{"id":2518,"date":"2016-06-29T14:14:08","date_gmt":"2016-06-29T14:14:08","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2518"},"modified":"2016-12-30T00:07:06","modified_gmt":"2016-12-30T00:07:06","slug":"bettina-schindler","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2518","title":{"rendered":"Bettina Schindler"},"content":{"rendered":"<p>info@bettinaschindler.it<\/p>\n<h3>Il Dittico di Anicio Probo &#8211; Restauro e conservazione dell\u2019avorio<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV13012016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei tempi antichi la produzione dei dittici e anche dei trittici era molto diffusa poich\u00e9 tali manufatti venivano largamente utilizzati per la trasmissione di importanti dati economici, amministrativi e legali. Gi\u00e0 nell\u2019VIII secolo a.C. grazie ad importanti scoperte archeologiche \u00e8 accertata la presenza di dittici<sup><a href=\"#footnote_0_2518\" id=\"identifier_0_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Eburnea diptycha. I dittici d&rsquo;avorio tra Antichit&agrave; e Medioevo, a cura di M. David, Bari 2007.\">1<\/a><\/sup>, che erano solitamente costruiti di legno. La scelta dell\u2019avorio per la realizzazione dei dittici consolari \u00e8 stata condizionata da necessit\u00e0 varie, fra cui la disponibilit\u00e0 pi\u00f9 ampia e meno costosa del materiale eburneo rispetto ai metalli preziosi ed anche la necessit\u00e0 di trovare un materiale pi\u00f9 nobile rispetto al legno per un dignitario dell\u2019Impero Romano<sup><a href=\"#footnote_1_2518\" id=\"identifier_1_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Chrzanovski, Le vie dell&rsquo;avorio, in Eburnea&hellip;, 2007.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo alcuni studi sembra che durante l\u2019epoca del Console Anicio Probo esisteva una vera e propria \u201cindustria dell\u2019avorio, a Roma e a Costantinopoli, con almeno un atelier per capitale\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_2518\" id=\"identifier_2_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Cutler, The making of the Justinian Ditychs, in &ldquo;Byzantion&rdquo;, 54, 1984, pp. 75-115 e in part. p. 133.\">3<\/a><\/sup>, mentre studi recenti ne confermano con certezza di una officina a Roma<sup><a href=\"#footnote_3_2518\" id=\"identifier_3_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V.A. St. Clair, Carving as Craft: The Palatine East Discoveries and the Greco-Roman Bone and Ivory Carving Tradition, Baltimore 2003.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La composizione di tali opere viene descritta in maniera dettagliata da Richard Delbr\u00fcck<sup><a href=\"#footnote_4_2518\" id=\"identifier_4_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Delbr&uuml;ck, Die Consulardiptychen und verwandte Denkm&auml;ler, Berlin 1929.\">5<\/a><\/sup>, al quale fa riferimento il Lassandro, mettendo in evidenza il grande valore artistico e storico dei dittici di prim\u2019ordine della realt\u00e0 sociale ed economica del tardo impero, in Occidente ed in Oriente, e descrivendone minuziosamente le caratteristiche materiali: \u201cdue valve, rettangolari e pieghevoli, legate l\u2019una all\u2019altra da una cerniera metallica e realizzate in avorio [&#8230;] con la parte esterna, nella quale erano scolpite a rilievo la figura del magistrato che assumeva la carica e\/o scene di altro genere, la parte interna, utilizzata quale supporto scrittorio, i bordi, rialzati per proteggere la zona del testo scritto\u201d<sup><a href=\"#footnote_5_2518\" id=\"identifier_5_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. Lassandro, I &ldquo;diptycha eburnea&rdquo; tardoantichi e il &ldquo;Die Konsulardiptychen&rdquo; di Richard Delbrueck, in Eburnea&hellip;, 2007, pp. 73-74.\">6<\/a><\/sup>. Veniva fornita, inoltre, una classificazione dei dittici in base alle loro differenti tipologie da quelli consolari, donati dal console nel momento della assunzione della carica, a quelli offerti all\u2019imperatore o ad esponenti del senato\u201d<sup><a href=\"#footnote_6_2518\" id=\"identifier_6_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al citato Anicio Probo appartenne il Dittico che da lui prende il nome realizzato nel 406 d.C. in materiale eburneo con raffinate raffigurazioni dell\u2019Imperatore Onorio in due diverse pose. \u00a0La preziosit\u00e0 della materia e le condizioni idonee di conservazione ne hanno consentito la conservazione fino ai nostri giorni<sup><a href=\"#footnote_7_2518\" id=\"identifier_7_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Schindler, P. Candeloro, Avorio. Tecniche e Materiali, Livorno 2006.\">8<\/a><\/sup>. L\u2019opera \u00e8 ancora oggi custodita, infatti, nel Museo della Cattedrale di Aosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">OSSERVAZIONI TECNICHE SUL DITTICO DI ANICIO PROBO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di due lastre di notevole grandezza e spessore: 29,9 cm x 13,1 cm per ogni valva, spessore 11-12 mm. Sono state in origine ricavate dalla parte piena di una zanna di elefante (presumibilmente africano) in sezione longitudinale<sup><a href=\"#footnote_8_2518\" id=\"identifier_8_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Ronaldi, A. Brajkovi\u0107, L&rsquo;avorio, in Eburnea&hellip;, 2007.\">9<\/a><\/sup>. Verosimilmente si doveva trattare di una zanna di grandissime dimensioni poich\u00e9 questo taglio \u00e8 stato eseguito lontano dalla posizione del nervo il quale attraversa tutta la zanna fino alla punta, pertanto si desume che essa fosse talmente grande che la sezione per quest\u2019opera poteva essere tagliata lontano dal passaggio del nervo. In genere la natura eccellente dell\u2019avorio, data l\u2019omogeneit\u00e0 della materia, offre resistenza alle variabili pi\u00f9 disparate nel tempo dal punto di vista conservativo e permette di poter apprezzare le qualit\u00e0 di lavorazione ed espressione di un\u2019opera di alta epoca nella quasi totalit\u00e0. I danni, senz\u2019altro gravi in questo caso, non trovandosi sulle parti fondamentali offrono un\u2019opera nella sua piena bellezza ed importanza con la maggior parte dei dettagli ancora ben leggibili e apprezzabili. Il candore eburneo \u00e8 stato conservato al meglio grazie all\u2019importanza dell\u2019oggetto: esponendolo nei secoli alla luce ambientale essa lo ha mantenuto del colore classico dell\u2019avorio<sup><a href=\"#footnote_9_2518\" id=\"identifier_9_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In questo caso anche il retro &egrave; dello stesso colore perch&eacute; anch&rsquo;esso esposto alla luce ambientale. In moltissimi altri casi gli avori antichi, ad esempio le valve di specchio medievali d&rsquo;avorio, hanno il retro di colore marrone, segno di ossidazione, proprio perch&eacute; &egrave; venuto a mancare l&rsquo;effetto sbiancante della luce.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il peso di ambedue le valve con la cerniera d\u2019argento \u00e8 di 740 grammi, lo spessore varia da 11 mm a 12 mm. Le profondit\u00e0 dell\u2019intaglio sono variabili fino ad un massimo di 8mm. Sul retro si vede una incorniciatura da un bordo (larghezza 1 cm, sotto la cuspide crescente fino a 1,8cm) liscio e leggermente in rilievo rispetto alla parte centrale, ed \u00e8 lo spazio entro il quale sarebbe stata colata la cera per le scritture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intaglio \u00e8 stato praticato secondo le tecniche classiche<sup><a href=\"#footnote_10_2518\" id=\"identifier_10_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Bianchi, Strumenti e tecniche di lavorazione dell&rsquo;avorio e dell&rsquo;osso, in Eburnea&hellip;, 2007.\">11<\/a><\/sup> tramite l\u2019ausilio degli strumenti da intaglio come sgorbie, scalpelli, ceselli da incisione e strumenti oltre che materiali abrasivi per la lucidatura della superficie. La lucentezza originale si \u00e8 perfettamente mantenuta ed \u00e8 un fatto stupefacente che si riscontra nella maggior parte degli avori pi\u00f9 o meno antichi quando sono stati trattati con cura. La superficie del retro di ambedue le valve non \u00e8 stata resa lucida e forse \u00e8 stata levigata la parte dove sono state apposte le due scritture con inchiostri mordenzanti di epoca pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL DITTICO E LA SUA CONSERVAZIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta ubicato all\u2019interno della Cattedrale<sup><a href=\"#footnote_11_2518\" id=\"identifier_11_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul tesoro si veda Cattedrale di Aosta. Museo del tesoro: catalogo, a cura di E. Castelnuovo, F. Crivello, Aosta 2013.\">12<\/a><\/sup>, nella parte absidale dell\u2019antico monumento, ha una caratteristica specifica che colpisce il conservatore \u2013 e anche il visitatore &#8211; al primo impatto: ha un clima freddo e costante con umidit\u00e0 relativa costante. Per le opere d\u2019arte esposte l\u2019assenza di sbalzi termici ed igroscopici fra inverno ed estate ha un valore inestimabile per la conservazione. Il Dittico di Anicio Probo (<a title=\"Fig. 1. Dittico di Anicio Probo, prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch01.jpg\">Fig. 1<\/a>) ha tratto grandi vantaggi proprio da un clima del genere consentendo all\u2019avorio di rimanere compatto e con gli stessi volumi. Nonostante le fratture subite in tempi remoti non ha sub\u00ecto attacchi di microorganismi n\u00e9 una variazione di patina superficiale ed i pezzi metallici dell\u2019ultimo grande intervento di restauro hanno sub\u00ecto un\u2019ossidazione relativamente contenuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio 2006 \u00e8 stato affrontato l\u2019intervento di conservazione su richiesta della Soprintendenza di Aosta sotto la direzione della Soprintendente Dr. Viviana Vallet e la Dr. Laura Pizzi. \u00c8 in corso di stampa la pubblicazione del volume monografico sul dittico, che analizza l\u2019opera dal punto di vista storico-artistico e nei dettagli del restauro<sup><a href=\"#footnote_12_2518\" id=\"identifier_12_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Dittico di Probo. Studi, a cura di F. Crivello, Collana di STUDI del Dipartimento Soprintendenza per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali Regione Autonoma Valle d&rsquo;Aosta, in corso di stampa.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">STATO DI CONSERVAZIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli esami preliminari si doveva constatare che le due valve del dittico si presentassero in uno stato di conservazione stabile nonostante gli antichi <em>danni<\/em> <em>gravi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ambedue le valve portano delle <em>lesioni<\/em> causate da un forte urto, arrecate presumibilmente in epoca assai remota, forse una caduta vera e propria, pertanto le tavole d\u2019avorio si sono spezzate in singoli <em>frammenti <\/em>di dimensioni grandi<em>:<\/em> si tratta di tre pezzi nella valva destra e di due pezzi nella valva sinistra (<a title=\"Fig. 2. Il Dittico dopo lo smontaggio, evidenti i 5 grandi frammenti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch02.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019urto ha causato inoltre una <em>fenditura<\/em> larga di 2-3 cm sotto l\u2019arco intagliato della valva destra (<a title=\"Fig. 3. Fenditura sotto l'arco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch03.jpg\">Fig. 3<\/a>), e, essendo essa in quel punto di spessore molto sottile, l\u2019avorio si \u00e8 leggermente imbarcato. Il sistema di collegamento antico fra le due valve si deve essere spezzato nel solito frangente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il precedente intervento di <em>restauro<\/em>, la cui datazione non \u00e8 certa<sup><a href=\"#footnote_13_2518\" id=\"identifier_13_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si pu&ograve; ipotizzare che il restauro sia stato eseguito tra il XV e il XVI secolo.\">14<\/a><\/sup>, ha arrecato ulteriore danno alle valve. Per l\u2019applicazione della cerniera<sup><a href=\"#footnote_14_2518\" id=\"identifier_14_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di una cerniera d&rsquo;argento realizzata appositamente per lo scopo, in sostituzione probabilmente di una pi&ugrave; antica &ldquo;cerniera&rdquo;, andata perduta.\">15<\/a><\/sup>, infatti, l\u2019avorio \u00e8 stato scavato all\u2019interno dello spessore e forato in concomitanza con gli alloggiamenti del\u00a0 montaggio antico. In queste sei sedi sono state inserite le linguette d\u2019argento della cerniera e fermate in perpendicolare con\u00a0 i sei perni d\u2019argento, i quali sul recto sono decorate e sul verso ribattuti. Qui l\u2019ossidazione dell\u2019argento ha annerito l\u2019avorio circostante (<a title=\"Fig. 4. Dittico durante il restauro: cerniera d'argento ed il particolare delle due valve\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>cerniera d\u2019argento<\/em>, sicuramente non originale anche se antica, \u00e8 stata costruita prima nella sua completa funzionalit\u00e0 e in seguito fermata nell\u2019avorio, oltre che da linguette infilate nello spazio creato nello spessore dell\u2019avorio, anche tramite perni d\u2019argento ribaditi. Gli effetti negativi si riscontrano soprattutto nella patina pi\u00f9 scura in corrispondenza delle applicazioni metalliche: coprendo la superficie ed impedendo l\u2019arrivo della luce ambientale in questi punti l\u2019avorio si \u00e8 scurito, inoltre, ci sono perdite di materiale che nell\u2019impatto del martello per la ribaditura ha creato dei traumi locali che hanno comportato la rottura dell\u2019avorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per <em>ricollegare<\/em> i <em>frammenti<\/em> fra loro erano stati praticati <em>34 fori<\/em> per far passare un \u201cfilo\u201d d\u2019argento e di ottone per riavvicinare i singoli pezzi.\u00a0 Anche se non sono state compromesse parti importanti della raffigurazione si tratta di un intervento traumatizzante per la materia eburnea.\u00a0 Oltretutto questa soluzione \u00e8 esteticamente deturpante perch\u00e9 impedisce la libera lettura dell\u2019opera ed ha causato la parziale ossidazione differenziata o \u201cpatina differenziata\u201d<sup><a href=\"#footnote_15_2518\" id=\"identifier_15_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sotto i fili metallici l&rsquo;avorio &egrave; diventato pi&ugrave; scuro a causa dell&rsquo;assenza dell&rsquo;effetto sbiancante della luce ambientale che mantiene l&rsquo;avorio di colore chiaro. Effettivamente questi segni di colore pi&ugrave; scure scompariranno dopo alcuni anni di esposizione alla luce naturale degli ambienti museali.\">16<\/a><\/sup> sull\u2019avorio (<a title=\"Fig. 5. Dittico prima del restauro: fili metallici per tenere insieme i frammenti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch05.jpg\">Figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. Dittico prima del restauro: valva destra con &quot;cordicella&quot; metallica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch06.jpg\">6<\/a>). L\u2019intervento rivela anche imprecisione nell\u2019accostamento dei frammenti: ci\u00f2 ha creato scalini sul bordo superiore di ambedue le valve (<a title=\"Fig. 7. Bordo superiore valva destra con il restauro precedente.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Retro di valva destra con il vecchio restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch08.jpg\">8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019invecchiamento si rilevano alcuni <em>spacchi longitudinali<\/em> (lungo la venatura), causati dal ritiro naturale dell\u2019avorio e molto visibili all\u2019occhio a causa della polvere che vi si \u00e8 insediata nei secoli<sup><a href=\"#footnote_16_2518\" id=\"identifier_16_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In genere questo tipo di effetto dell&rsquo;invecchiamento naturale si trova in tutte le opere dell&rsquo;epoca. Si vedano il Dittico Simmachi e altri simili esemplari, come il Dittico di Giustiniano (Metropolitan Museum, New York) o il Dittico di Stilicone (Museo e Tesoro del Duomo, Monza).\">17<\/a><\/sup>. I pi\u00f9 grandi si trovano tutti nella valva sinistra: sopra la spalla destra, sotto la cintura e sulla gamba destra della figura dell\u2019Imperatore. In ambedue le valve si possono notare svariate piccole fenditure, meno incisive perch\u00e9 molto sottili anche esse dovute all\u2019essiccamento della materia fin dall\u2019inizio della sua lavorazione (<a title=\"Fig. 9. Valva sinistra: spacchi e fenditure lungo la venatura  sopra le spalle, lungo il braccio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S<em>egni di usura<\/em> si notano su alcune parti lisce dell\u2019intaglio sul verso dove si vede una vera e propria abrasione del modellato del volto e delle decorazioni ad incisione (scudo) (fig. 9). Lo strato di <em>polveri e sporco<\/em> copre le profondit\u00e0 degli intagli e rende tutta la <em>superficie grigia<\/em>. Nelle fenditure fra i vari frammenti \u00e8 andato a depositarsi anche materiale usato per la pulitura del metallo (polveri abrasive).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>retro<\/em> si presenta con un fortissimo strato di sporco dove si trova un miscuglio fra pulitori per metalli, cere, stuccature e deposito di polvere. Sulla valva sinistra si vedono le tracce di una iscrizione scarsamente leggibile apposta in origine tramite un inchiostro o mordente<sup><a href=\"#footnote_17_2518\" id=\"identifier_17_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Cracco Ruggini, I dittici tardo antichi nel Medioevo, in Il calamo della memoria. Riuso di testi e mestiere letterario nella tarda antichit&agrave;, a cura di L. Cristante e S. Ravalico, IV,Trieste 2011, pp.84-86.\">18<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 10. Retro valva sinistra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Si rilevano anche altre tracce di color marrone: un cerchio incompleto e una grossa macchia, per i quali \u00e8 difficile spiegare la causa, e restano segni indelebili nel primo strato dell\u2019avorio<sup><a href=\"#footnote_18_2518\" id=\"identifier_18_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esiste un fenomeno appartenente solo all&rsquo;avorio: la patina (che va al leggero imbrunire del colore bianco avorio fino al colore mattone scuro) &egrave; localizzata nel primo strato superficiale della materia, mentre all&rsquo;interno di un qualsiasi spessore l&rsquo;avorio conserva il bianco avorio vergine. Questa patina non compromette n&eacute; la consistenza n&eacute; lo stato di conservazione dell&rsquo;avorio. Per contro, attraverso o l&rsquo;attacco di microorganismi o l&rsquo;ossidazione di ferro o di bronzo a stretto contatto e in circostanze di forte umidit&agrave; si formano macchie anche nella profondit&agrave; degli spessori; oltre che essere coloranti sono anche devastanti per la consistenza del materiale (si veda avorio di scavo: B. Schindler, La pisside della Pania. Il restauro di un&rsquo;opera etrusca in avorio, in &ldquo;Kermes&rdquo;, 49, gennaio-marzo 2003).\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019INTERVENTO DI RESTAURO E DI CONSERVAZIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente alla documentazione fotografica si \u00e8 proceduto alla pulitura di tutte le superfici. Con estrema cautela sono stati tolti strati pi\u00f9 o meno spessi o resistenti depositi di polveri miste a grasso di mani, depositati nei secoli;\u00a0 con l\u2019ausilio di batuffoli di cotone inumiditi sono state pulite le superfici lisce mentre nelle profondit\u00e0 sono stati usati ausili meccanici di una certa durezza per scalzare depositi pi\u00f9 resistenti. In questa fase di lavoro \u00e8 stato estremamente importante mantenere un equilibrio fra umidit\u00e0 dell\u2019acqua della pulitura e l\u2019asciugatura (<a title=\"Fig. 11. Durante la pulitura (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;). \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Durante la pulitura (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch12.jpg\">12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questa fase si pu\u00f2 verificare con attenzione lo stato di conservazione della materia eburnea in tutte le sue superfici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019eliminazione del vecchio restauro<\/em> \u00e8 stato eseguito con estrema cautela: i fili d\u2019argento sono stati tagliati, asportati dalla loro collocazione, le facciate delle rotture ed i fori sono stati puliti da depositi di polvere e residui di pulitura delle ossidazioni metalliche e dallo sporco in gran parte molto resistenti (<a title=\"Fig. 13. Durante la pulitura.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> L\u2019incollaggio dei frammenti<\/em> ha reso possibile l\u2019accostamento pressoch\u00e9 perfetto in maniera che venissero rispettati i frammenti allo stato attuale: essendosi ritirato il materiale nella parte degli sfondi, infatti, non era possibile avvicinare le parti che sono state lasciate libere, vale a dire senza stuccature, per camuffare le fenditure in parte molto larghe (fino a 3mm). In base ad una consultazione con la direzione dei lavori della Soprintendenza la scelta della colla pi\u00f9 idonea \u00e8 caduta sulla colla epossidica bicomponente<sup><a href=\"#footnote_19_2518\" id=\"identifier_19_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo tipo di collante mantiene la sua flessibilit&agrave; ed anche la sua colorazione nel tempo, inoltre, &egrave; meccanicamente reversibile.\">20<\/a><\/sup>, ritenuta la pi\u00f9 adatta, viste le esigenze statiche e le superfici incollabili ridotte sia in spessore che in lunghezza. Tale collante, che permette di ottenere un incollaggio forte anche su piccole superfici e ha una buona resistenza nel tempo, \u00e8 stato usato anche per l\u2019applicazione di piccoli rinforzi (sottili placchette d\u2019avorio) nei punti dell\u2019incollaggio sul retro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come soluzione per la <em>chiusura dei 34<\/em> <em>fori<\/em> \u00e8 stata scelto, sempre in accordo con la direzione dei lavori, l\u2019utilizzo di perni d\u2019avorio lavorati appositamente per ogni foro, levigati e leggermente patinati, onde evitare il nuovo deposito di polvere, rendendo unita l\u2019immagine\u00a0 e permettendone cos\u00ec una lettura scorrevole dell\u2019insieme<sup><a href=\"#footnote_20_2518\" id=\"identifier_20_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcuni spunti per le soluzioni tecniche sono stati tratti da Nuove letture di monumenti etruschi dopo il restauro, a cura di M. Cristofani, Firenze 1971.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla <em>cerniera<\/em>, parte storica ed indissolubile del dittico che ha la funzione meccanica di tenere insieme le due valve e poterle esporre in verticale,\u00a0 si \u00e8 intervenuti con una lieve pulitura. Per lo smontaggio \u00e8 stata indispensabile l\u2019eliminazione della vecchia ribaditura e i suoi perni leggermente allungati in fase di rimontaggio sono stati leggermente accorciati. Non sono stati per\u00f2 pi\u00f9 ribaditi, ma aperti a forcella per bloccare nuovamente le rondelle. Nella parte in basso della valva sinistra dove era inserita in precedenza una lamiera di ottone non \u00e8 stato ripristinato il montaggio in mancanza del perno antico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>fase finale<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Dittico dopo il restauro (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Dittico dopo il restauro (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/sch15.jpg\">15<\/a>), in base alle esigenze della materia, \u00e8 stato applicato uno strato sottile di rigenerante (olio animale), ed \u00e8 stata effettuata una lucidatura manuale per ripristinare la lucentezza originale<sup><a href=\"#footnote_21_2518\" id=\"identifier_21_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Cristoferi, Gli Avori. Problemi di Restauro, Firenze 1992. Si veda anche B. Schindler, La pisside della Pania&hellip;, in &ldquo;Kermes&rdquo;, 49, gennaio-marzo 2003.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cnuova lettura\u201d di un\u2019opera vista per secoli in una certa veste ha suscitato nuovo interesse da parte degli studiosi di storia dell\u2019arte<sup><a href=\"#footnote_22_2518\" id=\"identifier_22_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Carlo Magno e le Alpi. Viaggio al centro del Medioevo, catalogo della mostra (Susa-Novalesa, 25 febbraio &ndash; 28 maggio 2006), a cura di F. Crivello, C. Segre Montel, Ginevra-Milano 2006.\">23<\/a><\/sup> e di fisica<sup><a href=\"#footnote_23_2518\" id=\"identifier_23_2518\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. supra nota 12.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2518\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Eburnea diptycha. I dittici d\u2019avorio tra Antichit\u00e0 e Medioevo<\/em>, a cura di M. David, Bari 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2518\" class=\"footnote\">L. Chrzanovski,<em> Le vie dell\u2019avorio<\/em>, in <em>Eburnea<\/em>\u2026, 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2518\" class=\"footnote\">A. Cutler, <em>The making of the Justinian Ditychs, <\/em>in \u201cByzantion\u201d, 54, 1984, pp. 75-115 e in part. p. 133.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2518\" class=\"footnote\">V.A. St. Clair,<em> Carving as Craft: The Palatine East Discoveries and the Greco-Roman Bone and Ivory Carving Tradition<\/em>, Baltimore 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2518\" class=\"footnote\">R. Delbr\u00fcck,<em> Die Consulardiptychen und verwandte Denkm\u00e4ler<\/em>, Berlin 1929.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2518\" class=\"footnote\">Cfr. D. Lassandro,<em> I \u201cdiptycha eburnea\u201d tardoantichi e il \u201cDie Konsulardiptychen\u201d di Richard Delbrueck<\/em>, in <em>Eburnea<\/em>\u2026, 2007, pp. 73-74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2518\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2518\" class=\"footnote\">B. Schindler, P. Candeloro, <em>Avorio. Tecniche e Materiali, <\/em>Livorno 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2518\" class=\"footnote\">V. Ronaldi, A. Brajkovi\u0107, <em>L\u2019avorio<\/em>, in <em>Eburnea<\/em>\u2026, 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2518\" class=\"footnote\">In questo caso anche il retro \u00e8 dello stesso colore perch\u00e9 anch\u2019esso esposto alla luce ambientale. In moltissimi altri casi gli avori antichi, ad esempio le valve di specchio medievali d\u2019avorio, hanno il retro di colore marrone, segno di ossidazione, proprio perch\u00e9 \u00e8 venuto a mancare l\u2019effetto sbiancante della luce.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2518\" class=\"footnote\">C. Bianchi, <em>Strumenti e tecniche di lavorazione dell\u2019avorio e dell\u2019osso<\/em>, in <em>Eburnea<\/em>\u2026, 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2518\" class=\"footnote\">Sul tesoro si veda <em>Cattedrale di Aosta. Museo del tesoro: catalogo<\/em>, a cura di E. Castelnuovo, F. Crivello, Aosta 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2518\" class=\"footnote\"><em>Il Dittico di Probo. Studi<\/em>, a cura di F. Crivello, Collana di STUDI del Dipartimento Soprintendenza per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali Regione Autonoma Valle d&#8217;Aosta, in corso di stampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2518\" class=\"footnote\">Si pu\u00f2 ipotizzare che il restauro sia stato eseguito tra il XV e il XVI secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2518\" class=\"footnote\">Si tratta di una cerniera d\u2019argento realizzata appositamente per lo scopo, in sostituzione probabilmente di una pi\u00f9 antica \u201ccerniera\u201d, andata perduta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2518\" class=\"footnote\">Sotto i fili metallici l\u2019avorio \u00e8 diventato pi\u00f9 scuro a causa dell\u2019assenza dell\u2019effetto sbiancante della luce ambientale che mantiene l\u2019avorio di colore chiaro. Effettivamente questi segni di colore pi\u00f9 scure scompariranno dopo alcuni anni di esposizione alla luce naturale degli ambienti museali.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2518\" class=\"footnote\">In genere questo tipo di effetto dell\u2019invecchiamento naturale si trova in tutte le opere dell\u2019epoca. Si vedano il Dittico Simmachi e altri simili esemplari, come il Dittico di Giustiniano (Metropolitan Museum, New York) o il Dittico di Stilicone (Museo e Tesoro del Duomo, Monza).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2518\" class=\"footnote\">L. Cracco Ruggini, <em>I dittici tardo antichi nel Medioevo, <\/em>in <em>Il calamo della memoria. Riuso di testi e mestiere letterario nella tarda antichit\u00e0<\/em>, a cura di L. Cristante e S. Ravalico, IV,Trieste 2011, pp.84-86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2518\" class=\"footnote\">Esiste un fenomeno appartenente solo all\u2019avorio: la patina (che va al leggero imbrunire del colore bianco avorio fino al colore mattone scuro) \u00e8 localizzata nel primo strato superficiale della materia, mentre all\u2019interno di un qualsiasi spessore l\u2019avorio conserva il bianco avorio vergine. Questa patina non compromette n\u00e9 la consistenza n\u00e9 lo stato di conservazione dell\u2019avorio. Per contro, attraverso o l\u2019attacco di microorganismi o l\u2019ossidazione di ferro o di bronzo a stretto contatto e in circostanze di forte umidit\u00e0 si formano macchie anche nella profondit\u00e0 degli spessori; oltre che essere coloranti sono anche devastanti per la consistenza del materiale (si veda avorio di scavo: B. Schindler, <em>La pisside della Pania. Il restauro di un\u2019opera etrusca in avorio<\/em>, in \u201cKermes\u201d, 49, gennaio-marzo 2003).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2518\" class=\"footnote\">Questo tipo di collante mantiene la sua flessibilit\u00e0 ed anche la sua colorazione nel tempo, inoltre, \u00e8 meccanicamente reversibile.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2518\" class=\"footnote\">Alcuni spunti per le soluzioni tecniche sono stati tratti da <em>Nuove letture di monumenti etruschi dopo il restauro<\/em>, a cura di M. Cristofani, Firenze 1971.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2518\" class=\"footnote\">E. Cristoferi, <em>Gli Avori. <\/em><em>Problemi di Restauro<\/em>, Firenze 1992. Si veda anche B. Schindler, <em>La pisside della Pania<\/em><strong>\u2026<\/strong>, in \u201cKermes\u201d, 49, gennaio-marzo 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2518\" class=\"footnote\"><em>Carlo Magno e le Alpi. Viaggio al centro del Medioevo,<\/em> catalogo della mostra (Susa-Novalesa, 25 febbraio \u2013 28 maggio 2006), a cura di<em> <\/em>F. Crivello, C. Segre Montel, Ginevra-Milano 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2518\" class=\"footnote\">Cfr. <em>supra<\/em> nota 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2518\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>info@bettinaschindler.it Il Dittico di Anicio Probo &#8211; Restauro e conservazione dell\u2019avorio DOI: 10.7431\/RIV13012016 Nei tempi antichi la produzione dei dittici e anche dei trittici era <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2518\" title=\"Bettina Schindler\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2675,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2518"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2518"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2518\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2682,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2518\/revisions\/2682"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}