{"id":2419,"date":"2015-12-29T22:33:09","date_gmt":"2015-12-29T22:33:09","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2419"},"modified":"2016-06-29T14:19:34","modified_gmt":"2016-06-29T14:19:34","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2419","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@tin.it<\/p>\n<h3>Alfredo Ravasco: tra la Sicilia (Maria Accascina, Salvatore Corvaya) e Milano (la mostra a Villa Necchi Campiglio &#8211; FAI). Inediti e ritrovamenti<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV12102015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La viva attenzione accordata dalla grande studiosa siciliana Maria Accascina (1898-1979)<sup><a href=\"#footnote_0_2419\" id=\"identifier_0_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Maria Accascina, cfr: Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, Palermo 1985; M. C. Di Natale, Dalle pagine del Giornale di Sicilia: l&rsquo;osservatorio culturale di Maria Accascina, in Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia 1934-1937, Caltanisetta 2006, pp. 9-30; Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte del Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M. C. Di Natale, Palermo- Erice 14-17 giugno 2006, Caltanisetta 2007 (in particolare: M. C. Di Natale, Maria Accascina storica dell&rsquo;arte : i&nbsp; metodi, i risultati, pp. 27-50).\">1<\/a><\/sup> all\u2019oreficeria milanese<sup><a href=\"#footnote_1_2419\" id=\"identifier_1_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel suo volume Oreficeria di Sicilia dal XII al XX secolo (Palermo 1974) Maria Accascina inserisce il Reliquiario della Santa Croce della Chiesa madre di San Mauro Castelverde, dovuto a bottega milanese, forse operante a Roma (cfr. P. Venturelli, Il Reliquiario della Santa Croce di San Mauro Castelverde. Smalti e arte orafa milanese in Sicilia, in Storia, critica e tutela&hellip; 2007, pp. 174-185); per Maria Accascina e l&rsquo;oreficeria milanese, cfr. P. Venturelli, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab&ograve; Visconti a Ludovico il Moro, Venezia 2008, pp. 19-25.\">2<\/a><\/sup>, si tradusse anche in un appassionato commento scritto per \u201cIl Giornale di Sicilia\u201d riguardante le opere realizzate per la Biennale di Venezia del 1936 dall\u2019orafo Alfredo Ravasco (1873-1958)<sup><a href=\"#footnote_2_2419\" id=\"identifier_2_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la presenza di Ravasco a questa importante manifestazione, cfr. P. Venturelli, &ldquo;&hellip; semplicizzare per raffinatamente ornare&hellip;, complicare per elegantemente risolvere&rdquo;, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi. Il Principe degli orafi, a cura di P. Venturelli, catalogo della mostra, Milano 2015-2016, Milano 2015 (il catalogo &egrave; stato reso possibile grazie alla generosa sponsorizzazione della Gioielleria Pennisi di Milano), pp. 22-25.\">3<\/a><\/sup>. Personalit\u00e0 di spicco, presente sia come autore sia come organizzatore alle importanti manifestazioni internazionali d\u2019arti decorative che segnano la prima parte del XX secolo tra Monza, Milano e Venezia, Ravasco produsse strepitosi oggetti (scatole, coppe, soprammobili, centro tavola, ecc.), ricercati dai principali committenti del tempo, abbinando in modo fantasioso e personalissimo pietre dure, coralli, smalti e gemme preziose, all\u2019insegna di una vocazione coloristica esuberante, governata da forme strutturate quali micro architetture. Fu autore di eleganti e scenografiche composizioni, alcune delle quali fruibili in questi giorni a Milano grazie alla mostra che gli \u00e8 stata dedicata (14 ottobre 2015-6 gennaio 2016), voluta dal FAI e allestita negli ambienti di Villa Necchi Campiglio<sup><a href=\"#footnote_3_2419\" id=\"identifier_3_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015. Per Alfredo Ravasco, non posso che rimandare a: P. Venturelli, Alfredo Ravasco. Gioielliere nella Milano degli anni Venti, in L&rsquo;arte del gioiello e il gioiello d&rsquo;artista dal &lsquo;900 ad oggi. The art of Jewelry and the Artist&rsquo; Jewels in the 20th Century, a cura di M. Mosco, catalogo della mostra, Firenze 2001, Firenze 2001, pp. 181-186;&nbsp; Eadem, Alfredo Ravasco, Milano 2003; Eadem, Orafi e oreficerie in Italia durante il Ventennio. Alfredo Ravasco, in Il d&eacute;co in Italia, a cura di F. Benzi, catalogo della mostra, Roma 2004, Milano 2004, pp. 238-249, 361; Eadem, Alfredo Ravasco, in Dizionario del gioiello italiano, a cura di L. Lenti-&nbsp; M. C. Bergesio, Torino 2005, pp. 237-238.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cogliendone con la consueta acutezza caratteristiche formali e poetiche<sup><a href=\"#footnote_4_2419\" id=\"identifier_4_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esiste un&rsquo;evidente sintonia tra la produzione ravaschiana e le arti decorative siciliane, distinte- come nota Maria Concetta Di Natale- da vivacissime policromie (M. C. Di Natale, Dalle pagine del Giornale di Sicilia&hellip; 2006, p. 23), oltre che dall&rsquo;uso delle pietre dure, degli smalti e del corallo. A riprova dell&rsquo;apprezzamento da parte di Maria Accascina, sta l&rsquo;inserimento di Alfredo Ravasco tra gli &laquo;Artisti orafi&raquo; (Brozzi, Ghiretti, Martelli) menzionati nel capitoletto di chiusura (&laquo;Decadenza e Novecentismo&raquo;) del suo Oreficeria italiana, edito nel 1934; delle sei fotografie a corredo, inoltre, quattro riportano pezzi del maestro milanese (cfr. M. Accascina, Oreficeria italiana, Firenze 1934, pp. 61-63).\">5<\/a><\/sup>, Accascina ne parla infatti nel suo articolo del 23 agosto (<em>Alla XX Biennale di Venezia. Le arti decorative<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_5_2419\" id=\"identifier_5_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ripubblicato integralmente in Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia&hellip; 2006, pp. 303-305 (a pp. 303-304 la parte dedicata alle opere di Ravasco); gli articoli dedicati alla Biennale veneziana del 1936 sono diversi (31 maggio: La XX Biennale di Venezia. La pittura; 4 giugno: Alla XX Biennale di Venezia. Sculture ed opere d&rsquo;arte italiane;11 giugno: Alla XX Biennale di Venezia. In carlinga sui padiglioni stranieri; 30 luglio: Alla XX Biennale di Venezia. Il Futurismo e la pittura di guerra, in Ibidem, rispettivamente alle pp. 265-268; 268-272; 272-278; 297-300).\">6<\/a><\/sup>, aperto proprio da osservazioni sugli esemplari ravaschiani e sul loro suggestivo allestimento<sup><a href=\"#footnote_6_2419\" id=\"identifier_6_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;allestimento delle opere esposte a questa Biennale, cfr. P. Venturelli, &ldquo;&hellip; semplicizzare per raffinatamente ornare&hellip; 2015, pp. 23-24, 142-143.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNell\u2019immediato e violento contrasto, la stanza delle oreficerie di Ravasco, tutta buia a e notturna, con poche bacheche luminose, in cui stanno oggetti preziosi di stranissime forme, richiama l\u2019acquaria di Napoli, e i colori di queste pietre dure, di questi coralli e gemme, che mano dell\u2019orafo ha foggiato secondo fantasia, ridanno il senso di delizioso sgomento che destano in quel luogo le forme medusee che azzurre scivolano nell\u2019azzurro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ravasco, orafo ormai celebre, certo rinnova, tutte le fantasie e le esperienze del pieno rinascimento italiano, tanta \u00e8 la sua esperienza\u00a0 nell\u2019intagliare e accordare le pietre dure, nell\u2019unire le perle ai coralli, nel sovrapporre la malachite, le agate, i lapislazzuli, i cristalli di rocca, a zone coloristiche graduate o alternate, o sfumate o contrastanti; tanto \u00e8 il suo accorgimento nel semplicizzare per raffinatamente ornare, nel complicare per elegantemente risolvere [\u2026]; tanta \u00e8 infine la sua fantasia nel creare motivi decorativi e fogge e tipi nuovi, architetto nel comporre con misura, pittore nella scelta dei colori, scultore nel garbo del modellato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli presenta opere di una rarit\u00e0 di materie e di una preziosit\u00e0 di gemme quali pochi orefici possono concedersi di impiegare sicch\u00e9 veramente la sua \u00e8 arte aulica, medicea [\u2026].\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dei pezzi esposti, oltre a un curioso centro tavola in cristallo di rocca e a un raffinatissimo cofanetto in malachite<sup><a href=\"#footnote_7_2419\" id=\"identifier_7_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si trattava di un &laquo;centro da tavola&raquo; in cristallo di rocca, su base di lapislazzuli, affiancato da due tacchini smaltati, con &laquo;fiori di corallo sull&rsquo;orlo in un insieme gustosamente barocco&raquo;, e del cofanetto in&nbsp; malachite, in cui &laquo;domina un rigore geometrico razionale, una semplicit&agrave; estrema perch&eacute; l&rsquo;orefice conta sulla naturale decorazione della pietra stessa, [&hellip;] e introduce appena un ornato nei piedini del cofanetto un gruppetto di smeraldi e rubini, e sul coperchio pone, a coronamento di fantasia, un gruppetto di pesci inciso in un grosso smeraldo&raquo; (in Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia&hellip; 2006, p. 304); per queste due opere, cfr. P. Venturelli, schede nn. 14, 46, 84, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, pp. 45, 76, 121.\">8<\/a><\/sup>, Maria Accascina cita una \u00abscatola scavata nell\u2019agata grigia, con un pesce in corallo inciso e uno zampillo di perle orientali: un accordo delizioso di grigi lunari, di rosei rosseggianti, di bianchi perlacei e nel rendimento delle squame\u00bb. Un esemplare noto oggi purtroppo solo da foto di repertorio<sup><a href=\"#footnote_8_2419\" id=\"identifier_8_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;immagine della scatola presentata alla Biennale veneziana &egrave; visibile in &ldquo;Le Tre Venezie&rdquo;, XIV-XV, 1936, p. 228; la fotografia conservata presso l&rsquo;Archivio Storico Arti Contemporanee di Venezia, mostra invece l&rsquo;esemplare privo della cascata di fili di perle (vedi P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, scheda n. 140, p. 143).\">9<\/a><\/sup>, a cui la studiosa pare alludere anche in un successivo articolo riguardante l\u2019arte del corallo trapanese<sup><a href=\"#footnote_9_2419\" id=\"identifier_9_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nell&rsquo;articolo del 14 novembre 1936 (Antico artigianato siciliano. Coralli e corallinai trapanesi) scrive infatti: &laquo;Se caso o ricerca porta nello studio di Alfredo Ravasco dinanzi ad alcune di quelle sue fiabesche preziosissime opere composte alternando poesia a pittura e scultura, in cui il corallo sia stato scelto come elemento ornamentale, si rinnova sempre il rimpianto vedendo tanta possibilit&agrave; di adattamento, tante fantastiche trovate, che a Trapani, proprio nella terra madre dell&rsquo;industria e dell&rsquo;arte corallifera il corallo non si cerchi pi&ugrave;, non si lavori pi&ugrave;. [&hellip;]. C&rsquo;&egrave; s&igrave; da osservare, che il corallo non &egrave; pi&ugrave; del tutto di moda che basta la scuola di Torre del Greco alla richiesta ma in moda sono sempre i gioielli e le decorazioni ed Alfredo Ravasco dimostra sufficientemente di quanta grazia possa essere compimento in&nbsp; qualsiasi opera di oreficeria un pezzo di corallo. Che gusto in certi pesciolini scolpiti di corallo che vengono fuori zampillando perline ad adornare coppe di agate o di malachite, che delicata grazia in certe roselline appuntate sull&rsquo;orlo di cristalli di rocca!&raquo; (in Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia&hellip; 2006, pp. 318-321, a p. 320 la citazione).\">10<\/a><\/sup>, dove Ravasco sperimenta ancora una volta il prediletto tema degli animali acquatici<sup><a href=\"#footnote_10_2419\" id=\"identifier_10_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il tema zoomorfo, cfr. P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, pp. 89-101.\">11<\/a><\/sup>, in questo caso ricavati dal corallo (sicuramente da maestranze di Torre del Greco)<sup><a href=\"#footnote_11_2419\" id=\"identifier_11_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1925 il Ministero della Pubblica Istruzione conferisce a Ravasco l&rsquo;incarico di Ispettore della Scuola del Corallo di Torre del Greco; la collaborazione con le maestranze torresi durer&agrave; sino alla fine della carriera dell&rsquo;orafo (cfr. P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, pp.19, 123).\">12<\/a><\/sup>, nella versione naturalistica tipica delle sue ultime prove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una variante di questa scatola \u00e8 emersa recentemente in Collezione privata (<a title=\"Fig. 1. Alfredo Ravasco, 1939, &lt;i&gt;Scatola&lt;\/i&gt;, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottenuta da un unico pezzo d\u2019agata (9,8x 17x 11), presenta sul coperchio lavorato per simulare un mare ondoso, due plastici pesci in corallo, con occhi ottenuti da rubini <em>cabochon<\/em> e file di perline fuoriuscenti dalle bocche; sulle cerniere in oro bianco, fissate con ametiste anch\u2019esse <em>cabochon,<\/em> \u00e8 incisa la data, \u00ab6 febbraio 1939\u00bb. Sfruttando abilmente le possibilit\u00e0 cromatiche offerte dai materiali impiegati, Ravasco gioca in modo molto raffinato tra i differenti toni del corallo e le sfumature grigio- ambrate dell\u2019agata, impreziosendo il tutto con inserti di rubini e perle. Ne risulta un oggetto straordinario, di notevole effetto visivo, decisamente all\u2019avanguardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siciliano \u00e8 anche Salvatore Corvaya (1872-1962)<sup><a href=\"#footnote_12_2419\" id=\"identifier_12_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Manca&nbsp; un approfondito lavoro monografico su questo autore. Sostanzialmente autodidatta, Salvatore Corvaya apprende i &laquo;primi elementi del disegno&raquo; dai &laquo;modesti maestri che trov&ograve; al suo paese&raquo; (G. Nicodemi, Salvatore Corvaya, Milano 1936, p. 7); la sua abilit&agrave; esecutiva, soprattutto nelle miniature (a tempera e a olio), con piccole scene di genere e ritratti, lo rendono presto un autore ricercato da personaggi illustri, specialmente tra Milano e Torino, incluso la Regina Margherita; nel 1906 fonda con Carlo Bazzi la &laquo;Ditta Corvaja &amp; Bazzi&raquo; specializzata nella realizzazione di vetrate e nella tecnica dell&rsquo; eamil- tub&eacute;; sue opere rimangono a Milano presso la Pinacoteca Ambrosiana e il Palazzo della Banca d&rsquo;Italia, nonch&eacute; al Museo della Scala, alla Quadreria dei Benefattori dell&rsquo; Ospedale Maggiore Ca&rsquo; Granda, alle Civiche Raccolte Storiche del Museo di Milano- Palazzo Morando Attendolo Bolognini; altre sono conservate nella villa della regina Margherita a Bordighera.\">13<\/a><\/sup>, il ritrattista, paesaggista e miniaturista originario di Licata (Ag)<sup><a href=\"#footnote_13_2419\" id=\"identifier_13_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dell&rsquo;arte della miniatura in Sicilia parla Maria Accascina nell&rsquo; articolo del 4 dicembre 1936 (Ottocento siciliano. I miniaturisti) scritto per &ldquo;Il Giornale di Sicilia (cfr. Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia&hellip; 2006, pp. 321-323).\">14<\/a><\/sup>, stabilitosi definitivamente a Milano dopo il servizio di leva, nel 1894,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che firma e data (1938) la miniatura circolare (10 cm) raffigurante il busto di un ragazzo prematuramente scomparso, Gennarino Baroni (1919-1938)<sup><a href=\"#footnote_14_2419\" id=\"identifier_14_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio vivamente il proprietario dell&rsquo;opera per l&rsquo;informazione. Segnalo che il medesimo ragazzo con identici abiti e stessa posa (ma a figura intera e in un giardino), &egrave; nuovamente ritratto da Salvatore Corvaya in un dipinto (50&times;40) firmato e datato &laquo;1939&raquo;, passato di recente all&rsquo;asta (n. 46, 25 marzo 2015- Viscontea Casa d&rsquo;Aste): evidentemente le due opere sono tratte dalla stessa fotografia.\">15<\/a><\/sup>, le fattezze del quale ci sono restituite con resa lenticolare e penetrante realismo. Posta a completare un porta ritratto da viaggio (12,5&#215;14,2&#215;15) (<a title=\"Fig. 2. Alfredo Ravasco, Salvatore Corvaya, 1938, &lt;i&gt;Porta ritratto da viaggio con miniatura&lt;\/i&gt;, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>), \u00e8 inserita in un medaglione con profilatura d\u2019argento dorata, vivacizzato nell\u2019emiciclo superiore da perline susseguenti in lapislazzuli; la miniatura risulta alloggiata in una struttura verticale d\u2019agata sagomata ornata da tre mazzetti fioriti di zaffiri, poggiante su una base parimente d\u2019agata. Sistemato in una custodia in pelle a trittico, decorata sulla parte interna dei due sportelli da due minuscoli cuori tempestati di zaffiri, il porta ritratto costituisce una declinazione profana delle \u00abMadonnine\u00bb ravaschiane: piccoli altarini con immagini a soggetto mariano (statuette o lastrine di cristallo di rocca inciso), contenute in astucci di pelle apribili, da tenere nelle camere da letto, su com\u00f2 e comodini<sup><a href=\"#footnote_15_2419\" id=\"identifier_15_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Alfredo Ravasco&hellip; 2003, pp.125-125; Eadem, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, p. 109 e schede nn. 72-78, pp. 110-115.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due anni prima, alla sua personale milanese tenutasi nel dicembre 1936 presso la <em>Bottega d\u2019Arte<\/em> alla Galleria Salvetti, con ottanta quadri, cinquanta miniature e un catalogo con saggio introduttivo di Giorgio Nicodemi (1891-1967)<sup><a href=\"#footnote_16_2419\" id=\"identifier_16_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, pp. 129-130.\">17<\/a><\/sup>, Corvaya aveva presentato una miniatura su avorio con il\u00a0 ritratto del padre di Alfredo, l\u2019orafo Giacomo (1846-1928), originario di Genova, trasferitosi a Milano tra la fine del 1874 e gli inizi del 1875<sup><a href=\"#footnote_17_2419\" id=\"identifier_17_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Nicodemi, Salvatore Corvaya&hellip; 1936, n. 24.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente esito dell\u2019 intensa attivit\u00e0 di ritrattista del pittore siciliano e del successo presso la clientela del capoluogo lombardo, il dipinto venne rintracciato tra gli oggetti inventariati nella villa di Ghiffa (Verbania), sul lago Maggiore, dove Alfredo Ravasco si ritir\u00f2 intorno al 1943, lasciata per volont\u00e0 testamentaria all\u2019orfanatrofio femminile delle \u00abStelline\u00bb -uno dei pi\u00f9 antichi e importanti luoghi caritatevoli della capitale lombarda-, unitamente a tutto il suo ingentissimo patrimonio<sup><a href=\"#footnote_18_2419\" id=\"identifier_18_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Alfredo Ravasco&hellip; 2003, pp. 101-110.\">19<\/a><\/sup>. Durante le operazioni di stima seguite alla morte dell\u2019orafo, avvenuta il 3 novembre 1958, il ritratto fu descritto nella stanza da letto di Alfredo insieme ad un\u2019altra miniatura rappresentante la madre, Caterina Salomone (1848-1913), anch\u2019essa eseguita da Salvatore Corvaya, autore pure di quelle con un \u00abTacchino\u00bb e con \u00ab2 cammei romani\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_2419\" id=\"identifier_19_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Storico del Pio Albergo Trivulzio di Milano, OF, Origine. Eredit&agrave; e Legati. Testatore Alfredo Ravasco, &laquo;Verbale d&rsquo;Inventario&raquo;, 1958, dicembre 4, ff. 8, 18 (le &laquo;2 miniature di Corvaia- genitori&raquo; sono stimate &laquo;L. 1.000&raquo;).\">20<\/a><\/sup>, collocate invece nella \u00abSala Ottagonale\u00bb della villa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dei dipinti realizzati dall\u2019artista siciliano e custoditi nella villa di Ghiffa si sono perse le tracce,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dopo l\u2019inaugurazione della mostra milanese (14 ottobre 2015) sono state invece state ritrovate nei depositi del Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano due opere di Alfredo Ravasco, note fino ad ora solo da immagini di repertorio<sup><a href=\"#footnote_20_2419\" id=\"identifier_20_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Spetta al Conservatore del Museo, Claudio Giorgione, accorgersi che una delle fotografie esposte in mostra a Villa Necchi Campiglio, nella sezione delle opere presentate all&rsquo; Esposition Internationale des Arts D&eacute;coratifs parigina del 1925 (P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, n. 114, p. 135) corrispondeva a un pezzo &lsquo;in cerca d&rsquo;autore&rsquo; conservato nei depositi del Museo, il piccolo contenitore in cristallo di rocca (inv. 1185); a seguito di un successivo sopralluogo emerse il cofanetto (inv. 1191) che ho riconosciuto tra quelli esposti a Parigi nel 1925 (l&rsquo;illustrazione storica &egrave; in P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip;2015, p. 19, Fig. 2).\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un vasetto (8,8x 4,8 diam.) (<a title=\"Fig. 3. Alfredo Ravasco, 1924, &lt;i&gt;Vasetto per profumo&lt;\/i&gt;, Milano, Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<strong> <\/strong>in cristallo di rocca, con coperchio d\u2019oro smaltato e cesellato lavorato a giorno, completato da gocce di smeraldo pendenti e da piccole sferette perimetrali di onice, nonch\u00e9 di un cofanetto ad urna (6,7&#215;5,8x,4) (<a title=\"Fig. 4. Alfredo Ravasco, 1925, &lt;i&gt;Cofanetto&lt;\/i&gt;, Milano, Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<strong>, <\/strong>in oro e smalto, con lavorazione anche a giorno, ornato da quattro colonnette di topazio e da una grossa gemma (topazio ?) sul coperchio bombato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunte in museo grazie alla donazione dei coniugi Mauro<sup><a href=\"#footnote_21_2419\" id=\"identifier_21_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Da questa donazione pervengono al Museo anche altre opere eseguite da Alfredo Ravasco, cfr. P. Venturelli, in Alfredo Ravasco&hellip; 2003, Figg. 36, 58, 60, 87, pp. 47, 64, 65, 94; Eadem, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, nn. 19, 13, 47, pp. 50, 54, 81; materiali della sua bottega (modelli in cera e argento, lastrine in gesso ricavate da quelle in cristallo di rocca messe a ornare le &laquo;Madonnine- Altarolo&raquo;), giungono invece nel 1961; cfr. P. Venturelli, Alfredo Ravasco&hellip; 2003, pp. 101-110; Eadem, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip;2015, pp. 122-124).\">22<\/a><\/sup>, appartengono alla tipologia\u00a0 dei piccoli contenitori porta profumo, una categoria sperimentata da Ravasco principalmente tra il 1923 e il 1927<sup><a href=\"#footnote_22_2419\" id=\"identifier_22_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, p. 79 e scheda n.47, p. 81.\">23<\/a><\/sup>, che ebbe grande successo all\u2019 <em>Exposition internationale des Arts D\u00e9coratifs<\/em> di Parigi del 1925, ricevendo tra gli altri gli elogi di Margherita Sarfatti e Roberto Papini<sup><a href=\"#footnote_23_2419\" id=\"identifier_23_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sarfatti, Le arti decorative italiane a Parigi, in L&rsquo;Italia all&rsquo;Esposizione internazionale d&rsquo;arti decorative e industriali moderne, Parigi 1925, tavv. LXXI (vasetto per profumo), LXXII (cofanetto); R. Papini, Le arti a Parigi nel 1925. Terzo. I metalli, in &ldquo;Architettura e Arti Decorative&rdquo;, I, 1926- 1927, p. 42; i due esemplari sono pubblicati anche in C. A. Felice, IV- L&rsquo;oreficeria, in Enciclopedia delle Moderne Arti Decorative Italiane, Milano 1927, p. 97 (vasetto porta profumo), tav. 12 (cofanetto).\">24<\/a><\/sup>. Vennero entrambi regalati da Francesco Mauro alla moglie Edi in occasione dell\u2019anniversario del loro matrimonio, come ricorda l\u2019iscrizione incisa all\u2019interno del coperchio del vasetto (A EDI FRANCESCO XVI- III- MCMXXIV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ricchezza di dettagli decorativi e qualit\u00e0 del repertorio ornamentale ancora in parte legato a moduli neo- manieristici, i due esemplari si situano stilisticamente al di qua della grande svolta che segna la produzione di Ravasco nel passaggio tra la seconda (1925) e la terza (1927) Biennale monzese di arti decorative<sup><a href=\"#footnote_24_2419\" id=\"identifier_24_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. Venturelli, Alfredo Ravasco&hellip; 2003, pp. 31-57.\">25<\/a><\/sup>, Si distanziano infatti notevolmente dal sigillo (Collezione privata) presentato alla terza Biennale di Monza (1927), un sobrio parallelepipedo in agata grigia con due cavallucci marini in corallo arrampicati ai fianchi, che si fronteggiano osservando una perla (7x 6x 2,3), altra opera nota fino ad oggi solo da fotografie storiche<sup><a href=\"#footnote_25_2419\" id=\"identifier_25_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, in Alfredo Ravasco. L&rsquo;orafo dei Principi&hellip; 2015, p. 19; foto storica a p. 136, n. 116.\">26<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Alfredo Ravasco, ca. 1927, &lt;i&gt;Sigillo&lt;\/i&gt;, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/ven05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La novit\u00e0 consiste nella riduzione dei particolari ornamentali e nella stilizzazione degli elementi formali. I tagli geometrici delle formulazioni d\u00e9co sono confluite nelle solidit\u00e0 plastiche dello stile Novecento, aprendo agli esiti stilistici caratterizzanti le opere esposte alla \u00abV Triennale\u00bb di Milano del 1933, la mostra internazionale delle arti decorative e dell\u2019architettura organizzata da un\u00a0 \u00abDirettorio\u00bb composto da Mario Sironi, Carlo Alberto Felice e Gio Ponti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella \u00abSaletta degli Orafi\u00bb progettata dall\u2019architetto razionalista Agnoldomenico Pica, con pareti rivestite interamente da lastre di alabastro- onice, Alfredo Ravasco, all\u2019apice della sua fama, presenter\u00e0 ben diciannove opere, distinte da una forma depurata e insieme \u00abopulenta, massosa, con disegni semplici ed espressivi\u00bb, che riscuoteranno un grande successo<sup><a href=\"#footnote_26_2419\" id=\"identifier_26_2419\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi P. Venturelli, Alfredo Ravasco&hellip; 2003, pp. 9-19; Eadem, &ldquo;&hellip; semplicizzare per raffinatamente ornare&hellip; 2015, pp. 22-24 (citazione L&rsquo;Oreficeria alla Triennale, in &ldquo;Domus&rdquo;, 69, settembre 1933, p. 310).\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Figg. 3,4: Archivio Fotografico del Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano &#8211; Alessandro Nassiri.<\/p>\n<p>Oltre ai proprietari delle opere qui presentate, desidero vivamente ringraziare Claudio Giorgione, Conservatore del Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2419\" class=\"footnote\">Per Maria Accascina, cfr:<em> Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina<\/em>, Palermo 1985; M. C. Di Natale,<em> Dalle pagine del Giornale di Sicilia: l\u2019osservatorio culturale di Maria Accascina<\/em>, in <em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia 1934-1937<\/em>, Caltanisetta 2006, pp. 9-30; <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte del Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale<\/em>, Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M. C. Di Natale, Palermo- Erice 14-17 giugno 2006, Caltanisetta 2007 (in particolare: M. C. Di Natale, <em>Maria Accascina storica dell\u2019arte : i\u00a0 metodi, i risultati<\/em>, pp. 27-50).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2419\" class=\"footnote\">Nel suo volume <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XX secolo<\/em> (Palermo 1974) Maria Accascina inserisce il <em>Reliquiario della Santa Croce<\/em> della Chiesa madre di San Mauro Castelverde, dovuto a bottega milanese, forse operante a Roma (cfr. P. Venturelli, <em>Il Reliquiario della Santa Croce di San Mauro Castelverde. Smalti e arte orafa milanese in Sicilia<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela<\/em>\u2026 2007, pp. 174-185); per Maria Accascina e l\u2019oreficeria milanese, cfr. P. Venturelli,<em> Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab\u00f2 Visconti a Ludovico il Moro<\/em>, Venezia 2008, pp. 19-25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2419\" class=\"footnote\">Per la presenza di Ravasco a questa importante manifestazione, cfr. P. Venturelli, <em>\u201c\u2026 semplicizzare per raffinatamente ornare\u2026, complicare per elegantemente risolvere\u201d<\/em>, in <em>Alfredo Ravasco<\/em>.<em> L\u2019orafo dei Principi. Il Principe degli orafi<\/em>, a cura di P. Venturelli, catalogo della mostra, Milano 2015-2016, Milano 2015 (il catalogo \u00e8 stato reso possibile grazie alla generosa sponsorizzazione della Gioielleria Pennisi di Milano), pp. 22-25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2419\" class=\"footnote\"><em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi\u2026<\/em> 2015. Per Alfredo Ravasco, non posso che rimandare a: P. Venturelli<em>, Alfredo Ravasco. Gioielliere nella Milano degli anni Venti<\/em>, in <em>L\u2019arte del gioiello e il gioiello d\u2019artista dal \u2018900 ad oggi. The art of Jewelry and the Artist\u2019 Jewels in the 20th Century<\/em>, a cura di M. Mosco, catalogo della mostra, Firenze 2001, Firenze 2001, pp. 181-186;\u00a0 Eadem, <em>Alfredo Ravasco<\/em>, Milano 2003; Eadem, <em>Orafi e oreficerie in Italia durante il Ventennio. Alfredo Ravasco<\/em>, in <em>Il d\u00e9co in Italia<\/em>, a cura di F. Benzi, catalogo della mostra, Roma 2004, Milano 2004, pp. 238-249, 361; Eadem, <em>Alfredo Ravasco<\/em>, in <em>Dizionario del gioiello italiano<\/em>, a cura di L. Lenti-\u00a0 M. C. Bergesio, Torino 2005, pp. 237-238.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2419\" class=\"footnote\">Esiste un\u2019evidente sintonia tra la produzione ravaschiana e le arti decorative siciliane, distinte- come nota Maria Concetta Di Natale- da vivacissime policromie (M. C. Di Natale, <em>Dalle pagine del Giornale di Sicilia\u2026<\/em> 2006, p. 23), oltre che dall\u2019uso delle pietre dure, degli smalti e del corallo. A riprova dell\u2019apprezzamento da parte di Maria Accascina, sta l\u2019inserimento di Alfredo Ravasco tra gli \u00abArtisti orafi\u00bb (Brozzi, Ghiretti, Martelli) menzionati nel capitoletto di chiusura (\u00abDecadenza e Novecentismo\u00bb) del suo <em>Oreficeria italiana<\/em>, edito nel 1934; delle sei fotografie a corredo, inoltre, quattro riportano pezzi del maestro milanese (cfr. M. Accascina, <em>Oreficeria italiana<\/em>, Firenze 1934, pp. 61-63).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2419\" class=\"footnote\">Ripubblicato integralmente in <em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia<\/em>\u2026 2006, pp. 303-305 (a pp. 303-304 la parte dedicata alle opere di Ravasco); gli articoli dedicati alla Biennale veneziana del 1936 sono diversi (31 maggio: <em>La XX Biennale di Venezia. La pittura<\/em>; 4 giugno: <em>Alla XX Biennale di Venezia. Sculture ed opere d\u2019arte italiane<\/em>;11 giugno: <em>Alla XX Biennale di Venezia. In carlinga sui padiglioni stranieri<\/em>; 30 luglio: <em>Alla XX Biennale di Venezia. Il Futurismo e la pittura di guerra<\/em>, in <em>Ibidem<\/em>, rispettivamente alle pp. 265-268; 268-272; 272-278; 297-300).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2419\" class=\"footnote\">Per l\u2019allestimento delle opere esposte a questa Biennale, cfr. P. Venturelli, <em>\u201c\u2026 semplicizzare per raffinatamente ornare\u2026 <\/em>2015, pp. 23-24, 142-143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2419\" class=\"footnote\">Si trattava di un \u00abcentro da tavola\u00bb in cristallo di rocca, su base di lapislazzuli, affiancato da due tacchini smaltati, con \u00abfiori di corallo sull\u2019orlo in un insieme gustosamente barocco\u00bb, e del cofanetto in\u00a0 malachite, in cui \u00abdomina un rigore geometrico razionale, una semplicit\u00e0 estrema perch\u00e9 l\u2019orefice conta sulla naturale decorazione della pietra stessa, [\u2026] e introduce appena un ornato nei piedini del cofanetto un gruppetto di smeraldi e rubini, e sul coperchio pone, a coronamento di fantasia, un gruppetto di pesci inciso in un grosso smeraldo\u00bb (in <em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia<\/em>\u2026 2006, p. 304); per queste due opere, cfr. P. Venturelli, schede nn. 14, 46, 84, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi\u2026<\/em> 2015, pp. 45, 76, 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2419\" class=\"footnote\">L\u2019immagine della scatola presentata alla Biennale veneziana \u00e8 visibile in \u201cLe Tre Venezie\u201d, XIV-XV, 1936, p. 228; la fotografia conservata presso l\u2019Archivio Storico Arti Contemporanee di Venezia, mostra invece l\u2019esemplare privo della cascata di fili di perle (vedi P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u2026 2015, scheda n. 140, p. 143).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2419\" class=\"footnote\">Nell\u2019articolo del 14 novembre 1936 (<em>Antico artigianato siciliano. Coralli e corallinai trapanesi<\/em>) scrive infatti: \u00abSe caso o ricerca porta nello studio di Alfredo Ravasco dinanzi ad alcune di quelle sue fiabesche preziosissime opere composte alternando poesia a pittura e scultura, in cui il corallo sia stato scelto come elemento ornamentale, si rinnova sempre il rimpianto vedendo tanta possibilit\u00e0 di adattamento, tante fantastiche trovate, che a Trapani, proprio nella terra madre dell\u2019industria e dell\u2019arte corallifera il corallo non si cerchi pi\u00f9, non si lavori pi\u00f9. [\u2026]. C\u2019\u00e8 s\u00ec da osservare, che il corallo non \u00e8 pi\u00f9 del tutto di moda che basta la scuola di Torre del Greco alla richiesta ma in moda sono sempre i gioielli e le decorazioni ed Alfredo Ravasco dimostra sufficientemente di quanta grazia possa essere compimento in\u00a0 qualsiasi opera di oreficeria un pezzo di corallo. Che gusto in certi pesciolini scolpiti di corallo che vengono fuori zampillando perline ad adornare coppe di agate o di malachite, che delicata grazia in certe roselline appuntate sull\u2019orlo di cristalli di rocca!\u00bb (in <em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia<\/em>\u2026 2006, pp. 318-321, a p. 320 la citazione).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2419\" class=\"footnote\">Per il tema zoomorfo, cfr. P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi&#8230;<\/em> 2015, pp. 89-101.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2419\" class=\"footnote\">Nel 1925 il Ministero della Pubblica Istruzione conferisce a Ravasco l\u2019incarico di Ispettore della Scuola del Corallo di Torre del Greco; la collaborazione con le maestranze torresi durer\u00e0 sino alla fine della carriera dell\u2019orafo (cfr. P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u2026 2015, pp.19, 123).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2419\" class=\"footnote\">Manca\u00a0 un approfondito lavoro monografico su questo autore. Sostanzialmente autodidatta, Salvatore Corvaya apprende i \u00abprimi elementi del disegno\u00bb dai \u00abmodesti maestri che trov\u00f2 al suo paese\u00bb (G. Nicodemi, <em>Salvatore Corvaya<\/em>, Milano 1936, p. 7); la sua abilit\u00e0 esecutiva, soprattutto nelle miniature (a tempera e a olio), con piccole scene di genere e ritratti, lo rendono presto un autore ricercato da personaggi illustri, specialmente tra Milano e Torino, incluso la Regina Margherita; nel 1906 fonda con Carlo Bazzi la \u00abDitta Corvaja &amp; Bazzi\u00bb specializzata nella realizzazione di vetrate e nella tecnica dell\u2019<em> eamil- tub\u00e9<\/em>; sue opere rimangono a Milano presso la Pinacoteca Ambrosiana e il Palazzo della Banca d\u2019Italia, nonch\u00e9 al Museo della Scala, alla Quadreria dei Benefattori dell\u2019 Ospedale Maggiore Ca\u2019 Granda, alle Civiche Raccolte Storiche del Museo di Milano- Palazzo Morando Attendolo Bolognini; altre sono conservate nella villa della regina Margherita a Bordighera.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2419\" class=\"footnote\">Dell\u2019arte della miniatura in Sicilia parla Maria Accascina nell\u2019 articolo del 4 dicembre 1936 (<em>Ottocento siciliano. I miniaturisti<\/em>) scritto per \u201cIl Giornale di Sicilia (cfr. <em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia\u2026<\/em> 2006, pp. 321-323).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2419\" class=\"footnote\">Ringrazio vivamente il proprietario dell\u2019opera per l\u2019informazione. Segnalo che il medesimo ragazzo con identici abiti e stessa posa (ma a figura intera e in un giardino), \u00e8 nuovamente ritratto da Salvatore Corvaya in un dipinto (50&#215;40) firmato e datato \u00ab1939\u00bb, passato di recente all\u2019asta (n. 46, 25 marzo 2015- <em>Viscontea Casa d\u2019Aste<\/em>): evidentemente le due opere sono tratte dalla stessa fotografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2419\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Alfredo Ravasco\u2026<\/em> 2003, pp.125-125; Eadem, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u2026 2015, p. 109 e schede nn. 72-78, pp. 110-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2419\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u2026 2015, pp. 129-130.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2419\" class=\"footnote\">G. Nicodemi, <em>Salvatore Corvaya<\/em>\u2026 1936, n. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2419\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Alfredo Ravasco\u2026<\/em> 2003, pp. 101-110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2419\" class=\"footnote\">Archivio Storico del Pio Albergo Trivulzio di Milano, <em>OF, Origine. Eredit\u00e0 e Legati. Testatore Alfredo Ravasco<\/em>, \u00abVerbale d\u2019Inventario\u00bb, 1958, dicembre 4, ff. 8, 18 (le \u00ab2 miniature di Corvaia- genitori\u00bb sono stimate \u00abL. 1.000\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2419\" class=\"footnote\">Spetta al Conservatore del Museo, Claudio Giorgione, accorgersi che una delle fotografie esposte in mostra a Villa Necchi Campiglio, nella sezione delle opere presentate all\u2019 <em>Esposition Internationale des Arts D\u00e9coratifs<\/em> parigina del 1925 (P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u2026 2015, n. 114, p. 135) corrispondeva a un pezzo \u2018in cerca d\u2019autore\u2019 conservato nei depositi del Museo, il piccolo contenitore in cristallo di rocca (inv. 1185); a seguito di un successivo sopralluogo emerse il cofanetto (inv. 1191) che ho riconosciuto tra quelli esposti a Parigi nel 1925 (l\u2019illustrazione storica \u00e8 in P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u20262015, p. 19, Fig. 2).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2419\" class=\"footnote\">Da questa donazione pervengono al Museo anche altre opere eseguite da Alfredo Ravasco, cfr. P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco\u2026<\/em> 2003, Figg. 36, 58, 60, 87, pp. 47, 64, 65, 94<strong>; <\/strong>Eadem, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi\u2026 <\/em>2015, nn. 19, 13, 47, pp. 50, 54, 81; materiali della sua bottega (modelli in cera e argento, lastrine in gesso ricavate da quelle in cristallo di rocca messe a ornare le \u00abMadonnine- Altarolo\u00bb), giungono invece nel 1961; cfr. P. Venturelli, <em>Alfredo Ravasco<\/em>\u2026 2003, pp. 101-110; Eadem, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi<\/em>\u20262015, pp. 122-124).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2419\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi\u2026<\/em> 2015, p. 79 e scheda n.47, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2419\" class=\"footnote\">M. Sarfatti, <em>Le arti decorative italiane a Parigi<\/em>, in <em>L\u2019Italia all\u2019Esposizione internazionale d\u2019arti decorative e industriali moderne<\/em>, Parigi 1925, tavv. LXXI (vasetto per profumo), LXXII (cofanetto); R. Papini, <em>Le arti a Parigi nel 1925. Terzo. I metalli<\/em>, in \u201cArchitettura e Arti Decorative\u201d, I, 1926- 1927, p. 42; i due esemplari sono pubblicati anche in C. A. Felice, <em>IV- L\u2019oreficeria<\/em>, in <em>Enciclopedia delle Moderne Arti Decorative Italiane<\/em>, Milano 1927, p. 97 (vasetto porta profumo), tav. 12 (cofanetto).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2419\" class=\"footnote\">Rimando a P. Venturelli, <em>Alfredo Ravasco\u2026<\/em> 2003, pp. 31-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2419\" class=\"footnote\">P. Venturelli, in <em>Alfredo Ravasco. L\u2019orafo dei Principi\u2026<\/em> 2015, p. 19; foto storica a p. 136, n. 116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2419\" class=\"footnote\">Vedi P. Venturelli, <em>Alfredo Ravasco\u2026<\/em> 2003, pp. 9-19; Eadem, <em>\u201c\u2026 semplicizzare per raffinatamente ornare\u2026 <\/em>2015, pp. 22-24 (citazione <em>L\u2019Oreficeria alla Triennale<\/em>, in \u201cDomus\u201d, 69, settembre 1933, p. 310).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2419\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@tin.it Alfredo Ravasco: tra la Sicilia (Maria Accascina, Salvatore Corvaya) e Milano (la mostra a Villa Necchi Campiglio &#8211; FAI). Inediti e ritrovamenti DOI: 10.7431\/RIV12102015 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2419\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2507,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2419"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2419"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2419\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2529,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2419\/revisions\/2529"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2419"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}