{"id":1930,"date":"2014-06-29T09:26:08","date_gmt":"2014-06-29T09:26:08","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1930"},"modified":"2014-12-26T09:41:01","modified_gmt":"2014-12-26T09:41:01","slug":"aria-amato-nicola-muratore-mauro-sebastianelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1930","title":{"rendered":"Aria Amato, Nicola Muratore, Mauro Sebastianelli"},"content":{"rendered":"<p>maurosebastianelli@hotmail.com<\/p>\n<h3>Il paliotto architettonico ligneo del Museo Diocesano di Palermo. Studio e restauro<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09082014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti quegli elementi che concorrono a formare la categoria della \u201cdecorazione sacra\u201d, pur non essendo indispensabili dal punto di vista pratico, svolgono comunque un ruolo determinante nella celebrazione del culto, in quanto possiedono una grande valenza simbolico-psicologica. Infatti \u00abogni azione religiosa consta di un\u2019azione materiale che viene drammatizzata con l\u2019introduzione di particolari elementi. All\u2019azione in s\u00e9 corrisponde una strumentazione funzionale, ma alla sua drammatizzazione occorrono invece una strumentazione e un arredo di carattere psicologico e sociale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_1930\" id=\"identifier_0_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Liturgici strumenti e arredamenti sacri, ad vocem, in Enciclopedia Universale dell&rsquo;Arte, vol. VIII, Firenze 1958, p. 678.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tali ragioni, risulta facile comprendere perch\u00e9 questa classe artistica abbia riacquistato prestigio proprio in seguito alla Riforma, ovvero in un momento in cui la Chiesa sent\u00ec pressante la necessit\u00e0 di riavvicinare il fedele alla dottrina cattolica, attraverso un piano propagandistico che si basava sulla meraviglia e sull\u2019esaltazione dei sensi<sup><a href=\"#footnote_1_1930\" id=\"identifier_1_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Architetture barocche in argento e corallo, catalogo della mostra (Lubecca, 15 luglio-7 ottobre 2007)&nbsp; a cura di S. Rizzo, Catania 2009.\">2<\/a><\/sup>. In particolar modo si tent\u00f2 di diminuire il divario esistente tra l\u2019\u201cumano\u201d e il \u201cdivino\u201d promulgando il valore della preghiera e delle opere pie, esaltando la vita dei santi e la necessit\u00e0 dell\u2019affidamento alla Provvidenza<sup><a href=\"#footnote_2_1930\" id=\"identifier_2_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questa persuasione poteva svilupparsi infatti solo con un&rsquo;opera di &laquo;secolarizzazione del trascendente o, meglio, di compenetrazione e identificazione di divinit&agrave; e natura, di spiritualit&agrave; e materialit&agrave;, di infinito e finito&raquo; N. Spinosa, Storia dell&rsquo;arte Italiana. Dal Cinquecento all&rsquo;Ottocento, a cura di F. Zeri, Torino 1981, vol. 2, p. 291.\">3<\/a><\/sup>. Assoggettando ai propri fini l\u2019arte, capace di evocare e suscitare emozioni tali da indurre il fedele ad essere partecipe del progetto divino, la Chiesa riusc\u00ec a riacquistare il proprio prestigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in quest\u2019ottica che bisogna osservare la rivalutazione di tutta quella classe di arredi che ruotano intorno all\u2019altare, fulcro del sacro edificio e simbolo emblematico del sacramento eucaristico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sicilia questa particolare attenzione all\u2019altare sfocia nella realizzazione di vere e proprie microarchitetture che nei testi vengono citate con il nome di \u201cpalii d\u2019architettura\u201d<sup><a href=\"#footnote_3_1930\" id=\"identifier_3_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro e l&rsquo;altare paliotti &ldquo;d&rsquo;architettura&rdquo; in Sicilia, Palermo 1992, p. 9. In alcuni contratti, tale classe artistica viene indicata come &ldquo;palio con disegno d&rsquo;architettura&rdquo;. M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, p. 43. Cfr. anche Architetture&hellip;, 2009.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi non sono altro che la ripresa e lo sviluppo di modelli scenografici mutuati dall\u2019arte effimera che, propria del carattere barocco, viene impiegata dalla Chiesa e, ancor pi\u00f9, dagli ordini religiosi, per promuovere ed evangelizzare la fede cattolica<sup><a href=\"#footnote_4_1930\" id=\"identifier_4_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. C. Proto Pisani, Riflessi culturali fiorentini all&rsquo;origine dei paliotti di &ldquo;architettura&rdquo; siciliani; M. De Luca, Altari e apparati effimeri nella palermo barocca. La festa di San Mamiliano in un manoscritto del 1658, in Architetture&hellip;, 2009, pp. 27-41 e 67-83; M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 9-43.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente importante fu l\u2019operato dei Gesuiti che legarono strettamente la \u201cteatralit\u00e0\u201d con l\u2019\u201ceducazione religiosa\u201d scommettendo soprattutto sul valore dell\u2019immagine e della rappresentazione dei racconti sacri<sup><a href=\"#footnote_5_1930\" id=\"identifier_5_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Scavizzi, Arte e architettura sacra, cronache e documenti sulla controversia tra riformati e cattolici, Reggio Calabria 1982; Cfr. anche: F. Doglio-M. Chiam&ograve;, I gesuiti e i Primordi del Teatro Barocco in Europa, Viterbo 1995; S. Cal&igrave;, Custodie francescano-cappuccine in Sicilia, Catania 1997.\">6<\/a><\/sup>. Riprendendo gli insegnamenti dell\u2019arte lullista, diedero molta importanza alle architetture raffigurate, facendo da esse dipendere la memorizzazione e la trasmissione del messaggio che si voleva promulgare<sup><a href=\"#footnote_6_1930\" id=\"identifier_6_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;arte lullista fu sviluppata da Raimondo Lullo nel XIII sec. ed &egrave; una tecnica che permette di memorizzare concetti tramite l&rsquo;osservazione di luoghi e di immagini. F. A. Yates, L&rsquo;arte della memoria, voll. XVII-XXI, Torino 1972, pp. 160-182. &Egrave; importante precisare come le due pi&ugrave; importanti arti della memoria, ovvero quella lullista e quella classica, vedano una loro diffusione per mano degli ordini religiosi. M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 20-21.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 probabile che i paliotti architettonici fossero inizialmente pensati alla stregua di una scenografia teatrale, all\u2019interno della quale poter rappresentare scene religiose di vario tipo; questo almeno fino ad un determinato momento in cui l\u2019aspetto architettonico ebbe la meglio sulla storia in esso narrata. Nonostante ci\u00f2, non viene meno la divulgazione di un messaggio di salvezza, incarnato nell\u2019assimilazione della stessa architettura al Paradiso Terrestre<sup><a href=\"#footnote_7_1930\" id=\"identifier_7_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le tipologie maggiormente ricorrenti sono il &ldquo;prospetto apparato&rdquo;, il &ldquo;portico di proscenio&rdquo; e il &ldquo;belvedere&rdquo;. Se appare ovvio il legame che intercorre tra il belvedere e il Giardino dell&rsquo;Eden, il connubio che unisce il prospetto apparato al Paradiso &egrave; legato all&rsquo;idea, diffusa in pieno barocco, di quest&rsquo;ultimo come una citt&agrave; in festa. L&rsquo;impiego del modello del portico di proscenio afferisce alla volont&agrave; di richiamare le rappresentazioni teatrali, che, in particolar modo nel nord Italia, vedevano i portici come loro scenografia ideale. In questo modo si poteva creare il gioco, tipico dell&rsquo;arte barocca, del &ldquo;teatro nel teatro&rdquo;. M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 15-41, 64-75; L. Zorzi, Storia dell&rsquo;arte Italiana. Questioni e metodi, a cura di G. Previtali, Torino 1981, vol. 1, pp. 421-462; Cfr. anche Architetture&hellip;, 2009.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa classe artistica, che quindi non era altro che la ripresa e lo sviluppo di modelli effimeri, poteva essere realizzata in vari materiali<sup><a href=\"#footnote_8_1930\" id=\"identifier_8_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Liturgici strumenti e&hellip; , 1958, p. 678.\">9<\/a><\/sup> pi\u00f9 o meno pregiati, la cui scelta era influenzata, oltre che dalle possibilit\u00e0 economiche del committente, anche dall\u2019uso che se ne sarebbe fatto. I paliotti in pietre dure e in argento, infatti, erano per lo pi\u00f9 fissi, mentre quelli tessili e lignei, essendo realizzati con materiali leggeri, erano considerati mobili e pertanto spesso prodotti in occasione di processioni o feste. Fondamentale, in tal senso, \u00e8 il ruolo delle confraternite che gareggiavano nella produzione di altari mobili e, pi\u00f9 in generale, di apparati effimeri vari, in modo da mostrare la propria ricchezza e la propria forza politica e sociale<sup><a href=\"#footnote_9_1930\" id=\"identifier_9_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Palazzotto, Per uno studio sulla maestranza dei Falegnami di Palermo, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, (Albergo delle&nbsp;Povere, 10 dicembre 2000 &ndash; 30 aprile 2001)&nbsp; catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 2001, pp. 678-703.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo studio si \u00e8 focalizzato sull\u2019analisi dei paliotti lignei su cui nel tempo, al contrario delle altre tipologie materiche, \u00e8 stata posta scarsa attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi manufatti, poich\u00e9 realizzati con un materiale quale il legno rientrante nella classe dei \u201cmateriali poveri\u201d, venivano spesso dipinti o arricchiti dall\u2019applicazione di foglie metalliche e\/o di ulteriori elementi decorativi quali specchi e vetri dipinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi, inoltre, sono molto frequentemente legati alla realizzazione di intere \u201cmacchine d\u2019altare\u201d diffuse su tutto il territorio siciliano. Queste cosiddette \u201ccustodie\u201d non sono altro che vere e proprie architetture complesse di piccolo formato che si sviluppano su pi\u00f9 ordini e che vengono spesso arricchite dalla presenza di statuine amabilmente lavorate. Particolarmente rilevante a tal proposito \u00e8 l\u2019operato dei Francescani che si dedicarono all\u2019auto-produzione di manufatti in legno per poter decorare ed arricchire le proprie chiese e i propri conventi non venendo meno alla regola di povert\u00e0<sup><a href=\"#footnote_10_1930\" id=\"identifier_10_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Di Bella, Un&rsquo;opera riscoperta. La custodia lignea della Chiesa Madre di San Salvatore di Fitalia, in &ldquo;Karta&rdquo;, n. 2, Messina 2009, pp. 21-23; Cfr. anche: S. Cal&igrave;, Custodie&hellip;, 1997; S. Anselmo, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonne, Palermo 2009; B. Figuccio-M. Sebastianelli, Una lipsanoteca del XVII secolo della chiesa dell&rsquo;Epifania a Trapani: studio e restauro di quattro busti reliquiari lignei, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione, a cura di M. C. Di Natale, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia &ldquo;Maria Acc&agrave;scina&rdquo; Palermo 2013, pp. 120-140.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 bene rammentare che per questi, ancor pi\u00f9 che per gli altri esemplari di differenti materie, il carattere architettonico era incentivato da una parte dal legame che connetteva molti architetti alle botteghe artigianali<sup><a href=\"#footnote_11_1930\" id=\"identifier_11_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;L&rsquo;intaglio ligneo, al pari di altre attivit&agrave; artigianali, costituisce in diversi casi una &ldquo;palestra&rdquo; per artefici che si metteranno alla prova successivamente anche nella progettazione architettonica&raquo;. E. Garofalo, Ebanisteria e architettura nelle chiese francescane del ragusano, in Francescanesimo e cultura negli Iblei, a cura di C. Miceli-D. Ciccarelli, Palermo 2006, p. 107.\">12<\/a><\/sup>, dove portavano avanti la loro formazione, dall\u2019altra da un\u2019estensione degli ambiti d\u2019interesse di questi artisti che erano ben disposti a progettare e disegnare architetture, apparati effimeri ed arredi, sia a carattere sacro che a carattere profano<sup><a href=\"#footnote_12_1930\" id=\"identifier_12_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sono stati infatti ritrovati numerosi disegni di architetti, quali Vincenzo La Barbera, Milano Quaranta e Paolo Amato, che raffigurano arredi sia sacri che profani. Infatti &laquo;da un punto di vista pi&ugrave; strettamente artistico, la realizzazione dei parati e degli arredi sacri si inserisce nel pi&ugrave; vasto capitolo del rapporto tra arti applicate e arti maggiori, un tempo molto pi&ugrave; stretto di quanto non si pensi e coinvolgente i principali artisti dell&rsquo;epoca&raquo;. E. D&rsquo;Amico Del Rosso, I paramenti Sacri, Palermo 1997, p. 24; M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 45-51; F. Pipitone, Alcuni documenti e disegni per un apparato argenteo delle Quarantore di Giacomo Amato, in Splendori&hellip;, 2001, pp. 720-729; R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, Ecclesia Triumphans: architetture del barocco siciliano attraverso i disegni di progetto, Palermo 2009, pp. 15-24; R. Nobile, Barocco e tardobarocco negli Iblei occidentali, Palermo 1997, pp. 9-10.\">13<\/a><\/sup>. Questa tendenza port\u00f2 anche ad una maggiore attenzione verso lo sviluppo di caratteri decorativi che potevano essere considerati estraibili dal singolo contesto per essere poi combinati in modo sempre diverso sia per formare architetture che per realizzare arredi<sup><a href=\"#footnote_13_1930\" id=\"identifier_13_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. C. Proto Pisani, Riflessi culturali&hellip;, 2009, pp. 27-41; Cfr. anche: R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, Ecclesia&hellip;, 2009; R. Nobile, Barocco&hellip;, 1997, p. 11.\">14<\/a><\/sup>. Persino nei manuali e nelle pubblicazioni d\u2019architettura, che presumibilmente circolavano anche nelle botteghe artigiane<sup><a href=\"#footnote_14_1930\" id=\"identifier_14_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Nobile, Barocco&hellip;, 1997, p. 9.\">15<\/a><\/sup>, veniva prediletta la riflessione su questi elementi peculiari dell\u2019arte barocca amplificando lo spazio riservato alle stampe e diminuendo quello dedicato alla teoria<sup><a href=\"#footnote_15_1930\" id=\"identifier_15_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, Ecclesia&hellip;, 2009, pp. 17-20; Cfr. anche R. Nobile, Barocco&hellip;, 1997.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli architetti, inoltre, erano spesso legati agli ordini religiosi, sia perch\u00e9 molti di loro erano anch\u2019essi monaci, sia perch\u00e9 questo connubio gli permetteva di usufruire delle loro biblioteche che erano le pi\u00f9 fornite della Sicilia<sup><a href=\"#footnote_16_1930\" id=\"identifier_16_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Ruggeri Tricoli, Il teatro&hellip;, 1992, pp. 15-43; R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, Ecclesia&hellip;, 2009, pp. 13-16.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo ad oggi sono pochissimi gli esemplari lignei conosciuti a causa sia del loro carattere \u201cmobile\u201d, sia della loro natura di \u201carte povera\u201d; questa scarsa attenzione loro attribuita ha fatto smarrire le informazioni relative alla loro produzione e alle botteghe in cui venivano realizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente studio ha portato all\u2019identificazione di un buon numero di paliotti lignei nella provincia di Messina, di Palermo e di Trapani e, nonostante molti di essi presentino strutture ibride, \u00e8 possibile notare delle differenze costruttive tra gli esemplari delle tre province.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paliotti della provincia di Messina sviluppano maggiormente il loro aspetto pittorico giocando con colori molto vivaci e trascurando l\u2019elemento architettonico che spesso \u00e8 limitato solo alla presenza di tre fornici che inquadrano le statuine presenti (<a title=\"Fig. 1.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, prima met\u00e0 del XVIII secolo, Chiesa del SS. Salvatore, Tortrici (Me). Riproduzione fotografica. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb01.jpg\">figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, XVIII secolo, Chiesa Madre, Tortrici (Me). Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, ante 1737, Chiesa Madre, Ficarra (Me). Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb03.jpg\">3<\/a>). La mancanza del ricorso ad espedienti tratti dall\u2019arte scenografica, se non in minima parte, d\u00e0 loro, rispetto agli esemplari palermitani, una minore prospettiva e profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi tutti i manufatti appartenenti a tale categoria artistica riscontrati nella provincia di Trapani, invece, sono del tipo \u201creliquiario\u201d e pertanto sono pensati come \u201ccontenitori\u201d (<a title=\"Fig. 4.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, Chiesa della Madonna dell\u2019Itria, Trapani. Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb04.jpg\">figg. 4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, prima met\u00e0 del XVIII secolo, Chiesa del Collegio, Trapani. Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb05.jpg\">5<\/a>). Difatti sono realizzati applicando, sui lati interni di scatole molto profonde, dei pannelli che simulano architetture pi\u00f9 o meno complesse che, in ogni caso, sono caratterizzate dalla presenza di nicchie e finestre, all\u2019interno delle quali \u00e8 possibile inserire le reliquie. Altra peculiarit\u00e0 di tale tipologia \u00e8 la presenza, nello spazio antistante l\u2019architettura, di una statua raffigurante una figura distesa, spesso rappresentante il \u201cCristo deposto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Palermo e provincia (<a title=\"Fig. 6.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, prima met\u00e0 del XVIII secolo, Chiesa di S. Agostino, Corleone (Pa). Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb06.jpg\">figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, XVIII secolo, Chiesa di S. Giuseppe, Alimena (Pa). Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb07.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, XVIII secolo, Chiesa di S. Maria del Ges\u00f9, Alimena (Pa). Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb08.jpg\">8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb09.jpg\">9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10\t. Maestranze siciliane, paliotto architettonico, XVIII secolo, Chiesa di S. Antonino, Palermo. Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb10.jpg\">10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11.\t Maestranze siciliane, paliotto architettonico, seconda met\u00e0 del XVII secolo, Museo Archeologico \u201cA. Salinas\u201d, Palermo. Riproduzione fotografica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb11.jpg\">11<\/a>), invece, la maggior parte di questi paliotti pu\u00f2 essere considerata affine ai modelli trapanesi. Mantengono, infatti, come struttura portante, un \u201ccontenitore\u201d all\u2019interno del quale vengono assemblati vari elementi che costituiscono una vera e propria architettura. Questi si sviluppano su pi\u00f9 ordini e giocano con pi\u00f9 piani al fine di creare la sensazione di grande profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i paliotti presenti nel messinese sviluppano maggiormente la tipologia del \u201cportico di proscenio\u201d, quelli trapanasi e palermitani riprendono spesso il tipo del \u201cprospetto apparato\u201d creando l\u2019illusione che al di l\u00e0 dell\u2019architettura rappresentata si apra davvero un\u2019altra realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paliotto, oggetto di questo studio (fig. 9), oggi conservato presso il Museo Diocesano di Palermo, proviene dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso all\u2019Albergheria<sup><a href=\"#footnote_17_1930\" id=\"identifier_17_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. La Duca, La chiesa del Crocifisso all&rsquo;Albergheria, in &ldquo;Giornale di Sicilia&rdquo;, Palermo 20\/09\/1972; A. Mongitore, Storia delle chiese di Palermo, a cura di F. Lo Piccolo, Palermo 2009, vol. 2, pp. 98-100.\">18<\/a><\/sup> che fu distrutta nel 1958. Purtroppo a seguito del crollo andarono dispersi i documenti relativi ai manufatti in essa custoditi e pertanto non \u00e8 stato possibile rintracciare documenti che potessero aiutare nella ricostruzione della storia conservativa dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paliotto, di autore ignoto, \u00e8 stato comunque datato da Maria Concetta Di Natale<sup><a href=\"#footnote_18_1930\" id=\"identifier_18_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt&agrave; al museo dal museo alla citt&agrave;, Palermo 1999, p. 17.\">19<\/a><\/sup>, sulla base di un confronto stilistico con altri esemplari indagati, intorno al primo quarto del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un paliotto mobile, ligneo e con specchi, di struttura estremamente complessa che pu\u00f2 essere suddiviso, per esemplificare la descrizione, in tre elementi fondamentali: la scatola esterna, che ha funzione strutturale portante, la scatola interna, che ha funzione prospettica, e la struttura architettonica che costituisce il vero soggetto dell\u2019opera. L\u2019intera struttura del manufatto \u00e8 stata pensata e realizzata, infatti, in modo da sottolineare ed enfatizzare quest\u2019ultimo elemento ricorrendo a degli espedienti, probabilmente mutuati dall\u2019arte effimera, soprattutto da quella teatrale, che consentono di dargli profondit\u00e0 ed ampiezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cassa esterna pu\u00f2 essere assimilata ad una \u201cscatola\u201d di 5 lati uniti tramite un doppio incastro a capitello (<a title=\"Fig. 12.\t Riproduzione grafica della struttura esterna del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb12.jpg\">figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13.\t Riproduzione grafica degli incastri a capitello presenti nella struttura esterna del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb13.jpg\">13<\/a>); questo presenta in alcuni lati una sezione rettangolare, in altri una a coda di rondine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul recto, le giunzioni tra le assi sono nascoste da una cornice modanata vincolata al resto della struttura tramite chiodi metallici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli accorgimenti di cui si \u00e8 detto sopra \u00e8 costituito dalla base che risulta essere inclinata rispetto all\u2019asse del verso (<a title=\"Fig. 14.\t Riproduzione grafica della struttura esterna del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb14.jpg\">fig. 14<\/a>), in modo da sottolineare le vie di fuga naturali del manufatto, aumentandone quindi l\u2019effetto prospettico. Sempre seguendo questo intento sono stati tracciati sul lato interno della base, ovvero su quello che ospita l\u2019architettura, dei solchi che determinano un effetto a \u201cscacchiera deformata\u201d (<a title=\"Fig. 15.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare. L\u2019immagine ottenuta con luce radente mostra il pavimento a scacchiera realizzato incidendo l\u2019asse costituente la base. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb15.jpg\">fig. 15<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto di essa sono stati inseriti sei elementi lignei trapezoidali che la proteggono dal contatto diretto con il terreno (<a title=\"Fig. 16.\t Riproduzione grafica della struttura della base della scatola esterna del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb16.jpg\">fig. 16<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scatola interna \u00e8 costituita da tre assi, corrispondenti al cielo e ai due lati; queste, come la base della cassa esterna, sono inclinate assecondando approssimativamente le direttrici delle linee di fuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrizione dell\u2019architettura risulta molto articolata in quanto essa \u00e8 costituita da numerosi componenti, probabilmente assemblati in vari macroelementi e inseriti all\u2019interno della struttura di base solo in un secondo momento. Lo studio delle fessure e delle sconnessure dovute al degrado del manufatto ha permesso comunque di individuarne gli elementi e ipotizzarne le varie fasi costruttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato interessante notare una logica di assemblaggio basata soprattutto sulla resistenza del manufatto. Tutti gli elementi sono pensati infatti in modo tale che gli incastri risultino estremamente efficaci e solidali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un primo momento (<a title=\"Fig. 17.\t Riproduzione grafica della prima fase costruttiva del paliotto oggetto di questo studio. L\u2019esploso permette di identificare gli elementi principali afferenti a questa fase costruttiva. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb17.jpg\">fig. 17<\/a>), oltre agli specchi laterali che risultano adesi direttamente al recto della scatola esterna, \u00e8 stato inserito anche l\u2019elemento centrale, attorno a cui si sono andati ad addossare gli altri macroelementi. Il basamento, posto presumibilmente a conclusione di questa prima fase, presenta il segno di un parallelepipedo che induce a ipotizzare che fosse presente un ulteriore elemento quale un sostegno per una statuina. Sono stati difatti riscontrati piedistalli di forma similare in altri paliotti lignei (<a title=\"Fig. 18.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare. L\u2019immagine ottenuta con luce radente mostra dei segni che si ipotizza siano stati causati da un ulteriore elemento ligneo, probabilmente un basamento per un\u2019ulteriore statuina, oggi non pi\u00f9 presente.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb18.jpg\">fig. 18<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una seconda fase sono state inserite le due paraste laterali\u00a0 e i due basamenti compresi di colonne e di mensole soprastanti (<a title=\"Fig. 19.  Riproduzione grafica della seconda fase costruttiva del paliotto oggetto di questo studio. L\u2019esploso permette di identificare gli elementi principali afferenti a questa fase costruttiva. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb19.jpg\">figg. 19<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 20. Riproduzione grafica della struttura della parasta del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb20.jpg\">20<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 21.  Riproduzione grafica della struttura della parasta del paliotto oggetto di questo studio. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb21.jpg\">21<\/a>). Degna di nota \u00e8 la costruzione delle colonne ottenute dall\u2019assemblaggio di due elementi, costituenti il capitello e il fusto, la cui unione \u00e8 garantita da un listello inserito in uno scasso realizzato sul verso di entrambi (<a title=\"Fig. 22.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare. L\u2019immagine mostra la struttura della colonna. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb22.jpg\">fig. 22<\/a>). \u00c8 possibile inoltre ipotizzare che gli specchi che sottolineano le scanalature del fusto siano stati inseriti dal verso della colonna e, pertanto, che gli scassi realizzati per ottenerne la modanatura interessino tutto lo spessore dell\u2019elemento ligneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le colonne, inoltre, \u00e8 presente uno scasso che pu\u00f2 essere giustificato solo ipotizzando la presenza di statuine oggi perdute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due ali laterali sono state probabilmente aggiunte come penultima fase (<a title=\"Fig. 23.  Riproduzione grafica della terza fase costruttiva della struttura architettonica del paliotto oggetto di questo studio. L\u2019esploso permette di identificare gli elementi principali afferenti a questa fase costruttiva. Immagine realizzata con sistema CAD.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb23.jpg\">fig. 23<\/a>), subito prima dell\u2019inserimento degli ultimi elementi, quali le colonnine che costituiscono la balaustra e le fontane ai lati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi delle varie cornici, in particolar modo di quelle curve (<a title=\"Fig. 24.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare. L\u2019immagine ottenuta con luce radente mostra come le cornici laterali siano ottenute dalla giustapposizione di listelli lignei di piccole dimensioni. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb24.jpg\">fig. 24<\/a>), ha permesso di comprendere come queste siano ottenute da numerosi tasselli di piccole dimensioni successivamente uniti insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla balaustra, in corrispondenza degli elementi rettangolari, sono visibili delle impronte circolari forse attribuibili alla presenza di vasi o pomelli oggi assenti ma comunque ricorrenti nei paliotti architettonici lignei della provincia di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preliminarmente al restauro si \u00e8 avuta cura di prelevare, dai tre principali elementi che costituiscono il manufatto, dei campioni del supporto al fine di determinarne la specie lignea; l\u2019analisi di questi ha portato a comprendere che l\u2019intera struttura \u00e8 ottenuta dalla lavorazione dell\u2019abete rosso<sup><a href=\"#footnote_19_1930\" id=\"identifier_19_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le analisi dei frammenti lignei sono state effettuate dal Prof. Bartolomeo Megna presso il Laboratorio dei Materiali per il Restauro e la Conservazione del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, Aereospaziale, dei Materiali dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo.\">20<\/a><\/sup>. Inoltre, durante precedenti studi finalizzati al restauro di alcuni degli elementi d\u2019arredo presenti all\u2019interno del Museo Diocesano e del Palazzo Arcivescovile di Palermo<sup><a href=\"#footnote_20_1930\" id=\"identifier_20_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tali studi sono stati realizzati in occasione della tesi di laurea dal titolo &ldquo;Restauro di una porta lignea policroma del Palazzo Arcivescovile di Palermo: studio tecnico e conservativo&rdquo; elaborata dalla Dott.ssa A. Polizzi, relatori: Proff. F. Palla e M.C. Di Natale, correlatore: Dott. M. Sebastianelli, Corso di Laurea Specialistica in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Facolt&agrave; di Scienze MM.FF.NN. dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo.\">21<\/a><\/sup>, si \u00e8 potuto constatare l\u2019impiego della medesima specie legnosa che risulterebbe, quindi, spesso legata alla produzione di tale tipologia artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di identificare la natura chimica dei 134 specchi, diversi per forma e dimensione, inseriti all\u2019interno dell\u2019opera, sono stati prelevati due campioni da due differenti strati riflettenti che sembravano essere esemplificativi delle tipologie presenti nel manufatto. L\u2019analisi al microscopio elettronico a scansione (SEM) ha portato a comprendere come in entrambi i casi si tratti di specchi ad amalgama di stagno<sup><a href=\"#footnote_21_1930\" id=\"identifier_21_1930\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le indagini dello strato riflettente sono state effettuate dalla Dott.ssa Arizio presso il laboratorio di analisi della Stazione sperimentale del Vetro di Murano\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad eccezione del verso della scatola esterna, che risulta essere preservato dalla sola stesura di un mordente, e del lato a contatto con il terreno totalmente privo di protettivo, tutto il manufatto presenta uno strato preparatorio di colore bianco, presumibilmente a base di gesso e colla. L\u2019attenzione posta ai lati esterni della scatola, normalmente celati dall\u2019altare, indica che questo paliotto presumibilmente sia stato progettato per essere portato in processione. Il manufatto presenta inoltre un ulteriore strato preparatorio di colore rosso, probabilmente a base di bolo. Entrambe le stesure risultano essere estremamente sottili e uniformi dal momento che non dovevano costituire il modellato del manufatto, determinato invece da un intaglio ligneo molto sottile ed omogeneo, ma semplicemente renderlo idoneo a ricevere la foglia metallica. Difatti, durante il restauro, sono stati rintracciati, in pi\u00f9 punti, frammenti di foglia d\u2019argento che presumibilmente doveva ricoprire l\u2019intero manufatto (<a title=\"Fig. 25.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare. L\u2019immagine mostra uno dei pochi frammenti di foglia d\u2019argento rintracciati durante la pulitura della pellicola pittorica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb25.jpg\">fig. 25<\/a>). Questi erano stati occultati da numerose ridipinture realizzate nel corso di differenti interventi, discontinui e spesso diversificati a seconda della zona, che hanno modificato la lettura dell\u2019intera opera. L\u2019ultima stesura \u00e8 costituita da una tempera di colore bruno, che si sovrappone e si alterna a varie applicazioni di porporina argentata e bronzata oggi totalmente inscurita e ossidata (fig. 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente le condizioni ambientali in cui \u00e8 venuto a trovarsi il manufatto hanno influito molto e in modo decisivo sul suo stato conservativo. Il paliotto infatti \u00e8 stato per lungo tempo mantenuto in un ambiente estremamente umido come denotano le gore d\u2019umidit\u00e0 visibili sulla zona inferiore di entrambe le scatole. Questa permanenza ha portato da una parte a movimenti del legno, dall\u2019altra ad un esteso ed avanzato attacco entomatico che ha notevolmente indebolito la struttura di sostegno. I movimenti del legno si sono palesati nella formazione di sconnessure tra gli elementi costituenti il supporto, nell\u2019origine di varie fratture riguardanti soprattutto le assi del verso della scatola esterna e in un lieve imbarcamento interessante l\u2019asse inferiore del verso della scatola esterna. Probabilmente la posizione a contatto con il terreno e la funzione meccanica di questa zona, che sostiene l\u2019intero paliotto, hanno favorito e accelerato il suo degrado e quello degli elementi lignei trapezoidali siti al di sotto della base. Il supporto era inoltre interessato da numerosissime lacune del legno di media entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presumibilmente questo stato conservativo aveva gi\u00e0 compromesso in passato la robustezza del manufatto richiedendo un intervento di risanamento delle lacune presenti con stuccature a base di gesso, colla e pigmento. Queste, estese sia sulla cassa esterna che sulla struttura architettonica, erano approssimative e granulose determinando un disturbo estetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a causa dei movimenti del legno, per cause naturali o indotte dall\u2019umidit\u00e0, si erano determinati vari difetti di adesione che interessavano sia gli strati preparatori che la superficie pittorica dell\u2019intero manufatto. Questi difetti, spesso associati anche a sollevamenti in piccole scaglie, potevano essere attribuiti ad un\u2019azione congiunta dei fattori ambientali con la presenza di uno strato pittorico carico di legante relativo ad un intervento posteriore. L\u2019intera superficie era inoltre interessata da abrasioni e da lacune di piccola e media entit\u00e0 presenti uniformemente sia sugli strati preparatori che su quelli pittorici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pluralit\u00e0 di interventi a cui \u00e8 stato sottoposto il manufatto ha portato non solo ad una modifica della struttura lignea ma anche ad operazioni di sostituzione che hanno interessato buona parte degli specchi. A causa delle cattive condizioni conservative della totalit\u00e0 di questi, per\u00f2, risulta complesso poter distinguere gli esemplari originali da quelli posti durante interventi successivi. Gli specchi infatti presentavano lo strato riflettente totalmente ossidato, quindi non pi\u00f9 capace di riflettere, estremamente lacunoso e soprattutto completamente deadeso dalla lastra vitrea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento di restauro, essendo stato preceduto da un\u2019attenta osservazione visiva, affiancata dalla documentazione grafica e fotografica dell\u2019oggetto condotta in luce ultravioletta e in luce visibile, sia diffusa che radente, ha permesso di comprendere realmente la tecnica esecutiva dell\u2019opera e di poter contribuire allo studio di questa classe artistica ancora poco valorizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019operazione di prepulitura, avvenuta meccanicamente con pennellessa morbida, ha consentito di rimuovere la polvere accumulatasi nel tempo e il rosume prodotto dagli insetti xilofagi. Durante questa prima operazione si \u00e8 accuratamente evitato di sollecitare meccanicamente quelle aree del film pittorico che presentavano problemi di deadesione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di procedere ad una pulitura pi\u00f9 approfondita della pellicola pittorica \u00e8 stato necessario mettere in sicurezza il manufatto tramite iniezioni di resine acriliche in soluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove la pellicola pittorica era sollevata, \u00e8 stato necessario ammorbidire la superficie con ripetute iniezioni di veicolante e solo successivamente iniettare la resina acrilica in emulsione. Queste operazioni sono state eseguite pi\u00f9 volte fino al raggiungimento del risultato desiderato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019operazione di pulitura, che di per s\u00e9 \u00e8 una fase delicata in quanto irreversibile, \u00e8 risultata particolarmente complessa dal momento che la stratigrafia era molto articolata e disomogenea. Questo ha portato alla scelta di una pulitura blanda che rimuovesse solo il deposito coerente e la porporina ossidata, mantenendo l\u2019ultima stesura di tempera bruna che, in seguito ai test di solubilit\u00e0, appariva lo strato pi\u00f9 coerente ed omogeneo. Le stuccature di gesso e colla, risultando in un buono stato meccanico, sono state semplicemente trattate a bisturi fino al raggiungimento del livello della pellicola pittorica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito a questa fase di pulitura ci si \u00e8 preoccupati di intervenire sugli specchi. Dopo aver valutato le condizioni degli stessi e aver considerato le attuali conoscenze sui possibili metodi conservativi, si \u00e8 ritenuto maggiormente opportuno smontare solo quei nove specchi che risultavano talmente lacunosi da interferire negativamente sulla lettura dell\u2019opera. Infatti l\u2019operazione di smontaggio avrebbe comportato sia un intervento molto invasivo sulla struttura in legno e stucco, sia una perdita di buona parte dello strato riflettente originale che si manteneva adeso alla lastra vitrea solo per via della pressione che quest\u2019ultima esercitava sulla struttura lignea. Dopo essere stati smontati, gli specchi sono stati reintegrati tramite l\u2019ausilio di pellicole in pvc metallizzate. Queste sono state modificate tramite utilizzo di pigmenti in polvere e velature di vernice, in modo da accordarsi cromaticamente all&#8217;aspetto degli specchi originali del paliotto che nel tempo hanno subito il naturale processo di alterazione. In seguito ad uno studio bibliografico che ha permesso di valutare gli interventi fino ad oggi eseguiti e di formulare questa proposta, le pellicole sono state sottoposte a test di invecchiamento che hanno consentito di garantire la bont\u00e0 della procedura che rispettava i principi basilari del restauro brandiano quali: la reversibilit\u00e0, la compatibilit\u00e0 e la riconoscibilit\u00e0. Gli specchi sono stati quindi riposizionati nella loro sede originaria (<a title=\"Fig. 26.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare prima dell\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb26.jpg\">figg. 26<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 27.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare dopo l\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb27.jpg\">27<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le superfici vitree, che risultavano occultate sia da pennellate di tempera sia dalla sovrapposizione di polveri grasse, sono state pulite per mezzo di una miscela basica applicata a tampone seguita dalla neutralizzazione della stessa e dalla rifinitura con acqua deionizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, \u00e8 stata effettuata una prima verniciatura a pennello della superficie pittorica. Questa ha avuto lo scopo di equilibrare le zone con diverso grado di assorbimento, fornire un primo stato protettivo ed infine saturare il colore, operazione necessaria per la successiva equilibratura cromatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La funzionalit\u00e0 meccanica del manufatto \u00e8 stata ripristinata riancorando alla base gli originali listelli lignei tramite chiodi e stuccature a base di polpa di cellulosa e resina vinilica. Analogamente questo tipo di impasto \u00e8 stato impiegato per reintegrare la parte finale dell\u2019ultima asse del verso, anch\u2019essa bisognosa di una stuccatura molto resistente ed elastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impasti a base di polpa di cellulosa e resina acrilica in emulsione sono stati utilizzati per le stuccature di profondit\u00e0 mentre le lacune superficiali sono state colmate con uno stucco composto da gesso di Bologna e colla di coniglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reintegrazione pittorica delle stuccature e l\u2019equilibratura cromatica sono state eseguite con colori reversibili a vernice e tecnica tonale. L\u2019uniformit\u00e0 di lettura della superficie \u00e8 stata ottenuta tramite l\u2019utilizzo di una tonalit\u00e0 unica che permette all\u2019occhio di non vedere le disomogeneit\u00e0 della pellicola pittorica originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protezione finale del paliotto \u00e8 stata ottenuta mediante l\u2019applicazione a spruzzo di fissativi per carta, che mantengono la superficie dell\u2019opera leggermente opaca garantendone cos\u00ec una lettura uniforme e adeguata alla consistenza materica degli strati pittorici (<a title=\"Fig. 28.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare prima dell\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb28.jpg\">figg. 28<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 29.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare dopo l\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb29.jpg\">29<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 30.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare prima dell\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb30.jpg\">30<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 31.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Riproduzione fotografica di un particolare dopo l\u2019intervento di restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb31.jpg\">31<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 32.  Maestranze siciliane, paliotto architettonico, primo quarto del XVIII secolo, Museo Diocesano, Palermo. Recto dopo l\u2019intervento di restauro. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/seb32.jpg\">32<\/a>).<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1930\" class=\"footnote\">\u201cLiturgici strumenti e arredamenti sacri,<em> ad vocem<\/em>, in <em>Enciclopedia Universale dell\u2019Arte<\/em>, vol. VIII, Firenze 1958, p. 678. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1930\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Architetture barocche in argento e corallo<\/em>, catalogo della mostra (Lubecca, 15 luglio-7 ottobre 2007)\u00a0 a cura di S. Rizzo, Catania 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1930\" class=\"footnote\">Questa persuasione poteva svilupparsi infatti solo con un\u2019opera di \u00absecolarizzazione del trascendente o, meglio, di compenetrazione e identificazione di divinit\u00e0 e natura, di spiritualit\u00e0 e materialit\u00e0, di infinito e finito\u00bb N. Spinosa, <em>Storia dell\u2019arte Italiana<\/em>. <em>Dal Cinquecento all\u2019Ottocento<\/em>, a cura di F. Zeri,<em> <\/em>Torino 1981, vol. 2, p. 291.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1930\" class=\"footnote\">M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro e l\u2019altare paliotti \u201cd\u2019architettura\u201d in Sicilia<\/em>, Palermo 1992, p. 9. In alcuni contratti, tale classe artistica viene indicata come \u201cpalio con disegno d\u2019architettura\u201d. M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, p. 43. Cfr. anche <em>Architetture<\/em>\u2026, 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1930\" class=\"footnote\">R. C. Proto Pisani, <em>Riflessi culturali fiorentini all\u2019origine dei paliotti di \u201carchitettura\u201d siciliani<\/em>; M. De Luca, <em>Altari e apparati effimeri nella palermo barocca. La festa di San Mamiliano in un manoscritto del 1658<\/em>, in <em>Architetture<\/em>\u2026, 2009, pp. 27-41 e 67-83; M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 9-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1930\" class=\"footnote\">Cfr. G. Scavizzi, <em>Arte e architettura sacra,<\/em> <em>cronache e documenti sulla controversia tra riformati e cattolici<\/em>,<em> <\/em>Reggio Calabria 1982; Cfr. anche: F. Doglio-M. Chiam\u00f2, <em>I gesuiti e i Primordi del Teatro Barocco in Europa<\/em>, Viterbo 1995; S. Cal\u00ec, <em>Custodie francescano-cappuccine in Sicilia<\/em>, Catania 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1930\" class=\"footnote\">L\u2019arte lullista fu sviluppata da Raimondo Lullo nel XIII sec. ed \u00e8 una tecnica che permette di memorizzare concetti tramite l\u2019osservazione di luoghi e di immagini. F. A. Yates, <em>L&#8217;arte della memoria<\/em>, voll. XVII-XXI, Torino 1972, pp. 160-182. \u00c8 importante precisare come le due pi\u00f9 importanti arti della memoria, ovvero quella lullista e quella classica, vedano una loro diffusione per mano degli ordini religiosi. M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 20-21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1930\" class=\"footnote\">Le tipologie maggiormente ricorrenti sono il \u201cprospetto apparato\u201d, il \u201cportico di proscenio\u201d e il \u201cbelvedere\u201d. Se appare ovvio il legame che intercorre tra il belvedere e il Giardino dell\u2019Eden, il connubio che unisce il prospetto apparato al Paradiso \u00e8 legato all\u2019idea, diffusa in pieno barocco, di quest\u2019ultimo come una citt\u00e0 in festa. L\u2019impiego del modello del portico di proscenio afferisce alla volont\u00e0 di richiamare le rappresentazioni teatrali, che, in particolar modo nel nord Italia, vedevano i portici come loro scenografia ideale. In questo modo si poteva creare il gioco, tipico dell\u2019arte barocca, del \u201cteatro nel teatro\u201d. M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 15-41, 64-75; L. Zorzi, <em>Storia dell\u2019arte Italiana<\/em>. <em>Questioni e metodi<\/em>, a cura di G. Previtali,<em> <\/em>Torino 1981, vol. 1, pp. 421-462; Cfr. anche <em>Architetture<\/em>\u2026, 2009. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1930\" class=\"footnote\">Liturgici strumenti e\u2026 , 1958, p. 678.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1930\" class=\"footnote\">P. Palazzotto, <em>Per uno studio sulla maestranza dei Falegnami di Palermo<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, (Albergo delle\u00a0Povere, 10 dicembre 2000 &#8211; 30 aprile 2001)\u00a0 catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 2001, pp. 678-703. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1930\" class=\"footnote\">S. Di Bella, <em>Un\u2019opera riscoperta. La custodia lignea della Chiesa Madre di San Salvatore di Fitalia<\/em>, in \u201cKarta<em>\u201d<\/em>, n. 2, Messina 2009, pp. 21-23; Cfr. anche: S. Cal\u00ec, <em>Custodie\u2026<\/em>, 1997; S. Anselmo, <em>Pietro Bencivinni \u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonne<\/em>, Palermo 2009; B. Figuccio-M. Sebastianelli, <em>Una lipsanoteca del XVII secolo della chiesa dell\u2019Epifania a Trapani: studio e restauro di quattro busti reliquiari lignei<\/em>, in <em>Opere d<\/em><em>\u2019arte nelle chiese francescane<\/em>. <em>Conservazione, restauro e musealizzazione<\/em>, a cura di M. C. Di Natale, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia \u201cMaria Acc\u00e0scina\u201d Palermo 2013, pp. 120-140.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1930\" class=\"footnote\">\u00abL\u2019intaglio ligneo, al pari di altre attivit\u00e0 artigianali, costituisce in diversi casi una \u201cpalestra\u201d per artefici che si metteranno alla prova successivamente anche nella progettazione architettonica\u00bb. E. Garofalo, <em>Ebanisteria e architettura nelle chiese francescane del ragusano<\/em>, in <em>Francescanesimo e cultura negli Iblei<\/em>, a cura di C. Miceli-D. Ciccarelli, Palermo 2006, p. 107. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1930\" class=\"footnote\">Sono stati infatti ritrovati numerosi disegni di architetti, quali Vincenzo La Barbera, Milano Quaranta e Paolo Amato, che raffigurano arredi sia sacri che profani. Infatti \u00abda un punto di vista pi\u00f9 strettamente artistico, la realizzazione dei parati e degli arredi sacri si inserisce nel pi\u00f9 vasto capitolo del rapporto tra arti applicate e arti maggiori, un tempo molto pi\u00f9 stretto di quanto non si pensi e coinvolgente i principali artisti dell\u2019epoca\u00bb<em>.<\/em> E. D\u2019Amico Del Rosso, <em>I paramenti Sacri<\/em>, Palermo 1997, p. 24; M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 45-51; F. Pipitone, <em>Alcuni documenti e disegni per un apparato argenteo delle Quarantore di Giacomo Amato<\/em>, in <em>Splendori\u2026<\/em>, 2001, pp. 720-729; R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, <em>Ecclesia Triumphans: architetture del barocco siciliano attraverso i disegni di progetto<\/em>, Palermo 2009, pp. 15-24; R. Nobile, <em>Barocco e tardobarocco negli Iblei occidentali<\/em>, Palermo 1997, pp. 9-10. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1930\" class=\"footnote\">R. C. Proto Pisani, <em>Riflessi culturali<\/em>\u2026, 2009, pp. 27-41; Cfr. anche: R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, <em>Ecclesia<\/em>\u2026, 2009; R. Nobile, <em>Barocco<\/em>\u2026, 1997, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1930\" class=\"footnote\">R. Nobile, <em>Barocco<\/em>\u2026, 1997, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1930\" class=\"footnote\">R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, <em>Ecclesia<\/em>\u2026, 2009, pp. 17-20; Cfr. anche R. Nobile, <em>Barocco<\/em>\u2026, 1997. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1930\" class=\"footnote\">M. C. Ruggeri Tricoli, <em>Il teatro<\/em>\u2026, 1992, pp. 15-43; R. Nobile-S. Rizzo-D. Sutera, <em>Ecclesia<\/em>\u2026, 2009, pp. 13-16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1930\" class=\"footnote\">R. La Duca, <em>La chiesa del Crocifisso all\u2019Albergheria<\/em>, in \u201cGiornale di Sicilia\u201d, Palermo 20\/09\/1972; A. Mongitore, <em>Storia delle chiese di Palermo<\/em>, a cura di F. Lo Piccolo, Palermo 2009, vol. 2, pp. 98-100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1930\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt\u00e0 al museo dal museo alla citt\u00e0<\/em>, Palermo 1999, p. 17. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1930\" class=\"footnote\">Le analisi dei frammenti lignei sono state effettuate dal Prof. Bartolomeo Megna presso il Laboratorio dei Materiali per il Restauro e la Conservazione del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, Aereospaziale, dei Materiali dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1930\" class=\"footnote\">Tali studi sono stati realizzati in occasione della tesi di laurea dal titolo \u201cRestauro di una porta lignea policroma del Palazzo Arcivescovile di Palermo: studio tecnico e conservativo\u201d elaborata dalla Dott.ssa A. Polizzi, relatori: Proff. F. Palla e M.C. Di Natale, correlatore: Dott. M. Sebastianelli, Corso di Laurea Specialistica in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Facolt\u00e0 di Scienze MM.FF.NN. dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1930\" class=\"footnote\">Le indagini dello strato riflettente sono state effettuate dalla Dott.ssa Arizio presso il laboratorio di analisi della Stazione sperimentale del Vetro di Murano<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1930\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>maurosebastianelli@hotmail.com Il paliotto architettonico ligneo del Museo Diocesano di Palermo. 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