{"id":2276,"date":"2015-06-29T22:51:03","date_gmt":"2015-06-29T22:51:03","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2276"},"modified":"2015-12-29T21:14:20","modified_gmt":"2015-12-29T21:14:20","slug":"valentina-baldi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2276","title":{"rendered":"Valentina Baldi"},"content":{"rendered":"<p>valentina.baldi39@tin.it<\/p>\n<h3>1765-1790. Appunti di storia del costume in Toscana durante il regno di Pietro Leopoldo attraverso le stampe di Giuseppe Piattoli<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV11072015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultimo scorcio del Settecento, gli editori fiorentini Niccol\u00f2 Pagni e Giuseppe Bardi pubblicarono tre raccolte di incisioni su disegno di Giuseppe Piattoli che ebbero, anche fra i contemporanei, un discreto successo<sup><a href=\"#footnote_0_2276\" id=\"identifier_0_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le lastre furono incise a bulino dal giovane Carlo Lasinio (Treviso 1759 &ndash; Pisa 1838) con la tecnica dell&rsquo;acquaforte, seguendo in maniera scrupolosa le illustrazioni del Piattoli. Per le notizie sull&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;artista trevigiano si rimanda a: U. Thieme &ndash; F. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden K&uuml;nstler von der Antike bis zur Gegenwart, XXII, Lipsia 1928, p. 404; A. Calabi, La gravure italienne au XVIIIe si&egrave;cle, Parigi 1931, pp. 38-39, p. 58, pp. 61-62; A. Forlani Tempesti, I contadini della Toscana, Milano 1970, pp. 7-10; Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani: dall&rsquo;XI al XX secolo, VI, Torino 1974, ad vocem, p. 362; P. Cassinelli Lazzeri, Carlo Lasinio: proverbi e folclore, in &ldquo;Antichit&agrave; Viva&rdquo;, XXXII, 1993, 2, pp. 24-29; Eadem, Carlo Lasinio:&nbsp;incisioni, catalogo della mostra, Firenze 2004; V. Di Piazza, Carlo Lasinio, in Dizionario Biografico degli italiani, LXIII, Roma 2004, pp. 803-806; C. Pazzini, &Egrave; meglio un uccello in gabbia che cento in aria. Proverbi figurati nell&rsquo;et&agrave; dei Lumi 1786-1788: incisioni di Carlo Lasinio dalle collezioni della Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation, catalogo della mostra, Perugia 2005.\">1<\/a><\/sup>. Si tratta delle due famose serie di <em>Proverbi toscani<\/em> e di quella altrettanto nota dei <em>Giochi fiorentini<\/em><sup><a href=\"#footnote_1_2276\" id=\"identifier_1_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BNCF, Palat. A.B.3.3, Raccolta di quaranta proverbi toscani espressi in figure da Giuseppe Piattoli, parti I &ndash; II, Firenze 1786-1788; Ivi, Palat. C.B.1.4, Giuochi, trattenimenti e feste annue che si costumano in Toscana e specialmente in Firenze, disegnati sa Giuseppe Piattoli, Firenze 1790.\">2<\/a><\/sup>. La prima raccolta dei <em>Proverbi<\/em> usc\u00ec nel 1786, la seconda nel 1788, erano entrambe composte da quaranta tavole a colori, ma differivano per soggetti e formato. La raccolta dei <em>Giochi <\/em>usc\u00ec invece nel 1790 e si componeva di venticinque tavole. Le illustrazioni, tutte colorate ad acquerello, divennero il pretesto per mettere in scena la vita quotidiana, privata o pubblica, dei fiorentini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Piattoli<sup><a href=\"#footnote_2_2276\" id=\"identifier_2_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla vita e le opere di Giuseppe Piattoli si vedano: P. D&rsquo;Ancona, Due libri popolareschi di Giuseppe Piattoli pittore fiorentino del secolo XVIII, in &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, XII, 1909, pp. 261-268; Proverbi toscani: raccolta di proverbi toscani illustrati con incisioni di Giuseppe Piattoli, a cura di T. Tentori &ndash; J. Recupero, Roma 1959; Dizionario enciclopedico Bolaffi&hellip;, IX, Torino 1983, ad vocem, pp. 9-10; La pittura in Italia. Il Settecento, II, a cura di C. Briganti, Milano 1990, ad vocem, p. 832; W. Apolloni, I Proverbi di Giuseppe Piattoli, Roma 2001; P. Scandolera, Disegni e stampe di Gaetano, Anna e Giuseppe Piattoli. Pittori fiorentini del Settecento, Firenze 2006.\">3<\/a><\/sup>, nato a Firenze il 24 aprile 1742, discendeva da una famiglia di pittori e miniaturisti piuttosto apprezzati in citt\u00e0; furono difatti i suoi genitori, Gaetano e Anna, nata Bacherini, a fornirgli la sua prima istruzione artistica. Giuseppe ottenne ottimi risultati fin dagli inizi della carriera e gi\u00e0 dal 1777 sostitu\u00ec il padre nel ruolo di maestro di disegno alla Regia Accademia di Belle Arti, conservando l\u2019incarico per ben trent\u2019anni. Nonostante la descrizione non troppo lusinghiera del Pelli Bencivenni che lo defin\u00ec \u00abipocondriaco, sparuto e timido\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_2276\" id=\"identifier_3_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Borroni Salvadori, A passo a passo dietro a Giuseppe Bencivenni Pelli al tempo della Galleria, &ldquo;Rassegna storica toscana&rdquo;, 1983, 28, p. 162, cit. in P. Scandolera, Disegni e stampe&hellip;, 2006, p. 13.\">4<\/a><\/sup>, dovette godere anche della personale stima del Granduca, visto che nel 1786 fece parte di una commissione per giudicare alcuni nuovi acquisti giunti nelle collezioni della Galleria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi riferimenti stilistici andavano dalla pittura francese dell\u2019epoca, alle nuove tendenze del vedutismo all\u2019antica, fino alla stampa satirica d\u2019oltremanica: in particolare furono per lui fonte di ispirazione Boucher e Fragonard, Piranesi e Hogarth. Nelle sue opere il tratto \u00e8 delicato, la linea precisa, le caratteristiche psicologiche dei personaggi mai esasperate; ma il Piattoli, certamente buon conoscitore d\u2019arte e ottimo disegnatore, fu anche un acuto e ironico osservatore del suo tempo. Attraverso la rappresentazione di proverbi e giochi ci offre una spassosa testimonianza della vita quotidiana di nobili e povera gente della Firenze leopoldina, mostrandocene usi, costumi e debolezze. I personaggi, che si muovono liberamente sulla scena costruita come la quinta di un palcoscenico, sono colti in atteggiamenti naturali e quotidiani: momenti d\u2019intimit\u00e0 domestica, eventi pubblici o privati divertimenti; e sebbene il Piattoli non avesse intenti documentari, nel senso di una storia del costume, ha descritto abbastanza attentamente i suoi personaggi da rendere testimonianza delle nuove e numerose fogge abbigliamentarie dell\u2019epoca. Del resto, nonostante non si possa affermare con certezza che i suoi disegni siano tratti dal vero, il loro valore documentario \u00e8 innegabile, poich\u00e9 senza dubbio descrivono situazioni verosimili; e se, al contrario di un figurino di moda, queste stampe possono apparire meno precise nel dettaglio minuto, dall\u2019altro ne guadagnano in vitalit\u00e0, freschezza e contestualizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste raccolte possono insomma diventare una straordinaria testimonianza iconografica per la storia del costume della seconda met\u00e0 del Settecento, periodo eccezionalmente vivace per la moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il costume in Toscana<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\"> <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente il XVIII secolo \u2013 il secolo della ragione, il secolo che sulla scia delle idee roussoiane produsse nuove teorie sull\u2019igiene, che profess\u00f2 una maggiore morigeratezza e auspic\u00f2 il ritorno a un vestire, oltre che a un modo di vivere, pi\u00f9 semplice e naturale \u2013 vide un diffondersi del lusso e un susseguirsi di mode e modelli senza precendenti. Lo sviluppo industriale, con il conseguente aumento della fetta di popolazione che delle mode pot\u00e9 usufruire; l\u2019ascesa di una nuova classe sociale, la borghesia, che cerc\u00f2 una sua collocazione e una sua identit\u00e0 anche attraverso nuovi canoni vestimentari; la diffusione della stampa di moda, che fece conoscere in maniera molto pi\u00f9 capillare delle elitarie <em>poup\u00e9es de modes<\/em> i nuovi abiti; furono alcune delle cause principali del diffondersi della moda e del continuo ricambio di modelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francia e Inghilterra, nazioni traino delle profonde trasformazioni che si verificarono nell\u2019assetto dell\u2019Europa settecentesca, proposero nuovi modelli industriali ed economici, nuovi modelli politici e nuovi modelli sociali. La moda non fece eccezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 dalla met\u00e0 del Seicento era a Parigi e a Versailles che si sperimentavano le novit\u00e0 abbigliamentarie indossate dalla nobilt\u00e0 di tutta Europa; mentre a partire dagli anni cinquanta del Settecento, la Francia fu in parte alleggerita dal proprio ruolo di <em>trendsetter<\/em> grazie ai nuovi modelli all\u2019inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I contemporanei ne erano perfettamente consapevoli. Merciai, sarti e modiste si affrettarono a dare \u00abforestieri nomi\/a merci che non mai varcaro i monti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_2276\" id=\"identifier_4_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Da G. Parini, Il Mattino, cit. in R. Levi Pisetzky, Il costume e la moda nella societ&agrave; italiana, Torino 1978, p. 259.\">5<\/a><\/sup>; scorrendo gli inventari dell\u2019epoca e le descrizioni dei figurini di moda italiani ci si imbatte in un numero impressionate di francesismi e inglesismi: dagli ingangianti e battaloglio (terribili traslitterazioni dei termini francesi <em>engangeantes<\/em> e <em>battant-d\u2019oeil<\/em>), ai redingotti (dall\u2019inglese <em>riding-coats<\/em>). Anche in quei campi in cui inizialmente si era riusciti a resistere alla concorrenza, si ebbero grandi difficolt\u00e0. A Firenze, ad esempio, per cercare di risollevare la produzione tessile, i funzionari di corte furono costretti a rivolgersi a un disegnatore lionese, Fayetant de Saint Clair, che nel 1756 fond\u00f2 una propria scuola di disegno dal nome emblematico: Accademia di Disegno dei Drappi all\u2019uso di Francia<sup><a href=\"#footnote_5_2276\" id=\"identifier_5_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Orsi Landini, La produzione serica fiorentina e la Fabbrica Imperiale, in I paramenti sacri della Cappella Palatina di Palazzo Pitti, Firenze 1988, pp. 21-33, in partic. p. 29; M. Brunori &ndash; C. Chiarelli, L&rsquo;abito al tempo dei Lorena. Dall&rsquo;Ancien R&eacute;gime alla moda borghese, in Sovrani nel giardino d&rsquo;Europa: Pisa e i Lorena, a cura di R.P. Coppini &ndash; A. Tosi, Pisa 2008, pp. 233-238.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio a partire dalla seconda met\u00e0 del secolo la Toscana, nonostante abbia un ruolo periferico rispetto ai grandi mutamenti in atto, pu\u00f2 offrire interessanti spunti di riflessione sul costume settecentesco e divenire un luogo privilegiato per l\u2019osservazione dell\u2019evoluzione della moda e del suo significato come marcatore sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo fattore, piuttosto banale, \u00e8 che la Toscana ebbe un canale d\u2019eccezione per l\u2019importazione delle mode, perch\u00e9 moltissimi erano gli stranieri che vi soggiornavano o risiedevano. Firenze fu infatti una delle grandi capitali del <em>Grand Tour<\/em> e attirava ogni anno numerosi visitatori; si trattava di diplomatici, artisti, conoscitori d\u2019arte, letterati, viaggiatori singoli o intere famiglie. La comunit\u00e0 straniera pi\u00f9 numerosa fu sicuramente quella inglese. Horace Mann, ministro britannico a Firenze dal 1738 al 1786, divenne un punto di riferimento per tutti i turisti d\u2019oltremanica che si trovavano a soggiornare in citt\u00e0, tanto che nelle immediate vicinanze della sua abitazione sorse addirittura un<a class=\"tgcffbgy\" title=\"Click to Continue &gt; by WD\" href=\"#25094501\"> albergo<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/cdncache-a.akamaihd.net\/items\/it\/img\/arrow-10x10.png\" alt=\"\" \/><\/a><sup><a href=\"#footnote_6_2276\" id=\"identifier_6_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Firenze e l&rsquo;Inghilterra. Rapporti artistici e culturali dal XVI al XX secolo, catalogo della mostra, Firenze 1971; F. Borroni Salvadori, Personaggi inglesi inseriti nella vita fiorentina del Settecento: Lady Walpole e il suo ambiente, &ldquo;Mitteilungen des Kunsthistorischen Institute in Florenz&rdquo;, 27, 1983, pp. 83-110; C. De Seta, in Grand Tour. Il fascino dell&rsquo;Italia nel XVIII secolo, a cura di A. Wilton &ndash; I Bignamini, Milano 1997, pp. 17-25; J. Ingamells, Alla scoperta dell&rsquo;Italia: viaggiatori inglesi nel XVIII secolo, in Grand Tour&hellip;, 1997, pp. 27-33.\">7<\/a><\/sup>; ma a Firenze<em> <\/em>si potevano incontrare anche molti francesi, fra questi, oltre a dame e nobili in viaggio di svago, importanti artisti come Jean-Honor\u00e9 Fragonard, B\u00e9nigne Gagneraux e l\u2019allievo di David, Fran\u00e7ois-Xavier Fabre<sup><a href=\"#footnote_7_2276\" id=\"identifier_7_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Borroni Salvadori, Memorialisti e diaristi a Firenze nel periodo leopoldino. 1760-1790. Spigolature d&rsquo;arte e di costume, &ldquo;Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa&rdquo;, III, 1979, pp. 1189-1291; Grand Tour. Il viaggio in Toscana dalla fine del XVII secolo agli inizi del XX secolo: http:\/\/grandtour.bncf.firenze.sbn.it.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fiorentine dal canto loro seppero approfittare di queste presenze per essere sempre aggiornate \u201cdal vivo\u201d sulle ultime novit\u00e0 in fatto di moda: \u00abLe go\u00fbt des femmes de condition est de prendre les modes angloises, mais comme elles ne les re\u00e7oivent que des Angloises qui viennent s\u00e9journer \u00e0 Florance, apr\u00e8s avoir pass\u00e9 quelque temps \u00e0 Paris, elles se trouvent avoir adopt\u00e9 nos modes Parisienne, travesties soulement par les Angloises\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_2276\" id=\"identifier_8_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.J. De La Lande, Voyage en Italie, contenant l&rsquo;histoire et les anecdotes les plus singuliers de l&rsquo;Italie et sa description; les usages, le gouvernement, le commerce, la litte\u0301rature, les arts, l&rsquo;histoire naturelle, et les antiquite\u0301s; avec des jugemens sur les ouvrages de peinture, sculpture et architecture, et le plans de toutes les grandes villes d&rsquo;Italie, III, Paris 1786, pp. 9-10.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro motivo, che fa della Toscana un interessante punto di osservazione, \u00e8 che Firenze alla met\u00e0 del secolo si trov\u00f2 ad accogliere un nuovo sovrano. Com\u2019\u00e8 noto il Granducato era caduto in mani lorenesi gi\u00e0 dal 1737, con la morte dell\u2019ultimo erede maschio della famiglia Medici; ma Francesco Stefano d\u2019Asburgo Lorena non si trasfer\u00ec mai in Toscana e govern\u00f2 come reggente da Vienna<sup><a href=\"#footnote_9_2276\" id=\"identifier_9_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul periodo della Reggenza lorenese si vedano: F. Diaz, I Lorena in Toscana. La Reggenza, Torino 1988; M. Verga, Da &ldquo;cittadini&rdquo; a &ldquo;nobili&rdquo;. Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, Milano 1990; Il Granducato di Toscana e i Lorena nel XVIII secolo, incontro internazionale di studio, a cura di A. Contini &ndash; M.G. Parri, Firenze 1999; A. Contini, La reggenza lorenese tra Firenze e Vienna. Logiche dinastiche, uomini e governo, 1737-1766, Firenze 2002.\">10<\/a><\/sup>. Soltanto nel 1763 si riaffacci\u00f2 nella mente dei fiorentini la speranza di riavere dei regnanti e riacquistare una certa autonomia dall\u2019Impero asburgico, proprio quell\u2019anno infatti Francesco Stefano stabil\u00ec una secondogenitura e nomin\u00f2 il figlio Pietro Leopoldo, che si era appena sposato con Maria Luisa di Borbone, Governatore Generale. Due anni pi\u00f9 tardi, quando la giovane coppia era in procinto di partire alla volta di Firenze, un evento infausto cambi\u00f2 le sorti del Granducato: il 18 agosto l\u2019Imperatore mor\u00ec improvvisamente e la Toscana si trov\u00f2 ad attendere non pi\u00f9 il proprio Governatore Generale, ma il nuovo Granduca, passando dall\u2019essere un semplice Stato satellite dell\u2019Impero, a uno Stato indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gli abiti neri per il recente lutto<sup><a href=\"#footnote_10_2276\" id=\"identifier_10_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fu la stessa Maria Teresa a fornire al figlio le istruzioni da far attendere alla corte toscana per osservare il lutto in onore dell&rsquo;amato marito: &laquo;Ne permett&eacute;s pas &agrave; votre Cour l&rsquo;usage du rouge. Qu&rsquo;on soit habell&eacute; decentement, mais avec modestie, sans faste et avec peu d&rsquo;or&raquo;. AK, Archiv Rosenberg, 65-358, agosto 1765, cit. in A. Contini, Concezione della sovranit&agrave; e vita di corte in et&agrave; leopoldina (1765-1790), in La Corte di Toscana dai Medici ai Lorena, atti delle giornate di studio a cura di A. Bellinazzi &ndash; A. Contini, Roma 2002, pp. 129-212, in partic. 136 nota 19.\">11<\/a><\/sup>, il primo anno di regno fu per la giovane coppia granducale un susseguirsi di corteggi, gala solenni, baciamani, omaggi. Le cerimonie culminarono nella memorabile giornata del 24 giugno 1766, festa di San Giovanni, quando secondo un\u2019antica tradizione \u00abSudditi, Vassalli, Feudatari e Luoghi sottoposti al Gran-Ducato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_2276\" id=\"identifier_11_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASF, Auditore alle Riformagioni, 100, ff. 252-253, trascritto in Lo splendore di una regia corte: uniformi e livree del Granducato di Toscana, 1765-1799, catalogo della mostra, Firenze 1983, doc. 1, pp. 54-55.\">12<\/a><\/sup> presentavano i loro omaggi e giuravano fedelt\u00e0 al sovrano. Pietro Leopoldo, salutato da cento e uno colpi di cannone e il suono a festa delle campane di tutte le chiese fiorentine, scese dalla Villa di Poggio Imperiale in mezzo a un lungo e ordinato corteo, che lo accompagn\u00f2 fino al trono eretto in piazza del Granduca<sup><a href=\"#footnote_12_2276\" id=\"identifier_12_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta dell&rsquo;attuale piazza della Signoria.\">13<\/a><\/sup>, cuore civile della citt\u00e0, dove \u00abun popolo immenso inondava le vie, le piazze: i palchi, le finestre, i tetti medesimi erano angusti a tanta folla di forestieri e di paesani spettatori: in una parola la Toscana era quasi tutta raccolta a Firenze a vedere il suo Sovrano in mezzo allo splendore di una Regia Corte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_2276\" id=\"identifier_13_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASF, Auditore alle Riformagioni, 100, ff. 252-253, trascritto in Lo splendore di una regia corte&hellip;, 1983, doc. 1, pp. 54-55.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Regia Corte che dopo ventotto anni di latitanza doveva essere completamente riallestita<sup><a href=\"#footnote_14_2276\" id=\"identifier_14_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla riapertura e riallestimento dei palazzi regali si vedano: Curiosit&agrave; di una Reggia. Vicende della Guardaroba di Palazzo Pitti, Firenze 1979, pp. 75-144; I mobili di Palazzo Pitti. Il primo periodo lorenese. 1737-1799, a cura di E. Colle, Firenze 1992; L. Baldini Giusti, Il primo periodo lorenese (1737-1799): la Reggenza e i granduchi Pietro Leopoldo e Ferdinando III, in Gli appartamenti reali di Palazzo Pitti. Una reggia per tre dinastie: Medici, Lorena e Savoia tra Granducato e Regno d&rsquo;Italia, a cura di M. Chiarini &ndash; S. Padovani, Firenze 1993, pp. 67-80. Sulla regolamentazione del cerimoniale, impostato su quello asburgico, si faccia riferimento ai documenti conservati a Firenze: ASF, Imperiale e Real Corte, 2182.\">15<\/a><\/sup>. Fin da quella prima grande cerimonia pubblica fu chiara l\u2019impostazione del nuovo sovrano illuminato. Solo la coppia granducale ebbe il privilegio di indossare l\u2019abito di gala. Tutti gli altri partecipanti al corteo indossarono o la livrea, segno di appetenza a un casato nobiliare, o l\u2019uniforme, simbolo di una carica di pubblica utilit\u00e0; fra questi anche alcuni borghesi che sfilarono al fianco dei loro colleghi dai nobili natali<sup><a href=\"#footnote_15_2276\" id=\"identifier_15_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASF, Imperiale e Real Corte, 3479, ff. 52-53, Ivi 3438, ff. 233-242, Ivi 1786, ff. 5-10, 17-23. Cfr. Lo splendore di una regia corte&hellip;,1983, pp. 9-12.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema era impostato su quello asburgico, caratterizzato da una struttura rigidamente gerarchico-piramidale. A capo di tale struttura stava, ovviamente, il Granduca dal quale procedeva ogni carica o ruolo. Tutti i componenti della corte, fossero anche del patriziato fiorentino pi\u00f9 in vista, erano comunque considerati a tutti gli effetti servitori del Granduca e come tali chiamati a rendersi riconoscibili attraverso gli abiti che indossavano<sup><a href=\"#footnote_16_2276\" id=\"identifier_16_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Durante le occasioni di gala Pietro Leopoldo impose ai gentiluomini della corte di vestire con le uniformi; come sottolinea anche il Pelli Bencivenni, tale provvedimento aveva lo scopo preciso di &laquo;togliere il lusso&raquo;. BNCF, N.A. 1050, Giuseppe Pelli Bencivenni, Efemeridi, s. II, t. IV, f. 563. Consultabile on-line al seguente indirizzo: http:\/\/pelli.bncf.firenze.sbn.it\/it\/PelliGiuseppeListfWork.html.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu lo stesso Pietro Leopoldo, appena giunto nella sua nuova patria, a prescrivere fogge, colori di livree e uniformi, nonch\u00e9 a disporle in dotazione per tutti i suoi sottoposti, dagli stallieri al Maggiordomo Maggiore. I modelli degli abiti e le decorazioni erano ricalcati su quelli asburgici, fuorch\u00e9 per il colore, nero per la casa d\u2019Austria, rosso per la Toscana, che voleva anche in questo mantenere la propria indipendenza<sup><a href=\"#footnote_17_2276\" id=\"identifier_17_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle uniformi si vedano: Lo splendore di una regia corte&hellip; cit., 1983; M. Cataldi Gallo &ndash; C. Traverso &ndash; E. Coppola, Fasti della burocrazia; uniformi civili e di corte dei secoli XVIII-XIX, catalogo della mostra, Genova 1984; G. Kugler, Des Kaisers Rock. Uniform und mode am &ouml;sterreichischen Kaiserhof 1800 bis 1918, catalogo della mostra, Eisenstadt 1989; C. Aschengreen Piacenti, Cerimonia a Palazzo abiti di corte fra Ottocento e Novecento, Firenze 1990.&nbsp;\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 livree e uniformi palesavano la rigida gerarchia delle cariche, divenivano ragione di vanto per chi le indossava. D\u2019altronde lo stesso Pietro Leopoldo apparve raramente in pubblico svestito della sua uniforme da Gran Maestro dell\u2019Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano<sup><a href=\"#footnote_18_2276\" id=\"identifier_18_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con questa stessa uniforme amava posare per i ritratti ufficiali: William Berczy, La famiglia di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana, 1781-1782, gouache su pergamena, cm. 55.6&times;64.2, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d&rsquo;Arte Moderna, inv. O.d.A. Petraia n. 141; Filippo Lucci, Ritratto di Pietro Leopoldo d&rsquo;Asburgo Lorena, 1780ca., olio su tela, cm. 117&times;81.7, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d&rsquo;Arte Moderna, inv. 1890, 2817 (1890 post).\">19<\/a><\/sup>, che aveva il duplice vantaggio di farlo apparire morigerato, semplice e rigoroso, un funzionario dello Stato come tutti gli altri e, allo stesso tempo, ricordava costantemente a tutto il suo popolo che era il Granduca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rigide e articolate norme che ne regolavano la foggia si possono leggere nel numero 42 della \u201cGazzetta Toscana\u201d del 1775 (pp. 165-166). La marsina doveva essere bianca, per simboleggiare la purezza di cuori dei cavalieri; i bottoni d\u2019oro, gli occhielli bianchi; il taglio del collo doveva essere rotondo con piccola pistagna; sulle alette delle tasche non potevano esserci pi\u00f9 di tre asole; le maniche dovevano essere lunghe fino al polso e avere paramani di colore rosso scarlatto. Priori, Graduati e Bal\u00ec dovevano portare la croce dell\u2019ordine appesa al collo grazie a un nastro rosso, i Cavalieri invece, appesa a un nastro che uscisse da un\u2019asola della marsina o dalla sottoveste; sul petto sinistro doveva essere appuntata una croce di seta rossa contornata da un gallone d\u2019oro pi\u00f9 o meno largo in base al grado ricoperto. La sottoveste doveva essere rosso scarlatto, con asole rosse e bottoni d\u2019oro di dimensioni inferiori a quelli della marsina. Sia quest\u2019ultima che la sottoveste dovevano essere confezionate in panno o in cammellotto, le calze di seta bianca, le scarpe nere con fibbia ovale o rettangolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i regolamenti in fatto di abbigliamento in epoca leopoldina non furono molti, e soprattutto non mirarono mai a porre limitazioni o divieti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non che in Toscana non si conoscesse il lusso sfrenato, o che i nobili non facessero a gara nel superarsi in sfarzo di abiti, stravaganza di accessori e preziosit\u00e0 di gioielli<sup><a href=\"#footnote_19_2276\" id=\"identifier_19_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo annotava lo stesso Pietro Leopoldo nelle sue Relazioni: &laquo;Il lusso smoderato &egrave; uno dei vizi del paese&raquo;. Pietro Leopoldo D&rsquo;Asburgo Lorena, Il Governo della Toscana, a cura di A. Salvestrini, in &ldquo;Rassegna storica toscana&rdquo;, XIII, 1967, 2, p. 171.\">20<\/a><\/sup>, piuttosto Pietro Leopoldo non credeva nell\u2019efficacia delle leggi suntuarie. Lo spiega egli stesso in una \u201crivoluzionaria\u201d lettera circolare, datata 1781: \u00abS.A.R. nel sistema che si \u00e8 formato di costringere il meno possibile la libert\u00e0 nelle azioni dei suoi Sudditi non ha voluto fare alcuna legge sopra il lusso; Oltre di che ben comprende quanto sia difficile il regolare con leggi una materia tanto soggetta a prendere diverse forme, specialmente per ci\u00f2 che spetta agli ornamenti donneschi [\u2026], reputer\u00e0 sempre repugnanti alla Sua Clemenza quelle leggi che danno troppa facilit\u00e0 non meno alle trasgressioni che alle vessazioni. Ma ha tal fiducia nel rispetto dei suoi Sudditi da non dubitare che essendo ad essi note queste sue paterne cure non siano per farsi il pi\u00f9 preciso impegno di secondarle e d\u2019incontrare in questa parte il suo Sovrano gradimento. Essendo necessario che la riforma incominci dalla Nobilt\u00e0, e che col suo esempio si estenda agli altri ranghi VS. dovr\u00e0 partecipare al Casino dei Nobili queste Reali intenzioni. [\u2026] gradiranno le LL. AA. RR. se agli Appartamenti di Corte, alle Gale, ed in qualunque altra occasione, si presenter\u00e0 la Nobilt\u00e0 tanto Uomini, che Donne in abiti puri, e ancora neri, e colla massima semplicit\u00e0 d\u2019ornamenti, convenendo assai meglio alla decenza ed alla propriet\u00e0 il vestito semplice che l\u2019ornamento caricato, e teatrale. Devono i loro Sudditi essere ormai persuasi che le RR. AA. LL. hanno troppo buon senso per non valutare la Nobilt\u00e0 dal pi\u00f9 ricco vestito, ma valutarla dai sentimenti onorati, dalla buona condotta, dal buon uso delle sostanze, e dalla generosit\u00e0 utilmente diretta. All\u2019incontro nel formarsi il carattere di ogni individuo, S.A.R. il Gran-Duca valuter\u00e0 la moderazione, o l\u2019eccesso nel vestiario tanto degli Uomini di ogni ceto, che delle loro Mogli, e Figlie, come una presunzione la pi\u00f9 forte della loro buona, o cattiva condotta, e della loro saviezza, o debolezza di pensare; E questa presunzione porr\u00e0 molto influire nella distribuzione delle Sovrane beneficenze, e specialmente degl\u2019Impieghi, nei quali si richiede giudizio, ed una sicurezza dallo sconcerto nella domestica economia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_2276\" id=\"identifier_20_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Notizie dal Mondo&rdquo;, XIII, MDCCLXXXI, n. 66, p. 527.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste parole, rivolte in modo particolare alla classe dirigente del proprio paese, sono un invito alla parsimonia, alla misura, a dare il buon esempio con una condotta seria, sobria e impeccabile<sup><a href=\"#footnote_21_2276\" id=\"identifier_21_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A questo proposito, &egrave; sicuramente utile ricordare le parole di Maria di Teresa nelle istruzioni date al figlio alla vigilia della sua partenza per il trono di Toscana: &laquo;L&rsquo;ordre et la fa&ccedil;on de vivre &agrave; votre Cour decidera beaucoup de votre felicit&eacute;. [&hellip;] Que tout soit decent, sans hauteur et sans bassesse&raquo;. AK, Archiv Rosenberg, 65-358, agosto 1765, cit. in A. Contini, Concezione della sovranit&agrave;&hellip; 2002, p. 145, nota 51.\">22<\/a><\/sup>. Esprimono una visione paternalistica del potere, in cui le classi pi\u00f9 elevate sono tenute ad agire per il bene di tutto il popolo. Rivelano una concezione quasi borghese dell\u2019abito che pu\u00f2 apparire davvero rivoluzionaria, soprattutto considerando che le altre corti europee, preoccupate dai fermenti che si stavano diffondendo nella societ\u00e0 (la Rivoluzione Francese \u00e8 alle porte!), tendevano ad arroccarsi sulle proprie posizioni cercando di conservare rituali e convenzioni anche in fatto di abbigliamento.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 Pietro Leopoldo, forte della moderna istruzione ricevuta alla corte asburgica, fu soprattutto un acuto osservatore e un abile interprete di quelle profonde trasformazioni che si stavano verificando nella societ\u00e0 del suo tempo; cos\u00ec, anzich\u00e9 rimanerne soggiogato, seppe sfruttarle e farsene promotore<sup><a href=\"#footnote_22_2276\" id=\"identifier_22_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Pietro Leopoldo si vedano: A. Wandruszka, Pietro Leopoldo. Un grande riformatore, Firenze 1968; Pietro Leopoldo D&rsquo;Asburgo Lorena, Relazioni sul governo della Toscana, a cura di A. Salvestrini, Firenze 1969-1974; C. Cresti, La Toscana dei Lorena: politica del territorio e architettura, Firenze, 1987; E. Mingoni, Pietro Leopoldo un sovrano fra pubblico e privato, in Gli appartamenti reali di palazzo Pitti&hellip;, 1993, pp. 81-87; L. Baldini Giusti, Il primo periodo lorenese (1737-1799)&hellip;, 1993, pp. 67-80; F. Diaz &ndash; L. Mascilli Migliorini &ndash; C. Mangio, Il Granducato di Toscana. I Lorena dalla Reggenza agli anni rivoluzionari, XIII, 2, in Storia d&rsquo;Italia, diretta da G. Galasso, Torino 1997; L. Mascilli Migliorini, L&rsquo;et&agrave; delle riforme, in Il Granducato di Toscana&hellip;, 1997, pp. 247-421; A. Contini, La corte dei Lorena&hellip;, 1997, pp. 9-24; Eadem, Concezione della sovranit&agrave;&hellip;, 2002, pp. 129-220.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 del Settecento si assiste a una diffusa ansia per semplicit\u00e0 e morigeratezza. L\u2019Inghilterra \u00e8 ormai considerata la patria della vita all\u2019aria aperta, dello sport, del lavoro industrioso, della sobriet\u00e0 e di quell\u2019atteggiamento borghese ed egualitario destinato a sostituirsi al lusso e all\u2019ostentazione aristocratica<sup><a href=\"#footnote_23_2276\" id=\"identifier_23_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle profonde trasformazioni strutturali dell&rsquo;abito maschile e dei significati culturali e sociologici&nbsp; che vi si legano, si veda il fondamentale P. Perrot, Il sopra e il sotto della borghesia. Storia dell&rsquo;abbigliamento nel XIX secolo, Milano 1982.\">24<\/a><\/sup>. Anche Parigi, che da oltre un secolo dettava le regole per le corti e i nobili di tutta Europa, rest\u00f2 stregata dalle fogge inglesi<sup><a href=\"#footnote_24_2276\" id=\"identifier_24_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia, IV, Il Settecento, Milano 1967, pp. 378-379; G. Butazzi, Mode e modelli culturali nell&rsquo;ultimo ventennio del secolo XVIII attorno a un&rsquo;iniziativa editoriale milanese, in Giornale delle nuove mode di Francia e di Inghilterra, a cura di G. Butazzi, Milano 1988, pp. CXI-CXXXIX; Eadem, La moda di corte alla fine dell&rsquo;Antico Regime tra novit&agrave; e tradizione, in L&rsquo;Europa delle corti alla fine dell&rsquo;Antico Regime, a cura di C. Mozzarelli &ndash; G. Venturi, Roma 1991, pp. 391-402; Eadem, Trasformazioni e significati del sistema vestimentario tra Antico Regime e Regno d&rsquo;Italia: abbigliamento quotidiano e costume di corte, in Il tessuto nell&rsquo;eta\u0300 di Canova, a cura di M. Cuoghi Costantini, Milano 1992, pp. 55-78.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gentiluomini della seconda met\u00e0 del Settecento si affrettarono ad abbandonare l\u2019<em>habit \u00e0 la fran\u00e7aise<\/em><sup><a href=\"#footnote_25_2276\" id=\"identifier_25_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con il termine habit si indica l&rsquo;abito classico maschile. Questo vestimento, in uso fin dall&rsquo;ultimo decennio del XVII secolo, si componeva di una sopravveste, spesso molto ricca di passamanerie, ricami o broccature, tagliata all&rsquo;altezza delle ginocchia, svasata grazie ai cannoni sui fianchi, pari collo e con alti paramani; una veste generalmente ricca di decorazioni in pendant; un paio di calzoni al ginocchio, calze di seta e scarpe nere fermate da fibbie preziose. Cfr. F. Boucher, Histoire du costume en Occident. Des origines &agrave; nos jours, Paris 2001, pp. 382-285.\">26<\/a><\/sup> pomposamente decorato da ricami e galloni, e fecero posto nei loro guardaroba alla nuove fogge\u00a0 d\u2019oltremanica: il <em>frac<\/em> e la <em>redingote<\/em><sup><a href=\"#footnote_26_2276\" id=\"identifier_26_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vesti maschili del XVIII secolo si vedano: R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia&hellip;, 1967, pp. 378-379; M. Davenport, The book of costume, New York 1968, pp. 652-792; D. De Marly, Luis XIV and Versailles, London 1987; G. Butazzi, La moda di corte alla fine dell&rsquo;Antico Regime&hellip;, 1991, pp. 391-401; F. Boucher, Histoire du costume en Occident&hellip;, 2001, pp. 382-285; A. Ribeiro, Dress in Eighteenth Century Europe 1715-1789, New Haven 2002.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frac era caratterizzato da falde molto arretrate. I pi\u00f9 belli erano doppiopetto e con il taglio squadrato in vita, come quello indossato dal giovanotto protagonista della cena allestita per raffigurare il proverbio <em>Chi tardi arriva male alloggia <\/em>(<a title=\"Fig. 1. Giuseppe Piattoli, \u00abChi tardi arriva male alloggia\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte II, 1788, acquaforte colorata, mm. 225x285. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. 32.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Sebbene il frac potesse essere tranquillamente indossato in occasioni formali, veniva portato volentieri anche per trascorrere momenti di svago come fa il gentiluomo che assiste al <em>Beccalaglio <\/em>(<a title=\"Fig. 2. Giuseppe Piattoli, \u00abIl Beccalaglio\u00bb, in &lt;i&gt;Giochi fiorentini&lt;\/i&gt;, 1790, acquaforte colorata, mm. 260x370. Firenze, BNCF, Palat. C.B.1.4, tav. 2.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal02.jpg\">Fig. 2<\/a>), in questo caso la grande raffinatezza del completo sta nell\u2019accostamento dei colori: frac rigato color rubino su gilet e calzoni color canarino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le redingotes si indossavano di preferenza per il viaggio e per i momenti da trascorrere all\u2019aria aperta, erano di solito pi\u00f9 lunghe rispetto al frac, senza taglio in vita e dotate ampi colletti a risvolti (<a title=\"Fig. 3. Giuseppe Piattoli, \u00abI Birilli\u00bb, in &lt;i&gt;Giochi fiorentini&lt;\/i&gt;, 1790, acquaforte colorata, mm. 270x390. Firenze, BNCF, Palat. C.B.1.4, tav. 20.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal03.jpg\">Figg. 3<\/a>, <a title=\"Fig. 4. Giuseppe Piattoli, \u00abChi s\u2019impaccia con le frasche la minestra sa di fumo\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte II, 1788, acquaforte colorata, mm. 225x285. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. 9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal07.jpg\">4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste due fogge divennero talmente diffuse che anche la tradizionale marsina dell\u2019<em>habit<\/em> fu costretta a mutuarne alcune caratteristiche eliminando le decorazioni sovrabbondanti, diminuendo l\u2019ampiezza delle falde e talvolta arricchendosi di un colletto ribattuto<sup><a href=\"#footnote_27_2276\" id=\"identifier_27_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Butazzi, La moda di corte alla fine dell&rsquo;Antico Regime&hellip;, 1991, pp. 391-402; Eadem, Trasformazioni e significati del sistema vestimentario&hellip;, 1992, pp. 55-78.\">28<\/a><\/sup>. L\u2019elegante damerino circuito dalle giovani donne all\u2019uscita delle messa, raffigurato nel proverbio <em>Chi s\u2019impaccia con le frasche la minestra sa di fumo<\/em> (fig. 7), indossa proprio un modello di marsina aggiornato secondo gli ultimi dettami della moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato di tutte queste innovazioni fu che alla fine degli anni ottanta la <em>silhouette <\/em>maschile si trasform\u00f2 completamente. Esaltati da un gran sovrapporsi di baveri e colli a risvolti, le spalle e il torace acquistarono maggior importanza, mentre la parte inferiore del corpo divent\u00f2 pi\u00f9 sfilata e meno ingombrante (<a title=\"Fig. 5. Giuseppe Piattoli, \u00abLa Berlina\u00bb, in &lt;i&gt;Giochi fiorentini&lt;\/i&gt;, 1790, acquaforte colorata, mm. 265x380. Firenze, BNCF, Palat. C.B.1.4, tav. 1.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal04.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_28_2276\" id=\"identifier_28_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Ibidem.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al pari di quella maschile, anche la figura<em> <\/em>femminile sub\u00ec netti cambiamenti. Dagli inizi del secolo le signore erano costrette in busti molto rigidi e avevano i fianchi esageratamente allargati dai <em>cerchi<\/em>, l\u2019immagine che ne risultava era una figurina esile e quasi bidimensionale (<a title=\"Fig. 6. Giuseppe Piattoli, \u00abChi muore giace, chi vive si d\u00e0 pace\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte I, 1786, acquaforte colorata, mm.  290x210. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. XIII.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal05.jpg\">Fig. 6<\/a>). Fu solo dagli anni settanta che le dame relegarono la <em>robe \u00e0 la fran\u00e7aise <\/em><sup><a href=\"#footnote_29_2276\" id=\"identifier_29_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per recarsi a corte le dame dovevano indossare la robe de Cour nelle varianti di gala, mezza gala e d&rsquo;appartamento. La sontuosissima mise era composta da busto e veste. Il busto era strettissimo, steccato e terminava con una punta che scendeva molto al disotto della vita; la veste, che poteva anche essere aperta sul mezzo-davanti, si stendeva su una sottana; le maniche, a\u0300 pagode o a\u0300 sabot si fermavano all&rsquo;altezza del gomito. Con questo tipo d&rsquo;abito, confezionato con stoffe pesanti ed elaborate (in genere taffetas o gros broccati), arricchito con ogni sorta di decorazione che la fantasia potesse suggerire, era d&rsquo;obbligo l&rsquo;uso del guardinfante grazie al quale la gonna raggiungeva sui fianchi un&rsquo;ampiezza enorme. Durante gli anni settanta la robe de Cour inizi&ograve; a comparire sempre pi&ugrave; raramente alla corte fiorentina, finch&eacute; nel 1780 &laquo;le Dame dell&rsquo;accesso e dell&rsquo;Appartamento&raquo; poterono partecipare agli eventi in &laquo;Andrienne di gala&raquo; (ASF, Imperiale e Real Corte, 2149, f. 380). L&rsquo;andrienne, detta anche robe &agrave; la fran&ccedil;aise, era nata agli inizi del Settecento come veste da camera caratterizzata da una morbida increspatura sulla schiena, ma si era ormai trasformata in una ricca sopraveste, veniva indossata su busto e cerchi, era molto aderente al busto e aveva cannoni strutturati che partendo dalle spalle andavano a dare ampiezza alla sottana. F. Orlando, Storia del vestire nel Granducato di Toscana al tempo dei Lorena, Milano 1993, p. 37.\">30<\/a><\/sup><em> <\/em>alle occasioni di rappresentanza, per vestire finalmente abiti pi\u00f9 semplici che, alleggerendo le sottostrutture, resero al corpo femminile rotondit\u00e0 e maggiore naturalezza<sup><a href=\"#footnote_30_2276\" id=\"identifier_30_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una storia delle vesti femminili del XVIII secolo si vedano: R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia&hellip;, 1967, pp. 40-125; M. Davenport, The book of costume&hellip;, 1968, pp. 652-792; F. Boucher, Histoire du costume en Occident&hellip;. 2001, pp. 263-281; A. Ribeiro, Dress in Eighteenth Century&hellip;, 2002;&nbsp; E. Morini, Storia della moda. XVIII-XX secolo, Milano 2006, pp. 9-62. Per seguire l&rsquo;evoluzione&nbsp; dell&rsquo;abbigliamento femminile sono utilissime le coeve riviste di moda: &ldquo;Giornale delle Nuove Mode di Francia e Inghilterra&rdquo; pubblicato a Milano, &ldquo;La donna galante ed erudita&rdquo; pubblicato a Venezia, la &ldquo;Galerie de Modes&rdquo;, il &ldquo;Cabinet des Modes ou les Modes Nouvelles&rdquo; e il &ldquo;Journal des Dames et des Modes&rdquo; pubblicati a Parigi, il &ldquo;Giornale di Mode e di Aneddoti&rdquo; pubblicato a Firenze, il &ldquo;Corriere delle Dame&rdquo; pubblicato a Milano, e in generale tutte le riviste femminili dell&rsquo;epoca. Cfr. S. Moronato, Le prime riviste di moda (1785-1820), in Il tessuto nell&rsquo;et&agrave; del Canova&hellip;, pp. 79-99; E. Morini, Storia della moda&hellip;, 2006, pp. 23-32.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abito elegante pi\u00f9 diffuso divenne quello <em>all\u2019inglese<\/em>. La giovinetta raffigurata nel proverbio <em>Con le chiavi d\u2019oro s\u2019apre ogni porta <\/em>(<a title=\"Fig. 7.  Giuseppe Piattoli, \u00abCon le chiavi d\u2019oro s\u2019apre ogni porta\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte I, 1786, acquaforte colorata, mm.  285x205. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. XXIII.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal06.jpg\">Fig. 7<\/a>) ne indossa uno con la sottana che si apre su cerchi ancora molto ampi, le maniche <em>en sabot<\/em> orlate di pizzo e una raffinata decorazione sul corpetto; ma l\u2019abito all\u2019inglese, che restava comunque un abito formale, si poteva indossare anche senza sottostrutture. Il corpetto infatti era rinforzato da stecche che seguivano in maniera pi\u00f9 naturale la linea della schiena e del torace, mentre l\u2019ampiezza della sottana era data dall\u2019increspatura del tessuto e dai <em>cuscinelli<\/em><sup><a href=\"#footnote_31_2276\" id=\"identifier_31_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Orlando, Storia del vestire&hellip;, 1993, p. 48.\">32<\/a><\/sup>, piccoli sacchi imbottiti decisamente meno ingombranti rispetto ai cerchi. In questo caso gli abiti erano spesso arricchiti da cuffia e <em>fichu<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i momenti di svago, le passeggiate e il viaggio le signore sceglievano come abito d\u2019elezione la <em>redingote<\/em>. Importata dal guardaroba maschile, era caratterizzata da ampi colli a risvolti. Nelle raffigurazioni dei <em>Giochi fiorentini<\/em>, che si svolgono spesso all\u2019aperto, ne possiamo ammirare una lunga carrellata: quella indossata dalla dama che assiste distratta alla partita dei birilli, corredata da un bel cappello di forma cilindrica, l\u2019ombrello da passeggio e il grande <em>fichu<\/em> che aumenta il volume del petto, \u00e8 senza dubbio una delle pi\u00f9 graziose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una linea posteriore molto accentuata caratterizza anche la <em>veste alla polacca<\/em>, che ebbe un enorme successo, diffondendosi nei vari strati della popolazione. Il suo largo impiego fu dovuto al fatto che fosse una veste pratica e poco ingombrante. La parte superiore dell\u2019abito seguiva la linea naturale del busto, mentre le falde erano sollevate mediante un sistema di <em>coulisse <\/em>in modo da formare tre lembi arricciati.\u00a0 Nel proverbio <em>Le donne per parer belle<\/em>,<em> si fanno brutte<\/em> \u00e8 la cameriera a indossarne una molto leziosa (<a title=\"Fig. 8.  Giuseppe Piattoli, \u00abLe donne per parer belle si fanno brutte\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte I, 1786, acquaforte colorata, mm.  290x205. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. VII.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal08.jpg\">Fig. 8<\/a>), mentre in quello <em>Cicisbei<\/em>,<em> e damerini fanno la vita dei facchini <\/em>possiamo vedere il modello chiamato <em>polonaise aux ailes <\/em>(<a title=\"Fig. 9. Giuseppe Piattoli, \u00abCicisbei, e damerini fanno la vita dei facchini\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte II, 1788, acquaforte colorata, mm. 225x290. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. 3.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal09.jpg\">Fig. 9<\/a>), in cui i due lembi laterali erano pi\u00f9 lunghi della coda centrale. Una variante piuttosto diffusa della polacca fu la<em> circassienne<\/em>, in questo caso i lembi della sottana erano tutti della stessa lunghezza, mentre le maniche cortissime della sopravveste lasciavano in vista quelle lunghe del corpetto. Polacca e circassa, traevano evidentemente ispirazione dal mondo orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Oriente con tutto l\u2019immaginario che lo circondava, influenz\u00f2 in maniera significativa l\u2019abbigliamento europeo gi\u00e0 dalla fine del XVII secolo, ma a partire dagli anni settanta del Settecento le fogge d\u2019ispirazione orientale si susseguirono senza interruzione<sup><a href=\"#footnote_32_2276\" id=\"identifier_32_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Butazzi, Incanto e immaginazione per nuove regole vestimentarie: esotismo e moda tra Sei e Settecento, in L&rsquo;abito per il corpo, il corpo per l&rsquo;abito. Islam e Occidente a confronto, Firenze 1998, pp. 35-44; F. BOUCHER, Histoire du costume&hellip;, p. 274. Sull&rsquo;ampia bibliografia riguardante le influnze orientali sulle arti decorative nel XVIII secolo si rimanda a: Touches d&rsquo;exotisme. XIV-XIX si&egrave;cles, Paris 1998; M. Pasquali, Verso Oriente e ritorno: l&rsquo;arte orientalista e gli scambi di modelli decorativi nel bacino del Mediterraneo, Firenze 2012.\">33<\/a><\/sup>; avevano i nomi pi\u00f9 vari (<em>\u00e0 la turque<\/em>, <em>\u00e0 la sultane<\/em>, <em>\u00e0 la levantine<\/em>, <em>\u00e0 la levite<\/em>) ma differivano, pi\u00f9 che nella concezione dell\u2019abito, nei dettagli e nelle decorazioni: piume sulle acconciature, fusciacche che stringevano la vita, bordure di pelliccia, taglio delle maniche, in variabili pressoch\u00e9 infinite di combinazioni (<a title=\"Fig. 10.  Giuseppe Piattoli, \u00abDonna che \u00e0 molti amici, \u00e0 molte lingue mordaci\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte I, 1786, acquaforte colorata, mm.  290x210. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. XIV.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal10.jpg\">Fig. 10<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti di ispirazione per la moda femminile furono dunque molto articolate e complesse, ma c\u2019\u00e8 un abito dove tutti questi rimandi trovarono una sintesi perfetta: l\u2019abito <em>en chemise<\/em>. Come i modelli di ispirazione orientale era tagliato in un unico pezzo, una sorta di ampio camicione; in accordo con i principi d\u2019igiene diffusi dalle teorie illuministe, era spesso confezionato in tessuti lavabili e indossato senza sottostrutture; visto il diffondersi del gusto all\u2019antica, dovuto alla recente riscoperta dei siti di Paestum, Ercolano e Pompei, il colore che si prediligeva per questa tipologia d\u2019abito era il bianco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un beffardo scherzo del destino, quello che fu l\u2019abito pi\u00f9 rivoluzionario del periodo \u2013 passo imprescindibile per la realizzazione delle vesti, che a fine secolo lasciarono piena libert\u00e0 al corpo femminile \u2013 fu portato alla ribalta da Maria Antonietta di Francia. Nel delizioso <em>hameau<\/em> completo di fattoria, colombaia, latteria e laghetto che la Regina si era fatta costruire nei giardini di Versailles, le dame di corte trascorrevano il tempo passeggiando, facendo il burro e visitando gli animali, avvolte in soffici nuvole di mussola bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moda delle \u201cpastorellate\u201d e della \u201cvita campestre\u201d si diffuse in breve tempo fra la nobilt\u00e0 pi\u00f9 in vista di tutta Europa. Nell\u2019illustrazione del <em>Ballo<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Giuseppe Piattoli, \u00abIl Ballo\u00bb, in &lt;i&gt;Giochi fiorentini&lt;\/i&gt;, 1790, acquaforte colorata, mm. 275x395. Firenze, BNCF, Palat. C.B.1.4, tav. 15.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal11.jpg\">Fig. 11<\/a>), Piattoli raffigura una giovane coppia che si lancia in un ballo scatenato, accompagnata al suono del tamburello da un\u2019orchestrina di campagna. La damigella protagonista della deliziosa scena campestre indossa proprio un\u2019elegantissima <em>chemise<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scia delle idee roussoiane e di opere come la <em>Nuovelle H\u00e8loise<\/em>, il mondo di contadini e pastori era considerato un universo idilliaco, una sorta di Arcadia, custode di una vita semplice che si svolgeva secondo i ritmi della natura, priva degli artifici e delle costrizioni dell\u2019et\u00e0 contemporanea. Ovviamente divenne un punto di riferimento imprescindibile anche per la moda. \u00c8 curioso notare come i <em>tourists<\/em> spesso tralascino di descrivere, nei loro diari di viaggio, le abitudini vestimentarie dei nobili, mentre si soffermino volentieri a elencare le caratteristiche delle vesti popolari, giudicate leggiadre e piene di fascino: \u00abla figure agr\u00e9able naturelle aux Italiens n\u2019y \u00e9tant ponit enlaidie par \/ la mal-propret\u00e9, ou par la misere, les femmes de ce pays paroissent plus jolies, et ont r\u00e9element plus d\u2019\u00e9clat que dans les autres provinces. Lorsqu\u2019elles sont \u00e0 l\u2019ouvrage, ou qu\u2019elles vont vendre leurs denr\u00e9es au march\u00e9, leur cheveux sont renferm\u00e9s dans un filet de soie [\u2026]; les jours de la f\u00eate, elles se parent d\u2019une maniere tout-\u00e0-fait pittoresque. Elles ne portrent point de robes, mais une esp\u00e8ce de casaquin sans manches. La partie sup\u00e9rieure des bras n\u2019est couverte que de celles de leurs chemises relev\u00e9es avec des rubans. Leurs jupes sont g\u00e9n\u00e9ralement \u00e9carlates. Elles portent des pendans d\u2019oreilles et des coliers. Leurs cheveux sont arrang\u00e9s d\u2019une maniere qui leur sied parfaitement, et orn\u00e9s de fleurs. Elles s\u2019attachent sur l\u2019oreille un petit chapeau de paille; \u00e0 tout prendre, je leur trouve l\u2019air plus gai, plus piquant, et plus galant qu\u2019\u00e0 aucune paysanne que j\u2019aie vue\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_2276\" id=\"identifier_33_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Moore, Essai sur la soci&eacute;t&eacute; et les moeurs des italiens, ou lettres d&rsquo;un voyageur anglois sur l&rsquo;Italie. Traduit de l&rsquo;anglois de mr. Moore, II, Lausanne 1782, pp. 295-296.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Toscana l\u2019abbigliamento delle contadine era cos\u00ec curato: \u00abelles ont de simples jupes, courtes et l\u00e9geres, ordinairement bleues ou couleur d\u2019\u00e9carlatte, et des corps sans manche, de sorte qu\u2019on ne voit que les manches de leurs chemises. Tout autour des \u00e9paulettes de leur corps, il y a quantit\u00e9 de longs rubans de diverses couleurs, qu\u2019elles laissent tomber et voltiger ou gr\u00e9 du vent; elles n\u2019ont que des fleurs sur les \u00e9paules ou sur la gorge. Elles ont les cheveux natt\u00e9s en rond derriere le chignon. Quelquefois elles y m\u00ealent des fleurs; elles s\u2019attachent sur la t\u00eate de tr\u00e8s-petits chapeaux de paille qu\u2019elles mettent un peu sur l\u2019oreille et dont elles se servent plut\u00f4t comme de parure que pour couvrir: tout cet ajustement respire l\u2019\u00e9l\u00e9gance\u00a0 et la coquetterie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_2276\" id=\"identifier_34_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.J. De La Lande, Voyage en Italie&hellip;, 1786, p. 11.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrizioni trovano un corrispettivo perfetto nelle immagini del Piattoli (<a title=\"Fig. 12.  Giuseppe Piattoli, \u00ab\u00c8 meglio un uccello in gabbia, che cento in aria\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte I, 1786, acquaforte colorata, mm.  285x195. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. VIII.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal12.jpg\">Figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Giuseppe Piattoli, \u00abFammi fattore un anno, se son povero, mio danno\u00bb, in &lt;i&gt;Proverbi Toscani&lt;\/i&gt;, parte II, 1788, acquaforte colorata, mm. 220x290. Firenze, BNCF, Palat. A.B.3.3, tav. 3.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/bal13.jpg\">13<\/a>). Per gli uomini casacche, calzoni al ginocchio e gilet; certo i tagli non sono ricercati, le stoffe sono grossolane, le scarpe allacciate da comuni stringhe, ma c\u2019\u00e8 comunque un certo buon gusto nell\u2019accostamento dei colori e nella ricerca del dettaglio. Per le donne corpetti che stringono la vita, gonne increspate in colori vivaci, scolli accentuati, fiocchi alle maniche, grembiuli, cappellini di paglia e gioielli di corallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dame non esitarono a emulare queste deliziose <em>mises<\/em>, e fu tutto un fiorire di <em>pet-en-l\u2019air<\/em>, giacchini e corpetti. Erano davvero molto graziosi: si accostavano alla vita rendendola sottile in modo da mettere in evidenza la sottana che si gonfiava sui cuscinelli. Le gonne sempre pi\u00f9 spesso si arricchirono di grandi grembiuli e si diffuse l\u2019uso del <em>fichu<\/em> o <em>fazzoletto da collo<\/em>, come si chiamava in Toscana. Confezionato con tessuti impalpabili, spesso tulle o mussola, veniva incrociato sul petto e poi legato dietro la schiena o aggiustato all\u2019interno del busto, in modo che risultasse molto vaporoso; divenne addirittura oggetto di scherno, lo stesso Pelli Bencivenni si rammaricava della \u00absciocca moda presente di farsi il petto mostruoso con veli sostenuti artificialmente fino alla faccia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_2276\" id=\"identifier_35_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BNCF, N.A. 1050, Giuseppe Pelli Bencivenni, Efemeridi, serie II, tomo XVI, ff. 3033-3034, cit. in F. Orlando, Storia del vestire&hellip;, 1993, p. 52.\">36<\/a><\/sup>. I cappellini di paglia presero ad arricchire le acconciature delle dame pi\u00f9 eleganti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019uso del corallo, pietra d\u2019elezione per le ragazze del popolo vestite a festa, divenne di gran moda. A Livorno veniva prodotto in quantit\u00e0 e la sua meticolosa lavorazione attirava l\u2019attenzione dei viaggiatori stranieri: \u00abOn les divide d\u2019adord en 14 nuences diff\u00e9rentes, dont voici les noms: 1. Schiuma di sangue, 2. Fior di sangue, 3. Primo sangue, 4. Secondo sangue, 5. Terzo sangue, 6. Stramoro, 7. Moro, 8. Nero, 9. Strafine, 10. Sopraffine, 11. Carbonetto, 12. Paragone, 13. Estremo, 14. Passaestremo. Apr\u00e9s cela on les taille de longueur; d\u2019autres ouvriers leur donnent la forme, en les arrondissant sur une roue de gr\u00e8s cannel\u00e9e; il y en a qui ne sont occup\u00e9s qu\u2019\u00e0 les percer, ce qui se fait avec beaucoup d\u2019adresse et de propet\u00e9; d\u2019autres \u00e0 les assortir. Pour leur donner le poli, on les frotte les uns contre les autres en les remuant dans un sac de cuir, o\u00f9 l\u2019on a mis aupravent un peu de pierre ponce pulv\u00e9ris\u00e9e\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_2276\" id=\"identifier_36_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.J. De La Lande, Voyage en Italie&hellip;, 1786, p. 229.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giro di pochi anni dunque anche nel campo della moda le parole d\u2019ordine divennero sobriet\u00e0 e praticit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna tuttavia sottolineare che l\u2019ossessione per la semplicit\u00e0 aveva anche l\u2019aspetto meno bucolico di tracciare (difficile stabilire fino a che punto intenzionalmente) nuove linee di demarcazione fra le diverse classi sociali. Mentre fino ad allora il privilegiato si era distinto dall\u2019indigente per ricchezza di decorazioni, sfarfallio di trine e luccichio di pietre preziose, a partire dalla seconda meta\u0300 del Settecento grazie alla rivoluzione industriale, che permise di produrre oggetti preziosi a basso costo o per lo meno a costo accessibile; grazie al variare rapidissimo delle mode, che rese molto ben fornito il mercato dell\u2019usato<sup><a href=\"#footnote_37_2276\" id=\"identifier_37_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il mercato dell&rsquo;usato e\u0300 stato fondamentale, e per una grossa fetta della popolazione indispensabile, fino al momento in cui la produzione industriale, la confezione e la distribuzione su ampia scala dei grandi magazzini hanno reso disponibile ingenti quantit&agrave; di vestiario nuovo a buon mercato. Sulla conformazione del mercato dell&rsquo;usato si vedano: D. Roche, Il linguaggio della moda, Torino 1991, in partic. pp. 343-399; P. Venturelli, Milano tra Sei e Settecento: persone, modalit&agrave;, luoghi per la diffusione dell&rsquo;abito preconfezionato, in Per una storia della moda pronta. Problemi e ricerche, atti del V Convegno internazionale del CISST Milano, Firenze 1991, pp. 51-60; A. Musiari, Commercio di abiti usati o gi&agrave; confezionati a Parma nei secoli XVII e XVIII, in Per una storia della moda&hellip;, 1991, pp. 69-79; M. Cataldi Gallo, Il commercio degli abiti usati a Genova nel XVII secolo, in Per una storia della moda&hellip;, 1991, pp. 95-103.\">38<\/a><\/sup>; grazie alla liberalizzazione \u2013 e questo vale in modo particolare per la Toscana illuminata di Pietro Leopoldo \u2013 del commercio di trine, galloni e ricami in oro e argento, anche falsi<sup><a href=\"#footnote_38_2276\" id=\"identifier_38_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Gazzetta Toscana&rdquo;, 1771, n. 20, p. 78; &ldquo;Gazzetta Toscana&rdquo;, 1772, n. 19, p. 74.\">39<\/a><\/sup>; ecco che i nuovi veri criteri di distinzione diventarono abiti spogli ma nuovissimi nel taglio, rivoluzionari nella concezione e pregiati nei tessuti, meno carichi di orpelli e allo stesso tempo pi\u00f9 inaccessibili per i meno ricchi. Nel \u201cGiornale delle Dame e delle Mode\u201d del 15 ottobre 1786 si pu\u00f2 leggere: \u00abEsaminando un abito ricamato si trova in esso una confusione, un misto, che all\u2019occhio spiace, e lo confonde; altro motivo che fa abbandonare il ricamo si e\u0300, che quelli che credono di distinguersi con un abito ricco se lo vedono subito disputato da chiunque, poich\u00e9 chicchessia pu\u00f2 comperare a molto buon prezzo da un Rigattiere un abito ricamato senza che si sappia se l\u2019abbia comperato o fatto espressamente\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_2276\" id=\"identifier_39_2276\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cit. in G. Butazzi, Trasformazioni e significati del sistema vestimentario&hellip;, pp. 55-75, in partic. p. 71, nota 4.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente fu la \u201csemplicit\u00e0\u201d a diventare aristocratica e ricercata. Nobili e borghesi di buon gusto si allontanavano dai tessuti vistosi e le decorazioni eccessive puntando sulla \u00abqualit\u00e0\u00bb; al contrario, coloro che avevano disponibilita\u0300 pi\u00f9 modeste erano spesso costretti a ripiegare su abiti pieni di incrostazioni ormai <em>d\u00e9mod\u00e9<\/em>, scadendo nella \u00abteatralit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Abbreviazioni:<\/p>\n<p>AK = Archiv Klagenf\u00fcrt<\/p>\n<p>ASF = Archivio di Stato di Firenze<\/p>\n<p>BNCF= Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2276\" class=\"footnote\">Le lastre furono incise a bulino dal giovane Carlo Lasinio (Treviso 1759 &#8211; Pisa 1838) con la tecnica dell\u2019acquaforte, seguendo in maniera scrupolosa le illustrazioni del Piattoli. Per le notizie sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019artista trevigiano si rimanda a: U. Thieme \u2013 F. Becker, <em>Allgemeines Lexikon der Bildenden K\u00fcnstler von der Antike bis zur Gegenwart<\/em>, XXII, Lipsia 1928, p. 404; A. Calabi, <em>La gravure italienne au XVIII<\/em>e<em> si\u00e8cle<\/em>, Parigi 1931, pp. 38-39, p. 58, pp. 61-62; A. Forlani Tempesti, <em>I contadini della Toscana<\/em>, Milano 1970, pp. 7-10; <em>Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani<\/em>:<em> dall\u2019XI al XX secolo<\/em>, VI, Torino 1974, <em>ad vocem<\/em>, p. 362; P. Cassinelli Lazzeri, <em>Carlo Lasinio: proverbi e folclore<\/em>, in \u201cAntichit\u00e0 Viva\u201d, XXXII, 1993, 2, pp. 24-29; Eadem, <em>Carlo Lasinio:\u00a0incisioni, <\/em>catalogo della mostra, Firenze 2004; V. Di Piazza, <em>Carlo Lasinio<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli italiani<\/em>, LXIII, Roma 2004, pp. 803-806; C. Pazzini, <em>\u00c8 meglio un uccello in gabbia che cento in aria<\/em>. <em>Proverbi figurati nell\u2019et\u00e0 dei Lumi 1786-1788: incisioni di Carlo Lasinio dalle collezioni della Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation<\/em>, catalogo della mostra, Perugia 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2276\" class=\"footnote\">BNCF, Palat. A.B.3.3, <em>Raccolta di quaranta proverbi toscani espressi in figure da Giuseppe Piattoli<\/em>, parti I \u2013 II, Firenze 1786-1788; Ivi, Palat. C.B.1.4, <em>Giuochi, trattenimenti e feste annue che si costumano in Toscana e specialmente in Firenze, disegnati sa Giuseppe Piattoli<\/em>, Firenze 1790.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2276\" class=\"footnote\">Sulla vita e le opere di Giuseppe Piattoli si vedano: P. D\u2019Ancona, <em>Due libri popolareschi di Giuseppe Piattoli pittore fiorentino del secolo XVIII<\/em>, in \u201cL\u2019Arte\u201d, XII, 1909, pp. 261-268; <em>Proverbi toscani: raccolta di proverbi toscani illustrati con incisioni di Giuseppe Piattoli, <\/em>a cura di T. Tentori \u2013 J. Recupero, Roma 1959; <em>Dizionario enciclopedico Bolaffi<\/em>\u2026, IX, Torino 1983, <em>ad vocem<\/em>, pp. 9-10; <em>La pittura in Italia<\/em>. <em>Il Settecento<\/em>, II, a cura di C. Briganti, Milano 1990, <em>ad vocem<\/em>, p. 832; W. Apolloni, <em>I Proverbi di Giuseppe Piattoli<\/em>, Roma 2001; P. Scandolera, <em>Disegni e stampe di Gaetano, Anna e Giuseppe Piattoli<\/em>. <em>Pittori fiorentini del Settecento<\/em>, Firenze 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2276\" class=\"footnote\">F. Borroni Salvadori, <em>A passo a passo dietro a Giuseppe Bencivenni Pelli al tempo della Galleria<\/em>, \u201cRassegna storica toscana\u201d, 1983, 28, p. 162, cit. in P. Scandolera, <em>Disegni e stampe<\/em>\u2026, 2006, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2276\" class=\"footnote\">Da G. Parini, <em>Il Mattino<\/em>, cit. in R. Levi Pisetzky, <em>Il costume e la moda nella societ\u00e0 italiana<\/em>, Torino 1978, p. 259.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2276\" class=\"footnote\">R. Orsi Landini, <em>La produzione serica fiorentina e la Fabbrica Imperiale<\/em>, in <em>I paramenti sacri della Cappella Palatina di Palazzo Pitti<\/em>, Firenze 1988, pp. 21-33, in partic. p. 29; M. Brunori \u2013 C. Chiarelli, <em>L\u2019abito al tempo dei Lorena. Dall\u2019Ancien R\u00e9gime alla moda borghese<\/em>, in <em>Sovrani nel giardino d&#8217;Europa<\/em>:<em> Pisa e i Lorena, <\/em>a cura di R.P. Coppini \u2013 A. Tosi, Pisa 2008, pp. 233-238.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2276\" class=\"footnote\"><em>Firenze e l\u2019Inghilterra. Rapporti artistici e culturali dal XVI al XX secolo<\/em>, catalogo della mostra, Firenze 1971; F. Borroni Salvadori, <em>Personaggi inglesi inseriti nella vita fiorentina del Settecento: Lady Walpole e il suo ambiente<\/em>, \u201cMitteilungen des Kunsthistorischen Institute in Florenz\u201d, 27, 1983, pp. 83-110; C. De Seta, in<em> Grand Tour. Il fascino dell\u2019Italia nel XVIII secolo<\/em>, a cura di A. Wilton \u2013 I Bignamini, Milano 1997, pp. 17-25; J. Ingamells, <em>Alla scoperta dell\u2019Italia: viaggiatori inglesi nel XVIII secolo<\/em>, in <em>Grand Tour<\/em>\u2026, 1997, pp. 27-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2276\" class=\"footnote\">F. Borroni Salvadori, <em>Memorialisti e diaristi a Firenze nel periodo leopoldino. 1760-1790. Spigolature d\u2019arte e di costume<\/em>, \u201cAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa\u201d, III, 1979, pp. 1189-1291; <em>Grand Tour. Il viaggio in Toscana dalla fine del XVII secolo agli inizi del XX secolo<\/em>: http:\/\/grandtour.bncf.firenze.sbn.it.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2276\" class=\"footnote\">J.J. De La Lande, <em>Voyage en Italie, contenant l\u2019histoire et les anecdotes les plus singuliers de l\u2019Italie et sa description; les usages, le gouvernement, le commerce, la litte\u0301rature, les arts, l\u2019histoire naturelle, et les antiquite\u0301s; avec des jugemens sur les ouvrages de peinture, sculpture et architecture, et le plans de toutes les grandes villes d\u2019Italie<\/em>, III, Paris 1786, pp. 9-10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2276\" class=\"footnote\">Sul periodo della Reggenza lorenese si vedano: F. Diaz, <em>I Lorena in Toscana<\/em>.<em> La Reggenza<\/em>, Torino 1988; M. Verga, <em>Da \u201ccittadini\u201d a \u201cnobili\u201d. Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano<\/em>, Milano 1990; <em>Il Granducato di Toscana e i Lorena nel XVIII secolo<\/em>, incontro internazionale di studio, a cura di A. Contini \u2013 M.G. Parri, Firenze 1999;<strong> <\/strong>A. Contini, <strong><em>La reggenza lorenese tra Firenze e Vienna<\/em>. <\/strong><em>Logiche dinastiche, uomini e governo<\/em>, <em>1737-1766<\/em>, Firenze 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2276\" class=\"footnote\">Fu la stessa Maria Teresa a fornire al figlio le istruzioni da far attendere alla corte toscana per osservare il lutto in onore dell\u2019amato marito: \u00abNe permett\u00e9s pas \u00e0 votre Cour l\u2019usage du rouge. Qu\u2019on soit habell\u00e9 decentement, mais avec modestie, sans faste et avec peu d\u2019or\u00bb. AK, <em>Archiv Rosenberg<\/em>, 65-358, agosto 1765, cit. in A. Contini, <em>Concezione della sovranit\u00e0 e vita di corte in et\u00e0 leopoldina (1765-1790)<\/em>, in <em>La Corte di Toscana dai Medici ai Lorena<\/em>, atti delle giornate di studio a cura di A. Bellinazzi &#8211; A. Contini, Roma 2002, pp. 129-212, in partic. 136 nota 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2276\" class=\"footnote\">ASF, <em>Auditore alle Riformagioni<\/em>, 100, ff. 252-253, trascritto in <em>Lo splendore di una regia corte: uniformi e livree del Granducato di Toscana, 1765-1799, <\/em>catalogo della mostra, Firenze 1983, doc. 1, pp. 54-55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2276\" class=\"footnote\">Si tratta dell\u2019attuale piazza della Signoria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2276\" class=\"footnote\">ASF, <em>Auditore alle Riformagioni<\/em>, 100, ff. 252-253, trascritto <em>in <\/em><em>Lo splendore di una regia corte<\/em>\u2026, 1983, doc. 1, pp. 54-55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2276\" class=\"footnote\">Sulla riapertura e riallestimento dei palazzi regali si vedano: <em>Curiosit\u00e0 di una Reggia. Vicende della Guardaroba di Palazzo Pitti<\/em>, Firenze 1979, pp. 75-144; <em>I mobili di Palazzo Pitti<\/em>.<em> Il primo periodo lorenese. 1737-1799<\/em>, a cura di E. Colle, Firenze 1992; L. Baldini Giusti, <em>Il primo periodo lorenese (1737-1799): la Reggenza e i granduchi Pietro Leopoldo e Ferdinando III<\/em>, in <em>Gli<a class=\"tgcffbgy\" title=\"Click to Continue &gt; by WD\" href=\"#61007447\"> appartamenti<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/cdncache-a.akamaihd.net\/items\/it\/img\/arrow-10x10.png\" alt=\"\" \/><\/a> reali di Palazzo Pitti. Una reggia per tre dinastie<\/em>:<em> Medici, Lorena e Savoia tra Granducato e Regno d\u2019Italia<\/em>, a cura di M. Chiarini \u2013 S. Padovani, Firenze 1993, pp. 67-80. Sulla regolamentazione del cerimoniale, impostato su quello asburgico, si faccia riferimento ai documenti conservati a Firenze: ASF, <em>Imperiale e Real Corte<\/em>, 2182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2276\" class=\"footnote\">ASF, <em>Imperiale e Real Corte<\/em>, 3479, ff. 52-53, Ivi 3438, ff. 233-242, Ivi 1786, ff. 5-10, 17-23. Cfr. <em>Lo splendore di una regia corte<\/em>\u2026,1983, pp. 9-12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2276\" class=\"footnote\">Durante le occasioni di gala Pietro Leopoldo impose ai gentiluomini della corte di vestire con le uniformi; come sottolinea anche il Pelli Bencivenni, tale provvedimento aveva lo scopo preciso di \u00abtogliere il lusso\u00bb. BNCF, N.A. 1050, Giuseppe Pelli Bencivenni, <em>Efemeridi<\/em>, s. II, t. IV, f. 563. Consultabile on-line al seguente indirizzo:<strong> <\/strong><a href=\"http:\/\/pelli.bncf.firenze.sbn.it\/it\/PelliGiuseppeListOfWork.html\">http:\/\/pelli.bncf.firenze.sbn.it\/it\/PelliGiuseppeListfWork.html<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2276\" class=\"footnote\">Sulle uniformi si vedano: <em>Lo<\/em> <em>splendore di una regia corte<\/em>\u2026 cit., 1983; M. Cataldi Gallo &#8211; C. Traverso &#8211; E. Coppola, <em>Fasti della burocrazia; uniformi civili e di corte dei secoli XVIII-XIX, <\/em>catalogo della mostra, Genova 1984; G. Kugler, <em>Des Kaisers Rock. Uniform und mode am \u00f6sterreichischen Kaiserhof 1800 bis 1918<\/em>, catalogo della mostra, Eisenstadt 1989; C. Aschengreen Piacenti, <em>Cerimonia a Palazzo abiti di corte fra Ottocento e Novecento<\/em>, Firenze 1990.\u00a0 <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2276\" class=\"footnote\">Con questa stessa uniforme amava posare per i ritratti ufficiali: William Berczy, <em>La famiglia di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana<\/em>, 1781-1782, gouache su pergamena, cm. 55.6&#215;64.2, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d\u2019Arte Moderna, inv. O.d.A. Petraia n. 141; Filippo Lucci, <em>Ritratto di Pietro Leopoldo d\u2019Asburgo Lorena<\/em>, 1780ca., olio su tela, cm. 117&#215;81.7, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d\u2019Arte Moderna, inv. 1890, 2817 (1890 post).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2276\" class=\"footnote\">Lo annotava lo stesso Pietro Leopoldo nelle sue <em>Relazioni<\/em>: \u00abIl lusso smoderato \u00e8 uno dei vizi del paese\u00bb. Pietro Leopoldo D\u2019Asburgo Lorena,<em> Il Governo della Toscana<\/em>, a cura di A. Salvestrini, in \u201cRassegna storica toscana\u201d, XIII, 1967, 2, p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2276\" class=\"footnote\">\u201cNotizie dal Mondo\u201d, XIII, MDCCLXXXI, n. 66, p. 527.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2276\" class=\"footnote\">A questo proposito, \u00e8 sicuramente utile ricordare le parole di Maria di Teresa nelle istruzioni date al figlio alla vigilia della sua partenza per il trono di Toscana: \u00abL\u2019ordre et la fa\u00e7on de vivre \u00e0 votre Cour decidera beaucoup de votre felicit\u00e9. [\u2026] Que tout soit decent, sans hauteur et sans bassesse\u00bb. AK, <em>Archiv Rosenberg<\/em>, 65-358, agosto 1765, cit. in A. Contini, <em>Concezione della sovranit\u00e0<\/em>\u2026 2002, p. 145, nota 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2276\" class=\"footnote\">Su Pietro Leopoldo si vedano: A. Wandruszka, <em>Pietro Leopoldo. Un grande riformatore<\/em>, Firenze 1968; Pietro Leopoldo D\u2019Asburgo Lorena, <em>Relazioni sul governo della Toscana<\/em>, a cura di A. Salvestrini, Firenze 1969-1974; C. Cresti, <em>La Toscana dei Lorena: politica del territorio e architettura<\/em>, Firenze, 1987;<strong> <\/strong>E. Mingoni, <em>Pietro Leopoldo un sovrano fra pubblico e privato<\/em>, in <em>Gli appartamenti reali di palazzo Pitti<\/em>&#8230;,<em> <\/em>1993, pp. 81-87; L. Baldini Giusti, <em>Il primo periodo lorenese (1737-1799)\u2026<\/em>, 1993, pp. 67-80; F. Diaz &#8211; L. Mascilli Migliorini &#8211; C. Mangio, <em>Il Granducato di Toscana. I Lorena dalla Reggenza agli anni rivoluzionari<\/em>, XIII, 2, in <em>Storia d\u2019Italia<\/em>, diretta da G. Galasso, Torino 1997; L. Mascilli Migliorini, <em>L\u2019et\u00e0 delle riforme<\/em>, in <em>Il Granducato di Toscana<\/em>\u2026, 1997, pp. 247-421; A. Contini, <em>La corte dei Lorena<\/em>\u2026, 1997, pp. 9-24; Eadem, <em>Concezione della sovranit\u00e0<\/em>\u2026,<em> <\/em>2002, pp. 129-220.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2276\" class=\"footnote\">Sulle profonde trasformazioni strutturali dell\u2019abito maschile e dei significati culturali e sociologici\u00a0 che vi si legano, si veda il fondamentale P. Perrot, <em>Il sopra e il sotto della borghesia<\/em>. <em>Storia dell\u2019abbigliamento nel XIX secolo<\/em>, Milano 1982.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2276\" class=\"footnote\">Cfr. R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume in Italia<\/em>, IV, <em>Il Settecento<\/em>, Milano 1967, pp. 378-379; G. Butazzi, <em>Mode e modelli culturali nell\u2019ultimo ventennio del secolo XVIII attorno a un\u2019iniziativa editoriale milanese<\/em>, in <em>Giornale delle nuove mode di Francia e di Inghilterra<\/em>, a cura di G. Butazzi, Milano 1988, pp. CXI-CXXXIX; Eadem, <em>La moda di corte alla fine dell\u2019Antico Regime tra novit\u00e0 e tradizione<\/em>, in <em>L\u2019Europa delle corti alla fine dell\u2019Antico Regime<\/em>, a cura di C. Mozzarelli \u2013 G. Venturi, Roma 1991, pp. 391-402; Eadem, <em>Trasformazioni e significati del sistema vestimentario tra Antico Regime e Regno d\u2019Italia: abbigliamento quotidiano e costume di corte<\/em>, in <em>Il tessuto nell\u2019eta\u0300 di Canova<\/em>, a cura di M. Cuoghi Costantini, Milano 1992, pp. 55-78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2276\" class=\"footnote\">Con il termine <em>habit<\/em> si indica l\u2019abito classico maschile. Questo vestimento, in uso fin dall\u2019ultimo decennio del XVII secolo, si componeva di una <em>sopravveste<\/em>, spesso molto ricca di passamanerie, ricami o broccature, tagliata all\u2019altezza delle ginocchia, svasata grazie ai cannoni sui fianchi, pari collo e con alti paramani; una <em>veste<\/em> generalmente ricca di decorazioni in <em>pendant<\/em>; un paio di <em>calzoni <\/em>al ginocchio, calze di seta e scarpe nere fermate da fibbie preziose. Cfr. F. Boucher, <em>Histoire du costume en Occident. Des origines \u00e0 nos jours<\/em>, Paris 2001, pp. 382-285.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2276\" class=\"footnote\">Sulle vesti maschili del XVIII secolo si vedano: R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume in Italia<\/em>\u2026, 1967, pp. 378-379; M. Davenport, <em>The book of costume<\/em>, New York 1968, pp. 652-792; D. De Marly, <em>Luis XIV and Versailles<\/em>, London 1987; G. Butazzi, <em>La moda di corte alla fine dell\u2019Antico Regime\u2026<\/em>, 1991, pp. 391-401; F. Boucher, <em>Histoire du costume en Occident<\/em>\u2026, 2001, pp. 382-285; A. Ribeiro, <em>Dress in Eighteenth Century Europe 1715-1789<\/em>, New Haven 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2276\" class=\"footnote\">Cfr. G. Butazzi, <em>La moda di corte alla fine dell\u2019Antico Regime\u2026<\/em>,<em> <\/em>1991, pp. 391-402; Eadem, <em>Trasformazioni e significati del sistema vestimentario<\/em>\u2026, 1992, pp. 55-78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2276\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2276\" class=\"footnote\">Per recarsi a corte le dame dovevano indossare la <em>robe de Cour<\/em> nelle varianti di <em>gala<\/em>, <em>mezza gala <\/em>e <em>d\u2019appartamento<\/em>. La sontuosissima <em>mise <\/em>era composta da <em>busto <\/em>e <em>veste. <\/em>Il busto era strettissimo, steccato e terminava con una punta che scendeva molto al disotto della vita; la veste, che poteva anche essere aperta sul mezzo-davanti, si stendeva su una <em>sottana<\/em>; le maniche, <em>a\u0300 pagode <\/em>o <em>a\u0300 sabot <\/em>si fermavano all\u2019altezza del gomito. Con questo tipo d\u2019abito, confezionato con stoffe pesanti ed elaborate (in genere <em>taffetas <\/em>o <em>gros <\/em>broccati), arricchito con ogni sorta di decorazione che la fantasia potesse suggerire, era d\u2019obbligo l\u2019uso del <em>guardinfante <\/em>grazie al quale la gonna raggiungeva sui fianchi un\u2019ampiezza enorme. Durante gli anni settanta <em>la robe de Cour<\/em> inizi\u00f2 a comparire sempre pi\u00f9 raramente alla corte fiorentina, finch\u00e9 nel 1780 \u00able Dame dell\u2019accesso e dell\u2019Appartamento\u00bb poterono partecipare agli eventi in \u00abAndrienne di gala\u00bb (ASF, <em>Imperiale e Real Corte<\/em>, 2149, f. 380). L\u2019<em>andrienne<\/em>, detta anche <em>robe \u00e0 la fran\u00e7aise<\/em>, era nata agli inizi del Settecento come veste da camera caratterizzata da una morbida increspatura sulla schiena, ma si era ormai trasformata in una ricca <em>sopraveste<\/em>, veniva indossata su busto e cerchi, era molto aderente al busto e aveva cannoni strutturati che partendo dalle spalle andavano a dare ampiezza alla sottana. F. Orlando, <em>Storia del vestire nel Granducato di Toscana al tempo dei Lorena<\/em>, Milano 1993, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2276\" class=\"footnote\">Per una storia delle vesti femminili del XVIII secolo si vedano: R. Levi Pisetzky, <em>Storia del costume in Italia<\/em>\u2026, 1967, pp. 40-125; M. Davenport, <em>The book of costume<\/em>\u2026, 1968, pp. 652-792; F. Boucher, <em>Histoire du costume en Occident\u2026. <\/em>2001, pp. 263-281; A. Ribeiro, <em>Dress in Eighteenth Century<\/em>\u2026, 2002;\u00a0 E. Morini, <em>Storia della moda. XVIII-XX secolo<\/em>, Milano 2006, pp. 9-62. Per seguire l\u2019evoluzione\u00a0 dell\u2019abbigliamento femminile sono utilissime le coeve riviste di moda: \u201cGiornale delle Nuove Mode di Francia e Inghilterra\u201d pubblicato a Milano, \u201cLa donna galante ed erudita\u201d pubblicato a Venezia, la \u201cGalerie de Modes\u201d, il \u201cCabinet des Modes ou les Modes Nouvelles\u201d e il \u201cJournal des Dames et des Modes\u201d pubblicati a Parigi, il \u201cGiornale di Mode e di Aneddoti\u201d pubblicato a Firenze, il \u201cCorriere delle Dame\u201d pubblicato a Milano, e in generale tutte le riviste femminili dell\u2019epoca. Cfr. S. Moronato, <em>Le prime riviste di moda (1785-1820)<\/em>, in <em>Il tessuto nell\u2019et\u00e0 del Canova<\/em>\u2026, pp. 79-99; E. Morini, <em>Storia della moda\u2026<\/em>, 2006, pp. 23-32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2276\" class=\"footnote\">Cfr. F. Orlando, <em>Storia del vestire<\/em>\u2026, 1993, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2276\" class=\"footnote\">Cfr. G. Butazzi, <em>Incanto e immaginazione per nuove regole vestimentarie: esotismo e moda tra Sei e Settecento<\/em>, in <em>L\u2019abito per il corpo, il corpo per l\u2019abito. Islam e Occidente a confronto<\/em>, Firenze 1998, pp. 35-44; F. BOUCHER, <em>Histoire du costume<\/em>&#8230;, p. 274. Sull\u2019ampia bibliografia riguardante le influnze orientali sulle arti decorative nel XVIII secolo si rimanda a: <em>Touches d&#8217;exotisme. XIV-XIX si\u00e8cles<\/em>, Paris 1998; M. Pasquali, <em>Verso Oriente e ritorno<\/em>:<em> l&#8217;arte orientalista e gli scambi di modelli decorativi nel bacino del Mediterraneo<\/em>, Firenze 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2276\" class=\"footnote\">J. Moore, <em>Essai sur la soci\u00e9t\u00e9 et les moeurs des italiens, ou lettres d\u2019un voyageur anglois sur l\u2019Italie. <\/em><em>Traduit de l&#8217;anglois de mr. Moore<\/em>, II, Lausanne 1782, pp. 295-296.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2276\" class=\"footnote\">J.J. De La Lande, <em>Voyage en Italie<\/em>\u2026,<em> <\/em>1786, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2276\" class=\"footnote\">BNCF, N.A. 1050, Giuseppe Pelli Bencivenni, <em>Efemeridi<\/em>, serie II, tomo XVI, ff. 3033-3034, cit. in F. Orlando, <em>Storia del vestire<\/em>\u2026, 1993, p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2276\" class=\"footnote\">J.J. De La Lande, <em>Voyage en Italie\u2026<\/em>,<em> <\/em>1786, p. 229.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2276\" class=\"footnote\">Il mercato dell\u2019usato e\u0300 stato fondamentale, e per una grossa fetta della popolazione indispensabile, fino al momento in cui la produzione industriale, la confezione e la distribuzione su ampia scala dei grandi magazzini hanno reso disponibile ingenti quantit\u00e0 di vestiario nuovo a buon mercato. Sulla conformazione del mercato dell\u2019usato si vedano: D. Roche, <em>Il linguaggio della moda<\/em>, Torino 1991, in partic. pp. 343-399; P. Venturelli, <em>Milano tra Sei e Settecento: persone, modalit\u00e0, luoghi per la diffusione dell\u2019abito preconfezionato<\/em>, in <em>Per una storia della moda pronta. Problemi e ricerche<\/em>, atti del V Convegno internazionale del CISST Milano, Firenze 1991, pp. 51-60; A. Musiari, <em>Commercio di abiti usati o gi\u00e0 confezionati a Parma nei secoli XVII e XVIII<\/em>, in <em>Per una storia della moda<\/em>&#8230;, 1991, pp. 69-79; M. Cataldi Gallo, <em>Il commercio degli abiti usati a Genova nel XVII secolo<\/em>, in <em>Per una storia della moda<\/em>&#8230;, 1991, pp. 95-103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2276\" class=\"footnote\">\u201cGazzetta Toscana\u201d, 1771, n. 20, p. 78; \u201cGazzetta Toscana\u201d, 1772, n. 19, p. 74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2276\" class=\"footnote\">Cit. in G. Butazzi, <em>Trasformazioni e significati del sistema vestimentario<\/em>&#8230;, pp. 55-75, in partic. p. 71, nota 4. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2276\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>valentina.baldi39@tin.it 1765-1790. Appunti di storia del costume in Toscana durante il regno di Pietro Leopoldo attraverso le stampe di Giuseppe Piattoli DOI: 10.7431\/RIV11072015 Nell\u2019ultimo scorcio <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2276\" title=\"Valentina Baldi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2345,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2276"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2276"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2360,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2276\/revisions\/2360"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2345"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}