{"id":1569,"date":"2013-06-29T08:49:55","date_gmt":"2013-06-29T08:49:55","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1569"},"modified":"2013-12-29T10:02:09","modified_gmt":"2013-12-29T10:02:09","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1569","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it<\/p>\n<h3>Un prezioso argento perduto: il Reliquiario della Circoncisione di Calcata<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07032013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cittadina di Calcata \u00e8 una delle pi\u00f9 note mete turistiche dell\u2019alto Lazio per il suo suggestivo centro storico animato da iniziative artistiche, culturali e commerciali. Sulla piccola piazza, al centro del borgo, si affaccia la sobria chiesa parrocchiale dedicata al SS.mo Nome di Ges\u00f9 che nasconde, al suo interno, un piccolo tesoro architettonico. Si tratta della seicentesca cappella maggiore, decorata con stucchi e marmi colorati, dove fino ad alcuni decenni fa<sup><a href=\"#footnote_0_1569\" id=\"identifier_0_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il reliquiario &egrave; stato trafugato dalla casa del Parroco, dove era conservato per sicurezza, il 14 novembre 1983.\">1<\/a><\/sup>, era conservato il\u00a0 Reliquiario della Circoncisione di Ges\u00f9 che, in passato, ha determinato l\u2019importanza del borgo e della sua piccola chiesa. Dopo il fortunoso arrivo della reliquia, nella seconda met\u00e0 del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_1_1569\" id=\"identifier_1_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le vicende relative alla chiesa di Calcata e alla reliquia in essa conservata sono illustrate da G. Moroni (Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni, vol. CI, Roma 1860, pp.330-336) il quale cita le fonti alle quali ha attinto; in particolare, la Narrazione critico-storica della Reliquia preziosissima del santissimo Prepuzio di N.S. Ges&ugrave; Cristo che si venera nella Chiesa Parochiale di Calcata, Diocesi di Civita Castellana e Feudo dell&igrave;Ecc.ma Casa Sinibaldi, ristampata [&hellip;] per ordine di S.E. il Sig. Marchese Cesare Sinibaldi Gambalunga, Roma 1802, p.32, opera anonima che Moroni dichiara redatta dal sacerdote Filippo Talenti di Cori.\">2<\/a><\/sup>, l\u2019edificio venne arricchito nella prima met\u00e0 del XVII secolo e poi ristrutturato nel Settecento<sup><a href=\"#footnote_2_1569\" id=\"identifier_2_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Breve racconto della reliquia del santissimo prepuzio di Nostro Signore Ges&ugrave; Cristo dato in luce da un divoto in occasione della solenne Consacrazione della nuova Chiesa dei SS.Cornelio e Cipriano nella Terra di Calcata in cui la medesima si venera, Roma 1728.\">3<\/a><\/sup>. Il tempo e vicende diverse ne hanno ridimensionato l\u2019 interno che conserva oggi solo poche tracce legate all\u2019 antica devozione, stigmatizzata dall\u2019 indulgenza plenaria decennale nel giorno della Circoncisione, concessa da Sisto V nel 1585<sup><a href=\"#footnote_3_1569\" id=\"identifier_3_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Narrazione critico-storica&hellip;, 1802, p.32; G. Moroni, Dizionario&hellip;, 1860, p.330.\">4<\/a><\/sup>. \u00a0Il Reliquiario venne forse realizzato intorno a questa data o poco prima, mentre si sarebbe dovuto attendere il 1635 per la decorazione dell\u2019altare destinato a conservarlo. Lo attesta una lapide murata lungo la parete sinistra<sup><a href=\"#footnote_4_1569\" id=\"identifier_4_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella lapide marmorea rettangolare (cm 66 x 91) con iscrizione incisa in lettere capitali e ornata, in basso, da due ramoscelli di rosa, si legge: D.O.M. \/ Sacrosanto Iesv Christi Dom. nostri Praepvtio \/ qvod antea svb humili ac perexigvo ornamento \/ recondebatvr \/ qvo decentivs asservaretvr eminentiss. Princeps \/ Balthasar S.R.E. Card. de Sandoval dvm id praesens est veneratvs centvm avreos \/ donavit \/ Pavlus vero Canotivs infinitae Dei erga se svosque \/ beneficentiae ac liberalitatis memor \/ ad grati animi perenni monvmentvm \/ hoc opvs svis sumptibvs magnifice persolvi cvravit \/ anno salvtis MDCXXXV.\">5<\/a><\/sup> che ricorda la generosa donazione fatta dal cardinale spagnolo Baldassarre Moscoso de Sandoval<sup><a href=\"#footnote_5_1569\" id=\"identifier_5_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Baltasar Moscoso y Sandoval, nato a Santiago de Compostela nel 1589, laureato a Salamanca, inizi&ograve; una brillante carriera ecclesiastica in Spagna, dove rivest&igrave; importanti cariche; nominato cardinale da Paolo V nel 1630 col titolo di Santa Croce in Gerusalemme (nel 1631, commissiona a Simone e Prospero de Prosperis da Norcia le due campane per la chiesa), fu incaricato dal re di Spagna, Filippo III, di convincere la Santa Sede ad intervenire contro i protestanti nella Guerra dei Trenta Anni. Rientrato in Spagna, fu cardinale di Toledo dove mor&igrave; nel 1665 e venne sepolto nella locale cattedrale in un monumentale mausoleo.\">6<\/a><\/sup> e l\u2019intervento di un personaggio locale, Paolo Canozzi<sup><a href=\"#footnote_6_1569\" id=\"identifier_6_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Probabilmente originario di Stabbia (Faleria), ma residente a Calcata, Paolo Canozzi fu pi&ugrave; volte protagonista di vicende economiche (imposte dovute, estinzione di censi) con la locale Comunit&agrave;, come si evince da numerosi documenti, datati tra gli anni &rsquo;30 e &rsquo;40 del Seicento, conservati presso l&rsquo;Archivio di Stato di Roma, Sacra Congregazione del Buon Governo, Serie II, Miscellanea, B.578.\">7<\/a><\/sup>, il quale aveva completato i lavori a sue spese affinch\u00e9 la reliquia fosse degnamente custodita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cappella conserva intatta la ricca decorazione plastica seicentesca, con motivi ornamentali, rilievi e figure a tutto tondo. Il programma iconografico, culminato dalla Resurrezione nella volta, propone scene relative alla nascita, all\u2019 infanzia e simboli della Passione, alludendo alla vita terrena di Ges\u00f9 e alla sua incarnazione della quale era tangibile testimonianza la reliquia conservata al centro dell\u2019altare. Al momento non risulta documentazione che attesti l\u2019autografia dei lavori, assegnabili ad una bottega di stuccatori che ripropone modelli desunti dalla grande decorazione plastica romana cinquecentesca, a sua volta improntata sul monumentale esempio della Sala Regia in Vaticano (1541-1573). Tra le molte derivazioni da quell\u2019 importante prototipo \u00e8 la decorazione in stucco della cappella maggiore nella chiesa romana di San Gregorio dei Muratori, opera di plasticatori lombardi attivi entro il primo trentennio del \u2018600 che, a sua volta, sembra fedelmente riproposta, ancorch\u00e9 in scala ridotta, nel presbiterio della piccola chiesa di Calcata<sup><a href=\"#footnote_7_1569\" id=\"identifier_7_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla chiesa di San Gregorio dei Muratori, vedi M. Amaturo, Precisazioni sulla vicenda architettonica e decorativa della chiesa di San Gregorio Magno a Ripetta, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;Arte&rdquo;, 77, 1993, pp.93-102. Sulla decorazione plastica nelle chiese romane tra &lsquo;500 e &lsquo;600, cfr. S. Kummer, Anfage und Ausbreitung der Stuckdecoration in Romischen Kirkenraum, Tubingen 1987.\">8<\/a><\/sup>. Anche l\u2019altare, ricco di stucchi e marmi pregiati, \u00e8 stato progettato sull\u2019 esempio di importanti esempi romani realizzati tra gli ultimi decenni del Cinquecento e i primi del Seicento. Di particolare pregio \u00e8 l\u2019alzata, una preziosa tarsia in marmi bianchi e colorati, con alabastro e lapislazzuli, al centro della quale \u00e8 simulata un\u2019edicola racchiudente il vano dove era custodito il Reliquiario<sup><a href=\"#footnote_8_1569\" id=\"identifier_8_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla piccola chiesa di Calcata, cfr. B. Montevecchi, La chiesa del SS.mo Nome di Ges&ugrave; a Calcata e il suo perduto reliquiario, in &ldquo;Nel Lazio. Guida al Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico&rdquo; III, 4, 2013, in corso di stampa.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storia e leggenda si fondono intorno alle vicende della venerata reliquia che un angelo avrebbe consegnato a Carlo Magno il quale l\u2019avrebbe affidata al papa perch\u00e9 venisse custodita a Roma, nel Sancta Sanctorum. L\u00ec il cimelio sarebbe rimasto fino al 1527 quando, durante il Sacco della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_9_1569\" id=\"identifier_9_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Chastel, Il sacco di Roma. 1527, Torino 1983, pp.80-82; sul saccheggio delle suppellettili sacre romane, cfr anche A.M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo. Repertori del Lazio &ndash; 2, Roma 2010, pp.12-17.\">10<\/a><\/sup>, sarebbe stato trafugato da un lanzichenecco che, sulla via del ritorno, si sarebbe fermato a Calcata, nascondendo la refurtiva. Questa sarebbe stata rinvenuta solo trenta anni dopo da un sacerdote che l\u2019avrebbe consegnata a Maddalena Strozzi, moglie del signore del luogo, Flaminio Anguillara. Qui la storia diviene ancor pi\u00f9 favolosa perch\u00e9 la tradizione riporta che solo una fanciulla innocente, la giovanissima Clarice, figlia di Maddalena, fu in grado di aprire l\u2019involucro che racchiudeva la reliquia per consentirne una degna sistemazione<sup><a href=\"#footnote_10_1569\" id=\"identifier_10_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i dettagli di questa vicenda si rinvia a G. Moroni (Dizionario&hellip;, 1860, pp.330-336) e alle fonti bibliografiche sette e ottocentesche da lui consultate; si ricorda, inoltre, che la citazione forse pi&ugrave; antica della reliquia &egrave; in Prudencio de Sandoval, Primera parte de la vida y hechos del emperador Carlos Quinto (1500-1528), Valladolid 1604.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i molti dettagli agiografici sulla storia del cimelio, non \u00e8 documentata la realizzazione del reliquiario destinato a conservarlo. Del prezioso oggetto resta oggi solo la documentazione fotografica del recto (<a title=\"Fig.1.  Argentiere fiorentino, seconda met\u00e0 secolo XVI, &lt;i&gt;Reliquiario della Circoncisione (recto)&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 Calcata, chiesa del SS.mo Nome di Ges\u00f9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mon01.jpg\">Fig. 1<\/a>) e del verso (<a title=\"Fig.2. Argentiere fiorentino, seconda met\u00e0 secolo XVI, &lt;i&gt;Reliquiario della Circoncisione (verso)&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 Calcata, chiesa del SS.mo Nome di Ges\u00f9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mon02.jpg\">Fig. 2<\/a>), realizzata nel 1957 a corredo della scheda di catalogo ministeriale redatta nel 1958 da Ilaria Toesca<sup><a href=\"#footnote_11_1569\" id=\"identifier_11_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Catalogo della Soprintendenza BSAE del Lazio, scheda s.n. del 7 marzo 1958; foto Gabinetto Fotografico Nazionale (G.F.N.) serie E nn. 39728 e 39729.\">12<\/a><\/sup>. La minuziosa descrizione stesa dalla studiosa d\u00e0 conto della qualit\u00e0 del manufatto, costituito da due slanciati angeli in argento dorato dalle lunghe tuniche morbidamente avvolgenti, i capelli raccolti in un nodo sulla fronte e le piccole ali spalancate, sorreggenti con un braccio alzato un preziosissimo vasetto, chiuso da una corona regale e ornato da numerose pietre preziose tra cui un grande smeraldo circondato da tre smeraldi pi\u00f9 piccoli, rubini e diamanti<sup><a href=\"#footnote_12_1569\" id=\"identifier_12_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli angeli sono alti cm 22,5; l&rsquo;apertura delle ali &egrave; di cm 16,5; la base d&rsquo;appoggio misura cm 6,7 x 13,5.\">13<\/a><\/sup>. Nella scheda viene anche ricostruita la storia del\u00a0 manufatto, non ritenuto l\u2019originale tardo-cinquecentesco, ma un nuovo e pi\u00f9 prezioso reliquiario voluto dal cardinale Camillo Cibo<sup><a href=\"#footnote_13_1569\" id=\"identifier_13_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul cardinale Camillo Cibo, cfr. A. Borromeo, Cibo, Camillo, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. 25, Roma 1981, pp. 232-237 e G. Moroni, Dizionario&hellip;, 1860, pp.335-337.\">14<\/a><\/sup>. In realt\u00e0, secondo quanto riportato dallo storico Giovanni Marangoni<sup><a href=\"#footnote_14_1569\" id=\"identifier_14_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.Marangoni, Istoria dell&rsquo;antichissimo oratorio o cappella di San Lorenzo nel Patriarchio Lateranense comunemente appellato Sancta Sanctorum&hellip;, Roma 1747, p. 256; il testo &egrave; ripreso anche da G. Moroni, Dizionario&hellip;, 1860, pp. 334-336.\">15<\/a><\/sup>, il cardinale Cibo, particolarmente devoto al culto delle reliquie che aveva raccolto numerose nella sua cappella privata, nel 1723 si era recato a Calcata per venerare anche la reliquia di Ges\u00f9, meravigliandosi che \u201c\u2026s\u00ec prezioso tesoro si conservasse in un tenue vasetto d\u2019argento di poco valore, sostenuto da due Angioletti parimente d\u2019argento\u201d. Perci\u00f2 il cardinale aveva chiesto al conte dell\u2019Anguillara, signore di Calcata, e al vescovo Giovanni Francesco Tenderini di potere fare a sue spese un ricettacolo pi\u00f9 prezioso, conservando, in cambio, il vasetto antico che, per avere contenuto una \u00a0tale reliquia, era degno di figurare nella sua raccolta. A Roma, il Cibo commission\u00f2 ad un gioielliere \u201c\u2026un nuovo Reliquiario d\u2019oro, ricoperto tutto di gioje preziose, per collocarvi la Sagra Reliquia;\u00a0 e perch\u00e9 questo fermare doveasi fra gli due Angioletti sopradetti\u2026\u201d il vescovo Tenderini and\u00f2 a Calcata, tolse la reliquia dall\u2019antico vasetto, la colloc\u00f2 in una pisside e mand\u00f2 a Roma il reliquiario vuoto, chiuso in una cassettina sigillata. Quando monsignor Cibo apr\u00ec il ricettacolo, ne usc\u00ec un soavissimo profumo sprigionatosi da alcune particelle ancora presenti: anche queste furono devotamente raccolte, mentre a Calcata tornava il reliquiario con i due angioletti originali che sostenevano il nuovo e pi\u00f9 prezioso contenitore. Nel frattempo, papa Benedetto XIII aveva deciso di restaurare la chiesa, avendo rinnovato, nel 1724, la concessione dell\u2019indulgenza plenaria perpetua nel giorno della Circoncisione<sup><a href=\"#footnote_15_1569\" id=\"identifier_15_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. nota 4.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario \u00e8 dunque l\u2019assemblaggio di due parti distinte e di epoca diversa, come confermato dalle particolarit\u00e0 stilistiche, ancorch\u00e9 rilevabili solo dalla documentazione fotografica. A questa giusta conclusione era gi\u00e0 arrivata Maria Andaloro nella scheda di catalogo della mostra <em>Tesori di arte sacra di Roma<\/em> <em>e del Lazio<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_1569\" id=\"identifier_16_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tesori d&rsquo;arte sacra di Roma e del Lazio dal Medioevo all&rsquo;Ottocento, catalogo della mostra, Roma 1975, p. 45, n.100.\">17<\/a><\/sup> dove il reliquiario era stato esposto. Nel sottolineare come la tipologia degli angeli sostenenti una reliquia risalisse a esempi gotici d\u2019oltralpe, la studiosa notava che l\u2019opera di Calcata era \u201cpartecipe fino in fondo di formulazioni tardo manieriste\u201d e che \u201cgli angeli tunicati dalle proporzioni slanciate ed eleganti\u201d potevano essere stati fatti a Roma o in Toscana verso la fine del Cinquecento. Tali affermazioni corrispondono peraltro alle vicende della reliquia e del suo contenitore che dovette essere realizzato verosimilmente tra il 1557, anno del ritrovamento e il 1585, quando Sisto V concesse l\u2019indulgenza decennale alla chiesa di Calcata che conservava il sacro cimelio. L\u2019indulgenza venne concessa dietro istanza di Emilia Orsini, cognata di Maddalena Anguillara che per prima aveva avuto in consegna la reliquia e che potrebbe essere stata la committente del reliquiario. In questo caso, l\u2019origine fiorentina della gentildonna, figlia di Clarice de\u2019Medici e di Filippo Strozzi, permetterebbe di individuarne l\u2019autore in un orafo toscano o di cultura toscana, magari attivo a Roma, esponente della nutrita ed eterogenea schiera di artefici documentati dalla seconda met\u00e0 del Cinquecento. Anche se la produzione di oreficeria sacra di quei decenni fu caratterizzata dal particolare clima culturale determinato dalle regole della Controriforma, il fervore per il culto delle reliquie, da sempre sostenuto dalla Chiesa di Roma, e rinnovato anche per risarcire i danni sacrileghi del Sacco, favor\u00ec la realizzazione di reliquiari la cui tipologia e ornamentazione esulava dai rigidi dettami controriformati<sup><a href=\"#footnote_17_1569\" id=\"identifier_17_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Peccolo, Gioielli e reliquie, argenti ed altari: la bottega degli orafi ed argentieri Vanni nella Roma dei papi tra Sisto V e Paolo V, in Marmorari e argentieri a Roma e nel Lazio tra Cinquecento e Seicento. I committenti, i documenti, le opere, Roma 1994, pp.157-219.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In perfetta rispondenza con la sofisticata eleganza della cultura figurativa tardo manierista \u00e8 concepito il reliquiario di Calcata, dove il preziosissimo contenitore ricoperto di gemme, come sopra ricordato, \u00e8 un\u2019 aggiunta settecentesca voluta dal cardinale Cibo in sostituzione del \u201ctenue vasetto d\u2019argento di poco valore\u201d. Non \u00e8 chiaro cosa il cardinale intendesse con questa definizione, ma certamente doveva trattarsi di un contenitore d\u2019argento di particolare sobriet\u00e0, che tuttavia corrispondeva alla semplice eleganza dei due angeli dall\u2019anatomia sottile e arcuata in un leggero <em>hanchement<\/em>, secondo un recupero di stilemi goticheggianti non infrequente nel linguaggio manierista. Una simile impostazione presentano, per esempio, le due Virt\u00f9 nel grandioso e complesso Reliquiario del cardinale Uberto Gambara (gi\u00e0 Brescia, santuario di Santa Maria delle Grazie, ora nel locale Museo Diocesano) (<a title=\"Fig.3. Argentiere fiorentino, ante 1549, &lt;i&gt;Reliquiario Gambara&lt;\/i&gt;, Brescia, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mon03.jpg\">Fig. 3<\/a>), opera di met\u00e0 Cinquecento (<em>ante<\/em> 1549) di probabile fattura fiorentina, anche se con riferimenti alla cultura figurativa lombarda<sup><a href=\"#footnote_18_1569\" id=\"identifier_18_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Guerrini, Il reliquiario del Santuario delle Grazie a Brescia, in Fasti e splendori dei Gambara, a cura di D.Paoletti, San Zeno Naviglio (BS) 2010, pp.331-337 (ringrazio Aurelio Fornasari della Fondazione Civilt&agrave; Bresciana, per la cortese collaborazione al reperimento di questo testo).\">19<\/a><\/sup>. \u00a0Naturalmente le affinit\u00e0 tra i due manufatti si limitano alla vicinanza tipologica delle figure che sostengono il ricettacolo-reliquiario, non fosse altro che per la complessit\u00e0 formale e le dimensioni del pezzo bresciano rispetto al piccolo argento laziale. Anche se lavorate a Roma, per le sculturine di Calcata \u00e8 verosimile l\u2019accostamento a modelli toscani, non solo per la storia dell\u2019oggetto e la probabile committenza cui si \u00e8 sopra accennato, ma per l\u2019evidente dipendenza dai moduli figurativi della grande plastica di derivazione giambolognesca interpretata da artefici versatili come Vincenzo Danti che fu scultore, fonditore e orafo<sup><a href=\"#footnote_19_1569\" id=\"identifier_19_1569\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Vincenzo Danti (Perugia, 1530-1576), cfr. G.B. Fidanza, Vincenzo Danti 1530-1576, Firenze 1996;   M. Collareta, Vincenzo Danti e l&rsquo;oreficeria, in I grandi bronzi del Battistero: l&rsquo;arte di Vincenzo Danti, discepolo di Michelangelo, a cura di Ch. Davis, B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2008, pp.77- 85.\">20<\/a><\/sup>. Dalle elegantissime invenzioni in bronzo di questo grande artista &#8211; si vedano, in particolare, la delicata <em>Salom\u00e8<\/em> del Battistero fiorentino (<a title=\"Fig.4. Vincenzo Danti, &lt;i&gt;Salom\u00e8&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Battistero.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mon04.jpg\">Fig. 4<\/a>) o la flessuosa <em>Venere Anadiomene<\/em> (<a title=\"Fig.5. Vincenzo Danti, &lt;i&gt;Venere Anadiomene&lt;\/i&gt;, Firenze, Museo Nazionale del Bargello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/mon05.jpg\">Fig. 5<\/a>) di Palazzo Vecchio (oggi al Bargello) &#8211; l\u2019ignoto autore del Reliquiario di Calcata sembra avere derivato i moduli allungati delle sue figurine dalle movenze eleganti e dal modellato di levigata politezza, la finissima lavorazione delle testine dall\u2019elaborata acconciatura e dei volti allungati dai tratti classici e minuti, appena inclinati verso il braccio, alzato a sostenere la reliquia, in contrapposizione al lieve inarcarsi del fianco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, nell\u2019impossibilit\u00e0 di un esame diretto, \u00e8 difficile avanzare pi\u00f9 circostanziate ipotesi sulla fattura e sull\u2019ambito di produzione di questo piccolo capolavoro la cui immagine, tuttavia, contribuisce ad arricchire la conoscenza del patrimonio orafo centro-italiano della seconda met\u00e0 del Cinquecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Referenze fotografiche<\/p>\n<p>Figg. 1, 2, Archivio Fotografico della Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio<\/p>\n<p>Fig. 3, da<em> Fasti e splendori dei Gambara<\/em>, a cura di D.Paoletti, San Zeno Naviglio (BS) 2010, p.332<\/p>\n<p>Figg. 4, 5, da G.B.Fidanza, <em>Vincenzo Danti 1530-1576<\/em>, Firenze 1996, tavv. 10, 21.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1569\" class=\"footnote\">Il reliquiario \u00e8 stato trafugato dalla casa del Parroco, dove era conservato per sicurezza, il 14 novembre 1983.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1569\" class=\"footnote\">Le vicende relative alla chiesa di Calcata e alla reliquia in essa conservata sono illustrate da G. Moroni (<em>Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni<\/em>, vol. CI, Roma 1860, pp.330-336) il quale cita le fonti alle quali ha attinto; in particolare, la<em> Narrazione critico-storica della Reliquia preziosissima del santissimo Prepuzio di N.S. Ges\u00f9 Cristo che si venera nella Chiesa Parochiale di Calcata, Diocesi di Civita Castellana e Feudo dell\u00ecEcc.ma Casa Sinibaldi, ristampata <\/em>[\u2026]<em> per ordine di S.E. il Sig. Marchese Cesare Sinibaldi Gambalunga<\/em>, Roma 1802, p.32, opera anonima che Moroni dichiara redatta dal sacerdote Filippo Talenti di Cori.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1569\" class=\"footnote\"><em>Breve racconto della reliquia del santissimo prepuzio di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo dato in luce da un divoto in occasione della solenne Consacrazione della nuova Chiesa dei SS.Cornelio e Cipriano nella Terra di Calcata in cui la medesima si venera<\/em>, Roma 1728.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1569\" class=\"footnote\"><em>Narrazione critico-storica\u2026<\/em>, 1802, p.32; G. Moroni, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1860, p.330.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1569\" class=\"footnote\">Nella lapide marmorea rettangolare (cm 66 x 91) con iscrizione incisa in lettere capitali e ornata, in basso, da due ramoscelli di rosa, si legge: D.O.M. \/ Sacrosanto Iesv Christi Dom. nostri Praepvtio \/ qvod antea svb humili ac perexigvo ornamento \/ recondebatvr \/ qvo decentivs asservaretvr eminentiss. Princeps \/ Balthasar S.R.E. Card. de Sandoval dvm id praesens est veneratvs centvm avreos \/ donavit \/ Pavlus vero Canotivs infinitae Dei erga se svosque \/ beneficentiae ac liberalitatis memor \/ ad grati animi perenni monvmentvm \/ hoc opvs svis sumptibvs magnifice persolvi cvravit \/ anno salvtis MDCXXXV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1569\" class=\"footnote\">Baltasar Moscoso y Sandoval, nato a Santiago de Compostela nel 1589, laureato a Salamanca, inizi\u00f2 una brillante carriera ecclesiastica in Spagna, dove rivest\u00ec importanti cariche; nominato cardinale da Paolo V nel 1630 col titolo di Santa Croce in Gerusalemme (nel 1631, commissiona a Simone e Prospero de Prosperis da Norcia le due campane per la chiesa), fu incaricato dal re di Spagna, Filippo III, di convincere la Santa Sede ad intervenire contro i protestanti nella Guerra dei Trenta Anni. Rientrato in Spagna, fu cardinale di Toledo dove mor\u00ec nel 1665 e venne sepolto nella locale cattedrale in un monumentale mausoleo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1569\" class=\"footnote\">Probabilmente originario di Stabbia (Faleria), ma residente a Calcata, Paolo Canozzi fu pi\u00f9 volte protagonista di vicende economiche (imposte dovute, estinzione di censi) con la locale Comunit\u00e0, come si evince da numerosi documenti, datati tra gli anni \u201930 e \u201940 del Seicento, conservati presso l\u2019Archivio di Stato di Roma, Sacra Congregazione del Buon Governo, Serie II, Miscellanea, B.578.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1569\" class=\"footnote\">Sulla chiesa di San Gregorio dei Muratori, vedi M. Amaturo, <em>Precisazioni sulla vicenda architettonica e decorativa della chiesa di San Gregorio Magno a Ripetta<\/em>, in \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d, 77, 1993, pp.93-102. Sulla decorazione plastica nelle chiese romane tra &#8216;500 e &#8216;600, cfr. S. Kummer, <em>Anfage<\/em> <em>und Ausbreitung der Stuckdecoration in Romischen Kirkenraum<\/em>, Tubingen 1987.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1569\" class=\"footnote\">Sulla piccola chiesa di Calcata, cfr. B. Montevecchi, <em>La chiesa del SS.mo Nome di Ges\u00f9 a Calcata e il suo perduto reliquiario<\/em>,<em> <\/em>in \u201cNel Lazio. Guida al Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico\u201d III, 4, 2013, in corso di stampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1569\" class=\"footnote\">Cfr. A. Chastel, <em>Il sacco di Roma. 1527<\/em>, Torino 1983, pp.80-82; sul saccheggio delle suppellettili sacre romane, cfr anche A.M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>. <em>Repertori del<\/em> <em>Lazio \u2013 2<\/em>, Roma 2010, pp.12-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1569\" class=\"footnote\">Per i dettagli di questa vicenda si rinvia a G. Moroni (<em>Dizionario\u2026<\/em>, 1860, pp.330-336) e alle fonti bibliografiche sette e ottocentesche da lui consultate; si ricorda, inoltre, che la citazione forse pi\u00f9 antica della reliquia \u00e8 in Prudencio de Sandoval, <em>Primera parte de la vida y hechos del emperador Carlos Quinto (1500-1528)<\/em>, Valladolid 1604.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1569\" class=\"footnote\">Archivio Catalogo della Soprintendenza BSAE del Lazio, scheda s.n. del 7 marzo 1958; foto Gabinetto Fotografico Nazionale (G.F.N.) serie E nn. 39728 e 39729.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1569\" class=\"footnote\">Gli angeli sono alti cm 22,5; l\u2019apertura delle ali \u00e8 di cm 16,5; la base d\u2019appoggio misura cm 6,7 x 13,5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1569\" class=\"footnote\">Sul cardinale Camillo Cibo, cfr. A. Borromeo<strong>, <\/strong><em>Cibo, Camillo<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli italiani<\/em>, <em>vol.<\/em> 25, Roma 1981, pp. 232-237 e G. Moroni, <em>Dizionario<\/em>\u2026, 1860, pp.335-337.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1569\" class=\"footnote\">G.Marangoni, <em>Istoria dell\u2019antichissimo oratorio o cappella di San Lorenzo nel Patriarchio Lateranense comunemente appellato Sancta Sanctorum\u2026<\/em>, Roma 1747, p. 256; il testo \u00e8 ripreso anche da G. Moroni, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1860, pp. 334-336.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1569\" class=\"footnote\">Cfr. nota 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1569\" class=\"footnote\"><em>Tesori d\u2019arte sacra di Roma e del Lazio dal Medioevo all\u2019Ottocento<\/em>, catalogo della mostra, Roma 1975, p. 45, n.100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1569\" class=\"footnote\">P. Peccolo, <em>Gioielli e reliquie, argenti ed altari: la bottega degli orafi ed argentieri Vanni nella Roma dei papi tra Sisto V e Paolo V<\/em>, in <em>Marmorari e argentieri a Roma e nel Lazio tra Cinquecento e Seicento. I committenti, i documenti, le opere<\/em>, Roma 1994, pp.157-219.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1569\" class=\"footnote\">S. Guerrini, <em>Il reliquiario del Santuario delle Grazie a Brescia<\/em>, in <em>Fasti e splendori dei Gambara<\/em>, a cura di D.Paoletti, San Zeno Naviglio (BS) 2010, pp.331-337 (ringrazio Aurelio Fornasari della Fondazione Civilt\u00e0 Bresciana, per la cortese collaborazione al reperimento di questo testo).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1569\" class=\"footnote\">Su Vincenzo Danti (Perugia, 1530-1576), cfr. G.B. Fidanza, <em>Vincenzo Danti 1530-1576<\/em>, Firenze 1996; <em> <\/em> M. Collareta, <em>Vincenzo Danti e l\u2019oreficeria<\/em>, in <em>I grandi bronzi del Battistero: l\u2019arte di Vincenzo Danti, discepolo di Michelangelo<\/em>, a cura di Ch. Davis, B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2008, pp.77- 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1569\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it Un prezioso argento perduto: il Reliquiario della Circoncisione di Calcata DOI: 10.7431\/RIV07032013 La cittadina di Calcata \u00e8 una delle pi\u00f9 note mete turistiche dell\u2019alto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1569\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1569"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1569"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1569\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1742,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1569\/revisions\/1742"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}