{"id":1627,"date":"2013-06-29T12:12:40","date_gmt":"2013-06-29T12:12:40","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1627"},"modified":"2013-12-29T10:04:07","modified_gmt":"2013-12-29T10:04:07","slug":"roberta-cruciata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1627","title":{"rendered":"Roberta Cruciata"},"content":{"rendered":"<p>roberta.cruciata@unipa.it<\/p>\n<h3>Per una storia della Settimana Santa a Malta. I gruppi processionali del Venerd\u00ec Santo di Valletta<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07102013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime notizie relative ai riti della Settimana Santa e alla tradizione della processione per il Venerd\u00ec Santo nell\u2019Isola dei Cavalieri risalgono alla fine del XVI secolo. Da allora, questa usanza \u00e8 giunta, seppur con notevoli cambiamenti, fino ai giorni nostri con la medesima carica pietistico-devozionale, ugualmente diffusa capillarmente nelle varie realt\u00e0 cittadine delle isole maltesi<sup><a href=\"#footnote_0_1627\" id=\"identifier_0_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento cfr. J. Cassar Pullicino, Studies in Maltese Folklore, Malta 1976; J. F. Grima, The Iconography of the Maltese Good Friday Processional Statues: Their Development between 1960 and 1984, in Proceedings of History Week 1984, ed. by S. Fiorini, Malta 1986, pp. 141-148; Il-Pur\u010bissjonijiet tal-\u0120img\u0127a l-Kbira f&rsquo;Malta u G\u0127awdex, ed. by M. J. Schiavone, Malta 1992; B. Bonnici, Il-\u0120img\u0127a l-Kbira f&rsquo;Malta: L-Istorja, it-Tradizzjoni u l-Folklor, Malta 1998; J. Grech, Il~Vari tal-\u0120img\u0127a l-Kbira ta&rsquo; Malta u G\u0127awdex, Malta 1999; G. Gauci, Good Friday &amp; Easter statues &amp; processions of Malta &amp; Gozo: history and traditions, Malta 2003; J. F. Grima, Il-Vari tal-\u0120img\u0127a Mqaddsa fil-G\u017cejjer Maltin, Sensiela Kullana Kulturali 78, Malta 2012. Per&nbsp; ulteriori notizie circa le manifestazioni nelle singole cittadine maltesi cfr. Rev. C. Zammit, Good Friday. Procession at Luqa, Malta 1976; The Holy Week at Paceville, Malta 1978; J. F. Grima, Il-Vari tal-Gimg\u0127a Mqaddsa, in Il-Knisja Parrokkjali ta&rsquo; San \u0120or\u0121 \u0126al Qormi-Erba&rsquo; Sekli ta&rsquo; Storja, ed. by J. F. Grima, Malta 1984; J. C. Camilleri, Cospicua&rsquo;s Good Friday procession, in The year book, Malta 1985, pp. 377-387; G. Aquilina O. F. M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt. Tag\u0127rif storiku dwar il-Kur\u010bifiss Mirakulu\u017c, il-Gimg\u0127a l-Kbira u d-Duluri tal-Belt Valletta, Malta 1986; J. C. Camilleri, Mosta&rsquo;s Good Friday procession, in The year book, Malta 1986, pp. 406-415; Idem, The Vittoriosa Good Friday procession, in The Malta year book, Malta 1988, pp. 411-417; Il-Gimgha Mqaddsa f&rsquo;Paceville, ed. by L. Cuschieri, Malta 1988; J. C. Camilleri, The Senglea Good Friday procession, in The Malta year book, Malta 1989, pp. 402-405; P. Catania-Rev. C. Catania, The Good Friday Procession. Naxxar. Il-Purcissjoni Tal-Gimgha L-Kbira, Malta 1990; A. Bonnici, The Good Friday procession. Nadur, Malta 1995; C. Galea Scannura, Holy Week at Cospicua, Malta 1998.\">1<\/a><\/sup>. Oggi le sacre rappresentazioni processionali sono ben diciannove, quattordici delle quali si svolgono a Malta mentre le restanti cinque a Gozo. Le statue del Venerd\u00ec Santo erano e sono ancora adesso chiamate <em>il-misterji<\/em>, come peraltro accade in Sicilia con il termine \u201cmisteri\u201d, in ambo i casi un riferimento ai cinque Misteri Dolorosi del Santo Rosario (l\u2019agonia di Ges\u00f9 nel Getsemani; la flagellazione di Ges\u00f9; l\u2019incoronazione di spine; l\u2019ascesa al Calvario di Ges\u00f9 carico della croce; Ges\u00f9 \u00e8 crocifisso e muore in croce).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, il Concilio di Trento e la Controriforma segnarono e rinnovarono fortemente le forme della devozione non soltanto del clero, in quanto influirono anche sulla vita e sulle usanze religiose dei laici. Dopo il divieto della rievocazione della morte e della Passione di Cristo con personaggi viventi, poco gestibili sul piano dell\u2019ortodossia iconografica in quanto, secondo i dettami ufficiali, le immagini dovevano perseguire in primo luogo l\u2019\u00abesattezza nella rappresentazione dei soggetti religiosi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_1627\" id=\"identifier_1_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Blunt, Le teorie artistiche in Italia. Dal Rinascimento al Manierismo, Torino 2001, p. 121.\">2<\/a><\/sup>, furono incoraggiate le manifestazioni con figure dipinte o scolpite. Scrive Liborio Palmeri che, pertanto, \u00absulla spinta del Concilio di Trento \u201cil teatro dei misteri\u201d diventa una rappresentazione in movimento di gruppi che non possono degenerare in nessuna espressione sconveniente per il semplice fatto che i loro protagonisti (Ges\u00f9, gli apostoli, la Vergine, i sommi sacerdoti, Pilato, etc.) sono fissati in atteggiamenti quanto pi\u00f9 possibili coerenti con il racconto che gli artisti sono stati chiamati a raccontare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_1627\" id=\"identifier_2_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Palmeri, La funzione teologica e devozionale delle sacre rappresentazioni processionali, in Legno tela &amp; &hellip; La scultura polimaterica trapanese tra Seicento e Novecento, catalogo della mostra a cura di AM. Precopi Lombardo-P. Messana, Erice 2011, p. 104.\">3<\/a><\/sup>. In varie parti della nostra Penisola, dalla Liguria<sup><a href=\"#footnote_3_1627\" id=\"identifier_3_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento cfr. D. Sanguineti, Anton Maria Maragliano 1664-1739: insignis sculptor Genue, presentazione di E. Gavazza, Genova 2012, con precedente bibliografia.\">4<\/a><\/sup> al Piemonte<sup><a href=\"#footnote_4_1627\" id=\"identifier_4_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti cfr. Gaudenzio Ferrari. La crocifissione del Sacro Monte di Varallo, a cura di E. De Filippis, Torino 2006.\">5<\/a><\/sup>, dalla Campania alla Sicilia, sorsero cos\u00ec le processioni con i gruppi lignei policromi raffiguranti in modo estremamente drammatico e coinvolgente i \u201cmisteri\u201d della vita di Cristo: un nuovo genere importato dalla Spagna nel corso del XVI secolo e molto propagandato nel Regno di Napoli dai Padri Gesuiti che nel loro programma di catechesi largo spazio riservavano proprio all\u2019evangelizzazione dei ceti pi\u00f9 umili, anche attraverso processioni o cerimonie estremamente suggestive atte a suscitare il coinvolgimento religioso e il pentimento nei fedeli, perfettamente in linea con i dettami del Concilio, i cui decreti sottolineavano appunto \u00abil valore delle immagini dipinte e scolpite come incitamenti alla devozione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_1627\" id=\"identifier_5_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Blunt, Le teorie artistiche&hellip;, 2001, p. 136.\">6<\/a><\/sup>. Scrive Annamaria Precopi Lombardo che a Trapani \u00abla processione dei Misteri, realizzata attraverso la <em>Societ\u00e0 del Sangue Preziosissimo<\/em>, fu voluta per sollecitare la \u2018compunzione\u2019 delle categorie artigiane e per indurle alla conversione e alla piet\u00e0 religiosa. Sono gli artigiani, ovvero il popolo di Trapani, i veri destinatari della \u2018missione penitenziale\u2019 per cui i gruppi vennero realizzati e assegnati in concessione perpetua ai consoli in carica nei periodi della stipula\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_1627\" id=\"identifier_6_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AM. Precopi Lombardo, La scultura celebra la fede, in Mysterium Crucis nell&rsquo;arte trapanese dal XIV al XVIII secolo, a cura di M. Vitella, Trapani 2009, p. 57.\">7<\/a><\/sup>. Gli studi locali hanno ormai accertato che le origini di tali realizzazioni scultoree sacre siano da ricondurre alla Spagna, individuando nei <em>pasos <\/em>i loro diretti antecedenti sia da un punto di vista culturale che iconografico e compositivo<sup><a href=\"#footnote_7_1627\" id=\"identifier_7_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i &ldquo;misteri&rdquo; di Trapani cfr. L. Novara, I gruppi statuari dei Misteri di Trapani: tecnica e stile, in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 115-121, che riporta la precedente bibliografia. Per i gruppi di Erice cfr. M. Vitella, Erice: i gruppi processionali per il Venerd&igrave; Santo, in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 151-156.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso dei secoli numerose vicende storiche nonch\u00e9 stretti vincoli economici, culturali e artistici hanno accomunato Malta alla Sicilia, politicamente legate per quasi otto secoli a partire dalla conquista normanna in seguito alla quale venne unita al Regno di Sicilia che successivamente, nel 1530, l\u2019avrebbe concessa in affitto perenne ai Cavalieri dell\u2019Ospedale dell\u2019Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, fino alla conquista napoleonica del 1798. Pertanto, non stupisce affatto la presenza della tradizione legata alla Settimana Santa anche nell\u2019antica Melita, soprattutto a partire dalla met\u00e0 del XVI secolo in cui l\u2019Isola risulta fortemente legata alla Sicilia dei vicer\u00e9: e proprio il predominio spagnolo nel Mediterraneo diede indubbiamente un decisivo impulso all\u2019imposizione dell\u2019uniformit\u00e0 cattolica in tutti i territori sottomessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Malta, in seno al clima della Controriforma, un ruolo cruciale in questo senso fu svolto dai frati Francescani, la cui presenza si rivel\u00f2 determinante per la nascita e la diffusione di tali solenni rappresentazioni processionali e per la conseguente precisazione delle loro caratteristiche. Infatti, gli Ordini Francescani, e in particolare gli Osservanti Riformati e i Cappuccini, ebbero in quegli anni un ruolo fondamentale nell\u2019incrementare e motivare la piet\u00e0 popolare nei confronti della Passione di Cristo soprattutto con la creazione di opere d\u2019arte, in primo luogo crocefissi dotati di una umanit\u00e0 nuova, fortemente drammatici e realistici, allo scopo di suscitare nei fedeli autentici sentimenti di pentimento e conversione. Senza dubbio la devozione<strong> <\/strong>per la Passione di Cristo e il mistero della croce nel corso dei secoli a Malta furono alimentati dalla presenza di ben due<strong> <\/strong>crocefissi lignei<sup><a href=\"#footnote_8_1627\" id=\"identifier_8_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti sui crocefissi lignei presenti a Malta cfr. S. Debono, The sculptured altar crucifix in the Maltese Islands, 1600-1800, B. A. (Hons) thesis (History of Art), University of Malta, 2003; Idem, Imago Dei. Sculpted Images of the Crucifix in the Art of Early Modern Malta, Superintendence monograph series No. 2, Malta 2005.\">9<\/a><\/sup>, opere, come si dir\u00e0 in seguito, dello scultore siciliano frate Innocenzo da Petralia, improntate a un forte ed esasperato espressionismo drammatico, soprattutto quella di Valletta, in cui Cristo appare scheletrico, contorto all\u2019inverosimile e martoriato dai lividi e dalle ferite subite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alla Settimana Santa, sembra che le prime manifestazioni organizzate sul suolo melitense ebbero luogo a Rabat alla fine del XVI secolo, su impulso appunto dei Francescani<sup><a href=\"#footnote_9_1627\" id=\"identifier_9_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I primi maltesi ad abbracciare la vita dei Frati Minori furono attratti dai missionari di Terra Santa giunti sull&rsquo;Isola, o forse provenivano da famiglie maltesi che risiedevano temporaneamente in Sicilia. Il 6 novembre 1482 Papa Sisto IV con la Bolla Pia Fidelium diede loro il permesso di fondare un convento, decisione confermata molti anni dopo, il 27 gennaio 1494, dalla Bolla Apostolicae Servitutis di Alessandro VI. Risale proprio al 1494 la fondazione del primo convento dei Minori nella citt&agrave; di Rabat (la supplica all&rsquo;allora pontefice &egrave; del 20 dicembre di quell&rsquo;anno). Fino al 1835 essi furono legati alla madre provincia siciliana del Santissimo Nome di Ges&ugrave;. Per la storia e le vicende degli Osservanti Riformati a Malta cfr. P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, Il-Fran\u0121iskani Maltin (Ta&rsquo; \u0120ie\u017cu). 1482c-1965c (sal-Kon\u010bilju Vatikan II), Malta 2011. Cfr. pure G. Aquilina-S. Fiorini, The Origin of Franciscanism in the late medieval Malta, Malta 1995.\">10<\/a><\/sup>; fu la confraternita di San Giuseppe che aveva sede nella chiesa degli Osservanti Riformati di Santa Maria di Ges\u00f9 (<em>Ta\u2019 \u0120ie\u017cu<\/em>) a dare un impulso decisivo in questa direzione. Successivamente, i Minori introdussero una processione similare a Valletta, che si tenne per la prima volta nel 1673 con diversi gruppi processionali e l\u2019accompagnamento musicale. Si hanno poi notizie delle processioni nelle citt\u00e0 di Cospicua (nel 1694) e Senglea (nel 1714); a Naxxar, invece, le origini di questa tradizione risalgono alla met\u00e0 del XVIII secolo, mentre \u00e8 documentato che gi\u00e0 nel 1742 esistevano alcune statue processionali a Zejtun. Pare che a Qormi la prima processione fu organizzata nel 1764, mentre a Luqa nel 1795. Nel corso del XIX e poi del XX secolo la tradizione dei cortei processionali attecch\u00ec anche in altre cittadine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gruppi statuari, generalmente otto nella tradizione pi\u00f9 diffusa e ormai consolidata, raffigurano i seguenti episodi della Passione: Ges\u00f9 nell\u2019orto di Getsemani (<em>L-Ort<\/em>); La Flagellazione (<em>Il-Marbut<\/em>, letteralmente \u201cIl legato\u201d); <em>Ecce Homo<\/em>; Ges\u00f9 che porta la croce (<em>L-Img\u0127obbi<\/em>, noto anche come <em>Ir-Redentur<\/em><sup><a href=\"#footnote_10_1627\" id=\"identifier_10_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il culto per Ges&ugrave; sotto il titolo di Redentore fu introdotto a Malta dal movimento dei Redentoristi, la Congregazione del Santissimo Redentore fondata da Sant&rsquo;Alfonso Maria de&rsquo; Liguori a Scala (Salerno) il 9 novembre 1732 e approvata nel 1749 da Papa Benedetto XIV. La Cottonera (ovvero le cosiddette &ldquo;Tre Citt&agrave;&rdquo;, Vittoriosa, Senglea e Cospicua) fu uno tra i primi territori in cui esso si diffuse pi&ugrave; velocemente fin dalla prima met&agrave; del XVIII secolo. Tutte le maggiori chiese della zona, non solo le parrocchiali ma anche quelle dei pi&ugrave; importanti ordini religiosi, possedevano una statua del Redentore raffigurato secondo la nuova iconografia: Cristo caduto e quasi schiacciato sotto il peso della croce. Essa fu presto associata alla stazione della Via Crucis raffigurante Cristo carico della croce, e fin&igrave; per sostituire la precedente rappresentazione del figlio di Dio in piedi mentre trasporta la croce. La prima citt&agrave; a promuovere il nuovo culto fu Senglea, dopo che fu realizzata per la processione del Venerd&igrave; Santo una statua che ancora oggi &egrave; la pi&ugrave; venerata di tutta l&rsquo;Isola. Cfr. S. Mercieca, The Birgu Painting of St Alphonse Maria De Liguori. A Journey in the History of Popular Religion in Malta, in &ldquo;Treasures of Malta&rdquo;, No. 43, Christmas 2008, Vol. XV No. 1, Malta, pp. 66-67.\">11<\/a><\/sup>, ovvero \u201cIl Redentore\u201d); La Veronica (<em>Il-Veronika<\/em>); La Crocifissione (<em>Il-Vara l-Kbira<\/em>, letteralmente \u201cLa Grande Vara\u201d, per via del numero di personaggi rappresentati e delle dimensioni della croce); Ges\u00f9 nel sepolcro<em> <\/em>(<em>Il-Monument<\/em><sup><a href=\"#footnote_11_1627\" id=\"identifier_11_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Estremamente interessante ricordare che a Trapani il gruppo denominato Ges&ugrave; nel sepolcro, ovvero il diciannovesimo, venga popolarmente chiamato U signuri nu munumento. Cfr. L. Novara, I gruppi processionali di Trapani, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 149.\">12<\/a><\/sup>, ovvero \u201cIl Monumento\u201d, dall&#8217; urna contenente la statua del Cristo morto); l\u2019Addolorata (<em>Id-Duluri<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto ai venti gruppi sacri della processione di Trapani<sup><a href=\"#footnote_12_1627\" id=\"identifier_12_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"cfr. L. Novara, I gruppi processionali &hellip;, in Legno tela &hellip;, p. 2011, pp. 131-150.\">13<\/a><\/sup> quelle melitensi presentano in genere un numero pi\u00f9 esiguo di fercoli<em>, <\/em>ma similmente il corteo \u00e8 concluso dai due simulacri di Ges\u00f9 morto entro un\u2019urna di legno e di Maria Addolorata. Sia in Sicilia che a Malta l\u2019evidente teatralit\u00e0 ed espressivit\u00e0 delle sculture, atte a coinvolgere il fedele, sono accentuate dai colori vivaci degli abiti dei personaggi e dai loro gesti eloquenti, al punto che per taluni gruppi si possono anche evidenziare dei punti di contatto pi\u00f9 o meno espliciti. \u00abRispettando l\u2019iconografia tradizionale, tratta da stampe devozionali, incisioni di opere di grandi artisti, repertori iconografici, diffusi dai Gesuiti, ma presenti anche nella scuola e nei laboratori francescani, gli artisti trapanesi trasferirono in scultura gli episodi citati nei Sacri Testi [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_1627\" id=\"identifier_13_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Novara, I gruppi statuari&hellip;,&nbsp; in Legno tela &hellip;, 2011, p. 117.\">14<\/a><\/sup>; questa riflessione di Lina Novara pu\u00f2 essere estesa anche alle opere degli artisti maltesi, ben inseriti nel corso dei secoli in una fitta rete di scambi artistico-culturali con il pi\u00f9 ampio contesto mediterraneo, soprattutto, ma non soltanto, con la Sicilia<sup> <\/sup>e la Spagna<sup><a href=\"#footnote_14_1627\" id=\"identifier_14_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti circa i rapporti tra Malta e Spagna nella scultura, in particolare a partire dalla seconda met&agrave; del XVIII secolo cfr. S. Debono, Mariano Girada (1771-1823): Maltese art and Spain, 1750-1830, unpublished M. A. thesis (History of Art), University of Malta, 2007.\">15<\/a><\/sup>, che sovente videro anche spostamenti di personalit\u00e0 artistiche da e verso l\u2019Isola dei Cavalieri. Del resto, ci\u00f2 non avveniva esclusivamente nel campo della scultura: per quanto riguarda l\u2019oreficeria \u00e8 ormai risaputo che a Malta circolassero stampe e campionari di disegni provenienti da altri paesi, che permettevano agli artisti di aggiornarsi su quelle che erano le mode pi\u00f9 in voga all\u2019epoca<sup><a href=\"#footnote_15_1627\" id=\"identifier_15_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Balzan, Jewellery in Malta. Treasures from the Island of the Knights (1530-1798), Malta 2009, pp. 46-48.\">16<\/a><\/sup>. Quest\u2019apertura agli influssi europei senza dubbio fu notevolmente accresciuta e incentivata dall\u2019arrivo dei Giovanniti, con le loro commissioni e la conseguente circolazione sull\u2019Isola di opere di manifattura straniera; ma un ruolo chiave in questo senso ebbero ininterrottamente gli ordini religiosi, in costante rapporto con i loro superiori provinciali in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_16_1627\" id=\"identifier_16_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quanto riguarda gli Osservanti Riformati, basti soltanto ricordare che essi, per la chiesa conventuale di Rabat, commissionarono il 22 febbraio 1503 una statua in marmo (Madonna col Bambino) ad Antonello Gagini, realizzata poi l&rsquo;anno successivo, e nel 1515 un polittico ad Antonio de Saliba, di cui sopravvivono oggi soltanto le due tavole con la Deposizione e la Madonna in trono col Bambino. Nel convento di Valletta, invece, oltre al gi&agrave; citato crocefisso ligneo opera di frate Innocenzo da Petralia, troviamo la pala dell&rsquo;altare maggiore con il Matrimonio mistico di Santa Caterina (nella letteratura maltese citata come Visitazione) firmata e datata 1600 da Antonio Catalano il Vecchio, e un dipinto, la Guarigione del padre di Publio dopo il naufragio di S. Paolo, associato al nome del Monrealese Pietro Novelli. Per approfondimenti sull&rsquo;argomento cfr. G. Aquilina OFM, Le arti figurative nelle relazioni conventuali tra Sicilia e Malta, in Sicilia e Malta. Le Isole del Grand Tour, a cura di R. Bondin-F. Gringeri Pantano, Malta 2008, pp. 125-133.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando meramente l\u2019aspetto iconografico, e tralasciando le innovazioni che si riscontrano nelle opere con un\u2019origine da riferire alla seconda met\u00e0 del XX secolo<sup><a href=\"#footnote_17_1627\" id=\"identifier_17_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. J. F. Grima, The Iconography &hellip;, in Proceedings &hellip;, 1986, pp. 141-148.\">18<\/a><\/sup>, ci\u00f2 che colpisce dei gruppi processionali maltesi \u00e8 che nella loro espressione maggiormente caratteristica si ha un ridimensionamento del numero dei personaggi rispetto ai \u201cmisteri\u201d della citt\u00e0 di Trapani, come peraltro accade anche in Spagna per esempio nelle opere di Francisco Salzillo y Alac\u00e1zar custodite a Murcia<sup><a href=\"#footnote_18_1627\" id=\"identifier_18_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Francisco Salzillo, in particolar modo per i pasos della processione del Venerd&igrave; Santo di Murcia, cfr. M. P&eacute;rez S&aacute;nchez, El triunfo de lo sensible: los Pasos de la Procesi&oacute;n del Viernes Santo en Murcia (Espana), in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 107-113, con bibliografia precedente.\">19<\/a><\/sup>. Non a caso, pi\u00f9 che narrare il singolo evento essi sembrano piuttosto avere uno spiccato valore simbolico, e dunque didascalico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti osservare il gruppo con <em>Ges\u00f9 nell\u2019orto di Getsemani<\/em>, che generalmente contempla la presenza del figlio di Dio in preghiera in ginocchio e dell\u2019angelo dinanzi a lui venuto a confortarlo<sup><a href=\"#footnote_19_1627\" id=\"identifier_19_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nell&rsquo;opera della seconda met&agrave; del XVIII secolo presente a Trapani, attribuita a Baldassare Pisciotta, Ges&ugrave; in preghiera &egrave; accompagnato, oltre che naturalmente dall&rsquo;angelo, anche dagli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo che giacciono dormienti. Cfr. L. Novara, I gruppi &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 133-134.\">20<\/a><\/sup> mentre regge con le mani il calice e la croce, chiaramente prefigurazioni della passione e della morte di Cristo<sup><a href=\"#footnote_20_1627\" id=\"identifier_20_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Luca, 22, 42-43: &laquo;Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Per&ograve; non sia fatta la mia, ma la tua volont&agrave;. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo&raquo;.\">21<\/a><\/sup>. Pare che un\u2019ulteriore iconografia, con Ges\u00f9 in deliquio sostenuto alle sue spalle da un angelo che lo assiste e lo conforta mentre un altro dinanzi a lui ha il calice e la croce, che trova riscontro con quella dei gruppi di Erice<sup><a href=\"#footnote_21_1627\" id=\"identifier_21_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, Erice&hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 153, che sottolinea come tale &ldquo;mistero&rdquo; presenti un&rsquo;analogia &laquo;con El paso de la Oracion en el huerto della chiesa del Ges&ugrave; di Murcia, in Spagna, opera realizzata nel 1754 da Francisco Salzillo&raquo;.\">22<\/a><\/sup> e di Murcia, venne introdotta a Malta soltanto nel 1878 da Carlo Darmanin, nell\u2019opera che realizz\u00f2 per la processione della citt\u00e0 di Cospicua<sup><a href=\"#footnote_22_1627\" id=\"identifier_22_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Galea Scannura, Holy Week Traditions in Malta, in The Holy Week&hellip;, 1978, p. 28. Per Carlo Darmanin cfr. V. Caruana, The art of papier-mache in Malta between the 19th and early 20th centuries: technical and art historical considerations, unpublished M.A. thesis (History of Art), University of Malta, 2005; S. Mangion, Karlu Darmanin: il-prin\u010bep tal-istatwarji: \u0127ajtu u \u0127idmietu , ri\u010berka u kitba ta&rsquo; S. Mangion, C. Magro, b&rsquo;introduzzjoni ta&rsquo; M. T. Vassallo, Malta 2010.\">23<\/a><\/sup>. Ad oggi non si conosce l\u2019origine esatta di quest\u2019iconografia, che pertanto ebbe un\u2019ampia diffusione nell\u2019area mediterranea tra il XVIII e il XIX secolo, ma pare indubbio un suo legame con quella di autentico spirito controriformato utilizzata sin dai secoli precedenti per raffigurare l\u2019estasi dei Santi<sup><a href=\"#footnote_23_1627\" id=\"identifier_23_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Prof. Maurizio Vitella per i suoi consigli in merito.\">24<\/a><\/sup>, come nel <em>San Francesco in estasi <\/em>del Caravaggio<sup><a href=\"#footnote_24_1627\" id=\"identifier_24_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Bologna, Alla ricerca del vero San Francesco in estasi di Michel Agnolo da Caravaggio per il cardinale Francesco Maria Del Monte, in &ldquo;Artibus et Historiae&rdquo;, vol. 8, no. 16 (1987), pp. 159-177. Cfr. pure M. Cinotti, Scheda 19, in M. Cinotti, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: Tutte le opere, con un saggio critico di G. A. Dell&rsquo;Acqua, estratto da &ldquo;I pittori bergamaschi&rdquo;. Il Seicento, vol. I, Bergamo 1983, p. 440, che riporta la precedente bibliografia.\">25<\/a><\/sup> oggi al Wadsworth Atheneum di Hartford (Connecticut), che peraltro sino all\u2019inizio del XX secolo si trovava in una collezione privata maltese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativa \u00e8 la presenza nel Cathedral Museum di Mdina, l\u2019antica capitale di Malta, di due inedite e raffinate opere in cera della prima met\u00e0 del XVIII secolo che rappresentano <em>La Deposizione<\/em> e <em>L\u2019Agonia nell\u2019Orto<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Bottega di Gaetano Giulio Zumbo (qui attr.), prima met\u00e0 del XVIII sec., &lt;i&gt;Deposizione&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Bottega di Gaetano Giulio Zumbo (qui attr.), prima met\u00e0 del XVIII sec., &lt;i&gt;L\u2019Agonia nell\u2019Orto&lt;\/i&gt;, Mdina, Cathedral Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru02.jpg\">2<\/a>): proprio quest\u2019ultima reca la medesima iconografia di cui si \u00e8 appena detto, con il Cristo in posizione estatica sorretto alle sue spalle da un angelo. Giustamente accostate ai modi di Gaetano Giulio Zumbo<sup><a href=\"#footnote_25_1627\" id=\"identifier_25_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Gaetano Giulio Zumbo cfr. F. Cagnetta, La vie et l&rsquo;oeuvre de Gaetano Giulio Zummo, in La ceroplastica nella scienza e nell&rsquo;arte, atti del I Congresso Internazionale, Firenze 1977, vol. II, pp. 489-501, che riporta la bibliografia precedente. Cfr. pure G. Gargallo Di Castel Lentini, Tracce della famiglia Zumbo a Siracusa, in La ceroplastica &hellip;, 1977, pp. 517-523; Gaetano Giulio Zumbo, catalogo della mostra a cura di P. Giansiracusa, Milano 1988; Vanitas Vanitatum: studi sulla ceroplastica di Gaetano Giulio Zumbo, atti del convegno a cura di P. Giansiracusa, Siracusa-Palermo 1991; Mirabili orrori. Cere inedite di Gaetano Giulio Zumbo, catalogo della mostra a cura di L. Speranza, Firenze 2010.\">26<\/a><\/sup> da Don Edgar Vella, senza dubbio si tratta di opere realizzate da un ceroplasta che doveva conoscere molto bene le composizioni del maestro siciliano, e molto verosimilmente furono prodotte dalla sua bottega. Pare opportuno mettere in evidenza come la creatura divina alata in ginocchio che sostiene Cristo, nel suo gesto con il braccio destro alzato a indicare la croce, sembra avere il suo modello nella figura del Tempo dell\u2019opera il <em>Trionfo del Tempo <\/em>(1691-1694) di Zumbo, che egli realizz\u00f2 per Cosimo III de\u2019 Medici all\u2019epoca del suo soggiorno fiorentino. Non a caso le due cere furono donate al museo maltese dalla nobildonna Fran\u00e7oise Leopardi de Piro<sup><a href=\"#footnote_26_1627\" id=\"identifier_26_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le due opere, donate al museo alla fine degli anni Novanta del XX secolo, si trovavano precedentemente nella residenza estiva di famiglia a St Paul&rsquo;s Bay, nella sala degli ospiti. Ringraziamenti vanno a Don Edgar Vella, per le notizie fornitemi.\">27<\/a><\/sup> e, con un\u2019ipotesi molto suggestiva, potrebbero anche provenire da Firenze dal momento che la famiglia de Piro, in seguito al matrimonio celebrato nel 1868 tra Alessandro de Piro-Gourgion e l&#8217;ereditiera Orsola Agius Caruana, nonna della suddetta Fran\u00e7oise, entr\u00f2 in possesso di un grande palazzo nel capoluogo toscano ubicato in via Faenza<sup><a href=\"#footnote_27_1627\" id=\"identifier_27_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Marchese Nicholas de Piro per le preziose informazioni. Per approfondimenti cfr. L. Sebregondi, San Jacopo in Campo Corbolini a Firenze. Percorsi storici dai Templari all&rsquo;Ordine di Malta all&rsquo;era moderna, presentazioni M. Gregori, A. Paolucci, F. Guarducci, Firenze 2005, pp. 131-141.\">28<\/a><\/sup>, che era stato sede della Commenda fiorentina e dell\u2019Ambasciata dei Cavalieri dell\u2019Ordine ai tempi del Granducato di Toscana, nonch\u00e9 dell\u2019attigua chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando ai gruppi delle processioni del Venerd\u00ec maltese e procedendo a un\u2019analisi iconografica, <em>La Flagellazione<\/em> presenta soltanto Cristo in piedi legato alla colonna: egli viene raffigurato a pena gi\u00e0 avvenuta, e non durante il supplizio al cospetto del soldato e dello sgherro come avviene a Trapani<sup><a href=\"#footnote_28_1627\" id=\"identifier_28_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Novara, I gruppi &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 139.\">29<\/a><\/sup> o anche nell\u2019opera del 1762 di Pietro Calamela che si trova ad Erice<sup><a href=\"#footnote_29_1627\" id=\"identifier_29_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Vitella, Erice&hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 153-154.\">30<\/a><\/sup>. L\u2019<em>Ecce Homo<\/em>, nella sua espressione pi\u00f9 tipica, mostra Cristo seduto su una colonna spezzata. Questa \u00e8 una delle varianti iconografiche rispetto alla pi\u00f9 usuale rappresentazione in cui egli, vestito come un re, con la corona di spine, il mantello rosso e la canna in mano \u00e8 in piedi, ma in genere anche in questo caso sono assenti altri personaggi, primo fra tutti Pilato, che invece nell\u2019<em>Ecce Homo <\/em>trapanese \u00e8 il vero protagonista dell\u2019episodio che si svolge sul balcone del pretorio di Gerusalemme presente anche un soldato<sup><a href=\"#footnote_30_1627\" id=\"identifier_30_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Novara, I gruppi &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 141.\">31<\/a><\/sup>; quindi in realt\u00e0, nelle opere di Malta, viene piuttosto privilegiato l\u2019attimo immediatamente successivo alla coronazione di spine, che nello stesso tempo \u00e8 quello che precede il momento in cui Pilato mostra beffardamente Ges\u00f9 alla folla<sup> <\/sup>dicendo \u00abEcco che ve lo conduco fuori, affinch\u00e9 sappiate che non trovo in lui nessun capo di accusa [\u2026] Ecco l\u2019uomo!\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_1627\" id=\"identifier_31_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giovanni, 19, 4-7.\">32<\/a><\/sup>. <em>La Crocifissione<\/em>, invece, vede di solito la presenza, oltre a Cristo sulla croce, soltanto di tre personaggi: Maria Maddalena inginocchiata, e la Vergine (con il cuore trafitto da un pugnale, secondo l\u2019iconografia dell\u2019Addolorata<sup><a href=\"#footnote_32_1627\" id=\"identifier_32_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il pugnale allude alla profezia di Simeone che, in occasione della presentazione al tempio di Ges&ugrave;, aveva predetto a Maria che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Cfr. Luca 2, 34-35.\">33<\/a><\/sup> e San Giovanni Evangelista posti vicini oppure agli angoli opposti, secondo il tradizionale \u201cCalvario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritroviamo poi due gruppi con caratteristiche iconografiche di probabile ascendenza spagnola. <em>La Veronica<\/em>, assente nella processione di Trapani come gruppo singolo ma raffigurata nel tredicesimo \u201cmistero\u201d (<em>L\u2019ascesa al Calvario<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_33_1627\" id=\"identifier_33_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Novara, 13. Ascesa al Calvario, in Jesus Hominum Salvator. La vita di Cristo nell&rsquo;arte trapanese dal XV al XIX secolo, catalogo della mostra a cura di AM. Precopi Lombardo-P. Messana, Erice 2009, pp. 80-84, che riporta la bibliografia precedente, e Eadem, I gruppi &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 143.\">34<\/a><\/sup>, come accade nella cultura iberica \u00e8 ora in piedi ora inginocchiata ma sempre a figura singola<sup><a href=\"#footnote_34_1627\" id=\"identifier_34_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1895 il gi&agrave; citato maestro maltese Carlo Darmanin introdusse per la prima volta a Mosta una nuova iconografia della Veronica accompagnata da una giovane fanciulla, rifacendosi alle visioni della Beata agostiniana tedesca Anna Katharina Emmerick. Cfr. J. F. Grima, The Iconography &hellip;, in Proceedings &hellip;, 1986, p. 143. Lo stesso Darmanin fu il primo a realizzare nel 1903, per la processione della citt&agrave; di Qormi, un gruppo con Il tradimento di Giuda, iconografia prima di allora mai realizzata sull&rsquo;Isola.\">35<\/a><\/sup>, mentre regge con entrambe le mani il panno bianco con impresso il volto di Cristo; pare opportuno il riferimento alla <em>Santa mujer Ver\u00f3nica<\/em>, opera di Salzillo degli anni 1756-1757, custodita nella chiesa del Ges\u00f9 di Murcia. \u00c9 da riferire alla temperie spagnola anche la rappresentazione dell\u2019<em>Addolorata<\/em>, che si distingue nettamente dall\u2019omonima opera della cittadina siciliana<sup><a href=\"#footnote_35_1627\" id=\"identifier_35_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Novara, I gruppi &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, p. 150.\">36<\/a><\/sup>. La Vergine come <em>Mater Dolorosa<\/em> \u00e8 in ginocchio, mentre un angioletto, in taluni casi sostituito da San Giovanni in piedi, ha in mano la corona di spine; a volte sono presenti tutti e tre. Essi sono rappresentati come dolenti ai piedi della croce, alla quale sono addossati una scala a pioli, simbolo della passione e nello stesso tempo testimonianza dell\u2019avvenuta deposizione del corpo esanime di Cristo, e un lenzuolo bianco, che allude al \u201csacro lino\u201d identificato con la <em>Sindone<\/em> del Duomo di Torino. Questo \u201cmistero\u201d manifesta analogie con la <em>Maria Santisima de las Angustias <\/em>di Salzillo realizzata nel 1739 per la congregazione dei Servi di Maria della chiesa di San Bartolomeo-Santa Maria di Murcia<sup><a href=\"#footnote_36_1627\" id=\"identifier_36_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. P&eacute;rez S&aacute;nchez, El triunfo de lo sensible &hellip;, in Legno tela &hellip;, 2011, pp. 108-109.\">37<\/a><\/sup>, che per\u00f2 ha la classica iconografia della Piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le origini di queste manifestazioni religiose a Valletta esse derivano dalle processioni che si svolgevano durante i venerd\u00ec di Quaresima, i cosiddetti \u201cvenerd\u00ec di marzo\u201d, organizzate dalla Confraternita del Santissimo Sacramento con sede nella parrocchia di San Domenico<sup><a href=\"#footnote_37_1627\" id=\"identifier_37_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mallia O. P., Il-Fratellanza tas-Santissimu Sagrament fil-Parro\u010b\u010ba ta&rsquo; S. M. tal-Portu Salvu, il-Belt, 1575-1975, Malta 1975, pp. 250-251.\">38<\/a><\/sup>. Queste ebbero luogo in seguito all\u2019emanazione, il 6 agosto 1573, della Bolla <em>Pastoris aeterni <\/em>da parte di Papa Gregorio XIII, che concedeva speciali indulgenze ai membri delle confraternite del SS. Sacramento che le avessero organizzate<sup><a href=\"#footnote_38_1627\" id=\"identifier_38_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 26. Ringrazio sentitamente Paul Camilleri, per il suo fondamentale aiuto nella traduzione in italiano di questo testo.\">39<\/a><\/sup>. Durante il loro svolgimento i confratelli seguivano uno stendardo nero, mentre i frati sfilavano dietro un crocifisso; era presente anche l\u2019accompagnamento musicale, mentre era portata in processione la statua della Madonna, verosimilmente l\u2019Addolorata<sup><a href=\"#footnote_39_1627\" id=\"identifier_39_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa del convento francescano di Santa Maria di Ges\u00f9, luogo dal quale oggi prende le mosse la processione del Venerd\u00ec Santo, pare che invece prima del 1646, anno della fondazione della Confraternita del Crocifisso<sup><a href=\"#footnote_40_1627\" id=\"identifier_40_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Scerri, Monografia dell&rsquo;Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, Malta 1932. La Confraternita del Crocifisso fu fondata in seguito alla supplica dell&rsquo;allora vescovo di Malta Fra Michele Giovanni Balaguer y Camarasa, in carica dal 25 marzo 1635 al 9 dicembre 1663. Per approfondimenti sulla sua figura cfr. A. Ferres, Descrizione Storica delle Chiese di Malta e di Gozo, Malta 1866, pp. 40-41; A. Bonnici, I Vescovi di Malta Baldasarre Cagliares (1615-1633) e Michele Balaguer (1635-1663). Edizione critica del Manoscritto 6687 del Fondo Barberini latino della Biblioteca Vaticana, in &ldquo;Melita Historica&rdquo;, eds. by A.&nbsp; Vella et., vol. 5 no. 2, Malta 1969, pp. 114-157.\">41<\/a><\/sup>, non si organizzasse alcuna particolare attivit\u00e0 quaresimale, eccezion fatta per le sante messe e le altre funzioni che si svolgevano in chiesa<sup><a href=\"#footnote_41_1627\" id=\"identifier_41_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 26.\">42<\/a><\/sup>. Invece, dal secondo statuto di fondazione di tale Confraternita datato 1647 si evince chiaramente l\u2019esistenza di rappresentazioni sacre della Passione di Cristo sia durante le settimane di Quaresima che anche il Venerd\u00ec Santo (con il solo <em>Cristo morto<\/em>), mentre cessarono quelle organizzate dalla chiesa di San Domenico. A partire dal 1709 la processione del Venerd\u00ec fu poi rimpiazzata da un\u2019altra che aveva luogo il Gioved\u00ec Santo, alla quale prendevano parte numerose statue<sup><a href=\"#footnote_42_1627\" id=\"identifier_42_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 27, 56. Le chiese dinanzi alle quali transitava la processione del Gioved&igrave; Santo erano: Sant&rsquo;Orsola, San Rocco, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina (del Monastero), la chiesa dei Gesuiti, quella dei Greci, San Giovanni, San Giacomo e San Paolo. Per ulteriori approfondimenti, cfr. G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 29-30.\">43<\/a><\/sup>. Oggi \u00e8 stata ripristinata la sacra rappresentazione del Venerd\u00ec Santo, con otto \u201cmisteri\u201d secondo l&#8217;assetto processionale tradizionale dell\u2019Isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il compianto storico maltese Padre Giorgio Aquilina, la prima processione con i gruppi scultorei realizzati da un tale Baldassare Ciantar in legno, carta e paglia che indossavano degli eleganti e finissimi abiti e l\u2019accompagnamento musicale si svolse soltanto nel 1673<sup><a href=\"#footnote_43_1627\" id=\"identifier_43_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 31-32. Il materiale utilizzato per la realizzazione dei primi fercoli processionali cost&ograve; alla Confraternita undici scudi, cinque tar&igrave; e quindici grani, mentre Ciantar fu pagato tre scudi. Appena due anni dopo, alcuni di essi furono riparati e rimaneggiati: il maestro Andrea Giordano fu pagato dodici scudi per il lavoro svolto su La Crocifissione (per il rifacimento di tre teste e di sei mani); i lavori di ridipintura ammontarono a tre scudi, sette tar&igrave; e otto grani. Complessivamente, la spesa sostenuta dal procuratore della Confraternita nel corso del 1675 fu di trenta scudi, cinque tar&igrave; e tre grani.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un documento del 1712 ci informa che all\u2019epoca, oltre al <em>Cristo Morto<\/em>, esistevano <em>Ges\u00f9 nell\u2019orto di<\/em> <em>Getsemani<\/em>, <em>Ecce Homo<\/em>, <em>Ges\u00f9 che porta la croce<\/em>, <em>La Veronica<\/em> e <em>La Crocifissione <\/em><sup><a href=\"#footnote_44_1627\" id=\"identifier_44_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 32.\">45<\/a><\/sup>. L\u2019inventario in questione \u00e8 estremamente significativo in quanto descrive molto minuziosamente le opere: \u00abIl Mistero di Nostro Signore figura del Cristo morto in carta pista, quattro angioli alti tre palmi l\u2019uno anche di carta pista, li vestimenti della vara del Cristo morto, cio\u00e8 una cutra di broccato d\u2019oro con il fondo pagonazzo con frangia d\u2019oro all\u2019intorno foderata di damaschello cremisino, un lenzuolo di tela d\u2019Olanda per di sopra una mustascia guarnita di cupi con pizzilla d\u2019un palmo di larghezza, un altro velo di mustascia\u00a0 grande tutto trinato d\u2019oro guarnito di pizzilla bianca all\u2019intorno, li vestimenti delli quattro Angioli di detta vara di lama falsa d\u2019argento con quattro fasci di velo rosso per li detti Angioli, li suoi coroni di fiori et il pedestallo di detti Angioli di fiori. Un coscino di broccato d\u2019oro pagonazzo con galloni e giummari d\u2019oro che serve per il Corpo di Cristo, sei cuscinetti di damaschello cremisino per quelli Sacerdoti che portano la vara. Una tovaglia che copre il Cristo di torbante rosso e bianco, due altri cuscini di tela bianca riccamata di sita rossa e verde che stanno sotto il Cristo; li tasti delli lanterni argentati sono dentro la guardarobba del Cristo morto; Le due teste e mani e piedi delli due vari Cristo all\u2019orto e della Croce alle spalle, li vestimenti delli medesimi, cio\u00e8 due tuniche di scomiglia color di viola infoderate di tela dell\u2019istesso colore, un mento di Christo all\u2019Orto di tarzanello dell\u2019istesso colore, due cinture di tarzanello dell\u2019istesso colore per li medesimi, un feriolo di cremisino rosso che serve per l\u2019Ecce Homo. La testa e mani della Veronica e li suoi vestimenti, cio\u00e8 una camiscia di tela soldea cruda una tunica di bogasin color di viola, un manto di armesino color di viola e due tovagli bianchi per la testa di torbante, una tovaglia bianca di filodente che si mette nella Croce delli mani: La testa e mani della Madonna Addolorata, e li suoi vestimenti, cio\u00e8 una camiscia di tela cruda soldea, una tunica d\u2019armesino pagonazzo, un manto color di viola infoderato di sopra di lama falsa e due tovagli per la testa di torbante: La testa e mani di S. Gio. Evangelista, e li suoi vestimenti cio\u00e8 una camiscia di tela soldea una tunica di bogasin verde, un manto di bogasin rosso, li diademi delli detti sono di cartone argentati; la figura della Veronica serve per la Maddalena\u00bb<sup><a href=\"#footnote_45_1627\" id=\"identifier_45_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 58-59.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il 1729 furono effettuati nuovi rimaneggiamenti su alcuni \u201cmisteri\u201d, mentre tra il 1737 e il 1742 Saverio Laferla, membro della Confraternita, realizz\u00f2 cinque nuovi gruppi processionali in cartapesta, introducendo l\u2019<em>Addolorata<\/em><em> <\/em><sup><a href=\"#footnote_46_1627\" id=\"identifier_46_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, &nbsp;p. 32.\">47<\/a><\/sup>. Quindi, pare che fino alla met\u00e0 del XIX secolo nella processione di Valletta non esistesse <em>La Flagellazione<\/em>, di cui fa cenno per la prima volta un inventario del 1773<sup><a href=\"#footnote_47_1627\" id=\"identifier_47_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 33.\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le statue oggi portate in processione, <em>Ges\u00f9 nell\u2019orto di Getsemani<\/em> \u00e8 il gruppo realizzato in cartapesta da Saverio Laferla nel 1730<sup><a href=\"#footnote_48_1627\" id=\"identifier_48_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Il gruppo originale, esistente gi&agrave; prima del 1712, allo stesso modo non aveva l&rsquo;angelo.\">49<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Saverio Laferla e Wistin Camilleri, 1730 e 1939, &lt;i&gt;Ges\u00f9 nell\u2019orto di Getsemani&lt;\/i&gt;,Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, Oratorio del SS. Crocifisso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru03.jpg\">Fig. 3<\/a>); ad esso fu aggiunto, probabilmente nel 1773, l\u2019angelo, poi sostituito dall\u2019attuale opera del 1939 di Wistin Camilleri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Flagellazione<\/em>, dunque, \u00e8 menzionata per la prima volta nel 1773, quando inizi\u00f2 a essere utilizzata la statua con Cristo in legno e la colonna di cartapesta che fino a quel momento era impiegata per rappresentare l\u2019<em>Ecce Homo <\/em><sup><a href=\"#footnote_49_1627\" id=\"identifier_49_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 35.\">50<\/a><\/sup>. \u00a0L\u2019opera lignea oggi esistente fu realizzata nel 1831 da Pietro Paolo Azzopardi<sup><a href=\"#footnote_50_1627\" id=\"identifier_50_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la figura di Pietro Paolo Azzopardi cfr. E. F. Montanaro, Pietro Paolo Azzopardi: A forgotten Sculptor, in Proceedings of History Week 1981, ed. M. Buhagiar, Malta1982, pp. 61-75.\">51<\/a><\/sup>, per una somma di centotrenta scudi (<a title=\"Fig. 4. Pietro Paolo Azzopardi, 1831, &lt;i&gt;La Flagellazione&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, Oratorio del SS. Crocifisso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru04.jpg\">Fig. 4<\/a>). In una cronaca del convento scritta nel 1730, frate Gio(vanni) Antonio Mercieca afferma che in chiesa, nella cappella del Crocifisso, esisteva una statua di Ges\u00f9 coperto di molto sangue legato alla colonna e flagellato (\u00ab<em>idem<\/em> <em>Religiosus pariter Statuam Christi Domini ad columnam alligati et flagellis crudelissime ad multum sanguinem verberati quae ad latus dextrum tabellae pietatis supradictae in cavo parietis vitris clausa seratur <\/em>[..]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_1627\" id=\"identifier_51_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, Il-Fran\u0121iskani Maltin&hellip;, 2011, p. 348.\">52<\/a><\/sup>) che si credeva dello stesso autore del <em>Crocefisso<\/em> miracoloso<sup><a href=\"#footnote_52_1627\" id=\"identifier_52_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986 p. 34.\">53<\/a><\/sup>, quest\u2019ultimo per tanto tempo attribuito a frate Umile da Petralia ma che di recente \u00e8 stato riferito con certezza a frate Innocenzo<sup><a href=\"#footnote_53_1627\" id=\"identifier_53_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, Il-Fran\u0121iskani Maltin&hellip;, 2011, pp. 337-346 e 502-505. Per frate Innocenzo cfr. R. La Mattina, Frate Innocenzo da Petralia. Scultore siciliano del XVII secolo fra leggenda e realt&agrave;, Caltanissetta 2002, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. anche G. M. Fachechi, Frate Innocenzo da Petralia Soprana, scultore siciliano itinerante fra Roma, Umbria e Marche, in L&rsquo;arte del legno tra Umbria e Marche dal Manierismo al Rococ&ograve;, atti del convegno, a cura di C. Galassi, Perugia 2001, pp. 135-142; A. Cuccia, Frate Umile e Frate Innocenzo da Petralia Sop &ldquo;crocifissari&rdquo; al servizio dell&rsquo;Ordine, in A. Cuccia, La Chiesa del Convento di Sant&rsquo;Antonio da Padova di Palermo, Palermo 2002, pp. 60-64; P. Russo, Una &ldquo;Immacolata Concezione&rdquo; di frate Innocenzo da Petralia ed altri inediti della scultura in legno del Seicento nella Sicilia centro-meridionale, in Scritti di Storia dell&rsquo;Arte in onore di Teresa Pugliatti, a cura di G. Bongiovanni, &laquo;Commentari d&rsquo;arte&raquo;\/Quaderni, Roma 2007, pp. 81-86; S. Anselmo, Le Madonie. Guida all&rsquo;arte, premessa F. Sgalambro, presentazione M. C. Di Natale, introduzione V. Abbate, Palermo 2008, p. 31; R. La Mattina, Scoperte e precisazioni su alcune opere di Frate Innocenzo da Petralia, in &ldquo;Incontri. Rotary club di Caltanissetta&rdquo;, settembre 2008, p. 5; S. Anselmo, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonie, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;, collana diretta da M. C. Di Natale, n. 1, premessa M.C. Di Natale, introduzione R. Casciaro, Palermo 2009, pp. 69-73; Idem, Scheda n. 10, in Caltavuturo. Atlante dei Beni Culturali, a cura di L. Romana, prefazione S. Tusa, introduzione A. Cusumano, Palermo 2009, pp. 229-230; G. Fazio, Inocentio petroliensi inferiori laico de minore osservante reformato. Revisione critica di frate Innocenzo da Petralia e del suo connubio artistico con frate Umile, in &ldquo;Paleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani&rdquo;, NS n. 3, a. II- n. 3, settembre 2011, pp. 29-42.\">54<\/a><\/sup>. E a proposito di questo <em>Crocefisso <\/em>ligneo (<a title=\"Fig. 5. Innocenzo da Petralia, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; (11 novembre) 1646 - &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; (21 febbraio) 1648, &lt;i&gt;Crocefisso&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>), sappiamo che il 21 febbraio 1648 gi\u00e0 si trovava nella chiesa conventuale, nella \u00abCascia [\u2026] novamente fabricato dal Reverendo Padre Fra\u2019 Innocentio de Petralia reformato de\u2019 Minori Osservanti ad istantia di detti Confrati, et a proprie spese del sudetto Signor Fra\u2019 Marco Rossetto del quale ha fatto donatione alla detta Confraternita [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_1627\" id=\"identifier_54_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"NAV Not. A. Vella R 458\/4, 21.ii.1648, ff. 253-258, in part. ff. 257-258.\">55<\/a><\/sup>. Dal momento che, dopo la supplica del 1 novembre 1646 al \u201cMolto Reverendo Padre Predicatore e Guardiano di detto Convento Fra\u2019 Agustino di Malta\u201d, il contratto relativo all\u2019erezione di suddetta confraternita, \u201co sia compagnia sotto titolo della Santa Croce, e Passione di nostro Signor Giesu Christo per posser esercitare opere di Carit\u00e0, e devozione\u201d, e la conseguente assegnazione della \u201cCappella, e luogo per l\u2019oreatorio [\u2026]\u201d<sup><a href=\"#footnote_55_1627\" id=\"identifier_55_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, in part. ff. 253v-254. Cfr. pure NAV Not. P. Vella R476\/36 11.xi.1646, ff. 302-394v.\">56<\/a><\/sup> risalgono all\u201911 novembre 1646, pare molto verosimile che la committenza a frate Innocenzo e la conseguente fabbricazione del crocefisso si collochino tra questa data e, appunto, il 21 febbraio del 1648.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro <em>Crocefisso<\/em> del frate siciliano che si trova a Malta fu donato alla Cattedrale di Mdina dal gi\u00e0 citato vescovo Balaguer y Camarasa il 4 maggio 1648, che pertanto \u00e8 il termine <em>ante quem<\/em> per la sua realizzazione, dopo che il giorno precedente era stato traslato dalla chiesa di Sant\u2019Agata, posta ai confini con Rabat, alla suddetta Cattedrale con una pomposa e suggestiva processione<sup><a href=\"#footnote_56_1627\" id=\"identifier_56_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"NAV Not. G. L. Mamo R 335\/19, 4.v.1648, ff. 566-567; ACM Misc. 61, ff. 103-109; ACM Misc. 215 Inventaria Ecc. Catt., fol. 292.&nbsp; Per notizie sull&rsquo;opera cfr. A. Ferres, Descrizione Storica &hellip;, 1866, p. 11; M. Buhagiar-S. Fiorini, Mdina-The Cathedral City of Malta. A Reassessment of its History and a Critical Appreciation of its Works of Arts, vol. 1, Malta 1996, pp. 254-255; R. La Mattina, Frate Innocenzo da Petralia &hellip;, 2002, pp. 81-82; S. Debono, Imago Dei&hellip;, 2005, pp. 35-36, 40-41.\">57<\/a><\/sup>. L\u2019opera, che presenta proporzioni pi\u00f9 ridotte rispetto al <em>Crocefisso <\/em>di Valletta, \u00e8 oggi custodita nell\u2019omonima cappella alla destra dell\u2019altare maggiore (<a title=\"Fig. 6. Innocenzo da Petralia, prima met\u00e0 del XVII sec.(&lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1648), &lt;i&gt;Crocefisso&lt;\/i&gt;, Mdina, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alle statue processionali del Venerd\u00ec Santo di Valletta, per quanto concerne l\u2019<em>Ecce Homo<\/em> oggi portato in processione, rappresentato seduto su una mezza colonna, in seguito al restauro condotto nel 2008 era stata avanzata una problematica attribuzione a frate Umile da Petralia<sup><a href=\"#footnote_57_1627\" id=\"identifier_57_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Ecce Homo. Att. to the workshop of Frate Umile da Petralia. Ta&rsquo; Giesu Church Valletta, report&nbsp; by Sac. C. Vella, Malta.\">58<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Anonimo scultore, seconda met\u00e0 del XVIII sec. (&lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1773), &lt;i&gt;Ecce Homo&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, Oratorio del SS. Crocifisso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Senza dubbio si tratta in realt\u00e0 di un\u2019opera pi\u00f9 tarda, da collocare verso la seconda met\u00e0 del XVIII secolo, e molto verosimilmente proprio il 1773 rappresenta il termine <em>ante quem <\/em>per la sua realizzazione, come suggerisce anche l\u2019osservazione di particolari come la resa anatomica degli arti inferiori, le proporzioni della mani piuttosto che il voluminoso panneggio del perizoma e la capigliatura. Pare lecito comunque affermare che si tratti di un\u2019opera che, per lo spinto realismo, \u00e8 espressione di una cultura ancora influenzata dall\u2019espressionismo controriformato codificato nella produzione lignea siciliana, a quanto ci \u00e8 dato sapere finora, dall\u2019opera di frate Umile<sup><a href=\"#footnote_58_1627\" id=\"identifier_58_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per frate Umile cfr. R. La Mattina, F. Dell&rsquo;Utri, Frate Umile da Petralia &ldquo;L&rsquo;arte e il misticismo&rdquo;, presentazioni di S. Correnti, G. Di Benedetto, Caltanissetta 1986, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. pure R. la Mattina, L&rsquo;Ecce Homo in Sicilia. Storia, arte e devozione, Caltanissetta 2005.\">59<\/a><\/sup>, a cui rimandano l\u2019espressione sofferente del Cristo volta a emozionare e commuovere il devoto, la posizione delle mani, e l\u2019impietosa descrizione dei lividi, dei gonfiori e delle ferite con il sangue abbondante e a rilievo realizzato con la ceralacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo<em> <\/em>con <em>Ges\u00f9 che porta la croce<\/em>, presente fin dalle prime processioni, fu rifatto nel biennio 1729-1730 e poi sostituito da uno in cartapesta frutto dell\u2019abilit\u00e0 del maestro Laferla<sup><a href=\"#footnote_59_1627\" id=\"identifier_59_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 35.\">60<\/a><\/sup> in seguito ad un incendio, nel 1830 fu in parte rimaneggiato da Salvatore Psaila<sup><a href=\"#footnote_60_1627\" id=\"identifier_60_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 36.\">61<\/a><\/sup>. L\u2019opera in cartapesta visibile oggi risale alla fine del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito della <em>Veronica<\/em> Padre Aquilina cita un conto della Confraternita relativo al biennio 1710-1711 dove si menziona un pagamento di 2 scudi in favore di Tommaso Fava che aveva apportato delle modifiche alla statua, dunque all\u2019epoca gi\u00e0 esistente. Oggi si conserva quella in cartapesta realizzata da Saverio Laferla nel 1737 (<a title=\"Fig. 8. Saverio Laferla, 1737, &lt;i&gt;La Veronica&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, Oratorio del SS. Crocifisso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Crocifissione<\/em>, nota anche come la \u201cGrande <em>Vara<\/em>\u201d, la \u201c<em>Vara<\/em>\u201d, o \u201cLe Marie\u201d, ha da sempre avuto un posto di rilievo tra i \u201cmisteri\u201d di Valletta. Il gruppo originale nel 1741 fu sostituito da quello in cartapesta di Laferla costato sessantuno scudi, quattro tar\u00ec e sedici grani, a sua volta rimpiazzato nel 1854 da quello ancora oggi esistente, opera di Salvatore Dimech<sup><a href=\"#footnote_61_1627\" id=\"identifier_61_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 37-38.\">62<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9.  Salvatore Dimech, 1854, &lt;i&gt;La Crocifissione&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, Oratorio del SS. Crocifisso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cosiddetto <em>Monumento<\/em> contenente il Cristo deposto fino al 1740, anno in cui fu commissionata la statua dell&#8217;<em>Addolorata<\/em>, chiudeva la processione del Venerd\u00ec Santo. Nel 1688 la Confraternita spese dieci scudi per l\u2019esterno dell\u2019urna e diciannove scudi e mezzo per un nuovo Cristo in cartapesta portato da Messina da Gio(vanni) Maria Camilleri<sup><a href=\"#footnote_62_1627\" id=\"identifier_62_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 39.\">63<\/a><\/sup>. Una prima descrizione completa del gruppo la fornisce l&#8217;inventario del 1712, in cui si parla del Cristo morto di cartapesta e di quattro angeli di tre palmi maltesi di altezza, anch\u2019essi di cartapesta e decorati da stoffe di ottima qualit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_63_1627\" id=\"identifier_63_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">64<\/a><\/sup>. Nel 1728 la statua fu nuovamente rifatta per un costo di trentanove scudi, mentre nel 1868 furono realizzati <em>ex novo<\/em> gli angeli, questa volta ad opera del pi\u00f9 volte citato maestro Darmanin<em> <\/em><sup><a href=\"#footnote_64_1627\" id=\"identifier_64_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 39-40.\">65<\/a><\/sup>, che poi sono quelli che ancora oggi \u00e8 possibile ammirare. Nicola Zammit<sup><a href=\"#footnote_65_1627\" id=\"identifier_65_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la figura di Nicola Zammit cfr. S. Vella, Nicola Zammit (1815-1899) as an artist and art critic in the context of nineteenth century Malta, unpublished M.A. (History of Art) thesis, University of Malta, 2001.\">66<\/a><\/sup> nel 1870 ridisegn\u00f2 l\u2019urna, modificata poi nel 1973, mentre il Cristo morto secondo Padre Aquilina risale alla fine del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_66_1627\" id=\"identifier_66_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, p. 40\">67<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 accennato, soltanto nel 1740 fu introdotta l\u2019<em>Addolorata<\/em> a concludere la processione (<a title=\"Fig. 10. Saverio Laferla, 1740, &lt;i&gt;Addolorata&lt;\/i&gt;, Valletta, Chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9,Oratorio del SS. Crocifisso, part..\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/cru10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Il gruppo di Saverio Laferla viene descritto nell&#8217;inventario del 1773, dove si sottolinea, dietro la figura della Vergine, la presenza della grande croce vuota, dello scalino appoggiato alla stessa croce, e dell\u2019angioletto con in mano una corona di spine e i chiodi; un inventario dell\u2019inizio del XIX secolo informa che la spada d\u2019argento, la corona, e i chiodi furono finanziati dalle offerte che i cittadini di Valletta fecero durante la pestilenza del 1813<sup><a href=\"#footnote_67_1627\" id=\"identifier_67_1627\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Aquilina O.F.M., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt&hellip;, 1986, pp. 38-39.\">68<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta pertanto di opere ascrivibili a un periodo compreso tra gli anni Trenta del XVIII e la fine del XIX secolo, interessanti testimonianze dell\u2019abilit\u00e0 degli artigiani maltesi nella lavorazione del legno e della cartapesta; tali personalit\u00e0 in molti casi risultano ancora poco indagate o decisamente ignorate, anche in virt\u00f9 del fatto che ad oggi scarse o del tutto inesistenti sono le notizie pervenute. Manufatti dal forte impatto visivo, con evidenti influenze sia stilistiche che compositive della cultura figurativa seicentesca e tardo barocca, i gruppi processionali del Venerd\u00ec Santo di Valletta si rivelano in linea con quanto veniva prodotto nel pi\u00f9 ampio contesto mediterraneo tra Sicilia e Spagna, anche per quanto riguarda le finalit\u00e0 catechetiche e didascaliche a cui essi erano e sono ancora adesso destinati.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1627\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento cfr. J. Cassar Pullicino, <em>Studies in Maltese Folklore<\/em>, Malta 1976; J. F. Grima, <em>The Iconography of the Maltese Good Friday Processional Statues: Their Development between 1960 and 1984<\/em>, in <em>Proceedings of History Week 1984<\/em>, ed. by S. Fiorini, Malta 1986, pp. 141-148; <em>Il-Pur\u010bissjonijiet tal-\u0120img\u0127a l-Kbira f\u2019Malta u G\u0127awdex<\/em>, ed. by M. J. Schiavone, Malta 1992; B. Bonnici, <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira f&#8217;Malta: L-Istorja, it-Tradizzjoni u l-Folklor<\/em>, Malta 1998; J. Grech, <em>Il~Vari tal-\u0120img\u0127a l-Kbira ta\u2019 Malta u G\u0127awdex<\/em>, Malta 1999; G. Gauci, <em>Good Friday &amp; Easter statues &amp; processions of Malta &amp; Gozo: history and traditions<\/em>, Malta 2003; J. F. Grima, <em>Il-Vari tal-\u0120img\u0127a Mqaddsa fil-G\u017cejjer Maltin<\/em>, Sensiela Kullana Kulturali 78, Malta 2012. Per\u00a0 ulteriori notizie circa le manifestazioni nelle singole cittadine maltesi cfr. Rev. C. Zammit, <em>Good Friday. <\/em><em>Procession at Luqa<\/em>, Malta 1976; <em>The Holy Week at Paceville<\/em>, Malta 1978; J. F. Grima, <em>Il-Vari tal-Gimg\u0127a Mqaddsa<\/em>, in <em>Il-Knisja Parrokkjali ta\u2019 San \u0120or\u0121 \u0126al Qormi-Erba\u2019 Sekli ta\u2019 Storja<\/em>, ed. by J. F. Grima, Malta 1984; J. C. Camilleri, <em>Cospicua\u2019s Good Friday procession<\/em>, in <em>The year book<\/em>, Malta 1985, pp. 377-387; G. Aquilina O. F. M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt. Tag\u0127rif storiku dwar il-Kur\u010bifiss Mirakulu\u017c, il-Gimg\u0127a l-Kbira u d-Duluri tal-Belt Valletta<\/em>, Malta 1986; J. C. Camilleri, <em>Mosta\u2019s Good Friday procession<\/em>, in <em>The year book<\/em>, Malta 1986, pp. 406-415; <em>Idem<\/em>, The<em> Vittoriosa Good Friday procession<\/em>, in <em>The Malta year book<\/em>, Malta 1988, pp. 411-417; <em>Il-Gimgha Mqaddsa f\u2019Paceville<\/em>, ed. by L. Cuschieri, Malta 1988; J. C. Camilleri, <em>The Senglea Good Friday procession<\/em>, in <em>The Malta year book<\/em>, Malta 1989, pp. 402-405; P. Catania-Rev. C. Catania, <em>The Good Friday Procession. Naxxar. Il-Purcissjoni Tal-Gimgha L-Kbira<\/em>, Malta 1990; A. Bonnici, <em>The Good Friday procession<\/em>. Nadur, Malta 1995; C. Galea Scannura, <em>Holy Week at Cospicua<\/em>, Malta 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1627\" class=\"footnote\">A. Blunt, <em>Le teorie artistiche in Italia. Dal Rinascimento al Manierismo<\/em>, Torino 2001, p. 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1627\" class=\"footnote\">L. Palmeri, <em>La funzione teologica e devozionale delle sacre rappresentazioni processionali<\/em>, in <em>Legno tela &amp; \u2026<\/em> <em>La scultura polimaterica trapanese tra Seicento e Novecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di AM. Precopi Lombardo-P. Messana, Erice 2011, p. 104.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1627\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento cfr. D. Sanguineti, <em>Anton Maria Maragliano 1664-1739: insignis sculptor Genue<\/em>, presentazione di E. Gavazza, Genova 2012, con precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1627\" class=\"footnote\">Per approfondimenti cfr. <em>Gaudenzio Ferrari. La crocifissione del Sacro Monte di Varallo<\/em>, a cura di E. De Filippis, Torino 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1627\" class=\"footnote\">A. Blunt, <em>Le teorie artistiche\u2026<\/em>, 2001, p. 136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1627\" class=\"footnote\"> AM. Precopi Lombardo, <em>La scultura celebra la fede<\/em>, in <em>Mysterium Crucis nell\u2019arte trapanese dal XIV al XVIII secolo<\/em>, a cura di M. Vitella, Trapani 2009, p. 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1627\" class=\"footnote\">Per i \u201cmisteri\u201d di Trapani cfr. L. Novara, <em>I gruppi statuari dei Misteri di Trapani: tecnica e <\/em>stile, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 115-121, che riporta la precedente bibliografia. Per i gruppi di Erice cfr. M. Vitella, <em>Erice: i gruppi processionali per il Venerd\u00ec Santo<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 151-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1627\" class=\"footnote\">Per approfondimenti sui crocefissi lignei presenti a Malta cfr. S. Debono, <em>The sculptured altar crucifix in the Maltese Islands, 1600-1800<\/em>, B. A. (Hons) thesis (History of Art), University of Malta, 2003; <em>Idem<\/em>, <em>Imago Dei. Sculpted Images of the Crucifix in the Art of Early Modern Malta<\/em>, Superintendence monograph series No. 2, Malta 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1627\" class=\"footnote\">I primi maltesi ad abbracciare la vita dei Frati Minori furono attratti dai missionari di Terra Santa giunti sull\u2019Isola, o forse provenivano da famiglie maltesi che risiedevano temporaneamente in Sicilia. Il 6 novembre 1482 Papa Sisto IV con la Bolla <em>Pia Fidelium<\/em> diede loro il permesso di fondare un convento, decisione confermata molti anni dopo, il 27 gennaio 1494, dalla Bolla <em>Apostolicae Servitutis <\/em>di Alessandro VI. Risale proprio al 1494 la fondazione del primo convento dei Minori nella citt\u00e0 di Rabat (la supplica all\u2019allora pontefice \u00e8 del 20 dicembre di quell\u2019anno). Fino al 1835 essi furono legati alla madre provincia siciliana del Santissimo Nome di Ges\u00f9. Per la storia e le vicende degli Osservanti Riformati a Malta cfr. P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, <em>Il-Fran\u0121iskani Maltin (Ta\u2019 \u0120ie\u017cu). 1482c-1965c (sal-Kon\u010bilju Vatikan II)<\/em>, Malta 2011. Cfr. pure G. Aquilina-S. Fiorini, <em>The Origin of Franciscanism in the late medieval Malta<\/em>, Malta 1995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1627\" class=\"footnote\">Il culto per Ges\u00f9 sotto il titolo di Redentore fu introdotto a Malta dal movimento dei Redentoristi, la Congregazione del Santissimo Redentore fondata da Sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori a Scala (Salerno) il 9 novembre 1732 e approvata nel 1749 da Papa Benedetto XIV. La Cottonera (ovvero le cosiddette \u201cTre Citt\u00e0\u201d, Vittoriosa, Senglea e Cospicua) fu uno tra i primi territori in cui esso si diffuse pi\u00f9 velocemente fin dalla prima met\u00e0 del XVIII secolo. Tutte le maggiori chiese della zona, non solo le parrocchiali ma anche quelle dei pi\u00f9 importanti ordini religiosi, possedevano una statua del Redentore raffigurato secondo la nuova iconografia: Cristo caduto e quasi schiacciato sotto il peso della croce. Essa fu presto associata alla stazione della <em>Via Crucis<\/em> raffigurante <em>Cristo carico della croce<\/em>, e fin\u00ec per sostituire la precedente rappresentazione del figlio di Dio in piedi mentre trasporta la croce. La prima citt\u00e0 a promuovere il nuovo culto fu Senglea, dopo che fu realizzata per la processione del Venerd\u00ec Santo una statua che ancora oggi \u00e8 la pi\u00f9 venerata di tutta l\u2019Isola. Cfr. S. Mercieca, <em>The Birgu Painting of St Alphonse Maria De Liguori. A Journey in the History of Popular Religion in Malta<\/em>, in<em> <\/em>\u201cTreasures of Malta\u201d, No. 43, Christmas 2008, Vol. XV No. 1, Malta, pp. 66-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1627\" class=\"footnote\">Estremamente interessante ricordare che a Trapani il gruppo denominato <em>Ges\u00f9 nel sepolcro<\/em>, ovvero il diciannovesimo, venga popolarmente chiamato <em>U signuri nu munumento<\/em>. Cfr. L. Novara, <em>I gruppi processionali di Trapani<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1627\" class=\"footnote\">cfr. L. Novara, <em>I gruppi processionali <\/em>\u2026, in <em>Legno tela <\/em>\u2026, p. 2011, pp. 131-150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1627\" class=\"footnote\">L. Novara, <em>I gruppi statuari<\/em><em>\u2026<\/em>,\u00a0 in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1627\" class=\"footnote\">Per approfondimenti circa i rapporti tra Malta e Spagna nella scultura, in particolare a partire dalla seconda met\u00e0 del XVIII secolo cfr. S. Debono<em>, Mariano Girada (1771-1823): Maltese art and Spain, 1750-1830<\/em>, unpublished M. A. thesis (History of Art), University of Malta, 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1627\" class=\"footnote\">Cfr. F. Balzan, <em>Jewellery in Malta. Treasures from the Island of the Knights (1530-1798)<\/em>, Malta 2009, pp. 46-48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1627\" class=\"footnote\">Per quanto riguarda gli Osservanti Riformati, basti soltanto ricordare che essi, per la chiesa conventuale di Rabat, commissionarono il 22 febbraio 1503 una statua in marmo (<em>Madonna col Bambino<\/em>) ad Antonello Gagini, realizzata poi l\u2019anno successivo, e nel 1515 un polittico ad Antonio de Saliba, di cui sopravvivono oggi soltanto le due tavole con la <em>Deposizione <\/em>e la <em>Madonna in trono col Bambino<\/em>. Nel convento di Valletta, invece, oltre al gi\u00e0 citato crocefisso ligneo opera di frate Innocenzo da Petralia, troviamo la pala dell\u2019altare maggiore con il <em>Matrimonio mistico di Santa Caterina <\/em>(nella letteratura maltese citata come <em>Visitazione<\/em>) firmata e datata 1600 da Antonio Catalano il Vecchio, e un dipinto, la <em>Guarigione del padre di Publio dopo il naufragio di S. Paolo<\/em>, associato al nome del Monrealese Pietro Novelli. Per approfondimenti sull\u2019argomento cfr. G. Aquilina OFM, <em>Le arti figurative nelle relazioni conventuali tra Sicilia e Malta<\/em>, in <em>Sicilia e Malta. Le Isole del Grand Tour<\/em>, a cura di R. Bondin-F. Gringeri Pantano, Malta 2008, pp. 125-133.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1627\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. J. F. Grima, <em>The Iconography \u2026<\/em>, in <em>Proceedings &#8230;<\/em>, 1986, pp. 141-148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1627\" class=\"footnote\">Per Francisco Salzillo, in particolar modo per i <em>pasos<\/em> della processione del Venerd\u00ec Santo di Murcia, cfr. M. P\u00e9rez S\u00e1nchez, <em>El triunfo de lo sensible: los Pasos de la Procesi\u00f3n del Viernes Santo en Murcia (Espana)<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 107-113, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1627\" class=\"footnote\">Nell\u2019opera della seconda met\u00e0 del XVIII secolo presente a Trapani, attribuita a Baldassare Pisciotta, Ges\u00f9 in preghiera \u00e8 accompagnato, oltre che naturalmente dall\u2019angelo, anche dagli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo che giacciono dormienti. Cfr. L. Novara, <em>I gruppi &#8230;<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 133-134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1627\" class=\"footnote\">Cfr. Luca, 22, 42-43: \u00abPadre, se vuoi, allontana da me questo calice. Per\u00f2 non sia fatta la mia, ma la tua volont\u00e0. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1627\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, <em>Erice\u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 153, che sottolinea come tale \u201cmistero\u201d presenti un\u2019analogia \u00abcon El paso de la Oracion en el huerto della chiesa del Ges\u00f9 di Murcia, in Spagna, opera realizzata nel 1754 da Francisco Salzillo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1627\" class=\"footnote\">C. Galea Scannura, <em>Holy Week Traditions in Malta<\/em>, in <em>The Holy Week\u2026<\/em>, 1978, p. 28. Per Carlo Darmanin cfr. V. Caruana, <em>The art of papier-mache in Malta between the 19th and early 20th centuries: technical and art historical considerations<\/em>, unpublished M.A. thesis (History of Art), University of Malta, 2005; S. Mangion, <em>Karlu Darmanin: il-prin\u010bep tal-istatwarji: \u0127ajtu u \u0127idmietu<\/em> , ri\u010berka u kitba ta\u2019 S. Mangion, C. Magro, b\u2019introduzzjoni ta\u2019 M. T. Vassallo, Malta 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1627\" class=\"footnote\">Ringrazio il Prof. Maurizio Vitella per i suoi consigli in merito.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1627\" class=\"footnote\">Cfr. F. Bologna, <em>Alla ricerca del vero San Francesco in estasi di Michel Agnolo da Caravaggio per il cardinale Francesco Maria Del Monte<\/em>, in \u201cArtibus et Historiae\u201d, vol. 8, no. 16 (1987), pp. 159-177. Cfr. pure M. Cinotti, <em>Scheda 19<\/em>, in M. Cinotti, <em>Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: Tutte le opere<\/em>, con un saggio critico di G. A. Dell\u2019Acqua, estratto da<em> \u201cI pittori bergamaschi\u201d. Il Seicento<\/em>, vol. I, Bergamo 1983, p. 440, che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1627\" class=\"footnote\">Per Gaetano Giulio Zumbo cfr. F. Cagnetta, <em>La vie et l\u2019oeuvre de Gaetano Giulio Zummo<\/em>, in <em>La ceroplastica nella scienza e nell\u2019arte<\/em>, atti del I Congresso Internazionale, Firenze 1977, vol. II, pp. 489-501, che riporta la bibliografia precedente. Cfr. pure G. Gargallo Di Castel Lentini, <em>Tracce della famiglia Zumbo a Siracusa<\/em>, in <em>La ceroplastica \u2026<\/em>, 1977, pp. 517-523; <em>Gaetano Giulio Zumbo<\/em>, catalogo della mostra a cura di P. Giansiracusa, Milano 1988; <em>Vanitas Vanitatum: studi sulla ceroplastica di Gaetano Giulio Zumbo<\/em>, atti del convegno a cura di P. Giansiracusa, Siracusa-Palermo 1991; <em>Mirabili orrori. Cere inedite di Gaetano Giulio Zumbo<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. Speranza, Firenze 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1627\" class=\"footnote\">Le due opere, donate al museo alla fine degli anni Novanta del XX secolo, si trovavano precedentemente nella residenza estiva di famiglia a St Paul\u2019s Bay, nella sala degli ospiti. Ringraziamenti vanno a Don Edgar Vella, per le notizie fornitemi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1627\" class=\"footnote\">Ringrazio il Marchese Nicholas de Piro per le preziose informazioni. Per approfondimenti cfr. L. Sebregondi, <em>San Jacopo in Campo Corbolini a Firenze. Percorsi storici dai Templari all\u2019Ordine di Malta all\u2019era moderna<\/em>, presentazioni M. Gregori, A. Paolucci, F. Guarducci, Firenze 2005, pp. 131-141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1627\" class=\"footnote\">Cfr. L. Novara, <em>I gruppi \u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 139.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1627\" class=\"footnote\">Cfr. M. Vitella, Erice\u2026, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 153-154. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1627\" class=\"footnote\">Cfr. L. Novara, <em>I gruppi \u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1627\" class=\"footnote\"> Giovanni, 19, 4-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1627\" class=\"footnote\">Il pugnale allude alla profezia di Simeone che, in occasione della presentazione al tempio di Ges\u00f9, aveva predetto a Maria che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Cfr. Luca 2, 34-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1627\" class=\"footnote\">Cfr. L. Novara, <em>13. Ascesa al Calvario<\/em>, in <em>Jesus Hominum<\/em><em> <\/em><em>Salvator. La vita di Cristo nell\u2019arte trapanese dal XV al XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di AM. Precopi Lombardo-P. Messana, Erice 2009, pp. 80-84, che riporta la bibliografia precedente, e <em>Eadem<\/em>, <em>I gruppi \u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1627\" class=\"footnote\">Nel 1895 il gi\u00e0 citato maestro maltese Carlo Darmanin introdusse per la prima volta a Mosta una nuova iconografia della Veronica accompagnata da una giovane fanciulla, rifacendosi alle visioni della Beata agostiniana tedesca Anna Katharina Emmerick. Cfr. J. F. Grima, <em>The Iconography \u2026<\/em>, in <em>Proceedings &#8230;<\/em>, 1986, p. 143. Lo stesso Darmanin fu il primo a realizzare nel 1903, per la processione della citt\u00e0 di Qormi, un gruppo con <em>Il tradimento di Giuda<\/em>, iconografia prima di allora mai realizzata sull\u2019Isola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1627\" class=\"footnote\">Cfr. L. Novara, <em>I gruppi \u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, p. 150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1627\" class=\"footnote\">Cfr. M. P\u00e9rez S\u00e1nchez, <em>El triunfo de lo sensible<\/em> <em>\u2026<\/em>, in <em>Legno tela \u2026<\/em>, 2011, pp. 108-109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1627\" class=\"footnote\">F. Mallia O. P., <em>Il-Fratellanza tas-Santissimu Sagrament fil-Parro\u010b\u010ba ta\u2019 S. M. tal-Portu Salvu, il-Belt, 1575-1975<\/em>, Malta 1975, pp. 250-251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt<\/em>\u2026, 1986, p. 26. Ringrazio sentitamente Paul Camilleri, per il suo fondamentale aiuto nella traduzione in italiano di questo testo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1627\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1627\" class=\"footnote\">Cfr. G. Scerri, <em>Monografia dell\u2019Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso<\/em>, Malta 1932. La Confraternita del Crocifisso fu fondata in seguito alla supplica dell\u2019allora vescovo di Malta Fra Michele Giovanni Balaguer y Camarasa, in carica dal 25 marzo 1635 al 9 dicembre 1663. Per approfondimenti sulla sua figura cfr. A. Ferres, <em>Descrizione Storica delle Chiese di Malta e di Gozo<\/em>, Malta 1866, pp. 40-41; A. Bonnici, <em>I Vescovi di Malta Baldasarre Cagliares (1615-1633) e Michele Balaguer (1635-1663). Edizione critica del Manoscritto 6687 del Fondo Barberini latino della Biblioteca Vaticana<\/em>, in \u201cMelita Historica\u201d, eds. by A.\u00a0 Vella et., vol. 5 no. 2, Malta 1969, pp. 114-157. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 27, 56. Le chiese dinanzi alle quali transitava la processione del Gioved\u00ec Santo erano: Sant\u2019Orsola, San Rocco, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina (del Monastero), la chiesa dei Gesuiti, quella dei Greci, San Giovanni, San Giacomo e San Paolo. Per ulteriori approfondimenti, cfr. G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 29-30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 31-32. Il materiale utilizzato per la realizzazione dei primi fercoli processionali cost\u00f2 alla Confraternita undici scudi, cinque tar\u00ec e quindici grani, mentre Ciantar fu pagato tre scudi. Appena due anni dopo, alcuni di essi furono riparati e rimaneggiati: il maestro Andrea Giordano<strong> <\/strong>fu pagato dodici scudi per il lavoro svolto su <em>L<\/em><em>a Crocifissione<\/em> (per il rifacimento di tre teste e di sei mani); i lavori di ridipintura ammontarono a tre scudi, sette tar\u00ec e otto grani. Complessivamente, la spesa sostenuta dal procuratore della Confraternita nel corso del 1675 fu di trenta scudi, cinque tar\u00ec e tre grani.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 32. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 58-59. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, \u00a0p. 32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1627\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Il gruppo originale, esistente gi\u00e0 prima del 1712, allo stesso modo non aveva l\u2019angelo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1627\" class=\"footnote\">Per la figura di Pietro Paolo Azzopardi cfr. E. F. Montanaro, <em>Pietro Paolo Azzopardi: A forgotten Sculptor<\/em>, in <em>Proceedings of History Week 1981<\/em>, ed. M. Buhagiar, Malta1982, pp. 61-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1627\" class=\"footnote\">P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, <em>Il-Fran\u0121iskani Maltin\u2026<\/em>, 2011, p. 348.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986 p. 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1627\" class=\"footnote\">Cfr. P. \u0120or\u0121 Aquilina OFM, <em>Il-Fran\u0121iskani Maltin\u2026<\/em>, 2011, pp. 337-346 e 502-505. Per frate Innocenzo cfr. R. La Mattina, <em>Frate Innocenzo da Petralia. Scultore siciliano del XVII<\/em> <em>secolo fra leggenda e realt\u00e0<\/em>, Caltanissetta 2002, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. anche G. M. Fachechi, <em>Frate Innocenzo da Petralia Soprana, scultore siciliano itinerante fra Roma, Umbria e Marche<\/em>, in <em>L\u2019arte del legno tra Umbria e Marche dal Manierismo al Rococ\u00f2<\/em>, atti del convegno, a cura di C. Galassi, Perugia 2001, pp. 135-142; A. Cuccia, <em>Frate Umile e Frate Innocenzo da Petralia Sop \u201ccrocifissari\u201d al servizio dell\u2019Ordine<\/em>, in A. Cuccia, <em>La Chiesa del Convento di Sant\u2019Antonio da Padova di Palermo<\/em>, Palermo 2002, pp. 60-64; P. Russo, <em>Una \u201cImmacolata Concezione\u201d di frate Innocenzo da Petralia ed altri inediti della scultura in legno del Seicento nella Sicilia centro-meridionale<\/em>, in <em>Scritt<\/em><em>i di Storia dell\u2019Arte in onore di Teresa Pugliatti<\/em>, a cura di G. Bongiovanni, \u00abCommentari d\u2019arte\u00bb\/Quaderni, Roma 2007, pp. 81-86; S. Anselmo, <em>Le Madonie. Guida all\u2019arte<\/em>, premessa F. Sgalambro, presentazione M. C. Di Natale, introduzione V. Abbate, Palermo 2008, p. 31; R. La Mattina, <em>Scoperte e precisazioni su alcune opere di Frate Innocenzo da Petralia<\/em>, in \u201cIncontri. Rotary club di Caltanissetta\u201d, settembre 2008, p. 5; S. Anselmo, <em>Pietro Bencivinni \u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonie<\/em>, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d, collana diretta da M. C. Di Natale, n. 1, premessa M.C. Di Natale, introduzione R. Casciaro, Palermo 2009, pp. 69-73; <em>Idem<\/em>, <em>Scheda n. 10<\/em>, in <em>Caltavuturo. Atlante dei Beni Culturali<\/em>, a cura di L. Romana, prefazione S. Tusa, introduzione A. Cusumano, Palermo 2009, pp. 229-230; G. Fazio, <em>Inocentio petroliensi inferiori laico de minore osservante reformato. Revisione critica di frate Innocenzo da Petralia e del suo connubio artistico con frate Umile<\/em>, in \u201cPaleokastro. Rivista trimestrale di studi siciliani\u201d, NS n. 3, a. II- n. 3, settembre 2011, pp. 29-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1627\" class=\"footnote\">NAV Not. A. Vella R 458\/4, 21.ii.1648, ff. 253-258, in part. ff. 257-258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1627\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, in part. ff. 253v-254. Cfr. pure NAV Not. P. Vella R476\/36 11.xi.1646, ff. 302-394v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1627\" class=\"footnote\">NAV Not. G. L. Mamo R 335\/19, 4.v.1648, ff. 566-567; ACM Misc. 61, ff. 103-109; ACM Misc. 215 <em>Inventaria Ecc. Catt.<\/em>, fol. 292.\u00a0 Per notizie sull\u2019opera cfr. A. Ferres, <em>Descrizione Storica \u2026<\/em>, 1866, p. 11; M. Buhagiar-S. Fiorini, <em>Mdina-The Cathedral City of Malta. A Reassessment of its History and a Critical Appreciation of its Works of Arts<\/em>, vol. 1, Malta 1996, pp. 254-255; R. La Mattina, <em>Frate Innocenzo da Petralia \u2026<\/em>, 2002, pp. 81-82; S. Debono, <em>Imago Dei\u2026<\/em>, 2005, pp. 35-36, 40-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1627\" class=\"footnote\"> Cfr. <em>Ecce Homo. Att. <\/em><em>to the workshop of Frate Umile da <\/em>Petralia. <em>Ta\u2019 Giesu Church Valletta, <\/em>report\u00a0 by Sac. C. Vella, Malta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1627\" class=\"footnote\">Per frate Umile cfr. R. La Mattina, F. Dell\u2019Utri, <em>Frate Umile da Petralia \u201cL\u2019arte e il misticismo\u201d<\/em>, presentazioni di S. Correnti, G. Di Benedetto, Caltanissetta 1986, che riporta la precedente bibliografia. Cfr. pure R. la Mattina, <em>L\u2019Ecce Homo in Sicilia. Storia, arte e devozione<\/em>, Caltanissetta 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M<em>., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M<em>., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M<em>., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 37-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M<em>., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1627\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M<em>., Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 39-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1627\" class=\"footnote\">Per la figura di Nicola Zammit cfr. S. Vella, <em>Nicola Zammit (1815-1899) as an artist and art critic in the context of nineteenth century Malta<\/em>, unpublished M.A. (History of Art) thesis, University of Malta, 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, p. 40<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1627\" class=\"footnote\">G. Aquilina O.F.M., <em>Il-\u0120img\u0127a l-Kbira tal-Belt\u2026<\/em>, 1986, pp. 38-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1627\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>roberta.cruciata@unipa.it Per una storia della Settimana Santa a Malta. 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