{"id":1636,"date":"2013-06-29T13:00:06","date_gmt":"2013-06-29T13:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1636"},"modified":"2013-12-29T10:04:24","modified_gmt":"2013-12-29T10:04:24","slug":"cristina-del-mare","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1636","title":{"rendered":"Cristina Del Mare"},"content":{"rendered":"<p>c.delmare@libero.it<\/p>\n<h3>L\u2019eredit\u00e0 trapanese e gli esordi della lavorazione del corallo nel napoletano<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07112013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A compimento della gloriosa stagione barocca trapanese, dalla seconda met\u00e0 del XVIII secolo lo scenario delle manifatture artistiche in corallo and\u00f2 modificandosi. Uno dei prodromi che diede avvio all\u2019attivit\u00e0 in altri centri marittimi italiani, diversi da quelli trapanesi, fu la migrazione dei maestri corallai di fede ebraica, attivi in Sicilia dal XV secolo, successiva all\u2019editto spagnolo del 1492, che sanciva l\u2019espulsione delle comunit\u00e0 giudee da tutti i territori della corona d\u2019Aragona<sup><a href=\"#footnote_0_1636\" id=\"identifier_0_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Del Mare, M. C. Di Natale, Mirabilia Coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi, Catalogo della mostra a cura di C. del Mare, Napoli 2009, pp. 25-31.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Genova, da sempre in concorrenza con Trapani e le citt\u00e0 catalane nell\u2019egemonia sui traffici del corallo verso Oriente, arrivarono maestranze siciliane che intrapresero la lavorazione di <em>paternostri<\/em><sup><a href=\"#footnote_1_1636\" id=\"identifier_1_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, Il corallo nella storia e nell&rsquo;arte, Napoli 1965, pp. 204-208; 217-218; 234-241; 290-360.\">2<\/a><\/sup> e, pi\u00f9 tardi, di rosari attestati nelle fonti a partire dalla fine del XV secolo, i cui grani avevano semplice forma di grani attondati. Alla volta di Livorno giunsero esuli ebrei sefarditi, ispano &#8211; portoghesi espulsi dalla penisola iberica, i quali, dalla fine del 1500 grazie alla Costituzione Livornina<sup><a href=\"#footnote_2_1636\" id=\"identifier_2_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;insieme di provvedimenti legislativi emanati dal 1586 fino alla pubblicazione della Costituzione Livornina del giugno 1593, ebbero come primario intento quello di incentivare la crescita demografica e commerciale di Pisa e Livorno, attirando rappresentanti di comunit&agrave; straniere, senza discriminazione di razza o religione, garantendo una serie di privilegi e immunit&agrave; a chiunque decidesse di stabilirsi e iniziare attivit&agrave; nelle due citt&agrave; toscane. Si garantivano libert&agrave; di professione religiosa, politica e professionale, oltre alla cancellazione dei debiti contratti con stranieri, esenzione di alcuni tributi, l&rsquo;annullamento di condanne penali (ad eccezione dell&rsquo;eresia e di spaccio di &ldquo;falsa moneta&rdquo;) per un periodo di 25 anni, istituendo un regime doganale a vantaggio delle merci in esportazione e stabilimenti adatti alle diverse professioni. Tale impianto legislativo nel tempo confer&igrave; a Livorno le caratteristiche di &ldquo;porto franco&rdquo;, di una citt&agrave; cosmopolita, multirazziale e multiconfessionale, favorendo la costituzione in citt&agrave; di numerose, comunit&agrave; straniere presiedute da propri rettori.\">3<\/a><\/sup>, videro garantite libert\u00e0 di commercio e intermediazione, funzionali allo sviluppo della nascente citt\u00e0 portuale, in linea con l\u2019intento dei granduchi di Toscana. Pi\u00f9 tardi, serbando memoria dell\u2019intraprendenza commerciale e finanziaria della comunit\u00e0 ebraica di Livorno, re Carlo di Borbone richiam\u00f2 i profughi ebrei nel Regno delle Due Sicilie con un editto datato 1740, sperando di incrementare il flusso dei crediti e gli investimenti sui traffici nel porto di Napoli, cos\u00ec come avvenne per il porto toscano. Questi sovrani illuminati intuirono l\u2019esigenza di riformare ed incrementare l\u2019artigianato locale, sostenendo, dalla met\u00e0 del XVIII in poi, l\u2019avvio di industrie per la lavorazione del corallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebrei trapanesi approdarono all\u2019estremit\u00e0 del porto angioino di Napoli, stabilendo propri fondaci, altri si stabilirono a San Giorgio a Cremano e a Torre del Greco, in osservanza a regi decreti che stabilivano la residenza giudaica in ghetti propri o in luoghi fuori dalle mura cittadine. Sui proscritti giunti nel Regno di Napoli si hanno prime testimonianze gi\u00e0 nel 1477 riferite all\u2019ebreo Hisach, che esportava corallo da Trapani a Lanzano<sup><a href=\"#footnote_3_1636\" id=\"identifier_3_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, Il corallo nella storia&hellip;, 1965, p.318.\">4<\/a><\/sup>. Successivamente, con contratto firmato 8 marzo 1482, il giudeo trapanese Aronne Gergentano prese a bottega un confratello, certo Mantoterra, per la mansione di lavorare <em>paternostri<\/em> dietro compenso di trecento ducati annui per un committente napoletano, inclusivo del salario e delle spese di soggiorno<sup><a href=\"#footnote_4_1636\" id=\"identifier_4_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Daneu, L&rsquo;arte trapanese del corallo, Palermo 1964, p. 45; G. Filangeri di Striano, Documenti per la storia, le arti, e li industrie delle province napoletane, Napoli 1981, IV,pp.344-345.\">5<\/a><\/sup>. Nel 1504 ad Amalfi, Sebastiano Giuliano si associ\u00f2 coll\u2019ebreo trapanese Marco Giovanni Zeza, sempre per la produzione di \u201cpater nostri deli gruossi et piczoli\u201d<sup><a href=\"#footnote_5_1636\" id=\"identifier_5_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASN &ndash; Notaio Antonino de Campulo, 27 agosto 1505, II ind.\">6<\/a><\/sup>. Altri maestri trapanesi dovettero giungere successivamente a Napoli in seguito alla seconda diaspora dei corallari siciliani, avvenuta dopo la carestia e l&#8217;insurrezione del 1672, attratti dal gradimento dei napoletani per il loro lavoro e dalla possibilit\u00e0 di sfruttare un mercato pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dalla seconda met\u00e0 del XVI secolo fiorisce a Napoli un vero e proprio collezionismo di oggetti in corallo, rintracciabile in numerosi lasciti testamentari, atti dotali e documenti contrattuali di famiglie aristocratiche e negli archivi inventariali dei pi\u00f9 importanti ordini religiosi<sup><a href=\"#footnote_6_1636\" id=\"identifier_6_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. Ascione, Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo, Napoli 1991, pp. 64-69; A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, L&rsquo;arte del corallo. Manifatture di Napoli e Torre del Greco tra &lsquo;800 e &lsquo;900, Napoli 1989, pp. 21 -24.\">7<\/a><\/sup>. In alcuni inventari appartenenti ad ordini ecclesiastici si evince che nei tesori ecclesiali erano conservati diversi manufatti in corallo: dai semplici paternostri e corone donate ai santi protettori, alle composizioni pi\u00f9 complesse<sup><a href=\"#footnote_7_1636\" id=\"identifier_7_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">8<\/a><\/sup>. In altri registri della casa d&#8217;Aragona stilati nel 1554 \u00a0dopo la morte di donna Mencia de Mendoza, seconda moglie di Ferdinando d\u2019Aragona, compaiono alcuni pendenti in corallo montati in oro, a fianco di un cammeo con la \u00abtesta di Julio Cesare in un tondo di oro filigranato con sua maglietta de oro\u00bb e un ciondolo raffigurante \u00abSan Michele con lo diavolo ali piedi con sua targa e lanza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1636\" id=\"identifier_8_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. March: Alcuni inventari di Casa d&rsquo;Aragona compilati in Ferrara nel secolo XVI, in &ldquo;Archivio storico delle province napoletane&rdquo;, LX, 1936, p. 302, 313.\">9<\/a><\/sup>. Sculture a tutto tondo in corallo sono citate nell&#8217;inventario del 1622, redatto alla morte di Livia di Somma: \u00abuna Madonna piccola di corallo\u00bb in un \u00abnicchio\u00bb d&#8217;oro smaltato ed \u00abun teschio della stessa materia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_1636\" id=\"identifier_9_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. Ascione, Coralli, in Civilt&agrave; del Seicento a Napoli, catalogo della mostra, Napoli 1984, Vol. II, p. 336.\">10<\/a><\/sup> mentre nell&#8217;inventario di Antonio Ruffo Principe di Scaletta appaiono, oltre a collane e a catene di corallo, un&#8217;Europa in corallo intagliato, una testa di morto e un volto di Cristo sempre in corallo<sup><a href=\"#footnote_10_1636\" id=\"identifier_10_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">11<\/a><\/sup>. Oggetti analoghi sono presenti in due inventari, uno redatto nel 1694 per don Diego Pignatelli e l\u2019altro, datato 1696, per don Marino Caracciolo, dove figurano piccole statue a tutto tondo nelle loro custodie, un volto di santo a ciondolo, montato in argento \u00abcosa per uso di creatura [\u2026] una conetta con cornici d&#8217;argento, ornata di corallo con nella nicchia la effige della Madonna della Piet\u00e0, due carri su basi d&#8217;argento e statue di San Michele e di San Giuseppe\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_1636\" id=\"identifier_11_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">12<\/a><\/sup>, che potrebbero far supporre ad analogie con i \u201cTrionfi\u201d\u201d trapanesi<sup><a href=\"#footnote_12_1636\" id=\"identifier_12_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Simili opere dovevano essere il Trionfo con San Michele di collezione privata di Catania della fine del XVII secolo di maestranze trapanesi e palermitane su disegno di Giacomo Amato ( cfr. M.C. Di Natale, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica e R. Vadal&agrave;, scheda n. 43, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001) e il Trionfo con San Giuseppe di collezione privata di Palermo pure di maestranza&nbsp; trapanese (cfr. M.C. Di Natale, scheda 159, in L&rsquo;arte del corallo in Sicilia, catalogo della mostra a cura di C. Maltese e M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp.348-349; S. Terzo scheda 53, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, p.508; R. Vadal&agrave;, scheda 74, in I grandi capolavori del corallo, Milano 2013, p.143. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della mostra (Catania, Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino 3 marzo &ndash; 5 maggio 2013; Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo; 18 maggio &ndash; 30 giugno 2013) a cura di V.P. Li Vigni, M.C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013, p.151.). Si veda anche R. F. Margiotta, La ricerca di archivio. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo, in Sicilia Ritrovata. Arti decorative dei Musei Vaticani e della Santa Casa di Loreto, catalogo della mostra (Monreale, Museo Diocesano 7 giugno &ndash; 7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale, G. Cornini, e U. Utro, Quaderni &ldquo;Museo Diocesano di Monreale&rdquo;, n.2, Palermo 2012, p.173; S. Terzo, scheda 80, in I grandi capolavori del corallo&hellip;2013.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali documenti certificano solo l\u2019esistenza di manufatti in corallo in propriet\u00e0 di aristocratici napoletani, non tanto la loro produzione in loco. Se \u00e8 plausibile immaginare una essenziale lavorazione del corallo, <em>filze<\/em> e <em>paternostri<\/em>, a fianco dell\u2019attivit\u00e0 di pesca da parte delle <em>coralline<\/em> locali, pi\u00f9 complessa si rivela la possibilit\u00e0 di rintracciare lavori compositi di comprovata manifattura napoletana ad eccezione di sparuti casi, come attestato in un documento del 1617 che documenta la presenza in citt\u00e0 di un artigiano orafo, Giovan Battista Scarano, il quale realizza una figurina in corallo montata in oro, forse un ciondolo amuleto<sup><a href=\"#footnote_13_1636\" id=\"identifier_13_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1617 Giovanni Battista Scarano viene pagato con la somma di dodici ducati da Don Astorge Agnese &laquo;per oro e fattura di una figura in Corallo, che detto Giovan Battista ha fatta e consegnata&raquo; (cfr. G.C. Ascione, La Storia del&hellip;, 1991, p. 52).\">14<\/a><\/sup>; mentre nel 1657 vi \u00e8 testimonianza di una grossa partita di coralli in cui sono descritti vari tipi di fatture, tra cui manine scaramantiche, piccole croci, anelli, <em>memento mori<\/em>, che lascerebbero presumere un\u2019evoluzione artistica delle manifatture a Napoli<sup><a href=\"#footnote_14_1636\" id=\"identifier_14_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 53.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 quindi verosimile ipotizzare che le opere composite pi\u00f9 elaborate appartenenti alle raccolte nobiliari o ecclesiastiche fossero realizzate in ambito trapanese. A sostegno della tesi sull\u2019importazione di manufatti in corallo da Trapani verso il Regno di Napoli sono gli stretti rapporti commerciali tra i due ambiti territoriali, testimoniati da alcuni contratti come quello stipulato nel 1665 da Antonio Francesco Brusca, che affida la vendita ad un certo Grimaldo, dimorante in Napoli, un crocefisso in corallo su croce di rame dorato guarnita di coralli, mentre nel 1673 il siciliano Nicola Corso riceve denaro per la vendita a Napoli di cinque crocefissi<sup><a href=\"#footnote_15_1636\" id=\"identifier_15_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, pp. 111-112; e G.C. Ascione, Storia del&hellip;, 1991, p. 49.\">16<\/a><\/sup>. In alcuni casi la provenienza siciliana \u00e8 perfino dichiarata, come nel documento del 1688 che cita gli averi di Ferdinando Vandeneynden, in cui sono menzionate \u00abdue pedagne di coralli piccoli con figurine e coralli commessi con argento con foglio di rame indorato, fatte in Sicilia [\u2026] due vascelletti di corallo fatti in Sicilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_1636\" id=\"identifier_16_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. Ascione, Coralli &hellip;, 1984, p. 337.\">17<\/a><\/sup>, tipologia questa attestata in numerose <em>caravelle<\/em> di produzione trapanese della fine del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_17_1636\" id=\"identifier_17_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"cfr. M.C. Di Natale, scheda 78, in I grandi capolavori&hellip;, 2013, p.148, che riporta precedente bibliografia\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito territoriale partenopeo \u00e8 doveroso fare distinzione tra la lavorazione del corallo e l\u2019attivit\u00e0 di pesca. Per quanto riguarda la raccolta del corallo una serie rilevante di fonti e documenti d\u2019archivio, ampiamente riportati negli studi del Balzano, del Mazzei Megale e del Tescione<sup><a href=\"#footnote_18_1636\" id=\"identifier_18_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Balzano, Del corallo, della sua pesca e della sua industria nelle Due Sicilie, in &ldquo;Annali delle Due Sicilie&rdquo;, marzo-aprile 1838; P. Balzano, Il corallo e la sua pesca, Trattato sui coralli. Napoli 1870; G. Mazzei Megale, L&rsquo;industria del corallo a Torre del Greco, Napoli 1880; G. Tescione, L&rsquo;industria del corallo nel regno di Napoli dal secolo XII al secolo XVII, Napoli 1938.\">19<\/a><\/sup>, dimostrano il progressivo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 di pesca a partire dalla met\u00e0 del XV secolo. Le coralline<sup><a href=\"#footnote_19_1636\" id=\"identifier_19_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le coralline erano grandi barche a vela latina, del tipo gozzi o tartane, utilizzate per la pesca del corallo, che potevano imbarcare dai 7 ai 16 uomini di equipaggio. Ogni corallina era dotata di uno o due &ldquo;ordigni&rdquo; o &ldquo;ingegni&rdquo; , un meccanismo usato tradizionalmente anche presso altre comunit&agrave; di pescatori operanti nel Mediterraneo, consistente in una croce di legno a bracci di eguale lunghezza, appesantita da grossi massi, a cui erano agganciate delle reti. L&rsquo;ingegno veniva calato per mezzo di lunghe funi di canapa, regolate da un argano, verso i fondali marini, ad una profondit&agrave; variabile tra le 50 e le 100 braccia. Le reti, attraverso il movimento combinato di barca e argano, erano posizionate per strappare pi&ugrave; corallo possibile dal fondale, ed un&rsquo;analoga manovra era poi necessaria per liberarle. L&rsquo;attivit&agrave; di pesca si praticava nel periodo primaverile &ndash; estivo, indicativamente tra marzo e ottobre di ogni anno.\">20<\/a><\/sup> di Torre del Greco gareggiarono con quelle siciliane, liguri, provenzali e catalane per la supremazia della pesca nel Mediterraneo, inizialmente lungo le coste dell\u2019isola di Capri, della Corsica, della Sardegna e della penisola sorrentina, successivamente nei fondali dell\u2019Africa settentrionale. Nel XV secolo la flotta di coralline torresi contava gi\u00e0 numerose imbarcazioni, e i feudatari locali tentarono di imporre dazi sulla pesca, sicuri di ottenere lucrose entrate<sup><a href=\"#footnote_20_1636\" id=\"identifier_20_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, L&rsquo;Industria &hellip;. 1938, pp. XIV &ndash; XV; A. Gruvel, Le poche dans la pr&eacute;histoire, dans l&rsquo;antiquit&eacute; et chez les peuples primitifs, Parigi 1928, p. 56.\">21<\/a><\/sup>. Il pi\u00f9 eclatante di queste prevaricazioni venne operata da Antonio Carafa che nel 1500 cerc\u00f2 di imporre una gabella sul corallo in arrivo al porto di Torre del Greco. La ribellione dei pescatori, che si appellarono al Tribunale, vide esito positivo solo nel 1525, tuttavia il provvedimento dissuase altri tentativi da parte dei baroni di porre dazi sul corallo pescato<sup><a href=\"#footnote_21_1636\" id=\"identifier_21_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Di Donna, Il riscatto baronale della citt&agrave; di Torre del Greco e sua comarca. Episodio storico del sec. XVIII; Napoli 1914, pp. 7 &ndash; 8; G. e F. Castaldi, Storia di Torre del Greco, con prefazione di Raffaele Alfonso Ricciardi, Torre del Greco 1890, pp. 177 e sgg.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli inizi del \u2018600 le maestranze coinvolte nella pesca del corallo e l\u2019entit\u00e0 del pescato avevano raggiunto dimensioni ragguardevoli, tanto che i marinai torresi decisero di associarsi in una congregazione che trov\u00f2 la sua prima sede nella chiesa di Santa Croce<sup><a href=\"#footnote_22_1636\" id=\"identifier_22_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASN, Cappellano Maggiore, Statuti e Congregazioni, fs.1183 ex 3, inc.57, anno 1615. Successivamente la sede della congregazione venne trasferita da Santa Croce alla chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Padri Minori Osservanti, per essere ulteriormente dislocata presso la sede autonoma della chiesa di S. Maria di Costantinopoli, eretta dagli stessi congregati all&rsquo;inizio del Settecento.\">23<\/a><\/sup>. All\u2019associazione, che pu\u00f2 essere ritenuta la prima cassa di mutuo soccorso per i marinai, venne affidata la ventesima parte del guadagno di una barca<sup><a href=\"#footnote_23_1636\" id=\"identifier_23_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le stime sull&rsquo;ammontare delle somme versate al Monte cf.&nbsp; F. Balletta, La ricchezza di Torre del Greco dalla fine del Seicento ai primi decenni dell&rsquo;Ottocento in &ldquo;Rivista di Storia Finanziaria&rdquo;, n. 11, luglio &ndash; dicembre 2003, pp. 27.&nbsp; &ldquo;Poich&eacute; si presuppone che, per ciascun viaggio, il proprietario della feluca, nel &lsquo;600, guadagnava in media 250-300 ducati, il versamento al Monte si aggirava intorno a 12-15 ducati, che, per 58 soci iniziali, si trattava di un incasso annuo di 700-900 ducati [&hellip;] La somma di 250-300 ducati si deduce sottraendo dal ricavato della vendita del corallo pescato le spese sostenute. Cos&igrave; da una polizza emessa, nel 1672, da un certo Matteo Vernosa dello Spirito Santo si rileva che aveva comprato, dal proprietario di una feluca, Carlo Antonio Pappalardo, il ricavato della pesca per 632 ducati (Archivio Storico del Banco di Napoli, Banco dello Spirito Santo, polizza dell&rsquo;8 aprile 1672). Tenuto conto che le spese per allestire un viaggio per la pesca nel Mediterraneo, compreso il compenso ai marinai, si aggirava intorno ai 300 ducati, il ricavato, circa 600 ducati, meno le spese, facendo una previsione cautelativa, si aveva una cifra di utili di 250-300 ducati&rdquo;.\">24<\/a><\/sup>, garantendo alle famiglie dei confratelli un sostegno economico in caso di calamit\u00e0 e malattie, assumendosi i costi delle esequie e delle doti delle figlie dei confratelli pi\u00f9 indigenti. Nel 1669 la confraternita devozionale, che aveva raggiunto una solidit\u00e0 economica, prese l\u2019appellativo di \u201cMonte Pio dei Marinai e Pescatori\u201d, con rinnovate finalit\u00e0 di reciproca assistenza e mutuo soccorso tra i soci, istituzione che manterr\u00e0 la sua finalit\u00e0 assistenziale fino al secondo dopoguerra<sup><a href=\"#footnote_24_1636\" id=\"identifier_24_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti sulle tematiche di formazione e evoluzione del Monte Pio dei Marinai e Pescatori vedere V. Ferrandino, Il Monte Pio dei Marinai e Pescatori di Torre del Greco, Tre secoli di attivit&agrave; al servizio dei &ldquo;corallari&rdquo; (secc. XVII-XX), Roma 2008.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a tutto il XVIII secolo il corallo grezzo pescato dai torresi veniva inviato in prevalenza a Livorno da dove, lavorato, era inoltrato verso i mercati occidentali ed orientali. Nel \u2018700 Livorno grazie ai mercanti ebrei, come si \u00e8 accennato innanzi, divenne il maggior centro di raccolta e di scambio, oltre che di lavorazione \u201cmercantile\u201d del corallo. Per contrastare il monopolio commerciale di Livorno e Genova si fece strada l\u2019idea di intraprendere una lavorazione sistematica del corallo grezzo proprio a Torre del Greco. L&#8217;esigenza, gi\u00e0 avvertita nella seconda met\u00e0 del Settecento, si inser\u00ec nell&#8217;ambito di quel vasto programma dei Borbone orientato allo sviluppo dell&#8217;artigianato locale<sup><a href=\"#footnote_25_1636\" id=\"identifier_25_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il sostegno di Carlo di Borbone, volto a valorizzare l&rsquo;industria e le risorse locali, a favore delle fabbriche e manifatture napoletane come le porcellane di Capodimonte, le seterie di San Leucio, la Real Fabbrica di arazzi, si indirizz&ograve; anche verso l&rsquo;artigianato orafo con la fondazione nel 1737 del &ldquo;Laboratorio delle pietre dure&rdquo;, cui seguir&agrave; per volont&agrave; di Ferdinando I la &ldquo;Scuola di incisione&rdquo; su cammei. La scuola, pur allineandosi nelle prime produzioni agli stili dell&rsquo;Opificio fiorentino delle pietre dure, da cui proveniva il maestro Ghinghi trasferitosi al laboratorio di Napoli, segn&ograve; la traccia che diede avvio alla produzione di glittica in corallo nel secolo successivo.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente tale urgenza si espresse in una disposizione del 1787 che ridusse drasticamente l\u2019imposta sul corallo grezzo importato, stimolando la vendita del materiale a Napoli. Due anni dopo si giunse alla redazione del \u201cCodice Corallino e dello Statuto della Compagnia\u201d<sup><a href=\"#footnote_26_1636\" id=\"identifier_26_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Balzano, Il corallo e la sua pesca&hellip;, 1870, pp 111-149; L.A. Senegallia, Sul codice corallino di Torre del Greco sulla Reale Compagnia del corallo, Napoli, 1936; G. Tescione, il corallo nella ,,, 1965, che in appendice pubblica l&rsquo;intero Codice Corallino; E. Tartamella, Corallo. Storia e arte dal XV al XIX secolo, Palermo 2004, pp. 171-186.\">27<\/a><\/sup>, nel quale si sosteneva la necessit\u00e0 di non vendere pi\u00f9 il greggio a Livorno, dove \u00abquei negozianti ebrei si arricchiscono alle spalle dei pescatori torresi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_1636\" id=\"identifier_27_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. De Iorio, Memorie per la nuova Compagnia del corallo, Napoli 1788, p. 23.\">28<\/a><\/sup>, come scriveva il giurista Michele De Iorio, autore con altri del Codice e dello Statuto, proponendo di istituire una fiera nel Regno e di avviare fabbriche per la lavorazione \u00abdi una si ricca produzione del<em> <\/em>mare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_1636\" id=\"identifier_28_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Codice, entrato in vigore nell\u2019aprile del 1790 con il favore di Ferdinando IV, si proponeva di riordinare giuridicamente il settore in particolar modo a Torre del Greco, stabilendo nei diversi <em>Titoli<\/em> le regole e gli impegni a cui dovevano attenersi <em>Marinari <\/em>e<em> Pescatori<\/em>, ma anche <em>Capisquadra <\/em>e <em>Padroni<\/em>, nella costituzione di <em>Conserve<\/em>, societ\u00e0 di pesca formate da <em>feluche<\/em>. L\u2019arbitrato delle controversie era affidato a cinque <em>Consoli<\/em>, eletti ogni due anni tra i capisquadra e padroni, con il compito di rilasciare anche la <em>patente<\/em> per l\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0. I caposquadra, con almeno dieci anni d\u2019esperienza di mestiere, erano responsabili delle loro <em>Conserve<\/em>, della custodia del corallo pescato, della vendita del prodotto con il consenso dei padroni. Il prezzo di vendita era stabilito dai <em>Consoli <\/em>in base alla qualit\u00e0 del prodotto, al numero presunto dei compratori e alla quantit\u00e0 disponibile. Per dissuadere le violazioni era prevista una pena di 200 ducati. Nessuno dei diciassette <em>Titoli<\/em> del <em>Codice <\/em>tuttavia<em> <\/em>fa cenno alla lavorazione del corallo nel Regno, in quanto Ferdinando IV di Borbone aveva in animo di dare vita alla cosiddetta \u201cCompagnia del Corallo\u201d, che entr\u00f2 in vigore solo sei mesi dopo la promulgazione del Codice, con l\u2019intento di avviare una fabbrica a Torre del Greco, richiamando da ogni dove \u00abquelle persone pi\u00f9 proprie al lavoro di una mercanzia cos\u00ec preziosa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1636\" id=\"identifier_29_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. A. Senegallia, Sul Codice corallino&hellip;, 1936, p. 9.\">30<\/a><\/sup>. Entrambi questi provvedimenti non ebbero l\u2019esito auspicato, sia in ragione della situazione politica internazionale, scaturita dagli eventi della rivoluzione francese, sia dell\u2019antagonismo tra francesi e inglesi sul controllo dei traffici marittimi mediterranei e, non ultima, a causa dell&#8217;eruzione del Vesuvio che, nel 1794, rallent\u00f2 i progetti Borbonici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu il marsigliese Paul Barth\u00e8lemy Martin, stimato mercante e direttore della Reale Compagnia d\u2019Africa<sup><a href=\"#footnote_30_1636\" id=\"identifier_30_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, Italiani alla pesca del corallo ed egemonie marittime nel mediterraneo saggio di una storia della pesca del corallo con speciale riferimento all&rsquo;Italia meridionale, in Regia Deputazione napoletana di storia patria. Storia delle arti e delle industrie meridionali, Napoli 1940, p. 220, nota 1. Il Martin era presente a Marsiglia, come ricorda il Tescione tra il 1767 e il 1776, conosciuto come mercante di grande stima e direttore della Reale Compagnia d&rsquo;Africa. La sua esperienza nel commercio di corallo lo port&ograve;, vista la decadenza delle manifatture della sua citt&agrave;, a trasferirsi in un luogo dove pi&ugrave; facile sarebbe stato il reperimento del pescato.\">31<\/a><\/sup>, a saper cogliere intelligentemente le condizioni favorevoli di quelle circostanze: il decadimento delle manifatture a Marsilia e Genova, il grande potenziale di pesca dei torresi, la volont\u00e0 borbonica di agevolare l\u2019impresa nel settore corallino e il progressivo diffondersi della moda del corallo in Europa. L\u20198 aprile del 1805 il Martin ottenne da Ferdinando IV una privativa decennale (<a title=\"Fig. 1. Privativa di Ferdinando IV concessa a Paolo Bartolommeo Martin. ASNA inv. I, Fascio 2252, fas.lo 3. 8 aprile 1805.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar01.jpg\">Fig. 1<\/a>), per avviare la prima fabbrica di lavorazione del corallo a Torre del Greco, esente da ogni dazio doganale per \u00abl\u2019esportazione di coralli lavorati\u00bb e \u00ab il commercio interno al Regno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_1636\" id=\"identifier_31_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Fascio 2252, fasc.lo 3, 8 aprile 1805.\">32<\/a><\/sup>. Al marsigliese venne prescritto di formare giovani apprendisti perch\u00e9 questi fossero in grado di \u00abestendere in Torre del Greco [&#8230;] l&#8217;arte del corallo\u00bb, una volta conclusa la privativa del Martin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il buon risultato conseguito gi\u00e0 nel primo anno di attivit\u00e0 spinse il nuovo sovrano francese, Giuseppe Napoleone I, a confermare l\u2019esclusiva, rinnovata poi da Gioacchino Murat<sup><a href=\"#footnote_32_1636\" id=\"identifier_32_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel marzo del 1810 Gioacchino Murat, nominato Re di Napoli da Napoleone Bonaparte nel 1808, conferma il decreto sulla privativa industriale concesso al Martin e, con una &ldquo;patente d&rsquo;introduzione&rdquo;, la&nbsp; rinnova per altri cinque anni.\">33<\/a><\/sup>, in cui si assicurava il diritto di produrre e vendere in tutto il Regno. Nel contempo si vietava a chiunque di contraffare la produzione della <em>Real Fabbrica di Coralli della Torre del Greco<\/em>, come fu nominata la fabbrica del Martin. L&#8217;esercizio di questa manifattura, operante fino al 1807 con un centinaio di lavoranti solo a Torre del Greco in Palazzo Brancaccio<sup><a href=\"#footnote_33_1636\" id=\"identifier_33_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La prima fabbrica del Martin trova sede nel cinquecentesco palazzo Brancaccio del Marchese Caracciolo di Castellucci, a Torre del Greco (cfr. V. Jori, Le torri in Italia e i cinquantasei paesi, Torri in particolare Torre del Greco antica e moderna, Napoli 1894, p. 175). Danneggiato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, venne in seguito demolito.\">34<\/a><\/sup>, e pi\u00f9 tardi anche nell\u2019opificio al Real Albergo dei Poveri di Napoli<sup><a href=\"#footnote_34_1636\" id=\"identifier_34_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ascione, La real Fabbrica dei Coralli della Torre del Greco, Napoli 2000, dove si d&agrave; ampia documentazione d&rsquo;archivio sulla fondazione e produzione delle fabbriche di corallo fondate dal Martin. Per l&rsquo;opificio sito nell&rsquo;Albergo dei Poveri cf. Archivio dell&rsquo;Albergo dei Poveri, Reg. del 1807- 1809, del 16 dicembre 1807; ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, inv. I, Fascio 1888.\">35<\/a><\/sup>, ebbe il merito di formare artisti quali Squadrilli e Piscione<sup><a href=\"#footnote_35_1636\" id=\"identifier_35_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Jori, Le torri in Italia&hellip;.1894, p. 176.\">36<\/a><\/sup> che avranno ruolo significativo per il prosieguo dell\u2019oreficeria napoletana in corallo nel corso del secolo XIX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attivit\u00e0 dell\u2019opificio nel primo decennio del secolo \u00e8 ampiamente testimoniata dai documenti riguardanti le privative industriali<sup><a href=\"#footnote_36_1636\" id=\"identifier_36_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Documento IV, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. II, Fascio 5067, fasc.lo 1, 27 marzo 1805; Documento V, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Fascio 2252, fasc.lo 3, 8 aprile 1805 riguardanti il Dispaccio Reale e la Privativa di Ferdinando IV in cui si concede al Martin la privativa per dieci anni per l&rsquo;apertura di una fabbrica di coralli a Torre del Greco. Documento VII, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Fascio 2252, fasc.lo 3, 12 luglio 1806 dove Napoleone I conferma la privativa concessa da Ferdinando IV.\">37<\/a><\/sup>, e negli attestati di partecipazione a mostre nazionali nel primo quarto dell\u2019800<sup><a href=\"#footnote_37_1636\" id=\"identifier_37_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Documento VIII, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Appendice II, Fascio 309, fasc.lo 3: Notamento dei prodotti esposti nella Solenne Esposizione del 1809; Documento IX, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Appendice II, Fascio 309, fasc.lo 4: comunicazione in merito alla Solenne Esposizione del 1810; Documento XX, ASNA, Ministero dell&rsquo;Interno, Inv. I, Appendice II, Fascio 2247, fasc.lo 5: relazione a Re Ferdinando IV sui manifatturieri premiati nell&rsquo;Esposizione del 1818.\">38<\/a><\/sup>, riservate a quei produttori garanti dell\u2019esclusiva invenzione dei manufatti presentati. La <em>Real Fabbrica di Coralli <\/em>vinse la medaglia d\u2019argento all\u2019Esposizione dei Saggi delle Manifatture Nazionali del 1810 per la perfezione tecnica dei pezzi esposti<sup><a href=\"#footnote_38_1636\" id=\"identifier_38_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo dei saggi de&rsquo; Prodotti dell&rsquo;Industria Nazionale presentati alla solenne Esposizione de &rsquo;22 agosto 1813, Napoli. p.1.\">39<\/a><\/sup>, mentre l\u2019anno successivo alla stessa mostra ottenne la medaglia d\u2019oro<sup><a href=\"#footnote_39_1636\" id=\"identifier_39_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 2.\">40<\/a><\/sup>. Nel 1813 present\u00f2 l\u2019intera produzione in un proprio padiglione<sup><a href=\"#footnote_40_1636\" id=\"identifier_40_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 17.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le creazioni del Martin non si limitarono alla lavorazione \u201cmercantile\u201d di granuli, olivette o sfere, ma si estesero all\u2019incisione di sculturine e soprattutto cammei, destinati prevalentemente a gioielli in linea con la moda dell&#8217;Impero, abilmente intagliati nel gusto neoclassico da maestri incisori richiamati da Roma, il Pansinetti e il Gagliardi, ai quali si aggiunsero poco dopo il Veneziani, il Mangiarotti, il Carbone, il Persichini e il Fattori<sup><a href=\"#footnote_41_1636\" id=\"identifier_41_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, L&rsquo;arte del corallo ...,1989, p.34.\">42<\/a><\/sup>. Ben presto alcuni di loro appellandosi alle normative sulle arti liberali, si staccarono dall\u2019impresa del Martin, per iniziare una propria attivit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_42_1636\" id=\"identifier_42_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, Italiani alla pesca del corallo&hellip;, Napoli 1940, p. 221. Vincenzo Jori riporta una disamina degli avvenimenti tra il Martin e i lavoranti romani: &laquo;[Martin] recossi a Roma, di l&agrave; condusse seco tre maestri incisori: Michele Mancerotti, Filippo Veneziani e Giuseppe Carbone [&hellip;]. Introducendo il Martin un&rsquo;arte nuova chiese ed ottenne la privativa. Inferm&ograve; il Mancerotti tanto da essere obbligato al ritorno dell&rsquo;aria natia. Rimasero gli altri due al lavoro per alcuni anni: ma venuti a questione col Martin abbandonarono la fabbrica [&hellip;] Impiantarono una lite dimostrando che sulle Belle Arti non ci pu&ograve; essere privativa di sorta [&hellip;] ottenendo in loro favore la sentenza [&hellip;] Mancerotti parl&ograve; a Roma con amici delle faccende coralline di Torre: tra quelli era Filippo Gagliardi, giovanotto incisore, che pens&ograve; trasferirsi a Torre, ove lavor&ograve; con Veneziani e Carbone&rdquo; (cfr. V. Jori, Le torri in Italia&hellip;, 1894, p. 175 citato in A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, L&rsquo;arte del corallo ...,1989, p.36).\">43<\/a><\/sup>.\u00a0 Nei primi decenni del secolo, l&#8217;attivit\u00e0 della <em>Real Fabbrica<\/em> attir\u00f2 l&#8217;attenzione di gioiellieri di altri stati europei quali il Claire, gioielliere di casa Savoia, che cerc\u00f2 invano di convincere il sovrano ad avviare una manifattura simile nell\u2019isola di Sardegna, assai pescosa di corallo<sup><a href=\"#footnote_43_1636\" id=\"identifier_43_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tescione, Italiani alla pesca del corallo&hellip;, Napoli 1940, p. 222, nota 2.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attivit\u00e0 del Martin nel napoletano trov\u00f2 collaborazione in Filippo Rega, il direttore dell&#8217;Opificio di Pietre Dure, che tra il 1809 e il 1811 fece eseguire un <em>gu\u00e9ridon <\/em>(<a title=\"Fig. 2. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau,Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar02.jpg\">Fig. 2<\/a>) oggi conservato al Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau, con il piano a scacchiera in commesso di pietre dure e legno pietrificato<sup><a href=\"#footnote_44_1636\" id=\"identifier_44_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gonz&agrave;lez Palacios, Mosaici e pietre dure, Milano 1982,&nbsp; pp. 51- 64 e pp.70-71;&nbsp; A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, L&rsquo;arte del corallo ...,1989, p. 38; C. Ascione, La real Fabbrica&hellip;, 2000, pp. 72-75.\">45<\/a><\/sup>. L\u2019esistenza del monogramma \u201cN\u201d al centro del fusto portante, induce a supporre che l\u2019oggetto avesse destinazione imperiale<sup><a href=\"#footnote_45_1636\" id=\"identifier_45_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gonz&agrave;lez Palacios, Mosaici e &hellip;, 1982,&nbsp; p. 52.\">46<\/a><\/sup>. L\u2019opera \u00e8 assimilabile ad uno dei quattro esemplari che vennero commissionati tra il 1809 e il 1811 al <em>Real Laboratorio delle Pietre Dure di Napoli<\/em> da Gioachino Murat, come probabile dono al cognato Imperatore. Il prezioso tavolino da gioco riporta sull\u2019intero basamento e lungo il fusto, rastremato verso il piano, una raffinata ornamentazione neoclassica di girali, baccelli e fogliette realizzate con applicazioni d\u2019elementi di corallo mediterraneo inseriti nella lamina traforata del bronzo dorato. La tecnica di fissaggio degli elementi in corallo non \u00e8 \u201ca retroincastro\u201d, tipica delle manifatture barocche trapanesi, bens\u00ec \u00e8 una procedura che utilizza gli spazi nella lamina come castoni entro cui i coralli sono cuciti a minuti supporti in legno sotto l\u2019incastro<sup><a href=\"#footnote_46_1636\" id=\"identifier_46_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ascione, La real Fabbrica&hellip;, 2000, p. 73.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fascia sottostante il piano, sono posti sedici medaglioni in corallo inciso, delimitate da una doppia cornice di grani faccettati, attribuibili propriamente all\u2019opificio del Martin, in ragione del fatto che il laboratorio era l\u2019unico a Napoli a realizzare incisioni in corallo in quegli anni<sup><a href=\"#footnote_47_1636\" id=\"identifier_47_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, L&rsquo;arte del corallo ...,1989, p. 38.\">48<\/a><\/sup> e in preciso riferimento ad una nota di 1500 ducati che venne autorizzata in pagamento al Martin per una delle due scacchiere realizzate tra il 1809 e il 1811 per il Re di Napoli<sup><a href=\"#footnote_48_1636\" id=\"identifier_48_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASNA Ministero dell&rsquo;Interno, Inv.II, Fascio 5062 riportato in C. Ascione, La real Fabbrica&hellip;, 2000, pp. 62, 72- 73.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sedici cammei in corallo, disposti nell\u2019ordine di cinque sui lati lunghi e tre sui lati corti, sono retti da castoni in lamina dorata, decorati da foglie d\u2019acanto. Al centro di ogni serie sono quattro placchette rettangolari raffiguranti scene mitologiche. Nella prima una Venere nuda in ambiente marino \u00e8 affiancata da due creature con la testa di delfino, insieme ad una sirena che afferra un serpente e un tritone dalle sinuose turgide spire (<a title=\"Fig. 3. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. placchetta in corallo inciso con scena raffigurante Venere).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Nella seconda placchetta \u00e8 una scena dionisiaca in cui predomina un sileno, mollemente disteso mentre mangia un grappolo d\u2019uva sotto lo sguardo di un amorino, reggente una coppa e un tirso dionisiaco (<a title=\"Fig. 4. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. placchetta in corallo inciso con scena dionisiaca).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Nella terza placchetta una figura virile inarcata all\u2019indietro \u00e8 sorretta da un amorino alato, mentre un altro amorino suona una cetra (<a title=\"Fig. 5. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau,Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. placchetta in corallo inciso con scena teatrale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Nell\u2019ultima placchetta \u00e8 ritratta una figura maschile mentre regge una maschera tragica affiancata da un amorino, suonante un corno (<a title=\"Fig. 6. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. placchettain corallo inciso con scena teatrale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Gli ulteriori dodici cammei, di forma ovale, riportano profili femminili \u00a0dalle acconciature tipiche del mondo greco (<a title=\"Fig. 7. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau,Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso con profilo femminile).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar07.jpg\">Figg. 7<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 8. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso con profilo femminile).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar08.jpg\">8<\/a>), profili maschili (<a title=\"Fig. 9. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso con profilo virile).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau,Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso con profilo maschile).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar10.jpg\">10<\/a>) ispirati al repertorio neoclassico diffuso a partire dalla met\u00e0 del XVIII secolo, in cui si avvertono richiami all\u2019iconografia delle pitture e dei mosaici pompeiani, come per la testa di Medusa (<a title=\"Fig. 11. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso raffigurantetesta di Medusa in profilo destro). \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar11.jpg\">Fig. 11<\/a>) o per la maschera di un sileno (<a title=\"Fig. 12. Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1809 \u2013 11, gu\u00e9ridon, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. cammeo in corallo inciso raffigurante maschera teatrale di sileno).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla scacchiera si aggiunse un altro dono di Maria Carolina Bonaparte al fratello: dieci cammei in corallo, riconducibili alle manifatture della <em>Reale Fabbrica<\/em> del Martin, che andarono ad ornare una magnifica spada di gala, realizzata dall\u2019armaiolo francese Biennais<sup><a href=\"#footnote_49_1636\" id=\"identifier_49_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, pp.96- 103; C. Del Mare, Mirabilia Coralii. Manifatture in corallo a Genova, Livorno e Napoli, tra il Seicento e L&rsquo;Ottocento. Napoli 2011, pp.45, 84-89; J. P. Samoyault, Fontainebleau, Mus&eacute;e Napol&eacute;on I: dix ans d&rsquo;acquisitions, in &ldquo;Revue du Louvre&rdquo;, 1996, n. 2, pp. 53-54.\">50<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I,Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar13.jpg\">Fig. 13<\/a>), oggi anch\u2019essa conservata al Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. Il modello dell\u2019arma, quanto i motivi decorativi, ricalcano le fogge delle spade di gala e degli spadini realizzati per l\u2019Imperatore Napoleone I. Il pomo, l\u2019impugnatura, la guardia, la coccia e il puntale sono finemente cesellati in oro e riproducono un gufo sul pomo e un medaglione con testa d\u2019ariete sull\u2019impugnatura, dove generalmente, in spade di questa tipologia, si trova una testa di leone. Opera dell\u2019armaiolo francese Martin Guillaume Biennais reca, sul verso dell\u2019impugnatura, il punzone in uso dal 1798 al 1809 e l\u2019iscrizione: BIENNAIS ORF.RE DE S.MTE\u2019 L\u2019EMPERATEUR ET ROI \/ A PARIS (<a title=\"Fig. 14. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar14.jpg\">Fig. 14<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dieci cammei in corallo che ne decorano l\u2019elsa sono ascrivibili alle manifatture della <em>Reale Fabbrica<\/em> di Paul Barth\u00e8lemy Martin sulla base di confronti stilistici con altre opere del periodo napoleonico prodotte dal Martin nell\u2019opificio di Torre del Greco. In particolare questi cammei sono assimilabili a quelli realizzati per il <em>gu\u00e9ridon<\/em> descritto pocanzi. Probabile dono della sorella Carolina e di Gioachino Murat a Napoleone, i dieci cammei incastonati nell\u2019elsa raffigurano soggetti antichi e mitologici, altres\u00ec ritraggono alcuni membri della famiglia imperiale (<a title=\"Fig. 15a. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (part.dell\u2019elsa).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar15.jpg\">Figg. 15 a<\/a> e <a title=\"Fig. 15b. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (part.della coccia).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar16.jpg\">15 b<\/a>). Due dei tre cammei sulla coccia rappresentano due teste virili: sulla destra un profilo di divinit\u00e0 guerriera, presumibilmente Marte, che reca sul capo un elmo di foggia romana. All\u2019estremit\u00e0 opposta una testa di guerriero con la spalla destra in primo piano coperta da un <em>clipeus<\/em> romano ornato da una testa di leone. Al centro della coccia \u00e8 un profilo femminile di tre quarti, che ricalca i lineamenti di Carolina Bonaparte (<a title=\"Fig. 16. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau. (part. del cammeo posto sulla coccia, raffigurante Carolina Bonaparte).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar17.jpg\">Fig. 16<\/a>) adorna di un vezzo girocollo e di orecchini ad anfora di ispirazione ellenistica e cinta da un elmo alla greca da cui fluiscono i capelli a grandi ricci, con esplicito richiamo ad una figura del pantheon greco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro dell\u2019impugnatura \u00e8 raffigurato il profilo sinistro di una testa muliebre, che ritrae le sembianze di Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone, ritratta in una tunica fermata da fibula e acconciata con un diadema spartano, che svela i capelli raccolti sulla sommit\u00e0 del capo e i riccioli cadenti sulla fronte (<a title=\"Fig. 17. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (part. del cammeo posto sull\u2019impugnatura, raffigurante Letizia Ramolino Bonaparte).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar18.jpg\">Fig. 17<\/a>). Altri cammei con teste femminili in profili di maniera adornano la parte alta del fodero, del guardamano e del pomo. Su quest\u2019ultimo, in posizione laterale sporgente, \u00e8 un cammeo riproducente una testa muliebre con berretto di Frigia, allegoria della Francia e simbolo di libert\u00e0 (<a title=\"Fig. 18. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I, Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (part. del pomo con cammeo raffigurante testa muliebre con berretto di Frigia, allegoria della Francia).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar19.jpg\">Fig. 18<\/a>). Sempre sul guardamano, il piccolo castone centrale riproduce due mani che si stringono, emblema del legame familiare e di amicizia, che si ritrova in numerosi esempi di glittica classica. Lo strano posizionamento delle mani incrociate, farebbe pensare che questo cammeo sia stato montato capovolto rispetto all\u2019asse dell\u2019osservatore (<a title=\"Fig. 19. Manifattura armaiolo Biennais, Real Fabbrica de\u2019 Coralli di Paul Barth\u00e8lemy Martin, 1808 \u2013 1809. Spada di gala appartenuta a Napoleone I Fontainebleau, Mus\u00e9e National du Ch\u00e2teau de Fontainebleau (part. del guardamano con cammei incisi).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar20.jpg\">Fig. 19<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punzone della manifattura Biennais, utilizzato non oltre il 1809, congiuntamente all\u2019anno di incoronazione di Gioachino Murat a Re di Napoli (1808), permettono di fissare una datazione sicura della realizzazione dei cammei in corallo, data che coincide con la produzione del <em>gu\u00e9ridon<\/em> imperiale. Si pu\u00f2 affermare verosimilmente quindi che la serie di cammei per la spada e il tavolino siano stati realizzati in periodo coevo, ipotesi sostenuta altres\u00ec dal raffronto stilistico, evidenziato della rappresentazione dei profili che vanno ad occupare l\u2019intera superficie del cammeo, lasciando minimo spazio a elementi decorativi sullo sfondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019entusiastica ammirazione di Carolina Bonaparte Murat, Regina di Napoli e delle due Sicilie, per le manifatture in corallo napoletane, contagi\u00f2 la corte napoleonica francese che, dall\u2019inizio dell\u2019Ottocento, influenz\u00f2 altres\u00ec la moda del gioiello \u201cda giorno\u201d dei ceti emergenti in tutta Europa. Il materiale cinabro divenne di gran moda in forma di cammeo o perla ad ornare parure, diademi e pettini, liscio e sfaccettato in lunghe collane e pendenti orecchini, perfetti per i nuovi canoni della moda \u201cstile Impero\u201d, che trovava ispirazione nei modelli della classicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli esemplari di gioielli sopravvissuti sono un pettine e un diadema in argento dorato e corallo, appartenuti a Letizia Murat, secondogenita di Carolina, oggi conservati al Museo Napoleonico di Roma (<a title=\"Fig. 20a. Manifattura napoletana,primo quarto XIX secolo, pettine, Roma, Museo Napoleonico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar21.jpg\">Figg. 20a<\/a> e <a title=\"Fig. 20b. Manifattura napoletana, primo quarto XIX secolo, diadema, Roma, Museo Napoleonico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar22.jpg\">20b<\/a>). Qui la decorazione alterna piccole volute, reggenti una doppia serie di coralli rosa di dimensione diversa, incorniciate da cerchi dorati e frammezzati da <em>cannetille<\/em>, fine lavorazione a filigrana ritorta, frequente nei gioielli d\u2019inizio \u2018800. Per stile decorativo e manifattura il pettine e il diadema possono essere ascritti al primo decennio dell\u2019Impero, periodo in cui l\u2019apprezzamento della corte napoleonica per i gioielli \u201cda giorno\u201d in corallo \u00e8 palese in alcuni ritratti di corte, di Carolina Bonaparte Murat<sup><a href=\"#footnote_50_1636\" id=\"identifier_50_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E&rsquo; noto il ritratto di Carolina Bonaparte Murat, Regina di Napoli, nella miniatura in porcellana oggi al Mus&egrave;e Carnevalet di Parigi.\">51<\/a><\/sup>, di Zenaide e Carlotta Bonaparte, figlie di Giuseppe, realizzato da David nel 1821<sup><a href=\"#footnote_51_1636\" id=\"identifier_51_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. L. David, Zenaide e Carolina Bonaparte, 1821.&nbsp; Roma, Museo Napoleonico.\">52<\/a><\/sup>, di Josephine Beauharnais Bonaparte<sup><a href=\"#footnote_52_1636\" id=\"identifier_52_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Firmin Massot (1766 &ndash; 1849), Ritratto dell&rsquo;Imperatrice Josephine con parure di corallo. 1812 circa. Chateaux de Malmaison et Bois Pr&eacute;au a Rueil Malmaison. MM 2003.15.I\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso lo Chateaux de Malmaison et Bois Pr\u00e9au a Rueil Malmaison \u00e8 conservata una parure (<a title=\"Fig. 21. Manifattura Martin, inizio XIX secolo, parure della Regina Ortensia: bracciale e quattro spilloni. Rueil Malmaison, Chateaux de Malmaison et Bois Pr\u00e9au.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mar23.jpg\">Fig. 21<\/a>) appartenuta alla Regina Ortensia<sup><a href=\"#footnote_53_1636\" id=\"identifier_53_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Hortense Eug&eacute;nie C&eacute;cile Bonaparte, nata de Beauharnais (Parigi, 10 aprile 1783, &ndash; Salenstein, 5 ottobre 1837), regina consorte d&rsquo;Olanda, era figliastra dell&rsquo;imperatore Napoleone I, essendo figlia della sua prima moglie Giuseppina di Beauharnais. Pi&ugrave; tardi divenne consorte del primo fratello, Luigi Bonaparte, re d&rsquo;Olanda e madre di Napoleone III, futuro Imperatore dei Francesi.\">54<\/a><\/sup>, composta da un bracciale realizzato in oro, articolato in sette segmenti, quattro dei quali costituiti da cammei circolari in corallo mediterraneo contornati da un giro di piccole perle. I cammei che trovano eco nei quattro spilloni che completano la parure, sono scolpiti con profili neoclassici che riportano inevitabilmente sia ai cammei inseriti nel <em>gu\u00e9ridon, <\/em>sia a quelli nella spada di gala di propriet\u00e0 imperiale di produzione Martin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monili in corallo mediterraneo, l\u2019unico ad essere lavorato in quegli anni, compaiono sovente anche nelle celebri riviste di moda<sup><a href=\"#footnote_54_1636\" id=\"identifier_54_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La rivista Costumes Parisiens, che ebbe grande circolazione nel periodo napoleonico, riporta numerosi figurini completati da monili in corallo.\">55<\/a><\/sup> a corredo di mise sofisticate o popolari<sup><a href=\"#footnote_55_1636\" id=\"identifier_55_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La rivalutazione del corallo da parte dei ceti nobiliari e borghesi trovava ulteriore sostegno dalla stima che le classi popolari avevano sempre avuto nei confronti del materiale corallino, per le sue presunte qualit&agrave; apotropaiche.\">56<\/a><\/sup>. Il corallo si presentava liscio e sfaccettato in vezzi giro collo<sup><a href=\"#footnote_56_1636\" id=\"identifier_56_1636\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un sottile filo di corallo stretto al collo assunse nell&rsquo;epoca napoleonica la funzione scaramantica di richiamare alla memoria il taglio della ghigliottina.\">57<\/a><\/sup>, in sautoir avvolti in pi\u00f9 giri, in lunghi orecchini pendenti o in preziosi diademi e pettini a completamento delle acconciature che volevano la nuca scoperta. Un recupero dell\u2019antico, apparso gi\u00e0 durante il Direttorio e il Consolato che, pur allontanandosi dai materiali utilizzati nell\u2019antichit\u00e0, ne riprendeva forme e funzioni. Basti pensare ai diademi, che furono modellati in fogge di ispirazione greca o ad intreccio di foglie e bacche affiancati a cammei incisi, chiaro richiamo alla glittica classica. La prima arte incisoria del corallo nel napoletano si ispir\u00f2 infatti a modelli e temi neoclassici ampiamente condivisi dalla scuola di glittica romana, da cui il Martin aveva richiamato i primi incisori che collaborarono con lui. La tecnica incisoria permetteva di sfruttare appieno il materiale grezzo di scarto, la base del cormo piena di imperfezioni, il cosiddetto &#8220;pedicino&#8221;, non utilizzabile per la produzione di pallini e pi\u00f9 adatto a lavorazioni scolpite, come appunto i cammei incisi, reinterpretati attraverso un\u2019innovativa combinazione cromatica di rosso e oro, in cui il corallo ebbe ruolo centrale. La tecnica di intaglio echeggiava ancora una volta l\u2019eredit\u00e0 trapanese, che diede il meglio nel modellato artistico.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1636\" class=\"footnote\">C. Del Mare, M. C. Di Natale, <em>Mirabilia Coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi, <\/em>Catalogo della mostra a cura di C. del Mare, Napoli 2009, pp. 25-31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>Il corallo nella storia e nell\u2019arte, <\/em>Napoli 1965, pp. 204-208; 217-218; 234-241; 290-360.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1636\" class=\"footnote\">L\u2019insieme di provvedimenti legislativi emanati dal 1586 fino alla pubblicazione della Costituzione Livornina del giugno 1593, ebbero come primario intento quello di incentivare la crescita demografica e commerciale di Pisa e Livorno, attirando rappresentanti di comunit\u00e0 straniere, senza discriminazione di razza o religione, garantendo una serie di privilegi e immunit\u00e0 a chiunque decidesse di stabilirsi e iniziare attivit\u00e0 nelle due citt\u00e0 toscane. Si garantivano libert\u00e0 di professione religiosa, politica e professionale, oltre alla cancellazione dei debiti contratti con stranieri, esenzione di alcuni tributi, l&#8217;annullamento di condanne penali (ad eccezione dell&#8217;eresia e di spaccio di &#8220;falsa moneta&#8221;) per un periodo di 25 anni, istituendo un regime doganale a vantaggio delle merci in esportazione e stabilimenti adatti alle diverse professioni. Tale impianto legislativo nel tempo confer\u00ec a Livorno le caratteristiche di \u201cporto franco\u201d, di una citt\u00e0 cosmopolita, multirazziale e multiconfessionale, favorendo la costituzione in citt\u00e0 di numerose, comunit\u00e0 straniere presiedute da propri rettori.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>Il corallo nella storia\u2026,<\/em> 1965, p.318.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1636\" class=\"footnote\">A. Daneu, <em>L\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, Palermo 1964, p. 45; G. Filangeri di Striano, <em>Documenti per la storia, le arti, e li industrie delle province napoletane<\/em>, Napoli 1981, IV,pp.344-345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1636\" class=\"footnote\"> ASN \u2013 Notaio Antonino de Campulo, 27 agosto 1505, II ind.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1636\" class=\"footnote\">G.C. Ascione<em>, Storia del corallo a Napoli dal XVI al XIX secolo<\/em>, Napoli 1991, pp. 64-69; A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese, <em>L\u2019arte del corallo. Manifatture di Napoli e Torre del Greco tra \u2018800 e \u2018900<\/em>, Napoli 1989, pp. 21 -24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1636\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1636\" class=\"footnote\">G.M. March: <em>Alcuni inventari di Casa d\u2019Aragona compilati in Ferrara nel secolo XVI<\/em>, in <em>\u201c<\/em>Archivio storico delle province napoletane<em>\u201d, <\/em>LX, 1936, p. 302, 313.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1636\" class=\"footnote\">G.C. Ascione, <em>Coralli,<\/em> in <em>Civilt\u00e0 del Seicento a Napoli<\/em>, catalogo della mostra, Napoli 1984, Vol. II, p. 336.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1636\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1636\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1636\" class=\"footnote\">Simili opere dovevano essere il Trionfo con San Michele di collezione privata di Catania della fine del XVII secolo di maestranze trapanesi e palermitane su disegno di Giacomo Amato ( cfr. M.C. Di Natale, <em>Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em> e R. Vadal\u00e0, scheda n. 43, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001) e il Trionfo con San Giuseppe di collezione privata di Palermo pure di maestranza\u00a0 trapanese (cfr. M.C. Di Natale, scheda 159, in <em>L&#8217;arte del corallo in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. Maltese e M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp.348-349; S. Terzo scheda 53, in <em>Splendori di Sicilia&#8230;<\/em>, 2001, p.508; R. Vadal\u00e0, scheda 74, in <em>I grandi capolavori del corallo<\/em>, Milano 2013, p.143. <em>I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra (Catania, Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino 3 marzo &#8211; 5 maggio 2013; Trapani, Museo Interdisciplinare Regionale &#8220;Agostino Pepoli&#8221; 18 maggio &#8211; 30 giugno 2013) a cura di V.P. Li Vigni, M.C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013, p.151.). Si veda anche R. F. Margiotta, <em>La ricerca di archivio. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo<\/em>, in <em>Sicilia Ritrovata. Arti decorative dei Musei Vaticani e della Santa Casa di Loreto<\/em>, catalogo della mostra (Monreale, Museo Diocesano 7 giugno &#8211; 7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale, G. Cornini, e U. Utro, Quaderni &#8220;Museo Diocesano di Monreale&#8221;, n.2, Palermo 2012, p.173; S. Terzo, scheda 80, in <em>I grandi capolavori del corallo&#8230;<\/em>2013. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1636\" class=\"footnote\">Nel 1617 Giovanni Battista Scarano viene pagato con la somma di dodici ducati da Don Astorge Agnese \u00abper oro e fattura di una figura in Corallo, che detto Giovan Battista ha fatta e consegnata\u00bb (cfr. G.C. Ascione,<em> La Storia del\u2026, <\/em>1991, p. 52).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1636\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>,<em> <\/em>p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1636\" class=\"footnote\">M. Serraino, <em>Trapani nella vita civile e religiosa<\/em>, Trapani 1968, pp. 111-112; e G.C. Ascione, <em>Storia del\u2026, <\/em>1991, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1636\" class=\"footnote\">G.C. Ascione, <em>Coralli<\/em> \u2026, 1984, p. 337.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1636\" class=\"footnote\">cfr. M.C. Di Natale, scheda 78, in <em>I grandi capolavori&#8230;<\/em>, 2013, p.148, che riporta precedente bibliografia<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1636\" class=\"footnote\">P. Balzano, <em>Del corallo, della sua pesca e della sua industria nelle Due Sicilie, <\/em>in \u201cAnnali delle Due Sicilie\u201d, marzo-aprile 1838; P. Balzano, <em>Il corallo e la sua pesca, Trattato sui coralli. <\/em>Napoli 1870; G. Mazzei Megale, <em>L\u2019industria del corallo a Torre del Greco, <\/em>Napoli 1880; G. Tescione, <em>L\u2019industria del corallo nel regno di Napoli dal secolo XII al secolo XVII<\/em>, Napoli 1938.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1636\" class=\"footnote\">Le coralline erano grandi barche a vela latina, del tipo gozzi o tartane, utilizzate per la pesca del corallo, che potevano imbarcare dai 7 ai 16 uomini di equipaggio. Ogni corallina era dotata di uno o due \u201cordigni\u201d o \u201cingegni\u201d , un meccanismo usato tradizionalmente anche presso altre comunit\u00e0 di pescatori operanti nel Mediterraneo, consistente in una croce di legno a bracci di eguale lunghezza, appesantita da grossi massi, a cui erano agganciate delle reti. L\u2019ingegno veniva calato per mezzo di lunghe funi di canapa, regolate da un argano, verso i fondali marini, ad una profondit\u00e0 variabile tra le 50 e le 100 braccia. Le reti, attraverso il movimento combinato di barca e argano, erano posizionate per strappare pi\u00f9 corallo possibile dal fondale, ed un\u2019analoga manovra era poi necessaria per liberarle. L\u2019attivit\u00e0 di pesca si praticava nel periodo primaverile \u2013 estivo, indicativamente tra marzo e ottobre di ogni anno.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>L\u2019Industria <\/em>\u2026<em>.<\/em> 1938, pp. XIV \u2013 XV; A. Gruvel, <em>Le poche dans la pr\u00e9histoire, dans l\u2019antiquit\u00e9 et chez les peuples primitifs, <\/em>Parigi 1928, p. 56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1636\" class=\"footnote\">V. Di Donna, <em>Il riscatto baronale della citt\u00e0 di Torre del Greco e sua comarca. Episodio storico del sec. XVIII; <\/em>Napoli 1914, pp. 7 &#8211; 8; G. e F. Castaldi, <em>Storia di Torre del Greco, <\/em>con prefazione di Raffaele Alfonso Ricciardi, Torre del Greco 1890, pp. 177 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1636\" class=\"footnote\">ASN, <em>Cappellano Maggiore, Statuti e Congregazioni, <\/em>fs.1183 ex 3, inc.57, anno 1615. Successivamente la sede della congregazione venne trasferita da Santa Croce alla chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Padri Minori Osservanti, per essere ulteriormente dislocata presso la sede autonoma della chiesa di S. Maria di Costantinopoli, eretta dagli stessi congregati all\u2019inizio del Settecento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1636\" class=\"footnote\">Per le stime sull\u2019ammontare delle somme versate al Monte cf.\u00a0 F. Balletta, <em>La ricchezza di Torre del Greco dalla fine del Seicento ai primi decenni dell\u2019Ottocento<\/em> in \u201cRivista di Storia Finanziaria\u201d, n. 11, luglio \u2013 dicembre 2003, pp. 27.\u00a0 \u201cPoich\u00e9 si presuppone che, per ciascun viaggio, il proprietario della feluca, nel \u2018600, guadagnava in media 250-300 ducati, il versamento al Monte si aggirava intorno a 12-15 ducati, che, per 58 soci iniziali, si trattava di un incasso annuo di 700-900 ducati [\u2026] La somma di 250-300 ducati si deduce sottraendo dal ricavato della vendita del corallo pescato le spese sostenute. Cos\u00ec da una polizza emessa, nel 1672, da un certo Matteo Vernosa dello Spirito Santo si rileva che aveva comprato, dal proprietario di una feluca, Carlo Antonio Pappalardo, il ricavato della pesca per 632 ducati (Archivio Storico del Banco di Napoli, Banco dello Spirito Santo, polizza dell\u20198 aprile 1672). Tenuto conto che le spese per allestire un viaggio per la pesca nel Mediterraneo, compreso il compenso ai marinai, si aggirava intorno ai 300 ducati, il ricavato, circa 600 ducati, meno le spese, facendo una previsione cautelativa, si aveva una cifra di utili di 250-300 ducati\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1636\" class=\"footnote\">Per approfondimenti sulle tematiche di formazione e evoluzione del Monte Pio dei Marinai e Pescatori vedere V. Ferrandino, <em>Il Monte Pio dei Marinai e Pescatori di Torre del Greco, Tre secoli di attivit\u00e0 al servizio dei &#8220;corallari&#8221; (secc. XVII-XX), <\/em>Roma 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1636\" class=\"footnote\">Il sostegno di Carlo di Borbone, volto a valorizzare l\u2019industria e le risorse locali, a favore delle fabbriche e manifatture napoletane come le porcellane di Capodimonte, le seterie di San Leucio, la Real Fabbrica di arazzi, si indirizz\u00f2 anche verso l\u2019artigianato orafo con la fondazione nel 1737 del \u201cLaboratorio delle pietre dure\u201d, cui seguir\u00e0 per volont\u00e0 di Ferdinando I la \u201cScuola di incisione\u201d su cammei. La scuola, pur allineandosi nelle prime produzioni agli stili dell\u2019Opificio fiorentino delle pietre dure, da cui proveniva il maestro Ghinghi trasferitosi al laboratorio di Napoli, segn\u00f2 la traccia che diede avvio alla produzione di glittica in corallo nel secolo successivo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1636\" class=\"footnote\">P. Balzano, <em>Il corallo e la sua pesca\u2026,<\/em> 1870,<em> <\/em>pp<em> <\/em>111-149; L.A. Senegallia, <em>Sul codice corallino di Torre del Greco sulla Reale Compagnia del corallo, <\/em>Napoli, 1936; G. Tescione, <em>il corallo nella ,,, <\/em>1965, che in appendice pubblica l\u2019intero Codice Corallino; E. Tartamella, <em>Corallo. Storia e arte dal XV al XIX secolo, <\/em>Palermo 2004, pp. 171-186.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1636\" class=\"footnote\">M. De Iorio, <em>Memorie per la nuova Compagnia del corallo, <\/em>Napoli 1788, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1636\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1636\" class=\"footnote\">L. A. Senegallia, <em>Sul Codice corallino\u2026,<\/em> 1936, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>Italiani alla pesca del corallo ed egemonie marittime nel mediterraneo<\/em> <em>saggio di una storia della pesca del corallo con speciale riferimento all\u2019Italia meridionale<\/em>, in <em>Regia Deputazione napoletana di storia patria. Storia delle arti e delle industrie meridionali<\/em>, Napoli 1940, p. 220, nota 1. Il Martin era presente a Marsiglia, come ricorda il Tescione tra il 1767 e il 1776, conosciuto come mercante di grande stima e direttore della Reale Compagnia d&#8217;Africa. La sua esperienza nel commercio di corallo lo port\u00f2, vista la decadenza delle manifatture della sua citt\u00e0, a trasferirsi in un luogo dove pi\u00f9 facile sarebbe stato il reperimento del pescato.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1636\" class=\"footnote\">ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, <\/em>Fascio 2252, fasc.lo 3, 8 aprile 1805.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1636\" class=\"footnote\">Nel marzo del 1810 Gioacchino Murat, nominato Re di Napoli da Napoleone Bonaparte nel 1808, conferma il decreto sulla privativa industriale concesso al Martin e, con una \u201cpatente d\u2019introduzione\u201d, la\u00a0 rinnova per altri cinque anni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1636\" class=\"footnote\">La prima fabbrica del Martin trova sede nel cinquecentesco palazzo Brancaccio del Marchese Caracciolo di Castellucci, a Torre del Greco (cfr. V. Jori, <em>Le torri in Italia e i cinquantasei paesi, Torri in particolare Torre del Greco antica e moderna, <\/em>Napoli 1894, p. 175). Danneggiato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, venne in seguito demolito.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1636\" class=\"footnote\">C. Ascione, <em>La real Fabbrica dei Coralli della Torre del Greco<\/em>, Napoli 2000, dove si d\u00e0 ampia documentazione d\u2019archivio sulla fondazione e produzione delle fabbriche di corallo fondate dal Martin. Per l\u2019opificio sito nell\u2019Albergo dei Poveri cf. Archivio dell\u2019Albergo dei Poveri, Reg. del 1807- 1809, del 16 dicembre 1807; ASNA, Ministero dell\u2019Interno, inv. I, Fascio 1888.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1636\" class=\"footnote\">V. Jori, <em>Le torri in Italia\u2026.<\/em>1894,<em> <\/em>p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1636\" class=\"footnote\">Documento IV, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. II, <\/em>Fascio 5067, fasc.lo 1, 27 marzo 1805; Documento V, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, <\/em>Fascio 2252, fasc.lo 3, 8 aprile 1805 riguardanti il Dispaccio Reale e la Privativa di Ferdinando IV in cui si concede al Martin la privativa per dieci anni per l\u2019apertura di una fabbrica di coralli a Torre del Greco. Documento VII, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, <\/em>Fascio 2252, fasc.lo 3, 12 luglio 1806 dove Napoleone I conferma la privativa concessa da Ferdinando IV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1636\" class=\"footnote\">Documento VIII, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, Appendice II<\/em>, Fascio 309, fasc.lo 3: Notamento dei prodotti esposti nella Solenne Esposizione del 1809; Documento IX, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, Appendice II<\/em>, Fascio 309, fasc.lo 4: comunicazione in merito alla Solenne Esposizione del 1810; Documento XX, ASNA, <em>Ministero dell\u2019Interno, Inv. I, Appendice II<\/em>, Fascio 2247, fasc.lo 5: relazione a Re Ferdinando IV sui manifatturieri premiati nell\u2019Esposizione del 1818.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1636\" class=\"footnote\"><em>Catalogo dei saggi de\u2019 Prodotti dell\u2019Industria Nazionale presentati alla solenne Esposizione de \u201922 agosto 1813, <\/em>Napoli. p.1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1636\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1636\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1636\" class=\"footnote\">A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese<em>, L\u2019arte del corallo ..<\/em>.,1989, p.34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>Italiani alla pesca del corallo\u2026,<\/em> Napoli<em> <\/em>1940<em>, <\/em>p. 221. Vincenzo Jori riporta una disamina degli avvenimenti tra il Martin e i lavoranti romani: \u00ab[Martin] recossi a Roma, di l\u00e0 condusse seco tre maestri incisori: Michele Mancerotti, Filippo Veneziani e Giuseppe Carbone [&#8230;]. Introducendo il Martin un&#8217;arte nuova chiese ed ottenne la privativa. Inferm\u00f2 il Mancerotti tanto da essere obbligato al ritorno dell&#8217;aria natia. Rimasero gli altri due al lavoro per alcuni anni: ma venuti a questione col Martin abbandonarono la fabbrica [&#8230;] Impiantarono una lite dimostrando che sulle Belle Arti non ci pu\u00f2 essere privativa di sorta [&#8230;] ottenendo in loro favore la sentenza [&#8230;] Mancerotti parl\u00f2 a Roma con amici delle faccende coralline di Torre: tra quelli era Filippo Gagliardi, giovanotto incisore, che pens\u00f2 trasferirsi a Torre, ove lavor\u00f2 con Veneziani e Carbone\u201d (cfr. V. Jori, <em>Le torri in Italia\u2026,<\/em> 1894, p. 175 citato in A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese<em>, L\u2019arte del corallo ..<\/em>.,1989, p.36).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1636\" class=\"footnote\">G. Tescione, <em>Italiani alla pesca del corallo\u2026,<\/em> Napoli<em> <\/em>1940<em>, <\/em>p. 222, nota 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1636\" class=\"footnote\">A. Gonz\u00e0lez Palacios, <em>Mosaici e pietre dure,<\/em> Milano 1982,\u00a0 pp. 51- 64 e pp.70-71;\u00a0 A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese<em>, L\u2019arte del corallo ..<\/em>.,1989, p. 38; C. Ascione,<em> La real Fabbrica\u2026,<\/em> 2000, pp. 72-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1636\" class=\"footnote\">A. Gonz\u00e0lez Palacios, <em>Mosaici e \u2026,<\/em> 1982,\u00a0 p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1636\" class=\"footnote\">C. Ascione,<em> La real Fabbrica\u2026,<\/em> 2000, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1636\" class=\"footnote\">A. Putaturo Murano, A. Perriccioli Saggese<em>, L\u2019arte del corallo ..<\/em>.,1989, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1636\" class=\"footnote\">ASNA <em>Ministero dell\u2019Interno<\/em>, Inv.II, Fascio 5062 riportato in C. Ascione,<em> La real Fabbrica\u2026,<\/em> 2000, pp. 62, 72- 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1636\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, pp.96- 103; C. Del Mare, <em>Mirabilia Coralii. Manifatture in corallo a Genova, Livorno e Napoli, tra il Seicento e L\u2019Ottocento. <\/em><em>Napoli 2011, <\/em>pp.45, 84-89; J. P. Samoyault, <em>Fontainebleau, Mus\u00e9e Napol\u00e9on I: dix ans d\u2019acquisitions, in \u201cRevue du Louvre\u201d, <\/em>1996, n. 2, pp. 53-54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1636\" class=\"footnote\">E\u2019 noto il ritratto di Carolina Bonaparte Murat, Regina di Napoli, nella miniatura in porcellana oggi al Mus\u00e8e Carnevalet di Parigi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1636\" class=\"footnote\">J. L. David, Zenaide e Carolina Bonaparte, 1821.\u00a0 Roma, Museo Napoleonico.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1636\" class=\"footnote\">Firmin Massot (1766 &#8211; 1849), <em>Ritratto dell\u2019Imperatrice Josephine con parure di corallo. <\/em>1812 circa. Chateaux de Malmaison et Bois Pr\u00e9au a Rueil Malmaison. MM 2003.15.I<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1636\" class=\"footnote\">Hortense Eug\u00e9nie C\u00e9cile Bonaparte, nata de Beauharnais (Parigi, 10 aprile 1783, \u2013 Salenstein, 5 ottobre 1837), regina consorte d&#8217;Olanda, era figliastra dell&#8217;imperatore Napoleone I, essendo figlia della sua prima moglie Giuseppina di Beauharnais. Pi\u00f9 tardi divenne consorte del primo fratello, Luigi Bonaparte, re d&#8217;Olanda e madre di Napoleone III, futuro Imperatore dei Francesi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1636\" class=\"footnote\">La rivista <em>Costumes Parisiens, <\/em>che ebbe grande circolazione nel periodo napoleonico, riporta numerosi figurini completati da monili in corallo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1636\" class=\"footnote\">La rivalutazione del corallo da parte dei ceti nobiliari e borghesi trovava ulteriore sostegno dalla stima che le classi popolari avevano sempre avuto nei confronti del materiale corallino, per le sue presunte qualit\u00e0 apotropaiche.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1636\" class=\"footnote\">Un sottile filo di corallo stretto al collo assunse nell\u2019epoca napoleonica la funzione scaramantica di richiamare alla memoria il taglio della ghigliottina.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1636\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>c.delmare@libero.it L\u2019eredit\u00e0 trapanese e gli esordi della lavorazione del corallo nel napoletano DOI: 10.7431\/RIV07112013 A compimento della gloriosa stagione barocca trapanese, dalla seconda met\u00e0 del <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1636\" title=\"Cristina Del Mare\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1636"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1636"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1636\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1750,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1636\/revisions\/1750"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1636"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}