{"id":1968,"date":"2014-06-29T10:07:50","date_gmt":"2014-06-29T10:07:50","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1968"},"modified":"2014-12-26T09:41:43","modified_gmt":"2014-12-26T09:41:43","slug":"cristina-costanzo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1968","title":{"rendered":"Cristina Costanzo"},"content":{"rendered":"<p>cristinacostanzo@gmail.com<\/p>\n<h3>Ettore De Maria Bergler e le Arti Decorative: uno sguardo aggiornato attraverso la scoperta di fonti inedite<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09112014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente articolo \u00e8 dedicato a Ettore De Maria Bergler, una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 rappresentative del panorama artistico siciliano, e in particolare alla sua attivit\u00e0 nell\u2019ambito della decorazione<sup><a href=\"#footnote_0_1968\" id=\"identifier_0_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il presente contributo &egrave; il frutto di un pi&ugrave; ampio studio condotto nell&rsquo;ambito del Dottorato di Ricerca in &ldquo;Storia dell&rsquo;Arte Medievale, Moderna e Contemporanea in Sicilia&rdquo; dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo, confluito nella tesi dottorale &ldquo;Ettore De Maria Bergler maestro delle Arti Decorative in Sicilia e &lsquo;grande pittore dell&rsquo;Italia meridionale&rsquo; all&rsquo;Esposizione Internazionale d&rsquo;Arte della citt&agrave; di Venezia&rdquo;.\">1<\/a><\/sup>. De Maria Bergler, noto per una produzione pittorica di rara eleganza di cui restano preziose testimonianze presso istituzioni museali italiane e straniere, si distinse anche come autore di decorazioni di straordinaria qualit\u00e0 tra cui menzioniamo il ciclo decorativo eseguito a Villa Igiea, da annoverare tra i capolavori dell\u2019Art Nouveau internazionale. Tale contributo intende offrire una riflessione sulle due anime, affini e complementari, della produzione dell\u2019artista siciliano che si ciment\u00f2 con successo sia con la pittura sia con la decorazione e presentare un pi\u00f9 articolato approccio che renda la complessit\u00e0 e la ricchezza di un autore originale in cui riconoscere l\u2019importante testimone di un\u2019epoca e della pi\u00f9 generale condizione artistica siciliana tra XIX e XX secolo. \u00c8 opportuno riconsiderare la passione mostrata da De Maria Bergler per le arti decorative non soltanto attraverso le sue pregevoli opere &#8211; come le decorazioni della Sala d\u2019Estate di Villa Whitaker e della Sala del Consiglio della Cassa Centrale di Risparmio, a Palermo, e le decorazioni per il \u201cSecr\u00e8taire Liberty\u201d, custodito presso la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma &#8211; ma anche mediante la rilettura critica dell\u2019interessante materiale inedito rintracciato presso l\u2019ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia) e un avvenimento tanto significativo quanto misconosciuto: l\u2019acquisto da parte dell\u2019artista siciliano di due panelli decorativi di Frances e Margaret Macdonald, esponenti dell\u2019arte scozzese, presentati alla III Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Citt\u00e0 di Venezia (1899). Maria Accascina nel saggio \u201cOttocento siciliano. Pittura\u201d, lavoro pioneristico e ancora imprescindibile per gli studiosi che si confrontano con l\u2019argomento, descrive il nostro artista in questi termini: \u00abMigliore tra tutti, allievi e non allievi di Francesco Lojacono, fu Ettore De Maria Bergler (1850-1939), che non visse imprigionato in provincia, ma si educ\u00f2 a Napoli e a Firenze, amico di tutti i pi\u00f9 grandi pittori contemporanei, presente a tutte le mostre, stimato, onorato come il pi\u00f9 grande pittore dell\u2019ultimo Ottocento meridionale<sup><a href=\"#footnote_1_1968\" id=\"identifier_1_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Ottocento siciliano. Pittura, Roma 1939, p. 103.\">2<\/a><\/sup> \u00bb. Di capitale importanza per lo studio della figura di De Maria Bergler, il catalogo della mostra antologica sul pittore, a cura di Laura Bica, tenutasi nel 1988 presso la Civica Galleria d\u2019Arte Moderna \u201cE. Restivo\u201d di Palermo, cui si aggiungono i pi\u00f9 recenti studi sull\u2019Ottocento siciliano che, pur non concentrandosi esclusivamente sull\u2019artista, hanno restituito alla nostra conoscenza sue opere a lungo ignorate, provenienti da collezioni private. Alle opere citate da M. Accascina e al cospicuo gruppo di dipinti scoperti grazie alla mostra del 1988 si aggiunge cos\u00ec un corpus di lavori &#8211; esaminati da studiosi come Ivana Bruno, Anna Maria Ruta, Silvestra Bietoletti e Gioacchino Barbera &#8211; comprendente opere, diverse per tipologia e caratteristiche, di notevole interesse come \u201cAlgeri\u201d (1883), \u201cTonnara Bordonaro all\u2019Arenella\u201d (1884), \u201cTramonto sul mare\u201d (1918), e altre ancora<sup><a href=\"#footnote_2_1968\" id=\"identifier_2_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedasi Ottocento siciliano. Dipinti di collezioni private agrigentine, catalogo della mostra a cura di G. BARBERA, Napoli 2001; La pittura dell&rsquo;Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d&rsquo;arte e collezionismo, a cura di M. C. DI NATALE, Palermo 2005; Poliorama pittoresco. Dipinti e disegni dell&rsquo;Ottocento siciliano, catalogo della mostra a cura di G. BARBERA, Cinisello Balsamo (Milano) 2007.\">3<\/a><\/sup>. Tali fruttuose acquisizioni e precisazioni rispetto alla mostra del 1988 confluiscono nel catalogo dell\u2019artista che si rivela cos\u00ec particolarmente ricco ed eterogeneo. Non mancano gli studi sull\u2019Ottocento siciliano e sulla pittura di paesaggio, temi che si offrono a circuitazioni tra ambiti di ricerca complementari e interessanti a livello nazionale, in quanto includono diverse scuole regionali che da nord a sud esperiscono il proprio sguardo sulla natura. Si inserisce in tale contesto storico-artistico la figura di De Maria Bergler, che opera a cavallo tra due secoli, in un\u2019epoca in cui la Sicilia si rivela uno snodo di cultura e risorse di grande interesse a livello mediterraneo ed europeo, affermandosi come protagonista dei momenti cruciali dell\u2019arte siciliana che si cimentava con la pittura di paesaggio e si apprestava ad accogliere lo stile internazionale noto come Art Nouveau.<br \/>\nEttore De Maria nasce il 25 dicembre del 1850 a Napoli, durante un soggiorno dei genitori Lorenzo De Maria, palermitano, e Vittoria Bergler, viennese, quasi gi\u00e0 destinato dai propri natali all\u2019internazionalit\u00e0. L\u2019artista gode in vita di grande successo grazie al sostegno delle famiglie dell\u2019alta societ\u00e0 siciliana, tra cui i Whitaker e i Florio, e in pochi anni conquista il grande pubblico attraverso le numerose partecipazioni all\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte della citt\u00e0 di Venezia. De Maria Bergler poteva vantare la formazione presso le scuole pittoriche di Napoli e Firenze e numerosi soggiorni all\u2019estero ma le radici della sua formazione si trovano a Palermo, in quel vivace ambiente artistico dominato dalla celebre triade composta da Francesco Lojacono, Michele Catti e Antonino Leto. Tra il naturalismo positivista lojaconesco e le atmosfere intimiste di Catti, De Maria Bergler aderisce certamente alle istanze del primo, soprattutto negli anni degli esordi. Tra il 1875 e il 1877 egli \u00e8 allievo di Lojacono, all\u2019epoca il pi\u00f9 grande pittore siciliano vivente, e ben presto trova il suo primo mecenate nel colto e raffinato Giovanni Riso barone di Colobria, esponente di larghe vedute dell\u2019aristocrazia siciliana<sup><a href=\"#footnote_3_1968\" id=\"identifier_3_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedasi R. TREVELYAN, Principi sotto il vulcano. Storia e leggenda di una dinastia di Gattopardi anglosiciliani dai Borboni a Mussolini, ed. italiana a cura di F. SABA SARDI, Milano 1977. (I ed. R. TREVELYAN, Princes under the Volcano, Londra 1972).\">4<\/a><\/sup>. Emblematici di tale fase i lavori \u201cFinestre al sole\u201d (1875-77), oggi presso la Fondazione Sicilia, e \u201cPaesaggio con ulivi\u201d (1876), presso la Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo. L\u2019esordio di De Maria Bergler \u00e8 segnato dalla realizzazione di vedute e paesaggi dotati di grazia e profusi di un sentimento profondo ed autentico capace di porre al centro della ricerca dell\u2019artista il rapporto tra uomo e natura. Sin dai primi momenti espositivi ufficiali l\u2019artista conquista la critica<sup><a href=\"#footnote_4_1968\" id=\"identifier_4_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel commento all&rsquo;Esposizione Artistica di Palermo del 1875 de &ldquo;L&rsquo;amico del popolo&rdquo; De Maria Bergler viene definito: &laquo;l&rsquo;unico forse degli scolari del professore Lojacono che sia nato a sollevarsi dalla sfera del mondo piccino e a respirare l&rsquo;aria elevata del mondo dell&rsquo;arte &raquo;. Vedasi Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Palermo. Catalogo delle opere, a cura di F. MAZZOCCA, G. BARBERA, A. PURPURA, Cinisello Balsamo (Milano) 2007, p. 193.\">5<\/a><\/sup>, gi\u00e0 nel 1875 si pongono le basi per la longeva e fortunata carriera di De Maria Bergler che, dal \u201977 in poi, trascorre proficui soggiorni di studio in centri artistici all\u2019avanguardia. Grazie alla generosit\u00e0 del barone Giovanni Riso di Colobria, De Maria Bergler compie frequenti viaggi a Napoli, Roma e Firenze, ed entra in contatto con importanti personalit\u00e0 dell\u2019epoca come Filippo Palizzi e i Macchiaioli. Lojacono e la Sicilia, quindi, non costituiscono per De Maria Bergler un polo di riferimento esclusivo in quanto ben presto ad essi si accostano la scuola napoletana e quella toscana. Notevoli le opere della met\u00e0 degli anni \u201970 che dichiarano l\u2019influenza delle due maniere, come \u201cMarina di Torre del Greco\u201d (1877) e \u201cStudio fiorentino\u201d (1878); altri dipinti degli stessi anni, come \u201cPaesaggio con fiume\u201d (1877), si inseriscono invece nel solco della migliore pittura di paesaggio siciliana. \u00c8 particolarmente significativa per la biografia e l\u2019attivit\u00e0 del pittore la fruttuosa collaborazione con la Galleria Pisani, centro artistico all\u2019avanguardia nell\u2019Italia di fine Ottocento intorno al quale si raccoglievano personalit\u00e0 artistiche del calibro di E. Dalbono, G. Casciaro, G. Signorini, G. Boldini, G. De Nittis, E. Tito, F. P. Michetti, G. Segantini, G. Fattori, F. Palizzi<sup><a href=\"#footnote_5_1968\" id=\"identifier_5_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla Galleria Pisani vedasi The Pisani Gallery in Florence, I. Red Room, introduction by V. PICA, Bergamo 1908; La Galeria Pisani de Florence, pr&egrave;miere partie, Milan 1914.\">6<\/a><\/sup>. Per la galleria fiorentina l\u2019artista esegue scene di genere e paesaggi ispirati alla Sicilia, \u00abin cui la lezione di Lojacono si piegava a esiti pi\u00f9 decorativi, con una pennellata morbida e luminosa, unita a ricercatezze cromatiche di marca dalboniana<sup><a href=\"#footnote_6_1968\" id=\"identifier_6_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Poliorama pittoresco&hellip;, 2007, p. 198.\">7<\/a><\/sup> \u00bb. Tali opere sono caratterizzate da un\u2019originale rivisitazione del paesaggismo di Lojacono alla luce delle esperienze di Napoli e Firenze. Probabilmente la combinazione ben riuscita di queste molteplici influenze gli garantisce fino al 1885 un rapporto privilegiato con la rinomata Galleria Pisani, depositaria del diritto di priorit\u00e0 d\u2019acquisto su tutta la sua produzione. Il 1885 segna anche l\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 di ritrattista; dopo essersi cimentato con il ritratto dello scultore Carnielo, De Maria Bergler si dedica a un gruppo di ritratti di familiari per poi unire le proprie sorti alla dinastia Florio di cui diviene ritrattista ufficiale. Una prova tangibile dell\u2019inserimento dell\u2019artista nella societ\u00e0 palermitana si trova nel gran numero di ritratti eseguiti per esponenti dell\u2019aristocrazia e dell\u2019alta borghesia quali le famiglie Whitaker, Lanza, Trabia, Cut\u00f2, Ziino, Lecerf, Fassini, Ducrot e Basile. Parallelamente al proficuo rapporto professionale con la Galleria Pisani, De Maria Bergler si distingue in importanti manifestazioni artistiche, di cui purtroppo ancora oggi non \u00e8 possibile fornire una ricostruzione dettagliata. M. Accascina scrive che egli \u00abpartecip\u00f2 a quasi tutte le mostre in Italia e all\u2019estero<sup><a href=\"#footnote_7_1968\" id=\"identifier_7_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Ottocento&hellip;, 1939, p. 121.\">8<\/a><\/sup> \u00bb e successivamente G. Barbera aggiunge: \u00absi pu\u00f2 dire che dal 1875 prese parte a quasi tutte le mostre regionali e nazionali, ed anche ad alcune esposizioni all\u2019estero di cui \u00e8 impossibile per\u00f2 dare conto dettagliatamente<sup><a href=\"#footnote_8_1968\" id=\"identifier_8_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. BARBERA, Ettore De Maria Bergler, ad vocem, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Roma 1990.\">9<\/a><\/sup>\u00bb. Degna di nota, a dimostrazione della stima riconosciutagli unanimemente dalla comunit\u00e0 artistica e intellettuale del tempo, la presenza dell\u2019artista in commissioni ufficiali, come nel caso dell\u2019Esposizione Nazionale di Palermo del 1891\/92, dell\u2019Esposizione Internazionale di Arti Decorative tenutasi a Torino nel 1902 e della VI e VII Esposizione Internazionale d\u2019Arte della citt\u00e0 di Venezia (1905-1907).<br \/>\nDopo l\u2019esordio siciliano, De Maria Bergler prende parte all\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti, tenutasi a Napoli nel 1877, dove espone \u201cLa grotta di Denisinni presso Palermo\u201d<sup><a href=\"#footnote_9_1968\" id=\"identifier_9_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La notizia, riportata in G. BARBERA, Ettore De Maria Bergler&hellip;, 1990, trova conferma nel catalogo dell&rsquo;Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli del 1877, dalla cui consultazione si evince che l&rsquo;artista siciliano, indicato come &ldquo;Maria (de) Bergler Ettore Antonio, di Napoli&rdquo;, espose nella sala X, sezione Pittura, l&rsquo;opera &ldquo;La grotta di Denisinni presso Palermo&rdquo;. Cfr Catalogo dell&rsquo;Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1877 in Napoli, Napoli 1877, p. 49.\">10<\/a><\/sup>, di cui non resta traccia e oggi presumibilmente in collezione privata. Nell\u2019autunno dello stesso anno espone alla Mostra della Societ\u00e0 d\u2019Incoraggiamento di Belle Arti di Firenze ben sette opere: la gi\u00e0 citata \u201cMarina di Torre del Greco\u201d, ad oggi l\u2019unica rintracciata tra quelle esposte, \u201cL\u2019Isola di Capri\u201d, \u201cLa via Palazzuolo di Firenze\u201d, \u201cMarina di Napoli\u201d, \u201cL\u2019Arno\u201d, \u201cLa piazza dell\u2019Indipendenza\u201d, \u201cLungo il Mugnone\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_1968\" id=\"identifier_10_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Catalogo delle opere ammesse all&rsquo;esposizione solenne della Societ&agrave; d&rsquo;Incoraggiamento delle Belle Arti in Firenze nell&rsquo;anno 1877, Firenze 1877.\">11<\/a><\/sup>. Nel 1880 l\u2019artista prende parte alla Promotrice di Napoli, in occasione della quale espone il quadro di genere, oggi presso il Museo di Capodimonte a Napoli, \u201cIn cortile\u201d, acquistato dalla Real Casa che in pi\u00f9 occasioni mostra di apprezzare il lavoro dell\u2019artista siciliano. Tra il 1880 e il 1885 De Maria Bergler \u00e8 a Roma e a Firenze. Nel 1883 partecipa all\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma con il dipinto \u201cBassa Marea\u201d e alla \u201cPromotrice di Napoli\u201d con l\u2019opera \u201cBambina delle arance assalita dall\u2019oca\u201d, acquistato dalla Regina Margherita di Savoia, da annoverare tra i collezionisti di alto profilo delle opere del pittore siciliano. Seguono altri importanti inviti come quello a partecipare nel 1884 alla Mostra di Belle Arti di Torino con le opere \u201cSpiaggia di Valdesi in Sicilia\u201d, \u201cNella piazza del Duomo\u201d, \u201cVigantie\u201d, \u201cLa domenica delle Palme\u201d. Quest\u2019ultima, acquistata dal governo russo e destinata alla Galleria d\u2019Arte di San Pietroburgo, costituisce un esempio della produzione di stampo verista di De Maria Bergler. \u00c8 documentato anche il dipinto \u201cSpiaggia di Valdesi\u201d, intensa veduta di una spiaggia siciliana, che manifesta una completa padronanza dello strumento pittorico, nella resa della spiaggia e del mare con la barchetta in lontananza, e del linguaggio decorativo espresso delicatamente nell\u2019aggraziata resa coloristica delle nuvole. Lo stesso anno espone a Milano \u201cAl Sole\u201d, di cui non resta traccia, e il 28 novembre riceve il titolo di Cavaliere della Corona d\u2019Italia. Nel 1887 \u00e8 la volta di Venezia, dove alla V Esposizione Nazionale di Belle Arti espone \u201cAi Bagni\u201d<sup><a href=\"#footnote_11_1968\" id=\"identifier_11_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel catalogo della manifestazione si legge che il pittore siciliano espose l&rsquo;opera &ldquo;Ai bagni&rdquo; nella Sala XVII. Questi &egrave; riportato anche nell&rsquo;indice alfabetico degli artisti ed espositori, domiciliato a Palermo, corso V. Emanuele Palazzo Riso. Cfr. Esposizione nazionale artistica Venezia 1887. Catalogo ufficiale, Venezia 1887.\">12<\/a><\/sup>. L\u2019opera sino ad ora sconosciuta, presumibilmente perch\u00e9 entrata a far parte di una collezione privata, viene restituita alla nostra conoscenza grazie all\u2019incisione eseguita da Sabattini, rintracciata consultando \u201cL\u2019Illustrazione Italiana\u201d, rivista che dedica ampio spazio ai maggiori eventi artistici dell\u2019epoca senza tralasciare i talenti siciliani<sup><a href=\"#footnote_12_1968\" id=\"identifier_12_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. CENTELLI, in L&rsquo;Illustrazione Italiana, anno XIV, n. 28, 3 Luglio 1887, pp. 3, 5. La didascalia riportata in calce all&rsquo;opera &egrave; &laquo;&ldquo;Ai Bagni&rdquo;. Quadro di Ettore De Maria Bergler (incisione di Sabattini da una fotografia di G. B. Brusa di Venezia)&raquo;. La riproduzione dell&rsquo;opera, a lungo dimenticata, &egrave; seguita dal giudizio critico del cronista A. Centelli: &laquo;[&hellip;] Il signor Ettore De Maria Bergler, che &egrave; un giovane e valente pittore siciliano, non ci ha ritratto uno stabilimento di bagni in legno dipinto e gli usci allineati. Le belle signore del suo quadro han trovato un tratto di costa libera, dove si pu&ograve; nuotare i poco o molto fondo, come meglio conviene. [&hellip;] Ivi il pittore ha trovato il suo quadro bell&rsquo;e fatto sul vero. Nessun tipo convenzionale accademico o ricercato, ma due signore simpatiche, sane, giovani, d&rsquo;umor lieto. Pi&ugrave; in l&agrave; altre nuotatrici delle quali le teste che sporgono dall&rsquo;acqua fanno contrasto di valore e di colore coll&rsquo;azzurro intenso dell&rsquo;estrema linea del mare che scorciando bassa rende pi&ugrave; scuro  il colore del cielo d&rsquo;oltremare. Il quadro non ha tendenze allo straordinario n&eacute; altra pretesa che la naturalezza e l&rsquo;animazione, due caratteri perfettamente raggiunti, se non per potenza d&rsquo;impasto e di grande solidit&agrave;, con una scioltezza geniale di tocco e una vivacit&agrave; amabile di tavolozza&raquo;.\">13<\/a><\/sup>. L\u2019opera costituisce uno spaccato fresco e vivace della quotidianit\u00e0 siciliana cara a De Maria Bergler: sullo sfondo di un\u2019abitazione, una fanciulla in primo piano si immerge nelle placide acque del mare siciliano richiamando a gran voce l\u2019amica che la attende a riva in compagnia di un cagnolino mentre altri bagnanti nuotano allegri.<br \/>\nNel 1887 De Maria Bergler si cimenta anche con la sua prima prova decorativa realizzando per Villa Whitaker &#8211; dimora di Joseph Isaac Whitaker e famiglia, sita a Malfitano, luogo privilegiato per l\u2019edilizia signorile del tempo &#8211; la \u201cSala d\u2019Estate\u201d che inaugura un filone di ricerca sino ad allora inedito per l\u2019artista ovvero quello delle arti decorative e dell\u2019integrazione tra pittura e decorazione<sup><a href=\"#footnote_13_1968\" id=\"identifier_13_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Villa Whitaker cost&ograve; circa 500.000 lire e fu edificata tra il 1886 e il 1889 nel parco detto degli Amalfitani, nei terreni al limite dell&rsquo;Olivuzza di propriet&agrave; del cavaliere Giuseppe Luigi Beneventano, acquistati tra il 1885 e il 1886 da Joseph Whitaker. I lavori furono affidati all&rsquo;architetto ingegnere capo onorario del Genio Civile cav. I. Greco, coadiuvato dal capomastro G. Casano, e si ispiravano alla villa fiorentina di stile neoclassico della baronessa Favard de L&rsquo;Anglade, realizzata nel 1857 dall&rsquo;architetto G. Poggi. Vedasi R. GIUFFRIDA, Gli Ingham-Whitaker di Palermo e la Villa a Malfitano, Palermo 1990.\">14<\/a><\/sup>. Il caso della committenza dei Whitaker \u00e8 emblematico della cultura figurativa palermitana di fine \u2019800 come terreno fertile di contaminazioni culturali e sperimentazioni artistiche<sup><a href=\"#footnote_14_1968\" id=\"identifier_14_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento vedasi La pittura dell&rsquo;Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d&rsquo;arte e collezionismo&hellip;, 2005.\">15<\/a><\/sup>. A Villa Whitaker a Malfitano, nota anche come Villa Malfitano, De Maria Bergler realizza la \u00abstanza floreale, una delle pi\u00f9 belle della casa, con le sue pitture murali di ghirlande intrecciare grigio azzurre<sup><a href=\"#footnote_15_1968\" id=\"identifier_15_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. TREVELYAN, Principi sotto il vulcano&hellip;, 1977, p. 399.\">16<\/a><\/sup>\u00bb. L\u2019avvicinamento alla famiglia Whitaker<sup><a href=\"#footnote_16_1968\" id=\"identifier_16_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I Whitaker furono tra i pi&ugrave; celebri inglesi attivi in Sicilia per interessi commerciali. Il loro insediamento in Sicilia si deve allo zio Benjamin Ingham, uomo d&rsquo;affari dotato di grande intelletto che nel 1806 giunse in Sicilia dallo Yorkshire per rappresentare l&rsquo;azienda familiare e divenne uno degli uomini pi&ugrave; ricchi dell&rsquo;Isola. Palermo conserva testimonianze notevoli del passaggio dei Whitaker: pregevoli opere architettoniche come la Chiesa Anglicana Holy Cross, il Palco della Musica e Villa Sofia e opere d&rsquo;arte come &ldquo;L&rsquo;Annunciazione&rdquo;, capolavoro in corallo della fine del XVII secolo. Vedasi R. TREVELYAN, Principi sotto il vulcano&hellip;, 1977; R. TREVELYAN con saggi di R. LENTINI E V. TUSA e nota di R. CAMERATA SCOVAZZO, La storia dei Whitaker, Palermo 1988; E. SESSA, E. MAURO, S. LO GIUDICE, I luoghi dei Whitaker, Palermo 2008.\">17<\/a><\/sup>, imprenditori di successo nonch\u00e9 committenti raffinati, da un lato contribuisce a mettere in luce le molteplici sfaccettature riscontrabili nella formazione di De Maria Bergler e dall\u2019altro ne sottolinea la vocazione all\u2019internazionalit\u00e0, che proprio da questo momento si afferma con grande consapevolezza. Per i Whitaker De Maria Bergler realizza \u201cBambine\u201d (1888), ritratto di Norina e Delia Whitaker, e le decorazioni del soffitto del salotto Luigi XV raffiguranti \u201cAmore e Psiche\u201d, uniti in un dolce abbraccio e circondati da puttini e fasci di rose (1890 circa), di cui esiste anche un bozzetto in collezione privata, ma \u00e8 nella \u201cSala d\u2019Estate\u201d che si compie uno degli esiti pi\u00f9 felici della sua produzione. Per questo raffinato ambiente l\u2019artista elabora una sorta di gazebo immerso nella natura, un giardino d\u2019inverno che si sviluppa intorno ad una serra creando un effetto di continuit\u00e0 con il parco della dimora stessa e trova ampio respiro nel cielo azzurro sul soffitto. L\u2019artista vi raffigura piante rampicanti, tralci di edera, rami fioriti e piante mediterranee che si intrecciano avvolgendosi su se stesse ed intorno alla serra i cui particolari architettonici richiamano gli elementi floreali stessi. Ricevendo tale incarico, De Maria Bergler diviene &#8211; insieme a Rocco Lentini, Luigi Di Giovanni, Enrico Cavallaro, Michele Corteggiani, Carmelo Giarrizzo, Giuseppe Padovano, Giuseppe Enea, Salvatore Gregorietti &#8211; uno dei protagonisti del rinnovamento artistico siciliano della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. La \u201cSala d\u2019Estate\u201d, come scrive I. Bruno, \u00ab\u00e8 considerata dagli studiosi moderni una delle esperienze fondamentali che orientarono il corso della pittura palermitana verso l\u2019Art Nouveau<sup><a href=\"#footnote_17_1968\" id=\"identifier_17_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. BRUNO, La Camera Picta. Dalla decorazione pittorica alla carta e tessuto da parati in ville e palazzi palermitani dall&rsquo;Ottocento al primo Novecento, Caltanissetta-Roma 2010, pp. 112-113.\">18<\/a><\/sup>\u00bb. \u00c8 interessante la composizione del gruppo di artisti attivi a Villa Whitaker, un\u2019\u00e9quipe costituita dal nostro artista, Rocco Lentini, Francesco Padovano e Giuseppe Enea che, a distanza di pochi anni, sarebbero tornati a collaborare alla realizzazione di uno dei simboli della citt\u00e0 nuova: il Teatro Massimo. De Maria Bergler, grazie all\u2019influenza di Pip Whitaker rivela una personalit\u00e0 autonoma caratterizzata dal vivo interesse per la cultura britannica, da lui amata, assimilata e diffusa attraverso la \u201cSala d\u2019Estate\u201d, testimonianza diretta dall\u2019influenza tra Sicilia e Inghilterra. Inoltre, \u00e8 plausibile che, grazie alla frequentazione della biblioteca di Villa Whitaker, l\u2019artista siciliano fosse entrato in contatto non solo con le novit\u00e0 che si affermavano a Londra, centro nevralgico per le idee di William Morris e delle  Arts and Crafts, ma anche con le maggiori esperienze europee che in Gran Bretagna trovano diffusione e sviluppo. Dopo questa prova De Maria Bergler si dedica a vedute, paesaggi e ritratti ma anche a decorazioni in grado di caratterizzare un\u2019epoca. A Villa Whitaker De Maria Bergler coniuga motivo decorativo, architettura e ambiente introducendo nella cultura artistica palermitana alcuni elementi caratteristici della produzione Art Nouveau. L\u2019intervento a Villa Whitaker orienta la ricerca dell\u2019artista verso la decorazione e rappresenta l\u2019inizio di una nuova avventura artistica: il superamento della pittura di paesaggio in favore del nuovo stile che, affondando le proprie radici in Inghilterra, patria stessa dei Whitaker, si afferma con forza in Europa e oltre i confini europei giungendo in Sicilia prima che nel resto d\u2019Italia anche grazie a De Maria Bergler, invitato dal grande architetto Ernesto Basile a decorare il Teatro Massimo e Villa Igiea.<br \/>\nA Villa Whitaker seguono importanti appuntamenti espositivi che confermano il successo di De Maria Bergler.  L\u2019artista partecipa alla II Esposizione della Promotrice di Belle Arti, tenutasi a Palermo nel 1889<sup><a href=\"#footnote_18_1968\" id=\"identifier_18_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Esposizione, inaugurata il 22 aprile 1889, fu ospitata all&rsquo;interno di un padiglione in legno, collocato a Piazza Marina, progettato dall&rsquo;ingegnere Nicol&ograve; Mineo e decorato all&rsquo;esterno dal pittore E. Cavallaro. Fu salutata con successo dalle cronache che ne lodarono il gran numero di opere di alta qualit&agrave; tra cui &ldquo;Acqua Santa&rdquo; e &ldquo;Monte San Giuliano&rdquo; di F. Lojacono, &ldquo;Dante giovinetto&rdquo; e &ldquo;Cesare&rdquo; di B. Civiletti. Interessante sull&rsquo;argomento F. GRASSO, I. BRUNO, Nel segno delle muse. Il Circolo Artistico di Palermo, Palermo 1998.\">19<\/a><\/sup> con \u201cCostume del direttorio\u201d, \u201cRitratto\u201d e \u201cContadina di Piana dei Greci\u201d, opere non rintracciate, e \u201cAll\u2019acqua\u201d, maestosa tela monumentale, oggi alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo, avente per soggetto una figura femminile che avanza reggendo sulla spalla un\u2019anfora. Quest\u2019ultimo dipinto \u00e8 rappresentativo di una copiosa produzione di fanciulle tratte dal mondo rurale e colte in scorci caratteristici di vie siciliane come \u201cScalinata di antico palazzo con figura femminile\u201d (1899), \u201cVenditrice d\u2019acqua\u201d (1906), \u201cRitratto di contadina\u201d (1915 circa). \u00c8 rappresentativa dell\u2019eclettismo di De Maria Bergler l\u2019opera esposta a un evento collaterale della stessa manifestazione, oggi presso la collezione del Circolo Artistico di Palermo, \u201cUna carovana di artisti nel deserto\u201d eseguita nel 1889 con Paolo Vetri<sup><a href=\"#footnote_19_1968\" id=\"identifier_19_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;artista vedasi M. C. DI NATALE, Paolo Vetri, Centro Studi Nino Savarese, Enna 1990.\">20<\/a><\/sup>. La tempera su carta \u00e8 firmata in basso a sinistra \u201cDon Paolo River \u201c e sotto \u201cDon Tereto De Riama\u201d, anagrammi dei nomi degli autori, e raffigura un animato corteo allegorico i cui protagonisti sono i soci del circolo, esponenti del mondo dell\u2019arte del tempo. Nel 1891 De Maria Bergler \u00e8 invitato alla IV Esposizione Nazionale, tenutasi a Palermo dal 15 novembre 1891 al 5 giugno del 1892, nel corso della quale viene soprannominato il \u00abpittore gentiluomo<sup><a href=\"#footnote_20_1968\" id=\"identifier_20_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BIETOLETTI, Ettore De Maria Bergler e il naturalismo lirico di fine secolo, in Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Palermo. Catalogo delle opere&hellip;, 2007, p. 189.\">21<\/a><\/sup>\u00bb. L\u2019Esposizione Nazionale di Palermo del 1891\/92<sup><a href=\"#footnote_21_1968\" id=\"identifier_21_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La proposta, avanzata nel 1887 dallo scultore Ettore Ximenes, di promuovere una mostra a carattere nazionale con sede a Palermo incontra il favore degli esponenti del Circolo Artistico di Palermo. Tale istituzione, fondata nel 1882 al fine di incoraggiare le Belle Arti attraverso esposizioni, premi e conferenze, incise fortemente nella vita culturale siciliana prendendo parte ai maggiori dibattiti internazionali. Vedasi AA. VV., L&rsquo;Esposizione Nazionale 1891-92, suppl. al n. 2, anno III, di Kal&oacute;s, marzo-aprile 1991, p. 16; F. GRASSO, I. BRUNO, Nel segno delle muse&hellip;, 1998, p. 37.\">22<\/a><\/sup>, seguiva a quelle di Firenze (1861), Milano (1881) e Torino (1884) e, ispirandosi ad eventi internazionali come la Great Exhibition di Londra (1851), si basava sull\u2019inedito connubio tra arte e industria per agevolare l\u2019affermazione di una nuova compagine di mecenati borghesi affiancatisi alla pi\u00f9 antica aristocrazia. L\u2019architetto Ernesto Basile, con la collaborazione degli ingegneri Ernesto Arm\u00f2, Lodovico Biondi e Alfredo Raimondi, \u00e8 incaricato dei lavori di progettazione e costruzione dei padiglioni e degli spazi espositivi<sup><a href=\"#footnote_22_1968\" id=\"identifier_22_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su E. Basile si consultino Ernesto Basile architetto, catalogo della mostra a cura di A. DE BONIS, G. V. GRILLI, S. LO NARDO, Venezia 1980; Ernesto Basile e il Liberty a Palermo, a cura di A. M. INGRIA, Palermo 1987; E. SESSA, Ernesto Basile. Dall&rsquo;eclettismo classicista al modernismo, Palermo 2002; E. SESSA, Ernesto Basile, 1857-1932: fra accademismo e moderno, un&rsquo;architettura della qualit&agrave;, Palermo 2010.\">23<\/a><\/sup>. Particolarmente importante il Palazzo delle Belle Arti, prospicente su via Libert\u00e0 e, al contrario degli altri padiglioni realizzati prevalentemente in stile arabo-normanno, ispirato allo stile rinascimentale. La mostra d\u2019arte contemporanea ospitava 720 dipinti e 301 sculture, opere di artisti come F. Lojacono, N. Attanasio, B. Civiletti, E. Ximenes, M. Rutelli, G. Segantini, G. Pellizza Da Volpedo, P. Nomellini, E. Eroli e naturalmente E. De Maria Bergler<sup><a href=\"#footnote_23_1968\" id=\"identifier_23_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mostra vantava la presenza di autentici capolavori, talvolta ignorati dai critici del tempo ma rivalutati dalla storia, tra cui citiamo almeno il caso di G. Segantini, presente con il pastello &ldquo;Effetto di luna (Ritorno all&rsquo;ovile)&rdquo; e l&rsquo;opera &ldquo;Le due madri&rdquo;, oggi alla Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Milano, di fondamentale importanza per gli sviluppi futuri del Divisionismo. Sulle arti figurative all&rsquo;Esposizione vedasi U. DI CRISTINA, B. LI VIGNI, L&rsquo;Esposizione Nazionale, Palermo 1989; S. TROSI, L&rsquo;esposizione di Belle Arti: realismo, eclettismo, nazionalismo, in &ldquo;Nuove Effemeridi&rdquo;, anno IV, n. 16, Palermo 1991, pp. 86-91; F. GRASSO, Le arti figurative all&rsquo;Esposizione Nazionale di Palermo 1891-92, in Dall&rsquo;artigianato all&rsquo;industria. L&rsquo;Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. GANCI e M. GIUFFR&Egrave;, Palermo 1994, pp. 87-93.\">24<\/a><\/sup>. Quest\u2019ultimo prende parte alla manifestazione in una duplice veste, come membro della \u201cCommissione Ordinatrice palermitana\u201d e della \u201cCommissione dei Festeggiamenti\u201d<sup><a href=\"#footnote_24_1968\" id=\"identifier_24_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come riportato nel catalogo ufficiale, De Maria Bergler, indicato con il titolo di cavaliere, faceva parte della commissione della &ldquo;Divisione XII, classe 62&deg;, Arte Contemporanea&rdquo;, presieduta da Lucio Tasca Mastrogiovanni Conte di Almerita, insieme a personaggi di spicco del mondo artistico come il pittore catanese Natale Attanasio, il pittore palermitano Francesco Lojacono, gli scultori palermitani Benedetto Civiletti, Ettore Ximenes e Mario Rutelli e l&rsquo;architetto Ernesto Basile, indicato come commendatore. Vedasi Esposizione Nazionale. Palermo. 1891-1892. Catalogo Generale, con presentazione di G. LA GRUTTA e introduzione di R. GIUFFRIDA, Palermo 1991, pp. 467, 549.\">25<\/a><\/sup> e come artista presentando \u201cStrada presso Palermo\u201d, \u201cStudio di testa\u201d, sei \u201cStudi Ricordi della Sicilia\u201d, \u201cI Chierici rossi\u201d e \u201cI Cavalli alla foce\u201d nella sezione Arte Contemporanea e partecipando alla Mostra Speciale \u201cSicilia Monumentale\u201d con \u201cSiracusa \u2013 Avanzi del Tempio di Giove Olimpico\u201d. Dall\u2019analisi delle opere emerge il gusto fine e delicato che contraddistingue l\u2019intera produzione del pittore; i cronisti del tempo ne colgono la nota personale e ne apprezzano \u00abla disinvoltura elegante e nel tempo stesso sicura, propria dei maestri provetti<sup><a href=\"#footnote_25_1968\" id=\"identifier_25_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. TROSI, in &ldquo;Nuove Effemeridi&rdquo;, anno IV, n. 16, Palermo 1991, p. 87.\">26<\/a><\/sup>\u00bb. Sono noti i dipinti \u201cI Chierici rossi\u201d (1891), dotato di un grande realismo derivante dalla presenza genuina di due giovani chierichetti, e \u201cI Cavalli alla foce\u201d (1891), raffigurante due cavalli nell\u2019atto di abbeverarsi alla foce del fiume Oreto. Non \u00e8 stato possibile trovare notizie circa \u201cStrada presso Palermo\u201d e \u201cStudio di testa\u201d, al contrario, il volume edito da Treves a Milano nel 1892 \u201cPalermo e l\u2019Esposizione Nazionale del 1891-92. Cronaca illustrata\u201d, con l\u2019articolo \u201cIl Primo Fiore. Quadro di E. De Maria\u201d, ci restituisce una descrizione dell\u2019omonimo studio, accompagnata da un\u2019incisione eseguita dall\u2019incisore e xilografo milanese Ernesto Mancastroppa che riproduce l\u2019opera di De Maria Bergler<sup><a href=\"#footnote_26_1968\" id=\"identifier_26_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si legge: &laquo;Di Ettore De Maria Bergler, di Palermo, che all&rsquo;Esposizione Nazionale pose varii bellissimi studii e varii quadri, abbiamo gi&agrave; riprodotto alla pag. 288 I cavalli alla foce. Questo studio della vita dei campi in Sicilia, che intitoliamo Il primo fiore, &egrave; uno de&rsquo; suoi pi&ugrave; geniali. Due contadine, avviandosi al lavoro, sostano un momento per raccogliere un fiore nascosto fra le erbe cresciute come Dio vuole, come quelle delle vigna di Renzo. &Egrave; il primo fiore della stagione rinata; &egrave; bello, &egrave; imperlato di rugiada. L&rsquo;una o l&rsquo;altra se ne adorner&agrave; i capelli, e ne far&agrave; pegno d&rsquo;amore&raquo;. Vedasi Palermo e l&rsquo;Esposizione Nazionale del 1891-92. Cronaca illustrata, n. 36, Treves, Milano 1892, p. 281.\">27<\/a><\/sup>. L\u2019articolo mette in luce l\u2019entusiasmo con cui fu accolta l\u2019opera e, considerata l\u2019attendibilit\u00e0 della fonte, \u00e8 da ritenersi un utile strumento di lettura. \u201cIl primo fiore\u201d, descritto come uno \u201cstudio della vita dei campi in Sicilia\u201d, non compare nel catalogo generale tra le opere esposte da De Maria Bergler<sup><a href=\"#footnote_27_1968\" id=\"identifier_27_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel catalogo generale della manifestazione si leggono i seguenti titoli: &ldquo;Strada presso Palermo&rdquo;, &ldquo;Studio di testa&rdquo;, sei &ldquo;Studi Ricordi della Sicilia&rdquo;, &ldquo;I Chierici rossi&rdquo; e &ldquo;I Cavalli alla foce&rdquo;. Vedasi Esposizione Nazionale. Palermo. 1891-1892. Catalogo Generale&hellip;, 1991, p. 470.\">28<\/a><\/sup> ed \u00e8 possibile ipotizzare che facesse parte dei sei studi presentati da De Maria Bergler con il titolo \u201cRicordi di Sicilia\u201d, \u00e8 altres\u00ec plausibile che il titolo sia stato attribuito dalla stampa dell\u2019epoca e in particolare dal cronista che scrive: \u00abQuesto studio della vita dei campi in Sicilia, che intitoliamo Il primo fiore, \u00e8 uno de\u2019 suoi pi\u00f9 geniali<sup><a href=\"#footnote_28_1968\" id=\"identifier_28_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Palermo e l&rsquo;Esposizione Nazionale del 1891-92. Cronaca illustrata, n. 36, Treves, Milano 1892, p. 281.\">29<\/a><\/sup>\u00bb. La riproduzione dell\u2019opera si offre al confronto con un\u2019altra opera presentata dal pittore nella medesima occasione, \u201cSiracusa \u2013 Avanzi del Tempio di Giove Olimpico\u201d, in particolare nel dettaglio delle due giovinette raffigurate in basso a destra. Sia ne \u201cIl primo fiore\u201d sia in \u201cSiracusa &#8211; Avanzi del Tempio di Giove Olimpico\u201d sono presenti due figure femminili, due fanciulle in abiti contadini che nella quiete della natura si soffermano a raccogliere un fiore. Il soggetto, centrale nello studio \u201cIl primo fiore\u201d diviene un dettaglio del dipinto \u201cSiracusa \u2013 Avanzi del Tempio di Giove Olimpico\u201d. \u00c8 possibile ipotizzare che a partire dallo studio \u201cIl primo fiore\u201d De Maria Bergler abbia sviluppato il dettaglio che contribuisce a rendere cos\u00ec umano il paesaggio siracusano. Le figure femminili in questione sono frequentemente presenti nella produzione di De Maria Bergler che le trae dalla tradizione napoletana e da Filippo Palizzi. L\u2019Esposizione di Palermo del 1891-92 raccolse uomini d\u2019ingegno e grandi artisti, tuttavia, essa non ebbe gli effetti sperati sull\u2019economia siciliana, le cui sorti erano legate alle vicende economiche, politiche e sociali dell\u2019intera nazione<sup><a href=\"#footnote_29_1968\" id=\"identifier_29_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Egrave; opportuno chiedersi se l&rsquo;Esposizione Nazionale di Palermo sia riuscita a soddisfare le aspettative dei diversi ceti sociali interessati al coinvolgimento della Sicilia nella rinascita economica dell&rsquo;Italia postunitaria e, in particolare, se la Mostra di Belle Arti abbia avuto il merito di offrire un&rsquo;importante ricognizione del panorama dell&rsquo;arte del tempo. In occasione del primo centenario dell&rsquo;Esposizione Nazionale, la comunit&agrave; intellettuale siciliana ha promosso un attento riesame della manifestazione facendo il punto degli studi sull&rsquo;argomento secondo una prospettiva storica, economica, sociale ed artistica. Vedasi Dall&rsquo;artigianato all&rsquo;industria&hellip;, Palermo 1994.\">30<\/a><\/sup>. \u00c8 comunque importante sottolineare che la partecipazione di De Maria Bergler all\u2019Esposizione contribu\u00ec considerevolmente alla sua affermazione artistica. Occorre inoltre ricordare che al volger del secolo, la volont\u00e0 di istituire una Galleria d\u2019Arte Moderna, dove oggi si trova un importante nucleo di opere pittoriche di De Maria Bergler, matura proprio in seguito alle numerose acquisizioni pubbliche condotte in occasione dell\u2019Esposizione. Negli stessi anni l\u2019artista realizza opere di grande finezza stilistica tra cui citiamo \u201cEstasi\u201d, acquistata da Ignazio Florio Jr. per lo Yacht Sultana, che anticipa il raffinato linearismo e le ricercatezza cromatica di Villa Igiea, dove \u00e8 custodita, e \u201cRitratto di Franca Florio\u201d, entrambi del 1893 ed eseguiti con la tecnica che valse a De Maria Bergler il titolo di \u00abgran signore del pastello<sup><a href=\"#footnote_30_1968\" id=\"identifier_30_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia. 1938-42, a cura di M. C. DI NATALE, Caltanissetta-Roma 2007, p. 280.\">31<\/a><\/sup>\u00bb. Tra i suoi capolavori vi \u00e8 il tondo raffigurante Franca Florio<sup><a href=\"#footnote_31_1968\" id=\"identifier_31_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra Otto e Novecento la famiglia Florio riveste un ruolo di primo piano non soltanto nella vita politica ed economica della Sicilia ma anche in quella culturale. Essi furono mecenati di grandi talenti e diedero voce al fermento culturale fin de si&egrave;cle sostenendo la realizzazione di eventi artistici e la nascita di istituzioni culturali. Molto vasta la bibliografia, in particolare su Franca Florio vedasi: P. NICOLOSI, Palermo fin de si&egrave;cle, Milano 1979; R. GIUFFRIDA, R. LENTINI, L&rsquo;Et&agrave; dei Florio, Palermo 1985; A. POMAR, Franca Florio, Palermo 2006; D. ANSELMO, G. PURPURA, Regine Ritratti di nobildonne siciliane (1905-1915), Palermo 2010.\">32<\/a><\/sup>, moglie di Ignazio ed esponente di una delle famiglie italiane pi\u00f9 in vista dell\u2019epoca nonch\u00e9 mecenate ed amica dell\u2019artista, come testimoniato dalla fotografia del 1894 con dedica autografa \u201cAl simpatico amico Ettore De Maria. Affettuosamente, Franca<sup><a href=\"#footnote_32_1968\" id=\"identifier_32_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La fotografia &egrave; pubblicata in Ettore De Maria Bergler, catalogo della mostra a cura di L. BICA, Palermo 1988, p. 36. &Egrave; nota anche la lettera, relativa al ritratto di Franca Florio eseguito da G. Boldini, inviata da De Maria Bergler a F. Florio e pubblicata in A. POMAR, Franca Florio&hellip;, 2006, pp. 100-102. Vedasi anche R. GIUFFRIDA, R. LENTINI, L&rsquo;Et&agrave; dei Florio&hellip;, 1985.\">33<\/a><\/sup>\u201d. Con il \u201cRitratto di Franca Florio\u201d De Maria Bergler, definito da A. Purpura una \u00absorta di Boldini locale<sup><a href=\"#footnote_33_1968\" id=\"identifier_33_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ettore De Maria Bergler&hellip;, 1988, p. 4.\">34<\/a><\/sup>\u00bb, rende omaggio non soltanto alla straordinaria bellezza e al carisma di Franca Jacona di San Giuliano ma anche a un\u2019epoca in cui la Sicilia, come la donna ritratta, era fulgida di meraviglia. Tale opera testimonia l\u2019affetto che legava il pittore ai Florio, suoi mecenati e sostenitori come dimostrato dall\u2019alto profilo delle opere commissionategli per la loro collezione ma anche dal loro impegno volto a garantire alla pubblica fruizione le opere dell\u2019artista acquistate per la Galleria d\u2019Arte di Palermo, a imperitura memoria del talento di De Maria Bergler.<br \/>\nRisale al 1893 anche la genesi della \u00abunione felicissima<sup><a href=\"#footnote_34_1968\" id=\"identifier_34_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Ottocento&hellip;, 1939, p. 105.\">35<\/a><\/sup>\u00bb con Ernesto Basile compiutasi grazie a un\u2019opera fondamentale per l\u2019arte e l\u2019architettura siciliana che assume grande importanza anche nell\u2019attivit\u00e0 del nostro artista: il Teatro Massimo di Palermo, intitolato a Vittorio Emanuele II<sup><a href=\"#footnote_35_1968\" id=\"identifier_35_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedasi G. B. F. BASILE, Sulla costruzione del Teatro Massimo Vittorio Emanuele, Palermo 1890; A. M. FUNDAR&Ograve;, Il concorso per il Teatro Massimo di Palermo. Storia e progettazione, Palermo 1974; G. PIRRONE, Il Teatro Massimo di G. B. Basile a Palermo. 1867\/97, Roma 1984; L. MANISCALCO BASILE, Storia del Teatro Massimo di Palermo, Firenze 1984. G. LEONE, L&rsquo;opera a Palermo dal 1653 al 1987; L&rsquo;opera al Teatro Massimo dalle origini (1897) al 1987, Vol. II, Palermo 1988.\">36<\/a><\/sup>. Il Teatro Massimo si collocava in una posizione strategica della citt\u00e0, nella stessa zona d\u2019interesse dell\u2019Esposizione Nazionale del 1891\/1892, essendo destinato a un progetto grandioso, ispirato ai modelli parigini e viennesi<sup><a href=\"#footnote_36_1968\" id=\"identifier_36_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Teatro era capace di soddisfare i pi&ugrave; esigenti appassionati di lirica e di contenere un pubblico di 3.000 spettatori. Dotato di uno tra i pi&ugrave; ampi palcoscenici europei e di una Sala degli Spettacoli di 450 mq, con una superfice di 6.000 mq, larghezza di 89 metri e lunghezza di 129 metri, si imponeva come il terzo teatro pi&ugrave; grande d&rsquo;Europa, dopo la Nouvel Op&eacute;ra di Parigi e la Hof Opernhaus di Vienna.\">37<\/a><\/sup>. Il nuovo teatro non delude gli amanti del genere imponendosi come edificio laico di grande valore simbolico, rappresentativo di una stagione culturale particolarmente vivace per Palermo, e inserendosi in una tradizione artistica che in Sicilia affondava le proprie radici lontano nel tempo. Costruito su progetto dell\u2019architetto Gian Battista Filippo Basile, vincitore del concorso indetto dal Municipio di Palermo il 10 settembre 1864, il Teatro Massimo fu completato da Ernesto Basile, succeduto nella direzione dei lavori dopo la scomparsa del padre avvenuta il 16 giugno 1891. Nel nuovo teatro palermitano G.B.F. Basile \u00abopera la reale stratificazione della storia architettonica italiana e insulare e applica la sua teoria del rapporto tra musica e architettura \uf05b\u2026\uf05d Partendo dalla geometria e dalla teoria delle generatrici, Basile attinge alla fonte dell\u2019espressione musicale come reale espressione di un sentimento che si concretizza nell\u2019architettura. La sezione aurea di memoria palladiana e la generatrice delle architetture \u201csicule\u201d generano, nella loro intima fusione, un \u201corganismo\u201d che al pari di quello vivente, si struttura attraverso il rapporto di interdipendenza tra gli organi primari e gli organi secondari. Analogia che consente a Basile di far dialogare i volumi esterni con quelli interni e di stabilire gerarchie precise negli spazi &#8211; dominati dal grande rettangolo aureo di partenza &#8211; nei principali pezzi della composizione e nell\u2019epidermide della decorazione<sup><a href=\"#footnote_37_1968\" id=\"identifier_37_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SAMON&Agrave;, G. LIUZZO, Basile, suppl. n. 6 (anno II) di Kal&oacute;s, gennaio, Palermo 1991, pp. 14-15.\">38<\/a><\/sup>\u00bb. L\u2019intervento di E. Basile era in sintonia con il progetto paterno, sviluppato secondo lo sperimentalismo stilistico che intorno al 1895 poneva le basi per la diffusione dell\u2019Art Nouveau in Sicilia e la nascita di una scuola caratterizzata da uno scambio proficuo tra artisti e architetti, palese nel teatro palermitano. In questa occasione, sottolinea E. Sessa, Basile \u00absperimenta il principio del \u201cpareggiamento delle arti\u201d e della \u201cregia unitaria\u201d secondo i precetti della recente rivoluzione estetica che porta all\u2019Art Nouveau<sup><a href=\"#footnote_38_1968\" id=\"identifier_38_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. SESSA, Ernesto Basile&hellip;, 2010, p. 34.\">39<\/a><\/sup>\u00bb. Basile non tralasci\u00f2 il programma decorativo sviluppato all\u2019interno del Teatro Massimo, un vero e proprio cantiere che vede all\u2019opera i maggiori artisti del tempo come E. De Maria Bergler, S. Valenti, F. Padovano, R. Lentini, M. Cortegiani, G. Di Giovanni, G. Enea, E. Cavallaro, G. Geraci, A. Ugo e le ditte Golia (poi Ducrot), Spoto, Cannella, Romeo, Cohen, Dagnino. All\u2019interno del teatro l\u2019effetto \u00e8 aulico ma non severo, basato sull\u2019alternarsi dei toni del rosso e dell\u2019oro che esaltano la struttura della Sala, in cui si dispiegano sulla volta le decorazioni di Lentini, De Maria Bergler, Cortegiani e Di Giovanni. Concepito come un nuovo Pantheon, il teatro palermitano spiccava per ampiezza e fasto e assumeva la fisionomia di un tempio dell\u2019arte destinato alle classi in ascesa, protagoniste di una citt\u00e0 proiettata verso il futuro. Per tali ragioni il Teatro Massimo ha sollecitato la formulazione di letture simboliche in sintonia con la fioritura decorativa all\u2019interno dell\u2019edificio. Si deve a G. Pirrone lo studio della dimensione nascosta del processo decorativo attuato da Basile in un sistema di compenetrazioni tra volumi del teatro che darebbe atto alla \u00abdivina armonia di Pitagora<sup><a href=\"#footnote_39_1968\" id=\"identifier_39_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PIRRONE, Il Teatro Massimo&hellip;, Roma 1984, p. 105\">40<\/a><\/sup>\u00bb. Non entrando nel merito di tale articolata quanto suggestiva lettura, ai fini della nostra ricerca si rivela opportuno finalizzare tale linea interpretativa nella pi\u00f9 ampia analisi stilistica del monumento. Nelle decorazioni del Teatro Massimo \u00e8 possibile individuare il tema della fioritura della natura, sviluppato con sobria eleganza, da intendersi come specchio della cultura e della fortuna della Sicilia. Si riconoscono festoni di fiori e di frutta, motivi legati alla prosperit\u00e0 e alla fertilit\u00e0, in diversi elementi disseminati negli ambienti del teatro e nell\u2019intero programma decorativo che si snoda tra la Sala degli Spettacoli, il Foyer, il Palco Reale, il Salone del Sovrano e la Sala Pompeiana, dove si intrecciano complesse allegorie e simbolismi. Il lavoro di De Maria Bergler si concentra all\u2019interno del Teatro Massimo, nello specifico negli ambienti del salone e della loggia del Palco Reale, nella Sala degli Spettacoli e nella Rotonda del Mezzogiorno sviluppando, d\u2019accordo con l\u2019architetto e gli altri artisti coinvolti, un partito decorativo che si offre come omaggio alla potenza fertile della natura germinale resa con forme e colori che si fondono in una danza gioiosa. Tale intervento si rivela di fondamentale importanza non soltanto per la qualit\u00e0 delle opere prodotte ma anche perch\u00e9, ponendosi in continuit\u00e0 con le decorazioni di Villa Whitaker, orienta l\u2019attivit\u00e0 di De Maria Bergler sia alla pittura sia alla decorazione e all\u2019integrazione tra le due, offrendosi come preambolo alle esperienze significative di Villa Igiea e delle Esposizioni di Torino e Venezia, esito del rapporto privilegiato tra l\u2019artista ed Ernesto Basile. Come scriveva M. Accascina nel 1939 \u00abEttore De Maria fu il pittore chiamato spesse volte dal Basile per le decorazioni ambientali: si rinnovava quell\u2019unione felicissima tra un architetto e un pittore, come si era gi\u00e0 avuto proprio all\u2019inizio dell\u2019800 con Venanzio Marvuglia e Giuseppe Velasco<sup><a href=\"#footnote_40_1968\" id=\"identifier_40_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Ottocento&hellip;, 1939, p. 105.\">41<\/a><\/sup>\u00bb. Al Teatro Massimo il rapporto tra Basile e De Maria Bergler, sottolinea U. Mirabelli, \u00e8 \u00abcongeniale confluenza di interessi, di scelte e di orientamenti espressivi<sup><a href=\"#footnote_41_1968\" id=\"identifier_41_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ettore De Maria Bergler&hellip;, 1988, p. 18.\">42<\/a><\/sup>\u00bb. La Sala degli Spettacoli costituisce la pi\u00f9 alta testimonianza della collaborazione che si manifesta nella decorazione del teatro palermitano ma che al contempo si ricongiunge all\u2019esperienza di Villa Whitaker e agli esiti di opere pittoriche come \u201cSpiaggia di Valdesi\u201d. Al di l\u00e0 delle interpretazioni in chiave di simbolismo pitagorico, \u00e8 possibile affermare che il programma decorativo del Teatro Massimo raggiunge una punta massima nel soffitto della Sala degli Spettacoli, dove si sviluppa una decorazione che Basile volle \u00abcon festoni di frutta e fiori, fogliami, fettucce, medaglie, con busti, modanature architettoniche, con decorazione o senza, puttini, ceste con frutta e fiori, volatili, mensole ed altro simile eseguita con tutta la perfezione ed esattezza che l\u2019arte suggerisce, e secondo le norme che dar\u00e0 il direttore dei lavori<sup><a href=\"#footnote_42_1968\" id=\"identifier_42_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">43<\/a><\/sup>\u00bb. Si manifesta un anelito di vita, un pulsante sospiro vitale che ambisce all\u2019armonia in un tempio dedicato all\u2019arte e alla musica, e ricompare il soffice linearismo di \u201cAmore e Psiche\u201d, bozzetto del 1890, nel tondo centrale con \u201cIl trionfo della Musica\u201d; dove emerge il contrasto dei toni del celeste e del rosso. Notevoli i singoli inserti trapezoidali in cui la sensuale fisicit\u00e0 delle figure femminili, allegorie della musica e dell\u2019arte, si stagliano su un fondo dalle cromie vivaci. Il risultato della collaborazione tra gli artisti De Maria, Cortegiani e Di Giovanni \u00e8 particolarmente intenso. Le figure di De Maria Bergler sono emblematiche dell\u2019eclettismo del suo stile, in particolare la fanciulla che suona i piatti, colta in una posa quasi estatica, \u00e8 quella che maggiormente si avvicina alle protagoniste di Villa Igiea ed evoca le tonalit\u00e0 soffuse di pastelli come \u201cEstasi\u201d. Nelle decorazioni del Teatro Massimo (1893-97) l\u2019artista recupera la linea stilistica inaugurata a Villa Malfitano e, coerentemente con la scelta di Basile volta ad identificare l\u2019architettura con le arti decorative, realizza quella straordinaria compenetrazione tra significato simbolico, specifico architettonico e decorazione che ancora oggi \u00e8 possibile ammirare. Tale esperienza \u00e8 estremamente importante per l\u2019attivit\u00e0 di De Maria Bergler decoratore e presenta in nuce alcune tendenze predominanti nel suo capolavoro: le decorazioni di Villa Igiea. Sul finire del secolo Palermo, meta di viaggi e di soggiorni di aristocratici ed intellettuali, si appresta a diventare una delle capitali dell\u2019Art Nouveau anche grazie all\u2019apporto del nostro artista. In questo periodo si diffonde in Europa il gusto della nascente borghesia industriale che in Sicilia trova la sua pi\u00f9 alta espressione nella famiglia Florio. Alla fine dell\u2019Ottocento De Maria Bergler partecipa alla straordinaria fioritura della citt\u00e0 nel campo delle arti decorative, sostenuta da realt\u00e0 quali il Mobilificio Ducrot, la Fonderia Oretea, la Ceramica Florio, la Vetreria di Pietro Bevilacqua. Tale fermento, incoraggiato da una borghesia imprenditoriale di alto livello, caratterizza la stagione culturale in cui si affermano a Palermo le nuove tendenze artistiche, gi\u00e0 diffusesi in altri Paesi europei, capaci di rendere la citt\u00e0 una capitale dell\u2019Art Nouveau. \u00c8 opportuno, pertanto, esaminare la cultura figurativa palermitana in relazione al pi\u00f9 vasto contesto europeo; si pensi, per esempio, al rapporto tra i Florio e gli artisti siciliani e a come tale corrispondenza di intenti tra \u00e9lite intellettuale ed \u00e9lite borghese sia riscontrabile in altri felici incontri artistici coevi come nei casi di Gaud\u00ec ed Eusebio G\u00fcell in Spagna e di Victor Horta ed Ernest Solvay in Belgio, in virt\u00f9 di un \u00abaudace rispecchiamento critico<sup><a href=\"#footnote_43_1968\" id=\"identifier_43_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. MASSOBRIO, P. PORTOGHESI, Album del Liberty, Roma-Bari 1975, p. 24.\">44<\/a><\/sup>\u00bb tra Art Nouveau ed \u00e9lite intellettuale.<br \/>\nNel 1896 De Maria Bergler prende parte all\u2019Esposizione artistica sarda di Sassari e nel 1900 all\u2019Esposizione Siciliana e calabrese di Arte e fiori di Messina, dove riceve la medaglia d\u2019oro, ma la sua consacrazione avviene tra il 1899 e il 1901 grazie alle decorazioni di Villa Igiea e alla partecipazione all\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia, di cui \u00e8 protagonista con continuit\u00e0 dal 1901 al 1912.<br \/>\nTra il 1899 e il 1900 si manifesta in uno dei pi\u00f9 felici risultati del Liberty la collaborazione tra l\u2019architetto Ernesto Basile e l\u2019artista De Maria Bergler, riunitisi grazie ai Florio presso il sanatorio Villa Igiea, convertito in corso d\u2019opera in Grand Hotel Villa Igiea. La Sala degli Specchi, nota anche come Sala Basile o Sala Liberty, sviluppa un ciclo decorativo di alto livello qualitativo e grande originalit\u00e0 artistica, realizzato da De Maria Bergler con la collaborazione di Luigi Di Giovanni e Michele Cortegiani e dedicato al tema della rigenerazione. Le decorazioni si dispiegano su campi pittorici corrispondenti ad altrettanti momenti della giornata e delle stagioni, allegoria del ciclo della vita che con circolarit\u00e0 va dalla nascita alla morte e viceversa, in una sintesi stilistica che abbraccia decorazione e architettura (capriate, colonnato, cornici, specchiature, porte, stipiti e cimase) all\u2019interno di un\u2019unit\u00e0 compositiva magistrale che, non tralasciando implicazioni cabalistiche e calcoli di tipo metafisico, suggerisce l\u2019idea di un luogo di meditazione. Unit\u00e0 delle arti in favore del superamento della distinzione tra arti maggiori e arti minori, tendenza all\u2019opera d\u2019arte integrata, trionfo delle arti decorative e sconfinamento tra diversi ambiti: questi i tratti peculiari dell\u2019Art Nouveau internazionale ai quali \u00e8 possibile ricondurre anche l\u2019esperienza italiana del Liberty e di Villa Igiea. Tale intervento si ricongiunge ad altre opere di De Maria Bergler come le decorazioni della Sala d\u2019Estate di Villa Whitaker dove si attua, analogamente a quanto avviene tra il Salone e il giardino di Villa Igiea, un raffinato gioco di rimandi tra l\u2019interno e l\u2019esterno. \u00c8 anche il caso del Teatro Massimo da menzionare per il mito della fertilit\u00e0 che caratterizza tanto l\u2019apparato ornamentale di Villa Igiea quanto quello del teatro palermitano e per il modus operandi di Basile, volto a impiegare le molteplici capacit\u00e0 professionali nell\u2019ambito del processo creativo. Il ciclo decorativo elaborato per Villa Igiea si rivela di preziosa eleganza e contribuisce a rendere Palermo un centro di rilievo dell\u2019Art Nouveau internazionale collocando al tempo stesso la produzione di De Maria Bergler nell\u2019alveo delle avanguardie artistiche europee di fine secolo. Numerose le affinit\u00e0 stilistiche con altre pregevoli opere dell\u2019epoca; si pensi ai punti di contatto con la cultura britannica come riassunto perfettamente dal ricorso alla figura del pavone, uno degli elementi caratteristici di correnti quali le Arts and Crafts, l\u2019Aesthetic Movement e i Preraffaelliti che, ispirandosi alla tradizione orientale, lo raffiguravano frequentemente. Il pavone contraddistingue opere di vario tipo come \u201cThe Peacock Skirt\u201d (1893) di A. Beardsley per la Salom\u00e8 di O. Wilde, la carta da parati \u201cFig and Peacock\u201d (1895) disegnata da W. Crane e lo specchio con una coppia di pavoni stilizzati (1895) delle sorelle Macdonald e J. H. MacNair. Ricordiamo anche la piuma di pavone, disegnata nel 1887 da A. Silver, divenuta uno dei simboli di Liberty, department store londinese fondamentale per la diffusione delle nuove tendenze, dal quale \u00e8 tratto il termine in lingua inglese impiegato per descrivere la variante italiana dell\u2019Art Nouveau. La rappresentazione del pavone in ambito artistico caratterizza anche altri paesi europei e conquista il gusto americano; citiamo \u201cLa F\u00e9e Paon\u201d, lampada elettrica presentata da P. Wolfers all\u2019Esposizione d\u2019Arte Decorativa di Torino nel 1902; il dipinto di E. Aman-Jean \u201cGiovane donna con pavone\u201d (1895); i gioielli a forma di pavone realizzati da Lalique e i vasi che ne riproducono la coda disegnati da L. C. Tiffany e prodotti dalla Tiffany Glass and Decorating Company (1900 c.). N\u00e9 probabilmente sfuggivano a De Maria Bergler, cos\u00ec come a Basile e Ducrot, la \u201cPeacock Room\u201d di J. Mcneill Whistler (1877), ambiente realizzato per una casa privata londinese e oggi riprodotto presso la Freer Gallery of Art di Washington, in cui si fondono architettura e decorazione, quest\u2019ultima affidata alla presenza di maestosi pavoni, e \u201cLa stanza di Dijsselhof\u201d (1890-1902), realizzata ad Amsterdam da G. Willem Dijsselhof e dominata dalla raffigurazione di un pavone a coda aperta. Villa Igiea \u00e8 il risultato di un profondo aggiornamento sulle tendenze artistiche del tempo che includono l\u2019arte britannica, evocando uno dei capolavori di E. Burne -Jones come \u201cLa scala d\u2019oro\u201d (1880) e palesemente dichiarando di conoscere anche A. Mucha, in particolare opere come \u201cLo smeraldo\u201d (1900), \u201cJob\u201d (1898), \u201cByzantine Heads\u201d (1897), \u201cChampenois\u201d, \u201cThe Flowers\u201d (1898). Il linearismo flessuoso, la finezza stilistica, l\u2019elegante cromatismo, l\u2019aggiornamento culturale in senso internazionale, la capacit\u00e0 di ispirarsi all\u2019Art Nouveau in anticipo rispetto al resto d\u2019Italia e l\u2019integrazione tra pittura e decorazione concorrono a rendere Villa Igiea un capolavoro del Liberty.<br \/>\nNegli stessi anni in cui De Maria Bergler \u00e8 attivo a Villa Igiea si registra un avvenimento in cui trova conferma lo specifico tema della portata europea della sua ricerca artistica. L\u2019aggiornamento di De Maria Bergler sulle maggiori novit\u00e0 artistiche dell\u2019epoca viene confermato dall\u2019acquisto di una coppia di pannelli decorativi realizzati da Frances e Margaret Macdonald (<a title=\"Fig. 1. Frances Macdonald, 1895, &lt;i&gt;The Star of Bethlehem&lt;\/i&gt;, opera non rintracciata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cos12.jpg\">figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Margaret Macdonald, 1895, &lt;i&gt;The Annunciation&lt;\/i&gt;, opera non rintracciata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cos13.jpg\">2<\/a>), vicenda a lungo ignorata e meritevole di entrare tra i fatti pi\u00f9 significativi della sua biografia. Dallo spoglio del materiale conservato presso l\u2019ASAC si evince che nel 1899, in occasione della III Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia, il nostro artista rimase cos\u00ec affascinato dalle opere di Frances e Margaret Macdonald &#8211; rispettivamente cognata e moglie del grandissimo architetto Charles Rennie Mackintosh, innovatore del design britannico &#8211; da decidere di acquistare due opere delle importanti artiste scozzesi che in quegli anni rappresentavano un\u2019avanguardia artistica in Europa. La notizia rintracciata nel corso delle ricerche presso l\u2019ASAC non pu\u00f2 considerarsi inedita in quanto gi\u00e0 riportata, seppur in modo parziale, da P. Robertson e G. Romanelli<sup><a href=\"#footnote_44_1968\" id=\"identifier_44_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedasi Venezia e la Biennale. I percorsi del gusto, catalogo a cura di G. ROMANELLI, Milano 1995, p. 124; Doves and Dreams. The Art of Frances Macdonald and James Herbert McNair, catalogo della mostra a cura di P. ROBERTSON, Aldershot 2006, p. 108.\">45<\/a><\/sup>. Il catalogo del 2006 \u201cDoves and Dreams. The Art of Frances Macdonald and James Herbert McNair\u201d riporta l\u2019informazione che \u201cThe Annunciation\u201d e \u201cThe Star of Bethlehem\u201d furono acquistate nel 1899 da Ettore De Maria Bergler<sup><a href=\"#footnote_45_1968\" id=\"identifier_45_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Doves and Dreams&hellip;, 2006, p. 108.\">46<\/a><\/sup>; inoltre, gi\u00e0 nel 1995, nel catalogo \u201cVenezia e la Biennale. I percorsi del gusto\u201d, F. Scotton considerava \u00absingolare e rimarchevole<sup><a href=\"#footnote_46_1968\" id=\"identifier_46_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. SCOTTON, Arti applicate: dalla fondazione al Padiglione Venezia, in Venezia e la Biennale&hellip;, 1995, p. 124.\">47<\/a><\/sup>\u00bb tale acquisto. \u00c8 opportuno approfondire questa vicenda, ancora oggi sottovalutata ma estremamente utile per considerare sotto la giusta luce la vocazione internazionale dell\u2019artista siciliano, attraverso la lettura dei documenti custoditi presso l\u2019ASAC che consente di risalire allo scambio epistolare relativo all\u2019acquisto effettuato tra il 1899 e il 1900 da De Maria Bergler<sup><a href=\"#footnote_47_1968\" id=\"identifier_47_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Mi sono occupata di ricostruire tale interessante vicenda nel saggio C. COSTANZO, L&rsquo;Art Nouveau. Un fenomeno internazionale da Villa Igiea all&rsquo;Europa, Trapani 2014.\">48<\/a><\/sup>. La lettera inviata il 29 ottobre 1899 da Antonio Fradeletto, Segretario Generale dell\u2019Esposizione, a De Maria Bergler rende noti due fatti rilevanti. Il primo \u00e8 la permanenza a Parigi del pittore siciliano, che Fradeletto ringrazia \u00abdella sua gentile lettera da Parigi<sup><a href=\"#footnote_48_1968\" id=\"identifier_48_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedasi ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, fogli n. 61-62.\">49<\/a><\/sup>\u00bb; il secondo riguarda invece il desiderio di De Maria Bergler di acquistare una coppia di pannelli decorativi delle sorelle Macdonald. Fradeletto scrive: \u00able sorelle Macdonald [\u2026] ci hanno telegrafato che l\u2019ultimo prezzo al quale intendono cedere i due pannelli decorativi di stile nuovo \u00e8 di 25 lire sterline<sup><a href=\"#footnote_49_1968\" id=\"identifier_49_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">50<\/a><\/sup>\u00bb. Si rivelano preziose anche due lettere, custodite nella collezione \u201cAutografi\u201d del Fondo Storico dell\u2019ASAC, inviate da De Maria Bergler a Fradeletto. La prima, datata 20 ottobre 1899, dimostra l\u2019interesse dell\u2019artista per le opere in questione e ne conferma la presenza a Parigi, come testimoniato dalla carta da lettere in cui si legge l\u2019intestazione dell\u2019Hotel Ritz di Place Vend\u00f4me presso cui alloggiava a Parigi<sup><a href=\"#footnote_50_1968\" id=\"identifier_50_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Autografi, Fascicolo Ettore De Maria Bergler (lettera del 20.10.1899). Nell&rsquo;ambito delle ricerche condotte su De Maria Bergler ho trovato le prove concrete di altri due soggiorni parigini dell&rsquo;artista. Sull&rsquo;argomento rinvio alla lettura di C. COSTANZO, L&rsquo;Art Nouveau. Un fenomeno internazionale&hellip;, Trapani 2014.\">51<\/a><\/sup>. La seconda lettera, datata 9 novembre 1899, viene inviata dall\u2019artista a Fradeletto con l\u2019offerta di 600 lire \u00abper i due pannelli decorativi a bassorilievo<sup><a href=\"#footnote_51_1968\" id=\"identifier_51_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Autografi, Fascicolo Ettore De Maria Bergler (lettera del 9.11.1899).\">52<\/a><\/sup>\u00bb delle artiste scozzesi. Il 9 novembre 1899 Fradeletto scrive alle sorelle Macdonald per comunicare l\u2019offerta<sup><a href=\"#footnote_52_1968\" id=\"identifier_52_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 126.\">53<\/a><\/sup> e, dalla lettera inviata il 19 novembre dall\u2019Ufficio Vendite a De Maria Bergler, si apprende che le artiste scozzesi avevano accettato la cifra e che le opere acquistate sarebbero state prontamente inviate secondo il Regolamento dell\u2019Esposizione<sup><a href=\"#footnote_53_1968\" id=\"identifier_53_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 186.\">54<\/a><\/sup>. Nella lettera inviata dall\u2019Ufficio Vendite alle sorelle Macdonald vengono specificati i nomi delle artiste, l\u2019indirizzo del loro studio sito al numero 128 di Hope Street a Glasgow, l\u2019entit\u00e0 della somma versata e il nome dell\u2019acquirente palermitano. Tale importante documento conferma l\u2019avvenuto acquisto dei due pannelli decorativi \u201ccaratteristici\u201d e \u201cdi stile nuovo\u201d da parte del nostro artista<sup><a href=\"#footnote_54_1968\" id=\"identifier_54_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 392.\">55<\/a><\/sup>. Dal Registro Vendite della III Esposizione Internazionale d\u2019Arte del 1899 si evince che De Maria Bergler acquist\u00f2 per 600 lire le opere \u201cLa Stella di Betlemme\u201d di Frances E. Macdonald e \u201cL\u2019Annunciazione\u201d di Margaret E. Macdonald<sup><a href=\"#footnote_55_1968\" id=\"identifier_55_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Ufficio Vendite, Registri 1900, p. 35.\">56<\/a><\/sup>, indicati come pannelli in alluminio battuto<sup><a href=\"#footnote_56_1968\" id=\"identifier_56_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo della III Esposizione Internazionale d&rsquo;Arte della citt&agrave; di Venezia, Venezia 1899, p. 60.\">57<\/a><\/sup>. Concepiti en pendant come dittico, i pannelli decorativi sviluppano un interessante programma iconografico, dall\u2019originale componente simbolica. Ne \u201cL\u2019Annunciazione\u201d l\u2019episodio biblico viene rappresentato attraverso l\u2019immagine dell\u2019Angelo Gabriele nell\u2019atto di porgere il Bambino, all\u2019interno di un globo d\u2019oro, alla Vergine inginocchiata. Il motivo tradizionale del giglio, simbolo di purezza, viene ripreso anche da \u201cLa Stella di Betlemme\u201d, contraddistinta dalla presenza inconfondibile della stella sostenuta dall\u2019Angelo al di sopra della Vergine e il Bambino per mostrare ai pastori la via per Betlemme; su di loro veglia la colomba, simbolo dello Spirito Santo.<br \/>\nNei primi mesi del 1900, quindi, giungono a Palermo direttamente dall\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte della citt\u00e0 di Venezia due pannelli decorativi delle sorelle Macdonald, esposti all\u2019Arts and Crafts Exhibition tenutasi a Londra nel 1896 e pubblicati dalla celebre rivista \u201cThe Studio\u201d. G. White, recensendo su \u201cThe Studio\u201d la mostra londinese del 1896, dedic\u00f2 molta attenzione alle due opere soffermandosi sull\u2019eccentricit\u00e0 delle sorelle Macdonald ed apprezzandone il senso raffinato per la decorazione. Entrambi i pannelli furono pubblicati con la recensione e ci\u00f2 dovette contribuire notevolmente alla fama delle artiste<sup><a href=\"#footnote_57_1968\" id=\"identifier_57_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;The Annunciation&rdquo; e &ldquo;The Star of Bethlehem&rdquo; furono pubblicate in The Studio, IX, 1896, p. 203.\">58<\/a><\/sup>. Inoltre, tra il 1895 e il 1896 le sorelle Macdonald, incaricate di eseguire le illustrazioni per \u201cThe Christmas Story\u201d, realizzarono due versioni di \u201cLa Stella di Betlemme\u201d e \u201cL\u2019Annunciazione\u201d a tecnica mista (matita, acquerello e pittura d\u2019oro su pergamena con cuciture in filo d\u2019oro)<sup><a href=\"#footnote_58_1968\" id=\"identifier_58_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le miniature e gli acquarelli realizzati per &ldquo;The Christmas Story&rdquo; appartenevano a John Lane, editore della rivista londinese d&rsquo;avanguardia &ldquo;The Yellow Book&rdquo; che aveva dato spazio, contribuendo alla loro affermazione fuori dalla Scozia, ai Quattro di Glasgow, epiteto con cui si indicavano frequentemente C. R. Mackintosh, M. Macdonald, F. Macdonald e H. McNair.\">59<\/a><\/sup>. Sebbene il prezioso volume, consultato presso la Hunterian Art Gallery di Glasgow, non sia mai stato pubblicato le opere \u201cLa Stella di Betlemme\u201d e \u201cL\u2019Annunciazione\u201d circolarono prima che venissero trasposti in pannelli decorativi; nella primavera del 1896 vennero infatti pubblicati nel quarto numero della rivista \u201cThe Magazine\u201d insieme a una serie di cinque lavori di Mackintosh.<br \/>\nGrazie a De Maria Bergler giungeva dunque a Palermo una testimonianza particolarmente significativa della riforma del design che si affermava in Gran Bretagna. La scelta di orientare il proprio acquisto verso due pannelli decorativi \u201cin stile nuovo\u201d \u00e8 in sintonia con l\u2019accostamento alle arti decorative che in quegli anni caratterizza la sua produzione, ma non solo, \u00e8 infatti possibile riscontrare alcuni interessanti punti di contatto tra la ricerca dell\u2019artista siciliano e il milieu artistico scozzese. \u00c8 il caso del pannello \u201cThe Dew\u201d di M. Macdonald, sviluppato dall\u2019Annunciazione del 1895<sup><a href=\"#footnote_59_1968\" id=\"identifier_59_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Margaret Macdonald Mackintosh 1864-1933, catalogo della mostra a cura di P. REEKIE ROBERTSON, Glasgow 1983, p. 32.\">60<\/a><\/sup>, raffigurante due eleganti figure femminili circondate dalle rose tipiche di molti lavori di Margaret e C. R. Mackintosh. Esso fu eseguito in pendant con il pannello del 1901 \u201cThe Vassels\u201d di Mackintosh per la Ladies\u2019 Lancheon Room della celebre Tea Room di Ingram Street a Glasgow, commissionata da Miss Cranstone, in cui sono presenti alcuni motivi affini alle decorazioni di Villa Igiea come il raffinato cromatismo, il flessuoso linearismo e la presenza di sinuose e aggraziate figure femminili. Puntuale appare il confronto con altre opere degli stessi anni. Nel 1899 Margaret e Frances Macdonald presero parte alla seconda edizione della \u201cInternational Society of Sculptors, Painters and Gravers (ISSPG)\u201d, mostra londinese dal carattere secessionista in aperta contrapposizione alle proposte accademiche, esponendo rispettivamente gli acquarelli \u201cSummer\u201d e \u201cSpring\u201d, tratte da una serie dedicata alle stagioni: \u201cLa Primavera\u201d, circondata da un fregio in metallo che incorniciava l\u2019acquarello con motivi floreali e faunistici stilizzati, presentava due figure femminili enigmaticamente immerse nella natura, e \u201cL\u2019Estate\u201d presentava una figura femminile circondata da putti; entrambe le opere si ponevano come celebrazione della fertilit\u00e0 e non si pu\u00f2 fare a meno di evidenziare che il tema della prosperit\u00e0 unito al mito della rinascita accomuna le decorazioni del Teatro Massimo e quelle di Villa Igiea. Acquistando le opere delle sorelle Macdonald De Maria Bergler seppe cogliere una serie di elementi rappresentativi della loro ricerca, presumibilmente l\u2019artista siciliano era al corrente che \u201cLa Stella di Betlemme\u201d e \u201cL\u2019Annunciazione\u201d fossero state presentate a Londra alla V mostra della \u201cArts and Crafts Exhibition\u201d e non \u00e8 da escludere che egli fosse informato sul dibattito del tempo relativo alle novit\u00e0 prodotte a Londra e a Glasgow. Con la scelta di acquistare tali opere De Maria Bergler dimostra una notevole capacit\u00e0 di giudizio critico ed \u00e8 plausibile che, essendosi appassionato al dibattito del tempo, egli decise di acquistare \u201cL\u2019Annunciazione\u201d e \u201cLa stella di Betlemme\u201d per schierarsi con quanti intuirono sin da subito la portata della riforma condotta in campo artistico dai Quattro di Glasgow e nello specifico da Frances e Margaret Macdonald. Apprezzando le loro opere De Maria Bergler riconobbe alla ricerca delle sorelle Macdonald il giusto valore e ne comprese appieno l\u2019importanza e la carica innovativa. Come sottolinea F. Scotton, la scelta di acquistare le opere di Frances e Margaret Macdonald \u00abmerita di essere conosciuta perch\u00e9 attesta il tempestivo e motivato &#8211; ed eccezionale per l\u2019Italia &#8211; aggiornamento da parte dei siciliani, tanto pi\u00f9 che i due pannelli costituivano esempi indubitabili del nuovo stile<sup><a href=\"#footnote_60_1968\" id=\"identifier_60_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. SCOTTON, Arti applicate&hellip;, 1995, p. 124.\">61<\/a><\/sup>\u00bb.<br \/>\nNon entrando nel merito dell\u2019importante esperienza veneziana squisitamente pittorica in cui De Maria Bergler si distinse come il pi\u00f9 grande pittore dell\u2019Italia meridionale partecipando alla mostra nel 1901, 1903, 1905, 1907, 1909, 1910 e 1912 ed esponendo opere apprezzate dalla critica e dal pubblico, acquistate da personaggi illustri al fine di destinarle ad importanti raccolte pubbliche e collezioni private, non \u00e8 possibile concludere questo approfondimento sull\u2019impegno dell\u2019artista siciliano nell\u2019ambito delle arti decorative senza far riferimento almeno ad altri due episodi significativi in tal senso. Nel 1902 si tiene a Torino, presso il Parco del Valentino, l\u2019Esposizione Internazionale di Arte Decorativa, in cui convergevano molteplici obiettivi, da quello di \u00abfondare un linguaggio comune alla cultura moderna europea, anche appunto la cultura dell\u2019arredo e dei modi di vita<sup><a href=\"#footnote_61_1968\" id=\"identifier_61_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Torino 1902. Le arti decorative internazionali del nuovo secolo, catalogo della mostra a cura di R. BOSSAGLIA, E. GODOLI, M. ROSCI, Milano 1994, p. 411.\">62<\/a><\/sup>\u00bb a quello economico finalizzato a \u00abconsolidare un mercato che si rivolgeva alla borghesia, in crescita non solo di potere ma di coscienza di s\u00e9<sup><a href=\"#footnote_62_1968\" id=\"identifier_62_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">63<\/a><\/sup>\u00bb. All\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte Decorativa del 1902 ricevono gli ambiti diplomi d\u2019onore Giacomo Cometti, Galileo Chini e la ditta Ducrot, guidata da Basile, che emergono per coerenza ed originalit\u00e0 mentre a livello internazionale si distinguono W. Morris e la sezione inglese, C. R. Mackintosh e la sezione scozzese, L\u2019Art Nouveau di Bing e La Maison Modern di J. Meier Graefe, solo per citarne alcuni. Come si evince dal Regolamento Generale della manifestazione, De Maria Bergler partecipa all\u2019Esposizione torinese del 1902 in qualit\u00e0 di \u201cdelegato nominato per la commissione generale\u201d, incarico che conferisce autorevolezza all\u2019artista siciliano capace di affermarsi come personalit\u00e0 di rilievo in occasione dell\u2019edizione del 1901 dell\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia, durante la quale conosce Vittorio Pica, al quale rimane legato da una profonda e sincera amicizia. Partecipa al grande evento torinese in qualit\u00e0 di espositori la Ditta Ducrot, guidata da Ernesto Basile, che raccoglie molti consensi in virt\u00f9 della \u00abnovit\u00e0 delle sue proposte dove traspare una continua ricerca di funzionalit\u00e0 e semplicit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_63_1968\" id=\"identifier_63_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Torino 1902&hellip;, 1994, p. 443.\">64<\/a><\/sup>\u00bb. Particolarmente interessante il giudizio di V. Pica che ne \u201cL\u2019arte decorativa dell\u2019Esposizione di Torino del 1902\u201d scrive: \u00abmi sono riserbato di parlare all\u2019ultimo di due siciliani, i quali rappresentano da soli o quasi da soli l\u2019Italia meridionale alla mostra torinese, ma la rappresentano, diciamolo pure ad onore del vero, in modo molto degno. Essi sono Ernesto Basile, l\u2019architetto valentissimo, che ha rinunciato d\u2019un tratto a coltivare lo stile greco-romano, in cui era riuscito dietro l\u2019esempio del glorioso padre suo, eccellente, per consacrarsi allo stil nuovo, che ha mostrato di comprendere, pur mantenendosi fedele ai peculiari caratteri della razza italiana, come forse niun\u2019altro ancora nel nostro paese, e Vittorio Ducrot, che ha rinnovato la fabbricazione della Ditta Golia, da cui \u00e8 rimasto da poco unico proprietario, con criteri affatto moderni e con buon gusto oltremodo sagace. L\u2019unione di queste due forze in comune lavoro dimostra quale possa essere il vero modo di fare scomparire quella certa inferiorit\u00e0, da me accertata pi\u00f9 di una volta nelle opere esposte a Torino, dell\u2019architetto, dello scultore o del pittore, che soltanto disegna il mobile, in confronto dell\u2019ebanista, che lo concepisce e lo esegue egli stesso. L\u2019unico modo, dunque, per far scomparire tale inferiorit\u00e0 e per ottenere risultati oltremodo soddisfacenti, riunendo la bellezza alla praticit\u00e0 ed all\u2019adatto impiego della materia adoperata, \u00e8 che, come accade proprio nel caso attuale, l\u2019artiere non sia soltanto l\u2019esecutore materiale delle concezioni dell\u2019artista, ma ne sia spesso e volentieri l\u2019intelligente collaboratore<sup><a href=\"#footnote_64_1968\" id=\"identifier_64_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PICA, L&rsquo;arte decorativa dell&rsquo;Esposizione di Torino del 1902, fasc. IV-9, Bergamo 1903, pp. 373-374.\">65<\/a><\/sup>\u00bb.<br \/>\nNel 1903 De Maria Bergler partecipa alla V Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Citt\u00e0 di Venezia, caratterizzata da un\u2019inedita apertura alle arti decorative. Il catalogo della manifestazione descrive cos\u00ec la \u201cSala del Mezzogiorno\u201d: \u00abla Commissione composta dai Signori Ernesto Basile, Ettore De Maria Bergler, Giuseppe De Sanctis, Giovanni Tesorone si  valse del concorso generoso e dell\u2019opera intelligente dei seguenti artisti e Ditte Industriali. Per la Sicilia: La Ditta Ducrot ha curato tutto l\u2019organamento costruttivo delle due sale sotto la direzione del Basile ed a norma dei suoi disegni ha apprestato tutto il mobilio e suoi accessori. Lo scultore Ugo ha lavorato alla parte ornamentale plastica. De Maria Bergler, l\u2019Enea, il Gregorietti e il Lentini hanno curato la parte pittorica<sup><a href=\"#footnote_65_1968\" id=\"identifier_65_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo della V Esposizione&hellip;, 1903, p. 115.\">66<\/a><\/sup>\u00bb. Il nostro artista partecipa con il dipinto \u201cLuci Vespertine\u201d, veduta ambientata in un ampio porto che risente delle suggestioni del viaggio compiuto in Africa con i Florio, e le decorazioni della scrivania in mogano nota come \u201cSecr\u00e8taire Liberty\u201d. Il mobile disegnato da E. Basile e realizzato dalla ditta Ducrot con decorazioni interne di De Maria Bergler e figurine esterne in bronzo di A. Ugo pu\u00f2 essere considerato la summa delle maggiori riflessioni sul Liberty in Sicilia e viene ricordato da Vittorio Pica come la prima opera d\u2019arte decorativa entrata a far parte della Galleria d\u2019Arte Moderna di Roma<sup><a href=\"#footnote_66_1968\" id=\"identifier_66_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. PICA, L&rsquo;Arte Mondiale a Venezia nel 1903, Istituto d&rsquo;Arti Grafiche, Bergamo 1903, p. 47.\">67<\/a><\/sup>. Particolarmente interessante, infine, per far luce sulla passione con cui i grandi intellettuali dell\u2019epoca affrontavano il rapporto tra arti figurative e decorative, emancipando queste ultime dal rango di inferiorit\u00e0, una lettera del 4 luglio 1902 inviata da A. Fradeletto a E. De Maria Bergler in cui si legge: \u00abfin qui Venezia ha tenuto una serie di Esposizioni internazionali di Arte pura. Oggi Torino tiene fortunatamente una grande Esposizione internazionale d\u2019arte applicata. Ebbene, io vorrei, per la prossima Mostra veneziana, fare un altro passo: vorrei, cio\u00e8, tentare l\u2019accordo fra le due forme: vorrei ricostituire, almeno parzialmente, l\u2019antica unit\u00e0 della bellezza nelle sue manifestazioni: ideali e pratiche<sup><a href=\"#footnote_67_1968\" id=\"identifier_67_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 23, fogli n. 387-389.\">68<\/a><\/sup>\u00bb. Degno di nota anche un altro documento rintracciato presso l\u2019ASAC in cui Fradeletto scrive a De Maria Bergler: \u00abEgregio amico [\u2026] La vostra idea di dare anche all\u2019arte decorativa degli affidamenti di soddisfazione morale fu pienamente approvata, come logica ed equa. Fui a Torino [\u2026] Perch\u00e8 questo artificioso divorzio tra le forme pratiche e le forme ideali della bellezza? Noi aspiriamo invece: all\u2019unit\u00e0 organica \u2013 alla compostezza \u2013 alla scelta severa \u2013 all\u2019originalit\u00e0 che non offende la tradizione propria ma vi si ricollega liberamente<sup><a href=\"#footnote_68_1968\" id=\"identifier_68_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 24, fogli n. 46-47.\">69<\/a><\/sup>\u00bb. Fradeletto fa riferimento alla proposta dell\u2019artista di far rientrare anche gli esponenti delle arti decorative nella competizione, riconoscendo loro una sorta di compenso morale al pari degli altri artisti partecipanti<sup><a href=\"#footnote_69_1968\" id=\"identifier_69_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tale passaggio &egrave; reso pi&ugrave; esplicito dalla lettera che Romolo Bazzoni invia a De Maria Bergler il 10 aprile 1902. Vedasi ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 23, foglio n. 469.\">70<\/a><\/sup> e condivide con De Maria Bergler il desiderio di puntare sull\u2019unit\u00e0 tra forme pratiche ed ideali dell\u2019arte. Lo stesso ideale viene ribadito con entusiasmo dal Segretario generale dell\u2019Esposizione in una lettera inviata ad Ernesto Basile il 10 settembre 1902: \u00abDopo aver visitato con attenzione la Mostra anzi le Due Mostre di Torino, mi faccio sempre pi\u00f9 convinto della bont\u00e0 della nostra iniziativa. Togliere l\u2019artificiosa separazione tra le forme maggiori e le forme minori dell\u2019arte; riaccostarle e fonderle in vivente unit\u00e0; aggiungendo al nuovo, ma senza violare le tradizioni vostre e senza offendere deliberatamente la grammatica e la logica dell\u2019estetica e della statica, ecco il mio fervido ideale [\u2026]<sup><a href=\"#footnote_70_1968\" id=\"identifier_70_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 24, fogli n. 48-49.\">71<\/a><\/sup>\u00bb. Il risultato della circolazione d\u2019idee, che ha origine proprio in questo scambio epistolare, tra Fradeletto e personalit\u00e0 dell\u2019arte siciliana come Basile, Ducrot, Ugo e De Maria anticipa quel trionfo del connubio tra pittura e decorazione che verr\u00e0 espresso da \u201cBellezze di Sicilia\u201d, sala ideata e realizzata nel 1909 da De Maria Bergler, Basile e Ducrot per l\u2019VIII Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia. Il ruolo cruciale rivestito da De Maria Bergler nell\u2019arte siciliana, non soltanto nell\u2019ambito della pittura ma anche in quello delle arti decorative, sui cui si concentra il presente contributo, non sfugge neanche alla stampa internazionale. Nel corso delle mie ricerche ho constatato che l\u2019attivit\u00e0 artistica di De Maria Bergler era ben nota anche all\u2019estero. Dalla consultazione di archivi e biblioteche si evince che l\u2019arte siciliana tra Otto e Novecento era apprezzata all\u2019estero e De Maria Bergler noto a livello internazionale attraverso riviste di alto profilo. \u00c8 il caso della celebre rivista \u201cThe Studio. An Illustrated Magazine of Fine and Applied Art\u201d che si dedica al nostro artista e alla scuola siciliana con un articolo che sintetizza in modo efficace i tratti peculiari dell\u2019arte siciliana tra XIX e XX secolo: \u00abLeader e figura centrale del movimento artistico in Sicilia \u00e8 Ernesto Basile, architetto di grande cultura e gusto, essenzialmente moderno, inesauribilmente inventivo, poliedrico ma accurato. In architettura da tempo egli ha rotto con la tradizione accademica, traducendo tendenze medievali siciliane in forme adatte alle esigenze moderne. Le stesse finalit\u00e0 della ditta Ducrot relative alla creazione degli arredi gli hanno permesso di realizzare le sue idee in modo dettagliato. La collaborazione di due pittori &#8211; De Maria Bergler e Enea &#8211; e di uno scultore Ugo A. \uf05b\u2026\uf05d hanno fatto di questa azienda un perfetto centro di arte applicata. \uf05b\u2026\uf05d Tra le ditte che hanno esposto a Torino merita particolare attenzione la Ducrot di Palermo \uf05b\u2026\uf05d Dopo la sua prima timida apparizione a Torino, la Sicilia ha offerto uno spettacolo migliore all\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia nella decorazione delle sale dedicate alle opere di pittori e scultori del Sud Italia. I progressi compiuti erano inconfondibili. Il consiglio di amministrazione si era avventurato in un\u2019innovazione felice; essi unirono l\u2019esposizione di opere d\u2019arte con quella delle arti applicate, affidando a ciascun paese o provincia la decorazione di una galleria d\u2019arte. La sequenza monotona delle sezioni della mostra si \u00e8 cos\u00ec trasformata in una serie di belle camere moderne, dove quadri e statue sono stati collocati in un ambiente decorativo. Il compito non era facile e, con il consenso generale, il maggior successo \u00e8 stato raggiunto dalla galleria del Sud d\u2019Italia decorata da artigiani siciliani, con tende tessute a Napoli<sup><a href=\"#footnote_71_1968\" id=\"identifier_71_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. W. R. S., Sicily, in &ldquo;The Studio&rdquo;, 30, n. 127, ottobre 1903, pp. 76-78.\">72<\/a><\/sup>\u00bb. L\u2019articolo conferma come solo apparentemente l\u2019edizione del 1903 sia meno importante delle altre, infatti, nonostante De Maria Bergler presentasse una sola opera pittorica, l\u2019impegno dell\u2019artista siciliano \u00e8 da contestualizzare nella realizzazione, in senso lato, delle Sale del Mezzogiorno da leggere come risultato del continuo confronto con gli amici E. Basile e V. Ducrot, emblematicamente rappresentato dalla scrivania in mogano, cui partecipa anche lo scultore A. Ugo, oggi presso la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. In questi anni cruciali della sua attivit\u00e0 De Maria Bergler si dedica con dedizione alle arti decorative realizzando i bozzetti (1903 circa), oggi in collezione privata, per decorazioni non ancora identificate con aggraziate figure femminili e motivi floreali riconducibili allo stile liberty; la decorazione policroma (1903) dell\u2019anta in vetro del medagliere prodotto dalla Ditta Ducrot e appartenuto a Basile; le decorazioni (1903-10), di cui restano in collezione privata i bozzetti dallo stile ispirato a Gianbattista Tiepolo, dei plafonds dei piroscafi \u201cGiulio Cesare\u201d, \u201cDux\u201d, \u201cRoma\u201d e \u201cCaio Duilio\u201d della Flotta Florio, finemente arredati dalla Ditta Ducrot.<br \/>\nLe successive partecipazioni all\u2019Esposizione veneziana sono all\u2019insegna della pittura, ma nel 1912 De Maria Bergler \u00e8 nuovamente attivo insieme a Basile per la decorazione con scene allegoriche delle sovraporte della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Palermo, oggetto di un recente restauro e riaperta al pubblico nel 2005. Come gi\u00e0 avvenuto per Villa Whitaker, il Teatro Massimo e Villa Igiea, De Maria Bergler interviene all\u2019interno di un edificio dal forte valore simbolico per i suoi committenti, tuttavia, l\u2019insieme si rivela meno complesso, pi\u00f9 ordinato e classico. L\u2019artista abbandona l\u2019ambientazione lussureggiante, le forme flessuose e il decorativismo liberty per ricomporsi nella forma geometrica del tondo, posto all\u2019interno di una cornice lignea di grande finezza stilistica. Il tratto del pittore \u00e8 fermo e deciso, capace di dare ai sei dipinti allegorici vivacit\u00e0 cromatica, unit\u00e0 di stile ed eleganza formale. L\u2019intervento nella Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele di Palermo \u00e8 di grande importanza ed intensit\u00e0 ma pur essendo una felice prova della maturit\u00e0 dell\u2019artista costituisce un momento isolato nell\u2019attivit\u00e0 di De Maria Bergler, una nuova \u201cvariazione\u201d per dirla come U. Mirabelli<sup><a href=\"#footnote_72_1968\" id=\"identifier_72_1968\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. MIRABELLI, in Ettore De Maria Bergler&hellip;, 1988, pp. 9-30.\">73<\/a><\/sup>. Fino a pochi anni prima della morte l\u2019artista realizza opere di grande intensit\u00e0 come \u201cRinaldo e Armida\u201d (1912) e \u201cDonna in costume di piana degli Albanesi\u201d, alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo. De Maria Bergler non abbandona il ritratto e torna a misurarsi con la natura nelle sue molteplici rappresentazioni muovendosi tra l\u2019eclettismo e l\u2019eleganza formale, caratteristici della sua affascinante produzione artistica, e interpretando la tradizione pittorica siciliana come una sempre presente fonte di ispirazione. Le contraddizioni che hanno segnato la storia della Sicilia nel XIX e XX secolo spesso si trovano nella parabola di De Maria Bergler che, seppur in un continuo guardare avanti per poi voltarsi indietro tra l\u2019antico e il moderno, \u00e8 stato protagonista della scena artistica non solo siciliana ma anche nazionale ed internazionale distinguendosi come figura emblematica di un\u2019epoca straordinaria per Palermo e per la Sicilia.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1968\" class=\"footnote\">Il presente contributo \u00e8 il frutto di un pi\u00f9 ampio studio condotto nell\u2019ambito del Dottorato di Ricerca in \u201cStoria dell\u2019Arte Medievale, Moderna e Contemporanea in Sicilia\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, confluito nella tesi dottorale \u201cEttore De Maria Bergler maestro delle Arti Decorative in Sicilia e \u2018grande pittore dell\u2019Italia meridionale\u2019 all\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte della citt\u00e0 di Venezia\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1968\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Ottocento siciliano. Pittura<\/em>, Roma 1939, p. 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1968\" class=\"footnote\">Vedasi <em>Ottocento siciliano. Dipinti di collezioni private agrigentine<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. BARBERA, Napoli 2001; <em>La pittura dell\u2019Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d\u2019arte e collezionismo<\/em>, a cura di M. C. DI NATALE, Palermo 2005; <em>Poliorama pittoresco. Dipinti e disegni dell\u2019Ottocento siciliano<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. BARBERA, Cinisello Balsamo (Milano) 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1968\" class=\"footnote\">Vedasi R. TREVELYAN, <em>Principi sotto il vulcano. Storia e leggenda di una dinastia di Gattopardi anglosiciliani dai Borboni a Mussolini<\/em>, ed. italiana a cura di F. SABA SARDI, Milano 1977. (I ed. R. TREVELYAN, <em>Princes under the Volcano<\/em>, Londra 1972).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1968\" class=\"footnote\">Nel commento all\u2019Esposizione Artistica di Palermo del 1875 de \u201cL\u2019amico del popolo\u201d De Maria Bergler viene definito: \u00abl\u2019unico forse degli scolari del professore Lojacono che sia nato a sollevarsi dalla sfera del mondo piccino e a respirare l\u2019aria elevata del mondo dell\u2019arte \u00bb. Vedasi <em>Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo. Catalogo delle opere<\/em>, a cura di F. MAZZOCCA, G. BARBERA, A. PURPURA, Cinisello Balsamo (Milano) 2007, p. 193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1968\" class=\"footnote\">Sulla Galleria Pisani vedasi <em>The Pisani Gallery in Florence, I. Red Room<\/em>, introduction by V. PICA, Bergamo 1908; <em>La Galeria Pisani de Florence, pr\u00e8miere partie<\/em>, Milan 1914.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1968\" class=\"footnote\"><em>Poliorama pittoresco<\/em>\u2026, 2007, p. 198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1968\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Ottocento<\/em>&#8230;, 1939, p. 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1968\" class=\"footnote\">G. BARBERA, Ettore <em>De Maria Bergler, ad vocem<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, vol. 38, Roma 1990.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1968\" class=\"footnote\">La notizia, riportata in G. BARBERA, <em>Ettore De Maria Bergler<\/em>\u2026, 1990, trova conferma nel catalogo dell\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli del 1877, dalla cui consultazione si evince che l\u2019artista siciliano, indicato come \u201cMaria (de) Bergler Ettore Antonio, di Napoli\u201d, espose nella sala X, sezione Pittura, l\u2019opera \u201cLa grotta di Denisinni presso Palermo\u201d. Cfr <em>Catalogo dell\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1877 in Napoli<\/em>, Napoli 1877, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1968\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Catalogo delle opere ammesse all\u2019esposizione solenne della Societ\u00e0 d\u2019Incoraggiamento delle Belle Arti in Firenze nell\u2019anno 1877<\/em>, Firenze 1877.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1968\" class=\"footnote\">Nel catalogo della manifestazione si legge che il pittore siciliano espose l\u2019opera \u201cAi bagni\u201d nella Sala XVII. Questi \u00e8 riportato anche nell\u2019indice alfabetico degli artisti ed espositori, domiciliato a Palermo, corso V. Emanuele Palazzo Riso. Cfr. <em>Esposizione nazionale artistica Venezia 1887. Catalogo ufficiale<\/em>, Venezia 1887.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1968\" class=\"footnote\">Cfr. A. CENTELLI, in <em>L\u2019Illustrazione Italiana<\/em>, anno XIV, n. 28, 3 Luglio 1887, pp. 3, 5. La didascalia riportata in calce all\u2019opera \u00e8 \u00ab\u201cAi Bagni\u201d. Quadro di Ettore De Maria Bergler (incisione di Sabattini da una fotografia di G. B. Brusa di Venezia)\u00bb. La riproduzione dell\u2019opera, a lungo dimenticata, \u00e8 seguita dal giudizio critico del cronista A. Centelli: \u00ab[\u2026] Il signor Ettore De Maria Bergler, che \u00e8 un giovane e valente pittore siciliano, non ci ha ritratto uno stabilimento di bagni in legno dipinto e gli usci allineati. Le belle signore del suo quadro han trovato un tratto di costa libera, dove si pu\u00f2 nuotare i poco o molto fondo, come meglio conviene. [\u2026] Ivi il pittore ha trovato il suo quadro bell\u2019e fatto sul vero. Nessun tipo convenzionale accademico o ricercato, ma due signore simpatiche, sane, giovani, d\u2019umor lieto. Pi\u00f9 in l\u00e0 altre nuotatrici delle quali le teste che sporgono dall\u2019acqua fanno contrasto di valore e di colore coll\u2019azzurro intenso dell\u2019estrema linea del mare che scorciando bassa rende pi\u00f9 scuro  il colore del cielo d\u2019oltremare. Il quadro non ha tendenze allo straordinario n\u00e9 altra pretesa che la naturalezza e l\u2019animazione, due caratteri perfettamente raggiunti, se non per potenza d\u2019impasto e di grande solidit\u00e0, con una scioltezza geniale di tocco e una vivacit\u00e0 amabile di tavolozza\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1968\" class=\"footnote\">Villa Whitaker cost\u00f2 circa 500.000 lire e fu edificata tra il 1886 e il 1889 nel parco detto degli Amalfitani, nei terreni al limite dell\u2019Olivuzza di propriet\u00e0 del cavaliere Giuseppe Luigi Beneventano, acquistati tra il 1885 e il 1886 da Joseph Whitaker. I lavori furono affidati all\u2019architetto ingegnere capo onorario del Genio Civile cav. I. Greco, coadiuvato dal capomastro G. Casano, e si ispiravano alla villa fiorentina di stile neoclassico della baronessa Favard de L\u2019Anglade, realizzata nel 1857 dall\u2019architetto G. Poggi. Vedasi R. GIUFFRIDA, <em>Gli Ingham-Whitaker di Palermo e la Villa a Malfitano<\/em>, Palermo 1990.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1968\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento vedasi <em>La pittura dell\u2019Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d\u2019arte e collezionismo<\/em>\u2026, 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1968\" class=\"footnote\">R. TREVELYAN, <em>Principi sotto il vulcano<\/em>\u2026, 1977, p. 399.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1968\" class=\"footnote\">I Whitaker furono tra i pi\u00f9 celebri inglesi attivi in Sicilia per interessi commerciali. Il loro insediamento in Sicilia si deve allo zio Benjamin Ingham, uomo d\u2019affari dotato di grande intelletto che nel 1806 giunse in Sicilia dallo Yorkshire per rappresentare l\u2019azienda familiare e divenne uno degli uomini pi\u00f9 ricchi dell\u2019Isola. Palermo conserva testimonianze notevoli del passaggio dei Whitaker: pregevoli opere architettoniche come la Chiesa Anglicana Holy Cross, il Palco della Musica e Villa Sofia e opere d\u2019arte come \u201cL\u2019Annunciazione\u201d, capolavoro in corallo della fine del XVII secolo. Vedasi R. TREVELYAN, <em>Principi sotto il vulcano<\/em>&#8230;, 1977; R. TREVELYAN con saggi di R. LENTINI E V. TUSA e nota di R. CAMERATA SCOVAZZO, <em>La storia dei Whitaker<\/em>, Palermo 1988; E. SESSA, E. MAURO, S. LO GIUDICE, <em>I luoghi dei Whitaker<\/em>, Palermo 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1968\" class=\"footnote\">I. BRUNO, <em>La Camera Picta. Dalla decorazione pittorica alla carta e tessuto da parati in ville e palazzi palermitani dall\u2019Ottocento al primo Novecento<\/em>, Caltanissetta-Roma 2010, pp. 112-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1968\" class=\"footnote\">L\u2019Esposizione, inaugurata il 22 aprile 1889, fu ospitata all\u2019interno di un padiglione in legno, collocato a Piazza Marina, progettato dall\u2019ingegnere Nicol\u00f2 Mineo e decorato all\u2019esterno dal pittore E. Cavallaro. Fu salutata con successo dalle cronache che ne lodarono il gran numero di opere di alta qualit\u00e0 tra cui \u201cAcqua Santa\u201d e \u201cMonte San Giuliano\u201d di F. Lojacono, \u201cDante giovinetto\u201d e \u201cCesare\u201d di B. Civiletti. Interessante sull\u2019argomento F. GRASSO, I. BRUNO, <em>Nel segno delle muse. Il Circolo Artistico di Palermo<\/em>, Palermo 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1968\" class=\"footnote\">Sull\u2019artista vedasi M. C. DI NATALE, <em>Paolo Vetri<\/em>, Centro Studi Nino Savarese, Enna 1990.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1968\" class=\"footnote\">S. BIETOLETTI, <em>Ettore De Maria Bergler e il naturalismo lirico di fine secolo<\/em>, in <em>Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo. Catalogo delle opere<\/em>\u2026, 2007, p. 189.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1968\" class=\"footnote\">La proposta, avanzata nel 1887 dallo scultore Ettore Ximenes, di promuovere una mostra a carattere nazionale con sede a Palermo incontra il favore degli esponenti del Circolo Artistico di Palermo. Tale istituzione, fondata nel 1882 al fine di incoraggiare le Belle Arti attraverso esposizioni, premi e conferenze, incise fortemente nella vita culturale siciliana prendendo parte ai maggiori dibattiti internazionali. Vedasi AA. VV., <em>L\u2019Esposizione Nazionale 1891-92<\/em>, suppl. al n. 2, anno III, di Kal\u00f3s, marzo-aprile 1991, p. 16; F. GRASSO, I. BRUNO, <em>Nel segno delle muse<\/em>\u2026, 1998, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1968\" class=\"footnote\">Su E. Basile si consultino <em>Ernesto Basile architetto<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. DE BONIS, G. V. GRILLI, S. LO NARDO, Venezia 1980; <em>Ernesto Basile e il Liberty a Palermo<\/em>, a cura di A. M. INGRIA, Palermo 1987; E. SESSA, <em>Ernesto Basile. Dall\u2019eclettismo classicista al modernismo<\/em>, Palermo 2002; E. SESSA, <em>Ernesto Basile, 1857-1932: fra accademismo e moderno, un\u2019architettura della qualit\u00e0<\/em>, Palermo 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1968\" class=\"footnote\">La mostra vantava la presenza di autentici capolavori, talvolta ignorati dai critici del tempo ma rivalutati dalla storia, tra cui citiamo almeno il caso di G. Segantini, presente con il pastello \u201cEffetto di luna (Ritorno all\u2019ovile)\u201d e l\u2019opera \u201cLe due madri\u201d, oggi alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano, di fondamentale importanza per gli sviluppi futuri del Divisionismo. Sulle arti figurative all\u2019Esposizione vedasi U. DI CRISTINA, B. LI VIGNI, <em>L\u2019Esposizione Nazionale<\/em>, Palermo 1989; S. TROSI, <em>L\u2019esposizione di Belle Arti: realismo, eclettismo, nazionalismo<\/em>, in &#8220;Nuove Effemeridi&#8221;, anno IV, n. 16, Palermo 1991, pp. 86-91; F. GRASSO, <em>Le arti figurative all\u2019Esposizione Nazionale di Palermo 1891-92<\/em>, in <em>Dall\u2019artigianato all\u2019industria. L\u2019Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892<\/em>, a cura di M. GANCI e M. GIUFFR\u00c8, Palermo 1994, pp. 87-93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1968\" class=\"footnote\">Come riportato nel catalogo ufficiale, De Maria Bergler, indicato con il titolo di cavaliere, faceva parte della commissione della \u201cDivisione XII, classe 62\u00b0, Arte Contemporanea\u201d, presieduta da Lucio Tasca Mastrogiovanni Conte di Almerita, insieme a personaggi di spicco del mondo artistico come il pittore catanese Natale Attanasio, il pittore palermitano Francesco Lojacono, gli scultori palermitani Benedetto Civiletti, Ettore Ximenes e Mario Rutelli e l\u2019architetto Ernesto Basile, indicato come commendatore. Vedasi <em>Esposizione Nazionale. Palermo. 1891-1892. Catalogo Generale<\/em>, con presentazione di G. LA GRUTTA e introduzione di R. GIUFFRIDA, Palermo 1991, pp. 467, 549.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1968\" class=\"footnote\">S. TROSI, in &#8220;Nuove Effemeridi&#8221;, anno IV, n. 16, Palermo 1991, p. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1968\" class=\"footnote\">Si legge: \u00abDi Ettore De Maria Bergler, di Palermo, che all\u2019Esposizione Nazionale pose varii bellissimi studii e varii quadri, abbiamo gi\u00e0 riprodotto alla pag. 288 I cavalli alla foce. Questo studio della vita dei campi in Sicilia, che intitoliamo Il primo fiore, \u00e8 uno de\u2019 suoi pi\u00f9 geniali. Due contadine, avviandosi al lavoro, sostano un momento per raccogliere un fiore nascosto fra le erbe cresciute come Dio vuole, come quelle delle vigna di Renzo. \u00c8 il primo fiore della stagione rinata; \u00e8 bello, \u00e8 imperlato di rugiada. L\u2019una o l\u2019altra se ne adorner\u00e0 i capelli, e ne far\u00e0 pegno d\u2019amore\u00bb. Vedasi <em>Palermo e l\u2019Esposizione Nazionale del 1891-92. Cronaca illustrata<\/em>, n. 36, Treves, Milano 1892, p. 281.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1968\" class=\"footnote\">Nel catalogo generale della manifestazione si leggono i seguenti titoli: \u201cStrada presso Palermo\u201d, \u201cStudio di testa\u201d, sei \u201cStudi Ricordi della Sicilia\u201d, \u201cI Chierici rossi\u201d e \u201cI Cavalli alla foce\u201d. Vedasi <em>Esposizione Nazionale. Palermo. 1891-1892. Catalogo Generale<\/em>\u2026, 1991, p. 470.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1968\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Palermo e l\u2019Esposizione Nazionale del 1891-92. Cronaca illustrata<\/em>, n. 36, Treves, Milano 1892, p. 281.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1968\" class=\"footnote\">\u00c8 opportuno chiedersi se l\u2019Esposizione Nazionale di Palermo sia riuscita a soddisfare le aspettative dei diversi ceti sociali interessati al coinvolgimento della Sicilia nella rinascita economica dell\u2019Italia postunitaria e, in particolare, se la Mostra di Belle Arti abbia avuto il merito di offrire un\u2019importante ricognizione del panorama dell\u2019arte del tempo. In occasione del primo centenario dell\u2019Esposizione Nazionale, la comunit\u00e0 intellettuale siciliana ha promosso un attento riesame della manifestazione facendo il punto degli studi sull\u2019argomento secondo una prospettiva storica, economica, sociale ed artistica. Vedasi <em>Dall\u2019artigianato all\u2019industria<\/em>&#8230;, Palermo 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1968\" class=\"footnote\"><em>Maria Accascina e Il Giornale di Sicilia. 1938-42<\/em>, a cura di M. C. DI NATALE, Caltanissetta-Roma 2007, p. 280.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1968\" class=\"footnote\">Tra Otto e Novecento la famiglia Florio riveste un ruolo di primo piano non soltanto nella vita politica ed economica della Sicilia ma anche in quella culturale. Essi furono mecenati di grandi talenti e diedero voce al fermento culturale fin de si\u00e8cle sostenendo la realizzazione di eventi artistici e la nascita di istituzioni culturali. Molto vasta la bibliografia, in particolare su Franca Florio vedasi: P. NICOLOSI, <em>Palermo fin de si\u00e8cle<\/em>, Milano 1979; R. GIUFFRIDA, R. LENTINI, <em>L\u2019Et\u00e0 dei Florio<\/em>, Palermo 1985; A. POMAR, <em>Franca Florio<\/em>, Palermo 2006; D. ANSELMO, G. PURPURA, <em>Regine Ritratti di nobildonne siciliane (1905-1915)<\/em>, Palermo 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1968\" class=\"footnote\">La fotografia \u00e8 pubblicata in <em>Ettore De Maria Bergler<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. BICA, Palermo 1988, p. 36. \u00c8 nota anche la lettera, relativa al ritratto di Franca Florio eseguito da G. Boldini, inviata da De Maria Bergler a F. Florio e pubblicata in A. POMAR, <em>Franca Florio<\/em>\u2026, 2006, pp. 100-102. Vedasi anche R. GIUFFRIDA, R. LENTINI, <em>L\u2019Et\u00e0 dei Florio<\/em>\u2026, 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1968\" class=\"footnote\">Ettore De Maria Bergler\u2026, 1988, p. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1968\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Ottocento<\/em>\u2026, 1939, p. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1968\" class=\"footnote\">Vedasi G. B. F. BASILE, <em>Sulla costruzione del Teatro Massimo Vittorio Emanuele<\/em>, Palermo 1890; A. M. FUNDAR\u00d2, <em>Il concorso per il Teatro Massimo di Palermo. Storia e progettazione<\/em>, Palermo 1974; G. PIRRONE, <em>Il Teatro Massimo di G. B. Basile a Palermo. 1867\/97<\/em>, Roma 1984; L. MANISCALCO BASILE, <em>Storia del Teatro Massimo di Palermo<\/em>, Firenze 1984. G. LEONE, <em>L\u2019opera a Palermo dal 1653 al 1987; L\u2019opera al Teatro Massimo dalle origini (1897) al 1987<\/em>, Vol. II, Palermo 1988.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1968\" class=\"footnote\">Il Teatro era capace di soddisfare i pi\u00f9 esigenti appassionati di lirica e di contenere un pubblico di 3.000 spettatori. Dotato di uno tra i pi\u00f9 ampi palcoscenici europei e di una Sala degli Spettacoli di 450 mq, con una superfice di 6.000 mq, larghezza di 89 metri e lunghezza di 129 metri, si imponeva come il terzo teatro pi\u00f9 grande d\u2019Europa, dopo la Nouvel Op\u00e9ra di Parigi e la Hof Opernhaus di Vienna.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1968\" class=\"footnote\">A. SAMON\u00c0, G. LIUZZO, <em>Basile<\/em>, suppl. n. 6 (anno II) di Kal\u00f3s, gennaio, Palermo 1991, pp. 14-15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1968\" class=\"footnote\">E. SESSA, <em>Ernesto Basile<\/em>\u2026, 2010, p. 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1968\" class=\"footnote\">G. PIRRONE, <em>Il Teatro Massimo<\/em>\u2026, Roma 1984, p. 105<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1968\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Ottocento<\/em>\u2026, 1939, p. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1968\" class=\"footnote\"><em>Ettore De Maria Bergler<\/em>\u2026, 1988, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1968\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1968\" class=\"footnote\">G. MASSOBRIO, P. PORTOGHESI, <em>Album del Liberty<\/em>, Roma-Bari 1975, p. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1968\" class=\"footnote\">Vedasi <em>Venezia e la Biennale. I percorsi del gusto<\/em>, catalogo a cura di G. ROMANELLI, Milano 1995, p. 124; <em>Doves and Dreams. The Art of Frances Macdonald and James Herbert McNair<\/em>, catalogo della mostra a cura di P. ROBERTSON, Aldershot 2006, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1968\" class=\"footnote\"><em>Doves and Dreams<\/em>&#8230;, 2006, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1968\" class=\"footnote\">F. SCOTTON, <em>Arti applicate: dalla fondazione al Padiglione Venezia<\/em>, in <em>Venezia e la Biennale<\/em>&#8230;, 1995, p. 124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1968\" class=\"footnote\">Mi sono occupata di ricostruire tale interessante vicenda nel saggio C. COSTANZO, <em>L\u2019Art Nouveau. Un fenomeno internazionale da Villa Igiea all\u2019Europa<\/em>, Trapani 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1968\" class=\"footnote\">Vedasi ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, fogli n. 61-62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1968\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Autografi, Fascicolo Ettore De Maria Bergler (lettera del 20.10.1899). Nell\u2019ambito delle ricerche condotte su De Maria Bergler ho trovato le prove concrete di altri due soggiorni parigini dell\u2019artista. Sull\u2019argomento rinvio alla lettura di C. COSTANZO, <em>L\u2019Art Nouveau. Un fenomeno internazionale<\/em>\u2026, Trapani 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Autografi, Fascicolo Ettore De Maria Bergler (lettera del 9.11.1899).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 186.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 10, foglio n. 392.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Ufficio Vendite, Registri 1900, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1968\" class=\"footnote\"><em>Catalogo della III Esposizione Internazionale d\u2019Arte della citt\u00e0 di Venezia<\/em>, Venezia 1899, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1968\" class=\"footnote\">\u201cThe Annunciation\u201d e \u201cThe Star of Bethlehem\u201d furono pubblicate in The Studio, IX, 1896, p. 203.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1968\" class=\"footnote\">Le miniature e gli acquarelli realizzati per \u201cThe Christmas Story\u201d appartenevano a John Lane, editore della rivista londinese d\u2019avanguardia \u201cThe Yellow Book\u201d che aveva dato spazio, contribuendo alla loro affermazione fuori dalla Scozia, ai Quattro di Glasgow, epiteto con cui si indicavano frequentemente C. R. Mackintosh, M. Macdonald, F. Macdonald e H. McNair.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1968\" class=\"footnote\"><em>Margaret Macdonald Mackintosh 1864-1933<\/em>, catalogo della mostra a cura di P. REEKIE ROBERTSON, Glasgow 1983, p. 32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1968\" class=\"footnote\">F. SCOTTON, Arti applicate\u2026, 1995, p. 124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1968\" class=\"footnote\"><em>Torino 1902. Le arti decorative internazionali del nuovo secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di R. BOSSAGLIA, E. GODOLI, M. ROSCI, Milano 1994, p. 411.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1968\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1968\" class=\"footnote\"><em>Torino 1902<\/em>\u2026, 1994, p. 443.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1968\" class=\"footnote\">V. PICA, <em>L\u2019arte decorativa dell\u2019Esposizione di Torino del 1902<\/em>, fasc. IV-9, Bergamo 1903, pp. 373-374.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1968\" class=\"footnote\"><em>Catalogo della V Esposizione<\/em>\u2026, 1903, p. 115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1968\" class=\"footnote\">V. PICA, <em>L\u2019Arte Mondiale a Venezia nel 1903<\/em>, Istituto d\u2019Arti Grafiche, Bergamo 1903, p. 47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 23, fogli n. 387-389.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 24, fogli n. 46-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_1968\" class=\"footnote\">Tale passaggio \u00e8 reso pi\u00f9 esplicito dalla lettera che Romolo Bazzoni invia a De Maria Bergler il 10 aprile 1902. Vedasi ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 23, foglio n. 469.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_1968\" class=\"footnote\">ASAC, Fondo Storico, Serie Copialettere, volume n. 24, fogli n. 48-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_1968\" class=\"footnote\">A. W. R. S., <em>Sicily<\/em>, in &#8220;The Studio&#8221;, 30, n. 127, ottobre 1903, pp. 76-78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_1968\" class=\"footnote\">U. MIRABELLI, in <em>Ettore De Maria Bergler<\/em>\u2026, 1988, pp. 9-30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_1968\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>cristinacostanzo@gmail.com Ettore De Maria Bergler e le Arti Decorative: uno sguardo aggiornato attraverso la scoperta di fonti inedite DOI: 10.7431\/RIV09112014 Il presente articolo \u00e8 dedicato <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1968\" title=\"Cristina Costanzo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2065,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1968"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2082,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968\/revisions\/2082"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1968"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}