{"id":1784,"date":"2013-12-29T11:06:22","date_gmt":"2013-12-29T11:06:22","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1784"},"modified":"2014-06-29T06:53:31","modified_gmt":"2014-06-29T06:53:31","slug":"salvatore-serio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1784","title":{"rendered":"Salvatore Serio"},"content":{"rendered":"<p>salvatoreserio78@gmail.com<\/p>\n<h3>Argenti messinesi ad Alcara Li Fusi<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV08042013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difficolt\u00e0 nel ricostruire l\u2019identit\u00e0 di una delle maestranze pi\u00f9 importanti dell\u2019Isola, quella degli argentieri messinesi dal XVII ai primi del XIX secolo, ha come causa principale la dispersione delle fonti documentarie e la difficolt\u00e0 nel reperire opere realizzate da questi artisti. \u00abCi\u00f2 che rimane dell\u2019incessante stratificazione culturale \u00e8 ben poco: ricchissima di monumenti e di testi figurativi (pittorici, musivi, plastici) e di innumerevoli oggetti di oreficeria, dell\u2019arte tessile e dei prodotti di un artigianato tra i pi\u00f9 vari e raffinati, la citt\u00e0 venne irrimediabilmente devastata e impoverita dal grave terremoto del 1908, dai successivi saccheggi, e infine dalla demolizione davvero selvaggia e cieca di quanto era sfuggito alla catastrofe, e che si sarebbe potuto salvare, ma che nulla diceva alla ottusa e brutale burocrazia dell\u2019Italia Unita. In seguito, i terribili, incessanti bombardamenti del 1943 distrussero molto di\u00a0 quel che non era stato annientato dal sisma\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_1784\" id=\"identifier_0_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. ZERI, Introduzione, in Messina. Museo Regionale, a cura di F. ZERI E F. CAMPAGNA CICALA, Palermo 1992, p. 8.\">1<\/a><\/sup>. Il ritrovamento di nuove opere, il loro censimento e una catalogazione attenta dei marchi rilevati su di esse, costituiscono un ulteriore contributo per tracciare un quadro storico-artistico il pi\u00f9 esaustivo possibile<sup><a href=\"#footnote_1_1784\" id=\"identifier_1_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argenteria messinese significativi e importanti sono stati gli studi pionieristici di Maria Accascina, e in tempi pi&ugrave; recenti, di Maria Concetta Di Natale, &nbsp;Caterina Ciolino, e Grazia Musolino.\">2<\/a><\/sup>. Consentono, come osserva Maria Concetta Di Natale, di far affiorare \u00abmaestri spesso dimenticati che hanno talora prodotto veri capolavori d\u2019arte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_1784\" id=\"identifier_2_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica, in Splendori di Sicilia. Arti decorative  dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, p. 23.\">3<\/a><\/sup>. In tal senso, si rivela di estremo interesse la presenza ad Alcara Li Fusi<sup><a href=\"#footnote_3_1784\" id=\"identifier_3_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per notizie su Alcara Li Fusi cfr. G. MORELLI, Alcara Li Fusi. Storia, leggende, tradizioni varie. Messina 1967.&nbsp;\">4<\/a><\/sup> di un importante novero di suppellettili liturgiche di manifattura messinese. Oltre a quelli facenti parte del tesoro della Chiesa Madre, editi da Sebastiano Di Bella<sup><a href=\"#footnote_4_1784\" id=\"identifier_4_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. DI BELLA, Alcara Li Fusi. La Chiesa Madre: la cultura artistica, Messina 2000.\">5<\/a><\/sup>, infatti, nel piccolo centro dei Nebrodi troviamo una collezione di argenti custoditi nel museo di Arte Sacra. I manufatti realizzati a Messina presi in esame in questo breve saggio sono una piccola parte di quelli esposti nel museo che, oltre a dipinti, statue lignee e paramenti sacri, offre una panoramica di argenti la cui periodizzazione va dal XVI al XX secolo (1925) da riferire a maestranze operanti in tutta la Sicilia. Il Museo di Alcara, istituito nel 2003, \u00e8 stato allestito nei locali dell\u2019ex monastero dedicato all\u2019apostolo Sant\u2019Andrea, costruito nel 1559 per ospitare una comunit\u00e0 monastica femminile che viveva sotto la regola di San Benedetto<sup><a href=\"#footnote_5_1784\" id=\"identifier_5_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Il 22 aprile 1559, veniva istituito il monastero benedettino ad Alcara, nel quartiere della &ldquo;Carrubara&rdquo;, non lontano dalla chiesa Madre e dalla parrocchiale San Pantaleone e quasi in continuazione con la chiesa di San Giovanni [&hellip;]. La struttura originaria dell&rsquo;edificio con il passar del tempo sub&igrave; varie trasformazioni e adeguamenti d&rsquo;uso, fu richiesto dal comune per adibirlo a scuola elementare e successivamente a scuola musicale finch&eacute; dal 1954 i locali rimasero abbandonati. Annessa all&rsquo;ex monastero &egrave; la chiesa di Sant&rsquo;Andrea, di semplice planimetria, portale Cinquecentesco e stemma benedettino&raquo; (N. AGLIOLO GALLITTO, La scultura ad Alcara Li Fusi tra il 1500 e il 1600, Sant&rsquo;Agata di Militello 1991).\">6<\/a><\/sup>.\u00a0 Oltre a questo cenobio vi \u00aberano in Alcara due conventi, uno dei Minori Conventuali [\u2026]; l\u2019altro dei Cappuccini[\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_1784\" id=\"identifier_6_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. BONTEMPO, Memorie Patrie di Alcara Li Fusi. Guida storica e descrittiva, Palermo 1906, p. 29.\">7<\/a><\/sup>. Il primo fu costruito nel 1523 e dedicato a San Michele Arcangelo, mentre il secondo fu fondato nel 1574 e definitivamente completato nel 1624<sup><a href=\"#footnote_7_1784\" id=\"identifier_7_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i conventi francescani di Alcara Li Fusi cfr. S. SERIO, Conventi e opere d&rsquo;arte francescane dei Nebrodi: Patti, Sant&rsquo;Angelo di Brolo e Alcara Li Fusi, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione, a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 2013, pp.114-119 che riporta la precedente bibliografia.\">8<\/a><\/sup>. Con molta probabilit\u00e0 alcune delle suppellettili in esame facevano parte dell\u2019arredo liturgico di questi luoghi ma, dopo la soppressione del 1866-67,<sup><a href=\"#footnote_8_1784\" id=\"identifier_8_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il regio decreto 3036 del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose e&nbsp; la legge 3848 del 15 agosto 1867. Cfr. A. SINDONI, Francescanesimo, istruzione e cultura a Messina dopo la Soppressione degli Ordini Religiosi&nbsp; (1866-1867), in Francescanesimo e cultura nella provincia di Messina, atti del convegno di studi, Messina 6-8 novembre 2008, a cura di C. MICELI &ndash; A. PASSANTINO, Palermo 2009, pp. 361-367.\">9<\/a><\/sup> vennero raccolte in un\u2019unica sede, la chiesa parrocchiale di San Pantaleone insieme a quelle provenienti da chiese chiuse o in disuso<sup><a href=\"#footnote_9_1784\" id=\"identifier_9_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. DI BELLA, Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 119.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le suppellettili di Alcara Li Fusi recano tutte la <em>bulla<\/em> di Messina, una croce entro scudo sormontato da corona e, lateralmente, a sinistra M e a destra S (<em>Messanensis<\/em> <em>Senatus<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_10_1784\" id=\"identifier_10_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi delle Argenterie e Oreficerie Siciliane, Busto Arstizio 1976,&nbsp; p. 95-96.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 antico tra i manufatti analizzati nel presente lavoro \u00e8 l\u2019inedito calice che mostra due parti non omogenee assemblate a posteriori (<a title=\"Fig. 1. Argentiere siciliano e Pietro Provenzano, fine del XVI-inizi del XVII secolo (&lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1614) e II met\u00e0 del XVII secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt; e part. del marchio,  argento dorato sbalzato e cesellato; rame dorato sbalzato, cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Esso poggia su una base circolare a gradoni, decorata con i simboli della Passione di Cristo: i tre dadi, la canna con la spugna e la fiaccola, la brocca, il martello e la tenaglia, la corona di spine, le lance, la croce, le scale incrociate, la veste, la colonna, alternati in tondi grandi e piccoli. Il corto fusto, con nodo ovoidale tipico delle suppellettili della fine del XVI e inizio del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_11_1784\" id=\"identifier_11_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia, Caltanissetta 2005, p. 31.\">12<\/a><\/sup>, realizzato in rame dorato, presenta i medesimi elementi incisi. Sotto la base \u00e8 leggibile un\u2019iscrizione: X+H LERON\u00b7 SVRDVS\u00b7MED: ALCAR: B:NIC:HIER: DICAVIT 1614, che ci permette di datare il piede. La coppa in argento dorato \u00e8 priva\u00a0 motivi decorativi, a eccezione dell\u2019aggettante modanatura centrale, reca la sigla PET-PRO, da riferire all\u2019argentiere messinese Pietro Provenzano, gi\u00e0 segnalato dall\u2019Accascina<sup><a href=\"#footnote_12_1784\" id=\"identifier_12_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, 1976, p. 94.\">13<\/a><\/sup>\u00a0 e documentato negli atti del notaio Ignazio Maiorana del 1665<sup><a href=\"#footnote_13_1784\" id=\"identifier_13_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, Argentieri messinesi tra XVII e XVIII secolo, Messina 2001, p. 61.\">14<\/a><\/sup>. Attivo nella seconda met\u00e0 del XVII secolo, \u00abla sua bottega viene ricordata insieme a quella di Giuseppe Provenzano da G. Fighera, nel suo poemetto in versi scritto in onore della Madonna della Lettera per la solenne festa del 3 giugno del 1665\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_1784\" id=\"identifier_14_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">15<\/a><\/sup>. Lo stesso marchio \u00e8 riscontrabile su una cornice di cartagloria del museo Regionale di Messina<sup><a href=\"#footnote_15_1784\" id=\"identifier_15_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. P. PAVONE ALAJMO, scheda n. 23, in Arti decorative al Museo Regionale di Messina. Gli Argenti, quaderni dell&rsquo;attivit&agrave; didattica del Museo Regionale di Messina,&nbsp; Palermo 2001, pp.46-47.\">16<\/a><\/sup>,\u00a0 su un ostensorio della Chiesa Madre di Forza d\u2019Agr\u00f2<sup><a href=\"#footnote_16_1784\" id=\"identifier_16_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, pp. 61-62.\">17<\/a><\/sup> e su un turibolo della Chiesa Madre di Al\u00ec<sup><a href=\"#footnote_17_1784\" id=\"identifier_17_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BI BELLA, Al&igrave;. La Chiesa Madre. La cultura artistica, Messina 1994, p. 103.\">18<\/a><\/sup>.\u00a0 Riporta ancora il punzone dell\u2019argentiere Pietro Provenzano un\u2019aureola del tesoro alcarese (<a title=\"Fig. 2. Pietro Provenzano, II met\u00e0 del XVII secolo,  &lt;i&gt;Aureola&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato,  cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Posta a ornamento di immagini sacre, l\u2019aureola \u00e8 composta da uno o pi\u00f9 cerchi concentrici da cui si dipartono raggi e motivi simbolico ornamentali. Pi\u00f9 o meno preziosa si applica in senso trasversale o verticale all\u2019immagine sacra con un perno o puntale<sup><a href=\"#footnote_18_1784\" id=\"identifier_18_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. B. MONTEVECCHI &ndash; S. VASCO ROCCA, Suppellettile Ecclesiastica, Firenze 1987, p. 399.\">19<\/a><\/sup>. Il manufatto nebroideo realizzato a sbalzo e cesello, \u00e8 decorato da un rosone centrale, iscritto in una corona con motivi fitomorfi e piccoli ovuli. Da esso si dipartono raggi alternati a foglie carnose, una cornice esterna formata da una combinazione di volute e motivi acantiformi e un cordoncino composto da grossi ovuli. Diverse aureole sono presenti nel tesoro della Chiesa Madre di Regalbuto, come quella della statua lignea di San Vito della prima met\u00e0 del XVII<sup><a href=\"#footnote_19_1784\" id=\"identifier_19_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. I.7, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre, Palermo 2012, p.79.\">20<\/a><\/sup>; la coppia per reliquiario a busto vidimata dal console palermitano Geronimo de Liuni in carica nel 1693-94 e realizzate da Andrea Mamingari<sup><a href=\"#footnote_20_1784\" id=\"identifier_20_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"EADEM,&nbsp; scheda n. I. 13, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE, Ex elemosinis&hellip;, 2012, p. 84.\">21<\/a><\/sup>; quella per la statua di Ges\u00f9 Bambino del 1720-21<sup><a href=\"#footnote_21_1784\" id=\"identifier_21_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, scheda n. II. 4, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE, Ex elemosinis&hellip;,&nbsp; 2012, p. 89.\">22<\/a><\/sup> e quella della statua di S. Giuseppe della prima met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_22_1784\" id=\"identifier_22_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM,&nbsp; scheda n. II. 10, in M. C. DI NATALE- S. INTORRE, Ex elemosinis&hellip;,&nbsp; 2012, p. 93.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNella seconda met\u00e0 del Seicento la punzonatura della suppellettile d\u2019argento si caratterizza in linea di massima per la soppressione della data (che sar\u00e0 riproposta dopo il 1690) e per la presenza del nominativo espresso quasi per intero e abbinato allo stemma della citt\u00e0. [\u2026] Il tipo di marchio con la sintesi del nome e del cognome dell\u2019argentiere si riscontra con notevole frequenza nelle opere eseguite dopo il 1665\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_1784\" id=\"identifier_23_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. MUSOLINO, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, p.26.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra pregevole opera di Alcara Li Fusi su cui ritroviamo un altro punzone riconducibile a questa tipologia, il marchio AND. FRA<sup><a href=\"#footnote_24_1784\" id=\"identifier_24_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"EADEM, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, p. 45.\">25<\/a><\/sup> dell\u2019argentiere Andrea Frassica (<a title=\"Fig. 3. Andrea  Frassica, II met\u00e0 del XVII secolo,  &lt;i&gt;Ricettacolo del reliquario di San Sebastiano e San Biagio&lt;\/i&gt;  (part. del marchio), argento sbalzato,  cesellato, inciso e traforato, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser03.jpg\">Fig. 3<\/a>), \u00e8 il ricettacolo di un reliquiario<sup><a href=\"#footnote_25_1784\" id=\"identifier_25_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Opera gi&agrave; pubblicata da Caterina Ciolino, cfr. C. CIOLINO, foglio n. 20, in Argenti da Messina, catalogo della mostra a cura della sez. V della Soprintendenza BB. CC. AA. di Messina (Roma, Complesso monumentale del S. Michele dal 6 al 18 aprile 1996), Messina 1996.\">26<\/a><\/sup>. Attivo nella seconda met\u00e0 del XVII secolo,\u00a0 le sue iniziali sono presenti sul busto reliquiario di Santa Maria Maddalena nella chiesa di San Giovanni Battista a Ragusa e sul busto di San Francesco Saverio del museo Diocesano di Monreale<sup><a href=\"#footnote_26_1784\" id=\"identifier_26_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, pp. 45-46.\">27<\/a><\/sup>. Risultato dell\u2019assemblaggio di due parti di epoche diverse, il reliquiario (<a title=\"Fig. 4. Andrea  Frassica e argentiere messinese, II met\u00e0 del XVII secolo e 1783, &lt;i&gt;Reliquario di San Sebastiano e San Biagio&lt;\/i&gt;  e part. del marchio del piede, argento sbalzato,  cesellato, inciso e traforato, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser04.jpg\">Fig. 4<\/a>) \u00e8 costituito da una base polilobata a gradoni, decorata con motivi fitomorfi e volute, fusto con elementi vegetali e nodo a sezione triangolare con grappoli d\u2019uva aggettanti ai vertici. La teca presenta un ricco decoro floreale e vegetale, al centro del quale il portareliquie ovale \u00e8 affiancato da due nicchie con i Santi Sebastiano<sup><a href=\"#footnote_27_1784\" id=\"identifier_27_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. CANNATA, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum , vol. XII, Roma 1967, pp. 790-801.\">28<\/a><\/sup> e Biagio<sup><a href=\"#footnote_28_1784\" id=\"identifier_28_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. CELLETTI, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum , vol. III,&nbsp; Roma 1963, pp. 160-165.\">29<\/a><\/sup>, raffigurati con i rispettivi attributi iconografici. La presenza dei Santi\u00a0 farebbe pensare che la suppellettile provenga dalla chiesa, non pi\u00f9 esistente, di San Sebastiano che, come un inventario redatto nel 1926 riferisce, \u00abcontiene due statue raffiguranti San Sebastiano e san Biagio, tre altari, una reliquia, una aureola di argento e due quadri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1784\" id=\"identifier_29_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. DI BELLA, Appendice III: Inventari, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 210.\">30<\/a><\/sup>. Sul primo gradino della base \u00e8 presente la sigla OL\u00b783 dell\u2019anonimo console che appose il suo punzone nel 1783. Il piede del manufatto \u00e8 stilisticamente raffrontabile a quello del calice del 1780, proveniente dalla chiesa dell\u2019Addolorata di Niscemi<sup><a href=\"#footnote_30_1784\" id=\"identifier_30_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 175, in Il tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, a cura di S. RIZZO, vol. II, (Praga, Maneggio di Palazzo Wellestein, 19 ottobre-21 novembre 2004). Catania 2008, pp. 950-951.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra opera non omogenea \u00e8 l\u2019inedito calice (<a title=\"Fig. 5. Argentiere siciliano e argentieri messinesi, fine del XVI-inizi del XVII secolo, 1755 e 1756, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt; e part. dei marchi,  argento e argento dorato, sbalzato, cesellato e inciso; rame dorato sbalzato e cesellato, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser05.jpg\">Fig. 5<\/a>) con base circolare gradinata, segnata da due sottili modanature, da cui si erge il corto fusto estremamente semplice, dal nodo ovoidale in rame dorato. Il piede \u00e8 databile ai primi del Seicento, in quanto risente di quei modi tardo cinquecenteschi di derivazione napoletana, introdotti in Sicilia grazie alla circolazione di opere e\u00a0 artisti<sup><a href=\"#footnote_31_1784\" id=\"identifier_31_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Il tesoro&hellip;, 2005, p. 31.\">32<\/a><\/sup>. Stesse\u00a0 caratteristiche sono riscontrabili in diverse opere siciliane della seconda met\u00e0 del XVI e del XVII secolo, come ad esempio la base del reliquiario di Erice della seconda met\u00e0 del XVI secolo<sup><a href=\"#footnote_32_1784\" id=\"identifier_32_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. VITELLA, scheda III, 6, in Il tesoro della chiesa Madre di Erice, Trapani  2004, p. 88.\">33<\/a><\/sup>, quella del reliquiario a palmetta dei Santi Vincenzo, Innocenzo, Felice e altro santo e del reliquiario di San Pietro, entrambi del XVII secolo, conservati presso la Chiesa Madre di Geraci Siculo<sup><a href=\"#footnote_33_1784\" id=\"identifier_33_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I tesori nella Contea dei Ventimiglia. Oreficeria a Geraci Siculo, Caltanissetta 2006, pp. 33-35, figg. n.19, 21.\">34<\/a><\/sup>. Diverse peculiarit\u00e0 ha il sottocoppa dell\u2019opera alcarese che, prodotto di una cultura postuma, \u00e8 decorato con motivi fitomorfi e <em>cartouche <\/em>rococ\u00f2, reca il punzone alfanumerico P\u00b7I 756, mentre la coppa la <em>bulla <\/em>consolare DI 755.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Degni di nota sono i tre ostensori messinesi, due dei quali assolutamente inediti, della collezione oggetto del presente studio. L\u2019ostensorio destinato alla solenne esposizione del Santissimo Sacramento e ad essere trasportato in processione, anticamente aveva una forma molto simile a quella dei reliquari, infatti, l\u2019ostia consacrata era accomunata al corpo di Cristo e quindi considerata reliquia<sup><a href=\"#footnote_34_1784\" id=\"identifier_34_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.&nbsp; B. MONTEVECCHI &ndash; S. VASCO ROCCA, Suppellettile&hellip;, 1987, pp. 115-117.\">35<\/a><\/sup>. Il pi\u00f9 antico dei tre (<a title=\"Fig. 6. Stefano Vinci, 1765, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; e part. del marchio,  argento e argento dorato, sbalzato, cesellato e parti fuse, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser06.jpg\">Fig. 6<\/a>), su pi\u00f9 punti, presenta, insieme alla <em>bulla <\/em>di garanzia, le iniziali VB65 del console in carica nel 1765 che, con molta probabilit\u00e0, pu\u00f2 essere identificato con Vito Blandano, argentiere che \u00ab lavor\u00f2 al baldacchino della Madonna della Lettera dal 1756 al 1769 e poi, nel 1783, al fercolo d\u2019argento nel Duomo di Acireale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_1784\" id=\"identifier_35_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, Busto Arstizio 1976, p. 109.\">36<\/a><\/sup>. Lo stesso console Blandano ha vidimato una teca per ostie<strong> <\/strong>alcarese (<a title=\"Fig. 7. Stefano Vinci, 1765, &lt;i&gt;Teca eucaristica&lt;\/i&gt; e part. del marchio,  argento, sbalzato, cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser07.jpg\">Fig. 7<\/a>), anch\u2019essa realizzata, come farebbe pensare la sigla SV riscontrata, dall\u2019argentiere Stefano Vinci attivo in quegli anni<sup><a href=\"#footnote_36_1784\" id=\"identifier_36_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. LA LICATA, Indice degli orafi e argentieri di Messina, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, p. 409.\">37<\/a><\/sup>. La teca da viatico del centro nebroideo \u00e8 di semplice fattura ed \u00e8 chiusa da un coperchio segnato da modanature e decorato con motivi fitomorfici. Una crocetta apicale completa il manufatto che presenta analogie con la teca eucaristica del XVIII secolo, conservata presso la parrocchia di S. Bartolomeo nell\u2019isola di Lipari<sup><a href=\"#footnote_37_1784\" id=\"identifier_37_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. CIOLINO, Atlante dei beni storico artistici delle isole Eolie, Messina 1995, p. 50.\">38<\/a><\/sup> e con quella della Chiesa Madre di Regalbuto di maestranza catanese del quarto decennio del Settecento<sup><a href=\"#footnote_38_1784\" id=\"identifier_38_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. INTORRE, scheda n. II.16, IN M. C. DI NATALE- S. INTORRE, Ex elemosinis&hellip;, 2012,  pp. 96-97.\">39<\/a><\/sup>. L\u2019 ostensorio di Alcara presenta un decoro di gusto rococ\u00f2, come si evince dalla base gradinata e tripartita da volute sovrastate da un ulteriore elemento decorativo in argento dorato. La base, inoltre, \u00e8 caratterizzata dalle tre figure teologali con i rispettivi attributi iconografici: la Fede che regge in mano il calice con l\u2019ostia e la croce, la Speranza rappresentata con l\u2019ancora e la Carit\u00e0 che allatta un bambino<sup><a href=\"#footnote_39_1784\" id=\"identifier_39_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. HALL, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell&rsquo;arte, Milano 1983, pp. 88-89, 172,378.\">40<\/a><\/sup>. Seguono il fusto con nodo vasiforme e teste di cherubini aggettanti ai vertici, elementi di chiara ascendenza barocca, e il globo terrestre con fascia zodiacale, su cui poggia la figura del simbolico pellicano<sup><a href=\"#footnote_40_1784\" id=\"identifier_40_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Phisiologus, nel II secolo d.C., sostiene che mentre la femmina di pellicano asfissia i piccoli, il maschio li salva lacerandosi il petto e nutrendoli con la sua carne. Il pellicano, come anche l&rsquo;Agnus Dei, assume valore apotropaico riferibile al sangue versato da Cristo per la salvezza del genere umano, cfr. M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, p. 154; EADEM, I tesori nella Contea&hellip;, 2006, p. 52.&nbsp;\">41<\/a><\/sup>, a tutto tondo, \u00abche traendo dal suo stesso petto il nutrimento per i piccoli \u00e8 chiaro traslato del sacrificio di Cristo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_1784\" id=\"identifier_41_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">42<\/a><\/sup>. Questa compresenza di stili si mantiene fino a met\u00e0 secolo, a causa dell\u2019attaccamento alla tradizione della committenza ecclesiastica che convive con le novit\u00e0 stilistiche e le tematiche introdotte da Giacomo Amato<sup><a href=\"#footnote_42_1784\" id=\"identifier_42_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. GRASSO-M.C. GULISANO, Forme e divenire del rococ&ograve; nella produzione delle botteghe argentarie a Palermo, in Argenti e Cultura Rococ&ograve; nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789, Palermo 2008, pp. 41-42.\">43<\/a><\/sup>. L\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Amato, \u00abprogettista di apparati effimeri e di moltissimi disegni di arredi sacri, realizzati al suo rientro da Roma, che influenzano l\u2019ambiente messinese nel corso del Seicento e dei primi del Settecento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_1784\" id=\"identifier_43_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. MUSOLINO, L&rsquo;argenteria del Settecento a Messina tra barocchetto e formule rococ&ograve;, in Argenti e cultura&hellip;, 2008, p. 97.\">44<\/a><\/sup>, \u00e8 ispirata al barocco romano di matrice beniniana che costituisce la base della nuova tendenza rococ\u00f2<sup><a href=\"#footnote_44_1784\" id=\"identifier_44_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. K. ASCHENGREEN PIACENTI, Storia degli argenti, Novara 1987, p. 125.\">45<\/a><\/sup>.\u00a0 La teca, con fitti raggi disuguali in argento e argento dorato, \u00e8 arricchita da otto testine di cherubini in rilievo, mentre la cornice \u00e8 ornata da elementi che ancora una volta rimandano al motivo Cristologico: i grappoli d\u2019uva e i pampini di vite. Un simile ricettacolo a raggiera, decorato da quattro coppie di cherubini alati tra nuvole, posti ai punti cardinali, caratterizza l\u2019ostensorio del 1771 realizzato da Domenico Gianneri per la chiesa di Santa Maria dell\u2019Itria ad Acireale<sup><a href=\"#footnote_45_1784\" id=\"identifier_45_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. BLANCO, scheda n. 165, in Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, vol. II, 2008, pp. 941- 942.\">46<\/a><\/sup>, mentre la figura del pellicano la ritroviamo in quello della Chiesa Madre di Caccamo<sup><a href=\"#footnote_46_1784\" id=\"identifier_46_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. II, 175, in Ori e Argenti&hellip;, 1989, pp. 308-309.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconosciamo l\u2019allegoria della Fede<sup><a href=\"#footnote_47_1784\" id=\"identifier_47_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. HALL, Dizionario dei soggetti&hellip;, 1983, p.172.\">48<\/a><\/sup> anche sul secondo ostensorio di Alcara Li Fusi (<a title=\"Fig. 8. Pietro Donia e argentiere messinese, II met\u00e0 del XVIII secolo e 1803, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; e part. dei marchi, argento e argento dorato, sbalzato, cesellato e parti fuse, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Da una base modanata quasi circolare a pi\u00f9 livelli, l\u2019ultimo dei quali bombato e diviso in pi\u00f9 settori decorati a sbalzo con elementi fitomorfici che si estendono sino al collo della base, prende l\u2019avvio il fusto che ha un nodo di forma ellittica, delimitato da collarini e culminante, in una figura femminile a tutto tondo. La statuetta ha l&#8217;espressione del volto estatica e si riscontra una piccola abrasione su entrambe le mani a cui, un tempo, erano saldati gli altri simboli che, insieme al piede destro che calpesta il mappamondo, a significare l&#8217;universalit\u00e0 del messaggio cristiano, ne assegnano l\u2019identit\u00e0. La scultura funge da raccordo con la raggiera, composta da una serie di fasci di raggi disuguali in argento e argento dorato che si levano dalla cornice attorno alla lente arricchita da decori geometrici e contornata da una corona di rose assicurata tramite viti. Su quasi tutti i raggi si legge la <em>bulla <\/em>di garanzia della citt\u00e0 di Messina, lo scudo crociato e coronato compreso tra le lettere M e S, la sigla GBG03 riferita al console degli argentieri in carica nel 1803 e le altre lettere GG o CC iniziali dell\u2019artefice. Sulla base si leggono, sempre accompagnati dal marchio della maestranza messinese, i punzoni P. D. e VLO. Il marchio P.D. potrebbe riferirsi all\u2019argentiere Pietro Donia, il cui punzone \u00e8 apposto anche su un ostensorio del 1736 della chiesa della SS. Annunziata a Messina<sup><a href=\"#footnote_48_1784\" id=\"identifier_48_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, 1976, pp. 108, 137.\">49<\/a><\/sup> e su un altro esemplare con la raffigurazione della Fede del 1765<sup><a href=\"#footnote_49_1784\" id=\"identifier_49_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 154, in Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 929-930.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo ostensorio<sup><a href=\"#footnote_50_1784\" id=\"identifier_50_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gi&agrave; edito da Sebastiano Di Bella, cfr.&nbsp; S. DI BELLA, scheda n. 21, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 142.\">51<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Argentiere messinese, 1793, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento e argento dorato, sbalzato, cesellato e parti fuse, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser09.jpg\">Fig. 9<\/a>) \u00e8 descritto in una scheda di catalogazione inviata alla Regia Soprintendenza il 2 maggio 1923 ed era conservato nella sacrestia della chiesa Parrocchiale di Alcara Li Fusi prima di essere trasferito nel museo di Arte Sacra<sup><a href=\"#footnote_51_1784\" id=\"identifier_51_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Appendice I: Notizie storico- artistiche da documenti d&rsquo;archivio, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 174.\">52<\/a><\/sup>. La base \u00e8 caratterizzata dalla presenza di tre allegorie femminili a tutto tondo, ognuna seduta su una nube, alternate a simboli della Passione di Cristo. La prima \u00e8 con le mani (oggi prive di attributi iconografici) rivolte verso l\u2019alto, la seconda con una fiammella sulla mano destra e una sul capo (Carit\u00e0) mentre l\u2019ultima regge con la destra una colonna (Fortezza). La rappresentazione di figure allegoriche di virt\u00f9 in Sicilia trovano riferimento, oltre che nelle immagini dell\u2019<em>Iconologia <\/em>di Cesare Ripa<sup><a href=\"#footnote_52_1784\" id=\"identifier_52_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. RIPA, Iconologia, overo descrittione dell&rsquo;imagini universali cavate dall&rsquo;antichit&agrave; et da altri luoghi da Cesare Ripa Perugino, opera non meno utile, che necessari &agrave; Poeti, Pittori, Scultori, per rappresentare le virt&ugrave;, vitij, affetti, et passioni humane, Roma 1593\">53<\/a><\/sup>, nelle esecuzioni dello stuccatore Giacomo Serpotta<sup><a href=\"#footnote_53_1784\" id=\"identifier_53_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. GRASSO, M.C. GULISANO, Dal tardo barocco alla transizione, in Argenti e cultura&hellip;, 2008, pp. 141- 146; M. VITELLA, Argentieri Palermitani del Settecento, in Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 75-77; D. GARSTANG, Giacomo Serpotta, in Giacomo Serpotta e gli stuccatori di Palermo, Palermo 1990, p. 62-168; P. PALAZZOTTO, La &ldquo;rivoluzione&rdquo; di Giacomo Serpotta, in Palermo. Guida agli oratori, Palermo 2004, pp. 47-56.&nbsp;\">54<\/a><\/sup>, che dallo stesso Ripa trasse spunto per gli abiti e le posture dei propri stucchi.\u00a0 Il fusto, dal movimento sinuoso con nodo vasiforme, \u00e8 sormontato dall\u2019allegoria della Fede, identificabile per la croce retta dalla mano sinistra, sebbene la destra non presenti oggi il calice. La teca \u00e8 impreziosita da un giro di pietre rosse e da una cornice alternata da un fiocco e un elemento geometrico, contornata a sua volta da un tralcio fiorito con rose e grappoli d\u2019uva. Dalla teca partono fasci di raggi di diversa lunghezza in argento e argento dorato. L\u2019opera mostra strette analogie stilistiche con l\u2019ostensorio di argentiere ignoto conservato nella Chiesa Madre di Galati Mamertino<sup><a href=\"#footnote_54_1784\" id=\"identifier_54_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. FARANDA, Dall&rsquo;ostensorio a tempio all&rsquo;ostensorio a raggiera. Sviluppo iconografico osservato su esempi di argenteria siciliana, in Quaderni dell&rsquo;Istituto di Storia dell&rsquo;Arte Medievale e Moderna, Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia-Universit&agrave; di Messina, n. 4, Messina 1980, p.8.\">55<\/a><\/sup> e con l\u2019ostensorio di fattura messinese della Chiesa Madre di Gesso<sup><a href=\"#footnote_55_1784\" id=\"identifier_55_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;,  1976, pp. 110, 141.\">56<\/a><\/sup>. Nell\u2019ostensorio raggiato \u00e8 leggibile in diverse parti il punzone del console FF93 che vidima l\u2019opera nel 1793 e quello dell\u2019artefice GCO, purtroppo non identificati. Il medesimo marchio consolare \u00e8 stato riscontrato su un ostensorio della Chiesa Madre di Santa Maria a Sant\u2019Angelo di Brolo<sup><a href=\"#footnote_56_1784\" id=\"identifier_56_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. SERIO, scheda n. III, 34, in Il Museo di Arte Sacra a S. Angelo di Brolo, Patti 2008, pp. 126- 127.\">57<\/a><\/sup>; su un turibolo di Geraci Siculo<sup><a href=\"#footnote_57_1784\" id=\"identifier_57_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I tesori nella Contea&hellip;, 2006, pp. 63-64.\">58<\/a><\/sup>; su uno di collezione privata di Catania)<sup><a href=\"#footnote_58_1784\" id=\"identifier_58_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"EADEM, scheda n. II,238, in Ori e Argenti&hellip;, 1989, p. 347.\">59<\/a><\/sup> e su una coppia di corone esposta nel museo di Alcara (<a title=\"Fig. 10. Argentiere messinese, 1793, &lt;i&gt;Coppia di corone da statua&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser10.jpg\">Fig. 10<\/a>). \u00a0I due manufatti alcaresi, a fastigio chiuso,\u00a0 sono caratterizzati ciascuno da un giro di base ornato da elementi fitomorfi e geometrici che simulano i castoni di gemme, su modello delle corone seicentesche ornate da pietre preziose e smalti<sup><a href=\"#footnote_59_1784\" id=\"identifier_59_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"EADEM, &nbsp;I tesori nella Contea&hellip;, 2006, p. 39.\">60<\/a><\/sup>, mentre la parte superiore ripropone un motivo vegetale e volute affrontate e affiancate concluse da un fiore stilizzato. Gli arredi realizzati dall\u2019argentiere con punzone NL, purtroppo non identificato,trovano un raffronto stilistico-tipologico con la corona realizzata da un argentiere messinese della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, conservata nella chiesa di San Francesco\u00a0 detta di \u201cSant\u2019Antonio\u201d di Lipari<sup><a href=\"#footnote_60_1784\" id=\"identifier_60_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. CIOLINO, Atlante dei beni&hellip;, 1995, p. 141.\">61<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Seicento e nel Settecento si era soliti adornare dipinti di santi o Madonne con corone d\u2019argento sovrapposte alla pellicola pittorica, che spesso danneggiavano le opere stesse<sup><a href=\"#footnote_61_1784\" id=\"identifier_61_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R.F. MARGIOTTA, scheda n.15, in Eadem, Tesori d&rsquo;Arte a Bisacquino, Caltanissetta 2008, pp. 114-115.\">62<\/a><\/sup>. Di questa tipologia \u00e8 la corona (<a title=\"Fig. 11. Argentiere messinese, II met\u00e0 del XVIII,  &lt;i&gt;Corona per dipinto&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser11.jpg\">Fig. 11<\/a>) formata da una fascia demarcata da due bordi sbalzati contenenti motivi geometrici che simulano pietre preziose incastonate, mentre al di sopra si sviluppa una composizione di volute ed elementi fitomorfici. Al centro \u00e8 applicata una piccola cornicetta rotonda di tessuto rosso e una pietra trasparente. L\u2019opera reca le sigle C\u00b7 P e PG, associate a ignoti argentiere e console. La sigla PG \u00e8 presente sulla base di una pisside proveniente dalla chiesa di San Domenico di Sant\u2019Angelo di Brolo datata alla seconda met\u00e0 del secolo XVIII<sup><a href=\"#footnote_62_1784\" id=\"identifier_62_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. SERIO, scheda n. III, 28, in Il Museo&hellip;, 2008, pp. 120-121.\">63<\/a><\/sup> e sul piede di un\u2019altra pisside della Chiesa Madre di Rometta<sup><a href=\"#footnote_63_1784\" id=\"identifier_63_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO SANTORO, scheda n. 13, Gli arredi preziosi di Rometta e la produzione orafa messinese,&nbsp; in Rometta. Il patrimonio storico artistico, a cura di T. Pugliatti, Messina 1989 p. 163.\">64<\/a><\/sup>; il marchio con le lettere CP, invece, \u00e8 presente su un calice con coppa dorata del 1798 della Chiesa Madre di Geraci<sup><a href=\"#footnote_64_1784\" id=\"identifier_64_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I tesori nella Contea&hellip;, 2006, pp. 66-68, fig. 82.\">65<\/a><\/sup>. L\u2019ornamento mostra delle analogie con due corone per quadro del XVII secolo provenienti dalla parrocchia di San Bartolomeo nel comune di Lipari<sup><a href=\"#footnote_65_1784\" id=\"identifier_65_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. CIOLINO, Atlante dei beni&hellip;, 1995, p. 49.\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tesoro alcarese si trova un\u2019altra corona (<a title=\"Fig. 12. Argentiere messinese, anni ottanta del XVIII,  &lt;i&gt;Corona per statua&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato e traforato, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser12.jpg\">Fig. 12<\/a>) \u00a0che ha la base circolare decorata da due cornicette con perline, mentre all\u2019interno presenta elementi romboidali e ovoidali intramezzati da figure circolari che simulano castoni di gemme. La parte superiore si caratterizza per il ricco decoro costituito da motivi vegetali, volute affrontate e contrapposte concluse da un elemento fogliaceo. Dal fastigio chiuso s\u2019innalzano quattro volute che culminano con un globo sormontato da crocetta apicale. La corona presenta la triplice punzonatura costituita dallo stemma della citt\u00e0 di Messina, il punzone del console DMC8(?) e la sigla dell\u2019esecutore SI. Il marchio dell\u2019anonimo argentiere messinese SI \u00e8 presente su diverse suppellettili, appartenenti alla Chiesa Madre di Rometta: due calici, uno del 1780 e l\u2019altro del 1782, due turiboli del 1790 e 1798, una lampada pensile del 1794<sup><a href=\"#footnote_66_1784\" id=\"identifier_66_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO SANTORO, schede nn. 6, 7, 18, 20, 25, in Rometta&hellip;, 1989, pp. 160-161, 165-167.\">67<\/a><\/sup>. Il punzone \u00e8 stato inoltre rilevato dall\u2019Accascina su una croce d\u2019argento dell\u2019ex Chiesa Madre di Caltagirone<sup><a href=\"#footnote_67_1784\" id=\"identifier_67_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, 1976, p. 110.\">68<\/a><\/sup>. L\u2019opera mostra delle analogie stilistiche con una corona di Geraci Siculo del XVIII secolo che reca la sigla degli argentieri messinesi GP e SV<sup><a href=\"#footnote_68_1784\" id=\"identifier_68_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I tesori nella Contea&hellip;, 2006, p. 60, fig. 65.\">69<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel viaggio tra le opere inedite di manifattura messinese presenti ad Alcara Li Fusi incontriamo un<em> ex voto <\/em>della Madonna del Carmelo (<a title=\"Fig. 13. Argentiere messinese, 1704,  &lt;i&gt;Ex voto della Madonna del Carmelo&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato e inciso, legno, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser13.jpg\">Fig. 13<\/a>). L\u2019opera, costituita da una lamina d\u2019argento di forma ottagonale applicata su supporto ligneo, rappresenta la Madonna del Carmelo con Bambino, che regge con la mano sinistra gli <em>abitini<\/em><sup><a href=\"#footnote_69_1784\" id=\"identifier_69_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sugli abitini cfr. M. MINNELLA, Spigolando fra argenti ed argentieri: note per una ricerca su &ldquo;abitini&rdquo; e &ldquo;paci&rdquo;, in Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina,&nbsp; Palermo 1992, pp. 229-231.\">70<\/a><\/sup>. Due angeli sono raffigurati nell\u2019atto di incoronare la Vergine, altri due sono posti lateralmente in basso e uno al centro. Nella parte inferiore vi \u00e8 l\u2019iscrizione contenuta dentro un cartiglio circondato da volute che suggerisce la committenza. Potrebbe trattarsi di un <em>ex voto <\/em>oppure di una pace riadattata alla funzione di quadro votivo. Il manufatto reca il punzone della citt\u00e0 di Messina, la sigla G(?)B04 del console in carica nel 1704 e un terzo illeggibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Legato alla figura del Santo Patrono del centro nebroideo \u00e8 il quadretto<sup><a href=\"#footnote_70_1784\" id=\"identifier_70_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il quadretto &egrave; stato in precedenza studiato da Salvatore Anselmo e Sebastiano Di Bella, cfr. S. ANSELMO, Capolavori d&rsquo;argento, in Divo Nicolao Eremitae. Un anacoreta nella Sicilia Normanna, a cura di&nbsp; N. LO CASTRO, &ldquo;Paleokastro. Rivista trimestrale di Studi sul Valdemone&rdquo;, anno V, n. 20, agosto 2007, pp. 38-44; S. DI BELLA, scheda n. 12, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, pp. 134-135.\">71<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Argentiere messinese, 1713,  &lt;i&gt;Quadro di San Nicol\u00f2 Politi&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato e inciso, legno, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser14.jpg\">Fig. 14<\/a>) composto da una lamina d\u2019argento lavorata a sbalzo e cesello, montata su una recente cornice lignea cuspidata. L\u2019opera proviene dalla cappella di San Nicol\u00f2 Politi e, come ritiene Sebastiano Di Bella, probabilmente \u00e8 la pi\u00f9 antica delle cinque tavolette in argento<sup><a href=\"#footnote_71_1784\" id=\"identifier_71_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">72<\/a><\/sup>, che ancora oggi sono portate per le vie del Paese e delle contrade per raccogliere i fondi per la festivit\u00e0 del Santo, questua, e durante la recita della vita in versi di San Nicol\u00f2 Politi, \u201c<em>I canzuni di Santa Nicola<\/em>\u201d, la sera del 18 agosto<sup><a href=\"#footnote_72_1784\" id=\"identifier_72_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. O.A. FARACI, in I canzuni di Santa Nicola, in Divo Nicolao&hellip;, 2007, pp. 59-60.\">73<\/a><\/sup>. La lamina mostra in alto e al centro la figura del santo eremita con i pi\u00f9 noti attributi iconografici: il libro delle preghiere aperto tra le mani, il bastone cruciforme e la corona del rosario; \u00e8 sorretto da un\u2019aquila, compagna di viaggio. Lateralmente sono posti due angeli che tengono uno il giglio e l\u2019altro la palma. L\u2019aquila con i suoi artigli e le figure laterali, probabilmente i committenti o i rappresentanti della commissione in carica, reggono una sorta di cartiglio con l\u2019iscrizione CAPORALI DELLA IND 1713, ANTONINO RUSSO, NICOLAO PERRONELLO, ANTONIO RESTIFO E ANT. ARTINO. In basso un piccolo panorama del paese; il tutto \u00e8 racchiuso da una cornice con decorazioni vegetali . Il manufatto presenta la marchiatura messinese tipica della prima met\u00e0 del XVIII secolo, composta da quattro punzoni: la <em>bulla <\/em>di garanzia della citt\u00e0, scudo con croce e corona MS, il punzone consolare PDC, identificato dall\u2019Accascina, con Pietro Donia<sup><a href=\"#footnote_73_1784\" id=\"identifier_73_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, 1976, p. 108.\">74<\/a><\/sup>, la sigla dell\u2019argentiere N.D. e la data per intero 1713. La medesima sigla \u00e8 stata rilevata su un quadretto della Madonna con Bambino di collezione\u00a0 privata di Messina<sup><a href=\"#footnote_74_1784\" id=\"identifier_74_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">75<\/a><\/sup>;\u00a0 su una brocca con bacile appartenente al duomo di Enna<sup><a href=\"#footnote_75_1784\" id=\"identifier_75_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">76<\/a><\/sup>; sull\u2019urna reliquiaria di San Silvestro del 1714 di Troina<sup><a href=\"#footnote_76_1784\" id=\"identifier_76_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, p. 143.\">77<\/a><\/sup>\u00a0 e sul paliotto con scene della vita di San Benedetto del 1714 e 1806, esposto al museo Regionale di Messina<sup><a href=\"#footnote_77_1784\" id=\"identifier_77_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.P. PAVONE ALAJMO, scheda n. 146, in&nbsp; Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, vol. II, 2008, pp. 920-921.\">78<\/a><\/sup>. Contrariamente a quanto si verifica nelle opere palermitane di stile rococ\u00f2, dove la decorazione investe totalmente l\u2019oggetto stravolgendone anche la struttura, nelle suppellettili realizzate da argentieri messinesi affiora la propensione a moderare gli eccessi. A Messina la struttura delle suppellettili accoglie progressivamente il nuovo repertorio ornamentale, l\u2019uso del <em>rocaille <\/em>accompagnato da motivi a reticolo, fogliami, conchiglie e nervature, raramente alterer\u00e0 la struttura dell\u2019oggetto<sup><a href=\"#footnote_78_1784\" id=\"identifier_78_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, L&rsquo;argenteria del Settecento&hellip;, in Argenti e cultura&hellip;, 2008, p. 95.\">79<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli arredi sacri maggiormente qualificati da decori di gusto rococ\u00f2 spicca l\u2019elegante calice (<a title=\"Fig. 15. Salvatore Fumia, 1782,  &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e inciso, Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser15.jpg\">Fig. 15<\/a>) tardo settecentesco che poggia su un\u2019alta base a profilo mistilineo, gradinata, divisa in tre settori da volute decorate con elementi vegetali e ornate con grappoli d\u2019uva dentro <em>cartouche <\/em>cesellate. Stesso ornato si ritrova sul fusto e sul nodo a sezione triangolare, insieme a un intrigato groviglio di volute, e ancora nel sottocoppa arricchito da geometrici motivi a reticolo. Sull\u2019opera si rileva il marchio del console OL82 e quello dell\u2019autore SF. Le iniziali SF potrebbero far riferimento all\u2019argentiere Salvatore Fumia, documentato come console nell\u2019anno 1784<sup><a href=\"#footnote_79_1784\" id=\"identifier_79_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi&hellip;, 1976, pp. 110-112.\">80<\/a><\/sup>. Il punzone dell\u2019argentiere messinese \u00e8 presente su una pisside proveniente dalla chiesa di San Domenico di Sant\u2019Angelo di Brolo<sup><a href=\"#footnote_80_1784\" id=\"identifier_80_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. SERIO, scheda III, 28, in Il Museo&hellip;, 2008, p. 120.\">81<\/a><\/sup>.\u00a0 L\u2019anonimo console nello stesso anno vidima il calice, della chiesa di Maria SS. Assunta, realizzato da Saverio Giudice<sup><a href=\"#footnote_81_1784\" id=\"identifier_81_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 176, in Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, vol. II, 2008, pp. 951-952.\">82<\/a><\/sup>. Esemplare affine, caratterizzato anche da elementi che attingono alla simbologia Eucaristica, tralci di vite e grappoli d\u2019uva, \u00e8 il calice della chiesa Madre di Santa Maria di Sant\u2019Angelo di Brolo<sup><a href=\"#footnote_82_1784\" id=\"identifier_82_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. SERIO, scheda n. III, 24, in Il Museo&hellip;, 2008, pp. 115-116.\">83<\/a><\/sup>; quello proveniente dalla chiesa dell\u2019Addolorata di Niscemi, realizzato da un argentiere messinese nel 1780<sup><a href=\"#footnote_83_1784\" id=\"identifier_83_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 175, in S. Rizzo, Il tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, vol. II, 2008, pp. 950-951.\">84<\/a><\/sup> e quello dei Padri Liguorini di Agrigento di maestranza palermitana<sup><a href=\"#footnote_84_1784\" id=\"identifier_84_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. SERIO, scheda n. 4, in Arredi e collezioni dei Padri Liguorini di Agrigento. Tutela e conservazione, catalogo della mostra a cura di G. COSTANTINO &ndash; G. CIPOLLA, Caltanissetta 2010,&nbsp; p. 89.\">85<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclude la rassegna degli argenti la croce astile (<a title=\"Fig. 16. Agatino Geraci, 1809,  &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; e part. del marchio, argento sbalzato, cesellato, traforato e parti fuse Alcara Li Fusi, Museo di Arte Sacra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ser16.jpg\">Fig. 16<\/a>) citata in un documento conservato nell\u2019archivio parrocchiale della chiesa di S. Pantaleone, ma proveniente dalla Chiesa Madre<sup><a href=\"#footnote_85_1784\" id=\"identifier_85_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Nel 1810 per farsi la croce nuova s&rsquo;impieg&ograve; rotolo 1.27 d&rsquo;argento vecchio della chiesa in un calice, patena, e croce vecchia ed onze 24 e tar&igrave; 23, delli quali San Nicol&ograve;&nbsp; pag&ograve; onze 6. L&rsquo;orefice don Agatino Geraci riemp&igrave; il vacuo del Cristo di piombo onde vi fu la causa nel Consolato di Messina e finalmente si pagarono tar&igrave; 13 e grana 10 di bollo come a f.565, in tutto import&ograve;, compresa l&rsquo;asta, onze 44 tar&igrave; 6 e grana 10&raquo;. Cfr. S. DI BELLA, Appendice I&hellip;, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 169.\">86<\/a><\/sup>.\u00a0 Il\u00a0 documento \u00e8 molto importante perch\u00e9, oltre a rivelare l\u2019anno di esecuzione dell\u2019opera (1810) , \u00e8 un piccolo tassello che chiarisce come venivano punzonati i manufatti nei primi anni del XIX secolo a Messina.\u00a0 Esso ci svela come possiamo assegnare il giusto marchio all\u2019argentiere artefice e come distinguerlo da quello del console in carica nell\u2019anno di esecuzione dell\u2019oggetto. Sulla croce alcarese si rilevano le iniziali AG, che, come si legge nel documento, si riferiscono con certezza all\u2019argentiere Agatino Geraci che realizz\u00f2 l\u2019opera. L\u2019altro\u00a0 punzone individuato \u00e8 quello alfanumerico (?)M809 da attribuire al console a capo della maestranza nel 1809-10.\u00a0 Tali informazioni, oltre a fornire il nome di una nuova figura d\u2019artista,\u00a0 chiariscono che, almeno nei primi anni dell\u2019Ottocento, i punzoni alfanumerici si riferiscono ai consoli\u00a0 e che essi erano in carica sei mesi dell\u2019anno di elezione e sei mesi dell\u2019anno successivo<sup><a href=\"#footnote_86_1784\" id=\"identifier_86_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. MUSOLINO, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, p.23; C. CIOLINO, Orafi e Argentieri al Monte di Piet&agrave;. Artefici e botteghe messinesi del XVII secolo, catalogo della mostra (Messina Monte di Piet&agrave;, 18 giugno &ndash; 18 luglio 1988), Messina 1988 (testi e schede redatti nel 1986), p.108.\">87<\/a><\/sup>, mentre le sigle senza numeri fanno riferimento agli artefici. Dal documento si apprende, ancora, come l\u2019argentiere Agatino Geraci tent\u00f2 di truffare chi commission\u00f2 la croce, riempiendo il vacuo del Cristo di piombo, e come il Consolato\u00a0 risolse \u00a0il contenzioso<sup><a href=\"#footnote_87_1784\" id=\"identifier_87_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. DI BELLA, Appendice I&hellip;, in Alcara Li Fusi&hellip;, 2000, p. 169.\">88<\/a><\/sup>.\u00a0 La suppellettile sacra in esame, completamente liscia, presenta al centro la figura del Cristo, eseguita a fusione a cera perduta e realizzata a tutto tondo, con il capo reclinato sulla spalla destra, secondo i canoni dell\u2019iconografia occidentale moderna<sup><a href=\"#footnote_88_1784\" id=\"identifier_88_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. 108, in L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 marzo &ndash; 1 giugno 1986) a cura di C. MALTESE e M.C. DI NATALE, Palermo 1986, p. 276.\">89<\/a><\/sup>. Presenta capicroce traforati e contraddistinti da una decorazione con elementi fitomorfi parzialmente conservati sulla traversa e il cartiglio con la scritta I.N.R.I.. All\u2019incrocio del braccio longitudinale con quello trasversale si trovano dei raggi lanceolati. Il manufatto \u00e8 stilisticamente raffrontabile alla croce processionale realizzata da argentiere messinese alla fine XVIII secolo, custodita presso la chiesa Madre di Geraci Siculo<sup><a href=\"#footnote_89_1784\" id=\"identifier_89_1784\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, I Tesori nella Contea&hellip;, 2006, p. 60, fig. 61.\">90<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I manufatti censiti sono inequivocabile segno di fede e devozione, che le comunit\u00e0 del passato hanno voluto consegnare alle generazioni future, e importantissima testimonianza per far luce sulla maestranza degli argentieri che operarono a Messina.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1784\" class=\"footnote\">F. ZERI, <em>Introduzione<\/em>, in <em>Messina. Museo Regionale<\/em>, a cura di F. ZERI E F. CAMPAGNA CICALA, Palermo 1992, p. 8. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1784\" class=\"footnote\">Sull\u2019argenteria messinese significativi e importanti sono stati gli studi pionieristici di Maria Accascina, e in tempi pi\u00f9 recenti, di Maria Concetta Di Natale, \u00a0Caterina Ciolino, e Grazia Musolino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1784\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative <\/em> <em>dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1784\" class=\"footnote\">Per notizie su Alcara Li Fusi cfr. G. MORELLI, <em>Alcara Li Fusi. Storia, leggende, tradizioni varie<\/em>. Messina 1967.\u00a0 <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. DI BELLA, <em>Alcara Li Fusi. La Chiesa Madre: la cultura artistica<\/em>, Messina 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1784\" class=\"footnote\">\u00abIl 22 aprile 1559, veniva istituito il monastero benedettino ad Alcara, nel quartiere della \u201cCarrubara\u201d, non lontano dalla chiesa Madre e dalla parrocchiale San Pantaleone e quasi in continuazione con la chiesa di San Giovanni [&#8230;]. La struttura originaria dell\u2019edificio con il passar del tempo sub\u00ec varie trasformazioni e adeguamenti d\u2019uso, fu richiesto dal comune per adibirlo a scuola elementare e successivamente a scuola musicale finch\u00e9 dal 1954 i locali rimasero abbandonati. Annessa all\u2019ex monastero \u00e8 la chiesa di Sant\u2019Andrea, di semplice planimetria, portale Cinquecentesco e stemma benedettino\u00bb (N. AGLIOLO GALLITTO, <em>La scultura ad Alcara Li Fusi tra il 1500 e il 1600<\/em>, Sant\u2019Agata di Militello 1991).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1784\" class=\"footnote\">B. BONTEMPO, <em>Memorie Patrie di Alcara Li Fusi. Guida storica e descrittiva<\/em>, Palermo 1906, p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1784\" class=\"footnote\">Per i conventi francescani di Alcara Li Fusi cfr.<strong> <\/strong>S. SERIO,<em> Conventi e opere d\u2019arte francescane dei Nebrodi: Patti, Sant\u2019Angelo di Brolo e Alcara Li Fusi, <\/em>in <em>Opere d\u2019arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione<\/em>, a cura di<em> <\/em>M.C. DI NATALE, Palermo 2013, pp.114-119 che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1784\" class=\"footnote\">Il regio decreto 3036 del 7 luglio <a title=\"1866\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1866\">1866<\/a> di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose e\u00a0 la legge 3848 del 15 agosto <a title=\"1867\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1867\">1867<\/a>. Cfr. A. SINDONI, <em>Francescanesimo, istruzione e cultura a Messina dopo la Soppressione degli Ordini Religiosi\u00a0 (1866-1867)<\/em>, in <em>Francescanesimo e cultura nella provincia di Messina<\/em>, atti del convegno di studi, Messina 6-8 novembre 2008, a cura di C. MICELI &#8211; A. PASSANTINO, Palermo 2009, pp. 361-367.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. DI BELLA, <em>Alcara Li Fusi\u2026<\/em>, 2000, p. 119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA,<em> I Marchi delle Argenterie e Oreficerie S<\/em><em>iciliane<\/em>, Busto Arstizio 1976,\u00a0 p. 95-96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia<\/em>, Caltanissetta 2005, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026,<\/em> 1976, p. 94.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi <\/em><em>tra XVII e XVIII secolo,<\/em> Messina<em> <\/em>2001, p. 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1784\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. P. PAVONE ALAJMO, scheda n. 23, in <em>Arti<\/em> <em>decorative al Museo Regionale di Messina. Gli Argenti<\/em>, quaderni dell\u2019attivit\u00e0 didattica del Museo Regionale di Messina,\u00a0 Palermo 2001, pp.46-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, pp. 61-62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1784\" class=\"footnote\">S. BI BELLA, <em>Al\u00ec<\/em>.<em> <\/em><em>La Chiesa Madre. La cultura artistica<\/em>, Messina 1994, p. 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1784\" class=\"footnote\">Cfr. B. MONTEVECCHI &#8211; S. VASCO ROCCA, <em>Suppellettile<\/em><em> Ecclesiastica<\/em>, Firenze 1987, p. 399. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. I.7, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE,<em> Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti<\/em>. <em>Il Tesoro della Chiesa Madre<\/em>, Palermo 2012, p.79. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1784\" class=\"footnote\">EADEM,\u00a0 scheda n. I. 13, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE,<em> Ex elemosinis&#8230;<\/em>, 2012, p. 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1784\" class=\"footnote\">S. INTORRE, scheda n. II. 4, in M.C. DI NATALE- S. INTORRE,<em> Ex elemosinis\u2026<\/em>,\u00a0 2012, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1784\" class=\"footnote\">IDEM,\u00a0 scheda n. II. 10, in M. C. DI NATALE- S. INTORRE,<em> Ex elemosinis\u2026<\/em>,\u00a0 2012, p. 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1784\" class=\"footnote\">G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, p.26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1784\" class=\"footnote\">EADEM, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1784\" class=\"footnote\">Opera gi\u00e0 pubblicata da Caterina Ciolino, cfr. C. CIOLINO, foglio n. 20, in <em>Argenti da Messina<\/em>, catalogo della mostra a cura della sez. V della Soprintendenza BB. CC. AA. di Messina (Roma, Complesso monumentale del S. Michele dal 6 al 18 aprile 1996), Messina 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, pp. 45-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1784\" class=\"footnote\">Cfr. P. CANNATA, <em>ad vocem<\/em>, in <em>Bibliotheca<\/em><em> Sanctorum<\/em> , vol. XII, Roma 1967, pp. 790-801.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. CELLETTI, <em>ad vocem<\/em>, in <em>Bibliotheca<\/em><em> Sanctorum<\/em> , vol. III,\u00a0 Roma 1963, pp. 160-165.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1784\" class=\"footnote\">S. DI BELLA, <em>Appendice III: Inventari, <\/em>in <em>Alcara Li Fusi<\/em>\u2026, 2000, p. 210. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 175, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, a cura di S. RIZZO, vol. II, (Praga, Maneggio di Palazzo Wellestein, 19 ottobre-21 novembre 2004). Catania 2008, pp. 950-951.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro\u2026, <\/em>2005, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. VITELLA, scheda III, 6, in <em>Il tesoro<\/em><em> <\/em><em>della chiesa Madre di Erice<\/em>, Trapani<em> <\/em> 2004, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I tesori nella Contea<\/em><em> dei Ventimiglia. Oreficeria a Geraci Siculo<\/em>, Caltanissetta 2006, pp. 33-35, figg. n.19, 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1784\" class=\"footnote\">Cfr.\u00a0 B. MONTEVECCHI &#8211; S. VASCO ROCCA, <em>Suppellettile<\/em>\u2026, 1987, pp. 115-117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1784\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026, <\/em>Busto Arstizio 1976, p. 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. LA LICATA, <em>Indice degli orafi<\/em><em> e argentieri di Messina<\/em>, in <em>Ori e argenti<\/em> <em>di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, p. 409.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1784\" class=\"footnote\">Cfr. C. CIOLINO, <em>Atlante dei beni<\/em><em> storico artistici delle isole Eolie, <\/em>Messina 1995, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. INTORRE, scheda n. II.16, IN<em> <\/em>M. C. DI NATALE- S. INTORRE,<em> Ex elemosinis\u2026,<\/em> 2012,<em> <\/em> pp. 96-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1784\" class=\"footnote\">Cfr. J. HALL, <em>Dizionario dei soggetti e dei simboli nell\u2019arte, <\/em>Milano 1983, pp. 88-89, 172,378.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1784\" class=\"footnote\">Il Phisiologus, nel II secolo d.C., sostiene che mentre la femmina di pellicano asfissia i piccoli, il maschio li salva lacerandosi il petto e nutrendoli con la sua carne. Il pellicano, come anche l\u2019<em>Agnus Dei, <\/em>assume valore apotropaico riferibile al sangue versato da Cristo per la salvezza del genere umano, cfr. M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, p. 154; EADEM, <em>I tesori nella Contea\u2026<\/em>, 2006, p. 52.\u00a0 <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1784\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. GRASSO-M.C. GULISANO, <em>Forme e divenire del rococ\u00f2 nella produzione delle botteghe argentarie a Palermo<\/em>, in <em>Argenti e Cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789<\/em>, Palermo 2008, pp. 41-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1784\" class=\"footnote\">G. MUSOLINO, <em>L\u2019argenteria del Settecento a Messina tra barocchetto e formule rococ\u00f2<\/em>, in <em>Argenti e cultura\u2026<\/em>, 2008, p. 97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1784\" class=\"footnote\">Cfr. K. ASCHENGREEN PIACENTI, <em>Storia degli argenti<\/em>, Novara 1987, p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1784\" class=\"footnote\">Cfr. A. BLANCO, scheda n. 165, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola\u2026, <\/em>vol. II<em>, <\/em>2008, pp. 941- 942.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. II, 175, in <em>Ori e Argenti\u2026<\/em>, 1989, pp. 308-309.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1784\" class=\"footnote\">Cfr. J. HALL, <em>Dizionario dei soggetti\u2026, <\/em>1983, p.172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026,<\/em> 1976, pp. 108, 137.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 154, in <em>Il tesoro<\/em> <em>dell\u2019Isola\u2026<\/em>, 2008, pp. 929-930.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1784\" class=\"footnote\">Gi\u00e0 edito da Sebastiano Di Bella, cfr.\u00a0 S. DI BELLA, scheda n. 21, in <em>Alcara Li Fusi\u2026<\/em>, 2000, p. 142.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1784\" class=\"footnote\">IDEM, <em>Appendice I: Notizie storico- artistiche da documenti d\u2019archivio<\/em>, in <em>Alcara Li Fusi<\/em>\u2026, 2000, p. 174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1784\" class=\"footnote\">C. RIPA, <em>Iconologia, overo descrittione dell\u2019imagini universali cavate dall\u2019antichit\u00e0 et da altri luoghi da Cesare Ripa Perugino, opera non meno utile, che necessari \u00e0 Poeti, Pittori, Scultori, per rappresentare le virt\u00f9, vitij, affetti, et passioni humane<\/em>, Roma 1593<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. GRASSO, M.C. GULISANO, <em>Dal tardo barocco alla transizione<\/em>, in <em>Argenti e cultura<\/em>\u2026, 2008, pp. 141- 146; M. VITELLA, <em>Argentieri Palermitani del Settecento<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola\u2026, <\/em>2008, pp. 75-77; D. GARSTANG, <em>Giacomo Serpotta<\/em>,<em> <\/em>in <em>Giacomo Serpotta e gli stuccatori di Palermo<\/em>, Palermo 1990, p. 62-168; P. PALAZZOTTO, <em>La \u201crivoluzione\u201d di Giacomo Serpotta<\/em>,<em> <\/em>in <em>Palermo. Guida agli oratori<\/em>, Palermo 2004, pp. 47-56.\u00a0 <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1784\" class=\"footnote\">Cfr. F. FARANDA, <em>Dall\u2019ostensorio a tempio all\u2019ostensorio a raggiera. Sviluppo iconografico osservato su esempi di argenteria siciliana<\/em>,<em> <\/em>in <em>Quaderni dell\u2019Istituto di Storia dell\u2019Arte Medievale e Moderna, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia-Universit\u00e0 di Messina<\/em>, n. 4, Messina 1980, p.8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026, <\/em> 1976, pp. 110, 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. SERIO, scheda n. III, 34, in <em>Il Museo di Arte Sacra a S. Angelo di Brolo, <\/em>Patti<em> <\/em>2008, pp. 126- 127.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I tesori nella Contea\u2026, <\/em>2006, pp. 63-64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1784\" class=\"footnote\"> EADEM, scheda n. II,238, in <em>Ori e Argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 347.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1784\" class=\"footnote\">EADEM, \u00a0<em>I tesori nella Contea<\/em>\u2026, 2006, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1784\" class=\"footnote\">Cfr. C. CIOLINO, <em>Atlante dei beni\u2026, <\/em>1995, p. 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1784\" class=\"footnote\">Cfr. R.F. MARGIOTTA, scheda n.15, in Eadem, <em>Tesori d\u2019Arte a Bisacquino, <\/em>Caltanissetta 2008, pp. 114-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. SERIO, scheda n. III, 28, in <em>Il Museo\u2026, <\/em>2008, pp. 120-121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO SANTORO, scheda n. 13, <em>Gli arredi preziosi di Rometta e la produzione orafa messinese<\/em>,\u00a0 in <em>Rometta. Il patrimonio storico artistico, <\/em>a cura di T. Pugliatti, Messina 1989 p. 163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I tesori nella Contea\u2026,<\/em> 2006, pp. 66-68, fig. 82. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1784\" class=\"footnote\">Cfr. C. CIOLINO, <em>Atlante dei beni<\/em>\u2026, 1995, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO SANTORO, schede nn. 6, 7, 18, 20, 25,<em> <\/em>in <em>Rometta\u2026, <\/em>1989, pp. 160-161, 165-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026,<\/em> 1976, p. 110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I tesori nella Contea\u2026, <\/em>2006, p. 60, fig. 65. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_1784\" class=\"footnote\">Sugli <em>abitini <\/em>cfr. M. MINNELLA, <em>Spigolando fra argenti ed argentieri: note per una ricerca su \u201cabitini\u201d e \u201cpaci\u201d<\/em>, in <em>Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina<\/em>,\u00a0 Palermo 1992, pp. 229-231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_1784\" class=\"footnote\">Il quadretto \u00e8 stato in precedenza studiato da Salvatore Anselmo e Sebastiano Di Bella, cfr. S. ANSELMO, <em>Capolavori d\u2019argento<\/em>, in <em>Divo Nicolao Eremitae. Un anacoreta nella Sicilia Normanna<\/em>, a cura di\u00a0 N. LO CASTRO, \u201cPaleokastro. Rivista trimestrale di Studi sul Valdemone\u201d, anno V, n. 20, agosto 2007, pp. 38-44; S. DI BELLA, scheda n. 12, in <em>Alcara Li Fusi\u2026, <\/em>2000, pp. 134-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_1784\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_1784\" class=\"footnote\">Cfr. O.A. FARACI<em>, <\/em>in <em>I canzuni<\/em> <em>di Santa Nicola<\/em>, in<em> Divo Nicolao\u2026,<\/em> 2007, pp. 59-60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026,<\/em> 1976, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_1784\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_1784\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, p. 143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.P. PAVONE ALAJMO, scheda n. 146, in\u00a0 <em>Il tesoro<\/em> <em>dell\u2019Isola\u2026<\/em>, vol. II, 2008, pp. 920-921.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>L\u2019argenteria del Settecento\u2026, <\/em>in <em>Argenti e cultura\u2026, <\/em>2008, p. 95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi\u2026,<\/em> 1976, pp. 110-112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. SERIO, scheda III, 28, in <em>Il Museo\u2026, <\/em>2008, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 176, in <em>Il tesoro<\/em><em> dell\u2019Isola<\/em>\u2026, vol. II, 2008, pp. 951-952.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. SERIO<em>, <\/em>scheda n. III, 24, in <em>Il Museo\u2026<\/em>, 2008, pp. 115-116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, scheda n. 175, in S. Rizzo, <em>Il tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u2026, vol. II, 2008, pp. 950-951.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. SERIO, scheda n. 4, in <em>Arredi e collezioni dei Padri Liguorini di Agrigento. Tutela e conservazione<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. COSTANTINO &#8211; G. CIPOLLA, Caltanissetta 2010,\u00a0 p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_1784\" class=\"footnote\">\u00abNel 1810 per farsi la croce nuova s\u2019impieg\u00f2 rotolo 1.27 d\u2019argento vecchio della chiesa in un calice, patena, e croce vecchia ed onze 24 e tar\u00ec 23, delli quali San Nicol\u00f2\u00a0 pag\u00f2 onze 6. L\u2019orefice don Agatino Geraci riemp\u00ec il vacuo del Cristo di piombo onde vi fu la causa nel Consolato di Messina e finalmente si pagarono tar\u00ec 13 e grana 10 di bollo come a f.565, in tutto import\u00f2, compresa l\u2019asta, onze 44 tar\u00ec 6 e grana 10\u00bb. Cfr. S. DI BELLA, <em>Appendice I\u2026<\/em>, in <em>Alcara Li Fusi<\/em>\u2026, 2000, p. 169.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_1784\" class=\"footnote\">Cfr. G. MUSOLINO, <em>Argentieri messinesi\u2026, <\/em>2001, p.23; C. CIOLINO, <em>Orafi e<\/em> <em>Argentieri al Monte di Piet\u00e0. Artefici e botteghe messinesi del XVII secolo<\/em>, catalogo della mostra (Messina Monte di Piet\u00e0, 18 giugno \u2013 18 luglio 1988), Messina 1988 (testi e schede redatti nel 1986), p.108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_1784\" class=\"footnote\">Cfr. S. DI BELLA, <em>Appendice I\u2026<\/em>, in <em>Alcara Li Fusi<\/em>\u2026, 2000, p. 169.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, scheda n. 108, in <em>L\u2019arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 marzo &#8211; 1 giugno 1986) a cura di C. MALTESE e M.C. DI NATALE, Palermo 1986, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_1784\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>I Tesori nella Contea\u2026<\/em>, 2006, p. 60, fig. 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_1784\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>salvatoreserio78@gmail.com Argenti messinesi ad Alcara Li Fusi DOI: 10.7431\/RIV08042013 La difficolt\u00e0 nel ricostruire l\u2019identit\u00e0 di una delle maestranze pi\u00f9 importanti dell\u2019Isola, quella degli argentieri messinesi <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1784\" title=\"Salvatore Serio\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1868,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1784"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1784"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1784\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1878,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1784\/revisions\/1878"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}