{"id":2542,"date":"2016-06-29T15:09:44","date_gmt":"2016-06-29T15:09:44","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2542"},"modified":"2016-12-30T00:10:26","modified_gmt":"2016-12-30T00:10:26","slug":"mauro-sebastianelli-ciro-muscarello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2542","title":{"rendered":"Mauro Sebastianelli &#8211; Ciro Muscarello"},"content":{"rendered":"<p>maurosebastianelli@hotmail.com &#8211; muscarellociro@gmail.com<\/p>\n<p><strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<h3>Modelli architettonici: sviluppo e tecniche di costruzione*<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV13082016<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione delle grandi opere, specialmente quelle architettoniche, implicava la realizzazione di modelli, spesso eseguiti per uno scopo e destinati a una breve vita che terminava una volta costruita l\u2019architettura. Nell\u2019arco dei secoli la loro realizzazione ha seguito di pari passo le mutazioni stilistiche del periodo, in relazione alla funzione ad essi affidata, con una conseguente ricaduta sulle tecniche d\u2019esecuzione. Queste opere d\u2019arte applicata si configurano come la testimonianza di un \u201cmodus operandi\u201d che si \u00e8 evoluto nel tempo e oggi arricchiscono la storia dell\u2019arte e dell\u2019architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine \u201cmodello\u201d deriva dal latino <em>modellus<\/em>, diminutivo di <em>modulus<\/em>, e nel campo dell\u2019architettura richiama il concetto di misura ed assume il significato di \u201carchitettura costruita in piccolo\u201d. Gi\u00e0 nel Cinquecento il prototipo si indicava con <em>modulum<\/em> <em>ultimum<\/em><sup><a href=\"#footnote_0_2542\" id=\"identifier_0_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Soldini, Cristoforo Solari. Modello dell&rsquo;abside del Duomo di Como, in Rinascimento: da Brunelleschi a Michelangelo: la rappresentazione dell&rsquo;architettura, catalogo della mostra (Venezia, Palazzo Grassi, 1 aprile &ndash; 6 novembre 1994) a cura di H. A. Millon &ndash; V. Magnano Lampugnani, Milano 1999, scheda 56, p. 465.\">1<\/a><\/sup> e in epoca<em> <\/em>moderna si \u00e8 ricorso al termine latino <em>exempler<\/em>, il quale si riferiva al modello che precedeva l\u2019opera o alla copia che seguiva<sup><a href=\"#footnote_1_2542\" id=\"identifier_1_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Zappulla, Il modello architettonico. Storia e significato, Palermo 1992, p. 6; N. Sardo, La figurazione plastica dell&rsquo;architettura. Modelli e rappresentazione, Roma 2004, p. 6.\">2<\/a><\/sup>. Oggi il vocabolo \u00e8 stato affiancato dal termine \u201cplastico\u201d che definisce l\u2019azione di modellare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iconografia tardo antica e medievale spesso prevede la riproduzione di santi, papi, vescovi e sovrani mentre offrono il prototipo della stessa costruzione in cui si trova l\u2019immagine come omaggio o <em>ex voto<\/em> al Divino<sup><a href=\"#footnote_2_2542\" id=\"identifier_2_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ivi, p. 38.\">3<\/a><\/sup>. Per la Sicilia \u00e8 da citare il mosaico del Duomo di Monreale che ritrae Guglielmo II mentre offre il modello della chiesa alla Vergine<sup><a href=\"#footnote_3_2542\" id=\"identifier_3_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Sutera, Modelli e microarchitetture lignee, in Ecclesia Triumphans. Architetture del Barocco siciliano attraverso i disegni di progetto XVII-XVIII secolo, catalogo della mostra (Caltanissetta, ex Palestra Bilotta, 10 dicembre 2009 &ndash; 10 gennaio 2010) a cura di M. R. NOBILE &ndash; S. RIZZO &ndash; D. SUTERA, Palermo 2009, p. 161.\">4<\/a><\/sup>. \u00c8 da porre tuttavia l\u2019accento sull\u2019aspetto meramente simbolico di queste raffigurazioni, perch\u00e9 riferite, tranne dovute eccezioni, a fatti accaduti prima della loro realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Rinascimento, pur mantenendo la funzione operativa sviluppata nei secoli precedenti, i modelli diventano strumenti di creativit\u00e0 e costituiscono uno <em>step<\/em> importante del processo di ideazione artistica. Molte fonti del periodo affrontano il tema descrivendo tale prassi come un passaggio ormai consolidato<sup><a href=\"#footnote_4_2542\" id=\"identifier_4_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Giordano, I modelli lignei nei cantieri lombardi, in Rinascimento&hellip;,1999, pp. 462 &ndash; 463.\">5<\/a><\/sup>. Leon Battista Alberti (1404 &#8211; 1472) nel suo <em>De re Aedificatoria<\/em> definisce i modelli, \u00abnudos et simplices\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_2542\" id=\"identifier_5_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. B. Alberti, De re Aedifcatoria, (1452 &ndash; 1485), trad. di G. Orlandi, a cura di P. Portoghesi, Milano 1996, libro II, cap. I, vol. I, p. 99.\">6<\/a><\/sup>, come l\u2019elemento rappresentativo dell\u2019idea, il luogo in cui si materializza il progetto oltre a tutte le sue ipotetiche modifiche come in una macchina da calcolo<sup><a href=\"#footnote_6_2542\" id=\"identifier_6_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"[1] L. B. Alberti, De re Aedificatoria&hellip;, 1996.\">7<\/a><\/sup>. In accordo con questo principio, per la costruzione di un\u2019opera a volte venivano realizzati anche altri modelli specifici, relativi ai dettagli e parti dell&#8217;edificio<sup><a href=\"#footnote_7_2542\" id=\"identifier_7_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 31.\">8<\/a><\/sup> e in tal senso non si pu\u00f2 certo non ricordare quello per il Duomo di Firenze, per il quale Brunelleschi (1377 &#8211; 1446) ha eseguito pi\u00f9 di un modello della cupola e del lanternino<sup><a href=\"#footnote_8_2542\" id=\"identifier_8_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. A. Millon, I modelli architettonici&hellip;, 1999, p. 21. In merito ai due modelli di Brunelleschi si vedano i seguenti saggi: M. Scolari, Filippo Brunelleschi (?). Modello ligneo della cupola e delle parti absidali del Duomo di Firenze, in Rinascimento&hellip;, 1999, scheda 261, p. 586; M. Scolari, Filippo Brunelleschi. Modello ligneo della Lanterna del Duomo di Firenze, in Rinascimento&hellip;, 1999, scheda 262, pp. 586 &ndash; 587; N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 35.\">9<\/a><\/sup>. Il concetto \u00e8 ripreso anche dal francese Philibert De L\u2019Orme che si rif\u00e0 ad un\u2019idea di prototipo \u00abin cui siano ben espresse le proporzioni e le dimensioni dell\u2019edificio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_2542\" id=\"identifier_9_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 92; P. De L&rsquo;Orme, Premier Tome de l&rsquo;Architecture, Paris 1567 (rist. anastatica a cura di J.-M. P&egrave;rouse de Montclos, L&egrave;once Laget, Paris 1988), capp. X, XI, XII.\">10<\/a><\/sup>. Sempre per il Duomo di Firenze, furono realizzati due prototipi per il tamburo ed il ballatoio della cupola, uno da Michelangelo (attr.) e uno da Antonio Manetti Ciaccheri (attr.)<sup><a href=\"#footnote_10_2542\" id=\"identifier_10_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Nova, Attribuito ad Antonio Manetti Ciaccheri. Modello del tamburo e del ballatoio di Santa Maria del Fiore, in Rinascimento&hellip;, 1999, scheda 268, p. 595.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i grandi progetti rinascimentali romani spicca certamente quello per la Basilica di San Pietro: un cantiere che ha attraversato diversi secoli e dove ogni progetto ha avuto i suoi modelli realizzati dagli illustri architetti che si sono avvicendati, anche se soltanto quelli di Michelangelo e del Sangallo sono giunti sino a oggi<sup><a href=\"#footnote_11_2542\" id=\"identifier_11_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. A. Millon, I modelli architettonici&hellip;, 1999, p. 35.\">12<\/a><\/sup>. Il modello sangallesco fu eseguito tra il 1539 ed il 1546 da Antonio Labacco<sup><a href=\"#footnote_12_2542\" id=\"identifier_12_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 35.\">13<\/a><\/sup> e Vasari nelle <em>Vite<\/em> lo descrive come la sua pi\u00f9 importante opera ed il suo pi\u00f9 grande modello, tanto da poterci entrare per percepire lo spazio interno; inoltre l\u2019autore annota le ingenti somme che servirono per la sua realizzazione<sup><a href=\"#footnote_13_2542\" id=\"identifier_13_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Cfr. H. A. Millon, I modelli architettonici&hellip;, 1999, pp. 40, 47; N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 35, nota 14; S. Benedetti, Antonio da Sangallo il Giovane. Modello ligneo del progetto per il San Pietro in Vaticano costruito sotto la direzione di Antonio Labacco, in Rinascimento&hellip;, 1999, scheda 346, pp. 634 &ndash; 635.\">14<\/a><\/sup>. Di Michelangelo \u00e8 importante il prototipo relativo al cupolone, realizzato tra il 1558 e il 1561<sup><a href=\"#footnote_14_2542\" id=\"identifier_14_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 38; H. A. Millon, I modelli architettonici&hellip;, 1999, p. 50.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roger Pratt (1620 &#8211; 1685), durante il soggiorno italiano, descrisse l\u2019<em>iter<\/em> per la loro realizzazione: \u00abL\u2019uso dei modelli \u00e8 antichissimo. [&#8230;]. Ecco come si costruisce un modello. Anzitutto si deve decidere una scala in piedi\u2026 che sia idonea all\u2019impiego succitato; una volta trovato a quanto ammonteranno le dimensioni dell\u2019intera opera, si preparano le tavole della giusta misura, che devono essere di un legno a grana fine, come il pero o l\u2019abete, levigato e altrettanto stagionato, e su queste tavole si disegna cos\u2019 come si \u00e8 fatto sulla carta. Passano quindi al falegname che, dopo averle tagliate, procede al montaggio, il che non richiede grande lavoro se i lati e le estremit\u00e0 sono stati tagliati come indicato sopra. Se la casa \u00e8 uniforme, nello stesso modo si fanno i versanti opposti, e successivamente gli ornamenti che saranno opposti sul modello nei punti adatti [&#8230;]. In conclusione il modello dovr\u00e0 assomigliare il pi\u00f9 possibile a ci\u00f2 che intende illustrare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_2542\" id=\"identifier_15_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. Wilton-Ely, Jacob Asteley e Thomas Fitch(?). Modello per Melton Constable Hall a Norfolk 1664-70, in I Trionfi del Barocco. Architettura 1600 &ndash; 1750, catalogo della mostra (Nichelino (TO), Palazzina di Caccia di Stupinigi, 4 luglio &ndash; 7 novembre 1999) a cura di H. A. Millon, Milano 1999, scheda 251, p. 498.\">16<\/a><\/sup>. Il modello, quindi, era il risultato del lavoro di un\u2019<em>\u00e9quipe<\/em> coordinata dall\u2019architetto, il quale spesso rimaneva fuori dalla realizzazione pratica<sup><a href=\"#footnote_16_2542\" id=\"identifier_16_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A tal proposito si pu&ograve; citare un esempio per tutti: il modello per la Basilica di Superga realizzato da Carlo Maria Ugliengo su disegno del pi&ugrave; famoso Filippo Juvarra. Si vedano altri esempi nelle schede del catalogo relativo alla mostra I Trionfi del Barocco. Architettura 1600 &ndash; 1750. Cfr. I Trionfi del Barocco&hellip;, 1999, pp. 426 &ndash; 598.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La polimatericit\u00e0 che caratterizza tali manufatti \u00e8 certamente da correlare alla complessit\u00e0 degli spazi e alle decorazioni previste dai nascenti stili, come il Barocco. Presso l\u2019Accademia di San Luca il modello assurge a vero strumento didattico con il supremo valore rappresentativo<sup><a href=\"#footnote_17_2542\" id=\"identifier_17_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Contardi, I modelli nel sistema della progettazione architettonica a Roma tra 1680 e 1750, in In urbe architectus. Modelli, Disegni, Misure. La professione dell&rsquo;architetto, Roma 1680 &ndash; 1750, catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale di Castel Sant&rsquo;Angelo, 12 dicembre 1991 &ndash; 29 febbraio 1992) a cura di B. CONTARDI &ndash; G. CURCIO, Roma 1991, p. 13.\">18<\/a><\/sup>. Non a caso in quel periodo, sotto il pontificato di Clemente XI Albani<sup><a href=\"#footnote_18_2542\" id=\"identifier_18_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sotto il pontificato di Clemente XI Albani (1700-1721) s&rsquo;inaugur&ograve; la stagione dei grandi concorsi cosiddetti &ldquo;Clementini&rdquo;.\">19<\/a><\/sup>, Francesco Fontana riesce a raccogliere i prototipi di San Pietro conservandoli per i molteplici scopi didattici<sup><a href=\"#footnote_19_2542\" id=\"identifier_19_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Contardi, I modelli nel sistema&hellip;, 1991, p. 12.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I numerosi modellini pervenutici dimostrano quanto le leziosit\u00e0 delle rifiniture consacri il prototipo ad oggetto \u201cprincipe\u201d del fare architettura nel Settecento secondo un \u201cmodus operandi\u201d degli architetti pi\u00f9 rinomati. Vincenzo Scamozzi ne raccomandava la realizzazione per tutte le opere di particolare importanza e la completezza delle informazioni da portare con s\u00e9 doveva essere tale da non lasciare alcun dubbio in merito alla sua lettura, anche in assenza dell\u2019architetto<sup><a href=\"#footnote_20_2542\" id=\"identifier_20_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 94.\">21<\/a><\/sup>. La conseguenza pi\u00f9 immediata fu l\u2019arricchimento delle definizioni coloristiche e materiche per rincorrere la perfezione dell\u2019opera e la ricercata corrispondenza tra la policromia del modello e la realt\u00e0 costruita, funzionali per l\u2019aggiudicazione dei lavori<sup><a href=\"#footnote_21_2542\" id=\"identifier_21_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Contardi, I modelli nel sistema&hellip;, 1991, pp. 9 &ndash; 15; M. Gargano, Andrea Pozzo. Modello ligneo per l&rsquo;altare del Beato Luigi Gonzaga nella chiesa di Sant&rsquo;Ignazio a Roma 1679 circa, in I Trionfi del Barocco&hellip;, 1999, p. 561.\">22<\/a><\/sup>. Nel caso di disapprovazioni o modifiche si ricostruiva l\u2019intero modello; altre volte, invece, si procedeva anticipatamente con la realizzazione di ulteriori elementi da giustapporre<sup><a href=\"#footnote_22_2542\" id=\"identifier_22_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Addirittura papa Alessandro VII Chigi intervenne in fase di progettazione. Cfr. E. Kieven, &ldquo;Mostrar l&rsquo;invenzione&rdquo;. Il ruolo degli architetti romani nel barocco: disegno e modello, in I Trionfi del Barocco&hellip;, 1999, p. 184. Per il prototipo della Cappella Pallavicini Rospigliosi in San Francesco a Ripa, realizzato da Nicola Michetti nel 1713, John Pinto ha rilevato come esistano altre parti del modellino eseguite in maniera tale da essere inserite al suo interno e fermate da ganci di ferro battuto, con lo scopo di ottenere diverse soluzioni progettuali da visualizzare di volta in volta, come fossero dei pezzi &ldquo;intercambiabili&rdquo;. Cfr. J. Pinto, Il modello della cappella Pallavicini Rospigliosi, in In urbe architectus&hellip;, 1991, pp. 50 &ndash; 54; J. Pinto, Nicola Michetti (attivo 1704-59, morto nel 1759) e Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (1536 circa-1589). Modello per il monumento a Stefano e Lazzaro Pallavicini nella cappella Pallavicini Rospigliosi in San Francesco a Ripa a Roma, in I Trionfi del Barocco&hellip;, 1999, scheda 511, p. 562.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il XVIII e il XIX secolo non era raro che gli architetti fossero chiamati per intervenire su preesistenze architettoniche e la commistione di stili si mostra anche sui modelli. In tal senso un ottimo esempio \u00e8 il prototipo per il rivestimento neogotico della cupola della Cattedrale di Palermo, in cui Giuseppe Venanzio Marvuglia realizz\u00f2 sia i partiti decorativi neoclassici che le sue soluzioni progettuali per il loro nascondimento<sup><a href=\"#footnote_23_2542\" id=\"identifier_23_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il modello &egrave; stato oggetto della prima prova finale di laurea di Ciro Muscarello, dal titolo Studio e restauro del modello per il rivestimento neogotico per la cupola della Cattedrale di Palermo di Giuseppe Venanzio Marvuglia. Studio sulle tecniche di realizzazione dei modelli architettonici, nell&rsquo;ambito del Corso di Studi in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali LMR\/02 dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo nell&rsquo;A.A. 2014\/2015. L&rsquo;intervento di restauro &egrave; stato condotto all&rsquo;interno del Laboratorio di restauro del MUdiPA, sotto la guida del prof. Mauro Sebastianelli, della prof.ssa Maria Concetta Di Natale, del prof. Pierfrancesco Palazzotto, della prof.ssa Maria Letizia Amadori e del dott. Cosimo Di Stefano.\">24<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1801 - 1845, &lt;i&gt;Modello ligneo per il rivestimento neogotico della cupola della cattedrale di Palermo (verso e recto)&lt;\/i&gt;, Palermo, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla seconda met\u00e0 del Settecento la rappresentazione dell\u2019architettura si esplica anche con materiali meno consueti, come il sughero. Si tratta per lo pi\u00f9 di modelli di architetture classiche, quindi di riproduzioni di edifici gi\u00e0 esistenti da identificare come <em>souvenirs<\/em><sup><a href=\"#footnote_24_2542\" id=\"identifier_24_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Sardo, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 156.\">25<\/a><\/sup>, la cui diffusione \u00e8 da collegare ai viaggiatori europei nell\u2019ambito del <em>grand tour<\/em><sup><a href=\"#footnote_25_2542\" id=\"identifier_25_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. SARDO, La figurazione plastica&hellip;, 2004, p. 157.\">26<\/a><\/sup>.<strong><em> <\/em><\/strong>Nel XIX secolo si assiste al declino della produzione pur non mancando eccelse testimonianze. Questo fattore \u00e8 dipeso soprattutto dall\u2019affievolimento dell\u2019interesse verso la spettacolarizzazione del prototipo a favore di un ritorno alla semplicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sicilia \u00e8 noto il modello del Teatro Massimo di Palermo, realizzato sul progetto di Giovanni Battista Filippo Basile nel 1864<sup><a href=\"#footnote_26_2542\" id=\"identifier_26_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. SARDO, La figurazione plastica&hellip;, 2004,, pp. 55 &ndash; 56. Si ringrazia la Fondazione del Teatro Massimo di Palermo e il Sovrintendente, dott. Francesco Giambrone, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sul modello del Teatro Massimo. Si ringrazia inoltre la Responsabile della Biblioteca e coordinatrice progetti educativi, dott.ssa Giovanna Proto, per la disponibilit&agrave; accordata durante i lavori.\">27<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Giovanni Battista Filippo Basile, 1864, &lt;i&gt;Modello ligneo del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo, Foyer del Teatro Massimo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La casistica finora affrontata, seppur non esaustiva, \u00e8 sufficiente per comprendere i molteplici aspetti che potevano influenzare sia le tecniche esecutive che la resa finale dei modellini architettonici. A condizionare ancora di pi\u00f9 la loro realizzazione era la ragione stessa del loro \u201cessere modello\u201d nonch\u00e9 la funzione ad essi assegnata, sulla base della quale \u00e8 possibile distinguere due categorie.<\/p>\n<p><em>Modelli tecnici o da lavoro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ricorda lo stesso nome, tali prototipi non erano realizzati per scopi estetici, ma per rendere comprensibile l\u2019idea progettuale e soprattutto l\u2019esecuzione dei lavori. Erano costruiti con materiale povero e senza particolari dettagli decorativi<sup><a href=\"#footnote_27_2542\" id=\"identifier_27_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Salvarini, La costruzione del modello architettonico, Milano 1992, p. 10.\">28<\/a><\/sup>. Inoltre \u00e8 possibile riassumere alcune caratteristiche di questa tipologia di manufatti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; non riproducevano quasi mai l\u2019intero edificio o l\u2019elemento architettonico da realizzare ma una loro parte esemplificativa concentrandosi pi\u00f9 sugli aspetti tecnici di costruzione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; a volte avevano una scala piccola (modello di grandi dimensioni), per esaltare l\u2019aspetto tecnico-esecutivo, da cui deriva l\u2019adozione di molteplici assemblaggi e incastri delle parti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; non presentavano particolari finiture pittoriche;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; spesso erano trasportati in cantiere;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; la loro esistenza era legata al tempo di realizzazione dell\u2019architettura, oltre il quale venivano distrutti.<\/p>\n<p><em>Modelli da presentazione o da esibizione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La funzione di questa tipologia di modelli \u00e8 suggerita dal nome stesso; essi erano prodotti con scopi meramente estetici. Tali prototipi andavano mostrati alla committenza per ricevere le varie approvazioni, modifiche e\/o suggerimenti dai diversi organi e per questo dovevano essere impeccabili da ogni punto di vista, specialmente quello estetico<sup><a href=\"#footnote_28_2542\" id=\"identifier_28_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Kieven, &ldquo;Mostrar l&rsquo;invenzione&rdquo;&hellip;, 1999, p. 184.\">29<\/a><\/sup>. La loro produzione era legata all\u2019iperdecorativismo dei secoli XVII e XVIII. Appartengono a questa categoria le \u201criproduzioni\u201d eseguite n\u00e9 per mero scopo didattico n\u00e9 come strumento di calcolo o di prefigurazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tecniche di lavorazione e di assemblaggio dei modelli architettonici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti modelli quasi sempre sono previste cupole, volte e altre superfici curve. Con lo scopo di rintracciare il processo evolutivo delle tecniche di realizzazione dei prototipi e di alcuni loro elementi architettonici, \u00e8 stata condotta una campagna di ricerca sul territorio siciliano. Il lavoro di studio e raffronto ha anche permesso di individuare le tipologie di modelli cui ascrivere gli esempi esaminati (tecnici e\/o da esibizione). In particolare sono stati studiati i seguenti modelli e\/o riproduzioni:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Modello ligneo per il rivestimento neogotico della cupola della Cattedrale di Palermo di Giuseppe Venanzio Marvuglia; 1801 &#8211; 1845; Museo Diocesano di Palermo, (si veda fig. 1)<sup><a href=\"#footnote_29_2542\" id=\"identifier_29_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia il Museo Diocesano di Palermo e il direttore Mons. Giuseppe Randazzo, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sul modello per il rivestimento neogotico della cupola della Cattedrale di Palermo.\">30<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/li>\n<li>Modello per la riconfigurazione neoclassica della Chiesa di S. Ignazio all\u2019Olivella di Palermo, su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia; 1779; Chiesa S. Ignazio all\u2019Olivella di Palermo<sup><a href=\"#footnote_30_2542\" id=\"identifier_30_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia la Congregazione dell&rsquo;Oratorio di San Filippo Neri di Palermo per la disponibilit&agrave; e per la gentilezza accordata durante la fase di ricerca, studio e durante la realizzazione della campagna fotografica del modellino per la riconfigurazione della Chiesa di S. Ignazio all&rsquo;Olivella conservato presso l&rsquo;omonima chiesa.\">31<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Autore ignoto su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1779, &lt;i&gt;Modello ligneo per la riconfigurazione neoclassica della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo, Sagrestia chiesa S. Ignazio all'Olivella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<em> <\/em>.<\/li>\n<li>Modello per la cupola della Chiesa Madre di Piazza Armerina, su progetto di Francesco Battaglia, 1767; Museo Diocesano di Piazza Armerina (EN)<sup><a href=\"#footnote_31_2542\" id=\"identifier_31_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia il Museo Diocesano di Piazza Armerina e il Direttore dell&rsquo;Ufficio per l&rsquo;arte sacra e i BB.CC. EE. della Diocesi di Piazza Armerina, Don Giuseppe Paci, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica del modellino della cupola della Chiesa Madre di Piazza Armerina. Si ringrazia inoltre il funzionario del Museo Diocesano di Piazza Armerina, Dario Canfora per la disponibilit&agrave; accordata durante lo studio e le ricerche.\">32<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Autore ignoto su progetto di Francesco Battaglia, 1767, &lt;i&gt;Modello ligneo della cupola della chiesa Madre di Piazza Armerina (recto e verso)&lt;\/i&gt;, Piazza Armerina, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/li>\n<li>Riproduzione del Soffitto a <em>muqarnas<\/em> della Cappella Palatina di Palermo; XX secolo; Accademia di Belle Arti di Palermo<sup><a href=\"#footnote_32_2542\" id=\"identifier_32_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia il direttore dell&rsquo;Accademia di Belle Arti di Palermo, dott. Mario Zito, per aver autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sulla riproduzione del soffitto a muqarnas della Cappella Palatina di Palermo, conservata presso l&rsquo;Accademia.\">33<\/a><\/sup><em> <\/em>(<a title=\"Fig. 5. Autore ignoto, XX secolo, &lt;i&gt;Riproduzione del soffitto a muqarnas della Cappella Palatina di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo, Accademia di Belle Arti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus05.jpg\">Fig. 5<\/a>)<em> <\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Un particolare elemento architettonico \u00e8 la cupola, da sempre simbolo e punto focale dell\u2019architettura cristiana, in tutte le sue forme: a calotta, ogivale, a base poligonale o circolare, a doppia calotta, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Struttura costolonata per le cupole<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura \u00e8 molto semplice e prevede la giustapposizione di triangoli lignei, le vele, curvati su uno scheletro di costole in legno (<a title=\"Fig. 6. Schema compositivo della struttura costolonata per cupola. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<em> <\/em>. Una variante \u00e8 la struttura ad \u201combrello\u201d<sup><a href=\"#footnote_33_2542\" id=\"identifier_33_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La volta a creste e vele (detta anche &ldquo;ad ombrello&rdquo;) &egrave; un tipo di volta composta. Ha la forma di una cupola ma &egrave; suddivisa in spicchi identici da costoloni; viene utilizzata in ambienti poligonali (spesso ottagoni) con unghie simili a quelle delle volte a crociere; raramente rimangono piatte e, all&rsquo;aumentare delle luci, si fanno convergere in un cervello molto alto per costituire le strutture portanti di vere e proprie cupole. Tratto da: https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Volta_a_creste_e_vele. Si veda anche: http:\/\/www.cupole.it\/Tipologia_di_cupola.htm.\">34<\/a><\/sup> (detta anche a \u201cmelone\u201d)<sup><a href=\"#footnote_34_2542\" id=\"identifier_34_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tampone, Il restauro delle strutture di legno, Milano 2000, p. 103. Quando i costoloni meridiani sono collegati da superfici, che in pianta presentano curvatura di raggio minore a quella della circonferenza di imposta, cio&egrave; quando l&rsquo;intradosso si presenta formato da spicchi concavi, si ha una cupola a ombrello (o a melone); in alcuni casi gli spicchi possono essere alternatamente concavi e piani. Tratto da: http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/cupola_(Enciclopedia-dell&rsquo;-Arte-Medievale)\/\">35<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Schema compositivo della struttura ad ombrello. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus07.jpg\">Fig. 7<\/a>): in questo caso le costole sono disposte in maniera da formare l\u2019ossatura di un vero e proprio ombrello dove alcune si ancorano ad una seconda struttura pi\u00f9 grande (telaio), altre invece servono per vincolare le vele, generalmente all\u2019intradosso. Durante le ricerche si sono riscontrate sia vele intere sia elementi formati da piccoli segmenti disposti orizzontalmente all\u2019intradosso mentre le costole, il pi\u00f9 delle volte, sono realizzate da un unico pezzo curvato. Questa ossatura si presta bene alla costruzione di cupole dal sesto molto basso o comunque di strutture cupoliformi poligonali e visibili dal basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio \u00e8 la riproduzione del soffitto a <em>muqarnas<\/em> conservato presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Palermo. La struttura lignea di sostegno pu\u00f2 essere cos\u00ec schematizzata: un telaio quadrato fa da elemento portante per l\u2019intero soffitto (si veda fig. 7). Al suo interno \u00e8 collocata la struttura ad ombrello, costituita da due crociere centrate in esso e sfalsate di 45\u00b0, su cui sono ancorate le vele della cupoletta polilobata. Ogni listello della prima crociera ha una funzione strutturale e allo stesso tempo portante, per cui si ancora al telaio quadrato; i listelli della seconda crociera invece hanno solo una funzione strutturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confronto con il sopratetto della Cappella fornisce utili informazioni<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 8. Estradosso di una cupoletta del soffitto a muquarnas della Cappella Palatina di Palermo (foto dott.ssa Belinda Giambra).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus08.jpg\">Fig. 8<\/a>)<em> <\/em>: gli artigiani normanni (forse palermitani) hanno realizzato le <em>muqarnas <\/em>costruendo una struttura a costole molto vicina, se non uguale, a quella ad ombrello appena descritta, su cui poi sono stati fissati i listelli lignei all\u2019intradosso per formare la cupoletta. Alla luce di questo confronto, se non si pu\u00f2 confermare con certezza la paternit\u00e0 della \u201cstruttura ad ombrello\u201d ai maestri dei cantieri normanni e se di contro non si pu\u00f2 nemmeno accertare la volont\u00e0 dell\u2019autore della riproduzione di riproporre le originarie strutture regali, si pu\u00f2 invece sottolineare la remota presenza di questa particolare costruzione a Palermo, almeno sin dall\u2019epoca in cui venne realizzato il soffitto della Cappella Palatina, ovvero tra l\u2019incoronazione di Ruggero II, avvenuta nel 1130, e la consacrazione dell\u2019edificio nel 1143<sup><a href=\"#footnote_35_2542\" id=\"identifier_35_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bellafiore, Palermo. Guida dalla citt&agrave; e dei dintorni, V edizione, Palermo 2002, p. 38.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Struttura a spicchi pieni<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginando di porzionare una calotta seguendo i suoi meridiani, si otterr\u00e0 un numero di spicchi della medesima apertura angolare ed \u00e8 questo il principio su cui si basa tale struttura. Il procedimento esecutivo per la costruzione di una cupola potrebbe essere cos\u00ec schematizzato<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 9. Schema compositivo della struttura a spicchi pieni. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus09.jpg\">Fig. 9<\/a>):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) esecuzione del disegno in pianta della calotta per individuarne la base a contatto con il tamburo e suddivisione in <em>n<\/em> spicchi uguali seguendo raggi (meridiani della sfera proiettati);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) disegno di uno degli spicchi su carta;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) trasferimento della sagoma su un listello ligneo dallo spessore corrispondente a quello desiderato, sgrossatura e definizione del pezzo. L\u2019elemento ligneo pu\u00f2 essere gi\u00e0 curvato a vapore oppure no; nel primo caso esso dovr\u00e0 avere dimensioni leggermente maggiori rispetto a quelle della sagoma, nel secondo non vi \u00e8 pi\u00f9 la necessit\u00e0 di curvare il listello a monte dell\u2019operazione poich\u00e9 l\u2019elemento viene ricavato gi\u00e0 curvo da un pezzo di legno massello. Di contro, per\u00f2, occorre necessariamente un listello ligneo molto grande, tale da poter accogliere l\u2019intera sagoma e ci\u00f2 implica un notevole impiego di materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) incollaggio sequenziale, previa prova a secco per verificare eventuali irregolarit\u00e0.<\/p>\n<p>Il principio \u00e8 applicabile anche per la realizzazione di superfici curve come quella dei tamburi e in questo caso si lavorer\u00e0 con assi e\/o listelli lignei<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 10. Schema compositivo della struttura a spicchi applicata a superfici curve come i tamburi. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus10.jpg\">Fig. 10<\/a>)<em><strong>.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa particolare tecnica si pu\u00f2 fare riferimento per il modellino di Piazza Armerina (si veda fig. 4): la calotta \u00e8 stata ottenuta mediante l\u2019accostamento e l\u2019incollaggio di 37 spicchi, uno in pi\u00f9 rispetto a quelli del tamburo<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 11. Autore ignoto su progetto di Francesco Battaglia, 1767, &lt;i&gt;Modello ligneo della cupola della chiesa Madre di Piazza Armerina&lt;\/i&gt;, part. della calotta, Piazza Armerina, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus11.jpg\">Fig. 11<\/a>), mentre 36 listelli lignei tutti uguali formano l\u2019emiciclo del tamburo<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 12. Autore ignoto su progetto di Francesco Battaglia, 1767, &lt;i&gt;Modello ligneo della cupola della chiesa Madre di Piazza Armerina&lt;\/i&gt;, part. del tamburo, Piazza Armerina, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus12.jpg\">Fig. 12<\/a>)<em> <\/em>. Verosimilmente, le finestre sono state disegnate durante la prova a secco per poi ricavarle mediante taglio ed infine si \u00e8 proceduto con l\u2019incollaggio dei listelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso del grande tamburo del modello del Museo Diocesano di Palermo (si veda fig. 1) in prossimit\u00e0 delle coste sono stati realizzati degli incastri simili a quelli classificati come \u201ctenone e mortasa\u201d. Per ottenere un simile sistema d\u2019assemblaggio le assi venivano sbozzate in prossimit\u00e0 delle coste eliminando parte del legno lungo il piano, per avere una sezione tale da favorire l\u2019ingresso del tenone nella mortasa. Gli incavi eventualmente formatisi tra due tenoni adiacenti, o tra le giunzioni, venivano poi colmati da ulteriori listelli della stessa altezza, in modo da ottenere, tanto all\u2019intradosso quanto all\u2019estradosso del tamburo, una superficie curva<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 13. Schema esemplificativo dell'assemblaggio del tamburo del modello per il rivestimento neogotico della cupola della cattedrale di Palermo. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus13.jpg\">Fig. 13<\/a>)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Struttura a igloo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come lo stesso nome suggerisce, tale struttura richiama le abitazioni canadesi degli Inuit prima degli anni settanta. La tecnica prevede la realizzazione dei singoli conci, poi incollati previa verifica a secco<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 14. Schema compositivo della struttura ad igloo per calotte. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus14.jpg\">Fig. 14<\/a>)<em> <\/em>. Il taglio di pezzi direttamente in forma curva, per\u00f2, presenta l\u2019inconveniente di creare punti di scarsa resistenza laddove le fibre del legno sono corte<sup><a href=\"#footnote_36_2542\" id=\"identifier_36_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Scott, Lavorare il legno. Attrezzi, metodi, materiali, ebanisteria classica, Bologna 1989, p. 166.\">37<\/a><\/sup>. A questa tecnica sarebbe da riferire la calotta dell\u2019archetipo ligneo del Museo Diocesano di Palermo<strong><em> <\/em><\/strong>(si veda<strong><em> <\/em><\/strong>fig. 1). Essa \u00e8 molto imponente nelle sue dimensioni (h: 97,5 cm, l: 105 cm, s: tra 4,5 cm e 9,5 cm) e il relativo fattore di scala avr\u00e0 influenzato non poco la scelta di questa struttura, difficilmente realizzabile con uno schema a spicchi. A ci\u00f2 \u00e8 da aggiungere la necessit\u00e0 di creare un modello del tipo \u201ctecnico\u201d, forse anche trasportato in cantiere, che avr\u00e0 verosimilmente imposto una struttura sicura ed autoportante. La cupola del modellino dell\u2019Olivella sembrerebbe avere una costruzione simile a quella ad igloo, seppur realizzata con pannelli lignei molto sottili (alcuni mm)<sup><a href=\"#footnote_37_2542\" id=\"identifier_37_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il modellino &egrave; molto grande ed &egrave; collocato su un tavolo non mobile posto all&rsquo;angolo della sacrestia. Tale posizione non permette una visione dell&rsquo;intero prototipo, specialmente della parte retrostante.\">38<\/a><\/sup><em>.<\/em> Come gi\u00e0 ricordato, i due modelli sono da ascrivere all\u2019ambito di Giuseppe Venanzio Marvuglia e cronologicamente non molto lontani (1779 per il modello dell\u2019Olivella e 1801 &#8211; 1845 per quello del Museo Diocesano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Struttura con pannelli curvi e costoloni<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa struttura \u00e8 molto pi\u00f9 semplice e prevede l\u2019accostamento di pannelli dallo spessore ridotto (entro l\u2019unit\u00e0 del cm) curvati e incollati lungo la loro costa. Sono state riscontrate cerchiature lignee all\u2019estradosso della superficie curva che, fungendo da costoloni, avevano lo scopo di mantenere inalterata la forma. Un esempio siciliano si pu\u00f2 intercettare nelle volte del modellino dell\u2019Olivella, dove le lacune della carta dipinta mostrano chiaramente le assi lignee curvate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 raro ritrovare nei modellini strutture curve come costoloni oppure elementi decorativi come gli archi e le cornici circolari. Per la realizzazione di questi elementi si poteva adottare la curvatura a secco o a vapore<sup><a href=\"#footnote_38_2542\" id=\"identifier_38_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Scott, Lavorare il legno&hellip;, 1989, pp. 166 &ndash; 167.\">39<\/a><\/sup> ma in alternativa si poteva procedere con un metodo molto pi\u00f9 veloce e meno complesso. La tecnica \u00e8 detta dei \u201ctagli trasversali\u201d<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 15. Schema esemplificativo della tecnica dei tagli trasversali. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus15.jpg\">Fig. 15<\/a>):<strong><em> <\/em><\/strong>sul lato interno del listello si praticavano dei tagli a distanza regolare, profondi 2\/3 dello spessore<sup><a href=\"#footnote_39_2542\" id=\"identifier_39_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">40<\/a><\/sup>. Una volta riempiti con colla, si procedeva lentamente con la curvatura dell\u2019intero listello,<em> <\/em>che veniva quindi bloccato in questa posizione mediante un morsetto finch\u00e9 l\u2019adesivo non fosse ben asciutto. Liberato dai morsetti, il legno poteva essere impiallacciato e lavorato ulteriormente con eventuali stesure pittoriche<sup><a href=\"#footnote_40_2542\" id=\"identifier_40_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da notare che la tecnica \u00e8 pi\u00f9 appropriata per profili convessi ove i segni dei tagli rimarrebbero nascosti all\u2019intradosso. Questa procedura sembra sia stata adottata per la realizzazione di modanature nella calotta del modello del Museo Diocesano di Palermo (<a title=\"Fig. 16. Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1801 - 1845, &lt;i&gt;Modello ligneo per il rivestimento neogotico della cupola della cattedrale di Palermo&lt;\/i&gt;, part. cornici delle torrette, Palermo, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus16.jpg\">Fig. 16<\/a>) e per alcune modanature circolari del modello del Teatro Massimo di Palermo<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 17. Giovanni Battista Filippo Basile, 1864, &lt;i&gt;Modello ligneo del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo&lt;\/i&gt;, part. modanatura circolare dei tetti, Palermo, Foyer del Teatro Massimo. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus17.jpg\">Fig. 17<\/a>)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro metodo per ottenere strutture curvilinee si basava sull\u2019accostamento di piccoli elementi trapezoidali assemblati con colla, (si veda fig. 15). Questa tecnica di realizzazione, forse pi\u00f9 tarda rispetto alla precedente, \u00e8 stata riscontrata nella novecentesca cornice polilobata ai quattro capicroce della croce lignea della chiesa del Santo Spirito di Palermo<sup><a href=\"#footnote_41_2542\" id=\"identifier_41_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sebastianelli, Il restauro della Croce dipinta del Maestro del Polittico di Trapani, in M. C. Di Natale &ndash; M. Sebastianelli, Il Maestro del Polittico di Trapani. Il restauro della Croce di Santo Spirito di Palermo, Palermo 2010, pp. 29 &ndash; 53.\">42<\/a><\/sup><em> <\/em>(<a title=\"Fig. 18. Maestro del Polittico di Trapani, terza - quarta decade del XV secolo, &lt;i&gt;Croce dipinta con il Redentore e i dolenti&lt;\/i&gt;, part. del capocroce con il Redentore, Palermo, Chiesa di Santo Spirito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus18.jpg\">Fig. 18<\/a>).<strong><em> <\/em><\/strong>L\u2019uso di questa procedura, pi\u00f9 che ad una scelta stilistica, \u00e8 da riferire all\u2019economia della realizzazione oltre che ad una carenza nella cura dei dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Elementi cilindrici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai casi finora studiati si pu\u00f2 riscontrare che generalmente gli elementi cilindrici venivano ottenuti con la lavorazione al tornio e i due modelli palermitani, quello del Museo Diocesano di Palermo e quello di S. Ignazio all&#8217;Olivella, \u00a0ne presentano un numero abbastanza elevato<strong><em>.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti partiti decorativi necessariamente dovevano essere realizzati a mano dall\u2019ebanista attraverso un accurato lavoro d\u2019intaglio. Tra i modelli studiati, sono da citare gli oculi e i capitelli di tutte le colonnine della cupola del Museo Diocesano di Palermo nonch\u00e9<strong><em> <\/em><\/strong>le decorazioni \u201ca punta di diamante\u201d, la cui tecnica esecutiva potrebbe essere di due tipologie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Applicazione delle punte sulle corone<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta lavorato il pezzo al tornio, sulla corona circolare si applica ogni singola punta di diamante, precedentemente realizzata<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 19. Schema della tecnica dell'applicazione delle punte di diamante. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus19.jpg\">Fig. 19<\/a>)<em>. <\/em>Tuttavia \u00e8 da rilevare la vulnerabilit\u00e0 di questi piccoli elementi nei punti di incollaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sottrazione di legno dalle corone<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come nel primo caso si procede con la lavorazione del legno al tornio per ricavarne le corone circolari<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 20. Schema della tecnica di sottrazione di legno dalle corone. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus20.jpg\">Fig. 20<\/a>)<em> <\/em>. A questo punto si pu\u00f2 procedere in due modi:<\/p>\n<p>&#8211; su ciascuna corona si tracciano le basi di ogni piccola piramide (metodo <em>a<\/em>). Poi si asporta il legno mediante sgorbie (necessariamente in maniera alternata tra una punta e l\u2019altra), mantenendo i cunei di legno che, di fatto, costituiranno le punte. Per ultimo si passa alla definizione dei lati attraverso la limatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; durante la lavorazione le corone circolari vengono ulteriormente rastremate mediante tornitura, fino a rendere la sezione cuneiforme, con la punta verso l\u2019esterno (metodo <em>b<\/em>)<strong><em>.<\/em><\/strong> Sulla cresta della corona si tracciano a distanza regolare dei punti corrispondenti ai vertici delle piramidi e si procede con la sottrazione del legno in maniera alternata, per creare gli incavi tra un elemento e l\u2019altro. In questo modo i due lati inclinati della corona, ottenuti durante la rastremazione al tornio, formano gi\u00e0 le due facce della piramide.<\/p>\n<p>Alla luce delle considerazioni effettuate in fase di studio e restauro e dall\u2019osservazione della mancanza di alcune punte di diamante, che mostrano le loro basi ricavate dalla corona, \u00e8 verosimile ipotizzare che quelle del modellino del Museo Diocesano di Palermo siano state realizzate con la tecnica dell&#8217;applicazione delle punte sulle corone<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 21. Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1801 - 1845, &lt;i&gt;Modello ligneo per il rivestimento neogotico della cupola della cattedrale di Palermo&lt;\/i&gt;, part. della torretta con decorazione a punta di diamante prima del retsauro, Palermo, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus21.jpg\">Fig. 21<\/a>)<em> <\/em>. In entrambi i casi della procedura per sottrazione del legno si otterranno punte di diamante ricavate direttamente dalla corona circolare e ci\u00f2 \u00e8 un ulteriore elemento di forza per questi piccolissimi particolari suscettibili, come detto, a distacchi e\/o rotture durante la movimentazione del modello<strong><em>.<\/em><\/strong> Di contro, la metodologia richiede molta esperienza e sicurezza nella fase si asportazione del legno poich\u00e9 basterebbe una sola piramide mal riuscita o un errore nell\u2019esecuzione per compromettere il lavoro; la problematica sarebbe invece risolvibile con l&#8217;applicazione delle singole punte, in cui si pu\u00f2 sempre sostituire la punta e non perdere quindi tutto il pezzo tornito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>G<\/em><\/strong><strong><em>li incastri<\/em><\/strong><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza degli incastri in un\u2019opera \u00e8 giustificata dalla necessit\u00e0 di connettere le sue parti<sup><a href=\"#footnote_42_2542\" id=\"identifier_42_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Incastro: sistema di connessione usato in lavori di carpenteria lignea; si conoscono incastri a mezzo legno, a farfalla, a coda di rondine, a mortasa e tenone, a cavicchi. Tratto da: Incastro, in Dizionario del restauro, a cura di C. Giannini, ad vocem, Citt&agrave; di Castello (PG) 2010, p. 87. Per approfondimenti sulle diverse tipologie di incastro si veda: M. Sebastianelli &ndash; S. Incarbone, Le strutture di sostegno dei dipinti su supporto tessile: i telai, in Lo stato dell&rsquo;arte 7, Atti del VII congresso nazionale IGIIC (Napoli, Castel Dell&rsquo;Ovo 8 &ndash; 10 ottobre 2009), Napoli 2009, pp. 389 &ndash; 399. Cfr. E. Scott, Lavorare il legno&hellip;, 1989, pp. 116 &ndash; 145.\">43<\/a><\/sup>. Nel caso dei modelli essi servivano a far combaciare elementi costitutivi, spesso di grandi dimensioni, come pareti, cupole e partiti architettonici o a volte le due met\u00e0 di un intero prototipo. Dallo studio di quelli citati in letteratura, non si registrano particolari ed innovativi sistemi di incastro, se non quelli ereditati da altre tipologie di opere d\u2019arte, come la scultura o la pittura su tavola<sup><a href=\"#footnote_43_2542\" id=\"identifier_43_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio le due parti che compongono il basamento del modello per la lanterna del Duomo di Firenze di Brunelleschi sono mantenute insieme da due incastri a coda di rondine. Cfr. M. Scolari, Filippo Brunelleschi&hellip;, 1999, scheda 262, pp. 586 &ndash; 587.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul territorio siciliano \u00e8 notevole l\u2019incastro usato per innestare la cupola al tamburo nel modello di Piazza Armerina: in questo caso le uniche due parti che compongono il prototipo sono tenute insieme da due incastri simili alla tipologia classificata come \u201ca mezzo legno passante\u201d che assicurano alla calotta la sua giusta posizione rispetto al tamburo, (si vedano figg. 11, 12). La particolarit\u00e0 sta nel fatto che sia la \u201cbattuta di testa\u201d che la cavit\u00e0 creata nello spessore del tamburo seguono il profilo curvilineo della struttura, dissimulando abilmente l\u2019incastro con la bianca voluta (<a title=\"Fig. 22. Schema di costruzione del modello ligneo per la chiesa Madre di Piazza Armerina. Tavola di Ciro Muscarello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus22.jpg\">Fig. 22<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte dei modelli esaminati testimonia l\u2019uso di chiodi metallici, che si rivelano il sistema di vincolo pi\u00f9 diffuso: solo nel prototipo del Museo Diocesano di Palermo se ne contano ben 53. I chiodi hanno dimensioni notevoli, poich\u00e9 spesso realizzati a mano, a volte lasciati a vista altre nascosti da strati pittorici.<strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un caso singolare \u00e8 quello di due chiavistelli (probabilmente non originali) posti nel pannello laterale del modellino dell\u2019Olivella di Palermo, che servono per l\u2019ancoraggio del prototipo alla sua base lignea e presumibilmente anche per il suo montaggio<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 23. Autore ignoto su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1779, Modello ligneo per la riconfigurazione neoclassica della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella di Palermo, part. dei chiavistelli posti esternamente al modello, Palermo, Sagrestia chiesa S. Ignazio all'Olivella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus23.jpg\">Fig. 23<\/a>)<em> <\/em>. La mutazione di questi due oggetti sarebbe una chiara testimonianza del legame che vi era con l\u2019ambito artigianale della falegnameria e dell\u2019ebanisteria. Per permettere la visione dell\u2019interno il sistema d\u2019apertura pi\u00f9 riscontrato su scala regionale \u00e8 quello del taglio verticale lungo una o pi\u00f9 direzioni del modello; in questo modo le parti combacianti erano lasciate libere o, seppur apribili, tenute insieme da cerniere. Altro sistema era invece quello con ganci metallici, tecnicamente chiamati \u201crampini\u201d, comunemente usati in falegnameria per un ancoraggio \u201cprecario\u201d di finestre, stipiti e porte. Nel modellino dell\u2019Olivella di Palermo ne sono stati riscontrati molti per tenere chiusi i pannelli verticali e per ancorare volte, tamburo e cupola (<a title=\"Fig. 24. Autore ignoto su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1779, &lt;i&gt;Modello ligneo per la riconfigurazione neoclassica della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella di Palermo&lt;\/i&gt;, part. dei &quot;rampini&quot; posti esternamente al modello per l'asseblaggio, Palermo, Sagrestia chiesa S. Ignazio all'Olivella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/mus24.jpg\">Fig. 24<\/a>). Proprio il carattere di precariet\u00e0 di questi rampini lascia aperta la possibilit\u00e0 di smontaggio e rimontaggio dell\u2019intero modello in altra sede.<\/p>\n<p>Lo studio dei modelli architettonici ha consentito di avere una chiara visione del lungo processo evolutivo che li ha caratterizzati, in funzione di molti aspetti come le correnti artistiche e la committenza. Essi hanno rivestito prima il ruolo di strumenti di verifica, poi quello di prefigurazione di una realt\u00e0 ipotetica e futura, fino ad assumere nei secoli XVI e XVII anche quello di oggetti di stupore e di \u201cdocumento d\u2019impegno\u201d. Lo studio ha consentito la classificazione dei prototipi, \u201ctecnici o da lavoro\u201d e \u201cdi presentazione\u201d, all\u2019interno della quale \u00e8 stato anche possibile collocare i modelli siciliani. Inoltre, l\u2019approfondimento sulle tecniche d\u2019esecuzione \u00e8 stato utile per tracciare l\u2019<em>iter<\/em> procedurale che portava alla realizzazione di questi particolari oggetti d\u2019arte applicata e per individuare le figure artigiane coinvolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto osservato si pu\u00f2 dunque affermare che, dal punto di vista delle tecniche esecutive, una caratteristica che accomuna quasi tutti i modelli \u00e8 la struttura compositiva descritta da Roger Pratt<sup><a href=\"#footnote_44_2542\" id=\"identifier_44_2542\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. Wilton-Ely, Jacob Asteley e Thomas Fitch(?). Modello&hellip;, 1999, scheda 251, p. 498.\">45<\/a><\/sup>, basata su una successione stratigrafica di elementi, prima strutturali e poi decorativi, che pu\u00f2 essere cos\u00ec schematizzata:<\/p>\n<p><em>Struttura di base &#8211; livello interno<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la base che costituisce la struttura su cui ancorare tutti i successivi elementi architettonici e decorativi, come pure quelli di ancoraggio. Per questi motivi non \u00e8 soggetta ad una lavorazione accurata se non sul piano dell\u2019assemblaggio, in cui particolare attenzione viene dedicata agli incastri o alle commettiture delle assi.<\/p>\n<p><em>Struttura di base &#8211; livello esterno<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui sono comprese tutte le stratigrafie successive che, addossandosi alla struttura di base, danno vita all\u2019aspetto finale del modellino, specialmente se esso \u00e8 del tipo da presentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Gli schemi presenti nel testo sono stati realizzati da Ciro Muscarello<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2542\" class=\"footnote\">S. Soldini, <em>Cristoforo Solari. Modello dell\u2019abside del Duomo di Como<\/em>,<em> <\/em>in<em> Rinascimento: da Brunelleschi a Michelangelo: la rappresentazione dell\u2019architettura<\/em>, catalogo della mostra (Venezia, Palazzo Grassi, 1 aprile &#8211; 6 novembre 1994) a cura di H. A. Millon &#8211; V. Magnano Lampugnani, Milano 1999, scheda 56, p. 465.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2542\" class=\"footnote\">R. Zappulla, <em>Il modello architettonico. Storia e significato<\/em>, Palermo 1992, p. 6; N. Sardo, <em>La figurazione plastica dell\u2019architettura. Modelli e rappresentazione<\/em>, Roma 2004, p. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2542\" class=\"footnote\">Ivi, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2542\" class=\"footnote\">D. Sutera, <em>Modelli e microarchitetture lignee<\/em>, in <em>Ecclesia Triumphans. Architetture del Barocco siciliano attraverso i disegni di progetto XVII-XVIII secolo<\/em>,<em> <\/em>catalogo della mostra (Caltanissetta, ex Palestra Bilotta, 10 dicembre 2009 &#8211; 10 gennaio 2010) a cura di M. R. NOBILE &#8211; S. RIZZO &#8211; D. SUTERA, Palermo 2009, p. 161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2542\" class=\"footnote\">L. Giordano, <em>I modelli lignei nei cantieri lombardi<\/em>, in <em>Rinascimento<\/em>\u2026,1999, pp. 462 &#8211; 463.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2542\" class=\"footnote\">L. B. Alberti, <em>De re Aedifcatoria<\/em>, (1452 &#8211; 1485), trad. di G. Orlandi, a cura di P. Portoghesi, Milano 1996, libro II, cap. I, vol. I, p. 99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2542\" class=\"footnote\">[1] L. B. Alberti, <em>De re Aedificatoria\u2026<\/em>, 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2542\" class=\"footnote\">H. A. Millon, <em>I modelli architettonici<\/em>\u2026, 1999, p. 21. In merito ai due modelli di Brunelleschi si vedano i seguenti saggi: M. Scolari, <em>Filippo Brunelleschi (?). Modello ligneo della cupola e delle parti absidali del Duomo di Firenze<\/em>,<em> <\/em>in <em>Rinascimento<\/em>\u2026, 1999, scheda 261, p. 586; M. Scolari,<em> Filippo Brunelleschi. Modello ligneo della Lanterna del Duomo di Firenze<\/em>, in <em>Rinascimento<\/em>\u2026,<em> <\/em>1999, scheda 262, pp. 586 &#8211; 587; N. Sardo,<em> La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 92; P. De L&#8217;Orme, <em>Premier Tome de l&#8217;Architecture<\/em>, Paris 1567 (rist. anastatica a cura di J.-M. P\u00e8rouse de Montclos, L\u00e8once Laget, Paris 1988), capp. X, XI, XII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2542\" class=\"footnote\">A. Nova, <em>Attribuito ad Antonio Manetti Ciaccheri. Modello del tamburo e del ballatoio di Santa Maria del Fiore<\/em>, in <em>Rinascimento<\/em>\u2026, 1999, scheda 268, p. 595.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2542\" class=\"footnote\">H. A. Millon,<em> I modelli architettonici<\/em>\u2026, 1999, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo,<em> La figurazione plastica<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2542\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Cfr. H. A. Millon, <em>I modelli architettonici<\/em>\u2026, 1999, pp. 40, 47; N. Sardo, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 35, nota 14; S. Benedetti, <em>Antonio da Sangallo il Giovane. Modello ligneo del progetto per il San Pietro in Vaticano costruito sotto la direzione di Antonio Labacco<\/em>, in <em>Rinascimento<\/em>\u2026, 1999, scheda 346, pp. 634 &#8211; 635.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 38; H. A. Millon,<em> I modelli architettonici<\/em>\u2026, 1999, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2542\" class=\"footnote\">Cfr. J. Wilton-Ely, <em>Jacob Asteley e Thomas Fitch(?). <\/em><em>Modello per Melton Constable Hall a Norfolk 1664-70<\/em>,<em> <\/em>in <em>I Trionfi del Barocco. Architettura 1600 &#8211; 1750<\/em>, catalogo della mostra (Nichelino (TO), Palazzina di Caccia di Stupinigi, 4 luglio &#8211; 7 novembre 1999) a cura di H. A. Millon, Milano 1999, scheda 251, p. 498.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2542\" class=\"footnote\">A tal proposito si pu\u00f2 citare un esempio per tutti: il modello per la Basilica di Superga realizzato da Carlo Maria Ugliengo su disegno del pi\u00f9 famoso Filippo Juvarra. Si vedano altri esempi nelle schede del catalogo relativo alla mostra <em>I Trionfi del Barocco. Architettura 1600 &#8211; 1750<\/em>. Cfr. <em>I Trionfi del Barocco<\/em>\u2026, 1999, pp. 426 &#8211; 598.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2542\" class=\"footnote\">B. Contardi, <em>I modelli nel sistema della progettazione architettonica a Roma tra 1680 e 1750<\/em>, in <em>In urbe architectus. Modelli, Disegni, Misure. La professione dell\u2019architetto, Roma 1680 &#8211; 1750<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo, 12 dicembre 1991 &#8211; 29 febbraio 1992) a cura di B. CONTARDI &#8211; G. CURCIO, Roma 1991, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2542\" class=\"footnote\">Sotto il pontificato di Clemente XI Albani (1700-1721) s\u2019inaugur\u00f2 la stagione dei grandi concorsi cosiddetti \u201cClementini\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2542\" class=\"footnote\">B. Contardi, <em>I modelli nel sistema<\/em>\u2026, 1991, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo, <em>La figurazione plastica&#8230;,<\/em> 2004, p. 94.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2542\" class=\"footnote\">B. Contardi, <em>I modelli nel sistema<\/em>\u2026, 1991, pp. 9 &#8211; 15; M. Gargano, <em>Andrea Pozzo. Modello ligneo per l\u2019altare del Beato Luigi Gonzaga nella chiesa di Sant\u2019Ignazio a Roma 1679 circa<\/em>, in <em>I Trionfi del Barocco<\/em>\u2026, 1999, p. 561.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2542\" class=\"footnote\">Addirittura papa Alessandro VII Chigi intervenne in fase di progettazione. Cfr. E. Kieven, <em>\u201cMostrar l\u2019invenzione\u201d. Il ruolo degli architetti romani nel barocco: disegno e modello<\/em>, in <em>I Trionfi del Barocco<\/em>\u2026, 1999, p. 184. Per il prototipo della Cappella Pallavicini Rospigliosi in San Francesco a Ripa, realizzato da Nicola Michetti nel 1713, John Pinto ha rilevato come esistano altre parti del modellino eseguite in maniera tale da essere inserite al suo interno e fermate da ganci di ferro battuto, con lo scopo di ottenere diverse soluzioni progettuali da visualizzare di volta in volta, come fossero dei pezzi \u201cintercambiabili\u201d. Cfr. J. Pinto, <em>Il modello della cappella Pallavicini Rospigliosi<\/em>, in <em>In urbe architectus<\/em>\u2026, 1991, pp. 50 &#8211; 54; J. Pinto, <em>Nicola Michetti (attivo 1704-59, morto nel 1759) e Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (1536 circa-1589). Modello per il monumento a Stefano e Lazzaro Pallavicini nella cappella Pallavicini Rospigliosi in San Francesco a Ripa a Roma<\/em>, in <em>I Trionfi del Barocco<\/em>\u2026, 1999, scheda 511, p. 562.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2542\" class=\"footnote\">Il modello \u00e8 stato oggetto della prima prova finale di laurea di Ciro Muscarello, dal titolo <em>Studio e restauro del modello per il rivestimento neogotico per la cupola della Cattedrale di Palermo di Giuseppe Venanzio Marvuglia. Studio sulle tecniche di realizzazione dei modelli architettonici<\/em>, nell\u2019ambito del Corso di Studi in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali LMR\/02 dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo nell&#8217;A.A. 2014\/2015. L\u2019intervento di restauro \u00e8 stato condotto all\u2019interno del Laboratorio di restauro del MUdiPA, sotto la guida del prof. Mauro Sebastianelli, della prof.ssa Maria Concetta Di Natale, del prof. Pierfrancesco Palazzotto, della prof.ssa Maria Letizia Amadori e del dott. Cosimo Di Stefano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2542\" class=\"footnote\">N. Sardo,<em> La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2542\" class=\"footnote\">N. SARDO, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004, p. 157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2542\" class=\"footnote\">N. SARDO, <em>La figurazione plastica<\/em>\u2026, 2004,, pp. 55 &#8211; 56. Si ringrazia la Fondazione del Teatro Massimo di Palermo e il Sovrintendente, dott. Francesco Giambrone, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sul modello del Teatro Massimo. Si ringrazia inoltre la Responsabile della Biblioteca e coordinatrice progetti educativi, dott.ssa Giovanna Proto, per la disponibilit\u00e0 accordata durante i lavori.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2542\" class=\"footnote\">F. Salvarini,<em> La costruzione del modello architettonico<\/em>, Milano 1992, p. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2542\" class=\"footnote\">E. Kieven, <em>\u201cMostrar l\u2019invenzione\u201d<\/em>\u2026, 1999, p. 184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2542\" class=\"footnote\">Si ringrazia il Museo Diocesano di Palermo e il direttore Mons. Giuseppe Randazzo, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sul modello per il rivestimento neogotico della cupola della Cattedrale di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2542\" class=\"footnote\">Si ringrazia la Congregazione dell&#8217;Oratorio di San Filippo Neri di Palermo per la disponibilit\u00e0 e per la gentilezza accordata durante la fase di ricerca, studio e durante la realizzazione della campagna fotografica del modellino per la riconfigurazione della Chiesa di S. Ignazio all&#8217;Olivella conservato presso l&#8217;omonima chiesa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2542\" class=\"footnote\"> Si ringrazia il Museo Diocesano di Piazza Armerina e il Direttore dell&#8217;Ufficio per l&#8217;arte sacra e i BB.CC. EE. della Diocesi di Piazza Armerina, Don Giuseppe Paci, per aver gentilmente autorizzato la realizzazione della campagna fotografica del modellino della cupola della Chiesa Madre di Piazza Armerina. Si ringrazia inoltre il funzionario del Museo Diocesano di Piazza Armerina, Dario Canfora per la disponibilit\u00e0 accordata durante lo studio e le ricerche.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2542\" class=\"footnote\">Si ringrazia il direttore dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Palermo, dott. Mario Zito, per aver autorizzato la realizzazione della campagna fotografica sulla riproduzione del soffitto a<em> muqarnas <\/em>della Cappella Palatina di Palermo, conservata presso l&#8217;Accademia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2542\" class=\"footnote\">La volta a creste e vele (detta anche \u201cad ombrello\u201d) \u00e8 un tipo di volta composta. Ha la forma di una cupola ma \u00e8 suddivisa in spicchi identici da costoloni; viene utilizzata in ambienti poligonali (spesso ottagoni) con unghie simili a quelle delle volte a crociere; raramente rimangono piatte e, all\u2019aumentare delle luci, si fanno convergere in un cervello molto alto per costituire le strutture portanti di vere e proprie cupole. Tratto da: https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Volta_a_creste_e_vele. Si veda anche: http:\/\/www.cupole.it\/Tipologia_di_cupola.htm.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2542\" class=\"footnote\">G. Tampone, <em>Il restauro delle strutture di legno<\/em>, Milano 2000, p. 103. Quando i costoloni meridiani sono collegati da superfici, che in pianta presentano curvatura di raggio minore a quella della circonferenza di imposta, cio\u00e8 quando l\u2019intradosso si presenta formato da spicchi concavi, si ha una cupola a ombrello (o a melone); in alcuni casi gli spicchi possono essere alternatamente concavi e piani. Tratto da: http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/cupola_(Enciclopedia-dell\u2019-Arte-Medievale)\/<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2542\" class=\"footnote\">G. Bellafiore, <em>Palermo. Guida dalla citt\u00e0 e dei dintorni<\/em>, V edizione, Palermo 2002, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2542\" class=\"footnote\">E. Scott, <em>Lavorare il legno. Attrezzi, metodi, materiali, ebanisteria classica, <\/em>Bologna 1989, p. 166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2542\" class=\"footnote\">Il modellino \u00e8 molto grande ed \u00e8 collocato su un tavolo non mobile posto all\u2019angolo della sacrestia. Tale posizione non permette una visione dell\u2019intero prototipo, specialmente della parte retrostante.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2542\" class=\"footnote\">E. Scott, <em>Lavorare il legno<\/em>\u2026, 1989, pp. 166 &#8211; 167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2542\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2542\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2542\" class=\"footnote\">M. Sebastianelli, <em>Il restauro della Croce dipinta del Maestro del Polittico di Trapani<\/em>, in M. C. Di Natale &#8211; M. Sebastianelli, <em>Il Maestro del Polittico di Trapani. Il restauro della Croce di Santo Spirito di Palermo<\/em>,<em> <\/em>Palermo 2010, pp. 29 &#8211; 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2542\" class=\"footnote\">Incastro: sistema di connessione usato in lavori di carpenteria lignea; si conoscono incastri a mezzo legno, a farfalla, a coda di rondine, a mortasa e tenone, a cavicchi. Tratto da: <em>Incastro<\/em>, in <em>Dizionario del restauro<\/em>, a cura di C. Giannini, <em>ad vocem<\/em>, Citt\u00e0 di Castello (PG) 2010, p. 87. Per approfondimenti sulle diverse tipologie di incastro si veda: M. Sebastianelli &#8211; S. Incarbone, <em>Le strutture di sostegno dei dipinti su supporto tessile: i telai<\/em>, in <em>Lo stato dell\u2019arte 7<\/em>,<em> <\/em>Atti del VII congresso nazionale IGIIC<em> <\/em>(Napoli, Castel Dell\u2019Ovo 8 &#8211; 10 ottobre 2009), Napoli 2009, pp. 389 &#8211; 399. Cfr. E. Scott, <em>Lavorare il legno<\/em>\u2026, 1989, pp. 116 &#8211; 145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2542\" class=\"footnote\">Ad esempio le due parti che compongono il basamento del modello per la lanterna del Duomo di Firenze di Brunelleschi sono mantenute insieme da due incastri a coda di rondine. Cfr. M. Scolari, <em>Filippo Brunelleschi<\/em>\u2026, 1999, scheda 262, pp. 586 &#8211; 587.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2542\" class=\"footnote\">Cfr. J. Wilton-Ely, <em>Jacob Asteley e Thomas Fitch(?). <\/em><em>Modello&#8230;,<\/em> 1999, scheda 251, p. 498.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2542\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>maurosebastianelli@hotmail.com &#8211; muscarellociro@gmail.com Modelli architettonici: sviluppo e tecniche di costruzione* DOI: 10.7431\/RIV13082016 La costruzione delle grandi opere, specialmente quelle architettoniche, implicava la realizzazione di modelli, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2542\" title=\"Mauro Sebastianelli &#8211; Ciro Muscarello\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2675,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2542"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2542"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2542\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2689,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2542\/revisions\/2689"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}