{"id":2534,"date":"2016-06-29T14:41:06","date_gmt":"2016-06-29T14:41:06","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2534"},"modified":"2016-12-30T00:08:02","modified_gmt":"2016-12-30T00:08:02","slug":"maria-concetta-di-natale-sophie-bonetti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2534","title":{"rendered":"Maria Concetta Di Natale &#8211; Sophie Bonetti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">mariaconcetta.dinatale@unipa.it &#8211; sophiebonetti@virgilio.it<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il restauro scientifico per un presepe trapanese in materiali preziosi<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV13042016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Maria Concetta Di Natale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diroccati scorci paesaggistici di gusto quasi piranesiano presentano taluni scenografici presepi realizzati dalla maestranza dei corallari trapanesi, come quello del Museo Regionale Pepoli di Trapani della fine del XVII &#8211; inizi XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_0_2534\" id=\"identifier_0_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, scheda n. 158, in L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, catalogo della Mostra (Trapani Museo Regionale Pepoli 1 marzo-1 giugno1986), a cura di C. Maltese e M. C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 346-47.\">1<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Maestranze trapanesi, fine XVII - inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Presepe con struttura architettonica&lt;\/i&gt;, rame dorato, corallo, argento, smalti, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Il presepe realizzato in rame dorato, corallo, smalto, argento presenta la sacra rappresentazione fra i ruderi di un edificio classico con colonne scanalate e arcate con bugne ove s\u2019intreccia una minuta e fitta vegetazione in smalto verde. Tale tipologia di composizione, esemplicativa di una diffusa produzione che trova specifici raffronti nel presepe della Galleria Estense di Modena, gi\u00e0 nel Museo Nazionale di San Martino di Napoli<sup><a href=\"#footnote_1_2534\" id=\"identifier_1_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Cfr. pure B. Schindler, Il presepe trapanese della famiglia Este, in &ldquo;Kermes. La rivista del restauro&rdquo;, n. 82, 2011, pp. 41-50\">2<\/a><\/sup>, o in quello di collezione privata di Catania<sup><a href=\"#footnote_2_2534\" id=\"identifier_2_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ad laborandum corallum, in I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della Mostra (Catania, Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino, 4 marzo-5 maggio 2013) a cura di V. P. Li Vigni, M. C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013, p. 41, fig. 2.&nbsp; tra i presepi della stessa tipologia e tecnica dovuti alle maestranze trapanesi tra XVII e XVIII secolo si ricorda quello del castello di Masino di Caratino, con personaggi in avorio non originali che devono aver sostituito quelli in corallo, cfr. C. Araldi di Balme, S. Castronovo, I coralli nelle collezioni sabaude: una ricognizione delle fonti inventariali e delle raccolte museali piemontesi, in Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia Barocca, catalogo della Mostra (Torino, Palazzo Madama Museo Civico d&rsquo;Arte Antica 28 luglio-28 settembre 2008) a cura di C. Araldi di Balme, S. Castronovo, Milano 2008, p. 49, fig.21.\">3<\/a><\/sup>, rimane immutata anche quando i maestri trapanesi dovranno sostituire il corallo con altri materiali. Non a caso desiderio di novit\u00e0 e creativit\u00e0 sono propri di questi artisti che nel XVIII secolo accoppiano il corallo con materiali diversi, quali l\u2019avorio, la madreperla, l\u2019alabastro, l\u2019alabastro carneo, l\u2019ambra, la tartaruga, per poi finire a poco a poco quasi con il sostituirlo totalmente, anche a causa del suo esaurirsi nel momento del massimo successo. E cos\u00ec che a Trapani, nel periodo del forzato tramonto dell\u2019arte del corallo, tendono a fiorire molte realizzazioni presepiali sempre pi\u00f9 ricche, in particolare di avorio e madreperla. Emergono a tal proposito le composizioni presepiali riferite alla bottega dei Tipa sulla base di raggruppamenti tipologici pi\u00f9 che affini e di riscontro con le fonti che riferivano a tali maestri abilit\u00e0 in questa tipologia di opere. Scrive il Fogali che gli scultori trapanesi Giuseppe Tipa e i figli Andrea (1725-1766) e Alberto (1732-1783) erano famosi per \u201clo scolpire in tenero e in piccolo \u201c, cio\u00e8 \u201csugli alabastri, sui coralli, sull\u2019avorio, sull\u2019ambra e sulle conchiglie\u201d<sup><a href=\"#footnote_3_2534\" id=\"identifier_3_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. M. Fogalli, Memorie biografiche degli illustri trapanesi per santit&agrave;, nobilt&agrave;, dignit&agrave;, dottrina ed arte, ms. del 1840, della Biblioteca del Museo regionale Pepoli di Trapani. Ai segni 14 C 8. Cfr. pure M. C. Di Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, e Eadem ad vocem Tipa, in Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia Occidentale dal XV al XIX secolo, a cura di R. Vadal&agrave;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 15 febbraio-30 settembre 2003) a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2003, p. 39. Cfr. pure M. C. Di Natale, Il Presepe a Trapani, in Presepi di Sicilia, a cura di V. Schewiller, prefazioni di V. Consolo, A. Ragona, Milano 1998, pp. 54-63\">4<\/a><\/sup>. Il Di Ferro ricorda che Andrea Tipa \u201cesegu\u00ec varj bellissimi presepi con figure d\u2019avorio e di alabastri (\u2026) esit\u00f2 (\u2026) fiori naturali e leggeri di varie colorate conchiglie su le quali si lavorava moltissimo, per arrivare a quel bello che alla natura non costa niente\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_2534\" id=\"identifier_4_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. M. Di Ferro, Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani 1825, p. 213\">5<\/a><\/sup>. Fornisce un esempio in proposito il presepe del Museo Pepoli di Trapani dall\u2019ambientazione scenica realizzata con materiali marini e personaggi in alabastro, facente gi\u00e0 parte della collezione del conte Pepoli che viene attribuita ad Andrea Tipa per l\u2019accurata raffinatezza compositiva<sup><a href=\"#footnote_5_2534\" id=\"identifier_5_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Scuderi, Il Museo Nazionale Pepoli in Trapani, Roma 1965, M.C. Di Natale, Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani, in V. Abbate, G. Bresc Bautier, M. C. Di Natale, R. Giglio, Il Museo Regionale Pepoli di Trapani, Palermo 1991, cfr. pure G. Bongiovanni , scheda n. III, 4, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 156, che riporta la precedente bibliografia. Strettamente raffrontabili a questo presepe sono un altro dello stesso Museo analogamente riferito ad Andrea Tipa e uno del Museo Civico &ldquo;A Cordici&rdquo; di Erice, cfr. G. Bongiovanni , scheda n. III, 5-6, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, pp. 157-158, che riporta la precedente bibliografia.\">6<\/a><\/sup>. \u00a0Personaggi finemente scolpiti in avorio presenta invece il presepe gi\u00e0 del Museo Civico di Termini Imerese (<a title=\"Fig. 2. Maestranze trapanesi, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Presepe&lt;\/i&gt;, pietre dure, corallo, avorio, madreperla, argento, gi\u00e0 Museo Civico di Termini Imerese.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din02.jpg\">Fig. 2<\/a>) ove il corallo \u00e8, analogamente al precedente, ridotto quasi del tutto a semplice elemento ornamentale con privilegio di rametti grezzi, dove sono ormai pure scomparse le rosse girandole floreali, mentre con la cera lacca, che simula il colore del corallo, \u00e8 realizzato il terreno roccioso di base<sup><a href=\"#footnote_6_2534\" id=\"identifier_6_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, scheda n. 177, in L&rsquo;arte del corallo&hellip;, 1986, p. 372.\">7<\/a><\/sup>. Proprio questo presepe ha forti analogie compositive con quello in esame, oggetto di un mirato intervento di restauro scientifico da parte di Sophie Bonetti. Delicate e raffinate composizioni come queste presepiali trapanesi, facenti parte della pi\u00f9 ampia e varia categoria delle opere d\u2019arte decorativa, devono, infatti, essere attento oggetto di restauro conservativo seguendo gli stessi criteri di scientificit\u00e0 ormai generalmente acclarati per tutte le opere d\u2019arte, e non solo riservati, come in passato, a capolavori di pittura o scultura. L\u2019attenzione alla conservazione e al restauro scientifico hanno, infatti, ormai generalmente preso il posto degli usuali e talora totali rifacimenti che caratterizzavano quelli che si possono definire pseudo-restauri di tempi non troppo lontani, senza volere andare ad indagare nel periodo del restauro di ripristino in cui almeno tali tipi di intervento erano giustificati da precisi criteri ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi due presepi, molto vicini tra loro, si pu\u00f2 aggiungere anche quello individuato dalla stessa Bonetti, battuto all\u2019asta di Sotheby\u2019s <em>European sculpture and works of art<\/em> svoltasi a Londra il 7 luglio 2006, recentemente segnalato da Sergio Intorre<sup><a href=\"#footnote_7_2534\" id=\"identifier_7_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Intorre, Coralli trapanesi nella collezione March, Palermo 2016, p. 13.\">8<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Maestranze trapanesi, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Presepe&lt;\/i&gt;, avorio, corallo, sughero, pietre dure e materiali marini, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din03.jpg\">Fig. 3<\/a>), che presenta analogamente la tradizionale impaginazione con le quinte architettoniche simulanti scenari cadenti e diruti, caratterizzati, pertanto, da quel particolare fascino proprio del rudere e specialmente in quell\u2019epoca, con archi\u00a0 e colonne spezzate, muri cadenti che fanno da quinta scenica alle figure protagoniste finemente scolpite in avorio, mentre sui ramoscelli di corallo si arrampicano foglie d\u2019argento e fioriscono fiori di madreperla. La scena culmina con la figura del Dio Padre in alto, quasi <em>Deus ex Machina.<\/em> Anche per queste opere la raffinatezza dell\u2019esecuzione lascia pensare alla famosa bottega trapanese dei Tipa, ma non si pu\u00f2 non tenere in considerazione che non si ha alcun riferimento ad opera certa, per cui ogni attribuzione rimane come pura ipotesi di studio. \u201cEsimi cultori delle arti\u201d, come nota Vito Amico, \u201csorsero a Trapani perch\u00e9 i Trapanesi, a preferenza di ogni altra gente dell\u2019isola, si addicono alla scultura dell\u2019alabastro, dell\u2019avorio, del corallo, e di altre pietre e le loro opere sono tenute in gran pregio\u201d.<sup><a href=\"#footnote_8_2534\" id=\"identifier_8_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Amico, Lexicon topographicum siculum&hellip;, Catanae 1757-1760, 3 voll. Cfr. pure M. C. Di Natale, I maestri corallari&hellip;, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 38.\">9<\/a><\/sup> Un preciso riferimento ad un presepe fa il De Felice a proposito di Francesco Nolfo (1741-1809), figlio di Antonio (1696-1784), apprezzando \u201cuna folla microscopica di piccolo presepe in avorio, un portento di pazienza e perfezione\u201d<sup><a href=\"#footnote_9_2534\" id=\"identifier_9_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. De Felice, Arte del trapanese, pittura ed arti minori, Palermo 1936, p. 55. Cfr. pure M. C. Di Natale, I maestri corallari&hellip;, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 46.\">10<\/a><\/sup>, segno di come pi\u00f9 artisti trapanesi famosi si dedicassero alla realizzazione di composizioni presepiali. Il fratello Domenico (1730-1782?) si dedic\u00f2 anche alla scultura marmorea e realizzo un presepe per la Cattedrale di San Lorenzo di Trapani<sup><a href=\"#footnote_10_2534\" id=\"identifier_10_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">11<\/a><\/sup>. Antonio Nolfo e i figli Francesco e Domenico erano considerati tra i principali maestri dell\u2019arte trapanese del Presepe, dopo Francesco Matera, relativamente anche alla peculiare produzione in legno tela e colla<sup><a href=\"#footnote_11_2534\" id=\"identifier_11_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Bruno, ad vocem, Nolfo, in Corallari e scultori in corallo&hellip;, in Materiali preziosi &hellip;, 2003.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il restauro scientifico del Presepe in esame operato da Sophie Bonetti ha presentato non poche difficolt\u00e0 proprio per quella polimatericit\u00e0 che caratterizza la composizione e per la conseguente necessit\u00e0 di ricorrere a modi diversi di intervento, tutti mirati egualmente agli stessi criteri di manutenzione, conservazione e non rifacimento o sostituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fondamentale importanza si \u00e8 rivelata la spolveratura preliminare propedeutica e basilare per ogni intervento di restauro che nel caso specifico \u00e8 risultata gi\u00e0 di per s\u00e9 problematica. E\u2019 stato pertanto necessario procedere cautamente a delicata spolveratura manuale con pennello e non con aspiratore diretto. Con la stessa attenzione sono stati ripuliti e ricollocati tutti gli elementi compositivi diversi, dal vetro alla stoffa, anche con l\u2019intervento di restauratori specialisti nel trattare materiali diversi. Si ritiene, altres\u00ec, che sia stata la scelta idonea quella di sottoporre una porzione della base quasi ad una totale rivisitazione delle strutture che ha consentito di riproporre la stessa nel suo complessivo aspetto originario che costituisce un importante elemento di confronto con altre opere affini, come proprio gli altri presepi citati a raffronto, quello gi\u00e0 a Termini Imprese e l\u2019altro venduto all\u2019asta. Sostituirla con materiali asettici e riconoscibili in quanto totalmente diversi avrebbe causato nel tempo all\u2019opera un allontanamento da quegli elementi tipologici caratterizzanti che, talora in mancanza di altre notizie storiche tratte da documenti, pi\u00f9 difficilmente individuabili per le opere d\u2019arte decorativa destinate a committenza privata e talora occasionale, potessero aiutare a ricomporre la produzione artistica di una bottega di valenti maestri spesso appartenenti ad una stessa famiglia. La documentazione fotografica, peraltro, segnando le varie fasi del restauro, ripropone, anche, l\u2019intervento sulle strutture portanti della base e ne attesta le originarie condizioni di degrado. La visione ravvicinata consente da un lato il riconoscimento dell\u2019intervento stesso e dall\u2019altro all\u2019opera di mantenere la completezza originaria. La rigidit\u00e0 nell\u2019applicazione del restauro scientifico non pu\u00f2 e non deve compromettere, ove possibile, la composizione e riproposizione della visione originaria, in particolar modo quando ad essere rivisitato \u00e8 un elemento secondario, come nel caso specifico una parte della struttura di base, che per le condizioni di degrado del legno non poteva pi\u00f9 essere mantenuta nella sua totalit\u00e0 e certamente non, ad esempio, le figure protagoniste in avorio che costituiscono per l\u2019opera d\u2019arte le caratteristiche del fare artistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il restauro ha consentito inoltre di rilevare quali fossero le modalit\u00e0 di realizzazione dell\u2019opera in uso presso le maestranze trapanesi. E\u2019 stata rilevata la tecnica di applicazione della colla animale come adesivo generale di base utilizzata con diverse modalit\u00e0 e spessori a seconda delle necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indispensabile era inoltre l\u2019attenzione alla conservazione futura dal rapporto con la luce a quello con l\u2019umidit\u00e0 e ad una migliore fruibilit\u00e0 dell\u2019opera che ha visto la progettazione di una teca nuova in materiali moderni che peraltro sostituisce la preesistente non originaria e non pertinente e che, a differenza di quella, consente una pi\u00f9 immediata e globale visione.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il restauro di un inedito presepe trapanese del \u2018700: complessita\u2019 di un opera polimaterica<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sophie Bonetti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il restauro di un presepe trapanese della seconda met\u00e0 del \u2018700 in collezione privata ha costituito un\u2019imperdibile occasione di studio di un inedito manufatto siciliano: si tratta di un\u2019opera polimaterica estremamente ricca sia in termini di variet\u00e0 dei materiali, che per numero di figure e scene di genere rappresentate<sup><a href=\"#footnote_12_2534\" id=\"identifier_12_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il presepe, di forma trapezoidale, misura: altezza cm 50, larghezza anteriore cm 45, larghezza a tergo cm 57, profondit&agrave; cm 30\">13<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione privata, Roma. Dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din04.jpg\">Fig. 4<\/a>).\u00a0 I materiali che a prima vista saltano all\u2019occhio, connotando fortemente l\u2019origine trapanese dell\u2019opera, sono corallo e avorio, ma si contano almeno otto materiali diversi, vetro, marmo rosso, alabastro rosa, conchiglie, stoffa, carta, senza citare quelli di supporto e sostegno del presepe, legno e sughero. Tale variet\u00e0, date le pessime condizioni del manufatto prima del restauro, ha costituito la principale difficolt\u00e0 nell\u2019affrontare l\u2019intervento con un corretto approccio metodologico (<a title=\"Fig. 5.  Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione privata, Roma. Prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din05.jpg\">Fig. 5<\/a>). La coesistenza di materiali anche molto eterogenei tra loro, alcuni di natura inorganica altri organici e deperibili, ha necessariamente richiesto varie competenze: il contribuito di colleghi specializzati in restauro e risanamento ligneo e restauro tessile \u00e8 stato fondamentale<sup><a href=\"#footnote_13_2534\" id=\"identifier_13_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio i colleghi Fabrizio Iacopini ed Alessandra Buccheri per le fotografie, Lucia Nucci per la collaborazione sulla parte tessile, e Francesco Borsellino, Silvia Doro e Giuseppe Traina per la collaborazione al restauro della cornice lignea\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presepe, come tutti i coevi esemplari trapanesi, \u00e8 caratterizzato da un\u2019estrema fantasia e movimento della scena e dall\u2019utilizzo di materiali il pi\u00f9 possibile vari, anche per impatto cromatico. Tranne alcune specifiche committenze di rango, che prescrivevano materiali pi\u00f9 nobili, come per esempio nel presepe commissionato dagli Este conservato alla Galleria Estense di Modena dove corallo e argento sono utilizzati copiosamente<sup><a href=\"#footnote_14_2534\" id=\"identifier_14_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Restaurato dalla restauratrice Bettina Schindler che ne ha evidenziato vicissitudini conservative e&nbsp; tecnica costruttiva:&nbsp; B. Schindler, Il presepe trapanese della famiglia Este in Kermes- la rivista del restauro, 2011 n. 82 pagg.41-50\">15<\/a><\/sup>, sovente nei manufatti di questo tipo si impiegavano insieme materiali ricchi e poveri, questi ultimi di minore resistenza e durabilit\u00e0 ma pi\u00f9 facilmente reperibili in termini di accessibilit\u00e0 e costi. A questo proposito si evidenzia la centralit\u00e0 di Trapani come centro di produzione e lavorazione del corallo, soprattutto tra XVI e XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_15_2534\" id=\"identifier_15_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Precopi Lombardo, Scultori trapanesi &ldquo;d&rsquo;ogni materia in piccolo e in grande&rdquo; nella dinamica artistico-artigianale tra XVIII e XIX secolo e M.C. Di Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare, Palermo, 2003, pp. 77-88 e 35-36.\">16<\/a><\/sup>, gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del settecento quando i banchi di corallo davanti a Trapani si erano praticamente esauriti, non vi era pi\u00f9 disponibilit\u00e0 di abbondante materia prima con cui realizzare le statuine dei presepi, oltre che trionfi, capezzali, oggetti liturgici e gli innumerevoli manufatti che contraddistinsero la produzione barocca siciliana<sup><a href=\"#footnote_16_2534\" id=\"identifier_16_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Daneu, L&rsquo;arte trapanese del corallo, Milano 1964 e L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, a cura di C. Maltese, M.C. Di Natale, catalogo della Mostra (Museo Regionale Pepoli, Trapani, 1 marzo &ndash; 1 giugno 1986), Palermo 1986, passim.\">17<\/a><\/sup>. Erano venuti a mancare i rametti in corallo pi\u00f9 grossi da cui ricavare porzioni di figure, da assemblare, o in cui intagliare le statuette. Fu cos\u00ec che gradualmente le figure in corallo furono sostituite da quelle in avorio<sup><a href=\"#footnote_17_2534\" id=\"identifier_17_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Oro argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica in Splendori di Sicilia arti decorative dal Rinascimento al Barocco, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p.61\">18<\/a><\/sup>, materiale che veniva importato in Sicilia in quantit\u00e0 proprio per la realizzazione di oggetti d\u2019arte liturgici o di committenza laica. Potrebbe essere significativo che la famiglia ligure proprietaria da secoli dell\u2019opera fosse coinvolta proprio nel commercio dell\u2019avorio, con probabili contatti con Trapani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel presepe in questione figure ed architetture in materiali \u201cnobili\u201d sono assemblate su un supporto in sughero, a sua volta montato su una base lignea mistilinea modanata, formando un tipico presepe con personaggi ed animali\u00a0 inseriti \u00a0in un fantasioso contesto tra il rupestre ed il marino, fortemente connotato da corallo e conchiglie. La scena centrale della Nativit\u00e0 \u00e8 inserita come di prassi rispetto al gusto barocco, nel punto apicale in cima ad una scalinata, al centro di un\u2019architettura che simula un tempio in rovina con colonne ed archi diruti mentre tutto attorno, in un paesaggio roccioso irregolare con antri e dirupi scoscesi \u00a0si trovano figure di genere tipiche dei presepi. Tutte le figure, per un totale di ventitr\u00e9 tra umane ed animali sono in avorio.\u00a0 Tra le figure se ne distinguono cinque sulla destra: il suonatore di piffero, il portatore di legna, la donna con cesto sulla testa, il venditore di pollame, l\u2019uomo che porta una pecora, e quattro sulla sinistra: un pastore con saccoccia, un cacciatore con fucile, due uomini al pozzo intenti a tirare l\u2019acqua. Vi sono inoltre sei pecore disseminate qua e l\u00e0, un cane, due mucche. La superficie entro cui sono collocate le figure, su piccole basette ovali, \u00e8 punteggiata di rametti in corallo, in parte inseriti in verticale, in parte in orizzontale. Arricchisce ulteriormente l\u2019insieme la presenza di numerosi mazzolini di fiori, e piante di stoffa o carta dipinta: si tratta di circa venti piccoli ciuffi di vegetazione, a volte di fantasia ma per lo pi\u00f9 attinenti a modelli reali, costituiti da sottilissimi fili metallici con avvolta \u00a0tela colorata o carte, che raffigurano foglie, cespugli e fiori. Questi sono inseriti all\u2019interno del supporto in sughero, in verticale cos\u00ec come alcuni dei rametti in corallo. Una dozzina di conchiglie di varie forme e dimensioni sono disseminate tutt\u2019intorno, incollate al sughero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente come il problema della durabilit\u00e0 nel tempo di questo genere di manufatti non fosse una priorit\u00e0 per gli artigiani-artisti che li realizzavano.\u00a0 Oltre alla variet\u00e0 dei materiali impiegati, sono molto diversi anche i sistemi di montaggio del presepe: la maggior parte dei pezzi risulta\u00a0\u00a0 incollata sulla superficie, altri sono stati inseriti a forza nel sughero (alcuni rametti in corallo, i mazzetti di fiori che terminano in un esiguo fil di ferro). Tra quelli incollati, in prevalenza avorio su sughero, si rileva anche l\u2019abbinamento tra materiali diversi ed incompatibili tra di loro, che sono stati assemblati per costruire la parte architettonica. Cos\u00ec infatti la struttura portante \u00e8 in avorio, ma numerosi sono i dettagli architettonici delle rifiniture in materiali diversi. I profili delle due finestre poste ai lati della scena centrale sono in lastrine di madreperla; le finestre stesse ed i pilastri che incorniciano l\u2019arco centrale sono realizzati in lastrine di vetro a specchio, questa tipologia di materiale caratterizza anche la cornice basamentale del presepe, mistilinea, in legno dorato con specchietti inseriti nelle varie porzioni della cornice.\u00a0 Vi sono quattro colonne, vere colonne in miniatura, poste davanti ai due pilastri, realizzate in prezioso marmo rosso di Castellamare. Altri dettagli architettonici quali capitelli, supporti di balaustra, sono in alabastro rosa o marmo bianco. L\u2019eterogeneit\u00e0 di materiali e di tecniche impiegate ha determinato, come prevedibile, una serie di problemi di conservazione che sono emersi con tutta evidenza durante le fasi di lavoro. Si \u00e8 trattato di un restauro conservativo realizzato secondo il principio del minimo intervento, in cui non \u00e8 stato ricostruito nulla, se non nella parte del basamento ligneo, fortemente ammalorato.\u00a0 L\u2019intervento ha fatto luce sulle tecniche utilizzate per la creazione del presepe, in particolare sul sistema di montaggio originale, ed anche sulle successive manomissioni subite dall\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli aspetti di maggior criticit\u00e0 sono subito apparsi essere tre: il notevole accumulo di polvere, il distacco\/collasso di molti elementi in corallo ed il cedimento strutturale della cornice basamentale \u00a0in legno. Il naturale decadimento dei materiali impiegati, unito agli stress meccanici da trasporto, avevano\u00a0 determinato un pessimo stato di conservazione dell\u2019opera, sia strutturale che visivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tipo di superficie, irregolare, scabra e porosa, aveva favorito un notevole accumulo di polvere che risultava ancor pi\u00f9 impressionante visto dall\u2019alto (<a title=\"Fig. 6.  Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione privata, Roma. Prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din06.jpg\">Fig. 6<\/a>). La coltre di polvere aveva ingrigito e spento le superfici dei diversi materiali tanto che a prima vista la loro estrema \u00a0variet\u00e0 cromatica non saltava pi\u00f9 all\u2019occhio. Questo \u00e8 avvenuto soltanto a restauro iniziato, quando a poco a poco \u00e8 stata rimossa la polvere. Tale semplice operazione, che di prassi sta alla base di ogni intervento di restauro, come prima fase preliminare al \u201cvero\u201d intervento di pulitura su quasi ogni tipologia di manufatto, \u00e8 stata in questo caso \u00a0l\u2019operazione pi\u00f9 complessa da mettere in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 apparso subito evidente il \u00a0cedimento dell\u2019angolo sinistro della cornice lignea dorata che racchiude il presepe, con uno slittamento in avanti dei moduli della stessa. \u00a0Nel programmare una metodologia d\u2019intervento che includesse tutti gli aspetti della conservazione, anche futura, \u00e8 stato necessario considerare anche un nuovo sistema di protezione che \u00e8 stato progettato fin dall\u2019inizio del lavoro. Il presepe era infatti stato conservato per anni in una teca ottocentesca non pertinente, troppo ampia ed alta, \u00a0che ne nascondeva la visione laterale \u00a0con dei montanti in legno. Dopo aver escluso la possibilit\u00e0 di una campana di vetro, per la difficolt\u00e0 tecnica di realizzazione (date le dimensioni dell\u2019opera) si \u00e8 optato per una teca rettangolare in perspex che includesse un\u2019ulteriore \u00a0base di supporto all\u2019attuale base lignea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Date le precarie condizioni strutturali del presepe con la base lignea in parte\u00a0 ammalorata si \u00e8 reso necessario programmare un intervento mirato al risanamento ligneo, da effettuare prima di affrontare il lavoro sul presepe.\u00a0 A seguito di un attento studio si \u00e8 compreso \u00a0che la base in legno dorato ed i piedini necessitavano di un risanamento strutturale poich\u00e9 il metodo di assemblaggio originario non aveva tenuto conto del fatto che i piedini posteriori (due dei quattro) erano troppo esterni e non sostenevano adeguatamente il \u00a0peso del manufatto; questo, \u00a0gravando al centro, aveva comportato uno scollamento\u00a0 e una deformazione di alcuni elementi della base visibile anche \u00a0su tratti della cornice. \u00a0Il profilo della base \u00e8 dorato con oro in foglia brunito e impreziosito da specchietti rettangolari inseriti nelle facce delle singole modanature. Gli specchietti \u00a0si ritrovano anche all\u2019interno del presepe come sfondo delle finestre e delle aperture dell\u2019architettura, ma anche\u00a0 alternati agli scalini in avorio dell\u2019ampia scalinata centrale che porta verso la Nativit\u00e0.\u00a0 Alcune delle lastrine degli specchietti erano rotte, altre avevano perso completamente l\u2019effetto specchio, ottenuto a mercurio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il complesso intervento sulla base lignea \u00a0\u00e8 stato curato dal collega Francesco Borsellino. \u00a0Per riconferire al presepe la planarit\u00e0, che risultava alterata, soprattutto nell\u2019angolo anteriore sinistro, si \u00e8 reso necessario lo smontaggio dei tratti della cornice che avevano ceduto, e \u00a0che presentavano \u00a0i maggiori problemi di disallineamento (<a title=\"Fig. 7. Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione Privata, Roma. Dettaglio dello smontaggio della cornice.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8.  Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione Privata, Roma. Dettaglio dello smontaggio della cornice.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din08.jpg\">8<\/a>) I segmenti della cornice, con le relative cornicette e gli specchietti in esse inseriti\u00a0 incluso il piede sono stati smontati, esercitando una pressione meccanica con strumenti quali bisturi e spatole, avendo cura di non danneggiare i profili in oro, che sono risultati essere in tela gessata. Tutti i frammenti sono stati ripuliti dalla colla indurita che creava spessore, per poterli riaccostare propriamente con la colla nuova; \u00a0per il nuovo assemblaggio \u00e8 stato necessario \u00a0modellare\u00a0 nuovi tratti di cornice\u00a0 ed integrarne altri per fare in modo che collimassero. Gli specchietti \u00a0inseriti all\u2019interno della cornice, in numero di 16 pi\u00f9 uno mancante sono stati recuperati tranne due che sono stati sostituiti o perch\u00e9 fratturati, o perch\u00e9 avevano perso l\u2019effetto specchio. I nuovi specchietti\u00a0 sono \u00a0stati debitamente trattati \u00a0a partire da lastrine di vetro tagliate a misura, per ottenere l\u2019effetto dello specchio ossidato; sono tuttavia riconoscibili alla visione ravvicinata. Per lo stesso motivo sono anche state trattate le superfici di legno ove poggiavano gli specchietti, con stucco di colore grigio scuro tinteggiato in pasta in modo da fare trasparire attraverso\u00a0 il vetro l\u2019effetto \u00a0scuro dello specchio alterato. L\u2019intero lato da risanare \u00e8 stato riassemblato con colla di cervione in un\u2019unica soluzione incollando in sequenza tutti i pezzi e tenendo conto dell\u2019inserimento degli specchietti: questi \u00a0sono stati fermati sulla struttura lignea tramite l\u2019incollaggio con colla di coniglio di\u00a0 una sottile striscia di stoffa di lino a maglia larga tipo garza, debitamente trattata a gesso e colla, applicata lungo i\u00a0 margini, seguendo la stessa tecnica impiegata nella realizzazione originale, secondo una felice intuizione della collega Silvia Doro. Per concludere\u00a0 l\u2019intervento \u00a0sulla base, che ha parzialmente riallineato le varie componenti della cornice mistilinea con specchietti, si \u00e8 reso necessario intervenire sugli appoggi. I quattro piedini a cipolla infatti non poggiavano perfettamente in piano ed il presepe risultava leggermente fuori asse rispetto al piano orizzontale. Per evitare in futuro nuovi cedimenti legati al gravare del peso dell\u2019opera in maniera non equilibrata, e soprattutto per riconferire il pi\u00f9 possibile la planarit\u00e0 alla base senza gravare sugli appoggi originari sono stati inseriti dei piedini in acciaio regolabili, realizzati appositamente: in teoria per risolvere in via definitiva il problema della non planarit\u00e0 si sarebbe dovuto smontare completamente i componenti della base e rimontarli ma tale intervento sarebbe risultato troppo invasivo per l\u2019opera. Si \u00e8 quindi optato, secondo il principio del minimo intervento, per l\u2019inserimento di\u00a0 piedini regolabili\u00a0 e smontabili<sup><a href=\"#footnote_18_2534\" id=\"identifier_18_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I piedini sono stati realizzati appositamente su progetto di Francesco Borsellino&nbsp; utilizzando un tondino in acciaio filettato all&rsquo;interno che accoglie una vite in acciaio; questa&nbsp; &egrave; stata dotata di una base in gomma con effetto frenante e di cuscinetto, ottenuto mediante stampo in silicone. Le viti possono essere regolate sull&rsquo;altezza desiderata una volta inserite sotto la base del presepe\">19<\/a><\/sup> che sono stati\u00a0 provati in corso d\u2019opera \u00a0(<a title=\"Fig. 9. Inserimento dei piedini in acciaio regolabili sulla nuova base della teca in perspex.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din09.jpg\">Fig. 9<\/a>) per poi essere montati una volta ricollocato il presepe nella sua postazione definitiva. In ultimo\u00a0 \u00e8 stato effettuato, ove necessario il consolidamento della doratura, che a tratti era andata perduta,\u00a0 con colla di coniglio a caldo; le lacune sono state stuccate con gesso e colla. Il ritocco \u00e8 stato eseguito in punta di pennello con oro a conchiglia. \u00a0Il lavoro di risanamento della base ha consentito di fare luce sulla tecnica e sulla sequenza del montaggio originario che \u00a0\u00e8 risultata essere suddivisa in tre fasi: la prima \u00e8 stata la creazione del supporto di base in legno, con i quattro piedini\u00a0 e sagomatura della cornice, probabilmente allo stato grezzo cio\u00e8 senza la doratura; la seconda\u00a0 \u00e8 consistita \u00a0nell\u2019applicazione della massa di sughero in pi\u00f9 strati per costruire la scenografia del presepe, e l\u2019ultima nell\u2019inserimento di tutti materiali \u2013 architetture, figure ed altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la costruzione del presepe vero e proprio si presume sia stata utilizzata\u00a0 questa sequenza: dapprima l\u2019inserimento mediante incollaggio degli elementi\u00a0 architettonici in avorio, probabilmente gi\u00e0 messi in opera completi di \u201cfinestre\u201d in vetro e delle listature in madreperla; successivamente l\u2019inserimento dei pilastri quadrangolari che fiancheggiano l\u2019arco con la Nativit\u00e0, \u00a0in legno, \u00a0ricoperti con lastrine a specchio, e successivamente delle colonne in marmo rosso. Infine si dovette procedere al posizionamento dei personaggi ed animali \u00a0in avorio, creando delle basi di supporto il pi\u00f9 possibile in piano, forse sagomando anche il sughero, e al successivo inserimento dei rametti di corallo: i pi\u00f9 grossi e lunghi furono conficcati direttamente nel sughero, prevalentemente sui due lati in prossimit\u00e0 degli antri rocciosi, i pi\u00f9 minuti direttamente incollati in orizzontale sulla superficie con abbondante colla. Infine furono inseriti i rametti fioriti con l\u2019anima in fil di ferro, direttamente entro il sughero, e le conchiglie, incollate sulla superficie<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante lo studio preliminare \u00a0\u00e8 emerso un aspetto problematico, ovvero il distacco di numerosissimi pezzi. Questi, per lo pi\u00f9 rametti di corallo e conchiglie, erano spesso nella loro collocazione d\u2019origine ma meramente appoggiati, senza pi\u00f9 nessuna adesione al supporto. Anche alcuni animali in avorio risultavano decoesi. Va infatti rilevato che quando l\u2019opera \u00e8 giunta in laboratorio numerosi pezzi, sia di corallo, conchiglie ma anche di avorio erano distaccati e sono stati raccolti e catalogati per poi essere reinseriti nel presepe a restauro concluso. \u00c8 stato inoltre rilevato come\u00a0 un certo numero di pezzi sia andato probabilmente perduto\u00a0 e che il presepe sia stato in passato parzialmente alterato, come mostrano tracce di colla presenti sugli scalini della gradinata principale, ove si nota l\u2019impronta di basi di personaggi o animali non pi\u00f9 esistenti ( o spostati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima operazione effettuata \u00e8 stata quella di numerare e rimuovere i numerosi mazzetti di fiori, circa una ventina, dai loro alloggiamenti (<a title=\"Fig. 10. Dettaglio dei mazzolini di fiori rimossi per la pulitura.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din10.jpg\">Fig. 10<\/a>). I fiori sono risultati essere in stoffa o carta oleate e filo di ferro fine. Sono stati spolverati e puliti con la collaborazione della restauratrice di tessili Lucia Nucci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difficolt\u00e0 principale \u00e8 stata quella di non potere smontare le \u00a0figurine in avorio per pulirle singolarmente, essendo queste incollate sul supporto, inoltre l\u2019estrema precariet\u00e0 di moltissimi pezzetti, che si muovevano al tatto, ha reso difficoltosa la messa a punto di una metodologia di spolveratura che tenesse conto di tutti i materiali presenti.\u00a0 L\u2019intervento col microaspiratore, che viene solitamente utilizzato nel restauro dei materiali tessili, \u00e8 stato qui escluso, dopo alcuni test, \u00a0non essendo \u00a0abbastanza selettivo e controllabile: \u00a0nonostante le piccole dimensioni dell\u2019ugello in vetro, esso non riusciva ad aspirare la polvere ormai compattata sulla superficie degli avori. Per le parti di superficie \u201cpiana\u201d, esso non risultava comunque adatto in quanto troppi erano i pezzetti di corallo decoesi e quindi mobili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preso atto della situazione, si \u00e8\u00a0 proceduto per gradi, rimuovendo la polvere con un pennello \u00a0da ritocco a setole morbide, ed aspirandola \u00a0con un aspirapolvere posizionato a debita distanza ( almeno 20 cm). In questo modo, delicatamente, la polvere veniva rimossa in punta di pennello in maniera puntuale, \u00a0anche in prossimit\u00e0 dei rametti di corallo distaccati, senza spostarli dalla loro collocazione. In caso di pezzi pi\u00f9 grossi, o conchiglie, queste venivano rimosse con pinzette per essere immediatamente ricollocate dopo la spolveratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta conclusa la spolveratura, lunga e laboriosa, il presepe aveva gi\u00e0 recuperato gran parte della sua cromia originaria e luminosit\u00e0. Nel proseguo della pulitura, dopo ave rimosso la polvere cio\u00e8 il cosiddetto \u201cparticellato incoerente\u201d era necessario eliminare o assottigliare la patina grigiastra assorbita dalle superfici in avorio e corallo. In questo caso \u00e8 stato necessario intervenire con pennelli inumiditi con acqua e sapone neutro di Marsiglia: ottenendo una leggera schiuma sulle superfici si otteneva un effetto tensioattivo con rimozione del particellato pi\u00f9 tenace, che poi veniva rimosso con tamponcini di cotone e successivo risciaquo. Con pennelli a punta fine \u00e8 stato possibile pulire anche le pieghe pi\u00f9 inaccessibili dei personaggi, ed \u00e8 emersa tutta l\u2019incredibile perizia tecnica con la quale le figure sono state intagliate (<a title=\"Fig. 11. Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione privata, Roma. Dopo la pulitura, dettaglio cacciatore con fucile.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din11.jpg\">Fig. 11<\/a>): si tratta di figure di meno di 3 cm, realizzate con un notevole livello di dettaglio, ove anche le dita delle mani sono singolarmente intagliate, cosi come le pieghe delle vesti,\u00a0 bisacce, elaborati copricapi. Dall\u2019analisi ravvicinata \u00e8 emerso come baffi, occhi e bocche fossero policrome, con tocchi di rosso e nero (<a title=\"Fig. 12. Presepe Trapanese XVIII secolo, collezione privata, Roma. Dettaglio Prima del restauro, si notano l\u2019ingrigimento e grumi di colla su un personaggio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/din12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la pulitura \u201ca umido\u201d dei singoli elementi sia di avorio che di corallo, si \u00e8 notata l\u2019abbondanza di colla animale utilizzata in origine per fissare tutti gli elementi. In alcuni rari casi, gli elementi distaccatisi hanno lasciato la loro impronta nella colla ancora in situ, per cui \u00e8 stato possibile ricollocare alcuni dei numerosi elementi erratici al loro posto.\u00a0 \u00c8 emerso un dato importante sulla tecnica di montaggio del presepe e sulle difficolt\u00e0 tecniche incontrate dagli autori, difficolt\u00e0 che hanno portato nel tempo all\u2019acuirsi di problemi conservativi.\u00a0 Come gi\u00e0 rilevato infatti la superficie in sughero del presepe era stata lasciata intenzionalmente scabra ed irregolare per simulare in maniera realistica un paesaggio roccioso. L\u2019intera superficie era stata trattata con colla animale per renderla pi\u00f9 adatta all\u2019incollaggio delle varie figure, ma anche delle conchiglie che hanno una superficie di contatto pi\u00f9 ampia rispetto ad un rametto di corallo. Le basi delle figurine in avorio, di forma ovale, necessitavano di un appoggio liscio; cosi come i grossi rametti di corallo o le conchiglie necessitavano di un collante viscoso e non troppo fluido che ne sostenesse i bordi, come una sorta di strato cuscinetto. Si \u00e8 infatti notato che in alcuni casi i pezzetti di corallo o conchiglie distaccatesi hanno lasciato l\u2019impronta in negativo in un guscio di colla. Da questo si desume che la colla utilizzata per incollare questo genere di pezzi, bench\u00e9 applicata a caldo come di prassi per la colla forte (colla di cervione), fosse gi\u00e0 in parte raffreddata e quindi pi\u00f9 corposa. Tanto pi\u00f9 calda la colla, infatti tanto pi\u00f9 risulta fluida, al contrario, raffreddandosi si rapprende. In questo modo per\u00f2 diminuisce il suo potere adesivo, ed infatti nel tempo si \u00e8 cristallizzata e sono bastate vibrazioni o urti meccanici, anche del trasporto, per far distaccare i pezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano infatti circa un centinaio i frammenti gi\u00e0 distaccati dal presepe, soprattutto rametti e frammenti \u00a0anche minutissimi di corallo ma anche numerose conchiglie, oltre a lastrine di vetro con effetto a specchio, lastrine di madreperla, saltate sia per il motivo appena descritto, che per incompatibilit\u00e0 tra materiali. Oltre all\u2019incollaggio di avorio su sughero, erano presenti abbinamenti di madreperla su avorio, o vetro su legno; accostamenti tra materiali molto diversi tra loro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso delle lastrine di madreperla che profilavano le finestre, quasi tutte trovate distaccate, \u00a0si \u00e8 anche posto il problema della loro iniziale collocazione (Fig. 10). Anche in questo caso, dall\u2019impronta lasciata dalla colla sull\u2019avorio \u00e8 stato possibile ricostruire la loro posizione. Dallo studio attento delle lastrine, dopo la rimozione dei residui di colla, \u00e8 emerso come tutte queste, di circa 15-20 mm x 4, fossero leggermente concave e non perfettamente planari (com\u2019\u00e8 naturale data la loro provenienza da conchiglie). Si intuisce pertanto che la quantit\u00e0 di colla necessaria a tenerle adese al supporto in avorio non fosse\u00a0 di uno spessore omogeneo: al centro, in prossimit\u00e0 dell\u2019inarcamento della lastrina, doveva essere \u00a0pi\u00f9 abbondante che sui bordi. Questa disomogeneit\u00e0 di spessori, unita alla rigidit\u00e0 dei materiali, ha certamente contribuito a facilitare il distacco della madreperla in presenza di urti meccanici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli aspetti metodologici pi\u00f9 critici \u00e8 stato per l\u2019appunto la scelta dell\u2019adesivo da utilizzare per l\u2019incollaggio dei pezzi gi\u00e0 distaccati o da consolidare. \u00a0Dopo aver valutato varie ipotesi sull\u2019uso di adesivi blandi e teoricamente pi\u00f9 reversibili rispetto alla colla di cervione impiegata in origine, alla luce di varie considerazioni, si \u00e8 optato per l\u2019utilizzo dello stesso adesivo. Oltre alla sua maggior compatibilit\u00e0 con il resto della superficie \u00a0sotto il profilo cromatico, anche nell\u2019ottica di evitare\u00a0 di inserire ulteriori materiali quale sarebbe state una \u00a0resina di sintesi, la \u00a0reversibilit\u00e0 \u00e8 garantita con un apporto controllato di umidit\u00e0 . Per la rimozione dei residui\u00a0 di colla presenti\u00a0 sugli scalini in avorio della scalinata, lasciate da figure in avorio che sono forse andate disperse, sono\u00a0 infatti stati posizionati sulla superficie batuffoli di cotone inumiditi per circa 30 minuti. La stessa\u00a0 operazione \u00e8 stata eseguita per rimuovere i residui di colla dalle architetture in avorio, ove si erano staccate le profilature in madreperla: la colla una volta rigonfiatasi con l\u2019assorbimento di acqua assume lo stato di gel e pu\u00f2 essere facilmente asportata meccanicamente con cotone inumidito. Una volta stabilito di utilizzare lo stesso adesivo, i numerosi rametti di coralli staccati sono stati ricollocati sulla superficie, avendo cura di inserire quelli pi\u00f9 lunghi in verticale, ove erano gi\u00e0 presenti dei fori nel sughero ed i pi\u00f9 minuti di piatto, a riempire i vuoti. Anche alcune delle conchiglie sono state ricollocate negli alloggiamenti originari, ove era possibile vedere l\u2019impronta della colla che ne aveva mantenuto la forma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni \u00a0animali in avorio distaccati sono stati ricollocati secondo un criterio di equilibrio spaziale; \u00a0l\u2019adesione delle basi, lisce, su una base \u00a0irregolare e non orizzontale, frastagliata da minuti frammenti di coralli ha presentato notevoli difficolt\u00e0. I pi\u00f9 minuti frammenti di corallo distaccati sono stati utilizzati di volta in volta come zeppe, per formare delle basi adatte per poggiarvi le minute sculture in avorio. In questo caso la stessa colla di cervione \u00e8 stata utilizzata in forma pi\u00f9 viscosa per fare effetto cuscinetto: un adesivo troppo fluido sarebbe stato assorbito completamente non assolvendo questa fondamentale funzione. Nei punti di discontinuit\u00e0 tra i grossi pezzi di sughero assemblati che costituiscono la base, si erano talvolta create delle grosse cavit\u00e0, troppo ampie per potervi inserire rametti di corallo. In tali casi queste sono state chiuse con una resina bicomponente per legno<sup><a href=\"#footnote_19_2534\" id=\"identifier_19_2534\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stucco epossidico bicomponente Balsite, leggero, lavorabile, qui utilizzato sia come riempitivo che come consolidante, di colore simile a quello del sughero.\">20<\/a><\/sup> che in taluni casi ha avuto anche la funzione di adesivo, ove era richiesto un certo spessore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, le fasi di spolveratura e di consolidamento\/incollaggio sono state le pi\u00f9 complesse per quanto riguarda il recupero del presepe.\u00a0 La viscosit\u00e0 dell\u2019adesivo \u00e8 risultata essere la principale problematica riscontrata nel fare aderire materiali totalmente diversi a livello chimico-fisico, come sughero e avorio, madreperla e avorio, corallo e avorio, vetro e sughero o legno: oltre alle incompatibilit\u00e0 tra materiali organici ed inorganici,\u00a0 l\u2019aspetto pi\u00f9 critico era la tenuta della colla tra superfici perfettamente lisce, come il vetro e l\u2019avorio, ed altre scabre come la madreperla e il sughero: nelle prime la colla non viene assorbita e rimane in superficie mentre nelle seconde viene assorbita, creando disomogeneit\u00e0 negli spessori dell\u2019adesivo, che vanno calibrati con attenzione. Anche per questo motivo la scelta di utilizzare lo stesso adesivo impiegato in origine si \u00e8 rivelata idonea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto sopra esposto emerge con chiarezza la fragilit\u00e0 di questa tipologia di oggetti: per prolungarne la conservazione nel tempo, manufatti multimaterici\u00a0 come questo dovrebbero essere protetti in primo luogo da una teca; non essere esposti ad irradiamento diretto in quanto la luce solare diretta e costante nel tempo provoca un scolorimento dei colori (in questo caso dei mazzetti di fiori); non essere esposti a correnti d\u2019aria, ed in ambiente non troppo umido n\u00e9 troppo secco per non creare un eccessivo rigonfiamento o un eccessiva cristallizzazione della colla.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2534\" class=\"footnote\">V. Abbate, scheda n. 158, in <em>L\u2019arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della Mostra (Trapani Museo Regionale Pepoli 1 marzo-1 giugno1986), a cura di C. Maltese e M. C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 346-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2534\" class=\"footnote\"> <em>Ibidem.<\/em> Cfr. pure B. Schindler,<em> Il presepe trapanese della famiglia Este<\/em>, in \u201cKermes. La rivista del restauro\u201d, n. 82, 2011, pp. 41-50<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2534\" class=\"footnote\"> M. C. Di Natale, <em>Ad laborandum corallum<\/em>, in <em>I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Catania, Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino, 4 marzo-5 maggio 2013) a cura di V. P. Li Vigni, M. C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013, p. 41, fig. 2.\u00a0 tra i presepi della stessa tipologia e tecnica dovuti alle maestranze trapanesi tra XVII e XVIII secolo si ricorda quello del castello di Masino di Caratino, con personaggi in avorio non originali che devono aver sostituito quelli in corallo, cfr. C. Araldi di Balme, S. Castronovo, <em>I coralli nelle collezioni sabaude: una ricognizione delle fonti inventariali e delle raccolte museali piemontesi<\/em>, in <em>Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia Barocca<\/em>, catalogo della Mostra (Torino, Palazzo Madama Museo Civico d\u2019Arte Antica 28 luglio-28 settembre 2008) a cura di C. Araldi di Balme, S. Castronovo, Milano 2008, p. 49, fig.21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2534\" class=\"footnote\"> G. M. Fogalli, <em>Memorie biografiche degli illustri trapanesi per santit\u00e0, nobilt\u00e0, dignit\u00e0, dottrina ed arte<\/em>, ms. del 1840, della Biblioteca del Museo regionale Pepoli di Trapani. Ai segni 14 C 8. Cfr. pure M. C. Di Natale, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo<\/em>, e Eadem ad vocem Tipa, in<em> Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia Occidentale dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di R. Vadal\u00e0, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 15 febbraio-30 settembre 2003) a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2003, p. 39. Cfr. pure M. C. Di Natale, <em>Il Presepe a Trapani<\/em>, in <em>Presepi di Sicilia<\/em>, a cura di V. Schewiller, prefazioni di V. Consolo, A. Ragona, Milano 1998, pp. 54-63<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2534\" class=\"footnote\">G. M. Di Ferro, <em>Guida per gli stranieri<\/em> <em>in Trapani<\/em>, Trapani 1825, p. 213<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2534\" class=\"footnote\"> V. Scuderi, <em>Il Museo Nazionale Pepoli in Trapani<\/em>, Roma 1965, M.C. Di Natale, <em>Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani<\/em>, in V. Abbate, G. Bresc Bautier, M. C. Di Natale, R. Giglio, <em>Il Museo Regionale Pepoli di Trapani<\/em>, Palermo 1991, cfr. pure G. Bongiovanni , scheda n. III, 4, in <em>Materiali preziosi<\/em>\u2026, 2003, p. 156, che riporta la precedente bibliografia. Strettamente raffrontabili a questo presepe sono un altro dello stesso Museo analogamente riferito ad Andrea Tipa e uno del Museo Civico \u201cA Cordici\u201d di Erice, cfr. G. Bongiovanni , scheda n. III, 5-6, in <em>Materiali preziosi <\/em>\u2026, 2003, pp. 157-158, che riporta la precedente bibliografia. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2534\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, scheda n. 177, in <em>L\u2019arte del corallo<\/em>\u2026, 1986, p. 372.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2534\" class=\"footnote\">S. Intorre, <em>Coralli trapanesi nella collezione March<\/em>, Palermo 2016, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2534\" class=\"footnote\">V. Amico, <em>Lexicon topographicum siculum<\/em>\u2026, Catanae 1757-1760, 3 voll. Cfr. pure M. C. Di Natale, <em>I maestri corallari<\/em>\u2026, in <em>Materiali preziosi<\/em>\u2026, 2003, p. 38. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2534\" class=\"footnote\"> F. De Felice,<em> Arte del trapanese, pittura ed arti minori<\/em>, Palermo 1936, p. 55. Cfr. pure M. C. Di Natale, <em>I maestri corallari<\/em>\u2026, in <em>Materiali preziosi<\/em>\u2026, 2003, p. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2534\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2534\" class=\"footnote\">I. Bruno, <em>ad vocem<\/em>, Nolfo, in <em>Corallari e scultori in corallo<\/em>\u2026, in <em>Materiali preziosi <\/em>\u2026, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2534\" class=\"footnote\">Il presepe, di forma trapezoidale, misura: altezza cm 50, larghezza anteriore cm 45, larghezza a tergo cm 57, profondit\u00e0 cm 30<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2534\" class=\"footnote\">Ringrazio i colleghi Fabrizio Iacopini ed Alessandra Buccheri per le fotografie, Lucia Nucci per la collaborazione sulla parte tessile, e Francesco Borsellino, Silvia Doro e Giuseppe Traina per la collaborazione al restauro della cornice lignea<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2534\" class=\"footnote\">Restaurato dalla restauratrice Bettina Schindler che ne ha evidenziato vicissitudini conservative e\u00a0 tecnica costruttiva:\u00a0 B. Schindler, <em>Il presepe trapanese della famiglia Este<\/em> in Kermes- la rivista del restauro, 2011 n. 82 pagg.41-50<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2534\" class=\"footnote\">A. Precopi Lombardo, <em>Scultori trapanesi \u201cd\u2019ogni materia in piccolo e in grande\u201d nella dinamica artistico-artigianale tra XVIII e XIX secolo <\/em>e M.C. Di Natale, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo,<\/em> in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare<\/em>, Palermo, 2003, pp. 77-88 e 35-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2534\" class=\"footnote\">A. Daneu, <em>L\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, Milano 1964 e <em>L\u2019arte del corallo in Sicilia<\/em>, a cura di C. Maltese, M.C. Di Natale, catalogo della Mostra (Museo Regionale Pepoli, Trapani, 1 marzo &#8211; 1 giugno 1986), Palermo 1986, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2534\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Oro argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em> in <em>Splendori di Sicilia arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p.61<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2534\" class=\"footnote\">I piedini sono stati realizzati appositamente su progetto di Francesco Borsellino\u00a0 utilizzando un tondino in acciaio filettato all\u2019interno che accoglie una vite in acciaio; questa\u00a0 \u00e8 stata dotata di una base in gomma con effetto frenante e di cuscinetto, ottenuto mediante stampo in silicone. Le viti possono essere regolate sull\u2019altezza desiderata una volta inserite sotto la base del presepe<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2534\" class=\"footnote\">Stucco epossidico bicomponente Balsite, leggero, lavorabile, qui utilizzato sia come riempitivo che come consolidante, di colore simile a quello del sughero.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2534\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it &#8211; sophiebonetti@virgilio.it Il restauro scientifico per un presepe trapanese in materiali preziosi DOI: 10.7431\/RIV13042016 Maria Concetta Di Natale Diroccati scorci paesaggistici di gusto quasi <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2534\" title=\"Maria Concetta Di Natale &#8211; Sophie Bonetti\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2675,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2534"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2534"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2534\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2626,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2534\/revisions\/2626"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2534"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}