{"id":1911,"date":"2014-06-29T08:39:38","date_gmt":"2014-06-29T08:39:38","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1911"},"modified":"2014-12-26T09:40:22","modified_gmt":"2014-12-26T09:40:22","slug":"cristina-del-mare","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1911","title":{"rendered":"Cristina Del Mare"},"content":{"rendered":"<p>c.delmare@libero.it<\/p>\n<h3>Manifatture genovesi in corallo dalla Kunstkammer dell\u2019Arciduca Ferdinando II d\u2019Asburgo<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09042014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio i liguri occupano una posizione degna di nota fra le popolazioni italiane che si dedicarono alle attivit\u00e0 di pesca e lavorazione del corallo. Tra le prime notizie storiche riguardanti la pesca del corallo in Liguria, \u00e8 una lapide nella cappella di San Giorgio a Portofino, risalente al XII secolo, che ne ricorda la costruzione ad opera dei pescatori locali dediti alla raccolta del corallo<sup><a href=\"#footnote_0_1911\" id=\"identifier_0_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori di corallo, in &ldquo;Giornale Storico e Letterario della Liguria&rdquo;, fascc. III &ndash; IV,1931, p.171.\">1<\/a><\/sup>. Fino a tutto il XIII secolo, i genovesi, alla stessa stregua dei pisani, si avvalsero del monopolio di pesca nei mari di Sardegna, Corsica e lungo alcuni tratti delle coste tirreniche tra Liguria e Toscana<sup><a href=\"#footnote_1_1911\" id=\"identifier_1_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla pesca del corallo da parte dei genovesi cfr. P. BALZANO, Il corallo e la sua pesca. Trattato sui coralli, Napoli 1870, ris. an. in Biblioteca storica del Corallo, vol. III, San Giovanni in Persiceto 1988; F. PODEST&Agrave;, Cenni critici su Il trattato sui coralli di Piero Balzano [&hellip;], Genova 1880; Idem, La pesca del corallo in Africa nel Mediterraneo e i Genovesi a Marsacares, Genova 1897; Idem, Isola di Tabarca e pescherie di corallo nel mare circostante, in &ldquo;Atti della Societ&agrave; Ligure di Storia Patria&rdquo;, ser. I, vol. XIII; O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori di corallo, in &ldquo;Giornale Storico e Letterario della Liguria&rdquo;, fascc. III &ndash; IV, 1931, pp. 169-185, 287-310; Idem, L&rsquo;arte dei corallieri nell&rsquo;ordinamento delle corporazioni genovesi (secoli 15.-18.), in &ldquo;Atti della Societ&agrave; Ligure di Storia Patria&rdquo;; fasc. LXI, Genova 1933, pp. 278 &ndash; 411.\">2<\/a><\/sup>. Privative di pesca elargite a nobili famiglie genovesi portarono ad uno sfruttamento di alcune zone lungo le coste del nord Africa, tra Marocco e Tunisia, indicata nella maggior parte dei documenti come la \u201ccosta di Barberia\u201d, in particolare a Ceuta e Marsa el Khares, dove erano pescherie molto redditizie e dove dal 1452 i genovesi, soppiantando i catalani, ebbero privilegio esclusivo decennale di pesca<sup><a href=\"#footnote_2_1911\" id=\"identifier_2_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori&hellip;, 1931, p. 172.\">3<\/a><\/sup>.  Il corallo delle pescherie magrebine veniva esportato in Egitto e in Siria con cospicui profitti, favoriti anche dalle facilitazioni fiscali accordate dal Governo della Repubblica di Genova<sup><a href=\"#footnote_3_1911\" id=\"identifier_3_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul corallo esportato verso i paesi del Medio Oriente la Repubblica genovese non esigeva nessun tipo di imposta richiedendo solo che l&rsquo;esportatore acquistasse, entro un anno, altrettante merci pregiate, quali pepe, droghe e spezie, sulle quali era vincolato a versare regolare dazio. Vedi G. TESCIONE, Italiani alla pesca del corallo ed egemonie marittime nel Mediterraneo: saggio di una storia della pesca del corallo con speciale riferimento all&rsquo;Italia meridionale, in &ldquo;Regia Deputazione napoletana di storia patria. Storia delle arti e delle industrie meridionali&rdquo;, Napoli 1940, p. LVIII; L. PICCINNO, Le popolazioni liguri e la pesca del corallo nel Mediterraneo. L&rsquo;impresa di Francesco Di Negro e soci, in &ldquo;Quaderni della Facolt&agrave; di Economia dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Insuria&rdquo;, n. 16, Varese 2003. http:\/\/eco.uninsubria.it\/dipeco\/quaderni\/files\/QF2003_16.pdf.\">4<\/a><\/sup>, desideroso di stimolare i commerci con i paesi del bacino mediterraneo orientale. Privilegi di pesca vennero concessi nella seconda met\u00e0 del \u2018400 anche in Sardegna<sup><a href=\"#footnote_4_1911\" id=\"identifier_4_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. PICCINNO, Le popolazioni liguri &hellip;, 2003, p. 2.\">5<\/a><\/sup>, mentre nel 1475 vennero scoperti ricchi banchi in Corsica e date licenze per San Giorgio<sup><a href=\"#footnote_5_1911\" id=\"identifier_5_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. PODEST&Agrave;, Cenni critici su&hellip;. 1880, pp. 10 &ndash; 11; Idem, La pesca del coralli in Africa &hellip;, 1897, pp. 10 &ndash; 11.\">6<\/a><\/sup>, mentre dal 1540 i Grimaldi e i Lomellini si aggiudicarono lo sfruttamento del banco dell\u2019isola di Tabarca<sup><a href=\"#footnote_6_1911\" id=\"identifier_6_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul possedimento genovese dell&rsquo;isola di Tabarca  cfr.  F. PODEST&Agrave;, L&rsquo;isola di Tabarca e le pescherie di corallo nel mare circostante, in &ldquo;Atti della Societ&agrave; Ligure di Storia Patria&rdquo;, n.XIII, 1884, pp. 1015 &ndash; 1017; G. GIACCHERO, Pirati barbareschi, schiavi e galeotti nella storia e nella leggenda ligure, Genova 1938, pp. 30 &ndash; 35; C. SOLE, Due memorie inedite sull&rsquo;insediamento genovese di Tabarca, in &ldquo;Miscellanea Storica Ligure&rdquo;, n. IV, 1966, pp. 271 &ndash; 278; L. PICCINNO, I rapporti commerciali tra Genova e il Nord Africa in et&agrave; moderna. Il caso di Tabarca, in &ldquo;Atti del Convegno internazionale di studi: Relaciones entre el Mediterr&agrave;neo cristiano y el Norte de Africa en &eacute;poca medieval y moderna&rdquo;, Granada, 20-22 giugno 2002, pp. 1 &ndash; 21.\">7<\/a><\/sup>, che rimase possedimento genovese per circa due secoli.<br \/>\nL\u2019intensificarsi dell\u2019approvvigionamento di materia prima e il conseguente sviluppo dell\u2019industria del corallo a Genova, spinse le maestranze operanti in questo settore a rivolgersi nel 1477 al Governo della citt\u00e0 chiedendo di costituire propri colegium et universitatem  regolamentati da una serie di \u201ccapitoli\u201d<sup><a href=\"#footnote_7_1911\" id=\"identifier_7_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il primo atto relativo alla compilazione dello Statuto dell&rsquo;Arte dei corallieri &egrave; conservato nell&rsquo;Archivio di Stato in Genova, Artium, filza 1, 1477.\">8<\/a><\/sup>. I Capitula artis coraliorum <sup><a href=\"#footnote_8_1911\" id=\"identifier_8_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un&rsquo;attenta e puntuale disamina dei contenuti dei Capitoli dell&rsquo;Arte cfr. O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori&hellip;, 1931, pp. 287-296 e Idem, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;,1933, pp. 287-295.\">9<\/a><\/sup>, che ebbero approvazione definitiva solo nel marzo del 1492<sup><a href=\"#footnote_9_1911\" id=\"identifier_9_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;,1933, p. 279.\">10<\/a><\/sup>, miravano a tutelare la reputazione dell\u2019arte, disciplinare l\u2019attivit\u00e0 e i rapporti tra gli addetti, definirne i doveri e darne reciproca assistenza. In sintesi i Capitula delineavano un vero e proprio statuto corporativo di associazione artigiana, cronologicamente il primo di tali ordinamenti, che, sui principi d\u2019indirizzo nei Capitula genovesi, videro nei secoli successivi la stipula di altri ordini e codici a regolamentazione dell\u2019attivit\u00e0 di pesca e lavorazione del corallo, basti citare i Capitula della maestranza delli Corallari trapanesi del 1628<sup><a href=\"#footnote_10_1911\" id=\"identifier_10_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Capitoli della Maestranza delli Corallarii [&hellip;] di Trapani stabiliti a 26 di maggio 1628, Trapani, Archivio di Stato, Atto del notaro Bartolomeo de Monaco, 11 luglio 1628, XI ind. reso noto da M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, pp. 116-119. Per una disamina riferita agli statuti e codici a regolamentazione dell&rsquo;attivit&agrave; di pesca e lavorazione del corallo per i Capitoli della Maestranza delli Corallarii [&hellip;] di Trapani stabiliti a 26 di maggio 1628, si veda inoltre B. PATERA, Corallari e scultori di corallo nei capitoli trapanesi del 1628 e 1633, in L&rsquo;Arte del corallo in Sicilia, catalogo della mostra a cura di C. Maltese &ndash;  M.C. Di Natale, Trapani Museo Regionale Pepoli, 1 marzo- 1 giugno 1986, Palermo 1986, pp. 69-77; E. TARTAMELLA, Storia del corallo, Trapani 2004, pp. 156-166.\">11<\/a><\/sup> e il \u201cCodice corallino\u201d del 1790 emanato nel Regno di Napoli<sup><a href=\"#footnote_11_1911\" id=\"identifier_11_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per riferimenti sul &ldquo;Codice corallino&rdquo; e la &ldquo; Reale Compagnia del corallo&rdquo; si vedano: P. BALZANO, Il corallo e la sua pesca&hellip;, 1870, pp. 111-149; L.A. SENEGALLIA, Sul codice corallino di Torre del Greco sulla Reale Compagnia del corallo, Napoli 1936; G. TESCIONE, Il corallo nella storia e nell&rsquo;arte, Napoli 1965; E. TARTAMELLA, Storia del corallo, Trapani 2004, pp.171-186, entrambi questi ultimi autori  pubblicano in appendice l&rsquo;intero &ldquo;Codice Corallino&rdquo;.\">12<\/a><\/sup>.<br \/>\nLa Corporazione genovese, retta da due Consoli e quattro Consiglieri, assunse crescente rilevanza, tanto che alla met\u00e0 del Cinquecento fiss\u00f2 precise regole comportamentali tra mercadores, ossia i commercianti, i magistri, titolari di bottega, gli artifices, artigiani veri e propri, e i famulus, apprendisti-garzoni in posizione subordinata, offrendo maggiori garanzie agli artigiani contro lo strapotere dei mercanti. Tra alterne vicende legate all\u2019instabilit\u00e0 della pesca e del commercio del corallo, la Corporazione mantenne il proprio prestigio fino al XVIII secolo.<br \/>\nEsaminando gli eventi relativi all\u2019arte dei corallari nell\u2019arco dei tre secoli di attivit\u00e0 \u00e8 possibile trovare fasi di grande fervore avvicendati a periodi di incertezza, in concomitanza ad episodi di controversie con i centri costieri antagonisti nella lavorazione del corallo. A tale proposito \u00e8 interessante ricordare che nel marzo del 1626, la Corporazione genovese intervenne presso il Governo della Repubblica per chiedere l\u2019emanazione di provvedimenti atti a frenare la consuetudine dei pescatori liguri di recarsi nel Granducato di Toscana per vendere il corallo grezzo a prezzi pi\u00f9 vantaggiosi e col\u00e0 prendervi residenza, attratti da agevolazioni fiscali<sup><a href=\"#footnote_12_1911\" id=\"identifier_12_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori&hellip;,1931, p. 299.\">13<\/a><\/sup>. Tale pratica, iniziata nel 1600 quando Livorno era gi\u00e0 importante emporio mediterraneo del corallo, caus\u00f2 non pochi problemi ai maestri e mercanti genovesi, che accusarono carenza di materia prima.<br \/>\nDagli studi relativi alla storia del corallo, stilati tra il tardo Ottocento e i primi decenni del Novecento dal Balzano al Tescione, dal Podest\u00e0 al P\u00e0stine<sup><a href=\"#footnote_13_1911\" id=\"identifier_13_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. supra nota 2.\">14<\/a><\/sup>, si desume che a Genova la lavorazione del prezioso materiale fosse un\u2019eredit\u00e0 dei maestri trapanesi, tuttavia la produzione ligure non sembra comprendere opere complesse e grandiose quali quelle siciliane, se non in casi isolati. Sappiamo che nella citt\u00e0 ducale tra la fine del 1500 e l\u2019inizio del 1600 almeno due artisti, Filippo Santacroce e Filippo Planzone, eseguirono preziosi e raffinati intagli di corallo, singolari testimonianze nel panorama della produzione ligure di quel periodo che verteva prevalentemente sulla fabbricazione di paternostri, filze e collane, manufatti che trovavano maggior mercato in India, in medio Oriente, in Spagna e in Armenia<sup><a href=\"#footnote_14_1911\" id=\"identifier_14_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. LAMERA, &ldquo;L&rsquo;arte del corallo a Genova e in Liguria&rdquo;, in Gioie di Genova e Liguria, Genova 2001, p. 243.\">15<\/a><\/sup>.<br \/>\nOriginario di Urbino, il Santacroce fu attivo a Genova<sup><a href=\"#footnote_15_1911\" id=\"identifier_15_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. SOPRANI, Le vite de&rsquo; Pittori, Scultori ed Architetti Genovesi, E de&rsquo; Forasteri che in Genoua operarono Con alcuni Ritratti degli stessi , Genova 1674, pp. 303-304; ripreso da C. G. Ratti, Delle vite de&rsquo; pittori, scultori ed architetti genovesi di Raffaello Soprani, Patrizio genovese, in questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti, Genova 1768, pp. 425-426.\">16<\/a><\/sup>, dove mori nel 1609, sollecitato dal mecenatismo di Filippo Doria<sup><a href=\"#footnote_16_1911\" id=\"identifier_16_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. G. RATTI, Delle vite de&rsquo; pittori&hellip;, 1768, p. 425.\">17<\/a><\/sup>. Venne apprezzato particolarmente per la creazione di \u00ablavori di finissimi intagli, incavi di gioie, rilievi di corallo, legno e avorio, nelle quali materie con bel capriccio, e con Arte singolare scav\u00f2 tal\u2019hora da piccola massa una gran moltitudine di delicatissime e invisibili figurine: alla vista delle quali stupivano gli intelletti pi\u00f9 fini\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_1911\" id=\"identifier_17_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. SOPRANI, Le vite de&rsquo; Pittori&hellip;, 1674, p. 303.\">18<\/a><\/sup>. Opere mirabili stimate da altolocata committenza, tanto che Giovanni Andrea Doria I commission\u00f2 al Santacroce due \u201cmani a fico\u201d, per farne dono a don Diego de Cordova<sup><a href=\"#footnote_18_1911\" id=\"identifier_18_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. PODEST&Agrave;, Cenni critici su Il trattato &hellip;, 1880, p.11; O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;, 1933, p. 331.  A. DANEU, L&rsquo;arte trapanese del corallo, Milano 1964, pp. 108 &ndash; 109.\">19<\/a><\/sup> nel 1578, insieme ad una Vergine ed una Maddalena, realizzate nel 1590<sup><a href=\"#footnote_19_1911\" id=\"identifier_19_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Libro di cassa di Giovanni Andrea Doria, 1578: Merli, Bergrano 1874, parte terza, p. 56; A. DANEU, L&rsquo;arte trapanese del corallo, Milano 1964, pp. 108 &ndash; 109.\">20<\/a><\/sup>.<br \/>\nNell\u2019inventario della bottega dell\u2019artista<sup><a href=\"#footnote_20_1911\" id=\"identifier_20_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Genova, notaio Giulio Romairone, 11 agosto 1607.\">21<\/a><\/sup>, redatto <em>post mortem<\/em> nel 1607, sono elencati numerosissimi lavori eseguiti in materiali rari, quali il legno di bosso e giaggiolo, l\u2019avorio e il corallo per lo pi\u00f9 di colore vermiglio, solo in rari casi \u201cincarnato\u201d, ossia rosato<sup><a href=\"#footnote_21_1911\" id=\"identifier_21_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nell&rsquo;inventario sono riportati: &laquo;Nove teste di cherubini di corallo grande, una testa di Salvatore di corallo incarnato e dall&rsquo;altra parte un Christo in croce, un manico di coltello con delfino, un Christo piccolo di corallo incarnato, uno Giove e uno Apollo, uno Nettuno e uno cane di corallo, una Resurrezione di corallo di longessa di doi terzi, una Madonna di mezzo rilievo con putto in brasio e dall&rsquo;altra parte di detta chiapa una testa di Madonna di mezzo rilievo. Uno Christo di corallo asbosato di longessa di mezzo palmo, Tre teste di morte di corallo una grossissima e doi altre piu piccole. Uno Ladrone di corallo di longessa di mezzo palmo, 28 pessi di schachi di corallo. Uno manicho di corallo con due serpe intortigliate Uno manicho di corallo con una testa di serpe 5 corneti del Mar Rosso tre grossi e tre piccoli. Uno putino di corallo incarnato. Una Croce intrasiata di madreperla e di Corallo. Doi Ladroni asbosati di corallo. Una montagna di corallo. Uno Cristo piccolo che non e fornito. Uno ladrone asbosato di corallo incarnato. Un anello di corallo. Una testa di mezzo relievo di una Madona di corallo incarnato. 7 fiche di corallo, 4 brasia di corallo. 4 teste di serpe di corallo. Una testa di Salvatore asbosata di corallo&raquo; in O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;, 1933, pp. 331 &ndash; 332.\">22<\/a><\/sup>. Il numero dei manufatti  testimoniano l&#8217;intensa attivit\u00e0 dell\u2019incisore che, tuttavia, dovette rimanere un fatto episodico e senza alcun seguito se nei documenti della Corporazione dell\u2019Arte si ritrovano solo cenni alla lavorazione del liscio nelle sue varie fasi<sup><a href=\"#footnote_22_1911\" id=\"identifier_22_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;, 1933, pp. 388 -389.\">23<\/a><\/sup>. Dall\u2019elenco riportato nell\u2019inventario si deduce che le opere del Santacroce fossero di piccole dimensioni e, quando indicate, non superassero la misura di un palmo. Se i soggetti rappresentati sono primariamente icone sacre, immagini del Cristo crocifisso e della Vergine riservate ad uso devozionale privato, nel registro figurano altres\u00ec sculture di santi e di ladroni, insieme a teste dei cherubini, credibilmente finalizzate a composizioni pi\u00f9 elaborate di carattere sacro. Tra gli intagli a tutto tondo e a rilievo, realizzati sia in corallo mediterraneo sia in corallo del \u201cMar Rosso\u201d<sup><a href=\"#footnote_23_1911\" id=\"identifier_23_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;, 1933,  p. 332.\">24<\/a><\/sup>, figurano anche cammei, pietre stregonie, \u201cmani a fico\u201d e memento mori , destinati a montature di gioielli o altri ornamenti con valenza apotropaica, oltre ad impugnature di coltelli dalle intricate raffigurazioni di serpi attorcigliate e figure di delfini, ed infine ventotto pedine per il gioco degli scacchi, tutti oggetti rintracciabili in altri numerosi lasciti testamentari, atti dotali e documenti contrattuali di famiglie dell\u2019aristocrazia italiana ed europea tra la fine del XVI e gli inizi de XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_24_1911\" id=\"identifier_24_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G.M. MARCH, Alcuni inventari di Casa d&rsquo;Aragona&hellip;, in &ldquo;Archivio storico delle province napoletane&rdquo;,  LX, 1936, p. 302, 313; G.C. ASCIONE, Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo, Napoli 1991.\">25<\/a><\/sup>.<br \/>\nUna lettera, datata 18 marzo 1577, attestante l\u2019acquisto di un\u2019ingente fornitura di coralli provenienti da Genova da parte della corte di Ferdinando II d\u2019Asburgo, Arciduca d\u2019Austria e Conte del Tirolo (1529-1595), e conservata negli archivi del Castello di Ambras a Innsbruck<sup><a href=\"#footnote_25_1911\" id=\"identifier_25_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. BATTISTI, L&rsquo;antirinascimento, Milano 1962, pp. 497-499.\">26<\/a><\/sup>, oltre a due note d\u2019acquisto, una del 1581 in cui l&#8217;arciduca Ferdinando ottenne coralli lavorati dal commerciante genovese Battista Sermino  per un ammontare di circa 1500 fiorini, l\u2019altra del 1590 per coralli inviati da Battista Vialla per circa 300 corone<sup><a href=\"#footnote_26_1911\" id=\"identifier_26_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. DWORSCHAK, Festschrift zur Feier des F&uuml;nfzigj&auml;hrigen Bestandes: T. Die Geschichte der Sammlungen. von Alphons Lhotskty. 1. H&auml;lfte. Vone den Anf&auml;ngen bis zum Tode Kaiser Karls VI. 2. H&auml;lfte. Von Maria Theresia bia zum Ende der Monarchie, Wien 1941, p. 192; D. VON SCH&Ouml;NHERR, Urkunden und Regesten aus dem k. k. Statthalterei-Archiv in Innsbruck, Innsbruck 1893,CLXXXIX, Reg. 10. 924.; D. VON SCH&Ouml;NHERR, Jahrbuch der Kunsthistor. Sammlungen des Allerh&ouml;chsten Kaiserhauses 1896, X, Reg. 14. 148.\">27<\/a><\/sup>, sono riprova che il corallo dalla citt\u00e0 ligure raggiungesse le Kunstkammer e le Wunderkammer asburgiche, collezioni di natura enciclopedica per le quali si ricercavano oggetti rari e straordinari, come i manufatti artistici in corallo, considerati artificialia di grande virtuosismo destinati ad arricchire le ricche camere dell\u2019arte e delle meraviglie.<br \/>\nIl Battisti<sup><a href=\"#footnote_27_1911\" id=\"identifier_27_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. DWORSCHAK, Festschrift zur&hellip;, 1941, p.168.\">28<\/a><\/sup> attribuisce proprio al Santacroce un \u201ctrionfo di Galatea\u201d, appartenente alla collezione del Castello di Ambras, ed oggi parte della Kunstkammer al Kunsthistorisches Museum di Vienna (<a title=\"Fig. 1. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo. Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del01.jpg\">fig. 1<\/a>). L\u2019opera monumentale \u00e8 un diorama simbolico mitologico, strutturato in una scatola rettangolare in legno internamente rivestita in velluto vero con due specchiere laterali contrapposte. Il plafond, che funge da cielo stellato, \u00e8 dipinto in blu con dorature ad asterisco. Conchiglie madreperlacee, parzialmente dorate e legate in stucco, formano il promontorio e la grotta marina su cui sono disposte le figure in corallo raffiguranti personaggi mitologici e mostri marini. La rappresentazione riprende il mito di Galatea, canonizzato nel repertorio dagli artisti rinascimentali, integrandolo con mostri eccentrici ed evocazioni fantastiche tipiche del lessico ornamentale manieristico. La ninfa, ornata da un piccolo vezzo di perle,  campeggia al centro della figurazione (<a title=\"Fig. 2. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del02.jpg\">fig. 2<\/a>), svettante sul suo carro, realizzato con una conchiglia del genere nautilus, decorata a prua da un mascherone urlante. Il vascello in questo caso \u00e8 affiancato, e non trainato come nell\u2019iconografia rinascimentale, da delfini con mostruose sembianze (<a title=\"Fig. 3. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del03.jpg\">fig. 3<\/a>). Draghi marini e deformi creature, insieme a Tritoni attorniano il carro-conchiglia (<a title=\"Fig. 4. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del04.jpg\">fig. 4<\/a>), mentre un centauro e un putto stanno alle spalle della Nereide (<a title=\"Fig. 5. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del05.jpg\">fig. 5<\/a>). Sovrasta la scena un Cristo sul Golgota marino, crocifisso su un importante ramo corallino (<a title=\"Fig. 6. Manifattura genovese. Inizio 1600. Gabinetto di corallo (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del06.jpg\">fig. 6<\/a>). Dall\u2019analisi dell\u2019inventario stilato nel 1596 per l\u2019eredit\u00e0 di Ferdinando II d\u2019Asburgo, che riporta l\u2019indicazione di sette preziosi gabinetti di corallo, si deduce che il numero delle figure in corallo all\u2019interno del diorama contasse ulteriori quattro figure e che gi\u00e0 nel 1788, anno di redazione di altro inventario, fosse mutato rispetto alla versione originale, arricchita dalla figura del Cristo crocifisso, dal centauro e del putto, presumibilmente ripresi da altri diorami danneggiati e smembrati<sup><a href=\"#footnote_28_1911\" id=\"identifier_28_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/bilddatenbank.khm.at\/viewArtefact?id=504897.\">29<\/a><\/sup>.<br \/>\nDella collezione del Castello di Ambras \u00e8 un\u2019altra opera: un cofanetto da scrittura, incoronato da uno straordinario ramo in corallo scolpito, raffigurante Nettuno che cavalca un drago (<a title=\"Fig. 7. Manifattura genovese. Inizio 1600. Cofanetto da scrittura. Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del07.jpg\">fig. 7<\/a>), opera che il Tescione attribuisce a manifattura genovese<sup><a href=\"#footnote_29_1911\" id=\"identifier_29_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. TESCIONE, Il corallo nella storia&hellip;, 1965, fig. 150, 151.\">30<\/a><\/sup>, ascrivibile tra la fine del XVI e l\u2019Inizio del XVII secolo. La scultura in corallo a tutto tondo, mostra il dio Nettuno a cavallo di un ippocampo bicaudato con zampe palmate, dalle sembianze di mostro marino. La divinit\u00e0 regge nella mano sinistra uno scudo, mentre con la destra presumibilmente impugna il tridente, ora perduto (<a title=\"Fig. 8. Manifattura genovese. Inizio 1600. Cofanetto da scrittura (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del08.jpg\">figg. 8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Manifattura genovese. Inizio 1600. Cofanetto da scrittura (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del09.jpg\">9<\/a>). Qui l\u2019iconografia eterodossa dell\u2019immagine di Nettuno nasce dalla volont\u00e0 di adattare le forme all\u2019importante ramo corallino. Raffigurazione tuttavia fedele a un gusto aulico dei cortei marini riferito alla divinit\u00e0 delle acque, riscontrabile in alcune opere tardo rinascimentali. La scultura in corallo sorge su di uno zoccolo in gesso, che funge da sostegno e base collegata al coperchio della cassetta in argento massiccio, sbalzato e cesellato in un complesso e ricco apparato ornamentale, poggiante su piedini a forma di zampa leonina.<br \/>\nIl coperchio del cofanetto \u00e8 suddiviso in due piani sovrapposti: quello superiore, interno, riporta agli angoli sfingi cesellate ed \u00e8 ornato con putti incorniciati da volute e serti a rilievo, quello inferiore, che crea una grande cornice a base rettangolare, \u00e8 magistralmente decorato con figure a rilievo tratte dalle tematiche marine collegate al culto nettuniano (<a title=\"Fig. 10. Manifattura genovese. Inizio 1600. Cofanetto da scrittura (particolare).Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del10.jpg\">fig. 10<\/a>), Tritoni e Nereidi quasi fluttuanti tra onde e pesci. Tali riferimenti mitologici richiamano ancora una volta il simbolismo marino collegato al materiale corallo, allusioni care anche ad una certa iconografia rinascimentale. Agli angoli del perimetro sono posti mascheroni, incorniciati da putti, piante e grappoli di frutta. Sul margine arcuato esterno del coperchio, lungo i lati pi\u00f9 corti, si trovano degli ovali con busti femminili, mentre sui lati pi\u00f9 lunghi vi sono teste d\u2019angelo, affiancate da figure allegoriche delle quattro virt\u00f9: anteriormente la Forza e la Fede, posteriormente la Temperanza e la Prudenza <sup><a href=\"#footnote_30_1911\" id=\"identifier_30_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.europeana.eu\/portal\/record\/15502\/6B5218D1E90F79F6BFC5B6B016D4645740E4CF40.html .\">31<\/a><\/sup>. Secondo l\u2019inventario del 1596 dell\u2019eredit\u00e0 di Ferdinando II d\u2019Asburgo questo oggetto si trovava nel guardaroba numero 12, indicante \u201civi ogni tipo di corallo\u201d<sup><a href=\"#footnote_31_1911\" id=\"identifier_31_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.europeana.eu\/portal\/record\/15502\/6B5218D1E90F79F6BFC5B6B016D4645740E4CF40.html\">32<\/a><\/sup>, una dei diciotto armadi in cui l\u2019Arciduca aveva idealmente suddiviso la sua Wunderkammer, catalogata per tipologia di materiali indipendentemente dalla loro origine e data di creazione.<br \/>\nL\u2019apertura del coperchio si effettua spingendo orizzontalmente la lastra superiore, fissata ad una cerniera. Il vano interno della cassetta \u00e8 suddiviso in quattro scomparti di uguali dimensioni, che contengono il calamaio, il contenitore per sabbia, utilizzato per asciugare l\u2019inchiostro ancora bagnato sulle lettere, oltre a spazi per le penne. La realizzazione del cofanetto in argento massiccio \u00e8 ascrivibile a manifatture orafe della Germania meridionale. Per maestria d\u2019esecuzione pu\u00f2 essere avvicinato alla cerchia del viennese Wenzel Jamnitzer (1508 \u2013 1585), orafo imperiale alla corte degli Asburgo da Carlo V a Rodolfo II, e pi\u00f9 propriamente alle opere di suo figlio Hans Jamnitzer (1539 \u2013 1603) e suo nipote Christof Jamnitzer (1563 \u2013 1618). Quest\u2019ultimo, abile orafo e incisore alla corte di Vienna, realizz\u00f2 preziose creazioni d\u2019arte applicata di grande fantasia e squisita impronta manieristica che si avvicinano ad opere del Barocco italiano, riprendendone alcuni elementi decorativi<sup><a href=\"#footnote_32_1911\" id=\"identifier_32_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. A. WICK, A new book of Grotesques of Christoph Jamnizter, in &ldquo;Bollettino del Museo di Belle Arti&rdquo;, vol. 60, n. 321 (1962), pp. 85-86.\">33<\/a><\/sup>.<br \/>\nQuesto cofanetto da scrittura riprende la struttura di altri oggetti coevi con uguale finalit\u00e0 d\u2019uso, come il \u201ccallamare\u201d in bronzo realizzato dallo scultore e incisore vicentino Vincenzo Grandi intorno alla met\u00e0 del XVI secolo<sup><a href=\"#footnote_33_1911\" id=\"identifier_33_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Palladio, catalogo della mostra a cura di G. Beltramini e H. Burns, Palazzo Barbarano, 20 settembre 2008 &ndash; 6 gennaio 2009, Vicenza 2008, p. 22, che rimanda a M. BENEDETTI, Nuovi documenti sullo scultore Vincenzo de&rsquo; Grandi, in &ldquo;Studi Trentini&rdquo;, I trimestre 1923, pp. 34 &ndash; 38.\">34<\/a><\/sup>, oggi all\u2019Ashmoleam Museum di Oxford, dove l\u2019impianto monumentale \u00e8 funzionale all\u2019utilizzo di contenere il calamaio, il recipiente per la sabbia e lo spazio per le penne. L\u2019apparato decorativo proposto nel lavoro del Grandi riprende i temi e i repertori tipici del manierismo che apre all\u2019introduzione del gusto barocco: mascheroni, girali d\u2019acanto, riprodotti con grande maestria di tecnica incisoria.<br \/>\nIl gusto propriamente manierista che orienta le creazioni del Santacroce definisce, per quanto riportano le poche relazioni pervenute, anche i lavori di Filippo Planzone (1610 \u2013 1636). Siciliano di nascita, si trasfer\u00ec giovanissimo nella citt\u00e0 ligure e, per tale motivo, fu conosciuto con l\u2019appellativo de \u201cil Siciliano di Genova\u201d<sup><a href=\"#footnote_34_1911\" id=\"identifier_34_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. A. ORLANDI, L&rsquo;Abecedario Pittorico, Bologna 1719, p. 159. Per la figura del Planzone confronta pure M. C. DI NATALE, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale dal XVIII al XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Trapani, Museo Ragionale A. Pepoli 15 febbraio &ndash; 30 marzo 2003, Palermo 2003, p. 29; P. PALAZZOTTO, ad vocem, &ldquo;Planzone&rdquo; in Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo, a cura di R. Vadal&agrave;, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, p. 391; M. C. DI NATALE, Ars corallariorum  et sculptorum coralli a Trapani, in Rosso Corallo. Arti preziose della Sicilia barocca, Torino, Palazzo Madama, Museo Civico d&rsquo;Arte Antica 29 luglio-28 settembre 2008,  a cura di C. Arnaldi di Balme, S. Castronovo, Milano &ndash; Torino 2008, p. 24; M. C. DI NATALE, Ad laborandum curallum, in I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della mostra Catania Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino, 3 marzo- 5 maggio 2013, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale &ldquo;A. Pepoli&rdquo; 18 maggio &ndash; 30 giugno 2013, a cura di V.P. Li Vigni &ndash; M.C. Di Natale &ndash; V. Abbate,  Milano 2013, p. 45.\">35<\/a><\/sup>. Abile scultore, come il Santacroce si dedic\u00f2 all\u2019intaglio di piccole figure sapientemente scolpite nel corallo. Le scarne informazioni biografie rivolte all\u2019artista dal Soprani<sup><a href=\"#footnote_35_1911\" id=\"identifier_35_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. SOPRANI, Le vite de Pittori&hellip;., 1674, pp. 313 &ndash; 314.\">36<\/a><\/sup> e dal Ratti<sup><a href=\"#footnote_36_1911\" id=\"identifier_36_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. G. RATTI, Delle vite de&rsquo; pittori&hellip; 1768, pp. 439 &ndash; 440.\">37<\/a><\/sup> ci ricordano tra i suoi primi lavori \u00abun teschio di corallo tutto voto nel di dentro, e assottigliato quanto un foglio di carta, pendente di tre finissime catenelle gl\u2019anelli delle quali erano industriosamente scavati tutti nell\u2019istessa massa di corallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_1911\" id=\"identifier_37_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. SOPRANI, Le vite de Pittori&hellip;., 1674, p. 314, ripreso in C. G. Ratti, Delle vite de&rsquo; pittori&hellip;, 1768, p. 440.\">38<\/a><\/sup>. Opere curiose e assai apprezzate dai nobili della citt\u00e0 ducale e da case regnanti oltre i confini liguri, che al Planzone commissionarono  alcune opere, come una Santa Margherita di corallo \u00abche tiene legato il dragone con certe catenelle scavate similmente da un\u2019istessa massa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1911\" id=\"identifier_38_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. SOPRANI, Le vite de Pittori&hellip;., 1674, p. 314.\">39<\/a><\/sup>, ricompensata con cinquecento Piastre Fiorentine dai Granduchi di Firenze. Nella sua citt\u00e0 adottiva il Planzone lasci\u00f2 alcuni lavori esemplari tra i quali merita d\u2019essere ricordata \u00abuna Idra intrecciata di mille serpi, e intagliata, ossia scolpita in un sol ramo di corallo, quale si conserva presso del Signor Leonardo Salvago ed \u00e8 lavorata con tal industria, che supera ogni humana credenza, se vi \u00e8 penna, che possa sufficientemente descriverla\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_1911\" id=\"identifier_39_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">40<\/a><\/sup>.<br \/>\nProprio con l\u2019opera citata dal Soprani sembra pertinente il raffronto di una composizione scultorea in corallo, anch\u2019essa facente parte delle collezioni del Castello di Ambras. Si tratta di un\u2019intricata e composita rappresentazione di Ercole in lotta con l\u2019Idra (<a title=\"Fig. 11. Manifattura genovese. Fine XVI secolo. Ercole in lotta con Idra. Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del11.jpg\">fig. 11<\/a>), che assembla un importante cespo di corallo con altre branche separate, raggiungendo ragguardevoli dimensioni complessive (trenta centimetri di larghezza e diciannove centimetri di altezza). Secondo il gi\u00e0 citato inventario del 1596, questa scultura faceva parte di un armadietto con i lati in vetro<sup><a href=\"#footnote_40_1911\" id=\"identifier_40_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.kulturpool.at\/plugins\/kulturpool\/showitem.action?kupoContext=default&amp;itemId=17179920683\">41<\/a><\/sup>, in cui erano conservati anche rami di corallo e altri materiali di origine marina, simile al gabinetto di corallo raffigurante il \u201cTrionfo di Galatea\u201d sopra descritto, ennesima riprova che le artificialia in corallo dovevano essere pi\u00f9 d\u2019una nella collezione della Wunderkammern dell\u2019Arciduca Ferdinando II d\u2019Austria.<br \/>\nDell\u2019insieme originale, oggi, sopravvive solo il gruppo scultoreo in corallo, posato su di una base di gesso, ritraente Ercole nell\u2019atto di uccidere l\u2019Idra, qui riprodotta con sei teste (<a title=\"Fig. 12. Manifattura genovese. Fine XVI secolo. Ercole in lotta con Idra (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del12.jpg\">figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Manifattura genovese. Fine XVI secolo. Ercole in lotta con Idra (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del13.jpg\">13<\/a>).  Altre figure, non direttamente in relazione con il racconto mitologico, sono parte della scena: due serpenti, un dragone con due corna (forse una trasfigurazione del mitico Carcino), una lucertola dal corpo squamoso (priva della coda), una sfinge e un\u2019ultima figura armata di pugnale (<a title=\"Fig. 14. Manifattura genovese. Fine XVI secolo. Ercole in lotta con Idra (particolare). Vienna, Kunsthistorisches Museum , Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del14.jpg\">fig. 14<\/a>), forse il nipote di Eracle, Iolao, che nel racconto mitologico permise la sconfitta dell\u2019Idra cauterizzando col fuoco le teste decollate, qui raffigurato con met\u00e0 corpo a forma di coda bicaudata, orecchie d\u2019asino e corna (<a title=\"Fig. 15. Manifattura genovese. Fine XVI secolo. Ercole in lotta con Idra (particolare). Vienna Kunsthistorisches Museum, Collezioni del Castello di Ambras.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/del15.jpg\">fig. 15<\/a>). Tutte le figure devono il loro movimento alla conformazione naturale del materiale corallino, di cui assecondano le forme e le sinuosit\u00e0.<br \/>\nDopo gli episodi del Santacroce e del Planzone, nelle fonti documentarie non si fa pi\u00f9 cenno a lavori di glittica in ambito genovese, per i quali si dovr\u00e0 attendere l\u2019Ottocento. Per tutto il 1600 gli atti relativi all\u2019arte dei corallari liguri riportano operazioni quali il \u00abtagliare, bucare, attondare, lustrare, assortire\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_1911\" id=\"identifier_41_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, L&rsquo;arte dei corallieri&hellip;,1933, p. 388.\">42<\/a><\/sup>. Dal secolo XVIII si assistette ad una progressiva decadenza del settore, sia per quanto riguarda la lavorazione, sia per la pesca (nel 1741 i Lomellini persero l\u2019isola di Tabarca; nel 1768 la Repubblica consegn\u00f2 la Corsica alla Francia; molti pescatori si dedicarono ad altre attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizie)<sup><a href=\"#footnote_42_1911\" id=\"identifier_42_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. P&Agrave;STINE, Liguri pescatori &hellip;, 1931, p. 309.\">43<\/a><\/sup>. Nel 1753 dei circa 2000 addetti alla trasformazione del corallo nel secolo precedente solo un\u2019ottantina risultavano regolarmente iscritti all\u2019Arte<sup><a href=\"#footnote_43_1911\" id=\"identifier_43_1911\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. PICCINNO, Le popolazioni liguri &hellip;, 2003,  p.13.\">44<\/a><\/sup>, che verr\u00e0 definitivamente soppressa nel 1844.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Referenze fotografiche<\/strong><br \/>\nTutte le immagini appartengono all\u2019archivio del Kunsthistorisches Museum di Vienna.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori di corallo<\/em>, in \u201cGiornale Storico e Letterario della Liguria\u201d, fascc. III \u2013 IV,1931, p.171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1911\" class=\"footnote\">Sulla pesca del corallo da parte dei genovesi cfr. P. BALZANO, <em>Il corallo e la sua pesca. Trattato sui coralli<\/em>, Napoli 1870, ris. an. in <em>Biblioteca storica del Corallo<\/em>, vol. III, San Giovanni in Persiceto 1988; F. PODEST\u00c0, <em>Cenni critici su Il trattato sui coralli di Piero Balzano<\/em> [\u2026], Genova 1880; Idem, <em>La pesca del corallo in Africa nel Mediterraneo e i Genovesi a Marsacares<\/em>, Genova 1897; Idem, <em>Isola di Tabarca e pescherie di corallo nel mare circostante<\/em>, in \u201cAtti della Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria\u201d, ser. I, vol. XIII; O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori di corallo<\/em>, in \u201cGiornale Storico e Letterario della Liguria\u201d, fascc. III \u2013 IV, 1931, pp. 169-185, 287-310; Idem, <em>L&#8217;arte dei corallieri nell&#8217;ordinamento delle corporazioni genovesi (secoli 15.-18.)<\/em>, in \u201cAtti della Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria\u201d; fasc. LXI, Genova 1933, pp. 278 &#8211; 411.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1911\" class=\"footnote\"> O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori<\/em>\u2026, 1931, p. 172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1911\" class=\"footnote\">Sul corallo esportato verso i paesi del Medio Oriente la Repubblica genovese non esigeva nessun tipo di imposta richiedendo solo che l\u2019esportatore acquistasse, entro un anno, altrettante merci pregiate, quali pepe, droghe e spezie, sulle quali era vincolato a versare regolare dazio. Vedi G. TESCIONE, Italiani alla pesca del corallo ed egemonie marittime nel Mediterraneo: saggio di una storia della pesca del corallo con speciale riferimento all\u2019Italia meridionale, in \u201cRegia Deputazione napoletana di storia patria. Storia delle arti e delle industrie meridionali\u201d, Napoli 1940, p. LVIII; L. PICCINNO, <em>Le popolazioni liguri e la pesca del corallo nel Mediterraneo. L\u2019impresa di Francesco Di Negro e soci<\/em>, in \u201cQuaderni della Facolt\u00e0 di Economia dell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Insuria\u201d, n. 16, Varese 2003. http:\/\/eco.uninsubria.it\/dipeco\/quaderni\/files\/QF2003_16.pdf.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1911\" class=\"footnote\">L. PICCINNO, <em>Le popolazioni liguri<\/em> \u2026, 2003, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1911\" class=\"footnote\">F. PODEST\u00c0, <em>Cenni critici su<\/em>\u2026. 1880, pp. 10 \u2013 11; Idem, <em>La pesca del coralli in Africa<\/em> &#8230;, 1897, pp. 10 \u2013 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1911\" class=\"footnote\">Sul possedimento genovese dell\u2019isola di Tabarca  cfr.  F. PODEST\u00c0, <em>L\u2019isola di Tabarca e le pescherie di corallo nel mare circostante<\/em>, in \u201cAtti della Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria\u201d, n.XIII, 1884, pp. 1015 \u2013 1017; G. GIACCHERO, <em>Pirati barbareschi, schiavi e galeotti nella storia e nella leggenda ligure<\/em>, Genova 1938, pp. 30 \u2013 35; C. SOLE, <em>Due memorie inedite sull\u2019insediamento genovese di Tabarca<\/em>, in \u201cMiscellanea Storica Ligure\u201d, n. IV, 1966, pp. 271 \u2013 278; L. PICCINNO, <em>I rapporti commerciali tra Genova e il Nord Africa in et\u00e0 moderna. Il caso di Tabarca<\/em>, in \u201cAtti del Convegno internazionale di studi: Relaciones entre el Mediterr\u00e0neo cristiano y el Norte de Africa en \u00e9poca medieval y moderna\u201d, Granada, 20-22 giugno 2002, pp. 1 \u2013 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1911\" class=\"footnote\">Il primo atto relativo alla compilazione dello Statuto dell\u2019Arte dei corallieri \u00e8 conservato nell\u2019Archivio di Stato in Genova, Artium, filza 1, 1477.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1911\" class=\"footnote\"> Per un\u2019attenta e puntuale disamina dei contenuti dei Capitoli dell\u2019Arte cfr. O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori<\/em>\u2026, 1931, pp. 287-296 e Idem, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026,1933, pp. 287-295.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026,1933, p. 279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1911\" class=\"footnote\"><em>Capitoli della Maestranza delli Corallarii [\u2026] di Trapani stabiliti a 26 di maggio 1628<\/em>, Trapani, Archivio di Stato, Atto del notaro Bartolomeo de Monaco, 11 luglio 1628, XI ind. reso noto da M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, pp. 116-119. Per una disamina riferita agli statuti e codici a regolamentazione dell\u2019attivit\u00e0 di pesca e lavorazione del corallo per i Capitoli della Maestranza delli Corallarii [\u2026] di Trapani stabiliti a 26 di maggio 1628, si veda inoltre B. PATERA, <em>Corallari e scultori di corallo nei capitoli trapanesi del 1628 e 1633<\/em>, in <em>L\u2019Arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. Maltese &#8211;  M.C. Di Natale, Trapani Museo Regionale Pepoli, 1 marzo- 1 giugno 1986, Palermo 1986, pp. 69-77; E. TARTAMELLA, <em>Storia del corallo<\/em>, Trapani 2004, pp. 156-166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1911\" class=\"footnote\">Per riferimenti sul \u201cCodice corallino\u201d e la \u201c Reale Compagnia del corallo\u201d si vedano: P. BALZANO, <em>Il corallo e la sua pesca<\/em>\u2026, 1870, pp. 111-149; L.A. SENEGALLIA, <em>Sul codice corallino di Torre del Greco sulla Reale Compagnia del corallo<\/em>, Napoli 1936; G. TESCIONE, <em>Il corallo nella storia e nell\u2019arte<\/em>, Napoli 1965; E. TARTAMELLA, <em>Storia del corallo<\/em>, Trapani 2004, pp.171-186, entrambi questi ultimi autori  pubblicano in appendice l\u2019intero \u201cCodice Corallino\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori<\/em>\u2026,1931, p. 299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1911\" class=\"footnote\">Cfr. supra nota 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1911\" class=\"footnote\">F. LAMERA, \u201cL\u2019arte del corallo a Genova e in Liguria\u201d, in Gioie di Genova e Liguria, Genova 2001, p. 243.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1911\" class=\"footnote\">R. SOPRANI, <em>Le vite de\u2019 Pittori, Scultori ed Architetti Genovesi, E de&#8217; Forasteri che in Genoua operarono Con alcuni Ritratti degli stessi <\/em>, Genova 1674, pp. 303-304; ripreso da C. G. Ratti, <em>Delle vite de&#8217; pittori, scultori ed architetti genovesi di Raffaello Soprani, Patrizio genovese, in questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti<\/em>, Genova 1768, pp. 425-426.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1911\" class=\"footnote\">C. G. RATTI, Delle vite de&#8217; pittori\u2026, 1768, p. 425.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1911\" class=\"footnote\">R. SOPRANI, <em>Le vite de\u2019 Pittori<\/em>\u2026, 1674, p. 303.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1911\" class=\"footnote\">F. PODEST\u00c0, <em>Cenni critici su Il trattato <\/em>\u2026, 1880, p.11; O. P\u00c0STINE, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026, 1933, p. 331.  A. DANEU, <em>L\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, Milano 1964, pp. 108 \u2013 109. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1911\" class=\"footnote\"><em>Libro di cassa di Giovanni Andrea Doria, 1578: Merli<\/em>, Bergrano 1874, parte terza, p. 56; A. DANEU, <em>L\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, Milano 1964, pp. 108 \u2013 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1911\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Genova, notaio Giulio Romairone, 11 agosto 1607.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1911\" class=\"footnote\">Nell\u2019inventario sono riportati: \u00abNove teste di cherubini di corallo grande, una testa di Salvatore di corallo incarnato e dall&#8217;altra parte un Christo in croce, un manico di coltello con delfino, un Christo piccolo di corallo incarnato, uno Giove e uno Apollo, uno Nettuno e uno cane di corallo, una Resurrezione di corallo di longessa di doi terzi, una Madonna di mezzo rilievo con putto in brasio e dall&#8217;altra parte di detta chiapa una testa di Madonna di mezzo rilievo. Uno Christo di corallo asbosato di longessa di mezzo palmo, Tre teste di morte di corallo una grossissima e doi altre piu piccole. Uno Ladrone di corallo di longessa di mezzo palmo, 28 pessi di schachi di corallo. Uno manicho di corallo con due serpe intortigliate Uno manicho di corallo con una testa di serpe 5 corneti del Mar Rosso tre grossi e tre piccoli. Uno putino di corallo incarnato. Una Croce intrasiata di madreperla e di Corallo. Doi Ladroni asbosati di corallo. Una montagna di corallo. Uno Cristo piccolo che non e fornito. Uno ladrone asbosato di corallo incarnato. Un anello di corallo. Una testa di mezzo relievo di una Madona di corallo incarnato. 7 fiche di corallo, 4 brasia di corallo. 4 teste di serpe di corallo. Una testa di Salvatore asbosata di corallo\u00bb in O. P\u00c0STINE, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026, 1933, pp. 331 \u2013 332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, L&#8217;arte dei corallieri\u2026, 1933, pp. 388 -389.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026, 1933,  p. 332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1911\" class=\"footnote\">Cfr. G.M. MARCH, <em>Alcuni inventari di Casa d\u2019Aragona<\/em>\u2026, in \u201cArchivio storico delle province napoletane\u201d,  LX, 1936, p. 302, 313; G.C. ASCIONE, <em>Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo<\/em>, Napoli 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1911\" class=\"footnote\">E. BATTISTI, <em>L\u2019antirinascimento<\/em>, Milano 1962, pp. 497-499.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1911\" class=\"footnote\">F. DWORSCHAK, <em>Festschrift zur Feier des F\u00fcnfzigj\u00e4hrigen Bestandes: T. Die Geschichte der Sammlungen. von Alphons Lhotskty. 1. H\u00e4lfte. Vone den Anf\u00e4ngen bis zum Tode Kaiser Karls VI. 2. H\u00e4lfte. Von Maria Theresia bia zum Ende der Monarchie<\/em>, Wien 1941, p. 192; D. VON SCH\u00d6NHERR, <em>Urkunden und Regesten aus dem k. k. Statthalterei-Archiv in Innsbruck<\/em>, Innsbruck 1893,CLXXXIX, Reg. 10. 924.; D. VON SCH\u00d6NHERR, <em>Jahrbuch der Kunsthistor. Sammlungen des Allerh\u00f6chsten Kaiserhauses 1896<\/em>, X, Reg. 14. 148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1911\" class=\"footnote\">F. DWORSCHAK, <em>Festschrift zur<\/em>\u2026, 1941, p.168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1911\" class=\"footnote\">http:\/\/bilddatenbank.khm.at\/viewArtefact?id=504897.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1911\" class=\"footnote\">G. TESCIONE, <em>Il corallo nella storia<\/em>\u2026, 1965, fig. 150, 151.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1911\" class=\"footnote\">http:\/\/www.europeana.eu\/portal\/record\/15502\/6B5218D1E90F79F6BFC5B6B016D4645740E4CF40.html .<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1911\" class=\"footnote\">http:\/\/www.europeana.eu\/portal\/record\/15502\/6B5218D1E90F79F6BFC5B6B016D4645740E4CF40.html<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1911\" class=\"footnote\">P. A. WICK, <em>A new book of Grotesques of Christoph Jamnizter<\/em>, in \u201cBollettino del Museo di Belle Arti\u201d, vol. 60, n. 321 (1962), pp. 85-86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1911\" class=\"footnote\">Palladio, catalogo della mostra a cura di G. Beltramini e H. Burns, Palazzo Barbarano, 20 settembre 2008 &#8211; 6 gennaio 2009, Vicenza 2008, p. 22, che rimanda a M. BENEDETTI, <em>Nuovi documenti sullo scultore Vincenzo de\u2019 Grandi<\/em>, in \u201cStudi Trentini\u201d, I trimestre 1923, pp. 34 \u2013 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1911\" class=\"footnote\">P. A. ORLANDI, <em>L\u2019Abecedario Pittorico<\/em>, Bologna 1719, p. 159. Per la figura del Planzone confronta pure M. C. DI NATALE, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo<\/em>, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale dal XVIII al XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Trapani, Museo Ragionale A. Pepoli 15 febbraio \u2013 30 marzo 2003, Palermo 2003, p. 29; P. PALAZZOTTO, <em>ad vocem<\/em>, &#8220;Planzone&#8221; in Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo, a cura di R. Vadal\u00e0, in Materiali preziosi \u2026, 2003, p. 391; M. C. DI NATALE, <em>Ars corallariorum  et sculptorum coralli a Trapani<\/em>, in <em>Rosso Corallo. Arti preziose della Sicilia barocca<\/em>, Torino, Palazzo Madama, Museo Civico d\u2019Arte Antica 29 luglio-28 settembre 2008,  a cura di C. Arnaldi di Balme, S. Castronovo, Milano \u2013 Torino 2008, p. 24; M. C. DI NATALE, <em>Ad laborandum curallum<\/em>, in <em>I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra Catania Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino, 3 marzo- 5 maggio 2013, Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale \u201cA. Pepoli\u201d 18 maggio \u2013 30 giugno 2013, a cura di V.P. Li Vigni \u2013 M.C. Di Natale \u2013 V. Abbate,  Milano 2013, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1911\" class=\"footnote\">R. SOPRANI, <em>Le vite de Pittori<\/em>\u2026., 1674, pp. 313 \u2013 314.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1911\" class=\"footnote\">C. G. RATTI, <em>Delle vite de&#8217; pittori<\/em>\u2026 1768, pp. 439 \u2013 440.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1911\" class=\"footnote\">R. SOPRANI, <em>Le vite de Pittori<\/em>\u2026., 1674, p. 314, ripreso in C. G. Ratti, Delle vite de&#8217; pittori\u2026, 1768, p. 440.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1911\" class=\"footnote\">R. SOPRANI, <em>Le vite de Pittori<\/em>\u2026., 1674, p. 314.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1911\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1911\" class=\"footnote\">http:\/\/www.kulturpool.at\/plugins\/kulturpool\/showitem.action?kupoContext=default&amp;itemId=17179920683<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>L&#8217;arte dei corallieri<\/em>\u2026,1933, p. 388.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1911\" class=\"footnote\">O. P\u00c0STINE, <em>Liguri pescatori<\/em> \u2026, 1931, p. 309.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1911\" class=\"footnote\">L. PICCINNO, <em>Le popolazioni liguri<\/em> \u2026, 2003,  p.13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1911\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>c.delmare@libero.it Manifatture genovesi in corallo dalla Kunstkammer dell\u2019Arciduca Ferdinando II d\u2019Asburgo DOI: 10.7431\/RIV09042014 Senza dubbio i liguri occupano una posizione degna di nota fra le <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1911\" title=\"Cristina Del Mare\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2065,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1911"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1911"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1911\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2075,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1911\/revisions\/2075"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1911"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}