{"id":1575,"date":"2013-06-29T09:00:00","date_gmt":"2013-06-29T09:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1575"},"modified":"2013-12-29T10:02:55","modified_gmt":"2013-12-29T10:02:55","slug":"simona-sperindei","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1575","title":{"rendered":"Simona Sperindei"},"content":{"rendered":"<p>sperindei@yahoo.it<\/p>\n<h3>Gabriello Riccardi committente di oreficeria ed arti decorative nell\u2019Urbe seicentesca: manifatture, artigiani ed artisti<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07052013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il marchese Gabriello Riccardi (1606-1675) divenne tra i pi\u00f9 celebri esponenti di questa ricca casata, nota nell\u2019ambiente fiorentino sin dalla seconda met\u00e0 del XIV secolo, per aver progressivamente rafforzato il proprio prestigio presso la nobilt\u00e0 cittadina<sup><a href=\"#footnote_0_1575\" id=\"identifier_0_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Essenziale il testo di P. Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze 1977; ed I saggi di M. J. Minicucci, Scorci di vita familiare, in Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze 1990, pp. 232- 242; Ead., Cultura come vita: dai Riccardi ai giorni nostri, in Il Palazzo Medici Riccardi &hellip;1990, pp. 220- 231; Ead., I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, catalogo della mostra (Firenze 26 marzo-26 maggio 1983), Firenze 1983; Ead., Un tesoro disperso. Il Museo Riccardiano, in Atti del Congresso Internazionale (Firenze 1-11 giugno 1978), Firenze 1980; Ead., Una Biblioteca all&rsquo;incanto. La Riccardiana, Firenze 1979; Ead., Amor di libro e mondanit&agrave; nel palazzo Riccardi di Firenze, Firenze 1978. Sul palazzo da ultimo Il palazzo magnifico: Palazzo Medici Riccardi a Firenze, a cura di S. Merendoni, L. Ulivieri, Torino 2009. Sugli artisti impiegati dalla famiglia si rimanda a F. Berti, Francesco Conti (1681-1760), Firenze 2010; R. Spinelli, Giovan Battista Foggini: &ldquo;architetto primario della Casa Serenissima&rdquo; dei Medici (1652-1725), Firenze 2003. Uno spaccato sulla collezione artistica &egrave; introdotta nella raccolta di materiali presenti nel sito della Fondazione Memofonte\/collezionismo riccardiano (www.memofonte.it), introdotta dalle ricerche di G. de Juliis, Appunti su una quadreria fiorentina: la collezione dei marchesi Riccardi, in &ldquo;Paragone. Arte&rdquo;, 32, 1981, 375, pp. 57-64; da ultimi, di chi scrive, Francesco Maria Riccardi (1697-1758) Un Monsignore fiorentino nella Curia romana, Roma 2012; Ead., Alcune commissioni artistiche romane di Monsignor Francesco Maria Riccardi, in Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi, a cura di C. Giannini e S. Meloni Trkulja, Firenze 2005, pp. 157-167.\">1<\/a><\/sup>. Forte della solidit\u00e0 economica raggiunta dalla famiglia, destinata a perdere una sua tradizione mercantile per assumere tutte le caratteristiche proprie della nobilt\u00e0, Gabriello intraprese la carriera diplomatica presso la corte granducale ed ottenere i primi incarichi: nel 1628 era al seguito del Granduca Ferdinando II in un viaggio in Germania e un decennio dopo ebbe l\u2019opportunit\u00e0 di distinguersi nella carriera diplomatica divenendo ambasciatore residente in Spagna<sup><a href=\"#footnote_1_1575\" id=\"identifier_1_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Il Signor Gabbriello Riccardi&rdquo; &egrave; ascritto tra i cavalieri che parteciparono al viaggio, in M. Costa, Istoria del viaggio d&rsquo;Alemagna del Serenissimo Gran Duca di Toscana Ferdinando Secondo, Venezia 1630, p. 15.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il soggiorno spagnolo Gabriello invest\u00ec ingenti somme per sostenere il costo del numeroso personale di servit\u00f9 al suo seguito, lamentando prezzi eccessivi che: \u00abogni cosa val tre volte pi\u00f9 ch\u2019in Italia\u00bb; tali spese erano tuttavia necessarie per vantare il proprio sfarzo dinanzi agli occhi del Granduca, che tuttavia gli versava solo un terzo delle uscite annuali, come lo stesso Gabriello ricordava in una lettera indirizzata al fratello Cosimo: \u00absono in ballo, e bisogna che finisca in qualsivoglia maniera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1645 il Riccardi ottenne l\u2019ambita carica di ambasciatore residente a Roma e prese alloggio in palazzo Firenze in Campo Marzio (<a title=\"Fig. 1. Roma, Palazzo Firenze.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/spe01.jpg\">Fig. 1<\/a>), una residenza destinata ai rappresentanti del Granduca\u00a0 che nel corso degli anni era andata decadendo rispetto ad altre propriet\u00e0 pi\u00f9 prestigiose in uso ai rappresentanti della famiglia granducale, come la villa a Trinit\u00e0 dei Monti o palazzo Madama<sup><a href=\"#footnote_2_1575\" id=\"identifier_2_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Firenze (d&rsquo;ora in poi ASFi), Mediceo del Principato 5560, ins. 419\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimora venne allestita dal maestro di casa, il sacerdote Vincenzo Langieri, che si dedic\u00f2 sia ad arredarla, contattando personalmente gli artisti e gli artigiani accreditati presso la corte medicea romana, sia ad utilizzare alcune masserizie provenienti da Firenze<sup><a href=\"#footnote_3_1575\" id=\"identifier_3_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune spese sostenute in questo lungo soggiorno sono state anticipate da chi scrive in Gli ambasciatori di Toscana collezionisti e promotori delle arti, in M.G. Aurigemma, Introduzione a Palazzo Firenze, Roma 2012, pp. 42-49; in corso di stampa, Novit&agrave; dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma; per la documentazione rintracciata si veda ASFi, Riccardi 300, in Appendice I; ASFi, Riccardi 300: &laquo;Libro di Spese del Maestro di Casa di Vincenzo Langeri&raquo;; ASFi, Mediceo del Principato 3373, ff. 56-57v: &laquo;Nota de suggetti piu qualificati cha andaranno in persona e quelli che mandorno all&rsquo;incontro con carrozze da campagna, nell&rsquo;occasione dell&rsquo;entrata in Roma del Sig. marchese Gabriello Riccardi ambasciatore d&rsquo;obbedienza del Ser.mo Gran Duca di Toscana&raquo;. Sulla residenza da ultimo vedi M.G. Aurigemma, Introduzione a Palazzo Firenze, Roma 2012; Ead., Palazzo di Firenze in Campo Marzio, Roma 2007, pp. 163-165, 272-273.\">4<\/a><\/sup>. Gli appartamenti, quindi, vennero arricchiti di nuovi oggetti acquistati sul mercato artistico romano nel corso del lungo soggiorno, conclusosi solo nel 1658, e numerosi furono gli artisti impiegati per volont\u00e0 del Riccardi: dai falegnami Vincenzo Bandini, Lorenzo Gamberi, Carlo Restelli, Lorenzo Maffi, all\u2019intagliatore Facondo Macci con la bottega presso la chiesa di San Biagio \u201cdelli pettini\u201d, ai \u201cbanderari\u201d Ippolito ed Alessandro Rossi che pararono la cappella del palazzo<sup><a href=\"#footnote_4_1575\" id=\"identifier_4_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In Appendice I, Riccardi 300.\">5<\/a><\/sup>, assieme al ricamatore Luigi Vodr\u00e8, rinomato artigiano iscritto ai Virtuosi al Pantheon e all\u2019Accademia di San Luca<sup><a href=\"#footnote_5_1575\" id=\"identifier_5_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nei Virtuosi &egrave; registrato dal 9 gennaio del 1633, indicato come pittore e ricamatore, cfr. V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta. Da Gregorio XV a Innocenzo XII, Martina Franca 2005, pp. 170-171; Archivio Storico dell&rsquo;Accademia di San Luca di Roma, in Libro delle Congregazioni, nella seduta dei pittori ricamatori, architetti, scultori e indoratori: c. 73v, 17 marzo 1652: &laquo;S.r Agostino Galante e Luigi Vodre&raquo;; c. 75, l 28 aprile 1652 Vodr&egrave; pagava mons&ugrave; Antonio ricamatore e il Galante. Un saldo a favore di Orazio Vodr&egrave; ricamatore, cfr. J. Garms, Quellen aus dem Archiv Doria-Pamphilj, Rome-Wien 1972, p. 74: &laquo;25 novembre 1657 Horatio Vodre ricamatore per un letto di tela d&rsquo;oro&raquo;.\">6<\/a><\/sup>, che venne<strong> <\/strong>impiegato per ordine dell\u2019ambasciatore e di sua moglie Francesca Calderini Pecori nella realizzazione di pianete e paliotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i mercanti al servizio dell\u2019ambasciatore si registrarono i nomi di Giovan Battista e Andrea Negroni, del rivenditore di seta Giacomo Folino e quello di stoffe Stefano del Grillo<sup><a href=\"#footnote_6_1575\" id=\"identifier_6_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. Garms, Quellen aus&hellip;, 1972., p. 74, &egrave; registrato il pagamento ad Andrea e Giovan Battista mercanti di fondaco 29 novembre 1657 per 115 scudi; p. 82, il 22 ottobre 1655 Andrea Negroni di fondaco per le robbe date da loro per guarnire una trabacca di damasco rosso cremisino.\">7<\/a><\/sup>. Nelle liste di spese approntate vennero annotate le ricevute di pagamento per l\u2019ebanista Jacopo Hermans<sup><a href=\"#footnote_7_1575\" id=\"identifier_7_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;ebanista Hermans appartenne a una dinastia di artigiani che operarono a Roma sino a Settecento, il 2 settembre del 1660 l&rsquo;ebanista Giacomo Ermann riceveva dal cardinale Carlo Berberini il compenso di ben 120 scudi per quattro tavolini d&rsquo;ebano, a tal proposito si veda di chi scrive Il palazzo della Consulta, in Palazzi di Roma, 3-4, Roma 2010, p. 55.\">8<\/a><\/sup> e Domenico Benedetti dediti all\u2019esecuzione di alcuni reliquiari, e quelli degli indoratori Giacomo Cappelli e Gasparo Fumagalli, artista quest\u2019ultimo che nell\u2019anno 1630 aveva risieduto proprio in palazzo Firenze e successivamente sarebbe stato impiegato anche nel cantiere mediceo di palazzo Madama<sup><a href=\"#footnote_8_1575\" id=\"identifier_8_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Appendice; Archivio Storico del Vicariato di Roma (da ora in avanti ASVR), parrocchia di S. Nicola dei Prefetti, Stati d&rsquo;Anime, 1630, c. 193r: &laquo;Gasparo Fumagallo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David, Brigida fiorentina sua serva&raquo;; Ibidem, 1631, c. 209v: &laquo;Gasparo Fumagalo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David lavorante, Brigida fiorentina sua serva&raquo;; Il Fumagalli nel corso del 1655 si sarebbe accreditato in qualit&agrave; di pittore e doratore presso gli artisti riconosciuti dalla corte granducale romana, si veda A.M. Pedrocchi, A.M. Pedrocchi, Artisti, artigiani e maestranze pigionanti e non del Convento di Sant&rsquo;Agostino in Roma, in La Chiesa, la Biblioteca Angelica, l&rsquo;Avvocatura Generale dello Stato, Roma 2009, p. 404. Nel 1648 risiedeva nella piazza di San Lorenzo in Lucina assieme alla sua famiglia: &laquo;Gasparo Fumigarli indoratore, Margherita sua moglie, Orsola Campone vedua zia di lei, Giuseppe Palmieri fattore&raquo;, in ASVR, parrocchia di S. Lorenzo in Lucina, Stati d&rsquo;Anime, 1648, c.n.n. Suo discendente potrebbe essere il pittore di prospettive romano Gasparo Fumagalli attivo alla met&agrave; del XVIII secolo a Roma, cfr. M. G. Mazzola, Un quadraturista romano: Gaspare Fumagalli (1720-1778), in Sul Carro di Tespi. Studi di Storia dell&rsquo;arte per Maurizio Calvesi, a cura di S. Valeri, Roma 2004, pp. 201-210; E. Fumagalli, Committenza e iconografia medicea a Roma nel Seicento. Il ciclo di affreschi di palazzo Madama, in &ldquo;Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz&rdquo;, 1997, pp. 321, 343-346\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli incarichi che il Riccardi, promosse assieme alla moglie Francesca, si evincono numerose commissioni finalizzate a consolidarne la progressiva ascesa nella societ\u00e0 al fine di assicurarsi una sfolgorante carriera politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dallo spoglio delle ricevute \u00e8 emersa una selezione di artisti ed artigiani che si distinsero per la loro abilit\u00e0 e competenza come il torinese Francesco Garretti [Gurreto o Garreto] (1627-1655), maestro incisore di sigilli e argentiere, che dal 1652 si prodig\u00f2 nel restauro di alcuni suoi oggetti d\u2019argento. Rinomato nella sua professione l\u2019argentiere, che nel luglio del 1644 svolgeva la sua attivit\u00e0 in via dei Coronari, aveva gi\u00e0 destinato un suo servizio di piatti in argento al vescovo Carlo Carafa<sup><a href=\"#footnote_9_1575\" id=\"identifier_9_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.G. Bulgari, Argentieri gemmari e orafi d&rsquo;Italia, Roma, Roma s.a., I, p. 496. L&rsquo;argentiere aveva ottenuto la licenza da sigillaro solo nel 1627, ma dal 1636 la sua bottega si avvaleva della collaborazione di lavoranti argentieri per soddisfare la richieste del principe e cardinale di Savoia\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le altre spese attestate dall\u2019ambasciatore nel 1651 si rilevava un pagamento corrisposto al coronaro, argentiere e \u201cquadraro\u201d Giuseppe Costantini (1653-1661), per l\u2019acquisto di diversi quadri rivestiti d\u2019oro e d\u2019argento, in foggia di porta reliquari arricchiti con pietre preziose, riservati all\u2019ambasciatrice. Deliziose opere di raffinata fattura richieste all\u2019artista anche da monsignor Volumnio Bandinelli a cui nel 1658 destin\u00f2 un quadretto di rame ovato raffigurante lo <em>Sposalizio di Santa Caterina<\/em> e un ornamento con pittura della <em>Visitazione di Santa Elisabetta<\/em><sup><a href=\"#footnote_10_1575\" id=\"identifier_10_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, Argentieri &hellip;, I, p. 327, il 31 luglio del 1653 &egrave; ammesso alla prova per maestro. Il medesimo artista nell&rsquo;anno 1661 figurava come argentiere nella parrocchia dei Santi Lorenzo in Damaso all&rsquo;insegna della Palla d&rsquo;Argento.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste preziose manifatture erano tra le predilette dalla marchesa cos\u00ec come dimostrano i reliquiari che l\u2019anno seguente mand\u00f2 in dono a Virginia Rinuccini, Orazio Caccini ed alcune religiose nella citt\u00e0 di Firenze<sup><a href=\"#footnote_11_1575\" id=\"identifier_11_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Roma, 30 Notai Capitolini, Uff. 32, notaio Garzias Valentinus Johannes, I parte, vol. 152, f. 364r-v, 395r, il 2 febbraio 1652, si elargivano alla marchesa sei reliquiari lignei: due in forma di piramidi, due in forma di braccia e due in forma di angeli che avrebbe inviato al monastero di S. Teresa a Firenze; f. 365r-v, 394r, del febbraio 1652 don&ograve; delle reliquie a D. Horatio Caccini in Firenze; f. 515r-v, il 25 febbraio 1652, si destinavano sei reliquiari al monastero fiorentino di Monticellia suor Maria Grazia e sua sorella &ldquo;germana&rdquo; de Borzis; f. 518r-v, 542r, il 26 febbraio 1652, si registrava la consegna di due reliquiari in ebano con piedistalli ornati in argento ed uno in forma di quadro ornato d&rsquo;argento con diversi compartimenti per diverse reliquie, inviati alla nobildonna Virginia Rinuccini.\">12<\/a><\/sup>. La forte passione per gli oggetti religiosi devozionali e per la pittura spinsero la nobildonna ad avvalersi anche dell\u2019opera del maestro argentiere Domenico Rinaldi (1653-1679), che nel 1645 gli forn\u00ec una <em>Madonna del Carmine<\/em>, e un<em> San Domenico<\/em> guarniti da<em> <\/em>una \u201ccornice mezza greca\u201d<sup><a href=\"#footnote_12_1575\" id=\"identifier_12_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, Argentieri &hellip;, II, p. 342. Figlio di Giovanni Pietro, nel 1638 il Rinaldi dimorava nella parrocchia dei Santi Celso e Giuliano mentre nell&rsquo;anno 1653 svolgeva la professione di &ldquo;quadraro ai Coronari&rdquo;.\">13<\/a><\/sup><em>. <\/em>Esecuzioni<em> <\/em>che non sfuggirono all\u2019interesse di un grande collezionista come il cardinale Giacomo Filippo Nini a cui il Rinaldi nel 1666 avrebbe fornito due quadri \u201cottangoli\u201d, con cornice d\u2019ebano guarniti di rame dorato e argento, raffiguranti un\u2019<em>Adorazione dei Magi<\/em> e una <em>Nativit\u00e0,<\/em> oltre ad alcune croci e gioie<sup><a href=\"#footnote_13_1575\" id=\"identifier_13_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Robibaro, L&rsquo;inventario dei beni del cardinal Nini (1628-1680): un documento inedito, in Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, X, 2010, pp. 331-407.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza del ruolo rivestito anche dall\u2019ambasciatrice si intuisce dall\u2019acquisto di gioielli di gusto francese che gli venivano forniti dal fiammingo Nicolas Martini<sup><a href=\"#footnote_14_1575\" id=\"identifier_14_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non censito dal Bulgari, e registrato nelle liste di spese del Monte di Piet&agrave; della famiglia Doria-Pamphilj, cfr. J. Garms, Quellen aus&hellip;, 1972, pp. 81, il 22 settembre 1655, veniva corrisposto con 28 scudi per diverse legature di diamanti e 15 aprile 1656 per un collo di diamanti scudi 45.\">15<\/a><\/sup> e dall\u2019orefice Ippolito Ricordati<sup><a href=\"#footnote_15_1575\" id=\"identifier_15_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non censito dal Bulgari.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i pagamenti del Riccardi per l\u2019acquisto di altri dipinti in rame appaiono i nomi di Piero Navarra coronaro, pagato per quattro quadretti con cornice dorate, e Leonardo Mannelli rimborsato per un <em>San Benedetto <\/em>e<em> San Giovanni Gualberto<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_1575\" id=\"identifier_16_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Bulgari indica un Francesco Navarra 1580-1621, maestro orefice spagnolo, cfr. Argentieri &hellip;, II, p. 195.\">17<\/a><\/sup>. Essenziali a tal proposito si sono dimostrate le registrazioni dei pagamenti effettuati per quattro quadri di <em>Paesi<\/em> \u00abcon loro cornice tocche d\u2019oro\u00bb, a favore del pittore Giovanni Nasalotto<sup><a href=\"#footnote_17_1575\" id=\"identifier_17_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Appendice I, del 25 agosto 1646. Per una visione d&rsquo;insieme, cfr. S. Bruno, Musici e pittori tra Firenze e Roma nel secondo quarto del Seicento, in Studi Secenteschi, 49, 2008, pp. 185-217.\">18<\/a><\/sup>, residente con la sua numerosa famiglia sin dal 1643 non lontano da palazzo Madama. L\u2019artista era stato apprezzato dai collezionisti romani, in particolare dalla famiglia de Naro a cui aveva fornito ben quarantatre dipinti raffiguranti scene di <em>Paesi<\/em>, <em>Nature morte <\/em>e <em>Burrasche di mare<\/em><sup><a href=\"#footnote_18_1575\" id=\"identifier_18_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Al caso F. Nicolai, Mecenati a confronto. Committenza, collezionismo e mercato dell&rsquo;arte nella Roma del primo Seicento. Le famiglie Altemps, Naro e Colonna, Roma 2008, p. 243: 6 marzo 1634, &laquo;Gio. Mazzarotti ? (Nazzarotti?) pittore in Campo Martio s. 60 sono per prezzo di n. 40 quadri cio&egrave; paesi ottangoli cavalletti, e frutti tutti con cornici s. 60&raquo;; p. 244, gennaio 1640 &laquo;a M.ro Gio. Mazzarotti o Nazzarotti pittore scudi 3 e 50 sono per prezzo di 3 quadretti di burrasche di mare&raquo;. Residente presso palazzo Madama in ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, Stati d&rsquo;Anime, 1643-1648, c.n.n.: 1643 &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Il S.r Giovanni Nansalotti 42, D. Helena sua moglie 32, figli: Anselmo 19, Giacomo 18, Vittoria 7, Agata 5, Domenica 2, Nicola Sbazzi 16&raquo;; Ibidem, 1644: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Il S.r Giovanni Nansalotti 43, D. Helena sua moglie 39, figli: Anselmo 20, Giacoma 18, Vittoria 8, Agata 6, Domenica 3, Nicola Sbazzi 17&raquo;; Ibidem, 1645: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega Il S.r Giovanni Nansalotti 44, D Helena sua moglie 40, figli: Giacoma 19, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 3, Nicola 18&raquo;; Ibidem, 1646: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Il S.r Giovanni Nansalotti 45, D. Helena sua moglie 41, figli: Giacoma 20, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 1, Francesco Fattore 15&raquo;; Ibidem, 1647: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Il S.r Giovanni Nansalotti 46, D. Helena sua moglie 42, figli: Giacoma 21, Vittoria 10, Agata 8, Domenico 3, Francesco Fattore 16&raquo;; Ibidem, 1648: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; M. Giovanni Nansalotti 47, D. Helena sua moglie 43, figli: Vittoria 11, Agata 9, Domenico 4, Francesco Fattore 17&raquo;; Stati d&rsquo;Anime, 1649-1654, c.n.n.: 1649 &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 12, Agata 10, Domenico 5, Chiara 3, Francesco Fattore 18&raquo;; Ibidem, 1650: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 13, Agata 13, Domenico 6, Chiara 4, Anna 1, Francesco Fattore 17&raquo;; Ibidem, 1651: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Giovanni Manzalotti 44, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 14, Agata 12, Domenico 7, Chiara 5, Francesco di Rafaele 20&raquo;; Ibidem, 1652: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Giovanni Manzalotti 45, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 15, Agata 13, Domenico 8, Chiara 6, Giovan Battista Bruccesi 16&raquo;; Ibidem, 1653: &laquo;Nell&rsquo;ultima bottega &ndash; Giovanni Manzalotti 46, D. Helena sua moglie 45, figli: Vittoria 16, Agata 14, Domenico 9, Chiara 7, Antonio Cardinali 15&raquo;.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all\u2019impresa diplomatica affidata all\u2019ambasciatore questa si svolse con risoluta abilit\u00e0 nell\u2019attenta amministrazione degli affari di corte e nell\u2019impegno di tutelare gli interessi dei Principi toscani in cui dimostr\u00f2 la propria autorevolezza e l\u2019alta dignit\u00e0 nel rappresentarli. Tra gli interventi pi\u00f9 significativi, ascrivibili alla figura di Gabriello si evidenzia l\u2019incarico affidato nel 1653 al pittore Giovanni Francesco Grimaldi (1606-1680)<sup><a href=\"#footnote_19_1575\" id=\"identifier_19_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 265v, del 22 aprile 1645, cfr. oltre nota 23.\">20<\/a><\/sup>, detto il Bolognese, per la decorazione della sala d\u2019angolo a pian terreno di palazzo Firenze<sup><a href=\"#footnote_20_1575\" id=\"identifier_20_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. G. Aurigemma, Palazzo di Firenze&hellip;, pp. 86-104.\">21<\/a><\/sup>, in cui avrebbe desiderato farvi piacevolmente soggiornare la moglie sofferente di una grave affezione di salute<sup><a href=\"#footnote_21_1575\" id=\"identifier_21_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La marchesa si spegneva nella residenza romana il 3 marzo 1655, a tal proposito si rimanda al contributo di chi scrive, Il marchese Francesco Riccardi a Roma (1699-1705): l&rsquo;incarico a Lorenzo Merlini in S. Giovanni dei Fiorentini e altre commissioni artistiche, in Palazzi, chiese, arredi e scultura, I, a cura di E. Debenedetti (Studi sul Settecento Romano, 23), Roma 2007, pp. 49-80.\">22<\/a><\/sup>. Un ambiente impreziosito da una finta loggia rivolta verso il giardino segreto, ornato da una fontana e due tele raffiguranti paesaggi del pittore Mons\u00f9 Sciaman, per cui complessivamente invest\u00ec oltre cinquantaquattro scudi<sup><a href=\"#footnote_22_1575\" id=\"identifier_22_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo stesso Grimaldi conferm&ograve; in una sua lista di compensi il pagamento ottenuto dal: &ldquo;signor imbasciator di fiorenza 12&rdquo;, si veda A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, Giovanni Francesco Grimaldi, Bologna 2002, p. 290. Nella Vita redatta da Leone Pascoli la notizia non viene riportata, cfr. Vita de&rsquo; Pittori, Scultori ed architetti moderni, Roma 1730, I, pp. 45-51. ASFi, Riccardi 300, c. 115: &laquo;A di 15 luglio 1653 a diversi artisti per lavori fatti intorno alla nuova fontana fatta ne Camerone al Piano del Giardino di Campo Marzio s. 57.80&raquo;; ASFi, Riccardi 302, n. 717: &laquo;1653 Nota di danari pagati dal Signor Ambasciatore a diversi per la nuova fontana del camerone al piano del giardino di Campo Marzo 15 luglio 1653 &ndash; A Antonio Francesco pittore bolognese per la pittura della nicchia pilastri, e tintorie a fresco s. 15; A M.ro Pietro Bassi per lavoro di muro a stucco s. 26; A M.ro Lorenzo Gambero per imprimitura delle tele de due paesi a olio s. 1.20; A Mons&ugrave; Sciaman&rsquo; pittore per pitture de doi Paesi 13; A M.ro Gasperi indoratore per doratura delle cornici de due Paesi, e Pittura a olio della Tazza &amp; a&rsquo; Pietra finta di Marmo cipollino 2.60&raquo;. Nel 1654 il Grimaldi avrebbe proposto per la cerimonia delle Quarantore, nell&rsquo;Oratorio del Caravita, un grandioso giardino rinascimentale in cui raffigur&ograve; Salomone che scrive la sua cantica. Un apparato grandioso composto da quinte vegetali, logge, uccelliere, fontane e statue, a tal proposito si veda F. Rangoni Gal, Apparati festivi a Roma nel XVIII secolo, in Roma moderna e contemporanea, XVIII, 2010, 1-2, pp. 302-303. Il Gambaro era stato impiegato nei lavori di palazzo Madama tra il 1638 e 1645 assieme a Vincenzo Bardini eseguendo alcuni soffitti della sale per una spesa di 13.000 scudi, ma ancora nel 1648 doveva essere saldato, in proposito cfr. P. Ruschi, Alcune note sul cantiere seicentesco della facciata di Palazzo Madama a Roma, in Opere e giorni: studi su mille anni di arte europea dedicati a Max Seidel, a cura di K. Bergdolt e G. Bonsanti, Venezia 2001, pp. 617, 624 n. 66. Sull&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;artista si veda I. Lodi-F&egrave; Chapman, Giovanni Francesco Grimaldi, in Print Quarterly, 21, 2004, 3, pp. 292-293; L. Bartoni, Giovanni Francesco Grimaldi e la pittura di paesaggio nei palazzi romani alla met&agrave; del Seicento, in Decorazione e collezionismo a Roma nel Seicento: vicende di artisti, committenti, mercanti, a cura di F. Cappelletti, Roma 2003, pp. 127-140; A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, Giovanni Francesco&hellip;, 2002, pp. 131-133; L. Bartoni, S. Pierguidi, Gli affreschi di Giovanni Francesco Grimaldi e Fran&ccedil;ois Perrier nel salone di palazzo Peretti a Roma, in Storia dell&rsquo;Arte, 99, 2000, pp. 94-105; S. Pierguidi, Considerazioni sulle carriere di Giovanni Francesco Grimaldi, Fran&ccedil;ois Perrier e Giovan Battista Ruggeri, in Storia dell&rsquo;Arte, 100, 2000, pp. 43-68; R. Ariuli, Disegni di Giovanni Francesco Grimaldi per decorazioni di Palazzo Madama e di Palazzo Borghese, in Il Carrobbio, XIX-XX, 1993-1994, pp. 163-172; dove realizz&ograve; differenti soffitti cassettonati nell&rsquo;anticamera della balaustra, la sala Marconi, e la Sala Enrico de Nicola. Tra i fiorentini a Roma lavor&ograve; nella galleria di Silvio degli Alli, paggio del cardinale Giovanni Carlo de&rsquo; Medici.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto agli incarichi del marchese nell\u2019Urbe questi prevedevano congiuntamente allo svolgimento della propria attivit\u00e0 politica presso la corte papale, anche l\u2019attivo interessamento ai cantieri architettonici di casa Medici, dovendo garantire un\u2019attenta supervisione dei lavori a palazzo Madama, con specifiche relazioni circa gli interventi che si andavano realizzando nella dimora destinata ad ospitare il cardinale Carlo de\u2019 Medici<sup><a href=\"#footnote_23_1575\" id=\"identifier_23_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Borsi, La facciata di palazzo Madama, Roma 1994, pp. 11-36.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella primavera del 1645, poco dopo il suo arrivo, il Riccardi apparve subito affaccendato nella gestione delle spese relative all\u2019edificio e l\u2019anno seguente si dedic\u00f2 a risolvere un contenzioso con alcuni negozianti che avevano la loro attivit\u00e0 di fronte al palazzo<sup><a href=\"#footnote_24_1575\" id=\"identifier_24_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3374, c. 608: da una missive del 26 marzo 1646 di Monanno Monanni, a relazionare alla corte fiorentina: &laquo;V.S. Ill.ma come certi bottegai dirimpetto a Piazza Madama intendono di murare, e farsi levare, et impedi lume a qualche finestra di quel Palazzo, e come si e fatta, cos&igrave; si far&agrave; ogni diligenza perche non segna&raquo;.\">25<\/a><\/sup>, e prodigandosi con grande abilit\u00e0 diplomatica al fine di ottenere, per l\u2019ampliamento di palazzo Madama, una casetta nei pressi di San Luigi dei Francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i compiti assunti con l\u2019incarico diplomatico il Riccardi svolse i suoi servigi secondo le indicazioni specificate dalla corte granducale, prodigandosi anche nel sostenere la canonizzazione della beata Margherita da Cortona e nell\u2019ottenere privilegi per le chiese fiorentine, in particolar modo un\u2019indulgenza per la cappella di palazzo Pitti<sup><a href=\"#footnote_25_1575\" id=\"identifier_25_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 523, 17 luglio 1645 &ldquo;Per la canonizzazione della b. Margherita da Cortona (c. 523v) interporr&ograve; efficacemente l&rsquo;opera mia&rdquo;.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso del 1648 suo malgrado il marchese si trov\u00f2 coinvolto in una disputa, per l\u2019acquisto di alcuni quadri, sorta tra alcuni suoi sottoposti che si concluse solo con un procedimento giudiziario. Nell\u2019estate di due anni prima, infatti, Pietro e Michele Belloni, entrambi impiegati e residenti in palazzo Firenze, avevano intrapresero una trattativa con Raffaele Gelomia, il maestro di camera dell\u2019ambasciatore, e il pittore Pier Francesco de Rossi, che allora aveva la sua bottega sotto palazzo Patrizi. Dell\u2019artista ammesso al sodalizio dei Virtuosi al Pantheon a tutt\u2019oggi si conosceva solo l\u2019esecuzione di un ritratto di Paolo III<sup><a href=\"#footnote_26_1575\" id=\"identifier_26_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Iscritto alla Congregazione in qualit&agrave; di doratore, partecipando alle riunioni dal gennaio del 1621 sino alla morte avvenuta il 12 maggio 1647, cfr. V. Tiberia, La Compagnia&hellip;, 2005, p. 240.\">27<\/a><\/sup>, mentre le recenti notizie rinvenute hanno attestato come nel 1646 il pittore risiedesse nella parrocchia di San Luigi dei Francesi dopo essersi trasferito da una vicina abitazione, posta nei pressi della chiesa di Santa Chiara, in cui\u00a0 aveva vissuto e lavorato con un giovane apprendista di nome Baldassarre Castelli<sup><a href=\"#footnote_27_1575\" id=\"identifier_27_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, Stati d&rsquo;Anime, 1643-1648, c.n.n.: 1646: &laquo;Il S.r Pier Francesco di Rossi 50, S.ra Giovanna sua moglie 40, figli: Caterina 11, Gio. Pietro 6, Dom.co 3, Margherita 2, Vittorio Amatori garzone 21, Dom.ca serva 45&raquo;; Ibidem, 1647: &laquo;In un&rsquo;altra bottega &ndash; Il S.r Pier Francesco de Rossi 55, figli: Caterina 12, Gio. Pietro 7, Dom.co 4, Magherita 3, Pacifico Germano 17, Dom.ca serva 46&raquo;.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Belloni e il Rossi si contesero sette dipinti (tre <em>Madonne<\/em>, due <em>Vasi di fiori<\/em>, un\u2019allegoria della <em>Purezza <\/em>e l\u2019immagine di un <em>San Bernardino<\/em>), che il pittore aveva dato in pegno ai Belloni e per cui\u00a0 pretendeva un compenso di 37 scudi, mentre da parte sua Pietro Belloni dichiarava di essere a credito con l\u2019artista di ben 12 scudi per alcuni barili di vino che gli aveva gi\u00e0 fornito. Nel tentativo di rientrare del denaro il Belloni, nel frattempo, li aveva proposti in vendita al Gelomia che li rifiut\u00f2 dopo averli fatti stimare ad alcuni pittori che li giudicavano troppo costosi mentre frattanto venivano reclamati anche dal pittore, cos\u00ec le tele rimasero sotto la tutela dell\u2019ambasciatore in attesa di essere riscattate nell\u2019alloggio di Michele Belloni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019estate del 1649 Gabriello si incaric\u00f2 di seguire i nuovi lavori per migliorare il palazzo di piazza Madama, in attesa dell\u2019arrivo del: \u00abSer.mo Nostro Padrone sarebbe stato qua molto presto, ho fatto finir d\u2019accomodare l\u2019appartamento di piazza Madama, et ogni volta, che S.E.ma venga sar\u00e0 servita. Se gli sono parati al piano nobile otto stanze assai honorevolmente e drizzati insino a 38 letti per la sua famiglia con ogni altra commodit\u00e0 necessaria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_1575\" id=\"identifier_28_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3379, del 10 agosto 1650: &laquo;Ho fatto pagare al muratore un conto di cento tanti scudi per acconcimi di tetti, lastrichi di strade, et altro per mantenimento del palazzo di piazza Madama&raquo;.\">29<\/a><\/sup>. Quanto alla disposizione e alla gestione degli alloggi medicei a Roma in una lettera del 1650 il Riccardi manifestava a Giovan Carlo de\u2019 Medici l\u2019orgoglio e la responsabilit\u00e0 di cui si sentiva rivestito: \u00abPenso che sia bene ch&#8217;io dica a V.E. un discorso, che feci al signor marchese Gerini quando pass\u00f2 di qua, intorno al venire lor Serenissimi Principi cardinali a Roma, che pure una volta ha seguire e dove le potessero andare ad abitare subito e all&#8217;improvviso. Sono tre i palazzi che le ci hanno: Piazza Madama, ch&#8217;\u00e8 voto et \u00e8 impossibile accomodarlo senza robe che le mandino di cost\u00e0; la Trinit\u00e0 dei Monti e questa si pu\u00f2 agiustare come si fece quando vennero i Serenissimi Principi, ma se il caso venisse d&#8217;inverno \u00e8 impossibile che le vi potessero stare, n\u00e9 la gente venir a riverirle e ci \u00e8 questo dal quale io potrei uscire e ristringermi su di sopra in una stanza e lassarli il rimanente [\u2026] Di V.E. umilissimo e devotissimo servitore obbligatissimo Gabriele Riccardi Di Roma li 10 settembre 1650\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1575\" id=\"identifier_29_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 5368, del 10 ottobre 1650, cfr. P. Barocchi, G. Gaeta Bertel&agrave;, Il cardinale Giovan Carlo, Mattias e Leopoldo, in Collezionsmo mediceo e storia artistica, Firenze 2007, pp. 467-468.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli interessi di Gabriello i quali inevitabilmente rispecchiavano i desideri stessi del Granduca, lo portarono a riferire sull\u2019attivit\u00e0 di Pietro da Cortona (1596-1666), allora impiegato nella decorazione della galleria del palazzo Pamphilj in piazza Navona. Il Riccardi relazionando sullo stato di salute del pittore afflitto dalla gotta e sulla lentezza con cui svolgeva i lavori, presupponeva che le malattie del Cortona non fossero altro che espedienti per portare avanti pi\u00f9 impieghi contemporaneamente, e relazionava sulla sua attivit\u00e0 come ricordava il 27 maggio 1651: \u00abMercoled\u00ec vigilia di San Filippo Neri alla Chiesa Nuova si discoperse la cupola dipinta dal nostro celebre pittore Pietro da Cortona, opera degna di lui, concorrendovi tutta Roma, a rimirarla, con sua gran lode, e con applauso universale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_1575\" id=\"identifier_30_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3379. Il Monanni si impiegava nell&rsquo;ambiente artistico romano a favore della corte toscana, in ASFi, Mediceo del Principato 5538, c. 49, del 15 febbraio 1653: &laquo;Per obbedire a&rsquo; benignissimi comandamenti che mi porta l&rsquo;umanissima lettera di V.A.S. delli 11 stante, sono stato dal signor Pietro da Cortona per sentire il prezzo delle dui teste del signor Lionardo Agostini, che son state proposte all&rsquo;A.V., quale mi ha detto essere il lo[ro] prezzo cento scudi 50 l&rsquo;una e quanto alla statovetta dice il signor Pietro di non aver bene a memoria quale sia di due ch&rsquo;egli vedde e perch&eacute; si ritrova ancora in casa con un residuo di gotta, subbito ch&rsquo;egli comincer&agrave; a uscire, torner&agrave; a vederle et allora sapr&agrave; dire pi&ugrave; distintamente la qualit&agrave; et il prezzo di dette statue&hellip;.&raquo;.\">31<\/a><\/sup>. E il seguente agosto soffocava le fervide velleit\u00e0 del cardinale de\u2019 Medici rivelando che: \u00abIntorno al far adesso dipingere in piazza Madama da Pietro da Cortona, lo tengo per impossibile, non solo perch\u2019egli \u00e8 occupato nella Chiesa Nuova, ma anco perch\u00e9 piazza Madama \u00e8 ingombrata per l\u2019alloggio del signor Cardinal Trivulzio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_1575\" id=\"identifier_31_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Fumagalli, Committenza e iconografia&hellip;, 1997, p. 333.\">32<\/a><\/sup>. L\u2019intento di sollecitare Pietro da Cortona di far ritorno a Firenze per eseguire gli ordini della corte medicea non riusc\u00ec, sebbene fin dal 1653 l\u2019ambasciatore si era recato pi\u00f9 volte personalmente a fargli visita, al fine di rendersi conto della sua salute<sup><a href=\"#footnote_32_1575\" id=\"identifier_32_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Fumagalli, Rapporti economici tra pittori e corte medicea nel Seicento, in Vivere d&rsquo;arte. Carriere finanziarie nell&rsquo;Italia moderna, a cura di R. Morselli, Roma 2007, pp. 151-153, 165-166 n. 102; ASFi, Mediceo del Principato 3534, lettera del 27 dicembre 1653: &laquo;Bello al maggior segno &egrave; parso il discorso et il pensiero del Papa intorno a Pietro da Cortona; et finalmente si vede che, quando si tratta di denaro, si tocca il vivo. In questo proposito considera l&rsquo;Altezza Serenissima che, se veramente Sua Santit&agrave; fosse adirata con detto Pietro, tornerebbe bene che l&rsquo;Ecc.za Vostra lo persuadesse et anche lo stringesse a ritornarsene in qua per finire il dipingere le camere del palazzo di Sua Altezza a Firenze, nelle quali sono di molto disagio i ponti che vi restano, et fanno anche un brutto vedere&raquo;.\">33<\/a><\/sup>. Il Cortona godeva di scarsa considerazione agli occhi del Riccardi come rimarcavano i suoi pungenti commenti<sup><a href=\"#footnote_33_1575\" id=\"identifier_33_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Fumagalli, Le &ldquo;ambiguit&agrave;&rdquo; di Pietro da Cortona e la prima attivit&agrave; di Cirro Ferri, in Paragone. Arte, 48, 1997, 13, pp. 34-82.\">34<\/a><\/sup>, mentre apprezzava la frequentazione di Gian Lorenzo Bernini con cui si intrattenne nel Natale del 1656<sup><a href=\"#footnote_34_1575\" id=\"identifier_34_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. F. Millen, R.E. Wolf, Palazzo Medici into Palazzo Riccardi: extension of the facade along via Larga, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XXXI, 1987, p. 110 n. 25, che cita il documento in Mediceo del Principato 3383, c. 178.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019anno seguente il marchese espresse il desiderio di migliorare la residenza in Campo Marzio rilevando come: \u00abin questa casa \u00e8 a terreno una loggia la quale \u00e8 aperta dalla parte di tramontana, e come piove con vento mette grandissima acqua in casa rischio anche di far danno alle muraglie, se la casa fusse mia la serrerei di muri con farei due finestre, e la spesa sarebbe di sessanta, o 70 scudi. Et io lo porto alla notizia di V.S. Ill.ma per servizio della casa, e di quello, che dovr\u00e0 essere successore piu che mio sperando nella benignit\u00e0 del Ser.mo Padrone, che non vorr\u00e0 che io faccia piu estate in questo paese\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_1575\" id=\"identifier_35_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Mediceo del Principato 3383, c. 668: del 3 novembre 1657.\">36<\/a><\/sup>, ma il 5 luglio del 1658 ripartiva alla volta di Firenze affidando la vendita di alcuni arredi del palazzo romano a Monanno Monanni. Fidato collaboratore il Monanni venne incaricato non solo di vendere alcuni argenti, parte dei parati e del mobilio, tra i quali la splendida stanza dell\u2019Udienza, ma anche dell\u2019acquisto di alcuni arazzi destinati alla dimora fiorentina<sup><a href=\"#footnote_36_1575\" id=\"identifier_36_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In merito si rimanda al prossimo contributo di chi scrive, Novit&agrave; dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma, di prossima pubblicazione.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gabriello mor\u00ec a Firenze il 30 novembre del 1675 istituendo suo erede universale il nipote Francesco che entr\u00f2 in possesso di un notevole patrimonio<sup><a href=\"#footnote_37_1575\" id=\"identifier_37_1575\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. J. Minicucci, Il Marchese Francesco Riccardi: studi giovanili, esperienze di viaggio, attivit&agrave; diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana, Firenze 1985; W. E. Knowles Middleton, Marchese Francesco Riccardi and Alessandro Segni in England in 1668-69 &ndash; Segnis&rsquo;s Diary, in Studi Seicenteschi, XXI, 1981, pp. 187-279.\">38<\/a><\/sup>. Nel corso dei tredici anni trascorsi nell\u2019Urbe il Riccardi, non solo si assunse l\u2019incarico di salvaguardare, ampliare ed abbellire le residenze medicee, ma prendendo dimora d\u2019ufficio nel palazzo del Granduca in Campo Marzio dimostr\u00f2 il suo magnanimo spirito di mecenate, promuovendovi dei miglioramenti architettonici, artistici e premurandosi di impiegarvi alcune figure che si distinsero nel panorama romano per le loro alte qualit\u00e0 di artigiani.\u00a0 <strong> <\/strong><\/p>\n<p>LEGENDA<\/p>\n<p>ASFi: Archivio di Stato di Firenze<\/p>\n<p>ASVR: Archivio Storico del Vicariato di Roma<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<h5 style=\"text-align: center;\">APPENDICE DOCUMENTARIA<\/h5>\n<p>I. Archivio di Stato di Firenze, Riccardi 300<\/p>\n<p>A spese diverse pagate com\u2019appresso<\/p>\n<p>[c. 2r] Anno 1645 &#8211; A di 19 luglio per seta bertina mandata nella d.a cassetta a ser. 7 \u00bd; A di 20 agosto a 8 facchini per portar robe da Ripa a Campo Marzio 2.40; A detto per rinfrescamento di detti 40; d.o per colazione di 2 falegnami e feraro per rimettere insieme 3 carrozze 67 \u00bd; Mancia a soldati della torretta 80; Colazione cocchieri di casa .80; A di 5 settembre per bagnatura di 2 pezze di panno venuto di Firenze 1.70; A di 15 detto per guardia della dogana d\u2019una cassetta di rasi colorati 12 1=2; A di 9 ottobre alla dogana di Ripa per gabella del 4 passato di 20 vacchette e biancheria 17.20; per met\u00e0 della gabella di Fiumicino 1.12 \u00bd; per guardia di tutto il carico 1.20<\/p>\n<p>A di 4 novembre per far aprire i colli di drapperie 20; A di 19 maggio 1644\u00a0 per un libro di carta di mandati col S.r Nerli 40; A di 4 giugno per porto d\u2019argenti 10; A di detto per tela sangallo, e canavaccio per coprire una sedia mandata a Firenze 45<\/p>\n<p>[c. 3r] A di 13 giugno 1645 per un libro di carta reale per notare il dare e l\u2019havere de mercanti 20; A di 18 luglio per una lisma di carta s. 1; A di 26 detto a Lodovico Coscio ebanista per haver rinettato 6 buffetti ric. n. 7 s.\u00a0 4.80; A di 1 settembre per diversi disegni di vasi 1.20; A di 3 febbraio tante per una custodia d\u2019orologio 1.80<\/p>\n<p>[c. 6r] A di 30 gennaro 1645 a Piero Navarra coronaro per 4 quadretti di rame con cornice dorate come per ricevuta in filza an. 30 s. 5; A di 3 settembre per un campanello d\u2019ottone\u00a0 0.40<\/p>\n<p>[c. 8r] A masserizie: A di 30 agosto 1642 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 40; [c. 8v]; A di 4 settembre a Giuseppe de Acutis per 6 sedie di velluto chermisi con oro s. 210; A di 3 ottobre a Luigi Vodre ricevuti a buon conto s. 30; A di 18 detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 15 novembre\u00a0 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 20; A di 25 febbraio a Luigi Vodre ricamatore per resto come per conto in filza s. 62.95; A di 12 marzo Giovan Battista e Andrea Negroni 41.30; A di 27 detto a Luigi Vodre ricamatore a conto del baldacchino di panno s. 40; A di 20 maggio a Jacopo Folino per resto di sete e altro come per conto s. 47.90; A di 19 dicembre\u00a0 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 11 giugno a Joseppe de Vecchi a buon conto s. 10; A di 15 dicembre a m.ro Antonio Lusoni a\u00a0 buon conto s. 20; A di 6 detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 25 detto a Vincenzo Bandini e Lorenzo Gambero falegnami a buon conto 20; A di 1 luglio a Jacopo Folina e setaroli per resto d\u2019un conto in fil an. 36 s.\u00a0 35.80; A di 13 detto a detto Folina a buon conto s. 50; A di 15 detto a Lorenzo Maffi a buon conto s. 50; A di 16 detto a m.ro Giovanni Pattoni a buon conto s. 30; A di 18 detto a Ippolito e Alessandro Rossi banderari a buon conto s. 30<\/p>\n<p>[c. 9r] A di 23 luglio 1644 a Giuseppe Fiocchini a buon conto s. 50; A di 28 detto a Vincenzo Bernardino e Lorenzo Gambero a buon conto s. 30; A di 29 detto a Antonio Lusoni a buon conto s. 20; A di 8 agosto a Stefano del Grillo a conto di tele sangalle\u00a0 s. 200; A di 12 detto a Stefano del Grillo a conto di tele sangalle\u00a0 s. 91; A di detto a Stefano del Grillo per resto s. 296 di tele sangalle come per ric. in filza ann. 38 s. 96; A di detto a Girolamo Sacrati e Giovan Battista Angelini trinaroli s. 20; A di 17 detto a Carlo e Jacomo Pulica a buon conto s.\u00a0 40; A di 5 ottobre a Giuseppe Costantini calderaro come per ricevuta s. 20; A di 2 ottobre a Luigi Vodre come per ricevuta s. 30; A di 26 detto a Jacomo Folino e setaroli a buon conto s. 50; A di 5 novembre a Alessandro Rossi banderaio come per ricevuta s. 30; A di 7 detto Gaspero Costantini calderario a buon conto s. 15<\/p>\n<p>[c. 9v] A di 19 novembre 1644 a Jacomo Ubertini come per ricevuta s. 30; A di 8 detto a Vincenzo Bandini e Lorenzo Gambero falegnami a buon conto s. 30; A di detto a Ippolito e Alessandro banderari a buon conto s. 20; A di detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 20; A di 22 detto a Jacomo Folino e setaroli a buon conto s. 100; A di 2 dicembre a Stefano del Grillo per pezze 20 di tele sangalle ric. an. 42 s. 62; A di 14 detto a Antonio Lussoni come per ricevuta s. 50; A di 20 detto Antonio del Griffo come per ricevuta s. 35; A di 23 detto a Ipolito e Alessandro Rossi banderari a buon conto s.\u00a0 40; A di 18 gennaio 1645 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 26 a Benedetto del Monte ebreo a conto di robe comperate da lui s. 40; A di 9 febbraio a Luigi Vodre ricamatore per resto d\u2019un conto s. 61.90<\/p>\n<p>[c. 10] A di 14 febbraio a Jacomo Vaselli rigattiere per 12 coperte da letto s. 39; A Jacopo Costantino calderario per resto d\u2019un conto s. 6; A Vincenzo Bardini e Lorenzo Gambero falegnami per resto e saldo d\u2019un conto s. 167.80; A di 17 detto Ipolito Rossi e calderari per resto d\u2019un conto s. 154; A 20 detto a Antonio Caiffa per resto e saldo d\u2019un conto s. 17.20; A di detto a Bartolomeo e Giovan Battista Boli per resto e saldo d\u2019un conto s. 114, A di 25 detto a Francesco Salvioni calderaro per saldo d\u2019un conto s. 151<\/p>\n<p>[c. 12r] A di 18 gennaro 1645 a Gasparo Fumagallo doratore per saldo d\u2019un conto in filza an. 71 s. 45<\/p>\n<p>[c. 17r]\u00a0 23 maggio 1645 &#8211; A di 23 marzo a Stefano del Grillo per n. 20 pezze tele rosse per paramento s. 61; A di 24 detto a Girolamo Bertolotti n. 4 canestri coperti di corame per portar robe s. 14; A di 25 detto a Benedetto del Monte ebreo per una sedia portatile di vello nero s. 35<\/p>\n<p>[c. 17v] A di 20 maggio a Ambrogio Basino per un zamp.ro di velo strapunt.o di seta\u00a0 s. 70; A di 21 detto a m.ro Alberto del Diamante falegname una lettiera di noce con colonne e vasi intagliati s. 14<\/p>\n<p>[c. 18v] A di 26 aprile per tutte s. 21.6 d\u2019argento lavorato in n. 2 giunziere e n 2 vasi da acque odorifere vend.e a taglietti\u00a0 s. 225.75<\/p>\n<p>[c. 26v] Spese diverse: a di 15 luglio 1645 &#8211; A Domenico Rinaldi per una cornice mezza greca guarnita a un quadro con un Madonna del Carmine, e un S. Domenico per servizio della Signora s. 3.50; A di 20 a Marco Neri per medaglie d\u2019argento e d\u2019ottone per la Signora ambasciatrice s. 4; A di 27 al Sig. Leonardo Mannelli per un S. Benedetto e S. Giovanni Gualberto dipinto in rame per la Signora s. 4.10<\/p>\n<p>[c. 27r] A di 8 detto [luglio] a Ippolito Ricordati orefice per un paro di fibbie d\u2019oro smaltato per un officiolo di S. E. s. 12; A di 19 agosto a Domenico Rainaldi per cornice d\u2019ebbano guarnita d\u2019argento con attaccaglia di rame dorato s. 7<\/p>\n<p>[c. 31v] A di 6 luglio 1645 a Stefano del Grillo fondaco per n. 42 pezze di tele sangallo turchine e rosse per fodere di paramenti e portiera e tende per la Loggia del Giardino s. 116.55<\/p>\n<p>[c. 32r] A di 25 agosto 1646 a Giovanni Nasalotto per n. 4 quadri di Paesi con loro cornice tocche d\u2019oro a s. 11.20<\/p>\n<p>[c. 74r] A di 14 giugno 1649 a Jacopo Ermann ebanista per prezzo di due reliquari d\u2019ebano a sepoltura s. 10<\/p>\n<p>[c. 74v] A di 12 agosto 1649 a Domenico Benedetti per prezzo di 2 reliquiarini d\u2019ebano in ottangolo con suo piede s. 16.30; A di 29 ottobre a Jacomo Ermann ebanista per prezzo di due reliquari d\u2019ebano s. 24<\/p>\n<p>[c. 75r] A di 23 dicembre 1649 a Domenico Benedetti per haver guarniti d\u2019argento 2 reliquiari d\u2019ebano a sepoltura s. 17.70<\/p>\n<p>[c. 75v] A di 7 gennaio 1650 a Jacomo Cappelli indoratore per prezzo di due teste di legno al naturale di martiri dorate e inargentate\u00a0 s. 12<\/p>\n<p>[c. 94r] A di 12 agosto 1651 a Domenico Benedetti per 2 reliquari d\u2019ebano guarniti d\u2019argento in ottangolo con suo piede e spartizioni per reliquie e per resto di suo conto s. 16.90<\/p>\n<p>A di 12 detto a Giuseppe Costantini per n. 4 quadri con cornice d\u2019oro e d\u2019argenti per reliquie s. 11.60<\/p>\n<p>[c. 95v] A di 3 marzo 1651 a Giuseppe Costantini per un quadro grande in ottangolo e altro venduto alla Sig.ra ambasciatrice s. 12.60<\/p>\n<p>[c. 115r] A di 15 luglio 1653 a diversi artisti per lavori fatti intorno alla nuova fontana fatta ne Camerone al Piano del Giardino di Campo Marzio s. 57.80<\/p>\n<p>[c. 129r] A di 10 aprile\u00a0 1655 a Gasparo Fumagallo doratore per due arme del Papa e del Ser.mo Gran Duca messe nella facciata del palazzo di Campo Marzio s. 32<\/p>\n<p>[c. 131r] A di 13 novembre porto S.E. disse per spese fatte per la S.ra Marchesa sua consorte in Libro dei Conti segnato C 1 gennaio 1655<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"> <\/span><\/p>\n<p>[c. 138r] A di 8 aprile 1656 a Francesco Garetti per un ornamento d\u2019argento fatto sopra una cassetta d\u2019un corpo santo mandato a Chianni s. 13.50<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"> <\/span><\/p>\n<p>II. Archivio di Stato di Firenze, Riccardi 302, <em>Ricordi <\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>n. 586 &#8211; 4 agosto 1651, Giuseppe Costantini\u00a0 \u00abNota delli quattro quadri dati alla Eccellentissima Sig.ra marchesa di Toscana il prezzo delli detti quadri: Il grande con li filetti nel fascio et con la quasanta di argento e spartimento e pittura scudi 7; Li altri doi cornice cisellate scudi quattro e mezzo tute doi; L\u2019altro reliquario con la pietra di argento scudi doi e baiochi 10; A di 12 agosto 1651 totale s. 13.60 pagato\u00bb<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>n. 587 &#8211; 22 agosto 1651, Domenico Benedetti \u00abs. 16 b. 90 pagamento le cornici di ebano coli soi piedi diciotto giuli l\u2019uno s. 3.60; Li argenti di detti reliquarini pesano otto oncia a giuli sedici l\u2019oncia tutto costa scudi 12.80; Li diciotto spartimenti e sedici cristallini costano tutti scudi 1\u00bb<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>n. 602 &#8211; 9 novembre 1651 \u00abMatteo Ertell s. 29 sono per prezzo \u2018un orologio in uno specchio con cornice di ebano in ottangolo\u00bb<\/p>\n<p>n. 608 &#8211; 26 novembre 1651 Sig.ra ambasciatrice di Fiorenza \u00abUno in ginocchiatore di radica di noce 4 resaltato con quattro colonne intagliate storte con doi fiori sopra con quattro cassetti e segreto s. 9 a Carlo Restelli falegname\u00bb<\/p>\n<p>n. 613 &#8211; 19 dicembre 1651 \u00abLavori fatti d\u2019intaglio a una carrozza dell\u2019Ecc.mo Sig. marchese Riccardi ambasciatore di Toscana fatti da me Facondo Macci intagliatore a S. Biascio delli pettini\u00bb<\/p>\n<p>n. 654 &#8211; Nicolo Martini \u00abConto di robe mandate per servizio del S.r ambasciatore di Toscana e Sig.ra Elisabetta Pucci: Per un finimento di cristal di monte di Milano legato in argento cioe collana, ceoro, maniglie, pendenti, e cinta per i capelli ed una medaglia simil per la corona s. 5; Per un finimento di coralli come sopra meno al cinta per capelli e medaglia s. 6; Per una corona di cristal di monte 0.20; Per 8 canne di fitt. e n. parelle per fiocco per detta corona e fatta et infiliatura s. 1; Per un astuccio d\u2019argento s. 2.40; Per un officiolo della Madonna legato in argento s. 3; Per 6 ventagli diversi senza odore s. 3.60; Per 6 ventagli con odore frangipana 4 a ragione di mirra doble l\u2019uno, e due per esser miniati d\u2019una dobla s. 12; Per 12 guanti mirra frangipana lisci s. 9.60; Per 6 prima di guanti frangipana lisci s. 9; E pi\u00f9 per 6 prima di guanti [\u2026] s.\u00a0 78.65\u00bb<\/p>\n<p>n. 675 &#8211; Nicolas Martini orefice fiamingo per conto della Sig.ra marchesa 23 ottobre 1652 \u00abDeve per una palombe di diamanti e un anello di una pietra rossa legato alla francese\u00bb<\/p>\n<p>n. 676 &#8211; A di 18 settembre 1652, Francesco Garetto argentiere: \u00abPer l\u2019accomodatura di un salierino\u00a0 di panatura saldato le cerniere e ridorato in questa s. 1; Pi\u00f9 a di 26 detto fatto un coperchio a una peparola\u00a0 s. 2.65; Pi\u00f9 dato due candelieri d\u2019altare s. 30.50; Per fattura di detti candelieri s. 6\u00bb<\/p>\n<p>n. 677 &#8211; \u00ab1652 Nota di spese fatte nella carrozza nuova di velluto rosso da 4 persone e finimenti per citt\u00e0: A di 12 settembre s 3.50 a Grossi calderaro per una cornice di rame; s. 4 a Agostino Manciosi per n 2 saracinesche, maschietti, per sportelli e bottoni per bandinelle; s. 9 a Francisco Cardelli vaccinaro; s. 3 a Lelio Gambio per intaglio delle cornici [\u2026]; A di 30 ottobre a Pietro Io. Ambra banderaro fattura di frangie alte e basse e fiocchi e passamani e prezzo di n. 12 alamari per la costa d\u2019incerato; s. 181.40 al fiocchino [Pier Francesco] ottonaro; A di 3 novembre 94 alli heredi del Grillo fondaco; A Jacomo Folino setarolo s. 50; s. 4.50 a Jacomo Ubertini spadaro; s. 7 a Jacomo Macci intagliatore\u00a0 per intagliatura del carro; Lorenzo Maffi falegname per il carro cassa e cielo s. 55; A di 4 detto Per ornatura delle cornici vernice del carro Gasparo Fumigarlo s. 6; s. 4.90 Stefano Cantarelli per la incerata; s. 57\u00a0 Lorenzo de Vecchi sellaro\u00bb<\/p>\n<p>n. 694 &#8211; Angelo Ambron 22 marzo 1653 \u00abDue sedie in vacchetta s. 2.80; Un buffetto in noce s. 1.50; Una coperta di luna grande s. 2.60; Un tavolino con pie fermi 0.60\u00bb<\/p>\n<p>n. 717\u00a0 &#8211; \u00ab1653 Nota di danari pagati dal Signor Ambasciatore a diversi per la nuova fontana del camerone al piano del giardino di Campo Marzo 15 luglio 1653. A Antonio Francesco pittore bolognese per la pittura della nicchia pilastri, e tintorie a fresco s. 15; A M.ro Pietro Bassi per lavoro di muro a stucco s. 26; A M.ro Lorenzo Gambero per imprimitura delle tele de due paesi a olio s. 1.20; A Mons\u00f9 Sciaman\u2019 pittore per pitture de doi Paesi s. 13; A M.ro Gasperi indoratore per doratura delle cornici de due Paesi, e Pittura a olio della Tazza &amp; a\u2019 Pietra finta di Marmo cipollino s. 2.60\u00bb<\/p>\n<p>n. 719 &#8211; 18 luglio 1653 argentiere \u00abPer una catinella scanellata con suo boccale s. 132.70; Per due casette da segretaria s. 26.25; Per accomodatura di sei candelieri alla spagnola un candeliero alla romana tre smoccolatori cinque cucchiari s. 3, s. 161.95. Francesco Gurreta [Garretti]\u00bb<\/p>\n<p>n. 720 &#8211; \u00aba di 2 agosto 1652, Luigi Vodre ricamatore per una fascia di altare per la cappella del B. Felice s. 4.20; A di 12 settembre lev\u00f2 il nostro Pietro Antonio Ambra per foderare la suddetta fascia di altare s. 1.20; A di 5 aprile lev\u00f2 detto banderaro per paliotto e pianetta con ricami di rose di punto franzese; Tutta lama bianca a onde di Napoli pagata 23.62; A di detto lev\u00f2 detto banderaro per un\u2019altra pianeta di damasco pavonazzo a opera di Napoli pagato for di casa; Alli eredi di Stefano del Grillo per pezze una sangalla turchina di Venetia lassata al Guardaroba disse per fare una tenda sotto il tetto del camerone e rappezzare le tende della Galleria s. 4.80\u00bb<\/p>\n<p>n. 721\u00a0 &#8211; 1652 \u00abA di 2 aprile a fregio di mezzo di una pianeta recamata drappio d\u2019oro tinto con fondo tutto lama biancho ricchissimo s. 15; Dato ordine a bocca del detto S.r Vincenzo Langieri al D. Pietro Antonio Ambra banderario per guarnire la suddetta pianeta; Trina d\u2019oro fino per recamo di Firenze con lame di fav.re abisciola s. 5; Merletto d\u2019oro fino per recamo di fav.re a maroncino atorno detta pianeta s. 1. A di 6 detto loco detto banderaro e disse di ordine a bocca di detto S.r Langeri per guarnire una pianeta di damasco pavonazzo; Trina d\u2019oro fino per recamo di Fiorenza simile alla suddetta s. 5.95; Merletto d\u2019oro fino con lama a maroncino come il suddetta s. 1.30\u00bb<\/p>\n<p>n. 746 &#8211; Pasqua 1653 \u00abPer haver tagliato li fiori di ponto francese per metter sopra una pianetta di tutta lama bianca e havere appuntato sopra detta pianetta e poi profilato di seta linata e di un cordone doro i fattura senza robba che me l\u2019a data sua Ecc.za importa detta fattura s. 4; Pi\u00f9 in agosto detto anno per haver fatto il medesimo paliotto di altare con forme alla pianeta di fattura come sopra s. 4. Luigi Vodre ricamatore\u00bb<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1575\" class=\"footnote\">Essenziale il testo di P. Malanima, <em>I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici<\/em>, Firenze 1977; ed I saggi di M. J. Minicucci, <em>Scorci di vita familiare<\/em>, in <em>Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze<\/em>, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze 1990, pp. 232- 242; Ead., <em>Cultura come vita: dai Riccardi ai giorni nostri<\/em>, in <em>Il Palazzo Medici Riccardi \u2026<\/em>1990, pp. 220- 231; Ead., <em>I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, <\/em>catalogo della mostra (Firenze 26 marzo-26 maggio 1983), Firenze 1983; Ead., <em>Un tesoro disperso. Il Museo Riccardiano<\/em>, in Atti del Congresso Internazionale (Firenze 1-11 giugno 1978), Firenze 1980; Ead., <em>Una Biblioteca all\u2019incanto. La Riccardiana<\/em>, Firenze 1979; Ead., <em>Amor di libro e mondanit\u00e0 nel palazzo Riccardi di Firenze, <\/em>Firenze 1978. Sul palazzo da ultimo <em>Il palazzo magnifico: Palazzo Medici Riccardi a Firenze<\/em>, a cura di S. Merendoni, L. Ulivieri, Torino 2009. Sugli artisti impiegati dalla famiglia si rimanda a F. Berti,<em> Francesco Conti (1681-1760),<\/em> Firenze 2010; R. Spinelli, <em>Giovan Battista Foggini: <\/em><em>\u201carchitetto primario della Casa Serenissima\u201d dei Medici (1652-1725)<\/em>, Firenze 2003. Uno spaccato sulla collezione artistica \u00e8 introdotta nella raccolta di materiali presenti nel sito della Fondazione Memofonte\/collezionismo riccardiano (www.memofonte.it), introdotta dalle ricerche di G. de Juliis, <em>Appunti su una quadreria fiorentina: la collezione dei marchesi Riccardi<\/em>, in \u201cParagone. Arte\u201d, 32, 1981, 375, pp. 57-64; da ultimi, di chi scrive, <em>Francesco Maria Riccardi (1697-1758) Un Monsignore fiorentino nella Curia romana<\/em>, Roma 2012; Ead., <em>Alcune commissioni artistiche romane di Monsignor Francesco Maria Riccardi<\/em>, in <em>Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi, <\/em>a cura<em> <\/em>di C. Giannini e S. Meloni Trkulja, Firenze 2005,<em> <\/em>pp. 157-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1575\" class=\"footnote\">\u201cIl Signor Gabbriello Riccardi\u201d \u00e8 ascritto tra i cavalieri che parteciparono al viaggio, in M. Costa, <em>Istoria del viaggio d\u2019Alemagna del Serenissimo Gran Duca di Toscana Ferdinando Secondo<\/em>, Venezia 1630, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1575\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Firenze (d\u2019ora in poi ASFi), Mediceo del Principato 5560, ins. 419<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1575\" class=\"footnote\">Alcune spese sostenute in questo lungo soggiorno sono state anticipate da chi scrive in <em>Gli ambasciatori di Toscana collezionisti e promotori delle arti<\/em>, in<em> <\/em>M.G. Aurigemma, <em>Introduzione a Palazzo Firenze<\/em>, Roma 2012, pp. 42-49; in corso di stampa, <em>Novit\u00e0 dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma<\/em>;<em> <\/em>per la documentazione rintracciata si veda ASFi, Riccardi 300, in Appendice I; ASFi, Riccardi 300: \u00abLibro di Spese del Maestro di Casa di Vincenzo Langeri\u00bb; ASFi, Mediceo del Principato 3373, ff. 56-57v: \u00abNota de suggetti piu qualificati cha andaranno in persona e quelli che mandorno all\u2019incontro con carrozze da campagna, nell\u2019occasione dell\u2019entrata in Roma del Sig. marchese Gabriello Riccardi ambasciatore d\u2019obbedienza del Ser.mo Gran Duca di Toscana\u00bb. Sulla residenza da ultimo vedi M.G. Aurigemma, <em>Introduzione a Palazzo Firenze<\/em>, Roma 2012; Ead., <em>Palazzo di Firenze in Campo Marzio<\/em>, Roma 2007, pp. 163-165, 272-273.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1575\" class=\"footnote\">In Appendice I, Riccardi 300.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1575\" class=\"footnote\">Nei Virtuosi \u00e8 registrato dal 9 gennaio del 1633, indicato come pittore e ricamatore, cfr. V. Tiberia, <em>La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta. Da Gregorio XV a Innocenzo XII<\/em>, Martina Franca 2005,<em> <\/em>pp. 170-171; Archivio Storico dell\u2019Accademia di San Luca di Roma, in <em>Libro delle Congregazioni<\/em>, nella seduta dei pittori ricamatori, architetti, scultori e indoratori: c. 73v, 17 marzo 1652: \u00abS.r Agostino Galante e Luigi Vodre\u00bb; c. 75, l 28 aprile 1652 Vodr\u00e8 pagava mons\u00f9 Antonio ricamatore e il Galante. Un saldo a favore di Orazio Vodr\u00e8 ricamatore, cfr. J. Garms, <em>Quellen aus dem Archiv Doria-Pamphilj<\/em>, Rome-Wien 1972,<em> <\/em>p. 74: \u00ab25 novembre 1657 Horatio Vodre ricamatore per un letto di tela d\u2019oro\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1575\" class=\"footnote\">Cfr. J. Garms, <em>Quellen aus<\/em><em>\u2026<\/em>, 1972<em>., <\/em>p. 74, \u00e8 registrato il pagamento ad Andrea e Giovan Battista mercanti di fondaco 29 novembre 1657 per 115 scudi; p. 82, il 22 ottobre 1655 Andrea Negroni di fondaco per le robbe date da loro per guarnire una trabacca di damasco rosso cremisino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1575\" class=\"footnote\">L\u2019ebanista Hermans appartenne a una dinastia di artigiani che operarono a Roma sino a Settecento, il 2 settembre del 1660 l\u2019ebanista Giacomo Ermann riceveva dal cardinale Carlo Berberini il compenso di ben 120 scudi per quattro tavolini d\u2019ebano, a tal proposito si veda di chi scrive <em>Il palazzo della Consulta<\/em>, in <em>Palazzi di Roma<\/em>, 3-4, Roma 2010, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1575\" class=\"footnote\">Cfr. Appendice; Archivio Storico del Vicariato di Roma (da ora in avanti ASVR), parrocchia di S. Nicola dei Prefetti, <em>Stati d\u2019Anime<\/em>, 1630, c. 193r: \u00abGasparo Fumagallo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David, Brigida fiorentina sua serva\u00bb; <em>Ibidem<\/em>, 1631, c. 209v: \u00abGasparo Fumagalo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David lavorante, Brigida fiorentina sua serva\u00bb; Il Fumagalli nel corso del 1655 si sarebbe accreditato in qualit\u00e0 di pittore e doratore presso gli artisti riconosciuti dalla corte granducale romana, si veda A.M. Pedrocchi, A.M. Pedrocchi, <em>Artisti, artigiani e maestranze pigionanti e non del Convento di Sant<\/em><em>\u2019Agostino in Roma<\/em>, in <em>La Chiesa, la Biblioteca Angelica, l<\/em><em>\u2019Avvocatura Generale dello Stato, <\/em>Roma 2009<em>,<\/em> p. 404. Nel 1648 risiedeva nella piazza di San Lorenzo in Lucina assieme alla sua famiglia: \u00abGasparo Fumigarli indoratore, Margherita sua moglie, Orsola Campone vedua zia di lei, Giuseppe Palmieri fattore\u00bb, in ASVR, parrocchia di S. Lorenzo in Lucina, <em>Stati d\u2019Anime<\/em>, 1648, c.n.n. Suo discendente potrebbe essere il pittore di prospettive romano Gasparo Fumagalli attivo alla met\u00e0 del XVIII secolo a Roma, cfr. M. G. Mazzola, <em>Un quadraturista romano: Gaspare Fumagalli (1720-1778)<\/em>, in <em>Sul Carro di Tespi. Studi di Storia dell\u2019arte per Maurizio Calvesi<\/em>, a cura di S. Valeri, Roma 2004, pp. 201-210; E. Fumagalli, <em>Committenza e iconografia medicea a Roma nel Seicento. Il ciclo di affreschi di palazzo Madama<\/em>, in \u201cMitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz\u201d, 1997, pp. 321, 343-346<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1575\" class=\"footnote\">C.G. Bulgari, <em>Argentieri gemmari e orafi d\u2019Italia, Roma, <\/em>Roma s.a.<em>,<\/em> I, p. 496. L\u2019argentiere aveva ottenuto la licenza da sigillaro solo nel 1627, ma dal 1636 la sua bottega si avvaleva della collaborazione di lavoranti argentieri per soddisfare la richieste del principe e cardinale di Savoia<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1575\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, <em>Argentieri \u2026, <\/em>I, p. 327, il 31 luglio del 1653 \u00e8 ammesso alla prova per maestro. Il medesimo artista nell\u2019anno 1661 figurava come argentiere nella parrocchia dei Santi Lorenzo in Damaso all\u2019insegna della Palla d\u2019Argento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1575\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Roma, 30 Notai Capitolini, Uff. 32, notaio Garzias Valentinus Johannes, I parte, vol. 152, f. 364r-v, 395r, il 2 febbraio 1652, si elargivano alla marchesa sei reliquiari lignei: due in forma di piramidi, due in forma di braccia e due in forma di angeli che avrebbe inviato al monastero di S. Teresa a Firenze; f. 365r-v, 394r, del febbraio 1652 don\u00f2 delle reliquie a D. Horatio Caccini in Firenze; f. 515r-v, il 25 febbraio 1652, si destinavano sei reliquiari al monastero fiorentino di Monticellia suor Maria Grazia e sua sorella \u201cgermana\u201d de Borzis; f. 518r-v, 542r, il 26 febbraio 1652, si registrava la consegna di due reliquiari in ebano con piedistalli ornati in argento ed uno in forma di quadro ornato d\u2019argento con diversi compartimenti per diverse reliquie, inviati alla nobildonna Virginia Rinuccini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1575\" class=\"footnote\"><em>Ibidem, Argentieri \u2026,<\/em> II, p. 342. Figlio di Giovanni Pietro, nel 1638 il Rinaldi dimorava nella parrocchia dei Santi Celso e Giuliano mentre nell\u2019anno 1653 svolgeva la professione di \u201cquadraro ai Coronari\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1575\" class=\"footnote\">R. Robibaro, <em>L\u2019inventario dei beni del cardinal Nini (1628-1680): un documento inedito<\/em>, in <em>Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon<\/em>, X, 2010, pp. 331-407.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1575\" class=\"footnote\">Non censito dal Bulgari, e registrato nelle liste di spese del Monte di Piet\u00e0 della famiglia Doria-Pamphilj, cfr. J. Garms, <em>Quellen aus<\/em><em>\u2026<\/em>, 1972, pp. 81, il 22 settembre 1655, veniva corrisposto con 28 scudi per diverse legature di diamanti e 15 aprile 1656 per un collo di diamanti scudi 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1575\" class=\"footnote\">Non censito dal Bulgari.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1575\" class=\"footnote\">Il Bulgari indica un Francesco Navarra 1580-1621, maestro orefice spagnolo, cfr. <em>Argentieri \u2026,<\/em> II, p. 195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1575\" class=\"footnote\">Cfr. Appendice I, del 25 agosto 1646. Per una visione d\u2019insieme, cfr. S. Bruno, <em>Musici e pittori tra Firenze e Roma nel secondo quarto del Seicento, <\/em>in <em>Studi Secenteschi<\/em>, 49, 2008, pp. 185-217.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1575\" class=\"footnote\">Al caso F. Nicolai, <em>Mecenati a confronto. Committenza, collezionismo e mercato dell<\/em><em>\u2019arte nella Roma del primo Seicento. Le famiglie Altemps, Naro<\/em> <em>e Colonna<\/em>, Roma 2008, p. 243: 6 marzo 1634, \u00abGio. Mazzarotti ? (Nazzarotti?) pittore in Campo Martio s. 60 sono per prezzo di n. 40 quadri cio\u00e8 paesi ottangoli cavalletti, e frutti tutti con cornici s. 60\u00bb; p. 244, gennaio 1640 \u00aba M.ro Gio. Mazzarotti o Nazzarotti pittore scudi 3 e 50 sono per prezzo di 3 quadretti di burrasche di mare\u00bb. Residente presso palazzo Madama in ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, <em>Stati d<\/em><em>\u2019Anime<\/em>, 1643-1648, c.n.n.: 1643 \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Il S.r Giovanni Nansalotti 42, D. Helena sua moglie 32, figli: Anselmo 19, Giacomo 18, Vittoria 7, Agata 5, Domenica 2, Nicola Sbazzi 16\u00bb; <em>Ibidem, <\/em>1644: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Il S.r Giovanni Nansalotti 43, D. Helena sua moglie 39, figli: Anselmo 20, Giacoma 18, Vittoria 8, Agata 6, Domenica 3, Nicola Sbazzi 17\u00bb; <em>Ibidem, <\/em>1645: \u00abNell\u2019ultima bottega Il S.r Giovanni Nansalotti 44, D Helena sua moglie 40, figli: Giacoma 19, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 3, Nicola 18\u00bb; <em>Ibidem<\/em>, 1646: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Il S.r Giovanni Nansalotti 45, D. Helena sua moglie 41, figli: Giacoma 20, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 1, Francesco Fattore 15\u00bb; <em>Ibidem<\/em>, 1647: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Il S.r Giovanni Nansalotti 46, D. Helena sua moglie 42, figli: Giacoma 21, Vittoria 10, Agata 8, Domenico 3, Francesco Fattore 16\u00bb; <em>Ibidem<\/em>,<em> <\/em>1648: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; M. Giovanni Nansalotti 47, D. Helena sua moglie 43, figli: Vittoria 11, Agata 9, Domenico 4, Francesco Fattore 17\u00bb; <em>Stati d<\/em><em>\u2019Anime,<\/em> 1649-1654, c.n.n.: 1649 \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 12, Agata 10, Domenico 5, Chiara 3, Francesco Fattore 18\u00bb; <em>Ibidem, <\/em>1650: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 13, Agata 13, Domenico 6, Chiara 4, Anna 1, Francesco Fattore 17\u00bb; <em>Ibidem<\/em>,<em> <\/em>1651: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Giovanni Manzalotti 44, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 14, Agata 12, Domenico 7, Chiara 5, Francesco di Rafaele 20\u00bb; <em>Ibidem<\/em>,<em> <\/em>1652: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Giovanni Manzalotti 45, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 15, Agata 13, Domenico 8, Chiara 6, Giovan Battista Bruccesi 16\u00bb; <em>Ibidem, <\/em>1653: \u00abNell\u2019ultima bottega &#8211; Giovanni Manzalotti 46, D. Helena sua moglie 45, figli: Vittoria 16, Agata 14, Domenico 9, Chiara 7, Antonio Cardinali 15\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 265v, del 22 aprile 1645, cfr. oltre nota 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1575\" class=\"footnote\">Cfr. M. G. Aurigemma, <em>Palazzo di Firenze\u2026<\/em>, pp. 86-104.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1575\" class=\"footnote\">La marchesa si spegneva nella residenza romana il 3 marzo 1655, a tal proposito si rimanda al contributo di chi scrive, <em>Il marchese Francesco Riccardi a Roma (1699-1705): l\u2019incarico a Lorenzo Merlini in S. Giovanni dei Fiorentini e altre commissioni artistiche<\/em>, in <em>Palazzi, chiese, arredi e scultura, I<\/em>, a cura di E. Debenedetti (Studi sul Settecento Romano, 23), Roma 2007, pp. 49-80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1575\" class=\"footnote\">Lo stesso Grimaldi conferm\u00f2 in una sua lista di compensi il pagamento ottenuto dal: \u201csignor imbasciator di fiorenza 12\u201d, si veda A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, <em>Giovanni Francesco Grimaldi, <\/em>Bologna 2002, p. 290. Nella Vita redatta da Leone Pascoli la notizia non viene riportata, cfr. <em>Vita de\u2019 Pittori, Scultori ed architetti moderni, <\/em>Roma 1730, I, pp. 45-51. ASFi, Riccardi 300, c. 115: \u00abA di 15 luglio 1653 a diversi artisti per lavori fatti intorno alla nuova fontana fatta ne Camerone al Piano del Giardino di Campo Marzio s. 57.80\u00bb; ASFi, Riccardi 302, n. 717: \u00ab1653 Nota di danari pagati dal Signor Ambasciatore a diversi per la nuova fontana del camerone al piano del giardino di Campo Marzo 15 luglio 1653 &#8211; A Antonio Francesco pittore bolognese per la pittura della nicchia pilastri, e tintorie a fresco s. 15; A M.ro Pietro Bassi per lavoro di muro a stucco s. 26; A M.ro Lorenzo Gambero per imprimitura delle tele de due paesi a olio s. 1.20; A Mons\u00f9 Sciaman\u2019 pittore per pitture de doi Paesi 13; A M.ro Gasperi indoratore per doratura delle cornici de due Paesi, e Pittura a olio della Tazza &amp; a\u2019 Pietra finta di Marmo cipollino 2.60\u00bb. Nel 1654 il Grimaldi avrebbe proposto per la cerimonia delle Quarantore, nell\u2019Oratorio del Caravita, un grandioso giardino rinascimentale in cui raffigur\u00f2 <em>Salomone che scrive la sua cantica<\/em>. Un apparato grandioso composto da quinte vegetali, logge, uccelliere, fontane e statue, a tal proposito si veda F. Rangoni Gal, <em>Apparati festivi a Roma nel XVIII secolo<\/em>, in <em>Roma moderna e contemporanea<\/em>, XVIII, 2010, 1-2, pp. 302-303. Il Gambaro era stato impiegato nei lavori di palazzo Madama tra il 1638 e 1645 assieme a Vincenzo Bardini eseguendo alcuni soffitti della sale per una spesa di 13.000 scudi, ma ancora nel 1648 doveva essere saldato, in proposito cfr. P. Ruschi, <em>Alcune note sul cantiere seicentesco della facciata di Palazzo Madama a Roma<\/em>, in <em>Opere e giorni: studi su mille anni di arte europea dedicati a Max Seidel<\/em>, a cura di K. Bergdolt e G. Bonsanti, Venezia 2001, pp. 617, 624 n. 66. Sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019artista si veda I. Lodi-F\u00e8 Chapman, <em>Giovanni Francesco Grimaldi, <\/em>in <em>Print Quarterly<\/em>, 21, 2004, 3, pp. 292-293; L. Bartoni, <em>Giovanni Francesco Grimaldi e la pittura di paesaggio nei palazzi romani alla met\u00e0 del Seicento<\/em>, in <em>Decorazione e collezionismo a Roma nel Seicento: vicende di artisti, committenti, mercanti<\/em>, a cura di F. Cappelletti, Roma 2003, pp. 127-140; A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, <em>Giovanni Francesco\u2026,<\/em> 2002, pp. 131-133; L. Bartoni, S. Pierguidi, <em>Gli affreschi di Giovanni Francesco Grimaldi e Fran\u00e7ois Perrier nel salone di palazzo Peretti a Roma<\/em>, in <em>Storia dell\u2019Arte<\/em>, 99, 2000, pp. 94-105; S. Pierguidi, <em>Considerazioni sulle carriere di Giovanni Francesco Grimaldi, Fran\u00e7ois Perrier e Giovan Battista Ruggeri<\/em>, in <em>Storia dell\u2019Arte<\/em>, 100, 2000, pp. 43-68; R. Ariuli, <em>Disegni di Giovanni Francesco Grimaldi per decorazioni di Palazzo Madama e di Palazzo Borghese<\/em>, in <em>Il Carrobbio<\/em>, XIX-XX, 1993-1994, pp. 163-172; dove realizz\u00f2 differenti soffitti cassettonati nell\u2019anticamera della balaustra, la sala Marconi, e la Sala Enrico de Nicola. Tra i fiorentini a Roma lavor\u00f2 nella galleria di Silvio degli Alli, paggio del cardinale Giovanni Carlo de\u2019 Medici.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1575\" class=\"footnote\">F. Borsi, <em>La facciata di palazzo Madama<\/em>, Roma 1994, pp. 11-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3374, c. 608: da una missive del 26 marzo 1646 di Monanno Monanni, a relazionare alla corte fiorentina: \u00abV.S. Ill.ma come certi bottegai dirimpetto a Piazza Madama intendono di murare, e farsi levare, et impedi lume a qualche finestra di quel Palazzo, e come si e fatta, cos\u00ec si far\u00e0 ogni diligenza perche non segna\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 523, 17 luglio 1645 \u201cPer la canonizzazione della b. Margherita da Cortona (c. 523v) interporr\u00f2 efficacemente l\u2019opera mia\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1575\" class=\"footnote\">Iscritto alla Congregazione in qualit\u00e0 di doratore, partecipando alle riunioni dal gennaio del 1621 sino alla morte avvenuta il 12 maggio 1647, cfr. V. Tiberia, <em>La Compagnia\u2026<\/em>,<em> <\/em>2005,<em> <\/em>p. 240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1575\" class=\"footnote\">ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, <em>Stati d\u2019Anime<\/em>, 1643-1648, c.n.n.: 1646: \u00abIl S.r Pier Francesco di Rossi 50, S.ra Giovanna sua moglie 40, figli: Caterina 11, Gio. Pietro 6, Dom.co 3, Margherita 2, Vittorio Amatori garzone 21, Dom.ca serva 45\u00bb; <em>Ibidem, <\/em>1647: \u00abIn un\u2019altra bottega &#8211; Il S.r Pier Francesco de Rossi 55, figli: Caterina 12, Gio. Pietro 7, Dom.co 4, Magherita 3, Pacifico Germano 17, Dom.ca serva 46\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3379, del 10 agosto 1650: \u00abHo fatto pagare al muratore un conto di cento tanti scudi per acconcimi di tetti, lastrichi di strade, et altro per mantenimento del palazzo di piazza Madama\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 5368, del 10 ottobre 1650, cfr. P. Barocchi, G. Gaeta Bertel\u00e0, <em>Il cardinale Giovan Carlo, Mattias e Leopoldo,<\/em> in <em>Collezionsmo mediceo e storia artistica<\/em>, Firenze 2007, pp. 467-468.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3379. Il Monanni si impiegava nell\u2019ambiente artistico romano a favore della corte toscana, in ASFi, Mediceo del Principato 5538, c. 49, del 15 febbraio 1653: \u00abPer obbedire a\u2019 benignissimi comandamenti che mi porta l\u2019umanissima lettera di V.A.S. delli 11 stante, sono stato dal signor Pietro da Cortona per sentire il prezzo delle dui teste del signor Lionardo Agostini, che son state proposte all\u2019A.V., quale mi ha detto essere il lo[ro] prezzo cento scudi 50 l\u2019una e quanto alla statovetta dice il signor Pietro di non aver bene a memoria quale sia di due ch\u2019egli vedde e perch\u00e9 si ritrova ancora in casa con un residuo di gotta, subbito ch\u2019egli comincer\u00e0 a uscire, torner\u00e0 a vederle et allora sapr\u00e0 dire pi\u00f9 distintamente la qualit\u00e0 et il prezzo di dette statue\u2026.\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1575\" class=\"footnote\">E. Fumagalli, <em>Committenza e iconografia&#8230;<\/em>, 1997, p. 333.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1575\" class=\"footnote\">E. Fumagalli, <em>Rapporti economici tra pittori e corte medicea nel Seicento, <\/em>in <em>Vivere d\u2019arte. Carriere finanziarie nell\u2019Italia moderna, <\/em>a cura di R. Morselli, Roma 2007<em>, <\/em>pp. 151-153, 165-166 n. 102; ASFi, Mediceo del Principato 3534, lettera del 27 dicembre 1653: \u00abBello al maggior segno \u00e8 parso il discorso et il pensiero del Papa intorno a Pietro da Cortona; et finalmente si vede che, quando si tratta di denaro, si tocca il vivo. In questo proposito considera l\u2019Altezza Serenissima che, se veramente Sua Santit\u00e0 fosse adirata con detto Pietro, tornerebbe bene che l\u2019Ecc.za Vostra lo persuadesse et anche lo stringesse a ritornarsene in qua per finire il dipingere le camere del palazzo di Sua Altezza a Firenze, nelle quali sono di molto disagio i ponti che vi restano, et fanno anche un brutto vedere\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1575\" class=\"footnote\">E. Fumagalli, <em>Le &#8220;ambiguit\u00e0&#8221; di Pietro da Cortona e la prima attivit\u00e0 di Cirro Ferri<\/em>, in <em>Paragone. Arte<\/em>, 48, 1997, 13, pp. 34-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1575\" class=\"footnote\">R. F. Millen, R.E. Wolf, <em>Palazzo Medici into Palazzo Riccardi: extension of the facade along via Larga, <\/em>in <em>Mitteilungen des<\/em> <em>Kunsthistorischen Institutes in Florenz<\/em>, XXXI, 1987, p. 110 n. 25, che cita il documento in Mediceo del Principato 3383, c. 178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1575\" class=\"footnote\">ASFi, Mediceo del Principato 3383, c. 668: del 3 novembre 1657.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1575\" class=\"footnote\">In merito si rimanda al prossimo contributo di chi scrive, <em>Novit\u00e0 dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma<\/em>, di prossima pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1575\" class=\"footnote\">Cfr. M. J. Minicucci, <em>Il Marchese Francesco Riccardi: studi giovanili, esperienze di viaggio, attivit\u00e0 diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana<\/em>, Firenze 1985; W. E. Knowles Middleton, <em>Marchese Francesco Riccardi and Alessandro Segni in England in 1668-69<\/em> <em>&#8211; Segnis<\/em><em>\u2019s Diary<\/em>, in <em>Studi Seicenteschi<\/em>, XXI, 1981, pp. 187-279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1575\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>sperindei@yahoo.it Gabriello Riccardi committente di oreficeria ed arti decorative nell\u2019Urbe seicentesca: manifatture, artigiani ed artisti DOI: 10.7431\/RIV07052013 Il marchese Gabriello Riccardi (1606-1675) divenne tra i <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1575\" title=\"Simona Sperindei\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1575"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1575"}],"version-history":[{"count":19,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1575\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1744,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1575\/revisions\/1744"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}