{"id":1761,"date":"2013-12-29T10:33:53","date_gmt":"2013-12-29T10:33:53","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1761"},"modified":"2014-06-29T06:52:42","modified_gmt":"2014-06-29T06:52:42","slug":"ciro-darpa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1761","title":{"rendered":"Ciro D&#8217;Arpa"},"content":{"rendered":"<p>darpagiglia@libero.it<\/p>\n<h3>La Madonna di Ravanusa nei <em>Raguagli<\/em> di padre Ottavio Gaetani: l\u2019incisione di Giovanni Federico Greuter tra istanze civiche e ragioni artistiche<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV08022013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stampe che illustrano i <em>Raguagli delli ritratti della Santissima Vergine Nostra Signora <\/em>(1664)<sup><a href=\"#footnote_0_1761\" id=\"identifier_0_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. GAETANI, Raguagli delli ritratti della Santissima Vergine Nostra Signora pi&ugrave; celebri, che si riveriscono in varie chiese nell&rsquo;isola di Sicilia, Palermo 1664, rist. an. Palermo 1991\">1<\/a><\/sup> &#8211; tratte da incisioni di <strong>Giovanni Federico Greuter ed altri &#8211; formano <\/strong>un <em>corpus<\/em> omogeneo d\u2019immagini devozionali di interesse rilevante non solo <strong>per gli studi di iconografia sacra siciliana ma anche per quelli storico-<\/strong>artistici<sup><a href=\"#footnote_1_1761\" id=\"identifier_1_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Ave Maria. La Madonna in Sicilia: immagini e devozione, Palermo 2003; EADEM, &ldquo;Cammini&rdquo; mariani per i tesori di Sicilia, in &laquo;OADI&nbsp; &ndash; Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&raquo;, I Parte, 1, giugno 2010, pp.15-57; II Parte,&nbsp; 2, dicembre 2010, pp.13-39.\">2<\/a><\/sup>. L\u2019ispiratore di questa opera \u00e8 stato il gesuita Ottavio Gaetani (Siracusa 1566- Palermo 1620), padre dell\u2019agiografia siciliana e storico del cristianesimo dell\u2019Isola<sup><a href=\"#footnote_2_1761\" id=\"identifier_2_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CONTARINO, ad vocem Gaetani, Ottavio, in Dizionario biografico degli italiani, vol.51, Roma 1998, pp.195-197.\">3<\/a><\/sup>. Questi dedic\u00f2 gran parte della vita alla stesura di un\u2019opera monumentale, le <em>Vitae Sanctorum<\/em><em> <\/em><em>Siculorum<\/em>, primo martirologio regionale compilato su basi documentarie attendibili. Opera che per\u00f2 il Gesuita non ebbe la possibilit\u00e0 di vedere pubblicata perch\u00e9 edita postuma nel 1657<sup><a href=\"#footnote_3_1761\" id=\"identifier_3_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. GAETANI, Vitae Sanctorum Siculorum ex antiquis Graecis Latinisque Monumentis, et ut plurimum ex MSS. Codicibus nondum editis collectae aut scriptae, digeste iuxta seriem annorum Christianae Epochae, et Animadversionibus illustratae a R. P. Octavio Caietano Siracusano S. I., Palermo 1657.\">4<\/a><\/sup>. Tuttavia nel 1617 il Gaetani aveva dato alle stampe l\u2019<em>Idea operis<\/em><sup><a href=\"#footnote_4_1761\" id=\"identifier_4_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. GAETANI, Idea operis de vitis siculorum sanctorum famaue sanctitatis illustrium Deo volente bonis iuvantibus in lucem prodituri, Palermo 1617\">5<\/a><\/sup> <\/strong><em> <\/em>con la quale, in anteprima, presentava alla Chiesa siciliana il compendio del suo costituendo martirologio siculo, gi\u00e0 comprensivo di un primo elenco di 29 culti mariani. Nel rispetto della impostazione voluta dall\u2019autore, le <em>Vitae Sanctorum<\/em><em> <\/em><em>Siculorum<\/em> comprendono un capitolo interamente dedicato all\u2019approfondimento dei culti mariani in Sicilia. Lo stesso Gaetani, probabilmente, aveva avuto l\u2019idea di estrapolare questo capitolo per farne una pubblicazione autonoma<sup><a href=\"#footnote_5_1761\" id=\"identifier_5_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il capitolo, che amplia la trattazione dei culti mariani da 29 a 31, &egrave; stato pubblicato in forma autonoma contemporaneamente alle Vitae Sanctorum Siculorum. O. GAETANI, Icones aliquot et origines illustrium aedium Sanctissimae Deiparae Mariae quae in Sicilia&nbsp; insula coluntur, Palermo 1657.\">6<\/a><\/sup>, per la quale aveva dato incarico alla bottega romana dell\u2019incisore <strong>Greuter<\/strong> di realizzare le matrici per le \u00a0stampe, matrici utilizzate solo molti anni dopo la sua morte per illustrare i <em>Raguagli<\/em><sup><a href=\"#footnote_6_1761\" id=\"identifier_6_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tommaso Tamburino, curatore dell&rsquo;opera, nella prefazione dichiara che padre Gaetani si era rivolto a lui per soprintendere alla esecuzione dei rami in quanto ai tempi dimorante a Roma per motivi di studio. O. GAETANI, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1991, pp. 5-6.\">7<\/a><\/sup>. L\u2019opera del Gaetani s\u2019inserisce nella produzione agiografica postridentina contrassegnata dal rigore filologico-documentario voluto dal cardinale Cesare Baronio, autore degli <em>Annales Ecclesiastici<\/em><sup><a href=\"#footnote_7_1761\" id=\"identifier_7_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Di Cesare Baronio oltre agli Annels Ecclesiastici, opera in dodici volumi pubblicati a Roma dal 1588 al 1607, ricordiamo anche la revisione del Martyrologium romanum pubblicato a Roma nel 1583.\">8<\/a><\/sup>. L\u2019influenza baroniana sul lavoro del Gaetani \u00e8 attestata da egli stesso dato che, nella prefazione alle <em>Vitae Sanctorum Siculorum<\/em>, dichiara di essersi avvalso dei preziosi consigli di quell\u2019autorevole storico. Baronio fu il pi\u00f9 celebre dei figli spirituali di Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell\u2019Oratorio di Santa Maria in Vallicella a Roma. Padre Gaetani, durante la sua lunga permanenza a Roma<sup><a href=\"#footnote_8_1761\" id=\"identifier_8_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ottavio Gaetani dopo avere pronunciato i primi voti a Palermo, nel 1592, chiamato dal padre Generale Claudio Acquaviva, si era trasferito a Roma per completare gli studi. Divenuto sacerdote nel 1595 fu attivo prima presso il Collegio Romano e poi presso la casa di Sant&rsquo;Andrea al Quirinale. Nel 1597 padre Gaetani rientrava definitivamente in Sicilia.\">9<\/a><\/sup>, di certo ebbe modo di conoscere Filippo Neri e molti dei suoi primi sodali, quali appunto il Baronio e, probabilmente, anche il palermitano padre Pietro Pozzo. Su iniziativa di quest\u2019ultimo si deve la nascita della comunit\u00e0 filippina di Palermo nel 1592<sup><a href=\"#footnote_9_1761\" id=\"identifier_9_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Pozzo era entrato a fare parte dei sodali di Filippo Neri nel 1580. Dopo avere prestato il suo servizio sacerdotale da oratoriano sia presso la casa romana che in quella napoletana, nel 1599, concluso un impegnativo triennio di attivit&agrave; alla Vallicella come deputato coadiutore del padre preposto, era tornato definitivamente a Palermo. Con il suo decisivo sostegno la giovane comunit&agrave; oratoriana dell&rsquo;Olivella, in pochi anni, divenne una delle pi&ugrave; importanti forze riformatrici di Palermo attirando a se soggetti provenienti da altri comuni siciliani; cfr. C. D&rsquo;ARPA, Architettura e arte religiosa a Palermo: il complesso degli Oratoriali all&rsquo;Olivella, Palermo 2012, ad indicem.\">10<\/a><\/sup> . Soggetti autorevoli di questa comunit\u00e0 religiosa, come diremo, a diverso titolo hanno dato un contributo al progetto editoriale dei <em>Raguagli<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Biblioteca centrale della Regione Siciliana di Palermo custodisce, rilegati in volumi, parte dei materiali agiografici raccolti dal Gaetani per il suo martirologio<sup><a href=\"#footnote_10_1761\" id=\"identifier_10_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Stelladoro, Le &ldquo;Vitae Sanctorum Siculorum&rdquo; di Ottavio Gaetani: i manoscritti conservati a Palermo e a Roma, Roma 2006, Supplemento a Studi sull&rsquo;Oriente Cristiano 10\/1.\">11<\/a><\/sup>. Uno di questi volumi forma il <em>corpus<\/em> dei documenti sui culti mariani in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_11_1761\" id=\"identifier_11_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Biblioteca Centrale della Regione Siciliana &ldquo;A. Bombace&rdquo; (da questo momento BCRS), Ottavio Cajtani S.I., Sulle Madonne di Sicilia, ms. del XVII sec., ai segni X.F.5, ff. 181v-191r.\">12<\/a><\/sup> tra i quali figura anche quello molto antico della Madonna di Ravanusa, in provincia di Agrigento<sup><a href=\"#footnote_12_1761\" id=\"identifier_12_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. NOTO, Ravanusa. Novecento anni di storia religiosa 1086-1985, Agrigento 1985, pp.13-17.\">13<\/a><\/sup>, legato alla figura del Gran Conte Ruggero<sup><a href=\"#footnote_13_1761\" id=\"identifier_13_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tale ragione il Gaetani lo ha incluso tra quelli citati nell&rsquo;Idea Operis: &laquo;D.Virgo, cui nomen Ravenasae, quae Comitis Rogerij militibus, dum siti, &amp; Sarracenorum copijs urgentur, acquam divinitus, &amp; vittoriam de hoste concessit&raquo;. Cfr. O. GAETANI, Idea operis&hellip;, 1617, p.98.\">14<\/a><\/sup>. L\u2019incartamento concernente Ravanusa \u00e8 formato da cinque documenti dei quali, quelli maggiormente utili al nostro studio sono: una breve nota descrittiva del santuario, non datata, inviata al Gaetani dal priore preposto al convento di Ravanusa e una missiva di Giacomo Perconte da Licata, con disegni allegati, datata 25 agosto 1619<sup><a href=\"#footnote_14_1761\" id=\"identifier_14_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;incartamento contiene inoltre i seguenti documenti: la trascrizione della autorizzazione del vescovo di Agrigento, concessa in data 10 febbraio 1446, al nobile Andrea de Crescenzo, barone di Caniccatt&igrave;, per potere quest&rsquo;ultimo istituire e dotare un convento di presbiteri secolari a servizio del santuario di Ravanusa; una nota di anonimo con l&rsquo;elenco di tutte le chiese esistenti nel territorio licatese dove vi era un qualche culto legato alla Vergine; la trascrizione di una lapide del 1508 presente nella Chiesa Madre di Licata.\">15<\/a><\/sup>. L\u2019incartamento \u00e8 di particolare interesse non solo per lo studio storico-documentario del tema mariologico in esame ma anche per quello artistico e iconografico. I sette disegni ad inchiostro inseriti nella lettera del Perconte<sup><a href=\"#footnote_15_1761\" id=\"identifier_15_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giacomo Perconte o Perconti probabilmente era parente di fra Antonio Perconti di Licata, musicista della famiglia francescana dei Conventuali documentato nel 1621 presso il convento d&rsquo;Assisi come compositore di musica sacra, cfr. F. ROTOLO, La vicenda conventuale del Convento di S. Francesco di Palermo, in La biblioteca francescana di Palermo, a cura di D. Ciccarelli, Palermo 1995, p. 106.\">16<\/a><\/sup>, infatti, riproducono le molteplici immagini che documentavano un tempo il culto della Madonna di Ravanusa all\u2019interno del non pi\u00f9 esistente santuario<sup><a href=\"#footnote_16_1761\" id=\"identifier_16_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico santuario della Madonna di Ravanusa, detto anche del Fico o del Fonte, tra il 1838 e il 1847 fu distrutto per effetto di una frana rovinosa, cfr. A. NOTO, Ravanusa&hellip; , 1985, pp. 119-120.\">17<\/a><\/sup>, immagini che, come diremo, servirono a definire l\u2019iconografia ufficializzata dall\u2019incisione di <strong>Giovanni Federico Greuter <\/strong>(<a title=\"Fig. 1. Giovanni Federico Greuter, &lt;i&gt;Santa Maria di Ravanusa&lt;\/i&gt;, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Ognuno dei disegni \u00e8 supportato da un proprio breve testo di commento esplicativo, posto a margine, nel quale sono intercalate lettere alfabetiche maiuscole che rimandano puntualmente a quanto ivi rappresentato<sup><a href=\"#footnote_17_1761\" id=\"identifier_17_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo particolare uso della didascalia s&rsquo;ispira palesemente ad una nota opera di ambiente gesuitico, cfr. G. NADAL, Meditationi sopra li Evangelii che tutto l&rsquo;anno si leggono nella messa, &amp; principali misterii della vita, &amp; passione di N.S. Gies&ugrave; Christo rappresentati in 153 imagini dal padre Girolamo Natale della Compagnia di Ges&ugrave;, Anversa 1593\">18<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Autore ignoto, disegni a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, ff.181v-182r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar02.jpg\">Fig. 2<\/a>). I primi cinque disegni riproducono le immagini a rilievo che ornavano il \u00abtabernacolo della Madonna\u00bb. In questi s\u2019illustrava, per episodi, l\u2019evento miracoloso accaduto a Ravanusa ai tempi del Conte Ruggero. Nel territorio dell\u2019antica Gela<sup><a href=\"#footnote_18_1761\" id=\"identifier_18_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In passato il sito dell&rsquo;antica Gela era comunemente identificato con l&rsquo;altrettanto antico insediamento greco di Finziada, odierna Licata. Sulla dibattuta questione esiste una vasta bibliografia in parte alimentata dagli storici e dagli eruditi licatesi, cfr. Licata tra Gela e Finziada, atti del Seminario di studi per la valorizzazione storica ed archeologica di Licata e del suo territorio a cura di C. CARIT&Agrave; (Licata, Teatro Re, 12 marzo 16 e 30 aprile 2004), Licata 2005.\">19<\/a><\/sup>, in occasione di una delle battaglie combattute dal Conte Ruggero per la liberazione della Sicilia dagli infedeli, apparve a questo in sogno la  Madonna, invocata per intercedere a favore del suo esercito, stremato dalla sete, nonch\u00e9 per la morte del fratello Roberto. Fu cos\u00ec che la Beata Vergine compiva un duplice miracolo facendo risuscitare il congiunto e indicando a Ruggero il luogo dove trovare l\u2019acqua (<a title=\"Fig. 3. Autore ignoto, &lt;i&gt;La Madonna appare al Conte Ruggero&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, f.181v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar03.jpg\">Fig. 3<\/a>). In prossimit\u00e0 dell\u2019accampamento, nella localit\u00e0 in seguito detta di Ravanusa, sotto un albero di fico fu trovata la sorgente alla quale pot\u00e9 dissetarsi l\u2019esercito normanno (<a title=\"Fig. 4. Autore ignoto, &lt;i&gt;Il Conte Ruggero mostra ai suoi soldati la sorgente miracolosa&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, f.181v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar04.jpg\">Fig. 4<\/a>). I soldati cos\u00ec ritemprati ebbero le forze necessarie per dare l\u2019assalto alla roccaforte nemica su Monte Saraceno che, con l\u2019incitazione del Conte Ruggero e la protezione dello \u00abstendardo della beata vergine\u00bb, fu facilmente espugnata (<a title=\"Fig. 5. Autore ignoto, &lt;i&gt;Il Conte Ruggero espugna la citt\u00e0 su Monte Saraceno&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, f.181v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Subito dopo la vittoria conseguita sugli infedeli, puniti con la totale distruzione della loro citt\u00e0, Ruggero e il suo esercito fecero solenne atto di ringraziamento alla Madonna che apparve loro chiedendo l\u2019edificazione in quel luogo di un santuario (<a title=\"Fig. 6. Autore ignoto, &lt;i&gt;Il Conte Ruggero e il suo esercito ringraziano la Madonna dopo la vittoria&lt;\/i&gt;, 1619, BCRS ms. X.F.5, ff.181v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Il Conte prontamente fece allora erigere presso il distrutto abitato degli infedeli la chiesa richiesta dalla Madonna, da allora appellata \u201cS. Maria di Ravanosa\u201d (<a title=\"Fig. 7. Autore ignoto, &lt;i&gt;Il Conte Ruggero dedica alla Madonna il santuario di Ravanusa&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, ff.181v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il sesto disegno (<a title=\"Fig. 8. Autore ignoto, &lt;i&gt;Il Conte Ruggero e il miracolo della Madonna di Ravanusa&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, ff.182r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar08.jpg\">Fig. 8<\/a>) riproduce invece il quadro che era posto al tempo del Perconti sopra la porta della sacrestia della chiesa, il quale, a detta dello stesso, era opera di un pittore licatese &#8211; non meglio specificato &#8211; suo contemporaneo. In questo dipinto vi era illustrato, in un\u2019unica grande scena, quanto singolarmente narrato nei rilievi del \u201ctabernacolo\u201d. Nel perduto dipinto vi avremmo potuto apprezzare una delle pi\u00f9 antiche iconografie del Conte Ruggero, quella che lo raffigura come un condottiero a cavallo che atterra l\u2019infedele sotto le insegne del vessillo miracoloso affidatogli dalla Madonna<sup><a href=\"#footnote_19_1761\" id=\"identifier_19_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il culto mariano di Ravanusa si lega agli altri analoghi culti di Piazza Armerina e di Palermo. Sull&rsquo;iconografia del Conte Ruggero cfr. La  Madonna delle Vittorie a Piazza Armerina, catalogo della mostra a cura di M. K. GUIDA, Napoli, 2009.\">20<\/a><\/sup>. Il settimo ed ultimo disegno (<a title=\"Fig. 9. Autore ignoto, &lt;i&gt;Madonna di Ravanusa&lt;\/i&gt;, disegno a inchiostro acquerellato, 1619, BCRS ms. X.F.5, ff.182r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar09.jpg\">Fig. 9<\/a>) riproduce la statua della Madonna che si venerava nel santuario, unica opera superstite tra quelle documentate dal Perconte (<a title=\"Fig. 10. Autore ignoto, &lt;i&gt;Santa Maria di Ravanusa&lt;\/i&gt;, statua fittile dipinta, prima met\u00e0 sec. XVI, Ravanusa, chiesa di San Francesco d\u2019Assisi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Dalla sua testimonianza apprendiamo che la statua \u00e8 stata realizzata in creta<sup><a href=\"#footnote_20_1761\" id=\"identifier_20_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nell&rsquo;Ottocento la statua fu trasferita nella chiesa di San Francesco, dove ancora oggi si venera. Nel 2005-06 l&rsquo;opera &egrave; stata sottoposta a restauro sotto l&rsquo;alta sorveglianza della Soprintendenza di Agrigento. Il restauro ha accertato inequivocabilmente che l&rsquo;originale simulacro fittile del Cinquecento &egrave; ancora celato sotto il pesante strato di rivestimento, probabilmente ascrivibile ad un intervento del 1866. Il simulacro fittile conserva tracce della originaria policromia e delle dorature in oro zecchino. La base lignea sulla quale poggia la statua &egrave; ornata con raffigurazioni dei Misteri Gaudiosi. Per le informazioni ringrazio Aldo Alberto Vassallo, che ha eseguito il restauro.\">21<\/a><\/sup> da un artista licatese circa \u201cottantacinque\u201d anni prima (1534?). L\u2019iconografia della statua \u00e8 assimilabile alla Madonna delle Grazie perch\u00e9 riproduce \u00a0la  Vergine nell\u2019atto di porgere il seno al Bambino Ges\u00f9, a sua volta raffigurato con un uccellino (cardellino?) tra le mani, similmente a quanto rappresentato nel trittico quattrocentesco oggi custodito presso il Municipio di Licata (<a title=\"Fig. 11. Autore ignoto, &lt;i&gt;Madonna in trono e Santi&lt;\/i&gt;, dipinto su tavola, prima met\u00e0 sec. XIV, Licata, Palazzo Comunale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_21_1761\" id=\"identifier_21_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Antonello da Messina e la pittura del Quattrocento in Sicilia, catalogo della mostra a cura di G. VIGNI &ndash; G. CARANDENTE, Messina 1953, n. 28, p. 54.\">22<\/a><\/sup>. Le informazioni fornite dal Perconte nel 1619 integrano quelle del priore del convento, la cui nota manoscritta, prima citata, dovrebbe essere di qualche anno precedente. Da questo apprendiamo che l\u2019altare maggiore nel presbiterio era ornato da una grande ancona lignea intagliata e dorata di dodici palmi per otto (3&#215;2 m circa) che incorniciava due dipinti di soggetto religioso non attinente al culto della Madonna di Ravanusa<sup><a href=\"#footnote_22_1761\" id=\"identifier_22_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I due dipinti rappresentavano lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, nella parte superiore, e una composizione con Cristo e i dodici Apostoli (Ultima cena ?) con l&rsquo;iscrizione &laquo;A.D. MCCCCLXX&raquo;. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;, ms. del XVII sec., f.187r.\">23<\/a><\/sup>. La memoria dell\u2019antico culto mariano, a suo dire, era dunque testimoniata soltanto da immagini recenti quali le cinque storie che ornavano la custodia della statua in creta della Madonna<sup><a href=\"#footnote_23_1761\" id=\"identifier_23_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il priore, diversamente, asserisce che la statua fu realizzata nel 1555. Per la statua &egrave; stata indicata anche la data 1548, cfr. L. VITALI, Licata citt&agrave; demaniale, Licata 1909, rist. an. Licata, Associazione culturale &ldquo;Ignazio Spina&rdquo;, &ldquo;La vedetta&rdquo; 1998, p. 278.\">24<\/a><\/sup>, posta in una sua cappella a parte e, soprattutto, dal dipinto appeso sopra la porta della sacrestia<sup><a href=\"#footnote_24_1761\" id=\"identifier_24_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Priore precisa che il dipinto non &egrave; antico ma &laquo;fatto a tempi n.ri et cavato da li miracoli &raquo; in rilievo che ornavano il &ldquo;tabernacolo&rdquo; della Madonna, cfr. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;, ms. del XVII sec., f.187r. Nei Raguagli il testo che commenta l&rsquo;immagine della Madonna di Ravanusa riporta la notizia che fu lo stesso Conte Ruggero a fare dipingere &laquo;tutto il fatto nella medesima Chiesa, la qual dipintura poi, per l&rsquo;antichit&agrave;, non poco scolorita, si rifece, per non perdersi del tutto coll&rsquo;ingiuria del tempo&raquo;, cfr. O. GAETANI, Raguagli dell ritratti&hellip;, 1991, p.27.\">25<\/a><\/sup>. Il Gaetani dando credito alla testimonianza resa dal priore, laconicamente lamentava che: \u00abdi tal memorabile miracolo altra notizia n\u2019habbiamo, salvo la prefata pittura, e la fama per tradizione portata \u00e1 posteri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_1761\" id=\"identifier_25_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. GAETANI, Raguagli delli ritratti&hellip;, 1991, p.27.\">26<\/a><\/sup>. La lettera del Perconte (1619) segue di pochi anni la pubblicazione dell\u2019<em>Idea Operis<\/em> (1617), una operazione editoriale direttamente promossa dal Gaetani\u00a0 con l\u2019intento di potersi avvalere dell\u2019aiuto dei lettori &#8211; studiosi ed eruditi di tutta la Sicilia &#8211; dai quali sperava di ricevere quante pi\u00f9 notizie utili alla compilazione della sua opera agiografica che, evidentemente, comportava per lui un grande impegno. La missiva del Perconte, a ben leggere, \u00e8 la risposta all\u2019appello da parte dei licatesi. Con questa, infatti, il Gesuita era messo a conoscenza anche su tutte quelle altre notizie che riguardavano il legame storico che univa la loro citt\u00e0 con il luogo che accoglie la Madonna di Ravanusa<sup><a href=\"#footnote_26_1761\" id=\"identifier_26_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gi&agrave; nel Cinquecento il culto mariano, sebbene molto antico, non si identificava in una icona ma con il luogo stesso del miracolo avvenuto in quella remota localit&agrave; della Sicilia. Possiamo ipotizzare che in origine nel santuario di Ravanusa vi si venerasse un&rsquo;icona dipinta su tavola o su muro la cui iconografia probabilmente replicava quella pi&ugrave; celebre della Madonna delle Vittorie di Piazza Armerina, modello sul quale, a sua volta, s&rsquo;informa l&rsquo;icona della Madonna detta dell&rsquo;Alemanna, da secoli venerata patrona della vicina citt&agrave; di Gela, cfr. La Madonna&hellip;,&nbsp; 2009.\">27<\/a><\/sup>. Il territorio di Ravanusa, e quindi anche il santuario, da molti secoli ricadeva sotto la giurisdizione di Licata, citt\u00e0 demaniale che vantava d\u2019essere l\u2019antica Gela di greca memoria. Non di meno il territorio di Ravanusa, in epoche pi\u00f9 recenti, era divenuto un feudo, nel 1449 venuto in possesso del nobile Andrea de Crescenzo<sup><a href=\"#footnote_27_1761\" id=\"identifier_27_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Andrea de Crescenzo aveva acquisito la baronia di Ravanusa in quanto marito dell&rsquo;ultima discendente dei Palmeri, antichi feudatari di quelle terre. Nel 1451 otteneva da re Alfonso d&rsquo;Aragona la licenza di potere costruire un fondaco presso il santuario di Ravanusa che, nel 1452, affidava in custodia ai Canonici di San Giorgio in Alga di Palermo, cfr. A. NOTO, Ravanusa&hellip; , 1985, pp. 19-23.\">28<\/a><\/sup>. La nascita dell\u2019abitato di Ravanusa si doveva proprio a questo soggetto che, nel 1472, aveva ottenuto da re Giovanni d\u2019Aragona l\u2019elevazione del feudo a baronia. Lo sviluppo del nuovo centro abitato, che ambiva ad una sua riconosciuta indipendenza, evidentemente ledeva gli interessi di Licata che in quel territorio aveva investito risorse proprie<sup><a href=\"#footnote_28_1761\" id=\"identifier_28_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Perconte non mancava di ricordare che l&rsquo;abitato di Ravanusa &laquo;sta sotto la giurisdizione de la licata&raquo; e, per tale ragione, la comunit&agrave; licatese in passato si era fatta carico sia della ricostruzione della chiesa a Ravanusa che del fonte dal quale sgorgava l&rsquo;acqua della sorgente miracolosa. Inoltre i giurati di Licata ogni anno promuovevano &laquo;una bellissima festa&raquo; religiosa nota in tutto il circondario non solo perch&eacute; si correva il &ldquo;palio&rdquo;, ma soprattutto perch&eacute; si teneva una fiera &laquo;abbondantissima, e bella&raquo;, BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;., ms. del XVII sec., f.183r-184r.\">29<\/a><\/sup>. Il lento ma inesorabile processo di affrancazione di Ravanusa<sup><a href=\"#footnote_29_1761\" id=\"identifier_29_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1621 il nobile Giacomo Bonanno e Colonna, barone di Ravanusa, nel corso di una solenne assemblea di popolo promulgava l&rsquo;affrancamento del borgo dalla feudalit&agrave; di Licata, cfr. A. NOTO, Ravanusa&hellip; , 1985, p.26.\">30<\/a><\/sup> dalla giurisdizione della vicina Licata aveva indotto i maggiorenti di quest\u2019ultima a rivendicare se non altro il prestigioso e antico culto mariano. Nella prima met\u00e0 del Cinquecento i giurati di Licata, approfittando del fatto che nel santuario di Ravanusa non vi era alcuna antica sacra immagine legata alla Madonna, fecero realizzare a loro spese il simulacro in creta per quel santuario. Da quel momento il culto della Madonna di Ravanusa, con la relativa festivit\u00e0 del 15 agosto, oltre al nome del luogo, veniva indissolubilmente legato alla nuova statua, amovibile e, dunque, rivendicabile<sup><a href=\"#footnote_30_1761\" id=\"identifier_30_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il simulacro in creta consentiva, in qualsiasi momento, il suo immediato spostamento. Il trasferimento della statua era gi&agrave; avvenuto in passato, come riportata il Perconte, allorquando, in un&rsquo;annata di siccit&agrave;, la sacra immagine era stata portata in processione da Ravanusa a Licata dove i cittadini poterono venerarla insieme all&rsquo;immagine del Crocefisso che ancora oggi si custodisce nella Chiesa Madre, ottenendo il miracolo di una pioggia abbondante, cfr. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;, ms. del XVII sec., f.183v.\">31<\/a><\/sup>. Tali ragioni non solo sono palesi nella lettera del Perconte ma ne costituiscono anche la vera ragione; dimostrazione n\u2019\u00e8 che questo raccomanda al suo interlocutore di dare \u00abcredito pi\u00f9 alle mie che ad altri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_1761\" id=\"identifier_31_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;., ms. del XVII sec, f.183r.\">32<\/a><\/sup>. Il destinatario della lettera del Perconte non \u00e8 padre Gaetani ma un personaggio eminente &#8211; del quale per\u00f2 non \u00e8 menzionato il nome &#8211; che doveva fare da tramite con il Gesuita<sup><a href=\"#footnote_32_1761\" id=\"identifier_32_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Perconte scrive: &laquo;hor questi cosi l&rsquo;ho voluto scrivere a vs (vostra signoria) accio ne dia parte a q.llo padre gaitano&raquo;. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;., ms. del XVII sec., f.183v.\">33<\/a><\/sup>. Il Perconte, a nome anche dell\u2019intera cittadinanza licatese<sup><a href=\"#footnote_33_1761\" id=\"identifier_33_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo soggetto, facendo pervenire le informazioni al Gesuita, avrebbe reso un servizio all&rsquo;intera comunit&agrave; licatese i cui rappresentanti, i giurati, non solo erano stati informanti della missiva, ma avevano appoggiato l&rsquo;iniziativa cos&igrave; che &laquo;issi molto si ralegrorno della amichevolezza di vs, e lo pregano lo fazzi descrivere (se pari a vs) minutamente&raquo;. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;., ms. del XVII sec., f.183v.\">34<\/a><\/sup>, si appella a questo soggetto dichiarandosi suo \u201ccreato\u201d, ovvero familiare. Questo indizio induce a credere che il misterioso interlocutore sia stato egli stesso un licatese, forse da individuare nel nobile Antonino Formica<sup><a href=\"#footnote_34_1761\" id=\"identifier_34_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Antonino Formica fu anche un apprezzato musicista, in quanto allievo del celebre compositore palermitano Antonio il Verso. Il sacerdote licatese potrebbe avere appreso i rudimenti della musica nella sua citt&agrave; natale presso il prima citato fra Antonio Perconti di Licata, supra nota n.16. Padre Formica fu anche intendente d&rsquo;arte e di architettura, come da noi documentato altrove, cfr. C. D&rsquo;ARPA, Architettura e arte&hellip;, 2012, ad indicem.\">35<\/a><\/sup>, un sacerdote della comunit\u00e0 oratoriana di Palermo ben introdotto nella curia vescovile del cardinale Giannettino Doria<sup><a href=\"#footnote_35_1761\" id=\"identifier_35_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel post scriptum il Perconte chiede al suo interlocutore che prima di dare &laquo;la pictura al padre, la mostrassi a monsignor Ill.mo nostro&raquo; al quale vuole che porga i suoi reverenziali saluti sollecitandolo &laquo;a dirci alcuna cosa di fatti miei racomandandovici&raquo;. BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;., ms. del XVII sec., f. 184r.\">36<\/a><\/sup>. Le istanze del Perconte e dell\u2019intera cittadinanza licatese, grazie forse anche all\u2019influenza del personaggio rimasto anonimo, non furono deluse, cos\u00ec che la Madonna di Ravanusa \u00e8 stata rappresentata nella stampa relativa dei <em>Raguagli<\/em> con le fattezze della statua fittile fatta realizzare da loro<sup><a href=\"#footnote_36_1761\" id=\"identifier_36_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In realt&agrave; l&rsquo;immagine riprodotta nella stampa si discosta leggermente da quella del disegno che, diversamente, riproduce pi&ugrave; fedelmente la statua in creta. Diverso &egrave; il movimento delle mani delle due sacre figure in quanto nella statua e nel disegno convergono sul seno scoperto della Vergine mentre nella stampa sono in diretta relazione figurativa con la scena che vede protagonista il Conte Ruggero. Nella stampa, inoltre, non troviamo rappresentato il simbolico cardellino che connota la figura del Bambino.\">37<\/a><\/sup> e con l\u2019aggiunta all\u2019antico titolo di \u201cS. Maria di Ravanosa\u201d della specificazione topografica \u201cpresso all\u2019Alicata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi manca uno studio critico sulle stampe dei <em>Raguagli<\/em>. Da quel poco che c\u2019\u00e8 stato tramandato \u00e8 noto che furono commissionate a Roma su indicazione dello stesso padre Gaetani, ma non sappiamo quando. Il testo \u00e8 corredato da 36 immagini di Madonne delle quali, 23 sono a firma del Greuter, che sigla anche la bella immagine dell\u2019antiporta<sup><a href=\"#footnote_37_1761\" id=\"identifier_37_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. MALIGNAGGI, Antiporte e frontespizi incisi in Sicilia dal Barocco al Neoclassico, in &ldquo;teCLa. Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica&rdquo;, 5, luglio 2012, pp. 35-37.\">38<\/a><\/sup>, 2 sono di Giuseppe Lentini, fratello laico della comunit\u00e0 oratoriana di Palermo<sup><a href=\"#footnote_38_1761\" id=\"identifier_38_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel panorama artistico palermitano della seconda met&agrave; del Seicento Giuseppe Lentini &egrave; una delle figure emergenti. Incisore ma anche inventore di apparati decorativi tanto effimeri quanto reali, la sua attivit&agrave; si &egrave; andata ulteriormente arricchendo di nuovi contributi, cfr. G. MENDOLA, Il paliotto dell&rsquo;Immacolata in S. Francesco d&rsquo;Assisi, in &ldquo;Bella come la luna, pura come il sole&rdquo;. L&rsquo;Immacolata nell&rsquo;arte in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Palermo 2004, pp. 108-112; M. DE LUCA, Altari e apparati effimeri nella Palermo barocca. La festa di San Mamiliano in un manoscritto del 1658, in Architetture barocche in argento e corallo, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, Catania 2009, pp. 67-83; C. D&rsquo;ARPA, Architettura e arte&hellip;, 2012., ad indicem.\">39<\/a><\/sup>, che \u00e8 anche l\u2019autore dell\u2019interessante immagine allegorica della Sicilia, mentre le restanti 11 non riportano alcuna indicazione utile per individuare il loro autore. La stampe del Greuter sono state tutte riferite a Giovanni Federico (Strasburgo 1590\/93 &#8211; Roma 1662), un figlio d\u2019arte formatosi presso la bottega del padre, Matteo Greuter (Strasburgo 1565\/66- Roma 1638)<sup><a href=\"#footnote_39_1761\" id=\"identifier_39_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui due Greuter si vedano le voci Grauter, Johan Friedrich e Grauter, Matth&auml;us, di M. B. GUERRIERI BORSOI, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 59, Roma 2003, pp. 340-341, 343-345.\">40<\/a><\/sup>. Ma esaminando con attenzione ciascuna delle firme e delle cifre poste in calce a queste immagini si evince che una \u00e8 inequivocabilmente del padre Matteo Greuter (<a title=\"Fig. 12. Matteo Greuter, &lt;i&gt;La Madonna della Dachala di Catania&lt;\/i&gt;, incisione, 1664.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar12.jpg\">Fig. 12<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_40_1761\" id=\"identifier_40_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella tavola n. 20, che raffigura la Madonna della Dachala di Catania &egrave; riconoscibile chiaramente il monogramma di Matteo. Per il confronto si vedano i mappamondi del Grauter della Biblioteca comunale di Palermo firmati e datati 1632 e 1636, cfr. Mappa Mundi. Progetto di restauro sperimentale di due mappamondi di Mattheus Greuter, Palermo 2004.\">41<\/a><\/sup>. Questo indizio aiuta a chiarire, sebbene \u00a0solo in parte, le modalit\u00e0 e i tempi della loro committenza. L\u2019attivit\u00e0 artistica autonoma di Giovanni Federico Greuter \u00e8 documentata con stampe successive al 1616, dunque la commessa del Gaetani dovette avvenire prima di questa data, indirizzandosi naturalmente sulla bottega di Matteo dove ancora operava il figlio come apprendista<sup><a href=\"#footnote_41_1761\" id=\"identifier_41_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1606 gli Oratoriani della Vallicella commissionavano a Matteo l&rsquo;ideazione di una complessa incisione dalla quale sarebbero state tratte le stampe destinate a soddisfare la crescente devozione dei fedeli nei confronti del loro fondatore Filippo Neri. Nel 1616 la beatificazione del sacerdote fiorentino dava occasione agli Oratoriani di commissionare al figlio Giovanni Federico un&rsquo;altra incisione di Filippo Neri tratta questa volta dal celebre dipinto di Guido Reni.&nbsp; Cfr. O. MALASECCHI, Nascita e sviluppo dell&rsquo;iconografia di S. Filippo Neri dal Cinquecento al Settecento, in La regola e la fama, catalogo della mostra, Milano 1995, pp.34-49; R. S. NOYES, On the Fringes of Center: Disputed Hagiographic Imagery and the Crisis over de Beati moderni in Rome ca 1600, in &ldquo;Renaissance quarterly&rdquo;, 64, 2011, 3, pp. 800-846.\">42<\/a><\/sup>. La commessa siciliana non necessitava di un particolare impegno creativo da parte dell\u2019incisore dato che le matrici per le stampe dovevano riprodurre, quanto pi\u00f9 fedelmente, le effigie delle sacre immagini mariane inviate dal Gaetani, o da chi per lui. Inoltre l\u2019invio alla bottega dei Greuter delle specifiche iconografie di riferimento dovette avvenire volta per volta e, probabilmente, anche anni dopo la morte del Gaetani. Queste circostanze potrebbero essere dunque le ragioni per le quali Matteo, in seguito, ha ceduto l\u2019incarico al figlio che nel frattempo si era affrancato dalla bottega paterna<sup><a href=\"#footnote_42_1761\" id=\"identifier_42_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La firma o il monogramma che identifica le stampe autografe di Giovanni Federico Greuter si presenta in forme molto diverse, un dato questo che potrebbe fare ipotizzare una loro realizzazione non consecutiva.\">43<\/a><\/sup>. Tra tutte le stampe &#8211; di vari autori &#8211; che illustrano i Raguagli, quelle dei Greuter sono indubbiamente le pi\u00f9 apprezzabili dal punto di vista sia artistico che esecutivo, sebbene condizionate dai rispettivi modelli originali, sia essi pittorici che scultorei. Tra queste immagini, poi, quella della Madonna di Ravanusa \u00e8 indubbiamente la pi\u00f9 interessante. Sappiamo solo ora che prima dell\u2019incisione non esisteva di questa Madonna una pi\u00f9 antica iconografia distintiva. L\u2019immagine composta <em>ex novo<\/em> nella stampa del Greuter (cm 13&#215;8,5) combina una pluralit\u00e0 di immagini diverse. In primo piano il Conte Ruggero \u00e8 inginocchiato davanti alla Vergine apparsagli presso la sorgente e l\u2019albero di fico ai cui lati, sullo sfondo, rispettivamente sono rappresentati la battaglia di Monte Saraceno, a sinistra, e il santuario di Ravanusa, a destra. L\u2019incisione \u00e8 chiaramente una rielaborazione delle informazioni grafiche prodotte dal Perconte. Questo nella sua lettera scrive che in occasione della visita fatta al santuario di Ravanusa, dopo avere celebrato Messa, aveva \u00abincomenzato a designare (\u2026) tutto quello che in quella chiesa vi \u00e8 dipinto tanto nel quatro grande sopra la sacrestia quanto nel tabernacolo della Madonna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_1761\" id=\"identifier_43_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;, ms. del XVII sec., f.183r.\">44<\/a><\/sup>. Da ci\u00f2 potremmo dedurre che i sette piccoli disegni ad inchiostro allegati sono di sua mano. Invece l\u2019esecuzione accurata di questi fa nascere un dubbio, infatti, i disegni pi\u00f9 che gli appunti grafici eseguiti da un dilettante sembrano piuttosto opere di un professionista. In quegli anni risiedeva a Licata Giovanni Portaluni, un pittore di buona mano, noto alla storiografia artistica per alcune opere autografe<sup><a href=\"#footnote_44_1761\" id=\"identifier_44_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla produzione artistica di Giovanni Portaluni si veda la scheda biografica di A. CUCCIA in Porto di mare 1570-1670: pittori e pittura a Palermo tra memoria e recupero, catalogo della mostra a cura di V. ABBATE, Napoli 1999, p. 277.\">45<\/a><\/sup> e per avere fornito i disegni delle scene che ornano l\u2019urna in argento del santo patrono di Licata, il frate carmelitano Angelo da Gerusalemme<sup><a href=\"#footnote_45_1761\" id=\"identifier_45_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D A MARIA VERGINE, Speculum carmelitanum sive istoria Elianis ordinis fratrum beatissimae Viginis Mariae de Monte Carmelo, 1680, tomo II, p.656.\">46<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Lucio de Anizi, Giovanni Portaluni, urna di Sant\u2019Angelo carmelitano, argento, 1622, particolare, Licata, chiesa di Sant\u2019Angelo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar13.jpg\">Fig. 13<\/a>). Lo stesso perduto \u00abquatro grande\u00bb che raffigurava il miracolo di Ravanusa, documentato da uno dei disegni, probabilmente era opera di questo artista giacch\u00e9 Perconte, a tale riguardo, riporta che il pittore che lo ha dipinto \u00ab\u00e8 qua alla licata\u00bb<sup><a href=\"#footnote_46_1761\" id=\"identifier_46_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BCRS, Ottavio Cajtani&hellip;, ms. del XVII sec., f.183r.\">47<\/a><\/sup>. Non sarebbe dunque infondato credere che anche i disegni allegati alla lettera del Perconte possano essere degli inediti di Giovanni Portaluni<sup><a href=\"#footnote_47_1761\" id=\"identifier_47_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cinque dei sette disegni risultano essere ritagliati ed incollati sul foglio allegato alla missiva.\">48<\/a><\/sup>. Tale ipotesi, di conseguenza, supporta anche l\u2019attribuzione al Portaluni del disegno dal quale \u00e8 stata tratta l\u2019incisione del Grauter. \u00c8 molto probabile infatti che la sua ideazione compositiva sia avvenuta in Sicilia prima dell\u2019invio a Roma. Alla luce di quanto sopra esposto, non possiamo escludere il coinvolgimento diretto dei maggiorenti di Licata con l\u2019invio al Gesuita di un disegno eseguito dal pittore loro concittadino; disegno che potrebbe avere ricevuto l\u2019approvazione del prima ricordato padre oratoriano Antonino Formica<sup><a href=\"#footnote_48_1761\" id=\"identifier_48_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Formica, congiuntamente a padre Pietro Pozzo, figura come supervisore nell&rsquo;atto di commissione al pittore Filippo Paladini del dipinto che raffigura Sant&rsquo;Ignazio Martire. Il dipinto fu commissionato nel 1612 dal nobile Francesco Graffeo per ornare la cappella di suo patronato nella chiesa oratoriana di Palermo, cfr. C. D&rsquo;ARPA, Architettura e arte&hellip;, 2012, pp. 210-212.\">49<\/a><\/sup>. Questo ragionamento a catena trova un fondamento critico nel fatto che, sia il perduto dipinto del santuario di Ravanusa, qui attribuito al Portaluni, che l\u2019immagine riprodotta nella stampa del Greuter ricordano, nell\u2019affollata composizione di personaggi in primo e secondo piano, alcune opere attribuite al Portaluni<sup><a href=\"#footnote_49_1761\" id=\"identifier_49_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vincenzo Abbate ha attribuito al Portaluni Il martirio di Sant&rsquo;Orsola e delle sue compagne e Il patrocinio della SS. Trinit&agrave; e l&rsquo;elemosina dei &ldquo;Rossi&rdquo;, rispettivamente custoditi nella chiesa di San Francesco a Gela, l&rsquo;uno, e presso il Palazzo di Citt&agrave; di Licata, l&rsquo;altro. Cfr. Pittura a Licata dal XVI al XIX secolo, catalogo della mostra, Palermo 1995, pp. 70-71; La pittura nel nisseno da XVI al XVIII secolo, catalogo della mostra a cura di E. D&rsquo;AMICO, Palermo 2001, pp. 148-151.\">50<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Giovanni Portaluni (attr.), &lt;i&gt;Il martirio di Sant\u2019Orsola e delle sue compagne&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del sec. XVII, Gela, chiesa di San Francesco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Diversamente, nel caso in cui il disegno preparatorio fosse stato delineato a Roma nella bottega del Greuter &#8211; sebbene sulla scorta delle indicazioni della committenza &#8211; dovremmo allora considerarlo frutto di una collaborazione. Giovanni Federico Greuter, infatti, fu un eccelso maestro nella tecnica del bulino ma con il limite artistico per\u00f2 d\u2019essere solo interprete di disegni altrui, a differenza del padre che fu anche inventore delle sue opere. Oltre che con il padre, sono note e documentate le numerose collaborazioni di Giovanni Federico con i maggiori pittori barocchi suoi contemporanei. Quella con il pittore Giovanni Francesco Romanelli ha dato luogo, tra le altre immagini, alla stampa <em>Socrate e i suoi allievi<\/em> (<a title=\"Fig. 15. Giovanni Federico Greuter, Giovanni Francesco Romanelli, &lt;i&gt;Socrate e i suoi allievi&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del sec.XVII, incisione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/dar15.jpg\">Fig. 15<\/a>) nella quale si evidenziano interessanti analogie con quella della Madonna di Ravanusa. In entrambe, infatti, il tema figurativo dell\u2019albero, dal quale sgorga una sorgente, costituisce l\u2019elemento naturale sul quale si focalizza l\u2019intera immagine composta da scene e personaggi posti sia in primo che secondo piano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della piccola stampa devozionale della Madonna di Ravanusa ha aperto un&#8217;orizzonte d\u2019indagine molto vasto che, oltre all\u2019iconografia, all\u2019iconologia e all\u2019arte, ha toccato aspetti della storia sacra di Sicilia e della storia civile locale. E\u2019 noto come in passato i culti abbiano costituito per le collettivit\u00e0 il principale simbolo di identit\u00e0 ed appartenenza e, come nel caso di Ravanusa, anche l\u2019<em>incipit<\/em> per una fondazione urbana. Tanta pi\u00f9 risonanza aveva un culto oltre i ristretti confini comunali, tanto maggiore era il prestigio della comunit\u00e0 che lo accoglieva e promuoveva. In tal senso i <em>Raguagli<\/em> del Gaetani costituirono per le diverse municipalit\u00e0 un mezzo efficace di propaganda che Licata seppe maggiormente sfruttare a suo favore anche grazie alla bella stampa del Greuter. Questa, infatti, sancisce il legame che tale comunit\u00e0 ha avuto e continuava a volere avere con il culto di Santa Maria di Ravanusa<sup><a href=\"#footnote_50_1761\" id=\"identifier_50_1761\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ancora una volta nel 1753 la comunit&agrave; civile e religiosa di Licata utilizzava il mezzo della incisione per celebrare un&rsquo;altro sacro e pi&ugrave; esclusivo legame, quello con il suo santo patrono, il frate carmelitano Angelo da Gerusalemme. Ci riferiamo alla bella stampa dell&rsquo;incisore Arnaldo Westerhent, su disegno del celebre pittore Sebastiano Conca, allegata al raro testo di C. FILIBERTO PIZZOLANTI, Delle memorie istoriche dell&rsquo;antica citt&agrave; di Gela nella Sicilia, pubblicata a Palermo nel 1753. L&rsquo;opera postuma fu promossa dal confratello carmelitano &ndash; anche lui nobile licatese &ndash; Angelo Maria Formica che la dedic&ograve; ai Giurati pro tempore.\">51<\/a><\/sup> che, oltretutto, rimandava ad un passato epico, quello della conquista normanna del Conte Ruggero.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1761\" class=\"footnote\">O. GAETANI, <em>Raguagli delli ritratti della Santissima Vergine Nostra Signora pi\u00f9 celebri, che si riveriscono in varie chiese nell\u2019isola di Sicilia<\/em>, Palermo 1664, rist. an. Palermo 1991<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1761\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <strong><em>Ave Maria. La Madonna in Sicilia: immagini e devozione<\/em><\/strong><strong>, Palermo 2003; <\/strong>EADEM, \u201c<em>Cammini\u201d mariani per i tesori di Sicilia<\/em>, in \u00abOADI\u00a0 &#8211; Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u00bb, I Parte, 1, giugno 2010, pp.15-57; II Parte,\u00a0 2, dicembre 2010, pp.13-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1761\" class=\"footnote\">R. CONTARINO, <em>ad vocem<\/em> <em>Gaetani, Ottavio<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, vol.51, Roma 1998, pp.195-197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1761\" class=\"footnote\">O. GAETANI, <em>Vitae Sanctorum Siculorum ex antiquis Graecis Latinisque Monumentis, et ut plurimum ex MSS. Codicibus nondum editis collectae aut scriptae, digeste iuxta seriem annorum Christianae Epochae, et Animadversionibus illustratae a R. P. Octavio Caietano Siracusano S. I., <\/em>Palermo 1657.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1761\" class=\"footnote\">O. GAETANI,<strong><em> Idea operis de vitis siculorum sanctorum famaue sanctitatis illustrium Deo volente bonis iuvantibus in lucem prodituri<\/em><\/strong><strong>, Palermo 1617<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1761\" class=\"footnote\">Il capitolo, che amplia la trattazione dei culti mariani da 29 a 31, \u00e8 stato pubblicato in forma autonoma contemporaneamente alle <em>Vitae Sanctorum<\/em> <em>Siculorum. <\/em>O. GAETANI, <em>Icones aliquot et origines illustrium aedium Sanctissimae Deiparae Mariae quae in Sicilia\u00a0 insula coluntur<\/em>,<em> <\/em>Palermo 1657.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1761\" class=\"footnote\">Tommaso Tamburino, curatore dell\u2019opera, nella prefazione dichiara che padre Gaetani si era rivolto a lui per soprintendere alla esecuzione dei rami in quanto ai tempi dimorante a Roma per motivi di studio. O. GAETANI, <em>Raguagli delli ritratti\u2026<\/em>, 1991, pp. 5-6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1761\" class=\"footnote\"> Di Cesare Baronio oltre agli <em>Annels Ecclesiastici<\/em>, opera in dodici volumi pubblicati a Roma dal 1588 al 1607, ricordiamo anche la revisione del <em>Martyrologium romanum <\/em>pubblicato a Roma nel 1583.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1761\" class=\"footnote\">Ottavio Gaetani dopo avere pronunciato i primi voti a Palermo, nel 1592, chiamato dal padre Generale Claudio Acquaviva, si era trasferito a Roma per completare gli studi. Divenuto sacerdote nel 1595 fu attivo prima presso il Collegio Romano e poi presso la casa di Sant\u2019Andrea al Quirinale. Nel 1597 padre Gaetani rientrava definitivamente in Sicilia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1761\" class=\"footnote\">Padre Pozzo era entrato a fare parte dei sodali di Filippo Neri nel 1580. Dopo avere prestato il suo servizio sacerdotale da oratoriano sia presso la casa romana che in quella napoletana, nel 1599, concluso un impegnativo triennio di attivit\u00e0 alla Vallicella come deputato coadiutore del padre preposto, era tornato definitivamente a Palermo. Con il suo decisivo sostegno la giovane comunit\u00e0 oratoriana dell\u2019Olivella, in pochi anni, divenne una delle pi\u00f9 importanti forze riformatrici di Palermo attirando a se soggetti provenienti da altri comuni siciliani; cfr. C. D\u2019ARPA, <em>Architettura e arte religiosa a Palermo: il complesso degli Oratoriali all\u2019Olivella<\/em>, Palermo 2012, <em>ad indicem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1761\" class=\"footnote\">M. Stelladoro, <em>Le \u201cVitae Sanctorum Siculorum\u201d di Ottavio Gaetani: i manoscritti conservati a Palermo e a Roma, <\/em>Roma 2006, Supplemento a Studi sull\u2019Oriente Cristiano 10\/1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1761\" class=\"footnote\">Biblioteca Centrale della Regione Siciliana \u201cA. Bombace\u201d (da questo momento BCRS), <em>Ottavio Cajtani S.I.,<\/em> <em>Sulle Madonne di Sicilia<\/em>, ms. del XVII sec., ai segni X.F.5, ff. 181v-191r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1761\" class=\"footnote\">A. NOTO, <em>Ravanusa. Novecento anni di storia religiosa 1086-1985<\/em>, Agrigento 1985, pp.13-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1761\" class=\"footnote\">Per tale ragione il Gaetani lo ha incluso tra quelli citati nell\u2019<em>Idea Operis<\/em>: \u00abD.Virgo, cui nomen Ravenasae, quae Comitis Rogerij militibus, dum siti, &amp; Sarracenorum copijs urgentur, acquam divinitus, &amp; vittoriam de hoste concessit\u00bb. Cfr. O. GAETANI, <em>Idea operis\u2026<\/em>, 1617, p.98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1761\" class=\"footnote\">L\u2019incartamento contiene inoltre i seguenti documenti: la trascrizione della autorizzazione del vescovo di Agrigento, concessa in data 10 febbraio 1446, al nobile Andrea de Crescenzo, barone di Caniccatt\u00ec, per potere quest\u2019ultimo istituire e dotare un convento di presbiteri secolari a servizio del santuario di Ravanusa; una nota di anonimo con l\u2019elenco di tutte le chiese esistenti nel territorio licatese dove vi era un qualche culto legato alla Vergine; la trascrizione di una lapide del 1508 presente nella Chiesa Madre di Licata.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1761\" class=\"footnote\">Giacomo Perconte o Perconti probabilmente era parente di fra Antonio Perconti di Licata, musicista della famiglia francescana dei Conventuali documentato nel 1621 presso il convento d\u2019Assisi come compositore di musica sacra, cfr. F. ROTOLO, <em>La vicenda conventuale del Convento di S. Francesco di Palermo<\/em>, in <em>La biblioteca francescana di Palermo<\/em>, a cura di D. Ciccarelli, Palermo 1995, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1761\" class=\"footnote\">L\u2019antico santuario della Madonna di Ravanusa, detto anche del Fico o del Fonte, tra il 1838 e il 1847 fu distrutto per effetto di una frana rovinosa, cfr. A. NOTO, <em>Ravanusa<\/em>\u2026 , 1985, pp. 119-120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1761\" class=\"footnote\">Questo particolare uso della didascalia s\u2019ispira palesemente ad una nota opera di ambiente gesuitico, cfr. G. NADAL, <strong><em>Meditationi sopra li Evangelii che tutto l&#8217;anno si leggono nella messa, &amp; principali misterii della vita, &amp; passione di N.S. Gies\u00f9 Christo rappresentati in 153 imagini dal padre Girolamo Natale della Compagnia di Ges\u00f9<\/em><\/strong>, Anversa 1593<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1761\" class=\"footnote\">In passato il sito dell\u2019antica Gela era comunemente identificato con l\u2019altrettanto antico insediamento greco di Finziada, odierna Licata. Sulla dibattuta questione esiste una vasta bibliografia in parte alimentata dagli storici e dagli eruditi licatesi, cfr. <strong><em>Licata tra Gela e Finziada<\/em><\/strong><strong>, atti del Seminario di studi per la valorizzazione storica ed archeologica di Licata e del suo territorio a cura di C. CARIT\u00c0 (Licata, Teatro Re, 12 marzo 16 e 30 aprile 2004)<\/strong>, Licata 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1761\" class=\"footnote\">Il culto mariano di Ravanusa si lega agli altri analoghi culti di Piazza Armerina e di Palermo. Sull\u2019iconografia del Conte Ruggero cfr. <em>La  Madonna<\/em><em> delle Vittorie a Piazza Armerina<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. K. GUIDA, Napoli, 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1761\" class=\"footnote\">Nell\u2019Ottocento la statua fu trasferita nella chiesa di San Francesco, dove ancora oggi si venera. Nel 2005-06 l\u2019opera \u00e8 stata sottoposta a restauro sotto l\u2019alta sorveglianza della Soprintendenza di Agrigento. Il restauro ha accertato inequivocabilmente che l\u2019originale simulacro fittile del Cinquecento \u00e8 ancora celato sotto il pesante strato di rivestimento, probabilmente ascrivibile ad un intervento del 1866. Il simulacro fittile conserva tracce della originaria policromia e delle dorature in oro zecchino. La base lignea sulla quale poggia la statua \u00e8 ornata con raffigurazioni dei Misteri Gaudiosi. Per le informazioni ringrazio Aldo Alberto Vassallo, che ha eseguito il restauro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1761\" class=\"footnote\"><em>Antonello da Messina e la pittura del Quattrocento in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. VIGNI &#8211; G. CARANDENTE, Messina 1953, n. 28, p. 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1761\" class=\"footnote\"> I due dipinti rappresentavano lo <em>Sposalizio mistico di Santa Caterina<\/em>, nella parte superiore, e una composizione con Cristo e i dodici Apostoli (<em>Ultima cena<\/em> ?) con l\u2019iscrizione \u00abA.D. MCCCCLXX\u00bb. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026<\/em>, ms. del XVII sec., f.187r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1761\" class=\"footnote\">Il priore, diversamente, asserisce che la statua fu realizzata nel 1555. Per la statua \u00e8 stata indicata anche la data 1548, cfr. L. VITALI, <em>Licata citt\u00e0 demaniale<\/em>, Licata 1909, rist. an. Licata, Associazione culturale \u201cIgnazio Spina\u201d, \u201cLa vedetta\u201d 1998, p. 278.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1761\" class=\"footnote\">Il Priore precisa che il dipinto non \u00e8 antico ma \u00abfatto a tempi n.ri et cavato da li miracoli \u00bb in rilievo che ornavano il \u201ctabernacolo\u201d della Madonna, cfr. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026<\/em>, ms. del XVII sec., f.187r. Nei <em>Raguagli<\/em> il testo che commenta l\u2019immagine della Madonna di Ravanusa riporta la notizia che fu lo stesso Conte Ruggero a fare dipingere \u00abtutto il fatto nella medesima Chiesa, la qual dipintura poi, per l\u2019antichit\u00e0, non poco scolorita, si rifece, per non perdersi del tutto coll\u2019ingiuria del tempo\u00bb, cfr. O. GAETANI, <em>Raguagli dell ritratti\u2026<\/em>, 1991, p.27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1761\" class=\"footnote\">O. GAETANI, <em>Raguagli delli ritratti\u2026<\/em>, 1991, p.27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1761\" class=\"footnote\">Gi\u00e0 nel Cinquecento il culto mariano, sebbene molto antico, non si identificava in una icona ma con il luogo stesso del miracolo avvenuto in quella remota localit\u00e0 della Sicilia. Possiamo ipotizzare che in origine nel santuario di Ravanusa vi si venerasse un\u2019icona dipinta su tavola o su muro la cui iconografia probabilmente replicava quella pi\u00f9 celebre della Madonna delle Vittorie di Piazza Armerina, modello sul quale, a sua volta, s\u2019informa l\u2019icona della Madonna detta dell\u2019Alemanna, da secoli venerata patrona della vicina citt\u00e0 di Gela, cfr. <em>La Madonna\u2026<\/em>,\u00a0 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1761\" class=\"footnote\">Andrea de Crescenzo aveva acquisito la baronia di Ravanusa in quanto marito dell\u2019ultima discendente dei Palmeri, antichi feudatari di quelle terre. Nel 1451 otteneva da re Alfonso d\u2019Aragona la licenza di potere costruire un fondaco presso il santuario di Ravanusa che, nel 1452, affidava in custodia ai Canonici di San Giorgio in Alga di Palermo, cfr. A. NOTO, <em>Ravanusa<\/em>\u2026 , 1985, pp. 19-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1761\" class=\"footnote\">Il Perconte non mancava di ricordare che l\u2019abitato di Ravanusa \u00absta sotto la giurisdizione de la licata\u00bb e, per tale ragione, la comunit\u00e0 licatese in passato si era fatta carico sia della ricostruzione della chiesa a Ravanusa che del fonte dal quale sgorgava l\u2019acqua della sorgente miracolosa. Inoltre i giurati di Licata ogni anno promuovevano \u00abuna bellissima festa\u00bb religiosa nota in tutto il circondario non solo perch\u00e9 si correva il \u201cpalio\u201d, ma soprattutto perch\u00e9 si teneva una fiera \u00ababbondantissima, e bella\u00bb, BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026.<\/em>, ms. del XVII sec., f.183r-184r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1761\" class=\"footnote\">Nel 1621 il nobile Giacomo Bonanno e Colonna, barone di Ravanusa, nel corso di una solenne assemblea di popolo promulgava l\u2019affrancamento del borgo dalla feudalit\u00e0 di Licata, cfr. A. NOTO, <em>Ravanusa<\/em>\u2026 , 1985, p.26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1761\" class=\"footnote\">Il simulacro in creta consentiva, in qualsiasi momento, il suo immediato spostamento. Il trasferimento della statua era gi\u00e0 avvenuto in passato, come riportata il Perconte, allorquando, in un\u2019annata di siccit\u00e0, la sacra immagine era stata portata in processione da Ravanusa a Licata dove i cittadini poterono venerarla insieme all\u2019immagine del Crocefisso che ancora oggi si custodisce nella Chiesa Madre, ottenendo il miracolo di una pioggia abbondante, cfr. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026<\/em>, ms. del XVII sec., f.183v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1761\" class=\"footnote\">BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026.<\/em>, ms. del XVII sec, f.183r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1761\" class=\"footnote\">Il Perconte scrive: \u00abhor questi cosi l\u2019ho voluto scrivere a vs (vostra signoria) accio ne dia parte a q.llo padre gaitano\u00bb. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026.<\/em>, ms. del XVII sec., f.183v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1761\" class=\"footnote\">Questo soggetto, facendo pervenire le informazioni al Gesuita, avrebbe reso un servizio all\u2019intera comunit\u00e0 licatese i cui rappresentanti, i giurati, non solo erano stati informanti della missiva, ma avevano appoggiato l\u2019iniziativa cos\u00ec che \u00abissi molto si ralegrorno della amichevolezza di vs, e lo pregano lo fazzi descrivere (se pari a vs) minutamente\u00bb. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026.<\/em>, ms. del XVII sec., f.183v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1761\" class=\"footnote\">Padre Antonino Formica fu anche un apprezzato musicista, in quanto allievo del celebre compositore palermitano Antonio il Verso. Il sacerdote licatese potrebbe avere appreso i rudimenti della musica nella sua citt\u00e0 natale presso il prima citato fra Antonio Perconti di Licata, <em>supra<\/em> nota n.16. Padre Formica fu anche intendente d\u2019arte e di architettura, come da noi documentato altrove, cfr. C. D\u2019ARPA, <em>Architettura e arte\u2026<\/em>, 2012, <em>ad indicem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1761\" class=\"footnote\">Nel <em>post scriptum<\/em> il Perconte chiede al suo interlocutore che prima di dare \u00abla pictura al padre, la mostrassi a monsignor Ill.mo nostro\u00bb al quale vuole che porga i suoi reverenziali saluti sollecitandolo \u00aba dirci alcuna cosa di fatti miei racomandandovici\u00bb. BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026.<\/em>, ms. del XVII sec., f. 184r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1761\" class=\"footnote\">In realt\u00e0 l\u2019immagine riprodotta nella stampa si discosta leggermente da quella del disegno che, diversamente, riproduce pi\u00f9 fedelmente la statua in creta. Diverso \u00e8 il movimento delle mani delle due sacre figure in quanto nella statua e nel disegno convergono sul seno scoperto della Vergine mentre nella stampa sono in diretta relazione figurativa con la scena che vede protagonista il Conte Ruggero. Nella stampa, inoltre, non troviamo rappresentato il simbolico cardellino che connota la figura del Bambino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1761\" class=\"footnote\">D. MALIGNAGGI, <em>Antiporte e frontespizi incisi in Sicilia dal Barocco al Neoclassico<\/em>, in \u201cteCLa. Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica\u201d, 5, luglio 2012, pp. 35-37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1761\" class=\"footnote\">Nel panorama artistico palermitano della seconda met\u00e0 del Seicento Giuseppe Lentini \u00e8 una delle figure emergenti. Incisore ma anche inventore di apparati decorativi tanto effimeri quanto reali, la sua attivit\u00e0 si \u00e8 andata ulteriormente arricchendo di nuovi contributi, cfr. G. MENDOLA, <em>Il paliotto dell\u2019Immacolata in S. Francesco d\u2019Assisi<\/em>, in <em>\u201cBella come la luna, pura come il sole<\/em>\u201d<em>. L\u2019Immacolata nell\u2019arte in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE &#8211; M. VITELLA, Palermo 2004, pp. 108-112; M. DE LUCA, <em>Altari e apparati effimeri nella Palermo barocca. La festa di San Mamiliano in un manoscritto del 1658, in Architetture barocche in argento e corallo<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. RIZZO, Catania 2009, pp. 67-83; C. D\u2019ARPA, <em>Architettura e arte\u2026<\/em>, 2012., <em>ad indicem<\/em>. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1761\" class=\"footnote\">Sui due Greuter si vedano le voci <em>Grauter,<\/em> <em>Johan Friedrich <\/em>e <em>Grauter, Matth\u00e4us<\/em>, di M. B. GUERRIERI BORSOI, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, vol. 59, Roma 2003, pp. 340-341, 343-345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1761\" class=\"footnote\">Nella tavola n. 20, che raffigura la Madonna della Dachala di Catania \u00e8 riconoscibile chiaramente il monogramma di Matteo. Per il confronto si vedano i mappamondi del Grauter della Biblioteca comunale di Palermo firmati e datati 1632 e 1636, cfr. <em>Mappa Mundi. Progetto di restauro sperimentale di due mappamondi di Mattheus Greuter<\/em>, Palermo 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1761\" class=\"footnote\">Nel 1606 gli Oratoriani della Vallicella commissionavano a Matteo l\u2019ideazione di una complessa incisione dalla quale sarebbero state tratte le stampe destinate a soddisfare la crescente devozione dei fedeli nei confronti del loro fondatore Filippo Neri. Nel 1616 la beatificazione del sacerdote fiorentino dava occasione agli Oratoriani di commissionare al figlio Giovanni Federico un\u2019altra incisione di Filippo Neri tratta questa volta dal celebre dipinto di Guido Reni.\u00a0 Cfr. O. MALASECCHI, <em>Nascita e sviluppo dell&#8217;iconografia di S. Filippo Neri dal Cinquecento al Settecento<\/em>, in <em>La regola e la fama<\/em>, catalogo della mostra, Milano 1995, pp.34-49; R. S. NOYES, <em>On the Fringes of Center: Disputed Hagiographic Imagery and the Crisis over de <\/em>Beati moderni<em> in Rome ca 1600<\/em>, in \u201cRenaissance quarterly\u201d, 64, 2011, 3, pp. 800-846.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1761\" class=\"footnote\">La firma o il monogramma che identifica le stampe autografe di Giovanni Federico Greuter si presenta in forme molto diverse, un dato questo che potrebbe fare ipotizzare una loro realizzazione non consecutiva.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1761\" class=\"footnote\">BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026<\/em>, ms. del XVII sec., f.183r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1761\" class=\"footnote\">Sulla produzione artistica di Giovanni Portaluni si veda la scheda biografica di A. CUCCIA in <em>Porto di mare 1570-1670: pittori e pittura a Palermo tra memoria e recupero<\/em>, catalogo della mostra a cura di V. ABBATE, Napoli 1999, p. 277.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1761\" class=\"footnote\">D A MARIA VERGINE, <em>Speculum carmelitanum sive istoria Elianis ordinis fratrum beatissimae Viginis Mariae de Monte Carmelo<\/em>, 1680, tomo II, p.656.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1761\" class=\"footnote\">BCRS,<em> Ottavio Cajtani\u2026<\/em>, ms. del XVII sec., f.183r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1761\" class=\"footnote\">Cinque dei sette disegni risultano essere ritagliati ed incollati sul foglio allegato alla missiva.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1761\" class=\"footnote\">Padre Formica, congiuntamente a padre Pietro Pozzo, figura come supervisore nell\u2019atto di commissione al pittore Filippo Paladini del dipinto che raffigura <em>Sant\u2019Ignazio Martire<\/em>. Il dipinto fu commissionato nel 1612 dal nobile Francesco Graffeo per ornare la cappella di suo patronato nella chiesa oratoriana di Palermo, cfr. C. D\u2019ARPA, <em>Architettura e arte\u2026<\/em>, 2012, pp. 210-212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1761\" class=\"footnote\">Vincenzo Abbate ha attribuito al Portaluni<em> Il martirio di Sant\u2019Orsola e delle sue compagne<\/em> e <em>Il patrocinio della SS. Trinit\u00e0 e l\u2019elemosina dei \u201cRossi\u201d<\/em>, rispettivamente custoditi nella chiesa di San Francesco a Gela, l\u2019uno, e presso il Palazzo di Citt\u00e0 di Licata, l\u2019altro. Cfr. <em>Pittura a Licata dal XVI al XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra, Palermo 1995, pp. 70-71<em>; La pittura nel nisseno da XVI al XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di E. D\u2019AMICO, Palermo 2001, pp. 148-151.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1761\" class=\"footnote\">Ancora una volta nel 1753 la comunit\u00e0 civile e religiosa di Licata utilizzava il mezzo della incisione per celebrare un\u2019altro sacro e pi\u00f9 esclusivo legame, quello con il suo santo patrono, il frate carmelitano Angelo da Gerusalemme. Ci riferiamo alla bella stampa dell\u2019incisore Arnaldo Westerhent, su disegno del celebre pittore<strong> <\/strong>Sebastiano Conca, allegata al raro testo di C. FILIBERTO PIZZOLANTI, <em>Delle memorie istoriche dell\u2019antica citt\u00e0 di Gela nella Sicilia<\/em>, pubblicata a Palermo nel 1753. L\u2019opera postuma fu promossa dal confratello carmelitano &#8211; anche lui nobile licatese &#8211; Angelo Maria Formica che la dedic\u00f2 ai Giurati <em>pro tempore<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1761\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>darpagiglia@libero.it La Madonna di Ravanusa nei Raguagli di padre Ottavio Gaetani: l\u2019incisione di Giovanni Federico Greuter tra istanze civiche e ragioni artistiche DOI: 10.7431\/RIV08022013 Le <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1761\" title=\"Ciro D&#8217;Arpa\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1868,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1761"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1761"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1761\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1876,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1761\/revisions\/1876"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}