{"id":1775,"date":"2013-12-29T10:55:17","date_gmt":"2013-12-29T10:55:17","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1775"},"modified":"2014-06-29T06:52:59","modified_gmt":"2014-06-29T06:52:59","slug":"roberta-cruciata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1775","title":{"rendered":"Roberta Cruciata"},"content":{"rendered":"<p>roberta.cruciata@unipa.it<\/p>\n<h3>Capolavori trapanesi in corallo del XVII e XVIII secolo a Malta<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV08032013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le superbe opere in corallo che oggi si trovano a Malta, quanto meno quelle finora individuate, rappresentano un\u2019ulteriore conferma della committenza aulica, della destinazione internazionale e dell\u2019ampia diffusione mediterranea che, in particolare tra il XVII e il XVIII secolo, ebbe il corallo lavorato a Trapani. Non a caso nel 1986 Vincenzo Abbate parlava di \u00abuna destinazione ai pi\u00f9 alti livelli sociali che ne permetteva -come notava gi\u00e0 l\u2019Orlandini nel 1605- la spedizione \u2018\u2019in lontani paesi\u2019\u2019, la degna presentazione \u2018\u2019a gran Prencipi\u2019\u2019 per qualit\u00e0 della materia e pregi della lavorazione e ne giustificava pari tempo la \u2018\u2019compra di grandissimo prezzo\u2019\u2019, certamente non a tutti possibile\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_1775\" id=\"identifier_0_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, Le vie del corallo: maestranze, committenti e cultura artistica in Sicilia tra il Sei ed il Settecento, in L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, catalogo della mostra, a cura di C. MALTESE, M. C. DI NATALE, Palermo 1986, p. 51. Cfr. pure L. ORLANDINI, Trapani in una brieve descrittione tratta fuori dal compendio di cinque antiche citt&agrave; di Sicilia, insieme con un cantico spirituale alla Regina del Cielo, Trapani-Palermo 1605, p. 16.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso, taluni di questi manufatti sono da porre in relazione con la presenza e l\u2019illuminata committenza dei Cavalieri dell\u2019Ordine di San Giovanni, che regnarono sull\u2019Isola dal 1530 al 1798<sup><a href=\"#footnote_1_1775\" id=\"identifier_1_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per notizie sulla presenza dei Cavalieri dell&rsquo;Ordine di San Giovanni a Malta cfr. G. BOSIO, Dell&rsquo;Istoria della Sacra Religione e Ill.maMilitia di San Giovanni Gierosolimitano, Roma 1594 (Parte I e II) e 1602 (Parte III);FRA&rsquo; G. F. ABELA, Della descrittione di Malta isola nel mare siciliano con le sue antichit&agrave;, ed altre notitie, IV libri, Malta 1647; FRA&rsquo; B. DAL POZZO, Historia della Sacra Religione Militare di S. Gio.vanni Gerosolimitano detta di Malta, 2 voll., Verona 1703-1715; R. AUBERT ABB&Eacute; DE VERTOT, Histoire des chevaliers hospitaliers de St Jean de Jerusalem, 4vols., Paris 1726. Tra gli studi pi&ugrave; recenti cfr. Hospitaller Malta 1530-1798. Studies on Early Modern Malta and the Order of St. John of Jerusalem, ed. by V. MALLIA MILANES, Malta 1993; T. FRELLER, Malta. The Order of St John, Malta 2010.\">2<\/a><\/sup>. Molti di essi, peraltro, nel corso dei secoli furono munifici di doni nei confronti del simulacro della Madonna di Trapani<sup><a href=\"#footnote_2_1775\" id=\"identifier_2_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento cfr. M.C. DI NATALE, &ldquo;Coll&rsquo;entrar di Maria entrarono tutti i beni nella citt&agrave;&rdquo;, in Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, V. ABBATE, Palermo 1995, pp. 11-45. Cfr. anche EADEM, La Croce dei Cavalieri di Malta nelle arti decorative in Sicilia, in La presenza dei Cavalieri di San Giovanni in Sicilia. Atti e documenti, t. II, a. II, Roma 2002, pp. 40-42; EADEM, La croce dei Cavalieri di Malta, emblema-gioiello, nell&rsquo;area mediterranea, in Vanity, Profanity &amp; Worship: Jewellery from the Maltese Islands, catalogo della mostra, Malta 2013, pp. 16-17.\">3<\/a><\/sup> custodito nella Basilica dell\u2019Annunziata dai Carmelitani, pregiata opera in marmo riferita a Nino Pisano, scultore e orafo toscano documentato tra il 1343 e il 1368, figlio di Andrea Pisano<sup><a href=\"#footnote_3_1775\" id=\"identifier_3_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti cfr. R.P. NOVELLO, ad vocem Nino Pisano, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 78, Roma 2013, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. anche Andrea, Nino e Tommaso scultori pisani, catalogo della mostra, a cura di M. BURRESI, con un saggio di A. CALECA, Milano 1983. Per la statua della Madonna di Trapani cfr. V. SCUDERI, La Madonna di Trapani, in Il Tesoro Nascosto &hellip;, 1995, pp. 62-66. Cfr. anche IDEM, La Madonna di Trapani e il suo Santuario. Momenti, opere e culture artistiche, Trapani 2011 che riporta la bibliografia completa.\">4<\/a><\/sup>. Non si trattava soltanto di Cavalieri siciliani<sup><a href=\"#footnote_4_1775\" id=\"identifier_4_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE (Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, p. 48) a proposito dei doni ricevuti nel corso dei secoli dalla Madonna di Trapani scrive che &laquo;particolarmente significativo appare quello ricordato nell&rsquo;inventario dei beni mobili del Convento dei Carmelitani del 1647, relativo ad una &ldquo;nave d&rsquo;argento con il suo piede d&rsquo;argento indorato fabricata sopra una lumaca di madre perla data da fr. Giacomo Marchese Cavaliere di Malta sopra della quale v&rsquo;&egrave; una raja di corallo e d&rsquo;argento indorato colla sua mezza luna d&rsquo;argento dove ripone il SS. mo con la Madonna, Sant&rsquo;Elia e l&rsquo;Angelo di coralli&rdquo; [&hellip;] esempio di opera polimaterica che esprime un gusto talora caratteristico e caratterizzante molte opere d&rsquo;arte decorative siciliane&raquo;.\">5<\/a><\/sup>, o comunque italiani, bens\u00ec provenienti da tutta Europa. Si ricorda, a questo proposito, che il Gran Maestro spagnolo Fra\u2019 Nicolas Cotoner (1663-1680) ha donato alla Madonna di Trapani il suo ritratto oggi custodito al Museo Interdisciplinare Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d della stessa citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_5_1775\" id=\"identifier_5_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. ABBATE, Il Tesoro come Mus&aelig;um, in Il Tesoro Nascosto&hellip;, 1995, p. 56, fig. 12. L&rsquo;opera reca in basso un&rsquo;iscrizione in latino che termina con la data della sua realizzazione, sfortunatamente oggi solo in parte leggibile (&laquo;FraterNicolausCoton&egrave;r, Magnus HierosolymitanaeReligionisMagister, tetro contagio Insul&acirc;Melit&aelig;corrupt&acirc;, et intercedente Beatissima DrepanensiumMatre, propulsato, cumdonisvotivastabellas et hancsuamEffigiem in testimoniumacceptibeneficiiemisit. anno MDCLX ***&raquo;), ma pare verosimile affermare che il 1676 rappresenti il termine post quem per la sua datazione.\">6<\/a><\/sup>, come <em>ex-voto<\/em> per essersi salvato dalla peste che aveva colpito duramente Malta. Dovrebbe trattarsi proprio della drammatica epidemia che funest\u00f2 l\u2019Isola nel 1676, \u00ab<em>the most disastrous plague epidemic of its history [\u2026] which caused the death of over 11,000 inhabitants and lead to a period of hunger and despair<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_1775\" id=\"identifier_6_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. FRELLER, Malta. The Order &hellip;, 2010, p. 184. Per notizie sulla peste del 1676 cfr. NLM Ms. 10 StromatumMelitens, ff. 303-314. Cfr. anche J. MICALLEF, The plague of 1676: 11,300 deaths, Malta 1985.\">7<\/a><\/sup>. Anche il Gran Maestro Fra\u2019 Gregorio Carafa (1680-1690) ha donato \u201calcune croci d\u2019oro\u201d al simulacro trapanese<sup><a href=\"#footnote_7_1775\" id=\"identifier_7_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I gioielli della Madonna di Trapani, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra, a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, p. 63.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 sottolineato da Abbate, la devozione nei confronti della Madonna di Trapani contribu\u00ec fortemente \u00aballa fortuna delle arti decorative trapanesi in genere -corallo, alabastro, avorio, pietra incarnata, ambra, argento-\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1775\" id=\"identifier_8_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 52.\">9<\/a><\/sup>, in quanto \u00abindubbiamente le visite o i contatti con Trapani di [\u2026] personalit\u00e0 di altissimo rango contribuirono innanzitutto a prendere conoscenza diretta del validissimo artigianato locale e pari tempo a determinare pi\u00f9 o meno rapidamente un giro larghissimo di committenti e di committenze che [\u2026] richiese manufatti sempre pi\u00f9 elaborati e ben altrimenti raffinati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_1775\" id=\"identifier_9_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">10<\/a><\/sup>. Antonio Daneu menzionava, tra i grandi committenti e collezionisti di corallo trapanese, il Conte di Schoenborn Friedrich Karl, vicecancelliere imperiale al tempo di Carlo VI d\u2019Asburgo, e il suo antenato Johann Philipp von Schoenborn, Cavaliere dell\u2019Ordine di San Giovanni e Comandante del Balliato di W\u00fcrzburg, Gran Priore della Dacia, Consigliere segreto della Curia di Magonza, Colonnello e Governatore di Magonza, che aveva vissuto a lungo proprio tra Italia meridionale, Sicilia e Malta<sup><a href=\"#footnote_10_1775\" id=\"identifier_10_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. DANEU, L&rsquo;Arte trapanese del corallo, Palermo 1964, pp. 101-102.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ricorda anche il Commendatore Fra\u2019 don Jos\u00e9 Bruno de Luna y Sesmache verso il 1660 donava alla chiesa del Rosario di Corella, comune spagnolo nella comunit\u00e0 autonoma della Navarra, un ostensorio di manifattura trapanese in rame dorato, coralli e smalti, che presentava nell\u2019alzata del piede croci di Malta (ne rimane solo una) alternate a cammei raffiguranti Santi; oggi \u00e8 custodito nel museo dell\u2019Incarnazione della stessa citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_11_1775\" id=\"identifier_11_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. I. MIGU&Eacute;LIZ VALCARLOS, Orfebrer&iacute;a siciliana con coral en Navarra, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, A. 2 n. 1, Giugno 2011, pp. 112-115.\">12<\/a><\/sup>. Non a caso, egli aveva trascorso diversi anni della sua prestigiosa carriera per l\u2019Ordine in Sicilia, nel messinese<sup><a href=\"#footnote_12_1775\" id=\"identifier_12_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. MIGU&Eacute;LIZ VALCARLOS, Orfebrer&iacute;a siciliana&hellip;, in &ldquo;OADI&hellip;&rdquo;, 2011, p. 114.\">13<\/a><\/sup>. E ancora, la Basilica Mauriziana di Torino custodisce un ostensorio in corallo che reca sul piede un\u2019iscrizione da cui si evince che fu donato nel 1662 dal piemontese Fra\u2019 Flaminio Balbiano da Chieri<sup><a href=\"#footnote_13_1775\" id=\"identifier_13_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. ARNALDI DI BALME &ndash; S. CASTRONOVO, I coralli nelle collezioni sabaude: una ricognizione delle fonti inventariali e delle raccolte museali piemontesi, in Rosso Corallo. Arti Preziose della Sicilia Barocca, catalogo della mostra a cura di C. ARNALDI DI BALME, S. CASTRONOVO, Cinisello Balsamo 2008, p. 53, nota 77.\">14<\/a><\/sup>, Priore di Messina e Generale delle Galere, tra i pi\u00f9 illustri dignitari della storia dell\u2019Ordine di Malta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A un Cavaliere di Trapani si deve l\u2019<em>Ostensorio<\/em><sup><a href=\"#footnote_14_1775\" id=\"identifier_14_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Sig. Paul A. Attard, la Dott.ssa Cynthia de Giorgio, il Rev. Mons. Lawrence Mifsud, e il Sig. Anthony Casha per avermi permesso di vedere e studiare l&rsquo;opera. L&rsquo;ostensorio era gi&agrave; citato da A. Daneu, L&rsquo;Arte trapanese &hellip;, 1964, pp. 57, 128, che per&ograve; considerava Fra&rsquo; Berardo XIX Ferro donatore dell&rsquo;opera. Per il manufatto cfr. pure A. FERRIS, Memorie dell&rsquo;inclito Ordine Gerosolimitano esistente nelle Isole di Malta, Malta 1885, p. 92; M. ACCASCINA, Palinodia sull&rsquo;arte trapanese del corallo, in &ldquo;Antichit&agrave; viva&rdquo;, a. V, n. 3, Firenze 1966, p. 54; C. OMAM, The Treasure of the Conventual Church of St. John at Malta, in Silver and Banqueting in Malta. A collection of essays, papers and recentfindings, ed. by M. MICALLEF, Malta 1995, pp.154-155; N. DE PIRO, The Temple of the Knights of Malta, Malta 1999, p. 267; Restauri e riscoperte di scultura del Barocco Romano a Malta. Capolavori per l&rsquo;Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, a cura di S. GUIDO, Malta 2005, pp. 85-90; F. BALZAN, A. DEIDUN, Notes for a History of coral fishing and coral artefacts in Malta, in 60th Anniversary of The Malta Historical Society. A Commemoration, ed. by J. F. GRIMA, Malta 2010, p. 441; C. DE GIORGIO, The Great Temple. The Conventual Church of the Knights of Malta. 360&deg;, Malta 2010, n. 54.\">15<\/a><\/sup><em> <\/em>oggi custodito nel tesoro della co-cattedrale di San Giovanni di Valletta, sicuramente uno dei pi\u00f9 mirabili e pregiati esempi di artigianato corallino trapanese pervenutoci (<a title=\"Fig. 1. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1649, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. John\u2019s Co-Cathedral (\u00a9 Copyright St. John\u2019s Co-Cathedral Foundation).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Nell\u2019inventario della chiesa conventuale redatto nel 1687 l\u2019opera viene descritta come \u00abuna Custodia di rame dorato col suo piedistallo fatta a sfera solare tutta guarnita, et incastata di coralli, mandata in dono dal Commendatore Fra\u2019 Don Cesare Ferro da Trapani, stimata Scudi Cinquanta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_1775\" id=\"identifier_15_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACM Misc151 Stato di tutte le Gioie, Oro, Argento, Perle, Pietre, e altri Giogali piu pretiosi della nostra maggior Chiesa Conventuale, che secondo il nuovo Inventario fatto per tutto Ottobre 1687 si conservano nel &hellip;, f. 50.\">16<\/a><\/sup>. L\u2019inventario del 1756, invece, riporta le seguenti parole: \u00abUna sfera di rame d\u2019orato con suo piede tutta guarnita di coralli data dal Comendatore fra Cesare Ferro stimata scudi cento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_1775\" id=\"identifier_16_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACM Misc. 150A Libro quinto della Chiesa, Inventario dello stato degl&rsquo;Ori, Argenti, Gioje, ed altro della Maggior Chiesa Conventuale di S. Giovanni Cappella della Beatissima Vergine di Filermo, Parochia di S. Antonio Abbate e d&rsquo;altre Cappelle, ed Oratorij dipende[n]ti dalla Sagra Religione &hellip;, terminato in Ottobre 1756, f. 39v.\">17<\/a><\/sup>. Altre importanti notizie fornisce l\u2019iscrizione ancora visibile sul fondo della base dell\u2019opera, lungo il perimetro: \u00ab<em>FRATRIS DOMINI BERARDI DE FERRO XIX OLIM FRATER DOMINUS CESAR NOMINATUS DREPANITA MILES VENERANDELIGUAE ITALIAE SACRAE RELIGIONIS HIEROSOLIMITANAE DEDIT 1649\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_17_1775\" id=\"identifier_17_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Appartenente a Fra&rsquo; Don Berardo XIX Ferro, gi&agrave; Fra&rsquo; Don Cesare, soprannominato il Trapanese, Cavaliere della Veneranda Lingua d&rsquo;Italia della Sacra Religione Gerosolimitana, lo don&ograve; nel 1649&raquo;.\">18<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1649, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. John\u2019s Co-Cathedral, part. (\u00a9 Copyright St. John\u2019s Co-Cathedral Foundation).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Insieme a queste parole compare internamente, per ben quattro volte, uno stemma araldico<sup><a href=\"#footnote_18_1775\" id=\"identifier_18_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo stemma della famiglia Ferro &egrave; campito di rosso, con una fascia orizzontale dorata.\">19<\/a><\/sup> che reca una croce a sovrastare una fascia, sormontato da un elmo piumato coronato da cui fuoriesce un cagnolino rampante accompagnato dal motto <em>IN FVRES<\/em>. Si tratta di un pregevolissimo ostensorio donato da Fra\u2019 Cesare Ferro nel 1649, pertanto <em>terminus ante quem<\/em> per la datazione dell\u2019opera, appartenente a Fra\u2019 Berardo<sup><a href=\"#footnote_19_1775\" id=\"identifier_19_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. MUGNOS, Teatro genealogico delle famiglie d&eacute; regni di Sicilia ultra e citra, I, Palermo 1647-1670, ris.an. Bologna 1978, p. 355 ci informa che dopo il primo Berardo Ferro, vissuto nel XIII secolo,&laquo;tutti i primogeniti, e successori ne&rsquo; beni vincolati, si chiamarono Berardi, con titolo di regij Cavalieri, ed altri discendenti di secondi geniti pure in gran numero honorati col titolo di regij Cavalieri&raquo;.\">20<\/a><\/sup> XIX Ferro<sup><a href=\"#footnote_20_1775\" id=\"identifier_20_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Marito di Donna Teresa Riccio, fu padre di Antonia Ferro e Riccio. Per approfondimenti cfr. P. BENIGNO DI SANTA CATERINA, Trapani nello stato presente profana, e sacra. Opera divisa in due parti del P. Benigno da S. Caterina Agostin.oScalzo intitolata alla Vergine di Trapani, Parte prima Trapani profana, manoscritto del 1810 presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani ai segni Ms. 199, p. 369.\">21<\/a><\/sup>, gi\u00e0 fondatore nel 1574 della chiesa trapanese dei Francescani del Terzo ordine regolare dedicata a San Rocco<sup><a href=\"#footnote_21_1775\" id=\"identifier_21_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. M. DI FERRO, Biografia degli uomini illustri trapanesi dall&rsquo;epoca normanna sino al corrente secolo, Trapani 1830, t. I, pp. 61-62\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesare era figlio di Toscano Ferro e Alfonzo e di donna Antonia Ferro e Isfar, a sua volta figlia di Berardo XVI, e sorella di Berardo XVII e di Berardo XVIII Ferro<sup><a href=\"#footnote_22_1775\" id=\"identifier_22_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. MUGNOS, Teatro genealogico &hellip;, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 356-357. Cfr. anche A. MINUTOLO, Memorie del Gran Priorato di Messina, Messina 1699, Libro Ottavo. Delle armi, e discendenze dei Cavalieri Gerosolimitani della Citt&agrave; di Catania, e Trapani, p. 277\">23<\/a><\/sup>. Fra\u2019 don Blasco e donna Olimpia, moglie di don Francesco di Vincenzo, erano invece suoi fratelli<sup><a href=\"#footnote_23_1775\" id=\"identifier_23_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. MUGNOS, Teatro genealogico &hellip;, 1647-1670, rist. an., Bologna 1978, p. 357.\">24<\/a><\/sup>. Padre Benigno di Santa Caterina ci informa che \u00abFra Cesare di Ferro Fratel Germano dell\u2019anzidetto Fra Blasco\u00bb fu \u00abricevuto nell\u2019Ordine sotto li 10. di Agosto dell\u2019anno 1626\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_1775\" id=\"identifier_24_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. BENIGNO DI SANTA CATERINA, Trapani nello stato presente &hellip;, Parte prima &hellip;, manoscritto del 1810 &hellip;, pp. 398-401.\">25<\/a><\/sup>, mentre il fratello il 2 maggio 1624<sup><a href=\"#footnote_25_1775\" id=\"identifier_25_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">26<\/a><\/sup>. La famiglia Ferro fu, nel corso dei secoli, tra le pi\u00f9 influenti e prestigiose di Trapani, e naturalmente numerosi suoi membri furono Cavalieri dell\u2019Ordine<sup><a href=\"#footnote_26_1775\" id=\"identifier_26_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per notizie sulla famiglia Ferro F. Mugnos, Teatro genealogico &hellip;, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 350-357; A. MINUTOLO, Memorie &hellip;, 1699, pp. 268-291. Cfr. pure P. Benigno di Santa Caterina, Trapani nello stato presente &hellip;, Parte prima &hellip;, manoscritto del 1810 &hellip;, pp. 398-402, 472-473 e 486-500; V. PALIZZOLO GRAVINA, Il Blasone in Sicilia ossia Raccolta Araldica, Palermo 1871-1875, p. 178; A. MANGO DI CASALGERARDO, Nobiliario di Sicilia, vol. I, Palermo 1871-1875, ris. an. Bologna 1902-1905, p. 285.\">27<\/a><\/sup>. Tra gli esponenti di spicco,\u00abFra Scipione Ferro Cavalier di Malta, che prese l\u2019habito nel 1570; questi si ritrov\u00f2 nell\u2019armata navale di don Giovan d\u2019Austria, e nel 1625, doppo esser stato Ammiraglio della sua Religione, si mor\u00ec. Prior titolare di Capua citt\u00e0 d\u2019Italia, fu anche avventuriero nelle guerre di Portogallo in servigio del Re Filippo II, e fu il promo Cavaliere e Gran Croce della citt\u00e0 di Trapani in essa Religione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_1775\" id=\"identifier_27_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. MUGNOS, Teatro genealogico &hellip;, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, p. 356.\">28<\/a><\/sup>; \u00abFra don Ottavio Cavalier di Malta, che mor\u00ec Commendatore della citt\u00e0 di Castello\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_1775\" id=\"identifier_28_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">29<\/a><\/sup> e \u00abFra don Coletta Cavalier Gerosolimitano, che costeggiando con una sua Galera si mor\u00ec prigione in Costantinopoli dentro le sette Torri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1775\" id=\"identifier_29_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. MUGNOS, Teatro genealogico &hellip;, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 356-357.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ostensorio donato da Fra\u2019 Cesare \u00e8 un tripudio barocco di rame dorato, corallo, e smalti realizzato con la tecnica del \u2018retroincastro\u2019, come \u00e8 stata definita da Corrado Maltese e Maria Concetta Di Natale<sup><a href=\"#footnote_30_1775\" id=\"identifier_30_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ad laborandum curallum, in I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della mostra a cura di V. P. LI VIGNI, M. C. DI NATALE, V. ABBATE, Milano 2013, p. 42, scrive che &laquo;la tecnica pi&ugrave; antica di questa particolare lavorazione &egrave; detto &ldquo;a retroincastro&rdquo;, come si pens&ograve; di definirla insieme a Corrado Maltese in occasione della mostra L&rsquo;Arte del corallo in Sicilia, tenutasi al Museo Regionale Pepoli di Trapani nel 1986. Tale tecnica consiste nell&rsquo;inserimento nel rame dorato, preforato dal verso, di piccoli elementi di corallo levigato, baccelli, virgole, puntini fissati con pece nera, cera e chiusi con tela. L&rsquo;opera nel retro veniva rifinita, infine, con un&rsquo;altra lastra di rame lavorata e preziosamente decorata con punzonature per lo pi&ugrave; fitomorfe, ma talora anche con scene&raquo;. Cfr. anche L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986.\">31<\/a><\/sup>, che si caratterizza per la ricca decorazione e la raffinatezza compositiva e stilistica. Il fitto ornato \u2018a tappeto\u2019 fatto di virgole, baccelli, listelli in corallo riempie senza soluzione di continuit\u00e0 la superficie metallica, gravitando intorno alle due sagome terminali della base, alle testine alate, ai cammei, e alle rosette, tutti elementi tipici del complesso apparato ornamentale utilizzato dai maestri trapanesi nelle loro opere. Ha un\u2019alta base ottagonale che si articola su tre livelli sovrapposti: mentre i due esterni sono decorati da listelli corallini verticali, sette per ogni faccia, intervallati da elementi fogliformi in rame dorato e smalto bianco (quelli del livello inferiore hanno anche decorazioni in corallo), lo spazio centrale presenta una decorazione fatta di inserti in corallo, puntini, virgole e baccelli, a formare un disegno fitomorfo interrotto soltanto agli spigoli da testine alate in rame dorato, caratteristica quest\u2019ultima davvero singolare, mentre le ali sono smaltate di bianco. Il medesimo apparato ornamentale si ritrova nella parte alta del piede a circondare otto cammei con angeli musicanti, completati da cornicette ovali in rame dorato smaltate: si tratta di finissime micro-sculture ad altorilievo intagliate nei minimi particolari (<a title=\"Fig. 3. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1649, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. John\u2019s Co-Cathedral, part. (\u00a9 Copyright St. John\u2019s Co-Cathedral Foundation).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Segue il nodo piriforme con altri tre cherubini, questa volta in corallo scolpito, con le ali in rame dorato e smalto bianco. In alto il fusto \u00e8 collegato alla teca circolare da altri due cherubini identici, uno per lato, ma di dimensioni maggiori (<a title=\"Fig. 4. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1649, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. John\u2019s Co-Cathedral, part. (\u00a9 Copyright St. John\u2019s Co-Cathedral Foundation).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru04.jpg\">Fig. 4<\/a>). La raggiera \u00e8 composta da trentuno<sup><a href=\"#footnote_31_1775\" id=\"identifier_31_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Negli ostensori di tale tipologia, che grosso modomostranole medesime dimensioni, il numero dei raggi oscilla tra ventinove e trentuno. Basti pensare all&rsquo;Ostensorio custodito nel Cathedral Museum di Mdina, di cui si dir&agrave; pi&ugrave; avanti, e a quelli presenti a Palazzo Abatellis a Palermo, per cui cfr. note 39e 40, infra. Cfr. anche nota 42, infra.\">32<\/a><\/sup> elementi, una fitta alternanza di lance e fiamme completamente ricoperta da retroincastri corallini e completata da rosette dello stesso materiale arricchito da smalti bianchi e neri; essa funge da corona alla sfera, adorna su entrambe le facce dal medesimo motivo fitomorfo che, in una vibrante alternanza cromatica di oro e rosso, si sviluppa intorno a tre testine di cherubini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risultano evidenti gli stretti legami stilistici tra il manufatto e le opere conosciute dell\u2019abile corallaro trapanese Fra\u2019 Matteo Bavera<sup><a href=\"#footnote_32_1775\" id=\"identifier_32_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Fra Matteo Bavera cfr. M.C. Di Natale, Bavera Matteo, in Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo, a cura di R. Vadal&agrave;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e nella Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra, a cura di M. C. DI NATALE, Palermo 2003, pp. 370-371, con bibliografia precedente.\">33<\/a><\/sup>, <em>in primis<\/em> la famosa <em>Lampada pensile <\/em>firmata e datata 1633 oggi al Museo Pepoli di Trapani, proveniente dalla chiesa di San Francesco della stessa citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_33_1775\" id=\"identifier_33_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. NOVARA, Scheda 51, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 117, che riporta la ricca bibliografia precedente\">34<\/a><\/sup>. Particolari come la presenza dei cammei in corallo muniti di cornice \u00abornata da quegli smalti bianchi che lasciano trasparire il metallo dorato dal fondo, creando un ornato caratteristico degli orafi trapanesi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_1775\" id=\"identifier_34_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, Ars corallariorum et sculptorum coralli a Trapani, in Rosso Corallo&hellip;, 2008, p. 21.\">35<\/a><\/sup> non possono che richiamare alla mente quelli raffiguranti angeli che reggono i simboli della Passione di Cristo del <em>Calice<\/em>, custodito ugualmente al Pepoli e anch\u2019esso un tempo nella chiesa francescana, attribuito proprio al Bavera<sup><a href=\"#footnote_35_1775\" id=\"identifier_35_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. NOVARA, Scheda 62, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 128, con bibliografia precedente\">36<\/a><\/sup>; o ancora i cammei con le fatiche di Ercole del <em>Bracciale <\/em>proveniente dal tesoro della Madonna di Trapani, oggi al Museo Pepoli, datati <em>ante<\/em> 1647 e riferiti a Fra\u2019 Matteo Bavera o a suoi aiuti<sup><a href=\"#footnote_36_1775\" id=\"identifier_36_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. NOVARA, Scheda 44, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 109, con bibliografia precedente.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ostensorio \u00e8 poi strettamente raffrontabile con due esemplari coevi: il primo, appartenuto non casualmente al Gran Priorato praghese dell\u2019Ordine dei Cavalieri di Malta, si trova oggi nella capitale ceca<sup><a href=\"#footnote_37_1775\" id=\"identifier_37_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. STEHL&Iacute;KOV&Aacute;, Opere siciliane di corallo e avorio nelle collezioni ceche, in Il tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, vol. I, Catania 2008, pp. 350-352; Bohemia Sancta. Tesori d&rsquo;arte cristiana in Boemia, catalogo della mostra a cura di D. STEHL&Iacute;KOV&Aacute;, Praga 2004, p. 14.\">38<\/a><\/sup>, mentre il secondo \u00e8 custodito presso la Galleria Interdisciplinare Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis di Palermo<sup><a href=\"#footnote_38_1775\" id=\"identifier_38_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. DELL&rsquo;UTRI, Scheda 55, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 121, con bibliografia precedente.\">39<\/a><\/sup>. Entrambi costituiti da ventinove raggi, hanno la medesima base ottagona e il piede decorato ugualmente da otto placchette ovali con cornicette smaltate contenenti cammei in corallo, che per\u00f2 nell\u2019opera di Palermo raffigurano Santi. Un altro ostensorio coevo tipologicamente affine, con base ottagona e ventinove raggi, privo per\u00f2 di cammei sull\u2019alzata del piede, fa parte delle collezioni di Palazzo Abatellis: gi\u00e0 al Museo Nazionale dal 1882, proviene dal convento agostiniano di San Nicol\u00f2 da Tolentino di Palermo<sup><a href=\"#footnote_39_1775\" id=\"identifier_39_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">40<\/a><\/sup>. Si ricorda anche quello della met\u00e0 del XVII secolo gi\u00e0 in collezione privata di Ragusa<sup><a href=\"#footnote_40_1775\" id=\"identifier_40_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. DANEU, L&rsquo;Arte trapanese &hellip;, 1964, p. 144, n. 170, tav 23c.\">41<\/a><\/sup>, con base per\u00f2 esagonale, che oggi \u00e8 esposto al Museo della Cattedrale di San Giovanni Battista della stessa citt\u00e0. Un manufatto datato alla met\u00e0 del Seicento, che, per le scelte compositive e stilistiche, si pu\u00f2 accostare a quelli citati finora, mostrando per\u00f2 alcune varianti di gusto che si innestano sul modulo considerato che larga fortuna dovette avere specialmente nella prima met\u00e0 del XVII secolo, proviene dal monastero basiliano del Santissimo Salvatore di Palermo e oggi arricchisce le collezioni di Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_41_1775\" id=\"identifier_41_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. VADAL&Agrave;, Scheda 56, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 122, con bibliografia precedente.\">42<\/a><\/sup>. Caratteristica della parte esterna della sua raggiera \u00e8 il \u00abgiro continuo in argento e pietre colorate terminante con un piccolo fiore in corrispondenza di ciascun raggio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_1775\" id=\"identifier_42_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">43<\/a><\/sup>, anch\u2019esso decorato con pietre trasparenti bianche e verdi. Tale elemento, insieme all\u2019inserto metallico che circonda la sfera, \u00e8 un\u2019aggiunta posteriore<sup><a href=\"#footnote_43_1775\" id=\"identifier_43_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. DANEU, L&rsquo;Arte trapanese &hellip;, 1964, p. 136.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un piccolo e inedito <em>Ostensorio <\/em>in rame dorato e corallo custodito nella sagrestia della chiesa di Santa Caterina d\u2019Italia<sup><a href=\"#footnote_44_1775\" id=\"identifier_44_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Rev. Gino Gauci per avermi permesso di vedere e studiare l&rsquo;opera. Per notizie sulla chiesa cfr. A. FERRES, Descrizione Storica delle Chiese di Malta e di Gozo, Malta 1866, pp. 200-201; A. FERRIS, Memorie dell&rsquo;inclito Ordine &hellip;, 1885, pp. 114-116. Cfr. anche G. DARMANIN DEMAJO, Le Chiese della Lingua d&rsquo;Italia in Malta, in &ldquo;Archivio Storico di Malta&rdquo;, a. II, fasc. 1 (ottobre-dicembre), Roma 1930, pp. 23-36; Chiesa di Santa Caterina d&rsquo;Italia, La Valletta, Malta, ed. by G. GAUCI, Malta 1996. Oggi &egrave; la chiesa parrocchiale della comunit&agrave; italiana residente a Malta.\">45<\/a><\/sup> di Valletta, non a caso appartenente all\u2019Ordine di San Giovanni, e nello specifico alla Lingua d\u2019Italia, similmente presenta una decorazione con grandi pietre preziose bianche e verdi (<a title=\"Fig. 5. Maestranze trapanesi, inizi XVII e XVIII secolo, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. Catherine of Italy Church.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Il loro inserimento, da considerare senza dubbio successivo alla realizzazione dell\u2019opera, rende unico e originale il manufatto nel panorama della produzione dei maestri corallari trapanesi del XVII e del XVIII secolo. Raffinata e armonica appare l\u2019essenziale decorazione \u2018a retroincastro\u2019 fatta di piccoli elementi corallini levigati, tondini, virgole, listelli, gigli e piccoli fiori, che si innestano sul rame dorato senza interruzione. L\u2019ornato della base, costituito da piccole squame arrotondate, richiama quello presente sulla parte terminale a calotta rovesciata della <em>Lampada pensile<\/em> di collezione privata, gi\u00e0 nella Collezione Whitaker di Palermo<sup><a href=\"#footnote_45_1775\" id=\"identifier_45_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. CIN&Agrave;, Scheda 52, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 118, che riporta la bibliografia precedente.\">46<\/a><\/sup>, e anche della <em>Lampada<\/em> della Collezione Banca Popolare di Novara<sup><a href=\"#footnote_46_1775\" id=\"identifier_46_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. MARINO, Scheda 53, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 119, con bibliografia precedente.\">47<\/a><\/sup>. Senza dubbio, anche il restante registro decorativo \u00e8 strettamente paragonabile a quello delle due opere appena citate, nonch\u00e9 a quello della gi\u00e0 menzionata <em>Lampada pensile<\/em> del Bavera, particolari che consentono di collocare l\u2019ostensorio nella prima met\u00e0 del XVII secolo, verosimilmente nei primi decenni. La raggiera alterna lance lisce a fiamme ondulate in metallo con listelli corallini \u2018a retroincastro\u2019, e tipologicamente si pu\u00f2 accostare a quella dell\u2019ostensorio del Museo Pepoli di Trapani, gi\u00e0 nella chiesa di San Francesco d\u2019Assisi della stessa cittadina<sup><a href=\"#footnote_47_1775\" id=\"identifier_47_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. DELL&rsquo;UTRI, Scheda 57, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 123, con bibliografia precedente\">48<\/a><\/sup>. Quasi di certo nel corso del rimaneggiamento che l\u2019ostensorio sub\u00ec probabilmente nel Settecento, dettato da precise scelte dei proprietari o pi\u00f9 semplicemente dai cambiamenti del gusto e della moda, le \u2018borchie\u2019 contenenti le pietre furono inserite in sostituzione di precedenti testine di cherubini alati scolpite in corallo, ornato tipico di gran parte delle opere di questo secolo, e ancora presente agli inizi del successivo. Ogni pietra \u00e8 sfaccettata e montata su un supporto sopraelevato rispetto al metallo sottostante, circondato da decori in argento posti a mo\u2019 di cornice a ricordare delle ali (<a title=\"Fig. 6. Maestranze trapanesi, inizi XVII e XVIII secolo, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta, St. Catherine of Italy Church, part.. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Tali preziosi inserti, collocati sull\u2019alzata del piede, sul nodo piriforme, sull\u2019innesto della baionetta e sulla cornice bombata circolare della teca, variano di volta in volta la modalit\u00e0 con la quale sono inseriti nel supporto che le contiene, presentando rispettivamente cornicette dentellate, oppure fitomorfi o nastriformi, in questi ultimi due casi con le <em>griffe<\/em> della montatura a vista. Da segnalare che punzonature fitomorfe, in particolare volute affrontate, decorano il <em>verso <\/em>della base (<a title=\"Fig. 7. Maestranze trapanesi, inizi XVII e XVIII secolo, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Valletta,St. Catherine of Italy Church, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru07.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera oggi appare parecchio danneggiata e compromessa, basti pensare soltanto all\u2019evidente distacco e alla perdita del materiale corallino in diversi punti, oppure all\u2019intervento che ha portato all\u2019innesto tra fusto e raggiera senza baionetta, utilizzando direttamente un raggio, con la conseguente assenza del tipico elemento di raccordo tra queste due parti rappresentato da una testa di cherubino alato su ambedue i lati. Pur trattandosi quasi certamente di un manufatto donato da un Cavaliere italiano, purtroppo allo stato non si hanno notizie precise sulla sua committenza e provenienza. L\u2019<em>Inventario delle suppellettili <\/em>della chiesa di Santa Caterina datato 30 aprile 1715 non fa alcun cenno all\u2019opera<sup><a href=\"#footnote_48_1775\" id=\"identifier_48_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AOM 1965 Inventario delle Supelletteli Della Chiesa di Sta Catarina A (Atti Priorali).\">49<\/a><\/sup>, pertanto \u00e8 possibile ipotizzare che essa fu donata successivamente a questa data e al rinnovamento che l\u2019edificio sub\u00ec in questi anni<sup><a href=\"#footnote_49_1775\" id=\"identifier_49_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti cfr. A. FERRIS, Memorie dell&rsquo;inclito Ordine &hellip;, 1885, p. 114.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ormai risaputo chetra il XVII e il XVIII secolo gli ordini religiosi pi\u00f9 in vista<sup><a href=\"#footnote_50_1775\" id=\"identifier_50_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, p. 31, scrive che un &laquo;Crocifisso di corallo particolarmente elogiato fu quello donato nel 1687 dai Padri Filippini di Palermo a quelli di Roma [&hellip;]&raquo;, e che &laquo;Padre Andrea Bini da Spello, Ministro Generale dei Padri Minori Conventuali, negli anni 1665-70, &ldquo;ritornando di Sicilia&rdquo; donava al Cardinale Fachinetti quel calice di corallo che l&rsquo;alto prelato a sua volta offriva alla Basilica di San Francesco ad Assisi, destinato a servire &ldquo;l&rsquo;altare del Gloriosissimo Patriarca S. Francesco e nelle solennit&agrave; maggiori la Chiesa di Sopra&rdquo;&raquo;. D&rsquo;altra parte, come gi&agrave; accennato parlando di Fra&rsquo; Matteo Bavera, i Francescani Conventuali di Trapani possedettero alcune opere in corallo che sono a tutt&rsquo;oggi tra le pi&ugrave; alte realizzazioni conosciute, dovute proprio al suddetto maestro corallaro trapanese che si era ritirato come fratello laico presso il loro convento, contribuendo, proprio come i Gesuiti, alla fortuna e alla diffusione di tali manufatti presso gli altri conventi dell&rsquo;Ordine. Cfr. I grandi capolavori &hellip;, 2013, passim. E ancora, V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 55, scrive che &laquo;Oratoriani, Teatini, Crociferi, Domenicani non furono da meno. Oltre ai ricami, pare in particolare che i monasteri femminili di alto rango preferissero calici ed ostensori con applicazioni di corallo; si ricordino per esempio gli ostensori di provenienza palermitana per le monache francescane di San Vito, le Basiliane del SS. Salvatore, per il monastero delle Carmelitane dell&rsquo;Assunta di Via Maqueda [&hellip;]; o quello per le monache Benedettine di Montevergine a Sortino; il calice ora al Pepoli per le Benedettine di S. Pietro a Marsala&raquo;.\">51<\/a><\/sup>, primi fra tutti i Gesuiti, furono committenti di opere in corallo o comunque destinatari privilegiati di tali creazioni, \u00aba volte tramite donazione dovuta a prelati o alle nobili famiglie cui solitamente appartenevano i rampolli avviati alla vita monastica e religiosa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_1775\" id=\"identifier_51_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 54.&nbsp; Per l&rsquo;argomento cfr. Idem, Corallo: &ldquo;L&rsquo;arte di lavorare con tal finezza in materia s&igrave; difficile&rdquo;, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, pp. 57-63.\">52<\/a><\/sup>.Basti pensare, nel caso di committenza diretta, allo splendido <em>Paliotto architettonico <\/em>di manifattura messinese e trapanese, datato agli anni 1651-53, ricamato con fili di seta e argento e applicazioni di grani di corallo e granati rossi, proveniente dalla chiesa dell\u2019Immacolata del Collegio dei Gesuiti di Trapani e oggi al Museo Pepoli della stessa citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_52_1775\" id=\"identifier_52_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. SCANDARIATO, Scheda 71, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, pp. 138-139, che riporta la bibliografia precedente.\">53<\/a><\/sup>. Gli stessi Padri trapanesi, secondo quanto \u00e8 dato sapere dall\u2019inventario dell\u201911 dicembre 1767, possedevano \u00ab1 sfera di rame indorato tempestata di corallo; [&#8230;] 1 Crocefisso con suo piede di rame con testone d\u2019argento e suo Crocefisso di corallo; 1 Crocefisso col piede di legno indorato con suo testone d\u2019argento e suo Crocefisso di corallo [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_53_1775\" id=\"identifier_53_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BUSCAINO, I Gesuiti di Trapani, Trapani 2006, pp. 238-239.\">54<\/a><\/sup>. E ancora, \u00abin data 30.6.1646 per fare la sfera di corallo per il SS. Sacramento a mastro Giacomo Daidone, per corallo, per oro, per indorare per 2 tondi in mezzo, per rosette di rame, per mettere 2 teste di serafini e per mettere a cavallo tutta l\u2019opera, furono pagate a saldo complessive onze 23, tar\u00ec 5 e grana 20; [\u2026] in data 7.10.1646 per un calice di corallo e rame dorato furono pagate a Giovanni Battista La Francesca (?) once 4\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_1775\" id=\"identifier_54_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BUSCAINO, I Gesuiti&hellip;, 2006, p. 100.\">55<\/a><\/sup>. Un piccolo <em>Crocifisso<\/em> in corallo, che Maurizio Vitella data alla fine del XVII &#8211; inizi del XVIII secolo, fa parte ancora oggi del tesoro del Collegio trapanese<sup><a href=\"#footnote_55_1775\" id=\"identifier_55_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Il Tesoro del Collegio dei Gesuiti di Trapani, in Itinerari d&rsquo;arte in Sicilia, a cura di G. BARBERA, M.C. DI NATALE, Napoli 2012, p. 149.\">56<\/a><\/sup>. Per quanto riguarda, invece, esempi di donazioni ricordiamola <em>Croce reliquiaria <\/em>in rame dorato, cristallo di rocca e corallo della chiesa del Ges\u00f9 di Casa Professa di Palermo, contente la reliquia di San Francesco Saverio e caratterizzata dall\u2019iscrizione con il nome della nobile committente Caterina Pap\u00e8 Vignola, che Maria Concetta Di Natale riferisce alla collaborazione tra l\u2019argentiere trapanese Andrea De Oliveri, l\u2019orafo di origine lombarda Marzio Cazzola e il corallaro trapanese Thomas Pompeiano, e data agli anni 1619-1624<sup><a href=\"#footnote_56_1775\" id=\"identifier_56_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Ad laborandum &hellip;, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 45 e EADEM, Scheda 46, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 111con bibliografia precedente. Per Marzio Cazzola cfr. EADEM, Un orafo Lombardo a Palermo: Marzio Cazzola, in Itinerari d&rsquo;arte &hellip;, 2012, pp. 106-110. Per i tre Paliotti e la Pianeta decorati con il corallo che si trovano oggi a Casa Professa cfr. R. CIVILETTO, Schede 3, 14 e 16, in Architetture barocche in argento e corallo, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, Catania 2008, pp. 112-113, 162-167 e 174-177 che riportano la bibliografia precedente; M.C. DI NATALE, Scheda 175, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 370.\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, anche Gina Carla Ascione, descrivendo quanto avveniva a Napoli, scrive che \u00abmolto spesso nei tesori degli ordini erano conservati manufatti in corallo [\u2026] non molto diversi nello stile e nella tecnica da quelli che contemporaneamente si fabbricavano a Trapani e nel resto della Sicilia: dalle semplici collane, corone, bracciali, spesso donati alle statue dei santi protettori, alle composizioni pi\u00f9 complesse ed articolate\u00bb<sup><a href=\"#footnote_57_1775\" id=\"identifier_57_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. ASCIONE, Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo, Napoli 1991, p. 64.\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare ormai certo che il Collegio di Trapani<sup><a href=\"#footnote_58_1775\" id=\"identifier_58_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per notizie sull&rsquo;argomento cfr. A. BUSCAINO, I Gesuiti &hellip;, 2006.\">59<\/a><\/sup> dovette fungere, in termini di diffusione e di fornitura di manufatti in corallo, da tramite verso le altre case della Compagnia, non soltanto dell\u2019intera Sicilia. Ci\u00f2 costituisce un\u2019ulteriore riprova del fatto che le maestranze trapanesi furono partecipi della circolazione culturale isolana, ma anche in grado di dettare mode e di affermarsi a livello internazionale per la sapienza compositiva e la raffinatezza delle proprie realizzazioni, nelle quali si rivelavano in grado di sfruttare con estrema padronanza e perizia tecnica i pi\u00f9 pregiati materiali offerti loro dalla natura. Vincenzo Abbate riporta che il 1 gennaio 1622 vennero pagate 4 onze per statuette di corallo comprate a Trapani per il Padre Giuseppe Lamatina, Ministro della Casa Professa di Palermo; il 6 marzo 1637 l\u2019argentiere palermitano Vincenzo Grosso si impegn\u00f2 a fare un tosello d\u2019argento e corallo per il Noviziato di Palermo; nel 1652 l\u2019orafo trapanese Giovan Battista La Francesca vendette al Padre gesuita Don Giacomo Mirabili quattro candelabri per l\u2019altare lavorati con il corallo; il 30 aprile 1731 vennero spese 8 onze dai Padri Gesuiti della Casa di San Francesco Saverio di Palermo per una \u201cstatuetta d\u2019avorio di S. Sebastiano, legata in una rama di corallo con piedistallo di corallo ed argento\u201d, 4 onze per una \u201cstatuetta della Madonna d\u2019avorio con piedestallo di corallo ed argento\u201d, 4 onze per un\u2019altra simile raffigurante San Giuseppe d\u2019avorio, e 2 per una \u201csopracarta di corallo ingastata in ottone addorato\u201d<sup><a href=\"#footnote_59_1775\" id=\"identifier_59_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 66, nota 19.&nbsp;\">60<\/a><\/sup>. Sappiamo, inoltre, che il 18 ottobre 1629 \u00abla casa generalizia di Roma era in contatto con i Padri di Palermo per avere da Trapani corone da mandare addirittura in Tibet\u00bb<sup><a href=\"#footnote_60_1775\" id=\"identifier_60_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, pp. 54-55.\">61<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, non stupisceaffatto che lo splendido <em>Ostensorio<\/em> in rame dorato, corallo, e smalti,oggi custodito al <em>Cathedral Museum<\/em> di Mdina (<a title=\"Fig. 8. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1658 , &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru08.jpg\">Fig. 8<\/a>), giunga al Collegio dei Gesuiti di Valletta<sup><a href=\"#footnote_61_1775\" id=\"identifier_61_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Collegio dei Padri Gesuiti di Valletta fu fondato il 12 novembre 1592 mentre era vescovo di Malta Fra&rsquo; Tommaso Gargallo (1578-1614) e Gran Maestro dell&rsquo;Ordine Fra&rsquo; Hughes Loubenx de Verdalle (1582-1595). La loro espulsione dall&rsquo;Isola avvenne nell&rsquo;aprile 1768 per volont&agrave; del Gran Maestro Fra&rsquo; Manuel Pinto de Fonseca (1742-1773), ovvero cinque anni prima della soppressione e dissoluzione della Compagnia di Ges&ugrave; decretata da Papa Clemente XIV. Per approfondimenti cfr. A. FERRIS, Storia Ecclesiastica di Malta raccontata in compendio, Malta 1877, pp. 210-212.Per notizie sulla chiesa del Ges&ugrave; di Valletta cfr. A. FERRES, Descrizione Storica &hellip;, 1866, pp. 190-195.\">62<\/a><\/sup> da Trapani tramite i confratelli siciliani. L\u2019opera \u00e8 da identificarsi senza alcun dubbio con quella citatail 18 luglio 1658 nel seguente documento: \u00abAl Collegio di Trapani onze quaranta per tantehavute contanti dal Padre Rettore di Malta per via del clerico Paolo di (Fiamme) e sono per (sue) che dover\u00e0 il Padre Procuratore spendere per la sphera de Corallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_62_1775\" id=\"identifier_62_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Case ex Gesuitiche, Qq 11, c. 57v. Soltanto la seguente notizia &laquo;18 luglio 1650. Una sfera di Corallo viene fatta a Trapani per il Collegio gesuitico di Malta&raquo; era gi&agrave; presente in V. ABBATE, Le vie del corallo &hellip;, in L&rsquo;arte del corallo &hellip;, 1986, p. 66, nota 19, con diversa datazione.\">63<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro documento inedito, del settembre 1655, ci informa che i Gesuiti di Malta pagarono 105 scudi e 5 tar\u00ec \u00abper la Sfera del Santissimo di Coralli, e cassetta per portarla\u00bb<sup><a href=\"#footnote_63_1775\" id=\"identifier_63_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACM Gesuiti, Giornale e Maggiore, Lettera F, 1646-1661, f. 371.\">64<\/a><\/sup>. L\u2019ostensorio<sup><a href=\"#footnote_64_1775\" id=\"identifier_64_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Rev. Dr Edgar Vella, per avermi concesso di studiare l&rsquo;opera. T. TERRIBILE, Treasures in Maltese Churches. Valletta, Malta 2002, p. 175 e F. BALZAN, A. DEIDUN, Notes for a History of coral &hellip;, in 60th Anniversary &hellip;, 2010, p. 441 citano il manufatto.\">65<\/a><\/sup> appare strettamente raffrontabile con l\u2019esemplare custodito nel tesoro della co-cattedrale di Valletta. Le due pregiate composizioni, che magistralmente uniscono il rame dorato, il corallo finemente lavorato e gli smalti, differiscono soltanto in piccoli dettagli, quali ad esempio l\u2019assenza, in quella di Mdina, dei cammei minuziosamente intagliati sull\u2019alzata del piede, mentre i cherubini alati della base sono in corallo, e non in rame dorato (<a title=\"Fig. 9. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1658 , &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Pressoch\u00e9 identiche sono anche le dimensioni dei due manufatti, la sovrabbondante decorazione con coralli inseriti \u2018a retroincastro\u2019 (<a title=\"Fig. 10. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1658 , &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru10.jpg\">Fig. 10<\/a>), nonch\u00e9 la struttura della raggiera, che ugualmente \u00e8 conclusa da 31 elementi a lance e fiamme (<a title=\"Fig. 11. Maestranze trapanesi, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1658 , &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Appare verosimile ipotizzare che i due ostensori furono realizzati dalla medesima bottega trapanese, adusa a riproporre pi\u00f9 volte gli stessi modelli oppure conosciuta, e pertanto richiesta sul mercato, proprio perch\u00e9 in grado di realizzare opere con determinate caratteristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pregiato <em>Capezzale <\/em>ottagonale, oggi custodito in un ente ecclesiastico maltese (<a title=\"Fig. 12. Maestranze trapanesi, fine del XVII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la Madonna del Pilar e San Giacomo il Maggiore&lt;\/i&gt;, Malta, Ente ecclesiastico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru12.jpg\">Fig. 12<\/a>), mostra al centro le figure interamente scolpite nel corallo della Vergine del Pilar di tre quarti, con un braccio sollevato in atteggiamento benedicente, assisa sopra la colonna e circondata da alcuni angioletti, e dell\u2019Apostolo San Giacomo Maggiore in preghiera, inginocchiato dinanzi a Lei<sup><a href=\"#footnote_65_1775\" id=\"identifier_65_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo la tradizione, la Vergine apparve vicino alle sponde del fiume Ebro per confortare l&rsquo;Apostolo, deluso dai risultati della sua predicazione, e gli don&ograve; un pilastro(pilar) chiedendogli di edificare un tempio in suo onore nelle vicinanze. L&rsquo;attuale Santuario della Beata Vergine del Pilar di Saragozza sorgerebbe, appunto, sul luogo che ospit&ograve; la primitiva cappella eretta dall&rsquo;Apostolo in perpetuo ricordo di tale miracolo. Per il culto della Vergine del Pilar a Malta cfr. V. BORG, Various Marian Devotions, in Marian Devotions in the Islands of Saint Paul (1600-1800), ed. by. V. BORG, Malta 1983, pp. 205-206.\">66<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Maestranze trapanesi, fine del XVII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la Madonna del Pilar e San Giacomo il Maggiore&lt;\/i&gt;, Malta, Ente ecclesiastico, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru13.jpg\">Fig. 13<\/a>). Senza dubbio tale iconografia rispecchia precisi dettami della committenza, che quasi sicuramente dovette essere spagnola. Il capezzale, da collocare alla fine del XVII secolo anche per la totale assenza degli smalti, \u00e8 non a caso interamente realizzato con la tecnica della \u2018cucitura\u2019. Scrive Maria Concetta Di Natale che \u00aballa fine del Seicento e nel XVIII secolo, vanno pertanto mutando non solo le tipologie e i soggetti delle opere realizzate in corallo, ma anche le tecniche e i materiali impiegati. Cos\u00ec, alla pi\u00f9 antica tecnica del retroincastro su rame dorato subentra quella della cucitura, tramite fili metallici e pernetti, dei singoli elementi di corallo, che non sono pi\u00f9 lisci e dalla sagoma semplice e stilizzata, ma fitomorfi, floreali e ridondanti di motivi curvilinei\u00bb<sup><a href=\"#footnote_66_1775\" id=\"identifier_66_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ad laborandum &hellip;, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 51.\">67<\/a><\/sup>. La fascia piatta della cornice, racchiusa all\u2019interno e all\u2019esterno da una modanatura con spolette coralline (singola nel primo caso, doppia nel secondo), \u00e8 divisa in otto settori da costoloni in argento decorati al centro da pezzetti di corallo disposti verticalmente; al centro di ognuno di questi spazi stanno margherite in corallo circondate da piccoli elementi fitomorfi dello stesso materiale, a formare volute armonicamente disposte. La medesima decorazione, con margherite, piccoli fiorellini, girali fitomorfi in corallo, si ritrova nella fastosa cornice \u2018a merletto\u2019, che completa, arricchendolo, il manufatto, che \u00e8 coronato in alto da un ampio motivo nastriforme. Il capezzale \u00e8 un vivace e delicatissimo trionfo del prezioso materiale marino, in parte accostabile, per soluzioni compositive riguardanti la cornice e il fregio esterno, al <em>Capezzale con Battesimo di Cristo<\/em> della Fondazione Whitaker datato fine XVII &#8211; inizi XVIII secolo, similmente di foggia ottagonale e realizzato in rame dorato, corallo e argento, con otto elementi fitomorfi in argento a sezionare la cornice<sup><a href=\"#footnote_67_1775\" id=\"identifier_67_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Scheda 42, in C. DEL MARE &ndash; M.C. DI NATALE, Mirabilia Coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi, catalogo della mostra a cura di C. DEL MARE, Napoli 2009, pp. 188-189, che riporta la bibliografia precedente.\">68<\/a><\/sup>; e alla <em>Specchiera<\/em> in rame dorato, corallo e smalti della seconda met\u00e0 del XVII secolo gi\u00e0 della Collezione Whitaker e oggi in collezione privata, che per\u00f2 presenta piccole cariatidi alate a dividere la fascia della cornice in otto parti<sup><a href=\"#footnote_68_1775\" id=\"identifier_68_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. BAJAMONTE, Scheda 85, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 157, con bibliografia precedente.\">69<\/a><\/sup>. Rispondenti al medesimo gusto sono, ancora, la <em>Cornice ottagonale <\/em>della fine del XVII secolo della Collezione Banca Popolare di Novara, suddivisa ugualmente in otto settori da fogliette in metallo dorato applicate in corrispondenza degli angoli<sup><a href=\"#footnote_69_1775\" id=\"identifier_69_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. MARINO, Scheda 86, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 158, con bibliografia precedente.\">70<\/a><\/sup>, e la coeva <em>Cornice<\/em> in rame dorato, corallo, smalto e madreperla oggi a Palazzo Abatellis, gi\u00e0 nella collezione Antonello Governale<sup><a href=\"#footnote_70_1775\" id=\"identifier_70_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Scheda 226, in Il tesoro dell&rsquo;Isola &hellip;, vol. II, 2008, pp. 1011-1012, con bibliografia precedente.\">71<\/a><\/sup>. Non \u00e8 poi casuale, dal momento che quasi di certo la committenza del capezzale che oggi si trova a Malta dovette essere spagnola, che esso sembri richiamare, nel caratteristico motivo \u2018a traforo\u2019 merlettato della cornice esterna, le trine e i pizzi tanto cari alla moda iberica dell\u2019epoca, che presto si diffuse anche in Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro manufatto che stupisce per la sua ricercatezza \u00e8 l\u2019inedito <em>Capezzale con la visione di Sant\u2019Antonio da Padova <\/em>che si trova nei depositi del National Museum of Fine Arts di Valletta<sup><a href=\"#footnote_71_1775\" id=\"identifier_71_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Dott. Sandro Debono per avermi permesso di studiare l&rsquo;opera.\">72<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Maestranze trapanesi, terzo\/quarto decennio del XVIII secolo, Capezzale con la visione di Sant\u2019Antonio da Padova, Valletta, National Museum of Fine Arts.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Fu acquistato dal Museo nel 1964, proveniente dalla collezione di Mons. Giuseppe Apap Bologna Navarra Cassia, Arcidiacono della Cattedrale maltese deceduto nel 1962<sup><a href=\"#footnote_72_1775\" id=\"identifier_72_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un ringraziamento va al Marchese Nicholas de Piro, per l&rsquo;informazione fornitami.\">73<\/a><\/sup>. Si tratta di un\u2019opera prodotta dalle maestranze trapanesi nella prima met\u00e0 del XVIII secolo, ed \u00e8 un aulico emblema di quel momento di trapasso in cui gli abili artigiani della citt\u00e0 siciliana persero l\u2019egemonia nella lavorazione del corallo volgendosi ad altre tecniche e materiali, ma con risultati ugualmente eccellenti. Tale capolavoro \u00e8, infatti, un trionfo di avorio, tartaruga, madreperla, ambra, agata, lapislazzuli, diaspro, pietre dure, paste vitree policrome, filigrana d\u2019argento, vetro dipinto, rame e bronzo dorato, argento, mentre il corallo trova un esiguo, seppur importante, spazio nella ricca decorazione<sup><a href=\"#footnote_73_1775\" id=\"identifier_73_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A questo proposito M.C. DI NATALE (Scheda 106 &hellip;, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 184) scrive che &laquo;il desiderio di percorrere nuove vie e trovare nuove soluzioni tecniche per tali creazioni artigianali, forse a poco a poco stimolato anche dalla progressiva rarefazione dei banchi di corallo, nonch&eacute; dalle vicende storiche che provocarono la diaspora di buona parte dei corallari, fanno s&igrave; che esso lentamente scompaia come prodotto tipico delle maestranze trapanesi, via via sostituito da altri quali la madreperla, la tartaruga e l&rsquo;avorio&raquo;.\">74<\/a><\/sup>. Il capezzale raffigura al centro (<a title=\"Fig. 15. Maestranze trapanesi, terzo\/quarto decennio del XVIII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la visione di Sant\u2019Antonio da Padova&lt;\/i&gt;, Valletta, National Museum of Fine Arts, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru15.jpg\">Fig. 15<\/a>), disposti entro una scatola prospettica che suggerisce uno svolgimento in profondit\u00e0 oltre la lastra di lapislazzuli<sup><a href=\"#footnote_74_1775\" id=\"identifier_74_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Basti osservare il soffitto a cassettoni, le pareti laterali e l&rsquo;architettura sullo sfondo in metallo dorato, oppure il diradarsi dei gradini in pietre dure.\">75<\/a><\/sup>, Sant\u2019Antonio in ginocchio con indosso l\u2019abito francescano, sopra un nugolo di nubi che quasi lo fa apparire sospeso da terra, e le braccia aperte rivolte in alto alla Vergine che tiene in braccio il Bambino che a sua volta pare protendersi verso il Santo. Essi risultano collocati in maniera diagonalmente simmetrica, in basso a sinistra Sant\u2019Antonio, in alto a destra la Madonna col Bambino. A loro volta formano una X con altre due piccole sculture ugualmente disposte in diagonale, ovvero l\u2019angioletto in basso a destra che offre il giglio a Sant\u2019Antonio, suo elemento iconografico privilegiato, e il Padre Eterno in alto a sinistra circondato da nubi e con il globo in mano.Tra i due gruppi \u00e8 presente anche la colomba dello Spirito Santo, mentre altri angioletti giocosi nelle posizioni pi\u00f9 disparate completano la scena. Tutte queste figure sono integralmente realizzate in avorio, scolpito nei minimi dettagli, come denotano soprattutto il virtuosismo e la finezza d\u2019esecuzione dei panneggi e la resa fisionomica dei personaggi. Racchiude la scena una cornice quadrata con sagoma a cassetta che presenta battuta e profilo bombati in tartaruga, con elementi decorativi in avorio agli angoli oltre che applicazioni in filigrana d\u2019argento contenenti paste vitree verdi; la fascia piatta \u00e8 in diaspro, con scudi contenenti pietre dure, in particolare agata, lapislazzuli e altri diaspri dalle cromie variegate, circondate da ampi motivi ornamentali in bronzo dorato. Ricchissimo e pervaso dal medesimo gusto polimaterico \u00e8 l\u2019ampio e arioso fregio fitomorfo composto da lussureggianti girali acantiformi, volute, festoni, elementi fogliacei in diverse qualit\u00e0 d\u2019ambra (tra le quali spicca quella del Simeto, pi\u00f9 chiara) e avorio, con piccoli inserti di madreperla e corallo, e ancora infiorescenze in avorio, corallo o ambra con paste vitree azzurre o verdi a mo\u2019 di pistilli (<a title=\"Fig. 16. Maestranze trapanesi, terzo\/quarto decennio del XVIII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la visione di Sant\u2019Antonio da Padova&lt;\/i&gt;, Valletta, National Museum of Fine Arts, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru16.jpg\">Fig. 16<\/a>), che colmano all\u2019inverosimile la superficie dell\u2019opera innestandosi sopra una lastra di vetro dipinto blu. L\u2019aulica composizione \u00e8 completata da un ridondante e articolato fastigio in bronzo dorato dove si ripete la medesima decorazione fitomorfa con volute in avorio e ambra, inserti corallini e piccoli fiori in filigrana d\u2019argento con pietra centrale, che fa da cornice a un ovale d\u2019agata,circondato lateralmente anche da due puttini festanti in avorio; a sua volta esso \u00e8 coronato da un fiore in ambra, corallo e filigrana d\u2019argento con pistillo simulato da un grossa pasta vitrea verde sfaccettata e foglie in madreperla (<a title=\"Fig. 17. Maestranze trapanesi, terzo\/quarto decennio del XVIII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la visione di Sant\u2019Antonio da Padova&lt;\/i&gt;, Valletta, National Museum of Fine Arts, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru17.jpg\">Fig. 17<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur essendo molte le opere che si potrebbero menzionare come termini di paragone, il <em>Capezzale con Giuditta e Oloferne <\/em>di collezione privata di Palermo<sup><a href=\"#footnote_75_1775\" id=\"identifier_75_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Ad laborandum&hellip;, in I grandi capolavori &hellip;, 2013, p. 52, che riporta la bibliografia precedente.\">76<\/a><\/sup> \u00e8 strettamente raffrontabile per la medesima esuberanza decorativa e perizia artigianale, oltre che per molti dettagli compositivi, tanto da fare ipotizzare che verosimilmente derivino dalla stessa bottega trapanese. Si ricordano anche i due capezzali delle collezioni del Museo Civico d\u2019Arte Antica di Palazzo Madama di Torino raffiguranti il <em>Riposo durante la fuga in Egitto <\/em>e l\u2019<em>Apparizione della Vergine a un Santo frate<\/em>, anch\u2019esse creazioni di maestranze trapanesi della prima met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_76_1775\" id=\"identifier_76_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Ars corallariorum &hellip;, in Rosso Corallo &hellip;, 2008, p. 30, con bibliografia precedente.\">77<\/a><\/sup>. Rientra nella stessa tipologia anche la <em>Cornice <\/em>in rame argentato e dorato, avorio, corallo, madreperla, tartaruga, diaspro e vetro oggi al Museo Duca di Martina di Napoli<sup><a href=\"#footnote_77_1775\" id=\"identifier_77_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. DANEU, L&rsquo;Arte trapanese &hellip;, 1964, p. 134, n 101, tav. XXXII; L. ARBACE, L&rsquo;arte della tartaruga a Napoli nel Settecento e P. GIUSTI, Scheda 5, in L&rsquo;arte della tartaruga. Le opere dei Musei napoletani e la donazione Sbriziolo-De Felice, catalogo della mostra a cura di L. ARBACE, Napoli 1994, pp. 26 e 50-51, con bibliografia precedente. Cfr. pure E. COLLE, Il mobile barocco in Italia. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1600 al 1738, Milano 2000, p. 50; M.C. DI NATALE, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo e Scheda VI.7, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, pp. 36-37 e 271.\">78<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista figurativo, nel panorama delle arti decorative trapanesi non \u00e8 dato riscontrare una simile iconografia che riguardi Sant\u2019Antonio da Padova<sup><a href=\"#footnote_78_1775\" id=\"identifier_78_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quanto concerne l&rsquo;iconografia di Sant&rsquo;Antonio nelle arti decorative trapanesi cfr. T. CRIVELLO, Sant&rsquo;Antonio di Padova, in Materiali preziosi &hellip;, 2003, pp. 201-203. Per l&rsquo;iconografia di Sant&rsquo;Antonio da Padova cfr. L. R&Eacute;AU, Iconographie de l&rsquo;Art Chr&eacute;tien, t. III Iconographie des Saints I, Paris 1958, pp. 115-122; M.L. CASANOVA, ad vocem Antonio di Padova, in Bibliotheca Sanctorum, vol. II, Roma 1962, pp. 180-186.\">79<\/a><\/sup>, soggetto religioso sicuramente voluto dalla prestigiosa committenza. Il culto e la devozione nei confronti del Santo ebbero grande incremento a Malta con il Gran Maestro Ant\u00f3nio Manoel de Vilhena, in carica dal 1722 al 1736, che ne portava lo stesso nome e che era anch\u2019egli portoghese. Si ricorda a questo proposito che all\u2019interno di Fort Manoel, la fortificazione che fece costruire nel porto di Marsamxett, a nord-ovest di Valletta, fu edificata nel 1727 una cappella dedicata proprio a Sant\u2019Antonio<sup><a href=\"#footnote_79_1775\" id=\"identifier_79_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. FERRIS, Storia Ecclesiastica di Malta &hellip; 1877, p. 269. Cfr. anche Idem, Memorie dell&rsquo;inclito Ordine &hellip;, 1885, pp. 53-54. Ornava l&rsquo;altare della Cappella un dipinto del pittore maltese Gian Nicola Buhagiar (1698-1752) con Sant&rsquo;Antonio, che oggi si trova al National Museum of Fine Arts di Valletta.\">80<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte una datazione del capezzale al terzo\/quarto decennio del XVIII secolo appare compatibile con le caratteristiche tecniche, formali e stilistiche del manufatto, che si inserisce pienamente nella cultura tardobarocca di matrice mediterranea, che trova degna espressione nella sua ricchezza, nel raffinato accostamento di materiali diversi tra loro e nella coesistenza virtuosistica di effetti di luminosit\u00e0 e chiaroscuro: basti pensare alle calde tonalit\u00e0 della tartaruga e dell\u2019ambra, all\u2019intensit\u00e0 vibrante del rosso corallo, al candore dell\u2019avorio, ai riflessi cangianti della madreperla e dei lapislazzuli, al luccichio del rame e del bronzo dorato, allo sfavillio policromo delle paste vitree di contro alla fredda ricercatezza delle pietre dure e all\u2019effetto del vetro dipinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro raffinatissimo <em>Capezzale <\/em>ottagonale trapanese pressoch\u00e9 coevo, pervaso dal medesimo gusto tardo-baroccheggiante e che mostra le medesime caratteristiche stilistico-compositive, si trova in una collezione privata maltese<sup><a href=\"#footnote_80_1775\" id=\"identifier_80_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. N. DE PIRO, The Quality of Malta. Fashion and Taste in Private Collections, Malta 2003, pp. 194-195.\">81<\/a><\/sup>, gi\u00e0 di propriet\u00e0 del Marchese Cassar de Sain\/Testaferrata<sup><a href=\"#footnote_81_1775\" id=\"identifier_81_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Marchese Nicholas de Piro per avermi gentilmente fornito la notizia.\">82<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 18. Maestranze trapanesi, terzo\/quarto decennio del XVIII secolo, &lt;i&gt;Capezzale con la Sacra Famiglia e i Santi Anna e Gioacchino&lt;\/i&gt;, Malta, collezione privata (Foto Peter Bartolo Parnis).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cru18.jpg\">Fig. 18<\/a>). Anche in questo caso si tratta di un\u2019opera che mirabilmente unisce materiali preziosi quali avorio, ambra, corallo, madreperla, diaspro, turchese, perle, paste vitree policrome, filigrana d\u2019argento, vetro dipinto, rame e bronzo dorato, e argento. La scena centrale, realizzata interamente in avorio, raffigura la <em>Sacra Famiglia con i Santi Anna e Gioacchino, Dio Padre e due angioletti<\/em>, circondati da una cornice in diaspro che si sviluppa pi\u00f9 in lunghezza che in altezza; essa presenta otto scudi in bronzo dorato contenenti ovali di turchese in corrispondenza degli spigoli, che sono collegati alla battuta e al profilo, ornati a loro volta da elementi fitomorfi eburnei, da perline disposte in verticale. Tutt\u2019intorno \u00e8 un superbo intreccio di complessi tralci acantiformi, girali, fiori in ambra, avorio e corallo che creano giochi di forme e colori culminanti in un fastigio che vede la presenza di uno scudo bronzeo contenente un grosso diaspro che pare retto da due angioletti in avorio, coronato da due identici fiori circolari sovrapposti, di dimensioni crescenti, composti da un turchese a simulare il pistillo, petali corallini intervallati da perle, e foglie in madreperla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I capolavori considerati in questo contributo testimoniano, ancora una volta, il grande credito di cui godettero per secoli le maestranze della citt\u00e0 siciliana nell\u2019intero bacino del Mediterraneo, ai pi\u00f9 alti livelli di committenza, dimostrando nello stesso tempo, se mai ce ne fosse bisogno, quanto fossero veritiere le parole che scriveva il canonico Mongitore quasi tre secoli fa: \u00absi dilat\u00f2 poi negli altri Trapanesi questa ingegnosissima arte con tanta perfezione, che l\u2019opere uscite dalle loro mani si sono rese ammirabili, ed hanno abbellito i Musei, e Gallerie pi\u00f9 ragguardevoli d\u00e8 Grandi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_82_1775\" id=\"identifier_82_1775\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, Della Sicilia ricercata nelle cose pi&ugrave; memorabili, t. II, Palermo 1742-43, rist. an. Bologna 1977, p. 114.\">83<\/a><\/sup><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1775\" class=\"footnote\">V. ABBATE, <em>Le vie del corallo: maestranze, committenti e cultura artistica in Sicilia tra il Sei ed il Settecento<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra, a cura di C. MALTESE, M. C. DI NATALE, Palermo 1986, p. 51. Cfr. pure L. ORLANDINI, <em>Trapani in una brieve descrittione tratta fuori dal compendio di cinque antiche citt\u00e0 di Sicilia, insieme con un cantico spirituale alla Regina del Cielo<\/em>, Trapani-Palermo 1605, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1775\" class=\"footnote\">Per notizie sulla presenza dei Cavalieri dell\u2019Ordine di San Giovanni a Malta cfr. G. BOSIO, <em>Dell\u2019Istoria della Sacra Religione e Ill.<sup>ma<\/sup>Militia di San Giovanni Gierosolimitano<\/em>, Roma 1594 (Parte I e II) e 1602 (Parte III);FRA\u2019 G. F. ABELA, <em>Della descrittione di Malta isola nel mare siciliano con le sue antichit\u00e0, ed altre notitie<\/em>, IV libri, Malta 1647; FRA\u2019 B. DAL POZZO, <em>Historia della Sacra Religione Militare di S. Gio.vanni Gerosolimitano detta di Malta<\/em>, 2 voll., Verona 1703-1715; R. AUBERT ABB\u00c9 DE VERTOT, <em>Histoire des chevaliers hospitaliers de St Jean de Jerusalem<\/em>, 4vols., Paris 1726. Tra gli studi pi\u00f9 recenti cfr. <em>Hospitaller Malta 1530-1798. Studies on Early Modern Malta and the Order of St. John of Jerusalem<\/em>, ed. by V. MALLIA MILANES, Malta 1993; T. FRELLER, <em>Malta. <\/em><em>The Order of St John<\/em>, Malta 2010. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1775\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento cfr. M.C. DI NATALE, \u201c<em>Coll\u2019entrar di Maria entrarono tutti i beni nella citt\u00e0\u201d<\/em>, in <em>Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, V. ABBATE, Palermo 1995, pp. 11-45. Cfr. anche EADEM, <em>La Croce dei Cavalieri di Malta nelle arti decorative in Sicilia<\/em>, in <em>La presenza dei Cavalieri di San Giovanni in Sicilia<\/em>. <em>Atti e documenti<\/em>, t. II, a. II, Roma 2002, pp. 40-42; EADEM, <em>La croce dei Cavalieri di Malta, emblema-gioiello, nell\u2019area mediterranea<\/em>, in <em>Vanity, Profanity &amp; Worship: Jewellery from the Maltese Islands<\/em>, catalogo della mostra, Malta 2013, pp. 16-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1775\" class=\"footnote\">Per approfondimenti cfr. R.P. NOVELLO<em>, ad vocem <\/em>Nino Pisano, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. 78, Roma 2013, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. anche <em>Andrea, Nino e Tommaso scultori pisani<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M. BURRESI, con un saggio di A. CALECA, Milano 1983. Per la statua della Madonna di Trapani cfr. V. SCUDERI, <em>La Madonna di Trapani<\/em>, in <em>Il Tesoro Nascosto \u2026<\/em>, 1995, pp. 62-66. Cfr. anche IDEM<em>, La Madonna di Trapani e il suo Santuario. Momenti, opere e culture artistiche<\/em>, Trapani 2011 che riporta la bibliografia completa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1775\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE (<em>Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, p. 48) a proposito dei doni ricevuti nel corso dei secoli dalla Madonna di Trapani scrive che \u00abparticolarmente significativo appare quello ricordato nell\u2019inventario dei beni mobili del Convento dei Carmelitani del 1647, relativo ad una \u201cnave d\u2019argento con il suo piede d\u2019argento indorato fabricata sopra una lumaca di madre perla data da fr. Giacomo Marchese Cavaliere di Malta sopra della quale v\u2019\u00e8 una raja di corallo e d\u2019argento indorato colla sua mezza luna d\u2019argento dove ripone il SS. mo con la Madonna, Sant\u2019Elia e l\u2019Angelo di coralli\u201d [\u2026] esempio di opera polimaterica che esprime un gusto talora caratteristico e caratterizzante molte opere d\u2019arte decorative siciliane\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1775\" class=\"footnote\">Cfr. V. ABBATE, <em>Il Tesoro come Mus\u00e6um<\/em>, in <em>Il Tesoro Nascosto\u2026<\/em>, 1995, p. 56, fig. 12. L\u2019opera reca in basso un\u2019iscrizione in latino che termina con la data della sua realizzazione, sfortunatamente oggi solo in parte leggibile (\u00ab<em>FraterNicolausCoton\u00e8r, Magnus HierosolymitanaeReligionisMagister, tetro contagio Insul\u00e2Melit\u00e6corrupt\u00e2, et intercedente Beatissima DrepanensiumMatre, propulsato, cumdonisvotivastabellas et hancsuamEffigiem in testimoniumacceptibeneficiiemisit. anno MDCLX ***<\/em>\u00bb), ma pare verosimile affermare che il 1676 rappresenti il termine <em>post quem<\/em> per la sua datazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1775\" class=\"footnote\">T. FRELLER, <em>Malta. <\/em><em>The Order \u2026<\/em>, 2010, p. 184. Per notizie sulla peste del 1676 cfr. NLM Ms. 10 <em>StromatumMelitens<\/em>, ff. 303-314. Cfr. anche J. MICALLEF, <em>The plague of 1676: 11,300 deaths<\/em>, Malta 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1775\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>I gioielli della Madonna di Trapani<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, p. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1775\" class=\"footnote\">V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1775\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1775\" class=\"footnote\">A. DANEU, <em>L\u2019Arte trapanese del corallo<\/em>, Palermo 1964, pp. 101-102.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1775\" class=\"footnote\">Cfr. I. MIGU\u00c9LIZ VALCARLOS, <em>Orfebrer\u00eda siciliana con coral en Navarra<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, A. 2 n. 1, Giugno 2011, pp. 112-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1775\" class=\"footnote\">I. MIGU\u00c9LIZ VALCARLOS, <em>Orfebrer\u00eda siciliana\u2026<\/em>, in \u201cOADI\u2026\u201d, 2011, p. 114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1775\" class=\"footnote\">Cfr. C. ARNALDI DI BALME &#8211; S. CASTRONOVO, <em>I coralli nelle collezioni sabaude: una ricognizione delle fonti inventariali e delle raccolte museali piemontesi<\/em>, in <em>Rosso Corallo. Arti Preziose della Sicilia Barocca<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. ARNALDI DI BALME, S. CASTRONOVO, Cinisello Balsamo 2008, p. 53, nota 77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1775\" class=\"footnote\">Ringrazio il Sig. Paul A. Attard, la Dott.ssa Cynthia de Giorgio, il Rev. Mons. Lawrence Mifsud, e il Sig. Anthony Casha per avermi permesso di vedere e studiare l\u2019opera. L\u2019ostensorio era gi\u00e0 citato da A. Daneu, <em>L\u2019Arte trapanese \u2026<\/em>, 1964, pp. 57, 128, che per\u00f2 considerava Fra\u2019 Berardo XIX Ferro donatore dell\u2019opera. Per il manufatto cfr. pure A. FERRIS<em>, Memorie dell\u2019inclito Ordine Gerosolimitano esistente nelle Isole di Malta<\/em>, Malta 1885, p. 92; M. ACCASCINA, <em>Palinodia sull\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, in \u201cAntichit\u00e0 viva\u201d, a. V, n. 3, Firenze 1966, p. 54; C. OMAM, <em>The Treasure of the Conventual Church of St. John at Malta<\/em>, in <em>Silver and Banqueting in Malta. A collection of essays, papers and recentfindings<\/em>, ed. by M. MICALLEF, Malta 1995, pp.154-155; N. DE PIRO, <em>The Temple of the Knights of Malta<\/em>, Malta 1999, p. 267; <em>Restauri e riscoperte di scultura del Barocco Romano a Malta. Capolavori per l\u2019Ordine dei Cavalieri di San Giovanni<\/em>, a cura di S. GUIDO, Malta 2005, pp. 85-90; F. BALZAN, A. DEIDUN, <em>Notes for a History of coral fishing and coral artefacts in Malta<\/em>, in <em>60<sup>th <\/sup>Anniversary of The Malta Historical Society. <\/em><em>A Commemoration<\/em>, ed. by J. F. GRIMA, Malta 2010, p. 441; C. DE GIORGIO, <em>The Great Temple. The Conventual Church of the Knights of Malta. <\/em><em>360\u00b0<\/em>, Malta 2010, n. 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1775\" class=\"footnote\">ACM Misc151 <em>Stato di tutte le Gioie, Oro, Argento, Perle, Pietre, e altri Giogali piu pretiosi della nostra maggior Chiesa Conventuale, che secondo il nuovo Inventario fatto per tutto Ottobre 1687 si conservano nel \u2026<\/em>, f. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1775\" class=\"footnote\">ACM Misc. 150A <em>Libro quinto della Chiesa<\/em>, <em>Inventario dello stato degl\u2019Ori, Argenti, Gioje, ed altro della Maggior Chiesa Conventuale di S. Giovanni Cappella della Beatissima Vergine di Filermo, Parochia di S. Antonio Abbate e d\u2019altre Cappelle, ed Oratorij dipende[n]ti dalla Sagra Religione \u2026, terminato in Ottobre 1756<\/em>, f. 39v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1775\" class=\"footnote\">\u00abAppartenente a Fra\u2019 Don Berardo XIX Ferro, gi\u00e0 Fra\u2019 Don Cesare, soprannominato il Trapanese, Cavaliere della Veneranda Lingua d\u2019Italia della Sacra Religione Gerosolimitana, lo don\u00f2 nel 1649\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1775\" class=\"footnote\">Lo stemma della famiglia Ferro \u00e8 campito di rosso, con una fascia orizzontale dorata.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1775\" class=\"footnote\">F. MUGNOS, <em>Teatro genealogico delle famiglie d\u00e9 regni di Sicilia ultra e citra<\/em>, I, Palermo 1647-1670, ris.an. Bologna 1978, p. 355 ci informa che dopo il primo Berardo Ferro, vissuto nel XIII secolo,\u00abtutti i primogeniti, e successori ne\u2019 beni vincolati, si chiamarono Berardi, con titolo di regij Cavalieri, ed altri discendenti di secondi geniti pure in gran numero honorati col titolo di regij Cavalieri\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1775\" class=\"footnote\">Marito di Donna Teresa Riccio, fu padre di Antonia Ferro e Riccio. Per approfondimenti cfr. P. BENIGNO DI SANTA CATERINA, <em>Trapani nello stato presente profana, e sacra. Opera divisa in due parti del P. Benigno da S. Caterina Agostin.<sup>o<\/sup>Scalzo intitolata alla Vergine di Trapani<\/em>, <em>Parte prima Trapani profana<\/em>, manoscritto del 1810 presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani ai segni Ms. 199, p. 369.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1775\" class=\"footnote\">G. M. DI FERRO, <em>Biografia degli uomini illustri trapanesi dall&#8217;epoca normanna sino al corrente secolo<\/em>, Trapani 1830, t. I, pp. 61-62<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1775\" class=\"footnote\">Cfr. F. MUGNOS, <em>Teatro genealogico \u2026<\/em>, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 356-357. Cfr. anche A. MINUTOLO, <em>Memorie del Gran Priorato di Messina<\/em>, Messina 1699, <em>Libro Ottavo. Delle armi, e discendenze dei Cavalieri Gerosolimitani della Citt\u00e0 di Catania, e Trapani<\/em>, p. 277<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1775\" class=\"footnote\">F. MUGNOS, <em>Teatro genealogico \u2026<\/em>, 1647-1670, rist. an., Bologna 1978, p. 357.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1775\" class=\"footnote\">P. BENIGNO DI SANTA CATERINA, <em>Trapani nello stato presente \u2026<\/em>, <em>Parte prima \u2026<\/em>, manoscritto del 1810 \u2026, pp. 398-401.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1775\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1775\" class=\"footnote\">Per notizie sulla famiglia Ferro F. Mugnos, <em>Teatro genealogico \u2026<\/em>, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 350-357; A. MINUTOLO, <em>Memorie \u2026<\/em>, 1699, pp. 268-291. Cfr. pure P. Benigno di Santa Caterina, <em>Trapani nello stato presente \u2026<\/em>, <em>Parte prima \u2026<\/em>, manoscritto del 1810 \u2026, pp. 398-402, 472-473 e 486-500; V. PALIZZOLO GRAVINA, <em>Il Blasone in Sicilia ossia Raccolta Araldica<\/em>, Palermo 1871-1875, p. 178; A. MANGO DI CASALGERARDO, <em>Nobiliario di Sicilia<\/em>, vol. I, Palermo 1871-1875, ris. an. Bologna 1902-1905, p. 285.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1775\" class=\"footnote\">F. MUGNOS, <em>Teatro genealogico \u2026<\/em>, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, p. 356.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1775\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1775\" class=\"footnote\">F. MUGNOS, <em>Teatro genealogico \u2026<\/em>, 1647-1670, rist. an. Bologna 1978, pp. 356-357.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1775\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ad laborandum curallum<\/em>, in <em>I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di V. P. LI VIGNI, M. C. DI NATALE, V. ABBATE, Milano 2013, p. 42, scrive che \u00abla tecnica pi\u00f9 antica di questa particolare lavorazione \u00e8 detto \u201ca retroincastro\u201d, come si pens\u00f2 di definirla insieme a Corrado Maltese in occasione della mostra <em>L\u2019Arte del corallo in Sicilia<\/em>, tenutasi al Museo Regionale Pepoli di Trapani nel 1986. Tale tecnica consiste nell\u2019inserimento nel rame dorato, preforato dal verso, di piccoli elementi di corallo levigato, baccelli, virgole, puntini fissati con pece nera, cera e chiusi con tela. L\u2019opera nel retro veniva rifinita, infine, con un\u2019altra lastra di rame lavorata e preziosamente decorata con punzonature per lo pi\u00f9 fitomorfe, ma talora anche con scene\u00bb. Cfr. anche <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1775\" class=\"footnote\">Negli ostensori di tale tipologia, che grosso modomostranole medesime dimensioni, il numero dei raggi oscilla tra ventinove e trentuno. Basti pensare all\u2019<em>Ostensorio <\/em>custodito nel Cathedral Museum di Mdina, di cui si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti, e a quelli presenti a Palazzo Abatellis a Palermo, per cui cfr. note 39e 40, <em>infra<\/em>. Cfr. anche nota 42, <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1775\" class=\"footnote\">Per Fra Matteo Bavera cfr. M.C. Di Natale, <em>Bavera Matteo<\/em>, in <em>Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di R. Vadal\u00e0, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e nella Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M. C. DI NATALE, Palermo 2003, pp. 370-371, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1775\" class=\"footnote\">Cfr. L. NOVARA, <em>Scheda 51<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 117, che riporta la ricca bibliografia precedente<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1775\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, <em>Ars corallariorum et sculptorum coralli a Trapani<\/em>, in <em>Rosso Corallo\u2026<\/em>, 2008, p. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1775\" class=\"footnote\">Cfr. L. NOVARA, <em>Scheda 62<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 128, con bibliografia precedente<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1775\" class=\"footnote\">Cfr. L. NOVARA, <em>Scheda 44<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 109, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1775\" class=\"footnote\">Cfr. D. STEHL\u00cdKOV\u00c1, <em>Opere siciliane di corallo e avorio nelle collezioni ceche<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, vol. I, Catania 2008, pp. 350-352; <em>Bohemia Sancta. Tesori d\u2019arte cristiana in Boemia<\/em>, catalogo della mostra a cura di D. STEHL\u00cdKOV\u00c1, Praga 2004, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1775\" class=\"footnote\">Cfr. C. DELL\u2019UTRI, <em>Scheda 55<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 121, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1775\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1775\" class=\"footnote\">A. DANEU, <em>L\u2019Arte trapanese \u2026<\/em>, 1964, p. 144, n. 170, tav 23c.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1775\" class=\"footnote\">Cfr. R. VADAL\u00c0, <em>Scheda 56<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 122, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1775\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1775\" class=\"footnote\">A. DANEU, <em>L\u2019Arte trapanese \u2026<\/em>, 1964, p. 136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1775\" class=\"footnote\">Ringrazio il Rev. Gino Gauci per avermi permesso di vedere e studiare l\u2019opera. Per notizie sulla chiesa cfr. A. FERRES, <em>Descrizione Storica delle Chiese di Malta e di Gozo<\/em>, Malta 1866, pp. 200-201; A. FERRIS, <em>Memorie dell\u2019inclito Ordine \u2026<\/em>, 1885, pp. 114-116. Cfr. anche G. DARMANIN DEMAJO, <em>Le Chiese della Lingua d\u2019Italia in Malta<\/em>, in \u201cArchivio Storico di Malta\u201d, a. II, fasc. 1 (ottobre-dicembre), Roma 1930, pp. 23-36; <em>Chiesa di Santa Caterina d\u2019Italia, La Valletta, Malta<\/em>, ed. by G. GAUCI, Malta 1996. Oggi \u00e8 la chiesa parrocchiale della comunit\u00e0 italiana residente a Malta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1775\" class=\"footnote\">Cfr. R. CIN\u00c0, <em>Scheda 52<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 118, che riporta la bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1775\" class=\"footnote\">Cfr. L. MARINO, <em>Scheda 53<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 119, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1775\" class=\"footnote\">Cfr. C. DELL\u2019UTRI, <em>Scheda 57<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 123, con bibliografia precedente<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1775\" class=\"footnote\">AOM 1965 <em>Inventario delle Supelletteli Della Chiesa di S<sup>ta <\/sup>Catarina A <\/em>(Atti Priorali).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1775\" class=\"footnote\">Per approfondimenti cfr. A. FERRIS<em>, Memorie dell\u2019inclito Ordine \u2026<\/em>, 1885, p. 114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1775\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo<\/em>, in <em>Materiali preziosi \u2026<\/em>, 2003, p. 31, scrive che un \u00abCrocifisso di corallo particolarmente elogiato fu quello donato nel 1687 dai Padri Filippini di Palermo a quelli di Roma [\u2026]\u00bb, e che \u00abPadre Andrea Bini da Spello, Ministro Generale dei Padri Minori Conventuali, negli anni 1665-70, \u201critornando di Sicilia\u201d donava al Cardinale Fachinetti quel calice di corallo che l\u2019alto prelato a sua volta offriva alla Basilica di San Francesco ad Assisi, destinato a servire \u201cl\u2019altare del Gloriosissimo Patriarca S. Francesco e nelle solennit\u00e0 maggiori la Chiesa di Sopra\u201d\u00bb. D\u2019altra parte, come gi\u00e0 accennato parlando di Fra\u2019 Matteo Bavera, i Francescani Conventuali di Trapani possedettero alcune opere in corallo che sono a tutt\u2019oggi tra le pi\u00f9 alte realizzazioni conosciute, dovute proprio al suddetto maestro corallaro trapanese che si era ritirato come fratello laico presso il loro convento, contribuendo, proprio come i Gesuiti, alla fortuna e alla diffusione di tali manufatti presso gli altri conventi dell\u2019Ordine. Cfr. <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, <em>passim<\/em>. E ancora, V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 55, scrive che \u00abOratoriani, Teatini, Crociferi, Domenicani non furono da meno. Oltre ai ricami, pare in particolare che i monasteri femminili di alto rango preferissero calici ed ostensori con applicazioni di corallo; si ricordino per esempio gli ostensori di provenienza palermitana per le monache francescane di San Vito, le Basiliane del SS. Salvatore, per il monastero delle Carmelitane dell\u2019Assunta di Via Maqueda [\u2026]; o quello per le monache Benedettine di Montevergine a Sortino; il calice ora al Pepoli per le Benedettine di S. Pietro a Marsala\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1775\" class=\"footnote\">V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 54.\u00a0 Per l\u2019argomento cfr. Idem, <em>Corallo: \u201cL\u2019arte di lavorare con tal finezza in materia s\u00ec difficile\u201d<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, pp. 57-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1775\" class=\"footnote\">Cfr. D. SCANDARIATO, <em>Scheda 71<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, pp. 138-139, che riporta la bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1775\" class=\"footnote\">A. BUSCAINO, <em>I Gesuiti di Trapani<\/em>, Trapani 2006, pp. 238-239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1775\" class=\"footnote\">A. BUSCAINO, <em>I Gesuiti\u2026<\/em>, 2006, p. 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1775\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Il Tesoro del Collegio dei Gesuiti di Trapani<\/em>, in <em>Itinerari d\u2019arte in Sicilia<\/em>, a cura di G. BARBERA, M.C. DI NATALE, Napoli 2012, p. 149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1775\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Ad laborandum \u2026<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 45 e EADEM, <em>Scheda 46<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 111con bibliografia precedente. Per Marzio Cazzola cfr. EADEM, <em>Un orafo Lombardo a Palermo: Marzio Cazzola<\/em>, in <em>Itinerari d\u2019arte \u2026<\/em>, 2012, pp. 106-110. Per i tre <em>Paliotti<\/em> e la <em>Pianeta<\/em> decorati con il corallo che si trovano oggi a Casa Professa cfr. R. CIVILETTO, <em>Schede 3<\/em>, <em>14<\/em> e <em>16<\/em>, in <em>Architetture barocche in argento e corallo<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, Catania 2008, pp. 112-113, 162-167 e 174-177 che riportano la bibliografia precedente; M.C. DI NATALE, <em>Scheda 175<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 370.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1775\" class=\"footnote\">G.C. ASCIONE, <em>Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo<\/em>, Napoli 1991, p. 64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1775\" class=\"footnote\">Per notizie sull\u2019argomento cfr. A. BUSCAINO, <em>I Gesuiti \u2026<\/em>, 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1775\" class=\"footnote\">V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 66, nota 19.\u00a0 <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1775\" class=\"footnote\"> V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, pp. 54-55. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1775\" class=\"footnote\">Il Collegio dei Padri Gesuiti di Valletta fu fondato il 12 novembre 1592 mentre era vescovo di Malta Fra\u2019 Tommaso Gargallo (1578-1614) e Gran Maestro dell\u2019Ordine Fra\u2019 Hughes Loubenx de Verdalle (1582-1595). La loro espulsione dall\u2019Isola avvenne nell\u2019aprile 1768 per volont\u00e0 del Gran Maestro Fra\u2019 Manuel Pinto de Fonseca (1742-1773), ovvero cinque anni prima della soppressione e dissoluzione della Compagnia di Ges\u00f9 decretata da Papa Clemente XIV. Per approfondimenti cfr. A. FERRIS, <em>Storia Ecclesiastica di Malta raccontata in compendio<\/em>, Malta 1877, pp. 210-212.Per notizie sulla chiesa del Ges\u00f9 di Valletta cfr. A. FERRES, <em>Descrizione Storica \u2026<\/em>, 1866, pp. 190-195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1775\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Case ex Gesuitiche<\/em>, Qq 11, c. 57v. Soltanto la seguente notizia \u00ab18 luglio 1650. Una sfera di Corallo viene fatta a Trapani per il Collegio gesuitico di Malta\u00bb era gi\u00e0 presente in V. ABBATE, <em>Le vie del corallo \u2026<\/em>, in <em>L\u2019arte del corallo \u2026<\/em>, 1986, p. 66, nota 19, con diversa datazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1775\" class=\"footnote\">ACM Gesuiti, <em>Giornale e Maggiore, Lettera F, 1646-1661<\/em>, f. 371.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1775\" class=\"footnote\">Ringrazio il Rev. Dr Edgar Vella, per avermi concesso di studiare l\u2019opera. T. TERRIBILE, <em>Treasures in Maltese Churches. Valletta<\/em>, Malta 2002, p. 175 e F. BALZAN, A. DEIDUN, <em>Notes for a History of coral \u2026<\/em>, in <em>60<sup>th <\/sup>Anniversary \u2026<\/em>, 2010, p. 441 citano il manufatto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1775\" class=\"footnote\">Secondo la tradizione, la Vergine apparve vicino alle sponde del fiume Ebro per confortare l&#8217;Apostolo, deluso dai risultati della sua predicazione, e gli don\u00f2 un pilastro(<em>pilar<\/em>) chiedendogli di edificare un tempio in suo onore nelle vicinanze. L\u2019attuale Santuario della Beata Vergine del Pilar di Saragozza sorgerebbe, appunto, sul luogo che ospit\u00f2 la primitiva cappella eretta dall\u2019Apostolo in perpetuo ricordo di tale miracolo. Per il culto della Vergine del Pilar a Malta cfr. V. BORG, <em>Various Marian Devotions<\/em>, in <em>Marian Devotions in the Islands of Saint Paul (1600-1800)<\/em>, ed. by. V. BORG, Malta 1983, pp. 205-206.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1775\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Ad laborandum \u2026<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1775\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Scheda 42<\/em>, in C. DEL MARE &#8211; M.C. DI NATALE, <em>Mirabilia Coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. DEL MARE, Napoli 2009, pp. 188-189, che riporta la bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_1775\" class=\"footnote\">Cfr. C. BAJAMONTE, <em>Scheda 85<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 157, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_1775\" class=\"footnote\">Cfr. L. MARINO, <em>Scheda 86<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 158, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_1775\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Scheda 226<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola \u2026<\/em>, vol. II, 2008, pp. 1011-1012, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_1775\" class=\"footnote\">Ringrazio il Dott. Sandro Debono per avermi permesso di studiare l\u2019opera.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_1775\" class=\"footnote\">Un ringraziamento va al Marchese Nicholas de Piro, per l\u2019informazione fornitami. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_1775\" class=\"footnote\">A questo proposito M.C. DI NATALE (<em>Scheda 106 \u2026<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 184) scrive che \u00abil desiderio di percorrere nuove vie e trovare nuove soluzioni tecniche per tali creazioni artigianali, forse a poco a poco stimolato anche dalla progressiva rarefazione dei banchi di corallo, nonch\u00e9 dalle vicende storiche che provocarono la diaspora di buona parte dei corallari, fanno s\u00ec che esso lentamente scompaia come prodotto tipico delle maestranze trapanesi, via via sostituito da altri quali la madreperla, la tartaruga e l\u2019avorio\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_1775\" class=\"footnote\">Basti osservare il soffitto a cassettoni, le pareti laterali e l\u2019architettura sullo sfondo in metallo dorato, oppure il diradarsi dei gradini in pietre dure.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_1775\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Ad laborandum\u2026<\/em>, in <em>I grandi capolavori \u2026<\/em>, 2013, p. 52, che riporta la bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_1775\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, <em>Ars corallariorum \u2026<\/em>, in <em>Rosso Corallo<\/em> \u2026, 2008, p. 30, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_1775\" class=\"footnote\">Cfr. A. DANEU, <em>L\u2019Arte trapanese \u2026<\/em>, 1964, p. 134, n 101, tav. XXXII; L. ARBACE, <em>L\u2019arte della tartaruga a Napoli nel Settecento<\/em> e P. GIUSTI, <em>Scheda 5<\/em>, in <em>L\u2019arte della tartaruga. Le opere dei Musei napoletani e la donazione Sbriziolo-De Felice<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. ARBACE, Napoli 1994, pp. 26 e 50-51, con bibliografia precedente. Cfr. pure E. COLLE, <em>Il mobile barocco in Italia. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1600 al 1738<\/em>, Milano 2000, p. 50; M.C. DI NATALE, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX <\/em>secolo e <em>Scheda VI.7<\/em>, in <em>Materiali preziosi \u2026<\/em>, 2003, pp. 36-37 e 271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_1775\" class=\"footnote\">Per quanto concerne l\u2019iconografia di Sant\u2019Antonio nelle arti decorative trapanesi cfr. T. CRIVELLO, <em>Sant\u2019Antonio di Padova<\/em>, in Materiali<em> preziosi \u2026<\/em>, 2003, pp. 201-203. Per l\u2019iconografia di Sant\u2019Antonio da Padova cfr. L. R\u00c9AU, <em>Iconographie de l\u2019Art Chr\u00e9tien<\/em>, t. III Iconographie des Saints I, Paris 1958, pp. 115-122; M.L. CASANOVA, <em>ad vocem<\/em> Antonio di Padova, in <em>Bibliotheca Sanctorum<\/em>, vol. II, Roma 1962, pp. 180-186.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_1775\" class=\"footnote\">A. FERRIS, <em>Storia Ecclesiastica di Malta \u2026 <\/em>1877, p. 269. Cfr. anche <em>Idem, Memorie dell\u2019inclito Ordine \u2026<\/em>, 1885, pp. 53-54. Ornava l\u2019altare della Cappella un dipinto del pittore maltese Gian Nicola Buhagiar (1698-1752) con Sant\u2019Antonio, che oggi si trova al National Museum of Fine Arts di Valletta. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_1775\" class=\"footnote\">Cfr. N. DE PIRO, <em>The Quality of Malta. Fashion and Taste in Private Collections<\/em>, Malta 2003, pp. 194-195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_1775\" class=\"footnote\">Ringrazio il Marchese Nicholas de Piro per avermi gentilmente fornito la notizia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_1775\" class=\"footnote\">A. MONGITORE, <em>Della Sicilia ricercata nelle cose pi\u00f9 memorabili<\/em>, t. II, Palermo 1742-43, rist. an. Bologna 1977, p. 114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_1775\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>roberta.cruciata@unipa.it Capolavori trapanesi in corallo del XVII e XVIII secolo a Malta DOI: 10.7431\/RIV08032013 Le superbe opere in corallo che oggi si trovano a Malta, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1775\" title=\"Roberta Cruciata\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1868,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1775"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1775"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1775\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1877,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1775\/revisions\/1877"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}