{"id":1963,"date":"2014-06-29T10:02:52","date_gmt":"2014-06-29T10:02:52","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1963"},"modified":"2014-12-26T09:41:31","modified_gmt":"2014-12-26T09:41:31","slug":"tiziana-crivello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1963","title":{"rendered":"Tiziana Crivello"},"content":{"rendered":"<p>tizianacrivello@libero.it<\/p>\n<h3>L&#8217;iconografia del Ges\u00f9 Bambino nella ceroplastica<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09102014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sicilia da sempre ha avuto una particolare propensione per l&#8217;utilizzo della cera nella realizzazione di manufatti, che sono a un tempo oggetti di culto e piccole opere d&#8217;arte. Lo stesso Antonino Uccello ricorda come Berliner avesse sottolineato la propensione degli italiani per la cera \u201ccos\u00ec duttile e delicata\u201d capace di \u201cottimi risultati sia nella modellazione\u201d che nel paesaggio, anche grazie all&#8217;utilizzo di altri materiali, specificando poi l&#8217;origine per lo pi\u00f9 claustrale di queste opere<sup><a href=\"#footnote_0_1963\" id=\"identifier_0_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe popolare in Sicilia, con appendici a cura di A. Barricelli e S. Enrico Failla, Palermo 1979, p. 59\">1<\/a><\/sup>. Ampiamente diffusa tra Settecento e Ottocento, la produzione in cera siciliana prevede numerose varianti, tra cui quella pi\u00f9 diffusa riguarda la rappresentazione del Bambino Ges\u00f9, che come nota Antonino Buttitta era conservato entro teche, scarabattole o posto sotto campane<sup><a href=\"#footnote_1_1963\" id=\"identifier_1_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Buttitta, Il Natale. Arte e tradizioni in Sicilia, Palermo 1985, p. 78 e segg.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I maestri esperti nel produrre Bambini Ges\u00f9 in cera nell&#8217;isola venivano detti <em>bbamminiddari<\/em> e la scelta iconografica variava dalla rappresentazione di Ges\u00f9 bambino dormiente, seduto oppure vestito con eleganti abiti, ma sempre paffuto e sorridente, simile a quei putti che arricchiscono le nostre chiese e i nostri oratori. Come nota Pierfrancesco Palazzotto, in riferimento ai putti di Giacomo Serpotta, \u201cMentre nell&#8217;ambito dei marmi mischi prevale, come in molte delle decorazioni a stucco preserpottiane, la loro presenza quali elementi decorativi \u201cd&#8217;appoggio\u201d e di genere, senza una particolare prerogativa se non quella di reggere simboli iconologici, a partire dal Rosario in Santa Cita, e in parte anche da San Mercurio, questi si trasformano da oggetti in soggetti\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_1963\" id=\"identifier_2_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Palazzotto,&nbsp; I &ldquo;ricchi arredi&rdquo; e le &ldquo;preziose dipinture&rdquo; dell&rsquo;oratorio del Rosario in San Domenico della Compagnia dei Sacchi , in P. Palazzotto, C. Scordato, L&rsquo;oratorio del Rosario in San Domenico, Palermo 2002, p. 53.\">3<\/a><\/sup>. Contemporaneamente con la diffusione del tema iconografico del Bambino Ges\u00f9 si registra, quindi, un mutamento di gusto nell&#8217;arte in cui \u201cregna uno spirito giocoso e di rinnovamento, non di costrizione e di espiazione sofferente e neanche di pomposa grandezza\u201d<sup><a href=\"#footnote_3_1963\" id=\"identifier_3_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Palazzotto, I &ldquo;ricchi arredi&rdquo;&hellip;, 2002, p. 56.\">4<\/a><\/sup>. Questo contagio tra le varie espressioni artistiche si nota anche in un raro Bambino Ges\u00f9 in argento del 1699 nella chiesa di Santa Maria la Nuova a Scicli che, come afferma Maria Concetta Di Natale, \u201c\u00e8 raffrontabile all\u2019analoga produzione di Bambinelli Ges\u00f9 lignei o di ceroplastica tanto diffusi nell&#8217;isola nel periodo\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_1963\" id=\"identifier_4_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Scheda II, 93, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 249.\">5<\/a><\/sup>. Il tema del Bambino, infatti, aveva avuto scarso spazio in et\u00e0 classica, non venendo considerato soggetto di diritti e quindi vivendo nell&#8217;attesa di diventare adulto. Nella cultura cristiana la presenza nelle opere d&#8217;arte del Ges\u00f9 bambino \u00e8 legata, invece, a quella della Madre. \u00c9 con l&#8217;iconografia francescana, che si registra una svolta perch\u00e9 con il presepe la rappresentazione di Ges\u00f9 assume una nuova umanit\u00e0, sempre per\u00f2 legata alla figura materna e accompagnata da San Giuseppe, che assume valore di custode<sup><a href=\"#footnote_5_1963\" id=\"identifier_5_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;iconografia del presepe in Sicilia cfr. In Epiphania Domini. L&rsquo;adorazione dei Magi nel&rsquo;arte siciliana, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, V. Abbate, introduzione A. Buttitta, Palermo 1992.\">6<\/a><\/sup>. Nel medioevo si registra il massimo sviluppo delle rappresentazioni sacre ed ecclesiastiche, con una particolare attenzione al periodo natalizio per il presepe ed a quello pasquale con le rappresentazioni legate alla Passione di Cristo. In entrambi i casi tali sacre rappresentazioni sono fortemente volute dall&#8217;ordine francescano<sup><a href=\"#footnote_6_1963\" id=\"identifier_6_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe&hellip;, 1979, p. 27.\">7<\/a><\/sup>. L&#8217;impulso decisivo per la codificazione del presepe avviene per\u00f2 grazie alla Controriforma cattolica, quando si attesta l&#8217;espandersi dei culti mariani, anche grazie all&#8217;ordine dei Teatini e all&#8217;ordine dei Gesuiti<sup><a href=\"#footnote_7_1963\" id=\"identifier_7_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo nel XVI e nel XVII secolo si diffonde la devozione a Ges\u00f9 Bambino in forma autonoma<sup><a href=\"#footnote_8_1963\" id=\"identifier_8_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Scordato, Il putto di Giacomo Serpotta per una lettura estetico-teologica, in G. Pecoraro, P. Palazzotto, C. Scordato, Oratorio del Rosario in Santa Cita, Palermo 1999, pp. 47-105.\">9<\/a><\/sup>. Tale tendenza a rappresentare il Bambino Ges\u00f9 solo, in Sicilia, vede il diffondersi di simulacri in cera per lo pi\u00f9 realizzati con la tecnica della fusione a stampo, rifiniti nei dettagli con particolari bulini ed infine inseriti nelle varie composizioni. Secondo quanto afferma il Mongitore fu suor Margherita del SS. Sacramento, appartenente all&#8217;ordine delle Carmelitane scalze, che diede vita a Palermo al culto dell&#8217;infanzia di Ges\u00f9 nel 1714 presso la chiesa di San Giorgio dei Genovesi<sup><a href=\"#footnote_9_1963\" id=\"identifier_9_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mongitore, Palermo divoto di Maria Vergine, e Maria Vergine protettrice di Palermo, Palermo 1719, tomo I, p. 204.\">10<\/a><\/sup>. Presenti in collezioni private, ma anche custoditi gelosamente nelle chiese e nei conventi, spesso a causa della fragilit\u00e0 della materia risultano danneggiati o mancanti di parti. Alcune volte, poi, sono soggetti a manomissioni a causa del cambiamento del gusto o pi\u00f9 frequentemente per il logoramento di vestiti e dei diversi accessori. Oggetto di devozione privata, quindi, come si evince da una fotografia scattata nel 1960 presso la villa del Principe Corrado Niscemi di Valguarnera da Giuseppe Quatriglio, il quale racconta come il principe indugiasse \u201cqualche volta nella stanza della sua villa che custodiva un Bambino Ges\u00f9 di cera, forse settecentesco, circondato da regalini di avorio e d&#8217;argento portati dagli amici\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_1963\" id=\"identifier_10_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Quatriglio, Contatti. Persone e personaggi del Novecento, Palermo 2004, p. 12.\">11<\/a><\/sup>. \u00c8 raro trovare integra una composizione come quella che si ammira nella foto. Entro una grande teca al centro \u00e8 posto un delicato Bambino Ges\u00f9 su una culla lignea, mentre agli angoli si vedono vasi con fiori, e dal soffitto pendono, delicati, dei piccoli lampadari, che sembrano realizzati con fili di metallo<sup><a href=\"#footnote_11_1963\" id=\"identifier_11_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Si ricorda che la diffusione dei Bambini Ges&ugrave; in cera alla fine dell&rsquo;Ottocento si espande anche nelle classi medie, come nota S. Salamone Marino che riporta la minuta di &ldquo;due coniugi burgisi&rdquo; di Borgetto (Palermo) datato 1810, che tra gli arredi cita &ldquo;N&deg; uno cantaro con una scafarrata &egrave; una speci di scarabattola con entro la figura il cera del Bambino Ges&ugrave;&rdquo;. Cfr. S. Salamone-Marino, Costumi ed usanze dei comuni di Sicilia, Palermo 1897, p. 264 n.5\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della ceroplastica, nota Maurizio Vitella, non pu\u00f2 prescindere dall&#8217;osservazione dei materiali che sono ad essa associati, in primo luogo i contenitori, quindi: scarabattole, campane o teche<sup><a href=\"#footnote_12_1963\" id=\"identifier_12_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, Gloria &hellip;, 2005.\">13<\/a><\/sup>. Quest&#8217;ultimi, se originali, danno indicazioni sul periodo storico in cui le opere sono state realizzate; oltre che mettere in evidenza le composizioni che proteggono, infatti, non dobbiamo dimenticare che il loro principale scopo era di custodire questi oggetti cos\u00ec delicati. In secondo luogo, importanti sono tutti quegli elementi che arricchiscono la composizione, come: fiori, animali ed altri piccoli particolari che rendono preziose e uniche queste opere. Di fondamentale importanza sono, infine, i tessuti con cui sono ricoperti i vari lettini o con cui sono realizzati i vestiti dei simulacri. Si ricorda che per lo pi\u00f9 la ceroplastica \u00e8 un&#8217;arte che viene tramandata dentro i monasteri o i conventi, spesso frutto della collaborazione di pi\u00f9 persone specializzate. Numerosi sono gli ordini che considerano il lavoro come espressione speciale di preghiera, in cui la regola da&#8217; precise indicazioni sulla vita attiva: in primo luogo i benedettini, ma anche i Carmelitani e i Francescani. Ci\u00f2 comporta un problema per l&#8217;individuazione dei nomi degli artefici, che rimangono spesso anonimi. Gli studi hanno per\u00f2 rilevato l&#8217;identit\u00e0 di alcuni artisti e per ci\u00f2 che concerne l&#8217;ambito claustrale \u00e8 stato individuato un importante centro di produzione ad Alcamo, grazie alla trascrizione di un manoscritto di D. Stefano Monteleone rintracciato da Roberto Calia<sup><a href=\"#footnote_13_1963\" id=\"identifier_13_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Calia, Ceroplastica e smaltoplastica in Alcamo, Alcamo 1989.\">14<\/a><\/sup>. Lo studioso fa il nome di alcune monache fondatrici di una vera e propria scuola, oltre ad elencare alcuni manufatti. Si tratta del Monastero del SS. Salvatore dove operarono Suor Vita Giusti, figlia di un \u201cnoto bamminaro palermitano\u201d, Suor Maria Stabile, Suor Emanuela Vitale, Suor Emilia Dolce, Suor Antonina Lucchese, Suor Cecilia Sorrentino<sup><a href=\"#footnote_14_1963\" id=\"identifier_14_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Calia, Ceroplastica&hellip;, 1989, p. 43.\">15<\/a><\/sup>. Antonino Uccello, poi, individua un altro importante centro a Noto grazie ad una teca firmata da \u201cfra Ignazio Macca\u201d nel 1800, mentre sul retro un&#8217;altra targhetta informa che \u201cFra Salvatore Notinese Maestro di personaggi e gruppi di cera la ripul\u00ec e la restaur\u00f2 nel 1885\u201d<sup><a href=\"#footnote_15_1963\" id=\"identifier_15_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe&hellip;, 1979, p. 75.\">16<\/a><\/sup>, lasciando ipotizzare nello stesso eremo di San Corrado Fuori le Mura la presenza di pi\u00f9 artefici. Maurizio Vitella, infine, indica ad Erice le suore carmelitane di Santa Teresa, monastero fondato nel 1701, come produttrici di uno stile inconfondibile<sup><a href=\"#footnote_16_1963\" id=\"identifier_16_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 15\">17<\/a><\/sup>, caratterizzato dall&#8217;inserimento dei simulacri in elementi architettonici con colonne che sorreggono archi ogivali, l&#8217;uso di elementi floreali in pasta d&#8217;amido e presenza di piccole culle o divanetti<sup><a href=\"#footnote_17_1963\" id=\"identifier_17_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 13.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di questi simulacri era, quindi, molto vasta, come testimoniano non solo i numerosi esemplari presenti in chiese e musei, ma anche presso le collezioni private che li custodiscono, tramandandoli di generazione in generazione. Cos\u00ec per i tre inediti Bambinelli della collezione Francesco Lo Iacono provenienti dalla Sicilia occidentale. Due sono riconducibili a produzione di Salemi, uno palermitano. I due Bambinelli salemitani sono posti sotto campana e presentano un&#8217;impostazione verticale, entrambi rappresentano l&#8217;iconografia del Buon Pastore, per la presenza della pecorella, sempre in cera, vicina al Bambinello. Tale iconografia trova numerosi riferimenti, ma quello pi\u00f9 pertinente si legge nel Vangelo di Giovanni (10, 11), in cui \u00e8 riportata la parabola di <em>Ges\u00f9 pastore e porta del gregge<\/em>. In essa Ges\u00f9 afferma, infatti, \u201cIo sono il buon pastore. Il buon pastore da&#8217; la propria vita per le pecore\u201d, in tal modo si attribuisce una prerogativa divina perch\u00e9 ripete ci\u00f2 che Dio dice in Ezechiele (34, 11-16) quando afferma di \u201cprendersi cura delle sue pecore\u201d cio\u00e8 del suo popolo. L&#8217;affermazione \u00e8 importante perch\u00e9 Ges\u00f9 non dice di essere \u201ccome\u201d il Buon Pastore, ma di \u201cessere\u201d il Buon Pastore, per cui egli sceglie volontariamente ed eroicamente di donare la sua vita per le pecore<sup><a href=\"#footnote_18_1963\" id=\"identifier_18_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. anche Eb 13, 20; Mt 18, 12-14; Lc 15, 1-7; inoltre cfr. Pastore e gregge, in Dizionario di teologia Biblica, a cura di Xavier L&eacute;on Dufour, Casale di Monferrato 1971, c. 866-870.\">19<\/a><\/sup>. Questo inedito Bambino Ges\u00f9 (<a title=\"Fig. 1. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Lo Iacono Francesco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri01.jpg\">fig. 1<\/a>), di grandi dimensioni, posto sotto una campana, \u00e8 seduto su una roccia di cartapesta dipinta, da cui si dipartono numerosi fiori dai colori variegati che circondano il simulacro. Tali fiori sono realizzati in carta crespata attorcigliata a spirale, esempi simili sono nella Campana con Ges\u00f9 Bambino di collezione privata trapanese<sup><a href=\"#footnote_19_1963\" id=\"identifier_19_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gucciardi, scheda 37, in M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 55.\">20<\/a><\/sup> e in un&#8217;altra di collezione privata di Salemi<sup><a href=\"#footnote_20_1963\" id=\"identifier_20_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, scheda 42, in M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 60.\">21<\/a><\/sup>, entrambe attribuite ad ambito salemitano. Riporta a questa zona di produzione anche l&#8217;incarnato diafano perch\u00e9 nella produzione di questa zona della Sicilia per i Bambinelli realizzati con la tecnica a stampo non si aggiungevano pigmenti coloranti alla cera<sup><a href=\"#footnote_21_1963\" id=\"identifier_21_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 10.\">22<\/a><\/sup>. La medesima composizione si riscontra nel secondo inedito Bambinello della collezione Lo Iacono (<a title=\"Fig. 2. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Lo Iacono Francesco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri02.jpg\">fig. 2<\/a>), ci\u00f2 mette in evidenza la copiosa produzione di queste opere, che nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento non potevano mancare nelle case delle famiglie nobili e dell&#8217;alta borghesia. Custodite sopra i com\u00f2 delle camere da letto erano oggetti di culto pi\u00f9 che elementi d&#8217;arredamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre alla stessa iconografia si ascrive il bel Bambinello entro campana di collezione privata Arcara di Termini Imerese (<a title=\"Fig. 3. Bambino Ges\u00f9, Termini Imerese, Collezione Arcara.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri03.jpg\">fig. 3<\/a>). L&#8217;inedito Bambinello \u00e8 seduto su una rupe rocciosa, composta da cartapesta colorata, anch&#8217;esso \u00e8 circondato da grandi fiori di carta accompagnato da due pecorelle, realizzate in cera. Anche questo Bambinello presenta il mantello e il perizoma resi in cera dipinta, mentre nel petto si scorge il cuore fiammato. L&#8217;opera, da datare alla seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, \u00e8 simile ad un&#8217;altra di collezione privata di Palermo, un Ges\u00f9 Bambino Pastore<sup><a href=\"#footnote_22_1963\" id=\"identifier_22_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Azzarello, scheda 65, in F. Azzarello, L&rsquo;arte&hellip;, 1987, p. 54.\">23<\/a><\/sup>. L&#8217;iconografia del cuore di Ges\u00f9, ricorrente in molti Bambinelli, trova origine nella rappresentazione di Cristo in croce con il costato ferito, simbolo del suo sacrificio per la salvezza del genere umano. Si associa quindi la dimensione fisica e quella simbolica del cuore, che a volte si estende alla Madonna<sup><a href=\"#footnote_23_1963\" id=\"identifier_23_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. D&rsquo;Agostino, Scheda 72, in Arte popolare in Sicilia. Le tecniche, i temi, i simboli, catalogo della mostra a cura di G. D&rsquo;Agostino, Palermo 1991, p. 235.\">24<\/a><\/sup>. Esempi simili si trovano anche nell&#8217;arte popolare, come nell&#8217;olio su vetro di bottega palermitana, che rappresenta appunto il Cuore di Ges\u00f9, dove un Bambino Ges\u00f9 seduto tra i fiori indica nel petto il cuore fiammato<sup><a href=\"#footnote_24_1963\" id=\"identifier_24_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vicina all&#8217;iconografia del Buon Pastore \u00e8 quella del Bambinello in veste di ortolano, a questa tipologia si riconducono tutta una serie di Bambini Ges\u00f9 attribuiti a Fra&#8217; Salvatore Notinese. Il frate utilizza per la realizzazione dei suoi simulacri alcuni elementi iconografici ricorrenti, come il cappello verde a larghe fasce, i calzari allacciati sino a met\u00e0 gamba resi con la cera colorata a rilievo e la ferita al costato<sup><a href=\"#footnote_25_1963\" id=\"identifier_25_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Lombardo, Scheda 477, in Arte popolare &hellip;,1991, pp. 407-408.\">26<\/a><\/sup>. Un esempio si trova a Palazzo Acreide nella Casa Museo \u201cA. Uccello\u201d, databile alla seconda met\u00e0 del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_26_1963\" id=\"identifier_26_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il presepe&hellip;, 1979, pp. 72-73.\">27<\/a><\/sup>. Il Bambinello, posto entro una teca, \u00e8 circondato da fiori in carta e pasta d&#8217;amido, ma anche frutti come pere e fichi d&#8217;india. Completano la composizione tre pecorelle. Altri due simulacri a lui attribuibili sono pubblicati nel fondamentale testo di Antonino Uccello<sup><a href=\"#footnote_27_1963\" id=\"identifier_27_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">28<\/a><\/sup>, entrambi custoditi entro scarabattole neoclassiche. Il primo \u00e8 definito come un San Giovannino, ma presenta la consueta iconografia dell&#8217;ortolano: il cappello, i calzari e la pecorella. Simile al precedente \u00e8 poi per il rivestimento in stoffa con disegni geometrici posta sullo sfondo. L&#8217;altro bambinello \u00e8 inserito in una composizione pi\u00f9 complessa, probabilmente dettata dalla committenza e con intenti pedagogici<sup><a href=\"#footnote_28_1963\" id=\"identifier_28_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe&hellip;, 1979, p. 73.\">29<\/a><\/sup>. Il Bambino Ges\u00f9 in veste di ortolano, con il cappello a larghe fasce ed i calzari a rilievo, \u00e8 seduto al centro della composizione davanti ad una fontana composta da un pellicano con le ali spiegate su cui \u00e8 inserita una conchiglia. Simbolo cristologico, il pellicano secondo la leggenda si squarcia il petto per sfamare i suoi piccoli<sup><a href=\"#footnote_29_1963\" id=\"identifier_29_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;iconografia del pellicano cfr. M. C. Di Natale, Le croci dipinte in Sicilia. L&rsquo;area occidentale dal XVI al XVI secolo, introduzione M. Calvesi, Palermo 1992;&nbsp; M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, pp. 146-154.\">30<\/a><\/sup>, mentre la conchiglia, un chiaro simbolo di rinascita, completa l&#8217;iconografia. L&#8217;immagine del pellicano \u00e8 molto diffusa in Sicilia, soprattutto nell&#8217;oreficeria, ricordiamo ad esempio il pendente a forma di pellicano del Museo Alessi di Enna<sup><a href=\"#footnote_30_1963\" id=\"identifier_30_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">31<\/a><\/sup>. Un altro simbolo cristologico \u00e8 la fenice che si trova posta a destra del Bambinello, questo animale mitologico risorge dalle sue ceneri ed \u00e8 quindi strettamente connesso alla simbologia della resurrezione<sup><a href=\"#footnote_31_1963\" id=\"identifier_31_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">32<\/a><\/sup>. Sullo sfondo verde, poi, si stagliano numerosi fiori e frutti tra cui il limone, il fico d&#8217;india, i garofani e i fiori di zagara. Alla base alcune pecorelle, un cane e una volpe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto simile a questa composizione risulta quella di collezione privata di Trapani, pubblicata sempre dall&#8217;Uccello<sup><a href=\"#footnote_32_1963\" id=\"identifier_32_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe&hellip;, 1979, p. 24.\">33<\/a><\/sup>, che vede un Bambino Ges\u00f9 quasi identico al precedente, con una fontana simile posta sulla destra, sempre con pellicano e piccoli, una fenice in alto, fichi d&#8217;india e pere, mentre sulla sinistra si nota un&#8217;altra fontana con serpenti, che hanno un preciso richiamo nella scena inserita in alto a destra. Quest&#8217;ultima \u00e8 una scena inusuale per questo tipo di composizioni, perch\u00e9 comprende la figura di Eva tentata dal demonio, sotto forma di serpente dal viso umano, mentre Adamo dorme ai piedi dell&#8217;albero del bene e del male. Antonino Uccello spiega come secondo l&#8217;interpretazione dei Vangeli Apocrifi \u201cEva chiedeva per i suoi figli \u2013 la progenie umana \u2013 la redenzione dal peccato originale, operata dalla nascita del Redentore\u201d<sup><a href=\"#footnote_33_1963\" id=\"identifier_33_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Uccello, Il Presepe&hellip;, 1979, pp. 24-25\">34<\/a><\/sup>. La presenza nelle due composizioni di numerosi fiori e frutti non \u00e8 casuale per esempio la pera che \u00e8 rappresentazione del Redentore, per la dolcezza della sua polpa<sup><a href=\"#footnote_34_1963\" id=\"identifier_34_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Levi D&rsquo;Ancona, The Garden of the Renaissance, Firenze 1977, p. 153.\">35<\/a><\/sup>, mentre i garofani richiamano la passione di Ges\u00f9 perch\u00e9 rimandano ai chiodi della croce e la zagara \u00e8 un fiore tipicamente siciliano, simbolo di purezza<sup><a href=\"#footnote_35_1963\" id=\"identifier_35_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000, p. 190.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro simulacro di Ges\u00f9 Bambino in veste da ortolano di collezione privata di Trapani<sup><a href=\"#footnote_36_1963\" id=\"identifier_36_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gucciardi, scheda 23, in M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, p. 41.\">37<\/a><\/sup> \u00e8 chiusa in una teca neoclassica. Secondo il Vangelo di Giovanni (20, 15-18), Maria Maddalena \u00e8 fuori dal Sepolcro vuoto e Ges\u00f9 le chiede perch\u00e9 stia piangendo, allora lei \u201cpensando fosse l&#8217;ortolano\u201d lo interroga chiedendo se ha preso lui il corpo di Cristo, solo dopo lo riconoscer\u00e0. Quest&#8217;iconografia vede Ges\u00f9 seduto su un eremo roccioso, composto da sughero, ed \u00e8 circondato da numerosi fiori, tra cui si vedono rose e margherite, vicino a lui si nota poi una pecorella, mentre nel petto ha il cuore fiammato. Ascrivibile alla zona salemitana per il colorito chiaro \u00e8 l&#8217;inedito Bambinello di collezione privata di Palermo, purtroppo privo della sua culla originaria (<a title=\"Fig. 4. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri04.jpg\">fig. 4<\/a>). Il piccolo simulacro assume la tipica posizione del Bambinello da presepe: le gambe composte come le mani, lo sguardo fisso appena sottolineato da tocchi di colore anche per le pupille, solitamente realizzate in vetro. I capelli risultano delineati in modo sommario per grandi ciocche colorate e poggianti sulle spalle, il perizoma \u00e8 poi reso sempre in cera. Accomuna tutti questi Bambinelli salemitani un&#8217;attenzione pi\u00f9 all&#8217;effetto generale che alla realizzazione del vero e proprio simulacro, i cui particolari sono spesso solo abbozzati<sup><a href=\"#footnote_37_1963\" id=\"identifier_37_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. anche le schede 37, 38, 39, 40, 41,42, in M. Vitella, Gloria&hellip;, 2005, pp. 55-70.\">38<\/a><\/sup>. Ben diverso appare l&#8217;altro inedito bambinello della stessa collezione (<a title=\"Fig. 5. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri05.jpg\">fig. 5<\/a>), anch&#8217;esso privo della sua culla originaria, il quale richiama, come il precedente, l&#8217;ambito presepiale. Opera di un abile ceroplasta, ha il volto leggermente reclinato a sinistra, mentre molta attenzione \u00e8 posta nella resa del volto e dei particolari<sup><a href=\"#footnote_38_1963\" id=\"identifier_38_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le braccia, le mani e le gambe sono state restaurate recentemente.\">39<\/a><\/sup>. Da sottolineare poi la piccola collana posta al collo dello stesso: \u00e8 composta da minuscoli sonaglini che, come nota Maria Concetta Di Natale, hanno un forte significato specialmente posti vicino ai bambini, perch\u00e9 insieme ai campanelli hanno lo scopo di cacciare gli spiriti maligni<sup><a href=\"#footnote_39_1963\" id=\"identifier_39_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, scheda II,69, in Ori e argenti &hellip;, 1989, p. 236.\">40<\/a><\/sup>. Dalla collana pende un crocifisso ai cui capicroce sono attaccate tre piccole perline, simbolo della purezza e della perfezione. La Di Natale sottolinea come la perla \u201ccui [\u2026] non necessita, a differenza delle altre gemme, alcun intervento che ne ponga in risalto caratteristiche o qualit\u00e0, essendone naturalmente dotata e rapportabile direttamente alla sublime figura di Ges\u00f9, che l&#8217;esperienza umana non pot\u00e9 alterare in alcun modo\u201d<sup><a href=\"#footnote_40_1963\" id=\"identifier_40_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli ..., 2000, p. 15.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro, inedito, Bambinello della collezione Lo Iacono \u00e8 chiuso entro una scarabattola, purtroppo rovinata (<a title=\"Fig. 6. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Lo Iacono Francesco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri06.jpg\">fig. 6<\/a>). Il simulacro \u00e8 rappresentato disteso, mentre con le mani incrociate sotto il capo, riposa con gli occhi semichiusi. La delicata fattura e la perizia nella resa degli arti e della chioma ci fa pensare ad un abile ceroplasta. Il Bambinello poggia su una rupe, realizzata con cartapesta, mentre sullo sfondo sono inseriti piccoli fiori. Lo stesso sfondo, poi, \u00e8 dipinto con una veduta marina. Probabilmente di produzione palermitana, presentava un perizoma rosso realizzato sempre in cera, recentemente rimosso e sostituito. Alla stessa tipologia iconografica si ascrive l&#8217;inedito Bambinello dormiente, sotto campana, di collezione privata palermitana (<a title=\"Fig. 7. Bambino Ges\u00f9, Palermo, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri07.jpg\">fig. 7<\/a>). Di ambito trapanese dei primi anni dell&#8217;Ottocento, \u00e8 graziosamente adagiato su una rupe di cartapesta ricoperta da un drappo verde con bordatura dorata. Un albero, con foglie in stoffa, e qualche cespuglio completano la scena. La delicatezza dei tratti del viso e la perizia con cui sono resi i piccoli arti ci fanno pensare ad un artista raffinato. Il simulacro \u00e8 arricchito da un coprifascia di grani di corallo e perline, che coprono l&#8217;elegante perizoma sempre in cera. Il corallo \u00e8 spesso associato alla figura di Ges\u00f9 Bambino, come prefigurazione del suo sangue versato per salvare l&#8217;umanit\u00e0. Il corallo, come nota la Di Natale \u201coltre che per la realizzazione di grani di rosario e paternostri, veniva particolarmente adibito, con l&#8217;intento di proteggere i bambini (secondo un uso peraltro gi\u00e0 diffuso prima dell&#8217;avvento di Cristo), per quella di fasce ombelicali e pendenti di varia forma, capaci di allontanare gli influssi malevoli, e addirittura di semplici rametti, conservando quindi la forma originaria\u201d<sup><a href=\"#footnote_41_1963\" id=\"identifier_41_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000, pp. 12-13\">42<\/a><\/sup>. Una funzione simile ha la collana formata da sonaglini presente al collo del Bambinello, che, come detto in precedenza, aveva lo scopo di allontanare tutte le negativit\u00e0 e i malefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro interessante Bambino Ges\u00f9 \u00e8 presente presso la Venerabile Congregazione di Maria SS. Della Mercede, presso l&#8217;oratorio di Santa Maria di Ges\u00f9<sup><a href=\"#footnote_42_1963\" id=\"identifier_42_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Palazzotto, Gli oratori di Palermo, Palermo 1999, pp. 209-212.\">43<\/a><\/sup>. Il Bambinello \u00e8 posto dietro una teca sull&#8217;altare maggiore e proviene dalla distrutta chiesa dell&#8217;Immacolata<sup><a href=\"#footnote_43_1963\" id=\"identifier_43_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Palermo, Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni, a cura di G. Di Marzo Ferro, Palermo 1858, p. 252 n.1; Ven. Congregazione di Maria SS. Della Mercede fondata nel 1963 nell&rsquo;ex Real Convento dei RR. Padri Mercedari in via Catari, depliant, Palermo 1971; cfr. Le Confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993. S. Terzo, Scheda 1.25, in Le Confraternite&hellip;, 1993, pp. 85-86.\">44<\/a><\/sup>. Il simulacro, in una vecchia foto degli inizi del Novecento, \u00e8 poggiato su una culla in vimini a cui sono applicati numerosi fiori di stoffa, adagiato su un materassino e un cuscino riccamente ricamato e arricchito di numerosi ex-voto. Lo stesso simulacro \u00e8 corredato anche di una culla in legno dorato di gusto barocco. Il Bambino Ges\u00f9 con il volto sorridente, reclinato sulla spalla, ha il braccio sinistro alzato quasi a portarsi la manina alla bocca, con gesto vezzoso. I capelli sono resi con sottili striature sulla cera, poi colorate. Al capo \u00e8 applicata una raggiera dorata. Interessante \u00e8 sottolineare come la dinamicit\u00e0 del simulacro sia data dalla gamba che si solleva e dalla manina contrapposta che si avvicina alla bocca. Un gesto tipicamente fanciullesco che ad esempio si ritrova nel Bambino Ges\u00f9 di Antonello Gagini nella cona della chiesa di Santa Cita a Palermo<sup><a href=\"#footnote_44_1963\" id=\"identifier_44_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Barricelli, L&rsquo;Epifania nella sculturale presepiale in Sicilia, in Epiphania&hellip;, 1992, pp. 46-47; S. La Barbera, Antonello Gagini a Santa Cita, in La chiesa di Santa Cita. Ritorno all&rsquo;antico splendore, a cura di M. C. Di Natale, Palermo 1998, pp. 61-91.\">45<\/a><\/sup>. Inserito nella cinquecentesca Nativit\u00e0, Ges\u00f9 Bambino, dalle dimensioni ridotte rispetto a Maria e Giuseppe che lo sovrastano, \u00e8 poggiato sulla nuda terra su un telo e con il volto leggermente reclinato verso lo spettatore, si porta la mano destra alla bocca<em><sup><a href=\"#footnote_45_1963\" id=\"identifier_45_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">46<\/a><\/sup><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro inedito Bambinello lo troviamo a Naro presso la chiesa di Santo Spirito (<a title=\"Fig. 8. Bambino Ges\u00f9, Naro, Chiesa di Santo Spirito.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/cri08.jpg\">fig. 8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_46_1963\" id=\"identifier_46_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia per la segnalazione Sergio Intorre\">47<\/a><\/sup>. Il Bambinello \u00e8 collocato all&#8217;interno della Custodia eucaristica, datata da Sergio Intorre tra il 1679 e il 1727<sup><a href=\"#footnote_47_1963\" id=\"identifier_47_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Intorre, La custodia eucaristica della chiesa dello Spirito Santo di Naro tra storia, arte e conservazione, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione, a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell&rsquo;osservatorio per le arti decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;, Bagheria 2013, pp. 149-154.\">48<\/a><\/sup>. Fra&#8217; Saverio Cappuccino nel descrivere la chiesa ricorda due opere presenti nella stessa \u201cLa Madonna morta, e il Bambino, ambedue in cera\u201d<sup><a href=\"#footnote_48_1963\" id=\"identifier_48_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">49<\/a><\/sup>. \u00c8 importante sottolineare come sia tipico dell&#8217;ordine dei Francescani quello di provvedere il pi\u00f9 possibile all&#8217;arredo delle proprie chiese eseguendo loro stessi gli arredi ed i manufatti, per poter assolvere ad uno dei punti della Regola di San Francesco, che prevedeva l&#8217;obbedienza al voto di povert\u00e0<sup><a href=\"#footnote_49_1963\" id=\"identifier_49_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Opere d&rsquo;arte &hellip;., a cura di M.C. Di Natale, 2013; per l&rsquo;arte francescana in ceroplastica cfr. T. Crivello, Opere in ceroplastica nelle chiese francescane di Sicilia, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, pp. 155-164.\">50<\/a><\/sup>. Particolare \u00e8 la posizione del Bambinello di Naro, collocato entro il tabernacolo, il cui scopo \u00e8 quello di custodire il \u201ccorpo di Cristo\u201d, per cui porre all&#8217;interno di questo il simulacro di Ges\u00f9 Bambino assume un valore speciale. Non \u00e8 raro, comunque, trovare simili Bambinelli all&#8217;interno di tabernacoli nelle chiese cappuccine di Sicilia, esempi si vedono nella chiesa di Maria SS. delle Grazie a Gela, nella chiesa della Madonna di Odigitria a Caltagirone e nella chiesa di San Francesco D&#8217;Assisi a Mazzarino<sup><a href=\"#footnote_50_1963\" id=\"identifier_50_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. A. Cazzetta, Le Custodie lignee nelle chiese cappuccine della Sicilia centro-meridionale (tesi di Laurea), relatore M.C. Di Natale, A.A. 2005-06.\">51<\/a><\/sup>. Spesso questa scelta \u00e8 dettata dall&#8217;ammodernamento della liturgia, infatti, l&#8217;apertura del tabernacolo aveva in origine un motivo pratico perch\u00e9 serviva a porgere le ampolle all&#8217;officiante, quando la messa veniva detta volgendo le spalle al fedele, ma con il cambio della liturgia tale apertura divenne una nicchia espositiva per piccole composizioni, presepi o Bambinelli<sup><a href=\"#footnote_51_1963\" id=\"identifier_51_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">52<\/a><\/sup>. Nella chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 a Mazzarino alla base del tabernacolo ligneo di Frate Angelo Gagliano da Mazzarino \u00e8 inserito un bel Bambino Ges\u00f9 dormiente<sup><a href=\"#footnote_52_1963\" id=\"identifier_52_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Grasso, M.G. Gulisano, Mondi&hellip;, pp. 151-152.\">53<\/a><\/sup>. Posto su un materassino e un cuscinetto riccamente ricamati, il florido Bambinello ha gli occhi semichiusi e le labbra leggermente socchiuse. A differenza dei Bambini Ges\u00f9 dormienti di area trapanese che riposano poggiando il capo sulle manine, questo Bambinello sembra abbandonarsi nel sonno richiamando la posizione del Cristo deposto con il capo e la mano abbandonati. Lo accompagnano due delicati angeli, anch&#8217;essi realizzati in cera, dalle ali colorate, elegantemente definite. Il primo si porta le mani alla bocca facendo segno di stare in silenzio, mentre l&#8217;altro regge un elegante ombrellino, anch&#8217;esso ricamato. Tutta la composizione \u00e8 ricca di fiori realizzati in stoffa, ma anche in perline, sembra infatti che il raffinato ceroplasta abbia voluto riprodurre un giardino, probabilmente alludendo al giardino paradisiaco da cui l&#8217;uomo \u00e8 stato cacciato a causa del peccato originale. Da sottolineare poi la presenza davanti al Ges\u00f9 Bambino dormiente di piccole more rosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella stessa chiesa, poi, Frate Angelo realizza anche una coppia di dossali \u2013 reliquiari in legno<sup><a href=\"#footnote_53_1963\" id=\"identifier_53_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">54<\/a><\/sup>, che contengono un crocifisso realizzato in cera. Il ceroplasta ha aggiunto alla cera un pigmento rosso per riprodurre i modelli dei pi\u00f9 preziosi crocifissi in corallo. La regola francescana, infatti, come pi\u00f9 volte ricordato, vietava l&#8217;uso di materiali preziosi per abbellire le chiese ed i conventi. Osservando il piccolo crocifisso si riscontrano somiglianze con i crocifissi lignei di Frate Umile da Petralia, non solo per la caratteristica del perizoma composto da un panno piegato retto da una corda che lascia intravedere il fianco destro, ma anche per l&#8217;aspetto di questo Cristo, dal capo abbandonato sulla spalla destra, con il torace elegantemente scolpito, ma che sottolinea la sofferenza dell&#8217;uomo sulla croce<sup><a href=\"#footnote_54_1963\" id=\"identifier_54_1963\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;iconografia dei Crocifissi francescani cfr. M. C. Di Natale, Il Crocifisso nelle Chiese francescane in Sicilia: dalla croce dipinta tardo gotica alle sculture in legno e in mistura della Maniera, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, pp. 22-47; S. Anselmo, Sculture e intagli dal XV al XIX secolo nelle chiese francescane delle Madonie, in Opere d&rsquo;arte..., 2013, pp. 48-66.\">55<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe popolare in Sicilia<\/em>, con appendici a cura di A. Barricelli e S. Enrico Failla, Palermo 1979, p. 59<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1963\" class=\"footnote\">A. Buttitta, <em>Il Natale. Arte e tradizioni in Sicilia<\/em>, Palermo 1985, p. 78 e segg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1963\" class=\"footnote\">P. Palazzotto,\u00a0 <em>I \u201cricchi arredi\u201d e le \u201cpreziose dipinture\u201d dell&#8217;oratorio del Rosario in San Domenico della Compagnia dei Sacchi<\/em> , in P. Palazzotto, C. Scordato, <em>L&#8217;oratorio del Rosario in San Domenico<\/em>, Palermo 2002, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1963\" class=\"footnote\">P. Palazzotto,<em> I \u201cricchi arredi\u201d<\/em>&#8230;, 2002, p. 56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1963\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, Scheda II, 93, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 249. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1963\" class=\"footnote\">Sull&#8217;iconografia del presepe in Sicilia cfr. <em>In Epiphania Domini. L&#8217;adorazione dei Magi nel&#8217;arte siciliana<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, V. Abbate, introduzione A. Buttitta, Palermo 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe&#8230;<\/em>, 1979, p. 27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1963\" class=\"footnote\">C. Scordato, <em>Il putto di Giacomo Serpotta per una lettura estetico-teologica<\/em>, in G. Pecoraro, P. Palazzotto, C. Scordato, <em>Oratorio del Rosario in Santa Cita<\/em>, Palermo 1999, pp. 47-105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1963\" class=\"footnote\">A. Mongitore, <em>Palermo divoto di Maria Vergine, e Maria Vergine protettrice di Palermo<\/em>, Palermo 1719, tomo I, p. 204. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1963\" class=\"footnote\">G. Quatriglio, <em>Contatti. Persone e personaggi del Novecento<\/em>, Palermo 2004, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Si ricorda che la diffusione dei Bambini Ges\u00f9 in cera alla fine dell&#8217;Ottocento si espande anche nelle classi medie, come nota S. Salamone Marino che riporta la minuta di \u201cdue coniugi burgisi\u201d di Borgetto (Palermo) datato 1810, che tra gli arredi cita \u201cN\u00b0 uno cantaro con una scafarrata \u00e8 una speci di scarabattola con entro la figura il cera del Bambino Ges\u00f9\u201d. Cfr. S. Salamone-Marino, <em>Costumi ed usanze dei comuni di Sicilia<\/em>, Palermo 1897, p. 264 n.5<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1963\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>Gloria \u2026<\/em>, 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1963\" class=\"footnote\">R. Calia, <em>Ceroplastica e smaltoplastica in Alcamo<\/em>, Alcamo 1989.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1963\" class=\"footnote\">R. Calia, <em>Ceroplastica&#8230;<\/em>, 1989, p. 43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe&#8230;<\/em>, 1979, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1963\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, p. 15<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1963\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>Gloria&#8230;,<\/em> 2005, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1963\" class=\"footnote\">Cfr. anche Eb 13, 20; Mt 18, 12-14; Lc 15, 1-7; inoltre cfr. Pastore e gregge, in <em>Dizionario di teologia Biblica<\/em>, a cura di Xavier L\u00e9on Dufour, Casale di Monferrato 1971, c. 866-870.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1963\" class=\"footnote\">A. Gucciardi, scheda 37, in M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1963\" class=\"footnote\">M. Vitella, scheda 42, in M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1963\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, p. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1963\" class=\"footnote\">F. Azzarello, scheda 65, in F. Azzarello, <em>L&#8217;arte&#8230;<\/em>, 1987, p. 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1963\" class=\"footnote\">G. D&#8217;Agostino, Scheda 72, in <em>Arte popolare in Sicilia. Le tecniche, i temi, i simboli<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. D&#8217;Agostino, Palermo 1991, p. 235.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1963\" class=\"footnote\">L. Lombardo, Scheda 477, in <em>Arte popolare &#8230;<\/em>,1991, pp. 407-408.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il presepe&#8230;<\/em>, 1979, pp. 72-73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe&#8230;<\/em>, 1979, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1963\" class=\"footnote\">Sull&#8217;iconografia del pellicano cfr. M. C. Di Natale, <em>Le croci dipinte in Sicilia. L&#8217;area occidentale dal XVI al XVI secolo, <\/em>introduzione M. Calvesi, Palermo 1992;\u00a0 M.C. Di Natale, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, pp. 146-154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe&#8230;,<\/em> 1979, p. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1963\" class=\"footnote\">A. Uccello, <em>Il Presepe&#8230;<\/em>, 1979, pp. 24-25<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1963\" class=\"footnote\">M. Levi D&#8217;Ancona, <em>The Garden of the Renaissance<\/em>, Firenze 1977, p. 153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1963\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli&#8230;<\/em>, 2000, p. 190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1963\" class=\"footnote\">A. Gucciardi, scheda 23, in M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, p. 41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1963\" class=\"footnote\">Cfr. anche le schede 37, 38, 39, 40, 41,42, in M. Vitella, <em>Gloria&#8230;<\/em>, 2005, pp. 55-70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1963\" class=\"footnote\">Le braccia, le mani e le gambe sono state restaurate recentemente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1963\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, scheda II,69, in <em>Ori e argenti &#8230;<\/em>, 1989, p. 236.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1963\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli ..<\/em>., 2000, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1963\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli&#8230;<\/em>, 2000, pp. 12-13<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1963\" class=\"footnote\">P. Palazzotto, <em>Gli oratori di Palermo<\/em>, Palermo 1999, pp. 209-212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1963\" class=\"footnote\">G. Palermo, <em>Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni,<\/em> a cura di G. Di Marzo Ferro, Palermo 1858, p. 252 n.1; <em>Ven. Congregazione di Maria SS. Della Mercede fondata nel 1963 nell&#8217;ex Real Convento dei RR. Padri Mercedari in via Catari, depliant<\/em>, Palermo 1971; cfr. <em>Le Confraternite dell&#8217;Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993. S. Terzo, Scheda 1.25, in <em>Le Confraternite<\/em>&#8230;, 1993, pp. 85-86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1963\" class=\"footnote\">A. Barricelli, <em>L&#8217;Epifania nella sculturale presepiale in Sicilia<\/em>, in <em>Epiphania&#8230;<\/em>, 1992, pp. 46-47; S. La Barbera, <em>Antonello Gagini a Santa Cita<\/em>, in <em>La chiesa di Santa Cita. Ritorno all&#8217;antico splendore<\/em>, a cura di M. C. Di Natale, Palermo 1998, pp. 61-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1963\" class=\"footnote\">Ibidem<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1963\" class=\"footnote\">Si ringrazia per la segnalazione Sergio Intorre<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1963\" class=\"footnote\">S. Intorre, <em>La custodia eucaristica della chiesa dello Spirito Santo di Naro tra storia, arte e conservazione<\/em>, in <em>Opere d&#8217;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione,<\/em> a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell&#8217;osservatorio per le arti decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d, Bagheria 2013, pp. 149-154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1963\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Opere d&#8217;arte \u2026.<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, 2013; per l&#8217;arte francescana in ceroplastica cfr. T. Crivello, <em>Opere in ceroplastica nelle chiese francescane di Sicilia<\/em>, in <em>Opere d&#8217;arte&#8230;<\/em>, 2013, pp. 155-164.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1963\" class=\"footnote\">Cfr. M. A. Cazzetta, <em>Le Custodie lignee nelle chiese cappuccine della Sicilia centro-meridionale <\/em>(tesi di Laurea), relatore M.C. Di Natale, A.A. 2005-06.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1963\" class=\"footnote\">S. Grasso, M.G. Gulisano, <em>Mondi&#8230;<\/em>, pp. 151-152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1963\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1963\" class=\"footnote\">Per l&#8217;iconografia dei Crocifissi francescani cfr. M. C. Di Natale,<em> Il Crocifisso nelle Chiese francescane in Sicilia: dalla croce dipinta tardo gotica alle sculture in legno e in mistura della Maniera<\/em>, in <em>Opere d&#8217;arte&#8230;<\/em>, 2013, pp. 22-47; S. Anselmo, <em>Sculture e intagli dal XV al XIX secolo nelle chiese francescane delle Madonie<\/em>, in <em>Opere d&#8217;arte..<\/em>., 2013, pp. 48-66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1963\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>tizianacrivello@libero.it L&#8217;iconografia del Ges\u00f9 Bambino nella ceroplastica DOI: 10.7431\/RIV09102014 La Sicilia da sempre ha avuto una particolare propensione per l&#8217;utilizzo della cera nella realizzazione di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1963\" title=\"Tiziana Crivello\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2065,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1963"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1963"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1963\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2081,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1963\/revisions\/2081"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1963"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}