{"id":1887,"date":"2014-06-29T07:31:29","date_gmt":"2014-06-29T07:31:29","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1887"},"modified":"2014-12-26T09:39:25","modified_gmt":"2014-12-26T09:39:25","slug":"serena-franzon","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1887","title":{"rendered":"Serena Franzon"},"content":{"rendered":"<p>serena.franzon@gmail.com<\/p>\n<h3>Il fermaglio con l\u2019angelo nel Quattrocento: ricerche e confronti tra pittura e scultura<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV09012014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fermaglio con l\u2019angelo, gi\u00e0 al centro di studi sulle arti applicate nel Quattrocento<sup><a href=\"#footnote_0_1887\" id=\"identifier_0_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Desidero ringraziare la professoressa Giovanna Baldissin Molli, la professoressa Paola Venturelli, il dottor Carlton Hughes, don Marcello Stanzione, padre Oliviero Svanera e padre Alberto Fanton per il prezioso aiuto. L&rsquo;indispensabile punto di partenza per questa ricerca, con molte ricorrenze del fermaglio e bibliografia sull&rsquo;argomento &egrave; P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo; di Bianca Maria Visconti Sforza nel dipinto alla Pincoteca di Brera, in Florilegium. Scritti di storia dell&rsquo;arte in onore di Carlo Bertelli, a cura di L. Golay-P. L&uuml;scher-P.A. Mariaux, Milano 1995, pp. 116-118, ripubblicato in P. Venturelli, Smalto, oro e preziosi. Oreficeria e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, Venezia 2003, pp. 73-76. Sempre sul gioiello con l&rsquo;angelo si veda G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve; e altri artigiani del lusso nell&rsquo;et&agrave; di Mantegna. Ricerche di archivio a Padova, Padova 2006, pp. 113-115 e p. 171.\">1<\/a><\/sup>, appare di grande interesse, poich\u00e9 d\u00e0 la possibilit\u00e0 di analizzare un elemento del costume da varie prospettive, mettendo in luce i reciproci rimandi tra le arti figurative e quelle applicate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un gioiello diffuso in Italia nel Quattrocento, specie nella seconda met\u00e0 del secolo<sup><a href=\"#footnote_1_1887\" id=\"identifier_1_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&hellip;, 1995, pp. 73-76.\">2<\/a><\/sup>: documentato a Milano e presso la corte estense, la sua presenza a Bologna \u00e8 testimoniata nell\u2019inventario dotale di Castoria e in un dipinto realizzato per la famiglia bolognese dei Loiani (<a title=\"Fig. 1. Maestro dei ritratti Baroncelli, settimo decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Santa Caterina di Bologna con tre donatori&lt;\/i&gt;, Londra, Courtauld Gallery, particolare.  \u00a9 Creative commons Kotomi_ http:\/\/www.flickriver.com\/photos\/kotomi-jewelry\/sets\/72157605486442466\/.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra01.jpg\">fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_2_1887\" id=\"identifier_2_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il gioiello di Castoria si veda G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve; e altri&hellip;, 2006, p. 115. Informazioni sui gioielli del dipinto Loiani si trovano in L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue. Art in Renaissance Italy, Londra 2001, p. 47.\">3<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 volte raffigurato nei ritratti femminili fiorentini<sup><a href=\"#footnote_3_1887\" id=\"identifier_3_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sono noti almeno 5 ritratti fiorentini in cui &egrave; rappresentato il fermaglio con l&rsquo;angelo, tutti databili alla seconda met&agrave; del xv secolo. P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo;&hellip;, 1995, pp. 75-76.\">4<\/a><\/sup>, il fermaglio con l\u2019angelo \u00e8 attestato anche a Padova, come si vedr\u00e0 in seguito<sup><a href=\"#footnote_4_1887\" id=\"identifier_4_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dalla nota 25 in poi.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di fuori dai confini nazionali si ritrova sulla veste della Vergine nella pala di Stephan Lochner per l\u2019altare di Colonia<sup><a href=\"#footnote_5_1887\" id=\"identifier_5_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo;&hellip;, 1995, p. 75. La spilla dipinta da Lochner presenta un angelo sulla sommit&agrave; e nel corpo centrale una raffigurazione dalla forte carica simbolica: una dama in compagnia di un unicorno, chiaro riferimento alla verginit&agrave; di Maria, per la credenza che gli unicorni si lasciassero avvicinare esclusivamente dalle vergini. Si veda a riguardo J. H&ouml;risch, Farmaco e idolo. L&rsquo;unicorno come animale che promette salvezza e salute in Sangue di drago Squame di serpente, Animali fantastici al Castello del Buonconsiglio, catalogo della mostra, Trento, Castello del Buonconsiglio, 10 agosto 2013- 6 gennaio 2014 a cura di F. Marzatico-L. Tori-A. Steinbrecher, Milano 2013, pp.279-287. La Vergine &egrave; rappresentata in compagnia di un unicorno anche in un dipinto del 1489 della cerchia del pittore tedesco Martin Schongauer, conservato al museo Pu&scaron;kin di Mosca. Un gioiello con raffigurata la stessa scena ritorna anche nella Madonna del roseto, dipinta sempre da Lochner nel 1440 e conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia.\">6<\/a><\/sup> e tra gli acquisti del duca Filippo di Borgona gi\u00e0 nel 1386<sup><a href=\"#footnote_6_1887\" id=\"identifier_6_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. W. Lightbown, Mediaeval european jewellery. With a catalogue of the collection in the Victoria &amp; Albert Museum, Londra 1992, pp. 162-163.\">7<\/a><\/sup>. Si sono inoltre conservati un pendente, forse di fattura iberica<sup><a href=\"#footnote_7_1887\" id=\"identifier_7_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pubblicato in Y. Hackenbroch, Renaissance jewellery, Londra 1979, p. 313. La studiosa ritiene che il gioiello sia spagnolo e databile attorno al primo decennio del xvi secolo per le mani e la testa in oro, considerati caratteri tipici dell&rsquo;oreficeria iberica durante il regno di Enrico ii. Il pendente si trova in una collezione privata ed &egrave; perci&ograve; difficoltoso ricavare maggiori elementi.\">8<\/a><\/sup>, e un fermaglio quattrocentesco ascrivibile all\u2019area borgognona, ora al museo del Bargello<sup><a href=\"#footnote_8_1887\" id=\"identifier_8_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. W. Lightbown, Mediaeval european jewellery&hellip;, 1992, pp. 163.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre i duchi di Borgogna avevano acquistato, nell\u2019ottavo decennio del xiv secolo, due spille rappresentanti San Michele arcangelo<sup><a href=\"#footnote_9_1887\" id=\"identifier_9_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">10<\/a><\/sup>, patrono dei Franchi gi\u00e0 dai tempi di Clodoveo<sup><a href=\"#footnote_10_1887\" id=\"identifier_10_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Krauss, Angeli. Tradizione, immagine e significato, Torino 2003, p. 76.\">11<\/a><\/sup>. L\u2019arcangelo aveva mutuato dal dio Ermes il ruolo di psicopompo, ed \u00e8 per questo che dall\u2019viii secolo Mont Saint Michel, dove si credeva che gli spiriti dei morti fossero traghettati da navi invisibili, aveva preso il suo nome<sup><a href=\"#footnote_11_1887\" id=\"identifier_11_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Krauss, Angeli. Tradizione, immagine&hellip;, 2003, p. 41, 76-78.\">12<\/a><\/sup>. In seguito l\u2019isola divenne simbolo della resistenza francese durante la guerra dei Cent\u2019anni, poich\u00e9 nel 1418, rimasto l\u2019unico territorio in mano alla Francia, era riuscito a non soccombere all\u2019assedio inglese. San Michele fu per questo scelto dal re Luigi xi come patrono di un ordine cavalleresco, nato nel 1469 in risposta allo spagnolo Toson d\u2019oro<sup><a href=\"#footnote_12_1887\" id=\"identifier_12_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;isola era gi&agrave; legata ai re di Francia che pi&ugrave; volte nel corso dei secoli si erano recati in pellegrinaggio al santuario di San Michele. F. Monteleone, La voce dei santi: San Michele e la vergine guerriera, in Venticinquesimo convegno nazionale sua Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia. San Severo 3-4-5 dicembre 2004, atti a cura di A. Gravina, San Severo 2005, pp. 330-338.\">13<\/a><\/sup>. Le manifatture reali francesi avviarono la produzione di insegne d\u2019oro con l\u2019arcangelo e alcune ci sono pervenute<sup><a href=\"#footnote_13_1887\" id=\"identifier_13_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Y. Hackenbroch, Renaissance jewellery&hellip;, 1979, pp. 55-58.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questi gioielli con l\u2019arcangelo Michele sono circoscrivibili all\u2019area francese, sappiamo tuttavia che una circolazione di motivi aurificiari era presente in Europa alla stessa altezza cronologica<sup><a href=\"#footnote_14_1887\" id=\"identifier_14_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Hackenbrock il passaggio nelle oreficerie francesi da uno stile tardomedievale a uno rinascimentale &egrave; stato determinato dai rapporti creatisi tra Francia e Italia in seguito alla discesa nella penisola di Carlo viii nel 1494, Y. Hackenbroch, Renaissance jewellery&hellip;, 1979, p. 55.\">15<\/a><\/sup>. Il confronto tra tre spille conservate al British Museum, di ambito fiammingo o tedesco, e le gioie presenti in alcuni ritratti fiorentini, verosimilmente successivi, ha suggerito l\u2019arrivo di modelli esteri in Italia<sup><a href=\"#footnote_15_1887\" id=\"identifier_15_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue&hellip;, 2001, pp. 44-45. Una delle spille &egrave; ascrivibile alla tipologia di gioiello con la dama, anch&rsquo;esso in voga nel Quattrocento. A questo proposito si veda P. Venturelli, Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda, 1450-1630, Milano 1996, p. 78.\">16<\/a><\/sup>, e, in maniera analoga, anche le oreficerie italiane potevano fornire da prototipo per quelle prodotte nell\u2019Europa del Nord: la moda del gioiello a forma di stella nelle Fiandre prende probabilmente avvio dai fermagli che Valentina Visconti port\u00f2 con s\u00e9 nel 1398, data del suo matrimonio con il duca di Orleans<sup><a href=\"#footnote_16_1887\" id=\"identifier_16_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve;&hellip;, 2006, p. 57.\">17<\/a><\/sup>. Di quest\u2019ultimo gioiello, che ritroviamo nella pittura fiorentina, si conserva un esemplare nel tesoro della cattedrale di Essen<sup><a href=\"#footnote_17_1887\" id=\"identifier_17_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Oreficeria nella Firenze del Quattrocento, catalogo della mostra a cura di M. G. Ciardi Dupr&egrave; Dal Poggetto, Firenze 1977, pp. 338-339.\">18<\/a><\/sup>, ed \u00e8 possibile rintracciarne una suggestione anche in un dipinto di Mantegna<sup><a href=\"#footnote_18_1887\" id=\"identifier_18_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve;&hellip;, 2006, p. 57.\">19<\/a><\/sup>. \u00c8 inoltre noto che gli orafi fiorentini esercitavano in varie parti d&#8217;Italia tra xiii e xv secolo<sup><a href=\"#footnote_19_1887\" id=\"identifier_19_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Oreficeria &hellip;, 1977, pp. 153-156.\">20<\/a><\/sup>, cos\u00ec come \u00e8 documentato l\u2019acquisto da parte dei Medici di gioielli in Lombardia<sup><a href=\"#footnote_20_1887\" id=\"identifier_20_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo;&hellip;, 1995, pp. 75-76.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una considerazione complessiva fornisce un quadro di mutui scambi che possono aver favorito la diffusione del gusto per i gioielli a forma di angelo in aree diverse. La circolazione di oreficerie era coadiuvata dai matrimoni, non solo attraverso la dote, ma anche grazie a doni di nozze e a particolari eventi, come ad esempio il viaggio fatto da Clarice Orsini, moglie di Lorenzo il Magnifico, per salutare la famiglia d\u2019origine. Come ci dimostra \u00abil ricordo delle cose port\u00f2 M.a Clarice a Roma\u00bb queste occasioni potevano trasformarsi in veri e propri pretesti di sfoggio<sup><a href=\"#footnote_21_1887\" id=\"identifier_21_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il &laquo;ricordo delle cose port&ograve; M.a Clarice a Roma&raquo;, redatto per il viaggio che Clarice aveva fatto dopo il matrimonio nel 1472 , era una sorta di lista di suppellettili necessarie, in genere stilata in caso di viaggi ufficiali. M. Sframeli, I gioielli nell&rsquo;et&agrave; di Lorenzo il Magnifico, in I gioielli dei Medici: dal vero e in ritratto, catalogo della mostra cura di M. Sframeli, Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli argenti 12 settembre 2003-2 febbraio 2004, Livorno 2003, pp. 15-16 e pp. 178-179.\">22<\/a><\/sup>. Inoltre ricorre nelle testimonianze del gioello con l\u2019angelo la presenza di perle, oro, rubini e balasci, utilizzatissimi nei gioielli legati al matrimonio perch\u00e9 beneaugurali per le spose<sup><a href=\"#footnote_22_1887\" id=\"identifier_22_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bibliografia sui materiali preziosi e sul loro significato nel xv secolo in S. Franzon, I gioielli da capo nelle raffigurazioni quattrocentesche della Vergine Maria, in &ldquo;OADI Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, n. 3, 2011, alle note 31, 35, 36 e 37 a cui si aggiunga P. Castelli, Le virt&ugrave; delle gemme, in L&rsquo;Oreficeria nella Firenze &hellip;, 1977, pp. 307-364.\">23<\/a><\/sup>. Un collegamento tra questo fermaglio e il matrimonio \u00e8 ribadito dalle occorrenze nei ritratti femminili, che frequentemente erano commissionati proprio in occasione delle nuove unioni<sup><a href=\"#footnote_23_1887\" id=\"identifier_23_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo;&hellip;, 1995, p. 75. Riguardo ai ritratti matrimoniali si trovano informazioni in L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue&hellip;, 2001, p. 43 e in L&rsquo;Oreficeria nella Firenze &hellip;, 1977, pp. 237-239 e 296-299. Per i corredi destinati alle spose erano investiti veri e propri capitali, poich&eacute; essi avevano l&rsquo;importante compito di rendere riconoscibile e conferire pubblica legittimazione alle alleanze nate con il matrimonio. Beni di lusso di vario tipo, sopravvissuti fino ai nostri giorni, possiedono delle caratteristiche riconducibili a tematiche nuziali. Vari esempi si trovano in L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue&hellip;, 2001, pp. 38-77. I documenti fiorentini suggeriscono che ci fossero oggetti dati a prestito o noleggiati apposta per le nozze e la legislazione suntuaria ci informa che le donne potevano utilizzare solo per un periodo limitato, fissato in tre anni nell&rsquo;editto del 1472, le oreficerie associate al fidanzamento e al matrimonio. I gioielli dovevano quindi essere riconoscibili non solo in virt&ugrave; del materiale ma anche in base alla loro iconografia, come esplicitato in L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue&hellip;, 2001, pp. 40-43. &Egrave; possibile dunque che il fermaglio con l&rsquo;angelo fosse riconoscibile agli occhi della societ&agrave; come un gioiello matrimoniale, almeno per quanto riguarda l&rsquo;area fiorentina, che aveva una struttura sociale basata proprio sulle unioni tra esponenti dell&rsquo;oligarchia cittadina. A riguardo si veda L. Fabbri, Alleanza matrimoniale e patriziato nella Firenze del &lsquo;400. Studio sulla famiglia Strozzi, Firenze 1991; A. Molho, Marriage alliance in late medieval Florence, Londra 1994; B. Witthorf,&nbsp;Marriage Rituals and Marriage Chests in Quattrocento Florence, in &ldquo;Artibus et Historiae&rdquo;, vol. III, n. 5, 1982. Rimando nuovamente a L. Syson-D. Thornton, Objects of virtue&hellip; , 2001 e L&rsquo;Oreficeria nella Firenze &hellip;, 1977 per ulteriore bibliografia sull&rsquo;argomento.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il gioiello in questione compare anche in un contesto totalmente diverso. In un dipinto di Jacopo di Montagnana, databile attorno al settimo decennio del Quattrocento, il prezioso angelo funge da fermaglio per il piviale di San Ludovico da Tolosa (<a title=\"Fig. 2. Jacopo da Montagnana, settimo decennio del XV secolo, &lt;i&gt;San Daniele e San Ludovico da Tolosa&lt;\/i&gt;, Detroit, Art Museum, particolare. \u00a9 Copyright Arthistory390 https:\/\/www.flickr.com\/people\/24364447@N05\/.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra02.jpg\">fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_24_1887\" id=\"identifier_24_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Lucco, Sul catalogo di Jacopo da Montagnana in Jacopo da Montagnana e la pittura padovana del secondo Quattrocento. Atti delle giornate di studio, Montagnana e Padova, 20-21 ottobre 1999, a cura di A. De Nicol&ograve; Salmazo- G. Ericani, Padova 2002, p. 147.\">25<\/a><\/sup>. Jacopo da Montagnana, mai uscito dal Veneto nel corso della sua carriera<sup><a href=\"#footnote_25_1887\" id=\"identifier_25_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Danieli, Iacopo Parisati da Montagnana: note su famiglia, collaboratori e cerchie di committenza attraverso l&rsquo;analisi di documenti editi e inediti in Jacopo da Montagnana e la pittura padovana del secondo Quattrocento. Atti delle giornate di studio, Montagnana e Padova, 20-21 ottobre 1999, a cura di A. De Nicol&ograve; Salmazo-G. Ericani, Padova 2002, pp. 53-100.\">26<\/a><\/sup>, ha certamente tratto l\u2019ispirazione per il suo fermaglio alla moda da un gioiello visto a Padova: \u00e8 infatti documentata la presenza in citt\u00e0 del \u00abmoroniarum cum uno spiritelo de auro et cum smaltis et certis foliis de auro\u00bb con tre balasci e tre perle che Paolo da Bertipaglia del fu Giacomo concedeva a Agostino delle Valli del fu Conte il 12 febbraio 1488 e del \u00abformaieto over zoya da spalla bello cum perle quatro grosse orientale, cum quatro ballassi de i quali uno e xe quadro in tavola et cum uno agnolo ligado in oro, pesa onze 2 cum caranta 30\u00bb citato nell&#8217;inventario del 1467 dei beni di Francesco Roselli. Presso lo <em>Studium<\/em> patavino insegnava infatti l\u2019insigne professore aretino Antonio Roselli, probabile possessore del gioiello, vista l\u2019et\u00e0 precoce della morte di Francesco, suo figlio, deceduto solo 2 anni dopo di lui<sup><a href=\"#footnote_26_1887\" id=\"identifier_26_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve;&hellip;, 2006 pp. 113-115 e p. 171.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza nel fermaglio di Jacopo di quattro ali, due sopra le spalle dell\u2019angelo e due verso il basso, suggerisce l\u2019identificazione della figura con un cherubino<sup><a href=\"#footnote_27_1887\" id=\"identifier_27_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Bussagli, Storia degli angeli. Racconto di immagini e di idee, Milano 2003, p. 57. Si veda anche H. Krauss, Angeli&hellip;, 2003, pp. 21-24 e p. 33.\">28<\/a><\/sup>, ma, sebbene la distinzione tra serafini e cherubini in base al numero delle ali sia presente anche nella Bibbia, nel xv secolo si \u00e8 persa l\u2019esatta iconografia dei due cori angelici, che possono essere rappresentati in entrambi i casi con due, quattro o sei ali; talora essi sono resi riconoscibili da altre caratteristiche, quale ad esempio il colore diverso, ma altre volte la distinzione tra una gerarchia e l\u2019altra non \u00e8 manifesta<sup><a href=\"#footnote_28_1887\" id=\"identifier_28_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Kirschbaum ha individuato un simbolismo cromatico secono il quale i serafini sono rossi, i cherubini azzurri e i troni gialli. Tuttavia, una sorta di contaminazione iconografica, non solo relativa ai colori, investe le rappresentazioni di serafini e cherubini gi&agrave; a partire dalla prima met&agrave; del xiv secolo. Anche a causa della parziale sovrapposizione di valori simbolici tra un coro e l&rsquo;altro, non si svilupper&agrave; mai una tipologia rappresentativa standardizzata per le due gerarchie, spesso raffigurate tramite testine alate, cosa che accade pi&ugrave; di rado per gli altri cori. M. Bussagli, Storia degli angeli&hellip;, 2003, pp. 241-243, 286-299 e nota 71 a p. 341.\">29<\/a><\/sup>. Nei ritratti femminili il nostro gioiello \u00e8 sempre rappresentato con due sole ali, ma \u00e8 difficoltoso capire se il pittore di Montagnana abbia voluto inserire un preciso riferimento simbolico nella sua spilla. Un fermaglio da piviale che raffigura inequivocabilmente un serafino \u00e8 quello del San Bonaventura di Vittore Crivelli che richiama il nome di <em>Doctor Seraphicus<\/em>, con il quale era noto il santo di Bagnoregio (<a title=\"Fig. 3. Vittore Crivelli, 1481- 1502, &lt;i&gt;San Bonaventura&lt;\/i&gt;, Amsterdam, Rijksmuseum, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra03.jpg\">fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_29_1887\" id=\"identifier_29_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"San Bonaventura fu canonizzato nel 1482; essendo stato cardinale, &egrave; rappresentato spesso col piviale, che pu&ograve; essere decorato proprio da serafini, come vediamo in quest&rsquo;opera di Crivelli e in un tondo dell&rsquo;Ospedale di San Paolo dei Convalescenti a Firenze, realizzato da Andrea della Robbia nel 1495 circa, in G. Gentilini, I della Robbia. La scultura invetriata nel Rinascimento, vol. I, Firenze 1992, p. 237. Un altro esempio &egrave; nella Pala dei Francescani dipinta da Piermatteo d&rsquo;Amelia nel 1482, ora conservata alla Pinacoteca comunale di Terni, in Piermatteo d&rsquo;Amelia. Pittura in Umbria meridionale fra &lsquo;300 e &lsquo;500 a cura di C. Fratini-F. Baldelli, Todi 1997 p. 90. L&rsquo;invenzione del fermaglio a serafino di Crivelli non &egrave; priva di paralleli iconografici: San Tommaso d&rsquo;Aquino, il Doctor Angelicus, reca infatti in moltissime rappresentazioni l&rsquo;attributo del sole raggiato al centro del petto, in posizione del tutto analoga.\">30<\/a><\/sup>. Crivelli non rappresenta un vero e proprio gioiello, ma piuttosto un\u2019immagine simbolica, differenziandosi da Jacopo che, con una descrizione pittorica dettagliatissima riporta un fermaglio di fattura molto simile ai gioielli presenti nei dipinti profani coevi, con lo stesso gusto per l\u2019oro, le perle e le pietre rosse<sup><a href=\"#footnote_30_1887\" id=\"identifier_30_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda la nota 23.\">31<\/a><\/sup>. Inoltre, nella resa meticolosa del taglio della pietra, nei dettagli del castone e nei quattro elementi neri profilati in bianco, forse piccoli chiodi a rosetta, la spilla presenta delle analogie con un gioiello dipinto nel 1481 da Piermatteo d\u2019Amelia (<a title=\"Fig. 4. Jacopo da Montagnana, settimo decennio del XV secolo, &lt;i&gt;San Daniele e San Ludovico da Tolosa&lt;\/i&gt;, Detroit, Art Museum, particolare, \u00a9 Copyright Arthistory390 https:\/\/www.flickr.com\/people\/24364447@N05\/. A sinistra. Piermatteo d\u2019Amelia, 1481, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, Berlino, Staatliche Museen, particolare. A destra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra04.jpg\">fig. 4<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_31_1887\" id=\"identifier_31_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Piermatteo raffigura questo stesso gioiello in almeno tre opere diverse. Piermatteo d&rsquo;Amelia e il rinascimento nell&rsquo;Umbria meridionale catalogo della mostra, Terni e Amelia, 12 dicembre 2009-2 maggio 2010, a cura di V. Garibaldi-F.F. Mancini, Milano 2009 pp. 38-51.\">32<\/a><\/sup>. La stringente somiglianza di tali elementi di fabbrica nei due fermagli fa pensare a delle copie fedelissime a partire da manufatti reali, piuttosto che a una ripresa di un artista dall\u2019altro o da un modello comune. Attraverso queste due testimonianze pittoriche \u00e8 cos\u00ec possibile ricavare delle informazioni visive puntuali sugli elementi minuti delle oreficerie nel xv secolo, ovviando anche alla mancanza di ritratti di ambiente padovano in cui compaiano i fermagli con l\u2019angelo presenti in citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne l\u2019ambito del libro miniato, tra gli sfavillanti gioielli con cui Girolamo da Cremona e Giovanni Todeschino decorano incunaboli e manoscritti, sovente compaiono delle figure dorate di angeli che, per quanto scarsamente realistiche, presentano alcuni elementi di richiamo al gusto dell\u2019epoca (<a title=\"Fig. 5. Girolamo da Cremona, 1469- 1474, &lt;i&gt;libro corale del Duomo di Siena&lt;\/i&gt;, Siena, Libreria Piccolomini, 23.8 f. 2r, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra05.jpg\">fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_32_1887\" id=\"identifier_32_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli , La miniatura ingioiellata di Girolamo da Cremona in Miniatura. Lo sguardo e la parola. Studi in onore di Giordana Mariani Canova, a cura di F. Toniolo-G. Toscano, Milano 2012, pp. 285-291. Riguardo all&rsquo;utilit&agrave; e la validit&agrave; delle rappresentazioni in miniatura di gioielli per lo studio delle arti applicate si vedano M.C. Di Natale, I gioielli nella pittura e nella miniatura nell&rsquo;et&agrave; rinascimentale in Sicilia in Medioevo umanistico e umanesimo medievale. Testi della 10a settimana residenziale di studi medievali, Palermo-Carini, 22-26 ottobre 1990, Palermo 1993, pp. 279-291, N. Herman, Excavating the page: virtuosity and illusionism in Italian book illumination, 1460&ndash;1520 in &ldquo;Word &amp; Image&rdquo;, 27.2, 2011, pp. 190-211, in particolare pp. 204-207 e Y. Hackenbroch, Renaissance jewellery&hellip;, 1979, pp. 2-5.\">33<\/a><\/sup>, al pari dei cammei di fantasia che troviamo in gran numero nelle opere dei due miniatori. Questi ultimi, raffigurati con una filettatura d\u2019oro, come nel ritratto di Simonetta Vespucci di Botticelli, presentano la stessa semplice legatura dei cammei registrati nella collezione di Lorenzo il Magnifico, dimostrando quindi un legame con la moda antiquaria del momento<sup><a href=\"#footnote_33_1887\" id=\"identifier_33_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sframeli, I gioielli nell&rsquo;et&agrave; di Lorenzo il Magnifico&hellip;, 2003, pp. 10-23 e 180-181. Sono documentate anche delle riprese da manufatti reali, come nel Tito Livio, Storia di Roma, Firenze, 1480-1490 circa, Valencia, Biblioteca General de la Universidad, ms 384, f. 2v, decorato da Gherardo di Giovanni Miniato, che copia fedelmente nel fregio due cammei antichi appartenuti ai Medici: The painted page. Italian reinassance book illumination 1450-1550 catalogo della mostra, Londra, 27 ottobre 1994-22 gennaio 1995; New York, 15 febbraio-7 maggio 1995 a cura di J.G. Alexander, Monaco 1994, pp. 160-161.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una considerazione particolare spetta ora all\u2019arte di argomento mariano: nella pittura quattrocentesca i gioielli fatti indossare alla Vergine ci forniscono molte informazioni sulle oreficerie contemporanee, e sono solitamente identificabili come gioielli nuziali, per l\u2019assunzione di Maria ad esempio di sposa perfetta<sup><a href=\"#footnote_34_1887\" id=\"identifier_34_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quanto riguarda i gioielli della Vergine e il loro collegamento con la tematica nuziale rimando a S. Franzon, I gioielli da capo&hellip;, 2011, passim. In tale articolo avevo riconosciuto nel dipinto di Filippo Lippi a Palazzo Medici Riccardi (fig. 12) sul capo della Vergine la figura di un angelo, in virt&ugrave; di quelle che mi sembrano essere delle ali ma, non essendo la lettura cos&igrave; chiara, ho tralasciato l&rsquo;opera dalla presente trattazione.\">35<\/a><\/sup>. Per quanto riguarda il gioiello con l\u2019angelo, oltre al gi\u00e0 citato dipinto di Stephan Lochner, ricordiamo le opere di Biagio d\u2019Antonio Tucci, attivo nella seconda met\u00e0 del xv secolo (<a title=\"Fig. 6. Biagio d\u2019Antonio Tucci, nono decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, collezione privata, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra06.jpg\">fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_35_1887\" id=\"identifier_35_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oltre alla fig. 6 si vedano la Vergine in adorazione del Bambino conservata alla Collezione Chigi Saracini a Siena, la Pala di Pergola alla Pinacoteca Comunale di Faenza, la Madonna col Bambino in trono della Collezione Giuseppe Maria Cesario Galli a San Paolo e la Madonna col Bambino e san Giovannino in un interno che si trova alla collezione Corcos a Roma. Schede di catalogo 40, 59, 64 e 70 in R. Bartoli, Biagio d&rsquo;Antonio&hellip;, 1999, pp. 196, 205-206, 208, 210-211. Tutte queste opere sono realizzate tra l&rsquo;ottavo e l&rsquo;ultimo decennio del Quattrocento.\">36<\/a><\/sup>. In almeno cinque sue rappresentazioni della Vergine \u00e8 visibile un angelo di tonalit\u00e0 bronzea appuntato allo scollo della veste o posto a chiusura del mantello<sup><a href=\"#footnote_36_1887\" id=\"identifier_36_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Roberta Bartoli menziona inoltre la &laquo;sagoma larvale del cherubino nel laccio sullo scollo&raquo; della Madonna col Bambino e un angelo del Museum of Art di Baltimora, opera databile al settimo decennio del Quattrocento, che ha subito una pulitura aggressiva e una parziale ridipintura: scheda di catalogo 28 in R. Bartoli, Biagio d&rsquo;Antonio&hellip;, 1999, pp. 190-191.\">37<\/a><\/sup>. I gioielli di Biagio presentano per\u00f2 una fattura molto diversa rispetto a quelli precedentemente visti: appaiono infatti come manufatti esclusivamente metallici, privi di perle o pietre preziose. Il confronto con essi \u00e8 da effettuarsi con le sculture fiorentine rappresentanti la Vergine, in cui si vedono alcuni fermagli a forma di angelo, molto simili a quelli dipinti da Biagio (<a title=\"Fig. 7 Antonio Rossellino, quinto decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, San Pietroburgo, Ermitage, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra07.jpg\">figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Benedetto Buglioni, 1500 circa, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, New York, Metropolitan Museum of Art, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra08.jpg\">8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Desiderio da Settignano, quinto decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, Firenze, Museo del Bargello, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra09.jpg\">9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Ambito del Verrocchio, settimo decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, Firenze, Museo del Bargello, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra10.jpg\">10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11. Matteo Civitali, 1461-1462, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, Prato, Chiesa dei Santi Vincenzo Ferrer e Caterina de\u2019Ricci, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra11.jpg\">11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_37_1887\" id=\"identifier_37_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Altri esempi sono la Madonna col Bambino di Benedetto da Maiano alla National Gallery di Washington, e alcune opere di Matteo Civitali. Dell&rsquo;opera in fig. 10 sono note almeno dodici copie; a rigurado Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento, Catalogo della Mostra, Lucca 2 aprile-11 luglio 2004 a cura di M.T. Filieri, Milano 2004, p. 241, p 248 e pp. 296-307. Si pu&ograve; notare che nei dipinti di Biagio il fermaglio con l&rsquo;angelo ha sempre sei ali, cos&igrave; come si pu&ograve; vedere in alcune delle sculture menzionate. In altre troviamo quattro ali o due, e si ripresenta il problema di distinzione tra angeli propriamente detti, cherubini e serafini, per il quale si veda la nota 29.\">38<\/a><\/sup>. In queste opere plastiche la volont\u00e0 documentaria non \u00e8 preminente: a volte le dimensioni delle spille rendono improbabile la loro portabilit\u00e0 e non si riscontra mai la presenza di pietre preziose e perle, elementi irrinunciabili nei gioielli quattrocenteschi, specie in quelli riconducibili al matrimonio<sup><a href=\"#footnote_38_1887\" id=\"identifier_38_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si pu&ograve; invece constatare che i ritratti in marmo, oltre a quelli in terracotta e legno sono generalmente riproduzioni attendibili di gioielli e acconciature, analoghe a quelle riscontrabili in pittura: R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia, in Enciclopedia della Moda, vol. I, Milano 2005, p. 348. Si vedano inoltre i ritratti in G. Galassi, La scultura fiorentina del Quattrocento, Milano 1949, pp. 195, 203, 208, 270.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che significato ricopre dunque il fermaglio con l\u2019angelo nelle rappresentazioni scultoree<sup><a href=\"#footnote_39_1887\" id=\"identifier_39_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Iconograficamente la figura angelica rappresentata con la sola testa e le ali deriva dalle rappresentazioni tardo romane dei venti, che condividono con gli angeli cristiani alcune caratteristiche comuni, ad esempio il ruolo di trasportatori delle anime dei defunti. M. Bussagli, Storia degli angeli&hellip;, 2003, pp. 108-140. Dal xiv secolo si diffondono anche le rappresentazioni di angeli bambini, derivanti dagli antichi amorini e spesso denominati cherubini, non perch&eacute; siano effettivamente identificabili con tale gerarchia angelica, ma per un caso di omonimia la cui origine non &egrave; chiara: H. Krauss, Angeli&hellip;, 2003, p. 87.\">40<\/a><\/sup>? Qual \u00e8 la sua genesi se non si tratta di una ripresa da vere spille?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella teologia cristiana sono forti i legami tra la Vergine e le figure angeliche, basti pensare all\u2019arcangelo Gabriele, responsabile dell\u2019annuncio a Maria, la quale, dal 1216, \u00e8 venerata col titolo di Regina degli angeli<sup><a href=\"#footnote_40_1887\" id=\"identifier_40_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In quell&rsquo;anno San Francesco aveva avuto una visione di Cristo con alla sua destra la Vergine circondata di angeli. Il santo di Assisi chiese allora l&rsquo;indulgenza per chi avesse visitato la chiesetta della Porziuncola, che fu confermata dal papa Onorio iii. Tuttora si celebra la festa di Santa Maria degli Angeli, nello stesso giorno del perdono di Assisi, il 2 agosto. J. Ratzinger, Il perdono di Assisi, Assisi 2005, pp. 15-17.\">41<\/a><\/sup>. Per questo la Madonna \u00e8 spesso rappresentata circondata da creature alate, e un tema pi\u00f9 volte trattato nelle arti figurative \u00e8 proprio l\u2019incoronazione della Vergine nella Gloria dei Santi e degli angeli<sup><a href=\"#footnote_41_1887\" id=\"identifier_41_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Ravasi-A. Rovetta, Angeli. Spiritualit&agrave; e arte a cura di N. Grubb, Milano 1996, p. 87.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre la posizione del fermaglio con l\u2019angelo nelle sculture mariane ricorda le icone orientali dette <em>Panagia Platytera<\/em> dove, a simboleggiare il gesto di accoglienza della Vergine per il Salvatore, il Cristo bambino \u00e8 posto in una mandorla al centro del petto di Maria, come si ritrova anche nelle Madonne della Misericordia occidentali<sup><a href=\"#footnote_42_1887\" id=\"identifier_42_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il parallelo con le icone bizantine mi &egrave; stato suggerito da padre Alberto Fanton, bibliotecario responsabile della Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova. Informazioni sull&rsquo;iconografia della Madonna della Misericordia si trovano in C. Cieri Via, La Madonna della Misericordia: tradizione iconografica e tradizione culturale, in Ordini religiosi e produzione artistica, atti a cura di M.T. Mazzilli Savini, Pavia 1996, pp. 77-93.\">43<\/a><\/sup>. Il fatto che in alcuni casi il fermaglio sia rappresentato come un angelo in mandorla sembra suggerire una derivazione proprio da queste rappresentazioni<sup><a href=\"#footnote_43_1887\" id=\"identifier_43_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano ad esempio le figg. 7, 9 e 11.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Biagio d\u2019Antonio non si rif\u00e0 a una scultura in particolare, ma sembra che abbia voluto riprendere le potenzialit\u00e0 simboliche e decorative del fermaglio con l\u2019angelo scolpito, trasportandolo all\u2019interno del costume contemporaneo, come fa anche Bernardino Butinone, che sfrutta l\u2019idea di una spilla appuntata al manto della Vergine per rappresentare la figura alata in mandorla (<a title=\"Fig. 12. Bernardino Butinone, ottavo decennio del XV secolo, &lt;i&gt;Madonna in trono col Bambino e angeli&lt;\/i&gt;, Milano, Collezione Gallarati Scotti, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra12.jpg\">fig. 12<\/a>). Questa invenzione ha dei punti di tangenza con lo sviluppo iconografico della cosiddetta <em>stella Virginis, <\/em>attributo di Maria rintracciabile in moltissimi dipinti, generalmente reso come se fosse un vero e proprio ricamo sul manto<sup><a href=\"#footnote_44_1887\" id=\"identifier_44_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Stella Virginis &egrave; attributo di Maria dai primi secoli del cristianesimo ed &egrave; simbolo della Grazia discesa su di essa. L&rsquo;origine di questa iconografia rimanda alla stella dei Magi e alle rappresentazioni pagane in cui la stella indica la presenza della divinit&agrave;, con dei riferimenti anche all&rsquo;identificazione simbolica della Madonna stessa con la stella, nelle definizioni di stella maris, stella Jacobi, stella matutina e stella non erratica che sono legate alla Vergine. Per tutto il Quattrocento sar&agrave; rappresentata in pittura sulla spalla destra di Maria. L&rsquo;Oreficeria&hellip;, 1977, pp. 338-339, 360.\">45<\/a><\/sup>. In modo analogo i gioielli con l\u2019angelo di Biagio sono rappresentati con la resa plastica di manufatti reali, ma potrebbero non prendere ispirazione da fermagli veramente realizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ripresa pittorica di questo motivo plastico, avviene anche da parte del calligrafo padovano Bartolomeo Sanvito, come vediamo nel <em>libro d\u2019ore Carafa<\/em> da lui trascritto e forse anche miniato, in cui spicca sulla pagina purpurea il fermaglio con l\u2019angelo sul mantello di Maria<sup><a href=\"#footnote_45_1887\" id=\"identifier_45_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bartolomeo Sanvito, 1469, Libro d&rsquo;ore Carafa, Citt&agrave; del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat Lat 9490, f 15r; l&rsquo;immagine &egrave; reperibile in F. Toniolo, Oro e colori sulla porpora: valenze antiquarie e risonanze simboliche di una scelta antiquaria, in Il libro d&rsquo;ore Durazzo. Volume di commento a cura di A. De Marchi, Modena 2008, &nbsp;p. 124.\">46<\/a><\/sup>. Questa raffigurazione nasce forse nel solco dell\u2019ammirazione da parte degli artisti veneti per le opere padovane di Donatello; il celebre fiorentino aveva posto, gi\u00e0 nel 1450, una spilla a forma di angelo sulla statua della Vergine per l\u2019altare del Santo (<a title=\"Fig. 13. Donatello, 1447-1450, &lt;i&gt;Madonna col Bambino in trono&lt;\/i&gt;, Padova, Chiesa di Sant\u2019Antonio, altare maggiore, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/fra13.jpg\">fig. 13<\/a>). La figura alata \u00e8 inoltre ripetuta sulla corona per comunicare la natura spirituale della Vergine, e ritorna, nello stesso altare, all\u2019interno di un clipeo sulla veste di San Daniele<sup><a href=\"#footnote_46_1887\" id=\"identifier_46_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. White, Donatello in Le sculture del Santo di Padova a cura di G. Lorenzoni, Vicenza 1984, p.75.\">47<\/a><\/sup>. In quest\u2019ultimo caso l\u2019identificazione della gerarchia angelica \u00e8 sicura, come per quanto riguarda il San Bonaventura di Crivelli, poich\u00e9, nell\u2019atto di ricevere le stimmate, San Daniele aveva avuto la visione di un serafino<sup><a href=\"#footnote_47_1887\" id=\"identifier_47_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">48<\/a><\/sup>. Nella Vergine di Donatello ritroviamo il legame con la <em>Panagia Platytera<\/em>, che nelle chiese bizantine era rappresentata proprio in connessione con la <em>Sedes Sapientae, <\/em>interpretata dall\u2019artista tramite il trono con le due sfingi<sup><a href=\"#footnote_48_1887\" id=\"identifier_48_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Cieri Via, La Madonna della Misericordia&hellip;, 1996, pp. 79-81.\">49<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 fornisce un ulteriore appiglio alla possibilit\u00e0 che le origini iconografiche di questo tipo di fermaglio nascano proprio dall\u2019icona bizantina e dal suo sviluppo nella Madonna della Misericordia<sup><a href=\"#footnote_49_1887\" id=\"identifier_49_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Cieri Via, La Madonna della Misericordia&hellip;, 1996, pp. 77-80.\">50<\/a><\/sup>. Le<em> <\/em>opere di Donatello mostrano inoltre che in scultura il gioiello con l\u2019angelo, per quanto abbia avuto maggiore fortuna nelle rappresentazioni della Vergine, gi\u00e0 attorno alla met\u00e0 del Quattrocento \u00e8 presente anche in altre figure, come avverr\u00e0 anche nel San Regolo di Matteo Civitali e nella Carit\u00e0 di Mino da Fiesole<sup><a href=\"#footnote_50_1887\" id=\"identifier_50_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;altare di San Regolo si trova nella cattedrale di Lucca: Matteo Civitali e il suo tempo&hellip;, 2004, p. 45. La Carit&agrave;, realizzata tra il 1469 e il 1481, &egrave; visibile nel Monumento al Conte Ugo di Toscana alla Badia fiorentina.\">51<\/a><\/sup>. Quanto profondo sia il rimando simbolico e quanto sia invece la volont\u00e0 ornamentale pu\u00f2 essere valutato solo caso per caso, ma qui preme ricordare soprattutto che la fortuna di tale motivo plastico esplode in un momento di massima diffusione della figura alata in senso decorativo: i putti divengono nel xv secolo un elemento praticamente onnipresente nelle arti figurative; inoltre la posizione e la somiglianza iconografica avvicinano queste spille alle vittorie alate che appaiono negli stessi anni sulle loriche di tanti condottieri abbigliati all\u2019antica e sull\u2019armatura di San Michele arcangelo, spesso raffigurato in vesti militari<sup><a href=\"#footnote_51_1887\" id=\"identifier_51_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ricordo a titolo di esempio la figura militare nelle Storie di San Giacomo in cappella Ovetari, affrescata da Mantegna tra il 1448 e il 1457 nella chiesa degli Eremitani a Padova. Per San Michele arcangelo si veda la lunetta di Andrea della Robbia conservata al Metropolitan Museum di New York, realizzata verso la fine del xv secolo,&nbsp; in G. Gentilini, I della Robbia&hellip; vol. i, 1992, p. 209.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto si colloca anche la contemporanea diffusione del gioiello con l\u2019angelo vero e proprio, il quale per\u00f2, al contrario di quello scolpito, che si ritrova anche nel corso del secolo successivo<sup><a href=\"#footnote_52_1887\" id=\"identifier_52_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcuni esempi si possono trovare in Repertorio della scultura fiorentina del Cinquecento, a cura di G. Pratesi, Torino 2003, Tavv. 135, 326, 732, 733,734 e in G. Gentilini, I della Robbia&hellip; vol. ii , 1992, pp. 301, 315, 324, 349, 375, 377, 441.\">53<\/a><\/sup>, sembra non essere presente nella pittura profana e negli inventari cinquecenteschi, ed aver quindi seguito, come ogni complemento vestimentario, l&#8217;inesorabile corso delle mode che esplodono, si diffondono e lasciano il passo a nuove tendenze<sup><a href=\"#footnote_53_1887\" id=\"identifier_53_1887\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Documenti contenenti menzioni al fermaglio con l&rsquo;angelo sono attestati fino alla fine del xv secolo: P. Venturelli, Il &ldquo;fermaglio cum l&rsquo;angelo&rdquo;&hellip;, 1995, p. 73.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1887\" class=\"footnote\">Desidero ringraziare la professoressa Giovanna Baldissin Molli, la professoressa Paola Venturelli, il dottor Carlton Hughes, don Marcello Stanzione, padre Oliviero Svanera e padre Alberto Fanton per il prezioso aiuto. L\u2019indispensabile punto di partenza per questa ricerca, con molte ricorrenze del fermaglio e bibliografia sull\u2019argomento \u00e8 P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d di Bianca Maria Visconti Sforza nel dipinto alla Pincoteca di Brera, <\/em>in <em>Florilegium. Scritti di storia dell\u2019arte in onore di Carlo Bertelli, <\/em>a cura di L. Golay-P. L\u00fcscher-P.A. Mariaux, Milano 1995, pp. 116-118, ripubblicato in P. Venturelli, <em>Smalto, oro e preziosi. Oreficeria e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza<\/em>, Venezia 2003, pp. 73-76. Sempre sul gioiello con l\u2019angelo si veda G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2 e altri artigiani del lusso nell\u2019et\u00e0 di Mantegna. Ricerche di archivio a Padova,<\/em> Padova 2006, pp. 113-115 e p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1887\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo&#8230;, <\/em>1995, pp. 73-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1887\" class=\"footnote\">Per il gioiello di Castoria si veda G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2 e altri\u2026, <\/em>2006, p. 115. Informazioni sui gioielli del dipinto Loiani si trovano in L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue. <\/em><em>Art in Renaissance Italy, <\/em>Londra 2001, p. 47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1887\" class=\"footnote\">Sono noti almeno 5 ritratti fiorentini in cui \u00e8 rappresentato il fermaglio con l\u2019angelo, tutti databili alla seconda met\u00e0 del xv secolo. P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d&#8230;, <\/em>1995, pp. 75-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1887\" class=\"footnote\">Dalla nota 25 in poi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1887\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d&#8230;, <\/em>1995, p. 75. La spilla dipinta da Lochner presenta un angelo sulla sommit\u00e0 e nel corpo centrale una raffigurazione dalla forte carica simbolica: una dama in compagnia di un unicorno, chiaro riferimento alla verginit\u00e0 di Maria, per la credenza che gli unicorni si lasciassero avvicinare esclusivamente dalle vergini. Si veda a riguardo J. H\u00f6risch, <em>Farmaco e idolo. L\u2019unicorno come animale che promette salvezza e salute <\/em>in <em>Sangue di drago Squame di serpente, Animali fantastici al Castello del Buonconsiglio, <\/em>catalogo della mostra<em>, <\/em>Trento, Castello del Buonconsiglio, 10 agosto 2013- 6 gennaio 2014<em> <\/em>a cura di F. Marzatico-L. Tori-A. Steinbrecher, Milano 2013, pp.279-287. La Vergine \u00e8 rappresentata in compagnia di un unicorno anche in un dipinto del 1489 della cerchia del pittore tedesco Martin Schongauer, conservato al museo Pu\u0161kin di Mosca. Un gioiello con raffigurata la stessa scena ritorna anche nella <em>Madonna del roseto<\/em>, dipinta sempre da Lochner nel 1440 e conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1887\" class=\"footnote\">R. W. Lightbown, <em>M<\/em><em>ediaeval european jewellery. <\/em><em>With a catalogue of the collection in the Victoria &amp; Albert Museum, <\/em>Londra 1992, pp. 162-163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1887\" class=\"footnote\">Pubblicato in Y. Hackenbroch, <em>Renaissance jewellery<\/em>, Londra 1979, p. 313. La studiosa ritiene che il gioiello sia spagnolo e databile attorno al primo decennio del xvi secolo per le mani e la testa in oro, considerati caratteri tipici dell\u2019oreficeria iberica durante il regno di Enrico ii. Il pendente si trova in una collezione privata ed \u00e8 perci\u00f2 difficoltoso ricavare maggiori elementi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1887\" class=\"footnote\">R. W. Lightbown, <em>M<\/em><em>ediaeval european jewellery&#8230;, <\/em>1992, pp. 163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1887\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1887\" class=\"footnote\">H. Krauss, <em>Angeli. Tradizione, immagine e significato, <\/em>Torino 2003, p. 76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1887\" class=\"footnote\">H. Krauss, <em>Angeli. Tradizione, immagine\u2026<\/em>, 2003, p. 41, 76-78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1887\" class=\"footnote\">L\u2019isola era gi\u00e0 legata ai re di Francia che pi\u00f9 volte nel corso dei secoli si erano recati in pellegrinaggio al santuario di San Michele. F. Monteleone, <em>L<\/em><em>a voce dei santi: San Michele e la vergine guerriera, <\/em>in <em>Venticinquesimo convegno nazionale sua Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia. San Severo 3-4-5 dicembre 2004, <\/em>atti a cura di A. Gravina, San Severo 2005, pp. 330-338.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1887\" class=\"footnote\">Y. Hackenbroch, <em>Renaissance jewellery\u2026<\/em>, 1979, pp. 55-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1887\" class=\"footnote\">Per Hackenbrock il passaggio nelle oreficerie francesi da uno stile tardomedievale a uno rinascimentale \u00e8 stato determinato dai rapporti creatisi tra Francia e Italia in seguito alla discesa nella penisola di Carlo viii nel 1494, Y. Hackenbroch, <em>Renaissance jewellery\u2026<\/em>, 1979, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1887\" class=\"footnote\">L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue\u2026, <\/em>2001, pp. 44-45. Una delle spille \u00e8 ascrivibile alla tipologia di gioiello con la dama, anch&#8217;esso in voga nel Quattrocento. A questo proposito si veda P. Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda, 1450-1630, <\/em>Milano 1996, p. 78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1887\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2\u2026, <\/em>2006, p. 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1887\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;Oreficeria nella Firenze del Quattrocento,<\/em> catalogo della mostra a cura di M. G. Ciardi Dupr\u00e8 Dal Poggetto, Firenze 1977, pp. 338-339.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1887\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2\u2026, <\/em>2006, p. 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1887\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;Oreficeria<\/em> &#8230;, 1977, pp. 153-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1887\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d&#8230;, <\/em>1995<em>, <\/em>pp. 75-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1887\" class=\"footnote\">Il \u00abricordo delle cose port\u00f2 M.a Clarice a Roma\u00bb, redatto per il viaggio che Clarice aveva fatto dopo il matrimonio nel 1472 , era una sorta di lista di suppellettili necessarie, in genere stilata in caso di viaggi ufficiali. M. Sframeli, <em>I gioielli nell\u2019et\u00e0 di Lorenzo il Magnifico, <\/em>in<em> I gioielli dei Medici: dal vero e in ritratto, <\/em>catalogo della mostra cura di M. Sframeli, Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli argenti 12 settembre 2003-2 febbraio 2004, Livorno 2003, pp. 15-16 e pp. 178-179.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1887\" class=\"footnote\">Bibliografia sui materiali preziosi e sul loro significato nel xv secolo in S. Franzon, <em>I <\/em><em>gioielli da capo nelle raffigurazioni quattrocentesche della Vergine Mari<\/em>a, in &#8220;OADI Rivista dell&#8217;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&#8221;, n. 3, 2011, alle note 31, 35, 36 e 37 a cui si aggiunga P. Castelli, <em>Le virt\u00f9 delle gemme, <\/em>in <em>L&#8217;Oreficeria nella Firenze \u2026,<\/em> 1977, pp. 307-364.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1887\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d&#8230;, <\/em>1995, p. 75. Riguardo ai ritratti matrimoniali si trovano informazioni in L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue&#8230;, <\/em>2001, p. 43 e in<em> L&#8217;Oreficeria<\/em> <em>nella Firenze \u2026<\/em>, 1977, pp. 237-239 e 296-299. Per i corredi destinati alle spose erano investiti veri e propri capitali, poich\u00e9 essi avevano l\u2019importante compito di rendere riconoscibile e conferire pubblica legittimazione alle alleanze nate con il matrimonio. Beni di lusso di vario tipo, sopravvissuti fino ai nostri giorni, possiedono delle caratteristiche riconducibili a tematiche nuziali. Vari esempi si trovano in L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue&#8230;, <\/em>2001, pp. 38-77. I documenti fiorentini suggeriscono che ci fossero oggetti dati a prestito o noleggiati apposta per le nozze e la legislazione suntuaria ci informa che le donne potevano utilizzare solo per un periodo limitato, fissato in tre anni nell\u2019editto del 1472, le oreficerie associate al fidanzamento e al matrimonio. I gioielli dovevano quindi essere riconoscibili non solo in virt\u00f9 del materiale ma anche in base alla loro iconografia, come esplicitato in L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue&#8230;, <\/em>2001, pp. 40-43. \u00c8 possibile dunque che il fermaglio con l&#8217;angelo fosse riconoscibile agli occhi della societ\u00e0 come un gioiello matrimoniale, almeno per quanto riguarda l\u2019area fiorentina, che aveva una struttura sociale basata proprio sulle unioni tra esponenti dell\u2019oligarchia cittadina. A riguardo si veda L. Fabbri, <em>Alleanza matrimoniale e patriziato nella Firenze del &#8216;400. Studio sulla famiglia Strozzi, <\/em>Firenze 1991; A. Molho, <em>Marriage alliance in late medieval Florence, <\/em>Londra 1994; B. Witthorf,\u00a0<em>Marriage Rituals and Marriage Chests in Quattrocento Florence<\/em>, in \u201cArtibus et Historiae\u201d, vol. III, n. 5, 1982. Rimando nuovamente a L. Syson-D. Thornton, <em>Objects of virtue&#8230; , <\/em>2001 e <em>L&#8217;Oreficeria<\/em><em> <\/em><em>nella Firenze \u2026<\/em>, 1977 per ulteriore bibliografia sull\u2019argomento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1887\" class=\"footnote\">M. Lucco, <em>Sul catalogo di Jacopo da Montagnana <\/em>in <em>Jacopo da Montagnana e la pittura padovana del secondo Quattrocento. Atti delle giornate di studio, Montagnana e Padova, 20-21 ottobre 1999<\/em>, a cura di A. De Nicol\u00f2 Salmazo- G. Ericani, Padova 2002, p. 147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1887\" class=\"footnote\">G. Danieli, <em>Iacopo Parisati da Montagnana: note su famiglia, collaboratori e cerchie di committenza attraverso l\u2019analisi di documenti editi e inediti<\/em> in <em>Jacopo da Montagnana e la pittura padovana del secondo Quattrocento. Atti delle giornate di studio, Montagnana e Padova, 20-21 ottobre 1999<\/em>, a cura di A. De Nicol\u00f2 Salmazo-G. Ericani, Padova 2002<em>, <\/em>pp. 53-100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1887\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2&#8230;,<\/em> 2006 pp. 113-115 e p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1887\" class=\"footnote\">M. Bussagli, <em>Storia degli angeli. Racconto di immagini e di idee<\/em>, Milano 2003, p. 57. Si veda anche H. Krauss, <em>Angeli\u2026, <\/em>2003, pp. 21-24 e p. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1887\" class=\"footnote\">Kirschbaum ha individuato un simbolismo cromatico secono il quale i serafini sono rossi, i cherubini azzurri e i troni gialli. Tuttavia, una sorta di contaminazione iconografica, non solo relativa ai colori, investe le rappresentazioni di serafini e cherubini gi\u00e0 a partire dalla prima met\u00e0 del xiv secolo. Anche a causa della parziale sovrapposizione di valori simbolici tra un coro e l\u2019altro, non si svilupper\u00e0 mai una tipologia rappresentativa standardizzata per le due gerarchie, spesso raffigurate tramite testine alate, cosa che accade pi\u00f9 di rado per gli altri cori. M. Bussagli, <em>Storia degli angeli\u2026<\/em>, 2003, pp. 241-243, 286-299 e nota 71 a p. 341.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1887\" class=\"footnote\">San Bonaventura fu canonizzato nel 1482; essendo stato cardinale, \u00e8 rappresentato spesso col piviale, che pu\u00f2 essere decorato proprio da serafini, come vediamo in quest\u2019opera di Crivelli e in un tondo dell\u2019Ospedale di San Paolo dei Convalescenti a Firenze, realizzato da Andrea della Robbia nel 1495 circa, in G. Gentilini, <em>I della Robbia. La scultura invetriata nel Rinascimento, <\/em>vol. I<em>, <\/em>Firenze 1992, p. 237. Un altro esempio \u00e8 nella <em>Pala dei Francescani<\/em> dipinta da Piermatteo d\u2019Amelia nel 1482, ora conservata alla Pinacoteca comunale di Terni, in <em>Piermatteo d\u2019Amelia. Pittura in Umbria meridionale fra \u2018300 e \u2018500<\/em> a cura di C. Fratini-F. Baldelli, Todi 1997 p. 90. L\u2019invenzione del fermaglio a serafino di Crivelli non \u00e8 priva di paralleli iconografici: San Tommaso d\u2019Aquino, il <em>Doctor Angelicus<\/em>, reca infatti in moltissime rappresentazioni l\u2019attributo del sole raggiato al centro del petto, in posizione del tutto analoga.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1887\" class=\"footnote\">Si veda la nota 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1887\" class=\"footnote\">Piermatteo raffigura questo stesso gioiello in almeno tre opere diverse. <em>Piermatteo d\u2019Amelia e il rinascimento nell\u2019Umbria meridionale <\/em>catalogo della mostra, Terni e Amelia, 12 dicembre 2009-2 maggio 2010, a cura di V. Garibaldi-F.F. Mancini, Milano 2009 pp. 38-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1887\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli , <em>La miniatura ingioiellata di Girolamo da Cremona <\/em>in <em>Miniatura. Lo sguardo e la parola. Studi in onore di Giordana Mariani Canova, <\/em>a cura di F. Toniolo-G. Toscano, Milano 2012, pp. 285-291. Riguardo all\u2019utilit\u00e0 e la validit\u00e0 delle rappresentazioni in miniatura di gioielli per lo studio delle arti applicate si vedano M.C. Di Natale<em>, I gioielli nella pittura e nella miniatura nell\u2019et\u00e0 rinascimentale in Sicilia <\/em>in <em>Medioevo umanistico e umanesimo medievale. <\/em>Testi della 10a settimana residenziale di studi medievali, Palermo-Carini, 22-26 ottobre 1990<em>, <\/em>Palermo 1993, pp. 279-291, N. Herman, <em>Excavating the page: virtuosity and illusionism in Italian book illumination, <\/em>1460\u20131520 in<em> &#8220;Word &amp; Image&#8221;, 27.2, 2011, pp. 190-211<\/em>, in particolare pp. 204-207 e<em> <\/em>Y. Hackenbroch, <em>Renaissance jewellery<\/em>\u2026, 1979, pp. 2-5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1887\" class=\"footnote\">M. Sframeli, <em>I gioielli nell\u2019et\u00e0 di Lorenzo il Magnifico<\/em>\u2026, 2003, pp. 10-23 e 180-181. Sono documentate anche delle riprese da manufatti reali, come nel Tito Livio, <em>Storia di Roma<\/em>, Firenze, 1480-1490 circa, Valencia, Biblioteca General de la Universidad, ms 384, f. 2v, decorato da Gherardo di Giovanni Miniato, che copia fedelmente nel fregio due cammei antichi appartenuti ai Medici: <em>The painted page. Italian reinassance book illumination 1450-1550 <\/em>catalogo della mostra, Londra, 27 ottobre 1994-22 gennaio 1995; New York, 15 febbraio-7 maggio 1995 a cura di J.G. Alexander, Monaco 1994, pp. 160-161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1887\" class=\"footnote\">Per quanto riguarda i gioielli della Vergine e il loro collegamento con la tematica nuziale rimando a S. Franzon, <em>I <\/em><em>gioielli da capo&#8230;, <\/em>2011, <em>passim<\/em>. In tale articolo avevo riconosciuto nel dipinto di Filippo Lippi a Palazzo Medici Riccardi (fig. 12) sul capo della Vergine la figura di un angelo, in virt\u00f9 di quelle che mi sembrano essere delle ali ma, non essendo la lettura cos\u00ec chiara, ho tralasciato l&#8217;opera dalla presente trattazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1887\" class=\"footnote\">Oltre alla fig. 6 si vedano la<em> Vergine in adorazione del Bambino<\/em> conservata alla Collezione Chigi Saracini a Siena, la <em>Pala di Pergola<\/em> alla Pinacoteca Comunale di Faenza, la <em>Madonna col Bambino in trono<\/em> della Collezione Giuseppe Maria Cesario Galli a San Paolo e la <em>Madonna col Bambino e san Giovannino in un interno<\/em> che si trova alla collezione Corcos a Roma. Schede di catalogo 40, 59, 64 e 70 in R. Bartoli, <em>Biagio d&#8217;Antonio<\/em>\u2026, 1999, pp. 196, 205-206, 208, 210-211. Tutte queste opere sono realizzate tra l\u2019ottavo e l\u2019ultimo decennio del Quattrocento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1887\" class=\"footnote\">Roberta Bartoli menziona inoltre la \u00absagoma larvale del cherubino nel laccio sullo scollo\u00bb della <em>Madonna col Bambino e un angelo <\/em>del Museum of Art di Baltimora, opera databile al settimo decennio del Quattrocento, che ha subito una pulitura aggressiva e una parziale ridipintura: scheda di catalogo 28 in R. Bartoli, <em>Biagio d&#8217;Antonio\u2026,<\/em> 1999, pp. 190-191.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1887\" class=\"footnote\">Altri esempi sono la <em>Madonna col Bambino<\/em> di Benedetto da Maiano alla National Gallery di Washington, e alcune opere di Matteo Civitali. Dell\u2019opera in fig. 10 sono note almeno dodici copie; a rigurado <em>Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento, <\/em>Catalogo della Mostra, Lucca 2 aprile-11 luglio 2004 a cura di M.T. Filieri, Milano 2004, p. 241, p 248 e pp. 296-307. Si pu\u00f2 notare che nei dipinti di Biagio il fermaglio con l\u2019angelo ha sempre sei ali, cos\u00ec come si pu\u00f2 vedere in alcune delle sculture menzionate. In altre troviamo quattro ali o due, e si ripresenta il problema di distinzione tra angeli propriamente detti, cherubini e serafini, per il quale si veda la nota 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1887\" class=\"footnote\">Si pu\u00f2 invece constatare che i ritratti in marmo, oltre a quelli in terracotta e legno sono generalmente riproduzioni attendibili di gioielli e acconciature, analoghe a quelle riscontrabili in pittura: R. Levi Pisetzky, <em>Storia<\/em> <em>del costume in Italia,<\/em> in <em>Enciclopedia della Moda<\/em>, vol. I, Milano 2005, p. 348. Si vedano inoltre i ritratti in G. Galassi, <em>La scultura fiorentina del Quattrocento, <\/em>Milano 1949, pp. 195, 203, 208, 270.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1887\" class=\"footnote\">Iconograficamente la figura angelica rappresentata con la sola testa e le ali deriva dalle rappresentazioni tardo romane dei venti, che condividono con gli angeli cristiani alcune caratteristiche comuni, ad esempio il ruolo di trasportatori delle anime dei defunti. M. Bussagli, <em>Storia degli angeli\u2026<\/em>, 2003, pp. 108-140. Dal xiv secolo si diffondono anche le rappresentazioni di angeli bambini, derivanti dagli antichi amorini e spesso denominati cherubini, non perch\u00e9 siano effettivamente identificabili con tale gerarchia angelica, ma per un caso di omonimia la cui origine non \u00e8 chiara: H. Krauss, <em>Angeli\u2026, <\/em>2003, p. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1887\" class=\"footnote\">In quell\u2019anno San Francesco aveva avuto una visione di Cristo con alla sua destra la Vergine circondata di angeli. Il santo di Assisi chiese allora l\u2019indulgenza per chi avesse visitato la chiesetta della Porziuncola, che fu confermata dal papa Onorio iii. Tuttora si celebra la festa di Santa Maria degli Angeli, nello stesso giorno del perdono di Assisi, il 2 agosto. J. Ratzinger, <em>Il perdono di Assisi, <\/em>Assisi<em> <\/em>2005, pp. 15-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1887\" class=\"footnote\">G. Ravasi-A. Rovetta, <em>Angeli. Spiritualit\u00e0 e arte<\/em> a cura di N. Grubb, Milano 1996, p. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1887\" class=\"footnote\">Il parallelo con le icone bizantine mi \u00e8 stato suggerito da padre Alberto Fanton, bibliotecario responsabile della Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova. Informazioni sull\u2019iconografia della Madonna della Misericordia si trovano in C. Cieri Via, <em>La Madonna della Misericordia: tradizione iconografica e tradizione culturale<\/em>, in <em>Ordini religiosi e produzione artistica<\/em>, atti a cura di M.T. Mazzilli Savini, Pavia 1996, pp. 77-93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1887\" class=\"footnote\">Si vedano ad esempio le figg. 7, 9 e 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1887\" class=\"footnote\">La <em>Stella Virginis <\/em>\u00e8 attributo di Maria dai primi secoli del cristianesimo ed \u00e8 simbolo della Grazia discesa su di essa. L&#8217;origine di questa iconografia rimanda alla stella dei Magi e alle rappresentazioni pagane in cui la stella indica la presenza della divinit\u00e0, con dei riferimenti anche all\u2019identificazione simbolica della Madonna stessa con la stella, nelle definizioni di <em>stella maris, stella Jacobi, stella matutina e stella non erratica <\/em>che sono legate alla Vergine. Per tutto il Quattrocento sar\u00e0 rappresentata in pittura sulla spalla destra di Maria<em>.<\/em> <em>L&#8217;Oreficeria<\/em>&#8230;, 1977, pp. 338-339, 360.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1887\" class=\"footnote\">Bartolomeo Sanvito, 1469<em>, Libro d\u2019ore Carafa<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat Lat 9490, f 15r; l\u2019immagine \u00e8 reperibile in F. Toniolo, <em>Oro e colori sulla porpora: valenze antiquarie e risonanze simboliche di una scelta antiquaria<\/em>, in <em>Il libro d&#8217;ore Durazzo. Volume di commento <\/em>a cura di A. De Marchi, Modena 2008, \u00a0p. 124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1887\" class=\"footnote\">J. White, <em>Donatello <\/em>in <em>Le sculture del Santo di Padova<\/em> a cura di G. Lorenzoni, Vicenza 1984, p.75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1887\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1887\" class=\"footnote\">C. Cieri Via, <em>La Madonna della Misericordia\u2026,<\/em> 1996, pp. 79-81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1887\" class=\"footnote\">C. Cieri Via<em>, La Madonna della Misericordia\u2026, 1996, <\/em>pp. 77-80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1887\" class=\"footnote\">L\u2019altare di San Regolo<em> <\/em>si trova nella cattedrale di Lucca: <em>Matteo Civitali e il suo tempo\u2026,<\/em> 2004, p. 45. La Carit\u00e0, realizzata tra il 1469 e il 1481, \u00e8 visibile nel Monumento al Conte Ugo di Toscana alla Badia fiorentina.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1887\" class=\"footnote\">Ricordo a titolo di esempio la figura militare nelle Storie di San Giacomo in cappella Ovetari, affrescata da Mantegna tra il 1448 e il 1457 nella chiesa degli Eremitani a Padova. Per San Michele arcangelo si veda la lunetta di Andrea della Robbia conservata al Metropolitan Museum di New York, realizzata verso la fine del xv secolo,\u00a0 in G. Gentilini, <em>I della Robbia\u2026<\/em> vol. i, 1992, p. 209.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1887\" class=\"footnote\">Alcuni esempi si possono trovare in <em>Repertorio della scultura fiorentina del Cinquecento, <\/em>a cura di G. Pratesi, Torino 2003, Tavv. 135, 326, 732, 733,734 e in G. Gentilini, <em>I della Robbia\u2026<\/em> vol. ii , 1992, pp. 301, 315, 324, 349, 375, 377, 441.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1887\" class=\"footnote\">Documenti contenenti menzioni al fermaglio con l&#8217;angelo sono attestati fino alla fine del xv secolo: P. Venturelli, <em>Il \u201cfermaglio cum l\u2019angelo\u201d&#8230;, <\/em>1995, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1887\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>serena.franzon@gmail.com Il fermaglio con l\u2019angelo nel Quattrocento: ricerche e confronti tra pittura e scultura DOI: 10.7431\/RIV09012014 Il fermaglio con l\u2019angelo, gi\u00e0 al centro di studi <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1887\" title=\"Serena Franzon\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2065,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1887"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1887"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2072,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1887\/revisions\/2072"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}