{"id":2378,"date":"2015-12-29T21:37:12","date_gmt":"2015-12-29T21:37:12","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2378"},"modified":"2016-06-29T14:17:18","modified_gmt":"2016-06-29T14:17:18","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2378","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@alice.it<\/p>\n<h3>Postille alla mostra romana \u201cSculture preziose\u201d<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV12022015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa nota si propongono alcune piccole novit\u00e0 in merito all\u2019autografia di opere recentemente esposte alla mostra \u201cSculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio tra XIII e XVIII secolo\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_2378\" id=\"identifier_0_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mostra, curata da Anna Imponente e da chi scrive, si &egrave; tenuta presso la Citt&agrave; del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, dal 30 marzo al 30 giugno 2015. Le puntualizzazioni qui proposte sono emerse dalla possibilit&agrave; di esaminare nuovamente le opere durante le fasi di movimentazione per l&rsquo;allestimento e lo smontaggio dell&rsquo;esposizione.\">1<\/a><\/sup>. Sono novit\u00e0 emerse dalla rilevazione e identificazione dei punzoni che non era stato possibile effettuare durante le lunghe e talvolta non agevoli fasi di schedatura delle opere sul territorio. Tali dati, pertanto, non compaiono nel volume pubblicato in occasione della mostra<sup><a href=\"#footnote_1_2378\" id=\"identifier_1_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio dal XIII al XVIII secolo, a cura di B Montevecchi, Roma 2015.\">2<\/a><\/sup>, ma sembra utile renderli noti per continuare gli studi avviati e contribuire ad ampliare la conoscenza di questo particolare e importante settore del patrimonio artistico laziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due marchi (<a title=\"Fig. 1\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon01.jpg\">Fig. 1<\/a>) sono stati rilevati sotto la voluta che funge da impugnatura della pace custodita presso il santuario della Madonna del Colle a Lenola<sup><a href=\"#footnote_2_2378\" id=\"identifier_2_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.Minati, scheda n. 64 in Sculture preziose&hellip;, 2015, p. 212.\">3<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon02.jpg\">Fig. 2<\/a>). L\u2019immagine, in argento fuso, inciso e cesellato entro un riquadro impreziosito da volute foliacee, riprende quella dipinta in un\u2019antica edicola miracolosamente scoperta nel 1602 da un gruppo di giovani del luogo, a seguito di un grave fatto di sangue. Per volont\u00e0 dell\u2019allora vescovo di Fondi Giovanni Battista Comparini, tra il 1607 e il 1610 venne eretto un santuario per custodire l\u2019immagine prodigiosa, ancora oggi meta di grande devozione. Il pregevole rilievo argenteo ripropone con fedelt\u00e0 l\u2019immagine dipinta (ed evidentemente nel tempo \u2018ridipinta\u2019) (<a title=\"Fig. 3\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon03.jpg\">Fig. 3<\/a>), sostituendo tuttavia il tono popolaresco e devozionale dell\u2019originale, dove il Ges\u00f9 Bambino ignudo si stringe alla Madre afferrandone il velo, con un pi\u00f9 solenne ragazzino benedicente, vestito di un severo abito contemporaneo mentre la Madonna \u00e8 avvolta in un manto classicamente drappeggiato. Di difficile lettura, sia per la collocazione che per lo stato di consunzione, i due marchi impressi sotto l\u2019impugnatura sono comunque riconoscibili come il punzone camerale e il punzone raffigurante un sole raggiato che identifica l\u2019argentiere romano Giovanni Francesco Frangi (1581 ca-1653, pat.1610)<sup><a href=\"#footnote_3_2378\" id=\"identifier_3_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argentiere, cfr. G.C.Bulgari, Argentieri, gemmari e orafi d&rsquo;Italia, Parte prima- Roma *, Roma 1958, pp.465-466; A.Bulgari Calissoni, Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987, p.209.\">4<\/a><\/sup>. Diverse sono le opere di questo artefice note solo per via documentaria, ovvero una croce per il monastero di Santa Cecilia degli anni 1624-25, uno specchio donato da Don Antonio Barberini a Lucrezia Machiavelli del 1626, una guantiera per la Vallicella del 1627, otto calici offerti dal Magistrato di Roma a varie chiese nel giorno del santo patrono tra il 1629 e il 1644, uno scaldavivande e due \u2018caldarini\u2019 in rame per la tavola dei Conservatori in Campidoglio, un bacile e un bocca d\u2019argento del 1642. Esiste tuttora, invece, presso la chiesa romana di San Marco, il reliquario di sant\u2019Orsola, contrassegnato dal punzone del sole raggiato e dal camerale che lo fa datare agli anni 1637-1642<sup><a href=\"#footnote_4_2378\" id=\"identifier_4_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V.Gazzaniga, La vita e le opere di Fantino Taglietti, in Marmorari e argentieri a Roma e nel Lazio tra Cinquecento e Seicento. I committenti, i documenti, le opere, Roma 1994, pp.220-257, in part. pp.246-247; A.M.Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010, pp.61-62, 200.\">5<\/a><\/sup>, opera che nella sua tradizionale semplicit\u00e0 esclude reminiscenze manieristiche e ridondanze barocche in nome di un sobrio classicismo. Questa stessa caratteristica formale caratterizza anche la bella croce da tavolo d\u2019argento &#8211; presentata in mostra &#8211; \u00a0che racchiude una piccola e preziosa stauroteca trecentesca (Viterbo, Museo del Colle del Duomo); sulla croce, oltre al punzone del Frangi e al camerale, compare l\u2019iscrizione dedicatoria del committente, il vescovo di Viterbo Tiberio Muti, e la data 1634<sup><a href=\"#footnote_5_2378\" id=\"identifier_5_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V.Valerio, scheda n. 68, in Sculture preziose&hellip;, 2015, pp.213-214.\">6<\/a><\/sup>. A questa importante aggiunta al catalogo dell\u2019artefice romano si pu\u00f2 ora accostare la bella pace di Lenola, datata 1619 e dunque prima opera finora nota del Frangi, gi\u00e0 improntata a quella \u201crotondit\u00e0\u201d e \u201cfermezza di volumi\u201d che, come \u00e8 stato giustamente notato, riconducono alle \u201csalde figure\u201d del contemporaneo argentiere e fonditore Fantino Taglietti<sup><a href=\"#footnote_6_2378\" id=\"identifier_6_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V.Gazzaniga, La vita e le opere&hellip;, 1994, p.247.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personaggio emerso solo in occasione della mostra romana \u00e8 invece Vito Viti (1591-1636, dal 1622 citato tra i maestri orafi), figlio di Michelangelo, anch\u2019egli argentiere. Il Viti compare nel repertorio di Bulgari<sup><a href=\"#footnote_7_2378\" id=\"identifier_7_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C.Bulgari, Argentieri, gemmari e orafi d&rsquo;Italia, Parte prima- Roma **, Roma 1959, p. 542.\">8<\/a><\/sup> solo come autore di vari calici, commissionati tra il 1629 e il 1636 dal Magistrato di Roma e offerti a varie chiese romane in occasione della festivit\u00e0 patronale, e di due candelieri e una lampada, pagati nel 1632 dalla Camera Capitolina. Ma le capacit\u00e0 di questo poco noto artefice dovevano andare ben al di l\u00e0 di tali modeste commissioni, almeno a giudicare dal magnifico busto d\u2019argento raffigurante san Pietro Eremita, patrono della cittadina di Vico nel Lazio il cui stemma compare sulla base della scultura (<a title=\"Fig. 4\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon04.jpg\">Fig. 4<\/a>). L\u2019autografia del Viti \u00e8 stata proposta sulla base di un documento dove il reliquiario si dice realizzato nel 1626 da un \u201c\u2026Vito argentiere romano\u201d<sup><a href=\"#footnote_8_2378\" id=\"identifier_8_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.Spinucci, scheda n.66, in Sculture preziose&hellip;, 2015, p.213.\">9<\/a><\/sup>. L\u2019attribuzione \u00e8 sembrata plausibile per l\u2019identit\u00e0 del nome &#8211; relativamente inconsueto &#8211;\u00a0 e per la coincidenza tra la data di realizzazione dell\u2019opera e gli anni in cui \u00e8 documentata l\u2019attivit\u00e0 del Viti. A ci\u00f2 si aggiunge ora il rilevamento di due bolli, non notati in precedenza e poco leggibili, impressi lungo il bordo inferiore del busto: uno \u00e8 il camerale, l\u2019altro, che sembra formato da due V separate da un oggetto (una ventola?), \u00e8 verosimilmente quello dell\u2019autore (<a title=\"Fig. 5\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Il bollo non compare nel repertorio del Bulgari e, al momento, non \u00e8 stato trovato su altri argenti noti, ma sembra utile segnalarlo per eventuali futuri confronti con altre opere di Vito Viti che nella realizzazione di questo \u00a0busto d\u2019argento, dall\u2019 interessante intento ritrattistico, dimostra notevoli capacit\u00e0 sostenute dalla probabile collaborazione con uno scultore, mentre il finissimo trattamento delle superfici &#8211; dall\u2019originale modellato della chierica contornata da riccioli, alla resa meticolosa dei tessuti \u2013 ne attesta la grande maestria tecnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E una decisa caratterizzazione fisiognomica \u00e8 espressa anche nel volto del giovane guerriero, caratterizzato da baffetti e da una corta barba, che impersona il sant\u2019Ermete dell\u2019omonima chiesa di Ischia di Castro (<a title=\"Fig. 6\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon06.jpg\">Fig. 6<\/a>). In occasione della redazione della scheda<sup><a href=\"#footnote_9_2378\" id=\"identifier_9_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V.Valerio, scheda n.124 in Sculture preziose&hellip;, 2015, p.233.\">10<\/a><\/sup> \u00e8 stato rilevato ma non identificato il punzone, molto confuso e lacunoso (<a title=\"Fig. 7\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon07.jpg\">Fig. 7<\/a>), impresso accanto al bollo camerale invece riconoscibile per quello impiegato negli anni 1731-1732. E\u2019 stato cos\u00ec possibile datare la scultura, realizzata probabilmente in occasione della ricostruzione della chiesa di Ischia di Castro, quando vi vennero riportate parte delle reliquie del santo che presumibilmente furono allora collocate nel reliquiario d\u2019argento fatto per l\u2019occasione. Ne rimaneva per\u00f2 anonimo l\u2019autore la cui probabile individuazione devo ora alla cortesia e competenza di Aldo Vitali che suggerisce, sia pure con riserva, di riconoscere nel lacunoso punzone quello di Paolo Andrea Gamba (Roma, 1654-1734, pat.1702)<sup><a href=\"#footnote_10_2378\" id=\"identifier_10_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A.Bulgari Calissoni, Maestri argentieri&hellip;,1987, pp.219-220.\">11<\/a><\/sup>. Tale bollo \u00e8 stato ritrovato su varie argenterie sacre, tra cui alcuni reliquiari per la cattedrale di Veroli e reliquiari per il santuario di Santa Maria del Tufo a Rocca di Papa; ma la probabile autografia di questa espressiva scultura attesta le finora sconosciute possibilit\u00e0 tecniche e la fine capacit\u00e0 di resa quasi ritrattistica dell\u2019argentiere, capacit\u00e0 anche in questo caso sostenute dalla conoscenza della scultura contemporanea e dalla probabile collaborazione con uno specialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio infine Jennifer Montagu per il prezioso suggerimento di assegnare senz\u2019altro ad Antonio Gigli (Roma, 1704-1761, pat.1724)<sup><a href=\"#footnote_11_2378\" id=\"identifier_11_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G.C.Bulgari, Argentieri, gemmari&hellip;, 1958, cit., pp.534-545; Bulgari Calissoni, Maestri argentieri&hellip;, 1987, p.231.\">12<\/a><\/sup> il bel calice della cattedrale di Sora (<a title=\"Fig. 8\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon08.jpg\">Fig. 8<\/a>) che nella relativa scheda<sup><a href=\"#footnote_12_2378\" id=\"identifier_12_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.Spinucci, scheda n.111, in Sculture preziose&hellip;, 2015, p.228.\">13<\/a><\/sup> si \u00e8 preferito attribuire ad un ignoto argentiere romano per l\u2019incerta leggibilit\u00e0 del punzone (<a title=\"Fig. 9\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mon09.jpg\">Fig. 9<\/a>). L\u2019autografia ad Antonio Gigli, peraltro gi\u00e0 ipotizzata in passato<sup><a href=\"#footnote_13_2378\" id=\"identifier_13_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. scheda di catalogo ministeriale OA 12\/00216312.\">14<\/a><\/sup>, \u00e8 in effetti sostenuta oltre che dalla notevole qualit\u00e0 del magnifico calice interamente dorato, la cui superficie \u00e8 arricchita da placchette con le canoniche scene della Passione e il consueto repertorio ornamentale di testine angeliche, cartigli e volute, soprattutto dal confronto con altre opere del grande artefice romano e, in particolare, con un simile calice conservato presso il tesoro della cappella di San Rocco a Lisbona<sup><a href=\"#footnote_14_2378\" id=\"identifier_14_2378\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. T.L.M.Vale, Eighteenth-century Roman silver for the chapel of St John the Baptist in the church of S.Roque, Lisbon, in &ldquo;The Burlington Magazine&rdquo;, CLII, august 2010, pp.528-435, in part. p.533, Fig. 23.\">15<\/a><\/sup>. Ma l\u2019esemplare di Sora appare ancora pi\u00f9 elaborato ed originale, rispetto al calice portoghese, per l\u2019inserimento, nel piede, di tre delicate figure di putti ignudi addormentati, resi in forte aggetto e quasi a tutto tondo, le cui piccole membra sono morbidamente adagiate tra i rigidi cartigli includenti le scene cristologiche.<\/p>\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Archivio fotografico della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo: foto 2,3,4,6,7,8,9<br \/>\nBenedetta Montevecchi: foto 1,5<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2378\" class=\"footnote\">La mostra, curata da Anna Imponente e da chi scrive, si \u00e8 tenuta presso la Citt\u00e0 del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, dal 30 marzo al 30 giugno 2015. Le puntualizzazioni qui proposte sono emerse dalla possibilit\u00e0 di esaminare nuovamente le opere durante le fasi di movimentazione per l\u2019allestimento e lo smontaggio dell\u2019esposizione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2378\" class=\"footnote\"><em>Sculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio dal XIII al XVIII secolo<\/em>, a cura di B Montevecchi, Roma 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2378\" class=\"footnote\">Cfr. M.Minati, scheda n. 64 in<em> Sculture preziose\u2026<\/em>, 2015, p. 212. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2378\" class=\"footnote\">Sull\u2019argentiere, cfr. G.C.Bulgari, <em>Argentieri, gemmari e orafi d\u2019Italia, Parte prima- Roma *<\/em>, Roma 1958, pp.465-466; A.Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987, p.209.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2378\" class=\"footnote\">V.Gazzaniga, <em>La vita e le opere di Fantino Taglietti<\/em>, in <em>Marmorari e argentieri a Roma e nel Lazio tra Cinquecento e Seicento. I committenti, i documenti, le opere<\/em>, Roma 1994, pp.220-257, in part. pp.246-247; A.M.Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010, pp.61-62, 200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2378\" class=\"footnote\">Cfr. V.Valerio, scheda n. 68, in <em>Sculture preziose<\/em>\u2026, 2015, pp.213-214.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2378\" class=\"footnote\">V.Gazzaniga, <em>La vita e le opere<\/em>\u2026, 1994, p.247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2378\" class=\"footnote\">G.C.Bulgari, <em>Argentieri, gemmari e orafi d\u2019Italia, Parte prima- Roma **<\/em>, Roma 1959, p. 542.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2378\" class=\"footnote\">M.Spinucci, scheda n.66, in <em>Sculture preziose<\/em>\u2026, 2015, p.213.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2378\" class=\"footnote\">V.Valerio, scheda n.124 in <em>Sculture preziose<\/em>\u2026, 2015, p.233.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2378\" class=\"footnote\">Cfr. A.Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri<\/em>\u2026,1987, pp.219-220.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2378\" class=\"footnote\">Cfr. G.C.Bulgari, <em>Argentieri, gemmari<\/em>\u2026, 1958, cit., pp.534-545; Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri<\/em>\u2026, 1987, p.231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2378\" class=\"footnote\">M.Spinucci, scheda n.111, in <em>Sculture preziose<\/em>\u2026, 2015, p.228.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2378\" class=\"footnote\">Cfr. scheda di catalogo ministeriale OA 12\/00216312.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2378\" class=\"footnote\">Cfr. T.L.M.Vale, <em>Eighteenth-century Roman silver for the chapel of St John the Baptist in the church of S.Roque, Lisbon,<\/em> in \u201cThe Burlington Magazine\u201d, CLII, august 2010, pp.528-435, in part. p.533, Fig. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2378\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@alice.it Postille alla mostra romana \u201cSculture preziose\u201d DOI: 10.7431\/RIV12022015 In questa nota si propongono alcune piccole novit\u00e0 in merito all\u2019autografia di opere recentemente esposte alla <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2378\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2507,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2378"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2378"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2378\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2521,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2378\/revisions\/2521"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}