{"id":1612,"date":"2013-06-29T11:42:07","date_gmt":"2013-06-29T11:42:07","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1612"},"modified":"2013-12-29T10:03:29","modified_gmt":"2013-12-29T10:03:29","slug":"giovanni-travagliato","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1612","title":{"rendered":"Giovanni Travagliato"},"content":{"rendered":"<p>giovanni.travagliato@libero.it<\/p>\n<h3>Arti decorative di committenza arcivescovile nel tesoro della Cattedrale di Palermo<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07072013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto ed evidente, il legame indissolubile, sponsale, tra il vescovo e la Diocesi a lui affidata, palesato dall\u2019anello episcopale indossato sul dito anulare destro durante il rito dell\u2019ordinazione<sup><a href=\"#footnote_0_1612\" id=\"identifier_0_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. MONTEVECCHI, Le insegne ecclesiastiche, in B. MONTEVECCHI &ndash; S. VASCO ROCCA (a cura di), Suppellettile ecclesiastica. I, Firenze 1988, p. 357.\">1<\/a><\/sup>, ha fondamenti scritturistici e patristici ed \u00e8 da sempre regolato dal diritto canonico e dal magistero ordinario e straordinario della Chiesa Cattolica<sup><a href=\"#footnote_1_1612\" id=\"identifier_1_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La bibliografia a riguardo &egrave; amplissima. Si vedano, essenzialmente: Concilio Vaticano II, Decreto sull&rsquo;ufficio pastorale dei vescovi, Christus Dominus, Roma 1965; IDEM, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, Roma 1975.\">2<\/a><\/sup>. In particolare, il triplice ruolo di pastore, dottore e santificatore della sua Chiesa particolare, emerge innanzitutto nelle celebrazioni liturgiche: \u00abPerci\u00f2 bisogna che tutti diano la pi\u00f9 grande importanza alla vita liturgica della diocesi intorno al vescovo principalmente nella chiesa cattedrale; convinti che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_1612\" id=\"identifier_2_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctun Concilium, Roma 1964, n. 41; Concilio Vaticano II, C&aelig;remoniale Episcoporum [&hellip;], Citt&agrave; del Vaticano 1984 (reimpressio 1985, 1995; reimpressio emendata 2008), n. 11 (per la traduzione in italiano: http:\/\/www.liturgia.it\/Cerimoniale.pdf).\">3<\/a><\/sup><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo il motivo principale per cui anche gli arcivescovi palermitani <em>pro tempore<\/em> hanno espresso una committenza di arte sacra \u2013 spesso particolarmente onerosa e prestigiosa per i materiali, i modelli e gli artefici scelti \u2013 che fosse al contempo funzionale alla liturgia, ma rigorosamente <em>\u00e0 la mode<\/em>, affiancando o pi\u00f9 spesso sostituendo opere esistenti. Si tratta di suppellettili metalliche, manoscritti o libri a stampa su pergamena e carta, parati confezionati in tessuto operato o ricamato, insegne vescovili, in uso nella cappella privata piuttosto che nella Cattedrale, recanti in bella mostra lo stemma del prelato, con le armi di famiglia o appositamente creato (accollato a croce astile semplice o doppio-traversa, sormontato dal <em>galeno<\/em>, tipico copricapo ecclesiastico da cui scendono due cordoni simmetrici terminanti in fiocchi o <em>nappe<\/em>, e talora accompagnato in basso dal pallio metropolitano e dal cartiglio col motto latino), indicandolo espressamente come proprio mecenate, possessore, o semplicemente per fissare gli anni del suo governo come estremi cronologici per la datazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ove presente, il colore di cappello cordone e nappe \u00e8 verde per vescovi e arcivescovi e rosso con parti dorate per i cardinali, mentre il numero di queste ultime, disposte su pi\u00f9 ordini crescenti verso il basso, varia a seconda della dignit\u00e0 ecclesiastica: 6 (ordinate 1, 2, 3) per vescovi, 10 (1, 2, 3, 4) per arcivescovi, 15 (1, 2, 3, 4, 5) per cardinali<sup><a href=\"#footnote_3_1612\" id=\"identifier_3_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quanto riguarda l&rsquo;araldica ecclesiastica, si fa riferimento a B.B. HEIM, L&rsquo;araldica nella Chiesa Cattolica. Origini, usi, legislazione, Citt&agrave; del Vaticano 2000. Esempi di raccolte di stemmi episcopali in G. TRAVAGLIATO, L&rsquo;araldica dei vescovi agrigentini dal Medioevo ai nostri giorni, in G. INGAGLIO (a cura di), La Cattedrale di Agrigento tra storia, arte, architettura, Atti del convegno La cattedra di Gerlando (Agrigento, 30-31 ottobre 2007), Palermo 2010, pp. 231-247, con relativa bibliografia.\">4<\/a><\/sup>. Va per\u00f2 precisato che non sempre queste regole sono rispettate (cos\u00ec come si registra spesso la presenza tollerata di corone, elmi, collari cavallereschi ed altri ornamenti laici poco confacenti al ministero ordinato), dato che alcuni oggetti appartenevano ai presuli gi\u00e0 prima della promozione ad arcivescovo e\/o a cardinale, mentre spesso erano essi stessi a voler usare il medesimo stemma per tutta la carriera ecclesiastica; inoltre, solo 18 arcivescovi, dalla fine del \u2018300 ad oggi (rispetto ad altre diocesi isolane, come la vicina Monreale, che ne conta qualcuno di meno, dalla seconda met\u00e0 del XIV alla prima del XVIII secolo), hanno ricevuto la porpora cardinalizia, come \u00e8 invece ormai ininterrotta consuetudine \u2013 fanno eccezione gli arcivescovi Mormile e Naselli &#8211; dagli inizi del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_4_1612\" id=\"identifier_4_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le vicende biografiche dei cardinali siciliani, di nascita o di residenza [Acquaviva (d&rsquo;) Aragona (d&rsquo;) Traiano; Arezzo Tommaso Maria Raimondo; Astalli Pamphilj Camillo; Bertoli Enrico; Bessarione Giovanni; Boccamazza Giovanni; Boneto Ludovico; Caracciolo Marino; Cardona (de) Enrico Giovanni; Carpino Francesco; Celesia don Pietro Geremia Michelangelo; Cervantes (de) Gaeta Gaspare; Chiaromonte Nicol&ograve;; Cibo (o Cybo) Innocenzo; Cienfuegos Villazon Alvaro; Colonna Branciforte Antonino; Colonna Pompeo; Colonna Romano Giovanni; d&rsquo;Aragona Giovanni; de Castelar Giovanni; de Castro Giovanni; de Foix Pietro; de la Cerda Antonio; de Spuiz de Pozio Ausia; della Rovere Giuliano; di Santo Spirito Carlo; Donato Ludovico; Doria (d&rsquo;Oria) Giovanni (o Giannettino); Dusmet don Melchiorre Giuseppe Maria Benedetto; Farnese Alessandro jr.; Ferreri Filippo; Francica Nava (di Bontif&eacute;) Giuseppe; Giudice (del) Cellamare (di) Francesco; Gonzaga fra&rsquo; Giovanni Vincenzo; Gonzaga Francesco jr.; Grassellini Gaspare; Gravina (di Montevago) Pietro; Gregorio (De o Di) Emanuele; Gregorio (De o Di) Giovanni; Guarino Giuseppe; Isvaglies (o Usvelle) Pietro; Lanzol y Borja Giovanni senior; Lualdi Alessandro; Luca (De) Antonino Saverio; Medici (de&rsquo;) Ippolito; Mercurio (de) Giovanni Andrea; Misquino Caracciolo Niccol&ograve;; Moles Giovanni; Moncada Aragona (d&rsquo;) Luigi Guglielmo; Nidhard (o Neidhardt) Giovanni Everardo Graf; Orsini Matteo; Panebianco fra&rsquo;Antonio Maria; Patern&ograve; Giovanni; Peretti (o Perretti) e Montalto Francesco; Pignatelli (di Belmonte) Domenico; Pignatelli (di Monteroduni) Ferdinando Maria; Pio di Carpi Rodolfo; Primo Giovanni; Rampolla (del Tindaro) Mariano; Rebiba Scipione; Remolini (o Remolino o Romelini) Francesco, detto Elvense; Rodolfo (o Ridolfi) Ottavio; Spinola Giovanni Domenico; Tagliavia e Aragona Pietro; Tagliavia-Aragona e Ventimiglia Simone; Tedeschi Niccol&ograve;; Torres (de) Cosimo; Torres (de) Ludovico jr. (o II); Trigona e Parisi Gaetano Maria; Umberto (di Lorena); Venerio Giacomo Antonio; Vich Raimondo Gualtiero (o Guiglielmo); Villadicani Francesco Paolo; Vio (de) fra&rsquo; Tommaso (al secolo Giacomo); Visconti Vitaliano], si rimanda ai rispettivi lemmi di G. TRAVAGLIATO, in Enciclopedia della Sicilia a cura di C. NAPOLEONE, Parma 2006, pp. pp. 71-72, 126-127, 132, 163, 169, 173, 225, 228, 235-236, 272, 275, 278, 279, 281, 293, 325, 332-333, 334, 339, 341, 349, 357-358, 364, 390-391, 403, 424, 455, 462, 462, 466-467,470-472, 475, 507, 525, 548, 595, 599, 619, 623-624, 660, 679, 756, 770, 774, 787-788, 803, 824, 828-829, 833, 840, 934, 945-946, 952, 967-968, 977, 980, 991, 1000, 1010, 1012, 1018, 1019.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gran parte delle opere giungono alla sagrestia della Cattedrale, in potere del canonico tesoriere <em>pro tempore<\/em>, in sede vacante per la morte o il trasferimento dell\u2019arcivescovo, in virt\u00f9 del cosiddetto <em>diritto di spoglio <\/em><sup><a href=\"#footnote_5_1612\" id=\"identifier_5_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda a riguardo G. MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica [&hellip;], Venezia 1854, vol. LXIX, pp. 3-19, ad vocem &ldquo;Spogli ecclesiastici (degli)&rdquo;.\">6<\/a><\/sup> esercitato dalla Reverenda Camera Apostolica romana &#8211; in tal senso si pronuncia la \u00abreintegratio constitutionis PII V vi cuius paramenta sacra adhibita ab episcopis devolvuntur post eorum obitum ad ecclesias cathedrales, quibus praefuerunt\u00bb promulgata da Pio VII in data 23 giugno 1807<sup><a href=\"#footnote_6_1612\" id=\"identifier_6_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. BARBERI (a cura di), Bullarii Romani continuatio [&hellip;]. Pius PP. Septimus anno septimo, Roma 1847, tomo XII, pp. 167-168.\">7<\/a><\/sup> &#8211; o per legato testamentario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, il 21 giugno 1306, l\u2019arcivescovo Bartolomeo Antiochia<sup><a href=\"#footnote_7_1612\" id=\"identifier_7_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la cronotassi episcopale palermitana, pur controversa per il periodo antico e medievale, si &egrave; seguito il testo di F.M. STABILE, in G. ZITO (a cura di), Storia delle Chiese di Sicilia, Citt&agrave; del Vaticano 2009, pp. 655-657, con relativa aggiornata bibliografia.\">8<\/a><\/sup> e il Capitolo della Cattedrale ricevono dagli esecutori testamentari (<em>Ferrando Sancii <\/em>per conto di Pietro Rodr\u00edguez o <em>Roderici<\/em>, gi\u00e0 vescovo di Burgos, cardinale vescovo di Sabina, forse <em>Camerario<\/em> pontificio, e <em>Sancius Dominici portionarius <\/em>della Chiesa di Toledo) del defunto Pietro Garsia <em>de Sancta Fide<\/em>, congiunto dell\u2019omonimo arcivescovo precedessore<em> <\/em>(1277-1284ca.), una serie di oggetti per il valore complessivo di 420 fiorini d\u2019oro; tra questi, 14 codici manoscritti, ma anche parati, insegne e suppellettili: \u00abpluviale de panno scavonato foderatum cyndato ialino munitum perlis, et smaltis super folia argenti deaurati; amictum cum perlis; buccola de auro unam cum lapidibus pretiosis; pannum unum vocatum barbanum raccamiatum ad sitam et aurum; petiam unam de panno de sita vocatum camuca, annulos de auro decem cum lapidibus pretiosis; guarnachiam unam de panno de sita cum camuca foderata; pemna de variis; item mantum et guarnachiam, et tunicam de chamillocto foderatam ciudato viridi; tapetum unum dictum abracipa; sellam unam novam cum freno et pectorali uno; [\u2026] item bunetum unum de panno camuca foderatum cindato iallino\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1612\" id=\"identifier_8_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il documento, conservato presso l&rsquo; Archivio Storico Diocesano di Palermo (da questo momento ASDPa) con segnatura Tabulario, I, n. 73, &egrave; stato trascritto integralmente ma con errori da V. MORTILLARO, Catalogo ragionato dei diplomi della Cattedrale di Palermo, Palermo 1842, pp. 96-99, e relativamente ai codici da H. BRESC, Livres et soci&eacute;t&eacute; en Sicile (1299-1499), Palermo 1971, pp. 110-111. Si veda inoltre C. TRISTANO, Famuli, famule. Segni di autorit&agrave; femminile nel Sacramentario dell&rsquo;ASDPa, ms. 3, in G. TRAVAGLIATO (a cura di), Storia &amp; Arte nella scrittura. L&rsquo;Archivio Storico Diocesano di Palermo a 10 anni dalla riapertura al pubblico (1997-2007), Atti del Convegno Internazionale di Studi, Santa Flavia (PA) 2008, p. 371.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verosimilmente, qualcuno dei citati smalti sar\u00e0 stato riusato nella fascia superiore del cosiddetto \u201cpaliotto Carandolet\u201d, sontuoso arredo liturgico indicato cos\u00ec dalla met\u00e0 del \u2018700 perch\u00e9 erroneamente descritto dal Regio Visitatore De Ciocchis<sup><a href=\"#footnote_9_1612\" id=\"identifier_9_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.A. DE CIOCCHIS, Sacrae Regiae Visitationis per Siciliam [&hellip;] Acta decretaque omnia, Palermo &lt;1743&gt; 1836, p. 72.\">10<\/a><\/sup> come dono nel 1527 di quell\u2019arcivescovo fiammingo, di nome Giovanni (1520-\u20201544, ma mai fisicamente presente in sede), alla sua Cattedrale lontana, ma pi\u00f9 correttamente indagato dagli studi di Claudia Guastella e Maurizio Vitella come accorpamento \u2013 effettuato secondo Mongitore dalle monache del locale monastero di San Vito per volont\u00e0 o comunque sotto il governo dall\u2019arcivescovo Giacomo Palafox (1677-1684) &#8211; di un \u00abfrondaglium impernatum seu raccamatum pernis [\u2026]\u00bb con un \u00abpallium ex brocato riczo, cum otto columnis ex serico biloso carmesino adornatum perlis, cum insigniis fabricae Ecclesiae foderatum tela incarnata\u00bb, gi\u00e0 esistenti e censiti rispettivamente nell\u2019ultimo ventennio del XVI e nel primo decennio del XVII secolo, in occasione delle Regie Visite di Francesco Del Pozzo e Filippo Jordio<sup><a href=\"#footnote_10_1612\" id=\"identifier_10_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. GUASTELLA, scheda 21, Tre serie di smalti applicati al paliotto detto dell&rsquo;arcivescovo Carandolet, in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti decorative e arti suntuarie, catalogo mostra a cura di M. ANDALORO, Siracusa &ndash; Palermo 1995, pp. 123-133, in part. p. 125; EADEM, scheda VII.7, Tre serie di smalti riutilizzati con aquile, composizioni vegetali e figure sacre, in Nobiles officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, catalogo mostra a cura di M. ANDALORO, Catania &ndash; Palermo 2006, I, pp. 470-477; M. VITELLA, I manufatti tessili della Cattedrale di Palermo, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Il Tesoro della Cattedrale di Palermo, Palermo 2010, pp. 112-114.\">11<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Maestranze palermitane, &lt;i&gt;Paliotto cosiddetto \u201cCarandolet\u201d&lt;\/i&gt;, secoli XII-XVI, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Jordio aveva peraltro individuato un presunto stemma Carandolet \u00abin campo petroso quaedam vulpis depicta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_1612\" id=\"identifier_11_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Archivio di Stato di Palermo, Conservatoria di Registro, n. 1330, c. 8v, citato in C. GUASTELLA, scheda 21&hellip;, 1995, p. 123.\">12<\/a><\/sup> &#8211; riferibile piuttosto come \u2018parlante\u2019 alla locale famiglia De Vulpis, attestata certamente in citt\u00e0 agli inizi del \u2018500 -, mentre sappiamo dalle indagini del canonico Francesco Marchese presso il Capitolo di Besan\u00e7on<sup><a href=\"#footnote_12_1612\" id=\"identifier_12_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Epistola responsiva Reverendissimorum Dominorum Decani Majoris, Capituli et Canonicorum Sanctae Metropolitanae Ecclesiae Bisuntinae ad Franciscum Marchese [&hellip;], Panormi, Apud Angelum Felicella MDCCXVI, in ASDPa, Archivio Capitolare, n. 27 (gi&agrave; XXV). Il documento test&eacute; citato, insieme al testamento del prelato con legati a favore del Capitolo Metropolitano palermitano, sar&agrave; oggetto di prossima pubblicazione da parte dello scrivente.\">13<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Incisore palermitano e tipografo Angelo Felicella, &lt;i&gt;Frontespizio con stemma dell\u2019arcivescovo Carondelet (noto localmente come Carandolet)&lt;\/i&gt;, 1716, ASDPa, Archivio Capitolare, n. 27.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra02.jpg\">Fig. 2<\/a>) e da altre fonti iconografiche che il prelato armasse con un inquartato: il primo e quarto di rosso, all\u2019aquila bicipite spiegata d\u2019oro lampassata rostrata e membrata d\u2019azzurro; il secondo e terzo d\u2019azzurro, con una banda d\u2019oro costeggiata da sei bisanti, tre in capo e tre in punta<sup><a href=\"#footnote_13_1612\" id=\"identifier_13_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Blasonatura in G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte. L&rsquo;araldica come scienza ausiliaria per lo studio delle arti decorative in Sicilia, Tesi di dottorato di ricerca in Storia dell&rsquo;Arte Medievale e Moderna in Sicilia (XV ciclo), Universit&agrave; degli Studi di Palermo, 2003, p. 86, dove sono tra gli altri raccolti e descritti gli stemmi degli arcivescovi palermitani, in corso di pubblicazione. Da questo momento si &egrave; preferito spostare in nota la descrizione degli stemmi, per agevolare la lettura del testo.\">14<\/a><\/sup> su un paliotto di damasco azzurro ancora integro, mentre <em>frissa <\/em>&#8211; ovvero fregi, ricami &#8211; gi\u00e0 ai suoi tempi staccati da una \u00abcasubula [\u2026] foderatam tela viridi\u00bb riferita a <em>Jean de Carondelet<\/em>, erano ormai riportati su un nuovo parato ternario \u00abmatisato cum insigniis ecclesiae\u00bb; sappiamo infine di un secondo paliotto serico \u00abbombosini bilosi cremesini\u00bb dell\u2019arcivescovo fiammingo, gi\u00e0 ricamato \u00abcum figuris misterii Virginis Matris Mariae\u00bb, i cui ricami sono confluiti in una nuova \u00abcapilla ex brocato elaborata, et auri ad instar panni rubei\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_1612\" id=\"identifier_14_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Archivio di Stato di Palermo, Conservatoria di Registro, n. 1330, cc. 8v-10v, documenti citati in C. GUASTELLA, scheda 21&hellip;, 1995, pp. 123-125.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019elenco delle dotazioni arcivescovili a partire dagli inventari in nostro possesso potrebbe essere molto lungo e, per certi versi, deprimente, se pensiamo che gran parte dei manufatti citati non \u00e8 pi\u00f9 rintracciabile <em>in situ<\/em>, talora gi\u00e0 da secoli; ci occuperemo pertanto solo del patrimonio identificato ancora esistente, fruibile dal 2006 nei suggestivi ambienti della <em>sagrestia vecchia<\/em> \u2013 gi\u00e0 cappella di Santa Maria Maddalena \u2013 e dell\u2019antico <em>Thesaurum<\/em>, restaurati (1982-1999) sotto la direzione di Guido Meli, all\u2019interno di vetrine progettate da Lina Bellanca nell\u2019ambito del moderno allestimento curato scientificamente da Maria Concetta Di Natale<sup><a href=\"#footnote_15_1612\" id=\"identifier_15_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda a riguardo L. BELLANCA &ndash; G. MELI, I luoghi del tesoro, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Il Tesoro&hellip;, 2010, pp. 9-37.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Simone Beccadelli di Bologna (1445-\u20201465), committente della risistemazione del portico meridionale e del piano antistante la Cattedrale, nonch\u00e9 della costruzione del nuovo palazzo arcivescovile, con relativi portale tardo-gotico di ascendenza napoletana ed elegante trifora <em>flamboyant<\/em> prospicienti la via Matteo Bonello<sup><a href=\"#footnote_16_1612\" id=\"identifier_16_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MONGITORE, Dell&rsquo;istoria sacra di tutte le chiese [&hellip;]. La Cattedrale, tomo primo, ms. del XVIII sec. presso la Biblioteca Comunale di Palermo, ai segni Qq.&nbsp; E 3, cc. 103r-117v. Si veda inoltre D. SUTERA, Interventi nella Cattedrale di Palermo tra XIV e XV secolo, in E. GAROFALO &ndash; M.R. NOBILE (a cura di), Palermo e il gotico, Palermo 2007, pp. 107-112, che riporta la precedente bibliografia.\">17<\/a><\/sup>, sono riferiti anche due importanti manoscritti liturgici vergati su pergamena e destinati all\u2019uso corale in Cattedrale, oggi conservati presso l\u2019Archivio Storico Diocesano: il <em>Breviarium secundum consuetudinem Panormitanae Ecclesiae<\/em> (ms. 12, che alla carta 127r riporta la data 18 marzo 1453), illustrato da ricche e preziose miniature dorate e policrome di gusto tardogotico con motivi fito-zoomorfi e <em>dr\u00f4leries<\/em> dovute a pi\u00f9 mani variamente riconosciute<sup><a href=\"#footnote_17_1612\" id=\"identifier_17_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La bibliografia &egrave; ampia, anche se non ancora esaustiva; per tutti si rimanda a: M.G. PAOLINI, Il breviario di Simone da Bologna della Cattedrale di Palermo, Firenze 1985; M.C. Di NATALE, Dall&rsquo;esegesi biblica al codice miniato: motivi iconografici nell&rsquo;adorazione dei Magi in Sicilia, in In Epiphania Domini. L&rsquo;adorazione dei Magi nell&rsquo;arte siciliana, catalogo mostra a cura di M.C. DI NATALE e V. ABBATE, Palermo1992, pp. 32-34; G. TRAVAGLIATO, Palermo &ndash; Archivio Storico Diocesano, e C. OLIVA, scheda 20 e tav. 24, in M.M. MILAZZO &ndash; M. PALMA &ndash; G. SINAGRA &ndash; S. ZAMPONI (a cura di), I manoscritti datati della Sicilia, Firenze 2003, pp. 43-54, 93.\">18<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Miniatori siciliani e\/o italo-meridionali, &lt;i&gt;Breviarium secundum consuetudinem Panormitanae Ecclesiae&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XV secolo, ASDPa, ms. 12 (gi\u00e0 Tesoro della Cattedrale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra03.jpg\">Fig. 3<\/a>), per anni esposto nell\u2019ambito del Tesoro, e il meno noto <em>Leccionarium <\/em>(ms. 11), gi\u00e0 in due volumi (il secondo era gi\u00e0 scomparso nel 1728), sul frontespizio del quale \u00e8 abbozzato il disegno di una ricca decorazione anch\u2019essa tardo-gotica mai completata, con lo stemma del presule<sup><a href=\"#footnote_18_1612\" id=\"identifier_18_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;azzurro, con tre mezzi voli destri abbassati sostenuti da artigli d&rsquo;oro, male ordinati 1, 2 (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 83).\">19<\/a><\/sup> tra i Santi Pietro e Paolo a datare l\u2019intervento<sup><a href=\"#footnote_19_1612\" id=\"identifier_19_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. TRAVAGLIATO, L&rsquo;ASDPa com&rsquo;era, com&rsquo;&egrave;, come potrebbe essere: storia e prospettive, in Storia &amp; Arte nella scrittura&hellip;, 2008, pp. 13-38, e relativa bibliografia.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente, il ritrovamento sopra una falsa volta ad incannucciato ottocentesca dismessa ed il conseguente necessario restauro di travi dipinte quattrocentesche del soffitto di un ambiente del piano nobile del Palazzo Arcivescovile, ha dato allo scrivente l\u2019opportunit\u00e0 di verificare la coesistenza, entro medaglioni a compasso formati da nastri, e sulle mensole di sostegno fissate alle estremit\u00e0, decorate a motivi fitomorfi a colori accesi, degli stemmi di enti e personalit\u00e0 impegnati nella committenza dei lavori, e non solo \u2013 come ci si aspettava \u2013 quello citato del Beccadelli, ma anche quelli della Maramma della Cattedrale (aquila bicipite d\u2019oro coronata su entrambe le teste dello stesso), quello \u2018parlante\u2019 del canonico tesoriere Antonio Columba (d\u2019azzurro, alla banda d\u2019oro costeggiata da due colombe d\u2019argento, presente ma finora non riconosciuto anche nel <em>bas-de-page<\/em> della c. VIv del <em>Breviarium <\/em>come co-finanziatore), e del Senato cittadino (di rosso, all\u2019aquila spiegata d\u2019oro coronata dello stesso), sotto il pontificato (1447-1455) di Nicol\u00f2 V Parentucelli (di rosso, alle chiavi pontificie, una d\u2019oro e l\u2019altra d\u2019argento, decussate, con gli ingegni rivolti verso i lati dello scudo e legate tra loro da un cordone)<sup><a href=\"#footnote_20_1612\" id=\"identifier_20_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. TRAVAGLIATO, Il &ldquo;palazzo nuovo&rdquo; di Simone Beccadelli Bologna (1460-1465), in Museo Diocesano di Palermo. Ambienti e mostre a cantiere aperto, Palermo 2011, pp. 40-43.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il benedettino catanese Giovanni Patern\u00f2 (1490-\u20201511), gi\u00e0 vescovo di Malta, la cui liberalit\u00e0 \u00e8 nota soprattutto per aver commissionato ad Antonello Gagini nel 1507 la tribuna marmorea a rivestimento interno dell\u2019abside centrale<sup><a href=\"#footnote_21_1612\" id=\"identifier_21_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI, Palermo 1880, I, pp. 217-218.\">22<\/a><\/sup>, commissiona anche \u2013 a giudicare dallo stemma<sup><a href=\"#footnote_22_1612\" id=\"identifier_22_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: inquartato: nel primo e quarto d&rsquo;oro, a quattro pali di rosso, caricati di una banda d&rsquo;azzurro attraversante; nel secondo e terzo contro inquartato: nel primo e quarto, a sei bisanti o torte; nel secondo e terzo, alla caldara scaccata (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 85).\">23<\/a><\/sup> su una placchetta d\u2019argento smaltata applicata mediante due perni sul verso &#8211; una pace argentea di ambito iberico o napoletano di fine XV \u2013 inizi XVI secolo (marchio illeggibile sotto corona) raffigurante l\u2019incoronazione della Vergine da parte di Cristo con angeli e 12 santi, 6 per lato, in basso, entro un\u2019edicola architettonica con cuspidi e pinnacoli oggi ripiegati verso l\u2019interno, che parrebbe rispondere a modelli di Mathes Roriczer<sup><a href=\"#footnote_23_1612\" id=\"identifier_23_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda essenzialmente a: M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale di Palermo dal Rinascimento al Neoclassicismo, Palermo 2001, pp. 9-10; EADEM, Ori e argenti del Tesoro della Cattedrale di Palermo, in M.C. DI NATALE &ndash; M. VITELLA, Il Tesoro&hellip;, 2010, p. 60 e nota 32, da cui emerge che anche in questo caso il riconoscimento da parte dello scrivente dello stemma del committente ha consentito alla studiosa una pi&ugrave; corretta datazione; F. SCADUTO, Il progetto: fonti e cantiere, in M.R. NOBILE (a cura di), Matteo Carnilivari &ndash; Pere Compte 1506-2006. Due maestri nel Mediterraneo, catalogo mostra, Palermo 2006, pp. 171, 179.\">24<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Argentiere iberico o napoletano, &lt;i&gt;Pace con incoronazione della Vergine&lt;\/i&gt;, fine XV - inizi XVI secolo, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra04.jpg\">Figg. 4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Argentiere iberico o napoletano, &lt;i&gt;Pace con incoronazione della Vergine&lt;\/i&gt;, fine XV - inizi XVI secolo, Palermo, Tesoro della Cattedrale, part. del verso con stemma dell\u2019arcivescovo Patern\u00f2.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra05.jpg\">5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non prendo qui in considerazione il lungo, complesso ed articolato governo episcopale del cardinale Giannettino Doria (1608-\u20201642), meritevole di un prossimo corposo intervento gi\u00e0 in elaborazione, ma, spiccando un salto temporale e stilistico fino alla met\u00e0 del \u2018600 barocco, lo stemma dell\u2019agostiniano scalzo di Spagna fra\u2019 Martino Leon y Cardines (1650-\u20201655)<sup><a href=\"#footnote_24_1612\" id=\"identifier_24_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: inquartato: il primo d&rsquo;azzurro, con una stella [8] d&rsquo;oro, e la doppia bordura cucita, la prima d&rsquo;oro caricata di otto 8 o 10 rosette di rosso, e la seconda scaccata di rosso e d&rsquo;argento; il secondo d&rsquo;oro, al leone di nero linguato e osceno di rosso, e la bordura&nbsp; cucita d&rsquo;azzurro caricata di otto crocette decussate d&rsquo;oro; il terzo d&rsquo;oro, con due lupi d&rsquo;azzurro passanti uno sull&rsquo;altro, e la bordura cucita di rosso caricata di otto conchiglie d&rsquo;oro alternate con altrettante lettere S maiuscole romane dello stesso; il quarto controfasciato d&rsquo;oro e di nero, con un albero sradicato di verde attraversante; sul tutto, al cuore di rosso fiammeggiante traversato in sbarra e in banda da due frecce d&rsquo;argento (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 85). Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 70-71.\">25<\/a><\/sup>, che nel 1653 aveva commissionato il ciborio in lapislazzuli su disegno di Cosimo Fansago per la nuova cappella del SS. Sacramento e gi\u00e0 dal 1650 si era proposto la mutazione in barocco dell\u2019aspetto della navata centrale del tempio<sup><a href=\"#footnote_25_1612\" id=\"identifier_25_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. AMATO, De principe templo Panormitano, Palermo 1728, pp. 98-106, 291; A. MONGITORE, Dell&rsquo;istoria sacra&hellip;, cc. 130r-153v.\">26<\/a><\/sup>, \u00e8 presente inciso sul coperchio di una teca eucaristica cilindrica in argento priva di marchi tuttavia riferibile ad argentiere palermitano<sup><a href=\"#footnote_26_1612\" id=\"identifier_26_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, p. 22; EADEM, Ori e argenti del Tesoro&hellip;, 2010, pp. 79-80. Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 70-71.\">27<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Teca eucaristica con stemma dell\u2019arcivescovo Leon y Cardines&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XVII secolo, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra06.jpg\">Fig. 6<\/a>) e sui plinti delle sei statue delle sante Vergini nel piano della Cattedrale, dovute allo scalpello degli scultori Gaspare Guercio e Carlo d\u2019Aprile (1655-1656)<sup><a href=\"#footnote_27_1612\" id=\"identifier_27_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO-FERRO, Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni [&hellip;], Palermo 1858, p. 640.\">28<\/a><\/sup>, cos\u00ec come ricamato in seta policroma e oro sullo stolone dei due piviali in <em>taff\u00e9tas<\/em> (uno rosso e uno violaceo) e sulla colonna nel verso di una pianeta rossa in raso gi\u00e0 elencati da De Ciocchis<sup><a href=\"#footnote_28_1612\" id=\"identifier_28_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.A. DE CIOCCHIS, Sacrae Regiae Visitationis&hellip;, 1836, pp. 83-84.\">29<\/a><\/sup> e studiati da Roberta Civiletto e Maurizio Vitella<sup><a href=\"#footnote_29_1612\" id=\"identifier_29_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CIVILETTO &ndash; M. VITELLA, scheda n. 37, e R. CIVILETTO, scheda n. 38, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, Milano 2001, pp. 575-577; M. VITELLA, I manufatti tessili&hellip;, 2010, pp. 123-126.\">30<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Ricamatori siciliani, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XVII secolo, part. del verso con stemma dell\u2019arcivescovo Leon y Cardines, Palermo, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra07.jpg\">Fig. 7<\/a>); lo stesso \u00e8 impresso in oro, inoltre, sui piatti di coperte di libri liturgici evidentemente acquistati dal presule per la sua biblioteca, ovvero per le solenni celebrazioni pontificali nella stessa Cattedrale, oggi nei depositi dell\u2019ASDPa, come le <em>Missae propriae Sanctorum Ordinis Eremitarum Sancti Augustini [\u2026], Venetiis, apud Cieras, 1647<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Incisore e legatore palermitani, stemma dell\u2019arcivescovo Leon y Cardines sulla legatura delle &lt;\/i&gt;Missae propriae Sanctorum Ordinis Eremitarum Sancti Augustini&lt;\/i&gt;, 1650 \u2013 1655, ASDPa, senza collocazione (gi\u00e0 Cattedrale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del corposo corredo \u00abdelle robbe pontificali et altri\u00bb<em> <\/em>costituente lo <em>spoglio ecclesiastico <\/em>del defunto arcivescovo Pietro Martinez y Rubio (1656-\u20201667)<sup><a href=\"#footnote_30_1612\" id=\"identifier_30_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tutto l&rsquo;incartamento con la narrazione degli antefatti, l&rsquo;accurata descrizione degli oggetti e la pratica per il loro riscatto dal Tribunale del Real Patrimonio, rintracciato presso l&rsquo;ASDPa, sar&agrave; oggetto di prossima pubblicazione da parte dello scrivente.\">31<\/a><\/sup>, che in continuit\u00e0 col predecessore intervenne nella ridefinizione barocca della Cattedrale<sup><a href=\"#footnote_31_1612\" id=\"identifier_31_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.M. AMATO, De principe&hellip;, 1728, p. 106.\">32<\/a><\/sup>, resta visibile traccia in un particolarissimo piviale di manifattura italiana o spagnola, dove, inserito all\u2019interno di uno scudo perale coi bordi delineati da gigli di giardino, \u00e8 stato identificato dallo scrivente lo stemma dei Servi di Maria (allo stelo di giglio sradicato fiorito di tre pezzi, attraversato da SM gotiche d\u2019oro, posto dentro una corona all\u2019antica), ordine religioso cui potrebbe esser appartenuto il prelato (<a title=\"Fig. 9. Manifattura italiana o spagnola, &lt;i&gt;Piviale&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XVII secolo, part. del cappuccio con stemma dei Servi di Maria, riferibile all\u2019arcivescovo Martinez y Rubio, Palermo, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra09.jpg\">Fig. 9<\/a>), emblema che appare al centro del suo stemma episcopale<sup><a href=\"#footnote_32_1612\" id=\"identifier_32_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: inquartato: il primo di rosso, alla torre d&rsquo;oro; il secondo d&rsquo;argento, al T d&rsquo;azzurro; il terzo d&rsquo;argento, al leone di rosso coronato d&rsquo;oro; il quarto fasciato d&rsquo;oro e di rosso; sul tutto come sopra (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 90). Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, p. 75.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Descritta dal De Ciocchis come un \u00abpiviale di tela d\u2019oro murato, tessuto tutto un pezzo con sua stola, foderato di terzanello murato, e crocchi di rame argentati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_1612\" id=\"identifier_33_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.A. DE CIOCCHIS, Sacrae Regiae Visitationis&hellip;, 1836, p. 106.\">34<\/a><\/sup>, l\u2019opera era stata precedentemente attribuita alla manifattura dei Los Molero di Toledo, specializzata nella confezione di strutture tessili di particolare ampiezza, e datata al primo quarto del XVIII secolo, anche se in quella occasione si era gi\u00e0 notato il particolare modulo disegnativo degli ornati (motivo isolato a rametti fioriti dalla resa ormai naturalistica) diffuso in Italia nella seconda met\u00e0 del Seicento<sup><a href=\"#footnote_34_1612\" id=\"identifier_34_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale, e R. CIVILETTO, scheda n. 63, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 231, 597-598; R. CIVILETTO, Tessuti spagnoli nelle chiese siciliane, in G. CANTELLI &ndash; S. RIZZO (a cura di), Magnificenza e bizzarria europea nell&rsquo;arte tessile in Sicilia, catalogo mostra, Palermo 2003, pp. 207, 479.\">35<\/a><\/sup>. Lo stesso stemma compare inciso in oro sui piatti decorati di legature di libri liturgici, come l\u2019<em>Ufficiatura della Settimana Santa <\/em>(<a title=\"Fig. 10. Incisore e legatore palermitani, stemma dell\u2019arcivescovo Martinez y Rubio sulla legatura dell\u2019&lt;i&gt;Ufficiatura della Settimana Santa&lt;\/i&gt;, 1656 \u2013 1667, ASDPa, ms. 14 (gi\u00e0 Cattedrale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra10.jpg\">Fig. 10<\/a>), un lussuoso codice manoscritto su pergamena della met\u00e0 del \u2018600 con miniature e incisioni acquerellate oggi conservato presso l\u2019ASDPa (ms. 14)<sup><a href=\"#footnote_35_1612\" id=\"identifier_35_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. TRAVAGLIATO, Archivio capitolare della Cattedrale di Palermo, in S. PALESE &ndash; E. BOAGA &ndash; F. DE LUCA &ndash; L. INGROSSO (a cura di), Guida degli Archivi&nbsp; capitolari d&rsquo;Italia. III, Roma 2006, pp. 119-126, in part. p. 121.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, in uno dei sei balconi del piano nobile del Palazzo Arcivescovile, ad evidenziare i lavori di ampliamento promossi dallo stesso arcivescovo (ma pagati nel 1659 dal fratello di lui, Egidio, Abate di Centrovennigo, Tesoriere della Cattedrale di Tirasona e Giudice della Regia Monarchia), per la realizzazione di quattro saloni ed il completamento della facciata meridionale<sup><a href=\"#footnote_36_1612\" id=\"identifier_36_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. GARUFI, La fabbrica del Palazzo, in Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt&agrave; al museo e dal museo alla citt&agrave;, catalogo mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 1999, p. 161.\">37<\/a><\/sup>, \u00e8 ancora visibile un pavimento composto da 20 mattonelle maiolicate di piccolo formato (cm 14&#215;14,5), opera di maestranze palermitane, con lo stesso stemma all\u2019interno di una robbiana a mandorla, accompagnata da uccelli, frutta e motivi fitomorfi<sup><a href=\"#footnote_37_1612\" id=\"identifier_37_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. REGINELLA, Le collezioni ceramiche nel Museo Diocesano e nel Palazzo Arcivescovile di Palermo, in M.C. DI NATALE (a cura di), Arti decorative&hellip;, 1999, p. 50, Fig. 17.\">38<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 11. Maestranze palermitane, &lt;i&gt;Pavimento in maioliche con stemma dell\u2019arcivescovo Martinez y Rubio&lt;\/i&gt;, 1656 \u2013 1667, Palermo, Palazzo Arcivescovile, piano nobile.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra11.jpg\">Fig. 11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere tardo-barocche di committente noto pertinenti al tesoro della Cattedrale, \u00e8 una pianeta in raso con applicazioni in trina a motivi floreali con, sulla colonna nel verso, lo stemma ricamato di Domenico Rosso (1737-\u20201747)<sup><a href=\"#footnote_38_1612\" id=\"identifier_38_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: inquartato: il primo inquartato: primo e quarto diviso, nel primo scaccheggiato d&rsquo;argento e di rosso di tre file, nel secondo di rosso, con una mezzaluna riversata d&rsquo;argento; secondo e terzo sbarrato d&rsquo;argento e di rosso, ed il leone d&rsquo;azzurro attraversante sul tutto; il secondo di rosso, alla colonna d&rsquo;argento, con base e capitello d&rsquo;oro, coronata del secondo; il terzo d&rsquo;oro, a tre bande d&rsquo;azzurro, col capo cucito del primo, caricato di due uccelli affrontati di nero, guardanti una stella [6] o cometa di rosso; il quarto d&rsquo;azzurro, al leone d&rsquo;oro, tenente con le zampe anteriori un ramo di verde; sopra il tutto d&rsquo;azzurro, al barbazzale d&rsquo;oro, accompagnato nel capo da un lambello di tre pendenti di rosso (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 93).\">39<\/a><\/sup>, della congregazione benedettina dei Celestini<sup><a href=\"#footnote_39_1612\" id=\"identifier_39_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. CATTANA, ad vocem, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, diretto da G. PELLICCIA e G. ROCCA, vol. II, Roma 1975, col. 733. Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 53-54.\">40<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. Ricamatori siciliani o italo-meridionali, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, part. del verso con stemma dell\u2019arcivescovo Rosso, Palermo, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra12.jpg\">Fig. 12<\/a>), che ne permette appunto l\u2019identificazione e ne favorisce la datazione, comunque <em>post<\/em> 1744 in quanto l\u2019opera non \u00e8 citata dal De Ciocchis<sup><a href=\"#footnote_40_1612\" id=\"identifier_40_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, I manufatti tessili&hellip;, 2010, pp. 124-125.\">41<\/a><\/sup>; stessa provenienza hanno una teca porta-particole di argentiere palermitano monogrammista GR del 1738, con iscrizione dedicatoria al nuovo arcivescovo da parte dei prefetti della Fabbrica Canonico Lorenzo Migliaccio e Barone Giovanni Zappino, ed un calice traforato con simboli della Passione, privo di marchi, di argentiere palermitano o, pi\u00f9 probabilmente, italo-meridionale, che, a conferma della datazione fissata su base stilistica da Maria Concetta Di Natale a fine XVII \u2013 inizi XVIII secolo, reca inciso sotto la base lo stemma originario semplificato dei Rosso (barbazzale d\u2019oro sotto il lambello)<sup><a href=\"#footnote_41_1612\" id=\"identifier_41_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, pp. 28-29; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, pp. 89-90.\">42<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Argentiere palermitano o italo-meridionale, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, part. della parte inferiore della base con stemma inciso dell\u2019arcivescovo Rosso, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corredo liturgico dovuto al successore Giuseppe Alonzo Melendez (1748-\u20201753), francescano, consta invece di un calice e di una legatura di messale argentei (il libro contenuto all\u2019interno \u00e8 pubblicato nel 1735)<sup><a href=\"#footnote_42_1612\" id=\"identifier_42_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, pp. 29-30; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, pp. 90-91.\">43<\/a><\/sup>, entrambi senza marchi, ma databili indirettamente alla prima met\u00e0 del \u2018700 anche grazie al riconoscimento dello stemma, che si vede in un medaglione applicato sulla base del primo e realizzato a sbalzo e cesello in una placca centrale sui piatti della seconda<sup><a href=\"#footnote_43_1612\" id=\"identifier_43_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;azzurro, alla torre d&rsquo;oro aperta e fenestrata di nero, fondata sul monte di tre cime al naturale movente dalla punta, cimata da corona pure d&rsquo;oro, accompagnata a destra da un albero al naturale sormontato da una colomba appollaiata d&rsquo;argento, ed a sinistra da un pastorale rivoltato d&rsquo;argento o d&rsquo;oro, posto in palo; il capo della religione francescana: d&rsquo;azzurro, a un braccio nudo al naturale uscente da una nube d&rsquo;argento, con il segno del chiodo alla palma della mano; l&rsquo;altro braccio vestito del saio francescano, incrociante il primo, con lo stesso segno alla mano; una croce d&rsquo;oro raggiante che emerge tra le due braccia (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 94). Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 67-68.\">44<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, part. della base con stemma dell\u2019arcivescovo Melendez, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Legatura di Messale&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 del XVIII secolo, piatto anteriore con stemma dell\u2019arcivescovo Melendez, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra15.jpg\">15<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La memoria di Francesco Ferdinando Sanseverino (1776-\u20201793), della congregazione clericale dei Pii Operai, il cui monumento funebre col ritratto del presule inginocchiato in adorazione si ammira sulla parete destra della cappella del SS. Sacramento della stessa Cattedrale, \u00e8 legata oggi solo alla trasformazione e conseguente riuso come fibula da piviale di un monile aureo con smeraldi e diamanti tardo-secentesco a forma di mazzo di tulipani legati da un fiocco alla base<sup><a href=\"#footnote_44_1612\" id=\"identifier_44_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, scheda n. 59, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, p. 347; EADEM, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, pp. 23-24; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, pp. 82-83.\">45<\/a><\/sup>, in passato riferito solo su base stilistica e cronologicamente al governo dell\u2019arcivescovo Ferdinando Bazan (1685-\u20201702), oggi esposta in una vetrina del Tesoro, testimoniata invece dallo stemma del primo inciso sul verso<sup><a href=\"#footnote_45_1612\" id=\"identifier_45_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;argento, alla fascia di rosso; supporto un&rsquo;aquila bicipite di nero, armata e linguata di rosso; vi si accompagna l&rsquo;arma dei Pii Operai, monogramma MA di Maria, con la A terminante in una croce, su un monte di tre cime, sormontato da una colomba raggiante (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 95). Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 115-116.\">46<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 16. Orafo siciliano della fine del XVII secolo \u2013 argentiere palermitano dell\u2019ultimo quarto del XVIII secolo, &lt;i&gt;Gioia a forma di fiore trasformata in fibula da piviale&lt;\/i&gt;, part. con stemma dell\u2019arcivescovo Sanseverino, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra16.jpg\">Fig. 16<\/a>); si registra inoltre la presenza di un\u2019altrettanto preziosa croce pettorale con diamanti e zaffiri, anch\u2019essa esposta nell\u2019odierno allestimento, e di un libro liturgico (<em>Pontificale Romanum, Pars secunda<\/em>, s.d., oggi nell\u2019ASDPa)<em> <\/em>recante lo stemma citato inciso sui piatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando all\u2019\u2018800, l\u2019arcivescovo Raffaele Mormile (1803-\u20201813), dei Chierici Regolari Teatini<sup><a href=\"#footnote_46_1612\" id=\"identifier_46_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. ANDREU, ad vocem, in Dizionario degli Istituti di Perfezione&hellip;, vol. II, Roma 1975, coll. 978-989.&nbsp; Per lo stemma dell&rsquo;ordine G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, p. 81.\">47<\/a><\/sup>, \u00e8 donatore di libri liturgici (<em>Epistolae totius anni [\u2026]<\/em> ed<em> Evangelia totius anni [\u2026]<\/em>, <em>Romae, Salvioni 1746<\/em>, conservati presso l\u2019ASDPa) e di un calice baccellato tardo-settecentesco in argento dorato privo di marchi ma verosimilmente napoletano<sup><a href=\"#footnote_47_1612\" id=\"identifier_47_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, pp. 32-33; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, p. 95.\">48<\/a><\/sup>, sotto la cui base, cos\u00ec come sui piatti delle legature, figura come di consueto lo stemma inciso del presule<sup><a href=\"#footnote_48_1612\" id=\"identifier_48_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;oro, alla banda d&rsquo;argento filettata di nero, caricata di tre aquile dello stesso; vi si accompagna l&rsquo;arma dei Teatini, d&rsquo;oro o d&rsquo;argento, alla croce latina di rosso o di nero, su monte di tre cime di verde o di nero) (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 96).\">49<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 17. Argentiere italo-meridionale, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, fine del XVIII \u2013 inizi del XIX secolo, part. della parte inferiore della base con stemma dell\u2019arcivescovo Mormile, Palermo, tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra17.jpg\">Fig. 17<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cardinale del titolo di San Lorenzo in Panisperna, Pietro Gravina dei Principi di Montevago (1816-\u20201830)<sup><a href=\"#footnote_49_1612\" id=\"identifier_49_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: troncato: il primo d&rsquo;azzurro, a due gemelle d&rsquo;oro, accompagnate nel punto sinistro del capo da una stella [10] d&rsquo;argento; il secondo d&rsquo;azzurro, colla banda scaccata di due file d&rsquo;argento e di rosso (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 96).\">50<\/a><\/sup> lega alla Cappella del SS. Sacramento nella Cattedrale la sua portantina, databile al terzo quarto del XVIII secolo, dorata e dipinta (oggi nei depositi del Museo Diocesano)<sup><a href=\"#footnote_50_1612\" id=\"identifier_50_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Arti decorative nel Museo Diocesano. Dalla citt&agrave; al museo, dal museo alla citt&agrave;, in Arti decorative&hellip;, 1999, pp. 19-21.\">51<\/a><\/sup>, insieme a \u00abun Pontificale bianco, due piviali, quattro tonicelle, un bacile con boccale d\u2019argento, e altro ancora\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_1612\" id=\"identifier_51_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. PALAZZOTTO, I Gravina di Montevago e la riscoperta di un monumento dimenticato, in P. PALAZZOTTO &ndash; M. SEBASTIANELLI, Il restauro del monumento Gravina Bonanno di Montevago nel Camposanto di S. Orsola a Palermo, Palermo 2013, pp. 13-14 e note 14 e 18, in cui si cita anche la cronaca di parte capitolare degli ultimi giorni terreni del cardinale e dei suoi legati alla Cattedrale (cfr. ASDPa, Archivio capitolare, n. 99, pp. IV-V).\">52<\/a><\/sup>, un calice dorato neoclassico, esposto nel Tesoro ma ancora in uso per le celebrazioni, con putti a fusione recanti simboli della Passione e, sulla base, tre medaglioni con l\u2019<em>Ecce Homo<\/em>, l\u2019<em>Addolorata<\/em>, <em>S. Giuseppe e il Bambino<\/em>, su fondo smaltato blu cobalto<sup><a href=\"#footnote_52_1612\" id=\"identifier_52_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, pp. 32-33; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, p. 98.\">53<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 18. Argentiere siciliano, &lt;i&gt;Calice dell\u2019arcivescovo Gravina&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra18.jpg\">Fig. 18<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, alla liberalit\u00e0 del successore, l\u2019arcivescovo Gaetano Trigona (1833-\u20201837)<sup><a href=\"#footnote_53_1612\" id=\"identifier_53_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: partito: nel primo al triangolo sormontato da un sole radioso e tre fasce abbassate, il tutto d&rsquo;oro; nel secondo d&rsquo;azzurro al castello d&rsquo;oro, sormontato da un giglio dello stesso, il tutto accollato all&rsquo;aquila spiegata di nero, armata, imbeccata e coronata d&rsquo;oro (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 96).\">54<\/a><\/sup>, rampollo di una potente e ricca famiglia di Piazza Armerina, si deve il dono di un calice figurato di argentiere catanese del 1820, detto tradizionalmente <em>della Religione <\/em>proprio per la figura allegorica che ne costituisce il fusto, a base quadrata con angoli smussati su cui poggiano le microfusioni dei quattro simboli degli Evangelisti e dell\u2019<em>Agnus Dei <\/em>centrale<sup><a href=\"#footnote_54_1612\" id=\"identifier_54_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il Tesoro della Cattedrale&hellip;, 2001, p. 33; EADEM, Ori e argenti&hellip;, 2010, pp. 97-98.\">55<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 19. Argentiere catanese, &lt;i&gt;Calice dell\u2019arcivescovo Trigona&lt;\/i&gt;, 1820, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra19.jpg\">Fig. 19<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Battista Naselli (1853-\u20201870) fa ricamare invece il proprio stemma<sup><a href=\"#footnote_55_1612\" id=\"identifier_55_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: inquartato: nel primo e quarto d&rsquo;azzurro, con una fascia, sormontata da un leone nascente coronato, accompagnata in punta da tre bisanti allineati in fascia, il tutto d&rsquo;oro; il secondo d&rsquo;azzurro, con quattro sbarre d&rsquo;argento, accompagnate da nove rose dello stesso, disposte 1, 2, 3, 2, 1; il terzo di rosso, al braccio vestito di verde movente dal capo, impugnante con la mano di carnagione un morso di cavallo d&rsquo;oro (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 97).\">56<\/a><\/sup> in basso sulla colonna nel verso di una raffinatissima pianeta a rete d\u2019oro a motivi fitomorfi e sulle infule di una mitria, anch\u2019essa ricamata in oro e con gemme policrome, opere non esposte ma conservate nella sagrestia della Cattedrale (<a title=\"Fig. 20. Ricamatori palermitani, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, met\u00e0 del XIX secolo, part. del verso con stemma dell\u2019arcivescovo Naselli, Palermo, Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra20.jpg\">Fig. 20<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una serie di quattro vasi per <em>frasche<\/em> d\u2019argento esposti nella vetrina davanti l\u2019abside destra della Cattedrale (<a title=\"Fig. 21. Argentiere siciliano, &lt;i&gt;Serie di quattro vasi&lt;\/i&gt;, 1854, con stemma dell\u2019arcivescovo Celesia e data 1883, Palermo, Tesoro della Cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/tra21.jpg\">Fig. 21<\/a>) sono privi di marchi ma recano lo stemma del benedettino cassinese Michelangelo Celesia (1871-\u20201904 )<sup><a href=\"#footnote_56_1612\" id=\"identifier_56_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: partito: nel primo d&rsquo;argento, alla croce trifogliata di due traverse, caricata dal PAX a lettere grandi di nero, piantata sul monte di tre cime dello stesso, che &egrave; dei Benedettini; nel secondo d&rsquo;azzurro, al ciliegio sradicato di verde, sinistrato da un leone contro rampante, coronato d&rsquo;oro e sormontato da tre stelle a sei raggi (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 98). Per lo stemma della congregazione dell&rsquo;ordine, G. ZAMAGNI, Il valore del simbolo&hellip;, 2003, pp. 33-34.\">57<\/a><\/sup> non ancora cardinale &#8211; sappiamo infatti che ricevette la porpora e il primo titolo di Santa Prisca nel novembre 1884, ma anche il numero e gli ordini di nappe del galero ce lo confermano-. Vi \u00e8 messa in evidenza tutt\u2019intorno un\u2019iscrizione latina al genitivo di possesso e la data di acquisto (\u00abARCHIEPISCOPI PANORMITANI DOMINI MICHAELIS ANGELI CELESIA 1883\u00bb), mentre ho ritrovato incise sulla parte interna della base le generalit\u00e0 dell\u2019originaria committente e\/o proprietaria, <em>signora <\/em> o <em>suora<\/em>, che li dovette vendere o donare al prelato, tale \u00abS. VINCENZA BAPTISTA RUGGIERI 1854\u00bb; qualora si trattasse di una religiosa, l\u2019arcivescovo avrebbe potuto anche in questo caso acquistarli dal Demanio o sul mercato antiquario dopo le leggi eversive del 1866 che ne avrebbero determinato l\u2019esproprio, come per l\u2019Immacolata d\u2019argento gi\u00e0 dei Padri Mercedari, di cui fece don\u00f2 alla Cattedrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al citato Celesia e ai pi\u00f9 vicini arcivescovi defunti del \u2018900, Lualdi<sup><a href=\"#footnote_57_1612\" id=\"identifier_57_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;azzurro, al monte di tre cime al naturale movente dalla punta, sormontato da un leone, accompagnato nel cantone destro del capo da una stella [6] e in quello sinistro da un giglio, il tutto d&rsquo;oro) (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 98).\">58<\/a><\/sup>, Lavitrano<sup><a href=\"#footnote_58_1612\" id=\"identifier_58_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: d&rsquo;azzurro, allo scaglione d&rsquo;argento accompagnato in capo e in punta da tre stelle [6], poste 2, 1, e la fascia pure d&rsquo;argento attraversante sul tutto (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 98).\">59<\/a><\/sup>, Ruffini<sup><a href=\"#footnote_59_1612\" id=\"identifier_59_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: di rosso, a due grifoni di nero contro rampanti ad una colonna dorica d&rsquo;argento, cimata da una corona d&rsquo;oro, e la campagna diasprata o rabescata di verde (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 99).\">60<\/a><\/sup>, Carpino<sup><a href=\"#footnote_60_1612\" id=\"identifier_60_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: di rosso, al ramo di carpine al naturale, fiorito d&rsquo;oro, accompagnato da una stella [5] posta nel cantone destro del capo (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 99).\">61<\/a><\/sup>, Pappalardo<sup><a href=\"#footnote_61_1612\" id=\"identifier_61_1612\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arma: spaccato, di nero e d&rsquo;argento, al leone dell&rsquo;uno nell&rsquo;altro, linguato di rosso, guardante un giglio d&rsquo;oro (G. TRAVAGLIATO, Lo stemma e l&rsquo;opera d&rsquo;arte&hellip;, 2003, p. 99).\">62<\/a><\/sup> e talora ai loro vescovi ausiliari titolari <em>in partibus<\/em>, sono dovute ulteriori donazioni di suppellettili, insegne e parati sacri \u00a0&#8211; riconoscibili tramite i rispettivi stemmi -, nei quali, se non sempre si raggiungono gli alti livelli estetici e tecnici dell\u2019alto artigianato artistico precedente, o se raramente equivalgono quelli pi\u00f9 antichi in oro e pietre preziose, tuttavia, li riteniamo comunque degni di attenzione in quanto \u2018doni sponsali\u2019, teneramente consegnati dal Vescovo alla sua Sposa mistica come pegno d\u2019amore e di fedelt\u00e0.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1612\" class=\"footnote\">B. MONTEVECCHI, <em>Le insegne ecclesiastiche<\/em>, in B. MONTEVECCHI \u2013 S. VASCO ROCCA (a cura di), <em>Suppellettile ecclesiastica. I<\/em>, Firenze 1988, p. 357.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1612\" class=\"footnote\">La bibliografia a riguardo \u00e8 amplissima. Si vedano, essenzialmente: Concilio Vaticano II, <em>Decreto sull\u2019ufficio pastorale dei vescovi, Christus Dominus<\/em>, Roma 1965; IDEM, <em>Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium<\/em>, Roma 1975.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1612\" class=\"footnote\">Cfr. Concilio Vaticano II, <em>Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctun Concilium<\/em>, Roma 1964, n. 41; Concilio Vaticano II, <em>C\u00e6remoniale Episcoporum [\u2026]<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 1984 (<em>reimpressio<\/em> 1985, 1995; <em>reimpressio emendata<\/em><em> <\/em><em>2008)<\/em>, n. 11 (per la traduzione in italiano: <a href=\"http:\/\/www.liturgia.it\/Cerimoniale.pdf\">http:\/\/www.liturgia.it\/Cerimoniale.pdf<\/a>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1612\" class=\"footnote\">Per quanto riguarda l\u2019araldica ecclesiastica, si fa riferimento a B.B. HEIM, <em>L\u2019araldica nella Chiesa Cattolica. Origini, usi, legislazione<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2000. Esempi di raccolte di stemmi episcopali in G. TRAVAGLIATO, <em>L\u2019araldica dei vescovi agrigentini dal Medioevo ai nostri giorni<\/em>, in G. INGAGLIO (a cura di), <em>La Cattedrale di Agrigento tra storia, arte, architettura<\/em>, Atti del convegno <em>La cattedra di Gerlando <\/em>(Agrigento, 30-31 ottobre 2007), Palermo 2010, pp. 231-247, con relativa bibliografia. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1612\" class=\"footnote\">Per le vicende biografiche dei cardinali siciliani, di nascita o di residenza [<em>Acquaviva (d\u2019) Aragona (d\u2019) Traiano<\/em>; <em>Arezzo Tommaso Maria Raimondo<\/em>; <em>Astalli Pamphilj Camillo<\/em>; <em>Bertoli Enrico<\/em>; <em>Bessarione Giovanni<\/em>; <em>Boccamazza Giovanni<\/em>; <em>Boneto Ludovico<\/em>; <em>Caracciolo Marino<\/em>; <em>Cardona (de) Enrico Giovanni<\/em>; <em>Carpino Francesco<\/em>; <em>Celesia don Pietro Geremia Michelangelo<\/em>; <em>Cervantes<\/em> <em>(de) Gaeta Gaspare<\/em>; <em>Chiaromonte Nicol\u00f2<\/em>; <em>Cibo (o Cybo) Innocenzo<\/em>; <em>Cienfuegos Villazon Alvaro<\/em>; <em>Colonna Branciforte Antonino<\/em>; <em>Colonna Pompeo<\/em>; <em>Colonna Romano Giovanni<\/em>; <em>d\u2019Aragona Giovanni<\/em>; <em>de Castelar Giovanni<\/em>; <em>de Castro Giovanni<\/em>; <em>de Foix Pietro<\/em>; <em>de la Cerda Antonio<\/em>; <em>de Spuiz de Pozio Ausia<\/em>; <em>della Rovere Giuliano<\/em>; <em>di Santo Spirito Carlo<\/em>; <em>Donato Ludovico<\/em>; <em>Doria (d\u2019Oria) Giovanni (o Giannettino<\/em><em>)<\/em>; <em>Dusmet don Melchiorre Giuseppe Maria Benedetto<\/em>; <em>Farnese Alessandro jr.<\/em>; <em>Ferreri Filippo<\/em>; <em>Francica Nava (di Bontif\u00e9) Giuseppe<\/em>; <em>Giudice (del) Cellamare (di) Francesco<\/em>; <em>Gonzaga fra\u2019 Giovanni Vincenzo<\/em>; <em>Gonzaga Francesco jr.<\/em>; <em>Grassellini Gaspare<\/em>; <em>Gravina (di Montevago) Pietro<\/em>; <em>Gregorio (De o Di) Emanuele<\/em>; <em>Gregorio (De o Di) Giovanni<\/em>; <em>Guarino Giuseppe<\/em>; <em>Isvaglies (o Usvelle) Pietro<\/em>; <em>Lanzol y Borja Giovanni senior<\/em>; <em>Lualdi Alessandro<\/em>; <em>Luca (De) Antonino Saverio<\/em>; <em>Medici (de\u2019) Ippolito<\/em>; <em>Mercurio (de) Giovanni Andrea<\/em>; <em>Misquino Caracciolo Niccol\u00f2<\/em>; <em>Moles Giovanni<\/em>; <em>Moncada Aragona (d\u2019) Luigi Guglielmo<\/em>; <em>Nidhard (o Neidhardt) Giovanni Everardo Graf<\/em>; <em>Orsini Matteo<\/em>; <em>Panebianco fra\u2019Antonio Maria<\/em>; <em>Patern\u00f2 Giovanni<\/em>; <em>Peretti (o Perretti) e Montalto Francesco<\/em>; <em>Pignatelli (di Belmonte) Domenico<\/em>; <em>Pignatelli (di Monteroduni) Ferdinando Maria<\/em>; <em>Pio di Carpi Rodolfo<\/em>; <em>Primo Giovanni<\/em>; <em>Rampolla (del Tindaro) Mariano<\/em>; <em>Rebiba Scipione<\/em>; <em>Remolini (o Remolino o Romelini) Francesco, detto Elvense<\/em>; <em>Rodolfo (o Ridolfi) Ottavio<\/em>; <em>Spinola Giovanni Domenico<\/em>; <em>Tagliavia e Aragona Pietro<\/em>; <em>Tagliavia-Aragona e Ventimiglia Simone<\/em>; <em>Tedeschi Niccol\u00f2<\/em>; <em>Torres (de) Cosimo<\/em>; <em>Torres (de) Ludovico jr. (o II)<\/em>; <em>Trigona e Parisi Gaetano Maria<\/em>; <em>Umberto (di Lorena)<\/em>; <em>Venerio Giacomo Antonio<\/em>; <em>Vich Raimondo Gualtiero (o Guiglielmo)<\/em>; <em>Villadicani Francesco Paolo<\/em>; <em>Vio (de) fra\u2019 Tommaso (al secolo Giacomo)<\/em>; <em>Visconti Vitaliano<\/em>], si rimanda ai rispettivi lemmi di G. TRAVAGLIATO, in <em>Enciclopedia della Sicilia<\/em> a cura di C. NAPOLEONE, Parma 2006, pp. pp. 71-72, 126-127, 132, 163, 169, 173, 225, 228, 235-236, 272, 275, 278, 279, 281, 293, 325, 332-333, 334, 339, 341, 349, 357-358, 364, 390-391, 403, 424, 455, 462, 462, 466-467,470-472, 475, 507, 525, 548, 595, 599, 619, 623-624, 660, 679, 756, 770, 774, 787-788, 803, 824, 828-829, 833, 840, 934, 945-946, 952, 967-968, 977, 980, 991, 1000, 1010, 1012, 1018, 1019.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1612\" class=\"footnote\">Si veda a riguardo G. MORONI, <em>Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica [\u2026]<\/em>, Venezia 1854, vol. LXIX, pp. 3-19, <em>ad vocem<\/em> \u201cSpogli ecclesiastici (degli)\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1612\" class=\"footnote\">Cfr. A. BARBERI (a cura di), <em>Bullarii Romani continuatio [\u2026]. Pius PP. Septimus anno septimo<\/em>, Roma 1847, tomo XII, pp. 167-168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1612\" class=\"footnote\">Per la cronotassi episcopale palermitana, pur controversa per il periodo antico e medievale, si \u00e8 seguito il testo di F.M. STABILE, in G. ZITO (a cura di),<em> Storia delle Chiese di Sicilia<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2009, pp. 655-657, con relativa aggiornata bibliografia. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1612\" class=\"footnote\">Il documento, conservato presso l\u2019 Archivio Storico Diocesano di Palermo (da questo momento ASDPa) con segnatura <em>Tabulario<\/em>, I, n. 73, \u00e8 stato trascritto integralmente ma con errori da V. MORTILLARO, <em>Catalogo ragionato dei diplomi della Cattedrale di Palermo<\/em>, Palermo 1842, pp. 96-99, e relativamente ai codici da H. BRESC, <em>Livres et soci\u00e9t\u00e9 en Sicile (1299-1499)<\/em>, Palermo 1971, pp. 110-111. Si veda inoltre C. TRISTANO, <em>Famuli, famule. Segni di autorit\u00e0 femminile nel Sacramentario dell\u2019ASDPa, ms. 3<\/em>, in G. TRAVAGLIATO (a cura di), <em>Storia &amp; Arte nella scrittura. L\u2019Archivio Storico Diocesano di Palermo a 10 anni dalla riapertura al pubblico (1997-2007)<\/em>, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Santa Flavia (PA) 2008, p. 371.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1612\" class=\"footnote\">G.A. DE CIOCCHIS, <em>Sacrae Regiae Visitationis per Siciliam [\u2026] Acta decretaque omnia<\/em>, Palermo &lt;1743&gt; 1836, p. 72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1612\" class=\"footnote\">C. GUASTELLA, scheda 21, <em>Tre serie di smalti applicati al paliotto detto dell\u2019arcivescovo Carandolet<\/em>, in <em>Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti decorative e arti suntuarie<\/em>, catalogo mostra a cura di M. ANDALORO, Siracusa &#8211; Palermo 1995, pp. 123-133, in part. p. 125; EADEM, scheda VII.7, <em>Tre serie di smalti riutilizzati con aquile, composizioni vegetali e figure sacre<\/em>, in <em>Nobiles officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo mostra a cura di M. ANDALORO, Catania &#8211; Palermo 2006, I, pp. 470-477; M. VITELLA, <em>I manufatti tessili della Cattedrale di Palermo<\/em>, in M.C. DI NATALE \u2013 M. VITELLA, <em>Il Tesoro della Cattedrale di Palermo<\/em>, Palermo 2010, pp. 112-114. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1612\" class=\"footnote\">Cfr. Archivio di Stato di Palermo, <em>Conservatoria di Registro<\/em>, n. 1330, c. 8v, citato in C. GUASTELLA, scheda 21\u2026, 1995, p. 123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1612\" class=\"footnote\"><em>Epistola responsiva Reverendissimorum Dominorum Decani Majoris, Capituli et Canonicorum Sanctae Metropolitanae Ecclesiae Bisuntinae ad Franciscum Marchese [\u2026]<\/em>, <em>Panormi, Apud Angelum Felicella MDCCXVI<\/em>, in ASDPa, <em>Archivio Capitolare<\/em>, n. 27 (gi\u00e0 XXV). Il documento test\u00e9 citato, insieme al testamento del prelato con legati a favore del Capitolo Metropolitano palermitano, sar\u00e0 oggetto di prossima pubblicazione da parte dello scrivente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1612\" class=\"footnote\">Blasonatura in G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte. L\u2019araldica come scienza ausiliaria per lo studio delle arti decorative in Sicilia<\/em>, Tesi di dottorato di ricerca in Storia dell\u2019Arte Medievale e Moderna in Sicilia (XV ciclo), Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, 2003, p. 86, dove sono tra gli altri raccolti e descritti gli stemmi degli arcivescovi palermitani, in corso di pubblicazione. Da questo momento si \u00e8 preferito spostare in nota la descrizione degli stemmi, per agevolare la lettura del testo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1612\" class=\"footnote\">Cfr. Archivio di Stato di Palermo, <em>Conservatoria di Registro<\/em>, n. 1330, cc. 8v-10v, documenti citati in C. GUASTELLA, scheda 21\u2026, 1995, pp. 123-125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1612\" class=\"footnote\">Si veda a riguardo L. BELLANCA \u2013 G. MELI, <em>I luoghi del tesoro<\/em>, in M.C. DI NATALE \u2013 M. VITELLA, <em>Il Tesoro\u2026<\/em>, 2010, pp. 9-37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1612\" class=\"footnote\">A. MONGITORE, <em>Dell\u2019istoria sacra di tutte le chiese [\u2026]. La Cattedrale, tomo primo<\/em>, ms. del XVIII sec. presso la Biblioteca Comunale di Palermo, ai segni Qq.\u00a0 E 3, cc. 103r-117v. Si veda inoltre D. SUTERA, <em>Interventi nella Cattedrale di Palermo tra XIV e XV secolo<\/em>, in E. GAROFALO \u2013 M.R. NOBILE (a cura di), <em>Palermo e il gotico<\/em>, Palermo 2007, pp. 107-112, che riporta la precedente bibliografia. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1612\" class=\"footnote\">La bibliografia \u00e8 ampia, anche se non ancora esaustiva; per tutti si rimanda a: M.G. PAOLINI, <em>Il breviario di Simone da Bologna della Cattedrale di Palermo<\/em>, Firenze 1985; M.C. Di NATALE, <em>Dall\u2019esegesi biblica al codice miniato: motivi iconografici nell\u2019adorazione dei Magi in Sicilia<\/em>, in <em>In Epiphania Domini. L\u2019adorazione dei Magi nell\u2019arte siciliana<\/em>, catalogo mostra a cura di M.C. DI NATALE e V. ABBATE, Palermo1992, pp. 32-34; G. TRAVAGLIATO, <em>Palermo \u2013 Archivio Storico Diocesano<\/em>, e C. OLIVA<em>, <\/em>scheda 20 e tav. 24, in M.M. MILAZZO \u2013 M. PALMA \u2013 G. SINAGRA \u2013 S. ZAMPONI (a cura di), <em>I manoscritti datati della Sicilia<\/em>, Firenze 2003, pp. 43-54, 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019azzurro, con tre mezzi voli destri abbassati sostenuti da artigli d\u2019oro, male ordinati 1, 2 (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 83). <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1612\" class=\"footnote\">G. TRAVAGLIATO, <em>L\u2019ASDPa com\u2019era, com\u2019\u00e8, come potrebbe essere: storia e prospettive<\/em>, in <em>Storia &amp; Arte nella scrittura\u2026<\/em>, 2008, pp. 13-38, e relativa bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1612\" class=\"footnote\">G. TRAVAGLIATO, <em>Il \u201cpalazzo nuovo\u201d di Simone Beccadelli Bologna (1460-1465)<\/em>, in <em>Museo Diocesano di Palermo. Ambienti e mostre a cantiere aperto<\/em>, Palermo 2011, pp. 40-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1612\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI<\/em>, Palermo 1880, I, pp. 217-218.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1612\" class=\"footnote\">Arma: inquartato: nel primo e quarto d\u2019oro, a quattro pali di rosso, caricati di una banda d\u2019azzurro attraversante; nel secondo e terzo contro inquartato: nel primo e quarto, a sei bisanti o torte; nel secondo e terzo, alla caldara scaccata (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 85).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1612\" class=\"footnote\">Si rimanda essenzialmente a: M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale di Palermo dal Rinascimento al Neoclassicismo<\/em>, Palermo 2001, pp. 9-10; EADEM, <em>Ori e argenti del Tesoro della Cattedrale di Palermo<\/em>, in M.C. DI NATALE \u2013 M. VITELLA, <em>Il Tesoro\u2026<\/em>, 2010, p. 60 e nota 32, da cui emerge che anche in questo caso il riconoscimento da parte dello scrivente dello stemma del committente ha consentito alla studiosa una pi\u00f9 corretta datazione; F. SCADUTO, <em>Il progetto: fonti e cantiere<\/em>, in M.R. NOBILE (a cura di), <em>Matteo Carnilivari \u2013 Pere Compte 1506-2006. Due maestri nel Mediterraneo<\/em>, catalogo mostra, Palermo 2006, pp. 171, 179. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1612\" class=\"footnote\">Arma: inquartato: il primo d\u2019azzurro, con una stella [8] d\u2019oro, e la doppia bordura cucita, la prima d\u2019oro caricata di otto 8 o 10 rosette di rosso, e la seconda scaccata di rosso e d\u2019argento; il secondo d\u2019oro, al leone di nero linguato e osceno di rosso, e la bordura\u00a0 cucita d\u2019azzurro caricata di otto crocette decussate d\u2019oro; il terzo d\u2019oro, con due lupi d\u2019azzurro passanti uno sull\u2019altro, e la bordura cucita di rosso caricata di otto conchiglie d\u2019oro alternate con altrettante lettere S maiuscole romane dello stesso; il quarto controfasciato d\u2019oro e di nero, con un albero sradicato di verde attraversante; sul tutto, al cuore di rosso fiammeggiante traversato in sbarra e in banda da due frecce d\u2019argento (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 85). Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 70-71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1612\" class=\"footnote\">G.M. AMATO, <em>De principe templo Panormitano<\/em>, Palermo 1728, pp. 98-106, 291; A. MONGITORE, <em>Dell\u2019istoria sacra\u2026<\/em>, cc. 130r-153v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, p. 22; EADEM, <em>Ori e argenti del Tesoro\u2026<\/em>, 2010, pp. 79-80. Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 70-71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1612\" class=\"footnote\">G. DI MARZO-FERRO, <em>Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni [\u2026]<\/em>, Palermo 1858, p. 640.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1612\" class=\"footnote\">G.A. DE CIOCCHIS, <em>Sacrae Regiae Visitationis\u2026<\/em>, 1836, pp. 83-84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1612\" class=\"footnote\">R. CIVILETTO \u2013 M. VITELLA, scheda n. 37, e R. CIVILETTO, scheda n. 38, in <em>Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, Milano 2001, pp. 575-577;<em> <\/em>M. VITELLA, <em>I manufatti tessili\u2026<\/em>, 2010, pp. 123-126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1612\" class=\"footnote\">Tutto l\u2019incartamento con la narrazione degli antefatti, l\u2019accurata descrizione degli oggetti e la pratica per il loro riscatto dal Tribunale del Real Patrimonio, rintracciato presso l\u2019ASDPa, sar\u00e0 oggetto di prossima pubblicazione da parte dello scrivente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1612\" class=\"footnote\">G.M. AMATO, <em>De principe\u2026<\/em>, 1728, p. 106. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1612\" class=\"footnote\">Arma: inquartato: il primo di rosso, alla torre d\u2019oro; il secondo d\u2019argento, al T d\u2019azzurro; il terzo d\u2019argento, al leone di rosso coronato d\u2019oro; il quarto fasciato d\u2019oro e di rosso; sul tutto come sopra (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 90). Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1612\" class=\"footnote\">G.A. DE CIOCCHIS, <em>Sacrae Regiae Visitationis\u2026<\/em>, 1836, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1612\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia occidentale<\/em>, e R. CIVILETTO, scheda n. 63, in <em>Splendori di Sicilia\u2026<\/em>, 2001, pp. 231, 597-598; R. CIVILETTO, <em>Tessuti spagnoli nelle chiese siciliane<\/em>, in G. CANTELLI \u2013 S. RIZZO (a cura di), <em>Magnificenza e bizzarria europea nell\u2019arte tessile in Sicilia<\/em>, catalogo mostra, Palermo 2003, pp. 207, 479.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1612\" class=\"footnote\">G. TRAVAGLIATO, <em>Archivio capitolare della Cattedrale di Palermo,<\/em> in S. PALESE \u2013 E. BOAGA \u2013 F. DE LUCA \u2013 L. INGROSSO (a cura di), <em>Guida degli Archivi\u00a0 capitolari d\u2019Italia. III<\/em>, Roma 2006, pp. 119-126, in part. p. 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1612\" class=\"footnote\">R. GARUFI, <em>La fabbrica del Palazzo<\/em>, in <em>Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt\u00e0 al museo e dal museo alla citt\u00e0, <\/em>catalogo mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 1999, p. 161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1612\" class=\"footnote\">M. REGINELLA, <em>Le collezioni ceramiche nel Museo Diocesano e nel Palazzo Arcivescovile di Palermo, in <\/em>M.C. DI NATALE (a cura di), <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 1999, p. 50, Fig. 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1612\" class=\"footnote\">Arma: inquartato: il primo inquartato: primo e quarto diviso, nel primo scaccheggiato d\u2019argento e di rosso di tre file, nel secondo di rosso, con una mezzaluna riversata d\u2019argento; secondo e terzo sbarrato d\u2019argento e di rosso, ed il leone d\u2019azzurro attraversante sul tutto; il secondo di rosso, alla colonna d\u2019argento, con base e capitello d\u2019oro, coronata del secondo; il terzo d\u2019oro, a tre bande d\u2019azzurro, col capo cucito del primo, caricato di due uccelli affrontati di nero, guardanti una stella [6] o cometa di rosso; il quarto d\u2019azzurro, al leone d\u2019oro, tenente con le zampe anteriori un ramo di verde; sopra il tutto d\u2019azzurro, al barbazzale d\u2019oro, accompagnato nel capo da un lambello di tre pendenti di rosso (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 93).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1612\" class=\"footnote\">V. CATTANA, <em>ad vocem<\/em>, in <em>Dizionario degli Istituti di Perfezione<\/em>, diretto da G. PELLICCIA e G. ROCCA, vol. II, Roma 1975, col. 733. Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 53-54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1612\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>I manufatti tessili\u2026<\/em>, 2010, pp. 124-125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, pp. 28-29; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, pp. 89-90.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, pp. 29-30; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, pp. 90-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019azzurro, alla torre d\u2019oro aperta e fenestrata di nero, fondata sul monte di tre cime al naturale movente dalla punta, cimata da corona pure d\u2019oro, accompagnata a destra da un albero al naturale sormontato da una colomba appollaiata d\u2019argento, ed a sinistra da un pastorale rivoltato d\u2019argento o d\u2019oro, posto in palo; il capo della religione francescana: d\u2019azzurro, a un braccio nudo al naturale uscente da una nube d\u2019argento, con il segno del chiodo alla palma della mano; l\u2019altro braccio vestito del saio francescano, incrociante il primo, con lo stesso segno alla mano; una croce d\u2019oro raggiante che emerge tra le due braccia (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 94). Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 67-68. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, scheda n. 59, in <em>Splendori di Sicilia\u2026<\/em>, 2001, p. 347; EADEM, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, pp. 23-24; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, pp. 82-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019argento, alla fascia di rosso; supporto un\u2019aquila bicipite di nero, armata e linguata di rosso; vi si accompagna l\u2019arma dei Pii Operai, monogramma MA di Maria, con la A terminante in una croce, su un monte di tre cime, sormontato da una colomba raggiante (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 95). Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 115-116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1612\" class=\"footnote\">F. ANDREU, <em>ad vocem<\/em>, in <em>Dizionario degli Istituti di Perfezione\u2026<\/em>, vol. II, Roma 1975, coll. 978-989.\u00a0 Per lo stemma dell\u2019ordine G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, pp. 32-33; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, p. 95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019oro, alla banda d\u2019argento filettata di nero, caricata di tre aquile dello stesso; vi si accompagna l\u2019arma dei Teatini, d\u2019oro o d\u2019argento, alla croce latina di rosso o di nero, su monte di tre cime di verde o di nero) (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 96).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1612\" class=\"footnote\">Arma: troncato: il primo d\u2019azzurro, a due gemelle d\u2019oro, accompagnate nel punto sinistro del capo da una stella [10] d\u2019argento; il secondo d\u2019azzurro, colla banda scaccata di due file d\u2019argento e di rosso (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 96).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Arti decorative nel Museo Diocesano. Dalla citt\u00e0 al museo, dal museo alla citt\u00e0<\/em>, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 1999, pp. 19-21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1612\" class=\"footnote\">Cfr. P. PALAZZOTTO, <em>I Gravina di Montevago e la riscoperta di un monumento dimenticato<\/em>, in P. PALAZZOTTO \u2013 M. SEBASTIANELLI, <em>Il restauro del monumento Gravina Bonanno di Montevago nel Camposanto di S. Orsola a Palermo<\/em>, Palermo 2013, pp. 13-14 e note 14 e 18, in cui si cita anche la cronaca di parte capitolare degli ultimi giorni terreni del cardinale e dei suoi legati alla Cattedrale (cfr. ASDPa, <em>Archivio capitolare<\/em>, n. 99, pp. IV-V).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, pp. 32-33; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1612\" class=\"footnote\">Arma: partito: nel primo al triangolo sormontato da un sole radioso e tre fasce abbassate, il tutto d\u2019oro; nel secondo d\u2019azzurro al castello d\u2019oro, sormontato da un giglio dello stesso, il tutto accollato all\u2019aquila spiegata di nero, armata, imbeccata e coronata d\u2019oro (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 96).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1612\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il Tesoro della Cattedrale\u2026<\/em>, 2001, p. 33; EADEM, <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 2010, pp. 97-98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1612\" class=\"footnote\">Arma: inquartato: nel primo e quarto d\u2019azzurro, con una fascia, sormontata da un leone nascente coronato, accompagnata in punta da tre bisanti allineati in fascia, il tutto d\u2019oro; il secondo d\u2019azzurro, con quattro sbarre d\u2019argento, accompagnate da nove rose dello stesso, disposte 1, 2, 3, 2, 1; il terzo di rosso, al braccio vestito di verde movente dal capo, impugnante con la mano di carnagione un morso di cavallo d\u2019oro (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 97).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1612\" class=\"footnote\">Arma: partito: nel primo d\u2019argento, alla croce trifogliata di due traverse, caricata dal PAX a lettere grandi di nero, piantata sul monte di tre cime dello stesso, che \u00e8 dei Benedettini; nel secondo d\u2019azzurro, al ciliegio sradicato di verde, sinistrato da un leone contro rampante, coronato d\u2019oro e sormontato da tre stelle a sei raggi (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 98). Per lo stemma della congregazione dell\u2019ordine, G. ZAMAGNI<em>, Il valore del simbolo\u2026<\/em>, 2003, pp. 33-34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019azzurro, al monte di tre cime al naturale movente dalla punta, sormontato da un leone, accompagnato nel cantone destro del capo da una stella [6] e in quello sinistro da un giglio, il tutto d\u2019oro) (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 98).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1612\" class=\"footnote\">Arma: d\u2019azzurro, allo scaglione d\u2019argento accompagnato in capo e in punta da tre stelle [6], poste 2, 1, e la fascia pure d\u2019argento attraversante sul tutto (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 98).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1612\" class=\"footnote\">Arma: di rosso, a due grifoni di nero contro rampanti ad una colonna dorica d\u2019argento, cimata da una corona d\u2019oro, e la campagna diasprata o rabescata di verde (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 99).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1612\" class=\"footnote\">Arma: di rosso, al ramo di carpine al naturale, fiorito d\u2019oro, accompagnato da una stella [5] posta nel cantone destro del capo (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 99).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1612\" class=\"footnote\">Arma: spaccato, di nero e d\u2019argento, al leone dell\u2019uno nell\u2019altro, linguato di rosso, guardante un giglio d\u2019oro (G. TRAVAGLIATO, <em>Lo stemma e l\u2019opera d\u2019arte\u2026<\/em>, 2003, p. 99).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1612\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giovanni.travagliato@libero.it Arti decorative di committenza arcivescovile nel tesoro della Cattedrale di Palermo DOI: 10.7431\/RIV07072013 Come \u00e8 noto ed evidente, il legame indissolubile, sponsale, tra il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1612\" title=\"Giovanni Travagliato\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1612"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1612"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1612\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1746,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1612\/revisions\/1746"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1612"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}