{"id":2559,"date":"2016-06-29T15:32:50","date_gmt":"2016-06-29T15:32:50","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2559"},"modified":"2016-12-30T00:11:28","modified_gmt":"2016-12-30T00:11:28","slug":"elvira-damico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2559","title":{"rendered":"Elvira D&#8217;Amico"},"content":{"rendered":"<p>elvi.damico@alice.it<\/p>\n<h3>Milazzo-Palermo andata e ritorno: il fil rouge della Belle \u00c9poque<\/h3>\n<p>10.7431\/RIV13112016<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le collezioni abbigliamentarie di Capo Milazzo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pittoresca strada del Capo che, iniziando dalla salita del Borgo antico, si snoda attraverso il Promontorio, per terminare solo all\u2019estremit\u00e0 di esso, \u00e8 costellata da amene ville ottocentesche , che attestano i fasti della vecchia aristocrazia terriera locale. Realizzate nei vari neo-stili da architetti locali, \u00a0concedono poco o niente all\u2019incipiente gusto liberty- ben rappresentato invece nella vicina Citt\u00e0 Bassa, da epigoni di Ernesto Basile<sup><a href=\"#footnote_0_2559\" id=\"identifier_0_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di Letterio D&rsquo;Andrea che nel 1907 realizza il villino Greco, e di Gaetano Bonanno autore della pi&ugrave; tarda Villa Vaccarino (1929).\">1<\/a><\/sup>- e sono spesso accomunate da edulcorate decorazioni ad affresco ad opera di rinomati pittori del periodo- come Carlo Righetto- e da festosi pavimenti in piastrelle maiolicate, di manifattura napoletana o siciliana, che denotano i gusti decorosamente tradizionali dei committenti. Ci\u00f2 che \u00e8 meno noto \u00e8 il fatto che alcune di queste ville racchiudono patrimoni abbigliamentari di alto livello qualitativo, gelosamente tramandati di generazione in generazione, \u00a0spesso coevi ai loro contenitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019occhio del visitatore pi\u00f9 attento che ha la fortuna di imbattersi in alcune di queste collezioni poi, appare subito evidente che esse non attengono soltanto alla \u00a0sfera privata e sentimentale dei proprietari, ma assurgono a un interesse pi\u00f9 vasto, \u00a0per collocarsi sul piano dello stile e del gusto di un intero periodo storico, quello\u00a0 a cavallo dei secoli XIX e XX, \u00a0ricco di fermenti culturali e di cambiamenti, che si concluder\u00e0 solo con l\u2019immane tragedia della prima guerra mondiale. Una sorta di et\u00e0 dell\u2019oro per la  Sicilia &#8211; non a caso definita Belle \u00c9poque e connotata nel campo visivo dall\u2019 Art Nouveau &#8211; \u00a0dominata a Palermo dall\u2019economia, la cultura, la mondanit\u00e0\u00a0 dei Florio, \u00a0e a Milazzo dalle velleit\u00e0 di un\u2019 aristocrazia di provincia che tende ad imitarne le imprese, \u00a0che per la cittadina mamertina viene per\u00f2 introdotta \u00a0da un testo letterario d\u2019eccellenza, ormai entrato a far parte di diritto del patrimonio immateriale di essa, <em>L\u2019Illusione <\/em>di Federico De Roberto (1891).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso, facente parte della trilogia della nobile famiglia Uzeda, a mezzo tra verismo e psicologismo, ma anche\u00a0 \u201cquadro familiare e d\u2019ambiente\u201d<sup><a href=\"#footnote_1_2559\" id=\"identifier_1_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N .Zago, premessa a F. De Roberto, L&rsquo;illusione, a cura di N. Zago, Milano 2011.\">2<\/a><\/sup> , si svolge per buona parte nella Milazzo degli ultimi decenni del secolo XIX, della quale descrive luoghi, personaggi, consuetudini, ma anche vita sociale e moda. Per questo \u00e8 interessante notare \u2013 o anche solo immaginare &#8211; \u00a0come le alcune di queste collezioni , in parte coeve al racconto derobertiano, diano quasi voce e vita alle notazioni d\u2019ambiente in esso contenute, evocate dalla protagonista Teresa Uzeda, giovane donna siciliana che vive appieno \u2013 negli agi e nelle contraddizioni- la societ\u00e0 del suo tempo. La stessa societ\u00e0 di cui dovevano far parte le nobildonne milazzesi, che commissionarono, indossarono, tramandarono i loro abiti, forse per le stesse occasioni mondane descritte magistralmente nel romanzo. Abiti che mettono in luce peraltro, da un punto di vista pi\u00f9 strettamente tecnico-manifatturiero, \u00a0inediti rapporti extra -cittadini e persino extra -isolani delle proprietarie, che sembrano riscattare la cittadina, almeno nel settore della moda e del gusto, dall\u2019etichetta di provincialismo di cui \u00e8 stata\u00a0 da sempre tacciata, non ultimo dallo stesso testo letterario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le raccolte di abiti e accessori, databili in massima parte tra l\u2019ultimo ventennio dell\u2019800 e il primo decennio del \u2018900, \u00a0sono improntate alla raffinatezza e al buon gusto e appaiono aggiornate sempre sulle ultime novit\u00e0 della moda del tempo. \u00c8 il periodo in cui rifulge a Palermo la personalit\u00e0 di donna Franca Florio, \u00a0icona di stile e bellezza, ritratta da Boldini e dama di corte della regina, \u00a0ammirata e imitata anche per il suo guardaroba, che rifornisce a Parigi, Torino, Firenze, Napoli, Palermo. Per questo notevole curiosit\u00e0 desta il fatto che alcuni dei capi milazzesi rechino l\u2019 etichetta del rinomato atelier palermitano \u00a0di Madame Durand (<a title=\"Figg.1-2.  Abito elegante in due pezzi in macram\u00e8 nero, con corpetto ornato di bordure in velluto bianco, galloni e jabot in merletto ecr\u00f9.  Gonna composta da lunghe strisce di merletto macram\u00e8, foderata di taffetas nero. Etichetta: P.J. de Durande Palerme. Anni 1890.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Figg.1-2.  Abito elegante in due pezzi in macram\u00e8 nero, con corpetto ornato di bordure in velluto bianco, galloni e jabot in merletto ecr\u00f9.  Gonna composta da lunghe strisce di merletto macram\u00e8, foderata di taffetas nero. Etichetta: P.J. de Durande Palerme. Anni 1890.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3.  Corpetto in tulle ricamato crema alternato a bande di organza, con maniche arricciate  terminanti con merletto ecr\u00f9 e nastri, collo montante, fusciacca di raso in vita, fodera in taffetas. Etichetta: P.J. de Durand, Palerme. Anni 1890-1900.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam03.jpg\">3<\/a>), che riforniva pure donna Franca; e che altri siano contrassegnati da etichette francesi, come quella della maison \u00a0Arnoux di Parigi (<a title=\"Fig. 4. Abito elegante nero in due pezzi in seta operata a motivi vegetali stilizzati. Giacca con colletto e pettorina ricamata con jais in tinta, che si ripetono lungo i fianchi. Gonna a campana con strascico rifinita da ruches. Etichetta: Maison Arnoux M.de Muardt Se. 46 Rue Richelieu. Paris. Anni 1890.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam04.jpg\">Fig. 4<\/a>), il massimo centro di smistamento della moda del tempo, acquisto che conferma i rapporti di alcuni aristocratici milazzesi con la Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alle suddette etichette inoltre, ma anche all\u2019 analogia con capi gi\u00e0 noti dell\u2019entourage palermitano, \u00a0altri abiti milazzesi possono attribuirsi ad atelier del capoluogo siciliano, e contestualmente informarci su una produzione similare di capi di diversa destinazione geografica da parte delle case di moda dell\u2019epoca. \u00c9 il caso della elegante giacca in velluto nero e merletto macram\u00e8 (<a title=\"Fig. 5. Giacca elegante in velluto nero a coste ,con finto giacchino sovrapposto, ornata di galloni in macram\u00e8, collo montante, maniche larghe al gomito in merletto nero ,  che si ripete nel pettorale e nella bordura asimmetrica.  Italia, fine  sec.XIX-inizi XX. Attribuibile all\u2019atelier Durand.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam05.jpg\">Fig. 5<\/a>), che ricalca quella di collezione Piraino, uscita dalla sartoria sopra citata<sup><a href=\"#footnote_2_2559\" id=\"identifier_2_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Abiti d&rsquo;epoca 1700-1950. Collezione Raffaello Piraino, Palermo 1990, p.97.\">3<\/a><\/sup>, o dell\u2019elaborato completo in macram\u00e8 nero (Fig. 2), \u00a0gemello di un altro da gran sera della stessa collezione palermitana<sup><a href=\"#footnote_3_2559\" id=\"identifier_3_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Abiti d&rsquo;epoca &hellip;, 1990, p. 58.\">4<\/a><\/sup>, pure realizzato dall\u2019 atelier Durand. Altri capi \u00a0ancora , si possono considerare confezionati pure da rinomate case di moda del capoluogo siciliano, tutte in stretto rapporto con Parigi, come ad esempio la Casa di confezioni di via Principe di Scordia, specializzata in abiti in seta nera damascata a disegni floreali(<a title=\"Fig. 6. Abito in raso damascato a motivi vegetali con corpetto corto in vita con maniche ampie nel fondo e bolerino sovra messo ornato di ricami di perline nere e voilants in seta. Collo alto arricciato da nastri. Italia o Francia,  ultimo ventennio sec.XIX (part.).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_4_2559\" id=\"identifier_4_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Abiti d&rsquo;epoca &hellip;, 1990,&nbsp; p. 60, n .18.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancano i casi di abiti ispirati a modelli famosi del periodo, come il completo in raso bianco con maniche <em>\u00e0 gigot<\/em> (<a title=\"Fig.7. Abito da mattino in due pezzi in raso bianco con esile corpetto con maniche rigonfie \u201c\u00e0 gigot\u201d e lunghi polsini, colletto montante arricciato ornato di bavero di ruches,  lunga bottoniera sul dietro chiusa da fiocchi in raso bianco. Gonna in mussola bianca ornata di lunghi nastri e fiocchi di  raso in tinta - Sicilia, anni 1890.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam07.jpg\">Fig. 7<\/a>), che sembra esemplato sull\u2019abito da sposa di donna Franca Florio, di manifattura francese, oggi conservato alla Galleria del Costume di\u00a0 Palazzo Pitti<sup><a href=\"#footnote_5_2559\" id=\"identifier_5_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Il guardaroba di donna Franca Florio, Firenze 1986,&nbsp; p. 22.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pure la vasta campionatura di accessori presenti nella cittadina mamertina potrebbe essere stata rifornita presso le principali modisterie del capoluogo siciliano, data l\u2019analogia con alcuni capi qui esistenti o documentati (<a title=\"Fig. 8. Cappello in velluto nero drappeggiato a larghe falde interamente rivestite di piume di struzzo in tinta. Italia, inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam08.jpg\">Fig. 8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_6_2559\" id=\"identifier_6_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Tre secoli di moda in&nbsp; Sicilia. Mostra di abiti e accessori dal XVIII al XX secolo. Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti, Palermo 1991, p. 125\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le collezioni milazzesi, \u00a0pervenute in maggior parte in stato conservativo ottimale, sono rappresentative di varie tipologie abbigliamentarie, che abbracciano tutte le ore e \u00a0le occasioni della giornata: il mattino, il pomeriggio, la sera, la notte; e ancora la visita, il passeggio, la gala, la cerimonia, il lutto (<a title=\"Fig. 9. Abito in due pezzi in taffetas bicolore, verde marcio con inserti orizzontali antracite. Corpetto con maniche a svasare verso il basso, fitti bottoni e polsini in tulle ricamato. Gonna a ruches con rigonfiamenti sul dietro per inserimento di tournure - Sicilia, ultimo ventennio del sec. XIX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Corpetto in seta viola con maniche a svasare verso i polsi, fitti  bottoni e inserti di applicazioni a cordonetto - Sicilia, fine sec.XIX. Gonna abbinata in raso nero a svasare ornata di nastri in tinta. Sicilia, fine sec.XIX- inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam10.jpg\">10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11. Abito da mattino in seta avorio con corpetto a sproni sovrapposti rifiniti da ricamo appliqu\u00e8, con pettorina ornata di voilants di merletto  e collo montante in pizzo. Gonna arricciata da pens ornata di tre balze cucite. Sicilia, fine sec. XIX-inizi XX (part.).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam11.jpg\">11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Corpetto in seta verde con pettorina incorporata in raso damascato a fiori con collo montante e ricami in cannettes in vetro di Murano nero - Sicilia, fine sec. XIX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam12.jpg\">12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.13. Completo da cerimonia composto da corpetto in tulle e organza  avorio  con motivi geometrizzanti, inserti di nastri di raso e merletti, maniche lente al gomito e collo montante - Sicilia, primo decennio del sec. XX. Attribuibile all\u2019atelier  Durande. Gonna abbinata in taffetas avorio bordata di ruche con strascico. Sicilia, fine sec. XIX - inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam13.jpg\">13<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 14. Giacca elegante in velluto controtagliato a motivi vegetali stilizzati entro griglie, ripassati da perline in vetro nero. Collo montante, maniche lunghe con polsi e pi\u00f9 lunga sul davanti rifinita con frange e nappe. Italia, inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam14.jpg\">14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Mantella in seta nera con ricami a righe in cannettes e perline in vetro di Murano nero, collo arricciato da nastro di raso in tinta. Sicilia, fine sec. XIX - inizi XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam15.jpg\">15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Corpetto da sera in pizzo nero ornato da ruches, con ricami  in paillettes e  frangette metalliche viola e perline in vetro nero, collo montante, maniche lunghe arricciate nei polsi, paramani in tulle nero. Sicilia, inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam16.jpg\">16<\/a>). Abiti e mantelle da passeggio, cappe da pomeriggio elegante, corpetti da gala e abiti da gran sera, vestiti da camera e indumenti da notte, e ancora raffinati accessori quali ombrellini e cappelli, bastoni e ventagli , cinture e gioielli (<a title=\"Fig. 17. Cuffia in raso verde pallido arricciato con inserti di pizzo alla falda e alla sommit\u00e0 del capo e voilants dello stesso pizzo sulla nuca. Sicilia, inizi sec. XX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam17.jpg\">Figg. 17<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 18. Ventaglio in organza nera dipinta con donnina belle epoque, bordato di merletto, stecche in legno dorato, fine sec. XIX.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam18.jpg\">18<\/a>). Tutti \u00a0sembrano avere una caratteristica comune, che discende evidentemente dalla personalit\u00e0 delle loro proprietarie: la moderazione, la castigatezza, la pudicizia insomma, che contrasta con l\u2019esibizione del corpo \u2013 braccia e d\u00e9collet\u00e9 soprattutto \u2013 che campeggia invece nei pi\u00f9 noti abiti e ritratti della moda Belle \u00c9poque<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Testimonianze letterarie sulla moda degli ultimi decenni del secolo XIX a Milazzo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conoscenza della moda palermitana <em>fin du si\u00e8cle<\/em> poteva essere incrementata da scambi e da trasferimenti, nella cittadina mamertina, di nobili fanciulle palermitane, che andavano spose a patrizi locali, portandosi dietro un ricco corredo, come nel caso di donna Carolina Di Maria Alleri e Brunaccini, che sposa il milazzese barone don Cesare Ryolo nel 1893. Il matrimonio veniva celebrato nello stesso anno di quello di donna Franca Florio-\u00a0 \u00a0sebbene quest\u2019ultima si sposasse a Livorno, sua citt\u00e0 d\u2019origine. Non \u00e8 escluso che le due giovani, all\u2019incirca coetanee, si conoscessero, data anche la frequentazione acclarata dei baroni Alleri coi Florio, e che Carolina potesse apportare a Milazzo le novit\u00e0 \u00a0pi\u00f9 in auge della moda che si andava svolgendo nell\u2019elegante \u00a0capoluogo siciliano. La consuetudine si protrae ancora fino almeno al terzo decennio del secolo successivo, quando la palermitana donna Eva Marigliano, duchessa di Villarosa, sposa il principe di Spadafora, residente nella frazione milazzese di S.Pietro, un tempo feudo della sua famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una rara cronaca milazzese di fine \u2018800, \u00a0<em>Il Carnevale del 1887 al Circolo Duca di Genova<\/em>, diventa testimonianza rilevante sulla societ\u00e0 elegante del tempo, facendoci pure il nome di una sarta francese operante nella cittadina, possibile apportatrice delle ultime mode d\u2019oltralpe:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ricorder\u00f2 le toilettes ricche ed elegantissime delle belle signore che si compiacquero ,venendo ,di aumentare lo splendore delle feste. La giovane ed elegante signora Muscianisi comparve alla seconda festa in abito color lilio e bronzo eseguito stupendamente\u00a0 dalla sarta Carlotta Justal che, con intelligenza ed arte senza pari, seppe eseguire quell\u2019abbigliamento in modo veramente mirabile\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Adesso non posso nascondere che un grido d\u2019ammirazione mi sia sfuggito dal petto, vedendo apparire all\u2019ultima festa la signora Muscianisi in abito ricchissimo di velluto nero e pizzo, tutto a guide di fiori, che dalla vita in gi\u00f9 arrivavano all\u2019estremo lembo, non meno bene ed eccellentemente\u2026eseguito del primo. .. La signora Marullo vedova Cassisi\u2026si serv\u00ec di un\u2019altra, la quale le esegu\u00ec per la terza festa un magnifico abito di velluto nero con uno strascico pi\u00f9 largo che lungo, che le conservava il carattere di avvenente vedovella; mentre agli adorni in brillanti che essa portava fra i capelli ed al collo, al fascino dei suoi occhioni contendevano i lampi e lo splendore<\/em><sup><a href=\"#footnote_7_2559\" id=\"identifier_7_2559\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Carnevale del 1887 al Duca di Genova. Cronaca da Milazzo, da &ldquo;L&rsquo;imparziale&rdquo; del 3 marzo 1887, in&nbsp; &ldquo;MilazzoNostra&rdquo;, n.19\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che una delle massime occasioni di gala fosse costituita a Milazzo dal veglione di Carnevale, trova conferma \u00a0nel citato capolavoro derobertiano \u00a0<em>l\u2019Illusione<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> In carnevale il barone Accardi invit\u00f2 la gente a ballare da lui: la casa era stata rimessa a nuovo, e tutto ci\u00f2 che occorreva per i cotillons veniva da Napoli. La societ\u00e0 milazzese non parlava d\u2019altro: ella smaniava per esservi condotta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche il <em>fil rouge<\/em> che lega Milazzo a Palermo riaffiora dalle delicate notazioni relative alla giovane protagonista, Teresa Uzeda:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La zia Carlotta mandava loro gli abiti a ogni mutar di stagione; e quando arrivavano le casse da Palermo, ella non dava pi\u00f9 retta a nessuno, correndo a provarsi e riprovarsi le vesticciuole,i cappellini e le scarpette<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venivano anche gli abiti per la mamma; ma questa neppur li guardava; peccato, tanti begli abiti di velluto e di raso, pieni di trine, di merletti, di nastri, di guarnizioni d&#8217;ogni specie; tanti cappelli con grandi piume attorcigliate, con mazzi di fiori che pareva si potessero spiccare!\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Se la zia, invece di abiti belli e fatti, le mandava da Palermo tagli di stoffe, li lasciava dentro una cassa, in pasto alle tignole\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativa pure la descrizione di alcuni capi e accessori in voga, fatta dalla giovane con tutta l\u2019emozione della scoperta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando s\u2019andava fuori, prima di vestirsi stava a veder vestirsi la zia; si cacciava dentro gli armadi per tastare le stoffe, esaminava le mantiglie e i corpetti, apriva tutte le scatole dei cappelli e dei ventagli, restava estatica dinanzi alle piume, ai fiori, alle gale, ai pizzi, a tutte le cose belle, ricche e smaglianti&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma fra tutte quelle signore le sue preferite erano le pi\u00f9 giovani e le pi\u00f9 eleganti: la Fer\u00e0olo, che portava le vesti da camera azzurre guarnite di larghi merletti bianchi e neri\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per le adolescenti usa l\u2019azzurro: la prima veste lunga, una veste di stoffa azzurra, con un cappellino di velluto: una bellezza! Per\u00f2 bisognava metterla solo nei giorni di festa\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, dal romanzo vien fuori la prassi inveterata di trarre ispirazione dal figurino per la scelta del modello, da sottoporsi alle sarte locali, salvo ricorrere , per i casi eccezionali, ad atelier parigini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che si porter\u00e0? Hai visto i figurini?<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Guarda che code! Come si far\u00e0 per muoversi? Da per tutto giallo intanto\u2026pare che si porti molto?<\/em> <em>Io vorrei cambiare sarta: quella Rabbi non me ne azzecca pi\u00f9 una .Vorrei prendere la Grandoni , ma per un abito cos\u00ec\u2026Il bello lo farei venire da Parigi\u2026.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pure la familiarit\u00e0 delle fanciulle aristocratiche con l\u2019antica arte del ricamo riaffiora nella suddetta opera letteraria, tanto diffusa e naturale, da far da sfondo a romantiche ambientazioni amorose:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una volta che ella gli mostr\u00f2 certi ricami, le punte delle sue dita sfiorarono quelle di lui sotto i fini tessuti: un tocco lieve, l\u2019ombra di una carezza, che le fece passare un lungo brivido per tutto il braccio\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parimenti, si palesa l\u2019usanza \u00a0delle nobildonne milazzesi di ricamare arredi sacri\u00a0 per le chiese d\u2019appartenenza &#8211; nella fattispecie il Santuario di S.Francesco di Paola- , come gi\u00e0 ampiamente attestato per le nobili palermitane, sin dai secoli precedenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ella andava spesso in chiesa, ricamava tovaglie da altare, stava attenta a tutte le funzioni sacre, si confessava spesso, era assidua alle prediche di padre Raffaele.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo l\u2019edificante arte del ricamo, da esercitarsi per puro diletto, veniva appresa, in ambiente aristocratico, presso una maestra privata, al pari delle altre materie scolastiche, diversamente da quanto avveniva in ambito borghese, ove le giovani imparavano i \u201clavori femminili\u201d, da utilizzarsi per il loro fabbisogno personale o il futuro sostentamento, \u00a0nei collegi e nei convitti, tra cui, nell\u2019entroterra milazzese, primeggiava il \u201cRegina Margherita\u201d di Castroreale, che ospitava, tra la fine dell\u2019800 e gli inizi del \u2018900, parecchie milazzesi, fra allieve ed insegnanti (<a title=\"Fig.19. Convitto femminile Regina Margherita di Castroreale (ME), primo quindicennio del secolo XX (Archivio dell\u2019Autrice).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam19.jpg\">Fig. 19<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, per il grosso dei lavori da corredo che accontentassero una clientela estremamente variegata, non mancavano a Milazzo avviati laboratori di ricamo, come quello della signora Ragusi e Bevacqua, immortalato in una rara foto degli inizi del secolo XX (<a title=\"Fig. 20. Laboratorio di ricamo della Sig. Ragusi e Bevacqua, Milazzo, primo decennio del secolo XX (Archivio dell\u2019Autrice).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/dam20.jpg\">Fig. 20<\/a>). \u00c9 certo che qui si eseguissero ricami e merletti, oltre che per biancheria da corredo, anche per le ricche guarnizioni \u2013 jabots, pettorine, applicazioni, tramezzi &#8211; \u00a0che rifinivano e ingentilivano ogni capo d\u2019abbigliamento Belle \u00c9poque degno di questo nome, di cui le collezioni milazzesi forniscono parecchi notevoli esemplari.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2559\" class=\"footnote\">Si tratta di Letterio D\u2019Andrea che nel 1907 realizza il villino Greco, e di Gaetano Bonanno autore della pi\u00f9 tarda Villa Vaccarino (1929).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2559\" class=\"footnote\">N .Zago, premessa a F. De Roberto, <em>L\u2019illusione<\/em>, a cura di N. Zago, Milano 2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2559\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Abiti d\u2019epoca 1700-1950. Collezione Raffaello Piraino<\/em>, Palermo 1990, p.97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2559\" class=\"footnote\"><em>Abiti d\u2019epoca<\/em> \u2026, 1990, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2559\" class=\"footnote\"><em> Abiti d\u2019epoca<\/em> \u2026, 1990,\u00a0 p. 60, n .18. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2559\" class=\"footnote\">Cfr.<em> Il guardaroba di donna Franca Florio<\/em>, Firenze 1986,\u00a0 p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2559\" class=\"footnote\">Cfr.<em> Tre secoli di moda in\u00a0 Sicilia. Mostra di abiti e accessori dal XVIII al XX secolo. Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti<\/em>, Palermo 1991, p. 125<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2559\" class=\"footnote\"><em>Il Carnevale del 1887 al Duca di Genova. Cronaca da Milazzo,<\/em> da \u201cL\u2019imparziale\u201d del 3 marzo 1887, in\u00a0 \u201cMilazzoNostra\u201d, n.19<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2559\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>elvi.damico@alice.it Milazzo-Palermo andata e ritorno: il fil rouge della Belle \u00c9poque 10.7431\/RIV13112016 Le collezioni abbigliamentarie di Capo Milazzo La pittoresca strada del Capo che, iniziando <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2559\" title=\"Elvira D&#8217;Amico\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2675,"menu_order":13,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2559"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2559"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2598,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2559\/revisions\/2598"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}