{"id":2150,"date":"2014-12-26T11:43:33","date_gmt":"2014-12-26T11:43:33","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2150"},"modified":"2015-06-29T21:28:45","modified_gmt":"2015-06-29T21:28:45","slug":"angelo-pantina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2150","title":{"rendered":"Angelo Pantina"},"content":{"rendered":"<p>angelo.pantina@unipa.it<\/p>\n<h3>\u201cImpressioni in Sicilia\u201d<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV10002014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggetto di questo articolo \u00e8 un genere di produzione che si colloca fra l\u2019artigianato e il disegno industriale. \u2018Impressioni in Sicilia\u2019 \u00e8 la storia poco comune di una piccola impresa operante a Palermo tra il 1974 e il 1994. Per vent\u2019anni, Regine Hildebrandt, anima un laboratorio di stampa serigrafica a schermo piatto, creando dei motivi ispirati alla cultura, ai paesaggi, alla tradizione e alla vegetazione della Sicilia.<br \/>\nPer anni abbiamo assistito allo sviluppo del disegno industriale da una parte e dell\u2019arte dall\u2019altra, fino a quando una serie di studi e di ricerche ma soprattutto un rinnovato rapporto tra progetto e certe aree di produzione, ha rimesso in circuito una quantit\u00e0 di energie tali da contribuire in modo determinante allo sviluppo del design in Italia.<br \/>\nSia chiaro che non intendiamo presentare un fenomeno produttivo di compromesso, almeno nell\u2019accezione pi\u00f9 corrente e peggiorativa tra i due tipi di attivit\u00e0 pi\u00f9 noti e tradizionali, ma tentare di definire un campo che, pur risentendo di tali tipi, presenta una sua specificit\u00e0 progettuale, produttiva, di vendita e di consumo, che ne traccia la sua fenomenologia<br \/>\nLa produzione artigianale, dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento in poi, ha subito un\u2019evoluzione tale da differenziarsi notevolmente dalla sua condizione dei secoli precedenti. D\u2019altro canto il design, in Italia nato nella stessa data, ha subito altrettante trasformazioni tanto che oggi \u00e8 diventato una sorta di contenitore dentro il quale ognuno mette ci\u00f2 che vuole.<br \/>\nQuesta duplice metamorfosi ha fatto si che si creasse una specie di avvicinamento tra le due esperienze &#8211; in alcuni casi si pu\u00f2 parlare di una loro fusione \u2013 ma in generale si pu\u00f2 constatare la formazione di un genere \u2018nuovo\u2019 con proprie caratteristiche e finalit\u00e0.<br \/>\nL\u2019idea stessa di arte ha subito anch\u2019essa delle modificazioni che hanno influito sia sul nuovo artigianato, sia sul nuovo design, sia su questo genere intermedio che racchiude appunto il riferimento alle arti figurative, all\u2019artigianato e al design.<br \/>\n\u00abIl nostro design (che non ha mai posseduto uno stile unico n\u00e9 un\u2019unica metodologia di lavoro) usa la tecnologia per le sue possibilit\u00e0 artistiche, e l\u2019arte per le sue possibilit\u00e0 tecnologiche; e nella sua filosofia di progetto conserva tracce dell\u2019animismo latino e della cultura misterica italica, che attribuivano agli oggetti un\u2019anima e una funzione esorcistica, e non soltanto l\u2019utilit\u00e0 e l\u2019estetica. In Italia gli oggetti domestici, gli strumenti di lavoro e gli elementi di arredo sono co-protagonisti di storie pi\u00f9 ampie, di vicende \u201calte\u201d legate alla cultura antropologica, alla religione, e alla politica; al punto che il nostro design costituisce una parte integrante della storia del Paese, di cui fornisce informazioni preziose sulle logiche di comportamento e di pensiero\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_2150\" id=\"identifier_0_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Branzi, Le sette ossessioni del design italiano , in &ldquo;L&rsquo;Europeo&rdquo;, Periodico bimestrale, n. 6 a. VI, dicembre 2007, Numero speciale per Triennale Design Museum.\">1<\/a><\/sup>.<br \/>\nAlla base di tutta la vicenda storica dell\u2019artigianato e del moderno design sta l\u2019esperienza dell\u2019arte e pi\u00f9 specificatamente della pittura e della scultura. E ci\u00f2 sia perch\u00e9 pittori e scultori appartenevano a una corporazione ritenuta superiore, sia perch\u00e9 le loro ricerche e proposte morfologiche erano svincolate da diretti scopi pratici, sia perch\u00e9 l\u2019arte stessa era considerata sinonimo di valore, libera espressione spirituale, modello di produzioni minori.<br \/>\nQuesta contrapposizione tra arte e tecnica, che attraversa i secoli, si ricompone con l\u2019avvento del disegno industriale. Scrive, infatti, Maldonado: \u00abSi \u00e8 creduto di trovare nella storia del modern design, proprio in quanto esso intendeva mediare l\u2019arte e la tecnica, una spiegazione del modo in cui si \u00e8 giunti  storicamente a superare la pregiudiziale  ideologica contro la tecnica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_2150\" id=\"identifier_1_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Maldonado, Disegno industriale: un riesame, VII ed., Milano 2005, p. 17.\">2<\/a><\/sup>.<br \/>\nL\u2019idealismo aveva relegato la tecnica nel campo della produzione strutturale negandole ogni contributo simbolico, ma come osserva Maldonado \u00abIl \u201cpregiudizio corrente\u201d che oppone i prodotti strutturali a quelli sovrastrutturali, i prodotti della mano (e della macchina) a quelli della testa \u00e8 definitivamente superato nel momento in cui tutti i prodotti del lavoro umano sono intesi come artefatti. (\u2026) In ultima analisi, si tratta della concezione, oggi generalmente accettata, secondo cui i prodotti dell\u2019attivit\u00e0 tecnica umana sono sempre da considerare fatti di \u201cvita materiale\u201d, o meglio: di cultura (o civilt\u00e0) materiale. Idea che Braudel ha cos\u00ec precisato: \u201cLa vita materiale sono gli uomini e le cose, le cose e gli uomini\u201d \u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_2150\" id=\"identifier_2_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Maldonado, Disegno&hellip;, 2005. p. 15.\">3<\/a><\/sup>.<br \/>\nSi pu\u00f2, dunque. riconoscere realisticamente che artigianato e design sono delle arti applicate, anche tenendo conto delle trasformazioni teoriche della questione.<br \/>\nVa riconosciuta alle arti applicate una certa autonomia anche in fatto di proposte formali e linguistiche.<br \/>\nMa al di l\u00e0 di queste considerazioni, miranti in qualche modo a smentire l\u2019unilateralit\u00e0 ideologica e a ridurre il divario fra arte e artigianato, si vuole sottolineare il fatto che l\u2019arte ha subito delle trasformazioni tali da avvicinarsi all\u2019artigianato prima e al design dopo.<br \/>\nUn\u2019altra causa delle trasformazioni concettuali subite dall\u2019arte cui si vuole accennare \u00e8 quella dovuta alla modificata concezione di quantit\u00e0. Osserva Argan: \u00abSappiamo per l\u2019esperienza di tanti secoli di storia dell\u2019arte, che cosa significhi qualit\u00e0; e non \u00e8 un caso che questo termine venga specificamente applicato all\u2019arte, quasi per contrasto, proprio nel momento e nel luogo in cui ha principio la cosiddetta rivoluzione industriale. Invece il concetto di quantit\u00e0, come concetto di valore, \u00e8 nuovo. Esso presuppone evidentemente l\u2019idea di ripetizione e, s\u2019intende, della ripetizione identica. Si ammette da tutti che la macchina opera in maniera pi\u00f9 precisa della mano dell\u2019uomo, sia pure armata degli utensili appropriati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_2150\" id=\"identifier_3_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. C. Argan, Il disegno industriale, in Progetto e destino, Milano 1965, p. 25.\">4<\/a><\/sup>.<br \/>\nIl discorso \u00e8 riferito alla ripetitivit\u00e0 propria delle tecniche industriali e per esse al nascente design ma riguarda anche lo stesso artigianato, a sua volta modificato da tali tecniche.<br \/>\nInfatti, mentre il lavoro artistico resta fatto a mano, quello dell\u2019artigiano comincia ad avvalersi della tecnologia meccanica. I nuovi materiali, i processi di lavorazione, la tipologia dei nuovi oggetti, fanno s\u00ec che l\u2019artigiano attinga sempre meno all\u2019arte fino al punto da prelevare da essa solo motivi decorativi.<br \/>\nQuesto nuovo genere di attivit\u00e0, tra artigianato e design, ha caratteri diversi dall\u2019artigianato, infatti per l\u2019attivit\u00e0 artigianale, il progetto \u00e8 solo un momento del processo ideativo-esecutivo, interno al processo stesso non distinguibile cio\u00e8 come fase a s\u00e9 stante: l\u2019attenzione dell\u2019artigiano non \u00e8 tanto rivolta al progetto quanto all\u2019oggetto. Questa nuova attivit\u00e0, al contrario, bench\u00e9 non miri a una grande serialit\u00e0, tutt\u2019al pi\u00f9 ad una serie limitata, non pu\u00f2 trascurare il momento progettuale. Anzitutto perch\u00e9 mentre l\u2019artigianato tradizionale tende a evidenziare i segni del \u201cfatto a mano\u201d e con essi il carattere unico e irripetibile  dell\u2019oggetto, l\u2019art design non ha questo obiettivo, anzi tende a mostrarsi come operazione ripetibile sia pure per piccola serie. In secondo luogo essa pone l\u2019esigenza del progetto come manifestazione ideativa che precede la realizzazione, come atto separato e preparatorio, come risposta alle esigenze del tempo. In questo nuovo genere, il progetto oltre ad essere un elaborato tecnico vuole anche dichiararsi come espressione culturale, un attestato della storicit\u00e0 del prodotto cui da\u2019 luogo. Un\u2019altra distinzione dall\u2019artigianato tradizionale, che va sottolineata come caratteristica invariante dell\u2019art design, \u00e8 la non ripetizione di modelli del passato, ma come s\u2019\u00e8 appena detto, mira a operare esclusivamente nella linea del gusto contemporaneo.<br \/>\nMa allora da che cosa si differenzia dal progetto del design?<br \/>\nSostanzialmente \u00e8 molto simile, anche se bisogna fare dei distinguo: ha la stessa affinit\u00e0 formale ma non quella operativa, la tendenza al piccolo numero e non al grande, quello di preordinare un prodotto pi\u00f9 durevole degli altri fatti a macchina, ecc.<br \/>\nGi\u00e0 da questi cenni sulle differenze tra artigianato e art design, per i soli fattori progettuali e tecnico-produttivi, si possono cogliere alcune specificit\u00e0. Nel primo si notano: la riproduzione di oggetti esistenti, la riproduzione interpretata dall\u2019artigiano, la produzione con un progetto redatto in corso d\u2019opera, l\u2019impiego di materiali naturali, la relativa tecnica manuale, l\u2019adattamento di una tecnica alla costruzione di un determinato prodotto.<br \/>\nL\u2019art design, propende per una tecnologia meccanica sia pure nei limiti di una produzione quantitativamente modesta, infine pur conservandosi valori progettuali e operativi di grande flessibilit\u00e0 il progetto \u00e8 quasi totalmente definito, la tecnica quasi adattabile esclusivamente al prodotto da costruire.<br \/>\nSe si passa dall\u2019ambito della progettazione e dell\u2019esecuzione a quello della vendita, una delle maggiori differenze fra le due categorie che si rilevano riguarda il rapporto fra domanda e offerta. Infatti, se l\u2019artigianato \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 che si socializza prevalentemente sul principio della commessa, nel caso dell\u2019art design si realizza e si diffonde, pi\u00f9 che altro sull\u2019offerta del prodotto.<br \/>\nA questo fenomeno dobbiamo aggiungere il fatto che la nostra societ\u00e0 ama sperimentare nuovi modelli di comportamento ambientale, ma desidera anche conservare, rievocare, ripercorrere antichi rituali.<br \/>\nEd \u00e8 proprio la coabitazione di antichi e nuovi rituali che ha contribuito a far riscoprire, l\u2019oggetto d\u2019eccezione, l\u2019oggetto di piccola serie \u201cfatto ad arte\u201d. Cos\u00ec da qualche tempo si stanno moltiplicando esperienze finalizzate a incentivare il processo  che vede l\u2019incontro tra la cultura del progetto e la produzione artigianale, spesso legata alle tradizioni e alle risorse di alcuni territori.<br \/>\nLa piccola impresa di cui ci stiamo occupando pu\u00f2 essere considerata come paradigma dell\u2019evoluzione dell\u2019artigianato verso l\u2019art design.<br \/>\n\u201cImpressioni in Sicilia\u201d, prima di diventare un laboratorio artigianale di stampa su stoffe, \u00e8 nato da un\u2019idea del Centro studi ed iniziative di Danilo Dolci<sup><a href=\"#footnote_4_2150\" id=\"identifier_4_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Centro studi e iniziative, fondato nel &rsquo;58, ha posto le sue ragioni d&rsquo;essere e di lavorare partendo da una concreta situazione economica-sociale &ndash; quella della Sicilia occidentale &ndash; e dalle esigenze che tale realt&agrave; dimostrava. In un lungo periodo iniziale &ndash; dal &rsquo;52 al &rsquo;56 &ndash; Danilo Dolci e un piccolo gruppo di volontari collaboratori si inserirono nel vivo della pi&ugrave; tragica realt&agrave; siciliana, condividendo la vita quotidiana della parte pi&ugrave; misera della popolazione locale. Questa esperienza diede frutti di sostanziale importanza su due diversi piani: da un lato, attraverso episodi che alcuni forse ricordano, richiam&ograve; l&rsquo;attenzione dell&rsquo;opinione pubblica italiana e mondiale su una cruda realt&agrave; da molti ignorata o mal conosciuta (il digiuno di Trappeto,  lo &ldquo;sciopero alla rovescia&rdquo; sulla trazzera di Partinico, l&rsquo;arresto di Danilo e dei sindacalisti,  il relativo processo, ecc.);  d&rsquo;altro canto,  permise a Danilo e al piccolo nucleo dei suoi amici e collaboratori di iniziare uno studio approfondito dell&rsquo;ambiente che li circondava, cominciando ad individuare le componenti dei fenomeni economico-sociale di quelle zone e ad indagare con rigore sulle interferenze ed interdipendenze di manifestazioni e situazioni caratteristiche della Sicilia occidentale: arretratezza economica, disoccupazione e sottoccupazione, basso livello tecnico &ndash; culturale,  difficolt&agrave;  alla  vita  associativa,  mafia.\">5<\/a><\/sup>.<br \/>\n\u00c8 la stessa Regine Hildebrandt, titolare del \u2018Laboratorio\u2019 a raccontare gli antefatti che portarono alla nascita di questa piccola, prestigiosa impresa.<br \/>\n\u00abDopo pochi mesi dal mio ritorno Franco Alasia mi propose, in nome di Danilo, di occuparmi del settore dell&#8217;artigianato da molto tempo abbandonato. Non so\u2019 fino ad oggi quale era il motivo che lasciava supporre ad essi che fossi la persona adatta ad occuparmene. Ma spesso Danilo aveva intuiti da chiaroveggente. Ad un tratto, tutte le mie varie attivit\u00e0 svolte in passato avevano un senso: il mio apprendistato di cucito, il mio lavoro da vetrinista che mi aveva avvicinato a diverse tecniche manuali, il mio tirocinio di disegnatrice tecnica, i miei tentativi di diventare una designer.<br \/>\nMi buttai a capofitto nell&#8217;impresa, visitai artigiani, compilai questionari, con l&#8217;aiuto di esperti ed altri collaboratori del Centro formai una cooperativa di artigiani, la \u201cTre Valli\u201d.<br \/>\nDisegnai linee di produzione per fabbri, tornitori, falegnami, mosaicisti, sarte e ceramisti, preparai campionari, e i primi articoli in serie cominciavano a confluire nel mio ufficio al piano superiore di Palazzo Scalia. Danilo mi aveva messo in contatto con esperti per lo sviluppo dell&#8217;artigianato, aveva convinto Ramy Alexander<sup><a href=\"#footnote_5_2150\" id=\"identifier_5_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esperto di sviluppo integrato, nel 1959 &egrave; il Coordinatore del &ldquo;Progetto Sardegna&rdquo; dell&rsquo;OCSE. Da questo progetto nacquero nuove linee d&rsquo;intervento per la tutela e lo sviluppo dell&rsquo;artigianato attraverso: la valorizzazione delle produzioni nelle loro diverse espressioni territoriali, artistiche e tradizionali; l&rsquo;ammodernamento tecnologico, l&rsquo;incremento produttivo e il miglioramento qualitativo della produzione dell&rsquo;artigianato; la distribuzione dei beni e dei servizi prodotti dall&rsquo;attivit&agrave; artigianale; il sostegno delle attivit&agrave; promozionali in favore dell&rsquo;artigianato destinate alla conoscenza e alla propaganda dei prodotti e alla loro maggiore diffusione e commercializzazione, anche attraverso agevolazioni all&rsquo;esportazione.\">6<\/a><\/sup> a venire da Firenze in Sicilia, ammalato, e in pieno inverno, dall&#8217;America venivano i Tillett,<sup><a href=\"#footnote_6_2150\" id=\"identifier_6_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Leslie Tillett e Doris Doctorow sono designer straordinari nel campo del design tessile, ma non solo; oltre ai tessuti disegnano abbigliamento e gioielli. I Tillett utilizzano il design come strumento per il cambiamento sociale attraverso il loro attivismo, la scrittura, e l&rsquo;insegnamento.\nAnche se meno noti dei contemporanei come Florence Knoll, George Nelson e Charles e Ray Eames, il loro posto nel panorama del design del dopoguerra era influente e distintivo. Ricercati da icone di stile, come Jacqueline Kennedy e Brooke Astor, i Tillett proponevano un&rsquo;estetica che era esotica e classica al tempo stesso. Dall&rsquo;Europa all&rsquo;Africa, dall&rsquo;arte contemporanea ai manufatti tradizionali di Giappone e Messico, le loro combinazioni inaspettate di colore e tessuti distinguono i Tillett come veri e propri precursori.\">7<\/a><\/sup> marito e moglie, in viaggio tra la Persia e le isole greche dove stavano realizzando un progetto per Onassis e Jackie. A Palermo chiedeva la collaborazione di Enzo Sellerio e Giacomo Baragli.  Non lontano si stava costruendo la Citt\u00e0 del Mare, complesso turistico con 1800 posti letto. La cooperativa \u2018Tre Valli\u2019 ha potuto aprire un negozio al suo interno. Mi occupavo delle vendite, viaggiavo negli intervalli con la mia Mehari rossa fra Sciacca, Castellammare, Salemi, Alcamo e Palermo per rifornirmi di merce, mettevo su un laboratorio di donne a Partinico, il tutto con collaborazioni da parte del Centro e degli artigiani stessi. Vivevo un momento alto della mia vita, e ne ero consapevole.<br \/>\nDanilo aveva visto giusto, c&#8217;era una grande potenzialit\u00e0 attorno a noi, e gli oggetti prodotti erano graditi ai turisti, gli artigiani erano fieri del loro lavoro.<br \/>\nDanilo portava nei suoi viaggi regali realizzati da noi che erano testimonianze tangibili di quello che si riusciva a creare con l&#8217;aiuto del Centro Studi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_2150\" id=\"identifier_7_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena di essere vissuta, ms, XXI sec., Palermo, collezione privata, f. 3.\">8<\/a><\/sup>.<br \/>\nIn vista del nuovo progetto per la costruzione della scuola in Contrada Mirto, nella quale si sarebbe applicato il metodo pedagogico innovativo, concepito da Danilo, sulla formazione dei bambini di Partinico, l\u2019esperienza del laboratorio artigianale volgeva al termine. Inoltre gli introiti del negozio bastavano appena a coprire le spese, un altro negozietto in via Vittorio Emanuele, che nel frattempo era nato a Palermo, non riusciva ad attirare i turisti di passaggio e fin\u00ec cos\u00ec questa prima attivit\u00e0.<br \/>\n\u00abDa mesi mi ero trasferita a Palermo. La mia famiglia che vedeva nel licenziamento la conclusione della mia esperienza siciliana, m\u2019invitava a tornare in Svizzera. Dall&#8217;altro lato diversi amici e conoscenti mi incoraggiavano a mettere su un&#8217; attivit\u00e0 mia in Sicilia.<br \/>\nQuando i Tillett erano venuti a trovarci al Centro, lo avevano fatto per proporci di inserire nel nostro programma una stamperia di tessuto, attivit\u00e0 che loro svolgevano a New York.<br \/>\nCi avrebbero dato il supporto tecnico, noi dovevamo trovare il finanziamento.<br \/>\nIl progetto non ha avuto inizio, per mancanza di soldi.<br \/>\nAdesso, a una mia lettera nella quale prospettavo di realizzare io una stamperia a Palermo mi hanno accettato come apprendista e sono partita per New York. Il tirocinio \u00e8 durato tre settimane a quattordici ore al giorno. Disegnare, copiare, stampare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_2150\" id=\"identifier_8_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem f. 3.\">9<\/a><\/sup>.<br \/>\nLeslie Tillett e Doris Doctorow (<a title=\"Fig. 1. D D e Leslie Tillett, foto di Irving Penn.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan01.jpg\">Fig. 1<\/a>) sono una coppia di designer americani che molta parte hanno avuto nella formazione di Regine e, di conseguenza, nella genesi di \u201cImpressioni in Sicilia\u201d.<br \/>\nI Tillett hanno vissuto e lavorato sulla Upper East Side, hanno aperto uno studio al 170 E. 80th Street, nel 1946, dove hanno creato tessuti per pi\u00f9 di quattro decenni. La notoriet\u00e0 dei loro tessuti \u00e8 stata creata dalla loro clientela, personaggi dell\u2019alta societ\u00e0 e arredatori di Manhattan.<br \/>\nI Tillett sono stati reclutati da Jackie Kennedy per favorire il lancio di Design Works di Bedford Stuyvesant<sup><a href=\"#footnote_9_2150\" id=\"identifier_9_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;The Design Works&rdquo; &egrave; stata fondata nel 1969, su suggerimento esplicito di Jacqueline Kennedy Onassis come parte del Bedford-Stuyvesant Restoration Corporation, un progetto di rivitalizzazione sociale, ideato e iniziato in precedenza da Robert F. Kennedy. Le opere di design prodotte sono di grande successo. L&rsquo;impresa, commerciale e creativa, &egrave; una vera e propria vetrina di spirito di comunit&agrave; e di talenti. Motivi africani classici costituiscono la base per gli audaci colori brillanti dei tessuti stampati per le opere di design.\">10<\/a><\/sup>.<br \/>\nDesign Works (nasce nel 1969 e chiude nel 1978) \u00e8 stato un progetto pilota di sviluppo comunitario, autorizzato dalla legislazione introdotta dal senatore Robert Kennedy.<br \/>\nNel loro laboratorio, i Tillett hanno addestrato tutto il personale di Design Works, con entusiasmo e competenza creando un ambiente di progettazione collaborativa; hanno condiviso il loro sapere, le loro tecniche di serigrafia e miscelazione di coloranti.<br \/>\nNel corso della sua esistenza, Design Works ha raggiunto una grande notoriet\u00e0 per i suoi modelli sorprendenti e colorati, ispirati all&#8217;arte africana.<br \/>\nReplicano questo modello di workshop a Nantucket, un&#8217;isola degli Stati Uniti d&#8217;America, 48 km a sud di capo Cod, nello Stato del Massachusetts. In questa esperienza essi utilizzano l&#8217;estetica locale e le competenze della comunit\u00e0.<br \/>\nLo stile innovativo e visionario dei loro tessuti e dei capi di abbigliamento colorati trae ispirazione dai loro viaggi e dal loro innato senso dello stile e del bello (<a title=\"Fig. 2 .D D e Leslie Tillett, Stampa su tessuto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. D D e Leslie Tillett, Stampe su tessuti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. D D e Leslie Tillett, Crisantemi, Stampa su tessuto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan04.jpg\">4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. D D e Leslie Tillett, Stampe su tessuti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan05.jpg\">5<\/a>).<br \/>\nDonald Albrecht, curatore nel Museum of the City of New York di architettura e design, ha detto che i Tillett sono stati i precursori di molti giovani designer di oggi in quanto mantenevano il controllo artistico completo, producendo essi stessi piccole tirature e curando la vendita a livello locale o nel proprio negozio.<br \/>\nCarica di entusiasmo per l\u2019esperienza americana, Regine riapproda a Palermo.<br \/>\nNel 1973 si lancia in questa nuova avventura con l\u2019aiuto di due studenti siciliani d\u2019architettura Rosario Rotondo e Tonino Ciaramitaro<br \/>\n\u00abSono tornata con modelli, qualche telaio, un\u2019idea vaga di come si realizzavano gli attrezzi, e una infarinatura approssimativa del mestiere nel quale volevo lanciarmi. Ma nondimeno convinta. Cos\u00ec \u00e8 iniziata l&#8217;avventura Impressioni in Sicilia, che mi ha trattenuto in Sicilia per molti anni\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_2150\" id=\"identifier_10_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 3.\">11<\/a><\/sup>.<br \/>\nPer pi\u00f9 di vent\u2019anni, infatti. il laboratorio creer\u00e0 dei tessuti impressi a mano,  e tanti altri prodotti con dei motivi decorativi originali e innovativi.<br \/>\n\u00abCercai una struttura adatta per iniziare con la stampa su stoffa. Individuai un bel padiglione Liberty, simile ad una serra posata sopra un corpo basso,  che mi sembrava andasse bene per impiantare il laboratorio. C&#8217;erano da pulire tutti i vetri, si sono offerti Rosario e Tonino ad aiutarmi. C&#8217;era da togliere le tracce dell&#8217;attivit\u00e0 precedente, telai a contatto, negativi, lastre fotografiche, vecchie fotografie. Il nostro laboratorio \u00e8 stato in passato il prestigioso studio fotografico Seffer<sup><a href=\"#footnote_11_2150\" id=\"identifier_11_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pochissime sono le notizie storiche sulla famiglia Seffer.\u2028L&rsquo;inizio dell&rsquo;attivit&agrave; della ditta Seffer si pu&ograve; far risalire alla fine dell&rsquo;800.\u2028 Enrico Seffer (1839-1919) dopo avere imparato il mestiere di fotografo, in uno studio sito in vicolo Marotta fu assunto come direttore nello studio fotografico di D&rsquo;Alessandro, che poi rilev&ograve; come unico proprietario, in salita San Domenico (oggi Giovanni Meli) n. 68, dove esiste ancora la veranda del suo atelier. \u2028Fu un eccelso ritrattista, con una produzione di ritratti dalla composizione armoniosa, accattivanti nelle pose di studiata naturalezza.\u2028Il logo apposto sul retro di alcune stampe fa riferimento all&rsquo;esposizione di Palermo del 1891 dove Enrico Seffer ebbe una menzione d&rsquo;onore. Enrico aveva tre figli maschi, di cui solo Pietro (1873-1947) continu&ograve; l&rsquo;attivit&agrave; paterna. \u2028Dei quattro figli di Pietro, Domenico rilev&ograve; l&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;atelier, continuando la sua attivit&agrave; di fotografo fino al 1970.\">12<\/a><\/sup>. Nella torretta ho istallato un tavolo da disegno. Nella &#8220;serra&#8221; entrava giusto giusto di sbieco un tavolo lungo dieci metri. Il sottoscala si doveva adattare a cucina colori. Due altri tavoli da cinque metri ciascuno hanno trovato posto sotto il grande lampadario nel salotto buono. Nel corridoio troneggiava il primo forno per termofissare i tessuti stampati fabbricato per noi dalla ditta Stancampiano, specializzata in costruzione di forni per il pane, che rispondeva vagamente ai nostri bisogni. Un altra stanza che dava sulla viuzza stretta era destinata ad atelier di cucito nel quale abbiamo trasformato i tessuti stampati in oggetti da vendere\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_2150\" id=\"identifier_12_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 4.\">13<\/a><\/sup>.<br \/>\nll contesto culturale e politico nei primi anni Settanta \u00e8 quello che fa capo a gruppi di progettisti contestatari, interessati all\u2019aspetto umano della produzione, intenzionati a rivalorizzare i mestieri. Li animava di sicuro una polemica antindustriale, ma prima ancora il desiderio di riavvicinare design e artigianato. Per questo si arriv\u00f2, al design radicale, all\u2019esperienza di Global Tools (un network di laboratori che aveva l\u2019obiettivo di \u201cstimolare il libero sviluppo della creativit\u00e0 individuale\u201d, come dichiarava il Documento n. 1 del gennaio 1973), animata soprattutto da Ettore Sottsass e Andrea Branzi.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da aggiungere che il movimento di riscoperta dell\u2019artigianato fu internazionale: dalla California, all\u2019Austria, fino all\u2019Italia. L\u2019obiettivo non era un impossibile ritorno all\u2019artigianato, ma la valorizzazione dei mestieri all\u2019interno di un processo industriale.<br \/>\nL\u2019azienda dei Tillett non solo fu l\u2019antesignana (nasce nel 1946), ma risulta emblematica di un nuovo percorso che vede l\u2019incontro tra la cultura del progetto e la produzione artigianale.<br \/>\nSulla stessa linea si era sviluppata un&#8217;altra famosa azienda scandinava, la Marimekko, che ha costituito un altro fondamentale punto di riferimento per l\u2019attivit\u00e0 di designer di Regine.<br \/>\nLa Marimekko, specializzata in tessile e abbigliamento, fu fondata da Armi Ratia nel 1951 dopo un precedente fallimento di una fabbrica per tela cerata. L&#8217;azienda nacque dal desiderio di creare qualcosa di nuovo, duraturo e bello per la vita quotidiana finlandese.<br \/>\nArmi Ratia desiderava portare una ventata di novit\u00e0 nel mondo delle stampe su tessuti e per questo scelse di mettere in produzione i disegni di giovani e promettenti designer, motivi grafici eccentrici e innovativi, gettando le basi di quello che Marimekko \u00e8 ancora oggi. Caratteristici di quei disegni erano i colori forti e brillanti e le nuove combinazioni di colori.<br \/>\nI disegni di Marimekko rappresentavano qualcosa di nuovo rispetto ai tradizionali disegni usati per i tessuti e per questo Marimekko conquist\u00f2 subito un largo pubblico.<br \/>\nMolti dei tessuti classici sono nati per mano di Maija Isola. Finlandese, Maija Isola aveva una formazione da pittrice e, in effetti, la maggior parte dei suoi motivi sono pi\u00f9 dei dipinti che decorazioni adatte a essere stampati su tessuto. In particolare Silkkikuikka, Joonas e Rautas\u00e4nky (<a title=\"Fig. 6. Maija Isola, 1951, &lt;i&gt;Silkkikuikka&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan06.jpg\">Figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. Maija Isola, 1951, &lt;i&gt;Joonas&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan07.jpg\">7<\/a>) nacquero di notte sul tavolo da stampa della fabbrica dipingendo e ascoltando musica. L&#8217;impronta da pittrice si conserva anche una volta che il motivo \u00e8 stampato su tessuto.<br \/>\nLokki e Kaivo (1961), (<a title=\"Fig. 8. Maija Isola, 1961, &lt;i&gt;Lokki&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan08.jpg\">Fig. 8<\/a>) si basa su delle linee ondeggianti con un&#8217;impressione un po&#8217; ottica ottenute tagliando della carta colorata. Unikko (1964), (<a title=\"Fig. 9. Maija Isola, 1964, &lt;i&gt;Unikko&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan09.jpg\">Fig. 9<\/a>) \u00e8 il primo dei tessuti Marimekko con fiori. Questi due motivi decorativi di Maija Isola portarono nel mondo dei tessuti finlandesi disegni dalle dimensioni gigantesche.<br \/>\nContrariamente a quanto Armi Ratia, aveva annunciato che Marimekko non avrebbe prodotto tessuti con motivi floreali, Unikko, disegnata per protesta da Maija Isola, \u00e8 diventata l\u2019icona della casa. Oggi Unikko \u00e8 pi\u00f9 famoso che mai ed \u00e8 disponibile una quantit\u00e0 innumerevole di prodotti con questi grandi fiori.<br \/>\nOggi la forte tradizione dei tessuti Marimekko continua con una nuova generazione di giovani designer pieni di talento quali Maija Louekari, Teresa Moorhouse e Erja Hirvi. L&#8217;architetto d&#8217;interni Maija Louekari appartiene a quel gruppo di giovani designer che collaborano con Marimekko all\u2019inizio degli anni 2000. Dietro ogni motivo che Maija Louekari ha disegnato per Marimekko c\u2019\u00e8 una storia interessante. Nel tessuto Hetki\u00e4\/Moments (2003), (<a title=\"Fig. 10. Maija Louekari, 2003, &lt;i&gt;Hetkia&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan10.jpg\">Fig. 10<\/a>) c&#8217;\u00e8 uno scorcio del parco Esplanadi nel centro di Helsinki.<br \/>\nAltri tessuti molto conosciuti di Maija Louekari sono Ho-Hoi! e Kaiku (2004), (<a title=\"Fig. 11. Maija Louekari, 2004, &lt;i&gt;Kaiku&lt;\/i&gt;, Marimekko. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan11.jpg\">Fig. 11<\/a>) entrambi ispirati dal paesaggio finlandese, e i pi\u00f9 recenti Siirtolapuutarha, R\u00e4symatto e Puutarhurin parhaat (2010) (<a title=\"Fig. 12. Maija Louekari, 2010, &lt;i&gt;Siirtolapuutarh&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<br \/>\nDal canto suo, Erja Hirvi rappresenta la natura con uno stile semplificato, che il suo motivo pi\u00f9 conosciuto, Lumimarja (2004), (<a title=\"Fig. 13. Erja Hirvi, 2004, &lt;i&gt;Lumimarja&lt;\/i&gt;, Marimekko.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan13.jpg\">Fig. 13<\/a>) ben esemplifica. Bottna \u00e8 anche uno dei tessuti pi\u00f9 venduti di Marimekko, sia in Finlandia che all&#8217;estero<br \/>\nNello stile forte e caratteristico dei motivi di Marimekko \u00e8 ancora oggi possibile ritrovare l&#8217;idea portante di Armi Ratia.<br \/>\nI Tillett e la Marimekko costituiscono, dunque, i modelli per la nascita e lo sviluppo del laboratorio di Regine. Ma continuiamo a seguire la storia.<br \/>\n\u00abMalgrado le stime ottimistiche dei miei maestri americani, era difficile che turisti salivano la scala stretta fino al laboratorio. Cercammo contatti con i villaggi turistici, con negozi di arredamento e andavamo a caccia di clienti privati. Il lavoro scarseggiava. I nostri primi amici collaboratori del gruppo Machno ci hanno abbandonato ben presto considerandomi &#8220;autoritaria&#8221;. Fece seguito un viavai di studenti e giovani artisti che, insieme  ai numerosi fratelli  di Rosario e a vari amici, ci davano una mano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_2150\" id=\"identifier_13_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 6.\">14<\/a><\/sup>.<br \/>\nI primi anni del laboratorio sono stati avversati anche da alcuni problemi tecnici: nella prima spedizione in Svizzera i colori stampati sulle tovaglie sparirono al primo lavaggio, metri di stoffa si bruciarono durante il termofissaggio, per l\u2019impossibilit\u00e0 di regolare la temperatura del forno, anche dopo l\u2019installazione di un termostato.<br \/>\nData l\u2019esiguit\u00e0 di clientela, il gruppo pensa di aprire un negozio in un posto pi\u00f9 commerciale per questi articoli e affitta un locale in via Principe di Belmonte.<br \/>\n\u00abL&#8217;arredo era un atto di funambolismo, tra legna presa a Ponte Ammiraglio (travi di pino pece trasformati in un tavolo grande, diversi pouff, scaffali e una cassettiera, che ancora esistono) e tubi di ferro fissati lungo le pareti per accogliere i tessuti stampati, e qualche spot recuperato in altro luogo, il tutto non doveva costare pi\u00f9 di due milioni di lire. Una girandola prodotta da noi era l&#8217;insegna, si leggeva &#8220;Workshop&#8221;, una lettera per ogni pala. Un giocattolo-apparecchio in legno, per dimostrare la tecnica di stampa,  posto dietro la vetrina completava l&#8217;arredo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_2150\" id=\"identifier_14_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 6.\">15<\/a><\/sup>. Quando, finalmente, ottengono un prestito dai parenti per un vero forno professionale, Regine si reca a Torino per comprarlo.<br \/>\n\u00abQuando arriv\u00f2, il suo peso era tale che non avevamo il coraggio di  appesantirne il pavimento logoro della nostra serra. L&#8217;abbiamo collocato provvisoriamente in una stalla nel palazzo di fronte. L&#8217;arrivo del forno ci ha costretti di andare alla ricerca di un nuovo laboratorio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_2150\" id=\"identifier_15_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 7.\">16<\/a><\/sup>.<br \/>\nA questo punto, un trasloco sembra inevitabile e diventa necessario cercare un nuovo laboratorio.<br \/>\n\u00abCi eravamo messi d&#8217;accordo che volevamo trovare un laboratorio dove potevamo  unire i nostri tavoli da stampa, aggiungendo altri dieci metri per poter imprimere pezze intere da trenta metri che avrebbero permesso di conquistare pi\u00f9 ampie fasce di mercato. Quindi ci serviva uno spazio di almeno trentacinque metri di lunghezza. Un giorno stavamo avvicinandoci a Partanna Mondello, quando tra alberi spunt\u00f2 un tetto lungo, che sembrava corrispondere alla struttura ricercata. Da vicino dimostr\u00f2 di far parte di un baglio, la parte posteriore della  Villa Santocanale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_2150\" id=\"identifier_16_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 8.\">17<\/a><\/sup>.<br \/>\nLa villa, del XVIII, secolo si trova in quella che nel Settecento era un\u2019elegante zona di villeggiatura dell\u2019aristocrazia, nella periferia occidentale di Palermo. Qui, i tessuti da imprimere si potevano stendere in tutta la loro lunghezza dentro l\u2019ampio magazzino. I gelsomini, le buganvillee, le palme nane e altre specie della flora mediterranea e tropicale affollavano il giardino davanti questi ambienti e diventeranno fonte d\u2019ispirazione per alcuni dei pi\u00f9 bei disegni.<br \/>\n\u00abIl locale era adatto: lungo trentotto metri, illuminato da ampie finestre, pulitissimo, e pronto dopo poche modifiche, ad essere preso in possesso. Il prezzo per l&#8217;affitto era nei limiti, la possibilit\u00e0 di abitare nelle casette del baglio rendeva ancora pi\u00f9 allettante il trasferimento.<br \/>\nCi siamo rimasti per sedici anni, fino all&#8217;epilogo della nostra storia.<br \/>\nChe avevamo fatto il passo da bottega a piccola industria, ce ne siamo accorti solo in seguito.<br \/>\nVisto che lo spazio abbondava, abbiamo aggiunto un altro tavolo da trenta metri. La struttura era diventata come un mostro affamato. Chiedeva lavoro, commesse. Rosario cominci\u00f2 a viaggiare per tutta Italia, riusc\u00ec a interessare molti negozi di arredamento, alla fine erano in settecento. Stampavamo per conto terzi, per la &#8220;Porcellana Bianca&#8221;, per La ceramica Caleca, per altre ditte ancora. L&#8217;Albero del Cotone ed altri negozi di arredamento in citt\u00e0 si occupavano dei clienti palermitani, dopo la chiusura del nostro Workshop. Siamo stati invitati a partecipare alle prestigiosissime fiere di &#8220;Incontri&#8221;, eravamo ospiti ai vari &#8220;Star&#8221;, a mostre in Svizzera. Una linea nuova rappresentava una collezione di tende ricamate che Rosario curava. La nostra perizia aumentava, il prodotto si arricchiva di disegni complementari al disegno principale, Rosario era diventato bravissimo a comporre campionari. Lavoravamo alacremente, senza stancarci, fino a tardi la sera e non conoscevamo n\u00e9 festivi, n\u00e9 domeniche. Qualche volta per\u00f2 era come un risveglio, quando ci accorgevamo che tutti i nostri sforzi non bastavano. Abbiamo pregato i nostri amici di sostenerci finanziariamente\u2026 Abbiamo lottato per salvare la nostra impresa, ma poi non potevamo pi\u00f9 chiudere gli occhi davanti all&#8217;evidenza, che non ce la facevamo pi\u00f9. Alla fine ci siamo arresi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_2150\" id=\"identifier_17_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena&hellip; ms., f. 8.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1987, in un articolo per il New York Time, Mary Taylor Simeti<sup><a href=\"#footnote_18_2150\" id=\"identifier_18_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Mary Taylor Simeti &egrave; arrivata a Palermo da New York City nel 1962, fresca di Bachelor of Arts in Storia medievale ad Harvard, per incontrare Danilo Dolci, gi&agrave; allora ben noto negli Stati Uniti, e lavorare con lui. La sua intenzione era di lavorare un anno in Sicilia e di ritornare ai suoi studi in America. Si &egrave; sposata ed &egrave; rimasta in Sicilia. &Egrave; autrice di diverse opere, pubblicate negli Stati Uniti e in Inghilterra, sulla nostra isola, sulle nostre tradizioni, con particolare riguardo alla cucina e sulla nostra storia. In italiano ha pubblicato Mandorle amare, che trae spunto dalla storia di Maria Grammatico, di Erice, la &ldquo;pasticciera&rdquo; dei famosi dolci di mandorle.  Vive tra la Sicilia e gli Stati Uniti.\">19<\/a><\/sup> cos\u00ec descriveva l\u2019attivit\u00e0 di \u201cImpressioni in Sicilia\u201d: \u00abC\u2019\u00e8 qualcosa nell\u2019aria di Sicilia che stimola la creativit\u00e0 degli stranieri. Il meglio dell\u2019arte siciliana \u2013 i templi greci, i mosaici bizantini, le chiese arabo-normanne \u2013 sono la testimonianza della ricchezza che le culture straniere hanno raggiunto dopo aver colonizzato l\u2019Isola. Non \u00e8 dunque sorprendente che alcuni dei pi\u00f9 bei tessuti che oggi sono prodotti in Sicilia provengono dai progetti di una straniera, una giovane svizzera, che qui trova le sua ispirazione nei paesaggi spettacolari dell\u2019Isola, nei suoi fiori esuberanti e nelle sue tradizioni artistiche secolari\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_2150\" id=\"identifier_19_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Taylor Simeti , L&rsquo;&eacute;t&eacute; sicilien sur &eacute;toffe,, in Impressioni in Sicilia Dialogue avec un territoire, Mulhouse 2001, p. 4.\">20<\/a><\/sup>.<br \/>\nDifatti, la cultura cui attinge Regine e di cui fortunatamente conserviamo ampia documentazione non \u00e8 il prodotto di poche generazioni. \u00c8 il risultato di secoli di storia, di un\u2019opera lenta e progressiva di prestiti e innovazioni, di assorbimenti e selezioni, di una continua rielaborazione, cui per gli apporti esterni avevano contribuito le varie genti che si erano succedute o nel popolamento o nel semplice dominio dell\u2019Isola, e che nel suo procedere in forma autonoma aveva trovato la condizione del suo equilibrio. Questa cultura aveva anche un suo ricco universo di forme artistiche popolari, profondamente radicate nella storia economica e sociale dell\u2019Isola.<br \/>\nL\u2019arte popolare siciliana ha un suo specifico carattere realistico. Ma \u00e8 anche vero che nell\u2019arte popolare \u00e8 sensibilmente presente l\u2019inclinazione per l\u2019ornato e che i punti, le rette, i cerchi, le linee spezzate ad angoli, i rosoni, le foglie e i fiori fortemente stilizzati e gli animali pi\u00f9 o meno immaginari, in molti sensi ricordano un antico patrimonio figurativo in cui l\u2019attitudine all\u2019astrazione e al simbolismo \u00e8 chiaramente presente.<br \/>\nLa genesi del repertorio ornamentale, anche se con diverse articolazioni, si deve ricercare nel lontano passato. I reticolati, le rette spezzate, i punti graffiti oppure il meandro e la spirale che distinguono la ceramica del neolitico siciliano e la ricca gamma di decorazioni dipinte in rosso, giallo e nero dell\u2019et\u00e0 dei metalli ritornano a decorare l\u2019arte siciliana nel Medioevo.<br \/>\nInsomma, secoli di storia e di arte siciliana, i paesaggi, la flora, contribuiscono a formare il ricchissimo abaco cui ispirarsi.<br \/>\nRegine s\u2019inserisce su questa strada per attingere a quei motivi decorativi che, attraverso la sua sensibilit\u00e0, ci restituir\u00e0 in modo originale nei suoi prodotti. Oggetti d\u2019uso, che non si rifanno a linguaggi consumati, ma neanche dettati da un vuoto modernismo ispirato da manifestazioni di moda. Gli oggetti progettati e realizzati da Regine hanno un valore durevole per la qualit\u00e0 dei disegni e dei materiali ma soprattutto, perch\u00e9 il suo progetto di ricerca \u00e8 destinato all\u2019identificazione e alla proposizione di \u201ctratti culturali ed identitari\u201d attraverso la prototipizzazione e la successiva realizzazione in serie di prodotti.<br \/>\nUna serie di disegni s\u2019ispirano ai paesaggi siciliani, le case di Noto, i tetti di Siculiana, i dammusi di Pantelleria, i paesaggi eoliani, i carrubbi disseminati nella Contea di Modica, e ci restituiscono immagini di grande poesia. (<a title=\"Fig. 14. Regine Hildebrandt, 1991, &lt;i&gt;Noto&lt;\/i&gt;, Palermo,Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Regine Hildebrandt, 1989, &lt;i&gt;Pantelleria&lt;\/i&gt;, Palermo,Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan15.jpg\">15<\/a>) Il passato immaginario, le finestre moresche, i minareti slanciati di una citt\u00e0 saracena, o una scena marittima popolata di navi elleniche- si stendono su eleganti e divertenti pareo. L\u2019Etna, il grande vulcano situato sulla costa occidentale della Sicilia, orna un sacco da spiaggia, mentre un paesaggio delle isole Eolie \u00e8 riprodotto su un pannello di stoffa utilizzato come rivestimento di un paravento.<br \/>\nIl cappero con i suoi lunghi sarmenti di foglie in forma di volute e la sua delicata fioritura,<br \/>\nl\u2019acanto che fiorisce in un lunga spiga rosa pallido, il capelvenere e le palme nane sono stampate nei colori vivi della primavera siciliana su fondo grigio o bianco. Il tessuto utilizzato \u00e8 mussolina di cotone per le tende, mentre di un cotone pi\u00f9 pesante, misto con lino, per meglio adattarlo ai tendaggi d\u2019estate. Ciascuno dei disegni floreali \u00e8 disponibile nella versione plastificata per essere tagliato in fogli e adattare allo stile informale della villeggiatura. (<a title=\"Fig. 16. Regine Hildebrandt, 1978, &lt;i&gt;Cappero&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan16.jpg\">Fig. 16<\/a>)<br \/>\nPi\u00f9 di venticinque secoli di arte siciliana contribuiscono a una grande variet\u00e0 di motivi decorativi: le monete delle colonie greche di Siracusa, Megara, Camarina, Gela, Agrigento, Taormina, Selinunte, la testa leonina di un doccione del tempio della Vittoria d\u2019Imera, i meandri e le greche, sono pensati per tendaggi e arazzi, mentre con i motivi geometrici dei vasi greci crea delle bordure semplici ed eleganti. Un processo originale conferisce una patina antica ai colori, specialmente nel caso dell\u2019oro, del marrone e del blu dell\u2019estate siciliana (<a title=\"Fig. 17. Regine Hildebrandt, 1993, &lt;i&gt;Megara&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan17.jpg\">Figg. 17<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 18. Regine Hildebrandt, 1985, &lt;i&gt;Labirinto&lt;\/i&gt;, Geison, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan18.jpg\">18<\/a>).<br \/>\nMa non solo l\u2019arte e la natura anche l\u2019artigianato e le tradizioni costituiscono un ricco serbatoio cui attingere. I ricami e le trine, che nella trasparenza dei tessuti intrecciano immagini e disegni tramandati da una generazione all\u2019altra, sollecitano la creativit\u00e0. Ed ecco allora che un pizzo antico si dispiega nella sua geometria compositiva a formare un arazzo. Un altro disegno, un filet  dai rami aggrovigliati con uccelli, trae spunto da un piatto policromo del XIV secolo, che si trova nel Museo di Palazzo Abatellis a Palermo (<a title=\"Fig. 19. Regine Hildebrandt, 1975, &lt;i&gt;Merletto&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan19.jpg\">Figg. 19<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 20. Regine Hildebrandt, 1976, &lt;i&gt;Aragona&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan20.jpg\">20<\/a>).<br \/>\nIl pane, entro l\u2019universo della cultura contadina, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un semplice alimento.<br \/>\nPu\u00f2 assumere di volta in volta il valore di offerta o di dono, di ex voto o di talismano, pu\u00f2 trasformarsi in strumento di solidariet\u00e0 e di aggregazione. Risulta, dunque, particolarmente affascinante il disegno ispirato dai pani votivi che le donne siciliane preparano per la festa di San Giuseppe. Linee delicate che danno forma ad angeli e santi, a fiori rossi e arancio su fondi bianchi per dei tessuti da trasformare in divertenti sacchi per pane appesi nella cucina.<br \/>\nU siminzaru, con la sua bancarella coloratissima e decorata con pitture dei carretti siciliani, bandierine tricolori, frange e stagnola luccicante e l&#8217;immagine di Santa Rosalia al centro, diventa Bancarella e Banniata (<a title=\"Fig. 21. Regine Hildebrandt, 1980, &lt;i&gt;Biscuit&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan21.jpg\">Figg. 21<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 22. Regine Hildebrandt, 1980, &lt;i&gt;Bancarella&lt;\/i&gt;, Palermo,Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan22.jpg\">22<\/a>). Le luminarie artistiche, che a Palermo e in tutta la Sicilia allietano le feste religiose con le loro forme colorate e barocche sono lo spunto per Festa (<a title=\"Fig. 23. Regine Hildebrandt, 1993, &lt;i&gt;Banniata&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan23.jpg\">Fig. 23<\/a>).<br \/>\nL\u2019azienda produce, con i suoi tessuti stampati, bellissimi oggetti poco costosi (set da tavola, guanti da cucina, grembiuli, pareo, sacche, ecc.) che prendono poco spazio nella valigia del turista. Questi tessuti stampati sono adatti anche per tapezzare i mobili. Dato che la sua produzione \u00e8 di piccola serie, Impressioni in Sicilia non possiede un magazzino. Ma \u00e8 proprio questa produzione ridotta che permette al laboratorio di accettare delle commesse di qualsiasi disegno nei colori o nel tessuto scelti dai clienti. Tutta la produzione di Impressioni in Sicilia \u00e8 volta all\u2019ideazione di manufatti che \u201csignifichino\u201d questi territori. L\u2019idea progettuale di Regine \u00e8 che ogni prodotto deve \u201cparlare\u201d del territorio, \u201craccontarlo\u201d a distanza. Deve permettere al turista di portare con s\u00e9 \u201cparte\u201d dei luoghi visitati. Deve \u201cappropriarsi\u201d di spazi sensoriali e fisici fino racchiudere in se elementi simbolici, analogici e iconici della nostra Sicilia (<a title=\"Fig. 24. Regine Hildebrandt, 1993, &lt;i&gt;Festa&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan24.jpg\">Figg. 24<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 25. Regine Hildebrandt, 1974, &lt;i&gt;Sirena&lt;\/i&gt;, Palermo, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/pan25.jpg\">25<\/a>).<br \/>\nNonostante i riconoscimenti del valore, della qualit\u00e0 dei prodotti, dell\u2019accuratezza dello stampato che gli pervenivano, sia dal mondo imprenditoriale, che dai non pochi clienti che in tutta Italia e all&#8217;estero li apprezzavano l\u2018azienda \u00e8 costretta a chiudere. Come spesso accade in Sicilia, per l\u2019insipienza dei politici e degli amministratori locali, non ci fu nessun riconoscimento, n\u00e9 aiuto, n\u00e9 incoraggiamento per quest\u2019azienda in difficolt\u00e0, non hanno neanche capito che avrebbero potuto trarre vanto dall&#8217;artigianato di qualit\u00e0 che l&#8217;isola ha prodotto e di un\u2019impresa che port\u00f2 come un vessillo il nome della Sicilia.<br \/>\nForse non sbaglieremo se il senso di tutto il lavoro di questa piccola impresa lo riassumiamo con una citazione di Gesualdo Bufalino.<br \/>\n\u00abQuesto mi pare il carattere pi\u00f9 immediato che distingue l\u2019operosit\u00e0 isolana: una nativa destrezza mai soddisfatta da semplici risultati economici ma spontaneamente intesa alla ricerca di un valore aggiunto (solo in apparenza superfluo) di leggiadria e di ricreazione.<br \/>\nAl punto che non esce dalle mani dell\u2019operatore nessun oggetto utilitario dove non splenda altres\u00ec un qualche lume d\u2019arte o d\u2019artificio; nessun manufatto di uso comune che non lasci intravedere dietro di s\u00e9 un miraggio, una truvatura (cos\u00ec nel mio dialetto si chiamano i tesori nascosti) fantastica e lietamente arbitraria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_2150\" id=\"identifier_20_2150\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bufalino, La luce e il lutto, Palermo 1998, p. 81.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_2150\" class=\"footnote\">A. Branzi, Le sette ossessioni del design italiano , in \u201cL\u2019Europeo\u201d, Periodico bimestrale, n. 6 a. VI, dicembre 2007, Numero speciale per Triennale Design Museum.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_2150\" class=\"footnote\">T. Maldonado, Disegno industriale: un riesame, VII ed., Milano 2005, p. 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_2150\" class=\"footnote\">T. Maldonado, Disegno\u2026, 2005. p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_2150\" class=\"footnote\">G. C. Argan, Il disegno industriale, in Progetto e destino, Milano 1965, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_2150\" class=\"footnote\">Il Centro studi e iniziative, fondato nel \u201958, ha posto le sue ragioni d\u2019essere e di lavorare partendo da una concreta situazione economica-sociale \u2013 quella della Sicilia occidentale \u2013 e dalle esigenze che tale realt\u00e0 dimostrava. In un lungo periodo iniziale \u2013 dal \u201952 al \u201956 &#8211; Danilo Dolci e un piccolo gruppo di volontari collaboratori si inserirono nel vivo della pi\u00f9 tragica realt\u00e0 siciliana, condividendo la vita quotidiana della parte pi\u00f9 misera della popolazione locale. Questa esperienza diede frutti di sostanziale importanza su due diversi piani: da un lato, attraverso episodi che alcuni forse ricordano, richiam\u00f2 l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica italiana e mondiale su una cruda realt\u00e0 da molti ignorata o mal conosciuta (il digiuno di Trappeto,  lo \u201csciopero alla rovescia\u201d sulla trazzera di Partinico, l\u2019arresto di Danilo e dei sindacalisti,  il relativo processo, ecc.);  d\u2019altro canto,  permise a Danilo e al piccolo nucleo dei suoi amici e collaboratori di iniziare uno studio approfondito dell\u2019ambiente che li circondava, cominciando ad individuare le componenti dei fenomeni economico-sociale di quelle zone e ad indagare con rigore sulle interferenze ed interdipendenze di manifestazioni e situazioni caratteristiche della Sicilia occidentale: arretratezza economica, disoccupazione e sottoccupazione, basso livello tecnico \u2013 culturale,  difficolt\u00e0  alla  vita  associativa,  mafia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_2150\" class=\"footnote\">Esperto di sviluppo integrato, nel 1959 \u00e8 il Coordinatore del \u201cProgetto Sardegna\u201d dell\u2019OCSE. Da questo progetto nacquero nuove linee d\u2019intervento per la tutela e lo sviluppo dell&#8217;artigianato attraverso: la valorizzazione delle produzioni nelle loro diverse espressioni territoriali, artistiche e tradizionali; l&#8217;ammodernamento tecnologico, l&#8217;incremento produttivo e il miglioramento qualitativo della produzione dell&#8217;artigianato; la distribuzione dei beni e dei servizi prodotti dall&#8217;attivit\u00e0 artigianale; il sostegno delle attivit\u00e0 promozionali in favore dell&#8217;artigianato destinate alla conoscenza e alla propaganda dei prodotti e alla loro maggiore diffusione e commercializzazione, anche attraverso agevolazioni all&#8217;esportazione. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_2150\" class=\"footnote\">Leslie Tillett e Doris Doctorow sono designer straordinari nel campo del design tessile, ma non solo; oltre ai tessuti disegnano abbigliamento e gioielli. I Tillett utilizzano il design come strumento per il cambiamento sociale attraverso il loro attivismo, la scrittura, e l&#8217;insegnamento.<br \/>\nAnche se meno noti dei contemporanei come Florence Knoll, George Nelson e Charles e Ray Eames, il loro posto nel panorama del design del dopoguerra era influente e distintivo. Ricercati da icone di stile, come Jacqueline Kennedy e Brooke Astor, i Tillett proponevano un\u2019estetica che era esotica e classica al tempo stesso. Dall&#8217;Europa all&#8217;Africa, dall&#8217;arte contemporanea ai manufatti tradizionali di Giappone e Messico, le loro combinazioni inaspettate di colore e tessuti distinguono i Tillett come veri e propri precursori.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena di essere vissuta, ms, XXI sec., Palermo, collezione privata, f. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_2150\" class=\"footnote\"> Ibidem f. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_2150\" class=\"footnote\">&#8220;The Design Works\u201d \u00e8 stata fondata nel 1969, su suggerimento esplicito di Jacqueline Kennedy Onassis come parte del Bedford-Stuyvesant Restoration Corporation, un progetto di rivitalizzazione sociale, ideato e iniziato in precedenza da Robert F. Kennedy. Le opere di design prodotte sono di grande successo. L\u2019impresa, commerciale e creativa, \u00e8 una vera e propria vetrina di spirito di comunit\u00e0 e di talenti. Motivi africani classici costituiscono la base per gli audaci colori brillanti dei tessuti stampati per le opere di design.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_2150\" class=\"footnote\">Pochissime sono le notizie storiche sulla famiglia Seffer.\u2028L\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 della ditta Seffer si pu\u00f2 far risalire alla fine dell\u2019800.\u2028 Enrico Seffer (1839-1919) dopo avere imparato il mestiere di fotografo, in uno studio sito in vicolo Marotta fu assunto come direttore nello studio fotografico di D\u2019Alessandro, che poi rilev\u00f2 come unico proprietario, in salita San Domenico (oggi Giovanni Meli) n. 68, dove esiste ancora la veranda del suo atelier. \u2028Fu un eccelso ritrattista, con una produzione di ritratti dalla composizione armoniosa, accattivanti nelle pose di studiata naturalezza.\u2028Il logo apposto sul retro di alcune stampe fa riferimento all\u2019esposizione di Palermo del 1891 dove Enrico Seffer ebbe una menzione d\u2019onore. Enrico aveva tre figli maschi, di cui solo Pietro (1873-1947) continu\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 paterna. \u2028Dei quattro figli di Pietro, Domenico rilev\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019atelier, continuando la sua attivit\u00e0 di fotografo fino al 1970.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_2150\" class=\"footnote\">R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_2150\" class=\"footnote\"> R. Hildebrandt,  Alla ricerca di una vita che vale la pena\u2026 ms., f. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_2150\" class=\"footnote\">Mary Taylor Simeti \u00e8 arrivata a Palermo da New York City nel 1962, fresca di Bachelor of Arts in Storia medievale ad Harvard, per incontrare Danilo Dolci, gi\u00e0 allora ben noto negli Stati Uniti, e lavorare con lui. La sua intenzione era di lavorare un anno in Sicilia e di ritornare ai suoi studi in America. Si \u00e8 sposata ed \u00e8 rimasta in Sicilia. \u00c8 autrice di diverse opere, pubblicate negli Stati Uniti e in Inghilterra, sulla nostra isola, sulle nostre tradizioni, con particolare riguardo alla cucina e sulla nostra storia. In italiano ha pubblicato Mandorle amare, che trae spunto dalla storia di Maria Grammatico, di Erice, la \u201cpasticciera\u201d dei famosi dolci di mandorle.  Vive tra la Sicilia e gli Stati Uniti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_2150\" class=\"footnote\">M. Taylor Simeti , L\u2019\u00e9t\u00e9 sicilien sur \u00e9toffe,, in Impressioni in Sicilia Dialogue avec un territoire, Mulhouse 2001, p. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_2150\" class=\"footnote\">G. Bufalino, La luce e il lutto, Palermo 1998, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_2150\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>angelo.pantina@unipa.it \u201cImpressioni in Sicilia\u201d DOI: 10.7431\/RIV10002014 Oggetto di questo articolo \u00e8 un genere di produzione che si colloca fra l\u2019artigianato e il disegno industriale. \u2018Impressioni <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=2150\" title=\"Angelo Pantina\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2216,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2150"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2150"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2150\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2238,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2150\/revisions\/2238"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}