{"id":1640,"date":"2013-06-29T13:06:03","date_gmt":"2013-06-29T13:06:03","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1640"},"modified":"2013-12-29T10:04:34","modified_gmt":"2013-12-29T10:04:34","slug":"sergio-intorre","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1640","title":{"rendered":"Sergio Intorre"},"content":{"rendered":"<p>sergio.intorre@unipa.it<\/p>\n<h3>Il marchio MB negli argenti acesi tra XVIII e XIX secolo<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07122013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un gruppo di opere in argento realizzate ad Acireale tra il 1780 e il 1815 reca il marchio dell\u2019autore MB. Gi\u00e0 Maria Accascina lo aveva rilevato, attribuendolo a due argentieri omonimi: Mario Bottino <em>maior<\/em> e Mario Bottino <em>minor <\/em><sup><a href=\"#footnote_0_1640\" id=\"identifier_0_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, I marchi delle argenterie e oreficerie siciliane, Busto Arsizio 1976, p. 231; E. CORRAO, ad voces, Bottino (Pottino) Mario sr. e Bottino Mario (Mariano) jr., in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, IV, Arti applicate, a cura di M.C. Di Natale, in c.d.s.\">1<\/a><\/sup>. Il primo \u00e8 documentato come console della maestranza acese degli argentieri nel 1817<sup><a href=\"#footnote_1_1640\" id=\"identifier_1_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BZA, Archivio antico della Corte dei Giurati, materie diverse, Libro delle maestranze 1738-1801, secc. XVIII-XIX, vol. 26 n. 7; M. ACCASCINA, I marchi&hellip;, 1976, p. 228; Indice degli argentieri e orafi di Acireale, a cura di A. Schiaccianoce, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della Mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, p. 412; A. Blanco, Il consolato degli argentieri e orafi della citt&agrave; di Acireale, in Il tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, II, Catania 2008, p. 1165.\">2<\/a><\/sup>, il secondo nel 1802, nel 1813 e nel 1815<sup><a href=\"#footnote_2_1640\" id=\"identifier_2_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BZA, Libro delle maestranze&hellip;, vol. 26 n. 7; M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 432; EADEM, I marchi&hellip;, 1976, p. 228; Indice&hellip;, a cura di A. Schiaccianoce, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 412; A. Blanco, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1165 (la Blanco in realt&agrave; fissa il consolato di Mario Bottino minor al 1814; potrebbe per&ograve; trattarsi di una prosecuzione dell&rsquo;incarico ricevuto l&rsquo;anno precedente e registrato dalle altre fonti qui citate).\">3<\/a><\/sup>. La Accascina attribuisce al primo tre opere del 1780: l\u2019ostensorio in argento dorato con raffigurazione a tutto tondo della Fede del Duomo di Acireale, un turibolo e una navetta della chiesa dello Spirito Santo sempre ad Acireale<sup><a href=\"#footnote_3_1640\" id=\"identifier_3_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, I marchi&hellip;, 1976, p. 229; per quanto riguarda l&rsquo;ostensorio v. anche A. BLANCO, scheda 204, in Il tesoro&hellip;, II, 2008, p. 995.\">4<\/a><\/sup>. Gli attribuisce inoltre il reliquiario del 1783 del Duomo di Acireale<sup><a href=\"#footnote_4_1640\" id=\"identifier_4_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">5<\/a><\/sup>, eseguito durante il consolato di Michele Sciacca, come rivela il punzone MXC83<sup><a href=\"#footnote_5_1640\" id=\"identifier_5_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Blanco registra come console della maestranza nel 1783 Giuseppe Mangano (A. Blanco, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1163); la coesistenza di due consoli nello stesso anno potrebbe essere stata causata dal decesso di uno dei due o, in ogni caso, da un impedimento che ha ostacolato il regolare avvicendarsi dei consoli.\">6<\/a><\/sup>. Al secondo attribuisce invece tre opere del 1809: l\u2019ostensorio in argento dorato con il sacrificio di Abramo della chiesa dello Spirito Santo di Acireale<sup><a href=\"#footnote_6_1640\" id=\"identifier_6_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 432; EADEM, I marchi&hellip;, 1976, p. 231.\">7<\/a><\/sup>, l\u2019ostensorio \u201cche sorregge una figura plasticamente modellata di santo-guerriero\u201d della chiesa Madre di Castiglione di Sicilia<sup><a href=\"#footnote_7_1640\" id=\"identifier_7_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, I marchi&hellip;, 1976, p. 236, fig. 117.\">8<\/a><\/sup> e la pisside \u201ccon motivi neoclassici\u201d della chiesa Madre di Aci Castello<sup><a href=\"#footnote_8_1640\" id=\"identifier_8_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">9<\/a><\/sup>, anch\u2019essi in argento dorato. Le opere recano il marchio consolare VRC809, che secondo la Accascina potrebbe ricondurre a Vincenzo Rossi<sup><a href=\"#footnote_9_1640\" id=\"identifier_9_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">10<\/a><\/sup>, il quale per\u00f2 \u00e8 documentato come console soltanto nel 1812<sup><a href=\"#footnote_10_1640\" id=\"identifier_10_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1165.\">11<\/a><\/sup>. Al <em>minor<\/em> attribuisce anche l\u2019ostensorio del 1812 in argento dorato con Melchisedec della chiesa Madre di Bronte<sup><a href=\"#footnote_11_1640\" id=\"identifier_11_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 432; EADEM, I marchi&hellip;, 1976, p. 231.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recente ritrovamento di un documento nell\u2019archivio della chiesa Madre di Regalbuto consente l\u2019identificazione di un terzo autore acese che utilizzava il marchio MB negli stessi anni. Nel secondo volume di mandati della chiesa, infatti, nell\u2019anno 1802, \u00e8 registrato un pagamento di diciannove onze effettuato dal sacerdote Don Gaetano Mammana al sacrestano Don Nicol\u00f2 Maccarone \u201cper averli erogati nella compra di due Croci una di Rame con pannellone di Argento e l\u2019altra tutta di Argento per uso della detta Chiesa nelle processioni, comprate da Don Mariano Di Bella Argentiere della Citt\u00e0 di Aci Reale\u201d<sup><a href=\"#footnote_12_1640\" id=\"identifier_12_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACMR, Vol. II di Mandati della Chiesa Madre VIII Indizione 1789 e 1790; sino alla V Indizione 1801 e 1802 inclusivamente, f. 4r dell&rsquo;anno 1892, 31 Agosto V Indizione, pubblicato in S. INTORRE, V. BONANNO, Appendice documentaria, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti &ndash; Il Tesoro della Chiesa Madre, Palermo 2012, p. 140.\">13<\/a><\/sup>. Fino al rinvenimento del documento appena citato conoscevamo soltanto il periodo di attivit\u00e0 dell\u2019artista e poche notizie biografiche, tra cui la sua candidatura nel 1781 al consolato della maestranza degli orafi ed argentieri di Acireale<sup><a href=\"#footnote_13_1640\" id=\"identifier_13_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. CORRAO, ad vocem, Di Bella (De Bella) Mariano (Mario), in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, in c.d.s..\">14<\/a><\/sup>. Il documento consente di associare a Mariano Di Bella il marchio MB, ben visibile sulla croce astile oggetto dello stesso (<a title=\"Fig. 1. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part.), 1800, argento sbalzato, traforato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int01.jpg\">Fig. 1<\/a>) e su un gruppo di altre opere venute alla luce grazie agli studi pubblicati finora ed alla capillare campagna di inventariazione dei beni storici e artistici nella quale le diocesi italiane sono impegnate dal 1996, promossa e coordinata dall&#8217;Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana (UNBCE)<sup><a href=\"#footnote_14_1640\" id=\"identifier_14_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oltre alle opere citate in questo articolo, la schedatura dei beni storici e artistici della Diocesi di Catania ha portato alla luce: una corona di statua del 1780; il sottocoppa di una pisside del decennio 1780-1790; un calice del 1787; una mazza da cerimonia e una palma del martirio del 1788; una pisside da viatico dell&rsquo;ultimo decennio del XVIII secolo; un fermaglio di piviale del 1790; un pastorale del 1791; un calice del 1795; una corona di statua del 1800; la parte superiore di un reliquiario del 1801; una palma del martirio del 1804; un calice e un ostensorio del 1812. Gli inventari finora pubblicati possono essere consultati on line all&rsquo;URL http:\/\/www.chiesacattolica.it\/beweb.\">15<\/a><\/sup>. Si pu\u00f2 notare come Il marchio sia iscritto in un punzone rettangolare e presenti la lettera M particolarmente larga, tratto che determina un ampio spazio triangolare tra i montanti discendenti verso il centro; peculiare \u00e8 anche la forma della lettera B, con una pronunciata differenza tra i due spazi tondeggianti sovrapposti in essa a vantaggio di quello inferiore. La prima in ordine cronologico delle opere note che presenta questo marchio e che pu\u00f2 essere verosimilmente attribuita a Di Bella \u00e8 un fermaglio di piviale del 1780<sup><a href=\"#footnote_15_1640\" id=\"identifier_15_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania. Non si indica l&rsquo;esatta ubicazione per rispettare la riservatezza osservata nella schedatura.\">16<\/a><\/sup>, sul quale \u00e8 ben visibile un punzone le cui lettere presentano le stesse caratteristiche di quello della croce astile di Regalbuto citata prima (<a title=\"Fig. 2. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Fermaglio di piviale&lt;\/i&gt;, 1780, argento sbalzato. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Lo ritroviamo tre anni pi\u00f9 tardi in un ostensorio del 1783<sup><a href=\"#footnote_16_1640\" id=\"identifier_16_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, p. 62 e IDEM, scheda II.48, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 114-115.\">17<\/a><\/sup> custodito nella chiesa Madre di Regalbuto (<a title=\"Fig. 3. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1783, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e traforato con parti fuse e pietre dure.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int03.jpg\">Fig. 3<\/a>), che ha in Melchisedec il suo tema iconografico<sup><a href=\"#footnote_17_1640\" id=\"identifier_17_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quanto riguarda la figura di Melchisedec nell&rsquo;Antico Testamento v. F. SPADAFORA, ad vocem, Melchisedec, in Bibliotheca Sanctorum, IX, Roma 1961.\">18<\/a><\/sup>, insieme allo stemma della maestranza acese, i faraglioni sormontati da AG e il castello, e al marchio consolare di Michele Sciacca, MXC83<sup><a href=\"#footnote_18_1640\" id=\"identifier_18_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. nota 6.\">19<\/a><\/sup>. L\u2019alto livello di esecuzione dell\u2019opera \u00e8 coerente con il profilo di un artista nella sua piena maturit\u00e0, quali dovevano essere in quel periodo sia Di Bella che Bottino <em>maior<\/em>, di cui si dir\u00e0 in seguito. Nel 1788 Di Bella realizza un inedito calice privo di decorazioni per la chiesa Madre di Regalbuto (<a title=\"Fig. 4. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1788, argento sbalzato, Chiesa Madre di Regalbuto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int04.jpg\">Fig. 4<\/a>), caratterizzato da forme tipiche dell\u2019argenteria del Settecento, in questo caso declinate con una sobriet\u00e0 che mira ad esaltare la resa luministica dell\u2019argento lavorato a specchio, in espressioni che si riscontrano in esemplari siciliani lungo tutto il secolo, come i tre calici di argentieri palermitani nella chiesa Madre di Sutera del 1699, del 1704 e del 1725<sup><a href=\"#footnote_19_1640\" id=\"identifier_19_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.V. MANCINO, scheda II,17, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Il tesoro della Chiesa Madre di Sutera, Caltanissetta 2010, pp. 68-69.\">20<\/a><\/sup>. In questo periodo si \u00e8 gi\u00e0 affermato ad Acireale il gusto neoclassico. Come nota Maria Accascina, \u201cLa cultura artistica locale accett\u00f2 subito, con grande simpatia, l\u2019invito agli esempi dell\u2019arte classica, per la quale le scoperte archeologiche e le raccolte numismatiche che si andavano formando, suscitavano e mantenevano fervidi entusiasmi\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_1640\" id=\"identifier_20_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 430.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Bella non resta insensibile al nuovo linguaggio, anzi, lo accoglie e lo fa proprio declinandolo con tratti che rappresentano un segno distintivo della sua produzione. Un chiaro esempio di ci\u00f2 \u00e8 rappresentato dall\u2019interessante gruppo scultoreo in legno e argento realizzato nel 1796 per la chiesa di San Pietro di Adrano, il cui soggetto \u00e8 la <em>traditio clavis<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Mariano Di Bella (attr.) e ignoto intagliatore siciliano, &lt;i&gt;Traditio clavis&lt;\/i&gt;, 1796, argento sbalzato, cesellato e inciso con parti fuse, Chiesa di San Pietro di Adrano. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int05.jpg\">Fig. 5<\/a>), episodio narrato nel Vangelo di Matteo: \u201cA te dar\u00f2 le chiavi del regno dei cieli, e tutto ci\u00f2 che legherai sulla terra, sar\u00e0 legato nei cieli\u201d (Matteo &#8211; 16, 19); Cristo \u00e8 quindi rappresentato nell\u2019atto di consegnare le chiavi a San Pietro. Entrambe le statue sono vestite con una tunica d\u2019argento dal ricco panneggio. In questo caso, il contesto neoclassico si evince dall\u2019elemento posto al centro tra la statua di Cristo e quella di San Pietro, un inginocchiatoio sorretto al centro da un tronco di colonna dorica e i cui piedi terminano con un motivo a greca, e dalla base del gruppo, anch\u2019essa in argento, decorata con rosoni, festoni e motivi vegetali tipicamente neoclassici. Ai fini di un raffronto con la produzione di Bottino <em>maior<\/em>, di cui si dir\u00e0 in seguito, \u00e8 interessante notare come in quest\u2019opera i festoni che attraversano la base in tutta la sua larghezza siano composti da un unico elemento, delle foglie intrecciate tra di loro, e formino un\u2019unica massa priva di elementi di discontinuit\u00e0; essi terminano in piccoli fiocchi dai quali parte il festone successivo; i rosoni che scandiscono ritmicamente la lunghezza della base, inoltre, hanno due corone di petali sovrapposte e sono caratterizzati da una consistenza volumetrica che li rende leggermente aggettanti rispetto al piano della base. Del gruppo fa parte anche un\u2019aureola (<a title=\"Fig. 6. Mariano Di Bella (attr.), &lt;i&gt;Aureola del gruppo scultoreo della Traditio clavis&lt;\/i&gt;, argento sbalzato, cesellato ed inciso, Chiesa di San Pietro di Adrano. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int06.jpg\">Fig. 6<\/a>), recante anch\u2019essa il punzone MB, riccamente decorata con motivi floreali. Un ulteriore elemento a favore dell\u2019attribuzione a Di Bella \u00e8 costituito dallo stile con cui \u00e8 realizzata l\u2019aureola, che \u00e8 pienamente settecentesca, in apparente contraddizione con il neoclassicismo del gruppo scultoreo. Si \u00e8 infatti gi\u00e0 visto con quale perizia tecnica Di Bella utilizzi nelle sue opere il linguaggio tipico del Settecento; dal momento in cui il neoclassicismo entra a far parte del suo repertorio, nella sua produzione, come si vedr\u00e0 tra poco, convivono entrambi i linguaggi, in un eclettismo che lo rende una figura unica nel panorama acese del periodo. Nel 1800 Mariano Di Bella realizza per la chiesa Madre di Regalbuto la croce astile<sup><a href=\"#footnote_21_1640\" id=\"identifier_21_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 64-65 e IDEM, scheda II.54, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 117-118.\">22<\/a><\/sup> menzionata nel documento precedentemente citato<sup><a href=\"#footnote_22_1640\" id=\"identifier_22_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. nota 13.\">23<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, 1800, argento sbalzato, traforato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int07.jpg\">Fig. 7<\/a>). L\u2019opera si caratterizza per un linguaggio neoclassico pienamente maturo, sia nell\u2019ornato che nella struttura, come si nota dal nodo geometrico decorato con rosoni e lesene e dal motivo baccelliforme che orna l\u2019innesto a tubo. Anche qui, come nel gruppo della <em>traditio clavis<\/em> precedentemente trattato, i rosoni sono realizzati con una doppia corona di petali e il loro volume li rende leggermente aggettanti rispetto al piano del nodo. L\u2019unica concessione al linguaggio artistico precedente \u00e8 rappresentata dal Crocifisso, che si pone in continuit\u00e0 con l\u2019iconografia del Crocifisso doloroso tipico della controriforma, ma che assume qui il valore di citazione colta, in un contesto ormai totalmente permeato dai nuovi stilemi neoclassici. Sempre per la chiesa Madre di Regalbuto, tra il 1801 e il 1802 Di Bella realizz\u00f2 due pissidi, un calice e una corona per la statua dell\u2019Immacolata<sup><a href=\"#footnote_23_1640\" id=\"identifier_23_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 65-66 e IDEM, schede II.55-II.58, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 118-119.\">24<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1801, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto. Foto della pisside di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int08.jpg\">Figg. 8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1801, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int09.jpg\">9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1801, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto. Foto del calice di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int10.jpg\">10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Corona dell\u2019Immacolata&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1801, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso, Chiesa Madre di Regalbuto. Foto della corona di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int11.jpg\">11<\/a>); le opere del 1801 recano il punzone consolare di Vincenzo Russo, la corona del 1802 quello di Alfio Strano<sup><a href=\"#footnote_24_1640\" id=\"identifier_24_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1164.\">25<\/a><\/sup>. Le prime tre mostrano chiaramente i principali elementi distintivi della produzione neoclassica di Di Bella: la struttura completamente geometrizzata e, per quanto riguarda la decorazione, la totale adesione a quel gusto che la Accascina definisce \u201calla romana\u201d, che in molte opere coeve ottiene \u201cil risultato di fare diventare barocco anche il neoclassicismo\u201d<sup><a href=\"#footnote_25_1640\" id=\"identifier_25_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 418.\">26<\/a><\/sup> e che si manifesta nella ricchezza dell\u2019ornato, in un affastellarsi di elementi decorativi in gran quantit\u00e0, in una sorta di <em>horror vacui<\/em> che ricopre di decorazioni tutte le superfici disponibili. \u00c8 interessante notare nelle due pissidi, alla luce di quanto detto in precedenza, come l\u2019artista risolva l\u2019elemento del festone, sempre formato da un unico elemento fogliaceo intrecciato: in un caso esso termina in un fiocco dal quale si diparte il festone successivo, come osservato sulla base del gruppo della <em>traditio clavis<\/em>; nell\u2019altro \u00e8 appeso ad un capitello dorico. \u00c8 invece del 1802 la corona per la statua dell\u2019Immacolata alla quale si \u00e8 accennato prima, recante anch\u2019essa, come le altre opere presenti a Regalbuto, il marchio di Di Bella; l\u2019opera, che non risente minimamente dell\u2019influsso neoclassico, decorata con una fitta composizione di motivi floreali, volute e palmette, dimostra l\u2019eclettismo dell\u2019artista, il quale padroneggia con disinvoltura sia il linguaggio settecentesco che i nuovi stilemi. Pu\u00f2 essere plausibilmente attribuito a Di Bella anche il calice del 1803<sup><a href=\"#footnote_26_1640\" id=\"identifier_26_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania. La scheda riporta alla voce &ldquo;Materia e tecniche&rdquo; un riferimento ad argento sbalzato, cesellato , traforato, inciso e dorato.\">27<\/a><\/sup> catalogato dalla Diocesi di Catania (<a title=\"Fig. 12. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1803, argento ed argento dorato sbalzato, traforato, cesellato ed inciso. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int12.jpg\">Fig. 12<\/a>), che presenta lo stesso impianto strutturale e la stessa decorazione del calice di Regalbuto appena citato. L\u2019opera presenta il punzone consolare GBC803, che riporterebbe a Giovanni Barbagallo, documentato come console degli orafi, non degli argentieri, in quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_27_1640\" id=\"identifier_27_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1164.\">28<\/a><\/sup>. Il marchio di Di Bella \u00e8 presente anche su ostensorio del 1805 in argento e argento dorato catalogato dalla Diocesi di Catania<sup><a href=\"#footnote_28_1640\" id=\"identifier_28_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania.\">29<\/a><\/sup>, caratterizzato da un pieno neoclassicismo (<a title=\"Fig. 13. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; e part. del marchio, 1805, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int13.jpg\">Fig. 13<\/a>); in esso ad una base mistilinea tradizionale sono sovrapposte volute neoclassiche caratterizzate dal tipico motivo a greca, che la tripartiscono. Il nodo centrale \u00e8 decorato con piccoli festoni; l\u2019opera reca il punzone consolare di Giovanni Gaetano Grasso (GGGC805)<sup><a href=\"#footnote_29_1640\" id=\"identifier_29_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1164.\">30<\/a><\/sup>. Nel 1809 vengono realizzati due ostensori architettonici, praticamente identici nella struttura, che si differenziano per la rappresentazione plastica centrale: uno, nella chiesa dello Spirito Santo di Acireale<sup><a href=\"#footnote_30_1640\" id=\"identifier_30_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 432; EADEM, I marchi&hellip;, 1976, p. 231.\">31<\/a><\/sup>, presenta un gruppo con il sacrificio di Abramo, l\u2019altro, nella chiesa Madre di Castiglione di Sicilia<sup><a href=\"#footnote_31_1640\" id=\"identifier_31_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, I marchi&hellip;, 1976, p. 236, fig. 117.\">32<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Mariano Di Bella (attr.), &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1809, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse, Chiesa Madre di Castiglione di Sicilia. Foto tratta da M. Accascina, &lt;i&gt;I marchi delle argenterie e oreficerie siciliane&lt;\/i&gt;, Busto Arsizio 1976.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int14.jpg\">Fig. 14<\/a>), come gi\u00e0 citato in precedenza, reca \u201cuna figura plasticamente modellata di santo-guerriero\u201d, che pu\u00f2 essere identificata con Melchisedec, considerati gli attributi del re di Salem presenti sulla base e l\u2019offerta tra le mani della figura stessa. Le opere sono strutturate in una base circolare sottolineata da un motivo a catena e scandita da quattro volute che terminano con un motivo a greca, con al centro la base di una colonna dorica. Il fusto \u00e8 realizzato con quattro colonnine ioniche, al centro delle quali sta un vaso di fiori, che sorreggono un piedistallo sul quale poggia il gruppo scultoreo centrale. La sfera \u00e8 decorata con rosoni e ghirlande di gusto pienamente neoclassico. Appare verosimile che queste due opere possano essere ricondotte allo stesso artista, che potrebbe essere Di Bella, considerata l\u2019estrema somiglianza, anche nella postura, della figura di Melchisedec con l\u2019esemplare di Regalbuto del 1783 di cui si \u00e8 parlato prima, e la maturit\u00e0 del linguaggio neoclassico che, come vedremo, non si riscontra nella produzione di Bottino <em>maior<\/em>. La figura di Melchisedec si ritrova anche sull\u2019ostensorio del 1812 della chiesa Madre di Bronte<sup><a href=\"#footnote_32_1640\" id=\"identifier_32_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 432; EADEM, I marchi&hellip;, 1976, p. 231.\">33<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 15. Mariano Di Bella (attr.), &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1812, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse, Chiesa Madre di Bronte.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int15.jpg\">Fig. 15<\/a>), riprendendo il modello dei due ostensori del 1809, che evidentemente, come nota la Accascina, \u201cdovette suscitare grandissimo entusiasmo\u201d<sup><a href=\"#footnote_33_1640\" id=\"identifier_33_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, p. 432.\">34<\/a><\/sup>. La composizione presenta la stessa base degli esemplari precedenti e anche qui reca al centro la figura di Melchisedec (che ha il braccio sinistro abbassato a differenza dell\u2019esemplare di Castiglione di Sicilia), che risulta estremamente somigliante all\u2019analogo soggetto presente nell\u2019ostensorio di Regalbuto del 1783 e in quello di Castiglione di Sicilia precedentemente trattati, elementi che potrebbero ricondurre tutte e tre queste opere alla sfera di Di Bella. La stessa base, seppur con piccole variazioni, \u00e8 presente anche nell\u2019inedito braccio reliquiario di Sant\u2019Isidoro Agricola del 1812 nel Duomo di Giarre (<a title=\"Fig. 16. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Braccio reliquiario di Sant\u2019isidoro Agricola&lt;\/i&gt;, 1812, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse, Duomo di Giarre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int16.jpg\">Fig. 16<\/a>) intitolato al santo; su di essa poggiano quattro volute terminanti con un motivo a greca e decorate con festoni e rosoni; al centro della base un piedistallo caratterizzato da un ornato fitomorfo sorregge una base ottagonale sulla quale poggia il braccio del santo. Il braccio reca al centro una teca ovale sottolineata da una perlinatura; la manica, ornata con un motivo floreale che si ripete per tutta la superficie del braccio, termina in un polsino decorato con un motivo a greca. Il reliquiario \u00e8 l\u2019ultima opera finora nota che reca il marchio di Di Bella (<a title=\"Fig. 17. Mariano Di Bella, &lt;i&gt;Braccio reliquiario di Sant\u2019isidoro Agricola&lt;\/i&gt; (part. del marchio), 1812, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse, Duomo di Giarre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int17.jpg\">Fig. 17<\/a>), costituendo cos\u00ec il punto di arrivo di questo percorso attraverso la produzione dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda Mario Bottino <em>maior<\/em>, il punto di partenza finora noto della sua produzione \u00e8 rappresentato dall\u2019ostensorio con la Fede del Duomo di Acireale realizzato nel 1780 (<a title=\"Fig. 18. Mario Bottino &lt;i&gt;maior&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, 1780, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse e pietre dure, Duomo di Acireale. Foto tratta da &lt;i&gt;Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo&lt;\/i&gt;, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, II, Catania 2008.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int18.jpg\">Fig. 18<\/a>), citato prima, caratterizzato da decorazioni settecentesche sulla base e sul nodo vasiforme e da testine alate di cherubini che ornano il globo e la raggiera, pure tipiche dell\u2019epoca. L\u2019opera, nelle sue analogie con esemplari simili come quello di argentiere messinese del 1734 custodito presso la chiesa Madre di Regalbuto<sup><a href=\"#footnote_34_1640\" id=\"identifier_34_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, p. 51 e IDEM, scheda II.8, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 91-92.\">35<\/a><\/sup> o quella della chiesa di San Nicola di Randazzo<sup><a href=\"#footnote_35_1640\" id=\"identifier_35_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, scheda II,165, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 298-300.\">36<\/a><\/sup>, anch\u2019esso di argentiere messinese, dimostra come fino all\u2019ultimo quarto del secolo l\u2019autore resti fedele alle principali istanze settecentesche. Questa tendenza viene confermata dalla raffigurazione a tutto tondo della Fede, che mostra chiari echi del linguaggio serpottesco nella cura con cui sono realizzati il panneggio e il volto. La figura \u00e8 oltretutto coerente con i criteri iconologici cui lo stesso Serpotta faceva riferimento, le cui fonti sono la Bibbia e l\u2019<em>Iconologia<\/em> di Cesare Ripa<sup><a href=\"#footnote_36_1640\" id=\"identifier_36_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Gli argenti&hellip;, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 159.\">37<\/a><\/sup>: \u201cDonna, vestita di bianco, la quale tenga una Croce in una mano e nell\u2019altra un Calice\u201d<sup><a href=\"#footnote_37_1640\" id=\"identifier_37_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. RIPA, Iconologia, overo descrittione dell&rsquo;imagini universali cavate dall&rsquo;antichit&agrave; et da altri luoghi da Cesare Ripa Perugino, opera non meno utile, che necessaria &agrave; Poeti, Pittori, Scultori, per rappresentare le virt&ugrave;, vitij, affetti, et passioni humane, Roma 1593, pag. 70.\">38<\/a><\/sup>. Un interessante spunto di riflessione \u00e8 fornito dall\u2019esame del marchio presente sull\u2019ostensorio (<a title=\"Fig. 19.  Mario Bottino &lt;i&gt;maior&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt; (part. del marchio), 1780, argento ed argento dorato sbalzato, cesellato ed inciso con parti fuse e pietre dure, Duomo di Acireale. Foto tratta da &lt;i&gt;Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo&lt;\/i&gt;, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, II, Catania 2008.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int19.jpg\">Fig. 19<\/a>): in esso, infatti, a differenza del marchio documentato di Di Bella, le lettere M e B sono inserite in un punzone di forma trapezoidale; i due montanti discendenti e convergenti al centro della lettera M determinano uno spazio triangolare relativamente piccolo, dovuto anche alla breve distanza tra i montanti verticali esterni della lettera; a sinistra della lettera M, inoltre, si legge un simbolo, simile ad una R rovesciata, che potrebbe essere un segno distintivo; differente appare anche la forma della lettera B nei due marchi, non lasciando dubbi su fatto che si tratti di due punzoni diversi, utilizzati da due artisti. Una attribuzione a Bottino <em>maior<\/em>, sulla scorta di considerazioni di natura stilistica, pu\u00f2 invece sembrare plausibile in merito ad un\u2019opera che rappresenta una svolta nel percorso attraverso questa campionatura di argenteria acese: si tratta di una pisside<sup><a href=\"#footnote_38_1640\" id=\"identifier_38_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania.\">39<\/a><\/sup> caratterizzata da un linguaggio pienamente neoclassico (<a title=\"Fig. 20. Mario Bottino &lt;i&gt;maior&lt;\/i&gt; (attr.), &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, 1793, argento sbalzato, cesellato ed inciso. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int20.jpg\">Fig. 20<\/a>). Il manufatto presenta una base circolare decorata con tralci e motivi fitomorfi che formano medaglioni; una leggera elevazione conduce ad un nodo vasiforme, sottolineato da una perlinatura alla base e nella parte apicale e ornato con tralci vegetali; sul nodo si innesta la coppa, caratterizzata da un tipico ornato neoclassico con festoni, drappi e medaglioni con rosoni al centro; il coperchio \u00e8 scandito da un motivo baccelliforme che nella parte terminale, sopraelevata a mo\u2019 di campana, conduce ad un ornato vegetale ed \u00e8 sormontato da un globo con una crocetta in posizione apicale. \u00c8 interessante notare che i festoni sono particolarmente spessi e composti da pi\u00f9 elementi vegetali (foglie e fiori), che contribuiscono a dare un effetto realistico alla composizione; inoltre, sono appesi a degli anelli di raccordo per ottenere il tipico andamento ondulato che attraversa tutto il diametro della coppa; i rosoni nei medaglioni presentano un\u2019unica corona di petali e sono privi di volume, appiattiti contro la superficie dell\u2019opera. La base non \u00e8 interessata da forti spinte geometrizzanti, essendo articolata in un semplice movimento circolare, senza essere scandita da volute. L\u2019alto livello di esecuzione dell\u2019opera \u00e8 coerente con il profilo di un artista nella sua piena maturit\u00e0, quali dovevano essere in quel periodo sia Di Bella che Bottino <em>maior<\/em>. Tuttavia, siamo in presenza di un neoclassicismo privo di spinta idealizzante, che non ha ancora trasformato completamente la struttura dell\u2019opera e che si limita a sovrapporre un ornato neoclassico a forme tradizionali. Questo tipo di lettura del linguaggio neoclassico, distante dalla disinvoltura impiegata da Di Bella nella realizzazione delle sue opere, come abbiamo visto, e diffusa in tutta l\u2019Isola, permane anche negli anni successivi, come dimostra la pisside realizzata nel 1826 dall\u2019argentiere palermitano Giacomo D\u2019Angelo nel Duomo di Erice<sup><a href=\"#footnote_39_1640\" id=\"identifier_39_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. VADAL&Agrave;, Gusto eclettico e contaminazioni. Le suppellettili del Duomo di Erice al tempo dei neostili, in Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico, atti della giornata di studi a cura di M. Vitella, Erice 2008, p. 56.\">40<\/a><\/sup>. Queste considerazioni inducono a considerare l\u2019opera come l\u2019effetto dell\u2019influenza neoclassica su Bottino<em> maior<\/em>, essendo tra l\u2019altro troppo indietro nel tempo per consentire un\u2019attribuzione a Bottino <em>minor<\/em>, come si dir\u00e0 fra breve. Sulle stesse basi pu\u00f2 essere attribuito a Bottino <em>maior<\/em> anche il calice del 1800 della chiesa di Santa Maria del Carmelo a Patern\u00f2 (<a title=\"Fig. 21. Mario Bottino &lt;i&gt;maior&lt;\/i&gt; (attr.), &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1800, argento sbalzato, cesellato ed inciso. Foto per gentile concessione dell\u2019Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int21.jpg\">Fig. 21<\/a>). Qui infatti le forme settecentesche sono largamente infiltrate dai nuovi stilemi strutturali, dando vita ad una forma stilisticamente ibrida, nella quale convivono i tratti fondamentali dei due stili. La base \u00e8 tripartita da volute curvilinee e decorata con motivi a palmetta e fitomorfi, mentre il nodo, che solo accenna ad un andamento vasiforme, \u00e8 gi\u00e0 pienamente geometrico e conduce ad un sottocoppa in cui l\u2019ornato vegetale \u00e8 cristallizzato in un\u2019espressione rigida, ormai priva dell\u2019esuberanza <em>rocaille<\/em>. Forme analoghe erano gi\u00e0 in voga da alcuni anni in Sicilia, come dimostra l\u2019ostensorio del 1782 attribuito all\u2019argentiere catanese Francesco Piazza nella chiesa Madre di Regalbuto<sup><a href=\"#footnote_40_1640\" id=\"identifier_40_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. INTORRE, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, p. 62 e IDEM, scheda II.46, in M.C. DI NATALE &ndash; S. INTORRE, Ex elemosinis Ecclesiae&hellip;, 2012, pp. 113-114.\">41<\/a><\/sup>, il calice realizzato a Palermo nel 1784 e custodito presso la Matrice Nuova di Castelbuono<sup><a href=\"#footnote_41_1640\" id=\"identifier_41_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia, Caltanissetta 2005, p. 75.\">42<\/a><\/sup> o l\u2019ostensorio, anch\u2019esso opera di argentiere palermitano, del 1795 del Museo d\u2019Arte Sacra della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo<sup><a href=\"#footnote_42_1640\" id=\"identifier_42_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F.G. POLIZZI, scheda IV.35, in Il Museo d&rsquo;Arte Sacra della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo, catalogo a cura di Maurizio Vitella, Palermo 2011, p. 166.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda invece Mario Bottino <em>minor<\/em>, dovette essere figlio di quell\u2019Ottavio Bottino che marchia con il punzone consolare OPC88<sup><a href=\"#footnote_43_1640\" id=\"identifier_43_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1163. La Blanco riporta il cognome Bottino, ma il marchio OPC88 non lascia adito a dubbi riguardo all&rsquo;iniziale del cognome. D&rsquo;altra parte, anche nel caso dei due omonimi qui trattati, le due varianti del cognome si trovano entrambe utilizzate in documenti diversi.\">44<\/a><\/sup> due opere schedate dalla Diocesi di Catania, una mazza da cerimonia e una palma del martirio<sup><a href=\"#footnote_44_1640\" id=\"identifier_44_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania.\">45<\/a><\/sup>, anch\u2019esse marcate MB. Quest\u2019ultimo \u00e8 con tutta probabilit\u00e0 il padre di Mario Bottino <em>minor<\/em>; nel gi\u00e0 citato capitolo delle maestranze acesi, all\u2019anno 1817 viene infatti riportato come console degli orafi \u201cBottino Mariano di Bottino Ottavio\u201d, verosimilmente per distinguerlo dal Bottino Mariano (<em>maior<\/em>) che lo stesso anno \u00e8 console degli argentieri<sup><a href=\"#footnote_45_1640\" id=\"identifier_45_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BLANCO, Il consolato&hellip;, in Il tesoro&hellip;, 2008, p. 1165.\">46<\/a><\/sup>. Come abbiamo visto, la Accascina attribuisce a Bottino <em>minor<\/em> tre opere del 1809<sup><a href=\"#footnote_46_1640\" id=\"identifier_46_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi note 7-9 e 11.\">47<\/a><\/sup>. In realt\u00e0, tutto quello che sappiamo di questo artista \u00e8 legato ad un carteggio conservato presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo<sup><a href=\"#footnote_47_1640\" id=\"identifier_47_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Direzione Generale de&rsquo; rami e diritti diversi, busta 1724, citato in G. CARDELLA, Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, in &ldquo;Archivio Storico Messinese&rdquo;, n. 67, 1994, p. 11, nota 13.\">48<\/a><\/sup>, che al 21 febbraio del 1832 registra la supplica da parte di Bottino, in quel periodo saggiatore dell\u2019argento per la maestranza di Acireale, alla Direzione de\u2019 rami e diritti diversi di Palermo di cambiare il proprio marchio, che aveva per soggetto un gufo, in un gelsomino<sup><a href=\"#footnote_48_1640\" id=\"identifier_48_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CARDELLA, Emblemi, nomi e gioielli&hellip;, in &ldquo;Archivio Storico&hellip;&rdquo;, 1994, p. 12.\">49<\/a><\/sup>; Bottino motiva la sua richiesta dichiarando che durante un suo periodo di sospensione \u201c&#8230;ha in sua vece funzionato il suo Subalterno facendo uso dell&#8217;emblema dell&#8217;Esponente, e dubitando egli che in questa occasione si avesse a suo danno combinato qualche altra manovra&#8230;\u201d; la richiesta verr\u00e0 accettata, come documentato da una lettera di risposta datata al 27 febbraio del 1832<sup><a href=\"#footnote_49_1640\" id=\"identifier_49_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CARDELLA, Emblemi, nomi e gioielli&hellip;, in &ldquo;Archivio Storico&hellip;&rdquo;, 1994, p. 12, nota 18.\">50<\/a><\/sup>. Il marchio con il gufo \u00e8 ben visibile su alcuni gioielli dell\u2019epoca<sup><a href=\"#footnote_50_1640\" id=\"identifier_50_1640\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le immagini, di grande valore per la conoscenza dell&rsquo;opera di Mario Bottino minor e la difficolt&agrave; di ripresa macro di un soggetto cos&igrave; piccolo, sono state pubblicate in G. CARDELLA, Emblemi, nomi e gioielli&hellip;, in &ldquo;Archivio Storico&hellip;&rdquo;, 1994, p. 40 e in G. CARDELLA, Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, Messina 1995, p. 26.\">51<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 22. Marchio con gufo di Mario Bottino &lt;i&gt;minor&lt;\/i&gt;. Foto tratta da G. Cardella, &lt;i&gt;Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento&lt;\/i&gt;, Messina 1995.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/int22.jpg\">Fig. 22<\/a>). Il documento citato \u00e8 importante per due motivi: il primo \u00e8 che ci consente di spostare in avanti l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019artista almeno fino agli anni \u201930 del XIX secolo; il secondo \u00e8 la certezza che il marchio di Bottino <em>minor<\/em> era caratterizzato da un segno distintivo preciso, un gufo o un gelsomino, che dovrebbe essere riscontrabile sulle sue opere, oltre che su quelle che vidim\u00f2 come saggiatore della maestranza acese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1812 rappresenta finora il limite temporale oltre il quale non troviamo pi\u00f9 opere marcate MB. Confidiamo che il procedere degli studi ci consentir\u00e0 in futuro di aggiornare il loro catalogo, ricostruendo per intero la loro vicenda artistica e definendone ulteriormente i relativi profili.<\/p>\n<p>LEGENDA<\/p>\n<p>BZA: Biblioteca degli Zelanti di Acireale<\/p>\n<p>ACMR: Archivio della Chiesa Madre di Regalbuto<\/p>\n<p>ASP: Archivio Storico di Palermo<\/p>\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;autore ringrazia l&#8217;Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Catania ed Enzo Brai per avere gentilmente concesso l&#8217;utilizzo di alcune delle immagini pubblicate in questo articolo, come indicato nelle didascalie.<\/p>\n<p>Le altre immagini sono state tratte da:<\/p>\n<p>M. Accascina, <em>I marchi delle argenterie e oreficerie siciliane<\/em>, Busto Arsizio 1976.<\/p>\n<p>G. Cardella, <em>Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/em>, Messina 1995.<\/p>\n<p><em>Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, II, Catania 2008.<\/p>\n<p>In assenza di indicazione, le immagini sono da ritenersi dell&#8217;autore.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>I marchi delle argenterie e oreficerie siciliane<\/em>, Busto Arsizio 1976, p. 231; E. CORRAO, <em>ad voces<\/em>, Bottino (Pottino) Mario sr. e Bottino Mario (Mariano) jr., in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, IV, <em>Arti applicate<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, in c.d.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1640\" class=\"footnote\">BZA,<em> Archivio antico della Corte dei Giurati<\/em>, materie diverse,<em> Libro delle maestranze 1738-1801, secc. XVIII-XIX<\/em>, vol. 26 n. 7; M. ACCASCINA, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 228; <em>Indice degli argentieri e orafi di Acireale<\/em>, a cura di A. Schiaccianoce, in <em>Ori e argenti<\/em> <em>di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della Mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, p. 412; A. Blanco, <em>Il consolato degli argentieri e orafi della citt\u00e0 di Acireale<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, II, Catania 2008, p. 1165. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1640\" class=\"footnote\">BZA,<em> Libro delle maestranze<\/em>\u2026, vol. 26 n. 7; M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, p. 432; EADEM, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 228; <em>Indice<\/em>\u2026, a cura di A. Schiaccianoce, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 412; A. Blanco, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1165 (la Blanco in realt\u00e0 fissa il consolato di Mario Bottino minor al 1814; potrebbe per\u00f2 trattarsi di una prosecuzione dell\u2019incarico ricevuto l\u2019anno precedente e registrato dalle altre fonti qui citate).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 229; per quanto riguarda l\u2019ostensorio v. anche A. BLANCO, scheda 204, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, II, 2008, p. 995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1640\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1640\" class=\"footnote\">La Blanco registra come console della maestranza nel 1783 Giuseppe Mangano (A. Blanco, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1163); la coesistenza di due consoli nello stesso anno potrebbe essere stata causata dal decesso di uno dei due o, in ogni caso, da un impedimento che ha ostacolato il regolare avvicendarsi dei consoli.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 432; EADEM, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 231. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 236, fig. 117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1640\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1640\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1640\" class=\"footnote\">A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1165. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1640\" class=\"footnote\"> M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 432; EADEM, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1640\" class=\"footnote\">ACMR, Vol. II di Mandati della Chiesa Madre VIII Indizione 1789 e 1790; sino alla V Indizione 1801 e 1802 inclusivamente, f. 4r dell\u2019anno 1892, 31 Agosto V Indizione, pubblicato in S. INTORRE, V. BONANNO, <em>Appendice documentaria<\/em>, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti &#8211; Il Tesoro della Chiesa Madre<\/em>, Palermo 2012, p. 140.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1640\" class=\"footnote\">E. CORRAO, <em>ad vocem<\/em>, Di Bella (De Bella) Mariano (Mario), in L. Sarullo, <em>Dizionario<\/em>\u2026, in c.d.s.. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1640\" class=\"footnote\">Oltre alle opere citate in questo articolo, la schedatura dei beni storici e artistici della Diocesi di Catania ha portato alla luce: una corona di statua del 1780; il sottocoppa di una pisside del decennio 1780-1790; un calice del 1787; una mazza da cerimonia e una palma del martirio del 1788; una pisside da viatico dell\u2019ultimo decennio del XVIII secolo; un fermaglio di piviale del 1790; un pastorale del 1791; un calice del 1795; una corona di statua del 1800; la parte superiore di un reliquiario del 1801; una palma del martirio del 1804; un calice e un ostensorio del 1812. Gli inventari finora pubblicati possono essere consultati on line all\u2019URL http:\/\/www.chiesacattolica.it\/beweb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1640\" class=\"footnote\"><em>Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania<\/em>. Non si indica l\u2019esatta ubicazione per rispettare la riservatezza osservata nella schedatura.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1640\" class=\"footnote\">S. INTORRE, <em>Il tesoro della Matrice<\/em>\u2026, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, p. 62 e IDEM, scheda II.48, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 114-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1640\" class=\"footnote\">Per quanto riguarda la figura di Melchisedec nell\u2019Antico Testamento v. F. SPADAFORA, <em>ad vocem<\/em>, Melchisedec, in <em>Bibliotheca Sanctorum<\/em>, IX, Roma 1961.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1640\" class=\"footnote\">V. nota 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1640\" class=\"footnote\">M.V. MANCINO, scheda II,17, in M.C. DI NATALE &#8211; M. VITELLA, <em>Il tesoro della Chiesa Madre di Sutera<\/em>, Caltanissetta 2010, pp. 68-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 430.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1640\" class=\"footnote\">S. INTORRE, <em>Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento<\/em>, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 64-65 e IDEM, scheda II.54, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 117-118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1640\" class=\"footnote\">V. nota 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1640\" class=\"footnote\">S. INTORRE, <em>Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Settecento e Ottocento<\/em>, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 65-66 e IDEM, schede II.55-II.58, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 118-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1640\" class=\"footnote\">A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1164.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 418.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1640\" class=\"footnote\"><em>Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania<\/em>. La scheda riporta alla voce \u201cMateria e tecniche\u201d un riferimento ad argento sbalzato, cesellato , traforato, inciso e dorato.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1640\" class=\"footnote\">A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1164. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1640\" class=\"footnote\"><em>Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1640\" class=\"footnote\"> A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1164.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 432; EADEM, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1640\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 236, fig. 117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1640\" class=\"footnote\"> M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 432; EADEM, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1976, p. 231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1640\" class=\"footnote\"> M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, p. 432.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1640\" class=\"footnote\">S. INTORRE, <em>Il tesoro della Matrice<\/em>\u2026, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, p. 51 e IDEM, scheda II.8, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 91-92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1640\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, scheda II,165, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 298-300.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1640\" class=\"footnote\"> M.C. DI NATALE, <em>Gli argenti<\/em>\u2026, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1640\" class=\"footnote\"> C. RIPA, <em>Iconologia, overo descrittione dell&#8217;imagini universali cavate dall&#8217;antichit\u00e0 et da altri luoghi da Cesare Ripa Perugino, opera non meno utile, che necessaria \u00e0 Poeti, Pittori, Scultori, per rappresentare le virt\u00f9, vitij, affetti, et passioni humane<\/em>, Roma 1593, pag. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1640\" class=\"footnote\"><em>Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1640\" class=\"footnote\"> R. VADAL\u00c0, <em>Gusto eclettico e contaminazioni. Le suppellettili del Duomo di Erice al tempo dei neostili<\/em>, in <em>Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico<\/em>, atti della giornata di studi a cura di M. Vitella, Erice 2008, p. 56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1640\" class=\"footnote\">S. INTORRE, <em>Il tesoro della Matrice<\/em>\u2026, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, p. 62 e IDEM, scheda II.46, in M.C. DI NATALE &#8211; S. INTORRE, <em>Ex elemosinis Ecclesiae<\/em>\u2026, 2012, pp. 113-114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1640\" class=\"footnote\"> M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia<\/em>, Caltanissetta 2005, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1640\" class=\"footnote\"> F.G. POLIZZI, scheda IV.35, in <em>Il Museo d&#8217;Arte Sacra della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo<\/em>, catalogo a cura di Maurizio Vitella, Palermo 2011, p. 166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1640\" class=\"footnote\">A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1163. La Blanco riporta il cognome Bottino, ma il marchio OPC88 non lascia adito a dubbi riguardo all\u2019iniziale del cognome. D\u2019altra parte, anche nel caso dei due omonimi qui trattati, le due varianti del cognome si trovano entrambe utilizzate in documenti diversi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1640\" class=\"footnote\"><em>Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Catania<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1640\" class=\"footnote\">A. BLANCO, <em>Il consolato<\/em>\u2026, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, p. 1165.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1640\" class=\"footnote\">Vedi note 7-9 e 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1640\" class=\"footnote\"> ASP, <em>Direzione Generale de&#8217; rami e diritti diversi<\/em>, busta 1724, citato in G. CARDELLA, <em>Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/em>, in \u201cArchivio Storico Messinese\u201d, n. 67, 1994, p. 11, nota 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1640\" class=\"footnote\">G. CARDELLA, <em>Emblemi, nomi e gioielli<\/em>\u2026, in \u201cArchivio Storico\u2026\u201d, 1994, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1640\" class=\"footnote\">G. CARDELLA, <em>Emblemi, nomi e gioielli<\/em>\u2026, in \u201cArchivio Storico\u2026\u201d, 1994, p. 12, nota 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1640\" class=\"footnote\">Le immagini, di grande valore per la conoscenza dell\u2019opera di Mario Bottino <em>minor<\/em> e la difficolt\u00e0 di ripresa macro di un soggetto cos\u00ec piccolo, sono state pubblicate in G. CARDELLA, <em>Emblemi, nomi e gioielli<\/em>\u2026, in \u201cArchivio Storico\u2026\u201d, 1994, p. 40 e in G. CARDELLA, <em>Emblemi, nomi e gioielli dei fabbricanti orafi di Catania della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/em>, Messina 1995, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1640\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>sergio.intorre@unipa.it Il marchio MB negli argenti acesi tra XVIII e XIX secolo DOI: 10.7431\/RIV07122013 Un gruppo di opere in argento realizzate ad Acireale tra il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1640\" title=\"Sergio Intorre\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":13,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1640"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1640"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1640\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1751,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1640\/revisions\/1751"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1640"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}