{"id":2396,"date":"2015-12-29T21:54:28","date_gmt":"2015-12-29T21:54:28","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2396"},"modified":"2016-06-29T14:18:21","modified_gmt":"2016-06-29T14:18:21","slug":"giovanni-boraccesi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2396","title":{"rendered":"Giovanni Boraccesi"},"content":{"rendered":"<p>g.boraccesi@libero.it<\/p>\n<h3>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV12062015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Data l\u2019ampiezza del patrimonio d\u2019argenteria rilevato nelle chiese cattoliche dell\u2019isola greca di Tinos, che \u00e8 sede di un\u2019autorevole diocesi latina, dopo l\u2019analisi e la pubblicazione di un primo gruppo di argenti custoditi in alcuni villaggi interni<sup><a href=\"#footnote_0_2396\" id=\"identifier_0_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi, in &laquo;OADI &ndash; Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&raquo;, n. 10 &ndash; Dicembre 2014, DOI: 10.7431\/RIV10072014.\">1<\/a><\/sup>, \u00e8 ora la volta di un secondo gruppo di reperti liturgici rintracciati in altri luoghi dell\u2019isola, segnatamente negli edifici religiosi di Chatzir\u00e0dos, di Koum\u00e0ros, di Kr\u00f2kos e di Steni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui il <em>corpus<\/em> che si presenta \u00e8 di particolare interesse perch\u00e9 documenta le caratteristiche tipologiche e formali di questa collezione, in prevalenza materiali dei secoli XVII, XVIII e XIX. Esso \u00e8 principalmente costituito da argenti veneziani, in virt\u00f9 del lungo dominio della Serenissima; tuttavia, non mancano opere di manifattura romana e turca, queste ultime giustificate sia per il dominio della Mezzaluna dal 1715 al 1821, sia per il fatto che molti abitanti di Tinos andarono a stabilire attivit\u00e0 commerciali a Costantinopoli e a Smirne, a tal punto da determinare una fitta committenza di suppellettili liturgiche confezionate sui modelli trionfanti nel continente europeo nei rinomati laboratori di queste due citt\u00e0 della Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difficolt\u00e0 a classificare alcune di queste opere deriva, come pi\u00f9 volte evidenziato, oltre che dalla mancanza di documenti anche dal fatto che non sempre gli argenti sono punzonati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa di Chatzir\u00e0dos, dedicata a Santa Maria ad Nives, \u00e8 un edificio religioso di piccolo aspetto che custodisce alcuni interessanti argenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi prende le mosse da una raffinata <em>croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 1a. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;), fine del XVI- inizi del XVII secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor01.jpg\">Figg. 1a<\/a> e <a title=\"Fig. 1b. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;, fine del XVI- inizi del XVII secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives, part.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor02.jpg\">1b<\/a>) che, come ebbi a dire in altra sede, costituisce forse il prototipo di quelle rinvenute nelle chiese cattoliche dell\u2019isola; di certo \u00e8 la pi\u00f9 antica. In essa si rendono espliciti riferimenti al Cinquecento veneziano \u2013 al riguardo penso alla pi\u00f9 nobile croce astile di Fratta di Caneva<sup><a href=\"#footnote_1_2396\" id=\"identifier_1_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Caselli, Croce astile, in In hoc signo. Il tesoro delle croci, catalogo della mostra (Pordenone e Portogruaro, 4 aprile-31 agosto 2006) a cura di P. Goi, Milano 2006, pp. 452-453.\">2<\/a><\/sup> &#8211; sia per quanto concerne la morfologia, sia per il fitto impaginato degli elementi decorativi in bronzo dorato e argento che ne accentuano la policromia e il movimento chiaroscurale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Ges\u00f9 Crocifisso, inchiodato su una croce a rilievo, si accompagna la figura del Padre Eterno, in alto; della Vergine, a sinistra; di San Giovanni Evangelista, a destra; della Maddalena, in basso. Nel <em>verso<\/em>, all\u2019incrocio dei bracci, \u00e8 posta la Madonna con il Bambino. Nelle terminazioni quadrilobate trovano posto i quattro evangelisti con i rispettivi attributi: San Matteo, in alto; San Marco, a sinistra; San Luca, a destra; San Giovanni, in basso. In asse con la figura della Madonna \u00e8 inserita l\u2019Addolorata con le sette spade conficcate nel cuore. La croce \u00e8 profilata da palmette vegetali a fusione e a traforo e da un motivo di volute affrontate; all\u2019incrocio dei bracci si diparte una raggiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elegantissimo ed eseguito con estrema cura \u00e8 il nodo, anch\u2019esso dorato, decorato da motivi a baccelli e, nel mezzo, da festoni penduli i cui lembi sono trattenuti da testine alate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla datazione del manufatto in argomento, l\u2019ipotesi pi\u00f9 probabile \u00e8 che sia stato realizzato tra gli ultimi anni del XVI secolo e il primo decennio del Seicento. Una qualche analogia, per esempio, si pu\u00f2 istituire con la croce astile di Pieve di Cadore<sup><a href=\"#footnote_2_2396\" id=\"identifier_2_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Cusinato, Santa Maria Nascente a Pieve di Cadore, Cinisello Balsamo 2000, pp. 105-106.\">3<\/a><\/sup> e, per il solo nodo, con la croce astile del Duomo di Motta di Livenza<sup><a href=\"#footnote_3_2396\" id=\"identifier_3_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Claut, Croce astile, in Ornamenta Ecclesiae. Dipinti, oreficeria liturgica e paramenti ecclesiali a Motta di Livenza, Asolo 1988, p.41.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di mano diversa ma di cultura affine \u00e8 il successivo <em>ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig.2. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVII secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor03.jpg\">Fig. 2<\/a>) in bronzo fuso. La base circolare e il fusto a balaustro sono interessati da un elegante repertorio vegetale, inciso a bulino, di gusto tardorinascimentale. La teca \u00e8 circondata da una ghirlanda vegetale e, pi\u00f9 esternamente, da raggi lisci alternati a quelli serpeggianti; nella parte apicale trionfa una croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tipologia di questo reperto, databile alla prima met\u00e0 del Seicento, riscuoter\u00e0 ampio successo nei territori della Serenissima, come indica il confronto con l\u2019ostensorio della parrocchiale di Gosaldo<sup><a href=\"#footnote_4_2396\" id=\"identifier_4_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Conte, Oreficerie liturgiche tra XVI e XIX secolo nei vicariati di Agordo e di Canale d&rsquo;Agordo, in M. Pregnolato (a cura di), Tesori d&rsquo;arte nelle chiese dell&rsquo;Alto Bellunese. Agordino, Belluno 2006, p. 50 e 54.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019altare della chiesa di Chatzir\u00e0dos \u00e8 venerata un\u2019icona di <em>Santa Maria ad Nives<\/em>, di difficile datazione a causa del suo rivestimento in argento, in definitiva una <em>Coperta di immagine sacra <\/em>(<a title=\"Fig. 3. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Rivestimento dell\u2019icona di Santa Maria ad Nives&lt;\/i&gt;, fine del XVIII- inizi del XIX secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor04.jpg\">Fig. 3<\/a>); per altro, l\u2019icona \u00e8 in non buone condizioni, come si evince dal viso della Vergine, ormai privo di colore perch\u00e9 nel tempo sottoposto a drastiche puliture. L\u2019attaccamento dei fedeli verso questa immagine mariana \u00e8 evincibile dai numerosi ex-voto, soprattutto gioielli, che la coprono in parte e, come detto, dalla preziosa <em>Coperta di immagine sacra<\/em>, una delle tante rinvenute sull\u2019isola cicladica. La particolarit\u00e0 dei decori di questo manufatto argenteo, che non ho potuto visionare pi\u00f9 da vicino, m\u2019induce a datarlo tra la fine del Settecento e il primo Ottocento e ad assegnarlo ipoteticamente a un argentiere greco o turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al mecenatismo di un fedele del posto, il suo nome in greco \u00e8 inciso sulla superfice metallica, si deve la consegna di una <em>lampada pensile<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Argentiere turco, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, 1799. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor05.jpg\">Fig. 4<\/a>) realizzata nel 1799 in un laboratorio della Turchia, come attesta il punzone con le lettere dell\u2019alfabeto arabo. Il manufatto, dal profilo movimentato e lavorato a traforo, si connota principalmente per un ricco decoro a motivi vegetali e floreali ancora legato alla tradizione barocca, segnatamente ai modelli veneziani. Esso annovera molteplici esempi rinvenibili ovunque nelle chiese della Grecia: \u00e8 il caso, per esempio, della nota lampada pensile del 1787 conservata nella chiesa di Santa Parasceva, sempre nell\u2019isola di Tinos<sup><a href=\"#footnote_5_2396\" id=\"identifier_5_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Iota;. &Gamma;&kappa;&epsilon;&rho;\u03ad&kappa;&omicron;&sigmaf;, &Sigma;&kappa;&epsilon;\u03cd&eta; &iota;&epsilon;&rho;\u03ac &tau;&omega; &Theta;&epsilon;\u03ce &alpha;&nu;&alpha;&tau;&epsilon;&theta;&epsilon;&iota;&mu;\u03ad&nu;&alpha;, T\u03aevo&sigmaf; 2010, p. 44.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analoghi motivi decorativi si ritrovano nella seconda <em>lampada pensile<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Argentiere turco, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, inizi del XIX secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor06.jpg\">Fig. 5<\/a>) di questa medesima chiesa, che pur in mancanza di punzonature, va ragionevolmente ascritta a un argentiere turco che la dovette forse realizzare poco dopo la lampada appena analizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di gusto certamente neoclassico \u00e8 l\u2019ultimo argento rinvenuto in questa chiesa di Chatzir\u00e0dos, ossia un <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Argentiere turco, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, primi decenni del XIX secolo. Chatzir\u00e0dos, Chiesa di Santa Maria ad Nives.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor07.jpg\">Fig. 6<\/a>). Il piede circolare e gradinato \u00e8 adornato da testine di cherubini intervallate da festoni penduli. Il collo della base presenta una decorazione di foglie lanceolate. Il nodo del fusto \u00e8 a balaustro. Sul sottocoppa ricompaiono le testine di cherubini, i festoni penduli e le foglie lanceolate; la parte superiore del movimentato bordo \u00e8 arricchita da un elegante tralcio di foglie. L\u2019oggetto, assegnabile a un argentiere turco, \u00e8 ascrivibile per motivi stilistici ai primi decenni del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019orbita culturale di Venezia va inserito un ragguardevole <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig.7. Argentiere veneziano monogrammato ZAF, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor08.jpg\">Figg. 7a<\/a> e <a title=\"Fig. 7b. Argentiere veneziano monogrammato ZAF, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione, part.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor09.jpg\">7b<\/a>) in argento massiccio conservato nella chiesa della Trasfigurazione a Koum\u00e0ros.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piede circolare \u00e8 decorato nel bordo da una fascia di ovoli dorati mentre l\u2019intera superficie \u00e8 impreziosita da sei clipei che racchiudono i simboli degli evangelisti e le figure di Cristo e della Madonna col Bambino, quest\u2019ultime di gusto bizantineggiante. Il collo del piede \u00e8 interessato da un elaboratissimo e intricato motivo vegetale che si ritrova, in un intreccio di nastri, nel nodo ovale. Il sottocoppa \u00e8 lavorato a traforo con decori vegetali attorcigliati a sinuose volute. Sulla coppa \u00e8 impresso il bollo di garanzia della Zecca di Venezia con la raffigurazione del leone di san Marco e quello dell\u2019anonimo argentiere, contrassegnato da tre lettere intrecciate tra loro (ZAF) che Piero Pazzi individu\u00f2 su un reperto del 1644<sup><a href=\"#footnote_6_2396\" id=\"identifier_6_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I punzoni dell&rsquo;argenteria veneta, Pola 1992, p. 142 n. 437.\">7<\/a><\/sup>. La morfologia del calice in esame, a mio parere databile attorno alla prima met\u00e0 del XVII secolo, e alcuni suoi decori mi portano ad accostarlo a quello conservato nella sacrestia della basilica di Sant\u2019Antonio a Padova<sup><a href=\"#footnote_7_2396\" id=\"identifier_7_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Rigoni, Calice, in M. Collareta, G. Mariani Canova, A. M. Spiazzi (a cura di), Basilica del Santo. Le oreficerie, Roma 1995, p. 195.\">8<\/a><\/sup> e all\u2019altro del 1627 custodito nella chiesa di San Giovanni evangelista a Rimini<sup><a href=\"#footnote_8_2396\" id=\"identifier_8_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Faranda, Argentieri e argenteria sacra in Romagna dal medioevo al XVIII secolo, Rimin&igrave; 1990, p. 178.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<em>ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Argentiere romano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor10.jpg\">Fig. 8<\/a>) in metallo fuso, purtroppo ridipinto a porporina, si sviluppa su una base circolare decorata da due fasce di foglie. Il fusto, dal profilo movimentato, presenta un nodo a vaso anch\u2019esso interessato da decorazioni fogliacee. La raggiera, impreziosita in basso da una coppia di testine di angeli alati, presenta una teca circolare circondata da piccole foglie e sovrastata in alto da un\u2019elaborata croce. Come si evince dall\u2019iscrizione incisa sotto il piede: SAG.A CONGREG.E PROPAGAN.A FIDE, l\u2019opera pervenne alla chiesa di Koum\u00e0ros per volont\u00e0 della Sacra Congregazione della Propaganda Fide con sede a Roma e non nuova a questo genere d\u2019iniziative, giacch\u00e9 altre suppellettili liturgiche con questa iscrizione si sono rinvenute nella cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_9_2396\" id=\"identifier_9_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, 863, marzo-aprile 2011, p. 137.\">10<\/a><\/sup> e in altri edifici religiosi di Tinos che esporr\u00f2 in altra sede. Proprio a Roma, nel Palazzo della Congregazione, il 9 dicembre 2010 \u00e8 stato inaugurato il Museo Missionario di Propaganda Fide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto \u00e8 da riferire a un argentiere romano della prima met\u00e0 del XVIII secolo. Di un livello paragonabile all\u2019ostensorio in esame (in particolare per quanto attiene la base, il fusto e le due teste affrontate degli angeli) \u00e8 quello del duomo di Tuscania<sup><a href=\"#footnote_10_2396\" id=\"identifier_10_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Argenti romani restauro di arredi sacri del Duomo di Tuscania, catalogo della mostra (Roma, 15 giugno &ndash; 15 settembre 1983), a cura di A. M. Pedrocchi, Roma 1983, p. 39.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notevole \u00e8 pure la successiva <em>pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 9. Argentiere romano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor11.jpg\">Fig. 9<\/a>), il cui impianto morfologico e l\u2019apparato decorativo la legano indiscutibilmente al gusto rococ\u00f2 del tardo Settecento come suggerirebbero evidenti analogie con alcuni esemplari diffusi a Roma, in particolare nelle chiese di San Lorenzo in Lucina, di San Salvatore in Lauro e di San Bartolomeo all\u2019Isola Tiberina<sup><a href=\"#footnote_11_2396\" id=\"identifier_11_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010, pp. 83, 85, 108.\">12<\/a><\/sup>, come pure nelle Marche<sup><a href=\"#footnote_12_2396\" id=\"identifier_12_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Barucca, Argenti romani del Settecento nella Marca Picena, in G. Barucca e B. Montevecchi, Atlante dei Beni Culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni Artistici. Oreficerie, Milano 2006, figg. 32, 54, 57.\">13<\/a><\/sup>. Il piede gradinato \u00e8 decorato nel bordo da un motivo a baccelli lisci; nella parte centrale esso \u00e8 scompartito da robuste costolature che delimitano ampie foglie. Tale decoro ricompare sul sottocoppa e sul coperchio munito di crocetta apicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora un altro <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 10. Argentieri veneziani, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, XVIII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor12.jpg\">Fig. 10<\/a>) arricchisce il patrimonio di questa chiesa. Il piede, rigonfio e con il bordo smerlato, \u00e8 suddiviso da costolature e da baccelli. Il nodo, molto sobrio, ha un profilo movimentato. Il sottocoppa in argento dorato, forse di riutilizzo, \u00e8 lavorato a traforo ed \u00e8 decorato da teste di angeli, foglie di acanto e volute. L\u2019opera \u00e8 ascrivibile per motivi stilistici alla produzione veneziana del XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 frequente nelle chiese cattoliche dell\u2019isola di Tinos, anche nel villaggio di Koum\u00e0ros si trova una <em>croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 11a. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;), fine del XVIII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor13.jpg\">Figg. 11a<\/a> e <a title=\"Fig. 11b. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;), fine del XVIII secolo. Koum\u00e0ros, Chiesa della Trasfigurazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor14.jpg\">11b<\/a>) in argento e argento dorato. Presenta al centro il Cristo tra la Vergine e San Giovanni evangelista; il Padre Eterno, in alto e la Maddalena, in basso. Sul rovescio \u00e8 la figura dell\u2019Immacolata e nelle terminazioni quelle dei quattro evangelisti. Il fondo della croce \u00e8 decorato a sbalzo a motivi di racemi, gli stessi che pressappoco decorano, ma in maniera pi\u00f9 ricca, il nodo e l\u2019asta tubolare. Una serie di palmette a giorno, delle quali molte perdute, corre lungo il perimetro del manufatto. Pur ispirata dai modelli lagunari aulici, la croce in esame \u00e8 da riferire, per le caratteristiche stilistiche e di esecuzione, a un modesto argentiere veneziano della fine XVIII secolo; un accostamento possibile \u00e8 con la croce della chiesa di Sant\u2019Antonio da Padova a Smardakito<sup><a href=\"#footnote_13_2396\" id=\"identifier_13_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Kr\u00f2kos la chiesa dell\u2019Annunciazione conserva un <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 12. Argentiere romano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVII secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor15.jpg\">Fig. 12<\/a>) in bronzo fuso e argento (coppa) che ritengo vada ricondotto a un argentiere romano della seconda met\u00e0 del XVII secolo. Il calice, pur non essendo in metallo nobile, non \u00e8 privo di eleganza. Si sviluppa su base gradinata decorata da foglie e da motivi a volute contrapposte. Tali decori si ritrovano sul nodo piriforme e sul sottocoppa con bordo irregolare. Sotto il piede \u00e8 incisa la seguente scritta: CO.TIS\u00a0 NOMI.S ET MORTIS che ne riferisce l\u2019antica appartenenza alla Confraternita della Buona Morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 13. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, ante 1754. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor16.jpg\">Fig. 13<\/a>) di questa chiesa, dalla tipica linea settecentesca, si sviluppa su piede circolare con orlo espanso ornato da motivi fogliacei; pi\u00f9 ricca \u00e8 la decorazione della superficie bombata, ove accanto a motivi vegetali si alternano cartelle lisce di forma quadrilobata. Il nodo a vaso \u00e8 anch\u2019esso interessato dai medesimi motivi del piede; perduto \u00e8 il sottocoppa. Sulla coppa \u00e8 impresso il punzone contraddistinto dalle lettere ZP separate da una papera, di pertinenza di Zuanne Premuda, pubblico controllore della Zecca di Venezia<sup><a href=\"#footnote_14_2396\" id=\"identifier_14_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I punzoni&hellip;, 1992, p. 150, n. 479.\">15<\/a><\/sup>. Rispetto a quanto indicato in passato e in ragione dei dati nel frattempo raccolti da Piero Pazzi che gentilmente ha voluto farmi conoscere, Zuanne Premuda nacque nel 1672 e mor\u00ec nel 1754; occup\u00f2 l\u2019ufficio di controllore della Zecca dal 1716 al 1749. Ne consegue che il calice in esame andr\u00e0 datato a prima del 1754.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019identificazione del bollo di San Marco (il leone alato) impresso su questa <em>croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 14a. Argentiere veneziano monogrammato MG, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;), seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor17.jpg\">Figg. 14a<\/a> e <a title=\"Fig. 14b. Argentiere veneziano monogrammato MG, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;), seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor18.jpg\">14b<\/a>) e quello dell\u2019argentiere contraddistinto dalle lettere MG intervallate da due stelline, finora documentato tra il 1762 e il 1776<sup><a href=\"#footnote_15_2396\" id=\"identifier_15_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I punzoni..., 1992, p. 114, n. 287.\">16<\/a><\/sup>, impone di datare l\u2019opera alla seconda met\u00e0 del Settecento. La croce, la cui tipologia \u00e8 abbastanza diffusa negli arredi ecclesiastici delle chiese di Tinos, ha subito dei rimaneggiamenti, come attesta l\u2019errata posizione delle figure nelle terminazioni. Probabilmente rifatte, inoltre, sono le lamine dei bracci che si presentano sostanzialmente lisce e perimetrate da perline. Nella parte anteriore \u00e8 presente il Crocifisso e nelle terminazioni San Marco, in alto; San Matteo, a sinistra; San Luca, a destra; la Maddalena, in basso. Nella parte posteriore \u00e8 presente la Madonna; il Padre Eterno, in alto; la Vergine Addolorata, a sinistra; San Giovanni evangelista, a destra; ancora una volta l\u2019evangelista Giovanni, in basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un linguaggio semplificato caratterizza una settecentesca <em>pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 15. Argentiere romano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor19.jpg\">Fig. 15<\/a>) la cui base e fusto sono in bronzo fuso, mentre la coppa \u00e8 in argento liscio. L\u2019orlo esterno del coperchio, ove insiste una crocetta apicale, \u00e8 interessato da un motivo a ovoli e listelli. La tipologia di questa pisside fu per lungo tempo adottata ed esportata dai laboratori orafi di Roma: si veda, per esempio, l\u2019esemplare della chiesa di Aetofolia<sup><a href=\"#footnote_16_2396\" id=\"identifier_16_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">17<\/a><\/sup> e l\u2019altro, bench\u00e9 pi\u00f9 antico, della cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_17_2396\" id=\"identifier_17_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia&hellip;, 2011, pp. 133-134.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La successiva <em>navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 16. Argentiere italiano e Stefano Fiori, &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo e met\u00e0 del XIX secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor20.jpg\">Fig. 16<\/a>) riunisce due parti diverse: il piede, che sostituisce l\u2019originale andato perduto, e la coppa. Il primo, di forma circolare, \u00e8 decorato da motivi vegetali di gusto revivalistico. In ragione del punzone impresso, ovvero la sigla S125F posta all\u2019interno di una losanga, si pu\u00f2 dire opera dell\u2019argentiere Stefano Fiori (Roma 1794, documentato fino al 1870)<sup><a href=\"#footnote_18_2396\" id=\"identifier_18_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bulgari Calissoni, Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987, p. 197.\">19<\/a><\/sup>. A questo punzone si affianca quello dello Stato Pontificio, connotato dalle due chiavi di San Pietro sovrastate dal triregno. Di foggia tardo settecentesca \u00e8, invece, la coppa. Essa appare di fattura pi\u00f9 raffinata come dimostrano gli elementi decorativi di natura vegetale lavorati a sbalzo che interessano il corpo e il coperchio incernierato che si arricchisce di due cartigli lisci. \u00c8, a mio parere, da assegnare a un argentiere italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo preciso ambito culturale va riferito anche il <em>turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 17. Argentiere romano, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIX secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor21.jpg\">Fig. 17<\/a>) come certifica il punzone di Roma. Il manufatto, dalla linea elegante, si sviluppa su piede circolare con piccole foglie appuntite. Il braciere ha una decorazione a larghe foglie d\u2019acanto inframezzate da testine di angeli. Il coperchio presenta un lavoro a traforo di volute e foglie mentre il cupolino \u00e8 decorato da foglie lanceolate. Il turibolo propone una tipologia largamente usata nel secolo XIX. Corrispondenze puntuali si colgono nei due turiboli della cattedrale di Naxos<sup><a href=\"#footnote_19_2396\" id=\"identifier_19_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia, cit., pp. 137-138.\">20<\/a><\/sup> e nell\u2019altro conservato nella basilica di San Marco a Roma<sup><a href=\"#footnote_20_2396\" id=\"identifier_20_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. Pedrocchi, Argenti sacri, cit., p. 149.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 18. Argentiere parigino (?), &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XIX secolo. Kr\u00f2kos, Chiesa dell\u2019Annunciazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor22.jpg\">Fig. 18<\/a>) allogato nella chiesa Kr\u00f2kos rientra nella moda del revival degli stili storici, in particolare di quello gotico di matrice italiana e francese. Il decoro \u00e8 prettamente di natura vegetale e non mancano i simboli eucaristici. La cronologia proposta per quest\u2019opera, forse di manifattura parigina, \u00e8 quella della seconda met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apre la rassegna degli argenti conservati nella chiesa di San Nicola di Bari a Steni un bel <em>calice<\/em> (<a title=\"Fig. 19. Argentiere veneziano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Steni, Chiesa di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor23.jpg\">Fig. 19<\/a>) che si sviluppa su piede mistilineo e gradinato, decorato da una profusione di ornati vegetali inframezzati da testine angeliche; analoghi motivi, ma meno appariscenti, caratterizzano il nodo del fusto. Altrettanto ricca e variegata \u00e8 la decorazione che investe il sottocoppa. La linea che caratterizza questo calice, di gusto rococ\u00f2, \u00e8 la stessa che connota in tale periodo i calici prodotti a Genova, a Venezia, a Roma, a Napoli e a Palermo. Tuttavia, per la particolare profusione degli ornati e la morfologia del reperto, proporrei di assegnare il calice di Steni a un argentiere veneziano della seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Un calice gemello, che esporr\u00f2 pi\u00f9 diffusamente in un\u2019altra occasione, \u00e8 conservato nella chiesa della Santissima Trinit\u00e0 a Kampos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutt\u2019altra cultura \u00e8 un servizio per incensazione che daterei alla prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento. La <em>navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 20. Argentiere turco, &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Steni, Chiesa di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor24.jpg\">Fig. 20<\/a>) presenta una linea di estrema sobriet\u00e0, con un\u2019unica decorazione a traforo che connota i manici a volute saldati alle estremit\u00e0 (quello di sinistra \u00e8 rotto). Sul piede e sul corpo della navicella, oltre alla prova d\u2019assaggio e al probabile bollo dell\u2019argentiere, \u00e8 impresso il punzone di Stato della Turchia, in uso dal 1844 al 1923<sup><a href=\"#footnote_21_2396\" id=\"identifier_21_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Divi&scaron;, I marchi negli oggetti d&rsquo;argento, La Spezia 1989, p. 36 e 234.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso torno di tempo si dovette realizzare il <em>turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 21. Argentiere turco, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Steni, Chiesa di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor25.jpg\">Fig. 21<\/a>), anch\u2019esso marchiato con il bollo della Turchia. Il manufatto in esame \u00e8 contraddistinto da un\u2019elegante foggia e da un dovizioso apparato decorativo a incisione: foglie di acanto e ghirlande floreali sono distribuite sul piede, sul braciere e sul coperchio traforato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coerentemente con la sua destinazione, gli elementi decorativi a sbalzo che contraddistinguono lo <em>sportello di tabernacolo<\/em> (<a title=\"Fig. 22. Argentiere greco o turco, &lt;i&gt;Sportello di tabernacolo&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo. Steni, Chiesa di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor26.jpg\">Fig. 22<\/a>) sono quelli legati all\u2019eucaristia: dall\u2019apertura di una tenda, si mostra un calice da cui fuoriesce l\u2019ostia consacrata con il trigramma IHS; esso poggia su un banco di nuvole popolato da due teste di angeli. L\u2019opera, di non eccelsa qualit\u00e0, va stimata intorno alla prima met\u00e0 del XIX secolo e assegnata a un anonimo argentiere greco o turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successivo <em>ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 23. Argentiere romano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1874. Steni, Chiesa di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor27.jpg\">Fig. 23<\/a>) si connota per una decorazione eclettica e di suggestioni decorative che rimandano all\u2019arte neoclassica. Il piede circolare ha due bordi lisci alternati ad altri due con motivi a foglie. Sul collo della base si dispongono lunghe foglie lanceolate. Sul fusto, con nodo a vaso, si erge la figura di un angelo alato che sostiene la teca dell\u2019ostia circondata da un fitto numero di raggi. L\u2019ostensorio porta la scritta con la data e il nome della devota: <em>Cath. Palamari donavit 1874<\/em>. Si tratta di Caterina Palamari, una parrocchiana di Steni, che si distinse per altri doni alla chiesa e per alcuni legati pii<sup><a href=\"#footnote_22_2396\" id=\"identifier_22_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Queste informazioni mi sono state riferite da don Marco Foscolo che ringrazio.\">23<\/a><\/sup>. Sotto il piede \u00e8 impresso un punzone rettangolare con la sigla FS, forse da identificare nelle iniziali dell\u2019argentiere probabilmente attivo a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parrocchiale di Steni conserva un <em>arredo di immagine sacra<\/em> (<a title=\"Fig. 24. Argentiere italiano, &lt;i&gt;Arredo di immagine sacra&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo, Steni, Chiesa di San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor28.jpg\">Fig. 24<\/a>) costituito da un pastorale con riccio a voluta vegetale, da una mitria decorata con elementi naturalistici, da due mani e da due fermagli di piviale. Queste opere in origine erano sistemate sulla tela di <em>San Nicola di Bari<\/em>, posta sull\u2019altare maggiore, come certifica una foto degli anni Venti del Novecento. Gli oggetti in argomento sono ascrivibili a un argentiere italiano della prima met\u00e0 del XIX secolo, il cui punzone, finora inedito, \u00e8 contraddistinto dal nome P. TASSI inscritto in un rettangolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore <em>arredo di immagine sacra <\/em>(<a title=\"Fig. 25. Argentiere turco, &lt;i&gt;Arredo di immagine sacra&lt;\/i&gt;, XIX secolo, Steni, Chiesa di San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor29.jpg\">Fig. 25<\/a>) \u00e8 quello costituito da una corona regale e da tre piccole spade che quasi certamente arricchivano una tela dell\u2019<em>Addolorata<\/em>. Sul piano stilistico tali pezzi andrebbero datati al XIX secolo e ascritti a un argentiere turco. <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delizioso \u00e8 un <em>ex voto<\/em> raffigurante un <em>veliero <\/em>(<a title=\"Fig. 26. Argentiere turco, &lt;i&gt;Veliero&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo, Steni, Chiesa di San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor30.jpg\">Fig. 26<\/a>), un oggetto qui particolarmente indicativo dato che la chiesa \u00e8 dedicata a San Nicola di Bari, ovverosia il principale protettore dei naviganti e dei pescatori. Il nostro manufatto, forse realizzato da un argentiere turco della prima met\u00e0 del XIX secolo, va ad assommarsi ai tanti ex voto di argomento marinaro presenti nel santuario di Vrissi<sup><a href=\"#footnote_23_2396\" id=\"identifier_23_2396\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2014.\">24<\/a><\/sup> come pure in quello ortodosso della Panaghia Evangelistria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indagine sull\u2019argenteria di Steni termina con un ennesimo <em>ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 27. Argentiere italiano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, fine del XIX secolo. Steni, Chiesa di San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/bor31.jpg\">Fig. 27<\/a>), realizzato in bronzo argentato, che \u00e8 anch\u2019esso un efficace episodio di cultura eclettica con la riproposizione di motivi barocchi e neoclassici. Pertanto pare lecito collocare l\u2019esecuzione dell\u2019ostensorio verso la fine dell\u2019Ottocento e assegnarlo a una manifattura italiana (Milano?).<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi<\/em>, in \u00abOADI &#8211; Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u00bb, n. 10 &#8211; Dicembre 2014, DOI: 10.7431\/RIV10072014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2396\" class=\"footnote\">L. Caselli, <em>Croce astile<\/em>, in <em>In hoc signo. Il tesoro delle croci<\/em>, catalogo della mostra (Pordenone e Portogruaro, 4 aprile-31 agosto 2006) a cura di P. Goi, Milano 2006, pp. 452-453. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2396\" class=\"footnote\">A. Cusinato, <em>Santa Maria Nascente a Pieve di Cadore<\/em>, Cinisello Balsamo 2000, pp. 105-106. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2396\" class=\"footnote\">S. Claut, <em>Croce astile<\/em>, in <em>Ornamenta Ecclesiae. Dipinti, oreficeria liturgica e paramenti ecclesiali a Motta di Livenza<\/em>, Asolo 1988, p.41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2396\" class=\"footnote\">T. Conte, <em>Oreficerie liturgiche tra XVI e XIX secolo nei vicariati di Agordo e di Canale d\u2019Agordo<\/em>, in M. Pregnolato (a cura di), <em>Tesori d\u2019arte nelle chiese dell\u2019Alto Bellunese. Agordino<\/em>, Belluno 2006, p. 50 e 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2396\" class=\"footnote\">\u0399. \u0393\u03ba\u03b5\u03c1\u03ad\u03ba\u03bf\u03c2,<strong> <\/strong><em>\u03a3\u03ba\u03b5\u03cd\u03b7 \u03b9\u03b5\u03c1\u03ac \u03c4\u03c9 \u0398\u03b5\u03ce \u03b1\u03bd\u03b1\u03c4\u03b5\u03b8\u03b5\u03b9\u03bc\u03ad\u03bd\u03b1<\/em>, T\u03aevo\u03c2 2010, p. 44. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2396\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>I punzoni dell\u2019argenteria veneta<\/em>, Pola 1992, p. 142 n. 437.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2396\" class=\"footnote\">C. Rigoni, <em>Calice<\/em>, in M. Collareta, G. Mariani Canova, A. M. Spiazzi (a cura di), <em>Basilica del Santo. Le oreficerie<\/em>, Roma 1995, p. 195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2396\" class=\"footnote\">A. Faranda, <em>Argentieri e argenteria sacra in Romagna dal medioevo al XVIII secolo<\/em>, Rimin\u00ec 1990, p. 178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, 863, marzo-aprile 2011, p. 137.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2396\" class=\"footnote\"><em>Argenti romani restauro di arredi sacri del Duomo di Tuscania<\/em>, catalogo della mostra (Roma, 15 giugno &#8211; 15 settembre 1983), a cura di A. M. Pedrocchi, Roma 1983, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2396\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010, pp. 83, 85, 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2396\" class=\"footnote\">G. Barucca, <em>Argenti romani del Settecento nella Marca Picena<\/em>, in G. Barucca e B. Montevecchi, <em>Atlante dei Beni Culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni Artistici. Oreficerie<\/em>, Milano 2006, figg. 32, 54, 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2396\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>I punzoni<\/em>&#8230;, 1992, p. 150, n. 479.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2396\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>I punzoni<\/em>..<em>.<\/em>, 1992, p. 114, n. 287.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia<\/em>&#8230;, 2011, pp. 133-134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2396\" class=\"footnote\">A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987, p. 197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia<\/em>, cit., pp. 137-138.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2396\" class=\"footnote\">A. M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri<\/em>, cit., p. 149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2396\" class=\"footnote\">J. Divi\u0161, <em>I marchi negli oggetti d\u2019argento<\/em>, La Spezia 1989, p. 36 e 234.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2396\" class=\"footnote\">Queste informazioni mi sono state riferite da don Marco Foscolo che ringrazio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2396\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2396\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>g.boraccesi@libero.it Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni DOI: 10.7431\/RIV12062015 Data l\u2019ampiezza del patrimonio d\u2019argenteria rilevato nelle <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2396\" title=\"Giovanni Boraccesi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2507,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2396"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2396"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2396\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2525,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2396\/revisions\/2525"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}