{"id":2375,"date":"2015-12-29T21:33:24","date_gmt":"2015-12-29T21:33:24","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2375"},"modified":"2016-06-29T14:16:46","modified_gmt":"2016-06-29T14:16:46","slug":"maria-concetta-di-natale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2375","title":{"rendered":"Maria Concetta Di Natale"},"content":{"rendered":"<p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it<\/p>\n<h3>Criteri di Museologia per il Museo Diocesano di Monreale<\/h3>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV12012015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Museo Diocesano ha una specifica funzione che \u00e8 quella della catechesi, quella cio\u00e8 di illustrare attraverso le opere d\u2019arte cristiana la fede e la devozione della Diocesi tramandandone i temi storici e religiosi. Ci\u00f2 non vuol dire che si deve trascurare l\u2019informazione storico-artistica, indispensabile per la comprensione di ogni opera esposta, ma che ad essa si aggiunge la storia della fede, della devozione del popolo attraverso i secoli. Vengono cos\u00ec evidenziate da un lato figure di illustri o semplici devoti committenti e individuate dall\u2019altro grandi personalit\u00e0 di artisti o umili maestri di una Sicilia in cui emerge la qualit\u00e0 delle opere d\u2019arte decorativa dovute alle abili maestranze locali, chiarite le iconografie delle opere esposte e spiegate le loro sottese simbologie, talora anche con una lettura iconologica, ove \u00e8 possibile illustrata in appositi pannelli didattici. Va inoltre evidenziata la funzione originaria di ogni opera d\u2019arte e soprattutto delle suppellettili liturgiche e dei paramenti sacri, veri e propri capolavori talora non pi\u00f9 in uso. Questi ultimi vanno preservati sia per la delicatezza della materia e dell\u2019alto pregio, legato anche all\u2019antichit\u00e0, sia per la variazione tipologica delle forme determinata dal cambiamento del gusto. Una delle specifiche funzioni dei Musei Diocesani \u00e8, peraltro, proprio quella di consentire alle opere esposte, soprattutto alle suppellettili liturgiche, di potere essere fruite dai visitatori del Museo e di potere essere utilizzate, qualora le condizioni conservative lo consentano, per le celebrazioni solenni, non a caso, in un Duomo come quello di Monreale, dove \u00e8 consentito celebrare solo con raffinate opere d\u2019arte sacra adeguate all\u2019incantata immensa scenografia dell\u2019intero aureo edificio.<br \/>\nIl Museo Diocesano di Monreale non \u00e8 un Museo come tutti gli altri, proprio perch\u00e9 gode del raro privilegio di dialogare con il Duomo<sup><a href=\"#footnote_0_2375\" id=\"identifier_0_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla cattedrale normanna si veda tra l&rsquo;altro D. Lo Faso Pietrasanta di Serradifalco, Del Duomo di Monreale e di altre chiese siculo normanne, Palermo 1838; E. Mauceri, Il Duomo e il chiostro di Monreale, Milano 1935; W. Kr&ouml;nig, Il Duomo di Monreale e l&rsquo;architettura normanna in Sicilia, Palermo 1965 e pi&ugrave; recentemente L. Sciortino, Il Duomo di Monreale, San Vendemiano (Treviso) 2012.\">1<\/a><\/sup>, certamente una delle Cattedrali pi\u00f9 belle del mondo, in tutte le sue articolazioni interne ed esterne, e con il territorio della Diocesi, affacciandosi su Palermo e sulla gi\u00e0 verde Conca d\u2019oro, sia pure ormai degradata, ma che mantiene il fascino della straordinaria veduta sul mare. Sito nel Palazzo Arcivescovile, gi\u00e0 per entrare\u00a0si deve fiancheggiare la parte esterna delle absidi del Duomo, apprezzandone il gioco della policromia della decorazione architettonica normanna. L\u2019ingresso avvince per la presenza di marmi e stemmi e per il grande sarcofago (<a title=\"Fig. 1. Maestranze romane, &lt;i&gt;Sarcofago&lt;\/i&gt;, marmo, fine II-inizi III secolo, provenienza: Monreale, Palazzo Arcivescovile.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din01.jpg\">Fig. 1<\/a>) caratterizzato dalla splendida figura di un leone che uccide un asino, che rinvia al simbolo della dinastia normanna, tanto che si \u00e8 ritenuto che l\u2019opera fosse gi\u00e0 la prima tomba di Guglielmo II poi trasformata in fontana. A Guglielmo rimanda tutta la storia di Monreale e si lega pure quella del suo Museo Diocesano. Domina, infatti, la scena del salone San Placido (<a title=\"Fig. 2. Sala di San Placido.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din02.jpg\">Fig. 2<\/a>), la prima grande sala del Museo<sup><a href=\"#footnote_1_2375\" id=\"identifier_1_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, La Sala San Placido nel Museo Diocesano di Monreale: sede della mostra, in Sicilia ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto, catalogo della mostra (Monreale, Museo Diocesano, 07 giugno &ndash; 07 settembre 2012), a cura di M.C. Di Natale- G. Cornini &ndash;&nbsp; U. Utro, Palermo 2012, pp. 195-202.\">2<\/a><\/sup>, gi\u00e0\u00a0voluta dal Cardinale Ludovico II Torres nel 1590, una delle figure di maggiore spicco dell\u2019Arcidiocesi<sup><a href=\"#footnote_2_2375\" id=\"identifier_2_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla figura del Torres cfr. P. Messina, De Torres Ludovico, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 39, Roma 1991, ad vocem, che riporta dettagliata bibliografia. Si veda anche V. Abbate, &ldquo;Torres adest&rdquo;: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale, in &ldquo;Storia dell&rsquo;arte&rdquo;, 116\/117, 2007; L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte. La committenza degli Arcivescovi, Quaderni &ldquo;Museo Diocesano di Monreale&rdquo;, collana diretta da M.C. Di Natale, n. 1, premessa di S.E.R. Mons. Salvatore Di Cristina, introduzione di M.C. Di Natale, Palermo 2011, pp. 38-73, con precedente bibliografia.\">3<\/a><\/sup>, di cui campeggia lo stemma al centro dell\u2019alta volta, il grande arazzo raffigurante il sogno di Guglielmo<sup><a href=\"#footnote_3_2375\" id=\"identifier_3_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Amico-R. Civiletto, scheda I.21, in Mirabile artificio. Pittura religiosa in Sicilia dal XV al XIX secolo, a cura di M. Guttilla, Palermo 2006, pp. 132-134; L. Sciortino, Monreale&hellip;, 2011, pp. 134-135.\">4<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Sala di San Placido.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din03.jpg\">Fig. 3<\/a>), posto su un piano inclinato realizzato appositamente dalla competente Soprintendenza regionale per una corretta esposizione e una migliore conservazione possibile<sup><a href=\"#footnote_4_2375\" id=\"identifier_4_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Museo Diocesano di Monreale, gi&agrave; voluto da S.E. Mons. Salvatore Cassisa, poi da S.E. Mons. Pio Vigo e dal compianto vescovo S.E. Cataldo Naro, apre i battenti nel 2011 per precisa volont&agrave; dell&rsquo;allora arcivescovo mons. Salvatore Di Cristina dopo anni di progettazione mai portata a compimento. Potei redigere il progetto museologico in qualit&agrave; di Direttore del Museo stesso, realizzato dalla Soprintendenza ai BB. CC. e P.I. della Regione Siciliana, Direttore dei lavori di allestimento museografico arch. Lina Bellanca, con la collaborazione della dott. Maria Reginella e Gaetano Bongiovanni della stessa Soprintendenza e del Direttore aggiunto del Museo Lisa Sciortino.\">5<\/a><\/sup>. Si narra, infatti, che al sovrano, addormentatosi nel riposo durante una battuta di caccia, fosse apparsa in sogno la Madonna indicandogli un luogo dove avrebbe trovato un tesoro e in quel sito avrebbe dovuto costruire il Duomo<sup><a href=\"#footnote_5_2375\" id=\"identifier_5_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Testa, Descrizione delle feste fatte nella citt&agrave; di Monreale in occasione dell&rsquo;essersi coronato il venerando insigne simulacro della Vergine Sagratissima detta del Popolo ovvero Santa Maria la Nuova, Palermo 1762, pp. 5-6; Idem, De vita et rebus gestis Guillelmi II , Palermo 1769.\">6<\/a><\/sup>.<br \/>\nSe sono state individuate gi\u00e0 alcune delle principali funzioni del Museo tra le innumerevoli \u00e8 ancora quella di ricreare l\u2019ambientazione originaria dell\u2019opera e ricostruire ove possibile lo spazio in cui viene presentata. Cos\u00ec nel grande salone San Placido, in accordo con la Soprintendenza e in particolare con l\u2019architetto Lina Bellanca, sulla scorta del mio progetto museologico, in piena sinergia collaborativa, si sono idealmente ricostruiti gli altari laterali della cappella, ornati in basso da raffinati paliotti e in alto dalle grandi pale provenienti dalle chiese in disuso o in abbandono della grande Arcidiocesi di Monreale, e che non avrebbero potuto trovare luogo nelle altre sale del Museo proprio per le loro dimensioni. Il percorso generale del Museo \u00e8 improntato, infatti, ad un\u00a0criterio di progressione cronologica, con talune necessarie ed utili eccezioni, come questa, che hanno consentito non solo di superare specifiche problematiche, ma di trasformarle in utili stratagemmi come quello dello scenografico allestimento del primo salone espositivo. Hanno cos\u00ec trovato posto, come nella originaria funzione, i paliotti d\u2019altare provenienti dalla Chiesa di San Vito, gi\u00e0 in quella di Santa Maria dell\u2019Orto di Monreale, opere di fattura locale della seconda met\u00e0 del XVII secolo, tra cui \u00e8 quello che raffigura San Giuseppe falegname che insegna al Bambino Ges\u00f9, entro una scenografia architettonica, intima e simbolica iconografia<sup><a href=\"#footnote_6_2375\" id=\"identifier_6_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Amico, Il ricamo e l&rsquo;addobbo effimero: I paliotti nelle chiese di S. Domenico e S. Maria Dell&rsquo;Orto in Monreale, in M.C. Ruggieri Tricoli, Il teatro e l&rsquo;altare. Paliotti &ldquo;d&rsquo;architettura&rdquo; in Sicilia, Palermo 1992, p. 218-220; E. D&rsquo;Amico, scheda n. 8, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 550. Si veda anche L. Sciortino, La Sala San Placido&hellip;, in Sicilia ritrovata&hellip;, 2012, pp. 198-199.\">7<\/a><\/sup>. Nell\u2019altra serie di paliotti esposti, sono raffigurate scene paesaggistiche di grande effetto illusionistico rese magistralmente da abili mani con il punto pittura, il cosiddetto pittoresco<sup><a href=\"#footnote_7_2375\" id=\"identifier_7_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Ruggieri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 87-88; L. Sciortino, La Sala San Placido&hellip;, in Sicilia ritrovata&hellip;, 2012, pp. 198-199.\">8<\/a><\/sup>. Alcuni di questi paliotti sono stati esposti alla Mostra <em>Splendori di Sicilia<\/em> che si \u00e8 tenuta nei locali dell\u2019Albergo dei Poveri di Palermo nel 2000-2001, organizzata dalla Presidenza della Facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo e voluta dall\u2019Assessorato ai Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana<sup><a href=\"#footnote_8_2375\" id=\"identifier_8_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Splendori&hellip;, 2001.\">9<\/a><\/sup>. La Diocesi prima e il Museo dalla sua apertura, il 13 aprile 2011, hanno sempre aderito alle iniziative di esposizioni e Mostre, in cui venivano offerte tutte le garanzie di sicurezza, sia per promuovere la conoscenza e divulgazione delle opere e del loro messaggio di fede cristiana, sia per l\u2019opportunit\u00e0 che in tali occasioni potessero essere restaurate. Il Museo, peraltro, \u00e8 dotato non solo di moderni depositi fruibili e visitabili da studiosi su richiesta, ma anche di un laboratorio di restauro diretto dal Prof. Gaetano Correnti, che ha condotto numerosi restauri scientifici proprio in occasione della fase di apertura dello stesso, sempre sotto la vigile presenza della Direzione del Museo, e in particolare del Direttore aggiunto Dott. Lisa Sciortino, e l\u2019alta sorveglianza della competente Soprintendenza, nell\u2019usuale sinergia che ha caratterizzato non solo il periodo di realizzazione, ma \u00e8 proseguita nei successivi momenti di conduzione del Museo<sup><a href=\"#footnote_9_2375\" id=\"identifier_9_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Straordinaria figura di collaboratore all&rsquo;allestimento &egrave; stata quella di Santo Cillaroto, attivo nei ruoli della stessa Soprintendenza, cui si devono espedienti e realizzazioni dell&rsquo;allestimento direttamente guidato dall&rsquo;architetto Bellanca.\">10<\/a><\/sup>. La scelta delle pale d\u2019altare \u00e8 stata dettata non solo dalle dimensioni, ma anche dalla qualit\u00e0 delle opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le pale che emergono nel salone san Placido non poteva mancare quella dell\u2019Angelo custode del famoso pittore del Seicento di Monreale Pietro Novelli<sup><a href=\"#footnote_10_2375\" id=\"identifier_10_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Grasso, scheda I,27, in Gloria Patri. L&rsquo;arte come linguaggio del sacro, catalogo della mostra (Monreale, Palazzo arcivescovile &ndash; Corleone, Complesso di San Ludovico, 23 dicembre &ndash; 6 maggio 2001), a cura di G. Mendola, Palermo 2001, pp. 94-95, che riporta precedente bibliografia; G. Mendola, scheda I,2,11, in Pompa magna. Pietro Novelli e l&rsquo;ambiente monrealese, a cura di G. Dav&igrave; e G. Mendola, Piana degli Albanesi 2008, pp. 84-85.\">11<\/a><\/sup>. Calamitante \u00e8 poi nello stesso salone dedicato al protettore di Monreale di cui culmina la statua nel principale altare riproposto<sup><a href=\"#footnote_11_2375\" id=\"identifier_11_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Guttilla, Dai Gagini ai Bagnasco. Appunti per una storia degli studi sulla scultura in Sicilia, in Mirabile artificio 2. Lungo le vie del legno, del marmo e dello stucco. Scultori e modellatori in Sicilia dal XV al XIX secolo, a cura di M. Guttilla, Palermo 2010, p. 52; L. Sciortino,&nbsp; La Sala San Placido&hellip;, in Sicilia ritrovata&hellip;, 2012, p. 197.\">12<\/a><\/sup>, l\u2019apertura sul chiostro, parte del complesso del Duomo di competenza della Soprintendenza regionale, che significativamente ha consentito l\u2019apertura che offre la straordinaria veduta.<br \/>\nSalendo ai piani successivi si inizia la visita alla sala detta \u201cNormanna\u201d (<a title=\"Fig. 4. Sala Normanna.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din04.jpg\">Fig. 4<\/a>), gi\u00e0 caratterizzata dalla grande icona con la Madonna Odigitria di Guglielmo II<sup><a href=\"#footnote_12_2375\" id=\"identifier_12_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bongiovanni, scheda I,9, in Gloria Patri&hellip;, 2001, pp. 62-63, che riporta precedente bibliografia.\">13<\/a><\/sup>, perch\u00e9 da questa sala \u00e8 possibile fruire ancora di un\u2019altra eccezionale visione, quella dall\u2019alto dei mosaici del Duomo che sembra quasi di potere toccare e che costituiscono proprio un\u2019altra delle eccezionalit\u00e0 del Museo (<a title=\"Fig. 5. Veduta dei mosaici del Duomo dalla Sala Normanna.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tavola della Madonna Odigitria,\u00a0che era stata prescelta quale capolavoro rappresentativo ed emblematico del Museo, \u00e8 oggi tornata nell\u2019area absidale del Duomo e alla sua primitiva funzione devozionale che ha avuto una straordinaria rinascita alimentata dall\u2019attenta conduzione ecclesiastica di S. E. Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale e del Parroco della Cattedrale Don Nicola Gaglio. Un\u2019altra delle funzioni specifiche di un Museo Diocesano \u00e8, infatti, proprio quella di custodire le opere d\u2019arte che non sono pi\u00f9 oggetto di mirato culto e devozione, e, qualora se ne presentino le condizioni, di far tornare le stesse nell\u2019habitat originario per il quale erano state ideate, cos\u00ec da permettere loro di svolgere la funzione per la quale erano state realizzate da abili artisti e volute da illuminati committenti, nello specifico proprio da Guglielmo II. Portata l\u2019icona in Cattedrale per un particolare evento liturgico, si \u00e8 ripresentata spontanea una devozione che ha reso utile una nuova proposta espositiva per l\u2019opera che, nella conca absidale del Duomo, potr\u00e0 da un lato tornare a dialogare con i coevi mosaici e dall\u2019altro riappropriarsi del suo primario ruolo. Cos\u00ec come nel XV secolo la devozione mariana vide nuova protagonista la scultura lignea della Madonna del Popolo<sup><a href=\"#footnote_13_2375\" id=\"identifier_13_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Cuccia, Scultura lignea del Rinascimento in Sicilia. La Sicilia occidentale, in Splendori&hellip;, 2001, p. 128; L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 18; Eadem, Il Duomo&hellip;, 2012.\">14<\/a><\/sup>, che dovette soppiantare la primitiva devozione dell\u2019Odigitria,\u00a0 meno emotivamente diretta ai devoti dell\u2019epoca, cos\u00ec oggi la preziosa tavola normanna, l\u2019icona di Guglielmo, torna a dialogare con i fedeli di un\u2019epoca complessa come il nostro secolo, che si \u00e8 appena affacciato ad un nuovo millennio cos\u00ec pieno di contraddizioni e aperto al dialogo interculturale.<br \/>\nIl posto lasciato nella sala che raccoglie opere che vanno dal periodo normanno, come i frammenti del pavimento a mosaico dello stesso Duomo, al Quattrocento, \u00e8 stato ricoperto dalla rara Piet\u00e0, un bassorilievo policromo che \u00e8 stato recentemente restaurato<sup><a href=\"#footnote_14_2375\" id=\"identifier_14_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il complesso restauro si deve a da Gaetano Correnti, grazie al meritorio finanziamento del Rotary Club di Monreale.\">15<\/a><\/sup>. In questa sala \u00e8 ancora un\u2019altra importante opera, la tavola trecentesca della Madonna dell\u2019Umilt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_15_2375\" id=\"identifier_15_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. Paolini, scheda n. 1, in XV Catalogo di opere d&rsquo;arte restaurate (1986-1990), Palermo 1994, pp. 13-25; E. De Castro, scheda I,10, in Gloria Patri&hellip;, 2001, pp. 64-65; L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 14.\">16<\/a><\/sup>, la Vergine seduta per terra che allatta amorevolmente il Bambino, la cui attribuzione ritengo debba essere ricondotta a Barnaba da Modena, sulla scorta del raffronto con opere dello stesso artista, come il polittico con la <em>Virgen del leche<\/em> del Museo della Cattedrale di Murcia<sup><a href=\"#footnote_16_2375\" id=\"identifier_16_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Barnaba de M&oacute;dena. Pol&iacute;pticos de la Virgen de la Leche y de Santa Luc&iacute;a, Catedral de Murcia, Rodrigo de Osona; retablo del Calvaria, Igles&iacute;a de San Nicol&aacute;s, Valencia, catalogo della mostra (Madrid, 1993), Madrid, 1993; sull&rsquo;artista v. anche La Santa Caterina di Barnaba da Modena \/ Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, a cura di F. Simonetti, G. Zanelli, Roma 2005.\">17<\/a><\/sup>. Il dipinto dovette fare parte del flusso migratorio di opere che giunsero in Sicilia dai porti principali delle Repubbliche marinare e principalmente Pisa e Genova<sup><a href=\"#footnote_17_2375\" id=\"identifier_17_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, La pittura pisana del Trecento e dei primi del Quattrocento in Sicilia, in Immagine di Pisa a Palermo, Atti del convegno di studi sulla pisanit&agrave; a Palermo e in Sicilia nel VII centenario del Vespro (Palermo-Agrigento-Sciacca, 9-12 giugno 1982), Palermo 1983, pp. 267-334.\">18<\/a><\/sup>. In questa sala poi sono significativamente esposte opere legate alla figura di San Luigi dei Francesi, il cui corpo sost\u00f2 a Monreale, quali il Reliquiario della Sacra Spina<sup><a href=\"#footnote_18_2375\" id=\"identifier_18_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 106; M.C. Di Natale, Dallo scriptorium al tesoro in S. Maria la Nuova, in L&rsquo;anno di Guglielmo, 1189-1989. Monreale: percorsi tra arte e cultura, Palermo 1989, p. 198; C. Guastella, scheda n. 18, in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti figurative e arti suntuarie, catalogo della mostra (Palermo, Real Albergo dei Poveri, 16 dicembre 1994 &ndash; 30 maggio 1995), a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 117-121; L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 16.\">19<\/a><\/sup>, cui recentemente si \u00e8 aggiunto il cofanetto che accolse le reliquie del Re Santo rimaste nel Duomo, anch\u2019esso reso fruibile dopo un importante restauro scientifico operato da Gaetano Correnti.<br \/>\nLa sala successiva dedicata alle opere d\u2019et\u00e0 rinascimentale (<a title=\"Fig. 6. Sala del Rinascimento.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din06.jpg\">Fig. 6<\/a>) trova il principale punto focale nel tondo maiolicato di Luca o Andrea della Robbia, importante opera proveniente dall\u2019Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro<sup><a href=\"#footnote_19_2375\" id=\"identifier_19_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Reginella, scheda I,11, in Gloria Patri&hellip;, 2001, pp. 66-67; A. Mazz&egrave;, C&rsquo;era una statua nel Bosco&hellip; La  Terracotta robbiana della &ldquo;Madonna col Bambino&rdquo;, in L&rsquo;abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, tra memoria e recupero, Atti del Convegno di Studi (Chiusa Sclafani-Santa Maria del Bosco di Calatamauro 17-18 aprile 2004), a cura di A.G. Marchese, introduzione di C. Naro, Palermo 2006, pp. 245-252. R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro. Note storiche e documenti, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 300-301; G. Dav&igrave;, Le robbiane di Sicilia: la Madonna col Bambino di Santa Maria del Bosco e scheda I.3, in Tesori ritrovati 1968-2008 storia e cultura artistica nell&rsquo;abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro e nel suo territorio dal XII al XIX secolo, catalogo della Mostra (Monreale-Contessa Entellina, dicembre 2008), a cura di M. Guttilla, s.l. 2009, pp. 82-83. Sul patrimonio delle arti decorative dell&rsquo;antica abbazia si veda anche M.C. Di Natale, Per un nuovo splendore a Santa Maria del Bosco. Il patrimonio nascosto di Arti Decorative: proposte per un itinerario espositivo, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 16-21, 23- 27.\">20<\/a><\/sup>. Dallo stesso sito provengono delle raffinate formelle marmoree raffiguranti la Passione di Cristo<sup><a href=\"#footnote_20_2375\" id=\"identifier_20_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Per un nuovo splendore&hellip; e V. Sola, scheda I.10,&nbsp; in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 23-24, 96-97.\">21<\/a><\/sup>. L\u2019ipotesi di una possibile riunione e riesposizione di tutte le opere provenienti da Santa Maria del Bosco nel complesso monumentale del Duomo di Monreale, che comprende il Museo Diocesano, che avevo da tempo auspicato, sta avviandosi a realt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_21_2375\" id=\"identifier_21_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;impegno di S. E. Mons. Michele Pennisi, strettamente collaborato non solo dalla Direzione del Museo, ma anche dall&rsquo;Economo Diocesano, Dott. Salvatore La Mantia, e dal Presidente dell&rsquo;Ente Opere Religione e Culto, Diacono Salvatore Zanca, nonch&eacute; ancora una volta da Don Nicola Gaglio, ha fatto s&igrave; che si raccogliessero a Monreale opere ormai di competenza del FEC, provenienti dalla diruta chiesa di Santa Maria del Bosco in sinergia non solo con la Soprintendenza, Soprintendente Dott. Marilena Volpes, con il Direttore di sezione Dott. Maddalena De Luca, e la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, Direttore Dott. Gioacchino Barbera, ma anche con la Prefettura di Palermo.\">22<\/a><\/sup>. \u00c8 in corso, infatti, per tali opere un\u2019esposizione a cura della competente Soprintendenza, con allestimento dell\u2019architetto Lina Bellanca, nel Dormitorio del Convento prospiciente al chiostro, che potr\u00e0 presto costituire un ulteriore motivo di interesse aggiunto alla visita non solo del Museo Diocesano di Monreale, ma del complesso del Duomo tutto.<br \/>\nIl complesso monumentale di Santa Maria del Bosco, che annoverava tra le innumerevoli opere d\u2019arte anche il prestigioso busto di Eleonora d\u2019Aragona di Francesco Laurana, oggi uno dei capolavori della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, ha avuto attraverso i secoli tristi vicende. La seconda fondazione della Chiesa abbaziale, aggregata all\u2019ordine dei Benedettini di Monte Oliveto nel 1491, risale agli anni 1583-1588, per volont\u00e0 degli abati Giulio della Cava, Ambrogio da Palermo, Olimpio da Giuliana, Geronimo da Corleone<sup><a href=\"#footnote_22_2375\" id=\"identifier_22_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. N. Arcadipane, S. Balletta, L. Miceli, Le pergamene del monastero di santa Maria del Bosco di Calatamauro (1264-1763), Palermo 1991, p. 17; P. Olimpio da Giuliana. Memorie antiche del monastero di santa Maria del Bosco. Manoscritto del 1582 postillato da Torquato Tasso, a cura di A.G. Marchese, Palermo 1995, pp. 104-105. Si veda anche A. Schir&ograve;, Il monastero di Santa Maria del Bosco di Calatamauro in Sicilia. Memorie e documenti, Palermo 1894, pp. 264, 281.\">23<\/a><\/sup>. I lavori della chiesa, che vide l\u2019intervento di famosi architetti, come il Vanvitelli e il Marvuglia, furono completati solo nel biennio 1777-1779<sup><a href=\"#footnote_23_2375\" id=\"identifier_23_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Guttilla, Santa Maria del Bosco: Collezione pittorica e riferimenti culturali nel tardo Settecento, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 283-298, che riporta la precedente bibliografia; A. Zalap&igrave;, Il cantiere olivetano della chiesa nuova: fonti e documenti, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, p. 70.\">24<\/a><\/sup>. La navata veniva impreziosita con dorature negli stucchi ancora nel 1781<sup><a href=\"#footnote_24_2375\" id=\"identifier_24_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Schir&ograve;, Il monastero&hellip;,&nbsp; 1894, p. 282.\">25<\/a><\/sup>. Nel 1794, a causa dell\u2019espulsione dei Padri Olivetani, subentravano i Padri Agostiniani, che dovettero subire le ulteriori leggi eversive del 1866<sup><a href=\"#footnote_25_2375\" id=\"identifier_25_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Schir&ograve;, Il monastero&hellip;,&nbsp; 1894, pp. 290-299.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa risplendeva inoltre \u00abdi marmi eccellenti di Carrara, di verde, diaspro, e giallo antico, di sardoniche, carniole, di Porto venere e jalino diafano e rilucente intrecciati a vaghi disegni\u00bb e di grandi lastre di agate cavate dal feudo di Giancavallo<sup><a href=\"#footnote_26_2375\" id=\"identifier_26_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Schir&ograve;, Il monastero&hellip;,&nbsp; 1894, p. 285.\">27<\/a><\/sup> ed era preziosamente arricchita da sculture, pitture, apparati decorativi lignei, come il coro, restaurato nel 1844 dai Padri Agostiniani<sup><a href=\"#footnote_27_2375\" id=\"identifier_27_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Schir&ograve;, Il monastero&hellip;,&nbsp; 1894, p. 289. Sugli arredi della chiesa si veda anche A. Zalap&igrave;, Il cantiere olivetano&hellip;, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 67- 69.\">28<\/a><\/sup>, e suppellettili liturgiche. Molte di queste importanti opere d\u2019arte sono state individuate e rintracciate in diverse sedi, come i dipinti indicati da Mariny Guttilla<sup><a href=\"#footnote_28_2375\" id=\"identifier_28_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Guttilla, La palma e la corona. Cultura artistica del secondo Settecento a Santa Maria del Bosco e Dipinti inediti o poco noti del Settecento tra Contessa e Bisacquino da Filippo Randazzo a Mariano Rossi, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 32-47.\">29<\/a><\/sup>, mentre per le suppellettili liturgiche solo pochi, sia pure importanti, esemplari \u00e8 riuscita a ritrovare Rosalia Margiotta. Triste pertanto \u00e8 il raffronto con i nutriti elenchi di argenteria sacra che compaiono negli inventari<sup><a href=\"#footnote_29_2375\" id=\"identifier_29_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Le arti applicate&hellip;, in&nbsp; L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;,&nbsp; 2006, pp. 299-312.\">30<\/a><\/sup>. Non essendo stato possibile realizzare l\u2019ipotesi di ricollocare le opere rintracciate nel loro luogo d\u2019origine, per il quale erano state ideate e dove rispondevano a precise funzioni non solo storico-artistiche, ma soprattutto liturgiche e devozionali neppure per una mostra temporanea, utopica si presenta ogni ipotesi di nuova ricomposizione dell\u2019insieme nell\u2019originaria e complessiva unitariet\u00e0 del contenitore architettonico restaurato, e quindi fruibile. Le opere d\u2019arte superstiti e rintracciate sono state fortunatamente destinate al Museo Diocesano di Monreale. Ma perch\u00e9 i risultati delle ricerche e la ricomposizione globale del monumento non si fermino si pu\u00f2 oggi, grazie alle possibilit\u00e0 offerte dalla tecnologia digitale, ipotizzare una pur effimera ricontestualizzazione virtuale delle opere d\u2019arte esistenti, che andrebbero cos\u00ec riposizionate tutte nell\u2019edificio architettonico, sia pure allo stato attuale, e proiettate attraverso moderni strumenti nel sito originario e nelle sale espositive del Dormitorio del convento che si affaccia nel chiostro del Duomo di Monreale e che \u00e8 stato destinato a completare l\u2019esposizione delle opere gi\u00e0 presenti nelle sale del Museo. Certo lacunosa \u00e8 la situazione della chiesa pur nell\u2019attuale recupero, come incompleta o talora con notevoli mancanze \u00e8 la presenza delle opere d\u2019arte che completavano mirabilmente la struttura architettonica, ma per una fruizione virtuale diverse sono le possibilit\u00e0 di riproposizione del complesso monumentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad una prima essenziale visione del contenitore chiesastico allo stato attuale sarebbe, infatti, possibile virtualmente fare seguire le immagini dello stesso con le opere d\u2019arte, non solo pitture e sculture, presentate sui loro altari d\u2019origine, come \u00e8 oggi possibile ricostruire grazie alle dettagliate descrizioni rintracciate attraverso testi a stampa, manoscritti e mirate ricerche d\u2019archivio. Significativa potrebbe risultare grazie alla ricomposizione dei frammenti marmorei esposti al Museo Diocesano di Monreale la presentazione della cappella della Passione, con i bassorilievi relativi a scene cristologiche. Dovrebbe risultare di grande interesse mostrare prima lo stato reale frammentario e poi quello virtuale, facendo susseguire le immagini con la ricomposizione dei frammenti marmorei e infine con il riposizionamento degli stessi nella cappella ornata con i resti degli stucchi che ne completavano la decorazione. Cos\u00ec potrebbe essere virtualmente in qualche parte ripavimentata la chiesa, ripetendo pi\u00f9 volte gli esigui resti di mattonelle maiolicate<sup><a href=\"#footnote_30_2375\" id=\"identifier_30_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda tra l&rsquo;altro M. Reginella, scheda II.2 e II.3, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, p. 101.\">31<\/a><\/sup>, di cui pregevoli esempi della seconda met\u00e0 del XVI secolo, con figure virili e un veliero, opera di maiolicari saccensi di quell\u2019epoca, sono ancora custoditi nella cappella di San Michele, posta al primo piano dell\u2019edificio monastico, attigua all\u2019appartamento abbaziale<sup><a href=\"#footnote_31_2375\" id=\"identifier_31_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 303-304.\">32<\/a><\/sup>. Altri saranno esposti proprio nel Dormitorio di Monreale. Per l\u2019Abbazia, peraltro, lavorarono i migliori maiolicari, come, nel 1606, i fratelli Vito e Leonardo Lo Bue, attivi a Sciacca e a Palermo<sup><a href=\"#footnote_32_2375\" id=\"identifier_32_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Per la famiglia dei maiolicari Lo Bue cfr. I. Navarra, La maiolica siciliana dal &lsquo;300 al &lsquo;600, Sciacca 2008, che riporta la precedente bibliografia e pi&ugrave; recentemente L. Ajovalasit, in Arti decorative in Sicilia, Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, 2 voll., Palermo 2014, ad vocem.\">33<\/a><\/sup>. Potrebbe seguire poi la riproposizione di un altro pavimento maiolicato, con decorazione fitomorfa, opera di maestri saccensi del XVII secolo, tuttora in posa nella sopradetta cappella, presentato virtualmente a testimoniare la variet\u00e0 della produzione di quel centro<sup><a href=\"#footnote_33_2375\" id=\"identifier_33_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 303, 305. Si veda anche M. Reginella, scheda I.9, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008,&nbsp; p. 95.\">34<\/a><\/sup>. Alla presenza di maestri maiolicari palermitani e saccensi subentra nel tardo XVIII secolo quella di maestranze burgitane, con pavimenti a intrecci geometrici e fitomorfi, che potrebbero diventare ulteriore e successivo oggetto di altra restituzione virtuale<sup><a href=\"#footnote_34_2375\" id=\"identifier_34_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 305, 307. Si veda anche M. Reginella, scheda II.9, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008,&nbsp; p. 112.\">35<\/a><\/sup>. Di estremo interesse risulterebbe inoltre la ricollocazione virtuale sull\u2019altare originario, della gi\u00e0 ricordata pregevole terracotta invetriata, inserita \u00abin un\u2019edicola ornata da quattro colonnette di jalino\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_2375\" id=\"identifier_35_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Schir&ograve;, Il monastero&hellip;,&nbsp; 1894, p. 284.\">36<\/a><\/sup>, raffigurante la <em>Madonna<\/em><em> con il Bambino<\/em>, pi\u00f9 conosciuta come Madonna del Bosco, opera della fine del XV secolo gi\u00e0 riferita a Luca della Robbia e accostata da Maria Reginella alla produzione di Andrea della Robbia<sup><a href=\"#footnote_36_2375\" id=\"identifier_36_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Reginella, scheda I,11, in Gloria Patri&hellip;, 2001, pp. 66-67. Si veda anche P. Olimpio da Giuliana&hellip;, 1995, p. XXVII, nota 69; R. La Mattina &ndash; F. Dell&rsquo;Utri, La terracotta in Sicilia nei secoli XV &ndash; XVI &ndash; XVII, Palermo 1997, p. 58; F. Negri Arnoldi, Due esempi di terracotta in Sicilia, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 108-113. A. Mazz&egrave;, C&rsquo;era una statua&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 245-252; M.C. Di Natale, Per un nuovo splendore&hellip;, G. Dav&igrave;, Le robbiane&hellip;, e scheda I.3, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 82-83.\">37<\/a><\/sup>. L\u2019opera era un tempo ornata da corone d\u2019argento a fastigio aperto, realizzate nel 1716, come si evince da una riproduzione fotografica custodita nell\u2019Archivio Diocesano della cittadina normanna<sup><a href=\"#footnote_37_2375\" id=\"identifier_37_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, pp. 300-301.\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notevoli tuttavia resteranno i vuoti, le lacune, le mancanze di tante opere d\u2019arte diverse di cui rimangono solo lunghi elenchi in antichi e polverosi, ma preziosi, inventari che ne tramandano la memoria<sup><a href=\"#footnote_38_2375\" id=\"identifier_38_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Egrave; il caso, tra i tanti, dei ricchi e vari innumerevoli paramenti sacri elencati nei dettagliati inventari a partire dal 1642, ritrovati e trascritti dalla Margiotta. Cfr. R.F. Margiotta, Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006.\">39<\/a><\/sup>. Sar\u00e0 allora forse in qualche caso possibile creare nella presentazione virtuale campi diversi in cui compaiano talora testi informativi e non solo relativi alle pi\u00f9 significative opere ricordate, ma, ove possibile, che diano anche indicazioni di manufatti diversi, specificando, quando individuabile, la loro originaria ubicazione e la loro funzione liturgica, nonch\u00e9 la storia della relativa devozione attraverso i secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe possibile fornire attraverso il percorso virtuale essenziali notizie storiche del complesso monumentale e delle singole opere d\u2019arte, sia quelle superstiti, sia quelle ormai solo ricordate dalle fonti e l\u2019approfondimento, richiesto dal fruitore, potrebbe andare avanti fino a comprendere dettagliate notizie sugli autori, non solo pittori e scultori, ma anche maestri scalpellini, marmorari, falegnami, orafi e argentieri, maiolicari, ricamatori. L\u2019importanza delle opere d\u2019arte decorative della chiesa e delle suppellettili liturgiche gi\u00e0 conservate in sacrestia potrebbe riemergere attraverso le notizie della ricchezza e variet\u00e0 delle stesse emersa dalle ricerche documentarie, ed essere anche completata dall\u2019approfondimento delle indicazioni archivistiche e dagli studi sulle opere superstiti, che hanno consentito, spesso in entrambi i casi, a modesti artigiani, ad abili maestri e a grandi artisti di essere ricordati dopo secoli di dimenticanza o di anonimato<sup><a href=\"#footnote_39_2375\" id=\"identifier_39_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cos&igrave; dalle ricerche documentarie e dall&rsquo;individuazione di alcune pregevoli suppellettili liturgiche d&rsquo;argento da parte di Rosalia Francesca Margiotta (Le arti applicate nell&rsquo;Abbazia&hellip;, in L&rsquo;Abbazia di Santa Maria&hellip;, 2006, p. 308) si pu&ograve; evincere non solo la presenza di opere di importanti argentieri, ma anche il privilegio per la maestranza degli orafi e argentieri di Palermo, dovuto non certamente solo alla posizione geografia dell&rsquo;Abbazia, ma al prestigio cui godevano gli abili maestri. Per la committenza di opere d&rsquo;arte d&rsquo;argento destinate al monastero nemorense si veda anche G. Mendola, Inediti d&rsquo;arte nella Diocesi di Monreale, in Gloria Patri&hellip;,&nbsp; 2001, p. 24; A. Zalap&igrave;, Il cantiere olivetano&hellip;, in Tesori ritrovati&hellip;, 2008, pp. 68- 69.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019incredibile squilibrio tra la ricchezza delle suppellettili liturgiche e dei paramenti sacri tramandati dalle fonti e l\u2019esiguit\u00e0 di quelle superstiti finora individuate pu\u00f2 ancora una volta venire in aiuto la tecnologia digitale, ricostruendo, sia pure solo graficamente, con riferimento agli stili delle suppellettili elencate nei diversi inventari. La ricchezza del patrimonio dell\u2019argenteria sacra, degli arredi e dei paramenti liturgici superstiti nell\u2019area della Diocesi di Monreale pu\u00f2 inoltre offrire esempi similari a quelli citati dagli inventari dell\u2019Abbazia di Santa Maria del Bosco, verisimilmente per lo pi\u00f9 dovuti ad abili maestri palermitani, che potranno fare da esempio nel Dormitorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al percorso espositivo del Museo Diocesano, la successiva progressione cronologica delle opere provenienti da chiese dell\u2019Arcidiocesi e dalla Cattedrale avrebbe dovuto trovare continuazione diretta nella sala del \u201cTesoro dei Vescovi\u201d, ma \u00e8 stata ritenuta necessaria una cesura da parte della Soprintendenza, allora diretta dalla Dott. Adele Mormino, per dare spazio all\u2019importante collezione che Salvatore Renda Pitti ha voluto donare alla Diocesi di Monreale perch\u00e9 fosse destinata alla pubblica fruizione<sup><a href=\"#footnote_40_2375\" id=\"identifier_40_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le opere collezionate dal Renda Pitti si ricordano tra l&rsquo;altro il calice e la pisside di gusto rococ&ograve; caratterizzati alla base dalle figure delle Virt&ugrave; Teologali. Si veda M.C. Di Natale, Dallo scriptorium&hellip;, in L&rsquo;anno di Guglielmo&hellip;, 1989, p. 199; L. Sciortino, schede 16 e 20, in Tracce d&rsquo;Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre -25 novembre 2007), a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 187, 191. Per la pisside si veda anche V. Chiaromonte, scheda I,62, in Gloria Patri&hellip;, 2001, p. 145.\">41<\/a><\/sup>. L\u2019eccezionalit\u00e0 della collezione si manifesta nelle varie opere esposte in questa sala (<a title=\"Fig. 7. Sala Renda Pitti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din07.jpg\">Fig. 7<\/a>), malgrado siano state selezionate solo tra quelle di soggetto sacro o rinvianti a tematiche d\u2019arte cristiana, su preciso e motivato parere espresso da S. E. Mons. Salvatore Di Cristina, gi\u00e0 Arcivescovo di Monreale, cui si deve la ferrea volont\u00e0 di aprire il Museo. La variet\u00e0 della raccolta di Renda Pitti, in parte custodita nei depositi, ha consentito, inoltre, di realizzare mostre tematiche, come quella sui Bisquit di Capodimonte, curata da Lisa Sciortino, sempre in collaborazione con la Soprintendenza regionale, che hanno costituito costante richiamo di pubblico verso il Museo<sup><a href=\"#footnote_41_2375\" id=\"identifier_41_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bianche Figurazioni. Biscuits neoclassici dalla collezione Renda Pitti (Museo Diocesano di Monreale, 22 novembre 2012-22 febbraio 2013), a cura di L. Sciortino. Sull&rsquo;argomento cfr. http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=440&amp;Itemid=253#_ednref1\">42<\/a><\/sup>.<br \/>\nSi passa poi al grande salone dedicato all\u2019illuminata committenza dei vescovi di Monreale, \u201cil Tesoro dei Vescovi\u201d (<a title=\"Fig. 8. Sala dei Vescovi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din08.jpg\">Fig. 8<\/a>), in cui ho voluto riproporre quanto avevo gi\u00e0 sperimentato nel Museo Diocesano di Mazara del Vallo, cio\u00e8 la presentazione delle suppellettili liturgiche e delle opere d\u2019arte diverse riconducibili alla volont\u00e0 degli alti prelati e pertanto accompagnate spesso dai loro stemmi, affiancandovi pannelli didattici (<a title=\"Fig. 9. Sala dei Vescovi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din09.jpg\">Fig. 9<\/a>), l\u00ec come qui con ideazione e foto di Enzo Brai, che ripropongono ritratti e incisioni e talora anche sintetiche e significative biografie dei pi\u00f9 importanti Cardinali che hanno retto nei secoli la Diocesi di Monreale.<br \/>\nSignificativo in proposito si rivela un brano di quanto scriveva S. E. Mons. Salvatore Di Cristina, in particolare quando sottolineava che quella dei Vescovi di Monreale fa parte della \u201cstoria della committenza artistica, complessiva e completa, la quale cio\u00e8, [\u2026] voglia darci anche un\u2019approfondita ragione del fenomeno in se stesso, ossia delle motivazioni ideali, religiose, politiche e pi\u00f9 genericamente culturali da cui mecenati e committenti sono stati mossi o ispirati lungo i secoli, nel mutare delle epoche e delle aree geografiche, e che consideri all\u2019occorrenza l\u2019influsso, o l\u2019influenza secondo i casi, che la tale e la tal\u2019altra committenza abbiano potuto avere sull\u2019artista di riferimento e sulla sua arte, intrigando cos\u00ec nel campo pi\u00f9 proprio della storia dell\u2019arte <em>tout-court<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_42_2375\" id=\"identifier_42_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Di Cristina, Presentazione, in L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 7.\">43<\/a><\/sup>. Tutte le suppellettili liturgiche costituenti il tesoro dei vescovi era gi\u00e0 esposto in uno spazio molto esiguo e gi\u00e0 per s\u00e9 fortemente e simbolicamente decorato quale era la Cappella Roano del Duomo. La realizzazione del Museo ha consentito l\u2019attuazione della mia ipotesi di portare tutto il Tesoro dei vescovi al Museo e di lasciare nella Cappella solo le opere che si riferiscono alla committenza dell\u2019Arcivescovo Giovanni Roano e Corionero cui si deve la realizzazione della stessa come mausoleo per s\u00e9 e per i vescovi successivi, che \u00e8 gi\u00e0 mirabilmente decorata con marmi mischi, sculture marmoree, e porte e arredi lignei che hanno ritrovato un pi\u00f9 libero respiro di fruizione con tutto il loro forte messaggio di simbologia cristiana e devozione nei confronti del Crocifisso ligneo quattrocentesco cui \u00e8 dedicata la Cappella che \u00e8 stata, peraltro, inserita quale parte integrante del percorso del Museo, idealmente legata alla sala dei Vescovi<sup><a href=\"#footnote_43_2375\" id=\"identifier_43_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, La Cappella Roano&hellip;, 2006, pp. 66-69.\">44<\/a><\/sup>. Oltre ai ritratti dei vescovi \u00e8 stato possibile inserire nei pannelli didattici di quest\u2019ultima sala anche le incisioni che illustrano il volume di Michele Del Giudice, sulla storia degli Arcivescovi di Monreale, voluto proprio dall\u2019Arcivescovo Giovanni Roano, che continua quella che va ufficialmente sotto il nome del Lello, ma che cela un pi\u00f9 altolocato autore quale il Cardinale Ludovico II Torres<sup><a href=\"#footnote_44_2375\" id=\"identifier_44_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.L. Lello, Historia della chiesa di Monreale scritta da Giovanni Luigi Lello, Roma 1596; M. Del Giudice, Descrizione al Tempio e monasterio di Santa Maria Nuova, di Monreale. Vite de&rsquo; suoi Arcivescovi, Abbati e Signori col commissario dei privilegi della detta detta santa Chiesa di Gio. Luigi Lello, Ristampa d&rsquo;Ordine dell&rsquo;Illustriss. E Reverendiss. Monsignore Arcivescovo Abbate Don Giovanni Ruano. Con le osservazioni sopra le fabbriche e mosaici della Chiesa, la continuazione delle Vite degli Arcivescovi, una tavola cronologica della Medesima istoria, e la notizia dello stato presente dell&rsquo;arcivescovado. Opera del Padre Don Michele del Giudice Priore Cassinese. Dedicata al Signor D. Giovanni Ruano e Rosso, Governatore Generale della Citt&agrave; e Stato di Monreale, Palermo 1702.\">45<\/a><\/sup>. Questi risulta il principale protagonista del salone dei Vescovi, con il suo ritratto, la sua incisione, le sue suppellettili liturgiche, tutte recanti il suo stemma, come pure le mattonelle maiolicate o il frammento del soffitto ligneo e persino il suo soglio vescovile marmoreo, quasi un vero e proprio trono<sup><a href=\"#footnote_45_2375\" id=\"identifier_45_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, pp. 38-73.\">46<\/a><\/sup>. La raffinatezza dell\u2019illuminato prelato, attuatore a Monreale dei dettami della Controriforma e delle idee di San Filippo Neri, arriva ad esprimersi in dettagli quali le stoffe dei suoi parati che recano non solo ricamate, ma addirittura tessute le sue insegne araldiche, come la pianeta esposta, opera non a caso appositamente selezionata da Maurizio Vitella e presente alla ricordata Mostra <em>Splendori di Sicilia<\/em><sup><a href=\"#footnote_46_2375\" id=\"identifier_46_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale, in Splendori&hellip;, 2001, pp. 223-226; R. Civiletto, scheda n. 17, in Splendori&hellip;, 2001, pp. 559-560; L. Sciortino, Monreale: il sacro e l&rsquo;arte&hellip;, 2011, p. 70.\">47<\/a><\/sup>. Da questa sala \u00e8 possibile avere una visione dall\u2019alto del chiostro benedettino con il suggestivo angolo della simbolica fontana e del campanile. Conclude l\u2019ambiente la sala con volta a botte dipinta a cassettoni voluta dall\u2019Arcivescovo Domenico Gaspare Lancia di Brolo (1884-1919), che raccoglie non a caso opere del XIX secolo (<a title=\"Fig. 10. Cappella neoclassica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din10.jpg\">Fig. 10<\/a>).<br \/>\nIl percorso espositivo termina con la cosiddetta \u201cSala etnoantropologica\u201d (<a title=\"Fig. 11. Sala Etnoantropologica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/din11.jpg\">Fig. 11<\/a>), fortemente voluta dall\u2019attuale Soprintendente Dott. Marilena Volpes, che raccoglie accanto ad ex-voto di devozione popolare, solitamente pertinenti a Santuari, ma in questo caso rivolti a simulacri oggetto di grande devozione della Arcidiocesi, come le ricordate sculture lignee quattrocentesche, il Crocifisso della Cappella Roano e la Madonna del Popolo, anche rare opere in ceroplastica siciliane della Collezione Renda Pitti, appositamente restaurate in occasione dell\u2019esposizione museale<sup><a href=\"#footnote_47_2375\" id=\"identifier_47_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le opere in cera restaurate da Gaetano Correnti si veda N.A. Lo Bue, scheda I,3 e I,8, in Gloria Patri&hellip;, 2001, p. 53, 61.\">48<\/a><\/sup>. Da quest\u2019ultima sala si ha la pi\u00f9 ampia veduta che il Museo possa offrire della Conca d\u2019oro e la pi\u00f9 ravvicinata visione del paramento murario policromo delle absidi del Duomo, ancora una delle eccezionalit\u00e0 di un Museo unico, quale il Diocesano di Monreale.<br \/>\nTra le attivit\u00e0 promosse dal Museo, da poco aperto al pubblico, \u00e8 da ricordare la Mostra <em>Sicilia ritrovata<\/em>, che ha visto a Monreale opere provenienti dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto<sup><a href=\"#footnote_48_2375\" id=\"identifier_48_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda Sicilia ritrovata&hellip;, 2012.\">49<\/a><\/sup>. Per l\u2019occasione \u00e8 stato esposto per la prima volta, dopo il restauro operato nei laboratori specializzati dei Musei Vaticani, il corredo d\u2019altare in rame dorato e corallo della Santa Casa di Loreto<sup><a href=\"#footnote_49_2375\" id=\"identifier_49_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, I coralli della Santa Casa di Loreto e R.F. Margiotta, La ricerca d&rsquo;archivio. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo, in Sicilia ritrovata&hellip;, 2012.\">50<\/a><\/sup>. L\u2019architetto della Soprintendenza regionale Lina Bellanca, sempre presente e partecipe alle iniziative del Museo, ha realizzato appositamente per l\u2019allestimento, riunendo bacheche gi\u00e0 esistenti, una piccola casa, sita all\u2019interno del grande salone San Placido,\u00a0che voleva rimandare proprio alla Santa Casa della Madonna di Loreto per raccoglierne i tesori.<br \/>\nQuesta \u201cpiccola casa\u201d, variamente componibile e riutilizzabile, \u00e8 divenuta la sede ideale per ospitare le diverse Mostre realizzate dal Museo<sup><a href=\"#footnote_50_2375\" id=\"identifier_50_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le mostre non ultima quella dedicata alle opere d&rsquo;arte sacre in corallo realizzate dal maestro corallaro trapanese Platimiro Fiorenza che ha donato un suo Presepe in corallo al Museo. Si veda Platimiro Fiorenza RossoCorallo Arte e fede, (Museo Diocesano di Monreale 6 dicembre 2014-31 gennaio 2015), Trapani 2014.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2, infine, non ricordare che il Museo \u00e8 dotato di un moderno sito internet curato da Sergio Intorre<sup><a href=\"#footnote_51_2375\" id=\"identifier_51_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A tal proposito v. S. Intorre, Il Museo nel Web &ndash; Un caso di studio, teCLa &ndash; Temi di Critica e Letteratura artistica, collana diretta da Simonetta La Barbera, n. 2, Palermo 2003.\">52<\/a><\/sup>, n\u00e9 \u00e8 possibile non citare l\u2019attivit\u00e0 didattica rivolta agli alunni delle scuole di ogni genere e grado, a partire dai bambini dell\u2019asilo, che \u00e8 stato possibile effettuare grazie all\u2019impegno personale di Chiara Dell\u2019Utri e alla lungimiranza e alla sensibilit\u00e0 dell\u2019Arcivescovo,\u00a0 S. E. Mons Michele Pennisi, che ha creduto nell\u2019iniziativa e l\u2019ha sostenuta, sentendola parte integrante dell\u2019attenzione che costantemente rivolge personalmente ai giovani.<br \/>\nNon \u00e8 casuale che temi della didattica museale, che punta alla valorizzazione delle Arti Decorative, parte fondamentale delle collezioni, traggano ispirazione da elementi emblematici del percorso espositivo come la \u201cTorre narrante\u201d, che rimanda proprio allo stemma araldico, caratterizzato da una torre, del Cardinale Ludovico II Torres e la \u201cCaccia al Tesoro\u201d, in cui il tesoro indicato dalla Vergine e trovato da Guglielmo riporta anche i bambini all\u2019inizio di questa meravigliosa ed eccezionale storia narrata dal complesso monumentale tutto di Monreale e in particolare dal suo Museo Diocesano<sup><a href=\"#footnote_52_2375\" id=\"identifier_52_2375\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Dell&rsquo;Utri, La Didattica museale per le arti decorative. Il progetto &ldquo;La Torre narrante&rdquo; al Museo Diocesano di Monreale, Quaderni &ldquo;Museo Diocesano di Monreale&rdquo;. Didattica 1, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di S.E.R. mons. M. Pennisi, introduzione di M.C. Di Natale, Palermo 2014. Tutte le iniziative fin qui citate beneficiano di un&rsquo;accurata promozione sulle principali testate giornalistiche grazie al puntuale lavoro dell&rsquo;ufficio stampa del Museo, coordinato da Antonio Mirto.\">53<\/a><\/sup>, <em>ex sacris imaginibus magnum fructum<\/em>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2375\" class=\"footnote\">Sulla cattedrale normanna si veda tra l\u2019altro D. Lo Faso Pietrasanta di Serradifalco, <em>Del Duomo di Monreale e di altre chiese siculo normanne<\/em>, Palermo 1838; E. Mauceri, <em>Il Duomo e il chiostro di Monreale<\/em>, Milano 1935; W. Kr\u00f6nig, <em>Il Duomo di Monreale e l\u2019architettura normanna in Sicilia<\/em>, Palermo 1965 e pi\u00f9 recentemente L. Sciortino, <em>Il Duomo di Monreale<\/em>, San Vendemiano (Treviso) 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2375\" class=\"footnote\">L. Sciortino, <em>La Sala San Placido nel Museo Diocesano di Monreale: sede della mostra<\/em>, in <em>Sicilia ritrovata.<\/em> <em>Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto<\/em>, catalogo della mostra (Monreale, Museo Diocesano, 07 giugno &#8211; 07 settembre 2012), a cura di M.C. Di Natale- G. Cornini &#8211;\u00a0 U. Utro, Palermo 2012, pp. 195-202.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2375\" class=\"footnote\">Sulla figura del Torres cfr. P. Messina, <em>De Torres Ludovico<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, vol. 39, Roma 1991, <em>ad vocem<\/em>, che riporta dettagliata bibliografia. Si veda anche V. Abbate, <em>\u201cTorres adest\u201d: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale<\/em>, in \u201cStoria dell\u2019arte\u201d, 116\/117, 2007; L. Sciortino,<em> Monreale: il sacro e l\u2019arte. La committenza degli Arcivescovi<\/em>, Quaderni \u201cMuseo Diocesano di Monreale\u201d, collana diretta da M.C. Di Natale, n. 1, premessa di S.E.R. Mons. Salvatore Di Cristina, introduzione di M.C. Di Natale, Palermo 2011, pp. 38-73, con precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2375\" class=\"footnote\">E. D\u2019Amico-R. Civiletto, scheda I.21, in <em>Mirabile artificio. Pittura religiosa in Sicilia dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di M. Guttilla, Palermo 2006, pp. 132-134; L. Sciortino, <em>Monreale<\/em>\u2026, 2011, pp. 134-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2375\" class=\"footnote\">Il Museo Diocesano di Monreale, gi\u00e0 voluto da S.E. Mons. Salvatore Cassisa, poi da S.E. Mons. Pio Vigo e dal compianto vescovo S.E. Cataldo Naro, apre i battenti nel 2011 per precisa volont\u00e0 dell\u2019allora arcivescovo mons. Salvatore Di Cristina dopo anni di progettazione mai portata a compimento. Potei redigere il progetto museologico in qualit\u00e0 di Direttore del Museo stesso, realizzato dalla Soprintendenza ai BB. CC. e P.I. della Regione Siciliana, Direttore dei lavori di allestimento museografico arch. Lina Bellanca, con la collaborazione della dott. Maria Reginella e Gaetano Bongiovanni della stessa Soprintendenza e del Direttore aggiunto del Museo Lisa Sciortino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2375\" class=\"footnote\">F. Testa, <em>Descrizione delle feste fatte nella citt\u00e0 di Monreale in occasione dell\u2019essersi coronato il venerando insigne simulacro della Vergine Sagratissima detta del Popolo ovvero Santa Maria la Nuova<\/em>, Palermo 1762, pp. 5-6; Idem, <em>De vita et rebus gestis Guillelmi II <\/em>, Palermo 1769.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2375\" class=\"footnote\">E. D\u2019Amico, <em>Il ricamo e l\u2019addobbo effimero: I paliotti nelle chiese di S. Domenico e S. Maria Dell\u2019Orto in Monreale<\/em>, in M.C. Ruggieri Tricoli, <em>Il teatro e l\u2019altare. Paliotti \u201cd\u2019architettura\u201d in Sicilia<\/em>, Palermo 1992, p. 218-220; E. D\u2019Amico, scheda n. 8, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri, 10 dicembre 2000-30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 550. Si veda anche L. Sciortino, <em>La Sala San Placido<\/em>\u2026, in <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012, pp. 198-199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2375\" class=\"footnote\">M.C. Ruggieri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 87-88; L. Sciortino, <em>La Sala San Placido<\/em>\u2026, in <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012, pp. 198-199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2375\" class=\"footnote\"><em>Splendori<\/em>&#8230;, 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2375\" class=\"footnote\">Straordinaria figura di collaboratore all\u2019allestimento \u00e8 stata quella di Santo Cillaroto, attivo nei ruoli della stessa Soprintendenza, cui si devono espedienti e realizzazioni dell\u2019allestimento direttamente guidato dall\u2019architetto Bellanca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2375\" class=\"footnote\">Cfr. S. Grasso, scheda I,27, in <em>Gloria Patri. L\u2019arte come linguaggio del sacro<\/em>, catalogo della mostra (Monreale, Palazzo arcivescovile \u2013 Corleone, Complesso di San Ludovico, 23 dicembre \u2013 6 maggio 2001), a cura di G. Mendola, Palermo 2001, pp. 94-95, che riporta precedente bibliografia; G. Mendola, scheda I,2,11, in <em>Pompa magna. Pietro Novelli e l\u2019ambiente monrealese<\/em>, a cura di G. Dav\u00ec e G. Mendola, Piana degli Albanesi 2008, pp. 84-85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2375\" class=\"footnote\">M. Guttilla, <em>Dai Gagini ai Bagnasco. Appunti per una storia degli studi sulla scultura in Sicilia<\/em>, in <em>Mirabile artificio 2. Lungo le vie del legno, del marmo e dello stucco. Scultori e modellatori in Sicilia dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di M. Guttilla, Palermo 2010, p. 52; L. Sciortino,\u00a0 <em>La Sala San Placido<\/em>\u2026, in <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012, p. 197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2375\" class=\"footnote\">G. Bongiovanni, scheda I,9, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, pp. 62-63, che riporta precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2375\" class=\"footnote\">A. Cuccia, <em>Scultura lignea del Rinascimento in Sicilia. La Sicilia occidentale<\/em>, in <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, p. 128; L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, p. 18; Eadem, <em>Il Duomo<\/em>\u2026, 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2375\" class=\"footnote\">Il complesso restauro si deve a da Gaetano Correnti, grazie al meritorio finanziamento del Rotary Club di Monreale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2375\" class=\"footnote\">M.G. Paolini, scheda n. 1, in <em>XV Catalogo di opere d\u2019arte restaurate (1986-1990)<\/em>, Palermo 1994, pp. 13-25; E. De Castro, scheda I,10, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, pp. 64-65; L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2375\" class=\"footnote\"><em>Barnaba de M\u00f3dena. Pol\u00edpticos de la Virgen de la Leche y de Santa Luc\u00eda, Catedral de Murcia, Rodrigo de Osona; retablo del Calvaria, Igles\u00eda de San Nicol\u00e1s, Valencia<\/em>, catalogo della mostra (Madrid, 1993), Madrid, 1993; sull\u2019artista v. anche <em>La Santa Caterina di Barnaba da Modena \/ Galleria Nazionale di Palazzo Spinola<\/em>, a cura di F. Simonetti, G. Zanelli, Roma 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2375\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>La pittura pisana del Trecento e dei primi del Quattrocento in Sicilia<\/em>, in <em>Immagine di Pisa a Palermo, Atti del convegno di studi sulla pisanit\u00e0 a Palermo e in Sicilia nel VII centenario del Vespro <\/em>(Palermo-Agrigento-Sciacca, 9-12 giugno 1982), Palermo 1983, pp. 267-334.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2375\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, p. 106; M.C. Di Natale, <em>Dallo scriptorium al tesoro in S. Maria la Nuova<\/em>, in <em>L\u2019anno di Guglielmo, 1189-1989. Monreale: percorsi tra arte e cultura<\/em>, Palermo 1989, p. 198; C. Guastella, scheda n. 18, in <em>Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti figurative e arti suntuarie<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Real Albergo dei Poveri, 16 dicembre 1994 &#8211; 30 maggio 1995), a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 117-121; L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2375\" class=\"footnote\">M. Reginella, scheda I,11, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, pp. 66-67; A. Mazz\u00e8, <em>C\u2019era una statua nel Bosco\u2026 La  Terracotta robbiana della \u201cMadonna col Bambino\u201d<\/em>, in <em>L\u2019abbazia<\/em> <em>di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, tra memoria e recupero<\/em>, Atti del Convegno di Studi (Chiusa Sclafani-Santa Maria del Bosco di Calatamauro 17-18 aprile 2004), a cura di A.G. Marchese, introduzione di C. Naro, Palermo 2006, pp. 245-252. R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro. Note storiche e documenti<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 300-301; G. Dav\u00ec, <em>Le robbiane di Sicilia: la Madonna col Bambino di Santa Maria del Bosco<\/em> e scheda I.3, in <em>Tesori ritrovati 1968-2008 storia e cultura artistica nell\u2019abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro e nel suo territorio dal XII al XIX secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Monreale-Contessa Entellina, dicembre 2008), a cura di M. Guttilla, s.l. 2009, pp. 82-83. Sul patrimonio delle arti decorative dell\u2019antica abbazia si veda anche M.C. Di Natale, <em>Per un nuovo splendore a Santa Maria del Bosco. Il patrimonio nascosto di Arti Decorative: proposte per un itinerario espositivo<\/em>, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 16-21, 23- 27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2375\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Per un nuovo splendore<\/em>\u2026 e V. Sola, scheda I.10,\u00a0 in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 23-24, 96-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2375\" class=\"footnote\">L\u2019impegno di S. E. Mons. Michele Pennisi, strettamente collaborato non solo dalla Direzione del Museo, ma anche dall\u2019Economo Diocesano, Dott. Salvatore La Mantia, e dal Presidente dell\u2019Ente Opere Religione e Culto, Diacono Salvatore Zanca, nonch\u00e9 ancora una volta da Don Nicola Gaglio, ha fatto s\u00ec che si raccogliessero a Monreale opere ormai di competenza del FEC, provenienti dalla diruta chiesa di Santa Maria del Bosco in sinergia non solo con la Soprintendenza, Soprintendente Dott. Marilena Volpes, con il Direttore di sezione Dott. Maddalena De Luca, e la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, Direttore Dott. Gioacchino Barbera, ma anche con la Prefettura di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2375\" class=\"footnote\">Cfr. N. Arcadipane, S. Balletta, L. Miceli, <em>Le pergamene del monastero di santa Maria del Bosco di Calatamauro (1264-1763)<\/em>, Palermo 1991, p. 17; <em>P. Olimpio da Giuliana. Memorie antiche del monastero di santa Maria del Bosco. Manoscritto del 1582 postillato da Torquato Tasso<\/em>, a cura di A.G. Marchese, Palermo 1995, pp. 104-105. Si veda anche A. Schir\u00f2, <em>Il monastero di Santa Maria del Bosco di Calatamauro in Sicilia. Memorie e documenti<\/em>, Palermo 1894, pp. 264, 281.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2375\" class=\"footnote\">M. Guttilla, <em>Santa Maria del Bosco:<\/em> <em>Collezione pittorica e riferimenti culturali nel tardo Settecento<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria<\/em>\u2026, 2006, pp. 283-298, che riporta la precedente bibliografia; A. Zalap\u00ec, <em>Il cantiere olivetano della chiesa nuova: fonti e documenti<\/em>, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2375\" class=\"footnote\">A. Schir\u00f2, <em>Il monastero<\/em>\u2026,\u00a0 1894, p. 282.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2375\" class=\"footnote\">A. Schir\u00f2, <em>Il monastero<\/em>\u2026,\u00a0 1894, pp. 290-299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2375\" class=\"footnote\">A. Schir\u00f2, <em>Il monastero<\/em>\u2026,\u00a0 1894, p. 285.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2375\" class=\"footnote\">A. Schir\u00f2, <em>Il monastero<\/em>\u2026,\u00a0 1894, p. 289. Sugli arredi della chiesa si veda anche A. Zalap\u00ec, <em>Il cantiere olivetano<\/em>\u2026, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 67- 69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2375\" class=\"footnote\">M. Guttilla, <em>La palma e la corona. Cultura artistica del secondo Settecento a Santa Maria del Bosco<\/em> e <em>Dipinti inediti o poco noti del Settecento tra Contessa e Bisacquino da Filippo Randazzo a Mariano Rossi<\/em>, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 32-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2375\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate\u2026, <\/em>in\u00a0 <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria<\/em>\u2026,\u00a0 2006, pp. 299-312.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2375\" class=\"footnote\">Si veda tra l\u2019altro M. Reginella, scheda II.2 e II.3, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, p. 101.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2375\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 303-304.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2375\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Per la famiglia dei maiolicari Lo Bue cfr. I. Navarra, <em>La maiolica siciliana dal \u2018300 al \u2018600<\/em>, Sciacca 2008, che riporta la precedente bibliografia e pi\u00f9 recentemente L. Ajovalasit, in <em>Arti decorative in Sicilia, Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, 2 voll., Palermo 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2375\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 303, 305. Si veda anche M. Reginella, scheda I.9, in<em> Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008,\u00a0 p. 95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2375\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 305, 307. Si veda anche M. Reginella, scheda II.9, in<em> Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008,\u00a0 p. 112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2375\" class=\"footnote\">A. Schir\u00f2, <em>Il monastero<\/em>\u2026,\u00a0 1894, p. 284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2375\" class=\"footnote\">Cfr. M. Reginella, scheda I,11, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, pp. 66-67. Si veda anche <em>P. Olimpio da Giuliana<\/em>\u2026, 1995, p. XXVII, nota 69; R. La Mattina \u2013 F. Dell\u2019Utri, <em>La terracotta in Sicilia nei secoli XV \u2013 XVI \u2013 XVII<\/em>, Palermo 1997, p. 58; F. Negri Arnoldi, <em>Due esempi di terracotta in Sicilia<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, pp. 108-113.<em> <\/em>A. Mazz\u00e8, <em>C\u2019era una statua<\/em>\u2026, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 245-252; M.C. Di Natale, <em>Per un nuovo splendore<\/em>\u2026, G. Dav\u00ec, <em>Le robbiane<\/em>\u2026, e scheda I.3, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 82-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2375\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, pp. 300-301.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2375\" class=\"footnote\">\u00c8 il caso, tra i tanti, dei ricchi e vari innumerevoli paramenti sacri elencati nei dettagliati inventari a partire dal 1642, ritrovati e trascritti dalla Margiotta. Cfr. R.F. Margiotta, <em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2375\" class=\"footnote\">Cos\u00ec dalle ricerche documentarie e dall\u2019individuazione di alcune pregevoli suppellettili liturgiche d\u2019argento da parte di Rosalia Francesca Margiotta (<em>Le arti applicate nell\u2019Abbazia\u2026<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di Santa Maria\u2026,<\/em> 2006, p. 308) si pu\u00f2 evincere non solo la presenza di opere di importanti argentieri, ma anche il privilegio per la maestranza degli orafi e argentieri di Palermo, dovuto non certamente solo alla posizione geografia dell\u2019Abbazia, ma al prestigio cui godevano gli abili maestri. Per la committenza di opere d\u2019arte d\u2019argento destinate al monastero nemorense si veda anche G. Mendola,<em> Inediti d\u2019arte nella Diocesi di Monreale<\/em>, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026,\u00a0 2001, p. 24; A. Zalap\u00ec, <em>Il cantiere olivetano<\/em>\u2026, in <em>Tesori ritrovati<\/em>\u2026, 2008, pp. 68- 69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2375\" class=\"footnote\">Tra le opere collezionate dal Renda Pitti si ricordano tra l\u2019altro il calice e la pisside di gusto rococ\u00f2 caratterizzati alla base dalle figure delle Virt\u00f9 Teologali. Si veda M.C. Di Natale, <em>Dallo scriptorium<\/em>\u2026, in <em>L\u2019anno di Guglielmo<\/em>\u2026, 1989, p. 199; L. Sciortino, schede 16 e 20, in <em>Tracce d\u2019Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre -25 novembre 2007), a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 187, 191. Per la pisside si veda anche V. Chiaromonte, scheda I,62, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, p. 145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2375\" class=\"footnote\"><em>Bianche Figurazioni. Biscuits neoclassici dalla collezione Renda Pitti <\/em>(Museo Diocesano di Monreale, 22 novembre 2012-22 febbraio 2013), a cura di L. Sciortino. Sull\u2019argomento cfr. <a href=\"http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=440&amp;Itemid=253#_ednref1\">http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=440&amp;Itemid=253#_ednref1<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2375\" class=\"footnote\">S. Di Cristina, <em>Presentazione<\/em>, in L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2375\" class=\"footnote\">L. Sciortino, <em>La Cappella Roano\u2026, <\/em>2006, pp. 66-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2375\" class=\"footnote\">G.L. Lello, <em>Historia della chiesa di Monreale scritta da Giovanni Luigi Lello, <\/em>Roma 1596; M. Del Giudice, <em>Descrizione al Tempio e monasterio di Santa Maria Nuova, di Monreale. Vite de\u2019 suoi Arcivescovi, Abbati e Signori col commissario dei privilegi della detta detta santa Chiesa di Gio. Luigi Lello, Ristampa d\u2019Ordine dell\u2019Illustriss. E Reverendiss. Monsignore Arcivescovo Abbate Don Giovanni Ruano. Con le osservazioni sopra le fabbriche e mosaici della Chiesa, la continuazione delle Vite degli Arcivescovi, una tavola cronologica della Medesima istoria, e la notizia dello stato presente dell\u2019arcivescovado. Opera del Padre Don Michele del Giudice Priore Cassinese. Dedicata al Signor D. Giovanni Ruano e Rosso, Governatore Generale della Citt\u00e0 e Stato di Monreale<\/em>, Palermo 1702.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_2375\" class=\"footnote\">L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, pp. 38-73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_2375\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale<\/em>, in <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, pp. 223-226; R. Civiletto, scheda n. 17, in <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, pp. 559-560; L. Sciortino, <em>Monreale: il sacro e l\u2019arte<\/em><em>\u2026, <\/em>2011, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_2375\" class=\"footnote\">Tra le opere in cera restaurate da Gaetano Correnti si veda N.A. Lo Bue, scheda I,3 e I,8, in <em>Gloria Patri<\/em>\u2026, 2001, p. 53, 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_2375\" class=\"footnote\">Si veda <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_2375\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>I coralli della Santa Casa di Loreto<\/em> e R.F. Margiotta, <em>La ricerca d\u2019archivio. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo<\/em>, in <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_2375\" class=\"footnote\">Tra le mostre non ultima quella dedicata alle opere d\u2019arte sacre in corallo realizzate dal maestro corallaro trapanese Platimiro Fiorenza che ha donato un suo Presepe in corallo al Museo. Si veda <em>Platimiro Fiorenza RossoCorallo Arte e fede<\/em>, (Museo Diocesano di Monreale 6 dicembre 2014-31 gennaio 2015), Trapani 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_2375\" class=\"footnote\">A tal proposito v. S. Intorre, <em>Il Museo nel Web &#8211; Un caso di studio<\/em>, teCLa &#8211; Temi di Critica e Letteratura artistica, collana diretta da Simonetta La Barbera, n. 2, Palermo 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_2375\" class=\"footnote\">C. Dell\u2019Utri, <em>La Didattica museale per le arti decorative. Il progetto \u201cLa Torre narrante\u201d al Museo Diocesano di Monreale<\/em>, Quaderni \u201cMuseo Diocesano di Monreale\u201d. Didattica 1, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di S.E.R. mons. M. Pennisi, introduzione di M.C. Di Natale, Palermo 2014. Tutte le iniziative fin qui citate beneficiano di un\u2019accurata promozione sulle principali testate giornalistiche grazie al puntuale lavoro dell\u2019ufficio stampa del Museo, coordinato da Antonio Mirto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_2375\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it Criteri di Museologia per il Museo Diocesano di Monreale DOI: 10.7431\/RIV12012015 Un Museo Diocesano ha una specifica funzione che \u00e8 quella della catechesi, quella <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2375\" title=\"Maria Concetta Di Natale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2507,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2375"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2375"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2375\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2520,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2375\/revisions\/2520"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}