{"id":1933,"date":"2014-06-29T09:32:18","date_gmt":"2014-06-29T09:32:18","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1933"},"modified":"2014-12-26T09:41:14","modified_gmt":"2014-12-26T09:41:14","slug":"francesca-rapposelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1933","title":{"rendered":"Francesca Rapposelli"},"content":{"rendered":"<p>rapposelli.fra@gmail.com<\/p>\n<h3>Argenti della Cattedrale di Parma<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09092014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tesoro delle Chiese, sia esso composto da sacre Reliquie o da suppellettili, non ha mai avuto lo scopo di ostentare ricchezze, ma riassume e sedimenta la profonda piet\u00e0 di ciascun ordine sociale. \u00c8 quindi la peculiarit\u00e0 di questi oggetti, unitamente all&#8217;alta esecuzione tecnica, a rendere i tesori delle Cattedrali importanti collezioni di oreficeria sacra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materiale impiegato fu l&#8217;oro o l&#8217;argento per la preziosit\u00e0 intrinseca di questi metalli offerti spesso in segno di devozione al culto della religione, e il luogo deputato a custodire e proteggere i preziosi arredi delle chiese fu la sagrestia<sup><a href=\"#footnote_0_1933\" id=\"identifier_0_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Fornari Schianchi, La &ldquo;Camera Sancta&rdquo; ovvero &ldquo;Nobile Sagrestia&rdquo;, in &ldquo;Per uso del santificare et adornare&rdquo;. Gli arredi di Santa Maria della Steccata. Argenti \/ Tessuti, a cura di L. Fornari Schianchi, Parma 1991, pp. 32-32\">1<\/a><\/sup>. I principi della riforma tridentina comportarono,<strong> <\/strong>anche a Parma,<strong> <\/strong>profonde e sensibili trasformazioni che naturalmente coinvolsero l\u2019apparato devozionale. Al fine di rendere attuativi i decreti conciliari si rese necessario prendere atto della situazione reale delle chiese. Fu con questi propositi che nel 1578 Mons. Giovanni Battista Castelli venne designato quale Visitatore Apostolico nella diocesi di Parma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella celebrazione della liturgia si doveva badare anche all\u2019aspetto esteriore delle celebrazioni sacre e quindi era compito dei fabbricieri e sagristi occuparsi della manutenzione non solo della struttura architettonica, ma anche delle suppellettili. La differenziazione d&#8217;uso degli oggetti e le ulteriori modifiche post-tridentine avrebbero ricevuto una stringente regolamentazione da parte del cardinale Carlo Borromeo che promulg\u00f2 precise <em>Instructiones Fabricae et supellectilis ecclesiasticae<\/em><em> <\/em><sup><a href=\"#footnote_1_1933\" id=\"identifier_1_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Instructiones Fabricae et supellectilis ecclesiasticae libri duo (1577), in Trattati d&rsquo;arte del Cinquecento, a cura di P. Barocchi, V, III, Bari 1962, p. 125.\">2<\/a><\/sup>. Arredi caricati da profondi significati teologici, che nacquero sempre dall\u2019abilit\u00e0 di artisti e artigiani parimenti coinvolti nell\u2019esaltazione del Sacro per corrispondere alle finalit\u00e0 della Liturgia della Chiesa Cattolica. Purtroppo le grandi calamit\u00e0 pubbliche, furti, perdite, rotture e mutamenti sanciti e ampliati dai dettati del Concilio Vaticano II, hanno sensibilmente ridotto la presenza di queste opere nella Cattedrale. Riguardo alle\u00a0 maestranze artigiane<strong> <\/strong>che dotarono questo luogo di culto di una congrua suppellettile, la consultazione delle fonti d&#8217;archivio ha potuto far luce su alcune interessanti vicende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di grandissima importanza \u00e8 stato l&#8217;archivio della Fabbriceria, dove sono conservati documenti sulla vita religiosa e civile di Parma, carteggi relativi a molti oggetti donati alla cattedrale e numerose ricevute di pagamento concernenti artigiani che si occuparono dell\u2019esecuzione delle opere o dei loro restauri. La curiosit\u00e0 rivolta agli artefici di questo tesoro, \u00e8 dovuta anche al fattore di identificazione di marchi o punzoni che appaiono, secondo le prescrizioni legislative, sugli argenti pervenutici<sup><a href=\"#footnote_2_1933\" id=\"identifier_2_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, Il tesoro della cattedrale di San Pietro in Treviso, Monastero di San Lazzaro degli Armeni, Venezia 1988, p. 14, &ldquo;Alla identificazione dei marchi possiamo indirettamente risalire mediante lo spoglio di inventari di argenterie quando a volte vi sono menzionati alcuni dati relativi a qualche oggetto. Per l&rsquo;et&agrave; a noi pi&ugrave; vicina &egrave; indispensabile la consultazione degli archivi parrocchiali, resi obbligatori durante il concilio di Trento e nei quali dal 1550 in poi possiamo apprendere moltissime nozioni&rdquo;\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lavorazione dei metalli preziosi, sin dal Medio Evo, era regolamentata da leggi e sorvegliata da appositi funzionari della zecca che garantivano il &#8220;titolo&#8221; dell\u2019argento ovvero la percentuale di metallo prezioso presente nella lega impiegata, mediante l\u2019impressione di marchi o bolli, tramite punzoni, sull\u2019oggetto finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A Parma, gli statuti dell\u2019Arte degli Orefici pi\u00f9 antichi fin ora noti, uscirono nel 1509<sup><a href=\"#footnote_3_1933\" id=\"identifier_3_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Parma, d&rsquo;ora in poi ASPr., Statuti, n. 174, a. 1509. Cfr. A. Mordacci, Orafi e Argentieri, in Arti e mestieri a Parma dal Medioevo al XX secolo, Parma 1987, p. 55.\">4<\/a><\/sup> col titolo: <em>Ordini del Arte delli Orefici della Magnifica citt\u00e0 di Parma, tanto in fare li ufficiali, quanto alli ordini del lavorare. <\/em> Essi contengono disposizioni riguardanti l\u2019organizzazione del lavoro all\u2019interno della corporazione e delle stesse botteghe.\u00a0 Di particolare interesse storico sono gli ordini relativi alla lavorazione del metallo prezioso, poich\u00e9 sin dal primo articolo si precisa \u201cche tutti del arte delli orefici habbiano li marchi del oncia tutti giustati al peso ordinario della zecha nostra giustati per il consule di detta arte e bolato d&#8217;uno bolo commune quale tener\u00e0 appresso di lui quello che sar\u00e0 consule (&#8230;)\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_1933\" id=\"identifier_4_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPr., Statuti n. 174 a. 1509.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo se l\u2019obbligo della bollatura fosse una nuova prescrizione o se riprendesse un\u2019antica delibera, ma in ogni caso gli Statuti del 1509 qualificarono la produzione orafa parmense del XVI secolo col sistema monopunzonale, ovvero, un unico simbolo in grado di garantire sia il titolo del metallo, sia il territorio di ubicazione dell\u2019ufficio preposto. Nessun accenno emerge circa l\u2019obbligo dell\u2019orefice di possedere un simbolo personale che accertava la paternit\u00e0 del manufatto. Questo secondo marchio, spesso conforme all\u2019insegna della negozio, venne prescritto negli statuti del 1627-28 che decretarono quindi un sistema bipunzonale, largamente impiegato sia in Italia che in Europa. Il primo bollo, detto tecnicamente \u201cterritoriale\u201d e di \u201ctitolo\u201d, precisava l\u2019area di produzione e il titolo legale adottato dalla citt\u00e0, e il secondo bollo identificava la bottega che aveva prodotto l\u2019oggetto<sup><a href=\"#footnote_5_1933\" id=\"identifier_5_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPr., Statuti n. 237 a. 1627.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iconografia del bollo della citt\u00e0 di Parma, in questi Statuti definito \u201csigillo della communit\u00e0\u201d, non \u00e8 descritta, ma viene svelata in un\u2019ordinanza ducale di Ranuccio Farnese datata 1671<sup><a href=\"#footnote_6_1933\" id=\"identifier_6_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci Cobianchi, Oreficeria e argenteria a Parma tra il secolo XV e il secolo XX, in Contributi per la storia dell&rsquo;oreficeria, argenteria e gioielleria, a cura di P. Pazzi, Venezia 1996, p. 207, &ldquo;Non &egrave; ancor ben chiaro se il contrassegno di cui trattasi (realizzato dall&rsquo;addetto ducale alla fabbricazione dei marchi delle monete, Giovanni Gualtieri, e raffigurante l&rsquo;arma del Torello, simbolo araldico della citt&agrave; di Parma), sia stato prontamente adottato e in quale misura.&rdquo;\">7<\/a><\/sup> che lo descrive come un <em>torello rampante<\/em>, in analogia con lo stemma civico di Parma<sup><a href=\"#footnote_7_1933\" id=\"identifier_7_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci Cobianchi, Oreficeria e argenteria&hellip;, 1996, pp. 207-214. Nel 1678 gli orafi e gli argentieri lamentarono l&rsquo;obbligo di lavorare alla bont&agrave; di Milano, mentre nelle citt&agrave; vicine (Mantova, Reggio, Cremona, Bologna) si lavorava l&rsquo;oro alla bont&agrave; di 20 carati solamente e l&rsquo;argento alla bont&agrave; di Venezia cio&egrave; di once 10 e denari 16 per libbra.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cattedrale di Parma, come gran parte delle ricche Cattedrali del medioevo italico, nello scorrere dei secoli fu pi\u00f9 volte depredata delle sue ricchezze. Fra le oreficerie pi\u00f9 antiche menzionate nelle fonti si ricorda l&#8217;offerta votiva commissionata dalle donne della citt\u00e0 agli orafi locali, in seguito all&#8217;assedio di Parma nel 1247 da parte di Federico I<sup><a href=\"#footnote_8_1933\" id=\"identifier_8_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pezzana, Storia della citt&agrave; di Parma, vol. I, Bologna MDCCCXXXVII, ris. an., Bologna 1971, p. 46 dell&rsquo;appendice.\">9<\/a><\/sup>. L&#8217;opera riproduceva in argento la citt\u00e0 di Parma ed era collocata sull\u2019altare di Maria Vergine in Cattedrale.\u00a0 Inoltre, come ulteriore ornamento dell&#8217;altare maggiore, era stato offerto dalla citt\u00e0 un paliotto in argento dorato nel quale erano rappresentati i quindici misteri della vita di Maria Vergine, i dodici apostoli ed altre figure modellate in alto rilievo<sup><a href=\"#footnote_9_1933\" id=\"identifier_9_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPr., Raccolta Storica,  mazzo 12, fasc. 6, &ldquo;Chiese di Parma&rdquo;, Cattedrale di Parma, documento non datato.\">10<\/a><\/sup>. Per questa ultima opera la comunit\u00e0 di Parma si era impegnata a pagare una tassa alla Congregazione della Fabbrica in occasione della festa dell&#8217;Assunzione di Maria Vergine<sup><a href=\"#footnote_10_1933\" id=\"identifier_10_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio della Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma, d&rsquo;ora in poi AFCPr., Capsula 2, n. 54 a. 1623, &ldquo;Memorie semplici e sconcatenate relative alla solita obblazione del Palio d&rsquo;oro per ornamento dell&rsquo;altare di detta cattedrale per cui la comunit&agrave; di Parma deve alla congregazione della fabbrica &pound; 80 nella festa dell&rsquo;assunzione di Maria Vergine come vedesi negli statuti di questa citt&agrave; al libro primo pag. 36. Dall&rsquo;anno 1555. Tutto li 7 settembre 1623&rdquo;\">11<\/a><\/sup>, ma nonostante la venerazione e la cura riservata a tali celebrazioni, il 19 maggio 1805, il paliotto fu acquistato e pagato dall&#8217;orefice Francesco Capitassi che ne smembr\u00f2 le parti facilitandone la dispersione<sup><a href=\"#footnote_11_1933\" id=\"identifier_11_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pezzana, Storia della citt&agrave; &hellip;, 1971, pp. 20 e 46 dell&rsquo;appendice. L&rsquo;orefice Francesco Capitassi pag&ograve; per once 408 e den. 18 d&rsquo;argento, lire vecchie 8478,15. I dodici apostoli che facevano parte del pallio passarono nelle mani del can. Gaetano Volpi che li pose in altrettante cornici; ma quando egli mor&igrave; non si trovarono nella sua eredit&agrave;.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo raggiunto dagli orefici di Parma \u00e8 confermato anche dai maestri parmensi che nel XIV secolo offrirono la loro opera in altre citt\u00e0 o ricoprirono mandati importanti come <em>Moysinus de Blanchis de Parma, <\/em>nominato<em> Canevarius<\/em><sup><a href=\"#footnote_12_1933\" id=\"identifier_12_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le matricole degli orefici di Milano. Per la storia della Scuola di S. Eligio dal 1311 al 1773, a cura di D. Romagnoli Milano 1977, p. 15. Il canevario era il responsabile della gestione finanziaria della corporazione.\">13<\/a><\/sup> nell&#8217;anno MCCCLVIIII<em> <\/em>della<em> <\/em>Scuola di Sant&#8217;Eligio a Milano, paragonabile ad una vera e propria universit\u00e0 orafa fondata nel 1311<sup><a href=\"#footnote_13_1933\" id=\"identifier_13_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le matricole degli orefici &hellip;,&nbsp; 1977, p. XI.\">14<\/a><\/sup>. Alla testa della Scuola stavano un abate, tre consoli e un tesoriere detto canevario e condizione prima per l&#8217;eleggibilit\u00e0 era quella di essere gi\u00e0 da anni membri della corporazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricchezza\u00a0del tesoro della Cattedrale \u00e8 attestata anche dagli inventari degli argenti conservati in sagrestia, il primo dei quali noto fu stilato nel 1591<sup><a href=\"#footnote_14_1933\" id=\"identifier_14_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 1, n. 103, anno 1591.\">15<\/a><\/sup>. Il numero e la complessit\u00e0 stessa delle oreficerie elencate in questi documenti confermano come da parte della cattedrale dovessero intercorrere frequenti rapporti sia con le valenti botteghe orafe della citt\u00e0, sia con altri centri di produzione, poich\u00e9, in analogia a quanto accadeva in altre citt\u00e0 vicine<sup><a href=\"#footnote_15_1933\" id=\"identifier_15_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D&rsquo;Oro e d&rsquo;Argento. Giovanni Bellavite e gli argentieri mantovani del Settecento, a cura di F. Rapposelli, Castel Goffredo 2006; G. Rodella, La grande Croce. Un percorso nella cultura artistica padana del Quattrocento, in La grande Croce del Duomo di Cremona, a cura di L. Dolcini, Firenze 1994. Anche a Cremona, la &ldquo;Grande Croce&rdquo; compiuta nel 1478 venne firmata, lungo la base del fusto, dagli orafi Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi che si dichiarano &ldquo;ambo mediolanenses&rdquo;.\">16<\/a><\/sup>, in questo elenco il sagrista Gabriele Maseri descrive diversi calici d\u2019argento specificandone la manifattura milanese o mantovana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La scomparsa di questi oggetti non pu\u00f2 far dimenticare i loro ideatori e, ancora oggi, i pi\u00f9 celebri maestri orafi parmensi sono documentati nelle <em>Memorie e documenti di belle arti parmigiane<\/em> di Enrico Scarabelli-Zunti<sup><a href=\"#footnote_16_1933\" id=\"identifier_16_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Dallasta, Indici di &ldquo;Memorie e documenti di belle arti parmigiane&rdquo; di Enrico Scarabelli-Zunti, &ldquo;coltissimo archivista parmense&rdquo;, in &ldquo;Aurea Parma&rdquo;, LXXVI, a. 1992, p. 230-247. Scarabelli-Zunti nasce a Parma nel 1808, fu archivista attivo all&rsquo;archivio notarile della citt&agrave; dal 1841, all&rsquo;archivio di stato dal 1848 e all&rsquo;archivio del Comune in qualit&agrave; di direttore a partire dal 1876.\">17<\/a><\/sup>. Quest\u2019opera continua a rappresentare un fondamentale punto di riferimento per la ricerca storico-artistica parmense ed emiliana in generale. Trattasi di artisti poco noti e spesso tramandati con nomi sbagliati anche da autorevoli fonti come l\u2019Allodi<sup><a href=\"#footnote_17_1933\" id=\"identifier_17_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi di Parma del canonico Dott. D. Gio. M. Allodi, Parma 1856; ris. an. a cura di G. Callisto Menta, San Giovanni in Persiceto (Bologna) 1981, vol. II p. 372. Allodi riporta l&rsquo;esecuzione della testa di San Bernardo all&rsquo;anno 1606, ordinata dalla Fabbrica a Messer Cristoforo Smith al quale vennero pagati 40 ducatoni. Allodi poi aggiunge che il 29 novembre 1753, a rogito del notaio cancelliere della curia vescovile Antonio Campagna, i canonici fecero aprire il reliquiario dall&rsquo;orefice Francesco Barbieri per pulirlo con l&rsquo;assistenza di due canonici delegati dal vescovo conte Giacomo Bajardi e dal marchese Giuseppe Manara.\">18<\/a><\/sup>. Mi riferisco all\u2019autore del reliquiario di San Bernardo, il mezzobusto del santo con la testa aureolata e gli occhi rivolti al cielo, da\u00a0 ricollegare all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019orafo Giovanni Semitti<sup><a href=\"#footnote_18_1933\" id=\"identifier_18_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Bianchi &ndash; M. Mazza, Basilica Cattedrale di Parma. Novecento anni di arte, storia, fede. Album iconografico a cura di F. M. Ricci, Parma 2005, p. 4.\">19<\/a><\/sup> che, a conferma di quanto scrisse Enrico Scarabelli-Zunti, nell\u2019anno 1607 rilasci\u00f2 una ricevuta di pagamento per questa ed altre opere in argento, ai fabbricieri della cattedrale di Parma<sup><a href=\"#footnote_19_1933\" id=\"identifier_19_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 2, n. 16, a. 1607, &ldquo;Memoria del peso della testa d&rsquo;argento di San Bernardo, che fu fatta da Giovanni Semiti Orefice, che pesa oncie cento dodici, denari uno qual argento essendo Reale di Spagna fu considerato di lire sette l&rsquo;oncia che in tutto importa lire 784, soldi 8 e per fattura ducatoni numero 48 che sono &pound; 360. Sotto il giorno 16 aprile 1607&rdquo;.\">20<\/a><\/sup>, anche se il disegno del reliquiario era stato richiesto al pi\u00f9 conosciuto Cristoforo Semitti (<a title=\"Fig. 1. Michele Semitti, 1607, &lt;i&gt;Reliquiario di San Bernardo&lt;\/i&gt;, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap01.jpg\">fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_20_1933\" id=\"identifier_20_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 4, n. 22, a. 1672,&nbsp; &ldquo;Indice di alcune memorie di qualche riflessione estratte dallo spoglio del libro delle ordinazioni della fabbrica di questa cattedrale quale incomincia dall&rsquo;anno 1631 a tutto l&rsquo;anno 1672&rdquo;. In questo estratto si ricorda che il 6 marzo 1606 la fabbrica commission&ograve; l&rsquo;esecuzione del reliquiario d&rsquo;argento di san Bernardo conforme al disegno presentato da Cristoforo Semitti. Lo stesso Cristoforo verr&agrave; contattato nel 1611 per riparare un pastorale d&rsquo;argento (Cfr. capsula 3, ricevuta datata 14 gennaio 1611).\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Semitti erano una famiglia di orafi molto importanti a Parma. Michele Semitti spesso si occup\u00f2 di restauri alle preziose oreficerie liturgiche<sup><a href=\"#footnote_21_1933\" id=\"identifier_21_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 3,&nbsp; ricevuta datata 18 gennaio 1604, &ldquo;La fabbrica del Duomo di Parma deve a Michele Semitti orefice lire 46 per avergli accomodato due croci d&rsquo;argento&rdquo;.\">22<\/a><\/sup>, e tra i lavori pi\u00f9 delicati vi fu la riparazione della Rosa d\u2019oro, il dono sacro favorito alla cattedrale dal pontefice Paolo III Farnese quale segno di particolare apprezzamento e gratitudine della Santa Sede<sup><a href=\"#footnote_22_1933\" id=\"identifier_22_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 2, n. 12, a. 1605, &ldquo;Attestato fatto da Michele Simitti argentiere qualmente accomodando alcune rotture della rosa d&rsquo;oro di ragione del duomo di Parma ritrov&ograve; nei rami e nel piede del piombo dei bastoncelli di questi levati la detta rosa risult&ograve; di minor peso. Sotto il 13 dicembre 1605&rdquo;.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti documenti conservati nell\u2019archivio della Fabbriceria includono non pochi lavori modesti alle oreficerie della Cattedrale, come rifacimenti, restauri e riparazioni. Per esempio, il 27 aprile 1656, il tesoriere Camillo Palmia paga l\u2019orefice Francesco Rainei lire quarantaquattro per aver accomodato alcuni candelieri d&#8217;argento<sup><a href=\"#footnote_23_1933\" id=\"identifier_23_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Mandati, f. n. 645.\">24<\/a><\/sup>, e il 30 aprile 1676 il priore Francesco Giunti presenta una fattura a Teodoro Vanderstorck per aver accomodato un candeliere d\u2019argento<sup><a href=\"#footnote_24_1933\" id=\"identifier_24_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Mandati, f. n. 281.\">25<\/a><\/sup>. E ancora l\u201911 giugno 1677\u00a0 il tesoriere e canonico della Fabbrica Flaminio Castellina paga l\u2019argentiere Gio Giorgio Frittel per ordine dei fabbricieri della cattedrale per aver riparato \u201cuna foglia della croce grande\u201d e la Testa d\u2019argento di san Bernardo. Ma altrettanto cospicue si rivelano le commissioni di manufatti originali. Frequenti sono quelle rivolte al tedesco Pancrazio Abfolter che il 16 gennaio 1659 venne pagato dalla Compagnia del Santissimo Sacramento per la fattura di una tavoletta d\u2019argento e per l&#8217;esecuzione di una lampada d&#8217;argento riconducibile a quella appositamente voluta<strong> <\/strong>per la volta centrale della cappella del Santissimo Sacramento in cattedrale e poi offerta all\u2019altare di San Bernardo e Sant\u2019Agata dal conte Bartolomeo Tarasconi, altre volte canonico del capitolo. Il corpo\u00a0 della lampada pensile \u00e8 decorato a giorno con volute e con tre scudi che contengono le figure di Sant&#8217;Agata con la palma del martirio, di San Bernardo degli Uberti con il pastorale<sup><a href=\"#footnote_25_1933\" id=\"identifier_25_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Santangelo, Inventario degli oggetti d&rsquo;arte d&rsquo;Italia. Provincia di Parma, Roma 1934, p. 31.\">26<\/a><\/sup> e dell&#8217;arma coronata del conte Bartolomeo Tarasconi, il quale nel proprio testamento destin\u00f2 questa lampada all&#8217;altare di San Bernardo e Sant&#8217;Agata (<a title=\"Fig. 2. Pancrazio Abfolter, 1659, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap02.jpg\">fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_26_1933\" id=\"identifier_26_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 7 n. 11, a. 1729.\">27<\/a><\/sup>.<strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ancora noto \u00e8 l\u2019autore del grande bacile d\u2019argento appartenuto a Giuseppe Olgiati di Como, vescovo di Parma dal 1694 al 1711.\u00a0 Il piatto d&#8217;argento, sbalzato e cesellato, \u00e8 decorato a sbalzo con le allegorie delle \u201cquattro stagioni\u201d in figura di putti con frutta e fogliami, e nella parte centrale \u00e8 inciso lo stemma vescovile di Giuseppe Olgiati<sup><a href=\"#footnote_27_1933\" id=\"identifier_27_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Santangelo, Inventario degli oggetti d&rsquo;arte&hellip;, 1934, p. 33.&nbsp;Il bacile venne restituito alla cattedrale nel 1738 dagli eredi di monsignor Olgiati.\">28<\/a><\/sup> con il motto\u00a0 \u201cAuxilium meum a Domino\u201d (<a title=\"Fig. 3. Anonimo, &lt;i&gt;Bacile&lt;\/i&gt; (particolare), 1694-1711, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap03.jpg\">fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte posteriore sono presenti quattro marchi, dei quali solamente uno \u00e8 stato riconosciuto come \u201ctorello rampante\u201d, antico simbolo della citt\u00e0 di Parma\u00a0 (<a title=\"Fig. 4. Anonimo, punzoni del bacile, 1694-1711, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap04.jpg\">fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nucleo pi\u00f9 cospicuo di argenterie conservate in cattedrale, giunto nonostante le varie vicissitudini storiche, \u00e8 Settecentesco. Fra le opere pi\u00f9 scenografiche conservate in sagrestia spicca per grandiosit\u00e0 il baldacchino d&#8217;argento realizzato dall&#8217;orafo milanese Gasparo Mantelli nel 1714, come si riscontra in numerose ricevute di pagamento conservate nell\u2019archivio della fabbriceria (<a title=\"Fig. 5. Gasparo Mantelli, &lt;i&gt;Baldacchino&lt;\/i&gt;, 1711-1714, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap05.jpg\">figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. Ricevuta di pagamento verso Gasparo Mantelli per la fattura del Baldacchino, 1714, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap06.jpg\">6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_28_1933\" id=\"identifier_28_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 11, paralip. p. c. 22, 6 febbraio&nbsp;1714&nbsp;: ricevuta n. 131.&nbsp;Nei documenti risulta che il canonico Aquilante Castellina, tesoriere della fabbrica della chiesa Cattedrale di Parma, procede ai pagamenti verso Gasparo Mantelli orefice, per&nbsp; il baldacchino d&rsquo;argento della cattedrale di Parma.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La commissione del baldacchino d\u2019argento fu quindi iniziativa della congregazione della Fabbrica e venne registrata dal cancelliere Gio Coradi l\u201911 luglio 1711. Nel 1714 sono molti i pagamenti mandati dal prevosto Aquilante Castellina al marchese Pier Giorgio Zampugnani di Milano, come fatture del lavoro svolto dall\u2019orefice milanese Gasparo Mantelli<sup><a href=\"#footnote_29_1933\" id=\"identifier_29_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"idem,&nbsp; ricevuta n. 132, 141 e 146. Il baldacchino fu pagato dal canonico e prevosto Aquilante Castellina tesoriere della fabbrica della chiesa cattedrale di Parma, il 31 maggio 1714, &ldquo;a Filippi n&deg; 347 che sono lire di Milano 2429 e pi&ugrave; lire una indi 5 denari di Milano che raguagliando il Filippo a 716: 10 di Parma sono di Parma 5728:10 per suo rimborso d&rsquo;altri saldi mandati a Milano all&rsquo;illustrissimo sig. Marchese Residente Pier Giorgio Zanpugnani (o Lanpugnani?) da pagarsi al Signore Gasparo Mantelli Orefice in Milano per saldo d&rsquo;argento e fattura, del baldacchino d&rsquo;argento terminato per la Cattedrale di Parma come da ordini dell&rsquo;Illustrissima congregazione della fabbrica di detta cattedrale sotto li 11 luglio 1711, e marzo 1714&rdquo;.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1714, la cattedrale di Parma accresce il proprio tesoro anche attraverso la donazione di una seconda Rosa d\u2019oro, ornata da uno zaffiro, del peso straordinario di 94 oncie. Il 16 settembre 1714, in occasione del matrimonio di Elisabetta Farnese con Filippo V Re delle Spagne, papa Clemente XI fece mandare la rosa dal cardinale Ulisse Gozadini in qualit\u00e0 di nunzio apostolico e la sovrana ne fece dono alla cattedrale prima della sua partenza per le Spagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preziosit\u00e0 di tale opera ne pregiudic\u00f2 la conservazione poich\u00e9 nel 1796 il piede della rosa fu alienato in occasione dell\u2019armistizio con la repubblica francese. Nel 1809 il vicario generale della diocesi di Parma Conte Loschi, chiese che la rosa d\u2019oro venisse rimessa nello stesso stato e forma d\u2019origine e ne fece rimettere il piede, dello stesso peso e forma, dall\u2019orafo Luigi Vernazzi<sup><a href=\"#footnote_30_1933\" id=\"identifier_30_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., capsula 12, n. 69, a. 1809, capsula 71-72, a. 1810.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune oreficerie della cattedrale, compresa la Rosa d\u2019oro, furono prelevate nella primavera del 1943 per ordine di sua eccellenza Mons. Vescovo che \u201cconvoc\u00f2 nel suo studio il Rev.mo Capitolo e fece presente ad esso la necessit\u00e0 di mettere in salvo gli oggetti preziosi di propriet\u00e0 della cattedrale per il timore di bombardamenti ed altri pericoli (\u2026)\u201d<sup><a href=\"#footnote_31_1933\" id=\"identifier_31_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Capitolare della Cattedrale di Parma, Arc. D, Cap. 69, n. 22, a. 1946.\">32<\/a><\/sup>. Il 26 luglio 1946, quando le casse in cui le suppellettili erano state custodite furono aperte, venne denunciato alla questura di Parma il furto di alcuni argenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cdenuncio che nella Basilica Cattedrale di Parma sono venuti a mancare i seguenti oggetti preziosi : a) quattro candelieri d\u2019argento che erano racchiusi in una cassa segnata col. N. 4-b, b) quattro candelieri d\u2019argento racchiusi in una cassa segnata con il n. 7; c) un candeliere d\u2019argento (dell\u2019altare di San Bernardo) racchiuso in una cassa segnata dal n. 5; d) due candelieri grossi d\u2019argento racchiusi in una cassa segnata dal n. 8; e) e una \u201crosa d\u2019Oro\u201dracchiusa in una cassa segnata dal n. 10\u201d<sup><a href=\"#footnote_32_1933\" id=\"identifier_32_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai documenti della tesoreria papale e dalle cedole di pagamento, risulta che l\u2019esecuzione della rosa d\u2019oro veniva affidata agli orafi ufficiali della corte pontificia<sup><a href=\"#footnote_33_1933\" id=\"identifier_33_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Vasco Rocca, Gli oggetti devozionali, in B. Montevecchi- S. Vasco Rocca, Suppellettile ecclesiastica, Firenze 1987,&nbsp; p. 412.\">34<\/a><\/sup> e, quindi, non parrebbe troppo azzardata l\u2019attribuzione all\u2019orafo Giovanni Giardini della Rosa donata a Elisabetta Farnese dal papa Clemente XI che,\u00a0 proprio in questi stessi anni, affid\u00f2 numerosi incarichi al Giardini<sup><a href=\"#footnote_34_1933\" id=\"identifier_34_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gonz&aacute;lez-Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795, Milano 2004, p. 140.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le assenze di oreficeria settecentesca pi\u00f9 rilevanti segnalo quella di un calice, rubato nel 1986, con la medaglia di Maria Amalia incastonata sotto la base. L\u2019opera era stata prodotta nella bottega dell\u2019orafo Giovanni Froni nel 1772, e la medaglia era stata coniata a Vienna nel 1769 dal Widemann in occasione delle nozze fra Don Ferdinando e Maria Amalia<sup><a href=\"#footnote_35_1933\" id=\"identifier_35_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Fornari Schianchi, Tessuti e Argenti: ricerca fra i &ldquo;dessinateurs&rdquo; dell&rsquo;arte ecclesiastica settecentesca, in l&rsquo;arte a Parma dai Farnese ai Borbone, Bologna 1979, p. 460.\">36<\/a><\/sup>. Del medesimo orafo rimane in cattedrale un pregevole ostensorio raggiato di tipo romano nel quale l\u2019ostia \u00e8 accolta in una teca circolare di cristallo inclusa in una cornice di nubi e teste di cherubini da cui si dipartono gruppi di raggi lanceolati di varia lunghezza. Sul gradino della base che segue un profilo mistilineo, il punzone con le lettere G.F, identifica la bottega di provenienza (<a title=\"Fig. 7. Giovanni Froni, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1770-1780, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap07.jpg\">figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Giovanni Froni, &lt;i&gt;punzoni dell\u2019Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1770-1780, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap08.jpg\">8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_36_1933\" id=\"identifier_36_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Mordacci, Argenti e argentieri a Parma tra &lsquo;700 e &lsquo;800, Parma 1997.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Notevole per la qualit\u00e0 della fattura, e conservato nella sagrestia, \u00e8 il calice donato alla Cattedrale da Alessandro Pisani, nominato vescovo di Piacenza nel 1766.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stemma Pisani con il leone rampante \u00e8 inciso sotto la base, e accompagna la dedica: &#8220;Alexander Pisani placentiae Episcopus olim praepositus dono dedit&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice in argento, in parte dorato, mostra sulla base mistilinea i simboli della passione di Cristo entro ovati alternati a putti a tutto tondo. I simboli della passione si ripetono anche nel nodo e nella coppa, pure alternati a cherubini (<a title=\"Fig. 9. Alessandro Bonani, &lt;i&gt;Calice Pisani&lt;\/i&gt; (particolare), fine del XVIII secolo, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap09.jpg\">fig. 9<\/a>). La presenza del punzone con le lettere AB, attribuisce la fattura del calice all\u2019opera dell\u2019orafo Alessandro Bonani<sup><a href=\"#footnote_37_1933\" id=\"identifier_37_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Fornari Schianchi, Tessuti e Argenti &hellip;, 1979, p. 458-59.\">38<\/a><\/sup><strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Artigiano di grande valore attivo per la cattedrale nella prima met\u00e0 del Settecento fu Stefano Barbieri,<sup><a href=\"#footnote_38_1933\" id=\"identifier_38_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 12, documento numerato 125, datato 3 aprile 1720 e firmato dall&rsquo;orefice Stefano Barbieri. &ldquo;Fatture fatte da me sottoscritto per servizio della congregazione della fabbrica della Cattedrale di&nbsp; Parma. Per due croci d&rsquo;argento che pesano once 52 e denari 4&rdquo;. Fu pagato dal canonico Luigi della Rosa tesoriere della Fabbrica della chiesa cattedrale lire 630 e soldi 4 il 4 luglio 1720.\">39<\/a><\/sup> ricordato anche per importanti incarichi da parte dei Gesuiti di Borgo San Donnino<sup><a href=\"#footnote_39_1933\" id=\"identifier_39_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Mordacci, Argenti e argentieri&hellip;, 1997, passim.\">40<\/a><\/sup>. Negli anni venti del Settecento sono molte le opere ed i restauri compiuti alle suppellettili che esegu\u00ec per ordine dei fabbricieri della cattedrale di Parma<sup><a href=\"#footnote_40_1933\" id=\"identifier_40_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 12. Il 3 aprile 1720 Stefano Barbieri present&ograve; una fattura per aver terminato due croci in lastra d&rsquo;argento per la cattedrale. Per le quali fu pagato il 4 luglio 1720 dal tesoriere della fabbrica della chiesa Cattedrale il canonico Luigi della Rosa.\">41<\/a><\/sup>. Fra i documenti pi\u00f9 interessanti, una dichiarazione di Stefano Barbieri datata 4 agosto 1725 dove attesta di aver ricevuto lire 20 per aver fatto una chiave per il tabernacolo di S. Agata e saldato due teste di turiboli in argento<sup><a href=\"#footnote_41_1933\" id=\"identifier_41_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 12, documento datato 4 agosto 1725.\">42<\/a><\/sup>. Il 16 agosto 1725 \u00e8 richiesto un pagamento al Canonico Paolo Emilio Garimberti, tesoriere della fabbrica della Cattedrale, di \u00a3 21 a favore di Stefano Barbieri per l\u2019argento e la fattura di due turiboli<strong> <\/strong>commissionati dai fabbricieri. Uno di essi, ancora conservato in sagrestia, mostra impresso il marchio di Barbieri raffigurante un cavallino da corsa iscritto in un cerchietto, visibile sotto l\u2019attacco superiore del coperchio (<a title=\"Fig. 10. Stefano Barbieri, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, 1725, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap10.jpg\">figg. 10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11. Stefano Barbieri, punzone del Turibolo, 1725, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap11.jpg\">11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 dell&#8217;uso principale che \u00e8 quello di un braciere, ove i grani dell&#8217;incenso sprigionano per combustione il fumo dell&#8217;intenso tipico profumo, peraltro inizialmente riservato alle cerimonie funebri e poi rigidamente regolamentato, il turibolo riveste significati pi\u00f9 riposti e simbolici: il corpo vero e proprio allude al corpo di Cristo, il fuoco \u00e8 evidente richiamo allo spirito santo, il fumo rappresenta le preghiere che salgono fino a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Domenico Barbieri<sup><a href=\"#footnote_42_1933\" id=\"identifier_42_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci, Argenti e argentieri&hellip;, 1997, passim. Domenico Barbieri nacque a Parma intorno al 1705 e lavor&ograve; precocemente nella gia fiorente bottega del padre ubicata sul piazzale della Steccata.\">43<\/a><\/sup>, figlio di Stefano, per la quantit\u00e0 dei lavori a lui ascrivibili, pu\u00f2 essere considerato una delle figure maggiormente rappresentative del gusto del pieno settecento parmigiano. Nelle chiese di Parma\u00a0 si conservano molte sue opere contrassegnate dal marchio di bottega del padre col cavallino in corsa, al quale aggiunse le iniziale del suo nome<strong> <\/strong><em>DB<\/em>. Un raffinato esempio della sua produzione per le funzioni liturgiche della Cattedrale \u00e8 il servizio da lavabo, del quale sia il bacile che il piatto presentano i contrassegni sopra indicati (<a title=\"Fig. 12. Domenico Barbieri, &lt;i&gt;Servizio da lavabo&lt;\/i&gt;, fine del XVIII secolo, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap12.jpg\">figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Domenico Barbieri, punzoni del servizio da lavabo, fine del XVIII secolo, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap13.jpg\">13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte altre sono poi le commissioni affidate a Domenico Barbieri<sup><a href=\"#footnote_43_1933\" id=\"identifier_43_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 12, carta 277, datata 30 gennaio 1761. Domenico Barbieri, il 30 gennaio 1761 dichiara di aver ricevuto il 14 marzo 1760, dalli canonici fabbriceri, conte canonico Pettorelli, e sig. Girolamo Giunti, argento per fare due candelieri di once 103. I candelieri pesano once 87, e denari 7, e per la fattura di questi candelieri Barbieri ha ricevuto il 27 marzo 1761 &pound; 397:10.\">44<\/a><\/sup>, tra le quali \u00e8 possibile annoverare anche il reliquiario di san\u2019Agata eseguito nel 1760<sup><a href=\"#footnote_44_1933\" id=\"identifier_44_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., CAS. 12, carta n. 263, datata 26 novembre 1760 &ndash; il 26 novembre 1760 Domenico Barbieri argentiere, riceve dal sig. marchese canonico Giuseppe Manara fabbriciere della fabbrica della cattedrale di Parma il saldo per aver fatto un reliquiario d&rsquo;argento, con teca di cristallo per la reliquia di Sant&rsquo; Agata.\">45<\/a><\/sup>\u00a0custode di un frammento di osso della santa, e la grande croce d\u2019argento consegnata dall\u2019orafo al conte canonico fabbriciere Francesco Pettorelli il 17 Giugno 1761 (<a title=\"Fig. 14. Domenico Barbieri, &lt;i&gt;Reliquiario di Sant\u2019Agata&lt;\/i&gt;, 1760, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap14.jpg\">figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Domenico Barbieri, Particolare del Reliquiario di Sant\u2019Agata, 1760, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap15.jpg\">15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Domenico Barbieri, particolare della Grande Croce, 1761, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap16.jpg\">16<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 17. Domenico Barbieri, particolare della Grande Croce, 1761, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap17.jpg\">17<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_45_1933\" id=\"identifier_45_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AFCPr., Capsula 8, n. 95 a. 1761.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi, non \u00e8 stato rinvenuto sull\u2019argento nessun contrassegno, ma grazie al rinvenimento della documentazione conservata negli archivi \u00e8 stato possibile attribuire queste opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0 arrivare al 1811 per avere\u00a0una regolamentazione pi\u00f9 severa sull\u2019uso del bollo, ed un preciso riscontro tra nome dell&#8217;orafo e simbolo del\u00a0 punzone di bottega. Questo si pu\u00f2 vedere nel\u00a0<em>Tableau des Orf\u00e8vres &#8211; frabricants faisant de commerce des matieres et ouvranges d&#8217;or et d&#8217;argent qui se sont conform\u00e9s aux dispositions de Particle 72, de la loi du 19 Brumaire an 6, dans l&#8217;arrondissement du Bureau de garantie \u00e9tabli \u00e0 Parme<\/em><em> <\/em><sup><a href=\"#footnote_46_1933\" id=\"identifier_46_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPr., Raccolta Storica, b. 3, fasc. 10.\">47<\/a><\/sup>, dove sono registrati gli orefici della citt\u00e0 con i rispettivi contrassegni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi, Ferdinando Pelizza, all&#8217;insegna della colomba, produsse per la Cattedrale un secchiello con aspersorio per l&#8217;acqua benedetta decorato con fogliame a sbalzo (<a title=\"Fig. 18. Ferdinando Pelizza, &lt;i&gt;Secchiello con aspersorio&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XIX secolo, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap18.jpg\">figg. 18<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 19. Ferdinando Pelizza, punzoni del Secchiello con aspersorio, prima met\u00e0 del XIX secolo, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap19.jpg\">19<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera oltre a recare i due contrassegni dell\u2019orafo che al simbolo della colomba accosta le iniziali del proprio nome inserite in campo rettangolare, riporta ben leggibili anche i contrassegni pubblici di Parma: la lettera A\u00a0 e un\u2019aquila bicipite imperiale<sup><a href=\"#footnote_47_1933\" id=\"identifier_47_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci, Argenti e argentieri &hellip;, 1997, p. XXXIII.\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luigi Vernazzi (Parma 1771-1836) fu l&#8217;orafo\u00a0 pi\u00f9 operoso a Parma nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento. Nel 1816 gli venne commissionato un reliquiario ad urna per conservare la reliquia di S. Ilario di Poitiers, patrono di Parma: una porzione dell&#8217;omero del Santo, donata al Duomo dalla dama orsolina Antonia di Borbone (1775-1841) figlia di don Ferdinando e Maria Amalia. L\u2019opera venne presentata al capitolo della cattedrale il 7 gennaio 1817 dal regio cappellano don Carlo Lorenzeli e cost\u00f2, secondo il Gabbi, ottomila lire di Parma. In quest&#8217;opera Vernazzi manifesta un&#8217;aperta adesione allo stile impero<sup><a href=\"#footnote_48_1933\" id=\"identifier_48_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci, Argenti e argentieri &hellip;, 1997, p. 40.\">49<\/a><\/sup>. Altre furono le opere eseguite da Vernazzi per la Cattedrale, come due vasi per gli oli sacri. Il piede rotondo \u00e8 segnato da una cornice modanata. Sul corpo liscio sono incise le scritte qualificanti l\u2019olio sacro destinato ai catecumeni e al sacro crisma. L\u2019iscrizione sotto la base 1818 ci fornisce la datazione dell\u2019opera e il punzone, con le iniziali del nome L.V sottostanti al simbolo del caduceo di mercurio, ci trasmette l\u2019autore (<a title=\"Fig. 20. Luigi Vernazzi, &lt;i&gt;due vasi per oli sacri&lt;\/i&gt;, 1818, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap20.jpg\">figg. 20<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 21. Luigi Vernazzi, punzoni dei due vasi per oli sacri, 1818, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap21.jpg\">21<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri calici feriali, difficilmente attribuibili a Vernazzi se mancasse tale contrassegno, arricchiscono questo tesoro, mentre \u00e8 solo attraverso i documenti archivistici che si conoscono i lavori di restauro alle oreficerie della cattedrale, fra cui il pi\u00f9 importante\u00a0 fu sicuramente il rifacimento del piedistallo della rosa d\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la met\u00e0 del secolo XIX emerge la figura di Gaetano Sanini, (Parma 1782\/ notizie fino al 1866) autore di suppellettile liturgica per varie chiese della provincia di Parma. Suo \u00e8, per esempio, il ricco paliotto raffigurante il martirio di san Donnino, donato dalla cattedrale di Fidenza dal vescovo di quella diocesi<sup><a href=\"#footnote_49_1933\" id=\"identifier_49_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Aimi &ndash; A. Copelli, Storia di Fidenza, Parma 1982, p. 278;&nbsp; A. Mordacci Cobianchi, Orafi e Argentieri, in Arti e mestieri a Parma dal Medioevo al XX secolo, Parma 1987, p. 60.\">50<\/a><\/sup>. Nel Duomo di Parma sono di Sanini quattro piatti d\u2019argento caratterizzati da una semplice decorazione lineare in prossimit\u00e0 dell&#8217;orlo e dalla presenza\u00a0 del marchio dell\u2019orafo che inserisce le iniziali del nome GS in una losanga<sup><a href=\"#footnote_50_1933\" id=\"identifier_50_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mordacci, Argenti e argentieri &hellip;, 1997, p. 70.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1845 venne offerto alla Cattedrale un vaso d\u2019altare opera dell\u2019orafo Francesco Tomba che lo esegu\u00ec a Faenza nel 1840 e lo punzon\u00f2 col marchio di bottega e con il bollo \u201ccamerale\u201d di Gregorio XVI (<a title=\"Fig. 22. Francesco Tomba, &lt;i&gt;Vaso d\u2019altare&lt;\/i&gt;, 1840, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap22.jpg\">figg. 22<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 23. Francesco Tomba, particolare della firma del Vaso d\u2019altare, 1840, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap23.jpg\">23<\/a>&#8211; <a title=\"Fig. 24. Francesco Tomba, punzoni  del Vaso d\u2019altare, 1840, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap24.jpg\">24<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_51_1933\" id=\"identifier_51_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;altezza complessiva del vaso&nbsp; misura 99 cm, e sopra un lato della base quadrata furono incise queste parole: &ldquo;ALEXANDER EX&nbsp; PRINCIPIRUS SPADA CARDINALIS S R E ANNO MDCCCXLIIII ROMA. HOC VAS ARGENTEUM PONDO UNCIAS CCLXXXII CATHEDRALI BASILICAE PARMENSI TESTAMENTO LEGAVIT GRATI ET PII ANIMI ERGO QUOD OLIM ADOLESCENS IN NOSTRO NOBILIUM EPHEBEO QUAMDIU STETIT CELEBERRIMO PAREM FASTIGIO SUO INSTITUTIONEM NACTUS FUERIT.&rdquo;\">52<\/a><\/sup>. La donazione fu annunciata alla citt\u00e0 con una pubblicazione sulla Gazzetta di Parma<em> <\/em><sup><a href=\"#footnote_52_1933\" id=\"identifier_52_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPr., Gazzetta di Parma, mercoled&igrave; 19 marzo 1845, n. 23. Merita di essere annunziato al pubblico il nobil dono che ha fatto alla basilica cattedrale di Parma il Cardinale ALESSANDRO D&egrave; Principi Spada, patrizio romano e Bolognese, morto in Roma l&rsquo;anno scorso&nbsp; nell&rsquo;et&agrave; di 57 anni. Questo &egrave; un bel vaso d&rsquo;argento, che pesa 282 oncie. Si esporr&agrave; per la prima volta gioved&igrave; p. v. nell&rsquo;anzidetta Basilica, all&rsquo;altare del Santo Sepolcro. L&rsquo;onorevole porporato si piacque di porgere questo segno di affetto a Parma cara memoria de&rsquo; suoi primi anni, ove fu nutrito di studj e di bei costumi nel collegio or ora demolito che accoglieva i giovinetti estratti dall&rsquo;alto lignaggio. Questo presente &egrave; uno splendido testimonio della bont&agrave; del suo cuore. Viva il nome del generoso ch&rsquo;ebbe in onor la gratitudine virt&ugrave; sempre diletta alle anime gentili.\">53<\/a><\/sup>.\u00a0 <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1872 \u00e8 invece un servizio da lavabo, composto di brocca e bacile utilizzati per la cerimonia dell&#8217;abluzione liturgica solitamente riservata alle funzioni pontificali (<a title=\"Fig. 25. Giacch\u00e9 Antonio, &lt;i&gt;Servizio da lavabo&lt;\/i&gt;, 1872, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap25.jpg\">figg. 25<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 26. Giacch\u00e9 Antonio, punzoni del Servizio da lavabo, 1872, Parma, Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/rap26.jpg\">26<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La brocca ha un piede a base circolare sul bordo del quale si trova incisa la firma dell\u2019orafo Giacch\u00e8 Antonio di Milano<sup><a href=\"#footnote_53_1933\" id=\"identifier_53_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sotto il vassoio &egrave; inciso: &ldquo;Giachi Antonio di Milano fece. Argento G.ma 820&rdquo;. Nell&rsquo;anfora: &ldquo;Giacch&egrave; Ant. Di Milano fece episcopo suo Parmen. Anno MDCCCLXXII. ARGENTO Gma 785&rdquo;.\">54<\/a><\/sup>. La lavorazione a sbalzo con decorazioni floreali, motivi a ghiande e foglie di quercia, si ripete anche sul corpo dell&#8217;anfora e sul vassoio sotto il quale \u00e8 presente il punzone di questa bottega caratterizzato da uno scudo sabaudo fra le lettere iniziali GG, probabilmente appartenute al capo bottega.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel Novecento, epoca di avanguardie, si registrano interventi meritevoli di entrare a far parte d&#8217;un avvertito confronto col &#8220;vissuto&#8221; dell&#8217;edificio sacro<sup><a href=\"#footnote_54_1933\" id=\"identifier_54_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Musiari, Il Novecento in Cattedrale, in &ldquo;Corriere di Parma&rdquo;, a. IX, n. 2, Natale 1991, pp. 117-118\">55<\/a><\/sup>. La testimonianza pi\u00f9 illustre della produzione Novecentesca nella Cattedrale di Parma<sup><a href=\"#footnote_55_1933\" id=\"identifier_55_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">56<\/a><\/sup>, fu un&#8217;intera suppellettile per altare eseguita da Renato Brozzi. (1885-1963)<sup><a href=\"#footnote_56_1933\" id=\"identifier_56_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Brozzi nacque a Traversetolo il 7 agosto 1885 e nel suo paese natale debutta come artigiano nella fonderia di Giuseppe Baldi. Sull&rsquo;attivit&agrave; di Reanato Brozzi si elencano i testi principali: Renato Brozzi: orafo di D&rsquo;Annunzio, a cura di R. Fantini, Parma 1955; R. FANTINI, Renato Brozzi, in &ldquo;Atti della Accademia Nazionale di San Luca&rdquo;, Vol. VII a. 1963-1964, Roma 1964; Renato Brozzi. La collezione del museo di Traversetolo, a cura di R. Boscaglia &ndash; A. Mavilla, Torino 1989, p. 173- 174; Carteggio Brozzi-D&rsquo;Annunzio 1920-1938, a cura di A. Mavilla, Traversetolo 1994; A. Mavilla, Renato Brozzi alla cassa di Risparmio, in &ldquo;Malacoda&rdquo;, vol. 14, n. 66 (maggio-giugno) 1996, p. 11-15.\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta infatti di un ricco corredo liturgico in argento cesellato e sbalzato che Brozzi aveva realizzato nel 1937-38, per la cappella funeraria di una famiglia gentilizia genovese. Sono esemplari di alta qualit\u00e0 per la fusione il cesello e la doratura ove la sicura conoscenza tecnica si unisce ad un aggiornato linguaggio formale<sup><a href=\"#footnote_57_1933\" id=\"identifier_57_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Fantini, Renato Brozzi&hellip;, 1955, p. 96.\">58<\/a><\/sup>. Modell\u00f2 la base di una croce e plasm\u00f2 4 candelabri maggiori, 2 minori 3 carteglorie e due angeli oranti inginocchiati ad ali spiegate, sorreggenti ciascuno un torcere a quattro fiamme. Sono 11 pezzi del peso complessivo di 30 chili d&#8217;argento. Le basi sono figurate con la rappresentazione del genio del bene che scaccia il male<sup><a href=\"#footnote_58_1933\" id=\"identifier_58_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">59<\/a><\/sup>: le virt\u00f9 teologali, Fede, Speranza, Carit\u00e0, intercalate a stemmi gentilizi coronati, difendono il simbolo del supremo sacrificio dagli agguati dei 3 gattoni gotici alludenti al male, che tentano le vergini torcendosi all&#8217;indietro<sup><a href=\"#footnote_59_1933\" id=\"identifier_59_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Boscaglia &ndash; A. Mavilla, Renato Brozzi. La collezione&hellip;, 1989, pp. 173- 174. Nel museo di Traversatolo sono conservate le basi in bronzo che costituirono i modelli dei quattro candelabri maggiori e della base della croce.\">60<\/a><\/sup>. La passione per l&#8217;interpretazione degli animali<sup><a href=\"#footnote_60_1933\" id=\"identifier_60_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Fantini, Renato Brozzi&hellip;, 1955, p. 97.&nbsp; Brozzi fu il vincitore della gara per il &ldquo;verso&rdquo; della piccola moneta da dieci centesimi che venne coniata nel 1919, recante un ape che succhia un papavero.\">61<\/a><\/sup>, fece emergere l&#8217;aspetto mistico della sua poetica, e a tal proposito, fu definito &#8220;animaliere&#8221; prediletto, dal poeta Gabriele d&#8217;Annunzio col quale strinse un proficuo rapporto umano testimoniato da una fitta corrispondenza e dalle commissioni a Brozzi di molti oggetti d&#8217;arredo in argento per il Vittoriale<sup><a href=\"#footnote_61_1933\" id=\"identifier_61_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">62<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;opera fu esposta per la prima volta a Roma nel 1938<sup><a href=\"#footnote_62_1933\" id=\"identifier_62_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Musiari, Il Novecento in Cattedrale, in &ldquo;Corriere di Parma&rdquo;, a. IX, N. 2, Natale 1991, pp. 117-118.\">63<\/a><\/sup> alla mostra autarchica del minerale italiano. Non fu poi ritirato dal committente essendo intervenuta una disputa con l&#8217;artista riguardo al compenso e giacque inutilizzato nello studio di villa Strohl- Fern a Roma, e poi in quello di Traversetolo fino alla morte di Brozzi. Il 17 ottobre del 1970<sup><a href=\"#footnote_63_1933\" id=\"identifier_63_1933\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Boscaglia &ndash; A. Mavilla, Renato Brozzi. La collezione&hellip;, 1989, pp. 173- 174.\">64<\/a><\/sup> la sorella Graziella ne fece generoso dono alla Cattedrale di Parma, incrementando cos\u00ec, con nuove testimonianze d\u2019arte, il tesoro degli argenti.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1933\" class=\"footnote\">L. Fornari Schianchi, <em>La &#8220;Camera Sancta&#8221; ovvero &#8220;Nobile Sagrestia&#8221;<\/em>, in \u201c<em>Per uso del santificare et adornare&#8221;. Gli arredi di Santa Maria della Steccata. Argenti \/ Tessuti, <\/em>a cura di L. Fornari Schianchi, Parma 1991, pp. 32-32<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1933\" class=\"footnote\"> <em>Instructiones Fabricae et supellectilis ecclesiasticae libri duo <\/em>(1577), in <em>Trattati d&#8217;arte del Cinquecento, <\/em>a cura di P. Barocchi, V, III, Bari 1962, p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1933\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>Il tesoro della cattedrale di San Pietro in Treviso, <\/em>Monastero di San Lazzaro degli Armeni, Venezia 1988, p. 14, &#8220;Alla identificazione dei marchi possiamo indirettamente risalire mediante lo spoglio di inventari di argenterie quando a volte vi sono menzionati alcuni dati relativi a qualche oggetto. Per l&#8217;et\u00e0 a noi pi\u00f9 vicina \u00e8 indispensabile la consultazione degli archivi parrocchiali, resi obbligatori durante il concilio di Trento e nei quali dal 1550 in poi possiamo apprendere moltissime nozioni&#8221;<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1933\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Parma, d\u2019ora in poi ASPr., Statuti, n. 174, a. 1509. Cfr. A. Mordacci, <em>Orafi e Argentieri<\/em>, in <em>Arti e mestieri a Parma dal Medioevo al XX secolo<\/em>, Parma 1987, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1933\" class=\"footnote\">ASPr., Statuti n. 174 a. 1509.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1933\" class=\"footnote\">ASPr., Statuti n. 237 a. 1627.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci Cobianchi, <em>Oreficeria e argenteria a Parma tra il secolo XV e il secolo XX, <\/em>in <em>Contributi per la storia dell\u2019oreficeria, argenteria e gioielleria<\/em>,<em> <\/em>a cura di P. Pazzi, Venezia 1996, p. 207, \u201cNon \u00e8 ancor ben chiaro se il contrassegno di cui trattasi (realizzato dall\u2019addetto ducale alla fabbricazione dei marchi delle monete, Giovanni Gualtieri, e raffigurante l\u2019arma del Torello, simbolo araldico della citt\u00e0 di Parma), sia stato prontamente adottato e in quale misura.\u201d<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci Cobianchi, <em>Oreficeria e argenteria&#8230;<\/em>, 1996, pp. 207-214. Nel 1678 gli orafi e gli argentieri lamentarono l&#8217;obbligo di lavorare alla bont\u00e0 di Milano, mentre nelle citt\u00e0 vicine (Mantova, Reggio, Cremona, Bologna) si lavorava l&#8217;oro alla bont\u00e0 di 20 carati solamente e l&#8217;argento alla bont\u00e0 di Venezia cio\u00e8 di once 10 e denari 16 per libbra.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1933\" class=\"footnote\">A. Pezzana, <em>Storia della citt\u00e0 di Parma, <\/em>vol. I, Bologna MDCCCXXXVII, ris. an., Bologna 1971, p. 46 dell&#8217;appendice.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1933\" class=\"footnote\">ASPr., <em>Raccolta Storica, <\/em> mazzo 12, fasc. 6, &#8220;Chiese di Parma&#8221;, Cattedrale di Parma, documento non datato.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1933\" class=\"footnote\"> Archivio della Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma, d\u2019ora in poi AFCPr., Capsula 2, n. 54 a. 1623, &#8220;Memorie semplici e sconcatenate relative alla solita obblazione del Palio d&#8217;oro per ornamento dell&#8217;altare di detta cattedrale per cui la comunit\u00e0 di Parma deve alla congregazione della fabbrica \u00a3 80 nella festa dell&#8217;assunzione di Maria Vergine come vedesi negli statuti di questa citt\u00e0 al libro primo pag. 36. Dall&#8217;anno 1555. Tutto li 7 settembre 1623&#8221;<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1933\" class=\"footnote\">A. Pezzana, <em>Storia della citt\u00e0 \u2026<\/em>, 1971, pp. 20 e 46 dell&#8217;appendice. L&#8217;orefice Francesco Capitassi pag\u00f2 per once 408 e den. 18 d&#8217;argento, lire vecchie 8478,15. I dodici apostoli che facevano parte del pallio passarono nelle mani del can. Gaetano Volpi che li pose in altrettante cornici; ma quando egli mor\u00ec non si trovarono nella sua eredit\u00e0.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1933\" class=\"footnote\"> <em>Le matricole degli orefici di Milano. Per la storia della Scuola di S. Eligio dal 1311 al 1773<\/em>, a cura di D. Romagnoli Milano 1977, p. 15. Il canevario era il responsabile della gestione finanziaria della corporazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1933\" class=\"footnote\"> <em>Le matricole degli orefici &#8230;<\/em>,\u00a0 1977, p. XI.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 1, n. 103, anno 1591.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1933\" class=\"footnote\">Cfr. <em>D\u2019Oro e d\u2019Argento. Giovanni Bellavite e gli argentieri mantovani del Settecento<\/em>, a cura di F. Rapposelli, Castel Goffredo 2006; G. Rodella, <em>La grande Croce. Un percorso nella cultura artistica padana del Quattrocento, <\/em>in <em>La grande Croce del Duomo di Cremona<\/em>, a cura di L. Dolcini, Firenze 1994. Anche a Cremona, la &#8220;Grande Croce&#8221; compiuta nel 1478 venne firmata, lungo la base del fusto, dagli orafi Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi che si dichiarano &#8220;ambo mediolanenses\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1933\" class=\"footnote\">F. Dallasta, <em>Indici di \u201cMemorie e documenti di belle arti parmigiane\u201d di Enrico Scarabelli-Zunti, \u201ccoltissimo archivista parmense\u201d<\/em>, in \u201cAurea Parma\u201d, LXXVI, a. 1992, p. 230-247. Scarabelli-Zunti nasce a Parma nel 1808, fu archivista attivo all\u2019archivio notarile della citt\u00e0 dal 1841, all\u2019archivio di stato dal 1848 e all\u2019archivio del Comune in qualit\u00e0 di direttore a partire dal 1876.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1933\" class=\"footnote\">M. Allodi, <em>Serie cronologica dei vescovi di Parma del canonico Dott. D. Gio. M. Allodi<\/em>, Parma 1856; ris. an. a cura di G. Callisto Menta, San Giovanni in Persiceto (Bologna) 1981, vol. II p. 372. Allodi riporta l&#8217;esecuzione della testa di San Bernardo all&#8217;anno 1606, ordinata dalla Fabbrica a Messer Cristoforo Smith al quale vennero pagati 40 ducatoni. Allodi poi aggiunge che il 29 novembre 1753, a rogito del notaio cancelliere della curia vescovile Antonio Campagna, i canonici fecero aprire il reliquiario dall&#8217;orefice Francesco Barbieri per pulirlo con l&#8217;assistenza di due canonici delegati dal vescovo conte Giacomo Bajardi e dal marchese Giuseppe Manara.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1933\" class=\"footnote\">Cfr. A. Bianchi \u2013 M. Mazza, <em>Basilica Cattedrale di Parma. Novecento anni di arte, storia, fede. <\/em>Album iconografico a cura di F. M. Ricci, Parma 2005, p. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 2, n. 16, a. 1607, \u201cMemoria del peso della testa d\u2019argento di San Bernardo, che fu fatta da Giovanni Semiti Orefice, che pesa oncie cento dodici, denari uno qual argento essendo Reale di Spagna fu considerato di lire sette l\u2019oncia che in tutto importa lire 784, soldi 8 e per fattura ducatoni numero 48 che sono \u00a3 360. Sotto il giorno 16 aprile 1607\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 4, n. 22, a. 1672,\u00a0 &#8220;Indice di alcune memorie di qualche riflessione estratte dallo spoglio del libro delle ordinazioni della fabbrica di questa cattedrale quale incomincia dall\u2019anno 1631 a tutto l\u2019anno 1672&#8221;. In questo estratto si ricorda che il 6 marzo 1606 la fabbrica commission\u00f2 l\u2019esecuzione del reliquiario d\u2019argento di san Bernardo conforme al disegno presentato da Cristoforo Semitti. Lo stesso Cristoforo verr\u00e0 contattato nel 1611 per riparare un pastorale d&#8217;argento (Cfr. capsula 3, ricevuta datata 14 gennaio 1611).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 3,\u00a0 ricevuta datata 18 gennaio 1604, \u201cLa fabbrica del Duomo di Parma deve a Michele Semitti orefice lire 46 per avergli accomodato due croci d&#8217;argento\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 2, n. 12, a. 1605, \u201cAttestato fatto da Michele Simitti argentiere qualmente accomodando alcune rotture della rosa d&#8217;oro di ragione del duomo di Parma ritrov\u00f2 nei rami e nel piede del piombo dei bastoncelli di questi levati la detta rosa risult\u00f2 di minor peso. Sotto il 13 dicembre 1605\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Mandati, f. n. 645.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Mandati, f. n. 281. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1933\" class=\"footnote\">A. Santangelo, <em>Inventario degli oggetti d&#8217;arte d&#8217;Italia. Provincia di Parma, <\/em>Roma 1934, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 7 n. 11, a. 1729.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1933\" class=\"footnote\">A. Santangelo, <em>Inventario degli oggetti d&#8217;arte\u2026, <\/em>1934, p. 33.\u00a0Il bacile venne restituito alla cattedrale nel 1738 dagli eredi di monsignor Olgiati.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 11, paralip. p. c. 22, 6 febbraio\u00a01714\u00a0: ricevuta n. 131.\u00a0Nei documenti risulta che il canonico Aquilante Castellina, tesoriere della fabbrica della chiesa Cattedrale di Parma, procede ai pagamenti verso Gasparo Mantelli orefice, per\u00a0 il baldacchino d&#8217;argento della cattedrale di Parma.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1933\" class=\"footnote\"><em>idem<\/em>,\u00a0 ricevuta n. 132, 141 e 146. Il baldacchino fu pagato dal canonico e prevosto Aquilante Castellina tesoriere della fabbrica della chiesa cattedrale di Parma, il 31 maggio 1714, \u201ca Filippi n\u00b0 347 che sono lire di Milano 2429 e pi\u00f9 lire una indi 5 denari di Milano che raguagliando il Filippo a 716: 10 di Parma sono di Parma 5728:10 per suo rimborso d&#8217;altri saldi mandati a Milano all&#8217;illustrissimo sig. Marchese Residente Pier Giorgio Zanpugnani (o Lanpugnani?) da pagarsi al Signore Gasparo Mantelli Orefice in Milano per saldo d&#8217;argento e fattura, del baldacchino d&#8217;argento terminato per la Cattedrale di Parma come da ordini dell&#8217;Illustrissima congregazione della fabbrica di detta cattedrale sotto li 11 luglio 1711, e marzo 1714<em>\u201d.<\/em> <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., capsula 12, n. 69, a. 1809, capsula 71-72, a. 1810.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1933\" class=\"footnote\">Archivio Capitolare della Cattedrale di Parma, Arc. D, Cap. 69, n. 22, a. 1946.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1933\" class=\"footnote\"> <em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1933\" class=\"footnote\">S. Vasco Rocca, <em>Gli oggetti devozionali, <\/em>in B. Montevecchi- S. Vasco Rocca, <em>Suppellettile ecclesiastica, <\/em>Firenze 1987,\u00a0 p. 412.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1933\" class=\"footnote\">A. Gonz\u00e1lez-Palacios, <em>Arredi e ornamenti alla corte di Roma 1560-1795<\/em>, Milano 2004, p. 140.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1933\" class=\"footnote\">L. Fornari Schianchi, <em>Tessuti e Argenti: ricerca fra i \u201cdessinateurs\u201d dell\u2019arte ecclesiastica settecentesca, <\/em>in <em>l\u2019arte a Parma dai Farnese ai Borbone<\/em>, Bologna 1979, p. 460.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1933\" class=\"footnote\">Cfr. A. Mordacci, <em>Argenti e argentieri a Parma tra \u2018700 e \u2018800<\/em>, Parma 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1933\" class=\"footnote\">L. Fornari Schianchi, <em>Tessuti e Argenti &#8230;<\/em>, 1979, p. 458-59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 12, documento numerato 125, datato 3 aprile 1720 e firmato dall\u2019orefice Stefano Barbieri. &#8220;Fatture fatte da me sottoscritto per servizio della congregazione della fabbrica della Cattedrale di\u00a0 Parma. Per due croci d&#8217;argento che pesano once 52 e denari 4&#8221;. Fu pagato dal canonico Luigi della Rosa tesoriere della Fabbrica della chiesa cattedrale lire 630 e soldi 4 il 4 luglio 1720.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1933\" class=\"footnote\">Cfr. A. Mordacci, <em>Argenti e argentieri&#8230;,<\/em> 1997, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 12. Il 3 aprile 1720 Stefano Barbieri present\u00f2 una fattura per aver terminato due croci in lastra d\u2019argento per la cattedrale. Per le quali fu pagato il 4 luglio 1720 dal tesoriere della fabbrica della chiesa Cattedrale il canonico Luigi della Rosa. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 12, documento datato 4 agosto 1725.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci,<em> Argenti e argentieri<\/em>\u2026, 1997, <em>passim<\/em>. Domenico Barbieri nacque a Parma intorno al 1705 e lavor\u00f2 precocemente nella gia fiorente bottega del padre ubicata sul piazzale della Steccata.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 12, carta 277, datata 30 gennaio 1761. Domenico Barbieri, il 30 gennaio 1761 dichiara di aver ricevuto il 14 marzo 1760, dalli canonici fabbriceri, conte canonico Pettorelli, e sig. Girolamo Giunti, argento per fare due candelieri di once 103. I candelieri pesano once 87, e denari 7, e per la fattura di questi candelieri Barbieri ha ricevuto il 27 marzo 1761 \u00a3 397:10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., CAS. 12, carta n. 263, datata 26 novembre 1760 &#8211; il 26 novembre 1760 Domenico Barbieri argentiere<strong>,<\/strong> riceve dal sig. marchese canonico Giuseppe Manara fabbriciere della fabbrica della cattedrale di Parma il saldo per aver fatto un reliquiario d\u2019argento, con teca di cristallo per la reliquia di Sant\u2019 Agata.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1933\" class=\"footnote\">AFCPr., Capsula 8, n. 95 a. 1761.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1933\" class=\"footnote\">ASPr., <em>Raccolta Storica, <\/em>b. 3, fasc. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci, <em>Argenti e argentieri <\/em>\u2026, 1997, p. XXXIII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci, <em>Argenti e argentieri <\/em>\u2026, 1997, p. 40. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1933\" class=\"footnote\">A. Aimi &#8211; A. Copelli, <em>Storia di Fidenza, <\/em>Parma 1982, p. 278;\u00a0 A. Mordacci Cobianchi, <em>Orafi e Argentieri<\/em>, in<em> Arti e mestieri a Parma dal Medioevo al XX secolo<\/em>, Parma 1987, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1933\" class=\"footnote\">A. Mordacci, <em>Argenti e argentieri <\/em>\u2026, 1997, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1933\" class=\"footnote\">L\u2019altezza complessiva del vaso\u00a0 misura 99 cm, e sopra un lato della base quadrata furono incise queste parole: &#8220;ALEXANDER EX\u00a0 PRINCIPIRUS SPADA CARDINALIS S R E ANNO MDCCCXLIIII ROMA. HOC VAS ARGENTEUM PONDO UNCIAS CCLXXXII CATHEDRALI BASILICAE PARMENSI TESTAMENTO LEGAVIT GRATI ET PII ANIMI ERGO QUOD OLIM ADOLESCENS IN NOSTRO NOBILIUM EPHEBEO QUAMDIU STETIT CELEBERRIMO PAREM FASTIGIO SUO INSTITUTIONEM NACTUS FUERIT.&#8221;<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1933\" class=\"footnote\">ASPr., Gazzetta di Parma, mercoled\u00ec 19 marzo 1845, n. 23. <em>Merita di essere annunziato al pubblico il nobil dono che ha fatto alla basilica cattedrale di Parma il Cardinale ALESSANDRO D\u00e8 Principi Spada, patrizio romano e Bolognese, morto in Roma l&#8217;anno scorso\u00a0 nell&#8217;et\u00e0 di 57 anni. Questo \u00e8 un bel vaso d&#8217;argento, che pesa 282 oncie. Si esporr\u00e0 per la prima volta gioved\u00ec p. v. nell&#8217;anzidetta Basilica, all&#8217;altare del Santo Sepolcro. L&#8217;onorevole porporato si piacque di porgere questo segno di affetto a Parma cara memoria de&#8217; suoi primi anni, ove fu nutrito di studj e di bei costumi nel collegio or ora demolito che accoglieva i giovinetti estratti dall&#8217;alto lignaggio. Questo presente \u00e8 uno splendido testimonio della bont\u00e0 del suo cuore. Viva il nome del generoso ch&#8217;ebbe in onor la gratitudine virt\u00f9 sempre diletta alle anime gentili.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1933\" class=\"footnote\">Sotto il vassoio \u00e8 inciso: \u201cGiachi Antonio di Milano fece. Argento G.ma 820\u201d. Nell&#8217;anfora: \u201cGiacch\u00e8 Ant. Di Milano fece episcopo suo Parmen. Anno MDCCCLXXII. ARGENTO Gma 785\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1933\" class=\"footnote\">A. Musiari, <em>Il Novecento in Cattedrale, <\/em>in &#8220;Corriere di Parma&#8221;, a. IX, n. 2, Natale 1991, pp. 117-118<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1933\" class=\"footnote\"> <em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1933\" class=\"footnote\">Brozzi nacque a Traversetolo il 7 agosto 1885 e nel suo paese natale debutta come artigiano nella fonderia di Giuseppe Baldi. Sull&#8217;attivit\u00e0 di Reanato Brozzi si elencano i testi principali: <em>Renato Brozzi: orafo di D&#8217;Annunzio,<\/em> a cura di R. Fantini,<em> <\/em>Parma 1955; R. FANTINI, <em>Renato Brozzi, <\/em>in &#8220;Atti della Accademia Nazionale di San Luca&#8221;, Vol. VII a. 1963-1964, Roma 1964; <em>Renato Brozzi. La collezione del museo di Traversetolo,<\/em> a cura di<em> <\/em>R. Boscaglia &#8211; A. Mavilla, Torino 1989, p. 173- 174; <em>Carteggio Brozzi-D&#8217;Annunzio 1920-1938, <\/em>a cura di A. Mavilla, Traversetolo 1994; A. Mavilla, <em>Renato Brozzi alla cassa di Risparmio, <\/em>in \u201cMalacoda\u201d, vol. 14, n. 66 (maggio-giugno) 1996, p. 11-15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1933\" class=\"footnote\">R. Fantini,<em> Renato Brozzi<\/em>\u2026, 1955, p. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1933\" class=\"footnote\"> <em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1933\" class=\"footnote\">R. Boscaglia &#8211; A. Mavilla, <em>Renato Brozzi. La collezione\u2026<\/em>,<em> <\/em>1989, pp. 173- 174. Nel museo di Traversatolo sono conservate le basi in bronzo che costituirono i modelli dei quattro candelabri maggiori e della base della croce.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1933\" class=\"footnote\">R. Fantini,<em> Renato Brozzi\u2026<\/em>, 1955, p. 97.\u00a0 Brozzi fu il vincitore della gara per il &#8220;verso&#8221; della piccola moneta da dieci centesimi che venne coniata nel 1919, recante un ape che succhia un papavero.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1933\" class=\"footnote\"> <em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1933\" class=\"footnote\">A. Musiari, <em>Il Novecento in Cattedrale, <\/em>in &#8220;Corriere di Parma&#8221;, a. IX, N. 2, Natale 1991, pp. 117-118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1933\" class=\"footnote\">R. Boscaglia &#8211; A. Mavilla, <em>Renato Brozzi. La collezione\u2026, <\/em>1989, pp. 173- 174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1933\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>rapposelli.fra@gmail.com Argenti della Cattedrale di Parma DOI: 10.7431\/RIV09092014 Il tesoro delle Chiese, sia esso composto da sacre Reliquie o da suppellettili, non ha mai avuto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1933\" title=\"Francesca Rapposelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2065,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1933"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1933"}],"version-history":[{"count":34,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1933\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2080,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1933\/revisions\/2080"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1933"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}