{"id":1648,"date":"2013-06-29T13:20:26","date_gmt":"2013-06-29T13:20:26","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1648"},"modified":"2013-12-29T10:05:37","modified_gmt":"2013-12-29T10:05:37","slug":"gaia-salvatori","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1648","title":{"rendered":"Gaia Salvatori"},"content":{"rendered":"<p>gaia.salvatori@fastwebnet.it<\/p>\n<h3>Le arti applicate a Napoli dal Museo Artistico Industriale (1882) alla Mostra d\u2019Oltremare (1940): tracce per una lettura integrata delle arti contemporanee<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07142013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginando orizzonti storiografici di ricerca e didattica orientati ad una rinnovata lettura integrata fra le arti, con il presente contributo si propongono alcune tracce di una storia che ha attraversato, per certi versi superandola, la sofferta dicotomia ottocentesca tra \u201cdecorazione\u201d e \u201cindustria\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_1648\" id=\"identifier_0_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul piano storiografico i numerosi contributi dati alle stampe nell&rsquo;ultimo decennio fanno rilevare un crescente interesse nel ripensare a un settore di studi lungi dall&rsquo;essere esaurito e propulsore di dibattiti teorici ancora aperti. Penso, per ci&ograve; che riguarda l&rsquo;impatto dei musei di arti decorative sulla storia dell&rsquo;arte, al saggio di M. Conforti, Les mus&eacute;es des arts appliqu&eacute;s et l&rsquo;histoire de l&rsquo;art, in Histoire de l&rsquo;histoire de l&rsquo;art, XVIIIe et XIXe si&egrave;cles, t. II, Paris 1997, pp. 329-347 e ancora, per una rilettura di momenti di storia dell&rsquo;architettura italiana fra Ottocento e Novecento, ad Architettura e arti applicate fra teoria e progetto. La storia, gli stili, il quotidiano 1850 &ndash; 1914, a cura di F. Mangone, Napoli 2005 nonch&eacute;, per uno sguardo privilegiato alla situazione napoletana in prospettiva storico-artistica, ad A. Di Benedetto, Artisti della decorazione. Pittura e scultura dell&rsquo;eclettismo nei palazzi napoletani fin de si&egrave;cle, Napoli 2006. Segnalo, infine, l&rsquo;iniziativa (non per&ograve; decollata) di proporre, con una pubblicazione corredata di CD-Rom, Il sistema museale regionale del design e delle arti applicate. Un progetto per lo sviluppo locale in Campania, a cura di C. Gambardella, Firenze 2005.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vicende che riguardano le arti decorative in rapporto alle \u2018belle arti\u2019, cos\u00ec come si sono svolte a Napoli dagli anni \u201970 dell\u2019 \u2018800 fino agli Trenta-Quaranta del \u2018900, sono da ritenere fra le pi\u00f9 emblematiche nella dialettica arte\/industria per la trasformazione del ruolo, prima prettamente \u2018pedagogico\u2019 poi sempre pi\u00f9 \u2018propagandistico\u2019, assunto dalle arti applicate e decorative nello sviluppo culturale ed economico in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un contesto nazionale volto al recupero della fiducia nel ruolo dell\u2019arte, insieme all\u2019industria, per il progresso e la rinascita civile, il pittore e critico pugliese Francesco Netti nel 1885 &#8211; riconsiderando lo spazio avuto dalle arti decorative nelle epoche della storia &#8211; scriveva che \u00abl\u2019epiteto <em>decorativo<\/em> [&#8230;] \u00e8 dovuto, almeno indirettamente, a quelli stessi che inventarono il <em>classicismo<\/em>, e crearono le Accademie. Colla loro distinzione di pittura d\u2019ordine superiore e pittura o scultura d\u2019ordine inferiore, essi non solo fondarono una gerarchia, ma distrassero molti ingegni da certi studi speciali, creduti indegni dell\u2019alta Arte, e quindi abbandonati a menti incapaci. Cos\u00ec si corruppe il gusto nelle Arti dette industriali. Ora per noi \u00e8 chiaro che [&#8230;] l\u2019importanza in arte non sta nella cosa che si tratta, ma nel modo onde la cosa si tratta. Perci\u00f2 \u00e8 molto difficile applicare alcune denominazioni. Noi le accettiamo perch\u00e9 sono un mezzo per intendersi, ma chi pu\u00f2 dire per esempio dove l\u2019arte decorativa comincia e dove finisce? [&#8230;] Che cosa \u00e8 compresa nell\u2019arte ornamentale? Tutto. Dove finisce l\u2019Arte e comincia l\u2019industria? Chi lo sa!\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_1648\" id=\"identifier_1_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Netti, Per l&rsquo;arte italiana, Trani 1885, pp. 70 -71.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Netti guardava, in anni centrali per la rinascita delle arti decorative in Italia, all\u2019arte e alla formazione artistica come ad un bacino di ricchezza se sfruttato, fuori dai vincoli dell\u2019educazione accademico-classicistica, proprio nelle diverse \u00abspecialit\u00e0\u00bb\u00a0 di cui \u00e8 capace<sup><a href=\"#footnote_2_1648\" id=\"identifier_2_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Parlando, in riferimento all&rsquo;insegnamento artistico, del &ldquo;frazionamento&rdquo; dell&rsquo;arte che pu&ograve; essere convertita in&nbsp; &ldquo;ornato&rdquo;, come in &ldquo;industrie&rdquo;, Netti scrive che &laquo;lo scopo di una scuola governativa, seriamente fondata, sarebbe giustamente quello di rispettare i limiti di queste specialit&agrave;, ma d&rsquo;insegnarle come uno dei rami dell&rsquo;arte vera, non mai come un&rsquo;arte inferiore&raquo; (Netti, Per l&rsquo;arte &hellip;,1885, pp.70-71).\">3<\/a><\/sup>, servendosi della storia per ribadire la \u00abnecessit\u00e0\u00bb oltre che l\u2019\u00abutilit\u00e0\u00bb dell\u2019arte in tutte le sue forme sin dai tempi pi\u00f9 remoti<sup><a href=\"#footnote_3_1648\" id=\"identifier_3_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 29.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di \u00abspecialit\u00e0\u00bb di ciascuna branca dell\u2019arte Netti aveva cominciato a parlare sin dal 1871, dai banchi cio\u00e8 del VII Congresso Pedagogico di Napoli, proponendo una riforma dell\u2019insegnamento (dai corsi primari, alle scuole tecniche, all\u2019Accademia) che unisse a livello nazionale le forze degli ingegni artistici nel \u00abprogresso delle arti industriali\u00bb in un progetto articolato ma coerente di \u00abraccolta di modelli speciali\u00bb che sappia prendere esempio dal Museo Kensington di Londra nato nel 1857 \u00abprecisamente da un voto simile a quello che ora facciamo per Napoli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_1648\" id=\"identifier_4_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 86.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argomentazioni analoghe si ritroveranno, poi, negli appelli di Camillo Boito e di Demetrio Salazaro al III Congresso artistico tenutosi a Napoli nel 1877 a margine dell\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti. Questi, guardando ancora all\u2019Inghilterra come la nazione pi\u00f9 sensibile al problema della \u00abnecessit\u00e0 delle scuole\u00bb, riconobbero una specificit\u00e0 d\u2019insegnamento per \u00abquelli che vogliono applicare l\u2019arte all\u2019industria e alla decorazione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_1648\" id=\"identifier_5_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Relazione ed Atti del III Congresso Artistico e dell&rsquo;Esposizione Nazionale di Belle Arti in Napoli 1877, Napoli 1880, p. 40. Su questi temi ho avuto modo di soffermarmi pi&ugrave; diffusamente in: G. Salvatori, L&rsquo;Esposizione Nazionale di Belle Arti a Napoli nel 1877: echi di critica nella stampa periodica intorno alle arti applicate, in, Gioacchino Di Marzo e la critica d&rsquo;arte nell&rsquo;Ottocento in Italia, a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 142-156.\">6<\/a><\/sup>, ma all\u2019interno di una concezione unitaria dell\u2019arte, dove le arti decorative, oltre ad essere riunite in una \u00abretrospettiva dell\u2019arte industriale napoletana da ben pochi conosciuta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_1648\" id=\"identifier_6_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Filangieri, Il Museo Artistico Industriale e le Scuole officine in Napoli, Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Napoli 1881, pp. 5-6.\">7<\/a><\/sup>, venivano persino a costituire una sorta di <em>trait d\u2019union<\/em> tra la sezione antica e quella moderna e fra i settori della mostra significativamente suddivisa in \u00abPittura, compresa quella decorativa\u00bb, \u00abScultura, compresa la ornamentale\u00bb, \u00abArchitettura in disegno o in rilievo [&#8230;] o architettura decorativa\u00bb, \u00abIncisione in qualunque genere\u00bb e \u00abDisegni in qualunque genere\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_1648\" id=\"identifier_7_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Regolamento per la Esposizione Nazionale di belle Arti in Napoli (21 settembre, 1874), in Filangieri, Il Museo Artistico Industriale &hellip;,1881, p. 3.\">8<\/a><\/sup>, in sintonia, evidentemente, con la proposta \u2013 nello stesso contesto avanzata &#8211; di trasformare le Accademie in Istituti artistici concepiti anche come \u00ab scuole di applicazione con musei industriali da cui si possano vantaggiare i commerci, l\u2019arte e l\u2019industria \u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1648\" id=\"identifier_8_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Relazione ed Atti del III Congresso&hellip;, 1880, pp. 41-42.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strada era insomma tracciata, sulla scia evidentemente delle gi\u00e0 varate esperienze torinese (1865) e romana (1874), per la costituzione del Museo Artistico Industriale di Napoli sostenuta da alcuni intellettuali chiamati a raccolta dal Ministro della Pubblica Istruzione Francesco de Sanctis nell\u2019anelito al rinnovamento, anche per il Meridione d\u2019Italia, dell\u2019industria artistica per una societ\u00e0 moderna<sup><a href=\"#footnote_9_1648\" id=\"identifier_9_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Salazaro, Sulla necessit&agrave; d&rsquo;istituire in Italia dei Musei industriali artistici con le scuole di applicazione, Napoli 1878 e Filangieri, Il Museo Artistico Industriale &hellip;,1881. De Sanctis indirizz&ograve; l&rsquo;ansia di rinnovamento verso l&rsquo;apertura alla sperimentazione, nel Meridione, di nuove &ldquo;idee artistico-industriali&rdquo;, con la nomina di una commissione (con decreto del 25 novembre 1878) per l&rsquo;istituzione di un museo artistico-industriale da affiancare al Real Istituto di Belle Arti, come riportato nella relazione del 1878 di Filangieri al Ministro. Sulla storia della fondazione del Museo, si vedano principalmente: E. Alamaro, Il sogno del Principe. Il Museo Artistico-Industriale di Napoli: la ceramica tra Ottocento e Novecento, Firenze 1984 e di N. Barrella, Il Museo Filangieri, Napoli 1988 nonch&eacute; La forma delle idee. Fermenti europei e memoria familiare nel Museo Filangieri di Napoli, Napoli 2010.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme, fra gli altri, all\u2019Ispettore del Museo Nazionale, Demetrio Salazaro, e ai pittori Filippo Palizzi e Domenico Morelli, il principe collezionista Filangieri, in qualit\u00e0 di presidente dell\u2019istituendo museo, elabor\u00f2 uno statuto in cui, annettendo \u00abscuole-officine\u00bb al Museo Artistico industriale , stabil\u00ec di fatto il principio che l\u2019insegnamento dovesse essere duplice, cio\u00e8 \u00abartistico e tecnico\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_1648\" id=\"identifier_10_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Filangieri, Il Museo Artistico Industriale &hellip;,1881, p. 113.\">11<\/a><\/sup>, supportato da una raccolta di modelli d\u2019arte applicata antica e moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vicende che caratterizzarono dunque la vita del Museo Artistico Industriale e delle sue scuole-officine almeno per il suo primo decennio di vita, dopo la costituzione nel 1882, avrebbero ruotato proprio intorno a quel principio filangeriano. Il MAI (Museo Artistico Industriale) costitu\u00ec in sostanza l\u2019incarnazione del progetto di Filangieri che, di fatto, fu proseguito da Giovanni Tesorone, direttore dell\u2019Officina di ceramica, una volta che, dopo la morte del Filangieri (1892), conquist\u00f2 un ruolo rilevante per lo sviluppo delle industrie artistiche meridionali<sup><a href=\"#footnote_11_1648\" id=\"identifier_11_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Salvatori, Il &ldquo;Museo &ndash;Scuola-Officina&rdquo; nel dibattito tra arte e industria nelle testimonianze di Giovanni Tesorone ed Enrico Taverna (1877-1912), in L&rsquo;arte nella storia. Contributi di critica e storia dell&rsquo;arte per Gianni Carlo Sciolla, a cura di V. Terraroli, F. Varallo e L. De Fanti, Milano 2000, pp. 95-112.\">12<\/a><\/sup>. La figura di Tesorone si polarizz\u00f2 subito, per\u00f2, in polemica con Palizzi e gli artisti sostenitori della centralit\u00e0 dell\u2019aspetto pi\u00f9 prettamente pittorico e decorativo delle arti applicate<sup><a href=\"#footnote_12_1648\" id=\"identifier_12_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Alamaro, Note introduttive alla &lsquo;querelle&rsquo; Palizzi-Tesorone, in &ldquo;Faenza&rdquo;, a. LXX, fasc. I-II, 1984 e A. Di Benedetto, Artisti della decorazione&hellip;, 2006, pp. 63-65. Sulla prospettiva prevalentemente &lsquo;artistica&rsquo; tenuta da Palizzi nei confronti delle arti applicate, si veda anche: M. Picone Petrusa, Filippo Palizzi e le arti applicate, in &ldquo;&rsquo;800 italiano&rdquo;, a.I, n.5, 1992, pp. 23-33.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Decorazione\u2019 e \u2018industria\u2019 in cui potevano applicarsi le arti, si allontanarono, in quegli anni Novanta \u2013 in seguito al nuovo statuto del Museo \u2013\u00a0 con la separazione ufficiale delle Scuole dalle Officine, con due rispettive direzioni: una vera e propria \u00abnegazione del Museo\u00bb \u2013 come commentarono a caldo Palizzi e Morelli &#8211; \u00abqual\u2019\u00e8 stato finora e quale solo crediamo possa esistere\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_1648\" id=\"identifier_13_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Considerazioni sopra alcune riforme proposte allo Statuto del Museo Artistico Industriale (26 aprile 1895): documento riportato in E. Alamaro, Il sogno del principe. Note introduttive alla &lsquo;querelle&rsquo; Palizzi-Tesorone, estratto dalla rivista &ldquo;Faenza&rdquo;, a. LXXI, n. 1-3, parte terza, 1985, pp. 194-198.\">14<\/a><\/sup>. Tesorone, per\u00f2, in carica come direttore di tutte le Officine del MAI fino al 1902, seppe di fatto interpretare, forse pi\u00f9 di quanto Palizzi e Morelli potessero intendere, il dettato filangeriano dell\u2019operosit\u00e0 delle Officine artistiche proprio incrementandole in rapporto con il mondo della produzione per andare incontro alle \u00abesigenze della vita pratica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_1648\" id=\"identifier_14_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Tropea, Il Museo Artistico Industriale e il Regio Istituto d&rsquo;Arte di Napoli, Firenze 1941, p. 97.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sono gli anni in cui, significativamente, Tesorone collabora assiduamente alla rivista di Boito \u00abArte Italiana Decorativa e Industriale\u00bb, promuove la costituzione a Napoli del Comitato per l\u2019Arte Pubblica<sup><a href=\"#footnote_15_1648\" id=\"identifier_15_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul Comitato napoletano in relazione alla Societ&agrave; Italiana per l&rsquo;Arte Pubblica (istituita a Firenze nel 1899): G.Salvatori, La Storia dell&rsquo;arte alla prova della modernit&agrave;. Ruolo e riverberi critici della Societ&agrave; e dei Comitati per l&rsquo;Arte Pubblica in Italia dal 1898, in &laquo;Annali di Critica d&rsquo;Arte&raquo;, fasc.IX, 2013 (in corso di stampa) e Idem, Intorno alla rivista &ldquo;L&rsquo;Art Public&rdquo;: convergenze internazionali fra &lsquo;800 e 900, in Scritti in onore di Franco Bernabei, a cura di M. Nezzo e G. Tomasella, Treviso 2013 (in corso di stampa).\">16<\/a><\/sup>, fa parte della Commissione reale (insieme a Boito) per la selezione dei partecipanti all\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1900, \u00abtiene a battesimo\u00bb una fabbrica di ceramica esterna al Museo ma in stretto rapporto con la scuola, che, tanto pi\u00f9 in tempi capricciosi per le arti decorative, era ritenuta \u00abmezzo di propaganda e arma di conquista\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_1648\" id=\"identifier_16_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tesorone, Le Scuole d&rsquo;arte applicata all&rsquo;industria nella Mostra didattica di Roma chiusa il dicembre 1907, in &ldquo;Arte Italiana Decorativa e Industriale&rdquo;, vol. XVII,&nbsp; n. 7, luglio, 1908, p. 58.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro delle arti utili viene visto dunque, ancora a cavallo fra i due secoli, nell\u2019applicazione pratica delle arti nella vita quotidiana, nell\u2019istituzione scolastica, nella formazione e nella ricerca, anche con l\u2019ausilio dei modelli della storia. Come fu per il Padiglione della Campania, Calabria e Basilicata all\u2019Esposizione di Roma del 1911, ideato da Tesorone: un\u2019impresa decorativa per la quale lavorarono molti giovani che in quegli anni si stavano facendo conoscere in mostre autogestite e dallo spirito \u2018secessionistico\u2019, come le \u2018mostre giovanili\u2019 organizzate a Napoli dal 1909 al 1913, che, coinvolgendo tutte le arti, comprese l\u2019architettura, le arti plastiche, decorative e applicate, erano ispirate per lo pi\u00f9 al criterio della progettazione globale secondo i dettami modernisti<sup><a href=\"#footnote_17_1648\" id=\"identifier_17_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle mostre giovanili napoletane e i loro protagonisti, si veda In margine. Artisti napoletani fra tradizione e opposizione 1909-1923, catalogo della mostra, a cura di M. Picone Petrusa, Milano 1986 (in particolare pp. 13- 44).\">18<\/a><\/sup>. Si trattava di maestri e allievi insieme, artisti e architetti, accomunati peraltro da una formazione per molti versi comune. Va considerato, infatti, che anche la formazione degli architetti, ancora nel primo e secondo decennio del \u2018900, oscillava tra Accademia e Scuola di applicazione per Ingegneri, dunque fra curricula formativi fondati sugli aspetti artistici, con impegni decorativi \u2013 coltivati nelle aule dell\u2019Accademia \u2013 e corsi dalle caratteristiche prettamente tecnico-scientifiche. Troviamo cos\u00ec, a Napoli, impegnati pi\u00f9 come docenti che nei cantieri pubblici, personalit\u00e0 artistiche di rilievo internazionale come l\u2019udinese Raimondo D\u2019Aronco o il siciliano Leonardo Paterna Baldizzi, maestri del Liberty che, sollecitati dall\u2019\u00abanelito all\u2019opera d\u2019arte totale\u00bb, riservavano particolare attenzione, nei loro programmi di studio, proprio alla \u00abDecorazione pittorica applicata\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_1648\" id=\"identifier_18_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Mangone e R. Telese, Dall&rsquo;Accademia alla Facolt&agrave;. L&rsquo;insegnamento dell&rsquo;architettura a Napoli 1802-1941, Benevento 2001, p. 55.\">19<\/a><\/sup>. Dalle aule di scuola questa poteva trasferirsi a qualche decoro di interni (seguendo il programma del direttore Lionello Balestrieri del nuovo Real Istituto Artistico Industriale &#8211; ex MAI &#8211; che privilegiava gli oggetti \u00absemplici, utili, d\u2019uso comune\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_1648\" id=\"identifier_19_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno stralcio del suo programma, firmato il 19 dicembre 1918, &egrave; riportato in: A. Car&ograve;la-Perrotti e C. Ruju, 1920-1950. Ceramiche del Museo Artistico Industriale di Napoli, Firenze 1985, p. 10. Lo stesso Balestrieri riespone, in uno scritto successivo, le sue riflessioni in merito all&rsquo;impostazione da dare all&rsquo;istituto: L. Balestrieri, La Verit&agrave; sul Museo Artistico Industriale di Napoli, Napoli 1927, pp. 7-8.\">20<\/a><\/sup>), anche se, tra anni Dieci e Venti, pi\u00f9 che nella casa e i suoi arredi, nuovi fermenti delle arti applicate erano nei canali della pubblicit\u00e0 e della stampa con una seria e impegnata partecipazione degli artisti napoletani all\u2019illustrazione grafica e al manifesto pubblicitario ben oltre i confini regionali, proprio mentre ci si serviva di rivendicazioni di tipo regionalistico per conquistare qualche spazio ai grandi appuntamenti espositivi internazionali come la Mostra d\u2019Arte Decorativa di Monza del 1925<sup><a href=\"#footnote_20_1648\" id=\"identifier_20_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Commissione napoletana per la II Mostra d&rsquo;arte decorativa a Monza, in &ldquo;Cimento. Rivista illustrata di Belle Arti&rdquo;, II, 12, 1924, p. 250. Per quanto riguarda la storia degli illustratori e dei grafici pubblicitari a Napoli, in contatto con editori e agenzie in ambito internazionale, si vedano: G. Salvatori, Appunti per una storia dell&rsquo;illustrazione a Napoli tra Ottocento e Novecento, in In margine, 1986, pp. 171-178 (con affiancate schede critico-biografiche sui singoli protagonisti: Carlo Farneti, Francesco Galante, Vincenzo La Bella, Eduardo Macchia, Fortunino e Ugo Matania, Enrico Rossi,&nbsp; Ennio Tomai e Pietro Scoppetta) ed inoltre M. Cuozzo, Illustrazione e grafica nella stampa periodica napoletana dalla bella &eacute;poque al fascismo, Napoli 2005.\">21<\/a><\/sup> . Rivendicare le risorse del localismo divent\u00f2, dunque, negli anni Venti e Trenta, un modo per difendere storia e tradizioni, anche e proprio per le arti decorative, dichiaratamente \u2018popolari\u2019, che richiamavano in causa l\u2019artigianato, la sapienza di mestiere tramandata di generazione in generazione, che si cominci\u00f2 a propagandare come valenza indispensabile allo sviluppo, risorsa economica e culturale\u00a0<sup><a href=\"#footnote_21_1648\" id=\"identifier_21_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Macchia, Verso la rinascita dell&rsquo;arte applicata, in &ldquo;Tavola Rotonda e Cronaca Bizantina&rdquo;, a.XXXV, n. 9-10, Napoli, 23 agosto 1925, pp. 35-36. L&rsquo;articolo fa riferimento, in particolare, al clima internazionale mutato&nbsp; in seguito all&rsquo; Esposizione di Parigi del 1925.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno ormai di un nuovo connubio arte\/industria, fondato sui saperi di mestiere opportunamente aggiornati sul piano del linguaggio figurativo, si mossero, dunque, in quel periodo, sia esperienze napoletane, come la Bottega di decorazione di Cocchia e Parisio che salernitane, come le interessanti e numerose \u2018fabbriche\u2019 di ceramica a Vietri<sup><a href=\"#footnote_22_1648\" id=\"identifier_22_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un quadro pi&ugrave; ampio su questi temi specifici, rimando a&nbsp; miei studi precedenti. In particolare: G. Salvatori, Nelle maglie della storia. Produzione artistico-industriale, illustrazione e fotografia a Napoli nel XX secolo, Napoli 2003, pp. 51-69&nbsp; e Idem, Forme dell&rsquo;utile e del superfluo: episodi di storia delle arti applicate in Campania dal 1920 al 1945, in Arte a Napoli dal 1920 al 1945. Gli anni difficili, catalogo della mostra a cura di M. Picone Petrusa, Napoli 2000, pp.77-83.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019uno come nell\u2019altro caso risorgeva il marchio della personalit\u00e0 dell\u2019\u2019artefice\u2019 pur all\u2019interno di un nucleo produttivo che spostava il terreno della formazione e della produzione nell\u2019ambito delle \u2018botteghe d\u2019arte\u2019 come laboratori, di antica origine, ma ancora culle di innovazione e sviluppo. Con le \u2018botteghe d\u2019arte\u2019 si poteva contribuire a sviluppare ed esaltare il lavoro artistico, interessato a competere, nella logica corporativa, per la conquista di un ruolo attivo nella societ\u00e0. Cos\u00ec il fotografo Giulio Parisio e l\u2019architetto-pittore Carlo Cocchia costituirono nel 1928 una Bottega di Decorazione nel genere della Casa d\u2019arte futurista in cui si produceva e si esponeva arte decorativa insieme a pittura e scultura, in un\u2019amalgama vitale di contaminazione fra le arti<sup><a href=\"#footnote_23_1648\" id=\"identifier_23_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un&rsquo;analisi pi&ugrave; dettagliata delle &ldquo;fotografie decorative&rdquo; del Parisio e delle decorazioni &ldquo;di tendenza deperiana&rdquo; del Cocchia ho avuto modo di svolgerla in G. Salvatori, Forme dell&rsquo;utile e del superfluo&hellip;, 2000, p. 82 dove si rimanda a pi&ugrave; riferimenti bibliografici, tra cui si segnalano il contributo di M. D&rsquo;Ambrosio, Emilio Buccafusca e il Futurismo a Napoli negli anni Trenta, Napoli 1991 (in particolare p. 610) e quello di E. Godoli, Occasioni meridionali per l&rsquo;architettura futurista, in Futurismo e Meridione, catalogo della mostra a cura di E. Crispolti, Napoli 1996 (in particolare p. 84).\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caratterizzate da un diverso spirito imprenditoriale furono invece, in quegli stessi anni, le fabbriche vietresi che, su un\u2019antica tradizione artigiana locale, conobbero un periodo di rigoglio fino a definire un vero e proprio \u2018stile vietrese\u2019. Dalla met\u00e0 degli anni Venti l\u2019antica tradizione della lavorazione ceramica nel salernitano si avvi\u00f2 a vivere una stagione felice anche in seguito all\u2019innesto su di essa di un filone di cultura mitteleuropea che ne rinnov\u00f2 nel profondo il repertorio decorativo. Il tentativo di rinascita qualificata dell\u2019artigianato che in questo periodo fu intrapreso si giov\u00f2 della cultura di cui gli artisti, soprattutto tedeschi, approdati a Vietri erano portatori (rivalutazione delle arti applicate, riscoperta dell\u2019arte popolare e primitiva, lezione espressionista) ma sembr\u00f2 fare anche propri i suggerimenti emersi dalle prime mostre di arti decorative di Monza. Interprete principale di questo connubio fu l\u2019imprenditore Max Melamerson che fond\u00f2 tra il 1926 e il \u201927 un proprio marchio, l\u2019ICS (Industria Ceramica Salernitana) per il quale volle come direttore artistico il pittore gi\u00e0 a Vietri, Richard D\u00f6lker.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti studi recenti hanno rilevato la ricchezza e lo spessore culturale del repertorio decorativo propri di questa produzione in bilico tra ceramica d\u2019autore e delineazione di uno stile \u2018riproducibile\u2019<sup><a href=\"#footnote_24_1648\" id=\"identifier_24_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nell&rsquo;ambito della vasta bibliografia sull&rsquo;agomento si segnalano: La ceramica in Campania (I Quaderni), a cura di M. de Rubertis, M. Romito e F. D&rsquo;Episcopo, Salerno 1996; La ceramica vietrese nel periodo &lsquo;tedesco&rsquo;, a cura di M. Romito, Salerno 1999; P. Amos, S. Zuliani, S. Currier, M. Hannasch, Riccardo Doelker. Soggiorno italiano, catalogo della mostra, Salerno 1996, nonch&egrave; G. Salvatori, Nelle maglie della storia&hellip;, 2003. Fra i contributi pi&ugrave; recenti: La ceramica del Novecento a Napoli. Architettura e Decorazione, a cura di M.G. Gargiulo, atti del convegno (Palazzo reale di Napoli, 18 marzo 2011), Napoli 2011.\">25<\/a><\/sup> : un accordo difficile, per\u00f2, visto che proprio quando il \u2018gergo vietrese\u2019 si avviava ad un livello di qualificata diffusione &#8211; attraverso, per esempio, l\u2019attenzione riservatagli da Gio Ponti sulle pagine di \u00abDomus\u00bb &#8211; D\u00f6lker scioglieva l\u2019accordo con l\u2019ICS per rivendicare la paternit\u00e0 creativa dei suoi propri pezzi ceramici<sup><a href=\"#footnote_25_1648\" id=\"identifier_25_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Viscusi, Lo stile Vietri tra D&ouml;lker e Gambone. Cronaca e storia della ceramica vietrese nel contesto nazionale e internazionale, Salerno 1996.\">26<\/a><\/sup>. Nella ceramica vietrese degli anni Trenta stava prevalendo, evidentemente, la formula &#8211; incoraggiata dalle Triennali \u2013 del cosiddetto \u2018protodesign\u2019 e dell\u2019arte applicata all\u2019architettura, dove se alle arti decorative veniva riconosciuto un nuovo ruolo progettuale, alla sola architettura spettava il dominio dell\u2019\u2018unit\u00e0 delle arti\u2019 in sintonia con le ragioni dell\u2019industria come della vigente logica corporativa<sup><a href=\"#footnote_26_1648\" id=\"identifier_26_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle partecipazioni della ceramica vietrese alle diverse edizioni delle Triennali degli anni Trenta, mi sono precedentemente soffermata in: G. Salvatori, Nelle maglie della storia&hellip;, 2003 pp. 57- 60 e G. Salvatori, Forme dell&rsquo;utile e del superfluo &hellip;, 2000, p. 82.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per trovare qualche traccia di questa storia bisogna rivolgersi a quel che \u00e8 sopravvissuto dell\u2019architettura del tempo, oltre naturalmente ai musei, come lo stesso Museo Artistico Industriale di Napoli che tent\u00f2, negli anni Trenta, di aggiornare le sue collezioni con esemplari delle principali manifatture italiane<sup><a href=\"#footnote_27_1648\" id=\"identifier_27_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Car&ograve;la-Perrotti e C. Ruju, 1920-1950. Ceramiche del Museo&hellip;, 1985, p. 29.\">28<\/a><\/sup>, o ancor pi\u00f9 il Museo della ceramica di Raito, dal 1981 aperto a conservare la\u00a0 storica ceramica vietrese<sup><a href=\"#footnote_28_1648\" id=\"identifier_28_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Museo della Ceramica. Raito di Vietri sul mare,&nbsp; a cura di M. Romito, Salerno 1994.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quei vivaci artisti decorativi, insieme ai principali architetti chiamati a insegnare a Napoli alla nuova Scuola Superiore di Architettura (dal 1930), poi Facolt\u00e0, si avvalse, sul finire degli anni Trenta, il complesso architettonico monumentale della Mostra d\u2019Oltremare, sede nel 1940 della Prima mostra Triennale delle terre italiane d\u2019Oltremare, ultima della serie delle mostre coloniali. Esso fin\u00ec, in sostanza, per veder convogliate al suo interno le diverse energie e competenze che, negli anni Trenta erano maturate proprio nell\u2019alveo delle contraddizioni della formazione artistica fra modello laboratoriale artistico e artigiano e modello tecnicistico e ingegneristico, convissute in vari modi nei corsi dell\u2019Accademia di Belle Arti fino all\u2019istituzione nel 1935 della Facolt\u00e0 di Architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019importante scadenza del 1940 fu articolato un impegnativo programma decorativo per il quale architetti, artisti e artigiani di tutti i settori, costruirono padiglioni coperti, teatri, verde attrezzato con fontane e servizi di svago e di ristoro. Lavorarono dunque, in un grande cantiere all\u2019insegna dell\u2019unit\u00e0 delle arti, architetti come Calza Bini, Piccinato, Cocchia, insieme ad artisti come Prampolini, Barill\u00e0, Brancaccio, Notte, Ricci, solo per citare alcuni singoli protagonisti di quest\u2019immensa impresa, in cui un ruolo significativo &#8211; di recente finalmente riconosciuto<sup><a href=\"#footnote_29_1648\" id=\"identifier_29_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un&rsquo;importante ricerca, dedicata agli allestimenti e all&rsquo;apparato decorativo del complesso Mostra d&rsquo;Oltremare, &egrave; stata condotta nell&rsquo;ambito del dottorato della SUN in Metodologie conoscitive per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, XVII ciclo, da G. Arena: Percorsi di conoscenza, valorizzazione e fruizione nella Mostra d&rsquo;Oltremare di Napoli, Tesi di Dottorato, Dipartimento di Studio delle Componenti culturali del territorio, Seconda Universit&agrave; degli Studi di Napoli, a.a. 2006-07 (tutor Gaia Salvatori). Per gli sviluppi pi&ugrave; recenti di queste ricerche: G. Arena, Visioni d&rsquo;Oltremare. Allestimenti e politica dell&rsquo;immagine nelle esposizioni coloniali del XX secolo,&nbsp; Napoli 2011 e G. Arena, Napoli 1940-1952, dalla prima mostra triennale delle terre italiane d&rsquo;oltremare alla prima mostra triennale del lavoro italiano nel mondo, Napoli 2012.\">30<\/a><\/sup> &#8211; ebbero molti decoratori: dalle scuole di mestiere (come la Scuola d\u2019Arte per la Tars\u00eca e l\u2019Ebanisteria di Sorrento) alle industrie vietresi (come la MACS di Melamerson per il Caff\u00e8 Arabo) fino anche alle piccole ma fertili botteghe artigiane (come la Ceramica di Posillipo) pi\u00f9 libere nello stile e nelle iconografie rispetto alla retorica della plastica monumentale dominante.\u00a0 Accettando volumi e superfici, questi artisti lavorarono ad \u2018incastrare\u2019 nell\u2019architettura stucchi e piastrelle in funzione dell\u2019insieme finendo per coronare il destino \u2018decorativo\u2019\u00a0 delle arti d\u2019applicazione.\u00a0 Prese forma, in definitiva, un\u2019idea di architettura dibattuta a livello nazionale anche e proprio relativamente alle prospettive formative dell\u2019architetto<sup><a href=\"#footnote_30_1648\" id=\"identifier_30_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mangone e R. Telese Dall&rsquo;Accademia alla Facolt&agrave;&hellip;., 2001, p. 77.\">31<\/a><\/sup>. La Mostra fin\u00ec per essere, cos\u00ec, nello specifico, una sorta di emanazione delle proposte del romano Alberto Calza Bini (Segretario nazionale del Sindacato fascista architetti) incentrate sull\u2019idea dell\u2019\u00abarchitetto integrale\u00bb capace cio\u00e8 di un\u2019indispensabile combinazione di arte e scienza che permettesse per\u00f2 una nuova riscoperta del senso stesso dell\u2019architettura e di tutto quanto potesse rendere l\u2019architetto \u2018altro\u2019 sia rispetto al decoratore che all\u2019ingegnere<sup><a href=\"#footnote_31_1648\" id=\"identifier_31_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 79.\">32<\/a><\/sup>. Calza Bini aveva definito l\u2019architettura \u00abl\u2019arte di edificare\u00bb, ovvero \u00abun\u2019attivit\u00e0 spirituale che si serve per\u00f2 della scienza per tradursi in opere\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_1648\" id=\"identifier_32_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 90.\">33<\/a><\/sup>. In tal senso il ruolo della scuola, ritenuto\u00a0 oramai secondario rispetto alla creativit\u00e0 artistica, doveva essere solo ed esclusivamente quello di insegnare all\u2019artista l\u2019uso dello strumento di cui deve servirsi, di perfezionarlo nella sua tecnica<sup><a href=\"#footnote_33_1648\" id=\"identifier_33_1648\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, pp. 90 &ndash; 91 dove viene specificato quanto l&rsquo;architetto sia&nbsp; per Calza Bini innanzitutto un artista, alla stregua del pittore e dello scultore, e come tale non pu&ograve; essere formato dalla scuola: &laquo;come il poeta o il musicista anche l&rsquo;architetto nasce tale per dono divino e le scuole non possono certo dare le ali a chi per struttura congenita ne sia privo&raquo; (dichiarazione estrapolata da: L&rsquo;insegnamento artistico in Italia. Relazione al congresso artistico internazionale di Venezia, Venezia, 1932, dattiloscritto conservato presso l&rsquo;Archivio Calza Bini, cart.4).\">34<\/a><\/sup>. Ciononostante la Mostra d\u2019Oltremare\u00a0 si trasform\u00f2 in una sorta di immenso cantiere-scuola\u00a0 in cui si riversarono i talenti dei giovani architetti-artisti, cos\u00ec come i saperi tecnico-artigianali delle \u2018botteghe\u2019 d\u2019arte, quali furono in effetti le stesse \u2018fabbriche\u2019 vietresi: un grande laboratorio dove \u2013 sulla scorta della tradizione che si \u00e8 cercato per grandi linee di delineare &#8211; fu dato ampio spazio alla riposta vocazione applicativa delle arti in un virtuoso intreccio fra decorazione e industria. Una vocazione che si \u00e8 rivelata in Campania, nell\u2019arco di tempo analizzato, strumento vitale di cultura e comunicazione, tra museo e territorio, pedagogia e propaganda, strettamente connesso alle vicende delle altre arti e alle dinamiche della storia politico-istituzionale, ma anche, soprattutto, una cerniera metodologica per un\u2019analisi globale e integrata delle arti utile anche come una prospettiva possibile della storia dell\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1648\" class=\"footnote\">Sul piano storiografico i numerosi contributi dati alle stampe nell\u2019ultimo decennio fanno rilevare un crescente interesse nel ripensare a un settore di studi lungi dall\u2019essere esaurito e propulsore di dibattiti teorici ancora aperti. Penso, per ci\u00f2 che riguarda l\u2019impatto dei musei di arti decorative sulla storia dell\u2019arte, al saggio di M. Conforti, <em>Les mus\u00e9es des arts appliqu\u00e9s et l\u2019histoire de l\u2019art<\/em>, in <em>Histoire de l\u2019histoire de l\u2019art, XVIIIe et XIXe si\u00e8cles<\/em>, t. II, Paris 1997, pp. 329-347 e ancora, per una rilettura di momenti di storia dell\u2019architettura italiana fra Ottocento e Novecento, ad <em>Architettura e arti applicate fra teoria e progetto. La storia, gli stili, il quotidiano 1850 \u2013 1914<\/em>, a cura di F. Mangone, Napoli 2005 nonch\u00e9, per uno sguardo privilegiato alla situazione napoletana in prospettiva storico-artistica, ad A. Di Benedetto, <em>Artisti della decorazione. Pittura e scultura dell\u2019eclettismo nei palazzi napoletani fin de si\u00e8cle<\/em>, Napoli 2006. Segnalo, infine, l\u2019iniziativa (non per\u00f2 decollata) di proporre, con una pubblicazione corredata di CD-Rom, <em>Il sistema museale regionale del design e delle arti applicate. Un progetto per lo sviluppo locale in Campania<\/em>, a cura di C. Gambardella, Firenze 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1648\" class=\"footnote\">F. Netti, <em>Per l\u2019arte italiana<\/em>, Trani 1885, pp. 70 -71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1648\" class=\"footnote\">Parlando, in riferimento all\u2019insegnamento artistico, del \u201cfrazionamento\u201d dell\u2019arte che pu\u00f2 essere convertita in\u00a0 \u201cornato\u201d, come in \u201cindustrie\u201d, Netti scrive che \u00ablo scopo di una scuola governativa, seriamente fondata, sarebbe giustamente quello di rispettare i limiti di queste <em>specialit\u00e0<\/em>, ma d\u2019insegnarle come uno dei rami dell\u2019arte <em>vera<\/em>, non mai come un\u2019arte inferiore\u00bb (Netti, <em>Per l\u2019arte<\/em> &#8230;,1885, pp.70-71).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1648\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1648\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1648\" class=\"footnote\"><em>Relazione ed Atti del III Congresso Artistico e dell\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti in Napoli 1877<\/em>, Napoli 1880, p. 40. Su questi temi ho avuto modo di soffermarmi pi\u00f9 diffusamente in: G. Salvatori, <em>L\u2019Esposizione Nazionale di Belle Arti a Napoli nel 1877: echi di critica nella stampa periodica intorno alle arti applicate<\/em>, in, <em>Gioacchino Di Marzo e la critica d\u2019arte nell\u2019Ottocento in Italia<\/em>, a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 142-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1648\" class=\"footnote\">G. Filangieri, <em>Il Museo Artistico Industriale e le Scuole officine in Napoli<\/em>, Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Napoli 1881, pp. 5-6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1648\" class=\"footnote\"><em>Regolamento per la Esposizione Nazionale di belle Arti in Napoli<\/em> (21 settembre, 1874), in Filangieri, <em>Il Museo Artistico Industriale &#8230;,<\/em>1881, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1648\" class=\"footnote\"><em>Relazione ed Atti del III Congresso&#8230;<\/em>, 1880, pp. 41-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1648\" class=\"footnote\">D. Salazaro, <em>Sulla necessit\u00e0 d\u2019istituire in Italia dei Musei industriali artistici con le scuole di applicazione<\/em>, Napoli 1878 e Filangieri, <em>Il Museo Artistico Industriale &#8230;,<\/em>1881. De Sanctis indirizz\u00f2 l\u2019ansia di rinnovamento verso l\u2019apertura alla sperimentazione, nel Meridione, di nuove \u201cidee artistico-industriali\u201d, con la nomina di una commissione (con decreto del 25 novembre 1878) per l\u2019istituzione di un museo artistico-industriale da affiancare al Real Istituto di Belle Arti, come riportato nella relazione del 1878 di Filangieri al Ministro. Sulla storia della fondazione del Museo, si vedano principalmente: E. Alamaro, <em>Il sogno del Principe. Il Museo Artistico-Industriale di Napoli: la ceramica tra Ottocento e Novecento<\/em>, Firenze 1984 e di N. Barrella, <em>Il Museo Filangieri<\/em>, Napoli 1988 nonch\u00e9 <em>La forma delle idee. Fermenti europei e memoria familiare nel Museo Filangieri di Napoli<\/em>, Napoli 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1648\" class=\"footnote\">G. Filangieri, <em>Il Museo Artistico Industriale &#8230;,<\/em>1881, p. 113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1648\" class=\"footnote\">G. Salvatori, <em>Il \u201cMuseo \u2013Scuola-Officina\u201d nel dibattito tra arte e industria nelle testimonianze di Giovanni Tesorone ed Enrico Taverna (1877-1912)<\/em>, in <em>L\u2019arte nella storia. Contributi di critica e storia dell\u2019arte per Gianni Carlo Sciolla<\/em>, a cura di V. Terraroli, F. Varallo e L. De Fanti, Milano 2000, pp. 95-112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1648\" class=\"footnote\">E. Alamaro, <em>Note introduttive alla \u2018querelle\u2019 Palizzi-Tesorone<\/em>, in \u201cFaenza\u201d, a. LXX, fasc. I-II, 1984 e A. Di Benedetto, <em>Artisti della decorazione&#8230;,<\/em> 2006, pp. 63-65. Sulla prospettiva prevalentemente \u2018artistica\u2019 tenuta da Palizzi nei confronti delle arti applicate, si veda anche: M. Picone Petrusa, <em>Filippo Palizzi e le arti applicate<\/em>, in \u201c\u2019800 italiano\u201d, a.I, n.5, 1992, pp. 23-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1648\" class=\"footnote\"><em>Considerazioni sopra alcune riforme proposte allo Statuto del Museo Artistico Industriale<\/em> (26 aprile 1895): documento riportato in E. Alamaro, <em>Il sogno del principe. Note introduttive alla \u2018querelle\u2019 Palizzi-Tesorone<\/em>, estratto dalla rivista \u201cFaenza\u201d, a. LXXI, n. 1-3, parte terza, 1985, pp. 194-198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1648\" class=\"footnote\">C. Tropea, <em>Il Museo Artistico Industriale e il Regio Istituto d\u2019Arte di Napoli<\/em>, Firenze 1941, p. 97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1648\" class=\"footnote\">Sul Comitato napoletano in relazione alla Societ\u00e0 Italiana per l\u2019Arte Pubblica (istituita a Firenze nel 1899): G.Salvatori, <em>La Storia dell\u2019arte alla prova della modernit\u00e0. Ruolo e riverberi critici della Societ\u00e0 e dei Comitati per l\u2019Arte Pubblica in Italia dal 1898<\/em>, in \u00abAnnali di Critica d\u2019Arte\u00bb, fasc.IX, 2013 (in corso di stampa) e Idem, <em>Intorno alla rivista \u201cL\u2019Art Public\u201d: convergenze internazionali fra \u2018800 e 900<\/em>, in <em>Scritti in onore di Franco Bernabei<\/em>, a cura di M. Nezzo e G. Tomasella, Treviso 2013 (in corso di stampa).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1648\" class=\"footnote\">G. Tesorone, <em>Le Scuole d\u2019arte applicata all\u2019industria nella Mostra didattica di Roma chiusa il dicembre 1907<\/em>, in \u201cArte Italiana Decorativa e Industriale\u201d, vol. XVII,\u00a0 n. 7, luglio, 1908, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1648\" class=\"footnote\">Sulle mostre giovanili napoletane e i loro protagonisti, si veda <em>In margine. Artisti napoletani fra tradizione e opposizione 1909-1923<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M. Picone Petrusa, Milano 1986 (in particolare pp. 13- 44).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1648\" class=\"footnote\">Cfr. F. Mangone e R. Telese, <em>Dall\u2019Accademia alla Facolt\u00e0. L\u2019insegnamento dell\u2019architettura a Napoli 1802-1941<\/em>, Benevento 2001, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1648\" class=\"footnote\">Uno stralcio del suo programma, firmato il 19 dicembre 1918, \u00e8 riportato in: A. Car\u00f2la-Perrotti e C. Ruju, <em>1920-1950. Ceramiche del Museo Artistico Industriale di Napoli<\/em>, Firenze 1985, p. 10. Lo stesso Balestrieri riespone, in uno scritto successivo, le sue riflessioni in merito all\u2019impostazione da dare all\u2019istituto: L. Balestrieri, <em>La Verit\u00e0 sul Museo Artistico Industriale di Napoli<\/em>, Napoli 1927, pp. 7-8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1648\" class=\"footnote\"><em>La Commissione napoletana per la II Mostra d\u2019arte decorativa a Monza<\/em>, in \u201cCimento. Rivista illustrata di Belle Arti\u201d, II, 12, 1924, p. 250. Per quanto riguarda la storia degli illustratori e dei grafici pubblicitari a Napoli, in contatto con editori e agenzie in ambito internazionale, si vedano: G. Salvatori, <em>Appunti per una storia dell\u2019illustrazione a Napoli tra Ottocento e Novecento<\/em>, in <em>In margine<\/em>, 1986, pp. 171-178 (con affiancate schede critico-biografiche sui singoli protagonisti: Carlo Farneti, Francesco Galante, Vincenzo La Bella, Eduardo Macchia, Fortunino e Ugo Matania, Enrico Rossi,\u00a0 Ennio Tomai e Pietro Scoppetta) ed inoltre M. Cuozzo, <em>Illustrazione e grafica nella stampa periodica napoletana dalla bella \u00e9poque al fascismo<\/em>, Napoli 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1648\" class=\"footnote\">A. Macchia, <em>Verso la rinascita dell\u2019arte applicata<\/em>, in \u201cTavola Rotonda e Cronaca Bizantina\u201d, a.XXXV, n. 9-10, Napoli, 23 agosto 1925, pp. 35-36. L\u2019articolo fa riferimento, in particolare, al clima internazionale mutato\u00a0 in seguito all\u2019 Esposizione di Parigi del 1925.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1648\" class=\"footnote\">Per un quadro pi\u00f9 ampio su questi temi specifici, rimando a\u00a0 miei studi precedenti. In particolare: G. Salvatori, <em>Nelle maglie della storia. Produzione artistico-industriale, illustrazione e fotografia a Napoli nel XX secolo<\/em>, Napoli 2003, pp. 51-69\u00a0 e Idem, <em>Forme dell\u2019utile e del superfluo: episodi di storia delle arti applicate in Campania dal 1920 al 1945<\/em>, in <em>Arte a Napoli dal 1920 al 1945. Gli anni difficili<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Picone Petrusa, Napoli 2000, pp.77-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1648\" class=\"footnote\">Un\u2019analisi pi\u00f9 dettagliata delle \u201cfotografie decorative\u201d del Parisio e delle decorazioni \u201cdi tendenza deperiana\u201d del Cocchia ho avuto modo di svolgerla in G. Salvatori,<em> Forme dell\u2019utile e del superfluo&#8230;,<\/em> 2000, p. 82 dove si rimanda a pi\u00f9 riferimenti bibliografici, tra cui si segnalano il contributo di M. D\u2019Ambrosio, <em>Emilio Buccafusca e il Futurismo a Napoli negli anni Trenta<\/em>, Napoli 1991 (in particolare p. 610) e quello di E. Godoli, <em>Occasioni meridionali per l\u2019architettura futurista<\/em>, in <em>Futurismo e Meridione<\/em>, catalogo della mostra a cura di E. Crispolti, Napoli 1996 (in particolare p. 84).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1648\" class=\"footnote\">Nell\u2019ambito della vasta bibliografia sull\u2019agomento si segnalano: <em>La ceramica in Campania<\/em> (I Quaderni), a cura di M. de Rubertis, M. Romito e F. D\u2019Episcopo, Salerno 1996; <em>La ceramica vietrese nel periodo \u2018tedesco\u2019<\/em>, a cura di M. Romito, Salerno 1999; P. Amos, S. Zuliani, S. Currier, M. Hannasch, <em>Riccardo Doelker. Soggiorno italiano<\/em>, catalogo della mostra, Salerno 1996, nonch\u00e8 G. Salvatori, <em>Nelle maglie della storia&#8230;,<\/em> 2003. Fra i contributi pi\u00f9 recenti: <em>La ceramica del Novecento a Napoli. Architettura e Decorazione<\/em>, a cura di M.G. Gargiulo, atti del convegno (Palazzo reale di Napoli, 18 marzo 2011), Napoli 2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1648\" class=\"footnote\">P. Viscusi, <em>Lo stile Vietri tra D\u00f6lker e Gambone. Cronaca e storia della ceramica vietrese nel contesto nazionale e internazionale<\/em>, Salerno 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1648\" class=\"footnote\">Sulle partecipazioni della ceramica vietrese alle diverse edizioni delle Triennali degli anni Trenta, mi sono precedentemente soffermata in: G. Salvatori,<em> Nelle maglie della storia&#8230;,<\/em> 2003 pp. 57- 60 e G. Salvatori, <em>Forme dell\u2019utile e del superfluo<\/em> &#8230;, 2000, p. 82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1648\" class=\"footnote\">A. Car\u00f2la-Perrotti e C. Ruju, <em>1920-1950. Ceramiche del Museo&#8230;,<\/em> 1985, p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1648\" class=\"footnote\"><em>Il Museo della Ceramica. Raito di Vietri sul mare<\/em>,\u00a0 a cura di M. Romito, Salerno 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1648\" class=\"footnote\">Un\u2019importante ricerca, dedicata agli allestimenti e all\u2019apparato decorativo del complesso Mostra d\u2019Oltremare, \u00e8 stata condotta nell\u2019ambito del dottorato della SUN in Metodologie conoscitive per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, XVII ciclo, da G. Arena<em>: Percorsi di conoscenza, valorizzazione e fruizione nella Mostra d\u2019Oltremare di Napoli<\/em>, Tesi di Dottorato, Dipartimento di Studio delle Componenti culturali del territorio, Seconda Universit\u00e0 degli Studi di Napoli, a.a. 2006-07 (tutor Gaia Salvatori). Per gli sviluppi pi\u00f9 recenti di queste ricerche: G. Arena, <em>Visioni d\u2019Oltremare. Allestimenti e politica dell\u2019immagine nelle esposizioni coloniali del XX secolo<\/em>,\u00a0 Napoli 2011 e G. Arena, <em>Napoli 1940-1952, dalla prima mostra triennale delle terre italiane d&#8217;oltremare alla prima mostra triennale del lavoro italiano nel mondo, <\/em>Napoli 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1648\" class=\"footnote\">F. Mangone e R. Telese <em>Dall\u2019Accademia alla Facolt\u00e0&#8230;., <\/em>2001, p. 77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1648\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1648\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 90.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1648\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, pp. 90 &#8211; 91 dove viene specificato quanto l\u2019architetto sia\u00a0 per Calza Bini innanzitutto un artista, alla stregua del pittore e dello scultore, e come tale non pu\u00f2 essere formato dalla scuola: \u00abcome il poeta o il musicista anche l\u2019architetto nasce tale per dono divino e le scuole non possono certo dare le ali a chi per struttura congenita ne sia privo\u00bb (dichiarazione estrapolata da: <em>L\u2019insegnamento artistico in Italia.<\/em> Relazione al congresso artistico internazionale di Venezia, Venezia, 1932, dattiloscritto conservato presso l\u2019Archivio Calza Bini, cart.4).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1648\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>gaia.salvatori@fastwebnet.it Le arti applicate a Napoli dal Museo Artistico Industriale (1882) alla Mostra d\u2019Oltremare (1940): tracce per una lettura integrata delle arti contemporanee DOI: 10.7431\/RIV07142013 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1648\" title=\"Gaia Salvatori\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":15,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1648"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1648"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1753,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1648\/revisions\/1753"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}