{"id":1754,"date":"2013-12-29T10:15:05","date_gmt":"2013-12-29T10:15:05","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1754"},"modified":"2014-06-29T06:52:24","modified_gmt":"2014-06-29T06:52:24","slug":"carmelo-bajamonte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1754","title":{"rendered":"Carmelo Bajamonte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">carmelo.bajamonte@gmail.com<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Aggiunte per la sella del Vicer\u00e9 Colonna*<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV08012013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso \u00e8 stata evidenziata l\u2019importanza dei documenti d\u2019archivio per lo studio della storia dell\u2019arte, fin dal rinnovamento che concern\u00e9 la disciplina nell\u2019ambito della Kunstwissenschaft della fine del XIX secolo, sia in paesi di lingua tedesca sia in Italia grazie alla lezione di Adolfo Venturi; la verifica storico-documentaria e archivistica ha fornito sostegni alla lettura dell\u2019opera d\u2019arte, nell\u2019analisi dello stile e della forma propria della pratica attribuzionistica, e ha illuminato i contesti geografici, storici e culturali delle opere, i problemi legati alla conservazione o i processi di musealizzazione dell\u2019oggetto artistico.<br \/>\nA tal riguardo, le indagini sul fondo della Direzione generale delle antichit\u00e0 e belle arti dell\u2019Archivio Centrale dello Stato \u2013che custodisce buona parte della documentazione tecnica sulle politiche di gestione del patrimonio artistico, prodotta da istituti periferici in contatto con il ministero romano<sup><a href=\"#footnote_0_1754\" id=\"identifier_0_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per queste prospettive di ricerca documentaria vedi l&rsquo;Archivio della Direzione generale delle antichit&agrave; e belle arti (1860-1890). Inventario, I, a cura di M. MUSACCHIO, Roma 1994, in particolare per la situazione siciliana pp. 55-57.\nI documenti fanno parte dell&rsquo;incartamento che di consueto era prodotto in pi&ugrave; copie da uffici statali in relazione tra loro. Una parte della documentazione rest&ograve; a Palermo, al Commissariato degli Scavi e Musei e al R. Museo, mentre una terza fu inviata a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione. Oltre quelli &lsquo;romani&rsquo;, ho potuto leggere i documenti dell&rsquo;Archivio della Soprintendenza di Palermo (Museo Nazionale 1872-1885. Doni, busta nn.), mentre non mi &egrave; stato possibile accedere alla documentazione di pertinenza del Museo Nazionale custodita nell&rsquo;archivio del Museo archeologico regionale di Palermo, attualmente chiuso per lavori di restauro.\">1<\/a><\/sup>\u2013 non di rado hanno aiutato l\u2019orientamento di ricerche preziose per una nuova comprensione di fatti e situazioni.<br \/>\nI documenti consultati in quest\u2019occasione<sup><a href=\"#footnote_1_1754\" id=\"identifier_1_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I documenti fanno parte dell&rsquo;incartamento che di consueto era prodotto in pi&ugrave; copie da uffici statali in relazione tra loro. Una parte della documentazione rest&ograve; a Palermo, al Commissariato degli Scavi e Musei e al R. Museo, mentre una terza fu inviata a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione. Oltre quelli &lsquo;romani&rsquo;, ho potuto leggere i documenti dell&rsquo;Archivio della Soprintendenza di Palermo (Museo Nazionale 1872-1885. Doni, busta nn.), mentre non mi &egrave; stato possibile accedere alla documentazione di pertinenza del Museo Nazionale custodita nell&rsquo;archivio del Museo archeologico regionale di Palermo, attualmente chiuso per lavori di restauro.\">2<\/a><\/sup>, nel fondo comunemente noto come primo versamento (con carte che interessano all\u2019incirca il trentennio seguito all\u2019Unificazione), consentono di aggiungere qualche dato nuovo sulla sella del vicer\u00e9 Juan Fernandez de Pacheco, marchese di Villena, sella che,come avremo modo di vedere meglio pi\u00f9 avanti, oggi si ritiene sia stata realizzata per un altro vicer\u00e9 di Sicilia, Marcantonio Colonna<sup><a href=\"#footnote_2_1754\" id=\"identifier_2_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oggi nei depositi della Galleria Interdisciplinare Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis (inv. n. 8226).\">3<\/a><\/sup>.<br \/>\nSi tratta di un corredo composto di vari finimenti d\u2019argento sbalzato, smalti e una lussuosa gualdrappa ricamata, con ben definite coordinate geografiche e cronologiche da riportare a una manifattura palermitana della seconda met\u00e0 del XVI secolo (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, finimenti di cuoio, Palermo Galleria Regionale Interdisciplinare della Sicilia (inv. 8226). Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, finimenti di cuoio. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, staffa. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, smalti. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj04.jpg\">4<\/a>). Opera importante anche per il livello qualitativo dell\u2019elaborata lavorazione, memore delle raffinate produzioni del tiraz normanno, che un\u00ec placchette smaltate dai linearismi geometrici di gusto arabeggiante, cuoi trapunti, argenti sbalzati con soggetti marini e ricami di perle.<br \/>\nI resoconti storici su Marcantonio Colonna confermano lo sfarzo delle arti suntuarie nella vita pubblica del personaggio<sup><a href=\"#footnote_3_1754\" id=\"identifier_3_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GUGLIELMOTTI, Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto, Firenze 1862, p. 267 riporta le notizie dell&rsquo;entrata a Roma nel dicembre del 1571, in cui &lsquo;l&rsquo;eccellentissimo signor Marc&rsquo;Antonio Colonna&rsquo;:&laquo;Avea sella ricoperta di tocca d&rsquo;oro, gualdrappa di seta porporina, trapunta di passamani e frangette ad oro; il pettorale, il morso, le briglie ricoperte e sfioccate a porpora e ad oro. Aveva in pi&egrave; stivaletti bianchi, incerati a lustro; calze cangianti di rosso e di giallo, brache rigonfie alla spagnuola a molti listoni di teletta d&rsquo;argento e di seta morella, giubba di tocca d&rsquo;oro, cappa di seta nera trinata ad oro e soppannata di pelli zibelline, cappello di velluto nero, e la piuma bianca affibbiata a un gran bottone di perle ricchissimo&raquo;.\">4<\/a><\/sup>, dove anche la bardatura giocava un ruolo fondamentale nella spettacolarizzazione del potere vicereale nella Sicilia spagnola e in cerimonie cavalleresche, come il trionfo solenne messo in scena a Palermo nell\u2019aprile del 1577, ideato dal poeta di corte Antonio Veneziano in onore dell\u2019entrata in citt\u00e0 del gran protagonista della battaglia di Lepanto contro i Turchi, nominato vicer\u00e9 da Filippo II (1577-1584)<sup><a href=\"#footnote_4_1754\" id=\"identifier_4_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul tema rinvio a M. L. MADONNA, Le feste per Marcantonio Colonna e la Porta Nuova come apparato trionfale, in M. Fagiolo &ndash; M. L. Madonna, Il Teatro del Sole. La rifondazione di Palermo nel Cinquecento e l&rsquo;idea della citt&agrave; barocca, Roma 1981, pp. 126-133; F. BENIGNO, Leggere il cerimoniale nella Sicilia spagnola, in &ldquo;Mediterranea. Ricerche storiche&rdquo;, a. 5, n. 12, aprile 2008, pp. 133-148.\nA. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire. Prolusione universitaria pronunziata il 16 novembre 1873, Palermo 1874. Per Salinas (1841-1914) si veda V. TUSA, Antonino Salinas nella cultura palermitana, in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, serie IV, vol. IV, 1978, pp. 429-444.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I documenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le carte individuate nell\u2019Archivio Centrale dello Stato datano dal dicembre 1873: sono dunque i primissimi documenti dell\u2019attivit\u00e0 di Antonino Salinas, all\u2019indomani della prolusione del 16 novembre<sup><a href=\"#footnote_5_1754\" id=\"identifier_5_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire. Prolusione universitaria pronunziata il 16 novembre 1873, Palermo 1874. Per Salinas (1841-1914) si veda V. TUSA, Antonino Salinas nella cultura palermitana, in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, serie IV, vol. IV, 1978, pp. 429-444.\">6<\/a><\/sup> che, inaugurando l\u2019anno accademico della R. Universit\u00e0, ne annunciava l\u2019insediamento alla direzione del Museo Nazionale di Palermo in quanto professore di archeologia<sup><a href=\"#footnote_6_1754\" id=\"identifier_6_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il regio decreto del 3 agosto 1873 aboliva il posto di direttore della pinacoteca e del museo di Palermo e dava incarico all&rsquo;ordinario di archeologia della R. Universit&agrave; della direzione dell&rsquo;istituto; che in questo modo ritornava di stretta pertinenza universitaria, dopo la direzione del cavaliere Giovanni D&rsquo;Ondes Reggio e la reggenza del cavaliere Giovanni Fraccia (dal maggio 1867) sotto la tutela della Commissione di Antichit&agrave; e Belle Arti. Per le pratiche legate alla gestione del museo e della pinacoteca negli anni immediatamente postunitari si rinvia a G. LO IACONO &ndash; C. MARCONI, L&rsquo;attivit&agrave; della Commissione di Antichit&agrave; e Belle Arti in Sicilia. Parte IV. Verbali delle Riunioni della Commissione, Anni 1861-1863, &ldquo;Quaderni del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas&rdquo;, Supplemento, 2002; C. MARCONI, L&rsquo;attivit&agrave; della Commissione di Antichit&agrave; e Belle Arti in Sicilia. Parte V.Verbali delle Riunioni della Commissione, Anni 1863-1871, &ldquo;Quaderni del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas&rdquo;, Supplemento, 2004.\">7<\/a><\/sup>.<br \/>\nSono documenti cospicui, perch\u00e9 tracciano la linea di pensiero e di lavoro di un funzionario molto determinato a dar voce e autorevolezza al soggetto giuridico del museo, per il quale ora intendeva rivendicare ci\u00f2 che, in un passato recente, era andato disperso o alienato alla Sicilia a favore dei Borbone di Napoli. Le iniziative prese dall\u2019infaticabile direttore all\u2019interno della logica della riorganizzazione postunitaria di un museo statale\u2013con l\u2019appoggio di Giuseppe Fiorelli, a capo della Direzione generale dei Musei, e in pieno accordo con un interlocutore privilegiato, il senatore Michele Amari, con il quale manteneva costante il rapporto epistolare \u2013 obbediscono, come mi \u00e8 capitato di scrivere anche in altra sede<sup><a href=\"#footnote_7_1754\" id=\"identifier_7_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. BAJAMONTE, Storiografia artistica in Sicilia negli anni di Malaguzzi Valeri con aggiunte su Antonino Salinas e il Museo di Palermo, in Francesco Malaguzzi Valeri (1867-1928). Gli ultimi bagliori della Kulturgeschichte tra Italia ed Europa, atti del convegno (Milano, 19 ottobre &ndash; Bologna, 20-21 ottobre 2011), a cura di G. C. Sciolla &ndash; A. Rovetta, in c. di st.\">8<\/a><\/sup>, all\u2019esigenza perseguita senza sosta di incrementare le dotazioni dell\u2019istituto.<br \/>\n\u00c8 stato l\u2019archeologo Biagio Pace, allievo di Salinas,a considerare questo pragmatismo sul piano amministrativo: \u00abfu provvidenziale l\u2019essersi trovato alla direzione del Museo un cos\u00ec ardente ed oculato raccoglitore in un periodo, ormai finito, in cui v\u2019era ancora da raccogliere a piene mani. Se il Salinas si fosse esclusivamente sollazzato \u2013 come a tanti avveniva \u2013 in esposizioni ordinate con scrupolo cronologico e con ossequio alle ragioni dell\u2019arte e della storia o avesse vegliato le sue notti soltanto su problemi astratti della scienza il nostro Museo e l\u2019Italia avrebbero irreparabilmente perduto tesori inestimabili\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1754\" id=\"identifier_8_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. B. PACE, Le nuove sezioni del Museo di Palermo, in &ldquo;Giornale di Sicilia&rdquo;, a. LXII, n. 154, 30 giugno&ndash;1 luglio 1922. Cos&igrave; Pace liberava da ogni riserva il giudizio di Paolo Orsi: &laquo;in cima ai suoi pensieri culmina sempre quello di salvare dalla perdita i documenti della storia artistica della sua isola. Con nobile sacrifizio Egli forse rinunzi&ograve; all&rsquo;altissima fama di scienziato, cui avrebbe potuto a buon diritto aspirare, pur di assicurare alla sua terra diletta il prezioso archivio dei suoi ricordi artistici&raquo;. P. ORSI, Antonino Salinas, in &ldquo;Archivio Storico per la Sicilia Orientale&rdquo;, a. XII, fasc. I-II, 1915, p. 9.\">9<\/a><\/sup>.<br \/>\nUna delle prime carte da giocare fu la sella vicereale, per Salinas esempio di prestigio di quel \u2018genio proprio\u2019 dell\u2019arte della Sicilia, adeguato a illustrare coerentemente la \u2018mirabile diversit\u00e0\u2019 della storia all\u2019interno del museo che ambiva costruire con tali presupposti: \u00able arti di Sicilia hanno l\u2019impronta di un genio proprio, dovuto alla singolare natura di questa terra e di questo cielo, e alle sorti singolari de\u2019 tanti popoli che lasciarono nell\u2019Isola le vestigia di lor dimora. Questa impronta, direi cos\u00ec locale, ha da essere manifestata nel Museo Palermitano [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_1754\" id=\"identifier_9_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo&hellip;, 1874, p. 15. Si veda in proposito S. DE VIDO, Antonino Salinas: il museo come &laquo;scuola&raquo; e il &laquo;genio proprio&raquo; delle arti di Sicilia, in L&rsquo;archeologia italiana dall&rsquo;Unit&agrave; al Novecento, a cura di S. Settis, in &ldquo;Ricerche di Storia dell&rsquo;arte&rdquo;, XVIII, 50, 1993, pp. 17-26.\">10<\/a><\/sup>.<br \/>\nNel dicembre 1873, dunque,il direttore indirizzava al ministro della Pubblica Istruzione Antonio Scialoja la sua richiesta inerente alla sella: \u00abIntendendo con tutte le mie forze ad arricchire questo Museo palermitano, stimo esser mio stretto obbligo il rivolgere l\u2019attenzione dell\u2019E.V. su di un insigne opera d\u2019arte, che fu per pi\u00f9 di due secoli in Palermo, e poi ci fu tolta in modo che ancora offende questa cittadinanza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_1754\" id=\"identifier_10_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Centrale dello Stato, Direzione Generale Antichit&agrave; e Belle Arti, 1860-1890, Divisione II, [poi ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II] Busta 284, fasc. 150-2.\">11<\/a><\/sup>.<br \/>\nNel medesimo luogo Salinas ricordava al ministro anche l\u2019aneddoto storico secondo cui nel 1609 Fernandez Pacheco de Acuna, duca d\u2019Ascalona e marchese di Villena, vicer\u00e9 di Filippo III di Spagna, \u00aba redimere dalla schiavit\u00f9 de\u2019 barbareschi un suo figliuolo naturale\u00bb, aveva \u2018tolto in prestito\u2019 dal banco municipale di Palermo una somma \u00abcautelata col deposito di molti oggetti preziosi, fra cui un fornimento di cavallo \/ opera del cinquecento \/ il quale, poich\u00e9 il Villena pag\u00f2 parte del suo debito, rest\u00f2 solo a garentire il Senato palermitano del rimanente ragguardevole credito di dodicimila scudi. Questo capo lavoro di arte condotto in parte di ricami di perle e di laminette dorate su velluto cremisi, e in parte di argento massiccio dorato, stette sino al 1858 nel palagio municipale di Palermo; quando la servilit\u00e0 di alcuni volle che si mandasse a Napoli in dono a Re Ferdinando Borbone\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_1754\" id=\"identifier_11_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. L&rsquo;aneddoto &egrave; riportato anche in G. E. DI BLASI, Storia cronologica dei vicer&eacute; luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, Palermo 1842, p. 280, nota 2.\">12<\/a><\/sup>.<br \/>\nCon il conveniente appiglio di un cavillo legale \u2013 secondo cui il Municipio di Palermo non avrebbe mai potuto donare ci\u00f2 che effettivamente non era di sua propriet\u00e0 \u2013 Salinas rimarcava \u00abcome non sia convenevole che un dono tanto ingiusto, testimone di vilt\u00e0 e di miseria, adorni un palagio del Re da noi eletto per riparare appunto alle antiche ignominie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_1754\" id=\"identifier_12_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Antonino Salinas prosegue: &laquo;Trattandosi di memorie molto recenti, sarebbe troppo doloroso il ricordare con quali prepotenze di polizia si costrinsero i reluttanti Decurioni a dare il loro voto; il dono part&igrave;, ed &egrave; ancora depositato nella Reggia di Capo di Monte&raquo;.\">13<\/a><\/sup>.<br \/>\nGi\u00e0 in una lettera ad Amari dell\u2019ottobre del 1873 Salinas aveva denunciato lo \u2018scippo\u2019subito, manifestando al ministro il bisogno di un appoggio politico per le iniziative future: \u00abElla si ricorder\u00e0 della bellissima sella pignorata nel 1608 dal Marchese di Villena per dodicimila scudi. Nel 1858 il pretore principe di Galati, con l\u2019ajuto del braccio poliziesco, persuase i decurioni a regalare il pegno alla cara Maest\u00e0 di Ferd. II. Quel capolavoro del cinquecento, pi\u00f9 o meno spoglio delle pietre preziose ond\u2019era arricchito, si conserva nella Reggia di Capodimonte; ma \u00e8 decoroso che Vittorio Eman. profitti in certa guisa de\u2019 furti maniscalchiani? Il Museo di Pal. non sarebbe luogo pi\u00f9 conveniente a conservare quella propriet\u00e0 dei Palermitani? Ella potrebbe indicarci la via per giungere ad ottenere un atto di giustizia\u00bb.<sup><a href=\"#footnote_13_1754\" id=\"identifier_13_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Lettere di Antonino Salinas a Michele Amari, a cura di G. CIMINO, Palermo 1985, p. 85; vedi anche p. 109.\nACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Si allude alla devoluzione di oggetti esistenti nel Palazzo Reale di Palermo voluta dalla R. Casa nel 1863. A. SALINAS, Del Real Museo di Palermo. Relazione, Palermo 1873, p. 41.\">14<\/a><\/sup>.<br \/>\nPer tornare alle carte d\u2019archivio, il direttore \u2013 richiamando alla memoria del ministro un utile precedente: \u00abaltra volta cotesto Ministero ottenne che dalla Reggia di Palermo fosse, pel bene dello studio, ceduto a questo Museo uno de\u2019 pi\u00f9 celebri bronzi antichi, l\u2019Ariete siracusano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_1754\" id=\"identifier_14_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Si allude alla devoluzione di oggetti esistenti nel Palazzo Reale di Palermo voluta dalla R. Casa nel 1863. A. SALINAS, Del Real Museo di Palermo. Relazione, Palermo 1873, p. 41.\">15<\/a><\/sup> \u2013 rafforzava la posizione del museo appoggiandosi alla benemerita Commissione di Antichit\u00e0 e Belle Arti di Palermo<sup><a href=\"#footnote_15_1754\" id=\"identifier_15_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Commissione borbonica fu una delle poche in Italia a sopravvivere al nuovo stato unitario e a continuare la propria attivit&agrave; fino allo scioglimento nel 1875, quando sono istituiti i R. Commissariati per gli Scavi e per i Musei della Sicilia sotto la dipendenza del Ministero della Pubblica Istruzione. Un bilancio positivo dell&rsquo;attivit&agrave; della Commissione &egrave; in F. S. CAVALLARI, Relazione sullo stato delle antichit&agrave; di Sicilia, sulle scoverte e sui ristauri fatti dal 1860 al 1872, Palermo 1872.\">16<\/a><\/sup>, che nel gennaio dell\u2019anno seguente inoltrava un\u2019identica domanda alla Minerva.<br \/>\nE per\u00f2 le speranze furono presto frustrate, quando agli inizi di aprile del 74 giunse da Roma una relazione di tono tutt\u2019altro che remissivo firmata dal consulente legale del ministero della Pubblica Istruzione, Giuseppe Perona, che affermava: \u00abA dir vero non saprebbesi comprendere l\u2019opportunit\u00e0 di distogliere a favore d\u2019altro Museo un capo d\u2019Arte pregevole a scapito di una raccolta di oggetti d\u2019Arte che cost\u00f2 alla R. Casa molte cure e spese per riordinarlo in modo dicevole, come costa tuttavia non lieve spesa per il decoroso suo mantenimento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_1754\" id=\"identifier_16_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2\">17<\/a><\/sup>.<br \/>\nIn questo passaggio Perona allude verisimilmente all\u2019attivit\u00e0 che in quegli anni Annibale Sacco, direttore della Real Casa, prodigava per il riordinamento delle collezioni del Museo di Capodimonte e per l\u2019incremento e la conservazione di quell\u2019enorme patrimonio artistico<sup><a href=\"#footnote_17_1754\" id=\"identifier_17_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PICONE PETRUSA, Annibale Sacco e la formazione delle collezioni moderne del Museo di Capodimonte, in Scritti in ricordo di Giovanni Previtali, &ldquo;Prospettiva&rdquo;, nn. 57-60, aprile 1989 &ndash; ottobre 1990, vol. II, pp. 392-400.\">18<\/a><\/sup>; tant\u2019\u00e8 che faceva notare a Salinas come la restituzione avrebbe potuto creare un precedente per proposte future e scatenare quasi una forza centrifuga e distruttiva per l\u2019unit\u00e0 dei beni artistici di casa Savoia: \u00abl\u2019oggetto in discorso fu in dipendenza di legge assegnato in dotazione alla Corona e figura fra gli altri doni gi\u00e0 offerti dalla cessata Dinastia sia dal Municipio di Napoli che da varii altri: \u2013 non saprebbe il sottoscritto a quali risultanze condurrebbe questo precedente\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_1754\" id=\"identifier_18_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2.\">19<\/a><\/sup>.<br \/>\nSebbene manchino altre testimonianze documentali esplicite, dovranno trascorrere alcuni anni prima che a Salinas riuscisse l\u2019intento. Francesco Lanza principe di Scalea, direttore del R. Commissariato degli Scavi e dei Musei di Sicilia, diffonder\u00e0 notizia della restituzione della sella sul \u201cGiornale di Sicilia\u201d soltanto nel marzo del 1876, dopo aver ricevuto la comunicazione favorevole da parte del segretario particolare di Vittorio Emanuele II Giovanni Natale Aghemo<sup><a href=\"#footnote_19_1754\" id=\"identifier_19_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La sella del vicer&eacute; Villena restituita al Museo, in &ldquo;Giornale di Sicilia officiale per gli atti governativi, amministrativi e giudiziari&rdquo;, a. XIV, n. 52, 4 marzo 1876, p. 2; vedi anche La sella del vicer&eacute; Villena, in &ldquo;Gazzetta Ufficiale del Regno d&rsquo;Italia&rdquo;, n. 56, 8 marzo 1876, p. 931.\">20<\/a><\/sup>.L\u2019oggetto fu quindi consegnato dal commissario del Palazzo Reale di Napoli al marchese Spinola, direttore della R. Casa di Palermo, e da questi a Lanza di Scalea che il 12 marzo l\u2019affid\u00f2 al direttore e al conservatore del R. Museo, Giuseppe Fazio<sup><a href=\"#footnote_20_1754\" id=\"identifier_20_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 287, fasc. 152-102-12.\">21<\/a><\/sup>.<br \/>\nTale operazione \u00e8 effettuata seguendo la descrizione nell\u2019inventario steso nel 1865 dal custode della reggia di Capodimonte, Felice Ballerini, al momento dell\u2019arrivo della sella a Napoli. L\u2019inventario<sup><a href=\"#footnote_21_1754\" id=\"identifier_21_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;inventario &egrave; trascritto integralmente in Appendice.\">22<\/a><\/sup>, oltre al dettagliato elenco delle parti che componevano la bardatura vicereale, ne indica i materiali impiegati, secondo l\u2019esame del perito Gaspare De Angelis;vi si annota pure lo stato di conservazione a quella data e si fa cenno alle lacune, con ricami, perle e smalti \u00abmancanti da tempi immemorabili\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra linea ben demarcata che contraddistinse l\u2019attivit\u00e0 di Antonino Salinas \u00e8 la cultura della tutela, informata su opportuni principi ispiratori<sup><a href=\"#footnote_22_1754\" id=\"identifier_22_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;I ristauri adunque non saranno pi&ugrave; condotti coicriterj seguiti da&rsquo; dilettanti o da&rsquo; commercianti; si avr&agrave; cura anzitutto di conservare le opere d&rsquo;arte e di togliervi quanto vi fosse stato aggiunto poco accortamente, o quanto di bruttura vi si fosse depositato in modo da impedirne la vista; e ove taluna piccola mancanza disturbasse l&rsquo;effetto generale di un dipinto o di una statua, vi si supplir&agrave; quella sola mancanza, senza che la mano moderna invada sacrilegalmente le parti antiche&raquo;. A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo&hellip;, 1874, p. 27. Per il quadro pi&ugrave; generale rinvio a M. GUTTILLA, Teorie e metodi della conservazione e del restauro nelle arti decorative, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, 10 dicembre 2000 &ndash; 30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 278-291.\">23<\/a><\/sup> con solidi addentellati alle moderne riflessioni metodologiche del restauro e della conservazione. Anche il secondo documento ritrovato, con data 19 ottobre 1892, conclama questa sensibilit\u00e0 del direttore del museo palermitano. La relazione che Salinas inviava a Roma, in cui chiedeva al ministro di stanziare le somme necessarie per un \u00abpronto riparo\u00bbdell\u2019oggetto degradato, rivela che a essere pi\u00f9 compromessa era la gualdrappa (<a title=\"Fig. 5. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, gualdrappa. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj05.jpg\">Fig. 5<\/a>) di cui si elencavano i guasti: \u00abil drappo ricamato \u00e8 in molte parti tarlato e i fili che trattengono la serie delle piccole perle sono quasi tutti sdruciti, sicch\u00e9 le perle si trovano o perdute o scomposte e in atto di cadere\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_1754\" id=\"identifier_23_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 149-64. Il restauro &egrave; approvato da Francesco Romanelli il 27 ottobre 1892.\">24<\/a><\/sup>.<br \/>\nNella comunicazione Salinas mostra di aver gi\u00e0 individuato la \u2018mano\u2019 adatta, scrivendo di voler allogare l\u2019intervento di restauro \u00abassai minuto e delicato\u00bb, con una spesa preventiva di 300 lire, a Maria Provvidenza Carta, forse moglie del custode del museo Pietro Carta. Maria Provvidenza e Pietro Carta sono ancora poco noti in quest\u2019ambito di studi ma, evidentemente, ci troviamo di fronte a due figure specializzate nel restauro dei tessili, perch\u00e9 sappiamo che Salinas si era gi\u00e0 avvalso dell\u2019operato di Pietro per avergli affidato, nel giugno 1878, lavori di restauro consistenti in rammendi e contro-telatura dell\u2019arazzo di Pietro Duranti raffigurante Rebecca ricevuta da Abramo, e di un altro ricamo su seta, donati entrambi al museo dalla marchesa di Torrearsa nel 1875<sup><a href=\"#footnote_24_1754\" id=\"identifier_24_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 287, fasc. 152-104-7. Pietro Carta avanz&ograve; un preventivo di spesa di 382 lire approvato dal Ministero competente. Dopo il restauro i due tessuti furono esposti nella Sala Serradifalco. Per l&rsquo;arazzo con Rebecca ricevuta da Abramo vedi M. G. MAZZOLA, La Collezione della Marchesa di Torrearsa, Palermo 1993, pp. 122-124.\">25<\/a><\/sup>.<br \/>\nResta da dire che, dopo essere stati sottoposti al restauro, i finimenti furono messi in mostra dapprima nella cosiddetta Galleria del Medio evo (<a title=\"Fig. 6. La sella esposta al Museo Nazionale (da A. SALINAS, &lt;i&gt;Guida popolare del Museo Nazionale di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1882)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj12.jpg\">Fig. 6<\/a>) al primo piano del museo all\u2019Olivella<sup><a href=\"#footnote_25_1754\" id=\"identifier_25_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In A. SALINAS, Guida popolare del Museo Nazionale di Palermo, Palermo 1882, pp. 31-32; l&rsquo;opera &ndash; contrassegnata da due asterischi, con i quali sono distinti gli oggetti &lsquo;di un valore eccezionale&rsquo; &ndash; &egrave; cos&igrave; descritta: &laquo;Fornimento di cavallo del vicer&eacute; marchese di Villena, G. F. Pacheco, donato da re Vittorio Emmanuele nel 1876. Questa opera d&rsquo;arte ricca di smalti, di ricami e di lavoro a sbalzo, &egrave; di fabbrica spagnuola del secolo XVI, ma in molte parti manifesta un carattere orientale. Ad essa si legano curiose memorie, essendo che fu pignorata al banco Municipale, quando nel 1609 il Villena ebbe bisogno di una grossa somma di danaro per riscattare un suo figliolo fatto schiavo dai Turchi, e il pegno rimase sino ai nostri giorni a garenzia di dodici mila scudi. Nel 1858, il Municipio di Palermo fu obbligato a mandarlo a Napoli, dove rest&ograve; nel Museo di Capodimonte, finch&eacute;, per opera principalmente del Ministro Minghetti, fu restituito alla citt&agrave; che l&rsquo;aveva tenuto per oltre due secoli&raquo;. Vedi anche IDEM, Breve guida del Museo Nazionale di Palermo, Palermo 1901, pp. 68-69.\">26<\/a><\/sup>,per poi esser spostati all\u2019interno di una vetrina nella seconda sala,apposta allestita per stoffe, ricami e merletti. La scelta di dare risalto ai pezzi con\u2018due asterischi\u2019, posti in vetrine isolate nell\u2019allestimento generale, ricorrer\u00e0 frequentemente nella pratica museale di Salinas, secondo un modo di comunicazione adottato nella medesima sala anche per il quattrocentesco Piviale di Sisto IV<sup><a href=\"#footnote_26_1754\" id=\"identifier_26_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il piviale sistino giunse al Museo Nazionale nel 1880 dal convento di S. Francesco di Palermo. E. D&rsquo;AMICO DEL ROSSO, Sisto IV Della Rovere: un dono per Palermo, in Il Piviale di Sisto IV a Palermo. Studi e interventi conservativi, catalogo della mostra (Palermo, 23 ottobre 1998 &ndash; 10 gennaio 1999) a cura di V. Abbate &ndash; E. D&rsquo;Amico &ndash; F. Pertegato, Palermo 1998, p. 15.\">27<\/a><\/sup>.<br \/>\nCome confermano le carte d\u2019archivio<sup><a href=\"#footnote_27_1754\" id=\"identifier_27_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli acquisti datano 1874, 1875, 1884, 1887-1888.\">28<\/a><\/sup>, proprio per presentare in maniera adeguata l\u2019ingente materiale a sua disposizione, Salinas fece eseguire o acquist\u00f2 a pi\u00f9 riprese vetrine, bacheche, armadi a vetri in cui poter isolare l\u2019oggetto raro e garantirne un miglior godimento, a vantaggio della protezione di materiali fragili quali tessuti, coralli, filigrane e mirabilia da Wunderkammer.<br \/>\nPer la sua eccezionalit\u00e0, l\u2019opera diviene un vero e proprio topos del museo nei resoconti dei viaggiatori<sup><a href=\"#footnote_28_1754\" id=\"identifier_28_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno per tutti G. CHIESI, La Sicilia Illustrata, nella storia, nell&rsquo;arte, nei paesi, Milano 1892, p. 683, che legge il motto inciso nel bordo di uno degli stemmi vicereali con le armi smaltate: Este ansi la fama y muera la vida.\">29<\/a><\/sup> e nelle guide turistiche; anche un paragrafo di Il\u201cCicerone\u201d per la Sicilia di Sebastiano Agati (1907)restituisce in maniera precisa l\u2019assetto della sala, in cui fra altri paramenti \u00e8 menzionato il \u00abfornimento di cavallo [\u2026] di fabbrica spagnuola del sec. XVI, ma risente in molte parti dell\u2019arte orientale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1754\" id=\"identifier_29_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. AGATI, Il &ldquo;Cicerone&rdquo; per la Sicilia. Guida per la visita dei monumenti e dei luoghi pittoreschi della Sicilia, introduzione di E. Mauceri, Palermo 1907, p. 83. Agati ricorda che nella sala era esposto anche il parato dell&rsquo;Opificio di fra&rsquo; Giacinto Donato (1674) proveniente dalla chiesa di S. Cita di Palermo.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli studi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei primi studi dedicati alla sella \u00e8 pubblicato da Maria Accascina nel 1931, quando ormai la rivalutazione delle arti applicate ha prodotto una messe di scritti di notevole importanza<sup><a href=\"#footnote_30_1754\" id=\"identifier_30_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. SCIOLLA, La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met&agrave; del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo &ndash; Erice, 14-17 giugno 2006), a cura di M. C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.\">31<\/a><\/sup>. Giusto fra la fine del XIX secolo e il primo ventennio del Novecento sono pubblicate anche le prime riviste specialistiche:il mensile \u201cArte italiana decorativa e industriale\u201d in Italia (1890-1911), \u201cThe Studio\u201d in Inghilterra (dal 1893), \u201cArtet D\u00e9coration\u201d in Francia (dal 1897) e altre ancora con taglio pi\u00f9 o meno monografico.<br \/>\nAi lettori di una di queste riviste \u2013 \u201cInternational Studio\u201d stampata a New York dal 1897 e associata al magazine \u201cThe Connoisseur\u201d (<a title=\"Fig. 7. &lt;i&gt;International Studio&lt;\/i&gt;, 1931.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj06.jpg\">Fig. 7<\/a>) \u2013\u00e8 proposto The Saddle of the Viceroy of Sicilyillustrato da immagini bianco e nero<sup><a href=\"#footnote_31_1754\" id=\"identifier_31_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy of Sicily, in &ldquo;International Studio&rdquo;, July 1931, pp. 42-43. L&rsquo;articolo, tradotto in inglese dallo scrittore Ralph Roeder, &egrave; stato ritradotto adesso per la prima volta da Marina Di Gristina che ringrazio.\">32<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. M. Accascina, &lt;i&gt;The Saddle of the Viceroy of Sicily&lt;\/i&gt; (1931).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj07.jpg\">Figg. 8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. M. Accascina, &lt;i&gt;The Saddle of the Viceroy of Sicily&lt;\/i&gt; (1931).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj08.jpg\">9<\/a>). Nella bibliografia generale della studiosa l\u2019articolo \u00e8 preceduto da altri affondi sulle arti decorative<sup><a href=\"#footnote_32_1754\" id=\"identifier_32_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Segnalo sullo stesso periodico M. ACCASCINA, Quattrocento Sicilian Goldsmiths &ndash; Part I, in &ldquo;International Studio&rdquo;, June 1930, pp. 36-39; EADEM, Quattrocento Sicilian Goldsmiths &ndash; Part II, in &ldquo;International Studio&rdquo;, July 1930, pp. 21-24.\">33<\/a><\/sup>,incubati in quel lavoro seminale che \u00e8 L\u2019Oreficeria in Sicilia dal XII al XV secolo, tesi della Scuola di specializzazione in Storia dell\u2019arte medievale e moderna di Roma, dove consegu\u00ec il diploma nel 1927 con Adolfo Venturi<sup><a href=\"#footnote_33_1754\" id=\"identifier_33_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, I primi studi di oreficeria di Maria Accascina: la lezione di Adolfo Venturi, in Adolfo Venturi e la Storia dell&rsquo;arte oggi, atti del convegno (Roma, 25-28 ottobre 2006), a cura di M. D&rsquo;Onofrio, Modena 2008, pp. 329-342.\">34<\/a><\/sup>.<br \/>\nVal la pena ricordare che sono gli anni in cui la storica dell\u2019arte \u00e8 impegnata nel riordinamento museografico del Museo Nazionale di Palermo<sup><a href=\"#footnote_34_1754\" id=\"identifier_34_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, L&rsquo;ordinamento delle oreficerie del Museo Nazionale di Palermo, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;Arte&rdquo;, serie II, a. IX, n. V, novembre 1929, pp. 225-231; EADEM, Il riordinamento della Galleria del Museo Nazionale di Palermo, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;Arte&rdquo;, serie II, a. IX, n. IX, marzo 1930, pp. 385-400. Per l&rsquo;argomento rinvio a V. ABBATE, Maria Accascina per il Museo di Palermo, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento&hellip;,2007, pp. 350-359.\">35<\/a><\/sup>, volto a una razionalizzazione dell\u2019allestimento ipertrofico sedimentatosi durante la direzione di Salinas, e a promuovere gli studi d\u2019arte decorativa in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_35_1754\" id=\"identifier_35_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d&rsquo;arte decorativa in Sicilia, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento&hellip;, 2007, pp. 147-154.\">36<\/a><\/sup>.<br \/>\nL\u2019Accascina scorge la raffinata cifra dell\u2019opera, il virtuosismo delle tecniche, la stupefacente sontuosit\u00e0, anche cromatica,\u2018protobarocca\u2019: \u00abNonostante le grandi perle orientali che decoravano il velluto e le numerose laminette smaltate siano andate perdute, la sella non ha perso il suo sontuoso splendore e la straordinaria ricchezza. Sellai esperti, i migliori sarti, abili orefici e smaltatori hanno unito il loro talento per produrre questo capolavoro di arte decorativa. Ogni dettaglio \u00e8 stato curato con una perfezione impossibile da superare, e il colore del velluto, la vivacit\u00e0 degli smalti, lo splendore dell\u2019oro e la limpidezza delle perle conferiscono alla sella una bellezza di coloritura affascinante e magnifica. La gualdrappa \u00e8 in velluto rosso cremisi ricamato in oro. Il ricamo, realizzato con trapunta per dare un maggiore rilievo, segue un modello arabo. La trama del ricamo varia: lavorato, ora in filo d\u2019oro ora in cordoncini d\u2019oro, in modo da variare incessantemente la superficie, il risultato \u00e8 una lucentezza aurea, a volte lucida e brillante ora opaca e variegata con un chiaroscuro metallico. Il ricamo \u00e8 interrotto qua e l\u00e0 da gruppi di piccole perle e pi\u00f9 di frequente da piccole lamine smaltate. Su queste scaglie dorate sui pi\u00f9 limpidi toni di smalto rosso e verde sono degli uccelli rifiniti in innumerevoli e aggraziati atteggiamenti. Le piastre sono piccolissime e gli orefici mostrano la mano di un miniaturista nella disposizione rapida, sicura ed elegante del disegno e la sensibilit\u00e0 di perfetti smaltatori nella gradazione dei suoi colori\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_1754\" id=\"identifier_36_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy&hellip;, 1931, p. 42.\">37<\/a><\/sup>.<br \/>\nIl che porta in primo piano il discorso sulle influenze ispano-moreschee sui nuovi innesti dalla scultura siciliana e dal Cinquecento toscano: \u00abgli elementi decorativi sono come quelli che troviamo in Cellini, e lo schema \u00e8 senza dubbio derivato dal lavoro della tradizione degli orafi toscani [\u2026]. Quest\u2019oggetto meraviglioso deve essere considerato senza dubbio uno dei capolavori dell\u2019oreficeria e dell\u2019arte tessile ispano-moresche e al contempo molto importante per lo studio delle arti decorative siciliane, poich\u00e9 tali erano gli esempi che il gusto spagnolo promuoveva nel Rinascimento siciliano, un\u2019influenza che incontriamo in numerose opere e che favor\u00ec, in particolare, le precoci tendenze barocche dell\u2019arte decorativa siciliana\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_1754\" id=\"identifier_37_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy&hellip;, 1931, p. 43.\">38<\/a><\/sup>.<br \/>\nLa lettura stilistica, tenendo saldo il dato dell\u2019eterogeneit\u00e0 delle tecniche artistiche, rileva il problema della cronologia dell\u2019opera alla luce di quella singolare congiuntura fra culture diverse in ambito siciliano e l\u2019evolversi della forma fra elementi della tradizione e novit\u00e0 continentali: \u00abprobabilmente la sella fu eseguita in una bottega ispano-moresca nel XV o inizio del XVI secolo, il pettorale fu realizzato senza dubbio in data successiva, quando l\u2019influenza del Rinascimento toscano si fece sentire nel lavoro dei \u201cplateroi\u201d spagnoli. Oppure questo pezzo fu fatto in Sicilia da artigiani a conoscenza dei metodi e degli sviluppi stilistici dell\u2019Italia centrale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1754\" id=\"identifier_38_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">39<\/a><\/sup>.<br \/>\nMaria Accascina torner\u00e0 a scrivere della sella in Oreficeria di Sicilia,vera pietra miliare per questa materia; l\u2019opera \u00e8 qui considerata una \u00abantologia decorativa con motivi geometrici di derivazione araba con altri di derivazione lombarda, con altri tipicamente siciliani nel ricamo in oro inframmezzato da perle e smalti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_1754\" id=\"identifier_39_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 171.\">40<\/a><\/sup>, e frutto di un lavoro di \u00e9quipe di \u00abdiversi e bravi artigiani\u00bb, Giovanni di Adria, Vincenzo Mellori, Nicol\u00f2 Carnisicca, Simone di Giancarlo.<br \/>\nAnche Angela Griseri ha dato rilievo al ruolo che la committenza spagnola imprime nel XVI secolo alle arti preziose siciliane, caratterizzate da un gusto per manufatti rari e tecnicamente elaborati: \u00abI vicer\u00e9 spagnoli sostenevano, a Palermo, le botteghe artistiche che dovevano fornire oggetti per la corte di Madrid e per le Fiandre: di qui la necessit\u00e0 di moltiplicare le varianti dei modelli che avevano ottenuto con la loro qualit\u00e0 largo consenso affermandosi come vero e proprio status-symbol. Tra questi la specialit\u00e0 dei \u201cguarnimenti\u201d in oro e argento per selle, staffe, speroni e gualdrappe, realizzati da un\u2019\u00e9quipe di artigiani, come avviene per la sella appartenuta a Don Juan Fern\u00e1ndez de Pacheco, vicer\u00e9 di Sicilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_1754\" id=\"identifier_40_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. GRISERI, Oreficeria del Rinascimento, Novara 1986, p. 47.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della mostra Ori e Argenti di Sicilia ospitata a Trapani nel 1989, Elvira D\u2019Amico ha accostato la sella a un altro vicer\u00e9 di Sicilia, Marcantonio Colonna, che vi comparirebbe ritratto con l\u2019emblema araldico della colonna nel medaglione centrale del pettorale in argento dorato (<a title=\"Fig. 10. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, emblema del vicer\u00e9. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj09.jpg\">Fig. 10<\/a>). Nella scheda del catalogo della mostra<sup><a href=\"#footnote_41_1754\" id=\"identifier_41_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;AMICO, scheda n. II, 25, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, 1 luglio-30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 197-201.\">42<\/a><\/sup> si avanza pertanto l\u2019ipotesi che i finimenti siano stati un munifico dono del Senato palermitano al vincitore di Lepanto per il suo ingresso in Palermo nel 1577 come dianzi s\u2019\u00e8 visto. L\u2019opera, passata al marchese di Villena, sarebbe stata rimaneggiata con l\u2019aggiunta di cinque placche in argento smaltato recanti lo scudo inquartato di quel vicer\u00e9 e versetti encomiastici in spagnolo (<a title=\"Fig. 11. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, placca smaltata. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj10.jpg\">Figg. 11 <\/a>e <a title=\"Fig. 12. &lt;i&gt;Sella del vicer\u00e9 Colonna&lt;\/i&gt;, placca smaltata. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/baj11.jpg\">12<\/a>). La studiosa,inoltre, accredita l\u2019influenza dall\u2019area iberica: \u00abl\u2019estrema ricchezza decorativa, il senso festoso del colore, la predilezione per la tecnica della smaltatura, comuni anche ai finimenti, inseriscono il complesso dell\u2019opera nell\u2019ambito della pi\u00f9 raffinata produzione artigianale locale di stretta derivazione iberica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_1754\" id=\"identifier_42_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Si vedano anche gli aggiornamenti E. D&rsquo;AMICO, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, scheda 33, pp. 375-377; EADEM, in Wunderkammer siciliana alle origini del museo perduto,  catalogo della mostra (Palermo, 4 novembre 2001 &ndash; 31 marzo 2002) a cura  di V. Abbate, Napoli 2001, scheda I.22a-b, pp. 115-116.\">43<\/a><\/sup>.<br \/>\nDello stesso avviso Maria Concetta Di Natale che, pi\u00f9 recentemente, ha scritto che la sella di palazzo Abatellis, palinsesto di complessa cultura artistica, \u00abpotrebbe essere gi\u00e0 realizzata per il vicer\u00e9 Marco Antonio Colonna nel 1577 e poi riutilizzata con ulteriori abbellimenti, aggiunte e sostituzioni per il vicer\u00e9 Don Juan Fernandez di Paceco, marchese di Villena, duca di Scalona\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_1754\" id=\"identifier_43_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, p. 96.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Appendice<\/strong><sup><a href=\"#footnote_44_1754\" id=\"identifier_44_1754\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 152-102-12.\">45<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] Descrizione della Bardatura del Vicer\u00e9 Fernando Pacheco Marchese di Villena secondo l\u2019inventario del R. Palazzo di Napoli.<br \/>\nDetta Bardatura giusta il foglio dell\u2019Archivio centrale di Palermo Domenico Naselli, firmato e vistato dal Pretore P. Galati, si compone dei var\u00ee seguenti pezzi.<br \/>\nUna gualdrappa di velluto cremisino ricamata in oro e tempestata di perle.<br \/>\nSette fiocchi di seta color cremisino con fili d\u2019oro agli estremi.<br \/>\nUn paio di staffe in argento dorato e smaltato.<br \/>\nUn paio di speroni di argento dorato e smaltato.<br \/>\nUna codiera di pelle ricamata in oro con scorridori di argento dorato e smaltato.<br \/>\nUn pettorale d\u2019argento con piastra e due campanelli di argento dorato.<br \/>\nUna testiera di argento dorato con scorridori anche dorati e smaltati.<br \/>\nPi\u00f9 un cono dorato a completare la testiera.<br \/>\nCinque scudi d\u2019argento con armi smaltate.<br \/>\nUn gallone di seta ricamato in oro con fiocco di seta e fili d\u2019oro e d\u2019argento.<br \/>\nPervenuta in Napoli la suddetta Bardatura prima di consegnarsi al Sig. Direttore della R. Armeria privata il 24 Novembre 1858 dallo incaricato Sig. Ferdinando Sevans, furono fatte le seguenti osservazioni, cio\u00e8 di essersi trovati mancanti i sotto notati oggetti, ci\u00f2 perch\u00e9 mancanti da tempi immemorabili.<br \/>\nDieci vignette figuranti varie incisioni d\u2019argento smaltate.<br \/>\nL\u2019intiero numero di perle orientali grandi ornamento del campo ricamato di detta gualdrappa; alquante perle piccole orientali intrecciate nel ricamo di detta gualdrappa.<br \/>\nL\u2019armatura in seta di due fiocchi che adornano la staffa.<br \/>\nTre pezzi di smalto che porterebbero il completo del frontale della testiera, nonch\u00e9 di un altro che attacca col morso.<br \/>\nAi due fiocchi che pendono dai due nastri della testiera in uno manca l\u2019intero addrezzo di smalto, nell\u2019altro due perni solamente.<br \/>\nDei cinque stemmi ove stanno scolpite le armi, se ne rinvengono tre, cio\u00e8 due con un pezzo di adornamento mancante per uno e l\u2019altro di due a completare il finimento.<br \/>\nNello sperone di dritta vi sono mento tre pezzi di smalto e tra gli esistenti, uno esmaltato e con poco argento mancante.<br \/>\nLe staffe complete, ma una poco curvata.<br \/>\nAl presente si \u00e8 verificato dal Perito Sig. Gaspare De Angelis che tutto il ricamo \u00e8 di argento dorato, le staffe sono di ferro con fogli di argento dorato ed i soli speroni sono di ferro, il rimanente \u00e8 d\u2019argento dorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capodimonte 30 Maggio 1865<br \/>\nFirmato Felice Ballerini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* L\u2019autore \u00e8 grato a Enzo Brai che con la consueta disponibilit\u00e0 ha fornito le fotografie del proprio archivio.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1754\" class=\"footnote\">Per queste prospettive di ricerca documentaria vedi l\u2019Archivio della Direzione generale delle antichit\u00e0 e belle arti (1860-1890). Inventario, I, a cura di M. MUSACCHIO, Roma 1994, in particolare per la situazione siciliana pp. 55-57.<br \/>\nI documenti fanno parte dell\u2019incartamento che di consueto era prodotto in pi\u00f9 copie da uffici statali in relazione tra loro. Una parte della documentazione rest\u00f2 a Palermo, al Commissariato degli Scavi e Musei e al R. Museo, mentre una terza fu inviata a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione. Oltre quelli \u2018romani\u2019, ho potuto leggere i documenti dell\u2019Archivio della Soprintendenza di Palermo (Museo Nazionale 1872-1885. Doni, busta nn.), mentre non mi \u00e8 stato possibile accedere alla documentazione di pertinenza del Museo Nazionale custodita nell\u2019archivio del Museo archeologico regionale di Palermo, attualmente chiuso per lavori di restauro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1754\" class=\"footnote\">I documenti fanno parte dell\u2019incartamento che di consueto era prodotto in pi\u00f9 copie da uffici statali in relazione tra loro. Una parte della documentazione rest\u00f2 a Palermo, al Commissariato degli Scavi e Musei e al R. Museo, mentre una terza fu inviata a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione. Oltre quelli \u2018romani\u2019, ho potuto leggere i documenti dell\u2019Archivio della Soprintendenza di Palermo (Museo Nazionale 1872-1885. Doni, busta nn.), mentre non mi \u00e8 stato possibile accedere alla documentazione di pertinenza del Museo Nazionale custodita nell\u2019archivio del Museo archeologico regionale di Palermo, attualmente chiuso per lavori di restauro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1754\" class=\"footnote\">Oggi nei depositi della Galleria Interdisciplinare Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis (inv. n. 8226).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1754\" class=\"footnote\">A. GUGLIELMOTTI, Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto, Firenze 1862, p. 267 riporta le notizie dell\u2019entrata a Roma nel dicembre del 1571, in cui &#8216;l\u2019eccellentissimo signor Marc\u2019Antonio Colonna\u2019:\u00abAvea sella ricoperta di tocca d\u2019oro, gualdrappa di seta porporina, trapunta di passamani e frangette ad oro; il pettorale, il morso, le briglie ricoperte e sfioccate a porpora e ad oro. Aveva in pi\u00e8 stivaletti bianchi, incerati a lustro; calze cangianti di rosso e di giallo, brache rigonfie alla spagnuola a molti listoni di teletta d\u2019argento e di seta morella, giubba di tocca d\u2019oro, cappa di seta nera trinata ad oro e soppannata di pelli zibelline, cappello di velluto nero, e la piuma bianca affibbiata a un gran bottone di perle ricchissimo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1754\" class=\"footnote\">Sul tema rinvio a M. L. MADONNA, Le feste per Marcantonio Colonna e la Porta Nuova come apparato trionfale, in M. Fagiolo &#8211; M. L. Madonna, Il Teatro del Sole. La rifondazione di Palermo nel Cinquecento e l\u2019idea della citt\u00e0 barocca, Roma 1981, pp. 126-133; F. BENIGNO, Leggere il cerimoniale nella Sicilia spagnola, in \u201cMediterranea. Ricerche storiche\u201d, a. 5, n. 12, aprile 2008, pp. 133-148.<br \/>\nA. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire. Prolusione universitaria pronunziata il 16 novembre 1873, Palermo 1874. Per Salinas (1841-1914) si veda V. TUSA, Antonino Salinas nella cultura palermitana, in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, serie IV, vol. IV, 1978, pp. 429-444.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1754\" class=\"footnote\">A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo e del suo avvenire. Prolusione universitaria pronunziata il 16 novembre 1873, Palermo 1874. Per Salinas (1841-1914) si veda V. TUSA, Antonino Salinas nella cultura palermitana, in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, serie IV, vol. IV, 1978, pp. 429-444.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1754\" class=\"footnote\">Il regio decreto del 3 agosto 1873 aboliva il posto di direttore della pinacoteca e del museo di Palermo e dava incarico all\u2019ordinario di archeologia della R. Universit\u00e0 della direzione dell\u2019istituto; che in questo modo ritornava di stretta pertinenza universitaria, dopo la direzione del cavaliere Giovanni D\u2019Ondes Reggio e la reggenza del cavaliere Giovanni Fraccia (dal maggio 1867) sotto la tutela della Commissione di Antichit\u00e0 e Belle Arti. Per le pratiche legate alla gestione del museo e della pinacoteca negli anni immediatamente postunitari si rinvia a G. LO IACONO &#8211; C. MARCONI, L\u2019attivit\u00e0 della Commissione di Antichit\u00e0 e Belle Arti in Sicilia. Parte IV. Verbali delle Riunioni della Commissione, Anni 1861-1863, \u201cQuaderni del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas\u201d, Supplemento, 2002; C. MARCONI, L\u2019attivit\u00e0 della Commissione di Antichit\u00e0 e Belle Arti in Sicilia. Parte V.Verbali delle Riunioni della Commissione, Anni 1863-1871, \u201cQuaderni del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas\u201d, Supplemento, 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1754\" class=\"footnote\">C. BAJAMONTE, Storiografia artistica in Sicilia negli anni di Malaguzzi Valeri con aggiunte su Antonino Salinas e il Museo di Palermo, in Francesco Malaguzzi Valeri (1867-1928). Gli ultimi bagliori della Kulturgeschichte tra Italia ed Europa, atti del convegno (Milano, 19 ottobre \u2013 Bologna, 20-21 ottobre 2011), a cura di G. C. Sciolla &#8211; A. Rovetta, in c. di st. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1754\" class=\"footnote\">Cfr. B. PACE, Le nuove sezioni del Museo di Palermo, in \u201cGiornale di Sicilia\u201d, a. LXII, n. 154, 30 giugno\u20131 luglio 1922. Cos\u00ec Pace liberava da ogni riserva il giudizio di Paolo Orsi: \u00abin cima ai suoi pensieri culmina sempre quello di salvare dalla perdita i documenti della storia artistica della sua isola. Con nobile sacrifizio Egli forse rinunzi\u00f2 all\u2019altissima fama di scienziato, cui avrebbe potuto a buon diritto aspirare, pur di assicurare alla sua terra diletta il prezioso archivio dei suoi ricordi artistici\u00bb. P. ORSI, Antonino Salinas, in \u201cArchivio Storico per la Sicilia Orientale\u201d, a. XII, fasc. I-II, 1915, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1754\" class=\"footnote\">A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo\u2026, 1874, p. 15. Si veda in proposito S. DE VIDO, Antonino Salinas: il museo come \u00abscuola\u00bb e il \u00abgenio proprio\u00bb delle arti di Sicilia, in L\u2019archeologia italiana dall\u2019Unit\u00e0 al Novecento, a cura di S. Settis, in \u201cRicerche di Storia dell\u2019arte\u201d, XVIII, 50, 1993, pp. 17-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1754\" class=\"footnote\">Archivio Centrale dello Stato, Direzione Generale Antichit\u00e0 e Belle Arti, 1860-1890, Divisione II, [poi ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II] Busta 284, fasc. 150-2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1754\" class=\"footnote\">Ibidem. L\u2019aneddoto \u00e8 riportato anche in G. E. DI BLASI, Storia cronologica dei vicer\u00e9 luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, Palermo 1842, p. 280, nota 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1754\" class=\"footnote\">ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Antonino Salinas prosegue: \u00abTrattandosi di memorie molto recenti, sarebbe troppo doloroso il ricordare con quali prepotenze di polizia si costrinsero i reluttanti Decurioni a dare il loro voto; il dono part\u00ec, ed \u00e8 ancora depositato nella Reggia di Capo di Monte\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1754\" class=\"footnote\">Cfr. Lettere di Antonino Salinas a Michele Amari, a cura di G. CIMINO, Palermo 1985, p. 85; vedi anche p. 109.<br \/>\nACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Si allude alla devoluzione di oggetti esistenti nel Palazzo Reale di Palermo voluta dalla R. Casa nel 1863. A. SALINAS, Del Real Museo di Palermo. Relazione, Palermo 1873, p. 41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1754\" class=\"footnote\"> ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2. Si allude alla devoluzione di oggetti esistenti nel Palazzo Reale di Palermo voluta dalla R. Casa nel 1863. A. SALINAS, Del Real Museo di Palermo. Relazione, Palermo 1873, p. 41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1754\" class=\"footnote\">La Commissione borbonica fu una delle poche in Italia a sopravvivere al nuovo stato unitario e a continuare la propria attivit\u00e0 fino allo scioglimento nel 1875, quando sono istituiti i R. Commissariati per gli Scavi e per i Musei della Sicilia sotto la dipendenza del Ministero della Pubblica Istruzione. Un bilancio positivo dell\u2019attivit\u00e0 della Commissione \u00e8 in F. S. CAVALLARI, Relazione sullo stato delle antichit\u00e0 di Sicilia, sulle scoverte e sui ristauri fatti dal 1860 al 1872, Palermo 1872.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1754\" class=\"footnote\"> ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1754\" class=\"footnote\">M. PICONE PETRUSA, Annibale Sacco e la formazione delle collezioni moderne del Museo di Capodimonte, in Scritti in ricordo di Giovanni Previtali, \u201cProspettiva\u201d, nn. 57-60, aprile 1989 \u2013 ottobre 1990, vol. II, pp. 392-400.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1754\" class=\"footnote\">ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 150-2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1754\" class=\"footnote\">La sella del vicer\u00e9 Villena restituita al Museo, in \u201cGiornale di Sicilia officiale per gli atti governativi, amministrativi e giudiziari\u201d, a. XIV, n. 52, 4 marzo 1876, p. 2; vedi anche La sella del vicer\u00e9 Villena, in \u201cGazzetta Ufficiale del Regno d\u2019Italia\u201d, n. 56, 8 marzo 1876, p. 931.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1754\" class=\"footnote\">ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 287, fasc. 152-102-12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1754\" class=\"footnote\">L\u2019inventario \u00e8 trascritto integralmente in Appendice.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1754\" class=\"footnote\">\u00abI ristauri adunque non saranno pi\u00f9 condotti coicriterj seguiti da\u2019 dilettanti o da\u2019 commercianti; si avr\u00e0 cura anzitutto di conservare le opere d\u2019arte e di togliervi quanto vi fosse stato aggiunto poco accortamente, o quanto di bruttura vi si fosse depositato in modo da impedirne la vista; e ove taluna piccola mancanza disturbasse l\u2019effetto generale di un dipinto o di una statua, vi si supplir\u00e0 quella sola mancanza, senza che la mano moderna invada sacrilegalmente le parti antiche\u00bb. A. SALINAS, Del Museo Nazionale di Palermo\u2026, 1874, p. 27. Per il quadro pi\u00f9 generale rinvio a M. GUTTILLA, Teorie e metodi della conservazione e del restauro nelle arti decorative, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra (Palermo, 10 dicembre 2000 \u2013 30 aprile 2001), a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 278-291.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1754\" class=\"footnote\">  ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 149-64. Il restauro \u00e8 approvato da Francesco Romanelli il 27 ottobre 1892.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1754\" class=\"footnote\">ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 287, fasc. 152-104-7. Pietro Carta avanz\u00f2 un preventivo di spesa di 382 lire approvato dal Ministero competente. Dopo il restauro i due tessuti furono esposti nella Sala Serradifalco. Per l\u2019arazzo con Rebecca ricevuta da Abramo vedi M. G. MAZZOLA, La Collezione della Marchesa di Torrearsa, Palermo 1993, pp. 122-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1754\" class=\"footnote\">In A. SALINAS, Guida popolare del Museo Nazionale di Palermo, Palermo 1882, pp. 31-32; l\u2019opera \u2013 contrassegnata da due asterischi, con i quali sono distinti gli oggetti \u2018di un valore eccezionale\u2019 \u2013 \u00e8 cos\u00ec descritta: \u00abFornimento di cavallo del vicer\u00e9 marchese di Villena, G. F. Pacheco, donato da re Vittorio Emmanuele nel 1876. Questa opera d\u2019arte ricca di smalti, di ricami e di lavoro a sbalzo, \u00e8 di fabbrica spagnuola del secolo XVI, ma in molte parti manifesta un carattere orientale. Ad essa si legano curiose memorie, essendo che fu pignorata al banco Municipale, quando nel 1609 il Villena ebbe bisogno di una grossa somma di danaro per riscattare un suo figliolo fatto schiavo dai Turchi, e il pegno rimase sino ai nostri giorni a garenzia di dodici mila scudi. Nel 1858, il Municipio di Palermo fu obbligato a mandarlo a Napoli, dove rest\u00f2 nel Museo di Capodimonte, finch\u00e9, per opera principalmente del Ministro Minghetti, fu restituito alla citt\u00e0 che l\u2019aveva tenuto per oltre due secoli\u00bb. Vedi anche IDEM, Breve guida del Museo Nazionale di Palermo, Palermo 1901, pp. 68-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1754\" class=\"footnote\">Il piviale sistino giunse al Museo Nazionale nel 1880 dal convento di S. Francesco di Palermo. E. D\u2019AMICO DEL ROSSO, Sisto IV Della Rovere: un dono per Palermo, in Il Piviale di Sisto IV a Palermo. Studi e interventi conservativi, catalogo della mostra (Palermo, 23 ottobre 1998 \u2013 10 gennaio 1999) a cura di V. Abbate &#8211; E. D\u2019Amico &#8211; F. Pertegato, Palermo 1998, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1754\" class=\"footnote\">Gli acquisti datano 1874, 1875, 1884, 1887-1888.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1754\" class=\"footnote\">Uno per tutti G. CHIESI, La Sicilia Illustrata, nella storia, nell\u2019arte, nei paesi, Milano 1892, p. 683, che legge il motto inciso nel bordo di uno degli stemmi vicereali con le armi smaltate: Este ansi la fama y muera la vida.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1754\" class=\"footnote\">Cfr. S. AGATI, Il \u201cCicerone\u201d per la Sicilia. Guida per la visita dei monumenti e dei luoghi pittoreschi della Sicilia, introduzione di E. Mauceri, Palermo 1907, p. 83. Agati ricorda che nella sala era esposto anche il parato dell\u2019Opificio di fra\u2019 Giacinto Donato (1674) proveniente dalla chiesa di S. Cita di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1754\" class=\"footnote\">G.C. SCIOLLA, La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met\u00e0 del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo &#8211; Erice, 14-17 giugno 2006), a cura di M. C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1754\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy of Sicily, in \u201cInternational Studio\u201d, July 1931, pp. 42-43. L\u2019articolo, tradotto in inglese dallo scrittore Ralph Roeder, \u00e8 stato ritradotto adesso per la prima volta da Marina Di Gristina che ringrazio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1754\" class=\"footnote\">Segnalo sullo stesso periodico M. ACCASCINA, Quattrocento Sicilian Goldsmiths &#8211; Part I, in \u201cInternational Studio\u201d, June 1930, pp. 36-39; EADEM, Quattrocento Sicilian Goldsmiths &#8211; Part II, in \u201cInternational Studio\u201d, July 1930, pp. 21-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1754\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, I primi studi di oreficeria di Maria Accascina: la lezione di Adolfo Venturi, in Adolfo Venturi e la Storia dell\u2019arte oggi, atti del convegno (Roma, 25-28 ottobre 2006), a cura di M. D\u2019Onofrio, Modena 2008, pp. 329-342.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1754\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, L\u2019ordinamento delle oreficerie del Museo Nazionale di Palermo, in \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d, serie II, a. IX, n. V, novembre 1929, pp. 225-231; EADEM, Il riordinamento della Galleria del Museo Nazionale di Palermo, in \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d, serie II, a. IX, n. IX, marzo 1930, pp. 385-400. Per l\u2019argomento rinvio a V. ABBATE, Maria Accascina per il Museo di Palermo, in Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento\u2026,2007, pp. 350-359.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1754\" class=\"footnote\">M. VITELLA, Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d\u2019arte decorativa in Sicilia, in Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento\u2026, 2007, pp. 147-154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1754\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy\u2026, 1931, p. 42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1754\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, The Saddle of the Viceroy\u2026, 1931, p. 43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1754\" class=\"footnote\"> Ibidem. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1754\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1754\" class=\"footnote\">Cfr. A. GRISERI, Oreficeria del Rinascimento, Novara 1986, p. 47. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1754\" class=\"footnote\">E. D\u2019AMICO, scheda n. II, 25, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, 1 luglio-30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 197-201. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1754\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Si vedano anche gli aggiornamenti E. D\u2019AMICO, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, scheda 33, pp. 375-377; EADEM, in <em>Wunderkammer siciliana alle origini del museo perduto<\/em>,  catalogo della mostra (Palermo, 4 novembre 2001 \u2013 31 marzo 2002) a cura  di V. Abbate, Napoli 2001, scheda I.22a-b, pp. 115-116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1754\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, p. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1754\" class=\"footnote\">ACS, Dir. Gen. aa.bb.aa., Div. II, Busta 284, fasc. 152-102-12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1754\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>carmelo.bajamonte@gmail.com Aggiunte per la sella del Vicer\u00e9 Colonna* DOI: 10.7431\/RIV08012013 Spesso \u00e8 stata evidenziata l\u2019importanza dei documenti d\u2019archivio per lo studio della storia dell\u2019arte, fin <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1754\" title=\"Carmelo Bajamonte\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1868,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1754"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1754"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1754\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1875,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1754\/revisions\/1875"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1868"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1754"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}