotografa\u2019 mai la realt\u00e0 [&#8230;], n\u00e9 nel campo delle forme o delle strutture, n\u00e9 in quello dei colori. Credere [&#8230;] che un vestito rosso in una miniatura del XIII secolo o in una vetrata del XV rappresenti un vero vestito, che \u00e8 stato davvero rosso, \u00e8 al tempo stesso ingenuo, anacronistico e falso. E in pi\u00f9 \u00e8 un grave errore di metodo [\u2026], ci\u00f2 che vale per le immagini vale anche per i testi\u00bb); Idem, <em>Blu, storia di un colore<\/em>, Milano 2008; I ed. 2002); Idem, <em>Verde, storia di un colore<\/em>, Milano 2013. Bastino solo le ambiguit\u00e0 del lemma <em>scarlatto<\/em> (cfr. nel Liber le paia di <em>roba <\/em>donate da Obizzo d\u2019Este, f.1r: sei \u00abde scarlato et virido\u00bb, sei \u00abde virido et de scarlata\u00bb), che non sta a indicare un colore, ma un tessuto prezioso, talora di un rosso intenso (F. Piponnier- P. Mane, <em>Se v\u00eatir au Moyen \u00c2ge<\/em>, Paris 1995, p. 72). Le illustrazioni proposte a corredo di questo articolo, sono pertanto solo di carattere evocativo, non documentario.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2697\" class=\"footnote\">Cfr. nel <em>Liber<\/em>, il termine <em>garifonato<\/em> (f.1v): \u00abGonelam, guarnaciam, mantelum et capucium de duobis mischis garifonati et scarlatini\u00bb; oppure: \u00abrobarum de garifonato et scacato\u00bb; \u00abgarofanatus\u00bb cio\u00e8 \u00abdel colore del garofano\u00bb (in J. F., Vaucher-de- la- Croix, <em>Le parole nell\u2019armadio: lessico della moda nella \u201cprammatica sulle vesti delle donne fiorentine\u201d<\/em>, in AA. VV. <em>Draghi Rossi e querce azzurre. Elenchi descrittivi di abiti di lusso. Firenze 1343-1345<\/em>, Firenze 2013, p. CXLIV-CXLV, p. 538), ma quale tipo di garofano ? Oppure una tonalit\u00e0 rinviante a quella dei chiodi di garofano ? Sui tessuti vergati e scaccati, e su quelli gialli e rossi, cfr. M. Pastoureau, <em>L\u2019\u00e9toffe du Diable. Une histoire des rayure et des tissus ray\u00e9s<\/em>, Paris 1991; P. Venturelli, <em>\u2018Una bella inventione\u2019. Leonardo da Vinci, Milano e la moda<\/em>, in \u201cAchademia Leonardi Vinci\u201d, X, 1997, pp. 78-94; H. Pleij, <em>Colors Demonic and Divine: Shades of Meaning in the Middle Ages and After<\/em>, New York 2004; P. Venturelli <em>Abiti per la follia. Immagini e parole per Milano tra XV e XVII secolo<\/em>, in <em>Il vestito dell\u2019altro. Semiotica, arti, costume<\/em>, Atti del convegno (Bologna-Rimini 2002), a cura di G. Franci, G. Muzzarelli, Milano 2005, pp. 233-246; esempi di abiti divisati raffigurati, in G. Z. Zanichelli, <em>Miniatura a Mantova nell\u2019et\u00e0 dei Bonacolsi e dei primi Gonzaga<\/em>, in \u201cArtes\u201d, 5, 1997, pp. 36-71, figg. 14,16. Per tessili, indumenti e manufatti in metallo, cfr. almeno: A. Rossi, <em>I nomi delle vesti in Toscana durante il Medioevo<\/em>, in \u201cStudi di Lessicologia Italiana\u201d, XI, 1991, pp. 5-124; E. Hardouin\u00a0 Fugier- B. Berthod- M. Chavent Fusaro, <em>Les stoffe. Dictionnaire historique<\/em>, Paris 1994; D. Cardon, <em>La draperie au Moyen Age<\/em>, Paris 1999; <em>Soieries m\u00e9di\u00e9vales<\/em>, in \u201cTecniques et Culture\u201d, 34, 1999; P. Venturelli, <em>Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631)<\/em>, Firenze 1999; <em>Cangrande della Scala. La morte e il corredo di un principe nel Medioevo europeo<\/em>, catalogo della mostra (Verona 2004-2005), a cura di P. Marini- E. Napione- G. M. Varanini, Venezia 2004; P. Frattaroli, <em>Cangrande I della Scala, I tessuti e le rappresentazioni scultoree. Significative discrepanze di un apparato funerario<\/em>, in <em>Dalla testa ai piedi. Costume e moda in et\u00e0 gotica<\/em>, Atti del convegno di studi (Trento 7-8 ottobre 2002), a cura di L. Dal Pra- P. Peri, Trento 2006, pp. 262-281; P. Venturelli, <em>Gli inventari di Valentina e Gian Galeazzo Visconti. Tecniche, materiali, tipologie<\/em>, in Eadem, <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan<\/em>, Venezia 2008, pp. 195-207; G. Baldissini Molli, <em>D\u2019oro e d\u2019argento. Beni di lusso a Padova al tempo dei signori da Carrara<\/em>, in <em>Guariento\u2026<\/em>, 2011, pp. 105-117; L. Monnas,<em> Some Medieval Colour Terms for Textiles<\/em>, in \u201cMedieval Clothing and Textiles\u201d, ed. by R. Netherton, G. R. Owen-Crocker, 10, 2014, pp. 25-58; M. Keane, <em>Material Culture and Queenship in 14th \u2013century France. The testamenti of Blanche de Navarre<\/em>, Brill 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2697\" class=\"footnote\">Basti solo il confronto con inventari napoletani o palermitani: R. Bevere, <em>Vestimenti e gioielli in uso nelle province napoletane dal XII al XVI secolo<\/em>, in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, XXII, 1897, pp. 312-341; G. Bresc- Nautier, H. Bresc, <em>Les bijoux \u00e0 Palerme (XIVe-XVe si\u00e9cle)<\/em>, in <em>Storia critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale<\/em>, a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 219-241; per le ambiguit\u00e0 interpretative del termine <em>smalto<\/em> nelle fonti scritte del XIV sec., cfr. M. Collareta,<em> Lo smalto traslucido nel pensiero trecentesco sull\u2019arte<\/em>, in \u201cAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa\u201d, Classe di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 101-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2697\" class=\"footnote\">Per le fonti scritte mantovane; cfr. G. B. Borgogno, <em>Studi linguistici su documenti trecenteschi dell\u2019Archivio Gonzaga di Mantova<\/em>, in \u201cAtti e Memorie dell\u2019Accademia Virgiliana di Mantova\u201d, XL, 1972, pp. 27- 112; I. Lazzarini,<em> Pratique d\u2019\u00e9critures et typologie textuelles: lettres et registres de cancellerie \u00e0 Mantoue au bas Moyen \u00c2ge (XIVe-XVe)<\/em>, in <em>De part et d\u2019autres des Alpes.II. Chancelleries et chanceliers des princes aus bas Moyen \u00c2ge<\/em>, Chamb\u00e9rt 2011, pp. 77-110; per un quadro generale: P. Cammarosano, <em>Italia medievale. Strutture e geografia delle fonti scritte<\/em>, Roma 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2697\" class=\"footnote\">Sull\u2019errore ai fini della storia del sistema vestimentario di ritenere che i dipinti siano \u2018fotografie\u2019 della moda, cfr. A. C. Quintavalle, <em>Trascrizioni e scene della moda<\/em>, in <em>Il costume nell\u2019et\u00e0 del Rinascimento<\/em>, a cura di D. Liscia Bemporad, Firenze 1988, pp. 25-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2697\" class=\"footnote\">Uno dei mantelli donati da Matteo Visconti (f.1r) presenta due cappucci. La <em>gonnella<\/em> (per la donna fluente fino ai piedi, con maniche strette e lunghe sino al polso, mentre per l\u2019uomo piuttosto lunga, con maniche e una cintura che la serra ai fianchi) \u00e8 ritenuta <em>veste di sotto<\/em>, ma pu\u00f2 essere indossata anche da sola; la <em>guarnacca<\/em> \u00e8 una sopravveste ampia, pi\u00f9 corta, aperta ai lati, con o senza maniche, sopra la quale si indossa il mantello; cfr. in generale C. Merkel, <em>Come vestivano gli uomini del Decamerone<\/em>, Roma 1898 (spec. a pp. 37-42); R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume in Italia<\/em>, Milano 1964, II, pp. 37- 50, 75- 93; B. Cecchetti, <em>La vita dei veneziani nel 1300. Le vesti<\/em> (ristampa anastatica dell\u2019edizione 1886), Bologna 1980; R. Levi Pisetzky, <em>Come vestivano i milanesi alla fine del medioevo<\/em>, in <em>Storia di Milano<\/em>, IV, Milano 1995, pp. 725-746; M. G. Muzzarelli,<em> Guardaroba medievale. Vesti e societ\u00e0 dal XIII al XVI secolo<\/em>, Bologna 1999; i diversi saggi in <em>Dalla testa ai piedi\u2026,<\/em> 2006; M. Scott, <em>Medieval Dress and Fashion<\/em>, London 2007; M. G. Muzzarelli,<em> Uomini e donne nel Medioevo. Storia del genere (secolo XII-XV)<\/em>, Bologna 2014, pp. 78-88. Per l\u2019evolversi dell\u2019insieme detto <em>roba<\/em>, cfr. P. Venturelli, <em>Vestire e apparire il sistema vestimentario femminile nella Milano spagnola (1539- 1679)<\/em>, Roma 1999, pp. 24-27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2697\" class=\"footnote\">Sopraveste che lascia intravedere le maniche della <em>gonnella<\/em> sottostante, sia d\u2019uso maschile che femminile, cfr. J. F., Vaucher-de- la- Croix, <em>Le parole nell\u2019armadio\u2026<\/em>,<em> <\/em>2013, p. CXIV. Per lo schema decorativo <em>ad folliagia<\/em> (avvicinabile forse a quello \u00abad vidalbis\u00bb), cfr. B. Klesse, <em>Seidenstoffe in der italiennischen Malerei des vierzehnten Jahrhunderts<\/em>, Bern 1967, p. 283, cat. 185.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2697\" class=\"footnote\">Sulla vaghezza delle descrizioni negli inventari europei di met\u00e0 Trecento, cfr. F. Piponnier, <em>La consommation des draps de laine dans quelques milieux fran\u00e7ais \u00e0 la fin di Moyen \u00c2ge<\/em>, in <em>Produzione\u00a0 e consumo dei panni di lana nei secoli XII-XVIII<\/em>, a cura di M. Spallanzani, Firenze 1976, pp. 423-434.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2697\" class=\"footnote\">O. Blanc, <em>Parades et parures. L\u2019invention du corps de mode \u00e0 la fin du Moyen Age<\/em>, Paris 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2697\" class=\"footnote\">Nel 1335 l\u2019editto di re Roberto proibisce ai giovani le vesti troppo corte (che arrivano sino alle natiche, cfr. R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume<\/em>\u2026, 1964, pp. 10, 43; M. P. Pettinau Vescina, <em>Esempi di costume gotico meridionale. Tra documenti e immagini<\/em>, in <em>Dalla testa ai piedi<\/em>\u2026, 2006, pp. 479-519, spec. pp. 493-495, e nota 71 p. 495).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2697\" class=\"footnote\">Luchino Visconti (arrivato a Mantova con il nipote Matteo Visconti) era subentrato nel 1339 ad Azzone nella signoria viscontea; con il fratello Giovanni (nel 1342 nominato arcivescovo) \u00e8 noto per le spese dedicate ai consumi di lusso (cfr. P. Mainoni, <em>Un bilancio. Giovanni Visconti, arcivescovo e signore di Milano<\/em>, in <em>L\u2019et\u00e0 dei Visconti. Il dominio di Milano fra XIII e XV secolo<\/em>, a cura di L. Chiappa Mauri- L. De Angelis Cappabianca- P. Mainoni, Milano 1993, pp. 3-26).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2697\" class=\"footnote\">G. Fiamma, <em>Opusculum de rebus gestis ab Azone, Luchino et Johannes Vicecomitibus ab anno MCCCXXVIII usque ad anno MCCXLII<\/em>, parte IV, 1033. Per Galvano Fiamma, cfr. P. Tomea, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, XLVII, Roma 1997, <em>online<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2697\" class=\"footnote\">Cio\u00e8 dopo l\u2019arrivo a Firenze di Gautier de Brienne, nipote del re di Napoli Roberto d\u2019Angi\u00f2, mercenario che combatte nell\u2019esercito francese, nominato capitano del popolo nel 1342 e signore della citt\u00e0 tra 1342 e1343, cfr. G. Villani, <em>Nuova Cronica<\/em>, a cura di G. Porta, Parma 1990-1991, t. III, l. XIII, r. IV, pp. 302-303.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2697\" class=\"footnote\">Cfr. D. Davanzo Poli, <em>Il sarto<\/em>, in <em>Storia d\u2019Italia. Annali 19. La moda<\/em>, a cura di C. M. Belfanti, F. Giusberti, Torino 2003, pp. 523-560, a p. 527. Per le leggi suntuarie, cfr. in generale, O. Cavallar- J. Krishner, <em>\u201cLicentia navigandi\u2026 prosperis ventibus aflantibus\u201d<\/em>. <em>L\u2019esenzione dei \u201cdoctores\u201d e delle loro mogli da norma suntuarie<\/em>, in AA. VV., <em>A Ennio Cortese. Studi promossi da D. Maffei<\/em>, Roma 2001, I, pp. 204-227; C. Kovesi Killerby, <em>Sumptuary Law in Italy, 1200-1500<\/em>, Oxford 2002; M. G. Muzzarelli, <em>Disciplinare il lusso. La legislazione suntuaria in Italia e in Europa tra Medioevo ed et\u00e0 moderna<\/em>, a cura di Eadem- A Campanini, Roma 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2697\" class=\"footnote\"><em>Statuti bonacolsiani<\/em>, a cura di E. Dezza- A. M. Lorenzoni- M. Vaini, con un saggio inedito di P. Torelli, Mantova 2002, Libro I, 72, pp. 175-177 (citazione: p. 176; tali statuti sono utili anche per comprendere consistenze e rilevanza della florida realt\u00e0 artigiana mantovana: l\u2019intero libro IV \u00e8, infatti, dedicato alle Arti); cfr. anche A. Portioli, <em>Lo statuto dell\u2019Universit\u00e0 dei mercanti di Mantova<\/em>, Mantova 1887; M. Vaini, <em>Gli statuti di Francesco Gonzaga IV capitano. Prime ricerche<\/em>, in \u201cAccademia Nazionale Virgiliana, Atti e Memorie\u201d, nuova serie, LVI, 1988, p. 93; <em>Radici storiche del rapporto tra economia, cultura e istituzioni mantovane<\/em>, a cura di D. Ferrari, Mantova 1998. Offrono somme di denaro per le nozze Gonzaga (<em>Liber<\/em>, ff.3v-4r): i mercanti, i notai, i ritagliatori di panni, i drappieri, gli <em>speziari<\/em>, i pellicciai, i <em>beccari<\/em>, i <em>merzadri<\/em>, i <em>calegari<\/em>, gli orefici, i <em>ferrari<\/em>, i <em>prestatori<\/em>, i <em>bombasari<\/em>, i <em>pateri<\/em>, gli \u00absprocani\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2697\" class=\"footnote\">J. L. Nevinson,<em> Buttons and Buttonholes in the Fourteenth Century<\/em>, in \u201cCostume\u201d, 11 , 1977, pp. 38-44; S. M. Newton, <em>Fashion in the Age of the Black Prince. <\/em><em>A Study of the Years 1340-1365<\/em>, Woolbridge 1980, pp. 630; G. Egan- F. Pritchard, <em>Dress Accessories 1150-1450<\/em>, Wooldbridge 2010, pp. 281-290; C. Frugoni,<em> Medioevo sul naso: occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali<\/em>, Bari 2001, pp. 102-103; B. Read, <em>Metal Buttons c. 900 BC- c. AD 1700<\/em>, Somerset 2010; B. Bettoni, <em>Da gioielli ad accessori alla moda. Tradizione e innovazione in Italia dal tardo Medioevo ad oggi<\/em>, Venezia 2013, pp. 19-37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2697\" class=\"footnote\">Cfr. tra i capi donati da Mastino II della Scala (f. 1r) le dodici paia di <em>robe<\/em> \u00abde duobus misclis de mita, cum pelibus agninis et cum botonis argenti\u00bb e le altre dodici paia \u00abrobarum\u00bb, sei \u00abveluti vermilii cum botonis auri, fodratarum de vayro frisato\u00bb e sei \u00abde mita de duobus misclis francischis frisatarum, cum botonis auri, fodratarum de vayro\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2697\" class=\"footnote\">Cfr. G. Bresc- Nautier- H. Bresc, <em>Les bijoux \u00e0 Palerme<\/em>\u2026, 2007, pp. 219-241 (spec.: pp. 222-224; p. 237, nota 45; nell\u2019inventario del 1347 di Antonius de Afflitto, si elencano diversi \u00abbuctoni [\u2026] per antepectus\u00bb, che si definiscono \u00abgrossi\u00bb o \u00abmagni\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2697\" class=\"footnote\">Cfr. L.\u00a0 Marchant, <em>Orli nastri, passamanerie e tessiture nelle vesti fiorentine del Trecento<\/em>, in \u201cArchivio Storico Italiano\u201d, CLXIII, 2005, pp. 133-157; S. Moscher Stuard, <em>Gilding the Market. Luxury and Fashion in Fourteenth- Century Italy,<\/em> Philadelphia 2006, p. 39; M. T. Binaghi, <em>Ricami nel Trecento: una proposta per studiare<\/em>, in <em>Moda Arte Storia Societ\u00e0- Omaggio a Grazietta Butazzi<\/em>, Atti del Convegno (20 giugno 2014), a cura di E. Morini- M. Rizzini- M. Rosina, Como 2016, pp. 119-126; \u00e8 in corso di pubblicazione (\u201cBulletin de liason du CIETA\u201d) lo studio di Francina Chiara riguardante un prezioso tessuto della cattedrale di Como con le vicende di Tristano e Isotta (fine del terzo quarto del XIII sec.), da lei presentato nel 2009 al CIETA. Cfr., per es., gli statuti degli orafi (redazione del 1362) di Padova, includenti regole per la produzione di <em>pianete<\/em> (bottoni di forma appiattita) e <em>bottoni<\/em> (G. Chiarot, <em>L\u2019Arte Orafa a Padova. Opere, tecniche e norme dal Medioevo al Rinascimento<\/em>, Padova 2001, pp. 18-19, pp. 100-102).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2697\" class=\"footnote\">Cfr.: \u00abad capicium gonelle vel \u00e7uppe [\u2026] botonos xv tantum, denarios parvos xii ad plus valituros; ad manicas autem gonnellarum et \u00e7uparum botonos xiii tantum pro manica dicte valentie botonorum et non plus\u00bb (<em>Statuti bonacolsiani<\/em>\u2026, 2002, Libro I, 72, pp. 175-176).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2697\" class=\"footnote\">Del vaio si usavano i dorsi o le pance, ed era riservato ai nobili e ai dottori, mentre l\u2019ermellino era esclusivo di re e imperatori, cfr. C. Merkel, <em>Come vestivano gli uomini<\/em>\u2026, 1898, pp. 53-54; R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume\u2026<\/em>, 1964, pp. 117-118; R. Delort, <em>Le commerce des fourures en Occident \u00e0 la fin du Moyen Age (vers 1300-vers 1450)<\/em>, 2 voll, Roma \u2013Paris 1978, vol. I, pp. 350-365; D. Davanzo Poli, <em>I mestieri della moda a Venezia nei secoli XIII- XVIII<\/em>, Venezia 1984, II, pp. 187-188 (durante il XIV secolo, a Venezia i mantelli di vaio dovevano essere confezionati con un massimo 103 pelli, 140 per quelli femminili; le <em>guarnacche<\/em> da almeno 90 pance o 350 dorsi e non meno); P. Ventura, <em>Cuoio e pellicce,<\/em> in <em>Storia d\u2019Italia\u2026<\/em>, 2003, pp. 441-482, a p. 456; per l\u2019area lombarda, cfr. M. Bortolotti- M. Valori, <em>Ricerca tra le fonti dell\u2019Archivio di Stato di Milano. Per una storia della confezione pre- industriale<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, CXVIII, 1992, pp. 515-527; P. Mainoni, <em>Pelli e pellicce nella Lombardia medievale<\/em>, in <em>La concia delle pelli in Toscana,<\/em> a cura di S. Gensini, Pisa 2000, pp. 199-267.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2697\" class=\"footnote\">Per il significato del dono, cfr. M. Fantoni, <em>Feticci di prestigio: il dono alla corte medicea<\/em>, in <em>Rituale, cerimoniale, etichetta<\/em>, a cura di S. Bertelli- G. Grif\u00f2, Milano 1985, pp. 141-161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2697\" class=\"footnote\">Indumento a se stante, la fodera poteva essere portata con pi\u00f9 vestiti, cfr. J. F., Vaucher-de- la- Croix, <em>Le parole nell\u2019armadio\u2026<\/em>, 2013<em>, <\/em>p. CXV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2697\" class=\"footnote\">Matteo II Visconti (1319-1355), figlio di Stefano, nel luglio 1340 congiura contro lo zio Luchino, insieme ai fratelli Galeazzo II e Bernab\u00f2; intorno al 1340 sposa Gigliola Gonzaga, figlia di Filippino (cfr. I. Lazzarini, <em>Gonzaga, Gigliola<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, XLVIII, Roma 2001, <em>online<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2697\" class=\"footnote\">D. Davanzo Poli, <em>Il sarto<\/em>\u2026, 2003, pp. 523-560, p. 527; per Vercelli (con la presenza sin dal 1247 di una corporazione di pellicciai, cfr. B. Del Bo, <em>Mercanti e artigiani a Vercelli nel Trecento: prime indagini<\/em>, in <em>Vercelli nel secolo XIV. Atti del V congresso storico vercellese<\/em>, a cura di A. Barbero- R. Comba,Vercelli 2010, pp. 540-544 (a pp. 527-552).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2697\" class=\"footnote\">M. Bortolotti, M. Valori, <em>Ricerca tra le fonti<\/em>\u2026, 1992, pp. 516-517; Per i <em>pattari<\/em> e le figure che lavorano nel settore della rivendita degli abiti usati, cfr. P. Venturelli, <em>Milano tra Sei e Settecento: persone, modalit\u00e0, luoghi per la diffusione dell\u2019abito preconfezionato<\/em>, in AA VV, <em>Per una storia della moda pronta<\/em>, Atti del V Convegno Internazionale CISST (Milano 26-28 febbraio 1990), Firenze 1991, pp. 51-66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2697\" class=\"footnote\">A. Cipolla, <em>Antiche cronache veronesi<\/em>, Venezia 1890, citazioni: pp. 400, 401-402; A. Magnano, <em>Il commercio di abiti \u201cpronti\u201d nella seconda evoluzione dell\u2019arte sartoria<\/em>, in \u201cEconomia e storia\u201d, fasc. 1, 1972, pp. 125-141 (a p. 130).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2697\" class=\"footnote\">C. A. Portioli, <em>Lo statuto\u2026,<\/em> 1887.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2697\" class=\"footnote\">Cfr. R. Levi Pisetzky,<em> Storia del costume.<\/em>.., 1964, pp. 32-37; O. Blanc, <em>I manoscritti miniati come riviste di moda in Francia alla fine del Medioevo<\/em>, in <em>Dalla Testa ai piedi\u2026<\/em>, 2006, pp. 67-87, a p. 69 (un celebre <em>zupparello<\/em> in seta bianca imbottita \u00e8 conservato al Museo del Tessuto di Lione; la tradizione lo attribuisce a Charles de Blois, nato ca. 1319 e morto nel 1364).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2697\" class=\"footnote\">Per i sarti, cfr. D. Davanzo Poli, <em>I mestieri della moda<\/em>\u2026, 1984, I, pp. 139-140; M. G. Muzzarelli, <em>Gli inganni dell\u2019apparenza<\/em>, Torino 1996, pp. 78-79 (a Bologna ci sono sette statuti della societ\u00e0 dei sarti, dal 1244 al 1466, oltre a un tariffario forse delle met\u00e0 del \u2018300; la fattura di una <em>guarnacca<\/em> maschile o di una veste da uomo con due paia di maniche costava 6 soldi, come \u00abla paga giornaliera di chi zappava una tornatura di terra\u00bb); D. Davanzo Poli, <em>Il sarto&#8230;<\/em>, 2003; inoltre E. Tosi Brandi,<em> Il sarto tra Medioevo e prima Et\u00e0 moderna a Bologna e in altre citt\u00e0 dell\u2019Emilia Romagna,<\/em> Tesi di Dottorato, Rel. Prof. M. G. Muzzarelli, Universit\u00e0 di Bologna, ciclo XXIV, 2012, in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2697\" class=\"footnote\">Per queste tre <em>coperte<\/em> Pietro \u00abCornaclario de Mutina\u00bb<strong> <\/strong>(f.<strong> <\/strong>17v), procura 15 braccia di saia \u00abviride prelane\u00bb e panno bianco (per eseguire l\u2019 \u00abarma\u00bb dei tre signori \u00absuper dictis copertis\u00bb); il sarto Amadeo (f.18r) riceve per il suo lavoro 3 libre e 10 soldi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2697\" class=\"footnote\">Cfr. R. Bevere, <em>Vestimenti e gioielli\u2026<\/em>1897, s.v. <em>Centura<\/em>; P. Venturelli, <em>Glossario e documenti\u2026,<\/em>1999, s. v.: <em>fibbia<\/em>, <em>mazo<\/em>, <em>passetti<\/em>; per le cinture visconteo &#8211; sforzesche, cfr. Eadem, <em>Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630)<\/em>, Cinisello Balsamo 1986, pp. 183-190; Eadem, <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on\u2026, <\/em>2008, pp. 157-167; Eadem, <em>\u201cCon bel smalto et oro\u201d. Oreficerie del Ducato di Milano tra Visconti e Sforza<\/em>, in <em>Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficerie nel Ducato di Milano,<\/em> catalogo della mostra, a cura di P. Venturelli, Milano 2011-2012, Cinisello Balsamo 2011, pp. 46-49, e schede nn. 35, 36, pp. 188-191; Eadem, <em>From the Bride Valentina to Leonardo da Vinci, Enamels and Jewelry under the Viscontis and the Sforzas<\/em>, in <em>Artigianato e lusso. Manifatture preziose alle origini del Made in Italy<\/em>, a cura di M. P. Bortolotti, Milano 2013, pp. 88-111; Eadem, <em>\u00abLista de le cose se faranno per Madona Duchessa\u00bb<\/em>, in <em>Moda Arte Storia Soviet\u00e0\u2026<\/em> 2016, pp. 135-142; Eadem, <em>Moda sforzesca<strong>. <\/strong>Leonardo da Vinci. Isabella, Beatrice, Bianca Maria, Cecilia e le altre (1482 -1500)<\/em>, in corso di pubblicazione (cap. <em>Cinture sforzesche<\/em>); in generale cfr. I. Fingerlin, <em>G\u00fcrtel des hohen und sp\u00e4ten Mittelalters<\/em>, M\u00fcnich-Berlin 1971; R. Lightbown, <em>Medieaeval European Jewellery<\/em>, London 1992, pp. 306-341. Per leggi suntuarie alla met\u00e0 del Trecento relative alle cinture, cfr. A. R. Calderoni Masetti, <em>Una cintura nuziale con smalti<\/em>, in \u201cAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa\u201d, Classe di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 249-251 (ma si veda quanto alla nota 9 <em>supra<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2697\" class=\"footnote\">L\u2019esemplare al Metropolitan Musem di New York (inv. 17.190.963), ritenuto veneziano, ca. 1350, con chiusura d\u2019 argento dorato e smalti, ha il nastro in tessuto di cm. 176.5 (R. Lightbown, <em>Medieaeval European\u2026,<\/em> 1992, fig. 183, pag. 330) (Fig. 5); misura cm 238 la cintura con placchette smaltate in cui compaiono figure che suonano conservata al Museum of Art di Clevelend (John Huntington Art and Polytechnic Trust 1930.742) (Fig. 6), cfr. per questi e altri esemplari intorno alla met\u00e0 del Trecento: I. Fingerlin, <em>G\u00fcrtel des hohen<\/em>\u2026, 1977, pp. 88-89, 92, 100, 124, 138, 310-311, 469-471, 477-478, nn. 12, 14, 537, 538, 547; J. M. Fritz,<em> Goldschmiede Kunst der Gotik im Mitteleuropa<\/em>, M\u00fcnchen 1982, p. 215, n. 224; cfr. anche J. De Luigi Pomori\u0161ac,<em> I gioielli di Mastino della Scala al Museo di Castelvecchio di Verona<\/em>, in <em>Gli Scaligeri 1277-1387<\/em>, catalogo della mostra (Verona 1988), Verona 1988, pp. 365-368.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2697\" class=\"footnote\">A. Guidotti,<em> Gli smalti in documenti fiorentini del XIV e XV secolo<\/em>, in \u201cAnnali della Scuola superiore di Pisa, Classe di lettere e Filosofia\u201d, XIV, 1984, pp. 621-688; cfr. in generale, M.-M. Gauthier, <em>\u00c9maux du moyen \u00e2ge<\/em>, Fribourg 1972, pp. 205-277.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2697\" class=\"footnote\">Per Guglielmo di Castelbarco, cfr. E. Occhipinti, s.v., in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, XXI, Roma 1978, <em>online<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2697\" class=\"footnote\">Cfr. S. L\u2019Occaso, <em>Fonti archivistiche per le arti a Mantova tra Medioevo e Rinascimento (1382-1459)<\/em>, Mantova 2005, p. 166, nota 5 (cita questa la voce inventariale).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2697\" class=\"footnote\">Figlio di Guido da Crema (a sua volta figlio di Guidone), attestato all\u2019adunanza del 1310 degli orafi mantovani, cfr. P. Venturelli, in <em>Gli statuti dell\u2019arte degli orefici di Mantova (1310-1694)<\/em>, a cura di D. Ferrari- P. Venturelli, Mantova 2008, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2697\" class=\"footnote\">Per la riproduzione di portali e sculture nelle oreficerie tra XIV e XV secolo, cfr. A. M. Spiazzi- V. Poletto, <em>Note a margine all\u2019oreficeria in area adriatica in et\u00e0 gotica e rinascimentale<\/em>, in <em>Histria- Opere d\u2019arte restaurate. Da Paolo Veneziano a Tiepolo<\/em>, catalogo della mostra (Trieste, 2005-2006), a cura di F. Castellani- P. Casadio, Milano 2005, p. 58; di analogo tipo l\u2019impugnatura (\u00abpomo ad pileria\u00bb) della grande <em>confettiera<\/em> d\u2019argento elencata nel gi\u00e0 citato inventario dotale del 6 ottobre 1386 di Isabetta Gonzaga (S. L\u2019 Occaso, <em>Fonti<\/em>\u2026, 2005, p. 207 nota 199): cio\u00e8 a \u00abpilastri\u00bb (colonne), cfr. P. Sella, <em>Glossario Latino Italiano. Stato della Chiesa- Veneto, Abruzzi<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 1944, p. 435, s. v. \u00abpilerius\u00bb. Per i da Sesso, cfr. A. Tincani,<em> Grandi famiglie feudali e signorili<\/em> <em>del territorio reggiano<\/em>, in <em>Storia della Diocesi di Reggio Emilia<\/em>, a cura di G. Costi- G. Giovanelli, II, Bresca 2012, pp. 94-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2697\" class=\"footnote\">Per dettagli figurati in smalti trecenteschi collegabili al <em>traslucido<\/em>: P. Leone de Castris, <em>Oreficerie e smalti primo- trecenteschi nella Napoli angioina: evidenze documentarie e materiali<\/em>, in \u201cAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa\u201d, Cl. di Lettere e Filosofia, s. III, XVIII, I, 1988, pp. 135-136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2697\" class=\"footnote\">Per la definizione <em>scolpiti<\/em>, P. Venturelli, <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on \u2026, <\/em>2008, pp. 156-160.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2697\" class=\"footnote\">B. Aliprando, <em>Aliprandina\u2026,<\/em>MDCCLXXX, col. 343 (la coppa di Bonifacio Carbonesi sarebbe con \u00abdentro uno Sparviero\u00bb); per i Carbonesi, cfr. G. M. Varanin, <em>La classe dirigente veronese e la congiura di Fregnano della Scala,<\/em> in \u201cStudi Storici Veronesi\u201d, XXXIV, 1984, pp. 20-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_2697\" class=\"footnote\">Branchino Malosello appartenne a un\u2019importante famiglia mercantile di Mantova impegnata nel commercio della lana (cfr. I. Lazzarini,\u00a0 <em>Fra un principe e altri stati. Relazioni di potere e forme di servizio a mantova nell\u2019et\u00e0 di Ludovico Gonzaga<\/em>, Roma, pp. 270-276).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_2697\" class=\"footnote\">Cfr. A Portioli, <em>La Zecca di Mantova<\/em>, Mondov\u00ec 1880.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_2697\" class=\"footnote\">Cfr. E. Acanfora, <em>La tavola<\/em>, in <em>Rituale, cerimoniale, etichetta\u2026<\/em>, 1985, pp. 33-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_2697\" class=\"footnote\">B. Aliprando, <em>Aliprandina\u2026,<\/em> MDCCLXXX, col. 345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_2697\" class=\"footnote\">La letteratura \u00e8 vasta, mi limito a segnalare: A. Lugli, <em>Naturalia et Mirabilia. Il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d\u2019Europa<\/em>, Milano 1983, pp. 11-24; J. von Schlosser, <em>Raccolte d\u2019arte e di meraviglie del tardo Rinascimento<\/em>, Firenze 2000 (la I ed. risale al 1908), pp. 22, 31; P. Venturelli, <em>Il Tesoro. Dal Duomo al Museo del Duomo, <\/em>in<em> Il Museo del Duomo di Milano,<\/em> a cura di G. Benati, Cinisello Balsamo 2016, pp.79-89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_2697\" class=\"footnote\">Cfr. i numerosi oggetti di questo tipo censiti nell\u2019inventario (1352) dei beni di Clemente VI, in: R. Lentsch, <em>La proba, l\u2019\u00e9preuve des poisons \u00e0 la cour des papes d\u2019Avignon<\/em>, in <em>Le pr\u00e9lats, l\u2019\u00e9glise et la societ\u00e9 (XI- XV si\u00e8cle),<\/em> Bordeaux 1994, III, pp. 155-156; G. P. Marchi, <em>Una fontana d\u2019argento per Cansignorio<\/em>, in \u201cAtti e memorie dell\u2019 Accademia di Agricoltura, Scienze, Lettere di Verona\u201d, XXXIX, 1990, pp. 273-284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_2697\" class=\"footnote\">ASMn, <em>AG<\/em>, b. 396, 1381 ad 1402 (<em>Liber [\u2026] <\/em><em>Iocalia, Argenterias, et expensas magnifici Domini Ludovici de Gonzaga, <\/em>c. 22v); stralci sono pubblicati in U. Bazzotti, <em>Gli argenti nell\u2019inventario gonzaghesco del 1626-1627,<\/em> in <em>Gonzaga la Celeste Galeria. L\u2019esercizio del collezionismo,<\/em> a cura di R Morselli, catalogo della mostra (Mantova 2002), Milano 2002, pp. 98-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_2697\" class=\"footnote\">S. L\u2019Occaso, <em>Fonti archivistiche\u2026,<\/em> 2005, p. 205.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_2697\" class=\"footnote\">Il frate milanese Bovesin de la Riva, maestro di grammatica vissuto tra la met\u00e0 del XIII secolo e il 1313\/1315, scrive un famoso testo di <em>cortesie<\/em> per la tavola, soffermandosi tra l\u2019altro sulla gestione delle coppe (\u00abanche se non vuoi bere, se qualcuno ti porge la coppa, devi accettarla sempre; una volta presa, la puoi subito mettere via o passarla a qualcun altro che ti \u00e8 vicino\u00bb; cfr. Bovesin de la Riva, <em>De quinquaginta curialitatibus ad mensam<\/em>, in <em>Poeti del Duecento<\/em>, a cura di C. Contini, Milano- Napoli 1960, <em>Cortesia<\/em> N. 13); cfr. D. Romagnoli, <em>Cortesia nella citt\u00e0: un modello complesso. Note sull\u2019etica medievale delle buone maniere<\/em>, in <em>La citt\u00e0 e la corte. Buone e cattive maniere tra medioevo e citt\u00e0 moderna<\/em>, a cura di D. Romagnoli, Milano 1991, pp. 21-70; Eadem, <em>\u201cGuarda no sii vilan. \u201cLe buone maniere a tavola<\/em>, in <em>Storia dell\u2019alimentazione<\/em>, a cura di J. Flandrin- M. Montanari, Roma- Bari 1997, pp. 396-407; D. Romagnoli, <em>La cortesia nell\u2019Europa medievale<\/em>, in <em>Il medioevo di Jacques Le Goff\u2026<\/em>, 2003, pp. 363-369; in generale, cfr. <em>Le forme del vivere civile tra medioevo e modernit\u00e0. Temi, fonti, storiografia<\/em>, a cura di I. Botteri, D. Romagnoli, \u201cCheiron\u201d, XIX, 38, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_2697\" class=\"footnote\">G. Boggiali, <em>La posata, storia ed aneddoti dalle origini ai tempi nostri<\/em>, Milano 1987; P. Marchese,<em> L\u2019invenzione della forchetta<\/em>, Soveria 1989; C. Benporat, <em>Feste e banchetti. Convivialit\u00e0 italiana fra Tre e Quattrocento<\/em>, Firenze 2001, pp. 19-25; M. Montanari, <em>Gusti del Medioevo<\/em>, Bari 2012, pp. 238-244.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_2697\" class=\"footnote\">B. Aliprando, <em>Aliprandina\u2026<\/em>, MDCCLXXX, col. 345: egli scrive che tra i doni ci furono tre \u00abCortellier\u00bb: il lemma compare sia in relazione a Rolandino Boccanegra che avrebbe dato 24 cucchiai d\u2019argento e \u00abCortelleria\u00bb, nonch\u00e9 a \u00abCompater de Casali\u00bb donatore di una \u00abcortelliera con Cucchiai 12\u00bb; si pu\u00f2 ipotizzare che il terzo caso sia costituito dalla posateria offerta da Francesco \u00abde Zambotis\u00bb (diciotto cucchiai d\u2019argento \u00abin una guayna\u00bb); in relazione alla posateria donata per le nozze Gonzaga, Aliprando aggiunge i venticinque cucchiai d\u2019argento di Antoniolo de Pezoni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_2697\" class=\"footnote\">C. Mazzi, <em>La mensa dei Priori nel sec. XIV<\/em>, in \u201cArchivio Storico Italiano\u201d,<strong> <\/strong>XX, 208, 1897, pp. 355-357.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_2697\" class=\"footnote\">C. Benporat, <em>Feste e banchetti<\/em> \u2026, 2001, p. 20; M. Montanari, <em>Gusti del Medioevo<\/em>\u2026, 2012, pp. 238-244.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_2697\" class=\"footnote\">Cfr. L. Sada- B. Valente, <em>Liber de coquina<\/em>, Bari 1995, pp. 150-151; M. Montanari, <em>Gusti del Medioevo<\/em>&#8230;, 2012, p. 225.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_2697\" class=\"footnote\">B. Aliprando, <em>Aliprandina\u2026<\/em>, MDCCLXXX, col. 345: \u00abTaglieri e Scudelle di legno tanti\/ Quanti a quella Corte bisognoe\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_2697\" class=\"footnote\">R. Comba,<em> Vasellame in legno e ceramica di uso domestico nel basso medioevo<\/em>, in Idem, <em>Contadini, signori e mercanti nel Piemonte medievale<\/em>, Roma- Bari 1988, pp. 111-124; L. Baggio, <em>\u00abBoccalari\u00bb, Ceramisti<\/em>, in <em>Botteghe artigiane dal Medioevo all\u2019et\u00e0 Moderna. Arti applicate e mestieri a Padova<\/em>, a cura di G. Baldissini Molli, Padova 2000, p. 78; D. Alexandre- Bidon, <em>Une arch\u00e9ologique du go\u00fbt. C\u00e9ramique et\u00a0 consommation<\/em>, Paris 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_2697\" class=\"footnote\">Questi utensili sono soggetti alle normative suntuarie, cfr. B. Laurioux, <em>Table et hi\u00e9rarchie sociale \u00e0 la fin du Moyen \u00c2ge<\/em>, e O. Redon,<em> La r\u00e9glementation des banquets par le lois sumptuaires dans le villes d\u2019Italie (XIIIe- XVe si\u00e8cles), <\/em>in <em>Du manuscrit \u00e0 la table: essais sur la cuisine au\u00a0 Moyen \u00c2ge et r\u00e9pertoire des manuscrits medievaux contenant des recettes culinaires<\/em>, a cura di C. Lambert, Montr\u00e9al- Paris 1992, pp. 87-108, pp. 109-119; A. Campanini, <em>La table sous contr\u00f4le. Les banquettes et l\u2019exc\u00e8s alimentaire dans le cadre des lois somptuaries en Italie entre le Moyen \u00c2ge et la Renaissance<\/em>, in \u00abFood and History\u00a0\u00bb, 4, 2006, pp. 131-150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_2697\" class=\"footnote\">Cfr. M. Montanari, <em>Convivio. Storia e cultura dei piaceri della tavola dall\u2019Antichit\u00e0 al Medioevo<\/em>, Roma- Bari 1989, pp. 191-192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_2697\" class=\"footnote\">Cfr. U. Bazzotti,<em>Gli argenti nell\u2019inventario<\/em>\u2026, 2002, pp. 98-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_2697\" class=\"footnote\">Come attestano pure gli stessi<em> Statuti bonacolsiani<\/em>.., 2002, pp. 283-284 (Libro IV, 29 \u00abDe\u00a0 aurificibus\u00bb, in cui si danno indicazioni tra l\u2019altro per \u00abbotoni [\u2026], ma\u00e7e cingolorum\u00bb). Per gli orefici mantovani, cfr. P. Venturelli, <em>\u201cNell\u2019arte nostra delli oreffici\u201d<\/em>, in <em>Gli Statuti dell\u2019Arte degli orefici di Mantova\u2026,<\/em> 2008, pp. 13-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_2697\" class=\"footnote\">Cfr. D. Degrassi,<em> L\u2019economia artigiana nell\u2019Italia medievale<\/em>, Roma 1998, p. 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_2697\" class=\"footnote\">Non risulta chiaro chi sia l\u2019orafo Guidone menzionato (\u00abGuidonis de Blandino\u00bb risulta quale <em>Preposito<\/em> degli orefici mantovani, la massima autorit\u00e0, nel 1312 e nel 1313, mentre l\u2019anno seguente figura \u00abGuidonis de Crema\u00bb; nel 1323 compare \u00abGuidonis domini Franceschini de Blandino\u00bb e nel 1324 sono citati \u00abGuido\u00bb, figlio del defunto \u00abGuidolini de Crema\u00bb con \u00abGuido de Blandino\u00bb cfr. <em>Gli Statuti dell\u2019arte degli Orefici di Mantova<\/em> \u2026, 2008, pp. 15, 29, 85, 86, 87, 89, 90, 91).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_2697\" class=\"footnote\">Torna anche in relazione a 1309 bottoni, \u00abdiversarum manerierum\u00bb, per \u00abfornimento diversarum robarum dominorum\u00bb (f. 6v); Cabrino \u00e8 presente alle riunioni del paratico degli orefici mantovani del 1310 e del 1324<em> (Gli Statuti dell\u2019arte degli Orefici di Mantova<\/em>\u2026, 2008, pp. 86, 90).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_2697\" class=\"footnote\">Un \u00abFranciscus de Placentia\u00bb \u00e8 ammesso nel 1318 nel paratico degli orafi mantovani (<em>Gli Statuti dell\u2019arte degli Orefici di Mantova\u2026,<\/em> 2008, p. 88).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_2697\" class=\"footnote\">I coltelli erano di norma realizzati da artigiani diversi da quelli che eseguivano i cucchiai e le forchette: gli armaioli o i coltellinai (cfr. L. G. Boccia, <em>Dall\u2019avorio alla madreperla: alcuni naturalia animali nelle armi antiche<\/em>, in <em>Oggetti in avorio e osso nel Museo Nazionale di Ravenna sec. XV-XIX<\/em>, a cura di L. Martini, Ravenna 1993, pp. 45-57; <em>Posate, pugnali, coltelli da caccia- Museo Nazionale del Bargello<\/em>, a cura di L. Salvatici, Firenze 1999).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_2697\" class=\"footnote\">Termine in uso nell\u2019Italia settentrionale (da <em>miolli<\/em>, cio\u00e8 bicchieri) equivalente alla voce toscana <em>bicchieraio<\/em>, cfr. S. Ciappi, <em>Maestri vetrai di Montaione. Presente e attivit\u00e0 imprenditoriali in Italia tra XV e XIX secolo. Note per un aggiornamento<\/em>, Firenze 2008, p. 19 (la forma pi\u00f9 diffusa dei manufatti di vetro \u00e8 il bicchiere e non \u00e8 un caso che le fonti medievali indichino con il vocabolo <em>bicchierai<\/em> i produttori e rivenditori di vasellame vitreo).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_2697\" class=\"footnote\"><em>Ingrestarolo<\/em>= una bottiglia dalla pancia tonda e dal collo lungo, da <em>angastara<\/em>; <em>foioli bassis<\/em> = fiale o ampolle di vetro; <em>cesedello<\/em> = lampade pensili allungate, cfr. G. Cantini Guidotti, <em>Tre inventari di bicchierari toscani fra Cinque e Seicento<\/em>, \u201cQuaderni degli Studi di Lessicografia Italiana pubblicati dall\u2019accademia della Crusca\u201d, 2, Firenze 1983, pp. 89, 163; A. Gasparetto, <em>Dalla realt\u00e0 archeologica a quella contemporanea<\/em>, in R. Barovier Mentasti- A. Dorigato- A. Gasparetto- T. Toninato, <em>Mille anni di vetro a Venezia<\/em>, Venezia 1988, pp. 15-22; S. Ciappi, <em>Bottiglie e bicchieri: il vetro d\u2019uso comune nell\u2019arte figurativa medievale<\/em>, e G. Cantini Guidotti, <em>Aggiunte e precisazioni sul lessico vetrario,<\/em> e S. Nepoti, <em>Dati sulla produzione medievale del vetro nell\u2019area padana centrale,<\/em> in <em>Archeologia e storia della produzione del vetro preindustriale<\/em>, Atti del Convegno internazionale (Colle Val d\u2019Elsa- Gambassi Terme 1990), a cura di M. Mendera, Firenze 1991, rispettivamente a pp. 267-312, pp. 313-324, pp. 117-138; D. Stiaffini, <em>Il vetro nel Medioevo. Tecniche. Strutture. Manufatti,<\/em> Roma 2001; C. Moretti, <em>Glossario del vetro veneziano. Dal Trecento al Novecento<\/em>, Venezia 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_2697\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Pensare\/ Classificare. Studi e ricerche sulla ceramica medievale<\/em>, a cura di S. Gelich- M. Badassarri, Firenze 2010; per Mantova, cfr. M. Palvarini Gobio Casali, <em>La ceramica a Mantova<\/em>, Mantova 1987; per l\u2019area veneta, cfr. F. Brunello, <em>Arti e mestieri a Venezia nel Medioevo e nel Rinascimento<\/em>, Vicenza 1981, pp. 31-34; <em>La ceramica nel Veneto. La Terraferma dal XIII al XVIII secolo<\/em>, a cura di G. Ericani- P. Marini, Verona 1990; L. Baggio, <em>Boccalari e Ceramisti<\/em>\u2026, 2000, pp. 75-84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_2697\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@tin.it Mantova 1340. Il quadruplice matrimonio Gonzaga: vesti, cinture, manufatti per le mense DOI: 10.7431\/RIV14012016 Composto da 18 fogli (r-v) e redatto da un ignoto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2697\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2800,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2697"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2697"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2697\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2806,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2697\/revisions\/2806"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}