{"id":2390,"date":"2015-12-29T21:48:43","date_gmt":"2015-12-29T21:48:43","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2390"},"modified":"2016-06-29T14:18:10","modified_gmt":"2016-06-29T14:18:10","slug":"maria-laura-celona","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2390","title":{"rendered":"Maria Laura Celona"},"content":{"rendered":"<p>ml.celona@libero.it<\/p>\n<h3>Le suppellettili liturgiche del Santuario di Nostra Signora della Misericordia a Valderice<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV12052015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le innumerevoli edicole, cappelle e santuari attraversanti l\u2019intero territorio di Monte San Giuliano si scorge, in localit\u00e0 Bonagia<sup><a href=\"#footnote_0_2390\" id=\"identifier_0_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;A greco, l&agrave; dove gli amenissimi verzieri di Bonagia sono chiusi da una erbosa collina, a pi&eacute; di un olivo, sorge l&rsquo;amplo e magnifico santuario di N. S. della Misericordia&raquo;, cfr. G. Castronovo, Erice Sacra, Ms. del XIX secolo a cura del Can. A. Amico, Biblioteca Comunale di Erice, 1860, f. 280.\">1<\/a><\/sup>, il Santuario ericino intitolato a Maria Santissima della Misericordia che, grazie a recenti restauri, si potrebbe datare al 1637<sup><a href=\"#footnote_1_2390\" id=\"identifier_1_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La suddetta data &egrave; emersa, in occasione dei lavori di restauro del 1980, sul cantonale destro del portale d&rsquo;ingresso nascosta da uno strato di intonaco sovrapposto all&rsquo;originario. Gi&agrave; il De Felice non era andato troppo lontano quando nel &rsquo;36 aveva ubicato temporalmente il Santuario al 1640 cfr. F. De Felice, Arte del trapanese, pittura ed arti minori, Palermo 1936, p. 83.\">2<\/a><\/sup>. Esso sorge l\u00ec dove originariamente era una cappelletta contenente un\u2019immagine della Madonna della Misericordia realizzata per volont\u00e0 di un artigiano ericino, Girolamo Verderame, dopo aver ricevuto, per intercessione della Madonna, un miracolo di guarigione. Questi, infatti, affetto da una grave malattia scriveva: \u00ab<em>Un\u2019 orribile creatura, contro cui si spuntavano i farmaci pi\u00f9 possenti dell\u2019arte medica, tutto fidente si rivolse a colei che dalla chiesa viene chiamata sovente dai poveri infermi e le si vot\u00f2 di aver cura di quella cappelletta per il resto dei suoi giorni<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_2390\" id=\"identifier_2_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Castronovo, Erice sacra&hellip;, Ms. a cura del Can. A. Amico, 1860, f. 281.\">3<\/a><\/sup>. Dopo l\u2019accaduto l\u2019immagine della Madonna di Misericordia divenne celebre in tutto il territorio dell\u2019agro ericino dando luogo a una crescita della comunit\u00e0 di devoti. La costruzione del Santuario rappresent\u00f2 per l\u2019intera popolazione rurale un grande evento. Divenne, infatti, in breve tempo non pi\u00f9 un semplice luogo di pellegrinaggio, ma anche un punto di riferimento per l\u2019intera comunit\u00e0 locale, l\u00ec vennero prese decisioni sull\u2019avvenire della contrada, curati i malati e accuditi i bisognosi. Nel santuario di Nostra Signora della Misericordia, ma ci\u00f2 vale anche per le altre chiese rurali presenti come San Barnaba e San Marco, San Michele Arcangelo, Santa Croce, Sant\u2019Andrea, San Giovanni di Macari, le funzioni erano celebrate eccezionalmente solo per solenni occasioni, anche nei tempi in cui il territorio inizi\u00f2 a popolarsi maggiormente. Tali esigenze, accompagnate da una forte devozione, spinsero il sacerdote don Vincenzo Ficara, nel 1637, a dare inizio ai lavori per la costruzione del Santuario<sup><a href=\"#footnote_3_2390\" id=\"identifier_3_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I lavori di costruzione durarono un ventennio circa e furono realizzati grazie alle numerose offerte dei fedeli. Intorno al Santuario venne costruita una foresteria per i fedeli pi&ugrave; bisognosi e gli ammalati.\">4<\/a><\/sup>. Esso, fin dalle origini, si autosostenne grazie alle offerte dei fedeli e con il guadagno dei proventi delle terre annesse<sup><a href=\"#footnote_4_2390\" id=\"identifier_4_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Al Santuario della Misericordia venne donato, 15 settembre del 1654 con firma del notaio Pietro Canaci, un lotto di terreni in contrada dei Colladini, chiamato Lu Murgiu, la palude Di Stefano &ldquo;da cui frutti dei vigneti si potessero percepire onze sei annuali&rdquo;. cfr. V. Carvini, Erice antica e moderna, sacra e profana, Ms. Biblioteca Comunale di Erice.\">5<\/a><\/sup>. Il Santuario venne poi ultimato nel 1769 sotto la supervisione dell\u2019abate Francesco Stacca<sup><a href=\"#footnote_5_2390\" id=\"identifier_5_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Castronovo, Erice sacra, Ms. copia del can. A. Amico, 1924, presso la biblioteca Comunale di Erice ai segni Ms. XV, ff. 418-419.\">6<\/a><\/sup>, in carica dal 1767 al 1794 (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Ritratto dell\u2019Abate Stacca&lt;\/i&gt;, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia, sacrestia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel01.jpg\">Fig. 1<\/a>), membro della Santa Inquisizione, dato l\u2019evidente emblema posto sul pettorale<sup><a href=\"#footnote_6_2390\" id=\"identifier_6_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;emblema presente sul ritratto ricorda quello in oro e smalti realizzato da orafo siciliano del XVI secolo custodito a Sant&rsquo;Agata di Militello, presso il Museo parrocchiale di Santa Maria della Stella cfr.&nbsp; M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, p 21, p. 22 Fig. 3.\">7<\/a><\/sup>. A comprovare la sua presenza al Santuario sono il di lui stemma intagliato sul fregio della cimasa del Coro ligneo, della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, posto sul presbiterio<sup><a href=\"#footnote_7_2390\" id=\"identifier_7_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Santuario reca al suo interno pregevoli arredi sacri quali un armadio da sacrestia e un coro ligneo, entrambi commissionati da don Francesco Stacca nel XVIII secolo. Per approfondimenti stilistici si consigliano i contributi: M. Ettari, Un piccolo gioiello barocco nell&rsquo;agro valdericino, in Sicilia Barocca. Maestri, officine, cantieri, a cura di F. Maurici, G.E. Viola, Roma 2005, pp. 149-165; D. Scandariato, Bizzarrie Rocaille dal mobile intagliato all&rsquo;argento in alcuni centri della Sicilia occidentale, in Argenti e cultura Rococ&ograve; nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789, catalogo della mostra (Lubecca, St. Annen &ndash; Museum 21 ottobre 2007 &ndash; 6 gennaio 2008) a cura di S. Grasso, M.C. Gulisano con la collaborazione di S. Rizzo, Palermo 2008, pp. 505-518.\">8<\/a><\/sup>, e un\u2019epigrafe incisa nella gradinata del cappellone: Misericordiam consequetur rev(erendus) ab(bas) p(ater) Ben(eficia)lis d(ominus) Franciscis Stacca qui templum hoc B(eatae) M(ariae) V(irginis) sub Misericordiae Titulo penitus illustravit anno domini 1773. All\u2019edificio ecclesiastico vennero poi affiancate altre <em>dependances<\/em>, come scritto dal Carvini: \u00abun complesso di 24 stanze\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_2390\" id=\"identifier_8_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Carvini, Erice antica e moderna, sacra e profana, ms. conservato presso la Biblioteca comunale di Erice, s.d., p. 88.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri lasciti sopraggiunsero, poi, da donazioni testamentarie, consuetudine in aumento soprattutto dopo il Concilio di Trento, in cambio di messe di suffragio. Non sono stati rintracciati tutti i documenti relativi ai lasciti ricevuti, oggi dispersi per vari canali, ma solo una donazione di Mario Ferlito, un modesto proprietario terriero, redatto dal notaio Antonio Venza in data 23 luglio 1823 in cui \u00e8 scritto: \u00ab<em>Gravo la mia eredit\u00e0 della spesa annuale perpetua di onze due da cumularsi in potere dei miei eredi dal giorno della mia morte in poi, e raccolta la somma, che sar\u00e0 sufficiente per una data di esercizi, nella chiesa campestre della Misericordia: voglio che si destini nella missione suddetta, cio\u00e8 quella elemosina a due Padri, e per mantenimento degli stessi, e cos\u00ec eseguirsi perpetuamente in detta chiesa campestre ogni qual volta sar\u00e0 cumulata la somma abbisognevole per una data di esercizi come sopra. Gravo la coscienza del Beneficiario pro tempore di detta chiesa della Misericordia per invisitare sull\u2019adempimento della suddetta missione<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_2390\" id=\"identifier_9_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.S.S. Misericordia.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dovette, comunque, aspettare il 1858 per l\u2019elezione del Santuario a parrocchia succursale con bolla definitiva del Vescovo<sup><a href=\"#footnote_10_2390\" id=\"identifier_10_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Perugini, Genesi di un paese: Valderice, II ed. 2006, Valderice, p. 21.\">11<\/a><\/sup>. Dal 1869 al 1888 il Sacerdote Beneficiale Francesco Angelo dimorava stabilmente nella struttura ecclesiale e le Sante messe iniziarono a essere celebrate con maggiore regolarit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_11_2390\" id=\"identifier_11_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Perugini, Genesi &hellip;, II ed. 2006, Valderice, p. 22.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sulla storia del Santuario gi\u00e0 esimi studiosi hanno a lungo scritto, non sono mai stati oggetto di studio i pregevoli esemplari di argenteria liturgica facenti parte del tesoro del Santuario mariano. Suppellettili ecclesiastiche che, pur nella loro semplicit\u00e0, sono insieme testimonianza della pregiata lavorazione di antiche botteghe artigiane trapanesi e simboli tangibili del trascorrere della storia devozionale di un popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricostruire brandelli di storia attraverso l\u2019analisi di suppellettili liturgiche significa, dunque, ricordare la storia di un popolo, nel nostro caso di una delle comunit\u00e0 del popolo di Valderice che dal 1630, ha ininterrottamente glorificato con costanti segni di devozione la Madonna della Misericordia, giungendo a chiedere, e ottenendo, che le venisse accordata la grazia dell\u2019incoronazione nell\u2019anno 1752 dal Regio Capitolo Vaticano e finalmente nel 1784 dalla Santit\u00e0 di Pio V l\u2019officio e la messa<sup><a href=\"#footnote_12_2390\" id=\"identifier_12_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Benigno, Trapani &hellip; ms del 1811-12 della Biblioteca Fardelliana di Trapani, vol. III, parte II, f. 1246.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere esaminate in questa occasione coprono un arco temporale di due secoli, dal XVIII al XIX<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">secolo, e recano quasi tutte il marchio della maestranza degli orafi e argentieri di Trapani, la falce sormontata da corona accompagnata dalla sigla DVP, <em>Drepanum Urbs Invictissima<\/em><sup><a href=\"#footnote_13_2390\" id=\"identifier_13_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, I marchi delle Argenterie e Oreficerie Siciliane, 1976 Busto Arsizio, p. 187.\">14<\/a><\/sup>. La punzonatura delle argenterie e oreficerie della citt\u00e0 di Trapani, anche se di difficile identificazione avendo subito varie modifiche nel corso degli anni, era iniziata con l\u2019approvazione dello Statuto dell\u201911 aprile del 1612<sup><a href=\"#footnote_14_2390\" id=\"identifier_14_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per ulteriori approfondimenti in merito all&rsquo;organizzazione giuridica degli argentieri trapanesi e del relativo statuto: cfr. M. Accascina, I marchi &hellip;, 1976, p. 187; A. Precopi Lombardo, Documenti inediti e poco noti degli argentieri e orafi trapanesi, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, (Trapani, Museo Regionale Pepoli 1 luglio &ndash; 30 ottobre 1989), catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 378-385; A. Precopi Lombardo, La maestranza degli orafi e degli argentieri trapanesi 1612-1826, in Argenti e ori trapanesi nel museo e nel territorio, Trapani 2010, pp. 16-23.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera pi\u00f9 antica del Santuario di Valderice maggiormente legata al dipinto della Vergine \u00e8 una <em>corona<\/em> (<a title=\"Fig. 2. Argentiere trapanese, &lt;i&gt;Corona&lt;\/i&gt;, argento dorato cesellato sbalzato e inciso, 1773, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedita).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel02.jpg\">Fig. 2<\/a>) ornamento che rientra nella tipologia delle suppellettili destinate a immagini sacre, dette \u201cda quadro\u201d. L\u2019usanza di porre una corona sul capo dei simulacri divini risale alle pratiche pagane, ma ben presto, assorbita anche dalla civilt\u00e0 cristiana, venne impiegata tanto nelle rappresentazioni pittoriche, tanto in quelle plastiche<sup><a href=\"#footnote_15_2390\" id=\"identifier_15_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Malaguzzi, Oro, gemme e gioielli, Milano 2007, p. 192; B. Montevecchi &ndash; S. Vasco Rocca, Suppellettile ecclesiastica, Firenze 1987, p. 192.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inedita opera in argento <em>vermeil<\/em> nonostante risulti, dalla disamina dei marchi apposti su pi\u00f9 parti, della fine del XVIII secolo \u00e8 caratterizzata da soluzioni ornamentali di gusto prevalentemente barocco. La lamina, infatti, fortemente sbalzata e cesellata su tutta l\u2019estensione del manufatto presenta volute fitomorfe, testine di cherubini alati e ai lati estremi due ovali contenenti da una parte il monogramma mariano, nell\u2019altro il nome di Ges\u00f9. Sulla fascia inferiore sono leggibili il marchio della citt\u00e0 di Trapani con la falce sormontata da corona e DVI, <em>Drepanum Urbs Invictissima<\/em>, le iniziali DPC73, riferibili al console Diego Piazza, orafo trapanese documentato nella seconda met\u00e0 del XVIII secolo e ancora agli inizi del XIX<sup><a href=\"#footnote_16_2390\" id=\"identifier_16_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, I Marchi, 1976, p. 133; D. Ruffino, Indice degli orafi e argentieri di Trapani, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 411; A. Precopi Lombardo, Cariche sociali degli orafi e degli argentieri trapanesi (1612 &ndash; 1826), in Argenti e &hellip;, 2010, p. 75, p. 84; Eadem, Profili di argentieri e orafi trapanesi, in Argenti e &hellip;, 2010, pp. 132-135.\">17<\/a><\/sup>, non \u00e8 invece individuabile l\u2019argentiere autore dell\u2019opera ci\u00f2 lascia, dunque, ipotizzare possa essere stata realizzata dallo stesso console vidimante. Sul manufatto \u00e8 poi leggibile:    F.F. A B. D. ABBATE STACCA 1773\u00bb, la corona venne, infatti, come recitato nell\u2019iscrizione portata in dono dall\u2019abate Stacca nel 1773. L\u2019opera termina con un globo e una crocetta apicale. Si ha notizia che il manufatto esaminato sia stato posto pi\u00f9 volte a decorazione del quadro della Madonna di Custonaci, in occasione della tradizionale processione della fine del mese di agosto<sup><a href=\"#footnote_17_2390\" id=\"identifier_17_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pitr&eacute;, Feste patronali in Sicilia, Palermo 1898, p. 475. Cfr. P. Palazzotto, L&rsquo;architettura neogotica nella Sicilia occidentale nella prima met&agrave; del XIX secolo: le ragioni degli artisti e il ruolo della committenza, in Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico, (atti della giornata di studi, Erice 16 dicembre 2006) a cura di M. Vitella, pp. 95-123, Trapani 2008.\">18<\/a><\/sup>. Tra gli esemplari presenti nel piccolo tesoro del Santuario \u00e8 poi l\u2019inedito <em>Reliquiario di San Vito martire <\/em>(<a title=\"Fig. 3. Argentiere trapanese, &lt;i&gt;Reliquiario di San Vito martire&lt;\/i&gt;,  argento e rame dorato, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Argentiere trapanese, &lt;i&gt;Reliquiario di San Vito martire&lt;\/i&gt;,  argento e rame dorato, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito), part.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel04.jpg\">4<\/a>), non omogeneo, avente una base circolare in rame dorato con fusto caratterizzato da nodo ovoidale tipico delle suppellettili della fine del XVI e dell\u2019inizio del XVII secolo, su cui si innesta una teca reliquiario, di epoca posteriore, contornata da una cornice in perfetto stile rococ\u00f2 ornata da volute contrapposte contenenti elementi floreali, anemoni, ed elementi conchiliformi, tipici del XVIII secolo. L\u2019elemento floreale non rinvia casualmente all\u2019anemone, infatti, in natura di colore rosso, associato alla morte, e in questo caso posto vicino alla teca reliquiario, contenente una piccola croce d\u2019argento, allude al sacrificio del Salvatore<sup><a href=\"#footnote_18_2390\" id=\"identifier_18_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Hall, ad vocem Anemone, in Dizionario dei soggetti e dei simboli nell&rsquo;arte, Varese 2007. p. 42; Le confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo, storia e arte, catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 231.\">19<\/a><\/sup>. Un movimento esuberante che trova origine nell\u2019ovale centrale con un effetto di raffinata armonia, testimonianza di come nella cultura figurativa della met\u00e0 del secolo coesistessero due differenti orientamenti riguardanti l\u2019uso di elementi architettonici nella decorazione: una orientata ad assecondare l\u2019esuberanza fluttuante dell\u2019ornato rococ\u00f2, come ad esempio il Reliquiario di San Guglielmo della Chiesa Madre di Polizzi<sup><a href=\"#footnote_19_2390\" id=\"identifier_19_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Polizzi. Tesori di una Citt&agrave; Demaniale, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, n. 4, Collana di Studi diretta da M.C. Di Natale, Caltanissetta 2006, pp. 98-99.\">20<\/a><\/sup>, l\u2019altra a utilizzare il linguaggio dell\u2019architettura neoclassica per inquadrare elementi decorativi in una struttura, allo scopo di conferire all\u2019opera equilibrio e compostezza, come dimostrano molte opere coeve. Tra le numerose opere, splendido esempio di decorazione rococ\u00f2, si ricorda ancora il <em>Reliquiario<\/em>, del 1768, della Chiesa Madre di Regalbuto<sup><a href=\"#footnote_20_2390\" id=\"identifier_20_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Intorre, Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento, in M.C. Di Natale &ndash; S. Intorre, Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;, n. 3, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2012, p. 60.\">21<\/a><\/sup>. Sulla base pi\u00f9 antica non sono stati riscontrati marchi, ma da un analisi stilistica si pu\u00f2 pensare che essa possa essere stata realizzata da argentiere siciliano nella prima met\u00e0 del XVII secolo. Analogie si possono osservare nel piede del calice del Museo d\u2019Arte Sacra della Basilica di Santa Maria Assunta<sup><a href=\"#footnote_21_2390\" id=\"identifier_21_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, scheda IV.6, in Museo d&rsquo;Arte Sacra della Basilica santa Maria Assunta di Alcamo, a cura di M. Vitella, Trapani 2011, p. 147.\">22<\/a><\/sup> o ancora con il calice dorato del Museo diocesano di Monreale<sup><a href=\"#footnote_22_2390\" id=\"identifier_22_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Chiaramonte, scheda I,59, in Gloria Patri. L&rsquo;arte come linguaggio del sacro, catalogo della mostra (Monreale, Palazzo Arcivescovile &ndash; Corleone, Complesso di San Ludovico 23 dicembre 2000 &ndash; 6 maggio 2001) a cura di G. Mendola, Palermo 2001, p. 142.\">23<\/a><\/sup>, del primo decennio del XVI secolo, o ancora con la pisside in argento dorato della chiesa di san Giorgio a Piana degli Albanesi dei primi decenni del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_23_2390\" id=\"identifier_23_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Allegra, scheda 14, in M.C. Di Natale, Il tesoro dei Vescovi nel Museo Diocesano di Mazara del Vallo, catalogo delle opere a cura di P. Allegra e M. Vitella, Palermo 1993, p. 100.\">24<\/a><\/sup>, o ancora con la pisside della prima met\u00e0 del Seicento della Cattedrale di Mazara del Vallo<sup><a href=\"#footnote_24_2390\" id=\"identifier_24_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Balsano, scheda 2, in Tracce d&rsquo;Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre &ndash; 25 novembre 2007) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, p. 172.\">25<\/a><\/sup>. Diversa \u00e8, invece, la datazione della la teca reliquiario in cui, nella parte inferiore, sono stati rilevati il marchio della citt\u00e0 di Trapani con la falce coronata e DUI, le iniziali A.S.C., (Fig. 4) riferibili all\u2019argentiere Angelo Sandias, documentato al 1756, 1762-62, 1761-62<sup><a href=\"#footnote_25_2390\" id=\"identifier_25_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Ruffino, Indice degli orafi &hellip;, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 411; A. Precopi Lombardo, Profili di argentieri e orafi trapanesi, in Argenti e ori&hellip;, 2010, p. 136.\">26<\/a><\/sup>. Le sue iniziali furono rintracciate per la prima volta da Maria Accascina, pioniera studiosa delle Arti decorative in Sicilia, nel paliotto presso la Chiesa Madre di Marsala<sup><a href=\"#footnote_26_2390\" id=\"identifier_26_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, I Marchi delle argenterie e oreficerie Siciliane, Busto Arsizio 1976, p. 196.\">27<\/a><\/sup> e alla base di un candelabro della chiesa di S. Pietro in Trapani<sup><a href=\"#footnote_27_2390\" id=\"identifier_27_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, I Marchi &hellip;, 1976, p. 196 Fig. 109.\">28<\/a><\/sup>. La Novara, ha poi rintracciato lo stesso marchio sull\u2019emblema della Compagnia del SS. Sacramento di collezione privata trapanese<sup><a href=\"#footnote_28_2390\" id=\"identifier_28_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Novara, scheda II, 207, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 326.\">29<\/a><\/sup>. Tra le innumerevoli opere da questi firmate si ricordano: le tre cornici di cartagloria riccamente decorate da fiori, foglie, volute e conchiglie<sup><a href=\"#footnote_29_2390\" id=\"identifier_29_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, I Marchi &hellip;, 1976, p. 196 Fig. 106 a,b.\">30<\/a><\/sup>, e un\u2019insegna della Compagnia di S. Michele Arcangelo<sup><a href=\"#footnote_30_2390\" id=\"identifier_30_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Novara, scheda II, 207, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 325-326.\">31<\/a><\/sup>, entrambe di collezione privata trapanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra interessante opera custodita al Santuario della Misericordia \u00e8 il reliquiario contenente differenti frammenti di santi, illustrati tramite piccole parti cartacee non tutte interamente leggibili, poste nel <em>verso,<\/em> su cui sono impressi i nomi: San Pasquale Baylon, Santa Maria Maddalena dei Pazzis, San Francesco di Paola e sacro velo di San Giovanni Battista. (<a title=\"Fig. 5. Maestranza siciliana, &lt;i&gt;Reliquiario&lt;\/i&gt;, XVIII secolo, ottone, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La devozione per Santa Maria Maddalena dei Pazzi dovette essere particolarmente sentita nel XVIII secolo: non sar\u00e0 stato un caso, infatti, se nella prima met\u00e0 del Settecento Domenico La Bruna<sup><a href=\"#footnote_31_2390\" id=\"identifier_31_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Al La Bruna sono attribuiti alcuni affreschi posti sui laterali e sulla volta del Santuario della Misericordia, per ulteriori approfondimenti riguardanti la vita e le opere di Domenico La Bruna cfr. M. Ettari, Un piccolo &hellip;, in Sicilia, 2005, pp. 155-156; G. Bongiovanni, ad vocem Domenico La Bruna, in Dizionario bibliografico degli italiani, Treccani, vol. 63, 2004, http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/domenico-la-bruna_%28Dizionario-Biografico%29\/; G. Bongiovanni, Indagini sulla pittura trapanese del Settecento, in&nbsp;Miscellanea Pepoli, a cura di V. Abbate, Trapani 1997, pp. 119-137. Si cfr. pure G. Bongiovanni, Domenico La Bruna pittore del &lsquo;700, in &ldquo;Graphiti&rdquo;, aprile 1993; M. Guttilla, ad vocem, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, vol. II &ndash; Pittura, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, pp. 271-273.\">32<\/a><\/sup> realizz\u00f2 due pale gemelle aventi come protagonista la suddetta Santa, custodite presso la Chiesa Madre di Castelvetrano<sup><a href=\"#footnote_32_2390\" id=\"identifier_32_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bongiovanni, Pittura a Castelvetrano, in Rivalutare un patrimonio d&rsquo;arte, a cura di A. Costanza, Palermo 1998, pp. 19-24; A. Buttitta, G. Bongiovanni, Un armadio dipinto trapanese del Settecento. Aggiunte al catalogo di Domenico La Bruna, in &ldquo;OADI. Rivista per l&rsquo;Osservatorio delle Arti decorative in Italia, http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1794#footnote_36_1794.\">33<\/a><\/sup>. L\u2019opera, priva di punzoni, mostra una base circolare e potrebbe essere riconducibile, anche per la sua linearit\u00e0, alla prima met\u00e0 del XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro pregevole esemplare che si distingue per la raffinatezza della decorazione \u00e8 un <em>ostensorio<\/em> in argento avente una base circolare, un fusto molto alto interrotto da collarini e da un nodo ovoidale. La raggiera, come sospesa, \u00e8 composta da raggi dalla forma di fiamma che si alternano a quelli a guisa di \u201cspada\u201d. \u00a0La lente \u00e8 circondata da una decorazione floreale. \u00a0Sulla base, nella parte a falda tesa, \u00e8 lo stemma della citt\u00e0 di Trapani, con la falce e DUI (<a title=\"Fig. 6. Argentiere trapanese, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, argento sbalzato e cesellato, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel06.jpg\">Figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. Argentiere trapanese, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, argento sbalzato e cesellato, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito), part.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel07.jpg\">7<\/a>). Non sono leggibili altri marchi che possano indicare chi sia stato l\u2019autore o il console vidimante, ma per i tratti stilistici mostrati l\u2019opera si pu\u00f2 datare alla prima met\u00e0 del XVIII secolo. Numerosi sono, dunque, i manufatti databili alla prima met\u00e0 del Settecento presenti al Santuario della Misericordia, nel caso dell\u2019inedito ostensorio appena esaminato, trova rispondenti analogie con due custodie trapanesi coeve quali l\u2019ostensorio con San Francesco d\u2019Assisi, custodito nell\u2019eponima chiesa, l\u2019altro con San Giuliano, oggi al Seminario Vescovile<sup><a href=\"#footnote_33_2390\" id=\"identifier_33_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Novara, L&rsquo;argenteria trapanese dal XVII al XIX secolo, in Argenti e &hellip;, 2010, p. 33.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si aggiunge, poi, una piccola <em>pisside<\/em> da viatico di forma rotonda, priva di ornati, costituita da una piccola teca con un coperchio leggermente bombato con lievi modanature che evidenziano una concentrica gradinatura alla cui sommit\u00e0 presenta come unica particolarit\u00e0 una crocetta in posizione apicale (<a title=\"Fig. 8. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Pisside da viatico&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1715, argento sbalzato e cesellato, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera reca lo stemma della citt\u00e0 di Palermo, l\u2019aquila a volo alto e delle iniziali, si pensa del console, purtroppo non decifrabili a causa del logorio d\u2019uso, manca, poi, del tutto la sigla dell\u2019argentiere. Questa tipologia \u00e8 largamente diffusa in Sicilia alla met\u00e0 del XVIII secolo, come dimostrano analoghi esemplari custoditi a Castelbuono presso il Museo del Castello dei Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_34_2390\" id=\"identifier_34_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, R. Vadal&agrave;, Il Tesoro di Sant&rsquo;Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono, Palermo 2010, p. 40.\">35<\/a><\/sup>, o quello del quarto decennio del Settecento della Chiesa Madre di Regalbuto<sup><a href=\"#footnote_35_2390\" id=\"identifier_35_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis &hellip;, 2012, pp. 96-97.\">36<\/a><\/sup>, o ancora la piccola teca da viatico, del 1724, vidimata dal console Giuseppe Cristadoro, della Chiesa di Maria SS. dei Miracoli di Mussomeli<sup><a href=\"#footnote_36_2390\" id=\"identifier_36_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Barcellona, Ori argenti e stoffe di Maria SS. dei Miracoli. Mussomeli tra culto e arte, premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2000, p. 123.\">37<\/a><\/sup>, la presenza dell\u2019aquila a volo alto consente comunque di datare l\u2019opera dopo il 1715.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclude l\u2019<em>excursus<\/em> delle suppellettili rintracciate al Santuario valdericino, una <em>pisside<\/em> di gusto neoclassico, temperie stilistica gi\u00e0 diffusa dalla fine del XVIII secolo (<a title=\"Fig. 9. Argentiere siciliano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo, Valderice (Trapani), Santuario Maria Santissima della Misericordia (inedito).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cel09.jpg\">Fig. 9<\/a>). L\u2019opera si caratterizza per semplicit\u00e0 e linearit\u00e0 della forma, presenta una base circolare rialzata e un fusto contenuto, non decorati da particolari ornati, ma semplicemente specchiati. Il sottocoppa \u00e8 campito da larghe foglie d\u2019acanto, termina con un coperchio a cupoletta sormontato da una croce in posizione apicale. La pisside non presenta marchi, ma in base ai motivi decorativi e stilistici \u00e8 da datare alla prima met\u00e0 del XIX secolo. In passato furono di propriet\u00e0 del Santuario altre pregevoli opere: il Perugini indica un documento d\u2019inventario del 1746 in cui sono elencati: \u00ab<em>due calici gotti d\u2019argento, tovaglie, un crocefisso in pietra incarnata, tre crocifissi piccoli, uno di rame, uno d\u2019oro e uno di legno, un piccolo presepe, piatti e altre vettovaglie<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_2390\" id=\"identifier_37_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Perugini, Valderice: la terra, i giorni, Erice 1994; V. Perugini, Genesi di un paese: Valderice, Paceco 2006.\">38<\/a><\/sup>. Come \u00e8 ben risaputo, la soppressione degli ordini religiosi e l\u2019incameramento dei beni ecclesiastici al Regno d\u2019Italia del 1866 ha provocato la perdita di numerose suppellettili, sarebbe dunque auspicabile, per tutelare le opere superstiti, dall\u2019argenteria, alle pregevoli opere lignee, ai pregiati paramenti sacri, la realizzazione di un appropriato spazio espositivo permanente, dotato di un moderno impianto di sicurezza, e farlo entrare a far parte di un pi\u00f9 ampio museo diffuso comprendente tutti i santuari e le chiese presenti nella valle ericina, non impedendo occasionalmente di prelevare dalla sede museale alcune suppellettili per le pi\u00f9 importanti liturgie. La creazione di tali poli museali \u00e8 peraltro stata proposta della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa nella <em>Lettera circolare sulla funzione pastorale dei Musei ecclesiastici <\/em>del 15 agosto 2001<sup><a href=\"#footnote_38_2390\" id=\"identifier_38_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pontificia commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare sulla funzione pastorale dei Musei ecclesiastici, Citt&agrave; del Vaticano 2001; www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_commissions\/pcchc\/documents\/rc_com_pcchc_20010815_funzione-musei_it.html.\">39<\/a><\/sup> e questo di Valderice potrebbe anche collegarsi con quello gi\u00e0 esistente a Erice che coinvolge tutte le chiese del vicino centro<sup><a href=\"#footnote_39_2390\" id=\"identifier_39_2390\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.e.m.s. di Erice (Museo di Erice. La Montagna del Signore) sistema museale per la valutazione dei beni ecclesiastici mobili e immobili presenti sul territorio urbano del comune di Erice curato da M. Vitella.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2390\" class=\"footnote\">\u00ab<em>A greco, l\u00e0 dove gli amenissimi verzieri di Bonagia sono chiusi da una erbosa collina, a pi\u00e9 di un olivo, sorge l\u2019amplo e magnifico santuario di N. S. della Misericordia<\/em>\u00bb, cfr. G. Castronovo, <em>Erice Sacra, <\/em>Ms. del XIX secolo a cura del Can. A. Amico, Biblioteca Comunale di Erice, 1860, f. 280.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2390\" class=\"footnote\">La suddetta data \u00e8 emersa, in occasione dei lavori di restauro del 1980, sul cantonale destro del portale d\u2019ingresso nascosta da uno strato di intonaco sovrapposto all\u2019originario. Gi\u00e0 il De Felice non era andato troppo lontano quando nel \u201936 aveva ubicato temporalmente il Santuario al 1640 cfr. F. De Felice, <em>Arte del trapanese, pittura ed arti minori<\/em>, Palermo 1936, p. 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2390\" class=\"footnote\">G. Castronovo, <em>Erice sacra<\/em>\u2026, Ms. a cura del Can. A. Amico, 1860, f. 281.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2390\" class=\"footnote\">I lavori di costruzione durarono un ventennio circa e furono realizzati grazie alle numerose offerte dei fedeli. Intorno al Santuario venne costruita una foresteria per i fedeli pi\u00f9 bisognosi e gli ammalati.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2390\" class=\"footnote\">Al Santuario della Misericordia venne donato, 15 settembre del 1654 con firma del notaio Pietro Canaci, un lotto di terreni in contrada dei Colladini, chiamato <em>Lu Murgiu<\/em>, la palude Di Stefano \u201c<em>da cui frutti dei vigneti si potessero percepire onze sei annuali<\/em>\u201d. cfr. V. Carvini, <em>Erice antica e moderna, sacra e profana<\/em>, Ms. Biblioteca Comunale di Erice.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2390\" class=\"footnote\">Cfr. G. Castronovo, <em>Erice sacra, <\/em>Ms. copia del can. A. Amico, 1924, presso la biblioteca Comunale di Erice ai segni Ms. XV, ff. 418-419.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2390\" class=\"footnote\">L\u2019emblema presente sul ritratto ricorda quello in oro e smalti realizzato da orafo siciliano del XVI secolo custodito a Sant\u2019Agata di Militello, presso il Museo parrocchiale di Santa Maria della Stella cfr.\u00a0 M.C. Di Natale, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, p 21, p. 22 Fig. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2390\" class=\"footnote\">Il Santuario reca al suo interno pregevoli arredi sacri quali un armadio da sacrestia e un coro ligneo, entrambi commissionati da don Francesco Stacca nel XVIII secolo. Per approfondimenti stilistici si consigliano i contributi: M. Ettari, <em>Un piccolo gioiello barocco nell\u2019agro valdericino, <\/em>in <em>Sicilia Barocca. Maestri, officine, cantieri, <\/em>a cura di F. Maurici, G.E. Viola, Roma 2005, pp. 149-165; D. Scandariato, <em>Bizzarrie Rocaille dal mobile intagliato all\u2019argento in alcuni centri della Sicilia occidentale<\/em>, in <em>Argenti e cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789,<\/em> catalogo della mostra (Lubecca, St. Annen \u2013 Museum 21 ottobre 2007 &#8211; 6 gennaio 2008)<em> <\/em>a cura di S. Grasso, M.C. Gulisano con la collaborazione di S. Rizzo, Palermo 2008, pp. 505-518.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2390\" class=\"footnote\">V. Carvini, <em>Erice antica e moderna, sacra e profana, <\/em>ms. conservato presso la Biblioteca comunale di Erice, s.d., p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2390\" class=\"footnote\">A.S.S. Misericordia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2390\" class=\"footnote\">V. Perugini, <em>Genesi di un paese: Valderice<\/em>, II ed. 2006, Valderice, p. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2390\" class=\"footnote\">V. Perugini, <em>Genesi \u2026<\/em>, II ed. 2006, Valderice, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2390\" class=\"footnote\">P. Benigno, <em>Trapani \u2026 <\/em>ms del 1811-12 della Biblioteca Fardelliana di Trapani, vol. III, parte II, f. 1246.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2390\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>I marchi delle Argenterie e Oreficerie Siciliane, <\/em>1976 Busto Arsizio, p. 187.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2390\" class=\"footnote\">Per ulteriori approfondimenti in merito all\u2019organizzazione giuridica degli argentieri trapanesi e del relativo statuto: cfr. M. Accascina, <em>I marchi \u2026, <\/em>1976, p. 187; A. Precopi Lombardo, <em>Documenti inediti e poco noti degli argentieri e orafi trapanesi, <\/em>in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, (Trapani, Museo Regionale Pepoli 1 luglio \u2013 30 ottobre 1989), catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 378-385; A. Precopi Lombardo, <em>La maestranza degli orafi e degli argentieri trapanesi 1612-1826, <\/em>in <em>Argenti e ori trapanesi nel museo e nel territorio, <\/em>Trapani 2010, pp. 16-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2390\" class=\"footnote\">S. Malaguzzi, <em>Oro, gemme e gioielli, <\/em>Milano 2007, p. 192; B. Montevecchi &#8211; S. Vasco Rocca, <em>Suppellettile ecclesiastica<\/em>, Firenze 1987, p. 192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2390\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>I Marchi, <\/em>1976, p. 133; D. Ruffino, <em>Indice degli orafi e argentieri di Trapani, <\/em>in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 411; A. Precopi Lombardo,<em> Cariche sociali degli orafi e degli argentieri trapanesi (1612 \u2013 1826)<\/em>, in <em>Argenti e \u2026<\/em>, 2010, p. 75, p. 84; Eadem, <em>Profili di argentieri e orafi trapanesi<\/em>, in <em>Argenti e \u2026<\/em>, 2010, pp. 132-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2390\" class=\"footnote\">G. Pitr\u00e9, <em>Feste patronali in Sicilia, <\/em>Palermo 1898, p. 475. Cfr. P. Palazzotto, <em>L\u2019architettura neogotica nella Sicilia occidentale nella prima met\u00e0 del XIX secolo: le ragioni degli artisti e il ruolo della committenza, <\/em>in<em> Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico<\/em>, (atti della giornata di studi, Erice 16 dicembre 2006) a cura di M. Vitella, pp. 95-123, Trapani 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2390\" class=\"footnote\">J. Hall, <em>ad vocem <\/em>Anemone, in <em>Dizionario dei soggetti e dei simboli nell\u2019arte, <\/em>Varese 2007. p. 42; <em>Le confraternite dell\u2019Arcidiocesi di Palermo<\/em>, <em>storia e arte, <\/em>catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2390\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Polizzi. Tesori di una Citt\u00e0 Demaniale, <\/em>Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, n. 4, Collana di Studi diretta da M.C. Di Natale, Caltanissetta 2006, pp. 98-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2390\" class=\"footnote\">S. Intorre, <em>Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento<\/em>, in M.C. Di Natale &#8211; S. Intorre, <em>Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre, <\/em>Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d, n. 3, collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2012, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2390\" class=\"footnote\">L. Sciortino, scheda IV.6,<em> <\/em>in <em>Museo d\u2019Arte Sacra della Basilica santa Maria Assunta di Alcamo<\/em>, a cura di M. Vitella, Trapani 2011, p. 147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2390\" class=\"footnote\">V. Chiaramonte, scheda I,59, in <em>Gloria Patri. L\u2019arte come linguaggio del sacro, <\/em>catalogo della mostra (Monreale, Palazzo Arcivescovile \u2013 Corleone, Complesso di San Ludovico 23 dicembre 2000 \u2013 6 maggio 2001) a cura di G. Mendola, Palermo 2001, p. 142.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2390\" class=\"footnote\">P. Allegra, scheda 14, in M.C. Di Natale, <em>Il tesoro dei Vescovi nel Museo Diocesano di Mazara del Vallo, <\/em>catalogo delle opere a cura di P. Allegra e M. Vitella, Palermo 1993, p. 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2390\" class=\"footnote\">D. Balsano, scheda 2, in <em>Tracce d\u2019Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, <\/em>catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre \u2013 25 novembre 2007) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, p. 172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2390\" class=\"footnote\">D. Ruffino, <em>Indice degli orafi \u2026, <\/em>in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 411; A. Precopi Lombardo, <em>Profili di argentieri e orafi trapanesi, <\/em>in <em>Argenti e ori\u2026, <\/em>2010, p. 136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2390\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>I Marchi delle argenterie e oreficerie Siciliane, <\/em>Busto Arsizio 1976, p. 196.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2390\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>I Marchi \u2026, <\/em>1976, p. 196 Fig. 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2390\" class=\"footnote\">L. Novara, scheda II, 207, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 326.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2390\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>I Marchi \u2026, <\/em>1976, p. 196 Fig. 106 a,b.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2390\" class=\"footnote\">L. Novara, scheda II, 207, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 325-326.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2390\" class=\"footnote\">Al La Bruna sono attribuiti alcuni affreschi posti sui laterali e sulla volta del Santuario della Misericordia, per ulteriori approfondimenti riguardanti la vita e le opere di Domenico La Bruna cfr. M. Ettari, <em>Un piccolo \u2026, <\/em>in <em>Sicilia, <\/em>2005, pp. 155-156; G. Bongiovanni, <em>ad vocem<\/em> Domenico La Bruna, in <em>Dizionario bibliografico degli italiani<\/em>, Treccani, vol. 63, 2004, <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/domenico-la-bruna_%28Dizionario-Biografico%29\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/domenico-la-bruna_%28Dizionario-Biografico%29\/<\/a>; G. Bongiovanni<em>, I<em>ndagini sulla pittura trapanese del Settecento<\/em><\/em>, in\u00a0<em>Miscellanea Pepoli<\/em>, a cura di V. Abbate, Trapani 1997, pp. 119-137. Si cfr. pure G. Bongiovanni,<em> Domenico La Bruna pittore del \u2018700<\/em>, in \u201cGraphiti\u201d, aprile 1993; M. Guttilla, <em>ad vocem<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. II &#8211; <em>Pittura<\/em>, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, pp. 271-273.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2390\" class=\"footnote\">G. Bongiovanni, <em>Pittura a Castelvetrano<\/em>, in <em>Rivalutare un patrimonio d\u2019arte<\/em>, a cura di A. Costanza, Palermo 1998, pp. 19-24; A. Buttitta, G. Bongiovanni, <em>Un armadio dipinto trapanese del Settecento. Aggiunte al catalogo di Domenico La Bruna, <\/em>in \u201cOADI. Rivista per l\u2019Osservatorio delle Arti decorative in Italia, http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1794#footnote_36_1794.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2390\" class=\"footnote\">L. Novara, <em>L\u2019argenteria trapanese dal XVII al XIX secolo, <\/em>in <em>Argenti e \u2026<\/em>, 2010, p. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2390\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, R. Vadal\u00e0, <em>Il Tesoro di Sant\u2019Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono, <\/em>Palermo 2010, p. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2390\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis \u2026<\/em>, 2012, pp. 96-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2390\" class=\"footnote\">I. Barcellona, <em>Ori argenti e stoffe di Maria SS. dei Miracoli. Mussomeli tra culto e arte, <\/em>premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2000, p. 123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2390\" class=\"footnote\">Cfr. V. Perugini, <em>Valderice: la terra, i giorni,<\/em> Erice 1994; V. Perugini, <em>Genesi di un paese: Valderice<\/em>, Paceco 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2390\" class=\"footnote\">Pontificia commissione per i Beni Culturali della Chiesa, <em>Lettera circolare sulla funzione pastorale dei Musei ecclesiastici<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2001; <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_commissions\/pcchc\/documents\/rc_com_pcchc_20010815_funzione-musei_it.html.)\">www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_commissions\/pcchc\/documents\/rc_com_pcchc_20010815_funzione-musei_it.html.<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2390\" class=\"footnote\">M.e.m.s. di Erice<em> (Museo di Erice. La Montagna del Signore)<\/em> sistema museale per la valutazione dei beni ecclesiastici mobili e immobili presenti sul territorio urbano del comune di Erice curato da M. Vitella.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2390\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ml.celona@libero.it Le suppellettili liturgiche del Santuario di Nostra Signora della Misericordia a Valderice DOI: 10.7431\/RIV12052015 Tra le innumerevoli edicole, cappelle e santuari attraversanti l\u2019intero territorio <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2390\" title=\"Maria Laura Celona\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2507,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2390"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2390"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2390\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2524,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2390\/revisions\/2524"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}