{"id":2268,"date":"2015-06-29T22:33:48","date_gmt":"2015-06-29T22:33:48","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2268"},"modified":"2015-12-29T21:14:06","modified_gmt":"2015-12-29T21:14:06","slug":"mauro-sebastianelli-maria-vitale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2268","title":{"rendered":"Mauro Sebastianelli &#8211; Maria Vitale"},"content":{"rendered":"<p>maurosebastianelli@hotmail.com &#8211; mariavtale@gmail.com<\/p>\n<h3><strong>Corone metalliche ed <em>ex voto<\/em> applicati ai dipinti su tela: problemi di conservazione e possibili soluzioni<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV11062015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo studio prende spunto dall\u2019analisi di un manufatto composito conservato all\u2019interno del Museo Diocesano di Palermo: un dipinto ad olio su tela di autore ignoto e databile al XVIII secolo, di formato ovale, raffigurante l\u2019<em>Addolorata<\/em>, che presenta l\u2019applicazione di due elementi metallici, in particolare la corona sul capo della Vergine e il pugnale sul petto secondo quanto descritto dalla profezia di Simeone<sup><a href=\"#footnote_0_2268\" id=\"identifier_0_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vangelo di Luca (Lc 2, 33-35): &laquo;e anche a te una spada trafigger&agrave; l&rsquo;anima&raquo;.\">1<\/a><\/sup>, inserito all\u2019interno di una cornice lignea intagliata e dorata (<a title=\"Fig. 1. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Palermo, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Bisogna sottolineare come la presenza delle componenti metalliche consenta, in base al momento di applicazione, di classificare questo genere di manufatto secondo tipologie differenti: opere gi\u00e0 ideate con tali elementi o manufatti che hanno subito le incoronazioni ufficiali e raffigurazioni oggetto di grande devozione popolare che vengono \u201cabbellite\u201d dall\u2019applicazione di corone e\/o <em>ex voto<\/em>. A quest\u2019ultima tipologia appartiene l\u2019<em>Addolorata<\/em> del Museo Diocesano. Con tale ricerca si vuole portare all\u2019attenzione una tipologia di opere poco studiate e indagate, ma molto diffuse in tutta l\u2019Italia e in particolare in Sicilia, incitare nuovi studi su tali manufatti e approfondimenti sia di carattere storico-artistico che soprattutto tecnico-esecutivo, oltre che di stampo prettamente scientifico-conservativo, secondo le diverse casistiche che si possono riscontare. Spesso negli interventi di restauro eseguiti su questa categoria di opere, sia in passato che ancora oggi, si tende a \u201csnaturare\u201d il dipinto prevedendo la rimozione degli elementi metallici; questi, talvolta, si configurano come <em>ex voto <\/em>di fattura recente che, se in quantit\u00e0 copiosa, possono offuscare la lettura dell\u2019immagine; talvolta invece sono oggetti che hanno una certa valenza storica poich\u00e9 realizzati tra il XVIII e il XIX secolo. Cos\u00ec storicizzata \u00e8 l\u2019iconografia di queste opere, la quale si \u00e8 tramandata nel corso dei secoli ed \u00e8 nota alla devozione popolare con la presenza di tali elementi metallici, molto spesso le corone. Perch\u00e9 incoronare un\u2019immagine della Vergine Maria? Se la prassi di incoronare le raffigurazioni della Madonna particolarmente venerate dal popolo cristiano risale a poco pi\u00f9 di quattro secoli fa, il tema della sua regalit\u00e0 \u00e8 invece pi\u00f9 remoto: le diverse culture nei due millenni di Cristianesimo, in Oriente e in Occidente, hanno variamente espresso, sia nell\u2019arte figurativa che nella preghiera liturgica, la contemplazione di tale prerogativa della Madre di Dio. Nel Nuovo Testamento non c\u2019\u00e8 esplicita attribuzione del titolo di Regina a Maria di Nazaret, ma l\u2019iconografia ha trascurato di adottare il riferimento alla regalit\u00e0 e ai suoi simboli per esprimere il mistero di Maria e dal Medioevo lo stesso tema \u00e8 stato sviluppato dall\u2019innologia e dalla preghiera, sia liturgica che privata<sup><a href=\"#footnote_1_2268\" id=\"identifier_1_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato del rito di incoronazione delle immagini della Beata Vergine Maria, in La Madonna delle Grazie espressione teologica e storico &ndash; artistica per un culto mariano, Atti del Convegno mariologico San Giovanni Valdarno (11 Settembre 2004), San Giovanni Valdarno (AR) 2004, pp. 7-8.\">2<\/a><\/sup>. La tradizione cristiana ha attribuito a Maria il titolo di Regina fin dal IV secolo soprattutto dopo il Concilio ecumenico di Efeso del 421 in cui fu riconosciuta la maternit\u00e0 divina della Madonna definendo l\u2019unione ipostatica delle due nature, l\u2019umana e la divina, in Ges\u00f9 Cristo e la conseguente maternit\u00e0 di Maria, a cui venne conferito solennemente il titolo di \u201cMadre di Dio\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_2268\" id=\"identifier_2_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate in Italia e nel Mondo, Fiesole (FI) 2004, p. 15.\">3<\/a><\/sup>. Sant\u2019Alfonso Maria de Liguori (1787) sintetizza il pensiero teologico e dottrinale della regalit\u00e0 di Maria nel suo testo \u201c<em>Le glorie di Maria<\/em>\u201d in cui afferma: \u00abpoich\u00e9 la Vergine Maria fu esaltata a essere madre del Re, ben a ragione la santa Chiesa l\u2019onora e vuole che sia onorata da tutti con il titolo glorioso di Regina.\u00bb.<em> <\/em>\u00abSe il Figlio \u00e8 Re \u2013continua il de Liguori\u2013 la Madre giustamente deve essere chiamata e considerata Regina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_2268\" id=\"identifier_3_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. de Liguori, Le glorie di Maria, (1750), Edizione San Paolo, Cinisello Balsamo 1996, pp. 39-40.\">4<\/a><\/sup>, quindi se Ges\u00f9 \u00e8 Re dell\u2019universo anche Maria \u00e8 Regina dell\u2019universo. Progressivamente numerosi appellativi regali furono usati dal popolo cristiano creando una manifestazione devozionale, sia nel culto liturgico (<em>Salve Regina<\/em>, <em>Regina coeli<\/em>, etc.), sia nelle preghiere mariane (rosario, litanie lauretane, etc.) che nell\u2019iconografia. L\u2019attribuzione del titolo di regina alla Madonna divenne patrimonio della Chiesa e l\u201911 ottobre del 1954 Pio XII istitu\u00ec la festa liturgica di Maria Regina a conclusione di un movimento ecclesiale iniziato e sviluppato nel XX secolo. L\u2019accentuazione della regalit\u00e0 di Maria, promossa in quel periodo, sia a livello devozionale che di riflessione teologica, trova espressione nel principale documento del magistero sulla sovranit\u00e0 mariana, ovvero l\u2019enciclica <em>Ad coeli reginam <\/em>di Pio XII,<em> <\/em>in cui<em> <\/em>due sono gli elementi teologici fondamentali: il primo \u00e8 la divina maternit\u00e0, il secondo \u00e8 il ruolo posseduto da Maria nella salvezza eterna insieme al del Redentore<sup><a href=\"#footnote_4_2268\" id=\"identifier_4_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 16-17.\">5<\/a><\/sup>. Padre Corrado Maggioni, nel suo studio mariologico, descrive e spiega la regalit\u00e0 di Maria; il segno della corona riunisce una sovrapposizione di significati legati alla regalit\u00e0 di questo mondo e al messaggio della rivoluzione biblica: l\u2019epiteto <em>Regina Madre<\/em>, \u00e8 legato alla divina maternit\u00e0 \u00abColei che ha generato l\u2019erede del trono di Davide, il Re di un regno che non avr\u00e0 fine\u00bb (Vangelo di Luca (Lc 1, 33-34): \u00abSar\u00e0 grande e chiamato Figlio dell\u2019Altissimo; il Signore Dio gli dar\u00e0 il trono di Davide suo padre e regner\u00e0 per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avr\u00e0 fine.\u00bb. Vangelo di Luca (Lc 1, 33-34): \u00abSar\u00e0 grande e chiamato Figlio dell\u2019Altissimo; il Signore Dio gli dar\u00e0 il trono di Davide suo padre e regner\u00e0 per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avr\u00e0 fine.\u00bb.)). Accanto al titolo di Regina Madre,<strong><em> <\/em><\/strong>la tradizione cristiana ha attribuito a Maria l\u2019appellativo di <em>Regina Sposa<\/em>. Nella sposa seduta sul trono di Cristo, stretta a lui da un\u2019indissolubile comunione, la Chiesa celebrante i santi misteri contempla come in uno specchio il proprio mistero: Maria \u00e8 immagine della Chiesa e icona del popolo battezzato. La<strong><em> <\/em><\/strong><em>corona della Vittoria <\/em>\u00e8 connessa alla sua glorificazione celeste allorch\u00e9 riceve la corona della gloria che non appassisce. L\u2019idea<em> <\/em>\u00e8 mediata dall\u2019uso greco-romano di porre una corona intrecciata di foglie e fiori sul capo dei vincitori nelle competizioni sportive, uso richiamato da San Paolo per illustrare il premio riservato a quanti hanno seguito fedelmente Cristo sino al traguardo. L\u2019incoronazione della Vergine \u00e8 intesa come coronamento del suo pellegrinaggio terreno, direttamente connessa con la sua assunzione in cielo. L\u2019idea sottesa a questo tipo di incoronazione \u00e8 in relazione con la vittoria di Maria sul peccato e sulla morte<sup><a href=\"#footnote_5_2268\" id=\"identifier_5_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p. 10.\">6<\/a><\/sup>. Un altro aspetto \u00e8 l\u2019<em>incoronazione come segno di partecipazione alla signoria di Cristo<\/em>: motivata dalla condivisione del suo servizio \u2013 \u00abil pi\u00f9 grande \u00e8 colui che serve\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_2268\" id=\"identifier_6_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vangelo di Luca (Lc 22, 24-27): &laquo;Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il pi&ugrave; grande. Egli disse: &lt;&lt;I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori (era il titolo dei re di Alessandria e di Antiochia). Per voi per&ograve; non sia cos&igrave;; ma chi &egrave; il pi&ugrave; grande tra di voi diventi come il pi&ugrave; piccolo, e chi governa come lui che serve. Infatti chi &egrave; pi&ugrave; grande: chi sta a tavola o chi serve? Non &egrave; forse colui che stava a tavola? Eppure sto io in mezzo a voi come colui che serve &gt;&gt;.&raquo;.\">7<\/a><\/sup> \u2013 quindi Maria \u00e8 regina perch\u00e9 \u00e8 serva. La regalit\u00e0 \u00e8 un appello rivolto a tutti, contrariamente a quanto accade per la regalit\u00e0 di questo mondo, che procede per linea dinastica; la nobilt\u00e0, nel regno dei cieli, si ottiene per imitazione di Cristo come la regalit\u00e0 di Maria che \u00e8 riverbero di quella del Figlio<sup><a href=\"#footnote_7_2268\" id=\"identifier_7_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 24.\">8<\/a><\/sup>. Il rito dell\u2019incoronazione di un\u2019immagine della Madonna pu\u00f2 essere collocato per un verso nel solco delle valenze bibliche della regalit\u00e0 di Maria, per l\u2019altro come espressione della solennit\u00e0 di questo gesto, sorto come pratica della piet\u00e0 popolare nei confronti di raffigurazioni della Madre di Dio, non concepite originariamente per esprimerne la sovranit\u00e0 o la gloriosa incoronazione in cielo<sup><a href=\"#footnote_8_2268\" id=\"identifier_8_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 13.\">9<\/a><\/sup>. L\u2019origine dell\u2019uso di coronare in forma pubblica e solenne l\u2019immagine di Maria risale al XII\u2013XIII secolo, da parte dei sette Fondatori dell\u2019Ordine dei Serviti, molto devoti alla Vergine Addolorata che apparve sul monte Senario, nei pressi di Firenze, la sera del 25 Marzo 1239 che in quell\u2019anno cadeva di Venerd\u00ec Santo. Da quel momento si stabil\u00ec che ogni anno, la sera del Sabato Santo, venisse incoronata con grande fasto l\u2019immagine della Vergine Addolorata<sup><a href=\"#footnote_9_2268\" id=\"identifier_9_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, p. 19.\">10<\/a><\/sup>. Poco prima San Bernardo di Chiaravalle (1090 \u2013 1153) aveva lanciato il culto della Vergine affermando che per raggiungere Dio non \u00e8 sufficiente la ragione, ma occorre la preghiera e l\u2019intercessione della Madre di Ges\u00f9<sup><a href=\"#footnote_10_2268\" id=\"identifier_10_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">11<\/a><\/sup>. La piet\u00e0 cristiana ha da sempre svariati modi per comunicare con la Madre di Dio e conosce molteplici forme di venerazione, invocazione, supplica e affidamento (accendere una candela a una sua immagine, lasciarvi un fiore, venerarla, supplicarla, pregarla). L\u2019arte cristiana, sin dai tempi pi\u00f9 remoti, si \u00e8 espressa nella pittura e nella scultura attraverso immagini della Madonna con una corona sul capo<sup><a href=\"#footnote_11_2268\" id=\"identifier_11_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">12<\/a><\/sup>. Dalla piet\u00e0 e dall\u2019arte cristiana nasce l\u2019idea di una nuova forma di venerazione della Vergine santissima: <em>apporre materialmente sul suo capo una preziosissima corona<\/em><sup><a href=\"#footnote_12_2268\" id=\"identifier_12_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">13<\/a><\/sup>. Restando nell\u2019ambito dell\u2019incoronazione di un\u2019immagine mariana, il senso di tale atto \u00e8 racchiuso nella ritualit\u00e0 adottata per compierlo; sono i simboli, i gesti, le preghiere, i canti ad esprimere il significato del cingere con un diadema un\u2019effige della Madonna<sup><a href=\"#footnote_13_2268\" id=\"identifier_13_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 17.\">14<\/a><\/sup>. Nell\u2019incoronazione il simbolo principale \u00e8 la corona, preziosa e regale, la cui antenata \u00e8 la ghirlanda, intreccio di foglie e fiori di forma circolare, posta sul capo per indicare il benefico influsso di tali piante, la quale poteva avere potere purificatore sia per i defunti, come in Egitto, che per i combattenti vittoriosi, trasformandosi poi in segno di trionfo e riconoscimento del valore<sup><a href=\"#footnote_14_2268\" id=\"identifier_14_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">15<\/a><\/sup>.<strong><em> <\/em><\/strong>In antichit\u00e0 esistevano diverse corone differenziate in base al destinatario, ma sempre col significato di <em>segno visibile di una realt\u00e0 invisibile<\/em>. L\u2019atto dell\u2019incoronazione \u201csembra\u201d avere analogia con i fasti e il dominio di questo mondo, in realt\u00e0 <em>\u00e8 memoria<\/em> dell\u2019azione di Dio, manifestata in Cristo e in Maria giacch\u00e9 egli incorona gli umili di vittoria ed<strong><em> <\/em><\/strong><em>\u00e8 invito<\/em> a seguire la medesima strada evangelica percorsa da Cristo e da sua Madre. La valenza del rito dell\u2019incoronazione \u00e8 declinata da una triplice dimensione cristologica, mariologica ed ecclesiologica<sup><a href=\"#footnote_15_2268\" id=\"identifier_15_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 24.\">16<\/a><\/sup>. L\u2019atto di apporre delle corone su un\u2019immagine modifica il messaggio stesso dell\u2019opera, poich\u00e9 vuol dire trasformare la \u201c<em>Madonna<\/em>\u201d in \u201c<em>Maria Regina<\/em>\u201d<em>. <\/em>La consuetudine di impreziosire le rappresentazioni mariane ha origine molto indietro nel tempo<sup><a href=\"#footnote_16_2268\" id=\"identifier_16_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria nell&rsquo;arte, in La Madonna delle Grazie&hellip;, 2004, p. 69.\">17<\/a><\/sup>. Una prima immagine che vuole illustrare questa pia usanza dei fedeli \u00e8 la <em>Madonna Nikopea<\/em>,<em> <\/em>icona costantinopolitana della Basilica di Venezia che, anche se non ha la corona, \u00e8 raffigurata in modo molto prezioso; spesso questo amore per le immagini e la voglia di contribuire all\u2019arricchimento visivo del capo di Maria si trasforma in una spontanea incoronazione<sup><a href=\"#footnote_17_2268\" id=\"identifier_17_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">18<\/a><\/sup>. Il motivo legittimante di queste usanze del popolo cristiano \u00e8 la gloria che il popolo di Dio e il Nuovo Testamento attribuiscono a Maria, che non \u00e8 altro che il riflesso della gloria di suo Figlio. Maria \u00e8 gloriosa perch\u00e9 \u00e8 madre e al contempo figlia e sposa di Cristo. L\u2019arte cristiana ha illustrato chiaramente il rapporto della gloria della Vergine con quella del Figlio come nei polittici di Jan e Hubert Van Eyck in cui Maria \u00e8 raffigurata seduta accanto a Dio Padre, vestita da Regina con una corona di gigli e rose sul capo<sup><a href=\"#footnote_18_2268\" id=\"identifier_18_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria&hellip;, 2004, p. 72.\">19<\/a><\/sup>. Alla base della devozione di Maria come regina, vi \u00e8 il capitolo 12 del Libro dell\u2019Apocalisse dove si parla di una donna con un bambino che si oppone al drago; non \u00e8 esplicitamente Maria, ma la Chiesa, anche se l\u2019allusione \u00e8 evidente. Per tutta la storia dell\u2019arte cristiana la Vergine ha avuto una valenza ecclesiologica<sup><a href=\"#footnote_19_2268\" id=\"identifier_19_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria&hellip;, 2004, p. 73.\">20<\/a><\/sup>. L\u2019immagine di Maria come regina risale agli inizi dell\u2019arte cristiana, cio\u00e8 dopo il V\u2013VI\u00a0 secolo, come testimoniato dalla Basilica ravennate di S. Apollinare. Sempre a Ravenna, nella Basilica di S. Vitale, \u00e8 raffigurato Cristo con l\u2019imperatore e la sua consorte sottostanti, suggerendo cos\u00ec l\u2019origine concreta dell\u2019iconografia di Maria come regina, ovvero il rovescio della medaglia che vede il re e la regina terrestri come l\u2019espressione politica e storica della regalit\u00e0 di Dio<sup><a href=\"#footnote_20_2268\" id=\"identifier_20_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria&hellip;, 2004, pp. 74-78.\">21<\/a><\/sup>. La basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, la prima dedicata alla Vergine dopo il concilio di Efeso del V secolo, presenta nel mosaico dell\u2019arco dietro l\u2019altare le scene di vita di Maria tra cui l\u2019<em>Annunciazione<\/em>, in cui la Vergine \u00e8 rappresentata come una principessa imperiale con la corona sul capo; \u00e8 la pi\u00f9 antica raffigurazione di Maria non solo come regina, ma veramente e fisicamente incoronata<sup><a href=\"#footnote_21_2268\" id=\"identifier_21_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">22<\/a><\/sup>. La corona, inoltre, non \u00e8 solo segno di una generica regalit\u00e0, ma della regalit\u00e0 della sposa, ripropone cio\u00e8 uno degli antichi simboli sponsali di molte culture, sia in Europa, in particolare in Italia, che nel Medio Oriente, in cui la sposa viene fisicamente incoronata. Questa usanza \u00e8 stata conservata nella chiesa latina e in alcuni ordini religiosi tramite la consuetudine di incoronare le novizie nel momento della professione solenne<sup><a href=\"#footnote_22_2268\" id=\"identifier_22_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria&hellip;, 2004, p. 81.\">23<\/a><\/sup>. A Roma, nell\u2019abside di Santa Maria Maggiore, Jacopo Torriti riprende lo stessa tema della figura della Chiesa seduta sul trono accanto a Cristo, il quale la incorona; \u00e8 certamente ed esplicitamente Maria. Si assiste a un\u2019evoluzione del pensiero teologico e devozionale: pur non dimenticando che la Vergine \u00e8 la figura della Chiesa, Maria diviene sempre pi\u00f9 donna e persona specifica<sup><a href=\"#footnote_23_2268\" id=\"identifier_23_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">24<\/a><\/sup>. Spesso, al di sotto dell\u2019incoronazione, \u00e8 presente il tema della <em>Dormitio Virginis<\/em>, che rivela un atteggiamento\u00a0 tipico del fervore mariano del tardo Medioevo, ovvero quello di voler vedere il segno teologico della glorificazione di Maria come frutto concreto della sua vita. L\u2019incoronazione \u00e8 l\u2019esito immediato della vita umana di Maria<sup><a href=\"#footnote_24_2268\" id=\"identifier_24_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Verdon, L&rsquo;incoronazione di Maria&hellip;, 2004, pp. 82-88.\">25<\/a><\/sup>. Questo tema \u00e8 presente in tutta l\u2019Italia e anche nelle cattedrali europee, come a Reims in Francia, in cui la dedica di un duomo alla Vergine era cos\u00ec consueta da diffondere l\u2019impiego, per questo gruppo di chiese, del termine di <em>Notre Dame<\/em>; la cattedrale, in cui spesso l\u2019incoronazione della Vergine veniva realizzata sul portale di ingresso<sup><a href=\"#footnote_25_2268\" id=\"identifier_25_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, p. 20.\">26<\/a><\/sup>, era inoltre il luogo in cui venivano incoronati i re e quindi tale raffigurazione evoca il rapporto tra il concetto umano, terrestre e politico, del potere e la volont\u00e0 di interpretare il potere di Dio negli stessi termini. Il tema dell\u2019incoronazione della Vergine trova molta diffusione anche in Sicilia gi\u00e0 nel XIV secolo, quando numerosi sono gli influssi esteri dovuti ai continui scambi commerciali con le citt\u00e0, soprattutto toscane, che trasmettono il proprio gusto artistico influenzando cos\u00ec gli autori locali: si veda ad esempio il Maestro del Polittico di Trapani, ma soprattutto il Maestro delle Incoronazioni per il quale questo tema \u00e8 diventato il segno distintivo. Da questo simbolo, inizialmente soltanto raffigurato e dipinto sulle opere, si passer\u00e0 in seguito ad apporre sul capo della Vergine una corona fisicamente e concretamente esistente. Tra le immagini mariane pi\u00f9 venerate in Sicilia, caratterizzate dall\u2019applicazione di corone e monili come <em>ex voto<\/em>, si ricordano: la <em>Madonna del Vessillo <\/em>di Piazza Armerina, <em>Nostra Signora <\/em>d\u2019Alcamo il cui tesoro raccolto si compone di monili ed <em>ex voto<\/em>, <em>Nostra Donna della Consolazione <\/em>di Termini<em> <\/em>Imerese (1553)<sup><a href=\"#footnote_26_2268\" id=\"identifier_26_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, &ldquo;Cammini&rdquo; mariani per i tesori di Sicilia parte I, in OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia, Anno 1 n&deg; 1, Giugno 2010, Palermo 2010, pp. 18-25 (versione stampabile) e disponibile online sul sito internet ufficiale dell&rsquo;istituto e della rivista http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista (consultato a partire dal 25\/09\/2013).\">27<\/a><\/sup>, <em>Santa Maria della Lettera <\/em>di Messina, la cui devozione, molto diffusa, \u00e8 presente anche a Palermo nella Chiesa della borgata dell\u2019Acquasanta, dove vi \u00e8 una tavola tardo seicentesca coperta da una manta<em> <\/em>d\u2019argento dovuta a un argentiere palermitano del 1721<sup><a href=\"#footnote_27_2268\" id=\"identifier_27_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, &ldquo;Cammini&rdquo;mariani&hellip;, 2010, pp. 29-33.\">28<\/a><\/sup>. Tra gli innumerevoli santuari di antica fondazione e ancora oggi di sentita devozione vi \u00e8 quello dedicato alla <em>Madonna di Loreto <\/em>di Altavilla Milicia<sup><a href=\"#footnote_28_2268\" id=\"identifier_28_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ave Maria. La madonna in Sicilia, immagini e devozione, Palermo 2003, p. 46.\">29<\/a><\/sup>.<em> <\/em>Si ricorda ancora la <em>Madonna di Custonaci<\/em>, antica tavola che ha ricevuto nel corso del tempo innumerevoli doni da parte dei fedeli e conserva ancora le corone d\u2019oro donate dal capitolo di San Pietro nel 1752, oggi forse rimosse con l\u2019ultimo restauro<sup><a href=\"#footnote_29_2268\" id=\"identifier_29_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">30<\/a><\/sup>. Il primo che volle conferire stabilit\u00e0 e sacra solennit\u00e0 pubblica al rito di incoronazione materiale del capo della Vergine fu il frate cappuccino Fra Girolamo Paolucci de Calboli da Forl\u00ec, denominato \u201c<em>l\u2019Apostolo della Madonna<\/em>\u201d<em> <\/em>e votato alla diffusione della piet\u00e0 mariana. Nelle biografie di Padre Girolamo da Forl\u00ec si scorgono alcune ipotesi sull\u2019origine dell\u2019idea di incoronare cos\u00ec regalmente le statue e i dipinti della Vergine, tra cui quella secondo cui l\u2019ispirazione gli sovvenne dall\u2019osservazione dello sfarzo eccessivo delle vesti, della ricchezza e variet\u00e0 dei gioielli che mostravano le donne e gli uomini al suo tempo, oppure la teoria in base alla quale, mentre predicava nella citt\u00e0 di Offida (Ascoli Piceno), trovando nelle donne grande vanit\u00e0 nell\u2019indossare pendenti e gioie, si sofferm\u00f2 qualche giorno in pi\u00f9 per arrestare tale abuso e per mettere in risalto la regalit\u00e0 della Madonna<sup><a href=\"#footnote_30_2268\" id=\"identifier_30_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 21-22.\">31<\/a><\/sup>. Il segno delle corone ben si prestava a significare l\u2019atteggiamento di devozione, sottomissione, servizio, ricorso fiducioso e richiesta di grazia nei confronti della Madre di Dio. Il gesto dell\u2019incoronazione, riservato a immagini particolarmente venerate dal popolo, era l\u2019obiettivo di un itinerario formativo che interpellava la gente, era un atto non\u00a0 isolato, ma espressione di un orientamento comunitario; Fra Girolamo coinvolgeva tutti i fedeli nella confezione della corona, forgiata da un artigiano con argento, oro, materiali preziosi con denaro frutto di sacrifici, segno esteriore della rinuncia interiore alla vanit\u00e0 mondana<sup><a href=\"#footnote_31_2268\" id=\"identifier_31_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 14.\">32<\/a><\/sup>. Dopo la scomparsa di Padre Girolamo, le incoronazioni acquisirono il significato di rito canonico direttamente con il Capitolo di San Pietro in Vaticano grazie al conte Alessandro Sforza Pallavicini della contea di Borgonovo. Il conte inizi\u00f2 a coronare le Madonne di Roma a partire dal 27 Agosto 1631 (la prima fu la <em>Madonna della Febbre<\/em> in San Pietro) e lasci\u00f2 un legato al Capitolo di San Pietro perch\u00e9, dopo la sua morte, continuasse a fare lo stesso, cosa che \u00e8 avvenuta sino a oggi. Il conte Sforza con il testamento del 3 Luglio 1636 dispose un cospicuo lascito al Capitolo affinch\u00e9 \u00a0fossero \u00ab in perpetuo tutti impegnati a farsi corone d\u2019oro a diverse Santissime immagini di Nostra Signora con condizione che vi siano sempre in capo\u00bb.<em> <\/em>Nacque cos\u00ec la fondazione Sforza amministrata collegialmente dai canonici per fornire di corone d\u2019oro le immagini della Madre di Dio e, per desiderio del testatore, furono stabilite delle condizioni e disposto un cerimoniale da seguire<sup><a href=\"#footnote_32_2268\" id=\"identifier_32_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p.&nbsp; 15.\">33<\/a><\/sup>. Da quel momento ogni anno venivano incoronate una o due immagini in Italia e dopo circa ottant\u2019anni anche all\u2019estero. Col passare del tempo, le richieste d\u2019incoronazione al Capitolo Vaticano crescevano di numero grazie al valore che acquist\u00f2 un tale riconoscimento concesso ufficialmente dalla sede apostolica, tanto che, dopo settant\u2019anni circa, probabilmente in corrispondenza con l\u2019esaurimento del fondo Sforza, si fu costretti a derogare alle disposizioni del benefattore sia il numero annuo che la donazione vera e propria. La spesa della corona divenne a carico dei richiedenti, i quali vi adempivano mediante le offerte del popolo e le donazioni delle famiglie ricche, aristocratiche e facoltose; cos\u00ec se ne autorizzavano quattro o cinque all\u2019anno o anche di pi\u00f9. Dal 1631 al 1981, il Capitolo Vaticano ha concesso 1300 coronazioni, relativamente poche se si considerano le innumerevoli immagini di Maria esistenti e venerate nel mondo, forse quantificabili tante quante le chiese e le cappelle note<sup><a href=\"#footnote_33_2268\" id=\"identifier_33_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 22-26.\">34<\/a><\/sup>. Nessuna deroga veniva concessa per quanto concerne i requisiti necessari per ottenere l\u2019incoronazione quali l\u2019antichit\u00e0, la grande venerazione e l\u2019accertata fama dei miracoli; infatti venivano richiesti i documenti che ne accertassero il possesso. Ricevere l\u2019incoronazione era un grande privilegio e quindi una meta molto ambita, ma anche un gravoso impegno sia secondo l\u2019aspetto documentaristico, sia sotto il profilo economico e finanziario; infatti, per celebrare degnamente il grande evento, si richiedevano considerevoli somme sia per i lavori di allestimento che per l\u2019ornamento del luogo, oltre che talvolta per il restauro e la ristrutturazione del luogo stesso, ma tutto era finalizzato allo sviluppo della devozione mariana<sup><a href=\"#footnote_34_2268\" id=\"identifier_34_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">35<\/a><\/sup>. Allo scopo di dare dignit\u00e0 alle coronazioni, il Capitolo di San Pietro in Vaticano dispose \u201c<em>L\u2019Ordo servandus in tradendis coronis aureis quae donantur a Capitulo Sancti Petri ex legato domini comitis Alexandri Sfortiae ad coronandas imagines miraculosas Deiparae Virginis<\/em>\u201d<em> <\/em>in cui erano descritti gli atti necessari consegnati al Capitolo Vaticano che li esaminava, decretava la donazione della corona, stabiliva l\u2019anno in cui si doveva effettuare il rito e affidava l\u2019esecuzione il pi\u00f9 delle volte a un canonico del capitolo o ad un altro prelato. Si richiedeva, inoltre, di conoscere esattamente la misura della corona da farsi, costruita da artisti romani, cos\u00ec da corrispondere al capo dell\u2019immagine, considerando se era un\u2019effige su tela, su tavola o scolpita in legno, bronzo o marmo<sup><a href=\"#footnote_35_2268\" id=\"identifier_35_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 26-28.\">36<\/a><\/sup>. In tal modo, dal XVII secolo, l\u2019incoronazione delle immagini mariane venne a trovarsi nell\u2019ambito di immediata vigilanza e promozione della sede apostolica, divenendo una concessione dei canonici. Il segno della corona divent\u00f2 un titolo onorifico che ridusse l\u2019ispirazione originaria di Fra Girolamo tesa a coinvolgere direttamente il popolo nel far dono della corona aurea all\u2019immagine cara<sup><a href=\"#footnote_36_2268\" id=\"identifier_36_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Maggioni, Storia e significato&hellip;, 2004, p. 15.\">37<\/a><\/sup>. Il rito in uso dal XVII secolo al 1981 era codificato in tutti i suoi aspetti; sub\u00ec diverse modifiche nel 1961 da papa Giovanni XXIII e anche nel 1981 con l\u2019istituzione del nuovo <em>Ordo coronandi immagine Beatae Mariae Virginis<\/em><sup><a href=\"#footnote_37_2268\" id=\"identifier_37_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">38<\/a><\/sup>. Il catalogo delle madonne coronate ad opera del Capitolo Vaticano di San Pietro dal 1631 \u00e8 aggiornato al 1981, anno in cui il Capitolo ha cessato di decretarle e il compito \u00e8 stato demandato ai vescovi delle chiese locali, infatti anche gli stessi papi e vescovi diocesani potevano farlo personalmente, mossi sia dalla devozione per la Vergine, che dalla richiesta da parte delle comunit\u00e0 religiose. Oggi la richiesta di incoronazione con rito ufficiale \u00e8 ancora frequente per seguire la tradizione e per dare al gesto la solennit\u00e0 e il prestigio in unione alla Chiesa universale; non \u00e8 pi\u00f9 necessaria l\u2019istanza al Capitolo di San Pietro, mentre \u00e8 possibile, che il vescovo disponga il rito nella propria diocesi. Dal 1973, per le incoronazioni a nome del Santo Padre, la concessione \u00e8 regolata dalle norme della <em>Sacra Congregazione pro Culto Divino<\/em><sup><a href=\"#footnote_38_2268\" id=\"identifier_38_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 27-28.\">39<\/a><\/sup>. In Sicilia, in particolare, sono circa 46 le immagini della Vergine coronate ufficialmente dal Capitolo Vaticano, come si desume dal testo \u201c<em>Madonne coronate in Italia e nel Mondo<\/em>\u201d di Paolo Bonci<sup><a href=\"#footnote_39_2268\" id=\"identifier_39_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Bonci, Madonne coronate&hellip;, 2004, pp. 39- 68.\">40<\/a><\/sup>. L\u2019autore non distingue la tipologia dell\u2019immagine mariana, se cio\u00e8 si tratta di una statua o di un dipinto, n\u00e9 la materia compositiva (legno, marmo, bronzo o tela, tavola, affresco o dipinto murale); ci\u00f2 a testimonianza di come il culto per l\u2019immagine, la devozione popolare e la venerazione prescindano dall\u2019attenzione per la composizione materica, per la forma e l\u2019aspetto dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ul>\n<li>ELENCO DELLE OPERE INCORONATE UFFICIALMENTE DAL CAPITOLO VATICANO IN SICILIA<\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Aci Catena: <em>Maria Santissima della Vena <\/em>(statua lignea) &#8211; 16 Giugno 1957<\/li>\n<li>Acireale:\u00a0 <em>Madonna di Valverde <\/em> (dipinto murale) &#8211; 6 Aprile 1940<\/li>\n<li><em> Maria Santissima della Catena <\/em> (statua lignea) &#8211; 14 Agosto 1957<\/li>\n<li><em> Maria SS. Immacolata di Lourdes<\/em> (statua lignea) &#8211; 5 Dicembre 1957<\/li>\n<li>Adern\u00f2: <em>Santa Maria Ausiliatrice detta di Don Bosco<\/em> (nella Matrice &#8211; statua) &#8211; 29 Maggio 1927<\/li>\n<li><em> Santa Maria Ausiliatrice<\/em> (chiesa S. Chiara &#8211; statua) &#8211; 11 Luglio 1977<\/li>\n<li>Agrigento: <em>Beata Vergine Immacolata<\/em> (statua lignea) &#8211; 5 Marzo 1940<\/li>\n<li>Alcamo:\u00a0 <em>Santa Maria dei Miracoli<\/em> (dipinto murale) &#8211; 17 Settembre 1786<\/li>\n<li>Bisaquino: <em>Maria SS. del Balzo<\/em> (statua lignea) &#8211; 20 Giugno 1932<\/li>\n<li>Calatafimi<em>: Santa Maria delle Grazie<\/em> (trittico in marmo) &#8211; 29 Novembre 1778<\/li>\n<li>Caltagirone: <em>Santa Maria in coena Domini<\/em> (dipinto su tavola?) &#8211; 8 Giugno 1912<\/li>\n<li>Catania: <em>Santa Maria del Carmine<\/em> (statua) &#8211; 16 Luglio 1883<\/li>\n<li><em> Immacolata Madre di Dio <\/em>(chiesa S. Francesco d\u2019Assisi &#8211; statua) &#8211; 1 Aprile 1954<\/li>\n<li>Chiaramonte Gulfi: <em>Madonna di Gulfi<\/em> (statua marmorea) &#8211; 5 Marzo 1954<\/li>\n<li>Gela: <em>Maria SS .d\u2019Alemanna<\/em> (dipinto su tavola) &#8211; 10 Ottobre 1954<\/li>\n<li> <em>Madonna delle grazie<\/em> (statua lignea) &#8211; 16 Marzo 1958<\/li>\n<li>Gibilmanna: <em>Santa Maria di Gibilmanna dei PP. Cappuccini<\/em> (statua marmorea) &#8211; 17 Agosto 1760<\/li>\n<li> <em>Santa Maria del grande Giubileo<\/em> (statua) &#8211; 2 Ottobre 1778<\/li>\n<li>Marineo: <em>Madonna della Dajna<\/em> (dipinto su tavola) &#8211; 18 Maggio 1958<\/li>\n<li>Mazara del Vallo: <em>Santa Maria del Paradiso<\/em> (dipinto su tela) &#8211; 10 Luglio 1803<\/li>\n<li>Messina:\u00a0 <em>Immacolata Concezione in S. Antonio<\/em> (statua lignea) &#8211; 11 Dicembre 1904<\/li>\n<li> <em>Madonna di Lourdes<\/em> (statua lignea) &#8211; 23 Gennaio 1923<\/li>\n<li>Modica: <em>Santa Maria di Tutte le Grazie<\/em> (dipinto su ardesia) &#8211; 22 Luglio 1914<\/li>\n<li>Monreale: <em>Santa Maria del Popolo<\/em> (cattedrale &#8211; statua lignea) &#8211; 31 Ottobre 1761<\/li>\n<li> <em>Santa Maria Addolorata di Romitello <\/em>(dipinto su tela) &#8211; 20 Maggio 1922<\/li>\n<li>Montalbano d\u2019Elicona: <em>Santa Maria della Provvidenza <\/em>(statua lignea)<em> &#8211; <\/em>18 Luglio 1926<\/li>\n<li>Monte San Giuliano: <em>Santa Maria de Custonaci <\/em>(dipinto su tela)<em> &#8211; <\/em>26 Ottobre 1753<\/li>\n<li>Montevago: <em>Vergine SS.ma delle Grazie <\/em>(statua lignea) &#8211; 1 Agosto 1933<\/li>\n<li>Noto: <em>Santa Maria della Scala<\/em> (statua lignea)<em> &#8211; <\/em>20 Luglio 1931<\/li>\n<li>Palermo: <em>Santa Maria della Provvidenza dei PP. Teatini <\/em>(dipinto su tela) &#8211; 19 Luglio 1734<\/li>\n<li> <em>Santa Maria Liberi Inferni <\/em>(cattedrale &#8211; statua marmorea) &#8211; 16 Ottobre 1750<\/li>\n<li> <em>S. Maria della Provvidenza<\/em> (sotto la chiesa di S. Giuseppe &#8211; dipinto su tela) &#8211; 17 Marzo 1784<\/li>\n<li> <em>Immacolata concezione<\/em> (S. Francesco d\u2019Assisi &#8211; statua in argento) &#8211; 13 Ottobre 1929<\/li>\n<li> <em>Maria SS.degli Agonizzanti<\/em>(dipinto su tela) &#8211; 1792<\/li>\n<li> <em>Santa Maria del Presepio <\/em>(dipinto su ardesia)<em> <\/em> &#8211; 29 ottobre 1784<\/li>\n<li><em> <\/em>Patti: <em>Santa Maria del Tindaro<\/em> (statua lignea) &#8211; 7 Settembre 1881<\/li>\n<li>Sambuca Zabut:<em>Santa Maria dell\u2019Udienza\u201cAudentia Christianorum\u201d<\/em> (statua marmorea) &#8211; 17 Maggio 1903<\/li>\n<li>Sciacca: <em>Santa Maria del Soccorso <\/em>(statua marmorea)<em> <\/em> 15 Agosto 1906<\/li>\n<li>Scordia: <em>Beata Vergine Madre di Dio <\/em>(statua lignea) &#8211; 9 Agosto 1946<\/li>\n<li>Termini Imerese:<em>Beata Vergine della Consolazione <\/em>(dipinto murale) &#8211; 26 Ottobre 1940<\/li>\n<li>Tindari:<em> Vergine Santissima di Tindari<\/em> (statua lignea) &#8211; 10 Giugno 1940<\/li>\n<li>Torretta: <em>Santa Maria delle grazie<\/em> (statua lignea) &#8211; 25 Aprile 1954<\/li>\n<li>Trapani: <em>Santa Maria di Trapani dei PP. Carmelitani<\/em> (statua marmorea) &#8211; 14 Marzo 1734<\/li>\n<li>Valle di chiesa: <em>Santa Maria del Terzito<\/em> (dipinto su tela) &#8211; 17 Giugno 1924<\/li>\n<li>Valle lunga: <em>Madonna di Loreto<\/em> (statua lignea) &#8211; 10 Dicembre 1934<\/li>\n<li>Vittoria: <em>Santa Maria Lauretana <\/em>(statua lignea) &#8211; 31 Ottobre 1785<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La manifattura degli oggetti preziosi correva su due binari paralleli, quello laico e quello religioso, e sullo sfondo si alimentava una produzione popolare rappresentata da oggetti devozionali. L\u2019oreficeria \u00e8 uno di quei settori delle attivit\u00e0 umane in cui la dipendenza reciproca e speculare tra la sfera del simbolico e quella dell\u2019economico risulta in tutta la sua evidenza. Le forme che gli artigiani orefici hanno saputo dare ai loro prodotti ovviamente sono legate alla storia della cultura figurativa, del gusto e delle mode la cui corrispondenza con i fatti sociali ed economici, non \u00e8 sempre facilmente riconoscibile, anche se queste ne sono di fatto le ragioni di esistenza. Nell\u2019oreficeria societ\u00e0, economia e cultura agiscono in modo unitario e determinante<sup><a href=\"#footnote_40_2268\" id=\"identifier_40_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Buttitta, Introduzione, in Ori e Argenti di Sicilia. Dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo; 1 luglio &ndash; 30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989.\">41<\/a><\/sup>. L\u2019oreficeria sacra raramente \u00e8 il frutto esclusivo del gusto o delle preferenze del committente, ma \u00e8 prodotta in funzione dell\u2019intera comunit\u00e0 dei fedeli, non \u00e8 espressione di una sola classe al potere ma anche della devozione popolare che si esalta alla vista di oggetti di eccezionale bellezza e splendore. Il culto popolare \u00e8 caratterizzato dal riconoscimento delle proprie radici: l\u2019oggetto deve quindi contenere alcuni elementi riconoscibili e un evidente aggancio alla cultura figurativa preesistente; per questo motivo l\u2019oreficeria sacra trasmette e mantiene viva la storia profonda di un popolo e di un luogo<sup><a href=\"#footnote_41_2268\" id=\"identifier_41_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">42<\/a><\/sup>. La tradizione orafa in Sicilia, come \u00e8 noto, ha un nobile passato. Palermo infatti \u00e8 stata sede di un glorioso artigianato orafo e argentiero, le cui testimonianze cominciano gi\u00e0 nel 1240 attraverso le norme emanate da Federico II nella <em>Constitutiones regum regniutriusque\u00a0 Siciliae <\/em>; nel XV secolo divenne sede di un consolato, da cui si affermer\u00e0 una grande produzione testimoniata anche dal manoscritto settecentesco intitolato <em>Capitoli della professione degli orefici e argentieri di questa felice e fedelissima citt\u00e0 di Palermo<\/em><sup><a href=\"#footnote_42_2268\" id=\"identifier_42_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCPa, Capitoli della professione degli orefici e argentieri di questa felice e fedelissima citt&agrave; di Palermo, Ms Qq F 197, secolo XVIII. Cf. M. ACCASCINA, I marchi delle argenterie e oreficerie siciliane, Busto Arsizio 1976; S. BARRAJA, La maestranza degli orafi e degli argentieri di Palermo, in Ori e Argenti di Sicilia&hellip;,1989, pp. 364-377\">43<\/a><\/sup><em>.<\/em> L\u2019opera artigianale veniva richiesta sia da ordini religiosi che da committenti privati, ma anche dai devoti. L\u2019artigianato artistico siciliano, sia sul versante colto che su quello popolare, ha una storia autonoma: pur avendo assorbito tecniche e forme di provenienza esterna, ha saputo elaborare delle proprie caratteristiche ottenendo una precisa identit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_43_2268\" id=\"identifier_43_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, Gli argenti in Sicilia tra rito e decoro, in Ori e Argenti di Sicilia&hellip;,1989, pp. 134-165\">44<\/a><\/sup>. Le corporazioni degli orafi e degli argentieri hanno costituito per secoli un momento essenziale del panorama sociale ed economico regionale<sup><a href=\"#footnote_44_2268\" id=\"identifier_44_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. S. Trupia, L&rsquo;argento e le sue tecniche, in Ori e Argenti di Sicilia&hellip;, 1989, p. 168.\">45<\/a><\/sup>. Queste corone e suppellettili metalliche, destinate ad abbellire le immagini sacre, venivano realizzate principalmente in argento o argento dorato, ma talora anche in materiali pi\u00f9 pregiati quali l\u2019oro, costituente delle corone concesse dal Capitolo Vaticano, o metalli pi\u00f9 poveri quali ferro, argentone, rame, rame dorato e leghe non ben definite. L\u2019aspetto dominante per l\u2019arte devozionale \u00e8 l\u2019apposizione materiale della corona sul capo della Vergine con il significato intrinseco che essa comporta, ovvero la concretizzazione della regalit\u00e0 dell\u2019immagine sia spirituale che terrena, l\u2019abbellimento come dimostrazione del culto, della venerazione, della devozione e dell\u2019amore nei confronti della Madonna. Oltre alla possibilit\u00e0 di impiego di materiali diversi, le corone e le applicazioni metalliche considerate presentano anche varie tipologie di decorazione, di lavorazione e di finitura; principalmente si presentano sbalzate e cesellate con motivi geometrici o floreali. Le tecniche di decorazione sono numerose e le pi\u00f9 diffuse sono: l\u2019incisione, il niello, il cesello, la filigrana, la granulazione, l\u2019intarsio, lo smalto, l\u2019incastonatura, la doratura, etc. La doratura \u00e8 una tecnica che viene impiegata per ricoprire gli oggetti d\u2019argento e di rame con una patina d\u2019oro, sia per renderli pi\u00f9 pregiati che per proteggere la superficie dall\u2019ossidazione. Oltre alla decorazione a sbalzo e a cesello, talvolta queste corone, per testimoniare maggiormente la magnificenza, erano adornate di gemme e pietre preziose; la tecnica esecutiva quindi prevedeva anche una fase di incastonatura di\u00a0 quest\u2019ultime (<a title=\"Fig. 2. Orafo siciliano, XIII e XVIII secolo, corona di immagine sacra, Messina, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Argentiere palermitano, XIX secolo, &lt;i&gt;Corona da quadro&lt;\/i&gt;, Palermo, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb03.jpg\">3<\/a>). Per quanto riguarda l\u2019applicazione materiale delle corone e delle suppellettili metalliche sul supporto dei manufatti, la procedura non \u00e8 facile da definire, perch\u00e9 non tutte le opere sono agevolmente visionabili, in quanto poste su altari e quindi difficilmente raggiungibili, o presentano il <em>verso<\/em> non ispezionabile. Preliminarmente bisogna distinguere quindi il materiale compositivo del supporto su cui sono applicati tali elementi. Principalmente su affreschi o dipinti murali sono presenti ganci dove applicare le corone, ma anche chiodi e viti; se il supporto \u00e8 ligneo le corone sono applicate mediante chiodi o viti. Nel caso del supporto tessile bisogna distinguere due possibilit\u00e0: spesso, al di sotto della tela, veniva posto un pannello ligneo per mantenerne la planarit\u00e0 e per garantire l\u2019ancoraggio di tali elementi vincolati con chiodi e viti; se invece la tela non presentava nessun supporto ausiliare sottostante, questi erano applicati con linguette metalliche o con fili d\u2019argento che gravavano sul supporto stesso. Nella millenaria storia della Sicilia il culto della Madonna costituisce uno dei fondamenti pi\u00f9 importanti della cultura e della tradizione dell\u2019isola. Il culto mariano per i siciliani non \u00e8 solo l\u2019espressione della religiosit\u00e0, ma \u00e8 anche un elemento che individua alcuni tratti di carattere e di costume influenzandone decisioni, opere e iniziative. La Sicilia si \u00e8 sempre contraddistinta per una forte devozione mariana di cui segno concreto e tangibile \u00e8 il numero pi\u00f9 alto di santuari presenti rispetto alle altre regioni d\u2019Italia; non a caso, di tutti i titoli che sono stati storicamente attribuiti alla Madonna, la tradizione siciliana ne ha conservato uno che \u00e8 diventato parte integrante del linguaggio quotidiano ed esprime e sintetizza tutti gli altri: <em>Bedda Matri<\/em><sup><a href=\"#footnote_45_2268\" id=\"identifier_45_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ave Maria: la Madonna in Sicilia. Immagine e devozione, Palermo 2003, p. 5.\">46<\/a><\/sup>. Il culto di Maria ha contribuito alla produzione di gran parte del patrimonio culturale, storico, religioso e umano, poich\u00e9 il configurarsi della Madonna nelle diverse caratteristiche reperibili nell\u2019elementarit\u00e0 del vivere umano \u00e8 il dato essenziale che giustifica la fortuna, anche iconografica e artistica, della sua immagine: \u00e8 <em>donna<\/em> fragile per et\u00e0 e condizione; \u00e8 <em>vergine<\/em> e, restando misteriosamente tale, evidenzia l\u2019importanza del suo mandato; \u00e8 <em>madre di Dio, della Chiesa e dell\u2019intero popolo<\/em>;<em> <\/em>\u00e8 <em>figlia<\/em> che deve agli insegnamenti di Anna la sua predisposizione alla missione; \u00e8 <em>regina<\/em> <em>del mondo<\/em>; \u00e8 <em>esempio di virt\u00f9<\/em> in quanto resiste al peccato; \u00e8<em> compagna del dolore umano<\/em> perch\u00e9 ha pianto per la croce inflitta al Figlio. L\u2019attenzione alla figura di Maria non ha, pertanto, confini e ha un\u2019infinit\u00e0 di rappresentazioni immaginifiche e simboliche<sup><a href=\"#footnote_46_2268\" id=\"identifier_46_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ave Maria: la Madonna&hellip;, 2003, pp. 11-12.\">47<\/a><\/sup>. Secondo Cataldo Naro, il frutto della prima diffusione della devozione mariana in Sicilia \u00e8 stato l\u2019aver scacciato lo scellerato culto della falsa deit\u00e0 risalente agli inizi della storia del cristianesimo. Da quanto esposto precedentemente il rito ufficiale di incoronazione prevedeva quindi un <em>iter<\/em> complesso e impegnativo: la verifica della grande venerazione dell\u2019immagine, l\u2019attestazione della veridicit\u00e0 dei miracoli e il presupposto di antichit\u00e0 dell\u2019opera considerata. Inoltre sottintendeva anche un\u2019onerosa spesa economica sia per la realizzazione della\/e corona\/e (poich\u00e9 se l\u2019immagine contemplava anche il Figlio, anche questo veniva coronato preliminarmente rispetto alla Madre), solitamente in oro, sia per l\u2019allestimento del luogo e per lo svolgimento della festa (che durava tre giorni e solitamente veniva compiuta con grande sfarzo). Si diffuse cos\u00ec, come \u00e8 possibile evincere dai numerosi esempi rintracciabili fisicamente e ancor di pi\u00f9 da quelli menzionati in documenti d\u2019archivio, la volont\u00e0 di incoronare le immagini pi\u00f9 venerate con diademi non richiesti e concessi dal Capitolo Vaticano, non applicati con rito solenne, ma spesso apposti direttamente dai prelati locali e costituiti da materiali diversi dal pregiatissimo oro, al nobile argento, ma anche metalli non preziosi. Questo fenomeno non si limit\u00f2 solamente alla realizzazione di corone, ma spesso incluse anche l\u2019applicazione di suppellettili metalliche varie come dono della devozione popolare. Ci\u00f2 \u00e8 legato al fatto che il culto popolare non si basa sulla qualit\u00e0 artistica dell\u2019opera, non attribuisce differenze al manufatto autentico di un grande artista o attribuito a una scuola o a un artefice secondario o se si tratta di una copia, di una riproduzione o \u00a0anche di una stampa moderna. La venerazione si spinge al di l\u00e0 della composizione dell\u2019opera, sia essa una tela, una tavola, una pietra o un cartoncino; l\u2019amore e la devozione sono tali che il desiderio di \u201cabbellimento\u201d prevale; numerose sono ad esempio le stampe della <em>Madonna del Rosario<\/em> di Pompei in cui, anche se di piccole dimensioni, il rosario e lo stellario sono spesso ricoperti da elementi metallici. La stessa consuetudine si pu\u00f2 riscontrare ad esempio anche in numerose edicole votive presenti nei meandri dei quattro mandamenti della citt\u00e0 di Palermo<sup><a href=\"#footnote_47_2268\" id=\"identifier_47_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Numerose opere si sono desunte dalla consultazione del testo M. C. DI NATALE, Le confraternite dell&rsquo;arcidiocesi di Palermo; storia e arte; Palermo 1993\">48<\/a><\/sup>. Queste opere sono state quindi arricchite indipendentemente dalla composizione\u00a0 materica con vari elementi e anche <em>ex voto<\/em>, spesso senza considerare e riflettere sul peso che pu\u00f2 gravare sulla superficie e che viene tollerato diversamente da un supporto tessile, da uno ligneo o murario. Queste opere divengono espressione di un\u2019arte popolare, frutto di grande venerazione e devozione, in cui \u00e8 possibile ugualmente individuare il senso per il <em>Kunstewollen<\/em> ovvero il <em>desiderio dell\u2019abbellimento, del superfluo. <\/em>Nell\u2019arte popolare hanno, inoltre, grande importanza la matericit\u00e0, l\u2019esecuzione, il dato tecnico, perch\u00e9 devono rispondere al soddisfacimento delle esigenze per le quali l\u2019opera \u00e8 stata prodotta, al rispetto cio\u00e8 della funzione cui \u00e8 stata assegnata. Essa presenta materie diverse e diverse sono le forme del contenuto e dell\u2019espressione; non \u00e8 semplice, n\u00e9 spontanea, nulla \u00e8 affidato all\u2019improvvisazione<sup><a href=\"#footnote_48_2268\" id=\"identifier_48_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Buttitta, I colori del sole. Arti popolari in Sicilia, Palermo 1985, pp. 10-13.\">49<\/a><\/sup>. L\u2019applicazione degli elementi metallici, inoltre, soprattutto le corone, pu\u00f2 essere considerata come una derivazione delle mante d\u2019argento, oro, gemme e smalti tipiche delle tavole delle Madonne bizantine venerate; reminiscenze anch\u2019esse delle \u201c<em>Rize<\/em>\u201d che impreziosivano quelle icone, e proprio l\u2019uso di rivestire di coperte d\u2019argento le immagini care alla devozione era molto diffuso in Sicilia. Spesso Queste <em>mante<\/em> erano ricoperte da <em>ex voto<\/em>, soprattutto in statue, affreschi, immagini e simulacri mariani come per la manta della <em>Madonna della Lettera<\/em> di Messina, la quale ancora oggi riveste la tavola per le festivit\u00e0, anche se molti dei monili donati nel tempo come <em>ex voto<\/em> dai fedeli sono stati rimossi e conservati a parte<sup><a href=\"#footnote_49_2268\" id=\"identifier_49_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ave Maria: la Madonna&hellip;, 2003, pp. 22, 38.\">50<\/a><\/sup>. All\u2019interno di questo filone si pu\u00f2 includere il dipinto da cui ha preso spunto questo studio, l\u2019<em>Addolorata <\/em>del Museo Diocesano di Palermo; \u00e8 probabile, infatti, che tale dipinto, per il suo formato ovale e le dimensioni contenute, fosse posto alla base della croce, ai piedi cio\u00e8 del Crocifisso, anche se non si sono rintracciate informazioni o notizie relative alla sua provenienza. L\u2019ampia presenza e la grande diffusione di applicazioni metalliche sulle opere mobili, in particolar modo sui dipinti, sono state evidenziate anche dalle ricerche compiute sia all\u2019interno dell\u2019Archivio Storico Diocesano che dell\u2019Archivio Fotografico della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo. Nell\u2019Archivio Storico Diocesano di Palermo<sup><a href=\"#footnote_50_2268\" id=\"identifier_50_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, consultati voll. n&deg; 606 &ndash; 738 Lettere del tribunale di visita degli anni 1624 &ndash; 1884, in particolare vol. n&deg; 722, pag. 38 verso &ldquo;Lettera di delegazione diretta a Monsignore Cava per la coronazione della B.V.S. chiamata del Presepe nel giardino del fonte di S. Antonino fuori le mura di questa citt&agrave;&rdquo;; consultato il volume n&deg;1182 &ldquo;Sacra&nbsp; visita fatta dal Card. D. Ferdinando Maria Pignatelli, arcivescovo di Palermo nel 1845&rdquo;, fasc. N&deg; 2,3,4,5,7,10,18,19,20,30,34,38,40,41,66,67,71,83,100,103,106,112,121,123,133,136,139,143,145,149.\nSi ringrazia Mons. Giuseppe Randazzo, direttore dell&rsquo;Archivio Storico Diocesano, il Dott. Giovanni Travagliato e soprattutto Marcello Messina, responsabile della sala di consultazione, per l&rsquo;aiuto, le disposizioni e le utili informazioni fornitemi.\">51<\/a><\/sup> tale diffusione \u00e8 testimoniata dalla \u201c<em>Lettera di delegazione diretta a Monsignore Cava per la coronazione della B.V.S. chiamata del Presepe nel giardino del fonte di S. Antonino fuori le mura di questa citt\u00e0<\/em>\u201d<em> <\/em>e dal volume n\u00b0 1182 inerente alla \u201c<em>Sacra visita fatta dal Card. D. Ferdinando Maria Pignatelli, arcivescovo di Palermo nel 1845<\/em>\u201d svolta nelle chiese confraternali di Palermo, in cui sono riportati gli inventari dei beni mobili esistenti all\u2019interno a quella determinata data, riscontrando in trenta chiese la presenza di una o pi\u00f9 opere con elementi metallici o l\u2019indicazione di questi. Anche all\u2019interno dell\u2019Archivio Fotografico della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo la consultazione dei fascicoli relativi alle varie chiese di Palermo ha individuato alcuni dipinti della stessa tipologia<sup><a href=\"#footnote_51_2268\" id=\"identifier_51_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia la Dott.ssa Concetta Lot&agrave;, responsabile dell&rsquo;Archivio Fotografico della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo. Si sono consultati tutti i fascicoli inerenti le diverse chiese di Palermo.\">52<\/a><\/sup>. Dall\u2019osservazione di questo elenco si evince facilmente il notevole uso di applicazioni metalliche sulle opere mobili, soprattutto sui dipinti, gi\u00e0 nel 1845 e in tempi pi\u00f9 recenti. Le difficolt\u00e0 odierne nel reperirle sono correlate ai furti, ai saccheggi e ai deturpamenti subiti oltre che talora all\u2019inesistenza degli originali siti. Numerose risultano, infatti, le chiese demolite, distrutte o danneggiate dai bombardamenti, e ancora abbandonate o trasformate in magazzini e adibite ad uso profano. Da tali ricerche si sono desunti i seguenti elenchi relativi ad opere che recano elementi metallici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">ELENCO OPERE A PALERMO <\/span><\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Chiesa dell\u2019Immacolata Concezione al Capo &#8211; <em>Madonna con Bambino<\/em> (stampa)<\/li>\n<li>Chiesa del Carmine Maggiore &#8211;\u00a0 <em>Nativit\u00e0<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa del Carmine Maggiore &#8211; <em>San Spiridione<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Ignoto pittore, XVII -  XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante &lt;i&gt;San Spiridone&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa del Carmine Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb04.jpg\">Fig. 4<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Agata &#8211; <em>Madonna del Rosario di Pompei <\/em>(stampa)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Anna &#8211; <em>Sacra Famiglia con Anna e Gioacchino <\/em>(<a title=\"Fig. 5. Melchiorre Barresi , 1596, dipinto su tela raffigurante &lt;i&gt;Sacra Famiglia con Anna e Gioacchino&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Anna.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb05.jpg\">Fig. 5<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Annuzza o Sant\u2019Anna dei Pioppi &#8211; <em>Immacolata Concezione <\/em>(<a title=\"Fig. 6. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Immacolata&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di S\u2019Annuzza o Sant\u2019Anna dei Pioppi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb06.jpg\">Fig. 6<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa del Ritiro di San Pietro &#8211; <em>Madonna con Bambino <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Caterina &#8211; <em>Immacolata Concezione <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di San Francesco Saverio &#8211; <em>San Calcedonio <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di San Giuseppe dei Teatini &#8211; <em>Madonna della Provvidenza<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Ignazio all\u2019Olivella &#8211; <em>Madonna con Bambino <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Ippolito \u2013 <em>Addolorata <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Isidoro all\u2019Agricola &#8211; <em>Addolorata<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti &#8211; <em>Santa Maria degli Agonizzanti <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la Gancia &#8211; <em>Addolorata<\/em> (<a title=\"Fig. 7. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta La Gancia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb07.jpg\">Fig. 7<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria del Ges\u00f9 detta Casa Professa &#8211; <em>Immacolata Concezione <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 detta Casa Professa &#8211; <em>Madonna con Bambino <\/em>(<a title=\"Fig. 8. Ignoto pittore, XVI secolo, dipinto su tavola raffigurante Madonna con Bambino, Palermo, Chiesa Santa Maria di Ges\u00f9 detta Casa Professa.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb08.jpg\">Fig. 8<\/a>) (dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Chiesa di San Nicola da Tolentino &#8211; <em>Addolorata <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di San Nicol\u00f2 da Tolentino (prima Chiesa Maria SS. della Soledad) &#8211; <em>Madonna Salus Populi Romani <\/em>(dipinto probabilmente su ardesia)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Ninfa ai Crociferi &#8211; <em>Madonna con Bambino <\/em>(dipinto probabilmente su tavola)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Orsola &#8211; <em>Madonna con Bambino<\/em> (dipinto probabilmente su ardesia)<\/li>\n<li>Oratorio delle Dame al Ponticello &#8211; <em>Madonna del Ponticello<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<\/ol>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">ELENCO OPERE CHIESE SUBURBANE O RURALI DI PALERMO<sup><a href=\"#footnote_52_2268\" id=\"identifier_52_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tali chiese sono state rintracciate all&rsquo;interno del seguente testo: F. Lo Piccolo, In rure sacra, le chiese rurali dell&rsquo;agro palermitano dall&rsquo;indagine di Antonino Mongitore ai giorni nostri, Palermo 1995, pp. 299-417.\">53<\/a><\/sup><\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Chiesa dell\u2019Addolorata ai ponticelli \u2013 <em>Addolorata <\/em>(dipinto su ardesia)<\/li>\n<li>Chiesa dell\u2019Annunziata a porta D\u2019Ossuna \u2013 <em>Annunciazione <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa delle Case di Santa Croce a Inserra \u2013 <em>Addolorata <\/em>(<a title=\"Fig. 9. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa delle case di Santa Croce a Inserra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb09.jpg\">Fig. 9<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa Immacolata di Cruillas &#8211; <em>Immacolata con Santa Rosalia e Giovanni di Dio<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di San Gaetano a Brancaccio \u2013 <em>Immacolata <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di San Gregorio Papa a Boccadifalco \u2013 <em>Immacolata <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria all\u2019Acquasanta &#8211; <em>Madonna della Lettera<\/em> (dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Convento di Santa Maria di Ges\u00f9 &#8211; <em>Madonna del Presepe<\/em> (dipinto su ardesia)<\/li>\n<\/ol>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">ELENCO OPERE IN PROVINCIA DI PALERMO<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Altavilla Milicia, Santuario della Madonna Lauretana &#8211;<em>Madonna con Bambino e San Francesco <\/em>(dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Altofonte, Chiesa Madre \u2013 <em>Addolorata <\/em>(dipinto probabilmente su tela)<\/li>\n<li>Caccamo, Santuario della Madonna del Buon Consiglio &#8211; <em>Madonna del Buon Consiglio <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Caltavuturo, Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo<em> &#8211; Immacolata Concezione <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Caltavuturo, Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo<em> &#8211; Immacolata Concezione<\/em>(dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Cefal\u00f9, Chiesa della Badiola (detta San Leonardo) &#8211; <em>Immacolata<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Cefal\u00f9, Chiesa di San Francesco &#8211; <em>Madonna in trono con Ges\u00f9 Bambino<\/em>(dipinto murale)<\/li>\n<li>Mezzojuso, Santuario della Madonna dei Miracoli &#8211; <em>Madonna dei Miracoli <\/em>(dipinto murale)<\/li>\n<li>Misilmeri, Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio &#8211; <em>Madonna della Divina Provvidenza<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Montemaggiore Belsito, Chiesa SS. Crocifisso &#8211; <em>Addolorata<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Montemaggiore Belsito, Chiesa SS. Crocifisso &#8211; <em>Madonna con Bambino e Frate<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Montemaggiore Belsito, Chiesa della Madonna dell\u2019Itria &#8211; <em>Immacolata Concezione <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Mussomeli, Santuario Madonna dei Miracoli &#8211; <em>Madonna dei Miracoli <\/em>(dipinto murale)<\/li>\n<li>Partinico, Santuario Maria SS. del Ponte &#8211; <em>Madonna del Ponte<\/em> (<a title=\"Fig. 10. Ignoto pittore, XIX secolo, dipinto su tela raffigurante &lt;i&gt;Madonna del Ponte&lt;\/i&gt;, Partinico, Santuario Maria SS. del Ponte.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb10.jpg\">Fig. 10<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>San Giuseppe Jato, Santuario Diocesano Dammusi &#8211; <em>Madonna della Provvidenza<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principale problema della presenza degli elementi metallici applicati sui dipinti \u00e8 correlato all\u2019aumento di peso che questi comportano e infliggono al supporto, soprattutto perch\u00e9 non si identificano, come gi\u00e0 visto, con le semplici e singole corone, ma spesso con suppellettili diverse oltre che <em>ex<\/em> <em>voto<\/em>. La presenza copiosa di questi elementi pu\u00f2 infatti provocare lacerazioni, strappi e ancora deformazioni su un supporto resistente ma al contempo molto sensibile, quale \u00e8 la tela. Nel corso del tempo questa tipologia di manufatto \u00e8 stato oggetto di diversi interventi di restauro, i quali hanno stravolto l\u2019aspetto dell\u2019opera soprattutto in correlazione alla presenza di questi elementi metallici, prevedendone la rimozione a priori. Presupposto preliminare e fondamentale \u00e8 la definizione di restauro espressa da Cesare Brandi nella sua \u201cTeoria del Restauro\u201d secondo cui\u00a0 <em>\u201cIl Restauro \u00e8 il momento metodologico del riconoscimento dell\u2019opera d\u2019arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarit\u00e0 estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro\u201d<strong> <\/strong><\/em><sup><a href=\"#footnote_53_2268\" id=\"identifier_53_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Brandi, Teoria del restauro, Torino 2000, pag. 6\">54<\/a><\/sup>. Ogni intervento \u00e8 correlato al manufatto mediante un legame inscindibile poich\u00e9 \u00e8 quest\u2019ultimo che condiziona il restauro e non viceversa; l\u2019opera d\u2019arte \u00e8 un prodotto dell\u2019attivit\u00e0 umana e in quanto tale \u00e8 caratterizzata da una duplice istanza: <em>estetica<\/em> che corrisponde all\u2019aspetto basilare dell\u2019artisticit\u00e0 per cui l\u2019opera \u00e8 opera d\u2019arte; e <em>storica<\/em> secondo cui l\u2019opera \u00e8 un prodotto dell\u2019uomo in un certo tempo e luogo e in un certo tempo e luogo si trova. \u00a0Altro assioma importante della teoria brandiana \u00e8 che <em>si restaura solo la materia dell\u2019opera d\u2019arte <\/em>e quindi ne deriva che <em>il restauro deve mirare al ristabilimento dell\u2019unit\u00e0 potenziale dell\u2019opera d\u2019arte ci\u00f2 sia possibile senza compromettere un falso artistico e storico e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell\u2019opera d\u2019arte nel tempo<\/em><sup><a href=\"#footnote_54_2268\" id=\"identifier_54_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Brandi, Teoria &hellip;Torino 2000., pp. 5-8\">55<\/a><\/sup>. Ogni manufatto artistico \u00e8 un <em>unicum, <\/em>sia secondo il concetto stesso di opera d\u2019arte che per l\u2019irripetibile singolarit\u00e0 della sua vicenda storica, quindi ogni intervento di restauro sar\u00e0 un caso a s\u00e9 e non un elemento di una serie, appartenente a una casistica o a una tipologia ben definibile, risolvibile seguendo un manuale o delle operazioni standard; da qui la necessit\u00e0 di un\u2019attenta fase conoscitiva iniziale, di studio e di analisi.\u00a0 Principio sostenuto anche da Umberto Baldini nella sua \u201cTeoria del Restauro e unit\u00e0 di metodologia\u201d: <em>\u201cIl restauro viene impartito direttamente dall\u2019opera d\u2019arte e dall\u2019analisi conoscitiva si deduce l\u2019atto critico conclusivo\u201d<\/em>, o ancora <em>\u201c\u00e8 dalla conoscenza e coscienza dell\u2019oggetto che deve partire l\u2019intervento conservativo\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_55_2268\" id=\"identifier_55_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. Baldini, Teoria del restauro e unit&agrave; di metodologia,&nbsp; Firenze 1982, pp. 6, 11, volume I\">56<\/a><\/sup>, poich\u00e9 chi fa le spese di scelte sconsiderate e inappropriate \u00e8 sempre l\u2019opera d\u2019arte, quindi \u00e8<em>\u201cl\u2019oggetto stesso a esigere l\u2019intervento e a guidarlo in rapporto a quella sua unicit\u00e0 che \u00e8 la sua conditio\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_56_2268\" id=\"identifier_56_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. Baldini, Teoria &hellip; Firenze 1982 , pag. 43, volume II\">57<\/a><\/sup>. La presenza degli elementi metallici, soprattutto quelli applicati successivamente e non appartenenti alla tipologia delle incoronazioni ufficiali, pu\u00f2 rientrare nella categoria delle <em>aggiunte, <\/em>che possono completare o avere funzioni diverse rispetto a quelle iniziali e che devono essere\u00a0 considerate quindi secondo il duplice aspetto dell\u2019istanza estetica e storica per decretarne la conservazione o la rimozione. Queste due istanze, poich\u00e9 l\u2019opera d\u2019arte si presenta con la bipolarit\u00e0 della storicit\u00e0 e dell\u2019esteticit\u00e0, non potranno attuarsi n\u00e9 a dispetto dell\u2019una n\u00e9 a scapito dell\u2019altra; bisogna quindi analizzare il problema secondo entrambe, se \u00e8 legittimo conservare o togliere l\u2019eventuale aggiunta che un\u2019opera d\u2019arte ha ricevuto nel tempo anche rispetto ad elementi accessori e di arte decorativa come le corone. Per l\u2019istanza che nasce dall\u2019artisticit\u00e0 dell\u2019opera d\u2019arte, l\u2019aggiunta reclama la rimozione che per\u00f2 pu\u00f2 apparire in conflitto con le richieste conservative dell\u2019istanza storica; in realt\u00e0 \u00e8 un conflitto pi\u00f9 teorico che pratico perch\u00e9 bisogna considerare l\u2019individualit\u00e0 del caso e la risoluzione non si giustifica d\u2019autorit\u00e0, ma deve essere suggerita dall\u2019istanza che ha prevalenza<sup><a href=\"#footnote_57_2268\" id=\"identifier_57_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Brandi, Teoria &hellip; Torino 2000, pag. 43\">58<\/a><\/sup>. Se l\u2019aggiunta deturpa, snatura, offusca, sottrae in parte alla vista l\u2019opera d\u2019arte, deve essere rimossa e si deve conservare a parte la documentazione e il ricordo del trapasso storico che cos\u00ec viene rimosso e cancellato dal corpo vivo dell\u2019opera<sup><a href=\"#footnote_58_2268\" id=\"identifier_58_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">59<\/a><\/sup>. \u00c8 il caso dei numerosi <em>ex voto<\/em> applicati sulle opere, i quali spesso coprono l\u2019immagine, non permettendone la fruizione; in questo caso la rimozione \u00e8 consigliabile, poich\u00e9 oltre a motivazioni conservative di alterazione del supporto si associano giustificazioni di ricezione e godimento del bene. Troppo spesso per\u00f2 non si \u00e8 agito in base a un giudizio di valore, ma si \u00e8 proceduto alla rimozione incondizionata di tali elementi senza vagliare quale aspetto risultasse prevalente. La rimozione viene compiuta sempre in virt\u00f9 di ragioni conservative di forza maggiore dettate dal fine supremo della salvaguardia e della conservazione dell\u2019opera. Spesso la suddetta viene compiuta anche troppo frettolosamente senza considerare possibili interventi alternativi che comprendano di non snaturare l\u2019opera, mantenendo <em>in situ<\/em> le applicazioni metalliche ormai storicizzate e con un valore aggiuntivo legato sia al frutto\/simbolo di devozione, che all\u2019iconografia ormai nota; talvolta sarebbe invece opportuno agire senza rimuoverle e tentando di intervenire per diminuire il gravoso peso di queste sul supporto originario e conseguentemente prevenire le forme di alterazione derivanti, quali deformazioni, lacerazioni, strappi, etc. L\u2019intento di questo elaborato \u00e8 quello di proporre una metodica di intervento che agisca in questo senso nel rispetto della sua storicit\u00e0 e esteticit\u00e0. Di seguito viene riportato un elenco di interventi di restauro compiuti in passato, ma con criteri ancora oggi seguiti, a dimostrazione della consuetudine e prassi di rimozione incontrollata di questi elementi. Alcuni di questi\u00a0 interventi di restauro risalgono agli anni 70 e sono stati desunti dai quaderni di restauro delle Soprintendenze dei Beni Culturali dei vari capoluoghi di provincia, dove \u00e8 interessante rilevare l\u2019assenza di qualsiasi riferimento alla rimozione di tali elementi durante le fasi di restauro. Questa carenza di dati impedisce una coerente e puntuale analisi del sistema manufatto &#8211; elementi metallici; le poche informazioni ricavate da passate e recenti relazioni di restauro mostrano un totale disinteresse nei confronti della destinazione d\u2019uso di tali elementi in caso di rimozione, cos\u00ec come delle forme di alterazione che provocano al supporto tessile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">ELENCO RESTAURI PASSATI E RECENTI<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Chiesa dei Cappuccini di Patern\u00f2 &#8211; <em>Madonna con Bambino<\/em> (dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Chiesa di Ges\u00f9, Maria e Giuseppe ai Danisinni &#8211; <em>Sacra Famiglia<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante &lt;i&gt;Sacra Famiglia&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Ges\u00f9, Maria E Giuseppe ai Danisinni, prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante &lt;i&gt;Sacra Famiglia&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Ges\u00f9, Maria E Giuseppe ai Danisinni, dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb12.jpg\">12<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa della Madonna delle Grazie ai Pirriaturi &#8211; <em>Madonna delle Grazie ai Pirriaturi <\/em>(<a title=\"Fig. 13. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante la &lt;i&gt;Madonna delle Grazie&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa della Madonna delle grazie ai Pirriaturi, prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb13.jpg\">Figg. 13<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 14. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante la &lt;i&gt;Madonna delle Grazie&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa della Madonna delle grazie ai Pirriaturi, dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb14.jpg\">14<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li> Chiesa di San Giuseppe dei Teatini &#8211; <em>Madonna della Purit\u00e0 <\/em>(<a title=\"Fig. 15. Ignoto pittore, XVII secolo, dipinto su tela raffigurante la &lt;i&gt;Madonna della Purit\u00e0&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, prima del  restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb15.jpg\">Figg. 15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Ignoto pittore, XVII secolo, dipinto su tela raffigurante la &lt;i&gt;Madonna della Purit\u00e0&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb16.jpg\">16<\/a> &#8211; dipinto probabilmente su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Ippolito \u2013<em> Addolorata <\/em>(<a title=\"Fig. 17. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Ippolito, prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb17.jpg\">Figg. 17<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 18. Ignoto pittore, XVIII secolo, dipinto su tela raffigurante l\u2019&lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Sant\u2019Ippolito, dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb18.jpg\">18<\/a> &#8211; dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa di Sant\u2019Onofrio &#8211; <em>Madonna del Fervore <\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa Madre di Fiumedinisi &#8211; <em>Madonna del Rosario<\/em> (dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa Madre di Terrasini &#8211; <em>Madonna del Rosario<\/em>(dipinto su tela)<\/li>\n<li>Chiesa Madre di Villaggio Sperone di Messina &#8211;\u00a0 <em>Madonna dei Miracoli<\/em> (dipinto su tavola)<\/li>\n<li>Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Santa Maria di Ges\u00f9 &#8211; <em>Santa Maria delle Grazie <\/em>(dipinto murale)<\/li>\n<li>Santuario della Madonna del Romitello &#8211; <em>Madonna del Romitello<\/em> (dipinto probabilmente su tela)<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli interventi di restauro, pi\u00f9 o meno recenti eseguiti su questa tipologia di manufatti, hanno, dunque, previsto la rimozione indiscriminata degli elementi metallici. Spesso tale scelta \u00e8 motivata \u00a0in virt\u00f9 di principi di conservazione predominanti senza per\u00f2 fermarsi \u00a0a vagliare la possibilit\u00e0 di adottare scelte diverse al fine di mantenere tali corone o suppellettili metalliche in situ, tenendo conto dell\u2019aspetto importante della garanzia di continuit\u00e0 dell\u2019iconografia nel corso dei secoli. Nel caso di ex voto questi possono anche essere stati aggiunti in tempi recenti, ma non solo, e talvolta sono presenti in un numero tale da non\u00a0 permettere la corretta percezione dell\u2019opera, viceversa le corone possono anche essere molto antiche, come spesso mostrano i punzoni presenti su di esse. L\u2019intervento che si \u00e8 studiato prevede, quindi, la possibilit\u00e0 di compiere un restauro che possa agire sul supporto originale dell\u2019opera, alleggerendolo dai pesi dovuti all\u2019applicazione di tali elementi metallici senza per\u00f2 rimuoverli, ma mantenendoli in situ. Si \u00e8 cercato cio\u00e8 di creare un supporto ausiliario che non si identifichi con una tela da rifodero, poich\u00e9 l\u2019intervento che si vuole proporre \u00e8 minimo, poco invasivo, removibile e adattabile in base alle varie esigenze. \u00a0La proposta di intervento \u00e8 quello di ricreare un <em>contro \u2013 telaio<\/em> interno posto nello spessore del telaio ligneo originale, costituito da un materiale inerte quale il PVC non alterabile da umidit\u00e0, temperatura o biodeteriogeni; su cui viene fissata una fascia di tessuto sintetico anche esso scelto per le sue qualit\u00e0 di inerzia e\u00a0 resistenza (mantenuto a qualche mm di distanza dal supporto originale), su cui far gravare le linguette degli elementi metallici e quindi scaricare l\u2019intero peso di quest\u2019ultimi esclusivamente sulle nuove fasce<sup><a href=\"#footnote_59_2268\" id=\"identifier_59_2268\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitale, M.C. Di Natale,&nbsp; M. Sebastianelli, G. Giambanco, F. Palla &ldquo;Metal crowns and ex voto objects applied to canvas paintings: problems of conservation and potential solutions&rdquo; in &ldquo;Kermes quaderni &rdquo; ESRARC 2014, 6th Eureapean Symposiumon Religious Art, Restoration and Conservation, Proceedings book, pp. 194-197.\">60<\/a><\/sup>. Ovviamente \u00e8 possibile disporre tali fasce di tessuto secondo le necessit\u00e0 richieste, quindi orizzontalmente o verticalmente e in numero variabile. Inoltre ad esempio se si tratta di un\u2019opera non musealizzata, ma conservata all\u2019interno della sua chiesa di pertinenza, dove gli sbalzi termici sono evidenti e la manutenzione non \u00e8 ordinaria, si pu\u00f2 anche ipotizzare di applicare un intero telo di tal tessuto sintetico sul <em>contro \u2013 telaio<\/em> in PVC cos\u00ec da fungere anche da schermo protettivo per proteggere il supporto originario dalla polvere e dagli altri agenti. Scelta che si pu\u00f2 anche attuare nel caso di opere con numerosi elementi metallici applicati dove quindi il supporto originario risulta ampiamente appesantito da tale presenza; scelta pi\u00f9 funzionale e corretta rispetto a diverse fasce di tessuto applicate lungo direzioni diverse. Gli elementi metallici applicati sul dipinto raffigurante l\u2019<em>Addolorata<\/em> del Museo Diocesano sono la corona e il pugnale che le trafigge il petto. Questi due elementi sono stati smontati dal dipinto e pesati, per comprendere l\u2019entit\u00e0 del peso che grava sul supporto originale. Il peso \u00e8 limitato, ma bisogna considerare, soprattutto in corrispondenza della corona, che non \u00e8 adesa alla superficie, ma bens\u00ec \u00e8 aggettante e quindi il peso e le tensioni che infligge risultano diverse. Si \u00e8 quindi effettuata un\u2019analisi statica per verificare che lo stato tensionale agente sulla tela di lino in presenza delle forze peso della corona e del pugnale ad essa fissati, non superi la resistenza massima del materiale. Il modello \u00e8 stato geometricamente schematizzato come un\u2019ellisse bidimensionale e dati i pesi della corona e del pugnale, le forze peso corrispondenti sono state schematizzate con dei carichi concentrati applicati nei due punti di fissaggio degli oggetti alla tela, il cui valore corrisponde alla met\u00e0 delle forze peso totali. Poich\u00e9 la corona non \u00e8 adesa alla tela, si \u00e8 considerato anche il momento creato della forza peso della corona. Il lino \u00e8 stato considerato come materiale omogeneo isotropo e a comportamento elastico lineare. Il risultato dell\u2019analisi mette in luce i punti pi\u00f9 sollecitati che corrispondono a quelli di ancoraggio della corona. Da un confronto diretto tra i valori ottenuti numericamente e quelli sperimentali di resistenza del lino, si evince che la tensione massima agente \u00e8 inferiore alla resistenza del lino, tuttavia, si nota che le caratteristiche meccaniche del lino fanno riferimento al materiale vergine, non soggetto ad alcun processo d\u2019invecchiamento, e quindi la necessit\u00e0 di nuovi studi in tal senso. La proposta di intervento si \u00e8 realizzata su di un modellino ad imitazione dell\u2019opera originale. Si \u00e8 quindi realizzato un telaio ligneo ovale su cui \u00e8 stata replicata la stratigrafia del dipinto e su cui \u00e8 stata inserita la riproduzione della corona e del pugnale in ottone, replicando la stessa tipologia di ancoraggio degli elementi metallici originali (<a title=\"Fig. 19. Modellino realizzato ad  imitazione dell\u2019opera originaria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb19.jpg\">Fig. 19<\/a>). Come gi\u00e0 detto precedentemente l\u2019intento \u00e8 quello di realizzare, all\u2019interno dello spessore del telaio ligneo originale (in questo caso del modellino prodotto) un contro telaio che segui la forma di quello originale e che sia removibile e inerte ai fattori di degrado tipici. Per tale motivo si \u00e8 scelto di impiegare il PVC. Si sono cos\u00ec impiegati dei profili di PVC riproponendo il formato del telaio originario ovale, mediante l\u2019inserimento di due molle che permettono di sfilare e inserire pi\u00f9 agevolmente il <em>contro &#8211; telaio<\/em> in PVC e garantirne l\u2019incastro all\u2019interno della forma. Sul <em>contro &#8211; telaio<\/em> in PVC si \u00e8 sono applicate delle fasce di tessuto sintetico, tra i tessuti esistenti, si sono scelti quelli impiegati in campo velistico i quali sono molto resistenti e inerti; in particolare il Dacron, che ha un ottima tenacia e resilienza, un\u2019elevata resistenza all\u2019abrasione, alle pieghe e al calore, un notevole modulo di elasticit\u00e0 nonch\u00e9 una buona resistenza agli agenti fisici e chimici e soprattutto rimane inalterato a contatto dell\u2019umidit\u00e0 a differenza di tutte le altre fibre naturali. Queste fasce di tele possono essere applicate in pi\u00f9 modi, incollate lungo la larghezza esterna del profilo o fissate mediante una cucitura o in modi differenti in base alle esigenze richieste. Su queste fasce di tessuto infine vengono alloggiati i vincoli per l\u2019ancoraggio di tali elementi metallici (<a title=\"Fig. 20. Realizzazione del &lt;i&gt;contro telaio&lt;\/i&gt; in PVC e applicazione delle fasce in Dacron  per l\u2019ancoraggio dei vincoli degli elementi metallici.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/seb20.jpg\">Fig. 20<\/a>). Tale studio vuole sottolineare l\u2019importanza di tali manufatti, ampiamente diffusi in Sicilia, che uniscono opere d\u2019arte cosiddette \u201cmaggiori\u201d e altre \u201cdecorative\u201d. La proposta di intervento suggerita consente di alleggerire le tensioni provocate dagli elementi metallici, nella fattispecie la corona e il pugnale, sul supporto tessile garantendo il mantenimento di tali elementi sull\u2019opera. In questo modo si assicura la trasmissione dell\u2019iconografia del dipinto cos\u00ec come si \u00e8 tramandata nel corso dei secoli sino a oggi, rispettandone quindi la sua storicit\u00e0 ed artisticit\u00e0 e permettendone una corretta conservazione. La ricerca archivistica compiuta ha accertato inoltre la grande diffusione in passato di queste opere, evidenziando come queste non siano solo frutto della devozione popolare occasionale, ma costituiscano una categoria di manufatti di grande interesse sia storico \u2013 artistico che tecnologico.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2268\" class=\"footnote\">Vangelo di Luca (Lc 2, 33-35): \u00abe anche a te una spada trafigger\u00e0 l\u2019anima\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato del rito di incoronazione delle immagini della Beata Vergine Maria<\/em>, in <em>La Madonna delle Grazie espressione teologica e storico \u2013 artistica per un culto mariano<\/em>, Atti del Convegno mariologico San Giovanni Valdarno (11 Settembre 2004), San Giovanni Valdarno (AR) 2004, pp. 7-8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate in Italia e nel Mondo<\/em>, Fiesole (FI) 2004, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2268\" class=\"footnote\">A. M. de Liguori, <em>Le glorie di Maria<\/em>, (1750), Edizione San Paolo, Cinisello Balsamo 1996, pp. 39-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026, 2004, pp. 16-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2268\" class=\"footnote\">Vangelo di Luca (Lc 22, 24-27): \u00abSorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il pi\u00f9 grande. Egli disse: &lt;&lt;I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori (era il titolo dei re di Alessandria e di Antiochia). Per voi per\u00f2 non sia cos\u00ec; ma chi \u00e8 il pi\u00f9 grande tra di voi diventi come il pi\u00f9 piccolo, e chi governa come lui che serve. Infatti chi \u00e8 pi\u00f9 grande: chi sta a tavola o chi serve? Non \u00e8 forse colui che stava a tavola? Eppure sto io in mezzo a voi come colui che serve &gt;&gt;.\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026, 2004, p. 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria nell\u2019arte<\/em>, in <em>La Madonna delle Grazie<\/em>\u2026, 2004, p. 69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria<\/em>\u2026, 2004, p. 72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria<\/em>\u2026, 2004, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria<\/em>\u2026, 2004, pp. 74-78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria<\/em>\u2026, 2004, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2268\" class=\"footnote\">T. Verdon, <em>L\u2019incoronazione di Maria<\/em>\u2026, 2004, pp. 82-88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>\u201cCammini\u201d mariani per i tesori di Sicilia parte I<\/em>, in <em>OADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia<\/em>, Anno 1 n\u00b0 1, Giugno 2010, Palermo 2010, pp. 18-25 (versione stampabile) e disponibile <em>online<\/em> sul sito internet ufficiale dell&#8217;istituto e della rivista <a href=\"http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\">http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista<\/a> (consultato a partire dal 25\/09\/2013).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>\u201cCammini\u201dmariani<\/em>\u2026, 2010, pp. 29-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Ave Maria. La madonna in Sicilia, immagini e devozione<\/em>,<em> <\/em>Palermo 2003, p. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, pp. 21-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p.\u00a0 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, pp. 22-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, pp. 26-28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2268\" class=\"footnote\">C. Maggioni, <em>Storia e significato<\/em>\u2026, 2004, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, pp. 27-28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_2268\" class=\"footnote\">P. Bonci, <em>Madonne coronate<\/em>\u2026,<em> <\/em>2004, pp. 39- 68.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_2268\" class=\"footnote\">A. Buttitta, <em>Introduzione<\/em>, in <em>Ori e Argenti di Sicilia. Dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d 1 luglio &#8211; 30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_2268\" class=\"footnote\">BCPa, <em>Capitoli della professione degli orefici e argentieri di questa felice e fedelissima citt\u00e0 di Palermo<\/em>, Ms Qq F 197, secolo XVIII. Cf. M. ACCASCINA, <em>I marchi<\/em> <em>delle argenterie e oreficerie siciliane<\/em>, Busto Arsizio 1976; S. BARRAJA, <em>La maestranza degli orafi e degli argentieri di Palermo, <\/em>in <em>Ori e Argenti di Sicilia<\/em>\u2026,1989, pp. 364-377<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_2268\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, <em>Gli argenti in Sicilia tra rito e decoro<\/em>, in <em>Ori e Argenti di Sicilia<\/em>\u2026,1989, pp. 134-165<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_2268\" class=\"footnote\">J. S. Trupia, <em>L\u2019argento e le sue tecniche, <\/em>in<em> Ori e Argenti di Sicilia<\/em>\u2026, 1989, p. 168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Ave Maria: la Madonna in Sicilia. Immagine e devozione<\/em>, Palermo 2003, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Ave Maria: la Madonna<\/em>\u2026, 2003, pp. 11-12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_2268\" class=\"footnote\">Numerose opere si sono desunte dalla consultazione del testo M. C. DI NATALE, <em>Le confraternite dell\u2019arcidiocesi di Palermo; storia e arte<\/em>; Palermo 1993<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_2268\" class=\"footnote\">A. Buttitta, <em>I colori del sole. Arti popolari in Sicilia<\/em>, Palermo 1985, pp. 10-13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_2268\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Ave Maria: la Madonna<\/em>\u2026, 2003, pp. 22, 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_2268\" class=\"footnote\">ASDPa, consultati voll. n\u00b0 606 \u2013 738 Lettere del tribunale di visita degli anni 1624 &#8211; 1884, in particolare vol. n\u00b0 722, pag. 38 verso \u201c<em>Lettera di delegazione diretta a Monsignore Cava per la coronazione della B.V.S. chiamata del Presepe nel giardino del fonte di S. Antonino fuori le mura di questa citt\u00e0<\/em>\u201d; consultato il volume n\u00b01182 \u201c<em>Sacra\u00a0 visita fatta dal Card. D. Ferdinando Maria Pignatelli, arcivescovo di Palermo nel 1845<\/em>\u201d, fasc. N\u00b0 2,3,4,5,7,10,18,19,20,30,34,38,40,41,66,67,71,83,100,103,106,112,121,123,133,136,139,143,145,149.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ringrazia Mons. Giuseppe Randazzo, direttore dell\u2019Archivio Storico Diocesano, il Dott. Giovanni Travagliato e soprattutto Marcello Messina, responsabile della sala di consultazione, per l\u2019aiuto, le disposizioni e le utili informazioni fornitemi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_2268\" class=\"footnote\">Si ringrazia la Dott.ssa Concetta Lot\u00e0, responsabile dell\u2019Archivio Fotografico della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo. Si sono consultati tutti i fascicoli inerenti le diverse chiese di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_2268\" class=\"footnote\"><\/span>Tali chiese sono state rintracciate all\u2019interno del seguente testo: F. Lo Piccolo, <em>In rure sacra, le chiese rurali dell\u2019agro palermitano dall\u2019indagine di Antonino Mongitore ai giorni nostri<\/em>, Palermo 1995, pp. 299-417.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_2268\" class=\"footnote\">C. Brandi, <em>Teoria del restauro<\/em>, Torino 2000, pag. 6<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_2268\" class=\"footnote\">C. Brandi, <em>Teoria <\/em>&#8230;Torino 2000<em>.<\/em>,<em> <\/em>pp. 5-8<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_2268\" class=\"footnote\">U. Baldini, <em>Teoria del restauro e unit\u00e0 di metodologia<\/em>,\u00a0 Firenze 1982, pp. 6, 11, volume I<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_2268\" class=\"footnote\">U. Baldini, <em>Teoria \u2026 <\/em>Firenze 1982<em> , <\/em>pag. 43, volume II<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_2268\" class=\"footnote\">C. Brandi, <em>Teoria \u2026 <\/em>Torino 2000,<em> <\/em>pag. 43<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_2268\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_2268\" class=\"footnote\">M. Vitale, M.C. Di Natale,\u00a0 M. Sebastianelli, G. Giambanco, F. Palla <em>\u201cMetal crowns and ex voto objects applied to canvas paintings: problems of conservation and potential solutions\u201d<\/em> in \u201cKermes quaderni \u201d ESRARC 2014, 6<sup>th <\/sup>Eureapean Symposiumon Religious Art, Restoration and Conservation, Proceedings book, pp. 194-197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_2268\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>maurosebastianelli@hotmail.com &#8211; mariavtale@gmail.com Corone metalliche ed ex voto applicati ai dipinti su tela: problemi di conservazione e possibili soluzioni DOI: 10.7431\/RIV11062015 Questo studio prende spunto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2268\" title=\"Mauro Sebastianelli &#8211; Maria Vitale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2345,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2268"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2268"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2268\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2359,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2268\/revisions\/2359"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2345"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2268"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}