{"id":1811,"date":"2013-12-29T12:12:15","date_gmt":"2013-12-29T12:12:15","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1811"},"modified":"2014-06-29T06:55:45","modified_gmt":"2014-06-29T06:55:45","slug":"maria-laura-celona","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1811","title":{"rendered":"Maria Laura Celona"},"content":{"rendered":"<p>ml.celona@libero.it<\/p>\n<h3>Fabbriche di argenteria degli inizi dell\u2019Ottocento: i Contino e i Fecarotta negli appunti di Maria Accascina<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV08082013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel turbinio delle svariate annotazioni che costituiscono il \u201cFondo Accascina\u201d della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana \u201cAlberto Bombace\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_1811\" id=\"identifier_0_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ho avuto l&rsquo;occasione di censire una significativa parte del Fondo Accascina della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana &ldquo;Alberto Bombace&rdquo; grazie alla convenzione tra la stessa Biblioteca e l&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo e in particolare l&rsquo;Osservatorio per le Arti decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;. Ringrazio per l&rsquo;opportunit&agrave; il Dott. Francesco Vergara Caffarelli, Direttore della Biblioteca, la Dott. Rita Di Natale, Direttrice della sezione dei Fondi Antichi della stessa Biblioteca e la Prof. Maria Concetta Di Natale, Direttrice dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;. Per approfondimenti sulla biografia, gli studi e le pubblicazioni di Maria Accascina, cfr. M.C. DI NATALE, Maria Accascina storica dell&rsquo;arte: il metodo, i risultati, in Storia critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina (Palermo &ndash; Erice 14-17 giugno 2006) a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2007; e la raccolta degli articoli editi sul quotidiano &ldquo;Giornale di Sicilia&rdquo;, Maria Accascina e il Giornale di Sicilia 1934-1937. Cultura tra critica e cronache, vol. I, a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2006 e il vol. II, (1938-1941), a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2007\">1<\/a><\/sup>, confluite per la maggior parte nelle fondamentali monografie nell\u2019<em>Oreficeria di Sicilia<\/em><sup><a href=\"#footnote_1_1811\" id=\"identifier_1_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974.\">2<\/a><\/sup><em> <\/em>e su <em>I Marchi dell\u2019argenteria e dell\u2019oreficeria <\/em><sup><a href=\"#footnote_2_1811\" id=\"identifier_2_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974.\">3<\/a><\/sup>, testimonianza interessante delle sue ricognizioni sul campo sono gli inediti appunti della studiosa riguardanti la nascita delle prime fabbriche di oreficeria e argenteria di Palermo sorte nell\u2019Ottocento e agli inizi del secolo successivo<sup><a href=\"#footnote_3_1811\" id=\"identifier_3_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Fondo Accascina &egrave; conservato in venti cassette (101-120). I documenti del &ldquo;Fondo Accascina&rdquo; furono riordinati, in seguito alla scomparsa della Studiosa, da un gruppo di personalit&agrave; a Lei vicine. A tal riguardo cfr. S. CUCCIA, Le &ldquo;Carte&rdquo; di Maria Accascina, in Le Arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, Palermo 1986, p. 595; M. VITELLA, Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d&rsquo;arte decorativa in Sicilia, in Storia critica&hellip;, 2007, pp. 147-154; G. SINAGRA, Le Carte Accascina. Un momento espositivo dedicato a Maria Accascina presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana &ldquo;Alberto Bombace&rdquo; di Palermo, in Storia critica e tutela&hellip;, 2007, pp. 525 &ndash; 527.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Accascina, pioneristica studiosa delle Arti decorative siciliane, sottolineava in un capitolo del suo volume <em>Oreficeria di Sicilia <\/em>come nell\u2019Ottocento \u00abbotteghe accreditate diventano ditte e fra le prime \u00e8 da ricordare quella di Nicol\u00f2 Contino fondata nel 1826 che ebbe nel 1847, su richiesta fatta da Giuseppe Contino e figlio Nicol\u00f2, la patente da parte di Ferdinando II, Re del Regno delle due Sicilie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_1811\" id=\"identifier_4_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 422.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle ricerche dell\u2019Accascina sono emerse attraverso documenti dattiloscritti e manoscritti interessanti notizie riguardanti nello specifico la gioielleria Contino e la storica ditta dei fratelli Fecarotta. In uno dei suoi appunti, in merito alla famiglia Contino, scriveva: \u00ab<em>N. B. La ditta A. Contino e Figli di Corso Vittorio Emanuele 158 non ha alcun legame con la ditta Giuseppe Contino di Via Libert\u00e0. L\u2019attuale Ditta A. Contino e Figli con sede in Corso Vittorio Emanuele, 158 \u00e8 attualmente gestita dai fratelli Gerardo e Giuseppe Contino; \u00e8 stata fondata nel 1826 da Nicol\u00f2 passata al figlio Giuseppe nel 1847, poi al figlio di Giuseppe, Antonino, nel 1890, anno in cui la ragione sociale \u00e8 diventata A. Contino e figli, che dura fino ad oggi. Passata poi ai figli Giuseppe, Antonino e Giovanni. Ritiratisi Giuseppe ed Antonino \u00e8 rimasto solo Giovanni a cui nel 1930 sono succeduti gli attuali proprietari Gerardo e Giuseppe figli di Giovanni<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_1811\" id=\"identifier_5_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Documento presso la Biblioteca Centrale della Regionale Siciliana &ldquo;Alberto Bombace&rdquo;, sezione Fondi Antichi, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00016.\">6<\/a><\/sup>. A tale appunto fanno seguito un biglietto da visita dell\u2019antica casa di gioiellieri<sup><a href=\"#footnote_6_1811\" id=\"identifier_6_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00017.\">7<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Biglietto da visita della Ditta Contino e Figli (BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00017).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel01.jpg\">Fig. 1<\/a>) e un suggestivo schema, riguardante la successione degli eredi della suddetta famiglia all\u2019interno dell\u2019azienda; documento esemplare del suo metodo scientifico (<a title=\"Fig. 2. Richiesta di \u201cpatente\u201d di Giuseppe Contino, (BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B. 00018).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel05.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Accascina individua, dunque, in Nicol\u00f2 Contino il fondatore della bottega, nel 1826, il cui primo erede fu il figlio Giuseppe, attivo nel 1847<sup><a href=\"#footnote_7_1811\" id=\"identifier_7_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 422; L. BERTOLINO e N. BERTOLINO, Indice degli orafi e degli argentieri di Palermo, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento,  catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli 1 luglio &ndash; 30 ottobre 1989) a cura di M.C. DI NATALE, Milano 1989, p. 400; S. BARRAJA, Nicol&ograve; Contino, Giuseppe Contino, ad voces, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Arti applicate, vol. IV, a cura di M.C. DI NATALE, in c.d.s.\">8<\/a><\/sup>, al quale succedette il figlio Antonino. Quest\u2019ultimo ebbe tre figli, Giovanni, Giuseppe e Antonino, ma continua la conduzione dell\u2019azienda solo Giovanni, poich\u00e9 gli altri due preferirono ritirarsi. \u00a0La ricostruzione della storia della bottega negli appunti di Maria Accascina si ferma al 1930 con i figli di Giovanni, Gerardo e Giuseppe<sup><a href=\"#footnote_8_1811\" id=\"identifier_8_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00017B.\">9<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Gerardo, infatti, intorno alla met\u00e0 degli anni sessanta del secolo scorso, si assiste alla fine della storica famiglia di gioiellieri<sup><a href=\"#footnote_9_1811\" id=\"identifier_9_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un sentito ringraziamento al dott. Silvano Barraja per avermi fornito notizie sulla scomparsa di Gerardo Contino.\">10<\/a><\/sup>. Da curiosa indagatrice, l\u2019Accascina non manca di arricchire la ricerca con il documento recante la firma di Giuseppe Contino, figlio di Nicol\u00f2, riguardante \u00a0richiesta per la \u201cpatente\u201d secondo gli articoli del Real Decreto emanato il 14 aprile del 1826: \u00ab<em>l\u2019istallazione delle Officine di garenzia in questa parte de\u2019 Reali Domini che i fabbricanti di oro, e di argento esser debbono provveduti di patente<\/em>\u2026\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_1811\" id=\"identifier_10_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00018.\">11<\/a><\/sup>, ovvero quella che oggi pi\u00f9 comunemente viene detta licenza (<a title=\"Fig. 3. Appunto di Maria Accascina sulla famiglia Contino, (BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00017B).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel06.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori approfondimenti sulle maestranze sono stati in tempi recenti portati avanti, come in occasione della mostra <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em><sup><a href=\"#footnote_11_1811\" id=\"identifier_11_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Grandi mostre, organizzate dalla Presidenza della Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia, come Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, Milano 1989, tenutasi al Museo Regionale Pepoli di Trapani, Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, Milano 2001, presso l&rsquo;Albergo dei Poveri di Palermo, curate da Maria Concetta Di Natale e promosse dall&rsquo;Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della P. I., hanno avuto anche un risvolto indirizzato verso la rinascita di determinate produzioni artistico &ndash; artigianali che nei secoli avevano costituito una delle pi&ugrave; significative risorse dell&rsquo;economia siciliana.\">12<\/a><\/sup> curata da Maria Concetta Di Natale, tenutasi a Palermo presso l\u2019Albergo dei Poveri nel 2000-2001, quando riemersero grazie ad un riordino di manoscritti nella Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, quelli della Congregazione di Sant\u2019Eligio di Palermo riguardanti la storia della Maestranza degli orafi e degli argentieri dal XVI al XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_12_1811\" id=\"identifier_12_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Fondo, costituito da 126 pezzi archivistici, che vanno dall&rsquo;anno 1594 al 1872, &egrave; stato studiato ed esaminato da S. BARRAJA, Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 &ndash; 30 aprile 2001) a cura di M.C. DI NATALE, Milano 2001, pp. 662-677.\">13<\/a><\/sup> che vennero puntualmente analizzati e studiati nell\u2019ambito delle ricerche condotte per la Mostra da Silvano Barraja.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019appendice V di questo illuminante elenco manoscritto risulta documentato oltre al Nicol\u00f2 Contino, con data d\u2019inizio attivit\u00e0 al 1822 (<a title=\"Fig. 4. Manoscritto dell\u2019elenco degli Orafi e degli Argentieri, (BCRS, MO XVI A \u2013 50, c. 94).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel02.jpg\">Fig. 4<\/a>), indicato gi\u00e0 da Maria Accascina, un altro membro dell\u2019antica famiglia: Michele Contino, con data di inizio attivit\u00e0 al 1807 che si rivela, dunque, come il pi\u00f9 antico capostipite della famiglia di gioiellieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli appunti del \u201cFondo Accascina\u201d che ho schedato sono quelli che riguardano un\u2019altra famiglia di antica tradizione artigiana palermitana: la centenaria gioielleria Fecarotta, rilevata a partire dal XVIII secolo, in merito alla quale la studiosa scriveva: \u00abAnche gli eredi di quel Giovanni Fecarotta, incisore e disegnatore allievo di Marvuglia, continuano nella prima met\u00e0 dell\u2019800 a rappresentare nobilmente l\u2019argenteria siciliana. Giovanni Fecarotta, figlio di Nicol\u00f2, incisore ed orafo alla corte di Francesco I Re delle due Sicilie, viene premiato con medaglia d\u2019oro nel 1838 per gli smalti ad elettrodoratura, e impianta la prima fabbrica di argenteria e gioielleria al n. 38 di via Materassai a Palermo\u00bb.<sup><a href=\"#footnote_13_1811\" id=\"identifier_13_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 422.\">14<\/a><\/sup> A tal riguardo dalle \u201cCarte\u201d del \u201cFondo Accascina\u201d \u00e8 emersa un\u2019interessante corrispondenza tra l\u2019Avvocato Alberto Fecarotta e la Studiosa, significativa testimonianza cui \u00e8 possibile apprendere alcune precisazioni riguardanti Giovanni Fecarotta, al quale si deve insieme ai fratelli Antonio, Nicol\u00f2, Francesco, Raffaele e Giuseppe la fondazione nel 1866 della ditta \u201cF.lli Fecarotta\u201d<sup><a href=\"#footnote_14_1811\" id=\"identifier_14_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. PALAZZOTTO, Fecarotta, Fecarotta Giovanni, ad voces e S. BARRAJA, Fecarotta Giovanni, Fecarotta Nicol&ograve;, ad voces, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Arti applicate, vol. IV, a cura di M.C. Di Natale, in c.d.s.; &nbsp;P. Palazzotto, ad vocem, in Enciclopedia della Sicilia, a cura di C. Napoleone, Parma 2006, p. 393; G. MENDOLA,  Orafi e argentieri a Palermo tra il 1740 e il 1790, in Argenti e cultura Rococ&ograve; nella Sicilia&nbsp; Centro Occidentale 1735 &ndash; 1789, catalogo della mostra (Lubecca, St. Amen &ndash; Museum, 21 ottobre 2007 &ndash; 6 gennaio 2008) a cura di S. GRASSO, M.C. GULISANO, Palermo 2008, p. 618.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella lettera, che reca data 4 aprile 1959, \u00a0l\u2019avvocato Alberto Fecarotta scrive: \u00ab<em>Va detto subito che dei figli del Giovanni (fu Nicol\u00f2), l\u2019autore tanto per intenderci dell\u2019Ostensorio di San Martino delle Scale, nessuno si dedic\u00f2 all\u2019arte paterna (in senso ristretto). Tuttavia Francesco (l\u2019ultimo, cio\u00e8, dei figli di Giovanni), insieme con i propri fratelli, tenne in piedi la fabbrica di oreficeria ed argenteria, sempre in via Materassai, divenendone ben presto, per le proprie indiscusse attitudini, il \u2013 diciamo- animatore, collaborato (del resto) dai propri fratelli, i quali si riservarono le parti meramente esecutive, mentre al Francesco venne affidata la direzione<\/em>.\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_1811\" id=\"identifier_15_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00022.\">16<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo i figli di Giovanni \u00e8 noto, inoltre, che Antonio Fecarotta partecip\u00f2 all\u2019Esposizione d\u2019Incoraggiamento del 1846 e, insieme al fratello Nicol\u00f2, all\u2019Esposizione Nazionale di Firenze del 1861. Francesco nel 1843 realizz\u00f2 un ostensorio dorato dalle grandi dimensioni esposto poi alla mostra regionale di Belle Arti di Palermo e alla Nazionale di Milano.<sup><a href=\"#footnote_16_1811\" id=\"identifier_16_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo dei saggi de&rsquo; prodotti d&rsquo;industria nazionale presentati nella solenne esposizione fatta dal R. Istituto d&rsquo;Incoraggiamento d&rsquo;Agricoltura d&rsquo;Arte e Manifatture per la Sicilia nel d&igrave; 30 maggio 1834 giorno onomastico di S. M. Ferdinando Secondo Re di Sicilia, Palermo 1847, pp. 9, 20; P. Palazzotto, ad vocem, in Enciclopedia &hellip;, 2006, p. 393.\">17<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Raffaele espone alle mostre d\u2019Incoraggiamento del 1836<sup><a href=\"#footnote_17_1811\" id=\"identifier_17_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo dei saggi &hellip;, 1836, p. 22.\">18<\/a><\/sup> e 44 con manufatti di oreficeria, ma nel 1877 si mise in proprio realizzando opere per prestigiosi committenti come la famiglia Florio<sup><a href=\"#footnote_18_1811\" id=\"identifier_18_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i rapporti tra i Florio e i Fecarotta si veda R. Vadal&agrave;, L&rsquo;et&agrave; di Franca Florio. Donne e gioielli a Palermo tra la fine dell&rsquo;Ottocento e gli inizi del Novecento, in Gioielli in Italia. Donne e Ori. Storia, arte e passione, atti del convegno di studi a cura di L. LENTI, Venezia 2003, pp. 111-124.\">19<\/a><\/sup>. Nel 1891 partecipa all\u2019Esposizione Nazionale di Palermo come espositore e in qualit\u00e0 di segretario della Commissione Ordinatrice della VII sezione, Lavori in metalli Fini<sup><a href=\"#footnote_19_1811\" id=\"identifier_19_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. GRASSO, Le arti figurative dell&rsquo;esposizione Nazionale di Palermo 1891-1892, in Dall&rsquo;artigianato all&rsquo;industria. L&rsquo;Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. M. GANCI e M. GIUFFR&Egrave;, Palermo 1994; Catalogo dei saggi &hellip;, 1844, p. 23.\">20<\/a><\/sup> e nel 1902, alla \u201cMostra Regionale Agricola di Palermo\u201d riceve una medaglia d\u2019oro<sup><a href=\"#footnote_20_1811\" id=\"identifier_20_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. BONTEMPELLI e TREVISANI, Rivista Industriale, Commerciale e Agricola della Sicilia, Milano 1903, p. 141.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prestigioso<em> <\/em>Ostensorio di San Martino delle Scale cui fa riferimento nel corso della sua lettera l\u2019Avvocato, risulta oggi purtroppo perduto. Era stato commissionato dai monaci benedettini dell\u2019Abbazia al noto argentiere Giovanni Fecarotta e da questi realizzato nel 1852. Le ultime notizie sull\u2019Ostensorio risalgono al settembre del 1848, quando Don Francesco Stabile, Delegato speciale per la consegna degli argenti dell\u2019Abbazia e il Colonnello Giacinto Carini, comandante il primo squadrone di cavalleria di cavalleria delle truppe siciliane<sup><a href=\"#footnote_21_1811\" id=\"identifier_21_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. FINOCCHIARO, La rivoluzione siciliana del 1848-49, Catania 1906, p. 153.\">22<\/a><\/sup>, in esecuzione dell\u2019ordine ministeriale del 3 settembre 1848, richiesero all\u2019Abate Monsignor Ruggero Blundo di consegnare i manufatti in argento che non erano utili al Culto divino<sup><a href=\"#footnote_22_1811\" id=\"identifier_22_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ruggiero Settimo, Presidente del Governo del Regno di Sicilia, il 3 settembre 1848, autorizz&ograve; un decreto che prevedeva si prelevassero opere in argento, pietre preziose, e manufatti di ogni genere presenti in tutti i luoghi di culto, dalle chiese ai monasteri, per costituire pegno &laquo;ai capitalisti del Regno&raquo; che avrebbero versato in favore della Nazione, precisando che &laquo;gli argenti occultati&hellip; venivano incamerati dall&rsquo;Erario Nazionale&raquo; cfr. A.S.Pa, Commissione Consultiva di Giustizia, b. 29; Le assemblee del Risorgimento, Roma 1911, Sicilia vol. XII, pp. 354-357; a tal proposito cfr. S. BARRAJA, Un episodio di conservazione della suppellettile ecclesiastica, in L&rsquo;Eredit&agrave; di Angelo Sinisio. L&rsquo;Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE e F. MESSINA CICCHETTI, Palermo 1997, p. 319.\">23<\/a><\/sup>. L\u2019Abate present\u00f2 una lista, sottolineando che l\u2019esiguit\u00e0 dell\u2019elenco di argenti era motivabile a causa del furto del 1845 e che l\u2019ostensorio con gemme si trovava presso l\u2019orefice Giovanni Fecarotta perch\u00e9 necessitava di una riparazione per una spesa complessiva di settecento onze<sup><a href=\"#footnote_23_1811\" id=\"identifier_23_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MELI, Catalogo degli Oggetti di Arte dell&rsquo;ex Monastero e Museo di San Martino delle Scale presso Palermo, Palermo 1870, p. 120; Sul grande Ostensorio del RR.PP. Benedettini di San Martino, Palermo 1984; G. LUPO, Ricordo di un ostensorio, in &ldquo;Firma&rdquo;, a. II, n. 4, dicembre 1984, p. 12; S. BARRAJA, Un episodio&hellip;, in L&rsquo;Eredit&agrave; &hellip;, 1997, p. 319; R. VADAL&Agrave;, Catalogo delle suppellettili liturgiche d&rsquo;argento, in L&rsquo;Eredit&agrave; &hellip;, 1997, p. 173.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019ostensorio non era stato l\u2019unico manufatto realizzato da Giovanni Fecarotta per quei monaci benedettini; risultano, infatti, altri pagamenti nel gennaio, marzo e luglio del 1847 relativi ad interventi di restauro, \u00a0e nel marzo del 1858 aveva ricevuto dal Monastero di San Martino \u00abper una pisside d\u2019argento per detta Chiesa di paro libbra 1.10.26 e per manifattura, doratura ed altro\u2026\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_1811\" id=\"identifier_24_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. VACCARO, Regesto di documenti inediti, in I. BRUNO, Arti decorative dai libri contabili dal 1650 al 1862, in L&rsquo;Eredit&agrave; &hellip;, 1997, p. 316.\">25<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettera dell\u2019 Avvocato Fecarotta continua con notizie sulla morte di Francesco, avvenuta nel 1898, in seguito alla quale \u00ab<em>la fabbrica, insensibilmente, perdette la propria fisionomia di azienda di tipo familiare con stretta collaborazione di tutti, ed i vari fratelli la sciolsero, andando ciascuno per proprio conto, e cambiando, nel medesimo tempo, le loro attivit\u00e0: Raffaele infatti (che non ebbe, poi figli) si install\u00f2 con un magazzino in Corso Vittorio Emanuele, allora centro della vita palermitana e \u201ccuore\u201d della citt\u00e0 e pulsante di vita, mentre gli altri fratelli si associarono dando vita alla ditta \u201cFratelli Fecarotta\u201d <\/em>(<a title=\"Fig. 5. Cartolina pubblicitaria per fattura Ditta Fratelli Fecarotta, Palermo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel03.jpg\">Fig. 5<\/a>).<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8211; Per amor di precisione va detto che, data la impossibilit\u00e0 di continuare un\u2019attivit\u00e0 che ben presto si sarebbe (per mancanza di direzione) trasformata in passivit\u00e0, lo scioglimento della fabbrica fu sollecitato soprattutto dal figlio di Francesco: Giovanni, allora giovanissimo. Il consiglio fu ritenuto opportuno ed i fratelli di Francesco Fecarotta presero ciascuno la propria strada.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8211; Le notizie sopra riferite formarono oggetto \u2013 quindi- di una doverosa precisazione al \u201cGiornale di Sicilia\u201d, non foss\u2019altro per chiarire alcune inesattezze ed alcune omissioni di nomi. Ed il giornale (infatti) pubblic\u00f2 (come gi\u00e0 detto) il 14 giugno 1955 . sia pur per estratto \u2013 le notizie che Alberto Fecarotta (uno degli epigoni della famiglia) invi\u00f2. Leggiamo infatti: \u201cL\u2019arte orafa a Palermo. Fedelt\u00e0 al lavoro ed alle tradizioni. Altri particolari sulla attivit\u00e0 della famiglia Fecarotta. Un ricordo dei Churchill.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_1811\" id=\"identifier_25_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00022B.\">26<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettera continua con specifiche annotazioni biografiche sui figli di Giovanni Fecarotta: \u00ab<em>&#8211; Raffaele, Giuseppe e Nicol\u00f2 non furono i soli figli di Giovanni Fecarotta, capostipite della famiglia; questi ebbe altri tre figli, tra cui Francesco, mio nonno, anch\u2019egli continuatore dell\u2019arte paterna nell\u2019oreficeria. Alla sua morte gli successe il figlio Giovanni, tuttora vivente (1955), che tenne il magazzino in Via Vittorio Emanuele avvalendosi, per parte artistica delle installazioni prospettiche, della collaborazione e dell\u2019opera del nostro grande concittadino prof. Architetto Ernesto Basile. Fra i clienti ricorda il console britannico a Palermo, allora Mr. Churchill, il quale si avvalse parecchio dei lumi forniti da mio padre per la pubblicazione \u201cPaesant Art in Italy\u201d, arte paesana in Italia, nonch\u00e9 di (sic) molte famiglie della nobilt\u00e0 palermitana. Si trasfer\u00ec quindi in via Cavour ed ivi rimase ininterrottamente dal 1930 al 1949 (sic), epoca in cui, per l\u2019et\u00e0, prefer\u00ec ritirarsi dagli affari\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8211; Sulla lettera trascritta e pubblicata (come gi\u00e0 detto) per estratto dal Giornale di Sicilia, va aggiunto: anzitutto l\u2019articolista (forse tiranneggiato dalle esigenze di spazio) non accenn\u00f2 minimamente ad un fatto, pur citato nella lettera inviata a quella redazione. Il Giovanni Fecarotta, oggetto della corrispondenza, ed ultimo discendente \u2013 in arte- della famiglia, se pur non pu\u00f2 essere considerato un artigiano, poich\u00e9 mai egli maneggi\u00f2 i ferri, a differenze del proprio nonno e suo omonimo Giovanni Fecarotta, l\u2019autore dell\u2019Ostensorio di San Martino delle Scale, fu nondimeno uno studioso di oreficeria e gioielleria antica. A lui su deve se molti \u201cpezzi\u201d di eccezionale pregio artistico furono recuperati e ne fu impedita quindi l\u2019emigrazione fuori isola e \u2013 peggio- la fusione. Non sar\u00e0 \u2013penso- inopportuno richiamare al proposito una circostanza: bambino (poco pi\u00f9 che ottenne) io mi trovavo con mio Padre in visita al laboratorio in un orefice \u201cda strapazzo\u201d, che aveva gi\u00e0 pronti fornaci e crogiuoli per fondere un rilevante quantitativo di \u201cfrascame d\u2019argento\u201d (cos\u00ec, in gergo orafo, viene chiamato il metallo prezioso in rottami, o comunque non in verghe). Fra questo era uno stupendo calice del XVI secolo, di manifattura siciliana che, per poco non venne fuso e perci\u00f2 irrimediabilmente distrutto per sempre!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Egli fu, mio Padre, il vero \u201ccreatore\u201d dell\u2019arte antiquaria in Palermo (come, del resto, moltissimi, anche dell\u2019arte, possono attestare e confermare). Studi\u00f2 e si rese benemerito nell\u2019approfondimento della conoscenza dell\u2019oreficeria ed argenteria siciliana (arte paesana), estendendo poi il suo campo d\u2019indagine anche alla gioielleria antica. Ed alla sua \u201cscuola\u201d \u2013 possiamo dire- anche se materialmente non avviati all\u2019uso degli strumenti; ma alla conoscenza dell\u2019Arte, dell\u2019antico, del pi\u00f9 Bello in oreficeria; si formarono alcuni fra i nostri pi\u00f9 valorosi artigiani cittadini. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un nome valga per tutti, fra essi, il Sig. Gaetano Lo Monaco, oggi poco pi\u00f9 che cinquantenne [\u2026] che, per merito esclusivo del di lui Maestro, \u00e8 stato (ed \u00e8) il solo artigiano capace di muovere dall\u2019antico, per le pi\u00f9 interessanti creazioni in gioielleria<\/em>. [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_1811\" id=\"identifier_26_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00022 e 110.8.B.00022B. Giovanni Fecarotta (17 gennaio 1799), infatti, ebbe quattro mogli. Dalla prima nacquero Raffaele, che presto manifest&ograve; il suo disinteresse per l&rsquo;oreficeria, Nicol&ograve;, Antonio, Pietro, Francesco e Giuseppe. Si deve, dunque, a questi la trasformazione della bottega artigiana d&rsquo;origine in negozio di gioielleria.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La documentazione si infittisce con altre carte sempre inviate dall\u2019avv. Fecarotta, una trascrizione dell\u2019articolo, di cui sopra, pubblicato sul \u201cGiornale di Sicilia in data 11 giugno 1955\u201d, in cui non manca di evidenziare:<em> \u00ab\u2026 E per\u00f2 l\u2019articolista, evidentemente guidato nelle ricerche da imprecise reminiscenza degli attuali discendenti, dimentic\u00f2 alcuni punti essenziali della genealogia che pu\u00f2 (schematicamente) cos\u00ec riassumersi: Nicol\u00f2 Fecarotta \u2013 incisore e orafo a corte di Francesco I re delle due Sicilie.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Giovanni Fecarotta \u2013 incisore e orafo \u2013 partecip\u00f2 al concorso per o francobolli del regno d\u2019Italia insieme a Pampillonia premiato con tre medaglie d\u2019argento negli anni 1834 \u2013 1836 -1846 invece nel \u201938 aveva avuto medaglia d\u2019oro per smalti ed elettrodoratura. Verso il 1860 apr\u00ec uno dei primi negozi di gioielli in Corso Vittorio Emanuele. Impiant\u00f2 anche la prima fabbrica di argenteria e gioielleria al n 38 di via Materassai e ne fece rivestire la parete con lastre di ferro<\/em>\u2026\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_1811\" id=\"identifier_27_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00021B.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, dunque, Giovanni Fecarotta riceve nel 1834 la medaglia d\u2019argento data in occasione della \u201cMostra regionale organizzata a Palermo dal Real Istituto d\u2019Incoraggiamento d\u2019Agricoltura, Arti e Manifatture\u201d per la realizzazione di manufatti in oro e argento in cui predomina un gusto revivalistico neoegizio e insieme neogotico<sup><a href=\"#footnote_28_1811\" id=\"identifier_28_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. PALAZZOTTO, ad vocem, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 393.\">29<\/a><\/sup>. Nel 1836 riceve una seconda medaglia d\u2019argento, sempre per le sue abili doti nel lavorare con l\u2019oro l\u2019argento e smalti, ma \u00e8 nel 1838 che sempre in occasione della stessa Mostra viene insignito con una medaglia d\u2019oro di prima classe \u201cper ammirabili oggetti d\u2019incisione e smalto, da superare non che pareggiare i migliori in tal genere di lavorio\u201d<sup><a href=\"#footnote_29_1811\" id=\"identifier_29_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo dei saggi &hellip;, 1847, pp. 6, 22; M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 422.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguire, tra le \u201cCarte\u201d Fondo, \u00e8 poi un foglio incentrato sulla ricostruzione della successione tra gli eredi Fecarotta<sup><a href=\"#footnote_30_1811\" id=\"identifier_30_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00019.\">31<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Appunto di Maria Accascina, (BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00019).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel07.jpg\">Fig. 6<\/a>) e un \u00a0appunto riguardante Giovanni Fecarotta e la \u201cMostra Regionale di Palermo del Real Istituto d\u2019Incoraggiamento d\u2019Agricoltura, Arti e Manifatture\u201d e un riferimento bibliografico su un articolo pubblicato sulla rivista \u201cLa Cerere. Giornale Ufficiale di Sicilia\u201d<sup><a href=\"#footnote_31_1811\" id=\"identifier_31_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Fondo Accascina, cassetta 110.8.B.00023. L&rsquo;articolo riguarda il disegno, realizzato in collaborazione con il fratello Emmanuele, (1836), di un servizio da scrittoio in oro, argento ed agata per S. E. il Sig. Principe di Campofranco; cfr. &ldquo;La Cerere. Giornale Ufficiale di Sicilia&rdquo;, 1 agosto 1835, Palermo.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le osservazioni epistolari dell\u2019avv. Fecarotta continuano con un altro documento epistolare sempre in merito al padre Giovanni Fecarotta, ma riguardanti le prove d\u2019incisione per la realizzazione del francobollo ufficiale del governo di Sicilia, in cui scrive: <em>\u00ab\u2026- Visitando la mostra filatelica \u201cSicilia\u201959\u201d a Palermo, ho scoperto alcuni altri particolari \u201cinediti\u201d (per cos\u00ec dire) sul conto di alcuni incisori palermitani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Giovanni Fecarotta: cur\u00f2 l\u2019incisione di francobolli con l\u2019effigie del Sovrano, che \u00e8 in rilievo nell\u2019ovale al centro del francobollo stesso. L\u2019esterno, ossia la \u201ccornice\u201d, non differisce gran fatto dai francobolli gi\u00e0 in uso per gli Stati Sardi, e successivamente usata (con lievissimi ritocchi nei fregi angolari) per le serie del Regno d\u2019Italia dal 1861 <\/em>[\u2026]<em>. I detti francobolli (\u201cprove d\u2019artista\u201d, per meglio dire) furono editi a Palermo da Francesco Lao, il quale si serv\u00ec, per la stampa, dello stabilimento tipografico dei Fratelli Virz\u00ec (tutti in Palermo). Altri incisori alle dette incisioni di francobolli, per le quali fu poi prescelto, come effettivamente il migliore, il tipo creato da Tommaso Aloysio Juvara, parteciparono pure altri due, fra i quali certo C. Pampillonia (sic) anch\u2019egli da Palermo. Di Pampillonia esistono altri omonimi (gi\u00e0 ingastatori e incisori), che fino a pochi anni or sono tennero il loro laboratorio in Palermo, Corso Vittorio Emanuele, ove poi impiantarono anche negozio di gioielleria. \u00c8 probabile che Giovanni Fecarotta partecipasse al \u2013diciamo \u2013 \u201cconcorso\u201d indetto per il francobollo ufficiale di Sicilia (che vide la luce il 1 gennaio 1859) in quanto il di lui padre , Nicol\u00f2, incisore ed orafo di Corte, e quindi \u2013 su consiglio del padre steso \u2013 tentasse di conseguire il premio. Non \u00e8 neppure improbabile che il Pampillonia provenisse dalla \u201cscuola\u201d dei Fecarotta, col cui appoggio anch\u2019egli sperava conseguire il premio, e che tutti gli \u2013allora- \u201cGiovanni\u201d (Giovanni Fecarotta, Palmpillonia ecc.) si fossero ulteriormente formati (per la parte riguardante specificatamente l\u2019arte \u201cincisoria\u201d) alla scuola (ad \u201call\u2019ombra\u201d) di Juvara<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_1811\" id=\"identifier_32_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Francesco Lao cfr. F. Apollonio, Antichi Stati di Sicilia, a cura di N. BARBERIS, A. DIENA, E. DIENA, C. CERRUTTI, L. RAYBAUDI, R. ARCALENI, in Enciclopedia dei Francobolli, vol. I, Firenze 1968, p. 294. Sull&rsquo;incisione curata da Tommaso Aloysio Juvara, cfr. I Saggi di Sicilia, in &ldquo;The Postal Gazette&rdquo;, n. 3, Aprile 2009, Melano, p. 38. In merito a Pampillonia, citato nella lettera dall&rsquo;Avvocato Fecarotta, &egrave; noto che lavor&ograve; in altre occasioni con Giovanni Fecarotta, collaborando alla realizzazione dei bronzi della prestigiosa carrozza che il Senato di Palermo don&ograve; al principe Leopoldo di Borbone nel 1831 in occasione del suo onomastico, Cfr. P. PALAZZOTTO, ad vocem, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 393.\">33<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Regio Decreto del 29 novembre 1858<sup><a href=\"#footnote_33_1811\" id=\"identifier_33_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;annuncio della nascita, in &ldquo;Il Collezionista&rdquo;, n. 1, Torino, 2009, p. 18.\">34<\/a><\/sup>, infatti, <sup> <\/sup>annunciava l&#8217;emissione che avvenne l\u2019uno gennaio 1859 e si componeva di sette francobolli raffiguranti il profilo di Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie. La serie non ebbe mai un documento che ne sancisse il fuori corso ma in seguito al Decreto del 27 maggio 1860 emanato da Giuseppe Garibaldi, durante l&#8217;occupazione del Regno delle Due Sicilie in nome e per conto di Vittorio Emanuele II, anche l&#8217;uso dei francobolli borbonici venne dichiarato soppresso<sup><a href=\"#footnote_34_1811\" id=\"identifier_34_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. APOLLONIO, Antichi Stati&hellip;, in Enciclopedia&hellip;, vol. I, 1968, p. 294.\">35<\/a><\/sup>. A tal riguardo, infatti, \u00e8 documentato che nel luglio del 1860 la Direzione generale delle Poste siciliane diede inizio ai lavori per nuovi francobolli, prima con lo stemma sabaudo come quelli toscani con valore in grana, poi con l\u2019effigie di Vittorio Emanuele II a rilievo come quelli sardi con valore in lire. Giovanni Fecarotta, incaricato del lavoro, ebbe precisazioni sulle diciture solo il 6 novembre e solo il 27 del mese successivo si ebbero le prime prove presso la tipografia indicata nella lettera dall\u2019avv. Fecarotta. Seguirono altre prove, pi\u00f9 riuscite, sempre a Palermo presso la tipografia Virz\u00ec 11 gennaio del 1861. \u00c8 al 9 marzo dello stesso anno fu pronto il contratto per la fornitura, ma l\u2019arrivo di un ispettore generale delle Poste italiane, incaricato di riordinare il servizio postale nell\u2019isola, blocc\u00f2 tutto (<a title=\"Fig. 7. Saggio del 1860-61.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cel04.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_35_1811\" id=\"identifier_35_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;immagine del francobollo ringrazio Filippo Gerbino. Cfr. AA.VV., Catalogo Unificato, 37 ed., Milano 2011, p. 58.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Accascina, aveva gi\u00e0 percepito i cambiamenti che stavano accadendo, a partire dalla fine del Settecento, nelle botteghe dei maestri argentieri e la dispersione, in particolar modo, dell\u2019argenteria profana, infatti, scriveva : \u00abSar\u00e0 da colmare in altra sede la grave lacuna costituita dalla mancanza di argenterie da tavola troppo ricercate e perci\u00f2 disperse\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_1811\" id=\"identifier_36_1811\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia &hellip;, 1974, p. 396.\">37<\/a><\/sup>. I documenti illustrati in questa occasione sono, ancora una volta, prova tangibile della sua spiccata sensibilit\u00e0 artistica e i suoi studi, ancora attuali, sono fonte di ispirazione e approfondimenti. La corrispondenza tra l\u2019avv. Fecarotta e la Studiosa \u00e8 ricca, infatti, di preziosi aneddoti riguardanti i rapporti sociali e culturali intessuti con committenti o operatori delle diverse arti. La grande studiosa ha svolto un ruolo significativo nelle ricerche e negli studi in Sicilia nelle Arti decorative del Novecento e ancora oggi \u00e8 possibile, rileggendo le sue \u201cCarte\u201d, rivivere atmosfere di tempi ormai lontani.<\/p>\n<p>LEGENDA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BCRS, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A.S.Pa, Archivio Storico Diocesano di Palermo<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1811\" class=\"footnote\">Ho avuto l\u2019occasione di censire una significativa parte del <em>Fondo Accascina<\/em> della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana \u201cAlberto Bombace\u201d grazie alla convenzione tra la stessa Biblioteca e l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo e in particolare l\u2019Osservatorio per le Arti decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d. Ringrazio per l\u2019opportunit\u00e0 il Dott. Francesco Vergara Caffarelli, Direttore della Biblioteca, la Dott. Rita Di Natale, Direttrice della sezione dei Fondi Antichi della stessa Biblioteca e la Prof. Maria Concetta Di Natale, Direttrice dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d. Per approfondimenti sulla biografia, gli studi e le pubblicazioni di Maria Accascina, cfr. M.C. DI NATALE, <em>Maria Accascina storica dell\u2019arte: il metodo, i risultati<\/em>, in <em>Storia critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. <\/em>Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina (Palermo &#8211; Erice 14-17 giugno 2006) a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2007<em>; <\/em>e la raccolta degli articoli editi sul quotidiano \u201cGiornale di Sicilia\u201d, <em>Maria Accascina e il Giornale di Sicilia 1934-1937. Cultura tra critica e cronache<\/em><em>, vol. I, <\/em>a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2006 e il vol. II, (1938-1941), a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta 2007<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1811\" class=\"footnote\"> M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, <\/em>Palermo 1974.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1811\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, <\/em>Palermo 1974.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1811\" class=\"footnote\">Il <em>Fondo Accascina<\/em> \u00e8 conservato in venti cassette (101-120). I documenti del \u201cFondo Accascina\u201d furono riordinati, in seguito alla scomparsa della Studiosa, da un gruppo di personalit\u00e0 a Lei vicine. A tal riguardo cfr. S. CUCCIA, <em>Le \u201cCarte\u201d di Maria Accascina, <\/em>in <em>Le Arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, <\/em>Palermo 1986, p. 595; M. VITELLA, <em>Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d\u2019arte decorativa in Sicilia, <\/em>in <em>Storia critica\u2026<\/em>, 2007, pp. 147-154; G. SINAGRA, <em>Le Carte Accascina. Un momento espositivo dedicato a Maria Accascina presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana \u201cAlberto Bombace\u201d di Palermo<\/em>, in <em>Storia critica e tutela\u2026,<\/em> 2007, pp. 525 &#8211; 527.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1811\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia\u2026,<\/em> 1974, p. 422.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1811\" class=\"footnote\">Documento presso la Biblioteca Centrale della Regionale Siciliana \u201cAlberto Bombace\u201d, sezione Fondi Antichi, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1811\" class=\"footnote\">Cfr. BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1811\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026,<em> <\/em>1974, p. 422; L. BERTOLINO e N. BERTOLINO, <em>Indice degli orafi e degli argentieri di Palermo<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, <\/em> catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli 1 luglio \u2013 30 ottobre 1989) a cura di M.C. DI NATALE, Milano 1989, p. 400; S. BARRAJA, <em>Nicol\u00f2 Contino<\/em>, <em>Giuseppe Contino, ad voces, <\/em>in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Arti applicate<\/em>, vol. IV, a cura di M.C. DI NATALE, in c.d.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1811\" class=\"footnote\">Cfr. BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00017B.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1811\" class=\"footnote\">Un sentito ringraziamento al dott. Silvano Barraja per avermi fornito notizie sulla scomparsa di Gerardo Contino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1811\" class=\"footnote\">BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00018.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1811\" class=\"footnote\"> Grandi mostre, organizzate dalla Presidenza della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, come <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, <\/em>Milano 1989,<em> <\/em>tenutasi al Museo Regionale Pepoli di Trapani,<em> Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, <\/em>Milano 2001, presso l\u2019Albergo dei Poveri di Palermo, curate da Maria Concetta Di Natale e promosse dall\u2019Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della P. I., hanno avuto anche un risvolto indirizzato verso la rinascita di determinate produzioni artistico \u2013 artigianali che nei secoli avevano costituito una delle pi\u00f9 significative risorse dell\u2019economia siciliana. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1811\" class=\"footnote\">Il Fondo, costituito da 126 pezzi archivistici, che vanno dall\u2019anno 1594 al 1872, \u00e8 stato studiato ed esaminato da S. BARRAJA, <em>Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, <\/em>in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 \u2013 30 aprile 2001) a cura di M.C. DI NATALE, Milano 2001, pp. 662-677.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1811\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 422.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1811\" class=\"footnote\">P. PALAZZOTTO, <em>Fecarotta, Fecarotta Giovanni, ad voces <\/em>e<em> <\/em>S. BARRAJA, <em>Fecarotta Giovanni, Fecarotta Nicol\u00f2, ad voces,<\/em> in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Arti applicate<\/em>, vol. IV, a cura di M.C. Di Natale, in c.d.s.; \u00a0P. Palazzotto, <em>ad vocem, <\/em>in <em>Enciclopedia della Sicilia, <\/em>a cura di C. Napoleone, Parma 2006, p. 393; G. MENDOLA, <em> Orafi e argentieri a Palermo tra il 1740 e il <\/em>1790, in <em>Argenti e cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia\u00a0 Centro Occidentale 1735 \u2013 1789<\/em>,<em> <\/em>catalogo della mostra (Lubecca, St. Amen \u2013 Museum, 21 ottobre 2007 \u2013 6 gennaio 2008) a cura di S. GRASSO, M.C. GULISANO, Palermo 2008, p. 618.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1811\" class=\"footnote\">Cfr. BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00022.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1811\" class=\"footnote\"><em>Catalogo dei saggi de\u2019 prodotti d\u2019industria nazionale presentati nella solenne esposizione fatta dal R. Istituto d\u2019Incoraggiamento d\u2019Agricoltura d\u2019Arte e Manifatture per la Sicilia nel d\u00ec 30 maggio 1834 giorno onomastico di S. M. Ferdinando Secondo Re di Sicilia, <\/em>Palermo 1847, pp. 9, 20; P. Palazzotto, <em>ad vocem, <\/em>in <em>Enciclopedia <\/em>\u2026, 2006, p. 393.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1811\" class=\"footnote\"><em>Catalogo dei saggi \u2026, <\/em>1836, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1811\" class=\"footnote\">Per i rapporti tra i Florio e i Fecarotta si veda R. Vadal\u00e0, <em>L\u2019et\u00e0 di Franca Florio. Donne e gioielli a Palermo tra la fine dell\u2019Ottocento e gli inizi del Novecento, <\/em>in <em>Gioielli in Italia. Donne e Ori. Storia, arte e passione, <\/em>atti del convegno di studi a cura di L. LENTI, Venezia 2003, pp. 111-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1811\" class=\"footnote\">Cfr. F. GRASSO, <em>Le arti figurative dell\u2019esposizione Nazionale di Palermo 1891-1892, <\/em>in <em>Dall\u2019artigianato<\/em> <em>all\u2019industria. L\u2019Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892<\/em>, a cura di M. M. GANCI e M. GIUFFR\u00c8, Palermo 1994; <em>Catalogo dei saggi \u2026, <\/em>1844, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1811\" class=\"footnote\">Cfr. BONTEMPELLI e TREVISANI, <em>Rivista Industriale, Commerciale e Agricola della Sicilia, <\/em>Milano 1903, p. 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1811\" class=\"footnote\">Cfr. V. FINOCCHIARO, <em>La rivoluzione siciliana del 1848-49, <\/em>Catania 1906, p. 153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1811\" class=\"footnote\">Ruggiero Settimo, Presidente del Governo del Regno di Sicilia, il 3 settembre 1848, autorizz\u00f2 un decreto che prevedeva si prelevassero opere in argento, pietre preziose, e manufatti di ogni genere presenti in tutti i luoghi di culto, dalle chiese ai monasteri, per costituire pegno \u00abai capitalisti del Regno\u00bb che avrebbero versato in favore della Nazione, precisando che \u00abgli argenti occultati\u2026 venivano incamerati dall\u2019Erario Nazionale\u00bb cfr. A.S.Pa, <em>Commissione Consultiva di Giustizia<\/em>, b. 29; <em>Le assemblee del Risorgimento, <\/em>Roma 1911, Sicilia vol. XII, pp. 354-357; a tal proposito cfr. S. BARRAJA, <em>Un episodio di conservazione della suppellettile ecclesiastica<\/em>, in <em>L\u2019Eredit\u00e0 di Angelo Sinisio. L\u2019Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE e F. MESSINA CICCHETTI, Palermo 1997, p. 319.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1811\" class=\"footnote\">Cfr. G. MELI, <em>Catalogo degli Oggetti di Arte dell\u2019ex Monastero e Museo di San Martino delle Scale presso Palermo, <\/em>Palermo 1870, p. 120; <em>Sul grande Ostensorio del RR.PP. Benedettini di San Martino<\/em>, Palermo 1984; G. LUPO, <em>Ricordo di un ostensorio<\/em>, in \u201cFirma\u201d, a. II, n. 4, dicembre 1984, p. 12; S. BARRAJA, <em>Un episodio<\/em>\u2026, in <em>L\u2019Eredit\u00e0 <\/em>\u2026, 1997, p. 319; R. VADAL\u00c0, <em>Catalogo delle suppellettili liturgiche d\u2019argento<\/em>, in <em>L\u2019Eredit\u00e0 \u2026<\/em>, 1997, p. 173.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1811\" class=\"footnote\">Cfr. S. VACCARO, <em>Regesto di documenti inediti,<\/em> in I. BRUNO, <em>Arti decorative dai libri contabili dal 1650 al 1862, <\/em>in <em>L\u2019Eredit\u00e0 <\/em>\u2026<em>,<\/em> 1997, p. 316.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1811\" class=\"footnote\">Cfr. BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00022B.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1811\" class=\"footnote\">BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00022 e 110.8.B.00022B. Giovanni Fecarotta (17 gennaio 1799), infatti, ebbe quattro mogli. Dalla prima nacquero Raffaele, che presto manifest\u00f2 il suo disinteresse per l\u2019oreficeria, Nicol\u00f2, Antonio, Pietro, Francesco e Giuseppe. Si deve, dunque, a questi la trasformazione della bottega artigiana d\u2019origine in negozio di gioielleria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1811\" class=\"footnote\">BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00021B.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1811\" class=\"footnote\"> Cfr. P. PALAZZOTTO, <em>ad vocem, <\/em>in <em>Enciclopedia<\/em>\u2026,<em> <\/em>2006, p. 393.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1811\" class=\"footnote\"><em>Catalogo dei saggi \u2026, <\/em>1847, pp. 6, 22; M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia\u2026,<\/em> 1974, p. 422.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1811\" class=\"footnote\">BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00019.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1811\" class=\"footnote\">BCRS, <em>Fondo Accascina<\/em>, cassetta 110.8.B.00023. L\u2019articolo riguarda il disegno, realizzato in collaborazione con il fratello Emmanuele, (1836), di un servizio da scrittoio in oro, argento ed agata per S. E. il Sig. Principe di Campofranco; cfr. \u201cLa Cerere. Giornale Ufficiale di Sicilia\u201d, 1 agosto 1835, Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1811\" class=\"footnote\"> Per Francesco Lao cfr. F. Apollonio, <em>Antichi Stati di Sicilia<\/em>, a cura di N. BARBERIS, A. DIENA, E. DIENA, C. CERRUTTI, L. RAYBAUDI, R. ARCALENI, in <em>Enciclopedia dei Francobolli<\/em>, vol. I, Firenze 1968, p. 294. Sull\u2019incisione curata da Tommaso Aloysio Juvara, cfr. <em>I Saggi di Sicilia<\/em>, in \u201cThe Postal Gazette\u201d, n. 3, Aprile 2009, Melano, p. 38. In merito a Pampillonia, citato nella lettera dall\u2019Avvocato Fecarotta, \u00e8 noto che lavor\u00f2 in altre occasioni con Giovanni Fecarotta, collaborando alla realizzazione dei bronzi della prestigiosa carrozza che il Senato di Palermo don\u00f2 al principe Leopoldo di Borbone nel 1831 in occasione del suo onomastico, Cfr. P. PALAZZOTTO, <em>ad vocem, <\/em>in <em>Enciclopedia<\/em>\u2026,<em> <\/em>2006, p. 393.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1811\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;annuncio della nascita<\/em>, in \u201cIl Collezionista\u201d, n. 1, Torino, 2009, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1811\" class=\"footnote\">F. APOLLONIO, <em>Antichi Stati<\/em>\u2026, in <em>Enciclopedia<\/em>\u2026, vol. I, 1968, p. 294.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1811\" class=\"footnote\">Per l\u2019immagine del francobollo ringrazio Filippo Gerbino. Cfr. AA.VV., <em>Catalogo Unificato<\/em>, 37 ed., Milano 2011, p. 58. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1811\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia <\/em>\u2026, 1974, p. 396.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1811\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ml.celona@libero.it Fabbriche di argenteria degli inizi dell\u2019Ottocento: i Contino e i Fecarotta negli appunti di Maria Accascina DOI: 10.7431\/RIV08082013 Nel turbinio delle svariate annotazioni che <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1811\" title=\"Maria Laura Celona\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1868,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1811"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1811"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1811\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1882,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1811\/revisions\/1882"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1811"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}