{"id":2248,"date":"2015-06-29T21:48:59","date_gmt":"2015-06-29T21:48:59","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2248"},"modified":"2015-12-29T21:13:12","modified_gmt":"2015-12-29T21:13:12","slug":"alberto-mannino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2248","title":{"rendered":"Alberto Mannino"},"content":{"rendered":"<p>albertomannino@virgilio.it<\/p>\n<h3>L\u2019opera pittorica del fiammingo Simone de Wobreck e le sue vetrate artistiche<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV11032015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recenti ricerche d\u2019archivio effettuate dallo scrivente mettono ulteriormente in evidenza la poliedricit\u00e0 del pittore fiammingo Simone de Wobreck<sup><a href=\"#footnote_0_2248\" id=\"identifier_0_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il pittore nativo di Haarlem si veda tra l&rsquo;altro T. Viscuso, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, vol. II, Pittura, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, ad vocem, con relativa bibliografia. Riferimenti al pittore riportano anche A.G. Marchese-B. De Marco Spata, Albina, Navarrete, Novello, Potenzano, Wobreck &amp; co. Nuovi documenti sui pittori siciliani della Maniera, in Manierismo siciliano. Antonino Ferraro da Giuliana e l&rsquo;et&agrave; di Filippo II di Spagna, atti del convegno di studi di Giuliana (Castello Federiciano, 18-20 ottobre 2009), Palermo 2010, pp. 345-372.\">1<\/a><\/sup>, presente a Palermo dalla met\u00e0 del Cinquecento, capace di rispondere alle richieste pi\u00f9 svariate della committenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere un\u2019idea delle grandi capacit\u00e0 artistiche del fiammingo \u00e8 bene primariamente esaminare i pi\u00f9 importanti dipinti a lui riferiti con certezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia pi\u00f9 antica che abbiamo del pittore a Palermo \u00e8 del febbraio 1558, come si desume da un contratto notarile, in cui l\u2019artista si obbligava a realizzare una grande tela, non pi\u00f9 rintracciabile, raffigurante <em>La Cena<\/em><em> in casa di Simone<\/em> per il refettorio del monastero di San Martino delle Scale<sup><a href=\"#footnote_1_2248\" id=\"identifier_1_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Pugliatti, Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale, Palermo 2011, p. 25.\">2<\/a><\/sup>. Si deve quindi desumere che gi\u00e0 in questa data il de Wobreck era gi\u00e0 abbastanza conosciuto e stimato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1560, la Regia Curia gli pagava \u201c<em>una pittura dell\u2019isola di Sicilia<\/em>\u201d, per il Palazzo Regio<sup><a href=\"#footnote_2_2248\" id=\"identifier_2_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Palermo (d&rsquo;ora in poi&nbsp; ASPa), Fondo Secrezia, vol. n. 444, f. 122v. Si veda anche G. Meli, Di Simone de Wobreck pittore olandese del sec. XVI, &nbsp;in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p. 202.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 aprile dello stesso anno, come si evince da un documento inedito rintracciato presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo, tra gli atti notarili di Antonino Carasi, il de Wobreck si obbligava con Vincenzo (?) Branciforte, conte di Raccuia, a dipingere un quadro ad olio con tre figure, rappresentanti la Madonna della Grazia con il figlio in braccio, San Francesco di Paola e Santa Oliva, alti 5 palmi circa per un prezzo di 16 onze<sup><a href=\"#footnote_3_2248\" id=\"identifier_3_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Carasi Antonino, st. I, vol.&nbsp; 6310, f.2308v. e sgg.\">4<\/a><\/sup>. L\u2019opera doveva presentare pure due angioletti reggenti una corona posta sul capo della Vergine ed il ritratto del committente nella parte bassa, che \u201c<em>lo<\/em> <em>raffiguri fino alla cintura\u201d<\/em>. Per la sua realizzazione, il committente doveva consegnare al pittore entro un mese, una tavola di legname<em> <\/em>di 8 palmi di larghezza e 10 palmi di altezza. L\u2019artista si impegnava, inoltre, a consegnare il dipinto entro otto mesi presso la propria dimora o la chiesa di San Francesco di Paola di Palermo<sup><a href=\"#footnote_4_2248\" id=\"identifier_4_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">5<\/a><\/sup>. Probabilmente, si trattava di un\u2019opera commissionata per la cappella di famiglia, concessa nel 1527 a Blasco Branciforte, nell\u2019altare maggiore della chiesa di San Francesco di Paola<sup><a href=\"#footnote_5_2248\" id=\"identifier_5_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Corporazioni soppresse, San Francesco di Paola, vol. 1095, rubrica lettera B.\">6<\/a><\/sup>. Nella Sala Verde della Galleria di Palazzo Abatellis, si ammira, accanto ad altre due tele del de Wobreck, un dipinto di un pittore anonimo<sup><a href=\"#footnote_6_2248\" id=\"identifier_6_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Pugliatti, Pittura&hellip;, 2011, p. 57, dove attribuisce questo dipinto alla scuola del Wobreck.\">7<\/a><\/sup> donato dal Convento di San Francesco di Paola, che pertanto potrebbe essere identificato con quello commissionato al fiammingo dal conte di Raccuia (<a title=\"Fig. 1. Simone de Wobreck (attr.), &lt;i&gt;La Madonna della Grazia, San Francesco di Paola e Santa Oliva&lt;\/i&gt;, 1560 ca., olio su tavola, Palermo, Galleria Interdisciplinare Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/man01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente a queste date conosciamo altri dipinti su tavola del de Wobreck. Il primo in ordine di tempo \u00e8 quello de <em>La Pentecoste,<\/em> un tempo collocato nell\u2019atrio del Ospedale Magno di Palermo e commissionato dall\u2019ospedaliere Giacomo Castrone nel 1562, oggi custodito nei depositi della Galleria Interdisciplinare della Sicilia di Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_7_2248\" id=\"identifier_7_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Pugliatti, Pittura&hellip;, 2011, p. 25. Cfr. inoltre A. Mazz&egrave;, L&rsquo;edilizia sanitaria a Palermo dal XVI al XIX sec. L&rsquo;Ospedale Grande e Nuovo, Palermo 1992.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua collocazione originaria, all\u2019interno della chiesa di San Agostino di Palermo, si osserva il dipinto di <em>San Guglielmo<\/em>, documentato nel 1567, quando fu commissionato da Pietro Aloisio di Scicli figlio del capomastro delle fortificazioni della citt\u00e0 Giovan Francesco di Scicli<sup><a href=\"#footnote_8_2248\" id=\"identifier_8_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Meli, Nuovi documenti relativi a dipinti di Palermo dei secc. XVI e XVII, in &ldquo;Atti dell&rsquo;Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo&rdquo;, s. IV, XVI, p. II, 1957. Il cognome corretto del committente &egrave; Scicli. Per approfondimenti sulla famiglia Scicli si rimanda alla lettura del volume di Antonino Palazzolo, La domus artis pannorum e il Venerabile Monte di Piet&agrave; a Palermo, Palermo 2005, pp. 35-36.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora presso la Galleria di Palazzo Abatellis, possiamo ammirare il dipinto su tavola datato 1581 dell\u2019<em>Assunzione della Vergine<\/em>, proveniente dalla chiesa di San Nicol\u00f2 lo Gorgo, che presentava un tempo la firma leggibile del pittore<sup><a href=\"#footnote_9_2248\" id=\"identifier_9_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Meli, Nuovi documenti relativi a dipinti di Palermo dei secc. XVI e XVII, in &ldquo;Atti dell&rsquo;Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo&rdquo;, s. IV, XVI, p. II, 1957. Il cognome corretto del committente &egrave; Scicli. Per approfondimenti sulla famiglia Scicli si rimanda alla lettura del volume di Antonino Palazzolo, La domus artis pannorum e il Venerabile Monte di Piet&agrave; a Palermo, Palermo 2005, pp. 35-36.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Chiesa Madre di Caccamo si trova oggi il dipinto <em>Andata al Calvario,<\/em> firmato e datato 1582, proveniente dalla chiesa di San Francesco dello stesso centro<sup><a href=\"#footnote_10_2248\" id=\"identifier_10_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Viscuso, scheda n. 8, in Momenti del Cinquecento meridionale. Restauri e recuperi, Palermo 1985; A. Cuccia, Caccamo: i segni artistici, Caccamo 1988; Eadem, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, 1993, ad vocem.\">11<\/a><\/sup>, un\u2019ulteriore rivisitazione di questo tema iconografico dopo il pi\u00f9 famoso <em>Spasimo <\/em>di Raffaello<sup><a href=\"#footnote_11_2248\" id=\"identifier_11_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.A. Spadaro, Raffaello e lo Spasimo di Sicilia, Palermo 1991.\">12<\/a><\/sup> e quello di Polidoro<sup><a href=\"#footnote_12_2248\" id=\"identifier_12_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Bottari, Intorno a Simone de Wobreck, in &ldquo;Siculorum Gymnasium&rdquo;, ns., n. 1, 1951, p. 94.\">13<\/a><\/sup>. Lo stesso soggetto ritorna nel dipinto su tavola, conservato nella Chiesa Madre di Ciminna, in cui si legge la firma del pittore Simone l\u2019olandese, ma la cui data oggi non \u00e8 pi\u00f9 leggibile. In entrambi i dipinti, si nota l\u2019inserimento del personaggio della Veronica, cos\u00ec come aveva fatto Polidoro<sup><a href=\"#footnote_13_2248\" id=\"identifier_13_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Pugliatti, Pittura&hellip;, 2011, pp. 38-39.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Pinacoteca del Castello di Grifeo di Partanna si conserva la tavola del 1585 della <em>Madonna del Rosario con i Misteri<\/em> che il de Wobreck realizza per la chiesa di San Francesco. In questo dipinto il pittore si firma aggiungendo Haarlem<sup><a href=\"#footnote_14_2248\" id=\"identifier_14_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Meli, Di Simone de Wobreck&hellip;,&nbsp; in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p. 202.\">15<\/a><\/sup> per la sua citt\u00e0 di provenienza. L\u2019opera, gravemente danneggiata nei volti, presenta molte analogie con quella di Vincenzo da Pavia custodita nella chiesa di San Domenico di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Museo del Castello Ursino di Catania si trova oggi <em>l\u2019Adorazione dei Magi<\/em> del 1585, che un tempo decorava l\u2019altare maggiore della chiesa palermitana dei Tre Re al Celso<sup><a href=\"#footnote_15_2248\" id=\"identifier_15_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Mancuso, Castello Ursino a Catania, Catania 2008, p. 73.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Museo Diocesano di Palermo, ma di provenienza ignota, \u00e8 esposta, invece, <em>La Flagellazione,<\/em> firmata e datata 1585, che ricorda un dipinto analogo di Vincenzo di Pavia<sup><a href=\"#footnote_16_2248\" id=\"identifier_16_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2010, p. 89.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo dipinto in ordine di tempo in cui troviamo obbligato il de Wobreck, questa volta in solido con il suo allievo Giulio Mosca, porta la data 1587 e raffigura <em>San Sebastiano<\/em> cos\u00ec come commissionato dal medico Giulio de Milazzo per la sua cappella presso la chiesa di Sant\u2019Agostino di Palermo, edificio chiesastico dove \u00e8 ancora custodito<sup><a href=\"#footnote_17_2248\" id=\"identifier_17_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Guagliardo Cusimano, st.I, vol. 4233, ff. non numerati, 28 ottobre 1587. Si veda anche T. Pugliatti, Pittura&hellip;, 2011, p. 139, che non riporta l&rsquo;indicazione archivistica.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si conosce la data della morte del de Wobreck, ma quando il suo allievo Giulio Mosca, il 21 agosto 1597, detta le sue volont\u00e0 testamentarie l\u2019artista fiammingo era gi\u00e0 defunto. Infatti, il Mosca dispone di voler essere sepolto nella Chiesa di San Marco di Palermo accanto al suo <em>precettore<\/em> Simone de Wobreck<sup><a href=\"#footnote_18_2248\" id=\"identifier_18_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, GiulioTrabona, st. I, vol. 9713, ff.&nbsp; non numerati, 21 agosto 1597.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia della morte del fiammingo \u00e8 confermata anche dal testamento di Maddalena Wobreck, moglie del defunto pittore, che il 27 agosto 1597 dispone di volere essere sepolta accanto al defunto marito<sup><a href=\"#footnote_19_2248\" id=\"identifier_19_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, GiulioTrabona, st. I, vol.&nbsp; 9713, ff. non numerati, 27 agosto 1597. Si veda anche F. Meli, Nuovi documenti&hellip;, in &ldquo;Atti dell&rsquo;Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo&rdquo;, s. IV, XVI, p. II, 1957, &nbsp;pp. 212-214.\">20<\/a><\/sup>. La vedova del de Wobreck nomina il pittore Giovan Paolo Fonduli esecutore testamentario e curatore dei suoi beni dopo la morte<sup><a href=\"#footnote_20_2248\" id=\"identifier_20_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">21<\/a><\/sup>. Quanto detto testimonia gli stretti legami che intercorrevano tra i pittori de Wobreck, Mosca e Fonduli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I documenti pubblicati fino a questo momento ci confermano che il de Wobreck oper\u00f2 lungamente a Palermo tra il 1558 ed il 1587. Ebbe certamente diversi allievi, tra cui il citato Giulio Mosca e quel Domenico Nore, a cui ha insegnato l\u2019arte pittorica e per cui \u00e8 remunerato nel 1574<sup><a href=\"#footnote_21_2248\" id=\"identifier_21_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo notai defunti, Giacomo Vacanti, st. I, vol. 6976, 20 dicembre 1575.\">22<\/a><\/sup>. La sua pittura presenta colori luminosi e brillanti e alcuni suoi dipinti colpiscono l\u2019attenzione per la presenza di una folla di personaggi, descritti miniaturisticamente, forse influenzato dalla cultura manierista tosco-romana, importata a Napoli da artisti come Vasari, Roviale e Marco Pino<sup><a href=\"#footnote_22_2248\" id=\"identifier_22_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Abbate, Storia dell&rsquo;arte nell&rsquo;Italia meridionale. Il Cinquecento, Roma 2002, vol. III, p.193.\">23<\/a><\/sup>. Un artista formatosi nel suo paese d\u2019origine e stabilitosi a Palermo attratto dalle opportunit\u00e0 lavorative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto si \u00e8 detto fino a questo momento, bisogna aggiungere il memoriale inedito che si legge tra le carte del Tribunale del Real Patrimonio che getta una nuova luce sul nostro artista. Si tratta di una richiesta inviata il 18 novembre 1573 (II ind.) da Palermo alla Regia Corte, in cui il de Wobreck espone di aver \u201c<em>con isperienza retrovato lo modo di fari vitriate in questa Citt\u00e0\u201d<\/em> e pertanto chiedeva la licenza per operare in esclusiva<sup><a href=\"#footnote_23_2248\" id=\"identifier_23_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa,Tribunale Real Patrimonio (d&rsquo;ora in poi TRP), Memoriali, vol. 189, f.. 92 e sgg.\">24<\/a><\/sup>. L\u2019attivit\u00e0 di decoratore di vetri richiedeva un sostanziale impegno economico, visto l\u2019alto costo dell\u2019importazione del vetro, e per tale motivo l\u2019artista fiammingo chiedeva sostegno ed aiuto alla Corte. Inoltre, si precisava che le vetriate erano realizzate di \u201c<em>tutti sorti tanto impersonaggi<\/em> <em>et le pinti quanto piani grandi e piccoli per quali si voglia fenestra e apertura come si usa nelli parti di Fiandra e di Franza e tanti altri lochi de la Italia\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_24_2248\" id=\"identifier_24_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">25<\/a><\/sup><em>. <\/em>In altre parole, egli introduce a Palermo e in Sicilia, una moda diffusa nelle altre citt\u00e0 europee e, sicuramente, immaginava di poter attirare i ricchi committenti siciliani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che colpisce \u00e8 la richiesta di esercitare in esclusiva &#8211; per dieci anni &#8211; l\u2019attivit\u00e0 di realizzatore di vetrate artistiche, precisando che \u201c<em>nixuno ne regniculo ne estero possa ne debia in questo regno detto esercizio esercitare senza la <\/em>sua<em> licenza\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_25_2248\" id=\"identifier_25_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">26<\/a><\/sup>. Nella sua richiesta sono contemplate anche delle multe per i trasgressori, si chiedeva l\u2019autorizzazione a fare <em>spezzare<\/em> le vetrate realizzate senza suo ordine e ad imputare una pena in denaro di 50 onze. Questa cifra sar\u00e0 equamente divisa tra l\u2019artista e la chiesa maggiore di Palermo<sup><a href=\"#footnote_26_2248\" id=\"identifier_26_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">27<\/a><\/sup><em>.<\/em> Purtroppo nel fondo dell\u2019Archivio di Stato di Palermo sono conservate soltanto le lettere indirizzate alla Regia Corte e non \u00e8 stato possibile accertare il consenso positivo alle richieste del Wobreck.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019importante aspetto delle capacit\u00e0 artistiche del de Wobreck, ovvero la sua perizia nel realizzare vetrate, doveva essere ben conosciuta dai suoi contemporanei, e ci permette di immaginare il pittore fiammingo impegnato nella realizzazione di vetrate artistiche in Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo dell\u2019arte del vetro in Europa inizia nel Medioevo e continua fino alla met\u00e0 del Cinquecento sotto l\u2019egemonia stilistica della scuola fiamminga, raggiungendo l\u2019apice nel XVI secolo. In genere, il pittore si limitava a realizzare il disegno in cartone che poi veniva spedito per essere eseguito dalle maestranze locali, mentre per i cantieri pi\u00f9 importanti l\u2019artista si recava sul posto per seguire meglio le fasi di realizzazione<sup><a href=\"#footnote_27_2248\" id=\"identifier_27_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">28<\/a><\/sup>. Tra i pittori di vetrate attivi in quegli anni in Italia, possiamo ricordare Corrado Mochis, proveniente dal cantiere del duomo di Colonia, giunto a Milano nel 1544 dove fu assunto dalla Fabbrica del Duomo, per la quale lavor\u00f2 fino alla morte avvenuta nel rogo che distrusse il suo laboratorio, il 30 agosto 1569<sup><a href=\"#footnote_28_2248\" id=\"identifier_28_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.icvbc.cnr.it\/bivi\/schede\/Lombardia\/Duomo\/25cat_siena.htm.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto detto e rileggendo quanto \u00e8 stato pubblicato sul pittore, la mia attenzione \u00e8 stata catturata da alcuni documenti pubblicati dal Meli<sup><a href=\"#footnote_29_2248\" id=\"identifier_29_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Meli, Di Simone de Wobreck&hellip;,&nbsp; in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p.&nbsp; 202-207.\">30<\/a><\/sup>. Si tratta di tre mandati di pagamento fatti proprio a Simone de Wobreck, relativi al \u201c<em>magisterio di pittura che ha fatto e fa alla camera chiamata le quattro colonne unde \u00e8 la vetriata\u201d <\/em>nel Palazzo Reale di Palermo. Il primo compenso \u00e8 datato 18 novembre 1578 (VII ind.), cos\u00ec come riportato nei registri di spesa, per un acconto di 20 onze. Altro anticipo di 20 onze si registra il 16 gennaio 1579 (VII ind.) e, infine, il saldo del lavori di pittura svolti dall\u2019artista in data 18 agosto 1579 (VII ind.), per una spesa complessiva di 66 onze. La somma pagata al Wobreck, per i lavori di pittura nella Camera delle Quattro Colonne \u00e8 abbastanza cospicua e lo \u00e8 tanto pi\u00f9 se si considera che nel giugno del 1577al pittore Giuseppe Alvino, alias Lo Sozzo, per la realizzazione delle pitture di tre stanze del Palazzo Regio venivano pagate in totale soltanto 35 onze<sup><a href=\"#footnote_30_2248\" id=\"identifier_30_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536, giugno 1577.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, si deve ricordare che il primo gennaio 1577 era stato nominato vicer\u00e9 Marco Antonio Colonna il cui ingresso trionfale in citt\u00e0 si registra il 24 aprile di quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_31_2248\" id=\"identifier_31_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Marcantonio Colonna si veda R.F. Margiotta &ndash; G. Travagliato, &laquo;Lo quale pittore si domanda Sipione Cartaro Gaitano&hellip;&raquo;. Scipione Pulzone, i Colonna e novit&agrave; sulla committenza artistica per le chiese cappuccine di Sicilia, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione, Palermo 2013, che riporta ampia bibliografia.\">32<\/a><\/sup>. Al momento dell\u2019arrivo del Colonna, nel Palazzo Reale era in atto un progetto di riammodernamento, iniziato gi\u00e0 nel 1550 quando, con Giovanni de<a class=\"qtdsinfli\" title=\"Click to Continue &gt; by WD\" href=\"#29348036\"> Vega<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/cdncache-a.akamaihd.net\/items\/it\/img\/arrow-10x10.png\" alt=\"\" \/><\/a>, i vicer\u00e8 ritornano ad abitare nel Palazzo, fino a quel momento in abbandono. Il vicer\u00e9 Colonna, al momento del suo arrivo, trova i lavori in corso di svolgimento e nei registri contabili vengono annotati i pagamenti dei lavori voluti dal suo predecessore, il duca di Terranova<sup><a href=\"#footnote_32_2248\" id=\"identifier_32_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti sui lavori svoltisi nel Palazzo Reale rimando alla consultazione del saggio di C. Guastella, Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento, in Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, atti della giornata di studio su Pietro d&rsquo;Asaro (Racalmuto 1985), Palermo 1985.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la Camera delle Quattro Colonne, essa presenta una pianta quadrata di impronta araba-normanna, con quattro colonne a delimitare lo spazio centrale. Si \u00e8 ipotizzato che lo spazio doveva essere originariamente scoperto e con una fontana al centro, a cui forse si devono riferire i due leoni oggi ai lati della porta che immette nella sala di re Ruggero<sup><a href=\"#footnote_33_2248\" id=\"identifier_33_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Calandra, Il Palazzo dei Normanni, Palermo 1999, p. 25 e sgg.\">34<\/a><\/sup>. Quindi, per quello che ci dicono i documenti trascritti dal Meli, il 18 novembre 1578 (VII ind.) il Wobreck <em>ha fatto e fa<\/em> delle pitture, per decorare la Camera delle Quattro Colonne in cui si trova la vetrata<sup><a href=\"#footnote_34_2248\" id=\"identifier_34_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536,&nbsp; novembre 1578.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo approfondire la ricerca, il passaggio successivo ha portato chi scrive a rileggere i registri contabili da cui il Meli ed altri studiosi hanno tratto le informazioni relative a questi lavori. Si tratta del registro contabile della fabbrica regia, conservato nel fondo Secrezia<sup><a href=\"#footnote_35_2248\" id=\"identifier_35_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536, f. 1 e sgg.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante riportare la voce di spesa dell\u201911 gennaio 1577 (V ind.) relativa al pagamento di 20 onze al magnifico Joanni Pinedo e \u201c<em>sono per lo prezzo di 100 tavole veneziane di longhizza di palmi 19 in circa que si hanno adoperato per farsi lo cubulo di legname dove sono le quattro colonne que si havi di sostenere la vitriata\u201d<\/em>. Segue nello stesso foglio un conto cassato &#8211; ma comunque interessante per la nostra ricerca &#8211; in cui, in data 6 febbraio 1577 (V ind.), si pagano un totale di 7 onze e 10 tar\u00ec al mastro Stefano de Pilieri e da questa somma si versano 3 onze e 15 tar\u00ec per \u201c<em>havere fatto 140 viti e per 15 lima quali si hanno posto per mettersi la vitrata nuovamente fatta dove sono le quattro colonne\u201d<\/em>. In un altro conto pure datato 6 febbraio 1577 (V ind.) si versa inoltre a mastro Simone Greppi un anticipo di 6 onze, per una spesa totale di 22 onze, per la realizzazione di cinque armi di rilievo di legname, \u201c<em>una con le armi regali et li 4 con le armi del Ex sua quali li hanno de ponere nuovamente si fa la vitrata dove sono le 4 colonne\u201d<\/em>. Un altro documento del 16 febbraio 1577 (V ind.), si attesta un pagamento a mastro Placido di Alistagno di 3 onze e 8 tar\u00ec per il prezzo di 49 <em>tavoli di zappino piccoli<\/em> (\u00e8 il pino d\u2019Aleppo) \u201c<em>che si hanno adoperato per la vitriata nuovamente fatta in la stanza del regio palazzo\u201d<\/em>. Infine, il 12 marzo 1577 (V ind.), si versano onze 11 al pittore Giovan Paolo Fonduli e \u201c<em>sono per avere fatto indorare e dipingere le 5 armi di rilievo di legname con l\u2019arma di sua Maest\u00e0 e li 4 armi di sua Ex<\/em>.\u201d collocate nella vetriata nuovamente realizzata nel regio palazzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, alla luce di questi conti, possiamo affermare che nel marzo del 1577 (V ind.) erano gi\u00e0 state acquistate 100 tavole veneziane lunghe 19 palmi (circa 5 metri) e 49 tavole di zappino, utili per realizzare un <em>cubulo<\/em> di legname atto a sostenere una vetrata per la   Camera delle Quattro Colonne. Per la realizzazione di questa complessa struttura lignea erano state utilizzate 140 viti e 15 lime e a completamento della stessa struttura venivano realizzati 5 stemmi di legno, decorati in seguito dal pittore Fonduli, raffiguranti una lo stemma del Sovrano e le altre quattro lo stemma del Duca di Terranova, alla cui volont\u00e0 si deve rimandare la realizzazione di questa nuova vetrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a questo momento, si \u00e8 realizzata dunque la struttura lignea, ma non si trova riscontro, successivamente a questa data, di spese per l\u2019acquisto di vetri. L\u2019assenza del conto di spesa per l\u2019esecuzione della vetrata ci permette di confermare l\u2019ipotesi che la realizzazione della stessa sia da attribuire al de Wobreck, che come sappiamo dalla sua richiesta presentata alla Regia Corte nel novembre 1573 (II ind.), si era dichiarato esperto nel realizzare questo tipo di decorazioni artistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, non \u00e8 pi\u00f9 casuale la presenza del de Wobreck nella realizzazione delle decorazioni di questa camera. Era la persona pi\u00f9 indicata a realizzare sia la vetrata che le decorazioni dell\u2019intera camera. Quindi, quella cospicua somma di 66 onze, pagate al pittore, deve essere attribuita al lavoro complessivo di decoro della camera. Un progetto approvato durante il governo del duca di Terranova e continuato durante il governo del vicer\u00e9 Colonna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, quanto realizzato in quegli anni del Cinquecento, oggi non \u00e8 pi\u00f9 visibile. Tuttavia, possiamo immaginare come fosse quella camera, dalle parole del Di Giovanni, che cos\u00ec la descriveva: \u201c<em>\u00e8 fatta sopra quattro colonne di finissima pietra e le mura sono tutte dipinte di finissima pittura ed \u00e8 coperta di una cupola delicatissimamente lavorata in modo che, entrandovi dentro, vi rappresenta la maest\u00e0 reale\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_36_2248\" id=\"identifier_36_2248\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Di Giovanni, Topografia antica di Palermo dal sec. X al XV, Palermo 1890.\">37<\/a><\/sup><em>.<\/em> Un ambiente di assoluto fascino, che purtroppo non \u00e8 arrivato ai nostri giorni in quanto nel XVIII secolo verr\u00e0 realizzata una nuova copertura lignea, decorata con i quattro punti cardinali. Da quel momento la sala prender\u00e0 il nome di Sala dei Quattro Venti. Alla luce di quanto detto, da questo momento in poi, guarderemo al de Wobreck anche come esperto di <em>vetriate,<\/em> importante elemento che apre nuovi scenari di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un particolare ringraziamento va all\u2019amica Milena Vela per i consigli che mi ha fornito.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">1573 novembre 18, Palermo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Memoriale inviato alla Regia Corte di Palermo da parte del pittore Simone de Wobreck<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIll. Ex.mo S.r, da parte di lo Mco Simone Vobrich si esponi a la Ex. Vostra qualmenti como homo curioso nella pittura con molti soi travagli et dispesa havendo con isperienza retrovato lo modo di fari vitriate in questa Citt\u00e0, di tutti sorti tanto impersonaggi et le pinti quando piani grandi e piccoli per quali si voglia fenestra e apertura come si usa nelli parti di Fiandra e di Franza e tanti altri lochi de la Italia e desiderando da li soi travagli cavare la spesa con suo utilit\u00e0 per tanto ornamento de molti ecclesie lochi e palazzi di questo regno li ha parso supplicare la Ex. Vostra darli licenza et soccorso con aiuto de costa della Regia Gran Corte \u00e8 ci\u00f2 che lo detto Ex. per conseguire e far la spesa de traduchiri li vitri in questo regno li quali sono de alto prezzo ben visto alla Ex. Vostra de la che Ipso ex di darra sicura plegeria a ci\u00f2 che venendo li ditti vitri poza operare e fare detti vetriate per cui li sar\u00e0 di bisogno per tanti ornamenti di questo regno tante vero che altro non percipa de ci\u00f2 utilitati supplica li soi travagli dispesi et industria demanda al Ex. Vra che ultra li conceda gran privilegio che per anni dechi dal giorno che ipso incominceria a lavorare nixuno ne regniculo ne estero possa ne debia in questo regno detto esercizio esercitare senza la licenza di detto Mco Ex. tanto cun li peni soliti ben visti a la Ex Vra et in tali casu contravvenendo si alcuno senza licenza de detto Esponeti presumissi infra detto termino de anni dechi senza sua espressa licenza esercitare seu fari diretti vel indiretti per se vel sunnizzas personas tutto a parti di lo quillo che detto Ex havvi supplicato circa detti vitriati sia lecito suo ordine fatti farli spezari et in tal caso con imperio de onze 50, di applicarsi come segue, onze 25 a lo revelanti et altri 25 de la magior panhormitana eclesia per ogni volta che in ci\u00f2 contravvenissi et de questa inapla forma farle fare lettera a ci\u00f2 che per occasione et favore della Ex V.ra et industria che detto Ex si introduca in questo regno un tanto ornamento di chiesi et palazzi da molti tempi desiderato et item supplica ut altissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Panormi die 18 Novembri II ind 1573<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per lo spett. de Agostino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">firmato: Francesco d\u2019Aurelio m.ro notaro\u201d.<\/p>\n<p>ASPa, TRP, Memoriali, vol. 189, f. 92.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2248\" class=\"footnote\">Per il pittore nativo di Haarlem si veda tra l\u2019altro T. Viscuso, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. II, <em>Pittura<\/em>, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, <em>ad vocem<\/em>, con relativa bibliografia. Riferimenti al pittore riportano anche A.G. Marchese-B. De Marco Spata, <em>Albina, Navarrete, Novello, Potenzano, Wobreck &amp; co. Nuovi documenti sui pittori siciliani della Maniera<\/em>, in <em>Manierismo siciliano. Antonino Ferraro da Giuliana e l\u2019et\u00e0 di Filippo II di Spagna<\/em>, atti del convegno di studi di Giuliana (Castello Federiciano, 18-20 ottobre 2009), Palermo 2010, pp. 345-372.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2248\" class=\"footnote\">T. Pugliatti, <em>Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale<\/em>, Palermo 2011, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2248\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Palermo (d\u2019ora in poi\u00a0 ASPa), Fondo Secrezia, vol. n. 444, f. 122v. Si veda anche G. Meli, <em>Di Simone de Wobreck pittore olandese del sec. XVI<\/em>, \u00a0in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p. 202.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo notai defunti, Carasi Antonino, st. I, vol.\u00a0 6310, f.2308v. e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Corporazioni soppresse, San Francesco di Paola, vol. 1095, rubrica lettera B.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2248\" class=\"footnote\">T. Pugliatti, <em>Pittura<\/em>\u2026, 2011, p. 57, dove attribuisce questo dipinto alla scuola del Wobreck.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2248\" class=\"footnote\">T. Pugliatti, <em>Pittura<\/em>\u2026, 2011, p. 25. Cfr. inoltre A. Mazz\u00e8, <em>L\u2019edilizia sanitaria a Palermo dal XVI al XIX sec. L\u2019Ospedale Grande e Nuovo<\/em>, Palermo 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2248\" class=\"footnote\">F. Meli, <em>Nuovi documenti relativi a dipinti di Palermo dei secc. XVI e XVII<\/em>, in \u201cAtti dell\u2019Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo\u201d, s. IV, XVI, p. II, 1957. Il cognome corretto del committente \u00e8 Scicli. Per approfondimenti sulla famiglia Scicli si rimanda alla lettura del volume di Antonino Palazzolo, <em>La domus artis pannorum e il Venerabile Monte di Piet\u00e0 a Palermo<\/em>, Palermo 2005, pp. 35-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2248\" class=\"footnote\">F. Meli, <em>Nuovi documenti relativi a dipinti di Palermo dei secc. XVI e XVII<\/em>, in \u201cAtti dell\u2019Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo\u201d, s. IV, XVI, p. II, 1957. Il cognome corretto del committente \u00e8 Scicli. Per approfondimenti sulla famiglia Scicli si rimanda alla lettura del volume di Antonino Palazzolo, <em>La domus artis pannorum e il Venerabile Monte di Piet\u00e0 a Palermo<\/em>, Palermo 2005, pp. 35-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2248\" class=\"footnote\">T. Viscuso, scheda n. 8, in <em>Momenti del Cinquecento meridionale. Restauri e recuperi<\/em>, Palermo 1985; A. Cuccia, Caccamo: i segni artistici, Caccamo 1988; Eadem, in L. Sarullo, <em>Dizionario<\/em>\u2026, 1993, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2248\" class=\"footnote\">M.A. Spadaro, <em>Raffaello e lo Spasimo di Sicilia<\/em>, Palermo 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2248\" class=\"footnote\">S. Bottari, <em>Intorno a Simone de Wobreck<\/em>, in \u201cSiculorum Gymnasium\u201d, ns., n. 1, 1951, p. 94.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2248\" class=\"footnote\">T. Pugliatti, <em>Pittura<\/em>\u2026, 2011, pp. 38-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2248\" class=\"footnote\">G. Meli,<em> Di<\/em> <em>Simone de Wobreck<\/em>\u2026,\u00a0 in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p. 202.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2248\" class=\"footnote\">B. Mancuso, <em>Castello Ursino a Catania<\/em>, Catania 2008, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2248\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Il Museo Diocesano di Palermo<\/em>, Palermo 2010, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo notai defunti, Guagliardo Cusimano, st.I, vol. 4233, ff. non numerati, 28 ottobre 1587. Si veda anche T. Pugliatti, <em>Pittura<\/em>\u2026, 2011, p. 139, che non riporta l\u2019indicazione archivistica.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo notai defunti, GiulioTrabona, st. I, vol. 9713, ff.\u00a0 non numerati, 21 agosto 1597.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo notai defunti, GiulioTrabona, st. I, vol.\u00a0 9713, ff. non numerati, 27 agosto 1597. Si veda anche F. Meli,<em> Nuovi documenti<\/em>\u2026, in \u201cAtti dell\u2019Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo\u201d, s. IV, XVI, p. II, 1957, \u00a0pp. 212-214.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo notai defunti, Giacomo Vacanti, st. I, vol. 6976, 20 dicembre 1575.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_2248\" class=\"footnote\">F. Abbate, <em>Storia dell\u2019arte nell\u2019Italia meridionale. Il Cinquecento<\/em>, Roma 2002, vol. III, p.193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_2248\" class=\"footnote\">ASPa,Tribunale Real Patrimonio (d\u2019ora in poi TRP), Memoriali, vol. 189, f.. 92 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_2248\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_2248\" class=\"footnote\">http:\/\/www.icvbc.cnr.it\/bivi\/schede\/Lombardia\/Duomo\/25cat_siena.htm.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_2248\" class=\"footnote\">G. Meli,<em> Di<\/em> <em>Simone de Wobreck<\/em>\u2026,\u00a0 in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, ns., a. III, fasc. 2, 1878, p.\u00a0 202-207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536, giugno 1577.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_2248\" class=\"footnote\">Su Marcantonio Colonna si veda R.F. Margiotta \u2013 G. Travagliato, \u00ab<em>Lo quale pittore<\/em> si domanda Sipione Cartaro Gaitano\u2026\u00bb. Scipione Pulzone, i Colonna e novit\u00e0 sulla committenza artistica per le chiese cappuccine di Sicilia, in <em>Opere d\u2019arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione<\/em>, Palermo 2013, che riporta ampia bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_2248\" class=\"footnote\">Per approfondimenti sui lavori svoltisi nel Palazzo Reale rimando alla consultazione del saggio di C. Guastella,<em> Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento<\/em>, in <em>Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo<\/em>, atti della giornata di studio su Pietro d\u2019Asaro (Racalmuto 1985), Palermo 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_2248\" class=\"footnote\">R. Calandra, <em>Il Palazzo dei Normanni<\/em>, Palermo 1999, p. 25 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536,\u00a0 novembre 1578.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_2248\" class=\"footnote\">ASPa, Fondo Secrezia, Fabbriche, vol. 1536, f. 1 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_2248\" class=\"footnote\">V. Di Giovanni, <em>Topografia antica di Palermo dal sec. X al XV<\/em>, Palermo 1890.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_2248\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>albertomannino@virgilio.it L\u2019opera pittorica del fiammingo Simone de Wobreck e le sue vetrate artistiche DOI: 10.7431\/RIV11032015 Recenti ricerche d\u2019archivio effettuate dallo scrivente mettono ulteriormente in evidenza <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2248\" title=\"Alberto Mannino\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2345,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2248"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2248"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2356,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2248\/revisions\/2356"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2345"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}